LE DIRETTIVE EUROPEE ED IL RUOLO DEGLI ORGANISMI

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1 LE DIRETTIVE EUROPEE ED IL RUOLO DEGLI ORGANISMI BERGAMO, Relatore: dott. ing. Pier Alberto Frighi

2 DIRETTIVE EUROPEE SETTORIALI Documenti promulgati dal Legislatore europeo per gamma di prodotti, raggruppati in famiglie o settori con comuni tipi di rischio. Al fine di consentire la libera circolazione delle merci, vengono ravvicinate le esigenze di protezione vigenti nell Unione Europea armonizzando i requisiti di sicurezza che ne consentono la commercializzazione (es. Dir. 98/37/CE, Dir. 94/9/CE)

3 TIPI DI ORGANISMI / ORGANI ORGANISMI DI CERTIFICAZIONE ORGANISMI NOTIFICATI ORGANISMI DI ISPEZIONE ORGANI DI VIGILANZA LA NORMAZIONE TECNICA E la produzione di norme atte ad individuare le caratteristiche tecniche, merceologiche e qualitative dei prodotti industriali da immettere sul mercato nonché dei sistemi e processi industriali e dei servizi.

4 ORGANISMI DI CERTIFICAZIONE ORGANISMI INDIPENDENTI E COMPETENTI CON SISTEMA DI GESTIONE CONFORME ALLE NORME EUROPEE UNI CEI EN PRODOTTI UNI CEI EN SISTEMI DI GESTIONE QUALITA UNI CEI EN PERSONALE PER VERIFICARE LA CONFORMITA DEL SISTEMA, DEL PERSONALE E DEL PRODOTTO ALLE NORME E/O ALLE SPECIFICHE TECNICHE APPLICABILI

5 ORGANISMI NOTIFICATI ORGANISMI INDIPENDENTI E CONSIDERATI COMPETENTI AD ASSUMERE LA RESPONSABILITA PER VERIFICARE LA CONFORMITA DEI PRODOTTI OGGETTO DELLE DIRETTIVE NUOVO APPROCCIO E APPROCCIO GLOBALE. OGNI ORGANISMO NOTIFICATO E COMPETENTE SOLO PER I PRODOTTI DEBITAMENTE INDICATI NELLA NOTIFICA

6 ORGANISMI DI ISPEZIONE ORGANISMI INDIPENDENTI (TIPO A O B O C ) E COMPETENTI CON SISTEMA DI GESTIONE CONFORME ALLA NORMA EUROPEA UNI CEI EN PER ESAME DI UN PROGETTO, DI UN PRODOTTO, DI UN SERVIZIO, DI UN PROCESSO, DI UN IMPIANTO E DETERMINAZIONE DELLA LORO CONFORMITA A REQUISITI SPECIFICI O, SULLA BASE DI UN GIUDIZIO PROFESSIONALE, A REQUISITI DI CARATTERE GENERALE.

7 ORGANO DI VIGILANZA ART. 23 D.Lgs : LA VIGILANZA SULL APPLICAZIONE DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO è SVOLTA DALL ASL E, PER QUANTO SPECIFICA COMPETENZA DAL CORPO NAZIONALE DEI VV.FF. nonché PER IL SETTORE MINERARIO DAL MAP. DPCM n. 412 DEL 1997 AGGIUNGE: LA VIGILANZA PUO ANCHE ESSERE ESERCITATA DALLA DIREZIONE PROVINCIALE DEL LAVORO (ex ISPETTORATO) PREVIA INFORMAZIONE ALL ASL COMPETENTE PER IL TERRITORIO LIMITATAMENTE AL SETTORE DELLE COSTRUZIONI EDILI.

