RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA RASSEGNA LEGISLATIVA FOCUS Percorsi di informazione e approfondimento in materia giuridica

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1 SOMMARIO - N 6 GIUGNO 2014 RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA pag. 2 CIVILE E PENALE RASSEGNA GIURISPRUDENZA pag. 16 AMMINISTRATIVA NOTIZIE FLASH pag. 19 ARTICOLI pag. 27 RASSEGNA LEGISLATIVA pag. 26 FOCUS pag. 43 ARTICOLI Danno all immagine Le utilità illecite diverse dal denaro nel danno all'immagine, di Atelli Massimiliano pag. 27 Risarcimento del danno I (sottili) confini fra prova piena del danno e perdita di chance di Contessa Claudio pag. 29 Il danno risarcibile e le remore del Consiglio di Stato sulla perdita di chance, di Nicodemo Antonio pag. 33 RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA CORTI SUPERIORI CIVILE Famiglia Fecondazione eterologa: aspetti civilistici ed eventuali implicazioni sul piano penale pag. 2 Procedimento civile Tardiva costituzione delle parti pag. 5 Successioni "mortis causa" La qualità di erede pag. 7 GIURISPRUDENZA AMMINISTRATIVA pag. 16 RASSEGNA LEGISLATIVA La rassegna dei provvedimenti legislativi di maggiore interesse pubblicati nel periodo di riferimento, classificati per argomento pag. 36 CORTI SUPERIORI PENALE Chiusura delle indagini preliminari Opposizione alla richiesta di archiviazione (art. 410 c.p.p.) pag. 10 Reati contro la Pubblica Amministrazione Corruzione pag. 12 Delitti contro la vita e l'incolumità individuale Rissa pag. 13 FOCUS L approfondimento, curato dalla Redazione di Lex24, sulle tematiche giuridiche di maggiore interesse. In questo numero: La Fecondazione medicalmente assistita pag. 43 La presente newsletter è stata chiusa in Redazione in data N. 6 giugno Pagina 1

2 RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA CIVILE FAMIGLIA - Fecondazione eterologa: aspetti civilistici ed eventuali implicazioni sul piano penale Reati contro la famiglia - delitti contro lo stato di famiglia - alterazione di stato - falsità nella formazione dello stato di nascita - atto di nascita formato dinanzi a un'autorità sanitaria. Non integra il reato di alterazione di stato la condotta di chi dichiari allo stato civile di un Paese la cui legislazione non prevede una definizione precisa del rapporto di filiazione né un divieto di fecondazione eterologa, di essere il genitore di un neonato, venuto alla luce con tecniche procreative di cosiddetta maternità surrogata, anche se non ha con lo stesso alcun rapporto di tipo biologico. Integra il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale sulla identità o sulla qualità personale altrui la condotta di chi, anche utilizzando un certificato di nascita lecitamente formato in un Paese estero, dichiari dinanzi a un ufficiale dello stato civile italiano di essere genitore di un neonato, venuto alla luce con tecniche procreative di cosiddetta "maternità surrogata", senza avere con lo stesso alcun rapporto di tipo biologico, poiché nel sistema normativo vigente in Italia il genitore deve considerarsi il soggetto che ha concorso a generare il minore che indichi come proprio figlio. Tribunale Milano, penale, Sentenza 8 aprile 2014, n Alterazione di stato - falsità espressa al momento della I obbligatoria dichiarazione di nascita - determinazione della perdita del vero stato civile del neonato - dichiarazioni mendaci rese in epoca successiva - integrazione del meno grave reato di falsa attestazione o dichiarazione su qualità personali - dichiarazione di uno stato civile del minore non conforme all'effettiva discendenza - atto di nascita formato correttamente nel rispetto della lex loci ove il bambino era nato - nascita a seguito di procreazione medicalmente assistita conforme alla lex loci - rinvio alla lex loci operato dall'ordinamento interno - disciplina degli atti dello stato civile formati all'estero - individuazione della legge regolatrice in quella dell'ordinamento ove l'evento rilevante è avvenuto - divieto di ingresso nell'ordinamento interno degli effetti di una norma straniera che vi contrasti - ordine pubblico internazionale - mancata violazione dell'ordine pubblico interno. In ordine al reato di cui all'art. 567 c.p., si precisa che la falsità espressa al momento della prima obbligatoria dichiarazione di nascita è in grado di determinare la perdita del vero stato civile del neonato, mentre le dichiarazioni mendaci rese in epoca successiva possono eventualmente integrare il meno grave reato di falsa attestazione o dichiarazione su qualità personali ex art. 495, comma 2, n. 1 c.p.. Orbene, nella fattispecie in cui gli imputati dichiaravano uno stato civile del minore non conforme all'effettiva discendenza attestando falsamente che il bambino era figlio dell'imputata, si è rilevato come l'atto di nascita in questione fosse stato formato correttamente nel rispetto della legge del luogo ove il bambino era nato, all'esito di una procreazione medicalmente assistita conforme alla lex loci e recependo nelle indicazioni sull'ascendenza il preciso obbligo normativo di riportare solamente il nominativo della madre sociale. Sul punto, si precisa, che il rinvio alla lex loci operato dall'ordinamento interno funge da norma cardine del sistema e impronta la disciplina degli atti dello stato civile formati all'estero in maniera conforme alla scelta - condivisa a livello internazionale - di individuarne la legge regolatrice in quella dell'ordinamento ove l'evento rilevante è avvenuto. È, dunque, la stessa legge italiana ad imporre ai N. 6 giugno Pagina 2

3 cittadini italiani all'estero di effettuare le dichiarazioni di nascita all'ufficiale di stato civile straniero e secondo la legge del luogo ove l'evento è avvenuto. Tribunale Milano, penale, Sentenza 13 gennaio 2014 Filiazione - fecondazione eterologa - revoca del consenso all'inseminazione azione di disconoscimento. In caso di fecondazione eterologa (in violazione della legge) il convivente non può esercitare l'azione di disconoscimento neanche se ha revocato il consenso all'inseminazione in un momento precedente al trasferimento dell'embrione, ma comunque successivo alla fecondazione dell'ovulo. Tribunale Roma, Sezione 1 civile, Sentenza 19 luglio 2013 Famiglia - filiazione legittima - azione di disconoscimento di paternità - procreazione medicalmente assistita - inseminazione eterologa - accesso alla tecniche - consenso informato - revoca - termini - tutela degli interessi del minore prevalenza. In tema di fecondazione assistita, anche nei casi di accesso alla tecnica al di fuori del limite di legge (fecondazione eterologa) la sottoscrizione del documento del consenso costituisce momento formale di acquisizione degli obblighi genitoriali connessi alla futura nascita. La revoca del relativo consenso può essere validamente espressa sino a quando non sia intervenuta la "fecondazione dell'ovulo" che è atto medico propedeutico all'intero iter della procedura di impianto. La tutela del diritto del minore ad avere nel suo sviluppo il supporto di entrambi i genitori, costituisce norma cardine dell'impianto costituzionale sia nazionale che sovranazionale, ed a questo deve ispirarsi l'opera di interpretazione normativa del giudice. (G.Vac.) Tribunale Roma, Sezione 1 civile, Sentenza 19 luglio 2013 Fecondazione eterologa - art. 4, c. 3; art. 9, c. 1 e 3; art. 12, c. 1, l. 40/ questione di legittimità costituzionale. Viene rimessa alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, c. 3, dell'art. 9, c. 1 e 3, limitatamente alle parole "in violazione dei divieto dell'art. 4, c. 3" e dell'art. 12, c. 1, della L. n. 40 del 2004, per contrasto con gli artt. 117, 2, 3, 29, 31 e 32, c. 1 e 2 Cost., nella parte in cui impongono il divieto di ricorrere alla fecondazione medicalmente assistita di tipo eterologa e prevedono sanzioni nei confronti delle Strutture che dovessero praticarla. La norma in discussione pare carente sotto il profilo indicato, in quanto in contrasto con alcuni principi costituzionali, tra cui: il diritto fondamentale all'autodeterminazione della coppia, in relazione alla procreazione e al diritto di fondare una famiglia; il principio di eguaglianza tra coppie, discriminate in base al grado di sterilità e infertilità; il diritto alla salute della coppia, non consentendo l'espansione della genitorialità in presenza di limiti funzionali superabili attraverso il ricorso di interventi medicali sconosciuti, ed anche solo inimmaginabili, sino a pochi anni orsono e resi possibili dal progredire esponenziale delle scoperte scientifiche e delle tecniche applicative. Tribunale Milano, Sezione 1 civile, Ordinanza 3 aprile 2013 Dichiarazione di adottabilita'- opposizione - minore - nascita in uno stato estero - pratiche vietate in italia - certificato di nascita - attestazione della genitorialità biologica di coloro che non sono tali - riconoscimento in italia - contrarietà all'ordine pubblico italiano - stato di adottabilità del minore - allontanamento dai genitori apparenti. Il certificato, rilasciato da uno Stato esterno, di nascita del minore nato da fecondazione extracorporale, secondo la pratica del cosiddetto utero in affitto, in virtù di un contratto nullo anche in base alla legge di tale Stato, attestante la genitorialità biologica di coloro che in realtà non sono tali, non può essere riconosciuto in Italia per contrarietà all'ordine pubblico italiano. Il riconoscimento degli atti e dei provvedimenti stranieri in tema di filiazione, invero, è disciplinato dalle norme generali di diritto N. 6 giugno Pagina 3

