Dal Nordafrica alla Penisola Araba, dalla Siria al Libano e Iraq, l Islam combatte contro se stesso. È la sua Guerra dei Trent anni?

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1 geopolitica MO, l ora di religione sicurezza Il Brasile in ebollizione economia La favola dell austerity anno I - n. 6 luglio 2013 sunniti ontro sciiti Dal Nordafrica alla Penisola Araba, dalla Siria al Libano e Iraq, l Islam combatte contro se stesso. È la sua Guerra dei Trent anni?

2 IDEE PER L AMBIENTE. DAL1988. GESTIONE IMPIANTI ECOLOGICI ENGINEERING AMBIENTALE BONIFICHE Progest opera nel campo dell ingegneria industriale e ambientale, del consulting specialistico e dei servizi reali, sviluppati nella sfera professionale dell ambiente e della sicurezza sul lavoro. Nel corso degli anni la società ha avuto l opportunità di confrontarsi con i principali committenti operanti sul territorio nazionale divenendo in breve tempo una struttura di riferimento per ciò che concerne le problematiche dei settori Ambiente e Sicurezza. Oggi Progest, grazie ad un progressivo percorso di specializzazione e ad un team tecnico accuratamente selezionato e qualificato, è in grado di offrire ai propri Clienti attività di Global Service per la risoluzione di ogni tipo di problematica in tema di ambiente e sicurezza. CONSULTING SMALTIMENTO RIFIUTI

3 sommario geopolitica 8 La fede e la ragione 12 La Guerra dei Trent anni 14 La catastrofe umanitaria 18 Rouhani, il settimo Presidente sicurezza 26 Panem et circenses non bastano 30 Erdogan e Piazza Taksim, prova superata 32 Sviluppo, altro che siesta! 34 Terremoti e altri disastri 14 economia 38 La favola dell austerità espansiva 42 La caduta degli dei rubriche 16 dura lex Sotto la lente del diritto 24 l araba fenice Donne, società e i tanti volti dell Islam 20 a dire il vero... L analisi di approfondimento 46 do you spread? Voci dal mercato globale 46 inoltre 6 mappamondo 50 un libro al mese 50 così dicono LOOKOUT n. 6 luglio

4 L editoriale Riflessioni (serie) d inizio estate settembre del 2001, quando Al Qaeda ha attaccato gli Stati Uniti, tutti abbiamo temuto che gli attentati significassero l inizio di un confronto politico e militare definitivo tra Islam e Occidente. Questo per L 11 fortuna non è avvenuto, ma l aggressività sanguinaria dei jihadisti sunniti e dei loro sponsor politici ha creato le premesse per un nuovo conflitto, questa volta tutto all interno dell Islam, tra sciiti e sunniti. È un conflitto nel quale interagiscono fattori politici, religiosi, economici e sociali. È un conflitto destinato a durare e che abbiamo ritenuto di analizzare in profondità, per tentare di comprenderne le coordinate strategiche. Nelle piazze del Brasile e della Turchia sono comparse folle di autoconvocati, che via sms e tramite Facebook e Twitter si raccolgono per farsi sentire da una politica troppo spesso ottusamente conservatrice e corrotta. Il popolo degli Occupy è una nuova realtà politica e sociologica che spesso riesce a imporsi e a imporre mutamenti politici. Per questo ne abbiamo svelato le anime, insieme alle nuove realtà che emergeranno dalla vittoria in Iran del moderato Hassan Rouhani e dal rinascimento economico del Messico. In questo numero ci occupiamo anche di casa nostra e dei suoi problemi economici, spesso aggravati non soltanto da terremoti finanziari ma anche da quelli reali che fanno dell Italia un Paese a rischio e che fanno di questo rischio una possibile opportunità economica. Rimettere in sesto il nostro patrimonio abitativo potrebbe infatti contribuire anche a ordinare i conti pubblici. In questa partita si affrontano le scuole di pensiero dei rigoristi e dei fautori di una politica di crescita espansiva. Non abbiamo una ricetta economica precisa, ma il nostro B. Woods sospetta che di solo rigore si possa morire. mario mori

