I giovani tornano in piazza. È la call center revolution I giovani lavoratori sono tornati in piazza, e CONFINDUSTRIA

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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,50 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/23/2013 ANNO XLIV. N GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 EURO 1,50 LAVORO I giovani tornano in piazza BIANI È la call center revolution I giovani lavoratori sono tornati in piazza, e il sindacato nonostante gli attacchi subiti e tante pecche è ancora vivo. Una manifestazione riuscita quella di ieri a Roma, un CONFINDUSTRIA serpentone con migliaia di operatori dei call center che ha riempito i Fori Imperiali. «No delocalizzazioni», «Basta appalti al massimo ribasso», le parole d ordine, in una battaglia che vede alleate, almeno su alcuni punti, anche le imprese. Tra i più agguerriti, gli addetti siciliani e calabresi: le cuffiette hanno attecchito molto al Sud, grazie agli incentivi e a costi più bassi, ma proprio loro sono oggi più a rischio. ANTONIO SCIOTTO PAGINA 2 CICCARELLI PAGINA 3 In 12 anni chiuse 120 mila fabbriche, persi 1 milione e 160 mila posti di lavoro State serenissimi UCRAINA Kiev: «Uccisi 300 filorussi» E al G7 si tenta la de-escalation Si continua a combattere nelle regioni orientali. I filorussi annunciano di aver abbattuto due elicotteri ucraini e conquistato due basi a Donetsk. Putin si dice pronto a incontrare Obama, ma gli Usa a Parigi insistono e minacciano nuove sanzioni CATERINA, PIERANNI DI FRANCESCO, MERLO, PAGINA STELLE Euroalleanze cercasi, ora Grillo vira sui Verdi Parlare al telefono con Vula Tsetsi, leader degli ecologisti europei, è stato meno facile che bersi una birra con il «simpatico» inglese Nigel Farage per discutere di alleanze. Ma in serata i Verdi europei si sono riuniti anche per valutare la proposta del capo del M5S. E oggi Casaleggio riceve una delegazione di grillini arrabbiati FAZIO PAGINA 4 LISTA TSIPRAS In Sel è scontro fra due mozioni Spinelli scioglie la riserva /FOTO ROBY SCHIRER-TAM TAM Grandi opere, grande corruzione. Dopo l Expo, ora tocca al Mose di Venezia, il progetto più costoso del Paese. La magistratura spicca 35 mandati di arresto per tangenti milionarie. Nell inchiesta imprenditori e politici di destra e di sinistra. Ai domiciliari il sindaco Orsoni, chiesto l arresto per Galan, senatore di Fi, protetto dall immunità PAGINE 8, 9 Decreto Irpef, lista Tsipras, rapporto con il Pd. In Sel si va allo scontro fra mozioni contrapposte. All assemblea del 14 Vendola presenta un documento nel tentativo di tenere uniti i suoi. Migliore prepara un suo testo. Oggi Spinelli spiega agli elettori perché resta a Bruxelles. La scelta del terzo eletto affidata a una lotteria PREZIOSI PAGINA 5 4 GIUGNO 1944 La liberazione non è finita Alessandro Portelli L a testimonianza più drammatica della liberazione di Roma, il 4 giugno del 1944, ce l ho davanti casa: la stele che, dove da via Cassia si diparte una stradina un tempo di campagna e oggi di quartiere dormitorio, elenca i nomi dei prigionieri politici uccisi a sangue freddo dai nazisti (affiancati da collaboratori italiani) dopo che si era bloccato il camion che li trasportava a Nord mentre da Sud entravano in Roma le truppe alleate. Una quindicina di anni fa, era appena cominciato il processo Priebke, uscendo di casa trovai che qualcuno aveva dipinto sul cippo un enorme svastica nera. CONTINUA PAGINA 15 I l manifesto, dopo le turbolenze che conoscete, ha trovato una nuova fase di assestamento e di ripartenza. In questi mesi sono stati avviati alcuni cambiamenti che riguardano anche la redazione e il primo, in ordine di importanza, è la nomina di Tommaso Di Francesco a condirettore per affiancarmi nel lavoro impegnativo che ci attende. La nomina è stata accettata praticamente all unanimità dai soci della nostra cooperativa perché si tratta di una firma storica del giornale e perché, anche nei momenti più difficili e duri, Tommaso Di Francesco - nel manifesto fin dalla radiazione dal Pci - ha mantenuto la sua quotidiana collaborazione con la direzione e con il collettivo del MANIFESTO Nella stessa Direzione Norma Rangeri giornale. Questo rafforzamento dell assetto dirigente è soltanto il primo passo, presto anche le giovani generazioni dovranno essere chiamate a responsabilità di direzione per affrontare al meglio i progetti, gli impegni, le iniziative che sono davanti a noi. A cominciare dall appuntamento più importante: l acquisto della testata, per non molto ancora nelle mani dei commissari liquidatori della cooperativa storica. Ma su questo condivideremo presto con voi le tappe del percorso. Fatto (speriamo) questo decisivo passo da gigante per riportare a casa la nostra testata, potremo finalmente spendere tutte le energie concentrandoci sul potenziamento e miglioramento della nostra impresa editoriale, cartacea e digitale. Nonostante la crisi violentissima che si è abbattuta e continua a colpire l editoria e la carta stampata, noi vogliamo rafforzare il giornale che va ogni giorno in edicola e proseguire nella costruzione parallela della nostra presenza digitale perché sappiamo che la carta si basa su lettrici e lettori che hanno vissuto con noi tanti anni di militanza, mentre con il manifesto digitale vogliamo conquistare quella generazione di lettrici e lettori che vuole riconoscersi nel punto di vista, informativo, politico e culturale, che può offrire solo il manifesto. Auguri a Tommaso e a tutti noi. RIFORME Un senato tutto sbagliato Massimo Villone P er molti, l indubbio successo di Renzi nel voto europeo ha rafforzato il governo. Di certo, è stata l occasione di un forte e immediato rilancio delle riforme proposte dall esecutivo, con particolare accento sul senato, di cui si propone ora una versione simil-francese. Il che accresce, non cancella, perplessità e dubbi. Non sfugge, anzitutto, che non si può barattare l architettura istituzionale di un paese, destinata a conformarne i destini e a durare nel tempo, con il successo - intrinsecamente e fatalmente effimero, ancorché importante - in un singolo turno elettorale. CONTINUA PAGINA 15

2 pagina 2 il manifesto GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 LAVORO Precari «Caro Renzi, qui risolviamo un problema in 3,15 minuti. Tu sei veloce? Affronta in fretta i nostri problemi». Il governo: «Lo sciopero è uno stimolo» Call center QUI E NELL IMMAGINE IN BASSO, I LAVORATORI DEI CALL CENTER IERI IN PIAZZA A ROMA /FOTO MISTRULLI-SINTESI VISIVA revolution Una marea di cuffiette e microfoni invade Roma. È il «no delocalizzazioni day»: i lavoratori chiedono appalti in regola e garanzie contro la fuga all estero delle aziende. Che in parte condividono Antonio Sciotto ROMA I giovani lavoratori sono tornati in piazza, e il sindacato nonostante gli attacchi subiti e tante Attenti alla privacy: i dati delle carte di credito gestiti da società extra europee. «Servono controlli» pecche è ancora vivo. Una manifestazione riuscita quella di ieri a Roma, uno sciopero con migliaia di operatori dei call center che ha riempito i Fori Imperiali. «No delocalizzazioni», «Basta appalti al massimo ribasso», le parole d ordine, in una battaglia che vede alleate, almeno su alcuni punti, anche le imprese. Tra i più agguerriti, gli addetti siciliani e calabresi: le cuffiette hanno attecchito molto al Sud, grazie agli incentivi e a costi più bassi, ma proprio loro sono oggi più a rischio. La maglietta di ordinanza ha un «Urlo» di Munch con le cuffiette. Rosi, di Almaviva Palermo, dice: «Non siamo stanchi di prenderci parolacce dai clienti, ma di sentirci dire: "finalmente ci risponde un operatore italiano"». Natale, di Almaviva Catania, fa il verso al premier Renzi: «Dice di essere veloce. Ma qui ci sono lavoratori che risolvono un problema in 3 minuti e 15. Ora tocca a lei rispondere velocemente ai nostri quesiti». Fabio, di Teleperformance Taranto, chiede di «poter continuare a vedere un futuro in una città che vive già tanti drammi». Va detto che in piazza erano presenti soprattutto i dipendenti dei grossi gruppi in outsourcing da Almaviva a Comdata, da Call&Call a Teleperformance quelli cioè che godono (non tutti, poco più di una metà del totale) di contratti regolari e a tempo indeterminato. Quindi i più facili da organizzare sindacalmente e infatti la piazza era fittissima di bandiere, non solo Cgil, Cisl e Uil, ma pure Cobas e Ugl ma anche quelli più esposti alla perdita del posto di lavoro a causa della globalizzazione. Ottantamila i lavoratori del settore, 1,3 miliardi il fatturato. Le imprese: l estero è essenziale Tante imprese oggi delocalizzano: Albania, Romania, Tunisia, dove trovi addetti che parlano in modo decente l italiano. E che ovviamente costano molto meno. Come ci spiega Paolo Sarzana, responsabile comunicazione di Teleperformance, multinazionale francese che ha 3500 dipendenti in Italia, 2000 dei quali in un grosso call center di Taranto. «In Italia il costo orario di un addetto è di euro, in Albania di 5. Ciononostante noi vogliamo restare in Italia, ma il governo deve metterci nelle condizioni per farlo». Teleperformance ha call center in Romania e Albania, ma assicura che non tolgono lavoro all Italia, ma che anzi possono portarne di più: «Qualche anno fa abbiamo vinto un appalto Alitalia, che aveva costi proibitivi per gli standard nazionali conclude Sarzana Siamo riusciti a prenderlo perché abbiamo dato il 60% dei volumi agli addetti albanesi. Il restante 40% per gli italiani, diversamente non lo avremmo mai avuto». La richiesta principe, condivisa anche dal sindacato, è quella di non permettere gare di appalto al massimo ribasso: o meglio, fare in modo che il ribasso non sia tale da dover andare sotto il contratto nazionale. Ieri la segretaria della Cgil Susanna Camusso lo ha detto dal palco: «Il lavoro deve essere dignitoso, non può scendere sotto un certo livello. Altrimenti non è lavoro. E a chi ci dice che siamo conservatori, rispondiamo che sì, siamo per conservare: le garanzie e i diritti delle persone». Cgil: «Più tutele nelle gare» Chiaro il riferimento a Matteo Renzi, che ha sempre attaccato il sindacato, tanto più oggi quando lo scontro si è acuito con lo sciopero Rai. «La legge sugli appalti si può e si deve cambiare», ha aggiunto Camusso. Si riferisce alla richiesta di intervenire sull articolo 2112 del codice civile che regolamenta la garanzia dell occupazione nel passaggio da un impresa uscente alla nuova appaltante: Slc, Fistel e Uilcom chiedono una modifica perché si possa applicare anche ai call center. Il casus belli anche politico è scoppiato con il call center del Comune di Milano. «Base d asta 45 centesimi al minuto, che per i 40 medi parlati fanno 18 euro l ora. Quindi non ci paghi nemmeno i dipendenti», protesta Umberto Costamagna, presidente di Assocontact Confindustria. Che infatti ha chiesto alle imprese aderenti (tra cui la sua, la Call&Call) di non partecipare, e ha fatto ricorso all Autorità di vigilanza per i contratti pubblici. La stessa Almaviva di Marco Tripi il maggior gruppo italiano, 14 mila dipendenti nel nostro Paese e all estero che aveva gestito l appalto precedente con 200 addetti, ha deciso di non ripresentare un offerta. Su questo fronte, quello degli appalti, dice la sua il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd), che quando era ministro del Lavoro, nel 2007, avviò una campagna di stabilizzazioni: «La legge per non ribassare sul lavoro c è già, l avevamo varata con Prodi. È che non viene applicata: dispone che si scorpori il costo dei contratti nazionali e della sicurezza, e che su quello non si possa ribassare». La Commissione Lavoro ha aperto una indagine parlamentare sui call center, mentre un tavolo con imprese e sindacati che tornerà a riunirsi entro fine giugno è stato istituito al ministero dello Sviluppo. Il sottosegretario Claudio De Vincenti ha detto ieri che «lo sciopero è uno stimolo per dare risposte al settore». E annuncia che si lavorerà su «contrasto alle delocalizzazioni, rivisitazione legislativa dei cambi d'appalto così da tutelare i diritti dei lavoratori, concorrenza fiscale tra regioni». «Noi speriamo si intervenga presto dice Michele Azzola, segretario Slc Cgil Gli 80 mila lavoratori del settore aspettano risposte, molti sono in solidarietà o in cassa. E centinaia hanno già perso il posto». Infine, il sindacato chiede di applicare in modo stringente la normativa Ue sulla privacy: i dati sensibili, come le carte di credito dei clienti, vanno affidati solo a imprese dentro i confini Ue, o comunque iper-controllate. Il caso / MILANO, SFRUTTATI DA UN IMPRENDITRICE CHE OPERA PER I TRE COLOSSI Eni, Enel e Vodafone ma a chi diamine affidate gli appalti? An. Sci. S ono bravi ad ammantarsi di "eticità", a fare beneficenza. Quasi geniali nel loro marketing patinato. Ma poi cadono lì: i diritti del lavoro. Non c è proprio modo che le multinazionali che operano nel nostro Paese si diano una regolata: magari i loro dipendenti sono garantiti e ben pagati, ma l appalto resta selvaggio. O meglio, in questo caso il sub-appalto. I brand coinvolti sono Eni, Enel e Vodafone, e alla base della piramide ci sono 22 lavoratori che in 6 mesi non hanno mai visto un euro. La storia che raccontiamo è accaduta a Milano: ha dell incredibile, ma nel disastrato panorama italiano sappiamo che queste vicende non sono per nulla rare. Protagonista è una imprenditrice, Giovanna Mascara, che apre un call center a Cesano Boscone, nel milanese. Tutto in regola: partita Iva, contratti a tempo indeterminato addirittura full time. Una "santa", vista la cattiveria di tanti che vanno avanti a cocoprò. La ditta Mascara deve contattare piccole imprese, negozi, amministratori di condominio, per proporre contratti a nome di Eni, Enel e Vodafone. Va detto subito che non ha un appalto diretto da questi gruppi, ma un subappalto preso a sua volta da appaltatori dei tre colossi: tali Kaledonia, Fra.ri.com e 2A Service. Alla Mascara tocca solo prendere gli appuntamenti telefonici, poi le tre ditte appena citate manderanno gli agenti. L imprenditrice ha aperto un vero e proprio contrattificio, ma non ha mai retribuito nessuno. La denuncia viene dalla Filcams Cgil, che ha presentato una serie di esposti: all Ispettorato del Lavoro (che non si è mai mosso), alla Asl e all Inps: questi ultimi hanno fatto delle ispezioni la settimana scorsa, registrando dipendenti mai pagati e anche 3 persone che lavoravano in nero. L impresa di Cesano Boscone ha aperto i battenti in un appartamento privato, con diverse ingiunzioni di sfratto, nel novembre scorso. «Saremo passati lì in 22 racconta Sharon, una delle lavoratrici Tre locali e una cucina vuota, con i cavi scoperti e un tavolo per pranzare. Nessuna postazione con computer e telefoni, ma solo dei tavolini bianchi dell Ikea su cui era appoggiato un cellulare con una ricaricabile e una lista delle pagine gialle scaricata da Internet». «Per me e per le altre ragazze, quel lavoro, addirittura un full time a tempo indeterminato, si era annunciato come una manna: venivamo tutte da impieghi precari, e avevamo bisogno di lavorare. Io mantengo mia madre, un altra collega ha due figli a carico. La signora ci ha imbambolato con le sue promesse, e ha sempre assicurato che gli stipendi sarebbero arrivati. Ma sono passati mesi, e noi non abbiamo mai visto nulla». Quindi sono arrivate le dimissioni, ma l imprenditrice ha continuato ad assumere. Mica il Pil si può fermare per due denunce. «Sembrava affidabile continua Sharon Portava al lavoro la sua bimba di 6 mesi, e quando si stancava ci chiedeva spesso di staccare per accudirla. Anche diverse ore». Il multitasking. Va specificato che alle ragazze veniva richiesto di negare che si trattava di appalti: «Spesso il cliente contattato ci chiedeva "ma siete proprio dell Eni Eni? Sto parlando con personale Enel?". Noi dovevamo rispondere che "l agente si presenterà con tesserino di riconoscimento Enel, Eni o Vodafone"». Come dire: non preoccupatevi, siamo affidabili. Mica pizza e fichi. Delle tre ditte appaltatrici non è giunta notizia, ma quello che preme al sindacato è sensibilizzare le multinazionali. Che magari non sapevano nulla, ma non per questo possono esentarsi dalle responsabilità: «Le abbiamo avvisate una decina di giorni fa, e solo Vodafone ci ha risposto, chiedendoci un incontro dice Giorgio Ortolani, Filcams Lombardia Noi chiediamo un controllo serrato della filiera degli appalti». Il confronto si svolgerà questa mattina nella sede Vodafone di Lorenteggio, mentre fuori i lavoratori manifesteranno con le maschere del pinguino da spot. Ma Enel ed Eni si faranno sentire?

3 GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 il manifesto pagina 3 LAVORO Capitale Per il Centro Studi di Confindustria la manifattura italiana ha pagato cara la crisi: la produttività è calata del 5% tra il 2007 e il 2013 DISOCCUPAZIONE RECORD «Torna il 77» ha titolato ieri «il manifesto» a proposito del record dei senza lavoro registrato dall Istat. Si tratta di una chiara allusione all anno delle proteste e all indicazione che oggi la situazione è la peggiore dall inizio delle serie storiche trimestrali, iniziate appunto nel Da allora, i disoccupati sono passati dal 6,5% all attuale 13,6%, 3 milioni 487mila persone (+212mila in un anno), mentre la disoccupazione tra gli under 25 è salita al 46%. Anche questo è un triste record storico da quando esistono le serie trimestrali dal Il titolo di apertura ha però generato qualche equivoco di interpretazione nei dati, che è stato corretto su sito e app prima dell uscita dell edizione digitale già dalla mezzanotte di martedì. ro.ci. POLETTI «Jobs Act, legge entro l anno» Per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti il Jobs Act «sarà legge entro la fine dell'anno». Il Ddl che contiene le deleghe in materia di ammortizzatori sociali, servizi per il lavoro e politiche attive, semplificazione delle procedure, riordino delle forme contrattuali e tutele per la maternità è attualmente all'esame della commissione lavoro del Senato. «Nella delega sono affrontati tutti i capitoli che hanno senso se stanno tutti insieme: flessibilità, nuovi ammortizzatori sociali, nuove tipologie contrattuali a partire dal contratto a tutele crescenti» ha detto ieri il ministro. Quanto alla Garanzia Giovani, per Poletti «sarà la 'nave scuolà per disegnare le nostre politiche attive per il lavoro. In un mese si sono registrati più di 70mila giovani». Auspici per rilanciare l occupazione ricorrendo all apprendistato. Sui dati di Confindustria Poletti è d accordo con Squinzi: «Fotografa la realtà. L'Italia è ferma». «Bene ha fatto il ministro a precisare che non vuole riaprire il cantiere dell'articolo 18 - ha detto il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano - Sarebbe una scelta dannosa. Il Pd è favorevole al contratto di inserimento a condizione che, dopo il periodo di prova, sia possibile trasformarlo a tempo indeterminato, con le tutele vigenti, compreso l'art. 18». CONFINDUSTRIA Dal 2001 chiuse 120 mila fabbriche, 1,160 milioni senza lavoro Imprese, che desolazione I n dodici anni nella manifattura italiana hanno perso il lavoro un milione e 160 mila persone. Tra il 2001 e il 2013, sostiene il centro studi Confindustria nel rapporto annuale «Scenari globali» hanno chiuso 120 mila imprese. La massiccia erosione della base produttiva, scrivono i ricercatori di Viale dell'astronomia, è dunque precedente di circa otto anni dall'inizio ufficiale della crisi globale e si è intesificata nei suoi primi anni. Tra il 2001 e il 2011, infatti, hanno perso il lavoro un milione di addetti, mentre 100 mila fabbriche hanno chiuso i battenti. Tra il 2011 e il 2013 la crisi è precipitata facendo perdere il lavoro ad altre 160 mila persone. Ventimila sono state le imprese perdute. Ciò ha comportato un calo produttivo complessivo del 5% registrato tra il 2007 e il 2013 provocando un contraccolpo nel posizionamento del sistema industriale italiano nelle classifiche del capitalismo mondiale. In questo «quadro impietoso» l'italia sarebbe scivolata all'ottavo posto nella graduatoria dei maggiori paesi manifatturiere, superata dall'india al sesto posto e dal Brasile al settimo posto. Nel confronto tra il 2013 e il 2007 e il 2000 l'italia è stato l'unico paese tra i primi dieci con il segno meno in entrambi i periodi. Il tasso percentuale di crescita media annua della manifattura è pari al 5%. Questo calo non viene spiegato esclusivamente con l'avanzata dei paesi «emergenti» come Cina, India o Brasile, ma anche per «demeriti domestici». La contrazione del 5%, infatti, non trova riscontro negli altri paesi manifatturieri. La produzione manifatturiera mondiale è infatti cresciuta del 36% nel , mentre l Italia, nello stesso periodo,ha registrato un crollo del 25%, con cadute in tutti i comparti ad eccezione di quello alimentare. Tra le cause scatenanti di questa anomalia c è la contrazione di investimenti e consumi interni l'asfissia del credito delle banche verso le imprese (credit crunch), l'aumento del costo del lavoro slegato dalla produttività, la redditività che ha toccato il fondo. Questi fattori si sono intrecciati bloccando tanto l'attività industriale quanto quella bancaria. Ciò non toglie che, rispetto a paesi della stessa dimensione demografica, l'italia abbia ottenuto il 23 posto che nella gara della competitività globale viene definito come un «ottimo posizionamento». Su questo scenario pesano per Confindustria «i condizionamenti europei» che «certo non aiutano». Si sono abbattuti su tutti i paesi europei, che infatti arretrano, ad eccezione di Germania e Polonia sulla cui crescita però i ricercatori nutrono più di un dubbio: «quanto a lungo durerà?» si chiedono. C'è poi il capitolo delle «politiche fiscali restrittive» e «il paradosso Irpef/ IL DL APPROVATO IERI IN COMMISSIONE AL SENATO Dl La Corte dei conti critica il bonus: è un surrogato, ci vuole più equità Malumori tra i senatori Ncd sxl rinvio alla legge di stabilità dell allargamento del bonus alle famiglie monoreddito con figli P rima rata Tasi rinviata al 16 ottobre, allargamento della platea bonus Irpef rinviato alla legge di stabilità 2015, tagli alla Rai confermati, ampliamento dei tagli Irap inviati alla delega fiscale. Diverse le novità, inserite durante i lavori, che vanno dal fondo taglia tasse alle spiagge, passando per i passaporti, Equitalia e la Farnesina. Il decreto legge Irpef, approvato ieri dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato, mantiene intatta la sua struttura ma scatena malumori in Ncd. Ad esempio il rinvio alla legge di stabilità 2015 dell allargamento immediato del bonus fiscale alle famiglie monoreddito con figli. I milioni di euro necessari per l operazione non sono stati trovati ieri nelle commissioni Bilancio e Finanze del Senato. Dovrebbero spuntare a fine anno quando il bonus Irpef dovrebbe essere reso «strutturale». A quel punto basteranno due figli per usufruire del bonus. Il presidente dei senatori Ncd Maurizio Sacconi ha comunque espresso soddisfazione per l accoglimento delle proposte sul rafforzamento del taglio dell Irap - altro cavallo di battaglia del suo partito - sono stati rinviati ai decreti delegati della delega fiscale. Sul fronte della pressione fiscale ieri è intervenuta la Corte dei conti che l ha definita «eccessiva e mal distribuita». Nel 2013 la pressione è stata pari al 43,8% del Pil, 3 punti in più rispetto al 2000 e quasi quattro in rapporto alla media europea, rileva la magistratura contabile nel Rapporto Il tutto corredato dal proliferare dell economia in nero: nel 2013 il sommerso è stato pari al 21,1% del Pil,solo nel 2011 l evasione stimata dell Iva e dell Irap è stata di oltre 50 miliardi. La ricetta suggerita dalla magistratura contabile passa per la spending review. «Un contenimento della spesa è la strada obbligata per ridurre il peso della tassazione sull'economia» avvertendo tuttavia che «la spinta verso una riduzione ed un riequilibrio della repressione tributaria si deve confrontare con i vincoli della finanza pubblica e con l'idoneità degli strumenti a disposizione». Negativo il giudizio della Corte sul bonus Irpef da 80 euro. Non basta perché è «un surrogato». «Politiche redistributive basate sulle detrazioni di imposta così come scelte selettive rientranti nell'ambito proprio e naturale della funzione dell'irpef, affidate a prelievi di solidarietà, bonus, tagli retributivi sono all'origine di un sistematico svuotamento della base imponibile dell'irpef finendo per intaccare la portata e l'efficacia redistributiva dell'imposta». La Corte dei Conti auspica «un disegno equo e strutturale di riduzione e redistribuzione dell'onere tributario». Per il suo presidente Raffaele Squitieri «uno sforzo eccezionale» nell austerità economica non può «essere protratto troppo oltre in assenza di crescita economica. O almeno non oltre quanto già programmato nel Def». Di certo, incalza, «preoccupa la tendenza del debito pubblico».tra il 2011 e il 2013 il valore delle manovre è stato di 67 mld pari al 4,3% del Pil ha confermato il ministro dell Economia Padoan. La richiesta all'ue è di «fare la sua parte»: allentare i parametri permettendo ai paesi dell Europa meridionale di tornare ad investire. Il governo vuole giocare le carte della crescita nel semestre europeo che inizia a luglio. Viale dell Astronomia: pesa il calo degli investimenti, della domanda interna e il credit crunch di un euro che si apprezza, specialmente nei confronti delle valute di molte economie emergenti, e frena così il driver delle esportazioni». Questa situazione sta facendo «arrancare» l'europa colpita dalla combinazione di politiche recessive e dal rigore di bilancio «che rallentano le esportazioni». È una richiesta ad allentare la morsa del patto di stabilità in nome di una «capacità di competere» che è rimasta forte, anche perché gli economisti di Confindustria registrano segnali di cambiamento «nelle strategie delle imprese» che intendono reagire al credit crunch senza rinunciare agli investimenti. Forte è la critica alla mancanza di una politica industriale che è tornata ad essere considerata un fattore importante al pari delle politiche di bilancio e di quelle monetarie. Non è così in Italia che ha abbandonato un programma di rilancio industriale denominato «Industria 2015» inaugurato nel 2006 e bloccato nel «Un bollettino di guerra - ha commentato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi - ma le imprese non sono immobili. Rispondendo indirettamente al governatore di Bankitalia Ignazio Visco Squinzi ritiene che investire «non è facile farlo quando la redditività è al lumicino e il costo del lavoro aumenta in modo slegato dall'andamento della produttività». Gli industriali proporranno nei prossimo giorni un agenda sul credito ro. ci. AST-TERNI Vertice del governo con Thyssen e autorità locali. Senza sindacato Riccardo Chiari L a siderurgia italiana è già nel burrone ma si continua ad andare avanti in ordine sparso. L allarme rosso lanciato nei giorni scorsi dall assemblea nazionale delle Rsu del settore non ha avuto alcun effetto pratico, almeno a giudicare dalla mancata convocazione di Fiom, Fim e Uilm all incontro di ieri chiesto dagli enti locali umbri al governo per affrontare il caso dell Ast di Terni. «Il governo inaugura la prima vertenza sindacale senza il sindacato», ha chiosato la Fim. Mentre i metalmeccanici della Cgil hanno avvertito: «Non accetteremo di essere chiamati in causa solo quando sarà richiesto a tutte le organizzazioni sindacali di gestire fasi delicate che richiederanno ulteriori sacrifici». Per la cronaca, al summit a Palazzo Chigi sullo stabilimento Acciai Speciali Terni, convocato dal braccio destro del premier Renzi, Graziano Delrio, hanno partecipato le istituzioni locali umbre, l amministratore delegato di Thyssen Krupp, Heinrich Hiesinger, e il ministro per lo sviluppo economico Federica Guidi. Al termine la Thyssen Krupp ha assicurato di credere nel rilancio di Ast, ha confermato di voler presentare un piano industriale al massimo entro agosto, e ha promesso di confrontarsi in questi tre mesi anche con i sindacati e con la Rsu. Parole cui dovranno seguire i fatti, visto che all assemblea delle Rsu siderurgiche Maurizio Landini aveva ricordato che i sindacati e le istituzioni avevano appreso del rientro di Ast nel gruppo Thyssen «solo attraverso la stampa, e a cose fatte». Nel quadro italiano della siderurgia, le acciaierie ternane sono paradossalmente una delle realtà meno preoccupanti, almeno rispetto a quanto sta accadendo a Piombino e a Taranto. Nella città toscana il gruppo indiano Jindal, in pole position per l acquisto della Lucchini, sta continuando a visitare i reparti dello stabilimento ma non ha ancora anticipato alcunché su un ipotetico progetto industriale. Il commissario governativo Piero Nardi, recentemente condannato in primo grado a 8 anni e 6 mesi di reclusione nelle pieghe di uno dei tanti processi sull Ilva di Taranto, ha annunciato che l offerta vincolante per l acquisto dell intero gruppo Lucchini potrebbe slittare al 18 giugno prossimo. Immediata la reazione di Fiom, Fim e Uilm: «Vogliamo la ripresa della produzione dell altoforno, che è in grado di ripartire in ogni momento e lavorare altri anni, al di là di cosa scrive Federacciai». I metalmeccanici piombinesi sono sempre più allarmati, e hanno deciso di mobilitarsi in ogni direzione: «La situazione è estremamente critica, e non sono corrette le dichiarazioni fatte in alcune trasmissioni dove è stato detto che il caso Piombino è stato risolto con i finanziamenti dell accordo di programma». Un accordo che in teoria punterebbe, in questi anni di riconversione delle Acciaierie, sulla possibilità di far nascere un polo di rottamazione delle navi. Ma intanto la Concordia dovrebbe andare a Genova, così come ha richiesto Costa Crociere, e di fronte a questa prospettiva domani ci sarà l ennesima manifestazione cittadina, con arrivo proprio al porto dove avanzano i lavori di adeguamento. «La rinascita del comparto siderurgico potrebbe partire anche dall arrivo del relitto - avvertono Fiom & c. - se poi la Concordia non arriverà, a Piombino sarà il caos».