4 internazione privato ed, in particolare, dall'art. 65, L. n. 218 del 1995 che subordina il riconoscimento predetto al requisito della non contrarietà all'ordine pubblico italiano, che nell'ipotesi in discorso indubbiamente sussiste, atteso che la legge italiana, specificamente la L. n. 40 del 2004, non consente alcuna forma di surrogazione della maternità e nemmeno la fecondazione eterologa. Nella specie, avente ad oggetto l'opposizione al dichiarato stato di adottabilità del minire, la condotta posta in essere dai genitori apparenti dello stesso, consistita nella volontaria elusione della legge italiana in materia di procreazione medicalmente assistita e nella falsa dichiarazione di essere i genitori naturali del minore, al fine unico di soddisfare il loro desiderio di genitorialità, pur legittimo ma a condizione che venga perseguito con mezzi leciti e corretti, nel rispetto dei diritto e dei bisogni del minore, costituisce motivo legittimante la dichirazione dello Stato di adottabilità del minore e l'allontanamento dello stesso da essi. Tribunale per i Minorenni Brescia, civile, Sentenza 17 gennaio 2013, n. 82 Famiglia e minori - filiazione - inseminazione artificiale eterologa - assenza di consenso del coniuge - azione di disconoscimento della paternità - ammissibilità - termine di decadenza dell'azione - dalla conoscenza del ricorso al metodo artificiale di procreazione. In caso di fecondazione assistita eterologa il marito è ammesso a esercitare l'azione di disconoscimento di paternità allorché si accerti che non vi è stato il suo consenso ad adottare tale pratica. Il termine annuale di decadenza per esperire l'azione ex articolo 244 del Cc decorre dal momento in cui si sia acquisita la certezza del ricorso a tale metodo di procreazione. Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 11 luglio 2012, n Bioetica - procreazione medicalmente assistita - fecondazione eterologa mediante donazioni di ovuli - divieto previsto dalla legge italiana - legittimità - ampio margine di discrezionalità consentito al legislatore - domanda cautelare ante causam presentata da una coppia - contenuto - richiesta di ricorrere alle metodiche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo - rigetto - motivi. (Legge 40/2004, articolo 4, comma 3). In tema di procreazione medicalmente assistita, il divieto di fecondazione eterologa mediante donazione di ovuli, previsto dall'articolo 4, comma 3, della legge n. 40 del 2004, non eccede in sé il margine di discrezionalità consentito al legislatore nazionale dall'articolo 8 della Cedu. Ne consegue che deve essere rigettata la domanda cautelare ante causam, proposta da una coppia di coniugi, volta a far dichiarare il loro diritto a ricorrere alle metodiche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, a utilizzare il materiale genetico di terzo donatore anonimo, a sottoporsi a un protocollo di procreazione medicalmente assistita adeguato ad assicurare le più alte chance di risultato utile e a sottoporsi a un trattamento medico eseguito secondo tecniche e modalità compatibili con un elevato livello di tutela della salute della donna. Tribunale Salerno, Sezione 1 civile, Ordinanza 10 luglio 2012 Status e capacità - diritti della persona - anagrafe - stato civile - certificati di nascita di prole nata all'estero con la fecondazione eterologa - trascrizione - ammissibilità. Poiché la soluzione della fecondazione eterologa non può essere considerata estranea alla civiltà giuridica europea, e tanto meno in conflitto con l'ordine pubblico del nostro paese, nessun impedimento è configurabile, a che si proceda alla trascrizione dei certificati di nascita di prole nata all'estero proprio con il metodo della fecondazione medicalmente assistita nella specie, eterologa. Tribunale Napoli, civile, Sentenza 1 luglio 2011 Sanità e bioetica - procreazione medicalmente assistita - divieto di fecondazione eterologa - relative sanzioni - diritto al rispetto della vita privata e familiare - diritto all'identità personale N. 6 giugno Pagina 4

5 e all'autodeterminazione - indebita ingerenza - principio di non discriminazione e di ragionevolezza - denunciata lesione. È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 3, dell'articolo 9, commi 1 e 3, limitatamente alle parole «in violazione del divieto dell'art. 4, comma 3», e dell'articolo 12, comma 1, della legge 19 febbraio 2004 n. 40, per contrasto con gli articoli 2, 3, 31, 32, commi 1 e 2, e 117 della Costituzione, nella parte in cui impongono il divieto di ricorrere alla fecondazione medicalmente assistita di tipo eterologo e prevedono sanzioni nei confronti delle strutture sanitarie che dovessero praticarla. Tribunale Catania, civile, Ordinanza 21 ottobre 2010 Bioetica - procreazione medicalmente assistita - ricorso alla fecondazione eterologa - ammissibilità - esclusione - contrasto con le norme e la giurisprudenza della corte europea dei diritti dell'uomo - sussistenza - questione di legittimità costituzionale - non manifesta infondatezza. (Legge 40/2004, articolo 4, comma 3; Costituzione, articoli 3 e 117) In tema di procreazione medicalmente assistita, non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 3, della legge 19 febbraio 2004 n. 40 per contrasto con l'articolo 117, primo comma, della Costituzione in relazione al combinato disposto degli articoli 8 e 14 Cedu, come interpretato dalla sentenza della Cedu del 1 aprile 2010, e con l'articolo 3 della Costituzione nella parte in cui esclude il ricorso alla fecondazione eterologa. Tribunale Firenze, civile, Ordinanza 13 settembre 2010 PROCEDIMENTO CIVILE - Tardiva costituzione delle parti Procedimento civile - contumacia - costituzione del contumace (tardiva comparizione) - rimessione in termini - deduzione di uno stato di malattia quale impedimento alla costituzione - idoneità agli effetti dell'art. 294 cod. proc. civ. - esclusione - fondamento. La parte che non si sia costituita tempestivamente in giudizio non può essere rimessa in termini, ai sensi dell'art. 294 cod. proc. civ., quando deduca che la costituzione le sia stata impedita da uno stato di malattia, perché tale stato non può considerarsi una causa di impedimento ad essa non imputabile, essendo, in ogni caso, possibile il rilascio di una procura "ad hoc" per la costituzione. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 2 gennaio 2014, n. 7 Procedimento civile - cancellazione della causa dal ruolo - per mancata costituzione delle parti - tardiva costituzione delle parti - cancellazione della causa dal ruolo - esclusione - fondamento - fattispecie. Le disposizioni degli artt. 171 e 307, primo e secondo comma, cod. proc. civ., sulla cancellazione della causa dal ruolo per la mancata costituzione delle parti, non si applicano se le parti, costituendosi tardivamente, dimostrino la comune volontà di dare impulso al processo, regolarizzando in tal modo l'instaurazione del rapporto processuale. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha escluso che valesse ad impedire l'ulteriore trattazione della controversia l'eccezione di tardiva costituzione degli attori formulata dai convenuti, risultando che questi ultimi si erano difesi anche nel merito). Corte di Cassazione, Sezione 6 civile, Ordinanza 17 febbraio 2014, n Opposizione a decreto ingiuntivo - costituzione tardiva - prove decadenza. Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la costituzione della parte opposta oltre il termine di cui all'art. 183, comma 6, c.p.c., comporta la revoca del decreto ingiuntivo opposto, in quanto, non N. 6 giugno Pagina 5

