TEORIA DELLA COMUNICAZIONE E COMUNICAZIONE PUBBLICA

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1 UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA Corso di Laurea Magistrale in TEORIA DELLA COMUNICAZIONE E COMUNICAZIONE PUBBLICA Tesi di Laurea Magistrale Gli animali di Sigmund Freud Candidato Giuseppina Pascuzzo a.a. di immatricolazione 2008/2009 Relatore: Prof. Felice Cimatti Correlatori: Prof. Marco Mazzeo Prof. Fabrizio Palombi Anno accademico 2011/2012 Sessione: dicembre 2011

2 INDICE Abstract pag 3 Introduzione pag 4 1. Gli animali nella vita privata e negli anni pre-psicoanalitici di Sigmund Freud 1.1 Vita privata in casa Freud pag Gli anni pre-psicoanalitici pag Il bestiario freudiano 2.1 Canidi e in particolare lupi pag L idrofobia di Anna O L autosservazione di Lou Andreas-Salomé L Uomo dei Lupi Note teoriche con riferimento ai cani 2.2 Topi pag Il caso di Frau Emmy von N L Uomo dei Topi 2.3 Cavalli pag Freud cavaliere onirico Il sogno d Bismarck Un cavallo focoso Il caso del piccolo Hans Un cavallo dallo sguardo intenso e profondo 2.4 Uccelli pag Il nibbio dei ricordi di Leonardo da Vinci Gli uccelli-anima di Schreber Fiabe e miti Uccellini e ricordi di copertura 2.5 Serpenti pag Una fobia universalmente umana 2.6 Insetti pag Le farfalle di una piccola infanticida Il sogno dei maggiolini 1

3 2.7 Felini pag Gatti Leoni gialli e leoni sorridenti La lince 2.8 Altri animali pag La visione zoologica freudiana 3.1 In principio fu l alzarsi da terra pag Il padre primordiale dei nevrotici e dei primitivi pag Perché l animale non è nevrotico pag 76 Appendice pag 82 Conclusioni pag 91 Bibliografia pag 96 2

4 ABSTRACT This is a thesis about animality, this is a thesis about Sigmund Freud. Animality doesn t seem one of the most important psychoanalytic themes, nevertheless the title of this thesis is: Sigmund Freud s animals. Did Freud have a zoological vision? This is own question. In the first chapter, I am going to present animals in the Freud private life and during his pre-psychoanalytic years. The young Sigmund, during his medical study, made several researches about zoology e animal physiology, first with Carl Claus and then whit Ernst von Brücke. In the laboratory he worked with eels, crayfishes and some species of fishes. In 1925, Freud gave to Anna, his daughter, Wolf, an Alsatian black dog. Wolf was the first dog in the Berggasse house. It was followed by a succession of chows, Freud s favourite race. The first was a Dorothy Burlingham s gift, her name was Lin Yug or Lun Yu. Then arrived Jo-fi and at the end Lün. The psychoanalyst loved and respected his dog for all his life. Then the real animals in the Freud s life, in the second chapter, I am going to present the long and heterogeneous series of symbolic and representative animals of the Freud s works. We have dogs, wolfs, mice, horses, birds, insects and so one. In the chapter there are also the presentations of the most famous cases history as the wolf man, the rat man and the little Hans. From all of this treatments it will constitute the theoretical nucleus that is presented in the third and last chapter. Freud established a collection of fable about animals out of the menageries of his analysands as well as his own textual, extratextual and extraanalytic experiences; but did he have a zoological vision? I going to try to understand the Freud s thought and answer at this particular question. 3

5 INTRODUZIONE L animalità non sembra rientra nelle tematiche portanti della psicoanalisi di Sigmund Freud, eppure questa tesi porta il seguente titolo: Gli animali di Sigmund Freud. Prendendo in considerazione i numerosi riferimenti freudiani agli animali, che qualsiasi lettore delle opere dello psicoanalista viennese avrà avuto modo di notare e la centralità affettiva che ebbero i vari esemplari di razza chow, che negli anni popolarono la casa della Bergasse, nella vita di Freud, abbiamo provato a rintracciare un possibile filo rosso dell animalità tanto nella vita privata quanto nelle opere e negli studi dello psicoanalista viennese. È possibile attribuire a Freud una vera e propria visione zoologica? Sarà questo l interrogativo al quale cercheremo di dare una risposta nel corso di questo elaborato. Il giovane Sigmund, negli anni dedicati agli studi medici, ebbe la possibilità di portare avanti una serie di ricerche inerenti la zoologia e la fisiologia animale. Nel corso degli studi sperimentali Freud entrò per la prima volta in contatto con una serie di animali da laboratorio, come le anguille, i gamberi e alcune specie di pesci. Sotto la guida prima di Carl Claus e poi di Ernst von Brücke, Freud operò su questi animali fin quando decise di abbandonare definitivamente gli studi scientifici e sperimentali, dando avvio alla propria carriera psicoanalitica. Oltre a questo primo approccio scientifico al mondo animale, l adolescenza del giovane Freud fu interessata da due particolari, quanto interessanti, episodi inerenti gli animali, rintracciabili entrambi nella corrispondenza adolescenziale intrattenuta da Freud con l amico Eduard Silberstein. I due, che si scrissero per circa dieci anni, erano soliti apostrofarsi con i nomi di due cani, protagonisti della novella di Cervantes Il colloquio dei cani, Berganza e Cipion. Inoltre, sempre nelle missive indirizzate a Silberstein, il giovane Sigmund, attraverso un curioso gioco di parole, amava far riferimento alla bella Gisella Fluss, suo primo amore, con il nome di una creatura fluviale estinta, l Ichthyosaura. 4

6 Solo nel 1925 però gli animali entrarono veramente a far parte della vita dello psicoanalista viennese. Freud infatti regalò alla figlia Anna un lupo nero alsaziano che la giovane chiamò Wolf. Il primo cane fu seguito da una serie di esemplari tutti di razza chow, per la quale Freud sviluppò una vera e propria passione, che susseguendosi accompagnarono lo psicoanalista per l intero corso della sua esistenza. Il primo esemplare, dono di Dorothy Burlingham, era una femmina di nome Lin Yug (o Lun Yu secondo altri biografi), seguita da Jo-fi e infine da Lün. Jo-fi rimase in casa Freud per circa sette anni; ad essa furono concessi privilegi unici nella casa della Berggasse. Si può ricordare infatti che la cagna fu l unica a essere ammessa nello studio dello psicoanalista anche nel corso delle sedute analitiche. Lün invece accompagnò Freud fino a Londra e fu l unica consolazione avuta dallo psicoanalista nel corso della sua lunga agonia dovuta al male che lentamente lo portò alla morte nel Ai vari esemplari di razza chow si accompagnarono una gatta, che quasi di prepotenza si ritagliò un angolo sulla poltrona di Freud e un esemplare di pechinese Jumbo, che però non entrò mai nelle grazie dello psicoanalista. Queste furono le comparse animali reali nella vita dello psicoanalista, che verranno prese in considerazione nel primo capitolo del seguente elaborato. Agli animali per così dire reali, si accompagnarono un eterogenea serie di animali simbolici e rappresentativi estrapolati dai sogni, dalle allucinazioni, dalle zoofobie e dai deliri trattati da Freud nel corso del suo lungo operato da analista. Agli scritti e agli studi di natura analitica faremo appunto riferimento nel secondo capitolo. La trattazione sarà suddivisa in capitoli contrassegnati dal nome della specie animale presa in considerazione. Avremo cani, topi, cavalli, uccelli, insetti e felini. Si spazierà dai casi più noti, quali quello dell Uomo dei lupi, dell Uomo dei topi e del Piccolo Hans ad analisi del simbolismo onirico fino a toccare l interpretazione di miti e di favole. Infine nel terzo e ultimo capitolo il discorso verterà sulla presunta visione zoologica freudiana. I dati biografici inerenti la vita privata dello psicoanalista, raccolti nel primo capitolo, e la trattazione freudiana delle comparse animalesche 5

7 nei racconti dei suoi pazienti presentata nel secondo capitolo, verranno integrati da alcune interessanti speculazioni teoriche portate avanti da Freud. Fin dall inizio delle sue ricerche psicoanalitiche egli fu incline a intrecciare lo studio dello sviluppo e della psiche individuale con quello del passato storico. Così lo psicoanalista viennese cercò di andare oltre al proprio lettino analitico per applicare le scoperte e le rivelazioni psicoanalitiche anche a questioni inerenti l antropologia, la sociologia e la storia dei popoli. Avremo modo di cogliere quindi l effettiva valenza analitica dell animale, nonché di fornire una possibile interpretazione della presunta visione zoologica, attribuita allo psicoanalista. L elaborato si concluderà con un appendice nella quale presenterò un indice psicoanalitico degli animali ai quali Freud fece riferimento nelle sue numerose opere, in maniera tale da garantire una maggiore completezza dell intera trattazione. 6

8 PRIMO CAPITOLO GLI ANIMALI NELLA VITA PRIVATA E NEGLI ANNI PRE- PSICOANALITICI DI SIGMUND FREUD Sigmund Freud nel 1937 in risposta al manoscritto di quello che sarà pubblicato con il titolo di Topsy (1937) ricevuto da Atene scriveva così alla fedelissima amica e allieva Marie Bonaparte, autrice del testo: Mi piace: è così commovente vero e reale. Non è naturalmente un lavoro analitico, ma dietro questa creazione s intravvede da parte dell analista una ricerca di verità e di sapere. Esso dà proprio le vere ragioni del fatto degno di considerazione che si possa amare così profondamente un animale come Topsy (o la mia Jo-Fi): affetto privo di qualsiasi ambivalenza, la semplicità della vita libera dai conflitti della civiltà così difficili da sopportarsi, la bellezza di un esistenza perfetta in se stessa. E malgrado la distanza nello sviluppo organico, v è un senso di stretto rapporto, di innegabile appartenenza reciproca. Spesso quando accarezzo Jo-Fi mi sorprendo a canticchiare una melodia che, per quanto non portato alla musica, riconosco per l aria (di Ottavio) del Don Giovanni: un vincolo di amicizia ci lega entrambi (Jones, 1953, ). In queste poche righe può essere riassunto il profondo sentimento e la tanta attenzione dedicata da Freud agli animali e in particolare ai suoi cani. Pochi biografi hanno rivelato l affetto e la dedizione che Freud usava rivolgere ai suoi chow, cani di razza cinese, che si alternarono nel corso del tempo nella casa viennese dello psicoanalista; e ancora pochi ebbero la necessaria sensibilità per cogliere il benefico influsso che questi animali ebbero sul loro proprietario negli anni difficili della malattia e dei lutti fino alla morte. Perché Freud dedica tanta attenzione a queste semplici storie di cani? Da una lettura attenta e orientata degli innumerevoli scritti dello e sullo psicoanalista è possibile rendersi conto dell enorme gamma di animali presenti nei sogni dei pazienti, nelle fantasie inconsce, nelle fobie, nel pensiero magico-religioso dei popoli primitivi e in generale nelle varie altre questioni e trattazioni psicoanalitiche. Alcuni psicoanalisti, tra i quali Gary Genosko, hanno attribuito a Freud l appellativo di bestiarist, ovvero l artefice di un vero e proprio bestiario, considerando lo psicoanalista viennese come un collezionista di favole sugli animali, che compaiono non solo all interno della trattazione strettamente 7

9 psicoanalista, così come abbiamo precedentemente ricordato, ma anche in tutta una serie di esperienze extra-analitiche, quali ricordi e memorie inerenti la vita privata oltre agli studi portati avanti nei primi anni universitari (Genosko, 1993). Proprio prendendo in considerazione l ampio bestiario freudiano sarà possibile portare avanti una lettura particolare del concetto di animalità nell ambito della psicoanalisi freudiana ma anche, forse, rivalutare il ruolo rivestito appunto dagli animali nella vita e nelle ricerche del celebre psicoanalista. 1.1 Vita privata in casa Freud La lettera citata nell apertura del primo capitolo venne scritta da un Freud vecchio e malato, ormai vicino alla morte, che sopraggiunse circa due anni più tardi, il 23 settembre del 1939 (Major e Talagrand, 2008, 220). Prima di ogni considerazione psicoanalitica sarà interessante ripercorrere il rapporto personale di Freud con gli animali. Un episodio curioso può essere rintracciato già nell adolescenza del giovane Sigmund, nello specifico nello scambio di lettere tra il futuro psicoanalista e l intimo amico di quegli anni Eduard Silberstein. Il fitto carteggio tra i due giovani amici si sviluppò per circa dieci anni, e Silberstein può sicuramente essere considerato il primo destinatario delle lettere di Freud. Le missive vertevano sull amicizia, sulla letteratura, sulla filosofia, sull amore oltre ad essere impreziosite da interessanti esercizi intellettuali, tra i quali uno ha un particolare interesse per il nostro discorso: i due amici erano soliti apostrofarsi con il nome di due cani Berganza e Cipion (Gay, 1988, 20). I nomi, il primo utilizzato da Silberstein e il secondo da Freud non erano casuali; essi furono estrapolati da una novella di Cervantes Il colloquio dei cani molto cara ad entrambi. Il dialogo umoristico-filosofico tra due cani, sdraiati in contemplazione davanti alla porta di un ospedale, spinse i due giovani ad appropriarsi dei loro nomi. Le lettere di Silberstein non scamparono purtroppo alla continua opera di censura portata avanti da Freud con l intento di cancellare ogni piccola traccia 8

10 della sua vita privata; la testimonianza ci fu lasciata direttamente da Silberstein, il quale conservò con cura l intero epistolario giovanile (Argentieri e Cancrini, 1992, 156). Il cane cervantiano Cipion non fu però l unico animale adolescenziale di Freud: l affetto di Sigmund negli anni intorno al 1872 non era rivolto esclusivamente all amico Silberstein ma anche e forse soprattutto a Gisella Fluss, una ragazza di uno o due anno più giovane di lui, figlia di alcuni amici della famiglia Freud che si occupavano di industria tessile così come Jacob Freud, padre dello psicoanalista. All età di sedici anni il giovane Sigmund tornò per la prima volta al suo paese natale, Freiberg in Moravia, e lì si fermo dai Fluss, dove conobbe Gisella, sua compagna di giochi, della quale subito si infatuò (Jones, 1953, 51). La giovane fanciulla, apparentemente, fu il primo amore del futuro psicoanalista e la protagonista di molte delle missive scritte all amico Eduard. Con un curioso e dotto gioco di parole, Freud era solito apostrofare l amata con il nome di una creatura fluviale ormai estinta l Ichthyosaura; la scelta non era naturalmente casuale, in tedesco infatti fluss ha il significato di fiume (Gay, 1988, 20-21). Gli animali veri e propri arrivarono solo più tardi nella vita di Freud: nel 1925 Sigmund regalò alla figlia Anna, su precisa richiesta della stessa, Wolf, un lupo nero alsaziano con l intento di assicurare compagnia e protezione alla giovane ragazza nelle lunghe passeggiate solitarie attraverso le foreste del Semmering. Wolf fu il primo cane ad abitare in casa Freud: Anna e suo padre erano soliti trattare il grosso lupo come un bambino, provocando così le ire di Martha Freud, moglie dello psicoanalista, che non condivideva con la figlia e il marito l amore per gli animali (Young-Bruehl, 1993, 85). Secondo una vecchia storia familiare il cane lupo, che tutti i giorni Anna Freud portava a passeggiare al Prater, una volta si divincolò dalla proprietaria perdendosi tra le strade di Vienna. Il cane solo tra estranei saltò su un taxi mostrando con insistenza il medaglione che aveva appeso al collo e sul quale era inciso l indirizzo di casa Freud «professor Freud, 19 Berggasse». Il tassista sorpreso dal comportamento 9

11 dell animale lo ricondusse ai proprietari, che lo ricompensarono generosamente (Flem, 1987, 243). Solo intorno al 1927 Freud ebbe finalmente un proprio cane Lin Yug secondo alcuni biografi, Lun Yu secondo altri, una splendida femmina di razza chow, dono di Dorothy Burlingham, signora americana che ben presto entrò in analisi con lo stesso Freud, diventando amica dello psicoanalista e in particolare della figlia Anna (Gay, 1988, ). Il primo chow accompagnò Freud per le vacanze estive, dopo le quali disgraziatamente morì a soli 15 mesi. Nell agosto del 1929 l animale sfuggì alla stazione di Salisburgo a Eva Rosenberg, nipote di Yvette Guilbert, una tra le favorite cantanti e attrici di cabaret dello psicoanalista, e venne ritrovata solo tre giorni più tardi investita su un binario. La morte prematura del primo chow provocò un profondo dolore in casa Freud; lo psicoanalista in una delle sue corrispondenze affermò che l intensità del sentimento provato poteva essere paragonata a quella che si prova per la perdita di un figlio In ogni modo la comparsa sulla scena delle prime due figure canine portò lo psicoanalista ad interessarsi vivamente a questi animali che iniziarono a susseguirsi tra loro; secondo alcuni Freud attraverso i cani sublimava il suo grande amore per i bambini piccoli che ad una certa età naturalmente non poteva più soddisfare (Jones, 1953, 172). Poco tempo dopo la perdita del primo chow arrivò in casa Freud un altra splendida cagna, ancora della stessa razza cinese, Jo-fi, che divenne la fedele compagna dello psicoanalista per sette anni. La cagna e Freud divennero subito inseparabili. Dalle memorie di Paula Fichte, fedele cameriera della famiglia Freud, sappiamo che a Jo-fi erano concessi infiniti privilegi: oltre ad avere libero accesso al salotto e alla tavola di famiglia, sotto la quale la cagna si accucciava paziente in attesa di ricevere qualche boccone dal suo padrone purtroppo già ammalato e quindi con scarso appetito, era l unico essere ad essere ammesso nel luogo più sacro e privato di Freud, lo studio dove lo psicoanalista riceveva i pazienti. Jo-fi presenziava ad ogni seduta analitica e il giudizio che la cagna manifestava per ogni paziente veniva sempre tenuto in considerazione da Freud, 10

12 che spesso osservò come in tutti coloro che non piacevano a Jo-fi c era sempre qualcosa che non andava. Sembra infatti che le persone che furono annusate sospettosamente dall animale non riuscirono ad entrare facilmente nelle grazie dello psicoanalista (Berthelsen, 1990, 35). Durante la prima seduta di analisi di Hilda Doolittle, scrittrice e poetessa americana, Jo-fi uscì fuori dal proprio angolino per andare incontro alla donna appena entrata nello studio. Timidamente la nuova paziente allungò una mano per carezzare il mantello leonino della cagna, ma Freud l ammonì dicendole di non toccarla perché avrebbe rischiato di essere morsa dato che Jo-fi era molto indifferente con gli estranei. La Doolittle però non si scoraggiò e la sua tenacia fu premiata dalla cagnolina che le annusò la mano e poi accoccolò la testa contro la spalla della donna. Jo-fi aveva appena dato il benvenuto alla donna che ben presto divenne una delle più care amiche dello psicoanalista viennese. La cagnolina non solo era interessata ai clienti del proprio padrone ma anche alla durata delle loro sedute; assisteva ai colloqui sdraiata sotto un tavolino coperto di oggetti antichi e sbadigliava esattamente alla fine del tempo dedicato da Freud a ogni singolo paziente, e questo comportamento provocava a volte alcuni disagi, ignorati però dallo psicoanalista che non riusciva a rinunciare alla compagnia dell animale (Flem, 1987, 108). L amicizia e il fedele amore di Jo-fi furono un vero conforto per Freud negli anni difficili della malattia: insieme amavano riposare a mezzogiorno, Freud sdraiato sul divano con una mano tesa ad accarezzare il morbido mantello della cagna e insieme affrontavano le dolorose cure e terapie alle quali lo psicoanalista si sottopose per anni con la speranza di curare il proprio male. Freud ammirava enormemente la vicinanza che il cane era solito dimostrargli e più volte ricordava ad amici e parenti come secondo lui Jo-fi fosse veramente capace di capire tutto quello che stava succedendo (Jones, 1953, 252). Oltre a dimostrare sensibilità nei confronti delle affettuose attenzioni di Jo-fi Freud sembrava capace anche di riconoscere e di rispettare l identità animale della fedele amica. A darci testimonianza di ciò è ancora una volta Paula: la giovane cameriera, ogni qual volta lo psicoanalista era troppo abbattuto dalle sofferenze provocate dalla 11

13 malattia aveva il compito di occuparsi personalmente della cagna. Un giorno, in un eccesso di attenzioni goliardiche, infilò a Jo-fi una maglia e un berretto ma fu presto ripresa da Freud, il quale osservò che Jo-fi era un cane e non una persona (Berthelsen, 1990, 44). Nel 1937, purtroppo, Jo-fi fu operata per asportare due grosse cisti ovariche. L operazione, inizialmente riuscita, portò all improvvisa morte della cagna dopo due giorni. Freud non riuscì a darsi pace fin quando arrivò Lün, un robusto esemplare sempre di razza chow, che già quattro anni prima aveva fatto la propria comparsa in casa Freud, dove però non rimase a causa della gelosia di Jo-fi. Freud allora riportò il cane a Dorothy Burlingham, per poi riprenderlo alla morte dell adorata cagna (Jones, 1953, 255). Fu Lün ad accompagnare Freud nel sofferto esilio a Londra del A causa delle rigorose disposizioni inglesi contro la rabbia, la cagna fu costretta in quarantena per sei mesi. Freud soffrì molto il distacco dalla compagna e nonostante le precarie condizioni fisiche andò a trovarla quattro giorni dopo il suo arrivo a Londra e molte altre volte ancora. Per alleviare la sofferenza di questo distacco imposto Anna Freud regalò al padre un piccolo pechinese di nome Jumbo, ma il cucciolo non seppe dimostrare l affetto necessario allo psicoanalista, rimanendo fedele a Paula, colei che si occupava di tenergli piena la ciotola (Ivi, 276). La quarantena di Lün terminò finalmente ai primi di dicembre sempre del 1938 e la cagna, con immensa gioia di Freud, prese presto possesso della nuova casa londinese. Lün fu l ultima fedele compagna dello psicoanalista viennese, apportando molto conforto ad un Freud ormai vecchio e malato. La vicinanza della cagna si affievolì solo durante l ultima fase della malattia, quando l odore della ferita cancerosa era diventato così pungente da allontanare l animale dal padrone, che soffrì moltissimo a causa di questo nuovo distacco. Paula Fichte ricordò come proprio la lontananza dell animale fu la cosa che più di ogni altra turbò Freud negli ultimi giorni di agonia (Berthelsen, 1990, 85). Si racconta che anche una gatta ebbe il privilegio di entrare nelle grazie di Freud. L animale si era introdotto furtivamente nello studio dello psicoanalista da una finestra aperta. Freud, che inizialmente non nutriva particolare interesse negli 12

