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1 Giuseppe Bertagna Dall educazione alla pedagogia Avvio al lessico pedagogico e alla teoria dell educazione Bergamo, ottobre 2010 CAPITOLO QUINTO Il discorso pubblico della ragione e le sue tipologie pp

2 La trasformazione del linguaggio umano Insieme all intenzionalità la seconda condizione che ha permesso la chimica personale dell educazione, formazione, istruzione è la trasformazione del linguaggio umano.

3 La speciale socialità del logos L uomo è l unico animale che fonda la sua peculiare socialità sul logos Differenza fra lingua intesa come voce e lingua intesa come logos : la voce è segno del piacere e del dolore (e l hanno anche gli animali); il logos va oltre il piacere e il dolore: indica l utile e il dannoso, il giusto e l ingiusto, il vero e il falso, il bello e il brutto, il buono e il cattivo Nel logos è naturalmente compresa anche la voce, che è collegata alla parte più sensitiva, pulsione ed emozionale di noi. Il logos frequenta le diverse regioni dell intenzionalità, ma ciò è possibile solo se il percorso di esplorazione è compiuto attraverso il dialogo.

4 Logos e a-logos Tutte le forme di vita co-evolvono per autopoiesi omeostatiche, scambiando e costruendo informazioni con l ambiente, rifuggendo gli squilibri. Tuttavia anche gli animali superiori (escluso l uomo), al pari degli animali meno evoluti, sono a-logoi. L uomo, dotato di logos, con la ragione può anche dimostrarsi contrario ad essa, e perfino essere irrazionale (quindi peggiore degli altri animali e delle piante che che di per sé sono soltanto a-logoi). Cioè l uomo con il logos può privarsi ossimoricamente del logos.

5 Logos come krisis Krisis etimologicamente rimanda al gesto agricolo di separare il grano dalla paglia e dalle impurità. Significa discernere, discriminare una cosa dall altra, prendere una cosa escludendone un altra. L uomo usa il logos per distinguere, in ciò che dice e fa, quanto e perché è vero o falso, bello o brutto, buono o cattivo, fonte di felicità o infelicità, degno o indegno, utile o inutile L uomo attraverso il dialogo, considerando le conferme o le smentite dell interlocutore, si obbliga al ri-messaggio.

6 Logos, ethos e polis Attraverso il medio (il mezzo) dell altro ogni uomo si scopre nel logos. Il confronto, infatti, permette di capire la ragionevolezza delle proprie posizioni. Dunque il logos diventa subito ethos (modo di agire comune, accettato da tutti, basato su rispetto e lealtà) e polis (ricerca e condivisione di questo modo di agire in una compagnia umana determinata che vive insieme in un luogo).

7 Logos, ethos e polis Solo così esisterebbe la vita tipica dell uomo, che è politica nel senso di pubblica ed esposta alla conversazione pubblica, e che è, allo stesso tempo, proprio per questo, anche etica e anche e a pieno titolo educativa, formativa e istruttiva. La retorica, dunque, non è strumento di sopraffazione, ma ricerca dialogica delle condizioni migliori per tutti.

8 Nous nous : intuizione (ricorda il fiuto degli animali). Un sentire qualcosa di presente in un modo diverso da quanto precisi e consistenti indizi sensibili ce lo possano rendere tale. Agisce quando afferriamo il significato unitario e invisibile di una parola capiamo l intenzione di un altra persona prima che agisca inventiamo una soluzione ad un problema che non si era mai presentato prima (Wittgenstein).

9 Nous Il nous sembra rimandare al radicamento della razionalità nella sensibilità, al suo affiorare da una storia evolutiva che parte dall elaborazione nervosa (mentale e psichica) degli istinti, delle pulsioni e delle emozioni, strutturatasi nella notte dei tempi. Al «non so che» che si sente esserci con indubitabile certezza, senza per questo essere in grado di identificarlo e di esprimerlo con ragionamenti articolati. Non a caso, infatti, «quando intervengono le parole e i concetti, quando comincia l argomentazione, allora comincia la distruzione di questa immediatezza» noetica (Gadamer).

10 Nous Conosciamo la verità non solo con la ragione, ma anche col cuore. E proprio sulle conoscenze del cuore e dell istinto la ragione deve appoggiarsi e su di esse fondare il suo ragionamento (Pascal). Senza nous non sarebbe possibile procedere nelle continue scoperte di nuove verità.

11 Il logos/ratio Il nous non basta per creare e mantenere un discorso pubblico intersoggettivo critico. Per due ragioni: per trovare, nel comune sentire, primi principi intuitivi che stiano, per tutti, all inizio di possibili percorsi logici, tecnici e morali, bisognerebbe ascoltare e interrogare tutti gli uomini, passati, presenti e futuri. nell esplorazione dell intenzionalità umana non si va molto avanti se ci si accontenta dell intuizione: è necessario riflettere razionalmente sui principi e sulle ipotesi intuitive.

12 Il logos/ratio Serve cioè la ratio. I latini usavano il termine ratio col significato di conto, calcolo, in espressioni come: render conto agli altri (rendere controllabile agli altri ciò che si dice) regolare qualcosa su qualcos altro che funge da unità di misura (contare, enumerare, misurare ).

13 Il logos/ratio Il termine latino ratio rinvia dunque ad un concetto che è compreso nel più ricco e significativo termine greco logos. Il termine logos infatti (che al pari del latino ratio vale critica; espressione pubblica di ragioni; dialogo e giudizio tra diversi uomini per giungere a qualche condivisa visione, dichiarazione, valutazione, giudizio) ha altri tre ambiti di significato: attività sintetica della ragione che riunisce e lega insieme in una relazione organica parti tra loro separate attività analitica che divide e separa in frammenti, seguendo un ordine, ciò che è un tutto unitario (la diairesi) attività intellettuale che crea, che pensa addirittura cose che prima non c erano al mondo e che, dopo, con un apposita potenza, introduce nel mondo.

14 Tipologie applicative della razionalità Nous e logos (mai separabili) sono dunque le condizioni per impostare il discorso pubblico della ragione tra gli uomini e per renderlo sempre più critico, trasparente e intersoggettivo.

15 Tipologie applicative della razionalità Nous e logos si sono storicamente strutturati in tre tipologie di lavoro: 1. la prima è quella che si riferisce alla riflessione intenzionale orientata al fare qualcosa, al costruire o trasformare prodotti, oggetti, macchine, secondo regole e procedure tanto determinate quanto condivisibili da tutti e perfezionabili da parte di tutti (téchne, razionalità tecnica); 2. la seconda rimanda alla riflessione intenzionale che cerca di conoscere con verità intersoggettiva ciò che c è, le cose che ci sono, come sono e perché sono così (l episteme: razionalità teoretica); 3. la terza, infine, ha preso le forme di una riflessione intenzionale orientata all agire bene dell uomo, con saggezza (phrónesis), nelle situazioni particolari che gli sono date nella sua vita individuale e sociale (razionalità pratica).

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