6 sussistendo alcun onere in capo all'ufficio di acquisire il fascicolo della fase monitoria, il Giudice è obbligato a decidere la controversia sulla base delle prove offerte dal creditore in ordine al merito della domanda. Tribunale Perugia, Sezione 2 civile, Sentenza 12 novembre 2013, n Opposizione agli atti esecutivi - sanzione della cancellazione della causa dal ruolo - sanzione stabilita se nessuna delle parti si costituisca nei termini assegnati - inapplicabilità - costituzione tardiva delle parti - manifestazione della comune volontà di dare impulso al processo - regolarizzazione della costituzione del rapporto processuale - ipotesi in cui i convenuti sono più di uno - costituzione tardiva di uno solo di essi - accettazione del contraddittorio - difesa nel merito malgrado la tardiva costituzione dell'attore - principio dell'unità del rapporto processuale - cancellazione della causa dal ruolo - impossibilità di interpretare la mancata costituzione del convenuto non comparso come accettazione del contraddittorio da parte sua - eventuale assenza di siffatto provvedimento del giudice di primo grado e di quello di appello - corte di cassazione - annullamento di entrambe le sentenze con rinvio al giudice di primo grado - principi applicati nella fattispecie - non tempestività dell'iscrizione a ruolo rispetto alla prima notificazione effettuata ai convenuti - contumacia di uno dei convenuti - cancellazione della causa dal ruolo - condanna dell'attrice a rifondere ai convenuti costituiti le spese di lite. La sanzione della cancellazione della causa dal ruolo stabilita per l'ipotesi che nessuna delle parti si costituisca nei termini rispettivamente assegnati a ciascuna di esse, non trova applicazione se le parti, costituendosi tardivamente, dimostrino la comune volontà di dare impulso al processo, regolarizzando in tal modo la costituzione del rapporto processuale. Deve, tuttavia, precisarsi che se i convenuti sono più di uno e di questi se ne costituisce soltanto uno tardivamente, accettando il contraddittorio e difendendosi nel merito malgrado la tardiva costituzione dell'attore, per il principio dell'unità del rapporto processuale si determina comunque la cancellazione della causa dal ruolo, non potendosi interpretare la mancata costituzione del convenuto non comparso come accettazione del contraddittorio da parte sua. In difetto di un siffatto provvedimento del Giudice di primo grado e di quello di appello, la Corte di Cassazione deve pronunciare l'annullamento di entrambe le sentenze con rinvio al giudice di primo grado. Tribunale Vicenza, civile, Sentenza 7 novembre 2013, n Appello - improcedibilità del gravame - tardiva costituzione dell'appellante - novella n. 353 del regolare costituzione dell'appellato ed impossibilità per l'appellante di costituirsi fino alla prima udienza. E' improcedibile l'appello relativamente al quale ci sia stata la tardiva costituzione delle parti. Ai sensi dell'art. 348, comma I c.p.c., nel testo novellato dall'art. 54 della legge n. 353 del 1990, la mancata costituzione nei termini, dell'appellante, entro 10 giorni dalla notificazione della citazione, determina automaticamente l'improcedibilità dell'appello, senza che possa applicarsi l'art. 171, comma 2 c.p.c., con possibilità per lo stesso di costituirsi fino alla prima udienza, ove l'appellato si sia costituito nei termini. La previsione dell'art. 171, comma 2 c.p.c. deve infatti ritenersi incompatibile con il tenore dell'art. 348 c.p.c. che esclude in ogni caso, la possibilità di una ritardata costituzione delle parti, ovvero l'applicazione dell'istituto dell'estinzione per la loro inattività, stabilendo solamente l'improcedibilità del gravame. Corte d'appello Napoli, Sezione 4 civile, Sentenza 25 luglio 2013, n Impugnazioni civili - cassazione (ricorso per) - motivi del ricorso - nullità della sentenza o del procedimento - appellato costituitosi dopo la precisazione delle conclusioni - ricorso per cassazione con deduzione del relativo "error in procedendo" - indicazione dello specifico e N. 6 giugno Pagina 6

7 concreto pregiudizio al diritto di difesa conseguente alla tardiva costituzione dell'appellato - necessità - fondamento. Il ricorso per cassazione che prospetti l'essersi erroneamente tenuto conto, nella sentenza impugnata, delle difese della parte appellata, costituitasi, pur in assenza di formale dichiarazione di contumacia, dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni, deve indicare lo specifico e concreto danno derivato al ricorrente dalla suddetta tardiva costituzione, non tutelando l'ordinamento il semplice interesse all'astratta regolarità dell'attività giudiziaria, ma garantendo solo l'eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in dipendenza del denunciato "error in procedendo". Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 27 settembre 2013, n Procedimento civile - contumacia - costituzione del contumace (tardiva comparizione) - rimessione in termini - nullità dell'atto introduttivo del giudizio - attività processuali rimesse all'iniziativa del convenuto - compimento delle stesse - onere di dimostrare la mancata conoscenza del processo prima del verificarsi della preclusione o ridosso della stessa - necessità - sussistenza. Ai sensi dell'art. 294, primo comma, cod. proc. civ., in caso di nullità dell'atto introduttivo del giudizio, il convenuto contumace è ammesso a compiere le attività processuali rimesse alla sua iniziativa e per le quali sia maturata una preclusione solo se dimostra che la nullità dell'atto introduttivo gli ha impedito di conoscere il processo prima del verificarsi della preclusione o a ridosso della stessa. Corte di Cassazione, Sezione 6 civile, Sentenza 7 maggio 2013, n SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - La qualità di erede Successioni "mortis causa" - disposizioni generali - petizione di eredità - in genere (nozione, distinzioni) - differenza dall'azione di accertamento della qualità di erede - domanda accessoria di rendiconto della gestione dei beni ereditari - incidenza - esclusione - fondamento. La petizione di eredità e l'azione di accertamento della qualità di erede differiscono tra loro in quanto, pur condividendo l'accertamento della qualità ereditaria, la prima è azione necessariamente recuperatoria, volta ad ottenere la restituzione dei beni ereditari da chi li possegga a titolo di erede o senza titolo, mentre l'altra è azione essenzialmente dichiarativa, eventualmente corredata da domanda accessoria di condanna non attinente alla restituzione dei beni ereditari. Pertanto, l'azione di accertamento della qualità di coerede, proposta nei confronti di chi possegga i beni ereditari a titolo di erede, corredata dalla domanda di rendiconto della gestione e corresponsione dei relativi frutti, non integra "petitio hereditatis", ma costituisce azione di accertamento con domanda accessoria di condanna. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 31 gennaio 2014, n Successioni "mortis causa" - disposizioni generali - petizione di eredità - in genere (nozione, distinzioni) - petizione ereditaria - presupposti - contestazione della qualità di erede - necessità - fondamento. La petizione di eredità ha come presupposto indefettibile che la qualità di erede, al cui riconoscimento è preordinata, sia oggetto di contestazione da parte di chi detiene i beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, poiché, ove tale contestazione manchi, vengono meno le ragioni di specificità dell'azione di petizione rispetto alla comune rivendicazione, che ha, invero, lo stesso "petitum". Corte di Cassazione, Sezione 6 civile, Ordinanza 8 ottobre 2013, n Successioni "mortis causa" - disposizioni generali - accettazione dell'eredità - modi - tacita - in genere - intervento in giudizio di un chiamato all'eredità nella qualità di erede del "de cuius" - accettazione tacita N. 6 giugno Pagina 7

8 dell'eredità - configurabilità - successiva cancellazione della causa dal ruolo - rilevanza ai fini della successione "mortis causa" - esclusione - fondamento. L'intervento in giudizio operato da un chiamato all'eredità nella qualità di erede legittimo del "de cuius" costituisce accettazione tacita, agli effetti dell'art. 476 cod. civ., senza che alcuna rilevanza assuma la circostanza della successiva cancellazione della causa dal ruolo per inattività delle parti, posto che l'accettazione dell'eredità, a tutela della stabilità degli effetti connessi alla successione "mortis causa", si configura come atto puro ed irrevocabile, e quindi insuscettibile di essere caducato da eventi successivi. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 8 aprile 2013, n Ricorso per cassazione - legittimazione - erede della parte - condizioni - prova della qualità - necessità. (cpc, articoli 110, 116 e 360). Il soggetto che proponga ricorso per cassazione nell'asserita qualità di erede di colui che ha partecipato al precedente grado del giudizio deve allegare la propria legitimatio ad causam per essere subentrato nella medesima posizione del proprio autore e fornirne, quindi, tramite le opportune produzioni documentali, la necessaria dimostrazione, provando sia il decesso della parte originaria, sia l'asserita qualità di erede. La mancanza di tale prova è circostanza rilevabile d'ufficio, al di là della contestazione della controparte, in quanto attinente alla titolarità del diritto processuale di adire il giudice dell'impugnazione e, come tale, alla regolare instaurazione del contraddittorio. (M.Fin.) Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 21 febbraio 2013, n Impugnazioni civili - impugnazioni in generale - legittimazione all'impugnazione - attiva - sentenza pronunciata nei confronti dell'erede della parte originaria - ricorso per cassazione proposto in proprio e non nella qualità di erede - questione di legittimazione all'impugnazione - configurabilità - esclusione - fondamento. Il ricorso per cassazione, proposto in proprio dalla parte nei cui confronti sia stata pronunciata la sentenza quale erede della persona che aveva partecipato alle precedenti fasi del giudizio, non pone questione alcuna di legittimazione all'impugnazione, trattandosi non di qualità distinte, ma di unica posizione giuridica, fondata sulla successione a titolo universale nei rapporti che facevano capo al "de cuius", con conseguente titolarità anche del diritto processuale di adire il giudice del gravame. Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 19 febbraio 2013, n Rinuncia all'eredità - debiti del dante causa - insussistenza della qualità di erede - modalità, termini ed effetti della rinuncia. In tema di debiti ereditari, il chiamato all'eredità, che non l'abbia accettata, può stare in giudizio per rappresentare l'eredità ma, siccome non è ancora succeduto all'ereditando, non è soggetto passivo delle obbligazioni già pertinenti al suo dante causa e dunque contro di lui non può essere rivolta alcuna domanda di condanna al pagamento di un debito ereditario. Tuttavia, nel caso in cui una siffatta domanda sia stata proposta nei suoi confronti, egli ha l'onere di resistere sostenendo l'insussistenza della sua qualità di erede, al fine di non essere condannato al pagamento del debito, salvo che, con pronunzia passata in giudicato, sia stato già accertato il diritto di credito dell'altra parte. In tale ipotesi infatti, tutte le questioni che avrebbero potuto essere fatte valere nel giudizio, compresa l'allegazione della sopravvenuta rinuncia all'eredità, e che, se lo fossero state avrebbero potuto condurre a negare quel diritto, non possono esserlo più. Corte d'appello Palermo, Sezione 3 civile, Sentenza 12 febbraio 2013, n. 197 Successioni "mortis causa" - disposizioni generali - accettazione dell'eredità - con beneficio di inventario - effetti - in genere - responsabilità per i debiti ereditari - limitazione "intra vires hereditatis" - eccezione dell'erede nel giudizio di cognizione - necessità - fondamento - deducibilità della qualità di erede beneficiato per la prima volta in sede esecutiva - esclusione. N. 6 giugno Pagina 8