14 animali, l aveva accolta con una certa riluttanza ma non aveva cercato di scacciarla per timore che l animale spaventato, nella fuga, avesse travolto i preziosi e delicati tesori archeologici sparsi nella camera. Furono la grazia e la delicatezza che la gatta dimostrò di avere, annusando gli oggetti senza fare il minimo danno, a suscitare in Freud una vera e propria commozione. Tale fu la tenerezza che lo psicoanalista iniziò a offrire del latte all animale, che da quel giorno si recò quotidianamente nello studio della Berggasse. A differenze delle successive compagnie animali, la gatta non manifestò mai il suo attaccamento allo psicoanalista. La bestiolina si limitava infatti ad accoccolarsi sul divano e a leccare il suo latte, fissando con una certa indifferenza il povero Freud che per attirare l attenzione dell ospite egoista agitava la punta della scarpa disteso sulla propria poltrona. Un giorno lo psicoanalista trovò la gatta distesa sul divano calda di febbre. Cercò in ogni modo di guarire l animale da una forte polmonite senza però riuscirvi, perdendo così la compagna occasionale che ormai da un po di tempo frequentava casa Freud (Flem, 1987, 244). Un ultima curiosità a proposito dello studio del dottor Freud. L archeologia era una delle più grandi passioni dello psicoanalista e proprio a questa branca del sapere Freud amava paragonava la sua ricerca analitica. La camera della Berggasse adibita a studio, nel quale lo psicoanalista riceveva i suoi pazienti, era stata negli anni abbellita e impreziosita da tanti piccoli e grandi tesori archeologici. Collezionare antichità greche, egizie e romane divenne un vero e proprio hobby per Freud. Raramente egli rientrava da uno dei suoi tanti viaggi senza qualche nuovo acquisto per la sua notevole raccolta e negli anni successivi amici e allievi, che erano a conoscenza della sua passione, contribuirono a ad arricchirla. Proprio tra i preziosi reperti archeologici e i variegati complementi di arredo si poteva contare una numerosa collezione di animali inanimati delle specie più differenti. Sui tavolini e sulla scrivania erano poste numerosissime statuette antiche, tra le quali comparivano Horus, il dio egiziano dalla testa di sparviero e Anubis, divinità sempre egiziana legata agli inferi e alla morte rappresentata da un busto di uomo e la testa di sciacallo, una sfinge dallo sguardo enigmatico, un 13

15 grande cammello cinese della dinastia Tang e un cobra. Dietro la poltrona occupata dallo psicoanalista nel corso delle sedute, comparivano quattro disegni dell umorista Wilhelm Busch: un asino che contemplava un pittore, un pulcino che usciva dall uovo, un rinoceronte che guardava un africano e un pesce che sputava una mosca. Su un armadio contenente alcune statuette greche e alcune divinità femminili dell Asia Minore spuntava un cavallo, mentre su una vetrina posta in una stanza adiacente allo studio, nella quale Freud portava avanti le proprie letture e le proprie corrispondenze, un altro equino alato di provenienza cinese si stagliava alto (Ivi, ). 1.2 Gli anni pre-psicoanalitici Gli studi medici e in particolare alcune esperienze vissute a fianco di imponenti personaggi della vita scientifica di quegli anni permisero al giovane Sigmund di portare avanti una serie di interessanti ricerche inerenti la zoologia e la fisiologia animale. Ecco allora comparire ancora una volta gli animali nella vita del futuro psicoanalista. Freud conseguì la maturità ginnasiale a diciassette anni summa cum laude. Le molteplici curiosità intellettuali del giovane provocarono inevitabilmente una certa indecisione sul percorso di studi universitari da intraprendere (Ricci, 1998, 12). In quegli anni Freud non sentiva alcuna predilezione speciale, era semplicemente dominato da una specie di brama di sapere, notata e apprezzata anche dai genitori, i quali, nonostante vivessero in condizioni di grave ristrettezza economica desideravano che il loro figlio, nella scelta della professione, seguisse unicamente la propria vocazione. Nell autobiografia scrisse: Sotto il forte influsso di un amicizia con un compagno di ginnasio [ ] mi ero messo in mente d intraprendere gli studi giuridici e di occuparmi di problemi sociali. Contemporaneamente, però, mi attraeva enormemente la teoria di Darwin, allora molto in voga, perché sembrava promettere uno straordinario progresso nella comprensione del mondo. L illustrazione del bel saggio goethiano La natura, che udii poco prima dell esame di maturità in una conferenza di volgarizzazione scientifica tenuta da Carl Brühl, mi fece decidere, infine, a iscrivermi alla facoltà di medicina (Freud, 1924, 76-77). 14

16 Così, nell autunno del 1873, Freud dette avvio ai propri studi medici nell Università di Vienna, in una facoltà all epoca molto più umanistica che scientifica, con un curriculum alquanto originale. Nel primo anno molta chimica e anatomia, accompagnate da un corso su biologia a darwinismo. Nel secondo comparve la zoologia, molta zoologia, interesse che venne coltivato anche nel terzo con la prima esperienza di lavoro sperimentale nel laboratorio di Carl Claus (Cappelletti, 2010, 36). Proprio quest ultimo teneva nell Università viennese il corso facoltativo di biologia generale e darwinismo scelto da Freud nel primo anno di studi (Sulloway, 1982, 13-14). Tra i migliori propagandisti di Darwin in tedesco e direttore dell Istituto di Anatomia Comparata, Claus era stato chiamato a Vienna da Göttingen per ammodernare l Istituto Universitario di Zoologia. Egli si occupava prevalentemente di zoologia marina e nel 1875, grazie ai fondi ottenuti riuscì ad istituire la Stazione Zoologica Sperimentale di Trieste, una delle prime del genere al mondo, nonché a ottenere delle borse di studio per alcuni studenti privilegiati, i quali si recavano a Trieste per alcune settimane di studio e di ricerca. Uno dei primi a poter usufruire di questa possibilità fu proprio Freud, che evidentemente godeva della stima e della benevolenza di Claus. Così, nel marzo del 1876, Freud partì per la costa adriatica. Qui fu incaricato di portare avanti delle ricerche inerenti alcune affermazioni di un ricercatore polacco, Simone de Syrski (Gay, 1988, 29). Le anguille furono così i primi animali ai quali Freud rivolse la propria attenzione scientifica. Nelle lettere indirizzate all amico Silberstein, Freud raccontò le sue giornate da ricercatore sull Adriatico: Una volta al giorno vengo fatto sussultare dal grido: ci sono i pescatori. Allora lascio perdere tutto in fretta e mi precipito in cortile dove i pescatori, autentici Belzebù in carne e ossa, depongono i cesti col bottino che hanno fatto per l istituto. [ ] Io prendo i pesci. [ ] Ogni giorno ricevo quindi selaci, razze, anguille e altri animali, che esamino dal punto di vista anatomico generale [ ] (Freud, 1991, ) e ancora in riferimento alle anguille: 15

17 Io torturo me e le anguille per ritrovare il loro maschio, ma invano, tutte le anguille che apro sono del sesso debole. (Ivi, 121). I toni utilizzati da Freud erano naturalmente quelli di uno scienziato unicamente interessato alla riuscita della proprio ricerca; i pesci e in particolare le anguille non erano altro che mezzi e strumenti di scienza, anche se lo stesso Freud scrisse ancora a Silberstein di essere a volte turbato nei sogni dai frammenti di cellule osservati al microscopio e dalle mani sporche del sangue bianco e rosso dei pesci (Ivi, 114), lasciando trapelare una certa sensibilità nei confronti dei poveri animali sezionati quotidianamente per portare avanti la ricerca delle ghiandole sessuali. Ancora, è curioso notare come la prima ricerca zoologica portata avanti da Freud avesse a che fare con la sessualità, appunto il presunto ermafroditismo delle anguille. Certo una semplice coincidenza, di quelle però che non possono non stuzzicare la fantasia. In ogni modo Freud, dopo due soggiorni a Trieste e dopo aver sezionato oltre quattrocento anguille, fu in grado di confermare le asserzioni di Simone de Syrski, ottenendo quindi un primo ottimo risultato scientifico presentato da Claus all Accademia delle Scienze nel marzo del 1877 (Gay, 1988, 299). Dopo l esperienza triestina Freud ebbe la possibilità di operare per ben sei anni, dal 1876 al 1882, nel laboratorio di fisiologia di Ernst von Brücke, famoso fisiologo viennese, membro della celebre scuola di Helmholtz e considerato il fondatore della fisiologia austriaca. Nell autunno del 1876, dopo il suo secondo soggiorno a Trieste e prima di aver concluso le sue ricerche di zoologia Freud fu ammesso nell Istituto di Fisiologia come famulus, ovvero allievo ricercatore. L Istituto era all epoca l orgoglio della Facoltà di Medicina per l importanza e il numero dei visitatori che giungevano anche dall estero. Sigmund fu subito fortemente impressionato dalla figura severa di Brücke, ricordato sempre come uno dei suoi migliori maestri. Non a caso nel 1982, poco dopo la morte del fisiologo, Freud chiamò Ernst il suo quarto figlio, proprio in memoria di Brücke (Jones, 1953, 76) 16

18 Nel laboratorio viennese Sigmund, ancora una volta fu chiamato ad operare su degli animali; Brücke mise Freud al microscopio con un lavoro sull istologia delle cellule nervose. Connessa alla struttura degli elementi nervosi era allora un altra importante questione, avente implicazioni non solo scientifiche, ma anche filosofiche e religiose, ovvero la costituzione del sistema nervoso degli animali superiori, come ad esempio l uomo. I diversi gradi di intelligenza tra gli esseri viventi erano dovuti ad un maggior grado di complessità nervosa? O ancora i centri nervosi degli animali superiori erano costituiti da elementi differenti o uguali rispetto a quelli degli animali inferiori? Freud fu allora chiamato dal grande fisiologo a lavorare sul midollo spinale degli amoeceti (petromyzon), pesci appartenenti ai ciclostomi primitivi, nei quali Reissner aveva scoperto un particolare tipo di grosse cellule, delle quali ora Brücke voleva chiarire la natura. Il primo lavoro di ricerca svolto da Freud in laboratorio venne presentato all Accademia delle Scienze nel gennaio del 1877 e pubblicato sul Bollettino nello stesso mese (Ivi, 78). Freud però, insoddisfatto del primo risultato raggiunto, proseguì la propria ricerca sulle cellule di Reissner riuscendo a dimostrare la vacuità della separazione fino ad allora accettata tra animali inferiori e animali superiori, osservando la sussistenza di una continuità genetica tra le cellule bipolari e le cellule unipolari, che significava quindi la continuità tra il sistema nervoso degli animali inferiori e quello degli animali superiori. Ancora una volta Brücke presentò la relazione all Accademia nel luglio del 1878, orgoglioso del risultato raggiunto dal proprio allievo. Dall estate del 1879 fino al 1881 Freud scelse e portò a termine una successiva ricerca sulle cellule nervose del gambero di fiume, osservate in vivo al microscopio. Anche questo lavoro fu un piccolo successo scientifico, presentato dallo stesso Sigmund all Accademia delle Scienze nel dicembre del 1881 e pubblicato sul Bollettino nel gennaio del Anche dopo aver ottenuto il diploma di laurea in medicina nel marzo del 1881, Freud tentò nuovamente di cimentarsi con il lavoro sperimentale, questa volta nel laboratorio di Stricker, 17

19 professore di ruolo dell Università di Vienna ed ex direttore dell Istituto di Patologia. Il laboratorio non era nuovo al giovane Sigmund, il quale vi aveva già operato, con scarsi risultati, nel Nel 1884, dopo aver lasciato Brücke, prese parte ad alcuni esperimenti sugli animali concernenti la funzione delle ghiandole in rapporto al sistema circolatorio. Non avendo ottenuto risultati soddisfacenti, pose definitivamente fine ai tentativi sperimentali e al suo rapporto scientifico con gli animali, per dedicarsi esclusivamente allo studio dell anatomia del cervello umano (Ivi, 79-86). Nonostante la scarsa considerazione attribuita dallo stesso Freud ai suoi primi lavori scientifici, egli, sotto la guida prima di Claus e poi, in particolare di Brücke, riuscì a realizzare interessanti scoperte scientifiche, che secondo alcuni contribuirono a formare il nucleo della futura teoria del neurone. Queste osservazioni, forse, appariranno note di poco conto se confrontate all incredibile rivelazione psicoanalitica portata avanti da Freud nei lunghi anni successivi; ciononostante esse ci offrono la possibilità di conoscere e apprezzare un Sigmund ancora giovane e dubbioso, nonostante gli ottimi risultati raggiunti negli anni dedicati allo studio sperimentale, ma anche e soprattutto ci permettono di riconoscere l importanza che gli animali ebbero nella formazione e nella crescita intellettuale del futuro psicoanalista. Gli studi sulle anguille portarono per la prima volta Freud sulla via della sessualità, mentre le ricerche sul sistema nervoso dei gamberi di fiume e sulla neuroanatomia degli amoeceti svelarono alcuni segreti sul funzionamento e sulle peculiarità del sistema nervoso, segreti che risultarono successivamente utili a Freud, nel momento in cui egli, da sistemi nervosi elementari passò allo studio della complessità umana. Anguille, gamberi e pesci vari popolarono gli studi pre-psicoanalitici di Freud, fin quando egli stesso decise di abbandonare definitivamente le ambizioni scientifiche e sperimentali. Il giovane laureando in medicina prese coscienza della peculiarità e della limitatezza delle proprie doti naturali nelle varie materie scientifiche che tanto lo incuriosirono da giovane e sotto l attenta guida di Brücke, sempre considerato come il proprio tutore, quasi un sostituto paterno, il quale nel 1882 consigliò di abbandonare la carriera scientifica a causa della cattiva 18

20 posizione finanziaria nella quale versava la famiglia Freud, Sigmund decise con una certa riluttanza di optare per la carriera medica. Fu così che giunse quella svolta che gli permise di avviare negli anni a venire la fortunata carriera psicoanalitica: Freud abbandonò il laboratorio di Brücke, operando prima nell Ospedale Generale di Vienna e poi presso Jean-Martin Charcot a Parigi, grazie ad una borsa di studio ottenuta in parte con l aiuto del caro maestro (Sulloway, 1982, 15). 19

21 SECONDO CAPITOLO IL BESTIARIO FREUDIANO Dopo aver vagliato le comparse animalesche nella vita privata di Freud e negli anni pre-psicoanalitici focalizzeremo la nostra attenzione sugli scritti e sugli studi di natura appunto analitica dello psicoanalista viennese. Tutti i lettori freudiani hanno avuto la possibilità di notare il corposo numero di presenze animali nelle opere dello psicoanalista. Alcuni, così come abbiamo già ricordato nel primo capitolo, si sono spinti a considerare Freud un vero e proprio bestiaris. Inizialmente la presenza di animali nei racconti dei pazienti non venne presa molto in considerazione da Freud; è lo stesso psicoanalista a riconoscere questa trascuratezza in alcune note aggiunte alla trattazione del caso di Frau Emmy von E., un isterica quarantenne che si sottopose alle cure di Freud nel maggio del 1889, comparso nelle pagine di Studi sull isteria, opera scritta con l amico e maestro Josef Breuer nel Disgraziatamente ho mancato di indagare sul significato delle visioni animali di Frau Emmy, di distinguere, per esempio, ciò che vi era di simbolico nella sua paura degli animali da ciò che era il suo orrore reale, come avviene caratteristicamente in molti nevropatici fin dagli anni giovanili (Freud, 1895, 175) La povera donna era costantemente perseguitata da allucinazioni e fobie ricorrenti, in particolare appunto di figure animali, che Freud si limitò a segnalare e ad annotare nello scritto senza però investigare sulla loro natura. Solo negli anni a seguire lo psicoanalista oltre a segnalare approfondì i vari riferimenti analitici agli animali, basti pensare che due degli storici casi clinici freudiani siano universalmente conosciuti con suggestive denominazioni animalesche, stiamo parlando de L uomo dei topi e de L uomo dei lupi naturalmente. Nella nostra arca psicoanalitica incontreremo lupi, topi, cavalli, pesci, uccelli, insetti e altro ancora. Ogni animale, nella particolare visione zoologica freudiana, diverrà portatore di un significato nascosto, che solo la psicoanalisi sarà 20

22 in grado di riportare alla luce. Essi compariranno nei sogni e nelle allucinazioni, saranno causa di fobie e angosce, saranno simboli e sostituti paterni, rivestiranno ruoli quindi non trascurabili che verranno messi in luce nel corso dell analisi. 2.1 Canidi e in particolare lupi Dell ampia famiglia dei canidi, famiglia di mammiferi placentati appartenenti all ordine dei carnivori, Freud incontrò prevalentemente cani e lupi; i primi, come abbiamo già ricordato, rivestirono un ruolo importante nella vita affettiva dello psicoanalista e comparvero in diverse occasioni nei testi analitici, i secondi segnarono invece un passaggio cruciale della teoria freudiana, un momento veramente importante per la storia della psicoanalisi L idrofobia di Anna O La prima comparsa dei cani in ambito analitico teorico è datata 1893: nell opera Il meccanismo psichico dei fenomeni isterici Freud citò il caso di una paziente del dr. Josef Breuer, noto medico viennese, maestro e amico di Freud, un isterica affetta da idrofobia. La donna in questione non è altri che la celebre Anna O, protagonista di un caso clinico considerato una pietra miliare nella storia della psicoanalisi. La cura della giovane donna isterica venne avviata da Breuer nel dicembre del 1880 e continuò per circa un anno e mezzo. A metà novembre del 1882 Breuer accennò per la prima volta del caso clinico a Freud suscitando la curiosità del giovane amico per l avvincente storia della ragazza (Gay, 1988, 58-60). L evento che provocò l isteria di Anna O, ragazza appena ventenne, fu la malattia mortale del padre al quale essa era fortemente legata. La sintomatologia presentata era ampia ed eterogenea: Anna lamentava contratture degli arti, disturbi della parola e della personalità ma anche disturbi alimentari, tra i quali appunto l idrofobia (Freud, 1893, ). Il sintomo si presentò per la prima volta nella primavera del 1882, quando nonostante fosse arsa dalla sete la giovane non riuscì a bere, finché una sera, sottoposta a trattamento ipnotico, raccontò a Breuer di aver visto la sua governante inglese, nei confronti della quale provava una certa 21

23 antipatia, mentre faceva bere il proprio cagnolino in un bicchiere. Non appena il disgusto represso provocato dalla scena venne svelato attraverso l ipnosi l idrofobia scomparve completamente (Gay, 1988, 60). Freud inserì nella sua trattazione dell isteria il disturbo idrofobico di Anna O., che non venne però mai esplicitamente citata nelle pagine di Il meccanismo psichico dei fenomeni isterici, accompagnandolo con tutta un altra serie di esempi attraverso i quali dimostrare l origine traumatica dei sintomi isterici. Secondo lo psicoanalista ogni tipo di isteria può essere considerata un isteria traumatica, ovvero scaturita a partire da un evento traumatico, in quanto ogni manifestazione isterica implica inevitabilmente un trauma psichico e ogni sintomo è determinato dalla natura del trauma (Freud, 1893, 125). Nel caso dell idrofobia, il trauma psichico era stato provocato dalla vista del cane che beveva nel bicchiere e proprio l atto del bere da parte dell animale aveva inevitabilmente segnato la natura del sintomo, appunto del fenomeno isterico idrofobico. Il tipo di relazione tra fattore determinante e sintomo isterico è di casualità diretta. Freud appoggiò in pieno l osservazione di Breuer secondo il quale cessante causa cessat effectus. L illuminante cura di Anna O. dimostrò che nel momento in cui il medico scopre in che occasione il sintomo ha fatto la sua prima comparsa il sintomo svanisce, così come fu per l idrofobia della paziente (Ivi, 126) L autosservazione di Lou Andreas-Salomé Nelle pagine dedicate alle sbadataggini nell opera Psicopatologia della vita quotidiana del 1901 Freud raccontò un curioso episodio capitato all allieva e amica Lou Andreas Salomé, con la quale condivideva oltre all interesse per la psicoanalisi, la donna divenne essa stessa analista, anche l amore per i cani. Così come Freud, anche la donna viveva con un terrier bianco di nome Drujok (amico in russo). Essa raccontò come in tempo di guerra, nel periodo in cui il latte era diventato un prodotto particolarmente raro e prezioso, le capitava sempre di dimenticarlo sul fuoco, provocandone il traboccamento accompagnato regolarmente da un senso di sgomento e disappunto. Dopo la morte dell adorato 22