5 inbox il direttore editoriale risponde Edward Snowden fa tremare di nuovo l America La cosa che più mi stupisce di questo caso è la tanta animosità con cui Snowden viene difeso dall opinione pubblica. Fosse animato da veri ideali potrei anche capirlo. Invece si tratta di un ragazzo che ha venduto il suo Paese per soldi, o sbaglio? Francesco Atzeni No, lei non sbaglia. Snowden non può essere considerato un combattente per la libertà. È un uomo che ha tradito il suo Paese e i suoi impegni di dipendente pubblico americano. Ma, ed è un ma grosso come una casa, ha contribuito anche a far emergere quello che in molti cominciavamo a sospettare. L amministrazione Obama ha un piglio arrogante e decisionista che la porta a non esitare, con i droni, ad uccidere senza processo i suoi nemici (anche cittadini americani!) in giro per il mondo, che non esita a mettere in piedi un piano di intercettazioni dei giornalisti ritenuti nemici e che non esita a spulciare tra la posta e i computer dei suoi cittadini. Oportet ut scandala eveniant : Snowden è un delinquente, ma il suo gesto forse riporterà nei binari un amministrazione che sul piano dei diritti sembra deragliare. Il governo italiano si incarta sugli F35 Credo che sia necessario acquistare gli F35 per sostituire i vecchi e obsoleti Tornado di vent anni fa. Lo si potrebbe fare magari ammortizzando la spesa in più anni. Che ne pensate? Giuseppe Musumeci Certo, in tempo di crisi la spesa per gli F35 può suscitare perplessità. Il problema è che la decisione andrebbe presa non tanto sull onda di una risposta emotiva ad argomenti facili ed un po qualunquistici ( usiamo i soldi degli F35 per mettere in sicurezza le scuole... ) ma all interno di una riflessione complessiva del nostro modello di difesa. La funzione delle forze armate diventa logica e coerente solo all interno di una politica difensiva chiara e razionale. È in questi confini che andrebbe discussa l utilità o meno degli F35 o di una portaerei. Insomma, non interventi spot ma un ragionamento serio e aggiornato alla realtà economica e sociale in cui viviamo. Armi ai ribelli: l Occidente fa bene? La decisione dell Occidente di fornire armi ai ribelli siriani è scellerata. Queste armi andranno in mano agli integralisti e ad Al Qaeda che poi, quando ne avrà bisogno, tornerà a puntarle contro di noi come è già accaduto in passato. John Dalto Su questo magazine lo abbiamo già scritto: non necessariamente il nemico di un cattivo è automaticamente un buono. Assad forse è un cattivo, ma i suoi oppositori sono migliori? Dare le armi a casaccio in un conflitto civile significa rafforzare le formazioni più aggressive e spregiudicate. Gli americani rifornirono di missili e di armi tutti i combattenti antisovietici in Afghanistan. Se ne sono avvantaggiati solo i talebani e Al Qaeda. Purtroppo spesso i policy makers agiscono più sotto la spinta del mainstream mediatico che di una riflessione storica e analitica. In Siria, come del resto è già successo in Libia, quando il genio sarà uscito dalla lampada sarà difficile farcelo rientrare. Anno I - Numero 6 - luglio 2013 EDITORE G-Risk - CEO Giuseppe De Donno Via Tagliamento, Roma Tel Fax DIRETTORE SCIENTIFICO Mario Mori DIRETTORE EDITORIALE Alfredo Mantici DIRETTORE RESPONSABILE Luciano REDAZIONE Rocco Bellantone Dario Scittarelli Cristiana Era Marta Pranzetti ART DIRECTION Francesco Verduci facebook.com/lookoutnews twitter.com/lookoutnews Registrata presso il Tribunale di Roma n. 13/2013 del 15/01/2013 LOOKOUT n. 6 luglio