4 pagina 4 il manifesto GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 POLITICA M5S Nei prossimi giorni i Verdi europei, riuniti per valutare la proposta dell ex comico, risponderanno. Oggi Casaleggio riceve a Milano una delegazione di grillini Adesso Grillo bussa ai Verdi Mossa a sorpresa del leader del M5S che cerca nuove alleanze in Europa. Ma intanto spiega di non essere ascoltato dalla formazione di Ska Keller. E a Roma i deputati processano lo staff comunicazione Carlo Lania «N on darmi del fascista. Ieri sera ho risposto a dir poco male a uno che mi diceva che prendo i voti dagli xenofobi, uno che non sapeva cosa stava dicendo». Mette subito le mani avanti Filippo Nogarin, candidato sindaco del M5S a Livorno, città non proprio senza importanza per lasinistra visto chenel 1921 vide nascere il Pci e adesso, dopo decenni di governo di Pci-Pds-Ds-Pd - rischia di finire al movimento di Grillo grazie anche ai voti assicurati a Nogarin da una strana coalizione cheva dalla LegaNord a «Buongiorno Livorno», lista civica di sinistra e antifascista, passando per Fratelli d Italia e l Udc. Roba da far impallidireanche il più convinto sostenitore delle larghe intese ma che invece Nogarin, un ingegnere aerospaziale di 43 anni abituato forse più a girare l Europa per lavoro che a tessere alleanze, affronta sicuro di non farsi contaminare da culture, o meglio «ideologie» diversedalla sua. Alpunto da non voler neanche pensare al fattochesedomenicaleurne dovessero darlo vincitore sul candidato del Pd Marco Ruggeri, forte di un 39,9% dei voti conquistato al primo turno, la sua sarebbe una vittoria storica visto che riuscirebbe a piantare la bandiera con le cinque stelle su Livorno la rossa. «Senta io sono un uomo semplice, non ci penso a cosa può accadere domani. Non sto vivendo queste elezioni come una competizione del tipo vinco/ perdo. Piuttosto cerco di rendere consapevoli le persone ogni volta che faccio un incontro. Non importa che votino me, l importante è che la gente comprenda le cose che stiamo dicendo. La sua è una partita tutta in salita: parte dal 20% del primo turno contro il 40% del Luca Fazio C ercasi alleanza fin troppo allegramente. Un partito non vale l altro, tanto più se uno si colloca a destra e l altro a sinistra, per dirla all antica, eppure Beppe Grillo in Europa dialoga con eccessiva disinvoltura sia con Nigel Farage, il leader dello Ukip in odore di xenofobia, che con Vula Tsetsi, il segretario generale dei gruppo dei Verdi. Anzi, vorrebbe. Perché se è stato facile bersi una birra con il «simpatico» inglese per discutere di alleanze, per il capo del Movimento 5 Stelle, fino a ieri, sembrava impossibile anche solo contattare telefonicamente un esponente del partito ecologista europeo. Lui ci sta provando da diversi giorni, dice, e ieri ha scritto anche una lettera sul blog che certo non è passata inosservata dalle parti di Bruxelles: in serata, poche ore dopo la pubblicazione, i Verdi europei si sono riuniti anche per valutare la proposta del capo del M5S. Qualcuno in questi giorni deve aver suggerito a Grillo che cercare di stringere un alleanza solo con il partito ultranazionalista Ukip potrebbe costargli molto caro. Lo dicono i mal di pancia dei suoi parlamentari, che ieri si sono riuniti per un assemblea molto agitata, e soprattutto l imbarazzato silenzio di milioni di elettori spiazzati dall ipotesi di un alleanza con un esponente della destra europea. Mentre alla Camera i deputati penta stellati si accusavano l un l altro per discutere il contestatissimo documento sugli errori della campagna elettorale preparato dallo staff della comunicazione - e per guardarsi dritto negli occhi a proposito del pericolo Nigel Farage - Beppe Grillo ha postato la lettera sul suo blog titolandola scherzosamente «Toc toc, c è qualcuno in casa?». Il tono scherzoso è servito per sottolineare un fatto politico di una qualche importanza: Grillo ha voluto precisare che il M5S ha sempre cercato un contatto, e forse anche un accordo, con i Verdi europei, addirittura prima di prendere un aereo e correre da Farage. La lettera indirizzata al segretario generale dei Verdi conferma questa ipotesi, anche se è stata scritta dopo aver accusato proprio il suo partito di fare shopping per conquistarsi il favore di qualche eurodeputato M5S. Un bel ripensamento che sembra una giravolta. «Gentile dott.ssa Vula Tsetsi - scrive Grillo - il Movimento 5 Stelle sarebbe felice di incontrarla al più presto per discutere un eventuale collaborazione in seno al gruppo dei Verdi». Seguono spiegazioni didascaliche sul movimento una sintesi di sette punti. Ma è la precisa e irritata ricostruzione fatta dal responsabile della comunicazione Claudio Messora, che presto si trasferirà a Bruxelles per lavorare con i nuovi deputati, a dare l idea dei diversi tentativi andati a vuoto per contattare i Verdi; fin dal 14 maggio, nove giorni prima delle elezioni. Come dire: li stiamo cercando, loro ci rimbalzano. Sembra che a far finta di non sentire siano stati i Verdi tedeschi, forse irritati dai complimenti che Grillo ha rivolto a Farage, ma sarebbe in corso un tentativo di riavvicinamento che non dispiacerebbe agli italiani ed ai francesi, compreso il contadino no global Josè Bové che ha espresso curiosità per il fenomeno Grillo. Basteranno queste rassicurazioni a calmare le acque dentro e fuori il M5S? E presto per dirlo. Stando al clima infuocato dell assemblea dei deputati di ieri è evidente che bisogna ancora fare i conti dopo la batosta elettorale. E qualcuno, quei conti, li dovrà pur pagare. Il primo della lista potrebbe essere Nicola Biondo dello staff Comunicazione della Camera. Alcuni parlamentari (e sicuramente Grillo&Casaleggio) non hanno gradito il dossier sugli errori commessi dal M5S (e dal suo capo). Lo staff, secondo alcuni, in quella sorta di autoanalisi avrebbe scaricato tutte le colpe sui parlamentari senza nemmeno un cenno di autocritica. Nelle grazie dei capi adesso potrebbe entrare Rocco Casalino, che non sembra molto apprezzato dai deputati pentastellati nonostante i suoi buoni rapporti con stampa e tv. Ma la guerricciola civile potrebbe finire già oggi. Biondo - che è stato difeso dalla parlamentare Roberta Lombardi e che se venisse scaricato provocherebbe le dimissioni di tutto lo staff comunicazione - oggi sarà a Milano con i capigruppo di Camera e Senato. Li aspetta Gianroberto Casaleggio. Livorno/ PARLA FILIPPO NOGARIN, CANDIDATO SINDACO M5S «Imbarazzo per i voti di Lega e destra? Il nostro è solo un accordo sul programma» candidato del Pd. Io penso che si parte tutti e due da 0 a 0. La prima partita è stata chiusa40a 20, hoincassato el'hodigerita, ma adesso si riparte e ce la stiamo giocando. Questo ci porta alle alleanze. No, non sono alleanze E cosa sono? Mi permetta di fare un'analisi. Io, e con me il M5S, ho sempre detto che se vado a parlare con la rappresentanza di un partito o di qualsiasi altra cosa manco di rispetto all'elettore, che per noi è l'unico interlocutore. Va bene non chiamiamole alleanze se vuole, fatto sta che alcuni partiti come la Lega, Fratelli d'italia, l'udc, ma anche una lista civica di sinistra come «Buongiorno Livorno», hanno dato indicazione di votare per lei. Se è per questo sono molti di più. Udc, Fratelli d'italia, Lega nord, 4 listedi sinistra, Fare per fermare il declino, Città aperta e altri. Tutti loro lo hanno fatto spontaneamente, noi non abbiamo chiesto niente a nessuno. Qualsiasi altra speculazione la rimando al mittente. Ammetterà che è un po' difficile piacere a tutti. Io ho semplicemente detto che ci sono degli aspetti intorno ai quali è necessario fare un riflessione. Questi aspetti sono tre. Primo: trovare una discontinuità netta con quanto è successo in questo territorio con un'amministrazione del Pd. Secondo: molti dei punti del nostro programma di governo coincidono con i programmi delle altre forze politiche. Terzo punto, se vuole quello più filosofico, è quello che le dicevo prima, la crisi vera della politica moderna. Dobbiamo impegnarci fin da adesso a mantenere aperto un dialogo all'interno del consiglio comunale, ma soprattutto all'esterno affinché questo sia un governo nell'interesse della città. Ma non l'imbarazza prendere i voti anche degli xenofobi? Io i voti degli xenofobi non li prendo. La Lega troverà l'accordo solo su dei punti di programma. Io non mi sono legato a un'ideologia, né mi sono fatto inquinare solo perché loro hanno fatto un endorsement verso di me. Su questa cosa c'è una forte speculazione, ma non è così. Sinceramente non mi fa specie adesso che mi arrivino voti da situazioniestreme. Non ci scordiamocomunque che il Pd governa con il Ncd e non ho mai sentito nessuno fare una levata di scudi per questo. A proposito di Pd: secondo lei qual è stato il più grande errore che ha fatto a Livorno? E' diventato un partito completamete autoreferenziale. Livorno in questi anni è diventata il Pd, perdendo tutte le risorse di un volano economico che è quello legato al porto, al settore immobiliare. E oggi è una città in ginocchio. Dica la verità: chi vorrebbe con lei sul palco al comizio finale; Grillo o Pizzarotti? Vorrei entrambi, a sostegno mio. Grillo, Pizzarotti o chiunque altro, basta che chi viene si metta a disposizione del programma fatto dai livornesi. IL VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA 5 STELLE LUIGI DI MAIO/EIDON RAI La presidente Tarantola in vigilanza «Il governo deve darci indicazioni» Bonanni: dietro allo sciopero c è chi guadagna milioni. Camusso: andiamo avanti Micaela Bongi T ra i sindacati volano bordate e Raffaele Bonanni, leader della Cisl che pure era tra le sigle che avevano indetto lo sciopero, ora accusa: dietro la protesta della Rai contro i tagli del governo «ci sono persone che prendono milioni all anno» mentre «io rappresento chi prende euro al mese» e «non abbiamo fregole politiche». Ma «se i lavoratori lo confermano, siamo anche noi per confermare lo sciopero», insiste Susanna Camusso. La task force di esperti del settore che secondo le indiscrezioni starebbe lavorando alla riforma della tv pubblica che ora tutti chiedono - quelli che insistono con lo sciopero, quelli che non lo hanno mai sostenuto e quelli che si sono sfilati strada facendo - viene disconosciuta dai presunti animatori: il sottosegretario alle comunicazioni Antonio Giacomelli spiega che «questo governo non considera il futuro del servizio pubblico come un tema solo per addetti ai lavori», Matteo Maggiore, ex Bbc, dice di non essere mai stato contattato per entrare nel gruppo e così l ex Rai Stefano Balassone. E ancora, gira voce che a Giovanni Floris (tra i conduttori Rai-non-Rai, cioè non più dipendenti, i cui contratti sono oggetto di attenzioni e polemiche ma non possono essere ridimensionati prima della scadenza) è interessata Mediaset. Mentre dal governo si continua a prendere di mira il sindacato con Angelo Rughetti, sottosegretario renziano doc alla semplificazione, che attacca: sciopero «politico» e «posizionamento di leader sindacali che nell ultimo periodo non hanno cercato il dialogo». E se questa volta i berlusconiani stanno con i «comunisti» della tv pubblica, sempre dal governo tutti rinviano alla famosa riforma che dovrebbe delinearsi entro l anno. Il bandolo insomma ancora non si trova, perché al momento in bella evidenza sul piatto ci sono solo i 150 milioni che saranno tolti al canone del 2014 con il decreto Irpef. Anche viale Mazzini deve darsi una regolata, si ripete da tutte le parti, ma i vertici dell azienda vorrebbero capire come. La presidente Anna Maria Tarantola ieri è stata ascoltata dalla commissione parlamentare di vigilanza, chiedendo un aiutino al governo: «Noi siamo amministratori che devono mettere in pratica le indicazioni dell azionista. E se l azionista ci