24 animale la distrazione non ricapitò più. Freud portò avanti una breve analisi dell accaduto, osservando che la sbadataggine in questione non doveva essere considerata una semplice mancanza di abilità, ma bensì un atto carico di intenzioni inconfessate: la distrazione della donna era infatti un modo indiretto di offrire al terrier la possibilità di leccare il latte traboccato a terra, evitando quindi di sentirsi in colpa per lo spreco. La stessa Andreas-Salomé riuscì a cogliere il senso celato dell accaduto nel momento in cui il fatto cessò di verificarsi: Il mio primo pensiero fu questo: Che fortuna che sia così; perché il latte versato sul fornello e sul pavimento ormai non potrebbero più servire!. E, al tempo stesso, mi vedevo davanti il mio amico, intento a osservare il processo di bollitura: con la testa un po inclinata che scodinzolava, in fiduciosa attesa della fortunata disgrazia. Così tutti fu chiaro: quel cagnolino mi era stato ancora più caro di quanto io stessa avessi saputo (Freud, 1901, 186) La dimenticanza del pentolino sul fuoco con l inevitabile perdita del latte sul pavimento era votata a far avere parte del prezioso cibo al cane, senza che ciò provocasse scrupoli nella padrona L Uomo dei Lupi Nel bestiario dei pazienti freudiani il caso clinico dell uomo dei lupi venne considerato da Ernest Jones il migliore della serie (Jones, 1953, 336). Lo stesso Freud sembra essere consapevole della valenza analitica e umana della propria trattazione e non ebbe riserve nel considerare lo stesso uomo dei lupi un vero e proprio classico della psicoanalisi. Nel gennaio del 1910 Sergiei Costantinovič Pankejeff, un disperato giovane di 23 anni, ricco e di bell aspetto, fece per la prima volta il suo ingresso nello studio del dottor Freud. Era nato il giorno della vigilia di Natale del 1886, secondo il calendario Giuliano in uso a quell epoca in Russia, in una tenuta sulle rive del Dnieper di proprietà di suo padre, avvocato russo di Odessa e ricchissimo proprietario terriero (Flem, 1987, 83). I primi anni di vita del giovane erano stati turbati da una grave affezione nevrotica che si presentava sotto forma di isteria d angoscia e nello specifico come fobia per gli animali. Leggendo le memorie 23

25 redatte dallo stesso uomo dei lupi a cura della psicoanalista Muriel Gardiner che ebbe in cura successivamente Sergiei è possibile notare come spesso nelle pagine dedicate all infanzia compaiano ricordi inerenti animali e in particolare lupi: Cominciai invece a disegnare cavalli dal vero, cavalli che purtroppo somigliavano più a cani o lupi che a cavalli veri! (Gardiner, 1971, 23) o ancora: Le foreste, poi, erano popolate da lupi. In estate, i contadini dei villaggi vicini organizzavano delle cacce al lupo, che finivano invariabilmente con una festa serale, di cui mio padre pagava le spese. (Ivi, 25) In ogni modo proprio la nevrosi infantile del piccolo Sergiei venne presa in considerazione da Freud per tentare di spiegare e risolvere il malessere più tardo e persistente che si manifestò in età adulta. Improvvisamente, all età di circa quattro anni, da bambino docile e tranquillo il futuro uomo dei lupi divenne irritabile e violento. Il periodo nel quale si manifestò questo improvviso cambio di carattere si presentava alla memoria del paziente come puntellato da una serie di avvenimenti: quando aveva poco più di tre anni la sorella Anna, di due anni più grande, lo iniziò ad alcuni giochi sessuali, durante i quali lei giocherellava con il suo pene. Sergiei respinse le attenzioni sessuali della sorella che considerava una rivale a causa delle manifesta preferenza dei genitori per la piccola e spigliata Anna e iniziò a corteggiare l amatissima bambinaia, la Nania come era solito definirla, esibendosi e masturbandosi in sua presenza. La donna, che amava Sergiei come un figlio lo ammonì sulle possibili conseguenze dei suoi atti, raccontando al bambino che tutti coloro che facevano certe cose ricevevano una ferita proprio lì, in quel posto. L innocente minaccia di castrazione della nania si concretizzò per il bambino quando un giorno vide sua sorella e un altra bambina orinare: l assenza del pene indusse Sergiei a preoccuparsi proprio della possibilità di essere castrato e iniziò a trovare gratuite allusioni alla castrazione in tutta una serie di discorsi e avvenimenti, tutti stranamente collegati a qualche figura animale. Una volta Sergiei e la sorella avevano ricevuto in dono dei 24

26 bastoncini di zucchero colorato e l istitutrice inglese, assunta dai genitori in occasione di una vacanza estiva, affermò che erano pezzi di serpente. Un altro serpente era stato fatto a pezzi dal padre lungo un viottolo di campagna; ricordiamo che il serpente è uno dei principali simboli per far riferimento all organo sessuale maschile. Oltre ai ricordi inerenti serpenti fatti a pezzi, furono alcune fiabe a far sorgere in Sergiei altri problemi sessuali. I racconti in questione erano: La volpe Renardo storia di un lupo che andava a pesca d inverno usando la coda come esca, fin quando la coda gli si staccò congelata e ancora Cappuccetto Rosso e Il lupo e i sette capretti nelle quali i protagonisti venivano tirati fuori dal ventre dell animale, scene che suscitarono nel bambino interrogativi inerenti il sesso del lupo e la possibilità degli uomini di partorire dei figli. La minaccia di castrazione divenne così concreta nella mente del piccolo che cessò di masturbarsi regredendo ad una fase anteriore dello sviluppo sessuale, al sadismo e al masochismo anali. Proprio la regressione portò inevitabilmente al cambiamento di carattere, facendo del piccolo Sergiei un bambino violento, crudele e dispettoso. Provava soddisfazione nel tormentare animali e persone, nonché se stesso: afferrava le mosche per staccare loro le ali, schiacciava scarafaggi sotto i piedi e immaginava di percuotere animali più grandi come ad esempio i cavalli. Respinto dalla nania scelse come nuovo oggetto sessuale suo padre: desiderava essere picchiato da lui per ottenere soddisfazioni masochiste e per farlo si abbandonava spesso in crisi di urla in maniera tale da indurre il padre ad impartirgli punizioni fisiche. Poco prima di compiere i quattro anni d età si presentò il celeberrimo sogno dei lupi, al quale Sergiei deve il suo pseudonimo analitico. Il bambino sognò di essere nel suo letto di notte di fronte alla finestra (come nella realtà) quando tutto ad un tratto la finestra si spalancò mostrando sei o sette lupi bianchi seduti su un grande noce. I lupi erano bianchi e assomigliavano a volpi o a cani da pastore, perché avevano grosse code e tenevano le orecchie dritte. Terrorizzato dalla visione degli animali silenziosi e dall idea che questi volessero divorarlo Sergiei si svegliò gridando in preda al panico, trovando rifugio nelle braccia 25

27 dell adorata nania. Durante l analisi il ragazzo affermò che proprio questo fu il primo sogno angoscioso della propria infanzia e che da allora fino all età di undici dodici anni fu tormentato dalla possibilità di vedere cose angosciose nei propri sogni, inoltre, dopo poco tempo dal primo sogno iniziò a manifestarsi una profonda nevrosi d angoscia, accompagnata dalla fobia non solo per i lupi ma in generale per gli animali: un giorno rincorreva una grande farfalla dalle ali gialle a strisce quando d improvviso fu colto da un terrore inspiegabile per il grazioso insetto che abbandonò a se stesso fuggendo via terrorizzato; bruchi e scarabei lo impaurivano e provocavano in lui un senso di ribrezzo anche se fino a qualche tempo addietro, così come abbiamo già ricordato, era sua abitudine tormentarli e farli a pezzi. I cavalli lo turbavano a tal punto da non poter sopportare la vista di un cavallo percosso, quando però anche lui in alcune occasioni aveva provato piacere nel molestarli. In ogni modo, Freud portò avanti un attenta analisi della scena onirica, osservando inizialmente i nessi evidenti del contenuto manifesto del sogno con i ricordi del giovane paziente: il sogno sembrò essere collegato alla paura che Sergiei provava per l immagine di un lupo ritto sulle zampe posteriori, nell atto di muoversi a lunghi passi con gli artigli sporgenti e le orecchie ritte che compariva su un libro di fiabe illustrato, usato dalla sorella per tormentarlo con evidente piacere sadico; bastava infatti che il bambino guardasse la figura eretta per iniziare a piangere in preda al terrore. Alcuni elementi del sogno, come ad esempio la presenza dell albero, il numero dei lupi e il loro insolito colore, sembravano essere tratti invece da due favole che Sergiei aveva sentito raccontare da bambino: la prima gli fu narrata dal nonno e raccontava la storia di un sarto che per difendersi dall attacco di un lupo balzato in casa da una finestra aperta afferrò la bestia per la coda strappandogliela; dopo qualche tempo fu aggredito in un bosco da un branco di lupi e per salvarsi si arrampicò su un albero. La seconda favola era quella de Il lupo e i sette capretti, nella quale ricorreva sia il numero sette che il numero sei, in quanto i capretti mangiati dal lupo erano sei mentre l ultimo era nascosto nell orologio a pendola, il colore bianco perché il lupo si era 26

28 fatto imbiancare una zampa da un fornaio e l albero, sotto il quale il lupo si addormentava. Nel raccontare il sogno Sergiei ripeteva ostinatamente che due elementi in particolare gli avevano fatto una grandissima impressione: la tranquillità e l immobilità dei lupi e l intensa sensazione di essere guardato dalle bestie. Proprio su queste parti del contenuto manifesto del sogno Freud focalizzò la propria attenzione per svelare il contenuto effettivo della scena che ancora rimaneva nascosto dietro i meccanismi onirici della distorsione e dell inversione. L immobilità dei lupi stava a una scena di violento movimento e lo sguardo attento e fisso degli animali doveva essere attribuito al soggetto stesso. Nel primo caso quindi la distorsione onirica portava ad una trasformazione all opposto, ovvero quiete anziché movimento, nel secondo ad uno scambio tra soggetto e oggetto, tra un ruolo attivo e un ruolo passivo, essere guardato invece di guardare. Sulla base di queste osservazioni Freud fu in grado di ricostruire la così detta scena primaria che si celava al di là del contenuto manifesto del sogno: all età di circa un anno e mezzo il piccolo Sergiei aveva assistito (guardare) ad un coito a tergo ripetuto (movimento) tra i genitori. La posizione eretta del padre ricordava quella del lupo dell illustrazione, mentre la madre era chinata proprio come un animale. Inizialmente il bambino aveva interpretato il coito come un atto di violenza ma le espressioni di godimento sul volto della madre lo convinsero ad ammettere che si trattava di un esperienza piacevole. L aver visto l organo genitale della madre poi rafforzò il suo timore per la castrazione, in quanto si rese conto della necessità di avere quella particolare ferita per poter avere rapporti sessuali con il padre, nei confronti del quale, a causa della regressione sessuale subita, provava un desiderio masochista miscelato alla paura. Queste rivelazioni, nel loro insieme, dettero modo al sogno di provocare il profondo stato di angoscia nel quale Sergiei scivolò. Il sentimento di angoscia infatti rappresentava il ripudio del desiderio di avere soddisfazione sessuale dal padre e aveva provocato l immagine onirica dei lupi grazie al contributo dei ricordi fiabeschi. L atteggiamento passivo nei confronti del padre cedette alla rimozione e al suo 27

29 posto si istaurò la paura nei confronti del genitore celata dietro la fobia dei lupi (Freud, 1918, ). In una revisione del primo manoscritto dedicato al caso clinico dell uomo dei lupi, Freud aggiunse alcune particolari annotazioni sulla questione della scena primaria celata dietro il sogno del piccolo Sergiei. Secondo lo psicoanalista il bambino probabilmente non aveva assistito a un unione tra i genitori, bensì tra animali, trasponendo solo dopo quest immagine su di loro, presupponendo che anch essi dovevano comportarsi alla stessa maniera delle bestie. Il bambino nei primi anni di vita infatti non considera gli animali esseri inferiori, da qui la facilità del passaggio dalla copula tra animali alla copula more ferarum tra i genitori. L osservazione freudiana sembra trovare sostegno nel fatto che i lupi del sogno assomigliavano sia per il colore che per le orecchie ritte a cani da pastore. Sergiei era stato condotto tante volte dal padre a vedere le greggi di pecore e proprio in queste occasioni egli avrebbe avuto la possibilità di assistere ad un accoppiamento tra cani bianchi, appunto da pastore (Ivi, 978). La questione della scena primaria e della sua valenza nel campo delle nevrosi venne trattata successivamente da Freud come vedremo nel prossimo paragrafo. Per il momento ritorniamo nello specifico al caso clinico dell uomo dei lupi. Nella nevrosi di Sergiei i lupi non furono le uniche comparse animalesche delle quali tener conto. All età di circa sette o otto anni, il lupo fu sostituito momentaneamente dal leone: nella notte precedente l arrivo di un nuovo precettore, il bambino lo sognò sotto forma di leone intento ad avvicinarsi al letto ruggendo forte. Anche quella volta si svegliò in un profondo stato di angoscia. La fobia del lupo era stata superata, lasciando Sergiei libero di scegliere un nuovo animale come oggetto d angoscia, ravvisando così nel nuovo precettore un sostituto del padre (Ivi, 966). In un altro sogno ancora, che rimase nell oblio fino al periodo del trattamento, gli sembrava di andare a cavallo e di essere inseguito da un bruco enorme. In questo sogno Sergiei leggeva un allusione ad un altro sogno, avuto precedentemente durante il periodo interessato da una serie di problemi religiosi, nel quale compariva il diavolo vestito di nero nella stessa 28

30 posizione assunta dal lupo prima e dal leone poi che con un dito teso indicava una chiocciola gigante. Il sogno del diavolo prendeva spunto da una rappresentazione popolare nella quale si vedeva una scena d amore tra il diavolo e una ragazza. La chiocciola è infatti uno dei più noti simboli dell organo sessuale femminile. La scena onirica ricostruita da Sergiei durante il trattamento analitico voleva significare che il giovane desiderava che qualcuno gli desse le risposte necessarie ai suoi interrogativi sessuali suscitati dalla scena primaria all origine del sogno dei lupi (Ivi, ). Altre allusioni alla scena primaria furono individuate a posteriori da Freud in un particolare ricordo di Sergiei, già citato in questa trattazione a proposito della fobia del bambino. Il ragazzo ricordava di star dando la caccia ad una grande farfalla dalle ali a strisce gialle che terminavano a punta. Quando il bell insetto si posò su un fiore il bambino fu colto da un improvvisa paura e corse via gridando. Freud giunse alla conclusione che il ricordo tardivo di Sergiei fosse un ricordo di copertura atto appunto a coprire qualche elemento di maggiore importanza per la buona riuscita dell analisi. Un giorno infatti il giovane gli raccontò che nella sua lingua, il russo, le farfalle venivano chiamate bàbuška, ovvero nonnina, osservando che egli aveva sempre accostato le farfalle a donne e fanciulle mentre vermi e scarabei gli richiamavano alla mente i ragazzi. Dunque l episodio della farfalla a strisce gialle aveva risvegliato in lui il ricordo di una qualche ragazza e il sentimento di angoscia ad essa collegato. Alcuni mesi dopo, l episodio della farfalla fu nuovamente oggetto di analisi e questa volta Sergiei osservò come il movimento delle ali dell insetto posto sul fiore gli avesse provocato un profondo senso di turbamento; la farfalla gli era sembrata una ragazza nell atto di allargare le gambe formando il numero romano V. Le cinque del pomeriggio era proprio l orario in cui Sergiei era solito avere le sue crisi depressive. Ma il ricordo di copertura della farfalla inseguita nascondeva ancora altro; un giorno infatti riemerse nel paziente il ricordo di una bambinaia, alla quale era molto affezionato e che si era presa cura di lui nei primissimi anni dell infanzia. Non riusciva però a ricordarne il nome finché d improvviso gli venne in mente l immagine di una 29

31 magazzino nel quale veniva conservata la frutta appena colta dagli alberi e in particolare un tipo di pere con la buccia striata di giallo. Pera nella sua lingua si diceva gruša e proprio questo era anche il nome della bambinaia. Le strisce gialle delle ali della farfalla comparivano sulla buccia della pera. Ma perché il ricordo della vecchia bambinaia suscitava angoscia nel bambino? Un altro ricordo sfumato fornì la risposta cercata: un giorno Gruša era in ginocchio intenta a pulire il pavimento quando Sergiei le si avvicinò orinando a terra ottenendo in risposta una minaccia di castrazione, scherzosa, da parte della bambinaia. L atto di orinare fu indotto dall eccitazione suscitata dalla scena, la ragazza inginocchiata infatti ricordava al piccolo la posizione assunta dalla madre durante la scena primaria (la bambinaia era stata confusa con l immagine materna, infatti Sergiei inizialmente ricordava che essa portasse lo stesso nome della madre). La minzione era un tentativo da parte del bambino di seduzione al quale la ragazza rispose con una minaccia di castrazione. La paura delle farfalle si presentava quindi uguale a quella per il lupo: in entrambi i casi infatti essa aveva origine dalla paura di essere castrato riferita inizialmente ad una persona (Gruša) e poi ad un altra (il padre) (Ivi, ) Note teoriche con riferimento ai cani Nelle varie trattazioni psicoanalitiche è possibile rintracciare diverse note teoriche facenti riferimento ai canidi. Nell opera Introduzione alla psicoanalisi, frutto di una raccolta di lezioni che Freud tenne all Università di Vienna nel biennio , lo psicoanalista si soffermò sulla teoria generale della nevrosi, e nella trattazione degli avvenimenti che sembrano ricorrere continuamente nelle storie giovanili dei nevrotici inserì anche l osservazione di rapporti sessuali tra animali, nello specifico cani, da parte dei bambini piccoli. Nonostante non si attribuisca al bambino piccolo alcuna capacità di comprendere e alcuna memoria, non si può escludere secondo Freud che esso retrospettivamente riesca a cogliere e a reagire alle impressioni avute dall osservazione. Quando il paziente nevrotico è in grado di descrivere nel dettaglio il rapporto sessuale di cui è stato testimone 30

32 molto probabilmente il rapporto in questione risulterà essere un rapporto more ferarum. Tale fantasia secondo Freud è basata sull osservazione di un coito tra cani, successivamente spostato sui genitori (Freud, , ). Altro riferimento ai cani, questa volta di natura marginale rispetto all orientamento della trattazione in questione, può essere rintracciato nell opera Un ricordo d infanzia tratto da Poesia e verità di Goethe del Per tentare una spiegazione analitica di un particolare ricordo d infanzia del celebre scrittore tedesco Freud raccontò la storia di un suo paziente, un uomo ventisettenne, dominato da un conflitto con la madre, causa di gravi squilibri nello sviluppo delle capacità di amare e dell autonomia quotidiana. L origine del conflitto fu rintracciata dallo psicoanalista in un epoca remota dell infanzia del soggetto: quando questi aveva quattro anni nacque un fratellino ed egli da bambino delicato e amorevole si trasformò in un ragazzino insubordinato e caparbio. La gelosia per il fratello minore si era manifestata in maniera evidente quando egli aveva cercato di attentare alla vita del piccolo ancora in culla. All epoca della cura analitica il paziente sembrava non nutrire alcun astio nei confronti del fratello minore, che anzi trattava con grande riguardo, ma strane azioni casuali si ripetevano in maniera preoccupante: più volte infatti egli all improvviso feriva gravemente animali che pure gli erano cari, come il suo cane da caccia, o uccelli di cui si occupava personalmente. Tali azioni violente vennero intese da Freud come echi di quegli impulsi ostili contro il fratello minore (Freud, 1917, 6-8). Il cane in questo senso veniva ad essere inteso dal paziente come un sostituto del fratello, sul quale scaricare l odio e la gelosia repressi sotto le pressioni sociali nei confronti di una persona appartenente allo stesso nucleo familiare. Come vedremo in seguito molto spesso i bambini piccoli e soprattutto i fratelli vengono simbolizzati da animali, in particolar modo nei sogni. 31

33 2.2 Topi Così come i lupi, anche i topi furono chiamati in causa dallo psicoanalista viennese per denominare uno dei più celebri e affascinanti pazienti protagonista di uno storico caso freudiano. Il topo di per se è uno degli animali che da sempre ha rivestito un ruolo importante nell ambito delle fiabe e del folklore, non a caso, così come il serpente, è oggetto di una delle fobie più note e diffuse. Questi piccolo roditori risultano essere anche portatori di significato simbolico: nel simbolismo onirico ad esempio sono utilizzati come simboli genitali per il forte richiamo alla peluria pubica e insieme ad altri piccoli animali sono atti a rappresentare bambini piccoli, come fratelli e sorelle non desiderati (Freud, 1900, 641). Nonostante il senso comune sembri smentirlo, Freud in una nota dell opera Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva (1909) ricordò come nelle leggende il topo non appaia come un essere ripugnante e dannifico, bensì come un animale ctonio e misterioso, simbolo delle anime dei morti (Freud, 1909, 311) Il caso di Frau Emmy von N. Il secondo dei quattro contributi clinici presentati da Freud nell opera Studi sull isteria (1895) racconta la storia di una delle prime pazienti dello psicoanalista. La baronessa Fanny Moser, conosciuta con lo pseudonimo di Frau Emmy von N, iniziò la sua cura con Freud il primo maggio del Era una ricca vedova sulla mezza età affetta da isteria (Gay, 1988, 65). I suoi disturbi iniziarono circa quattordici anni prima dell inizio della cura, subito dopo la morte del marito. Quando Freud la vide per la prima volta la donna soffriva di perdita dell appetito, accessi di delirio, contrazioni convulsive dei muscoli del viso e del collo. I suoi racconti erano disturbati dal continuo balbettio e da costanti interruzioni durante le quali l isterica riproduceva con la bocca uno strano suono schioccante oppure, carica di ansia, esclamava avvertimenti accorati ad un interlocutore invisibile. Oltre ai vari sintomi sopraelencati la paziente lamentava allucinazioni e fobie ricorrenti di animali e in particolare di topi. Nella seduta datata otto maggio 1889, Freud fu intrattenuto lungamente dalla paziente che, in 32