8 Dott. Raffaele Guaraniello durante il convegno LA Sicurezza nella Difesa del 12/03/2004 in Torino ha ribadito: C è una confusione che occorre evitare ed è quella dell attività spettante agli organi di vigilanza e l attività spettante al personale addetto alle verifiche e collaudi, ad esempio: verifiche degli impianti di messa a terra ecc.. Questo personale addetto a verifiche e collaudi è chiamato appunto ad effettuare verifiche e collaudi; gli organi di vigilanza, invece, sono tenuti ad accertare se queste verifiche sono state eseguite correttamente ed è appena il caso di aggiungere che occorre evitare qualsiasi sovrapposizione nella medesima persona fisica dell attività dell organo di vigilanza e dell attività di lavoro dei dirigenti e preposti o addetti alle verifiche e collaudi per l evidente ragione che il controllore non può controllare se stesso.

9 NORMA TECNICA La norma tecnica è un documento che definisce le caratteristiche di un prodotto, di un processo o servizio secondo quello che è lo stato dell'arte. Una norma contiene in genere: -indicazioni relative alla realizzazione, -descrizione delle prove e della relativa strumentazione; - interpretazione dei risultati, dei parametri di classificazione del campione; -informazioni da fornire all'acquirente/utilizzatore. -definendo alcuni aspetti di sicurezza del prodotto, così da tutelare le persone che vengono in contatto con esso. NORMA TECNICA ARMONIZZATA Norma tecnica, pubblicata sul GUCE, che da la presunzione di conformità ai requisiti essenziali di sicurezza.

10 Direttiva 97/23/CE (PED): Stabilisce i criteri per la progettazione, la fabbricazione di apparecchiature a pressione e degli insiemi sottoposti ad una pressione massima ammissibile PS superiore a 0.5 bar. Definisce le procedure per la valutazione della conformità.

11 In seguito alla pubblicazione sulla G.U. n.22 del 28/1/2005 del D.M. 1/12/2004, n.329 riguardante il Regolamento per la messa in servizio e l utilizzazione delle attrezzature a pressione e degli insiemi di cui all art. 19 del D.Lgs. 25/2/2000, n.93 e la sua entrata in vigore dal 12 febbraio 2005: Il quadro normativo nazionale, relativo all esercizio degli apparecchi a pressione, è stato completamente modificato.

12 Campo di applicazione (Art.1) Si richiama solamente la disposizione che introduce l applicazione: d) i recipienti per liquidi e le tubazioni per liquidi, vapori e gas, preesistenti e già posti in esercizio alla data del 29 maggio 2002, non sottoposti ad alcuna omologazione nazionale omissis Verifiche (Art.4) 1. Le attrezzature o insiemi a pressione di cui all'articolo 1, solo se risultano installati ed assemblati dall'utilizzatore sull'impianto, sono soggetti a verifica per la messa in servizio. 2. La verifica, effettuata su richiesta dell'azienda utilizzatrice, riguarda l'accertamento della loro corretta installazione sull'impianto. 3. Al termine della verifica il soggetto verificatore consegna all'azienda un'attestazione dei risultati degli accertamenti effettuati. In caso di esito negativo della verifica, il documento indica espressamente il divieto di messa in servizio dell'attrezzatura a pressione esaminata. 4. Ai soli fini della verifica di primo impianto e' consentita la temporanea messa in funzione dell'attrezzatura o insieme. Obblighi (Art.7) 1. La mancata esecuzione delle verifiche e prove alle date di scadenza previste, indipendentemente dalle cause che l'hanno prodotta, comporta i seguenti oneri a carico degli utilizzatori: a) messa fuori esercizio delle attrezzature ed insiemi coinvolti; omissis

13 Gas Apparecchiature non elettriche Polveri Miniere Produzione azienda Apparecchiature elettriche

14 Caratteristiche principali delle esplosioni Esplosioni con gas -bassa energia d innesco ( uj) -temperatura accensione relativamente alta (generalmente > 250 C) Esplosioni con polveri -alta energia d innesco (5 500 mj) -temperatura accensione relativamente bassa (generalmente < 200 C) -Pressione massima: 4 10 bar -l esplosione innesca reazioni a catena