5 GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 il manifesto pagina 5 POLITICA Sinistre Furfaro o Forenza? La lista Tsipras non scioglie ancora il dilemma dei suoi tre europarlamentari. E il «processo unitario» è già alla prova del nove MERKEL: JUNCKER ALLA GUIDA DELL UE La cancelliera tedesca smentisce indirettamente la bufala sulla candidatura della francese Lagarde alla guida dell eurocommissione e annuncia pubblicamente al Bundestag che la Germania sostiene il lussemburgehse del Ppe Juncker. Merkel però non vuole indebolire troppo la Gran Bretagna assaltata dall anti-europeismo, che minaccia il veto sull alfiere dell Ue comunitaria. Sarebbe «grossolano ignorarne le esigenze», ha detto Merkel. Juncker, sconosciuto al 90% degli europei secondo un sondaggio diffuso ieri, appare il nome sicuro nel voto del 26 giugno anche per il presidente del Ppe Joseph Daul. Merkel proverà a mediare il 9 giugno nel mini-vertice con i premier riottosi, oltre a Cameron, l olandese Rutte e lo svedese Reinfeldt. la linea rossa. Anche Il socialista Schulz, d altro canto, invita a sostenere Juncker. Il vero nodo, dunque, è il pacchetto complessivo di nomine Ue. CASO GUGLIOTTA Agenti condannati: quattro anni ai poliziotti picchiatori desse qualche informazione in più, ci agevolerebbe». Indicazioni «sul tipo di modello, su quali siano le risorse. In questo modo si può fare un piano strategico» se si deve rivedere il piano industriale «come si fa? Le modalità al contrario ci creano un problema» mentre «occorre conoscere dal parlamento e dall azionista il modello di servizio pubblico cui si vuole tendere». La Rai, prosegue la presidente, è pronta a collaborare a un cambiamento radicale, ma per ottenerlo bisogna intervenire sulla missione, la governance, il canone. Ma appunto, il governo parte dai tagli. Che, prosegue Tarantola, avranno «impatti rilevanti per l azienda», e l unico modo per far fronte alle minori entrare, - un terzo del capitale sociale a partire da settembre - aggiunge, sarà la vendita di una quota di minoranza di Raiway. In ballo c è sempre l eventuale (ma improbabile) ricorso contro il decreto Irpef, e per decidere il consiglio d amministrazione aspetta il parere richiesto al costituzionalista Enzo Cheli. Il cda oggi discuterà invece la lettera inviata martedì al presidente della repubblica dall Ebu (l associazione delle tv pubbliche europee) che mette in guardia dagli effetti del decreto Irpef sulla Rai sottolineando che il prelievo forzoso viene effettuato sull esercizio in corso, mentre esiste una correlazione imprescindibile fra obblighi di servizio pubblico e finanziamento e «non si può ridurre il finanziamento se prima non si è rivista la missione e l organizzazione del servizio pubblico». Dunque sia Tarantola che il direttore generale Gubitosi aspettano dal ministero dell Economia, l azionista, indicazioni. ROMA «I l L ALTRA EUROPA Irpef, caso Spinelli e rapporto con il Pd. Vendoliani verso lo show down Sel, spuntano due mozioni GENNARO MIGLIORE E NICHI VENDOLA, SEL /FOTO SINTESI VISIVA Daniela Preziosi O ggi Barbara Spinelli spiegherà ai suoi elettori perché, contrariamente a quanto si era impegnata a fare in campagna elettorale, accetterà l elezione al parlamento europeo. Glielo ha chiesto il leader greco Alexis Tsipras, glielo hanno chiesto i garanti, alcune personalità vicine alla lista, e anche molti militanti; altrettanti in queste ore esprimono il loro «spiazzamento» sulla rete. Ma con ogni probabilità la scelta del collegio in cui optare - e quindi se escludere il secondo arrivato nella circoscrizione centro Marco Furfaro di Sel o la seconda nel sud Eleonora Forenza del Prc - non sarà una scelta solo sua. In queste ore Marco Revelli, portavoce della lista, tenta di portare i due partiti in ballottaggio a un accordo su un ragionamento politico. I margini sono stretti, il rebus irrisolvibile: escludere la candidata del Prc significa penalizzare proprio il partito italiano «fratello» della greca Syriza, fondatore della Sinistra europea di cui Tsipras è vicepresidente. D altro canto l esclusione del candidato di Sel avrebbe un effetto a catena sul partito di Vendola, soprattutto sull area (maggioritaria, almeno fin qui) impegnata a sostenere, a costo di una scissione interna, il «processo» verso una nuova sinistra di cui la lista Tsipras potrebbe essere l embrione, sempreché resista all urto di queste ore. In Sel sono momenti delicate. Ieri, mentre alla camera si riunivano i dissidenti pro-governo, a Palazzo Madama fra i sette senatori si è sfiorata la rottura sul decreto Irpef, che per alcuni «non poteva non essere votato», data la popolarità del provvedimento. Poi il governo ha levato le castagne dal fuoco a tutti, facendo circolare la notizia di una nuova fiducia: nessun senatore di Sel vuole votare sì al governo. Ma il problema si riproporrà alla camera, dove la pattuglia dei dialoganti è ampia, e pur votando no alla fiducia, potrebbe votare sì al decreto (a Montecitorio i voti sono invece due). Ma prima del decreto Irpef, che scade il 23 giugno, arriverà al pettine il nodo della «scelta Riforme/ Il COSIDDETTO MODELLO FRANCESE NON HA I NUMERI Governo bloccato in commissione, il nuovo senato deve attendere nodo è la composizione del senato». Siamo sempre lì, alle prime critiche che la proposta di riforma costituzionale del governo aveva ricevuto, ormai quasi tre mesi fa. E non sono serviti gli ultimatum, né la raffica di soluzioni alternative alla semplice elezione diretta dei senatori sostenute dal governo (nomina di diritto, libertà alle regioni di scegliere il proprio sistema). L ultima è il cosiddetto «modello francese», che di francese ha poco o nulla, e che per i renziani ha retto come soluzione di mediazione appena qualche giorno. Fino a che Forza Italia l ha bocciata. Il governo, che non rinuncia al ruolo di regista delle riforme malgrado i pessimi risultati raccolti, deve quindi cambiare ancora una volta strada. È in difficoltà, come ammette anche il sottosegretario Pizzetti, ieri in commissione in sostituzione della ministra Boschi. Appunto: «Il nodo è la composizione del senato». Al presidente del Consiglio continuano ad arrivare grosse spinte - ieri il (decadente) presidente della commissione europea Barroso ha detto che l Italia non può fare a meno delle riforme di Renzi - ma il peso degli emendamenti presentati in commissione costringe a un nuovo stop. A questo punto anche il sì dell aula entro fine mese è a rischio. A meno che il governo non arrivi a chiudere il dibattito in commissione per portare tutto in aula, con i tempi contingentati (e sarbbe claoroso per una riforma costituzionale). Il problema non è tanto la mole degli emendamenti leghisti - oltre tremila, in totale superano i cinquemila -, che possono essere ritirati, anche se le condizioni che continua a porre Calderoli sono inconciliabili con le tesi governative (di certo lo è la terza): «Riduzione del numero dei deputati oltre che dei senatori, ridefinizione delle funzioni del senato, senato eletto dalla gente e non dalla casta, poteri alle regioni». Il punto è che quando si arriverà al voto il governo continuerà ad essere in minoranza in commissione. Come lo è stato dall inizio, salvo quella notte che Forza Italia decise di sostenere il testo base del governo, piazzando un voto a tattico favorevole in mezzo a dichiarazioni tutte contrarie. Tant è che aleggia ancora il buco nero procedurale, in virtù del quale la commissione sta ragionando su un testo di legge precedentyemente smentito da un ordine del giorno. Il cosiddetto «modello francese», cioè l elezione indiretta dei senatori da parte di un collegio di consiglieri comunali e regionali, non ha i numeri per passare in commissione: è sotto di due o tre voti. Forza Italia lo osteggia soprattutto perché riporta i sindaci al centro del progetto di rinnovamento della seconda camera, i sindaci (tipo, il sindaco di Venezia) e i rappresentanti degli enti locali. Nel modello (non francese ma) italiano sarebbero gli unici eleggibili, e si dà il caso che siano in maggioranza Pd. Berlusconi, però, nei suoi continui ripensamenti, non ha ancora rinunciato al «patto del Nazareno». Solo con un sì stabile di Forza Italia la riforma-cancellazione del senato comincerebbe a fare passi avanti. È per questo che la relatrice Finocchiaro prende tempo fino alla prossima settimana per calare la versione definitiva dei suoi emendamenti. E, nonostante tutto, non rompe con l altro relatore, Calderoli, sapendo che può tornare utile come testa di ponte in campo forzista. Tutti i voti sono importanti, ma convincere un solo senatore non basterebbe in ogni caso. E così le voci di una possibile sostituzione in commissione del senatore «civatiano» Mineo servono solo come pressioni indebite. Non regge l argomento che, avendo sostituito un renziano, Mineo dovrebbe adeguare i suoi voti. Perché in commissione tra i senatori del Pd ce n è anche uno che ha sostituito Chiti, cioè colui che si è intestato la battaglia per l elezione diretta. a. fab. Oggi la capolista spiegherà perché andrà in Europa. Verso la lotteria per il terzo posto strategica» delle alleanze. Lo show down si consumerà all assemblea nazionale del 14, dove ormai sembra inevitabile la conta. Gennaro Migliore, il capogruppo alla camera che in questi giorni ha chiesto un «contenitore unico» Pd-Sel, presenterà un testo con posizioni molto «aperturiste» verso il governo Renzi. Sul piatto non c è l adesione al gruppo del Pd, almeno per ora. Il testo però finirebbe per scontrarsi non solo con gli ultras di Tsipras, ma con un documento presentato direttamente da Nichi Vendola, nell estremo sforzo di tenere uniti i suoi su una «sfida positiva a Renzi» ma anche la vicinanza alla sinistra europea di Tsipras e l adesione al Gue. Sempreché nel frattempo - e questa è l ultima variabile della maionese impazzita della sinistra italiana al suo ultimo pasticcio, stavolta non imputabile ai partitini però - Spinelli e i garanti non abbiano «optato» per mandare in Europa la candidata del Prc. Un eventualità - solo teorica - che entrerebbe a gamba tesa nel dibattito di Sel: di fatto uno schiaffo a quelli chi ha condotto il congresso di Riccione, a gennaio scorso, verso sinistra. Un processo che nel partito si sta già mettendo in moto. Oggi per esempio a Roma si discute di «sinistra radicale di governo». Non è ancora una costituente, ma potrebbe succedere - sempre in linea teorica - che nel frattempo il candidato di Sel venga escluso dall europarlamento. Magari con l improvviso principio di portare due donne a Strasburgo, Spinelli e Forenza (il terzo parlamentare è il giornalista Curzio Maltese e dorme sonni tranquilli perché il suo capolista Moni Ovadia ha rinunciato appena eletto). E qui torniamo ai criteri per preferire Furfaro di Sel o Forenza del Prc. La scelta è drastica, sembra impossibile trovare la quadra. Fra i garanti si fa strada l opzione-lotteria: un estrazione dal notaio che consegni alla dea bendata la soluzione della scelta politica. C è un precente nel Prc, nel 2004: Bertinotti eletto in tutte le circoscrizioni per un errore burocratico non optò e fu un giudice a estrarre a sorte il fortunato secondo votato nelle isole. Ma l estrazione fu il risultato di un errore. I dirigenti dei due partiti si cuciono la bocca per non alimentare polemiche. C è chi, a casa Sel, preferisce affidarsi al caso piuttosto che all opzione di un uomo solo, anzi di una donna sola, Spinelli, giurando che comunque l esperienza della lista andrà avanti. La realtà però è che sarebbe una lotteria non solo a decidere il nome dell eurodeputato, o eurodeputata, ma anche le sorti della lista unitaria. Valerio Renzi E ra il 5 maggio del 2010 quando all esterno dello Stadio Olimpico scoppiarono violenti incidenti al termine della finale di Coppa Italia tra Roma e Inter. All epoca Stefano Gugliotta aveva 26 anni e, tirato giù dal suo motorino da un gruppo di agenti della celere nelle vicinanze dello stadio in viale Pinturucchio, fu colpito a ripetizione fino a perdere i sensi. Poi venne arrestato per resistenza e passò una settimana in carcere. Gugliotta era completamente estraneo agli incidenti ed è stato fermato mentre andava ad una festa con un amico, colpevole solo di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Dopo quattro anni è arrivata la sentenza di primo grado che riconosce come responsabili delle violenze nove agenti della celere che sono stati condannati a quattro anni di reclusione e sono stati sospesi dal servizio per aver preso l inerme Gugliotta a calci, pugni, manganellate. I giudici della decima sezione del tribunale di Roma sono andati anche oltre le richieste del pm Pierluigi Cipolla. «Non si può mai essere contenti quando vengono condannate delle persone, specie se, come in questo caso, agenti di polizia ha commentato Cesare Piraino, avvocato di Gugliotta Se l'impostazione accusatoria era corretta, la pena da infliggere non poteva essere di modesta entità come richiesto dal pm». La verità è venuta fuori grazie alle riprese video fatte da un balcone e condivise in rete dove appariva, inequivocabile, la violenza e l insensatezza del pestaggio. «È una sentenza pesante e credo giusta ha commentato col manifesto Stefano Gugliotta aspettiamo di leggere le motivazioni ma oggi è un bel giorno per me e per i miei familiari dopo quattro anni di battaglia in aula». «È importante che queste persone siano state riconosciute colpevoli per le loro azioni prosegue Stefano colpire con quella violenza e ferocia, in maniera casuale e insensata, è inconcepibile, soprattutto per chi porta una divisa e ha abusato del suo potere». Gugliotta è un ragazzo normale trascinato in un incubo senza sapere perché. E consapevole che la battaglia è ancora lunga: «Questo è solo il primo grado di giudizio, ora affronteremo tutti gli altri con più forza. C è poi un altro procedimento ancora in corso che vede imputati gli agenti che certificarono il mio arresto e le sue modalità». Chiediamo a Stefano se si è sentito solo in questa anni e la risposta è perentoria «no mai, io e la mia famiglia ci siamo sostenuti a vicenda e abbiamo incontrato la solidarietà e la vicinanza di tante persone». Ieri in aula si trovavano i volontari di Acad (Associazione contro gli abusi in divisa), oltre a Lucia Uva e Claudia Budroni, parenti di persone morte durante interventi delle forze dell ordine. Giuseppe Uva ha perso la vita il 14 giugno 2008 dopo essere stato trattenuto nella caserma dei carabinieri di Varese. Dino Budroni è deceduto il 30 luglio 2011 dopo essere stato colpito da un proiettile sparato da un poliziotto durante un inseguimento. «A me non è andata di certo bene, ma poteva andare peggio», afferma Gugliotta». Per Acad la sentenza di ieri «è importante sotto molti punti di vista; innanzitutto perché raramente si sente odore di giustizia nei processi che vedono sul banco degli imputati gli agenti dei reparti celere che anche in questo processo hanno provato in tutti i modi a demolire la verità, prima attaccando la credibilità di Stefano (raccontando di fantomatici precedenti penali) e successivamente a mischiare le carte con la solita scusa che con il casco e il manganello non ci può essere una identificazione certa».

6 pagina 6 il manifesto GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 LA FREDDA GUERRA Ucraina Diffusi i nomi delle 14 vittime tra i «separatisti» del raid aereo su Lugansk. I militari ucraini abbandonano tre postazioni nel Donbass Kiev: «Uccisi trecento filo-r Simone Pieranni N ell est dell Ucraina si continua a combattere. Sono due le battaglie in corso, una militare, vera, con raid aerei, bombardamenti e morti, l altra è di propaganda. Numeri, notizie non confermate, immagini che a volte risultano appartenenti ad altri contesti, ad altre date, altre situazioni, quando non esplicitamente false. Ieri Kiev, attraverso il portavoce delle forze militari che conducono le operazioni a est, ha diffuso una nota nella quale affermava che almeno 300 filorussi sarebbero stati uccisi nelle ultime 24 ore ed altri 500 sarebbero rimasti feriti. Se fosse vero si tratterebbe di un dato clamoroso, che conferma le azioni militari a tutto spiano effettuate da Kiev, anche se non combacia con le notizie che provengono dalle regioni orientali, che danno i militari di Tommaso Di Francesco L a raccontano così: finalmente Obama, dopo l aggressione della Russia all Ucraina, è sceso in campo impegnando un miliardo di dollari di spese militari americane per «difendere i paesi dell est». Detta così è poco meno di una brutta favola occidentale nell occasione dell anniversario dello sbarco americano in Normandia 70 anni fa. La verità è un altra. Il nuovo «sbarco» di Obama in Polonia che parla all ombra di un F-16, è infatti il coronamento di venti anni di impegno statunitense, dopo l 89, nella strategia di allargamento della Nato a Est, ai confini della Russia. Con l esportazione di sistemi d arma, l installazione di decine di basi militari, l ingresso nell Alleanza atlantica di tutti i paesi dell ex Patto di Varsavia ben prima dell adesione all Ue. E Majdan completamente allo sbando. Sicuri sono i 14 morti - la maggioranza civili - dopo l attacco aereo a Lugansk, i cui nomi stanno facendo il giro del web. E dalle regioni orientali ieri è arrivato un altro annuncio: i miliziani filorussi hanno reso noto di aver abbattuto nelle ultime 24 ore tre elicotteri nella regione di Donetsk e di aver conquistato due basi militari in quella di Lugansk, una delle guardie di frontiera e una della Guardia nazionale, dopo UNIONE EUROPEA O NATO? Un miliardo di dollari extra-large a Est Il presidente americano resta ostaggio del militarsimo «umanitario» bipartisan Proseguono i bombardamenti dell esercito di Majdan a est. I ribelli: «Abbattuti 3 elicotteri e conquistate due basi a Donetsk» il coinvolgimento di tutti questi paesi nelle guerre sporche americane in giro per il mondo, significativamente esplose a partire dal 1991 a ridosso della fine dell Unione sovietica, prima in Iraq e poi in Afghanistan, nei Balcani, in Somalia, in Libia e via dicendo. Spesso abusando dell etichetta delle guerre «umanitarie». Mentre nessuno s interroga sui risultati reali di questi avventure armate vergognosamente proclamate in difesa dei diritti umani, e che in realtà hanno lasciato le crisi specifiche incancrenite e irrisolte, stragi sanguinose di innocenti impunite (che continuano come in Iraq e Afghanistan) e scie esplosive, come in Somalia e Libia. Ora infatti Obama ha ereditato - e mostra purtroppo di restarne ostaggio - un problema grande come una casa, anzi come la Casa bianca. Le elezioni di mid-term avranno tra l altro all ordine del giorno proprio il militarismo umanitario bipartisan e il caso Libia- Bengasi che coinvolge la «candidata» Hillary Clinton, in una «sana» dialettica tra responsabilità dei Democratici o dei Repubblicani, dei neocon di destra o di quelli di sinistra. Naturalmente, tenendo fermo l asse strategico dell allargamento della Nato a Est, ai confini russi. Che produce almeno tre effetti devastanti: da una parte provoca la reazione russa, dall altro cancella ogni possibilità che esista una politica estera dell Unione europea surrogata ormai dalla Nato, e infine autorizza ogni avventura politica nell Europa dell est. Come in Ucraina nelle mani di oligarchi che recitano, a seconda del momento, la parte dei filorussi o dei filooccidentali e che si sono riproposti, grazie alle milizie dell estrema destra, come leader politici. Il presidente Usa ha incontrato a Varsavia il neo-presidente ucraino Poroshenko, l umo degli Stati uniti a Kiev fin dal ha rivelato Wikileaks - appoggiandolo per la suai repressione della secessione interna dei «terroristi» filorussi del Donbass, che così facendo hanno reagito alla rivolta antirussa di Majdan. E pensare che di questi giorni, 15 anni fa, l aviazione Usa e Nato non aveva ancora finito di bombardare l ex Jugoslavia per sostenere i terroristi dell Uck nella secessione dello stato del Kosovo. Hanno provato a spiegarlo anche autorevoli e ormai scomodi protagonisti della politica estera Usa ed europea. Dall ex segretario di Stato Kissinger, a Brzeshinski che hanno messo in guardia dai rischi di una Nato allargata a est, all ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt, che ha ricordato come la proposta d ingresso nell Ue ad un paese diviso come l Ucraina accoppiata alla strategia atlantica extra-large ai confini russi «prepara la terza guerra mondiale»; fino all ex capo del Pentagono di Bush e poi dello stesso Obama, Robert Gates, che nel suo libro di memorie uscito a gennaio negli Usa, parla di «arroganza occidentale», e scrive: «Aver allargato la Nato così rapidamente dopo il crollo dell Unione sovietica a numerosi Stati fino ad allora sotto tutela di Mosca, è stato un errore. Gli occidentali, in particolare gli Stati uniti, non hanno preso la misura dell ampiezza dell umiliazione percepita dai russi con la fine dell Urss...». Ora Obama, impegnando un altro miliardo di dollari nella slot machine delle spese militari americane nell Est Europa, rilancia la leadership Usa su tutto il Vecchio Continente, mettendolo in guardia dal modificare i bilanci della difesa (gli F-35 non si toccano) perché, dichiara, «la sicurezza si paga». E, invece, così facendo ci paghiamo solo istabilità e nuove minacce di guerra. Geraldina Colotti A ncora sangue, in Libia. Un autobomba ha preso di mira una villa a Bengasi in cui si trovava il generale golpista Khalifa Haftar (nella foto reuters) insieme ai suoi seguaci. E un rappresentante svizzero del Comitato internazionale della Croce rossa è stato ammazzato a Sirte da un gruppo di uomini armati. Dirigeva l ufficio della Cicr a Misurata, dove imperversano importanti milizie come «Lo scudo della Libia», la più diffusa su tutto il territorio, anche a Bengasi. «Un attentato suicida con un autobomba è stato perpetrato contro una villa in cui eravamo riuniti. Tre soldati sono stati uccisi», ha dichiarato FIORI AL PALAZZO DI LUGANSK COLPITO DAI RAID AEREI, SOTTO ATTIVISTI DANNO IL «BENVENUTO» AI 7 GRANDI /REUTERSD una serie di combattimenti cominciati nei giorni scorsi. Siamo nella prima guerra che vede i social network come strumento di propaganda e di diffusione delle notizie; non a caso questa notizia è stata resa nota dall'account twitter della Repubblica popolare di Donetsk. Diversa invece è stata la versione fornita sul proprio sito internet dal servizio delle guardie di frontiera, secondo cui il personale della base, che si trova alla periferia di Lugansk, è stato «trasferito in luoghi più sicuri». La Guardia nazionale - come riporta l Ansa - ha invece reso noto sul proprio sito che una sua caserma a Lugansk è finita ieri sotto il tiro di mortai, granate e armi d'assalto dopo che i soldati avevano respinto un ultimatum ad arrendersi da parte dei ribelli: «tre militari sono rimasti feriti e tutto l'edificio è andato distrutto nel combattimento, insieme ai veicoli della base, mentre secondo un portavoce dei filorussi i soldati si sono arresi e hanno ottenuto di tornarsene a casa». Fin dall inizio Majdan ha saputo sfruttare al massimo la potenza dei social network, tanto da rendere perfino gli account dei gruppi neonazi una fonte che molti media internazionali hanno fin da subito considerato imparziale. Con l allargarsi della crisi alla Crimea, ma soprattutto con l inizio della vera e propria guerra civile in corso nelle regioni orientali, la potenza dei social network ha finito per diventare uno dei temi salienti del conflitto. Nel frattempo- complice la visita di Obama a Varsavia e il G7 a Bruxelles, sembrano rimettersi in moto timidi segnali di ripresa di un confronto diplomatico. Ieri il nuovo presidente ucraino, Petro Poroshenko, avrebbe promesso un'amnistia e un decentramento regionale del potere nel suo paese, con l intenzione di dare vita ad un vero e proprio processo di pace, capace di redimere le divisioni in Ucraina, come ha spiegato il tycoon in una conferenza stampa a Varsavia, dove ha incontrato Barack Obama, a pochi giorni dalla sua investitura ufficiale, in programma per sabato a Kiev. Il modello di decentramento, ha aggiunto Poroshenko, sarà basato su quello introdotto con successo in Polonia 25 anni fa. Parole distensive che sono arrivate anche da Valdimir Putin. Il presidente russo sarebbe pronto al dialogo con Barack Obama, dopo che le comunicazioni tra i due si erano interrotte nelle settimane scorse a causa della crisi ucraina e dell'annessione russa della Crimea. A dirlo è stato lo stesso presidente russo in un'intervita alle televisioni francesi, alla vigilia del suo arrivo a Parigi, da dove poi si sposterà in Normandia per la partecipazione all anniversario dello sbarco in Normandia. «È una sua decisione - ha detto Putin -io sono pronto al dialogo». Il leader del Cremlino ha poi espresso l'auspicio che l'attuale situazione di tensione tra LIBIA Rappresentante svizzero della Croce Rossa assassinato a Sirte A Bengasi attentato kamikaze contro il generale golpista Haftar il generale Saqr al-jeroshi, che ostenta il carico di «capo delle operazioni delle forze aeree» fedeli a Haftar. Quest ultimo ha precisato Jeroshi non ha riportato ferite, mentre lui è rimasto «leggermente ferito». La villa si trova nei pressi di Bengasi bastione di numerose milizie islamiche che si contendono il potere con le armi. Il generale Haftar un tempo al comando di Gheddafi, poi per lunghi anni uomo della Cia ha giurato di farla finita coi «gruppi terroristi». Dal 16 maggio ha sferrato a Bengasi un offensiva denominata Dignità. «Un traditore nemico dell islam da eliminare», ha scritto domenica scorsa al-qaeda del Maghreb islamico (Aqmi) sui siti la Russia e l'occidente non si trasformi in una nuova guerra fredda. Ma «non è un segreto che la politica americana sia la più aggressiva e la più dura», ha aggiunto, ricordando che la Russia, a differenza degli Stati Uniti, non ha truppe dispiegate all'estero. E nella serata di ieri, contrariamente a quanto sostenuto da diplomatici europei, è circolata una bozza di comunicato finale del G7 che potrebbe bloccare tutto questo processo. I toni, diffusi da una fonte americana, sarebbero di condanna nei confronti della Russia, riguardo la crisi ucraina e minaccerebbero nuove sanzioni. Gli Usa quindi non si fermano e continuano a spingere. Vedremo quanto conterà - in questa nuova partita - l Europa. fondamentalisti. Ansar al-sharia gruppo classificato come «organizzazione terrorista» dagli Usa - dal canto suo ha pronosticato al generale la stessa sorte toccata a Gheddafi, a capo del paese per oltre 40 anni e poi linciato a Sirte nel 2011, dopo otto mesi di conflitto coi ribelli: ovvero con la Nato, decisa a portare «la democrazia» a suon di bombe. E se mai è esistita un istanza autonoma, guidata da una spinta autentica verso l alternativa, è stata anch essa stritolata da quell intervento, che aveva sollecitato. Dal vaso di Pandora sono sbucati i demoni che erano stati contenuti. Questione sociale e questione coloniale sono tornate al grado zero. A contendersi un paese a brandelli, vi sono solo milizie tribali e bande, progetti islamici variamente modulati e istanze collegate alle grandi potenze internazionali, ormai preoccupate per la perdita di controllo del petrolio. A Tripoli sono arrivati i rappresentanti di Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Ue e Italia. «La Libia è a un bivio, la comunità internazionale si mobiliti», ha dichiarato la ministra degli Esteri Mogherini. E di Libia si discute al G7 di Bruxelles. L autobomba di Bengasi