34 uno stato psichico apparentemente normale, raccontò raccapriccianti storie di animali. Aveva letto su un libro la storia di un ragazzo che dopo essere stato legato aveva ricevuto un topo bianco in bocca, morendo di paura. Manifestando orrore continuò nel raccontare che un certo dottor K. aveva spedito una cassa di ratti bianchi a Tiflis. Il racconto venne interrotto più volte da deliri del tipo: «Sta fermo! Non dire nulla! Non mi toccare! Se un animale del genere fosse nel mio letto!» e ancora: «Solo a pensare quando viene liberato! C è un topo morto tra loro uno che è stato ro-sic-chia-to». Freud, non ancora padrone in quegli anni della tecnica psicoanalitica, cercò di curare la povera baronessa con il metodo catartico, ovvero attraverso l ipnosi. Proprio durante l ipnosi il giovane medico cercò di cancellare le allucinazioni dei topi e l isterica ancora addormentata gli mostrò il libro dal quale diceva di aver tratto la storia del ragazzo morto a causa del topo bianco, ma nelle pagine non compariva alcun riferimento all animale, essa stessa aveva introdotto il terribile soggetto nella scena, traendolo dal proprio delirio. Dopo la seduta catartica la paziente non ricordava l iniziale conversazione avuta con Freud e rise per l accaduto. In ogni modo Freud era riuscito a carpire alcune delle cause traumatiche scatenanti della malattia della donna, tra queste comparivano anche spiacevoli episodi con animali morti che i fratelli e le sorelle le buttavano addosso quando la paziente aveva all incirca cinque anni d età. I ricordi traumatici dell infanzia si presentavano nella mente dell isterica in maniera vivida in particolar modo nei primi giorni della cura, forse per questo motivo ella intratteneva spesso Freud con i racconti di scene riguardanti animali e cadaveri. Il giorno seguente al delirio del topo un nuovo forte shock colpì la paziente: la governante delle figlie le aveva portato un atlante di etnologia nel quale comparivano le immagini di alcuni indiani camuffati da animali; subito un pensiero terribile le balenò nella mente facendola rabbrividire: «Pensi soltanto se diventassero veri». In un successivo interrogatorio catartico Freud chiese ancora una volta alla paziente di raccontare altre esperienze che negli anni addietro le avessero procurato forti spaventi e ancora una volta la donna fece riferimento agli animali: 33

35 all età di diciannove anni aveva sollevato un sasso trovandovi sotto un rospo; lo spavento fu così forte che perse per quattro ore la capacità di parlare. Freud in una nota aggiunta successivamente alla trattazione del caso si rammaricò di non aver indagato sull immagine del rospo, dietro la quale sicuramente si nascondeva un particolare tipo di simbolismo. Durante l ipnosi che si svolse nella giornata del dieci maggio lo psicoanalista riuscì finalmente ad interpretare alcune delle espressioni di delirio che spesso si insinuavano nei discorsi dell isterica e l origine del balbettio. L esclamazione «Sta fermo!» era collegata alla mobilità delle sue allucinazioni di animali che sembravano prender vita e assalirla quando qualcuno faceva dei movimenti davanti a lei. Il balbettio invece era comparso in risposta a due esperienze traumatiche legate ai cavalli. La donna raccontò allo psicoanalista che una volta i cavalli si imbizzarrirono mentre le sue bambine erano sulla carrozza e che un altra volta, mentre attraversavano un bosco durante un temporale, un fulmine si scaricò su un albero facendo impennare i cavalli. Il balbettio era comparso dopo il primo episodio, dopo poco era scomparso per ricomparire in maniera permanente dopo il secondo avvenimento. Frau Emmy non soffriva solamente di zoopsia (allucinazioni di animali), anche i suoi sogni spesso pullulavano di presenze animalesche. La donna raccontò a Freud di aver sognato che le gambe e i braccioli delle sedie si erano trasformati in serpenti; ancora che un mostro dal becco di avvoltoio le dilaniava le carni; animali selvaggi le balzavano addosso e dopo le scene oniriche anche alcune allucinazioni l avevano tormentata: una volta raccogliendo un gomitolo di lana le sembrò di prendere in mano un topo, mentre un altra volta durante una passeggiata aveva immaginato che un rospo le fosse saltato addosso. Purtroppo ecco ricomparire l ennesima nota di rammarico freudiana, lo psicoanalista non indagò sul significato simbolico delle visioni animali dell isterica, mancando di distinguere ciò che era simbolico e ciò che era reale della sua paura degli animali. Nessuna indagine fu condotta inoltre sull ennesimo ricordo traumatico raccontato dalla paziente, considerato come spiegazione della crescita improvvisa degli 34

36 animali che perseguitavano la donna nel suo delirio: durante uno spettacolo teatrale compariva sul palcoscenico un enorme lucertola. Il ricordo della scena rimase impresso nella mente dell isterica, tormentandola anche nel corso delle sedute catartiche. Continue reminescenze di animali si insinuavano nei suoi pensieri, provocando profondi stati di ansia ed evidenti manifestazioni di spavento. I topi comparivano spesso nei suoi deliri. Frau Emmy raccontava a Freud di aver visto un enorme topo passargli all improvviso su una mano, di vedere moltitudini di roditori appollaiati sugli alberi, di essersi spaventata per un orribile animale steso sui gradini di una scala. Il giovane medico durante la catarsi cercava di spiegare all isterica che gli animali che la perseguitavano non erano altro che allucinazioni e che essa non doveva avere paura dei topi, ma le immagini dei roditori stentavano a scomparire. Durante l ennesima giornata di trattamento la donna raccontò ancora di aver avuto molti incidenti con animali. Il peggiore si riferiva a un pipistrello che si era impagliato nel suo guardaroba, costringendola a uscire dalla stanza senza nulla addosso. Per tirarla su dallo spavento il fratello le aveva regalato un grazioso fermaglio proprio a forma di pipistrello ma lei non era mai stata capace di indossarlo. Un altra volta, mentre stava passeggiando con il marito per un parco di Pietroburgo, trovarono il sentiero che portava a un laghetto ricoperto di rospi e furono costretti a tornare indietro. Durante un escursione un toro le era corso dietro. Per un certo periodo la donna non era stata più capace di stringere la mano a nessuno a causa del timore che l arto potesse trasformarsi in qualche animale ripugnante. La mattina del diciassette maggio l isterica ebbe una nuova crisi allucinatoria: mentre faceva il bagno nella crusca ebbe un attacco di urla perché aveva scambiato i pezzi di crusca per vermi, in più nella notte precedente aveva sognato di camminare con ribrezzo su un mucchio di sanguisughe. Sotto ipnosi la donna raccontò di avere paura dei vermi perché una volta le avevano regalato un grazioso puntaspilli che venne ritrovato coperto da tanti piccoli vermi probabilmente a causa della crusca essiccata male che era stata usata per 35

37 riempirlo. Freud così cercò di liberarla dalla sua paura degli animali nominandoli singolarmente sotto ipnosi e chiedendole se ne aveva timore. In alcuni casi la donna rispondeva negativamente in altri con espressioni del tipo: «non dovrei aver paura di loro» (Freud, 1895, ). Nella Discussione che seguì il racconto della terapia e degli incontri con la paziente Freud osservò che le fobie di Frau Emmy e in particolar modo la sua paura degli animali corrispondevano si alle fobie originarie degli esseri umani, ma nel caso specifico si stabilizzarono e si intensificarono in seguito ad alcuni eventi traumatici che abbiamo già ricordato. Questo perché secondo il giovane Freud l isteria non dipendeva esclusivamente dalla predisposizione, vi devono essere delle cause scatenanti di carattere specifico e adeguate ai sintomi (Ivi, 191). La cura dell isterica permise al giovane medico di capire che l ipnosi era insensata e priva di valore. Furono infatti queste le parole che Freud utilizzò nel 1918 con la figlia della baronessa Fanny Moser (Gay, 1988, 65). Ogni qual volta Freud cercava di sopire le fobie per gli animali della paziente attraverso l inserimento nell ipnosi di suggestioni autoritarie vedeva disegnarsi sul volto della donna un espressione tesa e insoddisfatta, e alla domanda se avrebbe ancora avuto paura degli animale ella rassegnata era solita rispondere: «No dato che insiste» (Freud, 1895, 198). Purtroppo non conosceremo mai la vera valenza delle zoopsie e delle zoofobie che atterrirono per anni la povera isterica, ma fortunatamente così come Peter Gay ci ricorda, se mai ci fu un medico capace di convertire i propri errori in spunti di intuizione quello fu Freud (Gay, 1988, 65) L Uomo dei Topi Ernst Lanzer entrò per la prima volta nello studio del dottor Freud il primo ottobre del Era un avvocato di 29 anni, dotato di una evidente cultura universitaria, perspicacia e chiarezza di idee, caratteristiche che immediatamente colpirono lo psicoanalista. Sembra che fu proprio Freud ad attribuire al giovane paziente, quasi con affetto, lo pseudonimo psicoanalitico utilizzato per far riferimento a questo caso clinico: Rattenmann ovvero l Uomo dei topi. Il 36

38 trattamento, che durò poco meno di un anno, fu intrapreso a causa di alcuni disturbi ossessivi manifestati dal giovane Ernst sin dall infanzia e che si erano presentati con particolare intensità negli ultimi quattro anni (Gay, 1988, 236). La paura che potesse capitare qualcosa al padre del paziente, nonostante costui fosse morto anni prima dell inizio della terapia, e a una donna a egli molto cara ossessionava Ernst. Durante la prima seduta analitica egli raccontò alcuni particolari episodi infantili che lo introdussero precocemente alla sessualità. Intorno ai quattro-cinque anni giovani e graziose governanti permettevano al bambino di toccare i loro corpi nudi e di farsi ammirare senza veli durante i bagni e nelle notti. A sei anni il paziente iniziò ad avere le prime erezioni e fu colto dal desiderio violento di vedere donne nude. Purtroppo al desiderio imperioso si accompagnava sempre una sensazione inquietante altrettanto imperiosa come se in conseguenza a questi suoi pensieri qualcosa di grave dovesse accadere. Proprio questa misteriosa sensazione, concentrata prevalentemente sulla figura del padre, segnò l inizio della malattia che si concretizzò come nevrosi ossessiva completa. Dopo le iniziali rivelazioni sui fatti della propria infanzia, l Uomo dei topi raccontò a Freud l evento che lo aveva effettivamente spinto ad intraprendere l analisi: in occasione di alcune manovre militari Ernst era stato avvicinato da un capitano dal nome boemo conosciuto e disprezzato da molti per il suo palese amore della crudeltà. Quel giorno il capitano iniziò a raccontare la storia di una terribile punizione corporale utilizzata in Oriente. Giunto a questo punto del racconto Ernst, in evidente stato di angoscia, pregò Freud di risparmiargli il resto della storia, ma lo psicoanalista spiegò al proprio paziente la fondamentale necessità psicoanalitica di superare le resistenze, così il giovane con l aiuto di Freud narrò la crudele punizione inferta ai prigionieri: dopo essere stati legati un vaso rovesciato con all interno dei topi veniva posto contro le loro natiche in maniera tale da obbligare i roditori a farsi strada nell ano dei condannati. Nonostante l orrore provato per la scena dei topi il paziente rivelò a Freud di immaginare spesso il padre e la donna amata sottoposti a un tale trattamento. Lo psicoanalista non potè fare a meno di notare una strana espressione sul volto 37

39 dell Uomo dei topi, era come se al senso di orrore per la scena immaginata si accompagnasse una sensazione di piacere della quale però egli era inconsapevole. Subito dopo la narrazione della tortura Ernst iniziò il racconto di una storia complicata e apparentemente incoerente e insignificante, a proposito di alcuni soldi che doveva restituire ad un ufficiale o a un impiegato dell ufficio postale per l avvenuta consegna di un pacchetto contenente degli occhiali che aveva ordinato. La storia del debito inizialmente rimase incomprensibile per Freud e solo in un secondo momento lo psicoanalista fu capace di leggervi dei rimandi al padre del paziente (Freud, 1909, ). Nei pensieri dell Uomo dei topi sembrava nascondersi infatti una certa ambivalenza di sentimenti nei confronti del padre, deceduto ai tempi dell analisi. Dietro l amore per il genitore si nascondeva un odio altrettanto forte e proprio questa ambivalenza tormentata dette forma al pensiero ossessivo di Ernst che inevitabilmente si riflettè anche nel rapporto con la donna amata. Per avvalorare l ipotesi dell ambivalenza Freud passò in rassegna alcune memorie del paziente. Una volta, vari anni dopo la morte del padre, l Uomo dei topi nel bel mezzo di un rapporto sessuale fu sfiorato da uno strano pensiero: per un piacere del genere si potrebbe uccidere anche il proprio padre. Non meno significativo sembrò l attività masturbatoria avviata dal paziente subito dopo la morte del genitore e interrotta successivamente per vergogna, salvo che in sporadiche occasioni; Freud interpretò il fenomeno come un esempio di proibizione e sfida al comando, riferito naturalmente alla figura paterna. Ancora, durante una seduta di trattamento Ernst ricordò che un giorno, quando egli aveva tre o quattro anni, fu punito dal padre a causa di qualche malefatta, che si rivelò poi essere un morso inferto alla governante; il bambino in una crisi di rabbia cominciò a maledirlo, ma non conoscendo ancora alcuna imprecazione, utilizzò nomi di oggetti comuni per apostrofare il genitore che osservò stupefatto il figlio profetizzando che un giorno questi sarebbe diventato o un grande uomo o un grande criminale. Il paziente inoltre, non solo avversava inconsciamente il padre ma si identificò con lui. Il padre era un militare ed era stato un topo del gioco, uno Spielratte (l espressione ha il significato di baro ed è formata da Spiel ovvero 38

40 gioco e Ratte cioè topo), nel senso che una volta aveva contratto un debito alle carte saldato da un amico e Ernst aveva motivo di credere che il genitore non fosse mai riuscito a risarcire il generoso benefattore. Il paziente fu molto severo con Freud nel giudicare l operato del padre, con il quale si identificava nelle vesti di debitore a causa del debito per il pacco contenente gli occhiali, e nei deliri ossessivi coniò una vera e propria valuta basata sui topi (Gay, 1988, ). Il racconto del supplizio dei topi aveva agito da stimolo per molti impulsi crudeli, egoistici e sessuali sopiti e prematuramente rimossi e aveva richiamato alla mente del paziente varie reminescenze. Inoltre il breve intervallo di tempo, circa un giorno e mezzo, frapposto tra il racconto del capitano e la sua richiesta di rendere il denaro per il servizio postale ricevuto aveva provocato il caricamento simbolico dei topi nella mente del giovane Ernst. Il supplizio dei topi aveva risvegliato l erotismo anale infantile che era rimasto attivo per molti anni a causa di una infezione da vermi che lo aveva colpito quando era bambino. I topi avevano assunto però anche il significato di denaro a causa di una assonanza linguistica tra due termini Ratten (topi, ratti) e Raten (pagamenti, rate) provocando formazioni deliranti ossessive come ad esempio tanti fiorini, tanti topi che gli si presentava alla mente ogni qual volta Freud gli comunicava il proprio onorario. Inoltre il significato economico attribuito ai topi venne rafforzato dalla richiesta del capitano a proposito del pacchetto, richiesta che Ernst collegava con il debito di gioco del padre e quindi con l espressione Spielratte (baro). Oltre a simboleggiare il denaro i topi vennero caricati di un forte simbolismo sessuale e genitale. L Uomo dei topi sapeva che questi roditori potevano essere portatori di varie malattie infettive e allo stesso tempo che anche il membro virile era vettore di infezioni, come la sifilide, quindi il topo poteva essere un sostituto simbolico del pene. Inoltre un membro, soprattutto quello dei bambini, può essere considerato simile a un verme così come i topi che si infilavano nell ano dei condannati erano simili ai grossi ascaridi che si erano insinuati nel suo ano quando era bambino stuzzicando il suo erotismo anale. Nonostante la dovizia di ricordi e connessioni forniti dal paziente, Freud giunse a svelare il vero significato dell ossessione per il 39

41 supplizio dei topi solo nel corso di un analisi durante la quale emerse un riferimento alla Vecchia dei topi ne Il piccolo Eyolf di Ibsen (la storia secondo Freud deriva quasi sicuramente dal suonatore di flauto di Hamelin che prima fece precipitare i topi nell acqua e poi con il suo flauto magico attrasse i bambini fuori dalla città per non farvi più ritorno. Similmente, anche Eyolf si butta in acqua sotto l incantesimo della Vecchia dei topi). Tra le molteplici attribuzioni simboliche i topi erano anche bambini. Una volta, durante una visita al cimitero nel quale era sepolto il padre, il paziente aveva visto un grosso animale, che aveva scambiato per un topo, arrampicarsi sulla lapide. Subito gli balenò il terribile pensiero che il topo fosse uscito dalla tomba del padre del quale si era nutrito. I topi nell immaginario popolare rivestono il ruolo di bestie immonde che meritano di essere crudelmente perseguitate e uccise dall uomo. Ernst alcune volte aveva provato pietà per i piccoli roditori, molto probabilmente perché anche lui da bambino era stato capace di atti spregevoli come mordere le persone in preda all ira (si ricordi l episodio della governante) e per questo era stato punito dal padre. Si poteva in un certo senso dire che egli trovava nel topo un suo ritratto vivente. Così come i topi sono puniti e perseguitati per la loro influenza dannifica sull uomo anche lui era stato punito da bambino per i suoi atti malvagi. Dunque i topi per il paziente erano fondamentalmente bambini. Il racconto del supplizio da parte del capitano aveva evocato una parola stimolo complessa per l inconscio dell Uomo dei topi, alla quale egli aveva reagito con l intensificazione dei suoi disturbi nevrotici e con il costituirsi dell idea ossessiva del topo. Quando l analisi giunse alla soluzione dell enigma il delirio di Ernst Lanzer, fondato sull idea dei topi, scomparve completamente (Freud, 1909, ). 2.3 Cavalli Nell ampia trattazione psicoanalitica freudiana i cavalli vengono solitamente ricordati in corrispondenza di uno dei più conosciuti casi clinici trattati dallo psicoanalista viennese ovvero Il caso del piccolo Hans (1909). I 40

42 cavalli non si limitano però ad essere oggetti fobici; molti sono infatti i riferimenti agli equini fatti da Freud nella trattazione del simbolismo onirico. Ad esempio, sognare di essere inseguiti da cavalli può essere considerato un sogno tipico. Con questa denominazione Freud intendeva indicare tutti quei sogni nei quali il contenuto manifesto si ritrova spesso nei sogni di sognatori diversi. Solitamente sognare di essere inseguiti da grandi bestie, tra le quali appunto i cavalli, può essere considerato un sogno d angoscia (Freud, 1900, 665) Freud cavaliere onirico Ne L interpretazione dei sogni (1900) Freud fornisce la spiegazione di un particolare sogno, nell ambito della trattazione dell influenza degli stimoli esterni sul contenuto manifesto dei sogni, nel quale lo psicoanalista cavalcava un cavallo grigio. Nel sogno il Freud cavaliere incontrò un collega medico, anch egli in groppa a un cavallo, che cercava di attirare la sua attenzione su qualcosa. Lo psicoanalista, inizialmente goffo e timido sul proprio destriero iniziò a prendere sempre più sicurezza, sentendosi completamente a suo aggio sul suo intelligente cavallo. Sottoposto a interpretazione il sognò risultò essere stato provocato da uno stimolo doloroso. Da qualche giorno Freud era tormentato da alcuni foruncoli e in particolare da uno formatosi alla base dello scroto. Il sogno quindi attuava la negazione del dolore in maniera quasi drastica. Freud infatti non fu mai capace di andare a cavallo e di certo non avrebbe potuto farlo con un foruncolo dolorante all altezza del perineo. Egli sognò dunque di cavalcare perché non voleva avere il fastidioso rigonfiamento. Per quel che riguarda nello specifico il cavallo Freud osservò che l animale aveva acquistato uno specifico significato simbolico: innanzitutto il suo colore era grigio così come il vestito indossato dal suo collega nell ultima volta che l aveva incontrato in campagna. Questo collega aveva assunto con Freud un aria di superiorità, resa nel sogno proprio dal montare a cavallo, da quando gli era succeduto nella cura di una paziente, con la quale Freud aveva portato però a termine brillanti imprese. Il cavallo quindi acquistava il significato simbolico di una paziente, lo stesso sognatore nella scena onirica 41

43 considerava il suo cavallo veramente intelligente, e stava molto comodo sulla sua groppa così come lo era stato nella casa di quest ultima (Ivi, ) Il sogno d Bismarck Cavalli e cavalieri compaiono anche in un sogno raccontato da Bismarck in una lettera scritta all imperatore Guglielmo I il 18 dicembre del 1881, letto e interpretato da Freud ancora una volta nella sua L interpretazione dei sogni (1900). Bismarck sognò di star cavalcando su per uno stretto sentiero delle Alpi, con a destra il precipizio e a sinistra le rocce. Quando il sentiero si restrinse ulteriormente il cavallo si rifiutò di proseguire. Con la frusta nella mano sinistra Bismarck colpì la roccia invocando Dio e fu così che la frusta si allungò aprendo la parete di roccia che scomparve lasciando spazio a un largo sentiero con un panorama di colline e foreste. Freud osservò innanzitutto come la disperata condizione iniziale del cavaliere e dell animale fosse riferita alla reale posizione delicata dello statista durante quel periodo, in più il cavallo del sogno sembrava simboleggiare proprio lo stesso Bismarck, grande uomo d azione costantemente messo alla prova per il bene degli altri. Nel rifiuto del cavallo di proseguire la sua salita per il sentiero è possibile leggere secondo Freud la necessità dello statista di prendere le distanze dalle preoccupazioni del presente immediato per mezzo appunto del sonno e del sogno (Freud, 1900, ) Un cavallo focoso Alcune volte i sogni hanno la capacità di andare oltre il significato figurato delle parole, permettendo ai vari termini del linguaggio di retrocedere ai loro significati primitivi. Tale procedimento venne messo in evidenza da Freud, il quale portò avanti l analisi di alcuni sogni per dimostrarlo. Tra questi uno venne estrapolato dal Der Grüne Heinrich ( ) opera dello scrittore e poeta svizzero Gottfried Keller, e ha come protagonista un cavallo focoso. Nel sogno il cavallo rotolava in un campo di avena, nel quale ogni chicco era una mandorla, un chicco d uva, una moneta nuova, tutto avvolto insieme in seta rossa stretta da un 42

