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1 Partecipazione e processi decisionali. La legge regionale della Toscana sulla partecipazione: principi, finalità, contenuti. Antonio Floridia Responsabile del settore Politiche per la partecipazione Giunta Regionale della Toscana

2 PERCHE UNA LEGGE sulla partecipazione? Due opposte obiezioni.. La partecipazione è spontaneità sociale, movimento autonomo della società civile: non può essere regolata. Una legge rischia di irrigimentare la partecipazione, di depotenziare il conflitto Le gente chiede decisioni. Oggi è già così difficile decidere i cittadini hanno idee e opinioni disparate e contraddittorie se si dovesse dar retta a tutti La partecipazione rischia solo di far perdere tempo QUALI RISPOSTE?

3 QUALI RISPOSTE? Di fronte a queste obiezioni, la via scelta è stata quella di proporre una legge che fosse, essenzialmente, uno strumento di incentivazione istituzionale, teso a favorire la diffusione e la sperimentazione di nuove pratiche partecipative. La legge toscana, dunque, non impone la partecipazione, non appesantisce con ulteriori norme e procedure processi decisionali che, già in sé, si presentano spesso complessi e faticosi. Non prescrive una partecipazione, quale che essa sia, ma offre un supporto ai soggetti sociali e ai governi locali che vogliano misurarsi con la costruzione di processi decisionali innovativi. E questa la premessa fondamentale per comprendere lo spirito di questa legge.

4 L ISPIRAZIONE POLITICO-CULTURALE DELLA LEGGE IL CONCETTO E LE PRATICHE DELLA DEMOCRAZIA DELIBERATIVA Un insieme di metodi e di tecniche di partecipazione che si fondano su un principio: costruire, intorno ad un problema collettivo e alla ricerca delle sue possibili soluzioni, luoghi e momenti per una discussione razionale, argomentata, organizzata secondo regole condivise, inclusiva (che veda cioè la più ampia partecipazione possibile di tutti i punti di vista coinvolti), entro tempi rigorosamente prestabiliti, sulla base di una informazione e di una documentazione ampia, trasparente e paritaria.

5 La legge si articola intorno a due assi: 1) Il sostegno ai processi partecipativi locali 2) Il Dibattito Pubblico regionale

6 Il sostegno ai processi partecipativi locali. La legge definisce un insieme di procedure attraverso cui la Regione offre un sostegno, soprattutto finanziario, ad una serie di soggetti (enti locali, cittadini, scuole, imprese) che richiedono l apertura di un processo partecipativo su un oggetto ben determinato. La valutazione e l ammissione al sostegno regionale dei progetti partecipativi presentati è affidata ad un organo indipendente, l Autorità regionale per la partecipazione, eletto dal Consiglio Regionale. La prima versione della legge prevedeva una figura monocratica; la seconda versione ha stabilito che l Autorità sia un organo collegiale, composto da tre membri. La legge precisa poi i requisiti e i criteri di priorità che l Autorità deve seguire nella valutazione dei progetti presentati, affidando a quest ultima anche compiti di consulenza e di orientamento metodologico nella definizione di tali progetti. La legge fissa infine alcune caratteristiche dei processi: prima fra tutti la durata, massimo sei mesi, con possibilità di proroga motivata fino a nove. 116 processi dal 2008 al già svolti o in corso dal 2013 ad oggi

7 La legge si fonda su una logica di accountability democratica da parte del decisore politico, che trova la sua espressione nella formula adottata all articolo 16, laddove si parla dei requisiti di ammissione dei processi partecipativi proposti da un ente locale: tra questi, si indica una dichiarazione con cui l ente si impegna a tenere conto dei risultati dei processi partecipativi o comunque a motivarne pubblicamente ed in modo puntuale il mancato o parziale accoglimento. La legge cioè non prevede che gli esiti di un processo partecipativo siano vincolanti per le istituzioni (il che sarebbe, oltre tutto, illegittimo), ma che il decisore politico ne tenga conto e motivi pubblicamente in ogni caso anche le ragioni del mancato o parziale accoglimento delle tesi e delle posizioni emerse.