7 GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 il manifesto pagina 7 LA FREDDA GUERRA 7 Grandi Putin: «Pronto a incontrare Obama», ma nella bozza del documento finale del G7 diffusa da fonti Usa, ci sarebbero nuove accuse a Mosca ussi» LA SPAGNA: NO AGLI F-35 Contrariamente a quanto richiesto più volte da Obama all Europa, ovvero aumentare le proprie spese di difesa, comprando armi e caccia americani, gli Stati uniti incassano un primo «no» da un paese europeo di un certo peso. La Spagna a guida popolare con il contestato premier conservatore Rajoy, ha infatti annunciato che non acquisterà gli F-35 promossi da Obama nel suo recente viaggio italiano. Il motivo? Costano troppo e in tempo di crisi, giustamente, si tagliano le spese che sono considerate superfluee. Gli F-35 sono caccia da attacco e la Spagna non saprebbe che farsene. La richiesta di acquisto degli F-35 era arrivata dalla Marina spagnola, per procedere alla sostituzione degli Harrier in dotazione, prodotti da una joint-venture tra la BritishAereospace e MacDonell Douglas. Il rifiuto di Rajoy, uno smacco per Obama, significherà che gli Harrier continueranno a rimanere in servizio fino al 2025, come previsto, per altro, da un contratto di 70 milioni di euro. SIRIA Il Sarin no, ma ora Le Monde accusa: «Usato il cloro» è il primo attacco contro Haftar, anche se lunedì è stata la giornata più sanguinosa dall inizio dell «operazione Dignità». Gli scontri tra islamisti radicali e forze del generale hanno provocato 30 morti, fra cui 11 militari, e circa 120 feriti. «Ha emesso più comunicati che proiettili», ironizzano gli islamisti mentre Haftar che non convince tutti i suoi alleati afferma di aver inflitto colpi duri ai gruppi fondamentalisti e di controllare «l 80% di Bengasi». E a Tripoli, la crisi politica si approfondisce. Due governi si contendono la legittimità dellatransizione, dopo la contestata elezione al Parlamento di Ahmed Maiteeq. Malgrado il rifiuto del governo uscente di Abdallah al-thani, il premier - 42 anni, uomo d affari gradito agli islamisti della Fratellanza musulmana e alle milizie di Misurata ha assunto l incarico, protetto da miliziani armati. Contro la sua nomina pende un ricorso per irregolarità presentato da alcuni deputati e dal precedente premier alla Corte suprema. VARSAVIA Polonia partner strategico. Poi l incontro «fraterno» con il neopresidente ucraino Obama: sto con Poroshenko Mauro Caterina VARSAVIA I l 4 giugno del 1989 è uno di quei giorni che le nuove generazioni studiano sui libri Anna Maria Merlo PARIGI L a diplomazia culinaria sarà all opera stasera: François Hollande avrà due cene, la prima alle ore 19, con Barak Obama, in un ristorante chic di Parigi, la seconda alle 21 all Eliseo, dove il presidente francese ha invitato Vladimir Putin. Il presidente russo era assente ieri alla cena dei paesi più industrializzati, il G7 del debutto di Renzi che si conclude oggi a Bruxelles con un pranzo e che ha sostituito il previsto G8 che avrebbe dovuto svolgersi a Sochi. Ma il 24 marzo scorso, gli occidentali hanno deciso, per rappresaglia all annessione della Crimea, di escludere la Russia, che era entrata nel club dei grandi 17 anni fa. Putin è stato il convitato di pietra, ieri sera a Bruxelles, dove l Ucraina è stata al centro della discussione. In un Belgio che per la prima volta da vent anni ha sospeso Schengen e rimesso per l occasione i controlli alle frontiere, l Unione europea ha proposto ieri una riunione dei donatori per l Ucraina, che dovrebbe svolgersi a luglio in preparazione della Conferenza di fine anno. Angela di storia come lieto fine dell epopea di Solidarnosc. I più grandicelli, invece, lo ricordano bene quel giorno. Erano le prime elezioni democratiche della Polonia post-comunista. Ieri per l occasione erano presenti 50 delegazioni da tutto il mondo: ministri, capi di governo, presidenti della repubblica. Tutti a Varsavia per celebrare il 25 anniversario della «Polonia libera». L ospite più atteso e riverito è stato indubbiamente il presidente statunitense Barak Obama, che con l Air force one è atterrato all aeroporto della capitale polacca martedì mattina. Quella dell altro ieri è stata una giornata piena di spunti e riflessioni. Era chiaro a tutti che l inquilino della Casa Bianca si recava a Varsavia principalmente per mettere i «puntini sulle i» sulla questione ucraina e le parole pronunciate in conferenza stampa insieme al presidente polacco Bronislaw Komorowski /FOTO REUTERS AL G7 DIPLOMAZIA CULINARIA A PARIGI, SENZA LA RUSSIA Si tenta la carta della distensione ma gli Usa insistono sulle sanzioni Tensione tra Parigi e Casa Bianca, per la vendita di due navi da guerra francesi alla Russia Merkel ha di nuovo evocato la possibilità di sanzioni contro la Russia, se non contribuisce alla stabilizzazione dell Ucraina. Ma fonti diplomatiche, prima della cena, hanno escluso che il G7 di Bruxelles sia l occasione per aumentare le sanzioni contro Mosca, ora limitate al blocco dei visti e degli averi di alcune personalità. L obiettivo è lasciare spazio a una de-escalation in Ucraina, visto che Putin sta giocando la carta della distensione, con il ritiro dei 40mila militari dalla frontiere ucraina e ha rimandato di una settimana l ultimatum a Kiev sul gas e la minaccia di bloccarne l erogazione. Putin, difatti, benché escluso dal G8, ha molti appuntamenti in questi giorni: oltre a cenare con Hollande, vedrà in bilaterale David Cameron e Angela Merkel, in margine delle cerimonie per i 70 dello sbarco in Normandia, che riuniscono molte personalità (ci sarà anche Sarkozy, invitato come ex presidente). Solo Obama rifiuta un incontro bilaterale con il presidente russo, ma afferma: «sono sicuro che lo vedrò, sarà là». Venerdì, Obama e Putin non potranno evitarsi: saranno entrambi al pranzo previsto al château de Bénouville e poi alla cerimonia a Ouistreham. Obama, che a Bruxelles ieri mattina ha incontrato il re Philippe, veniva da Varsavia, dove in mattinata aveva incontrato il neo-presidente ucraino Poroshenko, a cui il G7 ha ribadito il suo «sostegno». Il presidente Usa ha condannato di nuovo le «manovre oscure» e l «aggressione» russa. A Varsavia e alla riunione Nato che si è svolta a Bruxelles, gli Usa hanno messo il pressing sugli europei sul riarmo. A settembre, al vertice Nato, dovrebbe essere annunciato un piano di rafforzamento delle forze atlantiche nell est europeo (anche se non dovrebbe essere esaudita la richiesta di Varsavia di avere una base permanente Nato nel paese). Gli europei frenano e parlano di «finanziamento accettabile»: in Europa, solo 3 paesi (Francia, Gran Bretagna e Germania) rispettano l impegno del 2% del pil destinato alla difesa, coprendo il 60% della spesa militare complessiva del vecchio continente. Gli altri, reticenti, sono messi sotto pressione. Il G7 resta un appuntamento economico. C è sul tavolo una discussione sull approvvigionamento energetico, che si intreccia con la questione della crisi ucraina e delle relazioni con la Russia. Ma c è la preoccupazione per il rallentamento della crescita, a cominciare dagli Usa, per non parlare dell Europa (dove solo Germania e Gran Bretagna si salvano). Il rallentamento riguarda anche gli emergenti, Russia compresa. Alla cena con Obama, Hollande solleverà la questione della banca Bnp, che rischia negli Usa una multa-record di 10 miliardi di dollari per non aver rispettato l embargo statunitense contro Iran, Sudan e Cuba e permesso a questi paesi di avere dei dollari. La Bnp non ha infranto la legge europea, ma usando dollari è caduta sotto la giurisdizione Usa (non sarebbe successo nulla se avesse usato euro). La Bnp è una delle più grandi banche della zona euro e la mega-multa rischia di destabilizzare l erogazione di credito nella Ue. Hollande ha scritto a Obama, denunciando una multa «ingiusta e sproporzionata». Il ministro degli esteri, Laurent Fabius, ha minacciato gli Usa di ripercussioni sul negoziato del Ttip (Trattato di commercio transatlantico): «la partnership può essere stabilita solo su basi di reciprocità, ma qui ci sarebbe un esempio di decisione ingiusta e unilaterale». Tra Parigi e Washington c è anche tensione per la vendita di due navi da guerra francesi Mistral alla Russia. Per Fabius, «il contratto è stato firmato e va onorato», mentre Obama ne chiede la sospensione. Per Wikileaks il neocapo di stato ucraino era «informatore» degli Usa nel 2006 erano lì a testimoniarlo. Obama chiederà al congresso di stanziare un miliardo di dollari per «riprogrammare» la presenza militare a stelle e strisce nel vecchio continente e al tempo stesso ha rassicurato tutti gli alleati dell Europa centrale e dell est che l America non li lascerà soli. In soldoni, se qualcuno vuole avere le basi americane in casa e sentirsi «al sicuro» basta chiederlo. Altrettanto chiare sono state le sue parole quando ha detto che «gli ucraini dovrebbero decidere loro stessi del futuro del proprio paese, senza interferenze esterne o pressioni da parte di militanti finanziati da paesi limitrofi che stanno cercando di sabotare il processo di cambiamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche in Ucraina». Ieri, quando ha preso la parola sul palco delle autorità di fronte alle delegazioni politiche ed una piazza gremita di gente, Barak Obama non ha parlato di Ucraina. «Qui con voi, in questa piazza, mi sento come se fossi a casa», ha detto, ricordando la grande comunità polacca di Chicago. Il suo è stato un discorso sobrio e di circostanza. Ha omaggiato la Polonia per la tenacia con cui ha lottato per la libertà e la democrazia. Ha scandito il nome di Lech Walesa (presente anche lui sul palco delle autorità) e di Solidarnosc e ha rimarcato l importanza storica di quelle giornate. Prima di partecipare alle celebrazioni, il presidente americano ha incontrato faccia a faccia Petro Poroshenko, il neoeletto presidente dell Ucraina: «Voglio sentire da lui di cosa ha bisogno il popolo ucraino». Attualmente il paese sta cercando di trovare una «soluzione» al problema Gazprom, che ha più volte minacciato di chiudere i rubinetti del gas qualora non venissero pagati i debiti accumulati. I due hanno parlato di come continuare il processo di pacificazione nazionale, di come rivitalizzare l economia sull orlo del collasso e di come ridurre la dipendenza energetica dalla Russia. A margine dell incontro, la Casa Bianca ha rilasciato un comunicato in cui veniva approvato un ulteriore stanziamento di 23 milioni di dollari in aiuti militari all Ucraina per la difesa: armi, visori notturni ed equipaggiamento per le comunicazioni. Il viaggio a Varsavia di Poroshenko è il primo in veste ufficiale di presidente. E visto che l oligarca ucraino, nonché neo-presidente, è entrato di diritto sul proscenio della politica internazionale, è giusto sapere con chi abbiamo a che fare. Di recente sono saltati fuori da Wikileaks ben 350 documenti in cui veniva fatto il suo nome e si è scoperto che Poroshenko era censito come «informatore» dell ambasciata americana a Kiev nel Mentre in un altro cable appare sospettato, dagli Stati uniti, di corruzione, al pari di Iulia Timoshenko. Se il buongiorno si vede dal mattino, allora buonanotte Ucraina. Michele Giorgio GERUSALEMME D amasco usa il gas cloro contro il suo popolo e i miliziani dell opposizione, i governi occidentali sanno tutto ma non intervengono: è l accusa lanciata ieri da Le Monde mentre in Siria era in corso lo spoglio delle schede delle elezioni presidenziali destinate ad assegnare un nuovo mandato di sette anni al presidente Bashar Assad. Non solo. Il quotidiano francese sostiene che le prove di questi attacchi sarebbero nelle mani di Parigi da almeno quindici giorni e che anche Gran Bretagna e Stati Uniti sono al corrente di tutto. Questi governi occidentali però preferirebbero rimanere in silenzio e non passare all azione. Il gas chimico cloro è molto reattivo all acqua e brucia le mucose. I primi sintomi sono bruciature agli occhi, al naso, alla gola, poi sono aggrediti bronchi e polmoni con conseguenze spesso fatali per le vittime. Anche lo scorso anno le forze militari agli ordini di Bashar Assad furono accusate di aver lanciato razzi armati con gas Sarin, uccidendo civili e ribelli nella regione di Ghouta, a est di Damasco. Gli Usa e diversi governi europe affermarono l esistenza di prove inconfutabili del crimine attribuito all esercito governativo e l opposizione siriana, sostenuta dall Arabia saudita e dal Qatar, chiese con insistenza una «dura punizione» per Assad. Barack Obama fu sul punto di dare il via libera a un massiccio attacco aereo contro la Siria ma all ultimo istante fece una repentina marcia indietro prima annunciando di volere chiedere l autorizzazione del Congresso al raid militare e poi accettando la soluzione della distruzione dell arsenale chimico di Damasco (attualmente in corso) proposta dalla Russia. Il motivo di quella improvvisa esitazione è stato spiegato qualche mese dopo dal noto giornalista americano e premio Pulitzer Seymour Hersh, secondo il quale non furono i soldati governativi ma proprio i ribelli siriani con l aiuto della Turchia a bombardare il 21 agosto 2013 con il Sarin il sobborgo di Ghouta, allo scopo di innescare l attacco americano alla Siria. Hersh, grazie alle rivelazioni di un ex 007 statunitense, aggiunse che l attacco fu una trappola predisposta dai servizi segreti turchi per convincere Obama, riluttante ad approvare un nuovo intervento armato americano in Medio Oriente. Tuttavia due giorni prima dell offensiva aerea Usa, un rapporto dei servizi segreti britannici dimostrò agli americani che il gas Sarin usato non era quello stipato nei depositi dell esercito siriano, costringendo Osama a fermare i suoi cacciabombardieri. Anche in questo caso Le Monde parla di «prove inconfutabili» dell uso del gas cloro da parte delle forze armate siriane. I servizi segreti americani e britannici, scrive il giornale, hanno passato alle autorità francesi dei campioni, in buona parte «frammenti di vettori» utilizzati per diffondere il gas, prelevati sul territorio siriano nella provincia di Hama, a Kafr Zita e a Idlib. Le analisi sono state condotte dagli specialisti del Centro studi Le Bouchet. Sempre secondo Le Monde diverse intercettazioni telefoniche avrebbero permesso di ricostruire la preparazione degli attacchi governativi avvenuti con il lancio di barili di gas dallo scorso mese di ottobre e fino a date più recenti. Il presidente francese Hollande potrebbe portare le «prove» dei presunti lanci di gas cloro all esame del G7 di Bruxelles.

8 pagina 8 il manifesto GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 STATE SERENISSIMI Mose, il mostro della Lagu Sebastiano Canetta Ernesto Milanesi VENEZIA C ome (e peggio) di vent anni fa: un «sistema» parallelo alla gestione del Mose, la Crolla la facciata del Veneto. Fondi neri, finanziamenti occulti, concussioni e complicità, la grande opera di Venezia, la più costosa del paese, è marcia. Trentacinque gli arresti: ai domiciliari il sindaco Orsoni (Pd), accusato di finanziamenti illeciti; chiesto l arresto per Galan, ex governatore e senatore di Fi IL PROGETTO L opera pubblica più costosa d Italia MOdulo Sperimentale Elettromeccanico, o brevemente Mose, è il sistema di paratoie mobili per «salvare» Venezia dall acqua alta. È l opera pubblica più costosa d Italia (5 miliardi 493 milioni di euro di cui 4,987 già stanziati fino al 2013), assegnata dal Ministero delle Infrastrutture e dal Magistrato alle Acque in concessione diretta al Consorzio Venezia Nuova. Si tratta di 78 paratoie mobili a scomparsa fra il Lido (41 nelle due dighe mobili), Malamocco (19) e Chioggia (18). Quando la marea è normale, le paratoie, che costituiscono le barriere, restano nei loro alloggiamenti sul fondale delle bocche di porto, si alzano solo per bloccare la marea entrante ed evitare un allagamento della Laguna e dei centri abitati. Il fronte dei cantieri è lungo 18 chilometri e sono circa 4 mila gli occupati dichiarati ufficialmente. Il progetto originale risale alla fine degli anni Ottanta, mentre viene «varato» nel 1992 dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. Dieci anni dopo il progetto definitivo che sarà approvato dal «Comitatone» il 3 aprile Il Mose è finanziato dalla «legge speciale» 798 per Venezia, viene inaugurato nel 2003 dal premier Silvio Berlusconi e comporterà lavori fino almeno al 2016 (più le manutenzioni dell opera ). IL CONSORZIO VENEZIA NUOVA raggruppa 26 imprese: da Astaldi alla Mantovani Spa, dalla CCC (Legacoop) a FIP Industriale, da Nuova CoEdMar Srl fino a Intercantieri Vittadello. Dopo gli arresti di Giovanni Mazzacurati e Piergiorgio Baita, il Consorzio è presieduto da Mauro Fabris (ex parlamentare Udeur e sottosegretario nei governi D Alema) con Alessandro Mazzi come vice e Hermes Redi come direttore generale. Grande Opera per eccellenza. Trentacinque gli arresti e un altro centinaio di indagati disposti ieri nell elenco firmato dai pm Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini. Tra i nomi «eccellenti» spiccano quello del deputato di Forza Italia Giancarlo Galan - ex governatore e ministro, attuale presidente della Commissione Cultura della Camera per cui servirà l autorizzazione - e del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (Pd) ristretto ai domiciliari. Ma insieme ai politici è collassata l architettura delle complicità: manager, funzionari pubblici, professionisti, consulenti, finanzieri, vecchi marpioni e nuovi faccendieri. La paratia mobile della corruzione restituisce, per via giudiziaria, la certezza di una vera cloaca dietro la facciata della «salvaguardia di Venezia». Da sempre, lo sostenevano gli oppositori del mega-appalto senza salvagente. Ora è di dominio pubblico, agli atti della Procura della Repubblica. Un anno dopo l arresto di Piergiorgio Baita (il supermanager Mantovani Spa) e Giovanni Mazzacurati (storico padre-padrone del Consorzio Venezia Nuova), si completa l indagine condotta dalla Guardia di finanza con un malloppo di 711 pagine che certifica fondi neri, finanziamenti occulti, concussioni e complicità. Sequestrati beni per 40 milioni, scandagliate fatturazioni, verificate società a San Marino e in Svizzera. Crolla letteralmente la facciata del Veneto: il sindaco di centrosinistra è accusato di aver preso contributi elettorali per 560 mila euro; arrestati l assessore regionale berlusconiano Renato Chisso («stipendio annuale oscillante tra i 200 e i 250 mila euro, dalla fine degli anni 90 sino ai primi mesi del 2013») e il consigliere regionale Pd Giampietro Marchese (58 mila euro illeciti per le Regionali 2010). Ai domiciliari Lia Sartori, presidente uscente della Commissione industria dell Europarlamento: 58 mila euro «in nero». A Galan viene contestata la ristrutturazione milionaria della villa sui Colli Euganei, che secondo la Procura sarebbe frutto di un giro di fatture false fra Tecnostudio e Mantovani Spa. Al «doge» fondatore di Forza Italia viene contestato di aver ricevuto «per tramite di Chisso, che a sua volta li riceveva direttamente da Mazzacurati, uno stipendio annuale di circa 1 milione di euro, 900 mila euro tra il 2007 e il 2008 per il rilascio nell adunanza della commissione di salvaguardia del 20 gennaio 2004 del parere favorevole e vincolante sul progetto definitivo del sistema Mose, 900 mila euro tra 2006 e 2007 per il rilascio (...) del parere favorevole della Commissione Via della Regione sui progetti delle scogliere alle bocche di porto di Malamocco e Chioggia». Senza dimenticare che la Procura ha appena trasmesso al Tribunale dei ministri il fascicolo che riguarda Altero Matteoli, senatore di Forza Italia. Secondo la deposizione di Mazzacurati, si profilerebbe l «induzione indebita» da parte dell allora ministro prima dell ambiente e poi delle infrastrutture nei lavori di bonifica a Porto Marghera. Ma la lista degli arrestati è vertiginosa intorno al «riciclaggio» di circa 25 milioni. Con tanto di «stipendio in nero» per l ex magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta: 400 mila euro in un conto estero per ammorbidire i controlli (più l assunzione della figlia in una società controllata dal Consorzio). Stesso atteggiamento nei confronti di Maria Giovanna Piva che lo rileva al vertice dell ente serenissimo. Manette per Roberto Meneguzzo, fondatore e amministratore di Palladio Finanziaria a Vicenza (chiave di volta dei project financing ospedalieri): nel 2011 aveva tentato di scalare Fonsai, proponendosi poi come il Cuccia del Nord Est a cavallo fra sussidiarietà e grandi opere. Non basta, perché l inchiesta arriva a Padova e fa tremare mezza città, alla vigilia del ballottaggio per l elezione del sindaco. In via Trieste ha sede anche lo studio del commercialista Francesco Giordano, 69 anni, un passato a supporto del Psi e una collezione di incarichi con la giunta Zanonato (dalla fusione Magazzini-Interporto al ruolo di revisore dei conti nella multiutility AcegasAps). In passaggio Corner Piscopia, a due passi dalla Camera di commercio, ci sono gli uffici dell altro colletto bianco Paolo Venuti: siede nel cda del mercato agrialimentare (38% di quote del Comune) ed è stato presidente dei revisori dei conti di Fiera di Padova Immobiliare Spa (che gestisce il nuovo centro congressi). Venuti risulta socio della trust company Delta Erre, sigla che compare puntuale nelle «operazioni strategiche» di Veneto e Trentino. E vanta incarichi professionali in BH4 Spa, Save, Adria Infrastrutture, Concessioni autostradali venete. Infine, è imbarazzante l arresto dell architetto Danilo Turato che ha progettato per Comuni e Università, oltre alla mancata nuova sede dell Arpav nella zona del Tribunale È un verminaio in cui rispunta Lino Brentan: uomo della Quercia, ex amministratore delegato dell Autostrada Padova-Venezia, già condannato per tangenti nell estate Ma nella lista compaiono i nomi di Giuseppe Fasiol (braccio destro dell ad di Veneto Strade, Silvano Vernizzi) e Giovan- VENEZIA NUOVA Uno scandalo nazionale denunciato da anni Non è come Tangentopoli, è peggio Così il «sistema» si è preso lo Stato N on è come Tangentopoli, è peggio. Allora corruzione e concussione stringevano politici, imprenditori e affaristi in un patto di reciproche convenienze e ricatti. Qui, nel quadro rivelato dalla sacrosanta e benvenuta indagine intorno al Mose, il sistema vede direttamente partecipi anche importanti pezzi dello stato. Fanno scalpore i nomi più eclatanti: ex ministri, consiglieri e assessori regionali, il sindaco. Ma ciò che dà i brividi a chi conosce meglio come funziona la pubblica amministrazione è ritrovare a libro paga del «sistema» funzionari che dovrebbero essere i garanti della liceità di procedure e meccanismi. Nell ordinanza il Gip di Venezia scrive, a proposito dell ex presidente della Regione Veneto Galan, dell ex generale della Guardia di Finanza Vincenzo Spaziante, dei dirigenti del Magistrato alle Acque (che sovrintende a quasi ogni opera in laguna e dipende dal governo) Cuccioletta e Piva, dell assessore regionale alle infrastrutture Chisso: «Ciascuno di essi, per anni e anni, ha asservito totalmente l ufficio pubblico che avrebbe dovuto tutelare, agli interessi del gruppo economico criminale, lucrando una serie impressionante di benefici personali di svariato genere». Diversa la posizione del sindaco IL MOSE DI VENEZIA /TAM TAM A SINISTRA IL SINDACO GIORGIO ORSONI (PD) QUI A DESTRA GIANCARLO GALAN, DEPUTATO DI FORZA ITALIA ED EX PRESIDENTE DELLA REGIONE VENETO /SINTESI VISIVA Gianfranco Bettin Orsoni, accusato di «illecito finanziamento ai partiti» per non aver dichiarato una parte dei contributi elettorali ricevuti in occasione delle amministrative del Un reato grave ovviamente, se provato, ma di altra natura, anche se a sua volta rivela la capacità di coinvolgimento dei soggetti istituzionali locali nella propria rete da parte del vero motore di tale «sistema» e cioè il Consorzio Venezia Nuova. Il Consorzio, che raggruppa alcune fra le maggiori imprese italiane e la cui creazione è stata favorita da ambienti politici e imprenditoriali cruciali nella prima Repubblica, avrebbe dovuto essere lo strumento per risolvere il problema della salvaguardia di Venezia dalle acque alte. La questione, antica, riemersa drammaticamente dopo l alluvione del novembre 1966, è stata fronteggiata dallo stato approvando un paio di leggi speciali e, appunto, favorendo la costituzione del Consorzio al quale, senza gara né interna né europea, ha affidato direttamente la progettazione e la realizzazione del Mose (opera infine scelta senza nessun vero confronto con progetti alternativi e altresì agevolata dall inserimento in Legge Obiettivo e oggi realizzata all 80 %). La convergenza politica attorno al Mose è stata trasversale, favorita anche dalla capacità persuasoria del Consorzio, ricchissimo di mezzi per consulenze, studi, uffici comunicazione. Quando ciò non bastava, secondo la magistratura, ci pensava il «sistema» oggi rivelato nei dettagli ma da tempo denunciato dagli oppositori (che oggi ne paventano il riprodursi sulla questione delle Grandi Navi, così come, nella regione, si è riprodotto in tutte le opere pubbliche più significative). Questo di Venezia, esploso intorno a una delle più grandi e controverse opere pubbliche di sempre, è uno scandalo nazionale, per l intreccio con cruciali poteri dello stato e per il livello delle connivenze politiche e imprenditoriali, mentre localmente ha inquinato partiti, istituzioni politiche, culturali e scientifiche, nonché l economia del territorio. In un giorno di amarezza e indignazione, chi ha sempre combattuto quest opera, nel merito e nel metodo, può almeno veder riconosciuto il valore del proprio impegno, la verità della propria precoce denuncia (a volte costata pesanti querele e denuncie), e fare di questa maggiore consapevolezza pubblica la base di partenza per un altra città, per un altro paese. * Assessore all ambiente del comune di Venezia