6 mappamondo nicaragua un nuovo canale per il centro america Presto il canale di Panama potrebbe avere un concorrente scomodo. Il Congresso nazionale del Nicaragua ha infatti approvato la costruzione di un canale lungo 286 km che attraverserà l intero territorio nazionale, collegando la costa caraibica a quella pacifica. L opera sarà realizzata dal cinese Wang Jing, proprietario del Gruppo HKND con base a Hong Kong. Prezzo 40 miliardi di dollari, inizio dei lavori nel mali maxi taglie per catturare i terroristi islamici Un fondo da 23 milioni di dollari per fermare la minaccia qaedista nel Continente africano. Gli USA offrono laute ricompense per ottenere informazioni sui più pericolosi militanti islamici operativi nel Maghreb e nel Sahel. La taglia più alta, pari a 7 milioni di dollari, pende sulla testa del leader di Boko Haram Abubakar Shekau. Mokhtar Belmokhtar ne varrebbe invece solo 5. irlanda del nord g8: nessuna data per la conferenza di ginevra Uscita dalla recessione, crescita dell economia, emergenza lavoro per i giovani. Sono questi i temi principali di cui hanno discusso a Lough Erne, in Irlanda del Nord, Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Russia, in occasione del G8 il 17 giugno. Nessuna novità sul fronte siriano e nessuna data per la Conferenza di Ginevra: si accettano scommesse. 6 LOOKOUT n. 6 luglio 2013

7 india new delhi pensa al petrolio iracheno In attesa di capire se e come il neo presidente iraniano Rouhani riuscirà a limare le condizioni dell embargo, il 7 giugno l India - insieme a Cina, Malesia, Corea del Sud, Singapore, Sud Africa, Sri Lanka, Turchia e Taiwan - ha ottenuto dal dipartimento di Stato americano un ulteriore deroga per le sue importazioni petrolifere dall Iran. Se le cose dovessero andare male, New Delhi ha già il sostituto: l Iraq. Ovviamente Cina permettendo. russia un interruttore per spegnere il web Vladimir Putin vorrebbe affidare il controllo di internet a un agenzia dell ONU, mentre ogni Paese dovrebbe possedere un interruttore per spegnere il world wide web in caso di emergenza. La sua proposta, a dir poco sopra le righe, arriva qualche giorno dopo lo scoppio del Datagate e le rivelazioni bollenti dell ex funzionario della CIA e del National Security Agency Edward Snowden. Chissà come l avrà presa Obama? australia i labor fanno fuori il premier gillard Il Partito Laburista australiano cambia volto in vista delle elezioni del 14 settembre. Il gruppo parlamentare, riunito d emergenza il 26 giugno, ha costretto il premier in carica Julia Gillard a fare un passo indietro in favore del suo predecessore Kevin Rudd. La Gillard era in calo nei sondaggi. Adesso per i Liberal di Toni Abbott sarà certamente più dura. LOOKOUT n. 6 luglio

8 geopolitica Medio Oriente La Guerra dei Trent anni Le differenze tra le due anime principali dell Islam Siria L aspetto umanitario della guerra Iran Il dopo elezioni 8 LOOKOUT n. 6 luglio 2013

9 Fede e ragione sono gli ingredienti salienti per tentare di leggere con gli occhi del vicino Oriente una guerra che mescola politica e religione. C è questo e altro nella Guerra dei Trent anni dell Islam Islam La scossa impressa all impalcatura creata in quindici secoli alla Chiesa di Roma dalla riforma di Martin Lutero non soltanto ha creato le comunità protestanti ma ha destabilizzato l intero assetto politico europeo che, pochi decenni dopo la ribellione religiosa luterana, è sfociata in una guerra continentale: la Guerra dei Trent Anni, che dal 1618 al 1648 ha La fede sconvolto gli assetti politici, economici e sociali del Vecchio Continente. e la ragione Il Grigio Perché parliamo della Guerra dei Trent Anni in riferimento a quello che sta succedendo oggi in Medio Oriente? Perché i tre conflitti più importanti che si stanno svolgendo sotto i nostri occhi in Siria, in Iraq e, per molti versi, in Libano, hanno le stesse caratteristiche storiche di questa guerra. LOOKOUT n. 6 luglio