9 L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, determinando la limitazione della responsabilità dell'erede per i debiti del "de cuius" entro il valore dei beni a lui pervenuti, va eccepita nel giudizio di cognizione promosso dal creditore del defunto che faccia valere per intero la sua pretesa, in modo da contenere quantitativamente l'estensione e gli effetti dell'invocata pronuncia giudiziale; ne consegue che, ove non sia stata proposta la relativa eccezione nel processo di cognizione, la qualità di erede con beneficio d'inventario non è deducibile per la prima volta in sede esecutiva. Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 16 aprile 2013, n Successioni - petizione ereditaria - differenze con l'azione di rivendica: qualità della parte che agisce e oggetto dell'azione - effetti sull'onere della prova - mancata contestazione della qualità di erede da parte del convenuto - efficacia solo sulla distribuzione dell'onere della prova ma non sulla struttura dell'azione. (Cc, articolo 533) L'azione di petizione ereditaria, pur avendo in comune con quella di rivendica la finalità recuperatoria del bene, si differenzia da quest'ultima in quanto si fonda sull'allegazione dello stato di erede e ha per oggetto beni riguardanti elementi costitutivi dell'universum ius o di una quota di esso. Ne consegue, quanto all'onere probatorio, che mentre l'attore che agisce in rivendica deve dimostrare la proprietà dei beni attraverso una serie di regolari passaggi durante tutto il periodo di tempo necessario all'usucapione, l'erede che agisce con la petitio hereditatis può invece limitarsi a provare tale sua qualità e il fatto che i beni, al tempo dell'apertura della successione, fossero compresi nell'asse ereditario. La mancata contestazione - da parte del convenuto - della qualità di erede, non fa venire meno la funzione prevalentemente recuperatoria dell'azione ereditaria, ma produce effetti solo sul piano probatorio - esonerando l'attore dalla prova della sua qualità fermo restando l'onere della dimostrazione, nei limiti relativi alla difesa della controparte, dell'appartenenza del bene all'asse ereditario al momento dell'apertura della successione - senza incidere sulla radicale diversità - per natura, presupposti, oggetto e onere della prova - tra le due azioni. Tribunale Milano, Sezione 4 civile, Sentenza 21 giugno 2012, n Testamento olografo - impugnazione - prova della qualità di erede - atto notorio - sufficienza esclusione. In merito al valore probatorio dell'atto notorio va rilevato che, mentre talune, particolari e specifiche norme di legge considerano l'atto notorio come prova sufficiente delle qualità di erede e di legatario, quando queste siano fatte valere a fini esclusivamente amministrativi - anche se nell'ambito della giurisdizione ordinaria, nessuna disposizione attribuisce siffatta rilevanza a detto documento quando venga prodotto in giudizio in funzione probatoria di una delle suddette qualità. In tal caso, in particolare, l'atto notorio non dà luogo ad una presunzione legale, sia pure juris tantum, circa la spettanza della qualità di erede o di legatario, ma integra un mero indizio, il quale deve essere comprovato da altri elementi di giudizio. Tribunale Roma, Sezione 8 civile, Sentenza 19 giugno 2012, n N. 6 giugno Pagina 9

10 PENALE CHIUSURA DELLE INDAGINI PRELIMINARI - Opposizione alla richiesta di archiviazione (art. 410 c.p.p.) Indagini preliminari - chiusura - decreto di archiviazione - motivazione - ritenuta irrilevanza nel merito delle investigazioni suppletive - opposizione persona offesa - ammissibilità. Secondo un condivisibile indirizzo interpretativo di questa Suprema Corte (Sez. 5, n del 22/09/2006, dep. 12/10/2006, Rv ; Sez. 6, n del 13/02/2009, dep. 09/05/2009, Rv ; Sez. 6, n del 10/07/2012, dep. 18/09/2012, Rv ), deve ritenersi illegittimo il decreto con cui il giudice per le indagini preliminari - investito dell'opposizione della persona offesa - ne dichiari l'inammissibilita' ritenendo superflue o, comunque, inutili le investigazioni suppletive a fronte dei risultati probatori gia' acquisiti, in quanto siffatta declaratoria comporta un'anticipazione del giudizio sulla capacita' dimostrativa degli elementi indicati e sulla infondatezza della notizia di reato, inibitogli "de plano" in costanza di opposizione. Infatti, ai fini della delibazione di ammissibilita', il giudice puo' valutare - oltre agli aspetti strettamente formali, quali la tempestivita' e ritualita' dell'opposizione -solamente la specificita' e la pertinenza della richiesta investigativa, con riferimento sia al tema che alla fonte di prova, nonche' il carattere suppletivo rispetto alle risultanze dell'attivita' compiuta nel corso delle indagini preliminari, ma non ne puo' valutare anche la rilevanza, intesa quale valutazione prognostica sulla capacita' dimostrativa del risultato, che va affrontata in sede di udienza camerale. Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 9 maggio 2014, n Indagini preliminari - chiusura - archiviazione - opposizione della persona offesa - oltre il termine dei dieci giorni - inammissibilità esclusione. Secondo un orientamento interpretativo largamente prevalente nella giurisprudenza della Suprema Corte (da ultimo, Sez. 5, n del 31/03/2010, dep. 19/05/2010, Rv ; Sez. 1, n del 13/07/2009, dep. 30/07/2009, Rv ), l'opposizione della persona offesa alla richiesta di archiviazione proposta oltre il termine di dieci giorni dalla notificazione dell'avviso della richiesta non ne determina l'inammissibilita' e non esonera, quindi, il giudice che nel frattempo non abbia gia' provveduto, dal valutarla. Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 9 maggio 2014, n Indagini preliminari - chiusura - archiviazione de plano - infondatezza della notitia criminis - opposizione della persona offesa - tassatività dei casi di legittima impugnazione inammissibilità. Il decreto di archiviazione e' ricorribile per Cassazione per violazione del principio del contraddittorio, ove il giudice non si limiti all'esame della pertinenza e rilevanza delle investigazioni proposte, ma effettui una valutazione prognostica circa la fondatezza delle indagini suppletive richieste, giacche' in questa evenienza e' necessario procedere con il rito camerale, nel contraddittorio delle parti (si vedano Sezioni Unite, 14 febbraio 1996, n. 2. Piu' recentemente, Cassazione penale, sez. 4, 19/04/2011, n ). L'articolo 410 c.p.p., infatti, configura un sistema equilibrato in forza del quale, attraverso il meccanismo dell'opposizione alla richiesta di archiviazione, si vuole rendere effettivo il principio di obbligatorieta' dell'azione penale in caso di inerzie e lacune investigative del pubblico ministero, ma, nel contempo, si vuole anche evitare istanze di prosecuzione delle indagini meramente pretestuose o dilatorie, offrendosi in tali ipotesi al giudice lo strumento per disporre de plano l'archiviazione (cfr. Corte Cost., 11 aprile 1997 n. 95). Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 7 maggio 2014, n N. 6 giugno Pagina 10

11 Indagini preliminari - chiusura - archiviazione - opposizione della persona offesa - tassatività dei casi di legittima impugnazione - vizio di motivazione - inammissibilità. La violazione del contraddittorio e' l'unico vizio denunziabile con il ricorso avverso il provvedimento di archiviazione, vuoi preso de plano che a seguito di camera di consiglio (S.U., sent. 24 del 1995, citata, e tra molte, Sez. 6, n. 436 del 05/12/2002, Mione; Sez. 1, n del 07/02/2006, Laurino; Sez. 6, n del 26/10/1995, Ronchetti; Sez. 6, n del 20/09/1991, Di Salvo; ). Osta a una diversa lettura il principio di tassativita' dei mezzi d'impugnazione. Ne' v'e' ragione costituzionalmente imposta di un ampliamento della piattaforma dei vizi denunziabili mediante ricorso, giacche' la natura "interlocutoria e sommaria... finalizzata a un controllo di legalita' sull'esercizio dell'azione penale e non a un accertamento sul merito dell'imputazione" (C. cost. ord. nn. 153 del 1999, 150 del 1998, 54 del 2003; sent. n. 319 del 1993) dell'archiviazione e la ratio, esclusivamente servente il controllo di legalita' e obbligatorieta' dell'azione penale, che tradizionalmente si riconosce assistere lo ius ad loquendum e gli strumenti di tutela dell'offeso («negli stretti limiti in cui cio' risponda» a tale funzione di controllo: C. cost. ord. n. 95 del 1998), consentono d'affermare che alla pretesa sostanziale di questo offre comunque adeguata garanzia la possibilita' di esercitare i propri diritti d'azione e difesa, ampiamente e senza preclusione alcuna, nella sede (civile) propria. Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 7 maggio 2014, n Indagini preliminari - chiusura delle indagini preliminari - richiesta di archiviazione - imputazione coatta in ordine ad altri fatti costituenti reato a carico del medesimo soggetto indagato o di altri soggetti non indagati - abnormita' sussistenza Le Sezioni Unite penali, nel risolvere un ulteriore contrasto in materia di delimitazione dei poteri di controllo del giudice per le indagini preliminari sull'operato del pubblico ministero, hanno affermato che, sia l'ordine di imputazione coatta ex art. 409, comma 5, cod.proc. pen. nei confronti di persona non indagata, sia quello emesso nei confronti dell'indagato ma in relazione ad un reato diverso da quello oggetto della richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, costituiscono atti abnormi in quanto esorbitano dai poteri del giudice per le indagini preliminari, precisando che le disposizioni dell'art. 409, commi 4 e 5, cod. proc. pen. devono formare oggetto di interpretazione estremamente rigorosa, al fine di evitare qualsiasi ingerenza dell'organo giudicante nella sfera di autonomia della pubblica accusa. Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, Sentenza del 30 gennaio 2014, n Indagini preliminari - chiusura delle indagini - archiviazione - richiesta del pubblico ministero - opposizione della persona offesa - provvedimento "de plano" - condizioni - fattispecie. In tema di archiviazione, il provvedimento assunto "de plano" dal giudice per le indagini preliminari nonostante l'opposizione della persona offesa è illegittimo qualora, invece di delibare sull'ammissibilità dell'opposizione, egli abbia valutato il merito della richiesta del pubblico ministero in ordine alla fondatezza dell'accusa. (Nella specie, il g.i.p. aveva ritenuto in diritto non configurabile il reato ipotizzato). Corte di Cassazione, Sezione 3 penale, Sentenza 5 giugno 2013, n Indagini preliminari - chiusura - archiviazione - opposizione della persona offesa - indicazione dell'oggetto dell'investigazione suppletiva - necessità. In base al testuale tenore dell'art. 410, comma 1, c.p.p., l'opposizione alla richiesta di archiviazione deve contenere, a pena di inammissibilità, l'indicazione dell'oggetto dell'investigazione suppletiva e dei relativi elementi di prova, di tal che non può ammettersi una opposizione che sia di natura puramente argomentativa, e cioè basata sulla sola prospettazione di ragioni volte a sostenere la fondatezza della notizia di reato, ferma restando, tuttavia, la possibilità che tali ragioni possano essere rappresentate a N. 6 giugno Pagina 11