9 GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 il manifesto pagina 9 STATE SERENISSIMI na ni Artico, già commissario straordinario per Porto Marghera. Arresti domiciliari per il magistrato della Corte dei Conti Vittorio Giuseppone. E ancora Stefano Tomarelli del direttivo del Consorzio; Stefano Boscolo detto Bacheto, titolare della Coop San Martino di Chioggia, Gianfranco Contadin detto Flavio, direttore tecnico della Nuova Coedmar, e Federico Sutto del Consorzio. Seguono l ex sindaco di Martellago Enzo Casarin, capo della segreteria di Chisso (già condannato per concussione); il direttore generale di Sitmarsub Sc e Bos.ca.srl Nicola Falconi; il legale rappresentante di Selc Sc Andrea Rismondo. Insomma, un scenario inquietante che conferma le «intuizioni» di chi si è sempre opposto al Mose. E mette spalle al muro la politica bipartisan delle larghe intese, ma anche il leghista Luca Zaia nella rincorsa al secondo mandato. Sintetizza Massimo Cacciari, sconsolato: «Il modo in cui si fanno le grandi opere in Italia è criminogeno. Da sindaco, durante i governi Prodi e Berlusconi, avviai un processo di discussione e verifica. In tanti passaggi ebbi modo di ripetere che le procedure assunte non permettevano alcun controllo da parte degli enti locali e che il Mose si poteva fare a condizioni più vantaggiose. L ho ripetuto milioni di volte, senza essere ascoltato. Negli anni del governo Prodi, all ultima riunione del Comitatone, che diede il via libera al proseguimento dei lavori del Mose fui l unico a votare contro con il solo sostegno di una parte del centrosinistra. Da allora non me ne sono più interessato». VENEZIA Un corteo per fermare il passaggio dei mostri del mare E sabato torna in piazza il comitato «No grandi navi» VENEZIA D i nuovo in movimento per salvare la città e la Laguna. Sabato alle ore 13 in piazzale Roma il Comitato No Grandi Navi rilancia la sfida con un corteo che punta a fermare il passaggio di quattro «mostri del mare». Un appuntamento preparato con cura. Il 22 maggio sul campanile di San Marco è stato issato l enorme striscione (anche in inglese) che anticipava la manifestazione. Poi il presidio a Porta Pia davanti al ministero delle Infrastrutture, durante il corteo in difesa dell acqua bene comune. Infine assemblee, incontri, banchetti e controinformazione che culmineranno nel week end in cui a Venezia si inaugura la Biennale di Architettura. «Sarà blocco delle grandi navi. E non simbolico, di qualche ora: le navi non devono partire per tutto il giorno. È la risposta che la città darà alla drammatizzazione del governo e del Porto che vogliono accelerare sullo scavo del Canale Contorta», preannuncia Tommaso Cacciari a nome del Comitato. Con un esplicito invito a parlamentari ed europarlamentari affinché partecipino alla manifestazione di sabato, prima di aprire il contenzioso a Roma e Bruxelles. Il governo Renzi dopo aver resuscitato il Comitatone si è impegnato a tracciare una nuova rotta per le città galleggianti. Ma ci sono anche le norme Ue sulle acque da rispettare, «Sarà un blocco reale e non simbolico, contro il turismo delle mega crociere» con il rischio che per l Italia si apra una nuova procedura di infrazione. Venezia finora è rimasta stritolata dalle "larghe intese", sull onda della sussidiarietà e del business delle Grandi Opere. Con due protagonisti politici: il ciellino Maurizio Lupi e l ex rettore e sindaco Paolo Costa. Un berlusconiano approdato al Ncd per via ministeriale (Expo compresa) e un professore del Pd votato alla causa della mega base Usa di Vicenza o al progetto miliardario del porto off shore. Lupi & Costa non solo difendono a spada tratta il turismo delle mega-crociere che letteralmente eclissa Venezia, ma soprattutto nutrono le ambizioni del solito "giro" di imprese, lobby e mandarini. Al di là dell inchiesta della procura della Repubblica che ieri ha disposto 35 arresti (vedi la cronaca in queste pagine), resta evidente la connessione fra Mantovani Spa (ora presieduta dall ex questore Carmine Damiano) con le vicende degli appalti per Expo Non basta. L ex ministro Corrado Clini (che firmò insieme al collega Passera il decreto dopo il naufragio della Concordia) è sempre agli arresti domiciliari. Fra Ferrara e Roma gli contestano l associazione a delinquere finalizzata alla corruzione con tanto di conto cifrato a Lugano. L INCHIESTA Crolla la macchina dei soldi, sporchi Imprenditori, finanzieri e politici, il sitema corrotto Andrea Palladino C ontrollavano tutto. Un vero «gruppo decisionale che decideva chi dovesse essere nominato nell ufficio pubblico che doveva relazionarsi con loro, chi dovesse essere favorito nell assegnazione dei lavori». Un potere che derivava da una massa di soldi enorme, alimentata, per anni, dai fondi dei grandi progetti, primi fra tutti il Mose. Nulla, in fondo, li poteva fermare. Se il parlamento decideva di cambiare gli obiettivi si mettevano in moto i broker, gli intermediari in grado di parlare al politico giusto, pagandolo - sostiene il gip di Venezia - il prezzo necessario per cambiare le carte in tavola. E se qualche finanziere decideva di andare a vedere i conti, gli uomini del megaprogetto che doveva salvare Venezia si facevano in quattro, chiamavano il generale amico, pronto a correre in soccorso. L inchiesta sulla tangentopoli veneta è un ulteriore masso che si aggiunge alla frana della seconda repubblica. Oggi tocca al sistema Nordest, dove per più di un decennio sono arrivati i fiumi di soldi della diga Mose. Opera mai conclusa, una vacca da mungere in tanti. Non ci sono solo l ex governatore Giancarlo Galan e il gruppo di E nel progetto di riqualificazione idrica in Iraq compare un altro professionista padovano, anche lui agli arresti domiciliari: Augusto Calore Pretner, ingegnere con studio a Sarmeola di Rubano che ha collezionato progettazioni per conto di numerosi Comuni, della multiutility AcegasAps e del Centro Veneto Servizi di Monselice. Insomma, un "governo" della futuribile città metropolitana che sembra quasi clonato dai "dogi" della Prima Repubblica. A Venezia, però, non si piega la testa. Anzi: c è stata la sottoscrizione popolare nell asta dell isola di Poveglia (aggiudicata, per ora, a Luigi Brugnaro di Umana Holding per 513 mila euro). Torna in primo piano la tutela dei 58 mila residenti rimasti in città. Inevitabile resistere alla deriva di Venezia stuprata dagli interessi di pochi privati a danno di tutti: i "dinosauri" in bacino San Marco producono inquinamento, devastazione e pericoli. Luigi D Alpaos, massimo esperto di idraulica a Nord Est, sintetizza così la situazione: «Da una parte ci sono gli importatori degli interessi forti, come Porto e Consorzio Venezia Nuova, che tutto hanno fatto tranne che tutelare il benessere della laguna, pensando invece che sia loro e di poterne fare ciò che vogliono. Dall altra parte ci sono quelli che sostengono che la laguna sia un bene comune indispensabile da proteggere e da salvare. Poi c è una politica becera che favorisce il gigantismo navale che sembra non porre più limiti alle dimensioni». C è chi vuole ancora la città-cartolina, mentre i riflettori internazionali si accendono sulla Biennale. In piazzale Roma sabato pomeriggio l alternativa si rimette in movimento er. mi. Indagato Milanese, già consigliere di Tremonti, arrestato il generale della Gdf Spaziante imprenditori veneti che giravano attorno al Consorzio Venezia Nuova, nell elenco dei trentacinque arrestati (per Galan l esecuzione dipende dall autorizzazione della Camera) e dei circa cento indagati. Spiccano almeno due figure chiave, due uomini che - secondo i magistrati - sarebbero stati i terminali del sistema di corruzione: Marco Milanese (solo indagato), ex finanziere, consigliere politico di Giulio Tremonti, deputato del Pdl, già indagato dalla procura di Napoli, che nel 2011 ne chiese l arresto; finito in carcere invece il generale Emilio Spaziante, vice comandante della Guardia di finanza fino allo scorso anno, con un curriculum ricco di incarichi in missioni estere e ai vertici della fiamme gialle. Il politico Milanese per i magistrati ha avuto un ruolo chiave nel Gli stanziamenti del Cipe per i grandi progetti erano stati rimodulati, spostando le risorse verso il Mezzogiorno, lasciando solo il 15% del budget statale vincolato alle opere nel nord. Il Mose era una macchina che richiedeva continuamente nuovo carburante, centinaia di milioni di euro da distribuire tra le imprese del consorzio. A maggio il gruppo di imprenditori si muove, avvicina la politica. Il presidente del consorzio Giovanni Mazzacurati - «dopo aver concordato con i principali consorziati», scrive il gip - muove un intermediario del gruppo, Roberto Meneguzzo, amministratore della società finanziaria Palladio. Incontri discreti con l allora consigliere di fiducia di Tremonti, Milanese, telefonate e messaggi: il piano - poi riuscito, secondo i magistrati - era di spostare le risorse verso le opere idrauliche, ovvero il mostro Mose. Il tutto, secondo l inchiesta, in cambio di tangenti: «Corrispondeva a Milanese Marco - scrive il gip Alberto Scaramuzza - quale consigliere politico dell onorevole Tremonti - all epoca ministro dell Economia e componente parlamentare della V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione e della VI Commissione Finanze al fine di influire sulla concessione dei finanziamenti del Mose ( ) anche la somma relativa ai lavori gestiti dal Consorzio Venezia Nuova, la somma di Euro ». Mezzo milione di euro, tondo tondo, per cambiare le decisioni del governo. Tutto sembrava filare liscio, i soldi erano assicurati, i politici contenti. C è un imprevisto che, però, allarma il gruppo. La finanza, nel giugno del 2010, va a bussare alla porta del Consorzio, per verificare i conti. Un operazione che poteva far venire a galla i fondi neri che la magistratura scoprirà da lì a poco. Il gip riporta nei dettagli quello che accade nelle ore immediatamente successive all arrivo dei militari negli uffici di Mazzacurati. Partono delle telefonate verso un utenza che sorprende gli investigatori della finanza di Venezia, che stavano già allora cercando di capire come era gestito il mega progetto del Mose: è un nome pesante, quello del generale Emilio Spaziante, all epoca a capo delle fiamme gialle dell Italia centrale. L alto ufficiale parte subito per Venezia, inizia a chiamare i colleghi, si informa sulle indagini, fino ad arrivare - sostiene la Procura - a chiedere l elenco delle utenze telefoniche messe sotto intercettazione. Per i magistrati in sostanza è una sorta di talpa di alto livello. «Collaborazione» che aveva un prezzo astronomico: «(il generale, ndr) sollecitava e quindi riceveva da Mazzacurati Giovanni - scrive il gip - la promessa del versamento di una somma pari a 2,5 milioni di euro». «Un gruppo criminoso che ha abdicato alla propria funzione pubblica, completamente asservito al privato», commenta il gip.

10 pagina 10 il manifesto GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 CULTURE TRA CARTESIO E DARWIN Francesco Ferretti C on la solerzia che lo contraddistingue ogni volta che c è da dire qualcosa di male contro gli approcci evoluzionistici allo studio delle capacità umane, Massimo Piattelli Palmarini ha colto l ennesima occasione sulle pagine del Corriere della Sera (martedì 13 maggio 2014), indicando alla comunità scientifica le battaglie giuste da compiere e quelle su cui non vale la pena perdere tempo: il tema dell origine del linguaggio, manco a dirlo, è da rubricare senza dubbio tra le questioni su cui è del tutto inutile affaccendarsi. Purtroppo, Palmarini non è solo in questa impresa: alla base della sua reprimenda contro gli approcci evoluzionistici è The mystery of language evolution un articolo appena apparso su «Frontiers in Psychology» (maggio 2014) in cui, capitanati da Chomsky, un gruppo di autorevoli studiosi tra cui Ian Tattersall e Richard Lewontin considerano l origine del linguaggio un mistero insolubile su cui non vale la pena impegnare le proprie energie. Secondo Piattelli Palmarini è soltanto un caso che l articolo apparso su «Frontiers» esca a ridosso della conclusione della X edizione (tenutasi a Vienna) della «Evolang conference», il convegno che ogni due anni chiama a raccolta i più importanti esperti mondiali sul linguaggio. Tutt altro che casuale, però, è l insistenza con cui negli ultimi tempi Chomsky e i suoi colleghi hanno preso a criticare il tema dell origine del linguaggio. Alla base della controversia è il rapporto tra linguaggio e selezione naturale. La tesi di Chomsky, come è noto, è che il linguaggio non sia interpretabile nei termini delle variazioni lente e progressive poste da Darwin a fondamento del processo evolutivo. Detto questo, la discussione sull origine del linguaggio chiama in causa anche (soprattutto) il problema del modello di linguaggio cui fare riferimento. La discussione più accesa, in effetti, non è se il linguaggio sia compatibile con la teoria dell evoluzione ma se uno specifico modello del linguaggio sia compatibile con la selezione naturale. Di quale modello si tratta? Chomsky ha avuto il merito indiscutibile di pensare alle capacità verbali in riferimento all attività della mente-cervello degli individui: «biolinguistica» è il termine che egli utilizza a proposito della Grammatica Universale, il modello prevalente nella scienza cognitiva. L idea che il linguaggio sia un componente innato della mente umana è a fondamento della «svolta cognitiva» impressa dallo studioso americano alla riflessione sul linguaggio a partire dalla seconda metà del Novecento: un punto di non ritorno negli studi contemporanei sulle abilità comunicative umane. Alla base della tesi di Chomsky c è l idea che il tratto di unicità che caratterizza le capacità verbali umane possa garantire uno statuto di specialità agli individui che le possiedono. Dire che il linguaggio è il fondamento della «differenza qualitativa» tra gli esseri umani e tutti gli altri animali è il tributo che Chomsky paga a Cartesio. L adesione al cartesianesimo ha ripercussioni immediate sul modo di concepire le nostre capacità verbali: il riferimento alla Grammatica Universale chiama in causa una concezione astratta del linguaggio governata dalla priorità assegnata alla sintassi (alla ricorsività, in primo luogo). Guardare al linguaggio nei termini dei principi astratti che governano la combinatoria tra simboli è un modo per distinguere la competenza che i parlanti hanno delle regole del linguaggio dall uso effettivo che gli esseri umani fanno del linguaggio nei reali contesti comunicativi. Confondere il linguaggio con la comunicazione è per Chomsky un errore imperdonabile: studiare l origine del linguaggio a partire dall idea che le capacità verbali umane siano un adattamento ai fini della comunicazione è la conseguenza diretta di tale errore. Poiché non è La parola non è frutto del mistero uno strumento della comunicazione, il linguaggio è un entità del tutto nuova non spiegabile in riferimento a capacità più semplici che l hanno preceduta nel tempo: ogni tentativo di cercare i precursori del linguaggio (sia in altri animali sia in altri ominidi) è votato al fallimento. L argomento principe utilizzato nell articolo apparso su «Frontiers» per distinguere in maniera netta le capacità verbali umane dalla comunicazione animale riguarda i tentativi di insegnare il linguaggio alle grandi scimmie. L idea che questi studi rappresentino un vicolo cieco è esemplificata, secondo gli estensori dell articolo, dal caso di Nim Chimsky lo scimpanzé utilizzato da Terrace (negli anni Settanta del Novecento) per verificare se la capacità di costruire sequenze ordinate di parole in frasi complesse sia una prerogativa degli umani. Per quanto Terrace (allievo di Skinner) fosse animato dalla convinzione che Nim potesse riuscire nel compito, il risultato del progetto si rivelò un fallimento: come scrive nel libro (Nim, Knopf, 1979) i risultati di anni di ricerca si mostrarono un caso clamoroso a favore della proposta di Chomsky e dei cartesiani. Fine della storia? Niente affatto. È davvero singolare, in effetti, che l unica prova utilizzata nell articolo apparso su «Frontiers» relativa all apprendimento del linguaggio da parte delle scimmie sia affidata al resoconto di un progetto sperimentale di cui sono noti i limiti in primo luogo metodologici. Come ha sottolineato Roger Fouts in La scuola delle scimmie (Mondadori, 1999), il metodo di addestramento di Nim, rigidamente improntato a criteri comportamentistici, non è di certo il modo migliore per raggiungere l obiettivo prefissato: perché mai una scimmia dovrebbe apprendere il linguaggio attraverso premi e punizioni visto che neppure gli umani lo apprendono così? A prescindere dalla metodologia, gli studi di Terrace sono ormai vecchi di quarant anni e la ricerca sull apprendimento del linguaggio nelle grandi scimmie, con buona pace dei neocartesiani, è andata molto avanti da allora. Il fatto che nell articolo apparso su «Frontiers» si faccia riferimento soltanto a Nim è fortemente sospetto: come è possibile ignorare, solo per citare un altro caso noto, gli studi di Savage-Rumbaugh con Kanzi? Le capacità mostrate da questa scimmia (un bonobo) nella comprensione di enunciati sintatticamente complessi è davvero stupefacente per chiunque guardi alla questione libero da pregiudizi concettuali. Persino Tomasello, un autore poco incline a tracciare linee di continuità tra il linguaggio umano e la comunicazione animale, ha sostenuto che l incontro con Kanzi lo ha portato a rivedere in modo radicale la propria posizione sulla possibilità di insegnare il linguaggio umano ad altri animali. Una risposta all ennesimo attacco di Massimo Piattelli Palmarini contro la lettura dell orgine del linguaggio in una prospettiva evoluzionistica. Del resto, anche altri autorevoli studiosi capitanati da Noam Chomsky preferiscono alludere a un evento esplosivo LINGUAGGIO Chomsky e i suoi seguaci L ultimo attacco sferrato da Chomsky allo studio del linguaggio in termini evoluzionistici non cambia di una virgola la posizione assunta dal linguista americano sin dalle prime fasi della sua proposta teorica negli anni Cinquanta del Novecento. La novità dell articolo «The Mistery of language evolution» (appena apparso su «Frontiers in Psychology») non riguarda dunque il piano del contenuto teorico. A caratterizzare in maniera originale l articolo è l aver riunito insieme per la prima volta autori provenienti da diversi settori disciplinari accomunati da un principio unificante comune: l idea che le capacità verbali umane siano riconducibili a un evento improvviso e inaspettato. La «teoria dell esplosione» di Ian Tattersall diviene in questo modo il baluardo concettuale eretto dagli autori dell articolo contro le concezioni gradualistiche dell origine del linguaggio. La prospettiva del salto qualitativo si sposa alla perfezione con il cartesianesimo chomskiano: una prospettiva dell origine del linguaggio che Michael Corballis non esita a definire miracolistica. La scelta tra Darwin e Cartesio, ancora una volta, rappresenta uno dei nodi cruciali della riflessione contemporanea sulle capacità verbali umane. Cosa trarre da queste considerazioni? Non certo la conclusione che le grandi scimmie siano in grado di elaborare frasi allo stesso modo in cui le elaborano gli umani. Perché mai, d altra parte, una scimmia dovrebbe parlare come un umano? È di nuovo il punto di vista cartesiano a confondere le acque: per Chomsky considerare le proprietà essenziali del linguaggio in termini di tutto-o-nulla è un modo per giustificare la differenza qualitativa tra noi e gli altri animali: dal suo punto di vista, in effetti, o si parla come gli umani o non si parla affatto. Contro una concezione di questo tipo, il caso di Kanzi mostra che la sintassi è una questione di grado e non di qualità. Detto questo, i neocartesiani non sono disposti a fare un solo passo indietro rispetto alla loro posizione. Se c è una cosa che davvero li manda su tutte le furie è l idea di considerare il linguaggio in termini gradualistici, un orrore per chiunque abbia in mente la specialità degli umani nella natura. A dar man forte alla tesi della differenza qualitativa contribuisce il sodalizio con la paleoantropologia di Tattersall, espressa nel Cammino dell uomo (Garzanti, 2004). Da qualche anno Chomsky ha preso a proprio riferimento il «modello dell esplosione» proposto dallo studioso americano. L interesse di Chomsky per Tattersal, in effetti, è legato all idea che il pensiero simbolico appaia in Homo sapiens in modo improvviso e inaspettato. Per Tattersall, come è noto, c è una netta separazione tra l avvento dei sapiens come nuova specie biologica (circa anni fa) e l avvento, caratterizzante i sapiens moderni, del pensiero simbolico (circa anni fa). Poiché per Tattersall il modello dell esplosione è un modo per giustificare una prospettiva culturalista del linguaggio (non una prospettiva biologica) l unico aspetto che tiene in piedi il sodalizio con Chomsky è l idea che il linguaggio sia un fatto inedito in natura. Secondo Tattersall, in effetti, i sapiens moderni non hanno precursori né in altri animali, né soprattutto in altri ominidi: l avvento del pensiero simbolico garantisce loro uno statuto di specialità nella natura. Splendido, si potrebbe sostenere, che c è di male a essere speciali? Ovviamente, è del tutto legittimo pensare che gli esseri umani siano organismi caratterizzati da proprietà incommensurabili rispetto alle proprietà degli organismi che li hanno preceduti nel tempo. Ciò che non è legittimo fare è considerare un ipotesi di questo tipo in linea con una prospettiva di naturalizzazione. Dar conto di capacità complesse come il linguaggio chiamando in causa un fatto improvviso e inaspettato è, a essere buoni, soltanto una pseudospiegazione: per un naturalista che si rispetti, come sottolinea Michael C. Corballis in The recursive mind (Princeton University Press, 2011), spiegare l origine del linguaggio in riferimento al modello dell esplosione equivale ad affidarsi a un miracolo. Di certo si può credere ai miracoli e anche, in maniera più prosaica, ai colpi di fortuna: quello che non si può fare e credere che attraverso miracoli e colpi di fortuna si possa spiegare naturalisticamente un certo fenomeno. Una prospettiva naturalizzata del linguaggio è un approccio teorico che considera le capacità verbali umane abilità di una specie animale tra le altre. Un approccio di questo tipo è un tributo all idea di Darwin (1871, L origine dell uomo) secondo cui la differenza tra l animale più intelligente e l essere umano più stolto è sempre di grado e mai di qualità. Diversamente da quanto sostiene Chomsky, in effetti, un atteggiamento naturalistico allo studio del linguaggio è un approccio che rifiuta ogni riferimento a un supposto stato di eccezione degli umani nella natura. Si può essere cartesiani sin che si vuole: ma non si può essere cartesiani e naturalisti allo stesso tempo. Piattelli Palmarini racconta di «essersi assunto il non lieve carico» (dopo che Chomsky aveva declinato l invito) di tenere il discorso inaugurale della IX edizione della «Evolang conference» che si tenne a Kyoto nel marzo 2012 per spiegare agli studiosi presenti che i loro sforzi e il loro impegno avrebbero meritato un argomento più confacente di riflessione. Per tali studiosi fu «come se non avesse parlato affatto» visto che «per lunghe quattro giornate» continuarono a «sciorinare le ipotesi» che egli aveva tentato di confutare in apertura del congresso. L indifferenza degli astanti, piuttosto che meravigliarlo, avrebbe dovuto indurre Piattelli Palmarini a un diverso tipo di riflessione. Il rischio di considerare le battaglie di retroguardia come la punta avanzata della ricerca è di trovarsi nella spiacevole situazione di quell incauto automobilista che, dopo aver imboccato l autostrada contromano, avanza imperterrito per la propria strada, fermamente convinto che siano tutti gli altri ad aver sbagliato direzione.