10 geopolitica Il dizionario Amal è la prima formazione sciita che alla fine degli anni Settanta partecipa alla prima guerra civile libanese nella quale si scontrano, in una congerie di alleanze, che spesso finisce in un tutti contro tutti, le varie anime confessionali del mosaico libanese: gli sciiti, appunto, i sunniti, i drusi, i palestinsi e i cristiano maroniti. Sud raccogliersi sotto le bandiere del primo partito sciita della storia libeanese, Amal, fondato da un coraggioso avvocato di Beirut, Nabil Berri. Dai quindici anni di guerra civile escono indubbiamente come forza dominante proprio gli sciiti, che dal 90 occupano (e, di fatto, amministrano) tutto il Libano Sud sotto le bandiere della formazione che sulle ceneri di Amal è diventata protagonista delle tensioni mediorientali: Hezbollah, il Partito di Dio. Pur essendo nata come formazione guerrigliera e terroristica clandestina, a lei vanno attribuiti gli attentati che fecero strage di marines americani e di soldati francesi a Beirut nel Hezbollah è riuscito a crescere come partito politico e forza militare quasi regolare, l unica che può vantare di aver sconfitto l esercito di Israele durante la campagna del Il suo segreto è stato costruire una propria infrastruttura amministrativa locale che nel Libano sud gestisce addirittura ospedali, scuole e case di riposo. Grazie al sodalizio stabilito con l Iran la casa madre degli sciiti di I sunniti, i seguaci della Sunna (la consuetudine), costituiscono la cortutto il mondo - Hezbollah è divenrente ortodossa e maggioritaria dell Islam, mentre gli sciiti (la fazione tata una piccola potenza economidi Alì ) rappresentano quella minoritaria: la proporzione è almeno di ca e militare e oggi la troviamo imsettanta-trenta in favore dei sunniti. pegnata a sostenere in Siria il regila divisione ebbe origine dopo la morte di Maometto, nel 632 d.c., me di Assad, rappresentante degli quando i fedeli si contesero l eredità religiosa e politica tra Abu Bakr, amialawiti, una minoranza del 15% di co e padre della moglie di Maometto, ed Alì, cugino e genero del Profeta. derivazione sciita che da oltre cindevoti alla tradizione, secondo i sunniti l eredità e la guida dell Islam quant anni governa la Siria con il spettano a coloro che seguono gli insegnamenti di Maometto, senza particontributo di una componente delcolari legami di sangue. Al contrario, gli sciiti hanno sempre ritenuto che l alta borghesia sunnita. il successore di Maometto dovesse essere un consanguineo del Profeta. Ridurre il conflitto siriano a una Inoltre, al contrario dei sunniti, gli sciiti sono organizzati secondo una guerra di religione sarebbe fuorsorta di gerarchia e rispondono a un clero (Ayatollah, Hojjatoleslam e mujviante e pericoloso. Il conflitto ha tahid). In tal senso, le differenze sull interpretazione del Corano sono non delle radici economiche e sociali che tanto teologiche quanto epistemologiche: l interpretazione simbolica sciita almeno all inizio hanno superato è contestata dai sunniti, secondo cui l interpretazione dev essere letterale. Al posto dei cattolici e dei protestanti oggi ci sono sunniti e sciiti. Al posto dei principi tedeschi e olandesi ci sono i proletari sciiti libanesi, siriani e iracheni. Al posto dei vescovi, del papato e dei re cattolici, le classi dirigenti sunnite del Libano e dell Iraq e la maggioranza sunnita siriana. Un mix di religione e politica che, com è accaduto da noi, può durare un intera generazione. Tutto comincia con la scomparsa a Tripoli nel 1978 dell imam sciita Moussa Sadr. Esule in Libia per sfuggire alle persecuzioni dei cristiano-maroniti e dei sunniti in Libano, venne probabilmente ucciso dai servizi segreti di Gheddafi per fare un favore alla casa regnante saudita. L assassinio di Sadr provoca i primi fermenti di ribellione in Libano, che vedono il sottoproletariato sciita della periferia sud di Beirut e i poverissimi contadini e allevatori della Valle della Bekaa e del Libano Differenze tra sunniti e sciiti 10 LOOKOUT n. 6 luglio 2013