12 mezzo di memorie prodotte ai sensi dell'art. 90 c.p.p., delle quali il giudice è comunque tenuto a valutare il contenuto per quindi procedere, ove lo ritenga fondato, alla fissazione dell'udienza camerale partecipata. Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 17 maggio 2013, n REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Corruzione Delitti contro la PA delitti dei pubblici ufficiali contro la PA corruzione confisca distinguo tra posizione passiva del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio corrotto e posizione attiva del soggetto corruttore logica bifasica della previsione di cui all'art. 322 ter c.p. Con riferimento al reato di corruzione, tipico reato bilaterale a concorso necessario, l'articolo 322 ter cod. pen. opera una distinzione a seconda che si faccia riferimento alla posizione passiva del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio corrotto oppure a quella attiva del soggetto corruttore, dato che il comma 1 e' applicabile (tra gli altri) ai reati di cui agli articoli 318, 319 e 320 c.p. e articolo 322 bis c.p., comma 1, mentre il comma 2 e' riferibile esclusivamente alla corruzione attiva, sanzionata dall'articolo 321 cod. pen. Nel comma 1 il riferimento e' al profitto o al prezzo immediati del reato nonche' a beni di valore ad essi corrispondente (dopo la novella di cui alla Legge n. 190 del 2012) in caso di impossibile individuazione; nel comma 2 il riferimento e' evidentemente al profitto del corruttore o a beni di valore corrispondente, in caso di impossibile individuazione di esso nel patrimonio del reo. Nell'uno come nell'altro caso, tuttavia, non par dubbio che sia profitto che prezzo debbano essere materialmente individuabili (si pensi al prezzo della corruzione rinvenuto nelle mani del corruttore che venga sorpreso nell'imminenza dell'incontro con il pubblico agente) ovvero siano stati effettivamente conseguiti dal reato consumato. La logica della previsione dell'articolo 322 ter cod. pen. e', infatti, per cosi' dire bifasica: in un primo tempo occorre procedere all'individuazione materiale delle utilita' conseguite grazie alla consumazione del reato; in un secondo tempo ed una volta preso atto dell'impossibilita' di procedere a detta individuazione (si pensi ai casi di consumazione, cessione ed occultamento dei beni) si puo' procedere all'apprensione di quelli di valore equivalente al fine di raggiungere comunque l'intento perseguito dal legislatore di privare il reo dell'indebito arricchimento derivante dal reato. Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 25 marzo 2014, n Delitti contro la pubblica amministrazione corruzione stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi privati, con sistematico ricorso ad atti contrari alla funzione non predefiniti né identificabili ex post configurabilità del reato di cui all'art. 318 cod. pen - esclusione - riconducibilità della condotta nell'ambito del novellato art. 319 cod. pen. sussistenza. Lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, attraverso il sistematico ricorso ad atti contrari ai doveri di ufficio non predefiniti, né specificamente individuabili "ex post", configura il reato di cui all'art. 319 cod. pen., e non il più lieve reato di corruzione per l'esercizio della funzione di cui all'art. 318 cod. pen. (nel testo introdotto dalla legge 6 novembre 2012, n. 190). Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 28 febbraio 2014, n Delitti contro la PA delitti dei pubblici ufficiali contro la PA - consumazione. Ai fini della consumazione del delitto di cui all'articolo 319 c.p. non ha importanza il fatto che l'imputato non abbia effettivamente ricevuto denaro o altro vantaggio per l'azione esplicata, bastando l'accettazione della promessa; infatti, essendo la fattispecie dell'articolo 319 c.p. di tipo alternativo, la corruzione si consuma anche con il mero raggiungimento dell'accordo, non essendo necessaria l'effettiva dazione di ricompense (Cass. Sez. 6, Sentenza n del 21/09/1989 Ud. (dep. 07/12/1989) Rv ). N. 6 giugno Pagina 12

13 Corte di Cassazione, Sezione 2 penale, Sentenza 19 febbraio 2014, n Delitti contro la PA delitti dei pubblici ufficiali contro la PA corruzione nozione di "altra utilità" ex art. 319 c.p.. In tema di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, ai fini dell'accertamento della controprestazione offerta dal corruttore, la nozione di "altra utilita'" quale oggetto della dazione o della promessa al pubblico ufficiale non va circoscritta soltanto alle utilita' di natura patrimoniale, ma comprende qualsiasi vantaggio materiale o morale, patrimoniale o non patrimoniale che abbia valore per il pubblico ufficiale (Sez. 6, Sentenza n del 23/09/1987 Rv Imputato: LOMBARDI), e quindi anche qualsiasi prestazione di fare o non fare; allo stesso proposito e' stato affermato che nella nozione rientrano tutti quel vantaggi sociali le cui ricadute patrimoniali siano mediate e indirette (Sez. 6, Sentenza n del 18/06/2010 Cc. Rv ). Corte di Cassazione, Sezione 2 penale, Sentenza 11 luglio 2013, n Delitti contro la PA delitti dei pubblici ufficiali contro la PA discrimen tra il delitto di corruzione ed il delitto di traffico di influenze. Il delitto di traffico di influenze di cui all'articolo 346 bis c.p., cosi' come introdotto dalla Legge n. 190 del 2012, articolo 1, comma 75, e' fattispecie che punisce un comportamento propedeutico alla commissione di una eventuale corruzione e non e' quindi, ipotizzabile quando sia gia' stato accertato un rapporto - come nella specie -paritario tra il pubblico ufficiale ed il soggetto privato (v. Sez. 6 sent. N del , rv , imputato Colosimo). Di tanto e' espressiva la clausola di esclusione posta all'articolo 346 bis c.p., comma 1, che definisce il rapporto della fattispecie con quelle corruttive di cui agli articoli 319 e 319 bis c.p., ponendo la condotta dei due soggetti attivi del traffico di influenze illecite - il "mediatore" ed il "compratore di influenze" - prima ed al di fuori del patto corruttivo, assumendo detta condotta autonomo rilievo penale in ragione di una soglia anticipata di tutela voluta dal legislatore. Dal punto di vista strutturale, elemento differenziale tra la fattispecie corruttiva e quella del traffico di influenze e' la connotazione causale del "prezzo", destinato - nel traffico di influenze - a retribuire l'opera di mediazione, e non potendo detto prezzo, neppure in parte, essere destinato all'agente pubblico, altrimenti realizzandosi un concorso nella corruzione attiva. Corte di Cassazione, Sezione 2 penale, Sentenza 11 luglio 2013, n Corruzione - corruzione per l'esercizio della funzione - nuova disciplina - rapporti con la precedente fattispecie di corruzione impropria. In tema di corruzione, è da escludere che il nuovo articolo 318 del Cp, riformulato dalla legge 6 novembre 2012 n. 190, abbia determinato l'abolitio criminis della fattispecie, precedentemente incriminata a titolo di corruzione impropria. Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 3 maggio 2013, n DELITTI CONTRO LA VITA E L'INCOLUMITA' INDIVIDUALE - Rissa Rissa - configurabilità del reato - contesa violenta - esistenza di più fronti di aggressione - volontà vicendevole di attentare all'altrui personale incolumità limite del numero dei partecipanti. Come noto l'articolo 588 c.p. non determina il numero minimo di persone necessario perché possa ritenersi consumata una rissa ed invero nemmeno fornisce la nozione giuridica di rissa, rinviando a quella ricavabile dall'accezione comune del termine. Secondo il tradizionale e risalente insegnamento della N. 6 giugno Pagina 13