44 crine di maiale. L autore dette un interpretazione quasi immediata della particolare immagine onirica: il cavallo rotolando nel campo si sentiva piacevolmente solleticato dagli strani chicchi di avena ed esclamava «L avena mi punge» ovvero letteralmente «la prosperità mi ha rovinato» (Freud, 1900, 671). Il sognatore sotto le spoglie di un cavallo manifestava nel sogno i suoi pensieri avversi nei confronti delle proprie ricchezze, rappresentate dalle particolari forme dei chicchi di avena avvolti in un tessuto pregiato come la seta e stretti da un crine di maiale, animale considerato un antico simbolo di prosperità Il caso del piccolo Hans Tra i molti pazienti del dottor Freud uno si distinse innanzitutto per la sua giovanissima età: Herbert Graf, o meglio conosciuto come il piccolo Hans. Il trattamento vero e proprio del bambino fu portato avanti dal padre, Max Graf e solo indirettamente Freud ne impartì le direttive e ne prese parte. Solo una volta lo psicoanalista ebbe un incontro analitico con il piccolo paziente pur consultandosi spesso con il padre che in seguito acconsentì alla pubblicazione del caso. Entrambi i genitori del piccolo conoscevano da tempo lo psicoanalista, il padre per qualche anno aveva frequentato il gruppo freudiano del mercoledì sera, mentre la madre era stata una sua paziente prima del matrimonio ed entrambi furono tra i principali fautori della psicanalisi in quegli anni a Vienna (Gay, 1988, 232). Freud vide per la prima volta il bambino nel giorno del suo terzo compleanno, portando in dono un cavallo a dondolo di legno e proprio i cavalli più tardi diventarono l oggetto fobico del piccolo Hans (Flem, 1987, 82). Max Graf osservava le parole e i gesti della vita sessuale del proprio bambino, fornendo poi un rapporto regolare a Freud, che nel momento del bisogno fece ricorso proprio al materiale fornitogli da padre per portare avanti l analisi dei disturbi del piccolo. Già a tre anni il bambino iniziò a manifestare un particolare interesse per il pipino, denominazione utilizzata per far riferimento agli organi sessuali. L interesse divenne ben presto anche pratico e all età di tre anni e mezzo la madre lo sorprese per la prima volta con la mano sul pene e lo 43

45 minacciò dicendogli che avrebbe chiamato un dottore che avrebbe potuto tagliargli il pipino. Hans ebbe così occasione di formarsi in queste circostanze un proprio complesso di castrazione. Il bambino nonostante la minaccia soffusa della madre continuò a interessarsi di pipini, notando in particolare gli organi sessuali dei grandi animali. Allo zoo affermò di aver visto il pipino del leone mentre in una stalla scambiò la mammella di una mucca con un enorme pene. Un giorno il piccolo osservò che siccome la mamma era tanto grande doveva avere un pipino come quello di un cavallo, mentre in un altra occasione vedendo un cavallo urinare disse al padre che il cavallo aveva il pipino sotto proprio come lui. Secondo Freud l importanza attribuita agli animali nei miti e nelle favole è data in parte dalla facilità con cui questi offrono alla vista del bambino i loro genitali e le loro funzioni sessuali. Il bambino non pone alcuna differenza tra gli animali e gli esseri umani, proprio per questo la vista di animali soddisfa in egual misura le sua aspettative ai vari interrogativi sessuali (Freud, 1909, ). Nel gennaio del 1908 il rapporto redatto da Max Graf per Freud iniziò a vertere sui primi disturbi nervosi manifestati dal piccolo Hans. Il bambino iniziò a soffrire di crisi di angoscia dovute secondo lo psicoanalista alla concentrazione di libido sulla figura materna e alla nascita di una sorellina, Hanna, nei confronti della quale e in maniera a volte anche sfacciata nutriva un accesa ostilità. Aveva difficoltà a uscire per strada e quando lo faceva manifestava evidenti segni di paura, fin quando al ritorno da una passeggiata confessò alla madre di avere avuto paura che un cavallo bianco lo mordesse. Proprio durante la passeggiata il piccolo si era infatti agitato alla vista di un cavallo e ancora a sera espresse la preoccupazione che l animale potesse entrare nella sua stanza. Si presentarono così i primi sintomi dell angoscia a della fobia. Il padre di Hans ipotizzò che i disturbi fossero connessi alla masturbazione praticata dal bambino, ma Freud non sembrò essere convinto di questa iniziale interpretazione. Approfondendo l analisi lo psicoanalista si rese conto che i disturbi del piccolo potevano derivare da un desiderio erotico rimosso nei confronti della madre. Il desiderio ben presto si 44

46 trasformò però in ansia che andandosi a fissare su un oggetto da temere e da evitare. In questo modo si generò la fobia dei cavalli (Gay, 1988, ). Col passare del tempo la paura dei cavalli si trasformò in una coazione a guardarli e dopo una lunga influenza e un operazione alla tonsille che costrinsero il bambino a stare a casa la fobia si aggravò ancora di più impedendogli addirittura di affacciarsi sull uscio di casa. Ben presto al timore dei cavalli si aggiunse quello per gli animali di grandi dimensioni, come la giraffa e l elefante, mentre la vista di quelli più piccoli sembrava ancora divertirlo. Freud osservò che la paura dei grandi animali e dei loro grandi pipini era dovuta all insoddisfazione che Hans provava per le dimensioni del proprio pipino. I grandi animali gli richiamavano alla mente questa sua presunta deficienza e quindi gli risultavano sgradevoli alla vista, cosa che non succedeva con gli animali di piccole dimensioni perché questi avevano appunto il pipino più piccolo. Inoltre sembrava essersi attivato l effetto ritardato della minaccia di castrazione fattagli dalla madre oltre un anno prima, così che Hans era tormentato dalla paura di poter perdere il proprio pene (Freud, 1909, ). Ma fu durante il primo e ultimo colloquio che Freud ebbe con il bambino che lo psicoanalista riuscì a giungere a una spiegazione effettivamente plausibile. I cavalli dei quali Hans aveva paura altro non erano se non rappresentazioni del padre, nei confronti del quale provava effettivamente un certo timore a causa dell immenso amore nutrito per la madre e degli oscuri desideri di morte rivolti alla stessa figura paterna. La fobia di Hans era un modo per fronteggiare conflitti particolarmente penosi tra desideri contrastanti: il bambino infatti voleva bene al padre ma allo stesso tempo ne desiderava la morte per impossessarsi della madre che era si teneramente amata ma era anche oggetto di desideri sadici. A conti fatti Hans era un piccolo Edipo. Dopo la rivelazione offerta da Freud al padre e al figlio l analisi di Hans prese le vie sperate. Finalmente si riuscì a capire di cosa il piccolo avesse veramente paura. Il bambino infatti non temeva solamente che i cavalli lo mordessero, ma aveva anche paura dei cavalli in movimento, dei cavalli grossi e pesanti, dei cavalli al trotto, dei carri e dei furgoni. Hans aveva paura che i cavalli muovendosi 45

47 potessero cadere e fu proprio a questo stadio dell analisi che la causa scatenante della fobia venne rievocata dallo stesso paziente. Un giorno, uscito a passeggio con la madre aveva visto il cavallo di un omnibus cadere a terra e scalciare. La scena lo impressionò a tal punto da pensare che il cavallo fosse morto e che tutti i cavalli in movimento erano in pericolo di caduta. La forte impressione provocata dall incidente acquistò la sua valenza traumatica perché prima di diventare oggetti fobici i cavalli erano apprezzati dal piccolo Hans e perché egli collegava l incidente dell omnibus a un altro incidente avuto da un suo amico di nome Fritzl, il quale giocando ai cavalli era caduto ferendosi un piede. Inoltre l amico di giochi era per Hans un rivale in amore e per tale ragione egli lo accostò alla figura del padre. Più tardi, il vivo e continuo interesse del piccolo per le feci portò il padre a cercare una qualche connessione con la manifesta fobia. Dopo una lunga serie di colloqui divenne chiaro il parallelismo tra il simbolismo delle feci e la nascita della sorellina Hanna, nei confronti della quale come abbiamo precedentemente ricordato Hans nutriva sentimenti ostili dettati dalla gelosia per la madre e dall odio per il padre che aveva ottenuto dalla donna quel figlio che proprio Hans desiderava avere. Per il paziente la piccola Hanna, così come tutti i bambini, erano pezzi di «cacca» e venivano messi al mondo come escrementi; conseguentemente i furgoni, gli omnibus e i carri per le loro analogie con i corpi pieni di feci (come il carro esce dal cancello le feci escono dal corpo) acquistarono per il bambino la valenza di simboli di gravidanza. Quando aveva visto cadere il cavallo atto a trascinare un grosso carico Hans aveva pensato a una nascita, a un parto (niederkommen = venir giù). Il cavallo caduto quindi non rappresentava soltanto il padre morente ma anche la madre partoriente. La nevrosi del piccolo iniziò il suo decorso subito dopo questo particolare avvenimento, e la prova di ciò è data dal fatto che proprio il cavallo assurse alla dignità di oggetto d angoscia (Ivi, ). Bisogna infine ricordare che fu proprio il caso del piccolo Hans con la sua fobia dei cavalli a far capire a Freud l effettivo significato inconscio degli animali per l uomo e l equivalenza totemica tra essi e l idea 46

48 paterna. L animale, fonte di angoscia e sostituto paterno, diventava così il totem del nevrotico (Jones, 1953, 425), ma di questo parleremo più avanti Un cavallo dallo sguardo intenso e profondo Nell opera Sogno e Telepatia (1921) Freud presentò il resoconto di un particolare caso trattato per corrispondenza. Una donna dalla vita segnata da molteplici esperienze telepatiche era perseguitata da circa trenta anni da un sogno angoscioso e ricorrente. Sotto le direttive del dottor N. decise di riferire il sogno proprio a Freud, al quale indirizzò una lettera contenente non solo il racconto del sogno, ma anche una serie di interessanti ricordi infantili (Freud, 1921, 395). Nel sogno la paziente vedeva una lingua di terra circondata d acqua, sulla quale cresceva una palma inclinata verso il bacino. Il tronco della palma era circondato dal braccio di una donna che, chinandosi verso il basso, cercava di soccorrere un uomo a mare senza però riuscirvi. A questo punto del sogno la sognatrice cadeva dal letto svegliandosi. Intorno ai sedici anni di età la donna iniziò a rendersi conto di essere lei stessa la protagonista femminile del sogno e in seguito, fra i diciotto e i vent anni, quando in lei si risvegliò l interesse per il sesso maschile, tentò disperatamente di vedere in viso l uomo nell acqua ma questo non le fu possibile perché la bruma ne lasciava scorgere solo il collo e la nuca. Solo una volta, sotto l effetto della paraldeide, somministratagli in casa di cura, la paziente vide il viso dell uomo: era quello del dottore che l aveva in cura, una persona nei confronti della quale però essa provava esclusivamente simpatia e verso la quale non si sentiva per niente attratta. Secondo lo psicoanalista il sogno di salvataggio dall acqua era un tipico sogno di nascita; la sognatrice desiderava essere la madre dell uomo che tentava di soccorrere oppure bramava di diventare madre grazie a lui per avere un bambino che gli rassomigliasse al punto da essere il suo sosia. L uomo del sogno rimase lungamente incognito, per poi svelarsi sotto l effetto della paraldeide come il medico presso il quale era in cura. La paziente però era consapevole di non provare alcuna particolare attrazione verso il dottore, proprio per questo Freud ipotizzò che il soggetto originale non si era effettivamente 47

49 mostrato. Traslando la figura del medico lo psicoanalista osservò che l uomo del sogno altro non era se non il padre della donna. A conferma di ciò Freud prese in considerazione alcuni ricordi infantili annessi dalla paziente nella missiva. La prima reminescenza risaliva ai sei o nove mesi. La donna ricordava di essere in carrozzina e di vedere alla sua destra due cavalli, dei quali uno, scuro di mantello, la guardava intensamente. Quest esperienza venne presentata dalla paziente come la più vivida in quanto ebbe l impressione che quel cavallo dallo sguardo così profondo fosse un uomo e non un animale. Collegando insieme l analisi del sogno e il significato celato della scena infantile, considerata da Freud un ricordo di copertura, lo psicoanalista osservò che i due cavalli erano in realtà una coppia, ovvero la madre e il padre, e nello specifico che proprio il cavallo dal mantello scuro e dallo sguardo così intenso da sembrare umano era il padre. Si delineavano così i contorni di un probabile caso di complesso edipico femminile. Altri ricordi infantili infatti sembravano confermare il desiderio sessuale nutrito nei confronti del padre e l odio e la gelosia nei confronti della madre. La donna ricordava infatti di un uccellino depostole in mano da un guardiano del parco mentre lei all età di un anno era in compagnia del padre; l uccellino, così come il cavallo, le rivolgeva uno sguardo in tutto e per tutto simile al suo e l atto di tenerlo in mano significava per Freud il desiderio di avere in mano il pene del padre. All età di cinque anni invece la donna ricordava di avere associato le urla di dolore di sua madre durante un parto a quelle di una maiale macellato provando una grande compassione. Dietro l associazione si celava però un malvagio desiderio di morte riferito alla madre, la quale aveva dato dopo di lei altri undici figli al marito ingigantendo così la gelosia e la delusione della paziente per non essere riuscita a ottenere un figlio tanto desiderato dal proprio genitore (Ivi, ). Incontreremo ancora questa paziente nelle prossime trattazioni. 48

50 2.4 Uccelli I volatili, di specie varia, furono spesso introdotti nel discorso da Freud, non solo in ambito strettamente analitico, ma anche in alcune particolari trattazioni, frutto della curiosità e dell elasticità intellettuale dello psicoanalista viennese Il nibbio dei ricordi di Leonardo da Vinci Nel 1910 con l appoggio entusiasta dei vari amici e colleghi psicoanalisti, Freud dette alle stampe la curiosa e affascinante opera Un ricordo d infanzia di Leonardo da Vinci (1910). Egli non nascose mai la sua immensa ammirazione nei confronti del grande genio italiano e il suo essere soggiogato dal fascino di quell uomo grande e misterioso, che probabilmente fu anche uno dei motivi dei frequenti viaggi in Italia, terra amata dallo psicoanalista viennese (Gay, 1988, 242). Il lavoro su Leonardo non venne mai considerato un vero e proprio caso clinico, né tantomeno un romanzo psicoanalitico; l interesse di Freud fu rivolto alle cause che determinarono lo sviluppo mentale e intellettuale del genio del Rinascimento italiano, comprese l individualità e l attività sessuale del soggetto, questioni solitamente sorvolate dalle altre bibliografie per discrezione e pudicizia (Freud, 1910, 367). Il risultato raggiunto fu allora quello di una biografia psicoanalitica, attraverso la quale Leonardo fu presentato sulla base dell analisi di due fondamentali momenti della sua vita: il lavoro sul ritratto di Monna Lisa, la celeberrima Gioconda dall enigmatico sorriso e un ricordo d infanzia dell artista scienziato italiano. Tra gli incredibili e variegati taccuini di Leonardo, compaiono alcune considerazioni sul volo degli uccelli, nello specifico degli avvoltoi; proprio nel portare avanti tale trattazione scientifica, il genio italiano raccontò un ricordo della prima infanzia, uno strano episodio presentato come una reminescenza quasi onirica. Leonardo ricordava se stesso infante in una culla e un nibbio che con insistenza gli apriva la bocca e gli percuoteva ripetutamente le labbra. L episodio raccontato da Leonardo sembrò essere un semplice ricordo infantile, ma Freud approfondendo la questione, osservò come la scena descritta, ovvero un avvoltoio 49

51 che con la coda apre la bocca di un bambino, appaia effettivamente poco credibile. Non un ricordo della prima infanzia quindi, ma una fantasia creata in un epoca successiva, questa fu l analisi dello psicoanalista, secondo il quale i ricordi infantili non vengono fissati nel momento in cui vengono vissuti, così come accade per i ricordi dell età matura, ma vengono invece riscoperti in seguito, quando l infanzia è ormai già passata. Durante il lasso di tempo trascorso essi spesso vengono alterati e modificati per essere messi al servizio di fantasie consce o inconsce degli anni a venire (Ivi, ). Freud analizzò in termini psicoanalitici la fantasia infantile di Leonardo, alla quale assegnò una spiccata valenza erotica: la coda, in questo caso la coda dell avvoltoio, è una delle espressioni più note in lingua italiana, ma non solo, per far riferimento all organo sessuale maschile. Nella fantasia, la scena dell uccello che apre la bocca del bambino per poi percuoterla ripetutamente rappresenta simbolicamente un atto di fellatio, atto sessuale nel quale il pene viene introdotto nella bocca della persona con cui si ha il rapporto. Atti di fellatio compaiono spesso nei sogni e nelle fantasie di donne e omosessuali passivi, ovvero coloro che svolgono il ruolo della donna negli atti sessuali. In ogni modo Freud osservò come, tale atto sessuale, a detta di molti perverso e ripugnante, abbia invece un origine innocente: l attaccamento al capezzolo materno. Ecco perché Leonardo attribuì al periodo in cui era ancora lattante la fantasia dell avvoltoio (Ivi, 378). Ma ancora, perché in questa fantasia dal manifesto contenuto omosessuale la madre viene sostituita proprio da un avvoltoio? Freud ricordò come nell antico Egitto la madre fosse rappresentata da un geroglifico avente la forma di un avvoltoio e come ancora la Dea Madre venisse rappresentata con la testa di avvoltoio, o con molte teste, di cui almeno una era di avvoltoio. Inoltre, anche nelle leggende cristiane, forse più accessibili per Leonardo, l avvoltoio era considerato simbolo di maternità, in quanto si credeva che esistessero solo avvoltoi femmine, che venivano fecondate dal vento. Molto probabilmente, la lettura di qualche trattato di storia naturale sulla particolare caratteristica dell avvoltoio di potersi riprodurre senza il contributo del maschio aveva suscitato 50

52 il ricordo fantastico di Leonardo, il contenuto del quale rimandava sia alla presunta omosessualità passiva dell uomo sia al fatto che anch egli fosse stato figlio di avvoltoio, ovvero aveva avuto una madre amorevole ma non un padre (Ivi, 380). Leonardo era infatti figlio illegittimo: il padre era Ser Piero da Vinci, notaio, discendente da una famigli di notai e agricoltori, la madre era una certa Caterina, probabilmente una contadina; il piccolo venne riconosciuto dal padre all età di cinque anni (Ivi, 375). L amore esclusivo e appassionato rivolto dalla madre insoddisfatta, sedotta e abbandonata dal padre del bambino, al piccolo Leonardo, contribuì inavvertitamente a porre le basi della successiva omosessualità passiva dell uomo. Secondo la teoria psicoanalitica, l omosessualità maschile è provocata da un attaccamento eccessivo ed erotico, nella prima infanzia, ad una figura femminile, solitamente la madre, dimenticato nel corso degli anni. L attaccamento è generalmente provocato dall eccessiva tenerezza della stessa figura femminile e aggravato dalla mancanza di una fissa figura maschile, come appunto nel caso di Leonardo. Col trascorrere degli anni, il legame morboso tra la madre e il bambino soccombe alla rimozione; il ragazzo pone se stesso al posto della madre, si identifica con lei e sceglie il nuovo oggetto d amore a sua somiglianza. Così facendo egli è diventato un omosessuale (Ivi, ). La fantasia dell avvoltoio, riportata da Leonardo nei propri scritti, venne letta da Freud come inconscia rivelazione di omosessualità. L identità sessuale del genio del rinascimento italiano e il suo essere figlio di avvoltoio furono per lo psicoanalista viennese dati di primaria importanza per comprendere la genialità e la brillantezza della personalità, dell arte e della scienza di Leonardo da Vinci. In ogni modo bisogna ricordare come l opera freudiana in questione presentasse non poche incrinature, tra le quali una ci interessa in particolar modo. Freud, per la stesura del saggio sul genio del Rinascimento italiano, si servì di alcune traduzioni tedesche dei taccuini di Leonardo e di uno dei suoi libri preferiti Il romanzo di Leonardo da Vinci dello scrittore russo Dmitri Merežkowskij, il quale fa rivivere in maniera riccamente documentata la personalità di Leonardo e 51

53 la Toscana del Quattrocento. Proprio in quest opera si trovava il famoso ricordo d infanzia preso in considerazione da Freud e insieme al ricordo anche l errore di traduzione che fece del nibbio un avvoltoio, uccello al quale Freud fece riferimento (Major, Talagrand, 2008, 89). L equivoco, venne segnalato per la prima volta nel 1923, ma non fu mai ammesso da Freud né da altri psicoanalisti finché Freud rimase in vita. L errore di traduzione fa naturalmente perdere credibilità alla costruzione avvoltoio-madre e a tutte le sue tremende implicazioni. L avvoltoio è da sempre un animale tipicamente mitologico, mentre il nibbio in quest ottica si limita semplicemente a essere un uccello. Viceversa per la trattazione sul volo di Leonardo appare molto più accreditato il riferimento al nibbio che non all avvoltoio. Il nibbio infatti, come predatore, ha la capacità di servirsi del vento per scendere e salire a suo piacimento utilizzando la coda come timone; proprio per questo Leonardo lo disegnava minuziosamente nei suoi studi sul volo degli uccelli. Ciononostante Un ricordo d infanzia di Leonardo da Vinci rimase sempre il lavoro preferito del nostro psicoanalista Gli uccelli-anima di Schreber Dopo il saggio su Leonardo da Vinci, Freud nel 1910 dette avvio a un successivo lavoro su un analizzando mai visto e mai conosciuto così come lo stesso Leonardo. Stiamo parlando di Daniel Paul Schreber, rinomato giurista sassone affetto da paranoia, del quale Freud possedeva solo un voluminoso saggio autobiografico Memorie di un malato di nervi (1903), nel quale Schreber raccontò con straordinaria lucidità e dovizia di particolari il ricovero durato nove anni in una clinica di Lipsia. Nei suoi deliri paranoici l uomo elaborò una particolare teoria dell universo associata a una complessa teologia e si fece portatore di una sacra missione che prevedeva il suo cambiamento di sesso. Schreber era soggetto a una lunga serie di sofferenze mentali, tra le quali deliri di persecuzioni e allucinazioni uditive e visive (Gay, 1988, 250). 52