11 quelle religiose. È infatti iniziato come la rivolta di una borghesia sunnita non adeguatamente rappresentata nei centri del potere siriano che ha preteso di far pesare con il suo 75% della popolazione la demografia in politica. La resistenza alawita e degli Assad - che i media occidentali davano per spacciati da oltre un anno - si spiega con la certezza che alla vittoria sunnita seguirebbe un imponente pulizia etnica ai danni di alawiti, cristiani e collaborazionisti sunniti. Nel conflitto siriano la religione rispunta quando, in risposta al pesante intervento di Hezbollah a sostegno dei lealisti siriani, agli inizi di maggio lo sceicco libanese sunnita Salim Al Rafii lancia una fatwa, cioè un appello religioso, invitando tutti i sunniti libanesi alla mobilitazione per la difesa dei confratelli siriani. La fatwa riporta la religione al centro del conflitto. Ma la soluzione resterà comunque politica, e per capire quello che succederà bisogna guardare fuori dai confini siriani: a Mosca, Teheran, Ankara e Riad. La Guerra dei Trent anni continua in Iraq, dove è saltato il tappo che comprimeva con la dittatura di Saddam Hussein e opprimeva la maggioranza sciita che, col suo 65% di popolazione, dopo l intervento americano ha mostrato di voler contare nella politica del nuovo Iraq. Qui è in corso una vera e propria guerra civile combattuta con kamikaze e autobomba. E anche qui i protagonisti veri sono fuori: da un parte l Iran, che con un Iraq sciita vedrebbe rafforzate le sue ambizioni di potenza regionale (gli iraniani amano definirsi persiani per ricordare i fasti di un impero che non sarebbe difficile ricostruire sotto le insegne del credo sciita). Dall altra, c è l Arabia Saudita che vedrebbe traballare le sue altrettanto forti ambizioni di potenza regionale. La nostra Guerra dei Trent anni innescata dalla religione ha trasformato, con la pace di Westfalia, l Europa Continentale. Sparita l egemonia del papato e del Sacro Romano Impero, sono nati gli Stati nazionali come li conosciamo oggi. Il grande conflitto tra sciiti e sunniti, ne siamo sicuri, quale che sarà l esito, cambierà gli equilibri geopolitici di tutto il vicino Oriente. Non credo alla guerra di religione Il parere di Abdellah Redouane, Segretario Generale del Centro Islamico culturale d Italia, con un passato presso il Ministero degli Affari Religiosi in Marocco. In Medio Oriente stiamo assistendo a una guerra di religione transnazionale? Credo che già parlare di guerra di religione possa connotarsi come uso di una terminologia impropria. Al di là della presenza di sovrastrutture comuni, ciascuno dei Paesi interessati dalla questione è portatore di proprie specifiche peculiarità, che li rende difficilmente paragonabili l uno all altro. Escluderei quindi la presenza di un progetto transnazionale o di un comune disegno a monte. Se non è la Guerra dei Trent anni, cosa contrappone sunniti e sciiti? Ogni fenomeno storico dovrebbe sempre essere contestualizzato e inserito nel suo retroterra concettuale e dottrinale. Trasmigrare categorie e analisi da un contesto all altro non solo non aiuta, ma rende più difficile un analisi serena e scientifica. Differenziazioni tra sunniti e sciiti sono presenti in campo giuridico, teologico, escatologico, sul concetto di autorità, di grazia salvifica e tutte si inseriscono nel divenire storico. Ma sarebbe erroneo dire che i sunniti stanno ai cristiani ortodossi come gli sciiti stanno ai cristiani cattolici, o simili. Sunniti e sciiti riconoscono la Profezia di Muhammad, pace e benedizioni su di lui, recitano lo stesso Corano, credono nel Dio unico. Spesso, gli sciiti sono la minoranza povera e isolata. Quanto incide questo nel contrasto con i sunniti? Indubbiamente, situazioni di disagio economico e sociale influiscono. Ma questo accade ovunque, e non solo nelle relazioni tra sunniti e sciiti. Basti pensare agli scontri nelle periferie di grandi metropoli urbane, che non necessariamente nascono da motivazioni religiose. (M.P.) LOOKOUT n. 6 luglio