11 GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 il manifesto pagina 11 CULTURE oltre tutto A COMMUNIA IL FESTIVAL «LETTERARIA» Da oggi a sabato 7 a Roma nello spazio di mutuo soccorso Communia (Via dello scalo S.Lorenzo 33) si terrà la terza edizione di «Letteraria - Festival di letteratura sociale», organizzata da Edizioni Alegre in collaborazione con lo spazio occupato romano. Il festival è dedicato a Stefano Tassinari, fondatore del semestrale di letteratura sociale «Letteraria», di cui è appena uscito l'ultimo numero. Tra le iniziative, il dibattito su «Amianto» di Alberto Prunetti (oggi alle 18) con Giuliano Santoro e Roberto Ciccarelli: Domani 6 giugno la presentazione del libro di Harry Browne «The frontman. Bono (nel nome del potere)» a cui sarà presente l'autore insieme a Wu Ming 1 e Alberto Prunetti. Alle 21 la presentazione de «L'armata dei sonnambuli, l ultimo romanzo del collettivo Wu Ming. SCAFFALI In un libro tre saggi di Delio Cantimori Il rinnovamento nel flusso degli eventi Carlo Altini I l nome di Delio Cantimori è spesso, troppo spesso, associato alle polemiche che investono ciclicamente l interpretazione dei decenni centrali del Novecento italiano, pervasi dalla tensione tra fascismo e repubblicanesimo, tra cattolicesimo e marxismo. Come noto, queste polemiche sono state alimentate dalla diffusione di prospettive revisioniste sul fascismo, sulla Resistenza e sulla Costituzione e talvolta si sono servite anche delle vicende biografiche di Cantimori allo scopo di equiparare gli «errori» del Novecento (il fascismo e il comunismo) con il chiaro obiettivo di lasciare sul terreno, al riparo dalle macerie della storia, un unico attore della politica: il liberalismo. Secondo i revisionisti, infatti, il percorso politico di Cantimori mostrerebbe sia le similitudini tra fascismo e comunismo (che nello storico romagnolo si sarebbero Riproposti testi del filosofo italiano dedicati alle opere di Niccolò Machiavelli e Guicciardini unite nel «nazional-bolscevismo»), sia l egemonia culturale della sinistra in Italia che ha sempre mirato a nascondere il fascismo del primo Cantimori e a esaltare il suo avvicinamento al Pci. Per fortuna, però, la storia della cultura italiana non è fatta solo di tali polemiche, del tutto inutili per una reale comprensione delle dinamiche storiche: sono infatti ormai numerosi gli studi che, lungi dal parlare di un improvvisa «conversione» di Cantimori dal fascismo all antifascismo (e poi al comunismo, prima dell abbandono del Pci nel 1956), rileggono la sua biografia intellettuale sottolineandone la fasi di passaggio e le amare disillusioni per giungere a individuare nella seconda metà degli anni Trenta il definitivo distacco di Cantimori dall ideologia fascista. Il metodo filologico La storiografia più accurata ha pertanto visto in Cantimori un intellettuale lacerato dalle questioni filosofiche irrisolte e dalle contraddizioni storico-sociali, in particolare il divario tra le classi dirigenti e le masse; il rapporto tra la cultura, l etica e la politica; il rinnovamento civico, «religioso» e morale del popolo; la relazione controversa tra Stato e nazione. In questa direzione di recupero della verità storica e dell effettiva portata dei testi cantimoriani si muove il recente volume Machiavelli, Guicciardini, le idee religiose del Cinquecento (Edizioni della Scuola Normale Superiore di Pisa, pp. 256, euro 10), che ripresenta tre testi di Cantimori pubblicati nel 1966 e 1967 sulla Storia della letteratura italiana coordinata da Sapegno e Cecchi. I tratti comuni ai tre testi sono numerosi. In primo luogo, come afferma Adriano Prosperi nella sua postfazione, essi costituiscono il primo abbozzo di un opera sulla storia della vita religiosa e della cultura italiana (opera che non vide mai la luce a causa della morte di Cantimori, scomparso nel 1966 all età di 62 anni). In secondo luogo, vi emerge chiaramente la concezione cantimoriana del lavoro intellettuale, cioè il suo rifiuto delle generalizzazioni e delle categorie dogmatiche e la sua difesa del metodo filologico contro ogni prospettiva ideologica. In terzo luogo, in tali saggi è ben esemplificata la brillante intersezione tra storia, cultura, filosofia, politica e religione che ha sempre caratterizzato lo sguardo di Cantimori. Ed è proprio su quest ultimo punto che sembra più interessante soffermarsi. Il Cinquecento rinnovato L intero volume è infatti attraversato dalla profonda empatia cantimoriana nei confronti del carattere fervido e intenso della vita religiosa in Italia ai primi del Cinquecento, soprattutto se per «vita religiosa» si intende la più ampia sfera della vita morale e del sentimento civico. Nella sua appassionata ricostruzione storica dei movimenti religiosi italiani del XVI secolo Cantimori cerca di individuare i punti di svolta nella sensibilità religiosa, le contrapposizioni tra ortodossi ed eretici, l intersezione tra misticismo e ascetismo e le differenze tra la devozione popolare e quella colta: tutto ciò, allo scopo di sottolineare l indeterminatezza dottrinaria, o la dimensione teologica sincretistica, dei movimenti religiosi italiani, ben rappresentata dall ambigua vicenda che caratterizzò il trattatello anonimo intitolato Del beneficio di Cristo, prima letto e diffuso come opera di devozione tradizionale e poi condannato e bollato come eretico. Ma è a prima vista evidente che le simpatie di Cantimori vanno a quei movimenti che fanno del «rinnovamento» la loro parola d ordine, attivi fino alla convocazione del Concilio di Trento nel 1542 e successivamente indeboliti dal progressivo affermarsi delle tendenze ecclesiastiche più intransigenti, che piegano sempre più il sentimento religioso verso l «intimismo» e lo allontanano da ogni idea di riforma complessiva della condotta morale e dell assetto politico. L idea di «rinnovamento» è la chiave che Cantimori utilizza per leggere Machiavelli e Guicciardini. Anche in quest ultimo, infatti, la storia e la politica al netto del suo malinconico realismo e del suo rassegnato disincanto nei confronti delle «cose umane» emergono come i luoghi per eccellenza del cambiamento e del movimento: il flusso continuo degli eventi è imprevedibile e non può essere ridotto a schemi determinati o a tradizioni prestabilite. Ma è in particolare in Machiavelli che Cantimori individua un forte nesso tra sfera morale, vita religiosa e «rinnovamento»: Machiavelli è il Lutero italiano proprio perché la religione, per il segretario fiorentino, è un fatto collettivo, storico, sociale, politico che incide profondamente sulla vita e sulla morte delle repubbliche. La religione civile Risulta pertanto evidente il carattere innovativo della lettura di Cantimori, secondo cui Machiavelli è ben lungi dall essere l alfiere dell empietà e dell immoralità: il suo interesse civile e anticlericale per la religione intesa come forma di moralità pubblica e non come instrumentum regni si presenta fin dal proemio dei Discorsi e rimane sempre connesso ai temi della virtù civica, della sobrietà dei costumi, del legame sociale e della libertà repubblicana. Per questo motivo l esempio della religione civile di Roma è ovviamente centrale, per differenza rispetto all esempio opportunistico offerto dalla Chiesa e dal clero, nell analisi machiavelliana della decadenza dell Italia del Cinquecento, che l irreligione degli ecclesiastici e dei politici, degli aristocratici e del popolo ha ridotto senza forza politica e in preda all interesse privato: «La rovina è avvenuta perché sono mancati in prìncipi e repubbliche quella virtù, forza, impeto, quell intelligenza politica e quella sicura cognizione delle leggi reali della politica, prudenza critica, o senno; ma insieme perché sono mancate nelle popolazioni, a cominciare dai consiglieri, cancellieri, segretari fino ai contadini, quella serietà e pubblica solidarietà fondate sulla religione, che costituiscono la solidità dei prìncipi e delle repubbliche e la sostanza dell energia politica e militare vera, quella di chi sa cogliere la fortuna e di chi sa agire per la patria». Non sembra difficile leggere in queste parole un amara analisi non solo della storia italiana, ma anche dell attuale miseria politica. SAGGI «Adam Smith. Morale, jurisprudence, economia politica» di Adelino Zanini Lo scozzese prigioniero del mercato Roberto Ciccarelli A dam Smith è il più citato e il meno letto tra i maestri dell economia. Che lo si legga, o meno, il filosofo scozzese resta uno dei più fraintesi, insieme a Karl Marx che di Smith ha criticato l idea del mercato e la sua idea ispiratrice: l individualismo etico. Tre sono i miti che hanno trasfigurato l eredità di un pensatore illuminista che credeva nel valore dell esperienza e non negli apriori della morale, nella sperimentazione delle passioni contro il congelamento della vita nelle verità eterne. Smith sarebbe stato un sostenitore della capacità di autoregolazione del mercato, il teorico della famosa «mano invisibile»: la teologia economica che governa i più saldi convincimenti dell austerità come del neo-liberismo in versione hard. È stato detto che Smith è lo scatenato sostenitore del capitalismo come motore di un espansione economica infinita. Ci si è messo anche chi ha visto in lui il teorico della generalizzazione della divisione del lavoro, analizzata nel primo capitolo di un capolavoro, sempre citato ma raramente letto fino in fondo, come la Ricchezza delle nazioni. Il modello della produzione, e quindi di società, da auspicare sarebbe quello della fabbrica degli spilli. In realtà, Smith non è stato niente di tutto questo. Il suo liberalismo è alternativo al Washington Consensus o all austerità. Come ha scritto Giovanni Arrighi in Adam Smith a Pechino (Feltrinelli), il filosofo scozzese sarebbe d accordo con Polanyi che trovava queste ricette utopiche e dogmatiche. Per apprezzare oggi le risorse, e i limiti dell autore della Teoria dei sentimenti morali o delle Lezioni sulla giurisprudenza, è utile leggere l agile monografia di Adelino Zanini, recentemente ripubblicata da Liberilibri: Adam Smith. Morale, jurisprudence, economia politica ( pp.311, euro 18). Smith non è l autore neoliberista che predica lo «Stato minimo», gli spiriti animali del capitale, l individualismo egoistico dell Homo oeconomicus, ma è un filosofo che presuppone l esistenza di uno Stato forte il Legislator capace di amministrare e all occorrenza ricreare le condizioni necessarie per il funzionamento dello stesso mercato. Il mercato è lo spazio dove si esprime l inclinazione naturale dello scambio commerciale, ed è anche il motore della divisione del lavoro. Per Zanini, filosofo politico e interprete raffinato sia di Marx che di Schumpeter, il protagonista del mondo emerso con la rivoluzione borghese e, soprattutto, con quella industriale, è il prudent man, l uomo prudente capace di auto-controllo, paziente nel lavoro, risoluto nel pericolo, fermo Considerato il progenitore del neoliberismo, è stato invece un acuto e irrequieto interprete del nascente capitalismo industriale nell angustia, capace di una condotta temperante nell esercizio della professione. Valori non estranei alla Riforma protestante e alle sue derivazioni. Questo soggetto non è solo l antitesi al neoliberismo, per intenderci quello descritto da Martin Scorsese nel film Il lupo di Wall Street, ma è l opposto di quello della rivoluzione francese, ritratto come un fanatico che applica violentemente un progetto ideale alla realtà. L uomo prudente è l eredità aristotelica, e ancora prima di quella stoica, rivista nella trattatistica cinquecentesca. Due secoli dopo, a seguito della distruzione del mondo medioevale e dell avvento del capitalismo moderno, l uomo cortigiano espressione della medietà e della prudenza si misura con il mondo sconfinato dei commerci e della produzione della ricchezza materiale e finanziaria. E continua ad applicare le virtù antiche in una cornice nuova: quella delle professioni, e delle competenze, dei meriti e della capacità personali. Adam Smith spiega oggi l origine dell ossessione «centrista» delle postdemocrazie occidentali. Tutte coltivano l orizzonte della «medietà», il riferimento è il «ceto medio». È obbligatorio mostrare moderazione non solo nell espressione verbale, ma nel progetto politico che si candida a governare lo Stato, i mercati, le maggioranze. Questo meccanismo è stato spiegato nella Ricchezza delle Nazioni, che Zanini consiglia di leggere fino in fondo. Qui Smith stabilisce un legame tra le virtù morali del prudent man e quelle politiche esercitate dal legislator lo Stato nel gestire gli eccessi della speculazione. Sulla base di tali virtù lo Stato è obbligato a governare il mercato, non solo nella difesa dalle minacce interne o esterne, controllando la moneta e il sistema creditizio (per Smith la Bce di Draghi è una bestemmia); l istruzione di massa e gli effetti negativi della divisione del lavoro sulla popolazione. Per il filosofo scozzese, lo Stato capace di imporre il rispetto di queste regole è meritevole di obbedienza. Il suo limite emerge tuttavia nel collegamento tra morale ed economia. Smith ha preteso che lo Stato, come l economia, possano essere governati eticamente. Lo crede ancora oggi Angela Merkel, un prodotto dell Ordoliberismo tedesco - descritto da Michel Foucault ne La nascita della biopolitica - che usa la morale come strumento contundente e ipocrita per governare la crisi europea. Lo crede il social-liberista Hollande e, con qualche successo in più al momento, Renzi in Italia. Pretese che Marx ha dimostrato essere infondate, ma che rappresentano ancora la speranza delle classi dominanti di addomesticare l austerità, riportando il Capitale sui binari del «progresso». FESTIVAL DELLA POESIA A Genova, l ecologia magica della parola Guido Festinese V ent anni vissuti poeticamente. Anzi, per usare lo slogan del sottotitolo, «Venti di Poesia». Con lo sprezzo, l incoscienza e la voglia di fare di chi, da giovane, era già poeta: anarchico, punk e situazionista, perennemente alla ricerca di grimaldelli letterari (e musicali) per far saltare i lucchetti borghesi della città chiusa come un riccio. Il giovane poeta e musicista era Claudio Pozzani. I vent anni vissuti poeticamente, e con un prestigio che ha varcato i confini della Penisola e dell Europa, sono quelli del «Festival Internazionale della Poesia», inventato da Pozzani esattamente quattro lustri fa, nel Il tempo è passato ma non è detto che la situazione sia migliorata, perché, spiega Pozzani, l Italia è «su un pericoloso piano inclinato verso l abisso culturale». Il Festival si terrà a Genova al Palazzo Ducale (ma anche in diversi location della Riviera ligure e in altri palazzi storici) e il carnet del compleanno si annuncia fittissimo, quasi frastornante, con oltre cento appuntamenti, e poeti e musicisti in arrivo da quaranta Paesi. Anteprime il 6 ed il 7 giugno, e poi fuoco di fila di iniziative dal 9 al 16. Con anche qualche spicciolo di nostalgia, visto che il tempo passa per tutti, anche per un punk diventato poeta e organizzatore a tempo pieno: ad esempio il 6 giugno, con la chiamata a raccolta dei poeti che si sono succeduti nelle varie edizioni, ed uno spettacolo dello stesso Pozzani con l eccellente pianista etno-jazz Fabio Vernizzi. Un conto fatto a spanne dice che in vent anni il Festival più longevo in Italia per la poesia (purtroppo non c è più quello di Parma) ha presentato oltre seimila eventi. Sempre gratuiti. Suscitando anche qualche bisbetico rancore, in città, da parte di chi crede che gli eventi siano solo i baracconi pop. Poeti dunque da tutto il pianeta: Pozzani tiene a sottolineare che da sempre il Festival fa arrivare artigiani e principi della parola dagli Usa come dall Indonesia, dall Australia come dall Armenia. Perché un conto è dar voce a chi ha già a che fare o vive nel nostro paese dove si confondono le parole sensate con le urla televisivo (figurarsi la poesia!), un altro conto è far arrivare qui le voci altre. Per far riflettere su quello che l organizzatore chiama l ecologia della parola. Da insegnare, anche, agli insegnanti che dovrebbero far amare la poesia nelle scuole, e per i quali Pozzani ha previsto un concorso col patrocinio del Ministero dell Istruzione per nuovi metodi di insegnamento della poesia. Quest anno sarà la seconda edizione, saranno premiati due progetti delle decine arrivati. «Venti di Poesia» prosegue anche il gemellaggio con il festival di poesia francese di Sète: la terra di Paul Valery e di George Brassens. Ambedue degnamente ricordati. E poi «Poeti Dentro», il concorso per poeti-carcerati che quest anno si è allargato anche alla Toscana. Per essere liberi dalle sbarre con la poesia almeno un giorno. E la sfida tra il 13 e 14 giugno: una notte intera di poesia e poeti di fronte al mare di Genova, a Quinto, da concludersi con un rito della parola officiato da poeti messicani indigeni allo spuntare del sole. Venti di Poesia è anche musica: tra gli altri Max Manfredi e Zibba, entrambi premio Tenco, Bobo Rondelli che incontrerà il poeta Franco Loi, il leggendario Richard Sinclair fondatore di Caravan e Hatfield and The North in un raro concerto in «solo», voce e chitarra. Lunedì 16 giugno, poi, è il Bloomsday: dalle 9 del mattino a mezzanotte, maratona di lettura integrale, in città, dell Ulisse di Joyce. Decine di volontari si sono già prenotati.

12 pagina 12 il manifesto GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 Al cinema VISIONI Il 9, 10 e 11 giugno, a cinquant anni dall uscita torna nelle sale rimasterizzato «A hard day s night» ovvero la celebrazione in b/n dei quattro baronetti Girato in otto settimane d intervallo fra un tour e l altro, il film - diretto con estro da Richard Lester - testimonia il periodo in cui i Fab Four diventano gli irriverenti idoli della loro generazione e della rivoluzione musicale dei sixties THE BEATLES - A HARD DAY'S NIGHT DI RICHARD LESTER, CON PAUL MCCARTNEY, JOHN LENNON, GEORGE HARRISON E RINGO STARR, GB 1964 TRE SCENE DA «THE BEATLES- A HARD DAY S NIGHT» DI RICHARD LESTER, SOTTO UNA SCENA DA «INCOMPRESA» DI ASIA ARGENTO. NELL ALTRA PAGINA ROBERT WIECKIWICZ IN «WALESA» DI WAJDA E DI SPALLA I PUBLIC ENEMY DI SCENA AL THEJAMBO DI BOLOGNA DAL 6 ALL 8 GIUGNO Tutta l anarchia pop dei Beatles Flaviano De Luca A vete voglia di una corsa a perdifiato nella Beatlesmania? Cinquanta anni dopo Paul, John, George e Ringo tornano sul grande schermo con A Hard Day s Night, il loro primo film tutto in biancoenero, datato 1964, un esplosiva combinazione di pop music, ironia britannica, esuberanza anarchica e slang giovanile, tutto brillantemente restaurato e rimasterizzato in digitale (in lingua originale con sottotitoli italiani). Girato nelle otto settimane d intervallo tra il tour americano e quello europeo, il loro primo film, A Hard Day s Night, espressione buffa inventata da Ringo per intendere una sessione di registrazione notturna dopo una faticosa serie di prove (da noi venne ribattezzato Tutti per uno ma il titolo migliore fu quello brasiliano Os Reis do le-le-le) testimonia il periodo in cui i Fab Four diventano i singolari e irriverenti idoli della loro generazione, il momento magico della rivoluzione musicale dei sixties, il sapore anticonformista degli sberleffi alla grigia e repressiva società inglese, l ottimismo di saper affrontare tutto con un sorriso contagioso. Si comincia proprio con i quattro musicisti inseguiti da un orda di fan urlanti e scatenati. Un isteria collettiva che li accompagna in ogni dove, nel viaggio in treno da Liverpool a Londra per andare a registrare uno spettacolo televisivo e principalmente nei tanti esilaranti fuori programma in un teatro, in una conferenza stampa e in una stazione di polizia. I Beatles che fanno i Beatles, un musical jukebox o un finto documentario, una giornata di ordinaria follia nella vita del quartetto, posh e zazzeruto, tra gag surreali e spassosi contrattempi, stratagemmi narrativi per mostrare (ed eseguire) una dozzina di canzoni, diventate hit planetari. Come l indimenticabile e potente accordo di Harrison che marchia la canzone del titolo, scritta da John in una sera e registrata il giorno dopo, e tutto il repertorio melodico-sentimentale da And I love her a If I Fell a I m Happy Just to Dance with You, con la formazione schierata intorno alla batteria di Ringo, il piccoletto col naso a tromba, che scarica i complessi d inferiorità picchiando sul tamburo, perseguitato da un vecchietto, accreditato come il nonno di Paul, imbroglione e linguacciuto (interpretato da Wilfrid Brambell, un attore famoso al tempo, proveniente dalla sitcom Steptoe and Son), assai perbene e molto piantagrane, motore dei tanti funambolici episodi della pellicola, dove compaiono anche due personaggi, Norm il manager (Norman Rossington) e Shake il tuttofare(john Junkin), ispirati dai veri assistenti personali della band di Liverpool. «Prima di cominciare sapevamo che sarebbe stato improbabile che potessero a)imparare, b)ricordare e c)recitare con precisione una parte lunga. La struttura della sceneggiatura doveva quindi essere composta da una serie di battute - ricorda Richard Lester, il regista che si è affidato molto all improvvisazione, conservando uno stile visivo fresco e spontaneo - questo mi ha permesso in molte delle scene di puntare una telecamera, dire loro una frase e fargliela ripetere». Ecco così il dipanarsi di una comica con inseguimenti, sparizioni, mimica facciale, ballerine, VIDEO CLIP Australian mystery tour in rete L 11 giugno del 1964 la frenetica attività live dei Fab Four li portò in Australia. I Beatles toccarono terra a Sydney e trascorsero nel grande continente tredici giorni eseguendo venti concerti tra Adelaide, Sydney, Melbourne e Brisbane. Un bagno di folla straordinario, tanto che Brian Epstein promise che li avrebbe riportati per una nuova serie di date, cosa che invece non avvenne. Da quel tour è spuntata qualche giorno fa in rete un video, lanciato «legalmente» da EMI Music Australia. Dal titolo «The Beatles Australian tour highlights reel», il filmato mostra interessanti spunti della visita del quartetto britannico. Gli storici della band ricordano anche un aneddoto, per le prime date del tour infatti, Ringo Starr - colpito da faringite - diede forfait. Al suo posto fu reclutato Jimmie Nicol, un session man londinese che suonò con Ringo, Paul e George per otto concerti di fila. Ringo si «ristabilì» il 14 giugno, e il suo sostituto ritornò in Gran Bretagna. Brian Epstein gli mise in mano un assegno, e con quello si concluse il quarto d'ora di fama del giovane (24 anni) Jimmie... angolazioni insolite, dai balli shake alle lunghe capigliature ondeggianti, dalle camicie con colli ampi come vele ai passatempi di una società ancora bacchettona uno dietro l altro, lo shove ha penny, un classico gioco da pub, dove si lanciano delle monete su una tavoletta, le freccette, giocare a carte sul bidone di latta. Oppure combinare una serie di pasticci come rompere boccali di birra, far cadere una signora in una buca dopo avergli messo un cappotto a terra per farla passare tra vaste pozzanghere, gesto romantico tipicamente inglese (chi ha dimenticato il mantello tagliato di San Martino?) o far apparire da una botola il nonnetto durante un opera lirica e su tutti, il duetto tra George e Shake che non ha mai usato un rasoio a mano, sul farsi la barba mettendo la schiuma sullo specchio e raderla sulla superficie luccicante, in un gesto happening alla Man Ray. Lester fa venir fuori l energia trasmessa dal gruppo, corse sui prati e puntate al casinò, flirt con le truccatrici televisive e letture approfondite dei giornali, con una sfrenata vitalità, con la spregiudicata libertà creativa del Free Cinema britannico sperimentando soluzioni formali inaspettate e regalando al cinema musicale un nuovo gioiello rock. A Hard Day s Night è ancora oggi, naif e ironico, uno dei più bei film musicali della storia del cinema e certamente una pietra miliare della generazione pop con la fotografia di Gilbert Taylor (che aveva già lavorato con Stanley Kubrick e che lavorerà quindi con Roman Polanski, Alfred Hitchcock e George Lucas), la sequenza dei brani ha spianato la strada a quello che sarebbe diventato il video musicale. Il film venne presentato il 6 luglio 1964, al Pavillon Theatre di Londra, alla presenza della principessa Margaret e di Lord Snowden e fu subito il manifesto della rivoluzione culturale in arrivo, della swinging London mattacchiona e canterina, dell ondata antiautoritaria internazionale. Accompagnato dall omonimo, incredibile album dei Fab Four che raggiunse all epoca vendite da capogiro, il film fu nominato agli Oscar, ai Grammy, ai Batfa. Sarà nei cinema italiani il 9, 10 e 11 giugno (per l elenco completo delle sale consultare il sito cliccando all indirizzo web www. nexodigital.it ).