15 Esempi di incidenti dovuti ad atmosfere esplosive

16 ATEX: DIRETTIVA 1999/92/CE Lo scopo della nuova direttiva 1999/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 1999, è tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori che possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive dovute alla presenza di gas, vapori o nebbie e/o polveri combustibili. Sono interessati quasi tutti i settori, dal momento che pericoli originati da atmosfere esplosive possono verificarsi durante le procedure e i processi di lavoro più diversi. A questo proposito, risulta piuttosto semplice e convincente citare, come esempi, l industria chimica e petrolchimica, gli ambienti destinati alla fornitura del gas, l industria del legno, molti dei processi coinvolti in agricoltura, l industria alimentare e farmaceutica, gli ambienti e le macchine per la verniciatura, ecc. ecc. Il campo d applicazione di questa direttiva risulta, dunque, vastissimo e coinvolgerà analisi e studi sempre diversi a seconda del settore e delle particolari condizioni d esercizio. In Italia, il recepimento della direttiva è avvenuto attraverso il Decreto Legislativo n 233/03 del 12/06/2003 che integra e modifica, ancora una volta, il D.Lgs. 626/94 andando a regolamentare le attività svolte nei luoghi con pericolo d esplosione che finora non erano state inquadrate in normative specifiche e comporta, pertanto, nuovi obblighi per il datore di lavoro. Infatti, in base al Decreto Legislativo n 233/03, il datore di lavoro deve: - valutare l esistenza del pericolo d esplosione; - adottare misure tecniche ed organizzative finalizzate a prevenire la formazione di miscele esplosive; - classificare i luoghi valutare i rischi d esplosione; - redigere un documento sulla protezione contro le esplosioni; - prendere i provvedimenti necessari gli ambienti e gli impianti siano realizzati in modo da consentire di svolgere il lavoro in condizioni di sicurezza.

17 ATEX (Atmosfere Esplosive) Il 30 giugno 2003 è entrata in vigore la direttiva 94/9/CE del parlamento europeo, nota come ATEX, che ha riavvicinato le legislazioni degli Stati membri relative agli apparecchi e sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva. Il campo d applicazione della Direttiva, recepita in Italia con il DPR n. 126 del , comprende le apparecchiature ed i sistemi di protezione impiegati sia in atmosfere potenzialmente esplosive di impianti di superficie sia in quelli di miniera e di altro posto suscettibile di divenire pericoloso per la presenza di atmosfera esplosiva. La Direttiva 94/9/CE ha avuto un notevole impatto sulle aziende, in particolare su quelle del settore meccanico, in quanto si applica a tutti i prodotti che rientrano nel campo d applicazione delle direttive precedenti con la significativa estensione anche ai prodotti non elettrici ed a tutti quelli da utilizzare in ambienti polverosi, soggetti al rischio esplosione. Sono considerati come apparecchiature le macchine, gli apparecchi, i dispositivi fissi o mobili, i componenti di controllo e la strumentazione dei sistemi di rilevazione o di prevenzione che, separatamente o insieme, siano applicati per la generazione, il trasferimento, lo stoccaggio, la misura, il controllo e la conversione energetica per il trattamento di materiali e che siano in grado di causare un esplosione mediante la loro potenziale sorgente di accensione.

18 DIRETTIVA 1999/36/CE TPED ATTREZZATURE A PRESSIONE TRASPORTABILI La dir. 94/55/CE ha regolamentato l accordo Europeo per il trasporto di merci pericolose su strada (ADR). La dir. 96/49/CE ha regolamentato il regolamento internazionale per il trasporto di merci pericolose per ferrovia (RID). In base ai dettami della PED, le attrezzature a pressione trasportabili sarebbero state oggetto di un ulteriore direttiva (complementare a quelle succitate), per garantire un maggiore e specifico livello di sicurezza. Direttiva 1999/36/CE denominata TPED

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