12 geopolitica La Guerra dei Trent anni LIBANO Per adesso solo gli sciiti libanesi di Hezbollah hanno ammesso ufficialmente di combattere in Siria accanto al regime. Grazie a loro, non solo si sono riequilibrate le forze in campo e riconquistate città importanti come Qusayr, ma il disegno del Partito di Dio prevede un califfato sciita transnazionale che unisca Siria e Libano sotto la medesima bandiera. Ragion per cui il governo a guida sunnita di Tamman Salam, è quanto mai a rischio: scontri armati tra esercito, sunniti ed Hezbollah sono ormai realtà. Guerra settaria tra sunniti e sciiti, milioni di rifugiati, una terra lacerata dalle bombe che hanno raso al suolo città intere, potenze straniere che trafficano armi e uomini, pattuglie di soldataglie che terrorizzano le popolazioni inermi, confini in ebollizione, forse persino uso di armi chimiche. Tutto questo, e se possibile molto altro ancora, è il panorama del Medio Oriente del 2013 di cui la Siria è il cuore pugnalato a morte, alimentato solo dall odio e dal calcolo politico. Per la prima volta, si capisce come questa guerra si stia ingigantendo anziché concludersi, come la Conferenza di pace di Ginevra sia sempre più una chimera e come i confini siriani siano davvero in discussione per la prima volta da quasi un secolo. La possibilità stessa di una frammentazione del Paese non è recondita. Come non lo è più il contagio di altri Stati confinanti. Su tutti, il Libano. TURCHIA Le proteste di Gezi Park e piazza Taksim a Istanbul, poi estese in molte altre città, hanno esaurito nel giro di due settimane la loro carica potenzialmente destabilizzante. L approccio del premier Erdogan dopo i primi giorni di sbandamento, è risultato efficace e la tenuta del governo non è mai stata in discussione. Il partito islamista AKP, a larga maggioranza sunnita, per il momento non rischia. Resta il fatto che il 20% dei turchi sono sciiti del ramo Alevi. egitto libano EGITTO La popolarità del presidente Morsi, sostenuto dalla Fratellanza sunnita, continua a calare (è scesa al 42% in appena un mese) ma, in attesa di indire nuove elezioni e modificare la Costituzione, il presidente ha sospeso ogni rapporto diplomatico con il regime di Assad, chiuso l Ambasciata siriana al Cairo e ritirato la delegazione egiziana a Damasco. turc sir 12 LOOKOUT n. 6 luglio 2013