13 GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 il manifesto pagina 13 VISIONI JAMES DEAN La Giornata inaugurale del Festival del cinema ritrovato di Bologna, il 28 giugno proporrà la proiezione del classico di Nicholas Ray «Gioventù bruciata» e nei giorni successivi «La valle dell'eden» di Elia Kazan e «Il gigante» di George Stevens. Tutti i film restaurati dalla Warner Bros con protagonista uno dei miti indiscussi dell immaginario hollywoodiano, James Dean. GABRIELLA ZAMPARINI È morta a Bologna l attrice teatrale Gabriella Zamparini. Allieva all'accademia Silvio D'Amico di Luca Ronconi, si rivelò con un saggio diventato famoso «La partita a scacchi». Da allora è stata interprete di molti degli spettacoli del regista da «L'uccellino azzurro» a «Spettri» e protagonista degli spettacoli del Laboratorio di Prato dove fu Rosaura nel «Calderon» di Pasolini. L «INCOMPRESA» DI ASIA ARGENTO Esce oggi nelle sale anche «Incompresa» il film diretto da Asia Argento e presentato nella sezione Certain regard di Cannes a maggio. «È la storia - scriveva nella sua recensione dalla croisette Cristina Piccino - della piccola Aria (Giulia Salerno), una ragazzina di nove anni, figlia di una pianista celebre (Charlotte Gainsbourg) e di un padre attore (Gabriel Garko) nei film di trash serie B di botteghino, ossessionato dalla sfiga e dal cinema d autore a cui aspira. Ha un altra figlia dalla compagna precedente, e poi Aria insieme alla pianista. La quale a sua volta ha anche lei una figlia dall uomo prima di lui, la sua prediletta. La nostra povera Aria sta un po in mezzo e quando i due a suon di botte, «puttana» e «fallito» si separano per lei comincia un andirivieni infinito tra le loro case...». La recensione completa la (ri) trovate sul sito cliccando nella sezione visioni. BIOGRAFICO Il ritorno dell ottantottenne regista polacco «L io» collettivo di Walesa che parla alla nuova Polonia WALESA - L UOMO DELLA SPERANZA DI ANDRZEJ WAJDA CON ROBERT WIECKIEWICZ E AGNIESZKA, POLONIA 2013 Silvana Silvestri A ndrej Wajida ricorda gli anni di Solidarnosc e di un periodole della Storia prima della caduta del muro, attraverso il carismatico leader. Lo incontrammo ben prima della caduta del muro, quando L Uomo di marmo era già stato un caso e presentava l Uomo di ferro, il film degli scioperi di Danzica. In quell occasione aveva incontrato anche il Papa polacco, Solidarnosc era nel pieno della sua attività e avevamo potuto già vedere la maggior parte dei film realizzati dalla nuova generazione di cineasti che affiancava i sindacati liberi e per almeno una decina di anni avrebbe trasformato le sale cinematografiche in assemblee aperte a tutto il pubblico che le affollava. La nuova generazione aveva elaborato un linguaggio allusivo quanto bastava a farsi capire da tutti e non incorrere nella censura e condividere le nuove idee che avrebbero trasformato il paese. Anche Wajda si era recato ai cancelli di Danzica e non era facile immaginarlo, lui così autorevole, a capo di una delle unità di produzione più importanti, quello che parlava a tu per tu con la storia e alle volte riusciva a piegarla. In quel caso era stata la nuova generazione di cineasti a fargli aprire gli occhi: ce lo aveva raccontato lui stesso parlando dell influenza che avevano avuto i suoi più stretti collaboratori come Agnieszka Holland il suo geniale aiuto regista. Ancora una volta, come era già successo nel passato Wajda aveva la capacità di comprendere i tempi nuovi e raccontarli, fino a poter compiere poi la sua impresa più dolorosa, rimettere in scena l elaborazione del lutto del padre e della nazione in Katyn. Con Walesa, l ottantottenne regista dirige questo film realizzato per parlare a tutti, soprattutto alla nuova generazione e anche ai distratti spettatori televisivi. Un opera che ci ha riportato ai tempi di Solidarnosc, allo stile Solidarnosc e il racconto di un periodo della Storia prima della caduta del muro, attraverso il suo leader frenetico di quegli anni così diverso da questo racconto dallo stile disteso che deve far ricordare al pubblico distratto di oggi un periodo così lontano. Già nella metà degli anni 80 i polacchi si erano stancati del cinema politico che li aveva tanto entusiasmati e disertavano le sale se non per vedere i primi film americani che arrivavano. Poi tutto è cambiato, la Polonia è diventato il paese capitalista dove il pil è in crescita e dove la delocalizzazione fa gola. Per far ricordare quegli anni cruciali il regista sintetizza il grande movimento di massa attorno a Lech Walesa, il personaggio più rappresentativo cofondatore del sindacato indipendente, interpretato da Robert Wieckiewicz. Il culto della personalità che era tanto osteggiato, qui non può che emergere nella figura dell elettricista che guidò gli scioperi, dell uomo semplice che arrivò a cambiare la storia del paese intervistato dalla celebre giornalista occidentale (quando si è accorto di essere un leader?) anche quando ben poco conosce del sistema (lei ha accettato un appartamento dal governo contro cui sta lottando. Non lo trova contraddittorio?). Assai semplicemente Walesa risponde: «sono uno a cui piace impicciarsi e se nessuno parla allora parlo io». Ma la risposta che dà nel film una volta per tutte è «Io non sono io, sono Noi»: lo stesso film è una grande macchina collettiva, fatta di citazioni e spezzoni dai film realizzati all epoca. Quel grande documentario collettivo che è stato Operai 80, sempre stretto sul tavolo delle trattative fino alla firma dei 21 punti tra cui il diritto di sciopero, la costituzione di un sindacato indipendente, la libertà di stampa e di parola, l aumento di salari e pensioni, è uno dei sottotesti del film. Dagli operai uccisi negli scontri di Danzica del 1970, agli scioperi iniziati per il licenziamento dell operaia Anna Walentynowicz e poi estesi in tutto il paese, alla legge marziale dell 81 al tentativo di distruggerlo tramite la propaganda, al premio Nobel, alla vittoria di Solidarnosc alle libere elezioni. Il resto è un altra storia. I 30 ANNI DI «BLOB» Uno speciale «destrutturato» «Quando Enrico Ghezzi mi ha scelto non potevo crederci, mi sembrava un sogno. Anche se ho capito perché lo ha fatto: Blob è un programma che punta sugli errori, sugli sbagli altrui, sul ridicolizzare. Nelle prove abbiamo testato un piano A e un piano B, sembrano le prove di una rapina. Non sappiamo veramente chi verrà. L'unica cosa sicura è che non finiremo su Blob, perché ci siamo dentro». Parole di Flavio Insonna che presenta domani sera su Rai3 uno speciale che celebra l anima irriverente della trasmissione, ideata da Enrico Ghezzi insieme a Angelo Guglielmi e Marco Giusti nel Dal titolo «Mi è sembrato di vedere un Blob», verrà trasmesso in diretta dalla sala A di via Asiago alle «C è un attesa eroica e panica di questa diretta. Abbiamo raggiunto un ora di telefonate con Celentano - racconta Ghezzi -. Ci sarà Aldo Grasso, che dice di essere stato autore di Blob sin dalle elementari». SU LAEFFE GUIDA PERVERSA AL CINEMA Da stasera alle La- Effe (canale 50 dtt e tivùsat, 139 di Sky) propone una speciale «Guida Perversa al Cinema» raccontata dal filosofo e psicanalista sloveno Slavoj, nel documentario realizzato nel 2006 dalla regista Sophie Fiennes, con una colonna sonora curata da Brian Eno. Tre appuntamenti in prima visione assoluta per l'italia, presentati e commentati da Tatti Sanguineti, che esplora il mondo del cinema utilizzando il metodo della psicoanalisi. «Solaris», «Gli Uccelli» e «Vertigo», insieme a molti altri film, sono sottoposti ad «un analisi spietata volta a svelarne i significati reconditi attraverso un esame del linguaggio, cinematografico e umano». ERRATA CORRIGE Per una banale distrazione, l articolo «Vita da studenti in bianco e nero» pubblicato ieri su queste pagine, è stato firmato Nicola Tammaro anziché Gianmaria Tammaro. Ce ne scusiamo con l autore e con i lettori. FESTIVAL Dal 6 all 8 giugno TheJamBO La consapevolezza ludica dell hip hop Pierfrancesco Pacoda C è una espressione che attraversa l avventura dell hip hop, dalla sua nascita nei ghetti neri della New York di metà anni 70. «Consciousness», consapevolezza. Che vuol dire orgogliosa esaltazione delle proprie radici, senso della comunità, desiderio di affermare la propria voce (la CNN di poveri, come ha detto David Byrne). E ascoltare oggi questa parola pronunciata dalla celebrità più in vista del momento del rap italiano, Rocco Hunt, trasmette la sensazione che, al di là delle classifiche, al di là della moda e dei talenti tv, il ritmo dell hip hop conserva, il suo spirito originale. Rocco Hunt, salernitano, è il ragazzo che ha vinto l ultima edizione di Sanremo Giovani, ha cantato di recente a Palermo nelle manifestazione per tenere viva, soprattutto tra i ragazzi, la figura del Giudice Borsellino, ha incantato la platea televisiva parlando non di cuore-amore, ma della Terra dei Fuochi, l area dalla quale proviene ed è uno dei protagonisti (domani) di TheJamBO,il festival delle culture urbane che si terrà nella Fiera di Bologna dal 6 all 8 giugno. Il suo show (e qui parlare di consciousness ha ancora più senso,) precederà quello dei Public Enemy, le star del rap afro americano, militanti e contraddittori, stretti collaboratori di Spike Lee, vicini all ideologia del leader di fede islamica Louis Farrakhan, uno dei protagonisti più politicamente scorretti dei movimenti per i diritti civili delle minoranze. Sin dal disco It Take s a Nation of Millions to Hold Us Back, la band, è riuscita a creare una relazione unica, strettissima, tra la sofisticata ricerca sui suoni e la chiarezza del messaggio. Nei loro testi c è l attualità della segregazione razziale, il desiderio di rivolta, l ironico smontaggio dei luoghi comuni sui neri (la sveglia al collo che Flavor Flav mette durante i concerti) e persino una coreografica rappresentazione della frase di Malcolm X (altra icona alla quale fanno riferimento), «By Any Means, Necessary», Con Ogni Mezzo, Necessariamente. Vederli sulla spesso palco con un post adolescente che si è avvicinato a questa musica ascoltandone il versante più commerciale in radio e poi approfondendola leggendo saggi sull argomento e cercando i dischi della cosiddetta old school, è sicuramente il segno di quanta verità c è ancora nel titolo dell album di un altro vecchio protagonista del rap, KRS-One, che nel 1990 pubblicò Edutainment, un neologismo che deriva dalla contrazione di Education e Entertainment, Educazione e intrattenimento. Per questo il festival bolognese è un appuntamento unico nel panorama delle iniziative estiva in italia. Come dimostra l elenco degli artisti in programma il 7. A rappresentare la stesse origini dei Public Enemy ci saranno gli americani Naughty By Nature, che nei 90, portarono l hip hop nei territori del pop con una serie di ballate, una delle quali, O.P.P. fece definitivamente affermare questo suono in Europa. Prima di loro, l eroe del rap di sobborghi romani Noyz Narcos, uno dei Truce Klan, con la sua esasperata poetica della periferia che forse sarebbe piaciuta a Pasolini e Frankie Hi-Nrg Mc. Ultimo giorno l 8 con tanti talenti come Mistaman, e il «padre spirituale» del rap «consciousness» italiano, Militant A. SKY Parte stasera alle un ciclo di sette documentari per altrettanti simboli del Belpaese Sette meraviglie, l arte d Italia in alta definizione ROMA N el bouquet Sky è il canale dedicato al bello. Sky Arte HD - tutto rigorosamente in alta definizione - con documentari, film tematici incentrati sul mondo della cultura. E non solo. Da stasera e per sette giovedì alle si lancia nel racconto del patrimonio artistico italiano, tanto bello da mozzare il fiato quanto bistrattato da decenni di mala politica e pessima amministrazione. Ma ai creativi del network di Murdoch interessa raccontare la «grande bellezza» e le Sette Meraviglie, il titolo del format, si lancia deciso in questa direzione a svelare sette tra siti e monumenti più affascinanti del belpaese, con le loro storie e i loro segreti. Dalla Valle dei templi passando ad Agrigento, entrando nelle infinite stanze della Reggia di Caserta, sfidando il (precario) equilibrio della Torre di Pisa fino alla «perfezione» di Santa Maria del Fiore a Firenze. E ancora il Palazzo Te - orgoglio dei Gonzaga - a Mantova e (immancabile) Pompei nello «splendore» del 3D. Alla presentazione al Mibact - dove era presente anche il ministro della cultura Franceschini - l ad di Sky Andrea Zappia e Andrea Scrosati (EVP Programming Sky Italia), che hanno spiegato la genesi del programma. «Volevamo in palinsesto un programma a divulgazione d'impatto ma sempre attento alla precisione scientifica, che facesse presa sul pubblico italiano e contemporaneamente fosse vendibile all'estero. Da qui è partita l idea di una produzione originale, realizzata in esclusiva per Sky Arte Hd da Ballandi Arts con documentari in alta definizione per condurre il grande pubblico alla scoperta degli itinerari più iconici del patrimonio italiano, luoghi famosissimi di cui spesso si sa troppo poco». Il ciclo inaugura stasera con una puntata dedicata a Akragas nella siciliana Valle dei Templi, Patrimonio dell'umanità. Cura incredibile nelle immagini e della luce, gli operatori sfruttano la luce dell alba e del tramonto, con una voce narrante che segue i percorsi tra colonne e resti, necropoli e tombe. Dopo la Magna Grecia sarà la volta della Reggia di Caserta, e poi in ordine sparso una tappa al Colosseo e la già citata puntata su Pompei, offerta anche su Sky 3d, che conclude il ciclo di appuntamenti. «L arte è un opportunità del futuro e l'italia è un paese che ti avvolge con la sua bellezza e ti lascia senza fiato», chiosa Zappia. s.cr.

14 pagina 14 il manifesto GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 I BAMBINI CI PARLANO Sulla gita e la festa Giuseppe Caliceti L a scorsa settimana è stata speciale perché c è stata la gita scolastica e la festa della scuola. Cosa vi ricordate? «Per me la gita a Riccione è stata la più bella di tutte quelle che abbiamo fatto alle scuole elementari. È stata fantastica. Soprattutto quando siamo andati in spiaggia e abbiamo fatto il bagno». E del parco Oltremare cosa ricordate? «Dunque, noi siamo partiti alle 7 con il pullman. Alle 9 e 30 siamo arrivati al parco Oltremare e abbiamo fatto colazione. Siamo entrati. Abbiamo visto lo spettacolo dei delfini, siamo entrati nel giardino dei dinosauri, abbiamo fatto il laboratorio di Archimede, abbiamo assistito allo spettacolo della Fattoria degli animali, poi abbiamo mangiato al sacco». E dopo? «Dopo pranzo siamo andati allo spettacolo dei pappagalli: mi è piaciuto tantissimo!», «Peccato che l Elena abbia pianto dalla paura!», «A me è piaciuto anche quando siamo andati in un negozio di souvenir». «Io volevo prendere un delfino peluche rosa, perché il delfino è il mio animale preferito e il rosa è il mio colore preferito, ma costava tanto e non me la sentivo di spendere tutti quei soldi, dieci euro, per un peluche. Dopo però l ha preso l Elena e un po mi è dispiaciuto non averlo preso io perché rosa era l ultimo rimasto. Così ho preso una tazza per mia mamma e un portamonete per me». «La cosa più bella della gita però è stata dopo, quando siamo andati sulla spiaggia». «Abbiamo fatto il bagno!». «L acqua era calda». «Dopo ci siamo cambiati nelle due cabine!». «Che bella giornata!». «La gita è stata fantastica!». «La visita a Oltremare è stata bella, ma la cosa migliore è stato il pomeriggio in spiaggia. Abbiamo fatto anche il bagno perché era una giornata bellissima e anche caldissima!.«io sulla spiaggia ho fatto un castello di sabbia». «Io mi ero portato il costume. Invece molti miei compagni e compagne non l avevano portato, si erano portati solo un cambio, così hanno fatto il bagno in mutande e poi si sono cambiati nelle cabine. È stato fantastico!». E la festa della scuola vi è piaciuta? «Per me sabato è stato un giorno bellissimo perché alla festa della scuola noi di Quinta abbiamo ballato la tarantella arricciatella, la danza indiana e anche la danza brasiliana. Woww!». «La festa della scuola era al parco Vernazza, dove ci fanno la Festa dell Unità. Il palco era bellissimo». «Lo spettacolo Ballando sul mondo. Ognuna delle cinque classi della Italo Calvino eseguiva tre danze etniche, cioè provenienti da diversi paesi del mondo. Le abbiamo imparate in questi mesi al lunedì nel laboratorio di danza con Cristina». «A me la festa che c è stata è piaciuta molto, soprattutto i balli etnici». Dopo i balli dei bambini, prima di quello con tutte le classi, sono arrivate le mamme e anche loro hanno fatto tre balli etnici, ricordate? «Sì, hanno eseguito una danza che sembrava che le mamme giocassero a rugby». «Sono state bravissime». «Dopo, sul prato, tutti i bambini della scuola abbiamo ballato l ultimo ballo, quello del pescatore». E poi a ogni bambino hanno dato un ghiacciolo gratis». «Alle 18 e 30 c è stata la lotteria. Io non ho vinto niente, ma l importante è stato partecipare». «Verso le 20 noi ragazzi di Quinta siamo andati a mangiare in un tavolo da soli. C era una fila impressionante alla cucina! Ci abbiamo messo 20 minuti. Dopo aver mangiato eravamo liberi. Abbiamo giocato e verso le 22 e 40 siamo andati al circolo Arci a vedere gli ultimi dieci minuti della finale di Champion s». CAMPANIA Venerdì 6 giugno, ore 18 EVAN PARKER Il sassofonista Evan Parker: protagonista del free jazz e della musica di improvvisazione internazionale torna a Napoli con un concerto dopo vent anni dove si esibirà con i musicisti dell Ensemble Dissonanzen. In occasione della prova aperta di oggi, Evan Parker dialogherà con gli studenti del Conservatorio di Napoli sulla sua esperienza di improvvisatore e sul concetto di Spontaneous Music. Sala Scarlatti del Conservatorio, via di San Pietro a Majella, 35, Napoli LAZIO Giovedì 5 giugno, ore 9 LA CITTÀ Da giovedì 5 a sabato 7 giugno, si terrà un ciclo di seminari intitolati «La città». Una tre giorni di studio che intende stimolare e approfondire una riflessione sulla città, un concetto ibrido e sempre in fieri che coinvolge trasversalmente numerosi ambiti di studio. Il seminario sarà occasione d incontro, appositamente concepita per l interazione sinergica tra studiosi di interessi disciplinari diversi e artisti che interpreteranno in maniera creativa il tema proposto. Università Tor Vergata, facoltà di filosofia, via Columbia, 1, Roma Venerdì 6 giugno, ore IL CARCERE DI ANTONIO GRAMSCI Presentazione del libro «Il giudice e il prigioniero. Il carcere di Antonio Gramsci» di Ruggero Giacomini. Insieme all autore intervengono fra gli altri: on. Lara Ricciatti (Gruppo parlamentare SEL Camera Deputati) e il dott. Alexander Hobel (collaboratore Fondazione Istituto Gramsci coordinatore Comitato scientifico associazione Marx XXI). Modera Daniela Preziosi. Biblioteca del Senato Giovanni Spadolini Sala degli Atti parlamentari, p.zza della Minerva, 38, Roma LOMBARDIA Giovedì 5 giugno, ore 18 PERSONAGGIO Inaugura stasera la personale di Rachele Bianchi (Milano, 1925), decana delle artiste italiane, considerata dalla critica uno degli anelli di congiunzione tra l arte del Novecento e le nuove avanguardie della seconda metà del secolo scorso, soprattutto in ambito plastico. L esposizione, curata da Anselmo Villata, presenta settanta opere, tra sculture in bronzo e dipinti recenti dell artista milanese. Durante la serata inaugurale, stasera sarà collocata in maniera permanente la scultura Personaggio, donata da Rachele Bianchi, in collaborazione con l I.n.a.c., all Archivio di Stato di Milano. Mostra aperta fino al 6 luglio. Palazzo del Senato, via Senato, 10, Milano TOSCANA Giovedì 5 giugno, ore 19 ELECTRO LAB Incontro + musica sul tema «Electro lab, ovvero come promuovere e valorizzare la cultura della musica elettronica in Valdelsa». L iniziativa si apre con un tavolo di confronto in scaletta dalle 19 alle 21. Al termine aperitivo cena. Dalle 21 alle 23,30 musica con il Dj Set di Mr. Sonic e Jo Kancia Live Percussion. «Electro Lab» vuole riunire professionisti, dj, vj, visual artists, organizzatori e promoter della cultura elettronica presenti sul territorio della Val d Elsa e in particolar modo a Certaldo, per dar vita ad un tavolo di confronto con i rappresentanti delle forze politiche, capire come queste intendono sostenere, promuovere e valorizzare la cultura elettronica a Certaldo. Info: Roberto Baldi Chiosco di Piazza della Libertà, Cerltaldo (Fi) Tutti gli appuntamenti: COMMUNITY le lettere INVIATE I VOSTRI COMMENTI SU: Aiutiamo i migranti Convinciamoli a rimanere a casa loro, fornendogli strumenti necessari a svilupparsi, migliorando il loro sistema scolastico, invitandoli a impegnarsi per il loro progresso, a migliorare la loro democrazia, a tutelare il loro ambiente, a rispettare il loro territorio, a valorizzare le loro risorse, a smettere di sprecare soldi per le armi, a creare opportunità di lavoro, a promuovere un economia sostenibile, a risolvere i diritti umani violati, a non discriminare le donne, a combattere malaffare e corruzione. Insomma, aiutiamoli a crescere nel loro paese e diciamo finalmente agli italiani: smettetela di emigrare! Marco Cinque, Roma Un omofobo al vertice Onu? Cari compagni, apprendo da Internet che dal prossimo 11 giugno Sam Kutesa, ministro degli esteri dell Uganda, subentrerà a John Ashe, nella presidenza dell Onu. Sam Kuntesa è il candidato dell Unione Africana, cui spetta di designare il nuovo incaricato alla presidenza. Non ci sarebbe nulla di male se Kutesa non fosse l autorevole rappresentante del governo ugandese che ha varato quattro mesi fa la legge antigay più severa al mondo e che, tra l altro, prevede l ergastolo per gli omosessuali che vivono in coppia stabile, e 7 anni per chi amici e parenti non denuncia alle autorità un gay di cui sia a conoscenza. Ritengo che la candidatura di Kutesa non dovrebbe essere accolta dall Onu, da sempre in prima linea nelle lotte contro l omofobia. Di qui un gran numero di petizioni online. Intanto in tivù e sugli altri sui media, il silenzio è pressoché totale. Rino Borriello L urlo dei marò alla Tv Sinceramente sono rimasto sorpreso dal piccolissimo commento, del «manifesto» del 3/6/14, su quelle importanti dichiarazioni. Perché ritorna, in modo eclatante, la vicenda dei 2 pescatori indiani, uccisi da qualche militare italiano. Da chi è tutto da sapere! Chi ha dato l ordine di usare le armi e sparare? Latorre arrabbiato dice, quasi urlando: «Abbiamo obbedito agli ordini!» - «Abbiamo mantenuto la parola!» - Ma su quale opportunità? E su quale promessa? Ancora si tace. «Siamo innocenti!» - Rispetto a che accusa; a quale confessione - dichiarazione? Fatta in precedenza, a chi? - e magari, non veritiera? - Ancora: «La storia... deve finire!» - Raccontata o suggerita e da chi? Perché, certe Responsabilità, politiche e di rappresentanza, andate e venute, hanno paura di dire e ammettere certe responsabilità, di quel caso? Adesso, dopo averci puntato, pare che sia in forse, anche, l arbitrato internazionale? Resterà, quale ammissione di responsabilità, per un processo - sentenza? Poi l eventuale trattativa, per chi, se condannato, dove scontare la pena. Lì, forse si capiranno i danni prodotti nonché, "il valore" della legge (Berlusconi - La russa); che ha permesso, senza nessun accordo internazionale - regole stabilite sulle modalità d ingaggio, la presenza, pagata dal privato e sotto ordini del comandante, dei militari a bordo di quella nave. Forse sapremo, finalmente: chi ha dato l ordine di sparare e chi ha veramente sparato e ucciso i 2 pescatori indiani. Basta Marò, «obbedir - tacendo...la verità». Di questa, verità, ne avete bisogno Voi e noi tutti/e, italiani/e. Luciano Rizzi, Venezia Il silenzio sui palestinesi Caro manifesto, i palestinesi non meritano più nessuna giustizia e pare nemmeno nessuna compassione. Da luglio dello scorso anno sono stati ammazzati 60 palestinesi dai sionisti, l ultimo ieri, crivellato da ben 14 colpi, Alaa Mohammed Awad, era disarmato. In Italia solo «il manifesto» ha riportato la notizia. Anche i dirigenti dell ANP proseguono come nulla fosse nella collaborazione con i servizi segreti israeliani mantenendo fede ai famigerati accordi di Oslo. Nello stesso tempo dispiace veder pubblicato anche l appello verso Erri De Luca, senza nulla scrivere del suo sostegno all occupazione sionista. Erri De Luca ha scritto parole di fuoco contro il TAV e per questo denunciato dalla solita procura di Torino, che della lotta contro chi si oppone allo scempio criminale della Val Susa, ha fatto quasi un fatto personale. Ma Erri De Luca ha scritto anche parole di fuoco a sostegno dell occupazione della Palestina e ben pochi lo hanno criticato. Io credo che non si possa essere contro l ingiustizia della costruzione del TAV e sostenere il genocidio palestinese. Anche questo è un crimine. Francesco Giordano Dopo la lista Tsipras Ho partecipato martedì sera alla bella riunione della Lista Tsipras di Bologna. Bella per l energia e la positività emersa, e riflessioni e proposte ampiamente condivise. Ma leggendo l articolo di Rea sul manifesto di ieri mi emerge quella sensazione di «fragilità» che avverto sotto la pelle. Che non sta nei nostri contenuti, né nel bacino dei possibili aderenti e votanti, che considero potenzialmente ampio. E che non dipende da Renzi o dal Pd. Ma da quella cultura così diffusa nella «sinistra radicale» per la quale al ragionare sul tipo di organizzazione da darsi corrisponde spesso a diffidenza e sospetto. So che abbiamo tutti esperienze sofferte alle spalle. Ma il dotarsi di un organizzazione sostenibile che vada oltre le (pur fondamentali) assemblee è necessario proprio per dare continuità e solidità alla partecipazione, all uguaglianza, all essere alternativi. Succede invece spesso che se da un lato vogliamo una «solida organizzazione», dall altro siamo subito pronti a denunciarne ogni possibile «gerarchia», ed i momenti nei quali si cerca di di dare forma e continuità al bellissimo flusso di partecipazione che ha reso possibile la Lista Tsipras, diventano spesso occasione di distinguo e polemiche, come se «rappresentanza» e «delega» fossero necessariamente in contrasto con partecipazione e «polifonia». Secondo me ciò riguarda più quel livello intermedio di «militanti» che si autoassegnano il ruolo di «guardiani della rivoluzione» che la massa di persone che ci guarda con interesse, che partecipa e ci vota o voterà. Io auspico che il patrimonio di fiducia, delega e rappresentanza che abbiamo depositato nel «comitato dei garanti» si distribuisca e viva a tutti i livelli, permettendoci già dalla riunione nazionale di sabato 7 di muoverci verso un qualche tipo di architettura organizzativa, leggera ma chiara, che ci permetta allo stesso tempo (sono convinto sia possibile) di stimolare partecipazione, inclusione e legami con i territori, con l affrontare in modo adeguato i tempi non corti necessari all affermazione della Lista Tsipras (dovremo cambiare nome) e delle prossime scadenze politiche ed elettorali del nostro paese. Questo ci serve per non essere velleitari. Giorgio Dal Fiume, Bologna LISTA TSIPRAS Le sinistre europee hanno avuto risultati elettorali doppi rispetto alla sinistra radicale italiana I Garanti e i Comitati permanenti di iniziativa politica Paolo Cacciari O ra viene il difficile. Vinta la scommessa della soglia elettorale, la questione è: come rilanciare una soggettività politica radicalmente alternativa ai rapporti sociali dominanti? Innanzitutto, non accontentandosi del risultato. Abbiamo visto che in tutti i paesi Piigs (quelli più colpiti dalla crisi), ma anche nel centro dell Europa, i partiti "rossi" e "verdi" conquistano, in formazioni a geometria variabile, consensi elettorali doppi, tripli di quelli italiani. Ci sarebbe quindi anche da noi uno "spazio" per una "offerta politica" di sinistra solo un po più credibile. Ma dobbiamo guardare oltre le percentuali elettorali. La vittoria di Renzi non frena affatto una paurosa defezione dell elettorato (solo poco più della metà degli aventi diritto va a votare), segno che la crisi delle forme della rappresentanza (tutte) procede imperterrita. Soprattutto, sappiamo bene che le magie di Renzi non serviranno a cambiare una situazione economica in crisi strutturale. Servono risposte all altezza della situazione. Quelle che vengono dalle nuove destre nazionaliste eurofobiche lo sono: portano alla balcanizzazione dell Europa. A sinistra abbiamo una proposta di sistema capace di superare gli uni e sconfiggere gli altri? I 10 punti per un Altra Europa di Tsipras sono una buona traccia, ma serve avviare un enorme laboratorio aperto a tutte le idee per approfondire e sperimentare proposte nuove. Penso al grande lavoro svolto da Sbilanciamoci! in questa campagna elettorale, ma anche alla tre giorni in cantiere a Trento dell Oltre Economia Festival (31 maggio/ 2 giugno), all incontro delle reti dell Economia solidale in programma a Parma (20-22 giugno), alle campagne in corso sull audit del debito pubblico e alle mille iniziative in ogni angolo del paese e dell Europa volte a modificare i rapporti di produzione e di consumo, comportamenti e stili di vita. Penso alla madre di tutte le battaglie: l opposizione al Trattato di libero scambio transatlantico. Di che tipo di "forza politica" abbiamo bisogno per sostenere un simile scontro? Non credo ci interessi una lista autobus alla permanente caccia del quorum. Abbiamo bisogno di un soggetto politico popolare, radicato, inclusivo, partecipato. Un movimento politico capace di operare una convergenza dentro un campo largo della galassia delle soggettività che già sono al lavoro e di quelle che ancora potrebbero essere attratte. Forse in Italia ci sarebbe bisogno di un modello capace di tenere assieme le esperienze di tipo Podemos (8% dei voti) con quelle di tipo Izquierda Plural (10%). Vale a dire una organizzazione di nuovo tipo, su basi territoriali autonome, che lavora per campagne, praticando obiettivi concreti e decidendo di accettare il confronto, il mutuo appoggio e la condivisione dei risultati. Non sprechiamo l occasione. I garanti della Lista propongano una Carta dei principi e delle regole minime di funzionamento che permettano ai Comitati territoriali di sostegno della Lista Tsipras di trasformarsi in comitati permanenti di iniziativa politica. Rimettiamo in gioco subito il nostro sudato 4% al servizio di un progetto ancora più ambizioso.