54 Per quel che concerne la nostra trattazione ricorderemo il fastidio procuratogli dai così detti uccelli miracolosi o uccelli parlanti. Questi uccelli erano formati da «vestiboli del cielo», ovvero da anime umane beate, infettate però da tossine cadaveriche e ridotte alla condizione di poter solo ripetere frasi imparate a memoria, delle quali riproducevano i suoni non sempre in maniera perfetta senza comprenderne il significato. Gli uccelli-anima avevano il compito di scaricare su Schreber le tossine cadaveriche attraverso la pronuncia di alcune frasi, per poi insinuarsi nella sua anima con le espressioni «Diavolo di un uomo!» o «Che il diavolo se lo porti!». Secondo Freud la vera natura degli uccelli-anima era femminile. Il paranoico con la descrizione presentata sembrava far riferimento proprio alle giovani donne, apostrofate spesso e volentieri come oche o cervelli di gallina a causa del loro ripetere insensato di frasi sciocche e della loro poca istruzione. Schreber stesso, dopo l accurata descrizione degli uccelli, sembrava confermare il pensiero freudiano affermando che egli era solito dare scherzosamente agli uccelli anima nomi di ragazze, in quanto la loro manifesta curiosità e voluttà lo portavano sempre a paragonarli con le giovani fanciulle (Freud,1911, ). In un Postscriptum aggiunto al saggio originale nel 1912, Freud portò avanti un affascinante parallelismo mitologico tra i deliri del paranoico e alcune questioni inerenti il totemismo. Schreber aveva uno speciale rapporto con il sole. Il sole si rivolgeva all uomo con linguaggio umano rivelandosi poi come un organismo vivente. I sentimenti del paziente nei confronti dell astro diurno erano però alquanto contrastanti. Spesse volte infatti egli rivolgeva al sole ingiurie e minacce, lo intimava di scivolare via da lui, sosteneva che il sole impallidisse alla sua presenza e dopo la presunta guarigione si vantava di poter guardare il sole senza rimanerne abbagliato. Egli identificò il sole con Dio e fece quindi dell astro un simbolo sublimato del padre. Schreber era infatti soggetto a un complesso del padre, che probabilmente dettò il suo desiderio delirante di diventare donna e la sua omosessualità. L interesse mitologico freudiano fu stuzzicato dalla convinzione del paranoico di poter guardare il sole senza rimanerne abbagliato. 53

55 Freud ricordò come alcuni studiosi di storia naturale dell antichità attribuivano tale potere alle aquile, rapace che dominando le altitudini entrava in intimo rapporto col cielo, col fulmine e appunto col sole. Si raccontava che l aquila sottoponesse i suoi piccoli a questa prova, solo se essi riuscivano a fissare il sole senza contrarre le palpebre avrebbero avuto la possibilità di essere cresciuti e allevati nel nido materno. Il mito dell aquila attribuisce agli animali comportamenti religiosi considerati tipicamente umani. La prova alla quale il rapace sottopone i suoi pulcini altro non è che un ordalia, ovvero una prova della discendenza, strutturata su pensieri e credenze totemiche tipiche dei popoli dell antichità. Il totem era un animale o una forza naturale considerata capostipite e protettore della tribù. Esso risparmiava i componenti della tribù perché suoi figli e allo stesso tempo questi avevano l obbligo di risparmiare il totem. L aquila in questo senso si comporta come se fosse essa stessa discendente del sole e sottopone alla prova i suoi pulcini per avere conferma della loro discendenza. Allo stesso modo Schreber, con la sua convinzione di poter guardare il sole senza rimanerne abbagliato, riscoprì il significato mitologico del rapporto di figliolanza con il sole che altri non era se non simbolo del padre (Ivi, ) Fiabe e miti Nell opera La scelta degli scrigni del 1913, Freud tentò di svelare il significato nascosto di due scene shakesperiane, una tratta dal Mercante di Venezia l altra da Re Lear, inerenti la scelta tra tre diverse possibilità (gli scrigni nella prima e le figlie del re nella seconda) e la considerazione del mutismo come ineluttabile segno di morte (Freud, 1913, ). La soluzione venne formulata grazie al materiale mitologico e fiabesco raccolto, nel quale troviamo diversi riferimenti ai volatili. Una delle prime fiabe popolari raccolte dai fratelli Grimm citata da Freud fu I dodici fratelli: i dodici figli di un re furono messi a morte a causa della nascita di una bambina come tredicesima figlia. Riusciti a nascondersi nella foresta, un giorno furono trovati dalla giovane sorella, che venne da questi accolta calorosamente. Un giorno la fanciulla vide dodici gigli in un giardinetto 54

56 accanto alla casa dei fratelli nascosta tra gli alberi, nella quale essa era stata ospite; pensò allora di coglierli per donarli ai giovani, ma proprio in quel momento i dodici ragazzi si trasformarono in dodici corvi. La sorella allora, per salvare dalla morte i propri fratelli visse per sette anni nel più assoluto mutismo, anche a costo della propria vita, riuscendo però infine a riscattare i poveri animali. Similmente, anche nel racconto dei Sei cigni sei fratelli, trasformati appunto in cigni, furono salvati dal mutismo della sorella. Se allora il mutismo viene ad essere considerato come una raffigurazione simbolica della morte, sulla scorta di queste favole sembra possibile considerare corvi e cigni come uccelli-anime, incarnazioni dell essenza vitale dei giovani vittime dei sortilegi (Ivi, 212). Dalle fiabe ai miti, nello specifico al celebre mito di Prometeo e dell acquisizione del fuoco. Nel 1931 Freud pubblicò sulla rivista Imago il saggio L acquisizione del fuoco, scritto a partire da una nota de Il disagio della civiltà (1930) sui rapporti inconsci esistenti tra il fuoco e l atto della minzione. Secondo la leggenda mitica, il Titano Prometeo fu condannato a una terribile punizione inflitta dagli dei: incatenato ad una roccia Prometeo è costretto a subire quotidianamente il martirio di un avvoltoio che si ciba del suo fegato. Freud osservò come in molte leggende ignee di altri popoli gli eccelli avessero particolari ruoli nella costruzione del mito; in questo specifico caso, considerando il fegato come sede delle passioni e il fuoco come simbolo della libido è facile intuire che l uccello simbolizzerà il pene. Altro possibile rimando va alla fenice, uccello mitologico, noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte, come il pene che si ravviva dopo essersi afflosciato. Il significato sessuale dell uccello sembra essere palesato da leggende, miti, sogni, uso linguistico, anche odierno e raffigurazioni plastiche (Freud, 1931, 106) Uccellini e ricordi di copertura In un caso seguito tramite corrispondenza, riportato da Freud nell opera Sogno e Telepatia del 1921, e già menzionato nel precedente paragrafo, una paziente tormentata da un sogno angoscioso ricorrente, raccontò allo psicoanalista 55

57 alcuni ricordi infantili, in molti dei quali i soggetti sono proprio degli animali, tra i quali compare anche un uccello: A un anno. Papà e io al parco, e un guardiano mi mette in mano un uccellino. Gli occhi di quest ultimo fissano i miei, io sento che è una creatura come me (Freud, 1921, 398) Freud riconobbe subito in questa precocissima reminescenza infantile un classico ricordo di copertura. La paziente si presentò come una creatura particolarmente nobile e degna di commiserazione, che sempre considerò gli animali come aventi un anima senza riuscire mai a sopportare che fossero trattati con crudeltà. Ma proprio queste affermazioni risultarono essere in contraddizione con la congettura psicoanalitica formulata da Freud sull infanzia della donna, considerata una bambina con impulsi sessuali precoci e violenti moti di odio verso la madre e i fratelli più piccoli. Alla luce di queste considerazioni, l uccellino, ancora una volta, si fece carico di due diversi significati: esso è un simbolo fallico che viene nel ricordo appunto messo in mano alla paziente, ma anche il simbolo di un bambino piccolo, così come ogni altro animaletto di piccole dimensioni. La diagnosi freudiana fu nevrosi isterica dovuta a un complesso edipico femminile: il desiderio di avere contatti con i genitali del padre, simbolizzati dall uccellino tenuto in mano e il desiderio di morte verso la madre riscontrati nel corso dell analisi ne sono chiari sintomi (Ivi, ). 2.5 Serpenti Il simbolismo sessuale maschile è reso da una vasta quantità di rappresentazioni, tra le quali molti animali. Nel paragrafo 2, dedicato alla trattazione psicoanalitica dei volatili, abbiamo ricordato come proprio l uccello sia uno dei simboli più accreditati per rimandare ai genitali maschili. Altro animale al quale andremo a fare riferimento è il serpente. Sulla comprensibilità del significato simbolico del serpente Freud sembra contraddirsi: nella celebre opera de L interpretazione dei sogni (1900) lo psicoanalista lo presentò come il più 56

58 importante dei simboli onirici dell organo genitale maschile (Freud, 1900, 641), mentre quindici anni dopo in una trattazione sul simbolismo nel sogno, raccolta nell opera Introduzione alla psicoanalisi (1915) Freud scrisse che ai simboli sessuali maschili meno facilmente comprensibili, oltre ad alcuni rettili e pesci, appartiene anche il famoso serpente (Freud, 1915, 327) In ogni modo la validità simbolica del serpente sembra essere confermata dalla mitologia e dal folklore, serbatoi culturali ai quali Freud fece sempre riferimento nelle proprie trattazioni Una fobia universalmente umana Ritornando alla raccolta di lezioni che compongono l Introduzione alla psicoanalisi Freud ancora una volta citò il serpente, questa volta nell ambito di una trattazione sull angoscia. Una particolare forma di angoscia è quella connessa alle fobie. Citando l ampia gamma di fobie raccolte da Stanley Hall ( ), uno psicologo americano, lo psicoanalista osservò come i serpenti, insieme ad altri animali, possono diventare oggetto o contenuto di una fobia. In particolare il serpente venne considerato un oggetto fobico dalla valenza universale; per avvalorare tale considerazione Freud raccontò una memoria di Charles Darwin, il quale benché si sapesse protetto da una lastra di vetro, non riuscì a non suggestionarsi d avanti ad un serpente in atteggiamenti aggressivi. La paura dei serpenti rientra quindi in quel gruppo di fobie i cui oggetti hanno un qualcosa di inquietante anche per le persone normali; queste possono apparire esagerate in quanto a intensità, ma sono comunque considerate generalmente comprensibili da tutti (Freud, 1915, ). 2.6 Insetti Gli insetti rivestono un ruolo importante nel simbolismo freudiano, in particolare in quello onirico. All ampia classe degli insecta Freud fece spesso riferimento ne L interpretazione dei sogni (1900), opera nella quale lo psicanalista, a partire dall analisi di una serie di sogni, osservò come gli insetti 57

59 appunto, così come altri animaletti di piccole dimensioni, rappresentino solitamente bambini piccoli o fratelli e sorelle non desiderati; inoltre sognare di essere tormentati o assaliti dagli insetti può essere considerato come indizio di gravidanza (Freud, 1900, 641). Questa osservazione teorica venne poi ripetuta in una lezione sul simbolismo nel sogno raccolta nell Introduzione alla psicoanalisi (1915), lezione nella quale Freud si soffermò sul significato simbolico dei simboli onirici, che può essere estrapolato da fonti molto diverse tra loro: miti, fiabe, folklore, usi linguistici, motti di spirito e via dicendo (Freud, 1915, 330). Nello specifico caso degli insetti, sembra che alcune fiabe abbiano contribuito in maniera predominante all assegnazione della valenza simbolica di questi animali. Prendendo in considerazione alcune osservazioni di Otto Rank ( ), Freud osservò come l eroe fiabesco chiamato ad assolvere un compito gravoso, riesca ad assolverlo solo grazie all aiuto di particolari animaletti, gli insetti appunto, come ad esempio api e formiche. Interpretando analiticamente questo passaggio fiabesco è possibile rendersi conto che gli insetti non sono altro che i sostituti simbolici dei fratelli dell orda primordiale, concetto presentato dallo psicoanalista nell opera Totem e tabù ( ). Proprio per questo nella simbologia onirica quindi, gli insetti intesi in senso dispregiativo come parassiti vanno a rappresentare fratelli e sorelle e in generale bambini piccoli (Freud, 1921, 323) Le farfalle di una piccola infanticida Freud, non fece solo riferimento all ampia famiglia degli insecta nel loro insieme, ma anche ad alcuni suoi particolari membri, tra i quali le farfalle. Nella trattazione di un gruppo di sogni tipici incentrati sulla morte di una persona cara al sognatore, Freud raccontò lo strano sogno di una paziente, che si presentò per la prima volta quando ella aveva quattro anni ed era ancora la più piccola della famiglia, per poi ripetersi in maniera continua nel corso del tempo. Nel sogno comparivano moltissimi bambini, tutti i suoi fratelli, le sorelle, i cugini e le cugine, i quali e tutti insieme giocavano su un prato, fin quando ai bambini 58

60 spuntarono le ali e questi volarono via scomparendo, lasciando la paziente come unica superstite. Freud interpretò il sogno come un tipico sogno di morte di tutti i fratelli e le sorelle della paziente, mitigato dalla censura. Secondo lo psicoanalista, la scena del sogno era stata dettata da un episodio in particolare: in occasione della morte di uno dei bambini presenti nel prato onirico, la paziente aveva raccontato che tutti i cugini erano stati cresciuti insieme in un unica casa, la piccola sognatrice avrebbe chiesto spiegazione sull accaduto a un adulto, il quale avrebbe risposto che i bambini quando muoiono mettono su le ali e diventano degli angioletti. L immagine degli angioletti si tramutò poi in quella delle farfalle: la piccola sognò i bambini che giocavano su un prato e che in seguito volavano via, proprio come le farfalle. Freud osservò che la paziente aveva seguito una particolare associazione di idee degli antichi, secondo i quali l anima aveva le ali così come le farfalle (Freud, 1900, ). Il sogno dell infanticida inconsapevole sembra confermare ancora una volta la trattazione freudiana del simbolismo onirico: gli insetti rappresentano nelle stragrande maggioranza dei casi bambini piccoli e nel suo complesso il simbolismo dei sogni sembra essersi plasmato sulla base di miti, leggende, fiabe e folklore Il sogno dei maggiolini Contenuto del sogno Si ricordò che aveva due maggiolini in una scatola e che doveva liberarli, per non farli soffocare. Aprì la scatola; i maggiolini erano esausti. Uno volò per la finestra aperta, ma l altro fu schiacciato dall imposta della finestra mentre la chiudeva per richiesta di qualcuno. (Segni di disgusto) (Freud, 1900, 602) Nell analisi di questo sogno, apparentemente banale, che ha come protagonisti due maggiolini, Freud fece riferimento a diversi avvenimenti della vita passata e attuale della paziente, molti dei quali interessavano diversi altri animali. Nella notte del sogno il marito della donna non era a casa, ed ella riposava con la figlia di quattordici anni. La sera prima, proprio la giovane ragazza aveva richiamato l attenzione della madre su un moscerino caduto in un bicchiere d acqua, che non venne liberato dalla paziente, la quale, il mattino 59

61 seguente aveva provato pena per il piccolo insetto. Ancora, sempre la sera prima del sogno la donna aveva letto un libro che raccontava la storia di due ragazzi dediti a torturare un gatto con dell acqua bollente. Queste, secondo lo psicoanalista, furono le fonti dalle quali il sogno prese avvio, incentrandosi sulla crudeltà verso gli animali. Di atti simili, si era macchiata anche la giovane figlia della paziente, da bambina infatti era stata molto crudele nei confronti degli animali: raccoglieva farfalle per poi ucciderle con l arsenico o strapparle le ali, conficcava spilli nei moscerini che continuavano a volare per le stanze, lasciava morire i bruchi di stenti con la speranza che si trasformassero in crisalidi. Ancora Freud notò che nello specifico i maggiolini comparivano in alcuni ricordi della paziente, nonché, per assonanze linguistiche, in alcuni importanti avvenimenti della sua vita: negli anni durante i quali la figlia della donna continuava a raccogliere farfalle, dei maggiolini avevano invaso le strade del loro paese ed erano stati crudelmente uccisi dai bambini del posto; la paziente un giorno vide un uomo strappare le ali a un maggiolino per poi mangiarlo; la donna era nata a maggio e si era anche sposata nello stesso mese. In ogni modo, il desiderio celato dal sogno e dalle figure dei maggiolini era una desiderio sessuale represso nei confronti del marito. Freud trasse questa conclusione quando nel corso dell analisi la paziente gli raccontò che qualche giorno prima del sogno era rimasta inorridita da un pensiero che le era venuto in mente, nello specifico di una frase imperativa rivolta al marito: Impiccati!. Solo poche ore prima aveva letto che un uomo quando viene impiccato ha una forte erezione. Il sogno quindi celava una repressione libidica della donna che non trovava soddisfazioni sessuali nel suo matrimonio (Freud, 1900, ). Il contenuto del sogno, ovvero la crudeltà nei confronti dei maggiolini, nascondeva quello che era il vero pensiero del sogno, la sessualità. Elementi estrapolati dalla vita passata della paziente ed elementi recenti al momento onirico erano stati raccolti nel sogno attraverso un lavoro di condensazione, grazie al quale i sogni sono brevi, semplici a volte laconici ma allo stesso tempo capaci di 60

62 raccogliere gli estesi e abbondanti pensieri che celano, e che possono essere ricostruiti solo attraverso un accurato lavoro di analisi (Ivi, 596). 2.7 Felini Della famiglia dei felini, Freud citò in particolar modo gatti e leoni, entrambi animali portatori di specifici significati simbolici, in particolar modo nell ambito del simbolismo onirico Gatti Prima di addentrarci nel simbolismo onirico, ci soffermeremo sulle possibili cause provocatrici dei sintomi isterici. Freud, nelle pagine degli Studi sull isteria (1895), trattando la particolare natura delle cause scatenanti dei sintomi isterici, raccontò la storia di una ragazza di diciassette anni che ebbe il so primo attacco isterico dopo che un gatto le saltò addosso nell oscurità. La crisi isterica sembrava essere stata provocata da questo iniziale spavento. Solo dopo aver portato avanti un indagine più approfondita si scoprì che la ragazza, ingenua e di bell aspetto, aveva subito recentemente diversi avance, più o meno brutali, da parte di ragazzi, che avevano risvegliato in lei una certa eccitazione sessuale. Pochi giorni prima dell incidente del gatto, un ragazzo aveva tentato di aggredirla sulla stessa scala al buio. Proprio quest ultimo era stato il vero trauma, la vera causa provocatrice della seguente crisi isterica. Il trauma psichico era stato reso manifesto dal gatto (Freud, 1895, 269). Ritorniamo ora ai sogni: il gatto rappresenta un chiaro simbolo di genitali, sembra infatti che il mantello morbido e invitante abbia una certa affinità con la peluria pubica. Ancora una volta tale simbologia viene estrapolata dalla mitologia e dal folklore (Freud, 1900, 641) 61

63 2.7.2 Leoni gialli e leoni sorridenti Il primo leone a comparire negli scritti freudiani fu un leone giallo, oggetto di un sogno di un medico trentenne che raccontò l episodio a Freud. Il leone comparve per la prima volta nell infanzia dell uomo per poi continuare a presentarsi nei sogni con una certa ricorrenza. Un giorno il leone giallo si tramutò in un ninnolo di porcellana scomparso da tempo. Il medico incuriosito dall accaduto chiese alla madre del ninnolo, e questa gli rivelò che proprio quell oggetto era stato uno dei suoi giochi preferiti durante l infanzia. Sono molti gli elementi infantili presenti nei sogni; questi possono essere svelati dall analisi anche quando il contenuto manifesto apparentemente non vi fa alcun riferimento. Ciò avviene.in particolar modo in quei sogni che risultano essere ricorrenti, ovvero quei sogni che compaiono per la prima volta durante l infanzia per poi ripetersi di tanto in tanto nelle notti del sognatore (Freud, 1900, 544). Ancora un altro sogno: questa volta i leoni sono tre e sono in un deserto. Freud raccontò così il ricordo della sognatrice: Vide tre leoni in un deserto, di cui uno rideva; ma lei non aveva paura. Ma in seguito deve essere scappata, perché cercava di arrampicarsi su un albero; ma scoprì che sua cugina, insegnante di francese, era già lassù, ecc. (Ivi, 700) Dall analisi emerse che gli elementi indifferenti dai quali il sogno prese avvio furono: una frase che la giovane sognatrice lesse in un compito di inglese: «La criniera è l ornamento del leone»; l insegnante di inglese che si chiamava Miss Lyons (Lions=leoni); il regalo di una conoscente che le aveva mandato le ballate di Loewe (leone) e infine la barba che incorniciava il volto del padre così come una criniera. Da qui la rappresentazione dei tre leoni, e la conseguente mancanza di timore della giovane. Ma l analisi portò alla luce ancora altro, in particolare un aneddoto, definito da Freud molto divertente ma un po sconcio, di un funzionario al quale fu chiesto il perché non si sforzasse di più per entrare nelle grazie del suo caposezione e che rispose che aveva già cercato di penetrare là dentro ma il suo superiore era già lassù. Il sogno insieme all aneddoto divennero comprensibili solo quando si seppe che la signora, il giorno prima dell evento 62