8 Il Dibattito pubblico regionale La legge riprende qui il modello francese del Débat Public, con tutti gli opportuni e necessari adattamenti, ma anche con tutti gli aspetti problematici che derivano dall assenza di un quadro legislativo nazionale. Le modalità di svolgimento di un Dibattito Pubblico sono del tutto simili al modello francese, in particolare per quanto riguarda il rapporto finale, e l obbligo, per il soggetto titolare dell opera, di motivare, entro tre mesi, la rinuncia al progetto, o una sua modifica, o una sua conferma. Il Dibattito Pubblico è definito dalla legge come un processo di informazione, confronto pubblico e partecipazione su opere, progetti o interventi che assumono una particolare rilevanza per la comunità regionale, in materia ambientale, territoriale, paesaggistica, sociale, culturale ed economica.. La legge, inoltre, mette particolare cura nel definire la fase procedurale in cui è possibile l apertura di un Dibattito Pubblico: nelle fasi preliminari di elaborazione di un progetto, o di un opera o di un intervento, quando tutte le diverse opzioni sono ancora possibili; esso può svolgersi anche in fasi successive ma comunque non oltre l avvio della progettazione definitiva.

9 L impianto normativo fondamentale della legge toscana: il nodo cruciale del rapporto tra partecipazione e decisione un idea di partecipazione che può essere così sintetizzata: concepire la partecipazione come una fase del processo decisionale, non come il luogo delle decisioni. In tal modo, la legge si sforza di aprire la via ad un fecondo rapporto tra la democrazia rappresentativa (in un momento storico in cui essa va difesa, contro ogni tendenza populista, plebiscitaria o tecnocratica) e il ruolo attivo dei cittadini e delle loro forme associative. La legge suggerisce un metodo alle istituzioni per migliorare la qualità delle proprie decisioni e il grado di consenso e condivisione che le circonda e le sostiene. L obiettivo è quello di allargare e rafforzare, nelle fasi preliminari di un processo decisionale, il quadro dei saperi, delle competenze, delle esperienze che possono concorrere ad una decisione e migliorarne la qualità.

10 Partecipazione e deliberazione all interno dei processi di policy-maling: una tipologia di situazioni Quando una decisione politica presenta un elevato potenziale conflittuale, possono darsi tre modelli tipici di azione, da parte del decisore politico, e di questo le strategie di istituzionalizzazione delle pratiche partecipative devono tener conto: a) il decisore politico percepisce in tempo un conflitto latente, e attiva un processo partecipativo e deliberativo che riesca ad essere quanto più possibile inclusivo (in senso veramente largo: i soggetti deboli e/o critici, ma anche i soggetti forti), attivando un processo di public inquiry, che vedrà in azione anche comportamenti strategici e negoziali, ma potrà produrre esiti comunque legittimi e condivisi, non eliminando il conflitto, ma tuttavia rendendolo produttivo ;

11 b) il decisore politico non percepisce in tempo il conflitto latente, e quindi il conflitto esplode: l attivazione di un processo deliberativo, in un tal contesto, (quando i buoi sono già scappati dalla stalla ) può divenire essa stessa il luogo di un conflitto: la specifica arena deliberativa strutturata non riesce a sospendere il conflitto. In questi casi, più che specifiche metodologie partecipative (ad. es., in un caso toscano, si sono rivelate inutili o fallimentari le procedure deliberative fondate sull estrazione a sorte di un campione di cittadini), occorre verificare la possibilità di attivazione di procedure di mediazione dei conflitti.

12 c) Il decisore politico può percepire il conflitto latente, o può anche non percepirlo in tempo, ma decide comunque di tirar dritto : ritiene cioè di dover privilegiare i legami di accountability con la propria constituency elettorale. In queste situazioni, si può anche attivare un processo deliberativo, che può anche produrre effetti positivi sulla qualità del discorso pubblico: ma questo, in ogni caso, per riprendere una bella espressione di Parkinson (2006), esso non è l unico gioco in città, ovvero agiscono molti altri luoghi e canali di influenza politica: e lo specifico processo partecipativo è solo uno di questi.

13 E, allora, per tornare al punto da cui eravamo partiti: la legge toscana ha funzionato? A noi pare proprio di sì. Voleva essere, innanzi tutto, un canale e uno strumento per attivare e sperimentare processi partecipativi in qualche modo legati ad un effettiva policy e per sperimentare metodologie innovative: l esperienza ci mostra come tutto questo effettivamente sia accaduto. Ma la legge non poteva e non voleva mettere le brache al mondo, non poteva cioè garantire a priori il successo e l efficacia dell interazione tra partecipazione, deliberazione pubblica, e decisione politica: le vie della partecipazione, in molti casi, si sono mostrate davvero imprevedibili e infinite Ma è merito della legge toscana aver permesso che questo emergesse e si potasse toccare con mano.

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