15 GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 il manifesto pagina 15 COMMUNITY Dove il voto ha rotto il recinto delle élite RIFORME Il rischio di perseverare nell errore Un senato tutto sbagliato, il governo ci ripensi DALLA PRIMA Massimo Villone Tanto più considerando che la vittoria di Renzi è stata dovuta certo alla sua abilità, ma ancor più agli errori o debolezze dei suoi competitori. Inoltre, è ben vero che Renzi esprime l unica sinistra (??) vincente in Europa. Ma è pur sempre uno che vince tra chi perde. Ai vincenti veri la favoletta delle decisive riforme istituzionali italiane è probabile che interessi poco. Molto più utile al paese e alla sua immagine in Europa sarebbe una riforma - quella sì, epocale - della PA, o una forte iniziativa anticorruzione. Ma il momento della verità verrà probabilmente con la legge di stabilità, e dopo l estate. Fino ad allora, l ingegneria istituzionale offrirà ancora spazio a una strategia movimentista e di marketing politico. Questo è il clima in cui cala la proposta di un senato che si vorrebbe ispirato al modello francese. È stato già bene chiarito su queste pagine che il richiamo è ingannevole, e le differenze sostanziali. Va soprattutto ricordato che la Francia ha decisamente cambiato rotta rispetto a una lunga tradizione, con una legge organica - di cui abbiamo già riferito - che vieta il cumulo di mandati, salvo che per alcune cariche, escluse per i condizionamenti e le prudenze della politica. A un divieto totale prima o poi si arriverà. E va sottolineato come nel dibattito che ha preceduto la legge le critiche siamo state dirette verso il sommarsi delle cariche in sé, visto come idoneo a favorire l inquinamento della politica. È proprio questo argomento che spinge il candidato presidente Hollande a promettere in campagna elettorale il divieto di cumulo. I francesi, come gli italiani, hanno una bassa opinione dei politici e della politica, e Hollande vede nel divieto l aggancio per una svolta. E pensare che nella classifica del Corruption Perception Index 2013 la Francia è in alta classifica, al 22mo posto. Noi, che arranchiamo al 69mo, pensiamo a un senato totalmente e necessariamente fondato sul cumulo dei mandati. Ammettendo inoltre in via esclusiva al cumulo un ceto politico segnato da corruzione e malaffare, come anche le più recenti notizie di stampa dimostrano. È questa la riforma che ci proietterà nell olimpo d Europa? Anche senza voler considerare le piccole miserie umane, potremo ricordare che in Francia la presenza in parlamento di personale politico regionale e locale era stata sempre vista in passato come contrappeso a uno stato fortemente accentrato nelle strutture pubbliche e nella politica. Nel momento in cui si è aperta una - pur limitata - prospettiva di autonomie territoriali, l argomento ha perso peso, e si è giunti al divieto di cumulo. È significativo poi che, nei casi in cui il cumulo è ancora consentito, venga percepita una sola indennità: ma è quella da parlamentare. In Italia, autonomie regionali e locali forti sono già una realtà. Se mai, vediamo una grave debolezza dei livelli nazionali nei soggetti politici e nelle istituzioni. Il rischio non è più quello della sopraffazione centralistica, ma piuttosto la degenerazione in chiave di frammentazione e di particolarismo localistico. È in questo contesto che si vuole mandare a Roma un senatore non elettivo, dunque privo di specifica investitura popolare, e pagato come consigliere comunale, regionale, sindaco o governatore. Il seggio parlamentare è un benefit aggiuntivo connesso alla carica locale, alla stregua di un posto auto. Che differenza potrebbe mai fare che venga selezionato da una platea di suoi pari? Ne trarrebbe forse autorevolezza e credibilità, legittimazione a legiferare e addirittura a riformare la Costituzione? Proprio non lo crediamo. La proposta di riforma del senato rimane pessima, anche nelle ultime declinazioni. Può darsi che il muro di emendamenti serva a rallentarla. Ma dobbiamo sapere che nel parlamento italiano un vero ed efficace ostruzionismo di opposizione non è - per regolamento e per prassi - tecnicamente possibile. Meglio sarebbe che il governo, piuttosto che insistere su una proposta per molti versi inaccettabile, facesse un investimento politico sul titolo V, dove ha messo in campo una proposta assolutamente difendibile, volta a correggere storture evidenti introdotte nel 2001 che hanno generato un enorme contenzioso davanti alla corte costituzionale. Non è certo un caso che si siano levate le proteste di chi teme di perdere potere reale. Ne parleremo. Ma proprio questo ci dimostra come sia difficile rimettere sui binari giusti una cattiva riforma. Si dice che le costituzioni siano fatte per durare. Sfortunatamente, durano anche gli errori fatti nello scriverle. N el 1975 un pool di autorevoli intellettuali stilava, per la Commissione Trilaterale un autorevole think thank conservatore, al di là della leyenda negra che la circonda un ampio "Rapporto sulla governabilità delle democrazie". La stesura del rapporto rappresenta una cesura fondamentale nella storia della battaglia delle idee novecentesche, in quanto suonò la diana per quella riscossa neo-conservatrice che poi a partire dal decennio successivo dispiegò per intero la propria egemonia. Si trattava, secondo Crozier, Huntington e Watanuki, di salvare la democrazia liberale, attraverso la concentrazione del potere di governance nelle mani di élites tradizionali, da quell "eccesso di domanda" che aveva caratterizzato il ciclo dei "trenta gloriosi". Affinché ciò avvenisse, lo scontro politico si doveva ridurre ad un gioco a somma zero tutto ricondotto nel recinto delle classi dirigenti. Il ceto politico doveva in qualche maniera essere reso avulso dallo scontro tra interessi contrapposti inerente ad una società divisa in classi portatrici di interessi e di disegni politici contrapposti. Non a caso, a partire dal decennio successivo, parlamento e sindacati di classe furono messi sotto attacco, in quanto istanze responsabili di quell "eccesso di domanda", e più in generale in quanto case di rappresentanza e di sintesi di interessi contrapposti. Proprio in Italia, un filo rosso in questo senso lega la Grande Riforma di Craxi, la Bicamerale Berlusconi-D Alema e il progetto Renzi. A livello di senso comune, la realizzazione di questo disegno elitario presupponeva che fette vieppiù crescenti di popolazione sostanzialmente, i ceti subalterni smettessero di cercare nella politica risposte collettive ai propri problemi. Le recenti elezioni europee si iscrivono a pieno in questo ciclo politico-culturale. Le analisi dei flussi elettorali, per rimanere al caso italiano, lo dimostrerebbero. All altissima astensione, i ceti popolari hanno contribuito Tommaso Nencioni in maniera copiosa. Tra quelli che si sono recati alle urne, chi concepisce la propria situazione come "disagiata" si è rivolto in larga misura al M5S. Anche ciò che resta del berlusconismo, oltre alla Lega, vive di una certa sovrarappresentazione in questa fascia di popolazione, mentre il Pd, e addirittura la lista Tsipras, vedono un sostegno tra le suddette classi disagiate inferiore alla percentuale totale di elettori raccolta. La viscosità sociale a sostegno delle varie forze in campo appare insomma, più che un Il ceto medio ha votato Pd e M5S, mentre le fasce più sofferenti si sono astenute. Anche il voto europeo va letto dentro il ciclo politico-culturale di un disegno elitario che espello fette crescenti di popolazione riflesso di fenomeni reali certo presenti nella società la scomposizione della classe operaia in una miriade di lavori e di contesti sociali una diretta conseguenza dell espulsione di un intero blocco sociale dall arena politica. Quali le forze sociali rimaste in campo, dunque? Per rispondere a questa domanda, la metafora usata da Renzi in campagna elettorale, del derby tra la rabbia e la speranza, non è da derubricare a boutade sloganistica. Si affrontano, da una parte, un ceto medio colto, cosmopolita, abituato alla politica, soddisfatto economicamente e socialmente o comunque speranzoso di giungere all ambita soddisfazione. Magari attraverso la politica: direttamente, con la distribuzione di cariche, o indirettamente, attraverso la ripresa dell erogazione della spesa pubblica, non necessariamente in termini clientelari. Dall altra è in campo un ceto medio incattivito, che vede a rischio il proprio status, poco incline all accoglienza del "diverso", individualista e insofferente nei confronti dello Stato inteso come comunità di regole, salvo poi pretendere elargizioni sia in termini clientelistici che in termini di defiscalizzazione. Come spettatori, si assiepano sugli spalti, in basso, i ceti subalterni, che assistono alla querelle con indifferenza o insofferenza. Dall alto una occhiuta élite, incaricata di sorvegliare che lo spettacolo non produca eccessi rimarchevoli. A ben vedere, il successo del Pd renziano risiede nella sua capacità di pescare consenso maggioritario tra tutte le parti in campo; in misura minore questo vale anche per il M5S, mentre la destra mantiene, pur disperso in più formazioni, il proprio zoccolo duro tra gli "arrabbiati". Se questo è il panorama, attendere un effettivo cambiamento in base a soluzioni miracolistiche appare vano. Nell osservare il panorama europ«eo da un contesto distante anni luce anche culturalmente il sociologo marxista brasiliano Emir Sader si diceva colpito non tanto dalla mancanza di progetti alternativi in campo, quanto dalla mancanza del fermento sociale sufficiente a farli lievitare. Un fermento sociale che era stato l ingrediente fondamentale per il cambiamento di rotta poi verificatosi sul piano politico nell America Latina che, a partire dai primi anni duemila, ha iniziato a prendere coscienza del fallimento del paradigma neo-liberista. In realtà il panorama non è così univoco, ma è senz altro vero che forze di sinistra di alternativa, portatrici di un ipotesi di cambiamento forte, sono uscite rinvigorite laddove Spagna e Grecia in primo luogo movimenti di resistenza hanno preso forza prima di tutto nella società, e forze politiche strutturate e credibili ne hanno sintetizzato le esperienze e le esigenze. In mancanza di questa spinta dal basso, specialmente ad opera del movimento dei lavoratori anche la più raffinata ricetta per "uscire dalla crisi da sinistra" è destinata ad un ben misero riscontro. Si tratta di rompere quel recinto così sapientemente architettato, ormai quarant anni fa, nel "Rapporto sulla governabilità delle democrazie". La svastica cancellata dai muri non è scomparsa dalle nostre menti DALLA PRIMA Alessandro Portelli Pochi minuti dopo, attorno al cippo c era un capannello di gente che discuteva come fare a cancellare quell insulto. Ognuno proponeva gli strumenti del proprio mestiere: il carrozziere offriva una mola («ma no, così rovino il marmo!»), il commerciante del ferramente proponeva un solvente E io, che facevo un altro mestiere, mi domandavo: e io, che strumenti ho per cancellare quella svastica? Materialmente, adesso la svastica è scomparsa dalla pietra. Ma non è stata cancellata dalle nostre menti e dalla nostra cultura. Quelli di noi che lavorano nella cultura, nella comunicazione, nella scuola devono cercare e cercare nel proprio mestiere gli strumenti per continuare il lavoro di quel ferramente e di quel carrozziere e cancellare la svastica anche dalle coscienze. Finché le svastiche continueranno ad apparire sui nostri muri, e proprio in vicinanza dei luoghi della resistenza (dalla Storta a via Tasso) e nelle ricorrenze (il 25 aprile, il giorno della memoria ), la liberazione di Roma non si potrà dire compiuta. La storia non finisce lì. D altronde, quel 4 di giugno in cui i nazisti lasciarono Roma e gli alleati vi furono accolti in festa non fu una fine, ma un nuovo inizio. C è una canzone partigiana che ho sentito cantare nei Castelli Romani che dice: «Or che è liberata Roma / il mondo intero insorgerà». Da un lato, la canzone sottolinea il ruolo simbolico dell evento: la liberazione di Roma, simbolo universale, cambia di segno alla storia del mondo, è una luce sul futuro. Dall altro, però, dice che la battaglia continua, la guerra non è finita. E centinaia di partigiani delle zone liberate dell Italia centrale continueranno la lotta nei gruppi di combattimento a fianco delle forze alleate e di quel che restava dell esercito italiano. Il paradosso, naturalmente, è che forse «il mondo intero insorgerà», ma che forze potenti dalla Chiesa ai militari monarchici si erano attivate per impedire che insorgesse Roma. Forse avevano anche delle buone ragioni; ma forse la scelta di fare di Roma l oggetto e no il pieno soggetto della propria liberazione è una delle ragioni per cui, sette decenni dopo, le svastiche continuano ancora a infestare la nostra memoria. il manifesto DIR. RESPONSABILE Norma Rangeri CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri il nuovo manifesto società coop editrice REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, Roma via A. Bargoni 8 FAX , TEL REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONI INTERNI SEGRETERIA 576, ECONOMIA 580 AMMINISTRAZIONE ARCHIVIO POLITICA MONDO CULTURE 540 TALPALIBRI VISIONI SOCIETÀ 590 LE MONDE DIPLOM LETTERE 578 iscritto al n del registro stampa del tribunale di Roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di Roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo 320 semestrale 180 versamento con bonifico bancario presso Banca Etica intestato a il nuovo manifesto società coop editrice via A. Bargoni 8, Roma IBAN: IT 30 P COPIE ARRETRATE 06/ STAMPA litosud Srl via Carlo Pesenti 130, Roma - litosud Srl via Aldo Moro 4, Pessano con Bornago (MI) CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PUBBLICITÀ poster pubblicità srl SEDE LEGALE, DIR. GEN. via A. 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16 pagina 16 il manifesto GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2014 L ULTIMA storie ROMA L Angelo Mai torna libero, sabato la festa per la riapertura Valerio Renzi ROMA S ono SFRATTATI DI TORRE SPACCATA OCCUPANO S. MARIA MAGGIORE /FOTO EIDON Da Roma a Genova, passando per Torino: sgomberi, incriminazioni, repressione. Nel mirino gli attivisti che difendono il diritto fondamentale alla casa, le famiglie, i poveri e i centri sociali entrati ieri mattina in una delle chiese più importanti di Roma, la Basilica di Santa Maria Maggiore a poche centinaia di metri dalla Stazione Termini, per chiedere asilo al Papa. Erano circa 150 persone, molti i bambini, tutte sgomberate lunedì dalla palazzina occupata in via Torre Spaccata 172, zona sudovest della Capitale. Immobile di proprietà di uno dei re del mattone romano, Francesco Gaetano Caltagirone proprietario de «Il Messaggero», una testata in prima fila nella lotta contro i movimenti per il diritto all abitare. Lunedì hanno resistito per ore, rifugiandosi sul tetto da cui si sono rifiutati di scendere. Una situazione simile a quella dello scorso aprile quando ad essere sgomberata è stata un occupazione alla Montagnola, nel quartiere dell Ardeatino. Solo nel tardo pomeriggio con l ausilio dei Vigili del Fuoco e lo spiegamento di centinaia di agenti in tenuta antisommossa, il tetto è stato abbandonato, mentre centinaia di persone accorse in solidarietà sono state tenute lontane. Una volta fuori dall occupazione nessuna alternativa, se non la strada: «Non si è visto nessuno del Comune, solo alcuni contatti telefonici con l assessore alla Casa Daniele Ozzimo, l unica proposta fatte agli occupanti sono stati dei dormitori di emergenza solo per le donne e bambini, disgregando i nuclei familiari» racconta un ex occupante. E poi: «Dal Comune silenzio, dalla Regione silenzio, dal Governo silenzio, così abbiamo deciso di venire qua. Forse la Chiesa smuoverà qualcosa». Gli occupanti di Santa Maria Maggiore sono pronti a passare la notte, con borse e sacchi a pelo nella navata di uno dei centri più importanti del cattolicesimo a Roma. Cercano solidarietà e risposte. Chiedono una casa, un futuro dignitoso, anche se nessuno di loro si sarebbe aspettato di arrivare a bussare alle porte di una Chiesa. «Non chiediamo però l elemosina ma i nostri diritti» precisano. I turisti, incuriositi dall accampamento, continuano a visitare la Basilica tra il vociare di bambini. Una camionetta della polizia si affaccia sulla piazza antistante. Gli agenti chiedono di non non stare sulla strada e di togliere le bandiere rosse «stop sfratti», simbolo in tutta Katia Bonchi GENOVA «N on Assedio AI MOVIMENTI ne sapevamo niente». Il comunicato stampa diffuso ieri mattina dal Comune di Genova dopo lo sgombero del Laboratorio sociale Buridda è stato recitato come un mantra dalla giunta Doria o, quantomeno, dagli assessori che si sono resi reperibili. Sì perché il sindaco, in trasferta a Roma per la delicata vertenza Piaggio, non ha commentato neppure a distanza la nuova e pesante frattura con la città, dopo l'affaire De Gennaro. Quella di Doria e, sulla carta, la giunta più a sinistra che abbia mai amministrato la città della Lanterna. Il Laboratorio sociale Buridda è, o meglio era, uno spazio sociale attraversato da undici anni da realtà di ogni tipo. Un luogo da sempre aperto alla città dove fino a ieri avevano sede laboratori artistici, una palestra di formazione circense, una di boxe, una sala di posa, un laboratorio di serigrafia e di grafica, una sala di teatro, cinema, presentazioni di libri. Genovesi, e non, hanno affollato gli spazi di via Bertani per il festival delle autoproduzioni o per l appuntamento più atteso, il Critical Wine. L ex sede della Facoltà di Economia e Commercio di via Bertani, la cui proprietà era passata al Comune di Genova poco dopo l occupazione del 2003, è uno spazio di circa 6 mila metri quadri in uno dei quartieri «bene» della città. Commercialmente è molto appetibile. Un vero «tesoretto» Italia dei movimenti per il diritto all abitare, dalle grate d ingresso alla Basilica. Gli occupanti mostrano una lettera indirizzata a Papa Francesco. L hanno consegnata al Vicariato di Roma. «Ti chiediamo di riceverci, di fare tue le piaghe che portiamo sui nostri corpi, di diventare la nostra voce forte contro queste politiche disumane e disumanizzanti, nemiche nostre e contrarie a quanto insegnato da Gesù Cristo, anche a quanti credono in un altro Dio. si legge nella missiva - Ti chiediamo di concederci asilo per le casse sempre vuote di Tursi se fosse riuscito a venderlo. Anche per questo la giunta dell'ex sindaco Marta Vincenzi iniziò nel 2010 una trattativa con i centri sociali genovesi che prevedeva alcuni spostamenti e «regolarizzazioni». Per la Buridda era previsto il trasferimento negli spazi dell'attuale mercato ittico di Piazza Cavour, una volta che il mercato fosse stato spostato altrove.con il cambio di giunta, il percorso si è interrotto. politico in quanto esseri umani, perseguitati, vessati e umiliati dallo Stato italiano». Resta forte la polemica contro il piano casa approvato dal governo Renzi e la «sua ideologia punitiva verso chi si organizza per affrontare la precarietà e sull'idea che sia più importante far ripartire i mutui e il cemento che risolvere un'emergenza devastante» sostiene Irene dei Blocchi precari Metropolitani che appoggiano l eclatante azione di protesta. Al centro delle polemiche c è l articolo 5 che vieta ai comuni di dare le residenze nelle case occupate e ordina il distacco delle utenze. Un provvedimento criticato anche dall Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. «Continua la guerra del governo di Renzi contro i poveri spiega Irene - Lo sgombero di ieri conferma poi come il Sindaco Marino e le istituzioni siano inermi di fronte al ministero degli Interni». Il Vicariato di Roma e i preti della Basilica si sono mobilitati stanno cercando una soluzione dignitosa per i senza casa. Chissà se sarà la volta buona. Roberto Ciccarelli ROMA L Angelo Mai, il centro di cultura indipendente sequestrato dalla magistratura romana il 19 marzo scorso nell'ambito dell'inchiesta sul Comitato popolare di lotta per la casa per il reato di associazione a delinquere, è stato riaperto ieri mattina verso le 11. L «Osteria di Pina» che, secondo l accusa, sarebbe stato uno dei luoghi dov è avvenuta la presunta estorsione ai danni degli occupanti delle ex scuole Hertz e in via delle Acacie entrambe sgomberate, resta ancora sotto sequestro. «Oggi siamo felici - hanno detto gli attivisti nel corso di una conferenza stampa - Alla luce di un periodo di segno politico davvero scuro, rientrare qui per noi è una vittoria della città e di chi crede nel valore della cultura indipendente in Italia». Sabato si prepara una festa a cui èstata invitata la città che in tre mesi ha condiviso il progetto dell Angelo Mai, partecipando in massa ai concerti di protesta nel vicino Parco di San Sebastiano. Le facce, e i discorsi erano tesi ieri alle terme di Caracalla dove sorge questo edificio regolarmente assegnato dal Comune di Roma e rigenerato dagli attivisti. «A Torino, a Genova e a Roma assistiamo ad una repressione sfacciata e sempre più violenta - hanno detto gli attivisti - Viviamo in una città dove l amministrazione è talmente debole da avere lasciato un vuoto colmato dall alto». Alla conferenza stampa hanno partecipato il capogruppo di Sel in Campidoglio Gianluca Peciola, l'ex presidente del X Municipio e candidato per la lista Tsipras alle europee Sandro Medici, la consigliera di Roma Capitale Erica Battaglia (Pd). Sono intervenuti anche i Motus, una delle compagnie teatrali italiane più vicine ad un idea di politica culturale che valorizzino il contemporaneo e garantiscano a «luoghi spuri» come l Angelo Mai «la possibilità di far incontrare gli artisti e i cittadini, la difesa dei diritti sociali fondamentali con l espressione di una ricerca indipendente, ormai impossibile nei circuiti ufficiali». La complessità di questo consorzio umano composto da intrecci sociali, culturali e politici ieri è stata testimoniata anche dalla partecipazione della rete «Deliberiamo Roma» nella quale sono impegnate decine di associazioni e movimenti che stanno raccogliendo le firme per quattro delibere popolari sull acqua, l uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato, la scuola pubblica e la finanza sociale. L Angelo Mai fa parte di questa vasta compagine. «Questi sono spazi fragili - hanno aggiunto gli attivisti - bisogna fare un ragionamento che vada oltre la regolarizzazione della vendita di alcolici o della Siae». Si pensa alla riscrittura della delibera 26 con la quale nel 1995 la giunta Rutelli mise in regola decine di spazi sociali. La preoccupazione è per le famiglie sgomberate dalle Acacie e dall'ex Hertz. Il problema «non è risolto, ma noi non ci siamo mai arresi». GENOVA Storia di un laboratorio sociale occupato da 11 anni. Polemiche sul sindaco Doria Buridda sgomberata, blitz e corteo di protesta Il Comune di Genova sostiene di non avere più i soldi per trasferire il mercato. L'assessore alla Legalità e ai Diritti Elena Fiorini ha proposto agli occupanti di «accontentarsi» dei piccoli locali sopra al mercato. La proposta è stata rispedita al mittente. «Trattativa arenata su posizioni troppo diverse» ha confermato l'assessore. A fine 2012 è arrivato il decreto preventivo di sequestro dell'immobile firmato da un giudice ormai in pensione e rimasto per oltre un anno e mezzo sulla scrivania del Questore. Nel frattempo, due aste per la vendita dell'edificio sono andate deserte. «È successo che il Pd ha preso il 41% dei voti» rispondono i ragazzi del Buridda. Martedì scorso, nel comitato per l ordine e la sicurezza pubblica a cui hanno partecipato il sindaco di Genova Marco Doria e l assessore Fiorini, la «pratica» Buridda è riapparsa magicamente sul tavolo. Da Tursi giurano: «Non sapevamo che avessero intenzione di sgomberare oggi». Secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stato proprio il sindaco a dare l ok allo sgombero. Indiscrezioni pesanti, che hanno fatto il giro della città scatenando ironia e indignazione. Il vice sindaco Pd Stefano Bernini, a sgombero ancora in corso, ha affermato che per il Buridda «oggi il compratore c'è». Dichiarazioni che hanno scatenato la rabbia dei giovani dei centri sociali. Nel pomeriggio hanno dato vita a un lungo corteo per le vie del centro con un mini blitz finale al circolo del Pd del centro storico: un portone aperto a calci, diverse scritte e qualche sedia rovesciata. Pochi danni, ma un messaggio chiaro: l obiettivo della protesta resta il sindaco, accusato di aver «tradito» le istanze sociali di cui sembrava essersi fatto portatore e di non essere capace di instaurare un vero dialogo con la città. «Marco Doria come Scajola, neanche lui lo sapeva» uno degli slogan lanciati dal corteo. «Questo è uno di quei momenti dove manca la voce e non solo di Don Gallo ha commentato Domenico Chionetti della Comunità di San Benedetto - un vuoto difficile da colmare, ma è chiaro da che parte stare».

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