64 onirico aveva ricevuto la visita del superiore di suo marito, il quale era stato molto gentile con lei baciandole la mano. Quindi il leone sorridente altri non è che il superiore del marito della donna, un leone della società, un pezzo grosso (in tedesco grande bestia), nei confronti del quale la sognatrice non nutriva alcun timore (Ivi, ). Il materiale rappresentativo di un sogno viene, secondo Freud, sottoposto a spostamenti e a sostituzioni, mentre gli affetti, ovvero i sentimenti nei confronti di qualcuno o di qualcosa, rimangono immutati (Ivi, 700). Proprio per questa ragione la donna non ebbe timore dei leoni del sogno; il leone sorridente sostituiva la potente figura del superiore del marito che le aveva fatto visita il giorno precedente La lince Oltre ai gatti e ai leoni, nel bestiario felino freudiano comparve anche una lince. Un giorno una paziente si presentò allo psicoanalista abbattuta e quasi piangendo disse che non avrebbe mai più voluto vedere i propri parenti perché questi avrebbero dovuto avere orrore di lei. Subito dopo, senza essere stata interpellata da Freud, raccontò un sogno che aveva avuto all età di quattro anni: vedeva una lince camminare su un tetto, poi era caduto qualcosa, forse lei stessa, e infine aveva portato sua madre morta fuori di casa piangendo disperatamente. Il sogno apparve subito allo psicoanalista un classico esempio di sogno tipico sulla morte di una persona cara. La spiegazione che lo psicoanalista fornì alla paziente fu che ella da bambina aveva desiderato veramente la morte della madre e che ora a causa di questo sogno i suoi parenti avrebbero dovuto avere orrore di lei. Ben presto la paziente ricordò come un giorno, quando era molto piccola, un ragazzo per strada l aveva insultata «occhio di lince» e ancora di come quando lei aveva tre anni, una tegola era caduta da un tetto ferendo la madre alla testa. Questi due ricordi infantili si erano fusi insieme nel sogno, risvegliano i sensi di colpa provati dalla giovane per aver desiderato la morte della madre quando era ancora una bambina (Freud, 1900, 585). 63

65 2.8 Altri animali Ne L interpretazione dei sogni (1900) e nella decima lezione dell Introduzione alla psicoanalisi ( ), intitolata Simbolismo nel sogno, Freud presentò una completa tassonomia dei significati simbolici che gli animali rivestono nei sogni. Tutto ciò fu possibile per alcune particolari proprietà del simbolismo. Il simbolismo infatti non deve essere considerato una peculiarità del sogno, bensì della rappresentazione inconscia, che si ritrova in ambiti tra loro molto diversi: fiabe, miti, folklore, motti di spirito, uso linguistico poetico e colloquiale. Proprio per questo motivo questo tipo di relazione tra gli elementi onirici e ciò a cui essi rimandano permette di portare avanti traduzioni immutabili radicate nella cultura e nella memoria filogenetica dei popoli. In quest ottica prenderò ora in considerazione tutta quella serie eterogenea di animali ai quali in questo capitolo non è stata dedicata un analisi specifica. Secondo lo psicoanalista viennese, gli animali feroci sono impiegati nei sogni per rappresentare impulsi passionali, pulsioni cattive e ancora persone sessualmente eccitate. Il sognatore teme queste pulsioni in quanto classiche portatrici di angoscia. Nel contenuto manifesto la persona sognante può esserne il portatore oppure può attribuirle ad altri. Freud parlò a tal proposito di libido, quella particolare forza posseduta dall Io che viene combattuta mediante la rimozione (Freud, 1900, 672). Nei sogni di angoscia capita spesso che nel contenuto manifesto si verifichi un inseguimento a opera ancora di bestie feroci ma anche di tori e di cavalli (Ivi, 665). Rettili, pesci e lumache rappresentano solitamente organi genitali maschili, ma anche gatti e topi possono farlo a causa del loro implicito rimando alla peluria pubica. Altro animale indirettamente connesso al simbolismo genitale maschile è il maiale in quanto antico simbolo di fecondità. Lucertole e altri animali la cui coda ricresce se viene tagliata sono invece chiamati a rappresentare un avvertimento di castrazione (Ivi, 641). Tra gli animali che invece vanno considerati come innegabili simboli femminili avremo sicuramente la chiocciola e la conchiglia (Freud, , 328). I vermi, così come altri piccoli animali, simboleggiano bambini piccoli, 64

66 questo a causa della scherzosa abitudine di riferirsi ai bambini con l appellativo di Würmer appunto vermi (Ivi, 331). Ancora gli animali e nello specifico l intera classe dei mammiferi vengono chiamati in causa da Freud nell ambito della spiegazione dei classici sogni di nascita. La nascita viene solitamente espressa nel sogno attraverso riferimenti all acqua. Se si precipita in acqua l interpretazione coincide con il partorire, se invece si esce dall acqua si è partoriti. Questo simbolismo è caratterizzato da un doppio riferimento alla realtà evolutiva: tutti i mammiferi terrestri hanno avuto origine da animali acquatici e inoltre ogni mammifero, uomo compreso naturalmente, trascorre la fase embrionale immerso nel liquido amniotico materno e con la nascita appunto esce dall acqua (Ivi, 332). A volte può capitare che la rappresentazione onirica attraverso il simbolismo utilizzi gli animali per esprimere letteralmente anche modi di dire. Freud raccontò il sogno fatto da una signora: una cameriera era su una scala, come per pulire una finestra e aveva con se uno scimpanzè e un gatto gorilla, espressione che venne corretta successivamente dalla sognatrice con gatto d angora. La cameriera lanciò ad un certo punto gli animali sulla sognatrice e lo scimpanzè l abbracciò, cosa che le sembrò disgustosa. Il congegno utilizzato dal lavoro onirico era estremamente semplice; scimmia e i nomi di animali in genere vengono utilizzati come insulti nel linguaggio quotidiano, quindi la traduzione del sogno non era altro che lanciare insulti (Freud, 1900, 670). Un ultima osservazione a proposito della grande varietà di animali incontrati nell ambito della trattazione onirica. Nel suo accurato studio dei sogni Freud distinse quattro tipi di fonti sulla base delle quali il materiale onirico si costituisce: eccitazioni sensoriali esterne (oggettive), eccitazioni sensoriali interne (soggettive), stimoli fisici interni (organici) e fonti di stimolo meramente psichiche (Ivi, 448). Per quel che riguarda la seconda tipologia di fonti, ovvero le eccitazioni sensoriali interne, Freud, citando prima Wundt e poi Giovanni Müller entrambi interessati all eziologia dei sogni, affermò che la principale evidenza a favore del potere delle eccitazioni sensoriali interne fossero le «allucinazioni 65

67 ipnagogiche», ovvero tutta quella serie di immagini che appaiono abitualmente quando si è in procinto di addormentarsi, e che possono rimanere impresse in maniera vivida per un certo tempo dopo il risveglio oppure influenzare la successiva formazione di immagini oniriche. Secondo Wundt proprio la tendenza dei sogni di formare un gran numero di oggetti simili o identici era dovuta alle eccitazioni soggettive della retina. Tutto ciò sembra poter avvalorare la preferenza mostrata dai sogni per gli animali, in quanto proprio la varietà delle loro forme può facilmente adattarsi alle forme particolari delle immagini soggettive (Ivi, 453). 66

68 TERZO CAPITOLO LA VISIONE ZOOLOGICA FREUDIANA Nei capitoli precedenti abbiamo vagliato le comparse animali nella vita privata, negli anni pre-psicoanalitici e in quelli analitici di Sigmund Freud. Sono stati pochi i biografi a soffermarsi sull importanza che gli animali domestici, nello specifico i cani, ebbero nella vita di Freud. L amore per questi animali, definiti più volte dallo psicoanalista gli amici più fedeli nel regno animale (Freud, 1930, 123), segnò l esistenza di Freud, che accolse le bestie nella propria casa e addirittura nel proprio studio, luogo considerato quasi sacro dall uomo che lo precluse al resto della famiglia. L entrata in scena dei vari esemplari di razza chow, mise per la prima volta lo psicoanalista in contatto con gli animali. Se si escludono infatti i contatti scientifici avuti da un Freud ancora giovane con i vari animali da laboratorio (soprattutto pesci e anguille), i cani furono l unico spiraglio che lo psicoanalista concesse al regno animale nella propria vita. Il cane è l emblema dell addomesticamento delle bestie da parte dell uomo, è per eccellenza l animale addomesticato. Fu proprio con questa categoria di bestie, ovvero con gli animali addomesticati che Freud entrò realmente in contatto. Vivendo per gran parte della propria esistenza a Vienna, lo psicoanalista ebbe una conoscenza del mondo animale ristretta ai classici animali cittadini come cavalli, cani, gatti, piccoli uccelli, insetti. Nelle sue trattazioni egli constatò la fondamentale influenza rivestita dall ambiente circostante e dalle esperienze di vita nella formazione delle patologie. Osservò come i bambini affetti da zoofobia risultassero essere influenzati dall habitat a essi familiare nella scelta dell animale eletto a oggetto d angoscia. I fanciulli cresciuti in città infatti erano solitamente orientati su determinate categorie di animali, solo raramente essi spaziavano su bestie conosciute sui libri illustrati o attraverso il racconto di una fiaba. Anche lo psicoanalista potrebbe essere stato influenzato dall ambiente cittadino, e ciò 67

69 inevitabilmente andrebbe a limitare o comunque a restringere la sua presunta visione zoologica. Sembra che Freud avesse molta più familiarità con gli animali incontrati nei sogni, nei deliri, nelle zoofobie e nelle nevrosi che con le bestie in quanto tali. Ripercorrendo le storie dei casi e le interpretazioni delle comparse animali nei sogni non si può fare a meno di notare la perdita della consistenza naturale degli animali e la loro riduzione analitica in simbolo. Le bestie perdono la loro reale natura per tramutarsi in simboli genitali e sessuali. Nel simbolismo onirico i simboli vengono estrapolati dalla mitologia, dal folklore, dall uso linguistico e dalla storia della religione; in quest ottica essi, compresi i simboli rappresentati da animali, diventano veicoli di significati altri, che poco hanno realmente ancora di animale e di naturale. L animale è inoltre il surrogato del padre per eccellenza, tanto in termini filogenetici che in termini ontogenetici (Genosko, 1963, 606). Lupi, cavalli, topi e via dicendo diventano i veicoli prediletti dell inconscio per rappresentare le relazioni dei figli con i padri. Sia le zoofobie, come abbiamo già avuto modo di costatare, che il totemismo, che a breve tratteremo, pur chiamando in causa in maniera esplicita l animale si strutturano sul complesso di Edipo tipicamente umano, cardine dell intera dottrina psicoanalitica. Freud conosce solo il lupo o il cane edipizzato, il lupo-papà castrato-castratore, il cane a cuccia, il «Bau-bau» dello psicoanalista (Deleuze, Guattari, 1987, 40) In questa citazione, tratta dall opera Mille piani (1987) scritta a quattro mani da Deleuze e Guattari, si racchiude la summa della possibile critica rivolta alla visione zoologica freudiana. Nonostante l innegabile amore e rispetto più e più volte dimostrato nei confronti dei cani che popolarono negli anni la casa della Berggasse e gli svariati riferimenti rintracciati negli scritti freudiani al mondo animale, è possibile rendersi conto del fatto che lo psicoanalista viennese si limitò a utilizzare gli animali solo in vista di uno studio e di una analisi incentrata sull uomo. È l essere umano il vero punto cardine dell intera trattazione psicoanalitica. Freud non disconobbe però l appartenenza dell uomo al regno 68

70 animale; riprendendo le rivelazioni evoluzionistiche presentate da Charles Darwin lo psicoanalista viennese riconobbe la natura animale dell essere umano e condannò esplicitamente la presunzione dell uomo di ergersi a signore e padrone delle altre creature del regno animale. Le successive acquisizioni umane non hanno il potere e la valenza di cancellare la parità esistente tra l umano e l animale tanto da un punto di vista biologico che psicologico (Freud, 1916, 660). Nella seguente trattazione prenderemo in considerazione alcune speculazioni teoriche antropologiche, tanto care a Freud, nelle quali è possibile rintracciare il filo rosso dell animalità. Il concetto non viene mai trattato in maniera esplicita e diretta, l animale infatti rivestirà il ruolo di termine di paragone e di differenza rispetto all essere umano. Ciononostante è possibile attribuirgli un ruolo nell ambito della ricerca analitica. 3.1 In principio fu l alzarsi da terra Freud, così come ricorda Ernest Jones nella biografia dedicata allo psicoanalista, si pose sempre il problema di come l uomo fosse giunto a essere uomo (Jones, 1953, 374). In linea con la teoria evoluzionistica darwiniana egli considerava l essere umano «[ ] nulla di più e nulla di meglio dell animale» (Freud, 1916, 661), ma allo stesso tempo cercò sempre di cogliere il principio di costituzione dell innegabile scarto sviluppato dall uomo nel corso dell evoluzione rispetto al resto del mondo animale, attraverso l interesse per la storia remota dell umanità e le scoperte e i contributi ottenuti sul lettino analitico. Fin dal lontano 1897 una particolare ipotesi, forse stimolata dalla corrispondenza con l amico Fliess, iniziò a strutturarsi nel pensiero freudiano: l acquisizione della statura eretta da parte dell uomo doveva aver segnato l inizio del suo fatale sviluppo culturale. L attributo negativo assegnato da Freud allo sviluppo culturale umano ci sarà chiaro in seguito. Il distacco dell uomo dal suolo, che già di per se lo rendeva diverso rispetto agli altri animali suoi parenti prossimi, dette avvio a una concatenazione di eventi che portarono l uomo sulla 69

71 soglia della civiltà, considerata appunto dallo psicoanalista viennese come la somma di tutte quelle opere e quelle istituzioni per le quali la nostra vita si distacca da quella dei nostri antenati animali (Freud, 1930, 113). In ogni modo, l innalzamento dell uomo da terra provocò la svalutazione degli stimoli olfattivi, che inevitabilmente intaccò l influenza della periodicità organica del processo sessuale femminile sull eccitazione libidica maschile. L azione periodica esercitata dalla mestruazione sulla psiche maschile cesso di esistere e l uomo primitivo non ebbe più alcun motivo di allontanare da sé la femmina, dando così avvio alla formazione delle prime famiglie. Gli stimoli olfattivi vennero rimpiazzati dagli stimoli visivi, incoraggiati inoltre dall acquisita visibilità degli organi sessuali. Tutto ciò dette avvio al processo della rimozione sessuale, che secondo Freud va di pari passo con l incivilimento umano. La rimozione fu necessaria in quanto difesa organica della nuova forma di vita assunta con la stazione eretta contro la precedente esistenza animale. La vicinanza degli organi escretori a quelli genitale inevitabilmente accostò l idea del sesso a quella della sporcizia provocando un certo influsso sulla nostra vita psichica. Ad esempio le componenti pulsionali coprofile, evidenti nel bambino durante la fase anale, si rivelarono incompatibili con i nuovi sentimenti civili sviluppatisi nel corso dell ominizzazione, come il disgusto, il pudore e l apprezzamento estetico. In ogni modo l uomo civilizzato non perse mai le componenti tipicamente animali della sua sessualità. Freud osservò infatti che gli organi genitali umani non seguirono l evoluzione verso la bellezza che interessò invece il resto delle forme corporee, conservando un evidente aspetto animalesco, così come l amore, l Eros, che rimase ed è tutt ora essenzialmente animale, nonostante le limitazioni imposte dal vivere civile che a breve tratteremo (Freud, 1912, 431). 3.2 Il padre primordiale dei nevrotici e dei primitivi Una delle speculazioni teoriche più ricche e articolate, nonché pertinenti alla nostra trattazione, è contenuta nella celebre opera Totem e tabù (1913). Il 70

72 lavoro si compone di quattro piccoli saggi, pubblicati inizialmente nelle prime due annate della rivista Imago ( ) e successivamente raccolti in un unico volume, e contengono il primo tentativo fatto da Freud di applicare i risultati raggiunti nella psicoanalisi a problemi ancora non risolti esaustivamente della storia dei popoli. L intento dello psicoanalista viennese era quello di rintracciare e ricostruire l inizio della vita comunitaria dell uomo primitivo, mettendone in evidenza le varie conseguenze, derivanti ancora una volta dalla differenziazione che caratterizzò l animale umano rispetto al resto del mondo animale. Nel primo saggio intitolato L orrore dell incesto lo psicoanalista introdusse il concetto di totemismo. Il totemismo è un sistema che presso alcuni popoli primitivi dell Australia, dell America e dell Africa sussiste in luogo delle istituzioni religiose e sociali. Il totem, il quale da il nome alla tribù, è nelle stragrande maggioranza dei casi un animale, a volte commestibile o innocuo altre volte temuto e pericoloso, considerato dai membri del clan loro progenitore. L animale diventa quindi il padre primordiale della tribù; tutti i membri si considerano figli suoi, esso è il genio tutelare che aiuta e protegge la propria stirpe e che allo stesso tempo viene temuto e rispettato. Tutti i figli dell animale sacro sono sottoposti a un obbligo rigidissimo: nessuno può nuocere, uccidere e cibarsi del totem e di tutti i rappresentanti della specie, pena un automatica punizione. Esso è inoltre ereditario e tutti i discendenti di uno stesso capostipite si considerano consanguinei, proprio per tale ragione Freud postulò un forte nesso tra la cultura totemica e la nascita delle regole esogamiche dettate dal terrore dell incesto che si riscontra nelle popolazioni primitive (Freud, 1913, 56-57). Al totemismo sembrano inoltre essere connessi alcuni tabù. Proprio il concetto di tabù divenne il fulcro del secondo saggio intitolato Il tabù e l ambivalenza dei sentimenti. La parola tabù è di origine polinesiana e non risulta facilmente traducibile a causa della mancanza, presso la cultura occidentale, del concetto al quale si riferisce. Secondo lo psicoanalista essa racchiude in sé due significati tra loro opposti: sacro, consacrato ma anche pericoloso, sinistro, proibito e impuro. Il tabù ha il compito di imporre delle limitazioni, dei divieti, la 71

73 cui origine rimane sconosciuta e che non sono retti da alcuna motivazione ragionevole a differenza di quelli morali e religiosi. Freud osservò, seguendo la precedente trattazione di Wundt sull argomento, che proprio i tabù inerenti l animale, ovvero non uccidere e non mangiare l animale totem costituivano non solo il nucleo del totemismo, ma anche i divieti più antichi e importanti, ai quali si collegano, come abbiamo precedentemente ricordato il divieto di avere rapporti sessuali con i membri dello stesso clan totemico. Le proibizioni del tabù sembrano rivolte ad attività svolte con una certa tendenza e si sono poi conservate nel passaggio tra le generazioni attraverso l autorità ad esempio dei genitori e della società. Solo successivamente con il passare del tempo i vari divieti si strutturarono come patrimonio psichico ereditario. Portando avanti un parallelismo tra il comportamento dei primitivi e quello dei nevrotici Freud ipotizzò che alla base del comportamento nei confronti dei tabù vi fosse un atteggiamento ambivalente. La conservazione dei tabù infatti implicherebbe l originario piacere avuto dai popoli primitivi nel fare ciò che successivamente divenne proibito. L ambivalenza quindi sta nel fatto che i primitivi avrebbero voluto inconsciamente violare i precetti imposti, ma temevano allo stesso tempo di farlo. Secondo lo psicoanalista essi lo temono appunto perché lo desiderano fortemente. Il desiderio di trasgredire permane nell inconscio, ma la paura risulta essere più forte del piacere. Conseguentemente i due più antichi divieti da tabù, ovvero non uccidere l animale totem e non infrangere le regole esogamiche sarebbero i più antichi e potenti desideri umani (Ivi, 71-80). Ma come spiegare l enigma del totemismo e dei tabù a esso connessi? Freud, dopo aver vagliato una serie di possibili spiegazioni teoriche fece nuovamente riferimento al sapere ottenuto grazie al lettino analitico, prendendo in considerazione l atteggiamento manifestato dai bambini nei confronti degli animali, per poi adottare quella particolare strategia comparativa considerata da Peter Gay tipica della teorizzazione freudiana (Gay, 1987, 297). L atteggiamento dei bambini nei confronti dell animale presenta numerose analogie con quello del selvaggio e dell uomo delle origini. Il primitivo, nello stadio del totemismo, non 72

74 ha alcuna difficoltà a far derivare la propria stirpe da un progenitore appartenente al mondo animale. Residui di questo antico modo di pensare si ritrovano anche in diversi miti e religioni antiche, nei quali molti dei hanno aspetti animali o vengono rappresentati nell arte con teste di bestie. Così come il selvaggio il bambino sembra non trovare alcuna differenza con l animale. Fino a un certo stadio di sviluppo egli considera l animale un suo pari. A volte però, in questa particolare comunanza possono insorgere alcuni sconvolgimenti: il bambino comincia ad avere paura di alcuni particolari animali apparentemente senza motivo alcuno. Entriamo così nel ricco quadro delle zoofobie, malattie psiconevrotiche molto frequenti nei bambini piccoli. L animale, così come abbiamo avuto modo di costatare nel precedente capitolo, diventa per il bambino un irragionevole fonte di angoscia. La scelta della bestia oggetto di fobia è dettata da alcune circostanze: la fobia solitamente riguarda animali per i quali fino ad allora il bambino aveva manifestato uno spiccato interesse e una certa ammirazione; i piccoli residenti in città restringono il loro campo di possibilità ai classici animali cittadini come il cavallo, il cane, il gatto e più raramente uccelli, farfalle o scarabei. Può anche capitare che il bambino scelga un animale visto in un illustrazione oppure protagonista di una favola che gli è stata raccontata. In ogni modo il timore nutrito per l animale oggetto di fobia appare del tutto irragionevole e sconsiderato, ma non per la psicoanalisi (Freud, 1913, ). L analisi ha infatti provato che l animale temuto dal bambino altro non è che un simbolo inconscio del padre, contemporaneamente amato e odiato. Ecco comparire allora il complesso di Edipo, considerato dallo psicoanalista il complesso centrale delle nevrosi. Il bambino maschio si trova in una situazione ambivalente nei confronti del padre: egli lo odia in nome della rivalità sorta a causa del forte legame materno, ma allo stesso tempo lo stima e prova sentimenti benevoli nei suoi confronti. L odio così è neutralizzato dall affetto e crea una situazione equivoca nel piccolo che cerca di superarla spostando i sentimenti di ostilità e di paura su un oggetto sostitutivo, l animale appunto. Nella trattazione proposta in Totem e tabù Freud portò avanti come esempi alcuni casi clinici, tra 73