14 giurisprudenza di legittimità per la configurazione del reato in oggetto sarebbe dunque necessario e sufficiente che nella contesa violenta esistano più fronti di aggressione, con volontà vicendevole di attentare all'altrui personale incolumità; il che potrebbe realizzarsi anche quando qualcuna delle "parti" protagoniste sia rappresentata da un solo soggetto, con l'unico limite che il numero dei corrissanti non risulti inferiore a quello di tre (ex multis Sez. 5, n del 10 marzo 1988, Verona, Rv ). Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 17 marzo 2014, n Rissa - configurabilità - numero dei partecipanti limite di almeno tre per configurabilitàlimite ipotesi di derubricazione del reato in quello di lesione personale - esclusione. Ai fini della configurabilità del reato di rissa costituisce condizione necessaria e sufficiente che il numero dei partecipanti sia almeno di tre e non anche che sia superiore a tre. All'uopo, invero, è necessario che nella contesa violenta esistano più fronti di aggressione, con vicendevole volontà di attentare all'altrui personale incolumità. La circostanza può trovare verificazione anche nell'ipotesi in cui qualcuna delle parti protagoniste sia rappresentata da un solo soggetto, con l'unico limite che il numero dei corrissanti non sia inferiore a tre. Non può procedersi con derubricazione del reato di rissa in quello di lesione personale quando i singoli fatti di lesione sono i segmenti dell'azione criminosa complessivamente intesa e non sono in sé separabili. Corte d'appello Palermo, Sezione 3 penale, Sentenza 21 febbraio 2014, n. 860 Reato di rissa inapplicabilità della legittima difesa - corrissanti animati da un reciproco intento di offesa accettazione volontaria del pericolo possibilità residuale di riconoscimento dell'esimente. E' principio affermato quello secondo cui al reato di rissa ed a quelli commessi nel corso di essa, non e' applicabile la legittima difesa perche' i corrissanti sono animati dall'intento reciproco di offendersi e di accettare la situazione di pericolo nella quale volontariamente si sono posti, sicche' la loro difesa non puo' ritenersi necessitata (Sez. 5, , n. 4402, Rv ) e che solo eccezionalmente l'esimente della legittima difesa puo' essere riconosciuta ed e' quando vi sia stata un'offesa che per essere diversa e piu' grave di quella accettata, si presenti del tutto autonoma ed ingiusta. Corte di Cassazione, Sezione 1 penale, Sentenza 20 gennaio 2014, n Rissa - configurabilità del reato di rissa - violenta contesa - sussistenza di gruppi contrapposti - volontà vicendevole di attentare all'altrui incolumità personale - ipotesi in cui i partecipanti non siano stati coinvolti tutti contemporaneamente nella colluttazione - azione sviluppatasi in varie fasi e frazionatasi in distinti episodi - episodi tra cui non vi sia stata alcuna apprezzabile soluzione di continuità - eventi susseguitisi in rapida successione - unica sequenza di eventi - configurabilità del reato di rissa - caso concreto - responsabilità degli imputati per la rissa a costoro ascritta - prove - verbale di arresto - constatazione della presenza di tre persone intente a percuotersi ed a spintonarsi reciprocamente - individuazione di due individui che si avventavano contro un terzo - necessità dell'intervento fisico dei militari per sedare la lite - prova della sussistenza di una vera e propria rissa. Ai fini della configurabilità del reato di rissa, occorre che, nella violenta contesa, vi siano gruppi contrapposti, con volontà vicendevole di attentare all'altrui incolumità personale. All'uopo si evidenzia che il predetto reato sussiste anche nell'ipotesi in cui i partecipanti non siano stati coinvolti tutti contemporaneamente nella colluttazione e l'azione si sia sviluppata in varie fasi e si sia frazionata in distinti episodi, tra i cui non vi sia stata alcuna apprezzabile soluzione di continuità, essendosi tutti seguiti in rapida successione, in modo da saldarsi in un'unica sequenza di eventi. Tribunale Foggia, penale, Sentenza 22 luglio 2013, n N. 6 giugno Pagina 14

15 Rissa - inapplicabilità della causa di giustificazione della legittima difesa al reato di rissa ed a quelli commessi nel corso di essa - ratio - partecipanti alla rissa - volontà reciproca di offendersi e di accettare la situazione di pericolo - situazione in cui si sono volontariamente posti - difesa non necessitata - eccezione a tale regola generale - sussistenza di tutti gli altri requisiti voluti dalla legge - reazione assolutamente imprevedibile e sproporzionata - offesa diversa e più grave di quella accettata - offesa del tutto nuova, autonoma ed ingiusta fattispecie. La causa di giustificazione della legittima difesa è inapplicabile al reato di rissa ed a quelli commessi nel corso di essa, giacché coloro che partecipano alla rissa sono spinti dalla volontà reciproca di offendersi e di accettare la situazione di pericolo nella quale volontariamente si sono posti. Conseguentemente, la loro difesa non può dirsi necessitata. Deve, tuttavia, evidenziarsi come tale causa di giustificazione possa essere eccezionalmente riconosciuta quando, sussistendo tutti gli altri requisiti voluti dalla legge, vi sia stata una reazione assolutamente imprevedibile e sproporzionata, ovvero un'offesa che, per essere diversa e più grave di quella accettata, si presenti del tutto nuova, autonoma ed ingiusta. (Nella fattispecie, stante tali principi, l'imputato, ritenuto responsabile penalmente del reato di rissa, in base alle risultanze istruttorie, non ha potuto beneficiare della richiesta causa di giustificazione della legittima difesa, non ricorrendo l'ipotesi che, in via eccezionale, ne ammette la sussistenza in relazione al delitto de quo). Tribunale Genova, Sezione 2 penale, Sentenza 14 maggio 2013, n Reato di rissa - sussistenza - irrilevanza della presenza di due gruppi contrapposti - unico elemento indefettibile - contesa violenta - esistenza di più fronti di aggressione con volontà vicendevole di attentare all'altrui personale incolumità - configurabilità anche se una delle parti protagoniste sia rappresentata da un solo soggetto - limite - numero minimo dei contendenti non può essere inferiore a tre - fattispecie - contesa tra imputato e persona offesa - ravvisabilità di lesioni reciproche e di una reciproca volontà di offendere - configurabilità del reato de quo. Affinché sussista il reato di rissa non occorre la presenza di due gruppi contrapposti che si aggrediscono reciprocamente e contestualmente. Ed infatti, l'unico elemento indefettibile a tal scopo è la necessità che nella contesa violenta esistano più fronti di aggressione con volontà vicendevole di attentare all'altrui personale incolumità. Ciò ben può realizzarsi anche quando qualcuna della parti protagoniste sia rappresentata da un solo soggetto, con l'unico limite che il numero delle persone coinvolte non sia inferiore a quello di tre. Alla luce di quanto detto, nella fattispecie, si è ritenuto perfettamente sussistente il reato di rissa, dal momento che le risultanze probatorie avevano ben evidenziato come vi fossero state tra l'imputato, unitamente ai suoi amici e parenti, e la persona offesa, anche essa insieme ad amici e familiari, lesioni reciproche ed una reciproca volontà di offendere. Tribunale per i Minorenni Perugia, penale, Sentenza 22 febbraio 2013, n. 11 Delitti contro la persona - rissa - coinvolgimento di più persone nella rissa - circostanze del reato - presupposti per la configurabilità della fattispecie - elemento oggettivo e soggettivo del reato - intento di ledersi reciprocamente. Sono imputabili per il delitto di rissa i prevenuti che partecipando ad una colluttazione colpendosi reciprocamente, riportino lesioni personali omettendo di prestare soccorso al feriti, abbandonati sul luogo del fatto. Ai fini della configurabilità del reato di rissa è necessario che nella contesa violenta esistano più fronti di aggressione, con volontà vicendevole di attendere all'altrui personale incolumità il che può realizzarsi anche quando una delle parti sia rappresentata da un solo soggetto, con l'unico limite che il numero dei corrissanti non sia inferiore a tre. Quanto all'elemento soggettivo del reato, è necessario che il gruppo di persone coinvolte nella rissa abbiano il proposito di ledersi reciprocamente non essendo N. 6 giugno Pagina 15