13 hia ia IRAQ L Iraq è diventato un campo di battaglia tra forze in lotta per il potere dopo l invasione guidata dagli USA del Da quando il governo sciita ha assunto il comando dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato il Paese nel 2011, la guerra civile è degenerata a suon di bombe (già oltre duemila morti dallo scorso anno) a causa dello scontro tra il governo che, pur instabile, resta in mano alle forze sciite, e la minoranza sunnita, che non lo riconosce. iraq iran IRAN L Iran, la più grande potenza sciita di tutto il Medio Oriente, sostiene dichiaratamente il regime alawita di Bashar Assad, consapevole che una debacle sciita in Siria rischierebbe di spazzare via dalle cartine geografiche lo sciismo, relegandolo nei confini nazionali. I suoi pasdaran sono a tutti gli effetti sul campo di battaglia e costituiscono una componente essenziale (la più addestrata) tra le forze fedeli ad Assad. Il neo-presidente Rouhani non può modificare la situazione e, anzi, l Iran rischia di impegnarsi sempre più a fondo nel conflitto. arabia saudita Qatar ARABIA SAUDITA La monarchia sunnita di Re Abdullah, nonostante sia impegnata nella successione al proprio interno, insieme al Qatar è il principale sostenitore dei ribelli siriani. A loro, i sauditi hanno fornito appoggio diplomatico (Abdullah stesso è stato più volte a colloquio con Assad), economico e militare. Pur avendo promosso iniziative diplomatiche insieme ai Paesi del Golfo e alle Nazioni Unite, restano in prima linea nel conflitto e pretendono un ruolo da protagonisti nella gestione del mondo islamico che verrà. QATAR Ad Hamad bin Khalifa Al-Thani è appena succeduto il figlio Hamim alla guida del Paese ma nulla cambia il fatto che l Emirato sunnita del Qatar sostiene economicamente, e in parte militarmente, i ribelli siriani. Dopo aver appoggiato gli USA contro l Iraq e ricoperto un ruolo fondamentale nella caduta di Gheddafi, il governo di Doha ospita anche un ufficio dei talebani dell Afghanistan. La sua posizione nel mondo arabo è e resta dominante. LOOKOUT n. 6 luglio

14 geopolitica Siria La catastrofe umanitaria di Rocco Bellantone È vero che i ribelli stanno già ricevendo armi dall estero? Di proclami dall estero se ne stanno facendo tanti, ma ad oggi di cose concrete non se ne sono viste molte. Qualcosa si è mosso, è vero, ma per fermare la controffensiva del regime servono altri mezzi, come i lanciarazzi di ultima generazione. Mentre le truppe di Assad recuperano terreno sui ribelli puntando alla riconquista di Aleppo, a migliaia di chilometri di distanza nelle ambasciate e nelle sedi delle diplomazie internazionali di mezza Europa va in scena il secondo tempo del conflitto siriano. È qui che il Consiglio Nazionale Siriano dirige le operazioni per ottenere dalla comunità internazionale armi ed equipaggiamenti da inviare ai ribelli. Tra i suoi membri c è anche Feisal Al Mohamad, medico siriano che vive a Roma dal Si può inquadrare questa come una guerra di religione tra sciiti alawiti e sunniti? No, è assolutamente sbagliato. Quelli che muoiono sono di ogni fede ed etnia: ci sono sciiti, sunniti, curdi, drusi. Non si può generalizzare dicendo che i ribelli sono tutti di fede sunnita e che gli sciiti, invece, sono con Assad. Se si vuole fare propaganda, va bene. Ma se si cerca la verità, questa non è la giusta direzione. Quale sarebbe la verità? Che si tratta di una guerra portata avanti dai siriani per conquistare la libertà, per troppo tempo negata dal regime di Assad. Secondo lei si farà la Conferenza di Ginevra? Personalmente, la vedo dura. Secondo me non si farà. O meglio, alle condizioni attuali è impossibile che si faccia. Cosa ci dice del ruolo italiano in questo conflitto? Ufficialmente non c è nessun contatto tra il governo italiano e i ribelli. L Italia continua a inviare aiuti umanitari ai profughi, come d altronde ha sempre fatto. Ma lo fa soprattutto attraverso la Caritas o la Croce Rossa. Possiamo capire questa scelta, ma non possiamo condividerla. Il fatto che l Italia non si esponga ufficialmente al nostro fianco (dei ribelli, ndr) non viene compreso dai siriani. 14 LOOKOUT n. 6 luglio 2013