75 questi quello del piccolo Hans (vedi il paragrafo del secondo capitolo) il bambino di cinque anni affetto da fobia per i cavalli, accompagnato nel testo da un ragazzo con una fobia per i cani studiato dallo psicoanalista russo M. Wulff e il caso del piccolo Arpad, comunicatogli da Ferenczi, che si identificava con i polli e che allo stesso tempo godeva nel vederli uccidere (Gay, 1987, 298). Prendendo in considerazione il particolare comportamento di questi soggetti e operando un parallelismo antropologico Freud tentò di interpretare l animale totemico come una raffigurazione del padre primordiale. Così come il bambino anche il selvaggio sembrava identificarsi con l animale totem e manifestare atteggiamenti ambivalenti nei suoi confronti. Riprendendo gli studi portati avanti da W. Robertson Smith, fisico, filologo, critico della Bibbia e archeologo, lo psicoanalista viennese osservò che una strana cerimonia, definita banchetto totemico, rientrava nei riti propri del sistema totemico. In alcune particolari occasioni i primitivi erano soliti sacrificare l animale totem per poi cibarsi delle sue carni, in maniera tale da rafforzare l identità sociale e la comunanza con lo stesso totem sacrificato. La cerimonia sacrificale era caratterizzata dalla manifestazione imperiosa di sentimenti ambivalenti: prima il dolore e il lutto per l uccisione, dopo la gioia e la festa che esplodevano durante il banchetto. Un simile atteggiamento affettivo ambivalente si presenta nei bambini affetti da complesso del padre, quindi l antenato totemico dei clan dei popoli primitivi doveva avere lo stesso significato dell animale oggetto di fobia. Segue a questa fondamentale osservazione la costatazione del forte nesso esistente tra totemismo ed esogamia: le due usanza costituiscono le due metà del complesso di Edipo, ovvero l attrazione per la madre e i desideri di morte rivolti al padre rivale, i due più antichi e più potenti desideri dell uomo sottoposti ai due divieti da tabù che costituiscono le due leggi basilari dell istituzione totemica (Freud, 1913, ). In ogni modo le argomentazioni freudiane non si fermano a questo punto della spiegazione. Lo psicoanalista viennese tentò di portare avanti una ricostruzione storica delle origini del totemismo prendendo in considerazione 74

76 l analisi del totem e del banchetto totemico in ottica psicoanalitica e l ipotesi formulata da Darwin sullo stato primitivo della società umana. Seconda la teoria darwiniana l umanità primitiva viveva ed era organizzata in piccole orde formate da un maschio dominante e da diverse femmine, sul modello degli antropomorfi superiori ai nostri giorni (Jones, 1953, 435). Prendendo in considerazione questa supposizione, Freud ipotizzò che un giorno i fratelli scacciati dal padre dall orba si fossero riuniti e avessero ucciso e mangiato il padre per porre fine alla tirannia del genitore violento e geloso che teneva per se tutte le femmine. Il progenitore dei fratelli costituiva per quest ultimi un modello allo stesso tempo invidiato e temuto. Essi mangiando le sue carni avevano la possibilità di identificarsi con lui. Alla stregua dei bambini affetti da complesso del padre anche i fratelli dell orba primordiale erano animati da sentimenti contraddittori: essi odiavano il padre che con violenza non permetteva loro di soddisfare i loro desideri e le loro esigenze sessuali e tuttavia lo amavano e lo ammiravano. Così dopo aver soddisfatto il proprio odio con la brutale uccisione furono sopraffatti dal senso di colpa, rinnegarono la loro azione e rinunciarono a godere dei benefici ottenuti. In questo modo furono istituiti i due tabù fondamentali del totemismo, ovvero la proibizione dell uccisione del totem, sostituto del padre, e l impossibilità di avere rapporti carnali con le donne appartenenti allo stesso clan totemico. La religione totemica quindi nacque dal senso di colpa dei figli assassini come un tentativo per acquietare questo sentimento e per ottenere la riconciliazione col padre ucciso attraverso una sorta di ubbidienza postuma. Secondo lo psicoanalista un evento simile deve aver lasciato indubbiamente delle tracce incancellabili nella storia dell umanità. Il rimorso, la repressione e l inibizione furono incorporate sotto forma di coscienza ed ereditate dalle successive generazioni. In quanto l uomo, secondo un procedimento tipicamente lamarkiano, sarebbe in grado di ereditare dai suoi antenati biologici un peso della coscienza, il memorabile atto criminoso nei confronti del padre primordiale può essere considerato l atto iniziale della storia della civiltà (Freud, 1913, ). 75

77 È possibile rendersi conto a questo punto della trattazione dell enorme importanza rappresentativa rivestita dall animale nella psicoanalisi tanto a livello filogenetico (padre primordiale e totemismo) quanto a livello ontogenetico (zoofobie, animale sostituto inconscio del padre). Allo stesso tempo però, seguendo la speculazione teorica proposta da Freud ritornano in auge le critiche rivolte alla sua presunta visione zoologica: anche in questo caso l animale perde la propria animalità, è spogliato della propria essenza animale; esso si limita a essere un simbolo, un segno veicolo delle relazioni dei figli con i padri, un semplice sostituto rappresentativo di un ruolo e di un rapporto umano. Freud non si soffermò sul perché proprio l animale viene chiamato in causa tanto dal primitivo quanto dal bambino per rivestire il fondamentale ruolo di sostituto paterno, così come poco scrisse sulle relazioni pre-fobiche fatta eccezione per la costatazione della forte identificazione del bambino con il non umano, ovvero con l animale, sentito, in una prima fase dell infanzia, molto più vicino rispetto all essere umano stesso (Genosko, 1963, 610). 3.3 Perché l animale non è nevrotico Il filo rosso dell animalità sembra collegare le speculazioni teoriche presentate in Totem e tabù con le cupe riflessioni portate avanti da Freud in un opera successiva Il disagio della civiltà (1930). Secondo lo psicoanalista viennese la parola civiltà indica la somma di tutte quelle opere e quelle istituzioni per le quali la nostra vita si distacca da quella dei nostri antenati animali (Freud, 1930, 113). La civiltà, paradossalmente, può essere considerata una delle principali fonti delle nostre sofferenze insieme allo strapotere della natura e alla fragilità del nostro corpo. Le istituzioni e i rapporti sociali creati e strutturati dall uomo per agevolare l esistenza in comune e massimizzare la sicurezza dei singoli sono causa di sofferenza, e l uomo, inserito in un tale contesto, difficilmente può ritenersi e considerarsi felice. La felicità, intesa da Freud come il soddisfacimento di tutti i desideri, costituisce lo scopo della vita 76

78 della stragrande maggioranza della persone. Il bisogno e l ossessione di raggiungere questo scopo è un problema tipicamente umano, sembra infatti sorgere raramente nel mondo animale. La frustrazione della civiltà si manifesta in maniera nitida nel campo dei rapporti sociali, i quali costituiscono allo stesso tempo l inizio della vita civile umana. Prendendo in considerazione la nascita dei sistemi totemici e dei tabù a essi connessi è possibile rendersi conto di come i veri progenitori della civiltà furono Eros, ovvero l amore e Ananke, la necessità reale. L amore garantì la nascita delle famiglie presentandosi inizialmente come amore sessuale o genitale, capace di donare all uomo i più forti soddisfacimenti, modello di ogni felicità. Sotto l influsso della civiltà però questa originaria forma di sentimento subì delle modificazioni in quanto la sua funzione fu quella di unire tra loro il maggior numero di individui, in maniera tale da allargare i rapporti sociali anche oltre quelli familiari. Si ebbe così un amore a meta inibita che non riuscì però a soppiantare l originario amore genitale schiettamente sensuale e animalesco che in tale forma si conserva ancora nell inconscio umano. Oltre a fare dell Eros un sentimento a meta inibita la civiltà nel corso della sua evoluzione ha imposto molte limitazioni all amore puramente sessuale. Tabù, leggi e costumi furono e sono ancora i mezzi attraverso i quali la civiltà tentò di sottrarre energia psichica alla sessualità per adoperarla nelle varie forme dell Ananke, ovvero necessità economiche tipo il lavoro e sociali come l allargamento delle relazioni umane. L effetto delle innumerevoli misure restrittive imposte, come ad esempio l amore eterosessuale, la monogamia, la negazione e l inibizione della sessualità infantile, non tardò a manifestarsi in vere e proprie frustrazioni, che mal vengono sopportate dagli individui e in particolar modo dai nevrotici odierni (Ivi, ). Oltre al sacrificio imposto al soddisfacimento sessuale la civiltà esige ancora altro dall uomo. Secondo Freud, l uomo non può essere considerato un essere mite e pacifico in quanto nel suo corredo pulsionale egli annovera anche una potente aggressività. Ogni qual volta le forze psichiche contrarie atte a inibirla vengono meno l aggressività si manifesta in maniera anche spontanea facendo dell uomo 77

79 una bestia selvaggia, un lupo per gli altri uomini. Gli impeti pulsionali risultano essere più forti degli interessi razionali e proprio per tale ragione la civiltà deve impiegare ogni mezzo possibile per imporre all uomo dei vincoli e dei limiti atti a garantire la conservazione delle proprie istituzioni e dei propri rapporti sociali. Ancora una volta l essere umano apparirà come un essere inibito; l inibizione colpisce le due sfere pulsionali più potenti, l amore la pulsione vitale e la morte la pulsione distruttiva, facendo così dell uomo un essere inevitabilmente infelice. L essere umano civilizzato ha barattato una parte delle sue possibilità di essere felice contro una parte di sicurezza (Ivi, ). È questo il fondamentale compromesso che si pone alla base della civiltà e della vita sociale umana. L aggressività tipicamente umana viene a essere domata dalla civiltà. Il potente moto pulsionale viene interiorizzato e introiettato nell individuo, rivolgendosi così contro l Io, sua fonte originaria e andando a costituire il Superio, ovvero quell istanza interna atta al controllo e alla sorveglianza delle azioni dell Io. Il Super-io schiera contro l Io la stessa valenza aggressiva che altrimenti l Io avrebbe rivolto contro individui estranei, verso l esterno. Così facendo tra le due istanze psichiche si crea un attrito, una tensione che può essere definita come senso di colpa. Il senso di colpa ha due diverse origini, una esterna e l altra interna: la prima è data dalla paura dell autorità e ci spinge a rinunciare al soddisfacimento delle pulsioni, la seconda dalla paura del Super-io, al quale non si possono nascondere i desideri e i pensieri che continuano ad albergare nell inconscio umano. In questo senso la rinuncia fattuale al soddisfacimento delle pulsioni non ha più alcuna valenza liberatoria per l individuo che continua a sentirsi colpevole a causa della persistenza di desideri proibiti che non sfuggono al Super-io. Il sacrificio appare vano perché l infelicità interna continuerà a sussistere. Ancora una volta ontogenesi e filogenesi sembrano seguire percorsi paralleli. Il senso di colpa che opprime l uomo non si struttura individualmente in ogni singolo individuo, ma ha avuto origine dall uccisione del padre primordiale per poi continuare e compiersi nelle masse (Ivi, 154). Il suo inizio storico, come abbiamo precedentemente ricordato, coincide con il primo parricidio. 78

80 Alla fine di questa trattazione è possibile notare come la civiltà possa essere considerata, in maniera forse riduttiva, una necessità per la sopravvivenza della specie umana. Se l uomo avesse la possibilità di soddisfare pienamente le proprie pulsioni e i propri istinti arriverebbe inevitabilmente allo sterminio dei propri simili. Le negazioni e le restrizioni imposte dal vivere in comune permettono la sopravvivenza della nostra specie, ma allo stesso tempo la continua repressione operata dal Super-io sull Es provocherà un certo grado di disagio, di infelicità, di sofferenza e di nevrosi inevitabilmente connessi con la civiltà stessa. L uomo non può sopravvivere senza civiltà ma nella civiltà non può mai vivere del tutto felice. Essendo la civiltà la somma di tutte quelle opere e quelle istituzioni per le quali la nostra vita si distacca da quella dei nostri antenati animali essa, in un certo senso, può essere considerata una prerogativa dell uomo rispetto all animale. Tra gli animali nostri parenti sussistono forme di organizzazioni sociali, ma in nessun altra specie, a parte l uomo, sembra sussistere un tale dissidio interno e una tale lotta per la civiltà. Probabilmente in alcune specie si è giunti a ottenere un certo equilibrio tra le influenze dell ambiente e le pulsioni. In ogni modo Freud non si spinse oltre nel tentare di risolvere questo enigma (Ivi, 144). Oltre alla civiltà, anche la nevrosi può essere considerata una prerogativa umana. Trattando l etiologia nevrotica Freud osservò che tra i fattori che concorrono alla loro causazione tre in particolare si pongono di fronte alla nostra attenzione: uno è un fattore biologico, l altro filogenetico e infine il terzo è puramente psicologico. A livello biologico avremo la vulnerabilità del neonato umano e la sua lunga fase di immaturità e dipendenza dall adulto. La lunga esistenza intrauterina dell essere umano insieme alla sua venuta al mondo in uno stato che potremmo definire incompleto sembrano essere tipicamente umane. Nel resto del mondo animale infatti la gestazione è relativamente più breve e i nuovi nati presentano un livello di sviluppo e maturazione sicuramente maggiore rispetto a quello dell uomo. Gli enormi pericoli ai quali il neonato viene esposto dopo la nascita e la forte influenza del mondo esterno lo rendono 79

81 straordinariamente dipendente dai genitori o comunque dai tutori, e in particolare dalla madre. Secondo lo psicoanalista viennese la costante situazione di pericolo e di dipendenza dell essere umano appena nato provocano inevitabilmente il continuo bisogno di essere amati, bisogno che mai abbandonerà l uomo. Il secondo fattore, come abbiamo precedentemente ricordato è di ordine filogenetico. La vita sessuale dell uomo non si sviluppa in maniera stabile e regolare dall inizio fino alla maturità così come avviene tra gli animali e anche tra quelli a lui prossimi. L inizio in due tempi della sessualità umana porta a un primo fiorire della libido in età precocissima che dura fino al quinto anno di vita circa, dopo il quale segue una forte interruzione definita epoca di latenza, nella quale non si manifesta alcun progresso nello sviluppo della sessualità che sembra addirittura regredire. Durante il periodo di latenza vengono edificate le restrizioni etiche che fungono da protezione contro i moti di desiderio del complesso edipico. Successivamente, con la pubertà lo sviluppo è soggetto a un nuovo inizio: il complesso edipico torna a vivere nell inconscio e le pulsioni sessuali si sviluppano in tutta la loro intensità mantenendo però tutte le predisposizioni acquisite nella precedente fioritura infantile. (Freud, 1925, ). L interruzione sessuale umana affonda le radici, presumibilmente nel processo, di ominizzazione, e sembra essere una delle condizioni che hanno portato l uomo a istituire una civiltà superiore, nonché la sua inclinazione alle nevrosi (Freud, 1905, 538) Il particolare inizio in due tempi della sessualità sembra essere inoltre confermato da alcune ricerche sullo sviluppo anatomico interno dei genitali. Tali ricerche portano alla congettura secondo la quale l uomo discenda da una specie di mammifero che raggiungeva la maturità sessuale a cinque anni; secondo Freud investigazioni condotte sui primati potrebbero definitivamente far luce su una simile teoria, che per il momento si accontenta di rimanere una stuzzicante ipotesi (Freud, 1938, ). In ogni modo la valenza patogena del doppio sviluppo sessuale è data dal fatto che le iniziali pulsioni sessuali infantili vengono trattate come pericoli dall Io e respinte, così che nella pubertà corrono il rischio di essere oggetto di rimozione. 80

82 Infine il terzo fattore scatenante della nevrosi, quello psicologico, rimanda a un imperfezione del nostro apparato psichico, che consiste nella scissione dell Io e dell Es. Tale fattore risale alla forte influenza del mondo esterno. I pericoli della realtà esterna infatti inducono l Io a trattare come minacce i moti pulsionali dell Es e ad armarsi contro di essi. Allo stesso tempo però l Io non può difendersi con la stessa efficacia dai pericoli pulsionali interni, ed essendo intimamente legato all Es non può far altro che restringere la sua stessa organizzazione tollerando le formazioni sintomatiche (Freud, 1925, 302). Secondo lo psicoanalista viennese questi dissidi di ordine biologico, filogenetico e psicologico, si verificano solo nell uomo. Le patologie nevrotiche possono essere intese come il rovescio della medaglia dei benefici ottenuti dal vivere in istituzioni civili. Freud ricordò ancora una volta come le sue fossero soltanto speculazioni teoriche (Freud, 1930, 565), dotate però di un certo peso nell ambito di questa tesi. I riferimenti portati avanti nei confronti del mondo animale hanno valenza funzionale: ancora una volta infatti lo psicoanalista utilizzò l animale in quanto termine di paragone per l uomo, un termine di paragone attraverso il quale capire e cogliere al meglio l essere umano e la sua costituzione psichica tanto a livello ontogenetico che filogenetico. 81

83 APPENDICE Nell appendice di seguito riportata presenteremo un indice psicoanalitico degli animali. I vari riferimenti riscontrati negli scritti di Sigmund Freud verranno riportati in maniera schematica, seguendo determinati criteri. Le voci sono riportate in ordine alfabetico. Per ogni animale vengono segnalate le opere dello psicoanalista viennese interessate dal riferimento. I vari testi sono elencati seguendo un ordine cronologico crescente, quindi dall opera più lontana negli anni a quella più recente. L indicazione bibliografica è accompagnata dalla pagina della tesi, in parentesi quadre, nella quale vi si fa riferimento. 82

84 INDICE PSICOANALITICO DEGLI ANIMALI API Psicologia delle masse e analisi dell Io (1921); [pag. 58] AQUILE «Il caso di Schreber». Osservazioni psicoanalitiche sul resoconto autobiografico di un caso di paranoia (dementia paranoides) (1911); [pag. 54] AVVOLTOI Studi sull isteria (1895); [pag. 34] Un ricordo d infanzia di Leonardo da Vinci (1910) [pag ] L acquisizione del fuoco (1931); [pag. 55] BRUCHI «Il caso dell uomo dei lupi». Dalla storia di una nevrosi infantile (1918); [pag. 28] 83

85 CANI Il meccanismo psichico dei fenomeni isterici (1893); [pag.21-22] Psicopatologia della vita quotidiana (1901); [pag ] Totem e tabù: alcune concordanze nella vita psichica dei selvaggi e dei nevrotici (1913); [pag. 73] Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag. 30] Un ricordo d infanzia tratto da Poesia e verità di Goethe (1917); [pag. 31] «Il caso dell uomo dei lupi». Dalla storia di una nevrosi infantile (1918); [pag. 28] CAVALLI Studi sull isteria (1985); [pag. 35] L interpretazione dei sogni (1900); [pag , 64] «Il caso del piccolo Hans». Analisi di una fobia in un bambino di cinque anni (1909); [pag ] Totem e tabù: alcune concordanze nella vita psichica dei selvaggi e dei nevrotici (1913); [pag. 73] «Il caso dell uomo dei lupi». Dalla storia di una nevrosi infantile (1918); [pag. 25] Sogno e telepatia (1921); [pag ] CHIOCCIOLE Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag. 64] «Il caso dell uomo dei lupi». Dalla storia di una nevrosi infantile (1918); [pag. 29] 84

86 CIGNI Il motivo della scelta degli scrigni (1913); [pag. 55] CONCHIGLIE Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag. 64] CORVI Il motivo della scelta degli scrigni (1913); [pag. 55] ELEFANTI «Il caso del piccolo Hans». Analisi di una fobia in un bambino di cinque anni (1909); [pag. 45] FARFALLE L interpretazione dei sogni (1900) [pag. 59] «Il caso dell uomo dei lupi». Dalla storia di una nevrosi infantile (1918) [pag ] 85

87 FENICI L acquisizione del fuoco (1931); [pag. 55] FORMICHE Psicologia delle masse e analisi dell Io (1921) [pag. 58] GATTI Studi sull isteria (1895); [pag. 61] L interpretazione dei sogni (1900); [pag.64] Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag.64] GIRAFFE «Il caso del piccolo Hans». Analisi di una fobia in un bambino di cinque anni (1909); [pag. 45] INSETTI IN GENERALE L interpretazione dei sogni (1900); [pag. 58] Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag. 58] Psicologia delle masse e analisi dell Io (1921); [pag. 58] 86

88 LEONI L interpretazione dei sogni (1900); [pag ] LINCI L interpretazione dei sogni (1900); [pag. 63] LUCERTOLE L interpretazione dei sogni (1900); [pag.64] Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag.64] LUMACHE Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag. 64] LUPI «Il caso dell uomo dei lupi». Dalla storia di una nevrosi infantile (1918); [pag ] 87

89 MAGGIOLINI L interpretazione dei sogni (1900) [pag ] MAIALI L interpretazione dei sogni (1900); [pag. 43] Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag. 64] Sogno e telepatia (1921); [pag. 56] NIBBI Un ricordo d infanzia di Leonardo da Vinci (1910) [pag ] PESCI L interpretazione dei sogni (1900); [pag. 64] Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag. 64] POLLI Totem e tabù: alcune concordanze nella vita psichica dei selvaggi e dei nevrotici (1913); [pag. 73] 88

90 ROSPI Studi sull isteria (1895); [pag. 34] SCIMMIE L interpretazione dei sogni (1900); [pag.65] SERPENTI Studi sull isteria (1895); [pag. 34] L interpretazione dei sogni (1900); [pag. 57] Per la storia del movimento psicoanalitico (1914); [pag. 57] Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag. 57] «Il caso dell uomo dei lupi». Dalla storia di una nevrosi infantile (1918); [pag. 25] TOPI Studi sull isteria (1895); [pag ] L interpretazione dei sogni (1900); [pag. 32, 64] «Il caso dell uomo dei topi». Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva (1909); [pag ] Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag. 64] 89

91 UCCELLI IN GENERALE «Il caso di Schreber». Osservazioni psicoanalitiche sul resoconto autobiografico di un caso di paranoia (dementia paranoides) (1911); [pag ] L acquisizione del fuoco (1913); [pag. 54] Un ricordo d infanzia tratto da Poesia e verità di Goethe (1917); [pag. 31] Sogno e telepatia (1921); [pag. 55] VERMI Studi sull isteria (1895); [pag. 35] L interpretazione dei sogni (1900); [pag. 64] Introduzione alla psicoanalisi ( ); [pag.64] «Il caso dell uomo dei lupi». Dalla storia di una nevrosi infantile (1918); [pag. 29] 90