16 ravvisabile il reato allorché un gruppo di persone assalga deliberatamente altre e queste si difendano. In tal caso la rissa non è configurabile né a carico degli aggrediti, né degli aggressori i quali rispondono soltanto delle eventuali conseguenze della loro azione violenta in danno di coloro i quali si siano limitati a difendersi. Tribunale Arezzo, penale, Sentenza 4 giugno 2012, n. 457 RASSEGNA GIURISPRUDENZA AMMINISTRATIVA APPALTI Tribunale Amministrativo Regionale, Sezione 1, Sentenza 7 giugno 2014, n. 365 Appalti - Art. 38, c. 1, lett. m-quater d.lgs. n. 163/ Offerte riconducibili ad un unico centro decisionale - Esclusione - Ragioni - Contraddittorio con le imprese interessate. L'art. 38 c. 1 lett. m-quater) d.lgs. n. 163/2006, nel prevedere l'esclusione delle offerte riconducibili ad un unico centro decisionale, dà rilievo alle situazioni di controllo e condizionamento che esplichino i loro effetti all'interno della medesima procedura di affidamento. E' evidente la ragione del divieto di partecipazione alla medesima gara di operatori economici che versino in una situazione di controllo ai sensi dell'art c.c.: occorre evitare che l'apparente autonomia delle società partecipanti, derivante dal requisito della soggettività giuridica in capo a ciascuna di esse, possa dissimulare l'effettiva provenienza delle rispettive offerte da un unico centro decisionale, alterando la segretezza ed autonomia delle offerte e minando di conseguenza la concorrenzialità nelle gare pubbliche. Ciò in quanto il rispetto dei principi della par condicio tra i concorrenti e della segretezza dell'offerta implica indefettibilmente l'insussistenza di intollerabili commistioni fra partecipanti alla gara, mediante cui è possibile influire sul contenuto delle offerte e sull'esito della competizione. Va tuttavia osservato come la Corte di giustizia abbia ritenuto in contrasto con il diritto comunitario, per violazione del principio di proporzionalità, il divieto assoluto, a carico di imprese tra cui sussista un rapporto di controllo o che siano tra loro collegate, di partecipare in modo simultaneo e concorrente ad una medesima gara d'appalto, ove non si consenta alle stesse di dimostrare che il suddetto rapporto di controllo o di collegamento non abbia influito sul loro rispettivo comportamento nell'ambito della gara (cfr. CGCE, IV, 19 maggio 2009, causa C-538/07). La Corte del Lussemburgo, dunque, ha ritenuto necessario che, nell'ipotesi in cui si riscontri una situazione di collegamento o di controllo, la stazione appaltante proceda ad un contraddittorio con le imprese interessate, dando loro la possibilità di dimostrare la non sussistenza delle condizioni di effettivo controllo tali da inquinare la gara. (Amb.dir.) DIRITTO DI ACCESSO Tribunale Amministrativo Regionale Lazio - Roma, Sezione 3 bis, Sentenza 7 giugno 2014, n DIRITTO DI ACCESSO - SUSSISTENZA DEL DIRITTO DI ACCESSO AI DOCUMENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - NECESSITÀ DI VERIFICARE CHE IL DOCUMENTO CUI SI INTENDE ACCEDERE INCIDA, ANCHE POTENZIALMENTE, SULL'INTERESSE DI CUI IL SOGGETTO È PORTATORE Al fine di stabilire se sussiste il diritto di accesso ai documenti della Pubblica Amministrazione, in particolare, occorre avere riguardo al documento cui si intende accedere, per verificarne l'incidenza, anche potenziale, sull'interesse di cui il soggetto è portatore. EDILIZIA ED URBANISTICA N. 6 giugno Pagina 16

17 Tribunale Amministrativo Regionale Lazio - Roma, Sezione 1 quater, Sentenza 6 giugno 2014, n NUOVA COSTRUZIONE E TITOLO ABILITATIVO - OPERA EDILIZIA - REALIZZAZIONE DI UNA TETTOIA - NUOVA COSTRUZIONE - NECESSITÀ DEL PREVIO RILASCIO DI UN TITOLO ABILITATIVO - INNOVAZIONE DEL PREESISTENTE IMMOBILE - MANUFATTO DEL TUTTO NUOVO PER CONSISTENZA E MATERIALI UTILIZZATI - IMMOBILE NON RICONDUCIBILE A QUELLO GIÀ ESISTENTE CHE ANZI VIENE ALTERATO SIA DAL PUNTO DI VISTA MORFOLOGICO CHE FUNZIONALE L'opera edilizia consistente nella realizzazione di una tettoia si caratterizza in termini di nuova costruzione, tale da necessitare il previo rilascio di un titolo abilitativo allorquando innova il preesistente immobile, in quanto si perviene ad un manufatto del tutto nuovo per consistenza e materiali utilizzati, come tale non riconducibile a quello già esistente che anzi viene alterato sia dal punto di vista morfologico che funzionale. Tribunale Amministrativo Regionale, Sezione 1, Sentenza 5 giugno 2014, n. 878 Diritto urbanistico - Edilizia - Art. 13 d.p.r. n. 380/ Permesso di costruire - Relazione qualificata a contenuto reale dell'istante - Manifesto difetto di legittimazione del richiedente. Ai sensi dell'art. 11 del D.P.R. n. 380/2001, il permesso di costruire è rilasciato "a chi abbia titolo per richiederlo". La disposizione va interpretata nel senso che occorre una relazione qualificata a contenuto reale dell'istante con il bene: in altri termini, è necessaria la qualità di proprietario, superficiario, affittuario di fondi rustici, usufruttuario del bene immobile, anche se in formazione, non essendo sufficiente il solo rapporto obbligatorio, atteso che il diritto a costruire è una proiezione del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento che autorizzi a disporre un intervento costruttivo (Cons. di St., IV, , n. 3300). E sebbene di regola il comune non debba farsi carico di effettuare complessi accertamenti diretti a ricostruire tutte le vicende riguardanti l'immobile in considerazione, deve nondimeno ritenersi che debba negare il rilascio del titolo edilizio quando dall'istruttoria risulti per tabulas - per esempio, per la opposizione manifestata dal proprietario - il difetto di legittimazione del richiedente. (Amb.dir.) Tribunale Amministrativo Regionale, Sezione 1, Sentenza 4 giugno 2014, n. 363 PERMESSO DI COSTRUIRE. CONTRASTO CON GLI STRUMENTI URBANISTICI - PERMESSO DI COSTRUIRE - INTERVENTO OGGETTO DELL'ISTANZA - CONTRASTO CON LE PREVISIONI DI STRUMENTI URBANISTICI ADOTTATI - SOSPENSIONE DI OGNI DETERMINAZIONE IN ORDINE ALLA DOMANDA - INCIDENZA SUI PROCEDIMENTI AVVIATI DA QUEL MOMENTO IN POI La disposizione normativa di cui all'art. 12, comma 3, D.P.R. n. 380 del 2001, nella parte in cui sancisce che in caso di contrasto dell'intervento oggetto della domanda di permesso di costruire con le previsioni di strumenti urbanistici adottati, è sospesa ogni determinazione in ordine alla domanda, può essere interpretata nel senso che la misura della sospensione incida unicamente sui procedimenti avviati da quel momento in poi, rispetto ai quali non sia ancora intervenuto il rilascio del titolo edilizio, e che le misure di salvaguardia siano quindi applicabili alle domande di permesso presentate dopo l'adozione della variante urbanistica. ENERGIA Tribunale Amministrativo Regionale, Sezione 1, Sentenza 7 giugno 2014, n. 367 Diritto dell'energia - Art. 12 d.lgs. n. 387/ Costruzione ed esercizio di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili - Autorizzazione unica - Pareri e autorizzazioni altrimenti necessari - Assorbimento. N. 6 giugno Pagina 17

18 Ai sensi dell'art. 12, nn. 3 e 4, d.lgs. n. 387/2003, la costruzione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili postula il rilascio della cosiddetta autorizzazione unica, che fa seguito ad un procedimento unico mediante conferenza dei servizi, cui partecipano le amministrazioni ed i soggetti interessati. Attraverso il meccanismo della conferenza di servizi, l'autorizzazione unica è in grado di sostituire tutti i pareri e le autorizzazioni altrimenti necessari, incluse le valutazioni di carattere paesaggistico, nonché quelle relative alla esistenza di vincoli storico-artistici (cfr. C.d.S., sez. VI, 22 febbraio 2010, n. 1020). (Amb.dir.) PROCESSO AMMINISTRATVO Tribunale Amministrativo Regionale Lazio - Roma, Sezione 1 quater, Sentenza 6 giugno 2014, n IMPROCEDIBILITA' - MORE DEL PROCESSO - PARTE RESISTENTE - RILASCIO DEL PROVVEDIMENTO RICHIESTO - RICHIESTA DELLA CESSAZIONE DELLA MATERIA DEL CONTENDERE - IPOTESI RICORRENTE NELLA FATTISPECIE - IMPROCEDIBILITÀ DELL'IMPUGNATIVA CON COMPENSAZIONE DELLE SPESE DEL GIUDIZIO Qualora, nelle more del processo, la parte resistente evidenzi che il provvedimento richiesto è stato rilasciato, chiedendo, dunque, la cessazione della materia del contendere, non resta, come accaduto nella fattispecie, che prendere atto della improcedibilità dell'impugnativa con compensazione delle spese del giudizio. RISARCIMENTO DANNI Tribunale Amministrativo Regionale Lombardia - Brescia, Sezione 1, Sentenza 3 giugno 2014, n. 589 RISARCIMENTO DANNI. GIURISDIZIONE GIUDICE AMMINISTRATIVO - RISARCIMENTO DANNI - GIURISDIZIONE ESCLUSIVA DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO - PREVISIONE NORMATIVA - INTERPRETAZIONE CONFORME A COSTITUZIONE La disposizione normativa di cui all'art. 30, comma 6, c.p.a. (D.Lgs. n. 104 del 2010), nella parte in cui afferma che di ogni domanda di condanna al risarcimento di danni per lesioni di interessi legittimi o, nelle materie di giurisdizione esclusiva, di diritti soggettivi conosce esclusivamente il Giudice Amministrativo, si interpreta in modo conforme a Costituzione se la si legge nel senso di attribuire al Giudice Amministrativo la giurisdizione risarcitoria nei confronti di tutti gli interessi legittimi, sia nel caso ordinario, di loro lesione da parte di un provvedimento propriamente detto, sia nel caso di loro lesione da parte di un atto legislativo che del provvedimento abbia la sostanza. N. 6 giugno Pagina 18