15 Cosa pensa dei gruppi estremisti che combattano, Jabhat Al Nusra da una parte ed Hezbollah dall altra? Si tratta di una di quelle disgrazie che possono capitare a un popolo come il mio, specie in un momento di caos come quello che stiamo attraversando. Non credo che avranno un ruolo importante in Siria. È dall inizio che ci sono stranieri che combattono in questo conflitto da una parte e dall altra. C è Al Nusra, ci sono diversi gruppi iracheni ma anche yemeniti e russi. Sono per lo più mercenari, guerrieri itineranti in cerca di profitti. E poi ci sono anche gli iraniani che non molleranno mai la presa sulla Siria, perché il loro vero obiettivo è inseguire l ideale dell Impero Persiano. La loro strategia proseguirà anche con il nuovo presidente Rouhani. Se volessimo utilizzare una metafora, in questo momento la Siria è come un grande ring: tutti vogliono salirci e mettersi in mostra facendo vedere i propri muscoli. Che dimensioni ha assunto l emergenza umanitaria? La situazione è drammatica sotto il profilo sanitario, economico e, ovviamente, della sicurezza. Manca tutto: dal pane alle coperte ai medicinali. Le persone non sanno cosa fare, soprattutto i genitori che devono badare ai propri figli. Dal punto di vista psicologico, invece, la situazione è opprimente: i siriani ce l hanno con il mondo, perché il mondo non li aiuta per come invece potrebbe. Siete voi che dovete aiutarci a liberare questo Paese. La Siria è già un Paese pieno di disabili e handicappati e non dimentichiamoci che statisticamente per ogni morto ci sono tre feriti. Se i morti sono , allora vuol dire che i feriti saranno almeno Vi rendete conto che è un vero e proprio disastro per il nostro Paese? Come si riuscirà ad arrivare a nuove elezioni nel 2014? Io spero che le elezioni nel 2014 ci siano davvero. Non siamo noi a chiedere che Bashar Assad faccia un passo indietro, è piuttosto la Costituzione siriana che gli impedisce già oggi di correre per un terzo mandato. La legge c è ancora, dunque basta solo applicarla. LOOKOUT n. 6 luglio

16 dura lex sotto la lente del diritto La legge della Shari a Draconian Le costituzioni di ispirazione islamica si caratterizzano, salvo rare eccezioni, per il riferimento alla Shari a come fonte principale ovvero come una delle fonti della legislazione. La questione non assume carattere meramente formale comportando, come diretta conseguenza, la possibilità di sindacare la legittimità costituzionale delle norme su base sciaraitica. Peraltro va rimarcato come il dibattito in corso nel mondo araboislamico in ordine ai continui arresti giurisprudenziali sulla nozione di Shari a, si vada sempre più arricchendo di nuove prospettive a seguito dei molteplici tentativi di costituzionalizzare il Diritto di Dio sotto la spinta dei movimenti islamici ascesi al potere a seguito della primavera araba. Benché collocata a un livello gerarchicamente superiore rispetto a qualsiasi regola emanata dall autorità politica, la legislazione positiva ha via via relegato la Shari a al ruolo di norma dal valore preminentemente etico-religioso, priva del carattere cogente per la mancanza di organi giurisdizionali in grado di assicurarne la diretta applicazione. In questo contesto l eventuale rinvio alle norme del cd. sistema Shari a/fiqh avviene solo ad opera del legislatore statale che fissa casi e limiti del rinvio: è affidata al legislatore, dunque, la potestà di ampliare o delimitare, di volta in volta, l ambito operativo del sistema normativo discendente dalla Rivelazione, la cui mutevole interpretazione resta pur sempre affidata ai giurisperiti. L inserimento in costituzione della Shari a consente, quindi, di prefigurare un sistema valoriale - riconducibile a principi metapositivi - cui fare ricorso ogni volta si profili la necessità di verificare la coerenza del dato normativo ai principi sciaraitici. La storia recente dimostra, tuttavia, come il processo per rendere affettivo, sotto il profilo in esame, il controllo di costituzionalità, sia ancora in gran parte da compiere, nonostante l accelerazione impressa dalle primavere arabe al riformismo costituzionale. La disamina della giurisprudenza costituzionale egiziana e del dibattito in corso in quel Paese intorno alla riforma della carta fondamentale ne costituisce un esempio emblematico. Con la riforma nel 1980, infatti, il legislatore egiziano aveva modificato la costituzione prevedendo, all art. 2, che i principi generali della giurisprudenza islamica - la Shari a, 16 LOOKOUT n. 6 luglio 2013

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