19 NOTIZIE FLASH Sottosegretario alla giustizia Ferri: «Serve il reato omicidio stradale» "La notizia di un bimbo di 3 anni travolto da un pirata della strada non solo ci sconvolge e ci rattrista profondamente, ma ci porta ancora una volta a riflettere sulla sicurezza stradale. Le vittime della strada sono troppe e i loro familiari giustamente da anni chiedono alla politica di intervenire con norme più severe". È la posizione del sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, secondo il quale "è necessario e non più procrastinabile modificare la normativa attualmente vigente in materia di omicidio stradale". Secondo Ferri, le direttrici da seguire sono tre: introdurre i reati di omicidio colposo stradale e di lesioni colpose stradali, prevedere disposizioni sul cosiddetto ergastolo della patente, aumentare le pene. In commissione Giustizia al Senato, intanto, è partita la discussione su un testo di cui è relatore Giuseppe Luigi Cucca del Pd. "Attualmente - spiega Ferri - il codice non prevede fattispecie di reato autonomo in questa materia, ma solo delle aggravanti dell'omicidio colposo. Ma proprio il ripetersi di casi di estrema gravità, come quello odierno, impone una riflessione. A mio giudizio introdurre l'omicidio colposo stradale e le lesioni colpose stradali come reati autonomi, rappresenterebbe un efficace messaggio educativo e culturale sulla pericolosità della guida dei veicoli e sull'importanza delle norme del codice della strada, poste a tutela dei beni supremi quali la vita e l'incolumità fisica". Un'ipotesi di impianto sanzionatorio per l'omicidio stradale prevede il carcere da 3 a 8 anni, termine che sale da 4 a 10 anni in caso di guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe, con un ulteriore inasprimento se si provoca la morte di più persone. "Per rendere effettivo tale aumento - aggiunge Ferri - bisogna inoltre stabilire il divieto di bilanciamento tra le aggravanti e le attenuanti relative ai due nuovi reati". Nei casi di omicidio stradale, inoltre, secondo Ferri dovrebbe scattare l'ergastolo della patente, ossia la revoca della patente di guida e l'impossibilità di ottenerne il rilascio se si è stati condannati. "Ritengo che questa misura - osserva il magistrato - possa avere l'effetto deterrente più efficace. È fondamentale, inoltre, porre in essere un programma di prevenzione, informazione e sensibilizzazione presso le scuole che coinvolga docenti, forze dell'ordine e le varie associazioni delle vittime della strada". Il Cdm ha approvato il Dl con il risarcimento per i detenuti Approvato il provvedimento sui risarcimenti ai detenuti "dopo le contestazioni della Corte di Giustizia europea per metterci in regola ed evitare procedure di infrazione". Lo ha detto il ministro Maria Elena Boschi al termine del Consiglio dei ministri. Nove indagati per corruzione nella ristrutturazione delle carceri Perquisizioni sono in corso da parte del Nucleo di polizia tributaria al Dap. Le hanno disposte i pubblici ministeri Mario Palazzi e Paolo Ielo che procedono per l'ipotesi di corruzione relativa ad appalti per la ristrutturazione di carceri. Perquisizioni anche nell'ufficio del commissario straordinario per l'attuazione del piano carceri sempre disposte dai due magistrati che procedono per i reati di abuso d'ufficio e falso. L'indagine coinvolge 9 persone e tra queste Angelo Sinesio commissario straordinario al piano carceri. A fornire lo spunto per avviare l'inchiesta è stato Alfonso Sabella funzionario al ministero della Giustizia e già pubblico ministero a Palermo all'antimafia. Fu lui con un esposto a sottolineare le irregolarità nel piano per la ristrutturazione delle carceri presentato da Sinesio il 21 novembre 2013 alla Camera. Ipotizzando i reati di falso e abuso d'ufficio i pubblici ministeri Palazzi e Ielo ritengono che nell'assegnazione delle gare d'appalto Sinesio abbia compiuto irregolarità anticipando le gare stesse e impedendo che a queste potessero partecipare altre ditte oltre a quelle prescelte. Un'altra contestazione è quella d'aver fatto in modo che il valore delle gare non superasse i 5 mln di euro. In tal modo attraverso questo limite fu possibile superare la normativa europea che consente così di affidare i lavori a più di un'impresa. Al centro dell'indagine per quanto riguarda l'ipotesi di corruzione ci sono i lavori fatti per le carceri di Voghera, Lodi e Frosinone. L'accusa di corruzione ipotizzata nell'ambito dell'indagine è sorta da un esame di un esposto-denuncia che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha presentato tempo fa. L'intervento del ministro si riferisce in particolare ai lavori che sono stati fatti per ristrutturare le carceri di Voghera, Lodi e Frosinone. N. 6 giugno Pagina 19

20 Soppressione sedi Tar, Anma: profondo disagio "Profondo disagio e forte preoccupazione" è espressa dall'associazione Nazionale Magistrati Amministrativi per l'adozione da parte del Governo di disposizioni volte alla soppressione delle sezioni distaccate dei Tribunali Amministrativi Regionali - informa una nota dell'anma - "in assenza di una seria valutazione delle effettive ricadute in termini organizzativi, di risparmio di spesa, di funzionalità degli uffici giudiziari, di disagio e di allontanamento dei cittadini da un sistema di tutela rapido ed effettivo garantito dai giudici amministrativi contro le disfunzioni ed il malgoverno delle amministrazioni". Ad avviso dell'anma, "ciò comporterà certamente un rallentamento della risposta di giustizia per bacini di utenza estremamente significativi e numerosi, ossia per tutta quella moltitudine di cittadini, imprese, operatori economici che si rivolgono ogni giorno ai Tar per ottenere tutela e ripristino della legalità". "I gravi disservizi organizzativi che si verificheranno inevitabilmente nel sistema della Giustizia amministrativa si risolveranno in una inaccettabile contrazione degli ambiti di tutela e di difesa del cittadino in un momento storico in cui si pone invece con ogni evidenza l'esigenza di un rafforzamento del controllo di legalità sulle azioni delle pubbliche amministrazioni", conclude la nota. Internet, Orlando: presto il 'pacchetto protezione dati' Aumenta dimensione font Diminuisci dimensione font Stampa l'articolo Invia articolo per L'approvazione del cosiddetto 'pacchetto protezione dati', composto da un Regolamento e da una Direttiva europei, "costituisce una delle priorità del Ministero della Giustizia per il semestre di presidenza italiana". Lo afferma il Guardasigilli Andrea Orlando, in un indirizzo di saluto inviato al convegno "Una Costituzione per Internet?" in corso a Montecitorio. "L'affermarsi delle nuove tecnologie aggiunge - rende necessario l'aggiornamento della legislazione in materia, ed un quadro normativo che sia effettivamente comune per tutti gli Stati membri dell'unione europea avvantaggerà sia le imprese che i cittadini, e considerato che la proposta in discussione riconosce elevati livelli di tutela, anche la loro fiducia verso le moderne tecnologie potrà risultare accresciuta". "Peraltro, la sottoposizione al medesimo quadro normativo anche delle imprese extraeuropee che operano su dati europei e che attualmente, trovandosi soggette a discipline più permissive, risultano in posizione di palese favore rispetto alle prime, costituisce un altro punto qualificante del testo, tanto più ove si consideri che, secondo una stima effettuata nel 2013, il giro d'affari legati a trattamento dati riguardanti i cittadini europei si aggira intorno ai 315 miliardi di euro". Toghe via a 70 anni, Anm: danni gravi Aumenta dimensione font Diminuisci dimensione font Stampa l'articolo Invia articolo per "La immediata decapitazione dei vertici degli uffici giudiziari determina problemi di funzionalità molto gravi, di fronte ai quali un rinvio solo di un anno è troppo breve". Il presidente dell'anm, Rodolfo Sabelli, avverte che far slittare al 2015 l'uscita dei giudici che hanno compiuto 70 anni non basterebbe a risolvere "l'emergenza" che si prospetta. "Non siamo contrari a abbassare l'età pensionabile, ma serve gradualità", dice, spiegando che occorreranno "svariati anni" per ripianare gli organici. I conti sono presto fatti: la pensione a 70 anni comporterà l'uscita di "almeno 300 magistrati - spiega Sabelli - a parte è ai vertici degli uffici giudiziari": non solo della Cassazione, ma anche delle Corti d'appello, dei tribunali e delle procure. Peraltro altri magistrati che hanno superato i 66 anni potrebbero essere incentivati a lasciare visto che non potrebbero più ricoprire incarichi direttivi, per i quali è richiesto che si possa garantire la permanenza in servizio per quattro anni. Così il nuovo Csm, cha sarà eletto a luglio, "dovrà gestire una vera e propria emergenza, visto che in un tempo molto breve dovrà ricoprire centinaia di posti direttivi e semidirettivi". Con le attuali procedure "il tempo minimo per ricoprire un incarico direttivo è di un anno e mezzo. Immaginiamo per centinaia". E il problema non sarà solo sostituire i vertici degli uffici giudiziari. Bisognerà bandire anche nuovi concorsi per l'ingresso in magistratura, e alla fine per avere nuovi giudici in servizio "servirà un tempo decisamente più lungo di un anno e mezzo". N. 6 giugno Pagina 20

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