Riflessioni sul suicidio nella pratica clinica

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Riflessioni sul suicidio nella pratica clinica"

Transcript

1 Riflessioni sul suicidio nella pratica clinica Claudia Dall'Aglio «Non c'è nessun mistero da spiegare. È semplicemente un mezzo attraverso il quale possiamo trasformare il morire da una questione casuale a una questione di scelta. (...) Il suicidio è una delle possibilità umane.» (Hillman, 1997, trad. it. p. 10) Questo articolo nasce dal desiderio di condividere conoscenze ed esperienze su questa tragica esperienza umana con i colleghi. Non ha la pretesa di essere esaustivo né tanto meno definitivo, quanto piuttosto di accogliere l'invito che A. Stimolo ha lanciato in un precedente numero della rivista (Stimolo, 2002) a riflettere sul tema del suicidio e la pratica psicoterapeutica. Per questo motivo, mi soffermerò solo brevemente su alcune possibili chiavi di lettura attraverso le quali può essere avvicinato l'atto suicida, per concentrarmi sugli aspetti più prettamente clinici. Possiamo, infatti, assumere diversi punti di vista (storico, epidemiologico, filo-sofico, sociologico, medico, legale, teologico): tutti hanno in comune il presupposto che il suicidio sia qualcosa da prevenire o curare o punire. Ma ciò che il terapeuta può e deve soprattutto fare è comprendere cosa accade nel mondo esperienziale della persona, interessarsi ai suoi motivi e ragioni che vale la pena andare a cercare, prima ancora che porsi in una posizione di chiusura ed emergenza. Come ogni altra azione umana, il suicidio ha a che fare con la persona nella sua interezza e quindi necessita, prima che di una spiegazione, di una comprensione. È difficile riuscire a mettersi in una tale posizione che implica apertura a qualcosa di definitivo e inconoscibile come la morte, ma è quello che ci viene chiesto dalla penosa esperienza dell'altro. 1

2 Prospettiva storica ACP Rivista di Studi Rogersiani Il suicidio rappresenta una sfida dolorosa e affascinante insieme. Nel corso dei secoli, l'atteggiamento della società e di chi in essa detiene il potere è variato e tutt'oggi rimane diverso e complesso. Talvolta è stato interpretato come atto di fedeltà o utilità (ad esempio i kamikaze durante la seconda guerra mondiale), altre volte come "peccato mortale", contro di sé ma anche contro la società, altre ancora come segno di insanità mentale, soprattutto nelle culture occidentali. La Chiesa Cattolica prese posizione contro il suicidio attorno al VI secolo, scomunicando i suicidi negando loro i riti funebri e la sepoltura nei luoghi consacrati. Anche le tradizioni ebraiche proibivano di pronunciare orazioni funebri per chi avesse commesso suicidio; i parenti non erano incoraggiati a portare il lutto. Nella legge islamica il suicidio è un crimine paragonabile all'omicidio. Dante, nell'inferno, condanna coloro che "presi da matta bestialitade" si erano uccisi, al settimo cerchio e li trasforma in alberi sanguinanti, sottoposti ad una continua agonia e divorati senza pietà dalle Arpie: gli unici peccatori a cui era negata la forma umana. A lungo, nel corso dei secoli, è stato possibile profanare i cadaveri dei suicidi, seppellirli agli incroci in modo tale che il passaggio avrebbe mantenuto sottoterra i corpi, trascinarli a testa in giù e poi appenderli ad una forca, gettarli nelle fogne o nelle discariche, trafiggere i loro corpi con alberi per impedire loro di camminare. Attorno al XVII secolo, in Inghilterra prese piede l'idea che il suicidio potesse essere ascritto tra i comportamenti patologici. Dietro questa visione possiamo vedere la necessità di proteggere la famiglia del suicida dalla perdita economica conseguente alla confisca di tutti i beni del suicida, condanna che si aggiungeva alle già citate sanzioni religiose. Solo nel XVIII e XIX secolo moltissimi Paesi europei depenalizzarono il suicidio, sebbene sia stato considerato un crimine fino al 1961 in Inghilterra e fino al 1993 in Manda. Attualmente, in California rimane un reato. Ma il suicidio non è stato solo colpevolizzato o condannato nel corso dei secoli: gli stoici e gli epicurei credevano fortemente nel diritto dell'individuo di scegliere come e quando morire. Nella cultura giapponese, il seppuku è un nobile gesto, prerogativa dei samurai, necessario per lavare l'onta di una colpa o sfuggire ad una morte disonorevole. Epidemiologia II suicidio è definito come: «atto suicida con esito fatale (...) lesione autoinflitta associata a vari livelli di intenzionalità letale» (WHO, 1968). Non è sempre facile distinguere il suicidio dal tentativo di suicidio. Se quest'ultimo, per una serie di circostanze, conduce alla morte della persona può essere scambiato per un reale desiderio di morire. Viceversa, una sincera determinazione a ricercare la morte può non riuscire ed essere, perciò, ascritta tra i tentativi di suicidio. Molte persone hanno pensieri suicidi, ma il 2

3 passaggio all'atto è ben altra cosa. Inoltre, alcuni tentativi di suicidio vengono talvolta classificati come "incidenti": cadute accidentali, errori nell'uso delle armi da fuoco, incidenti stradali, ecc. Infine, alcuni autori classificano il ripetersi di azioni quotidiane di carattere autolesivo come "microsuicidi"; tra queste possiamo elencare l'uso di droghe, ripetuti piccoli incidenti, pensieri sempre più negativi rispetto a sé o alla realtà, ecc. Diviene molto importante riuscire a comprendere, per quanto possibile, le motivazioni che hanno portato al gesto suicida, anche attraverso quella che attualmente viene definita autopsia psicologica, effettuata dopo la morte attraverso l'esame degli scritti e degli effetti personali del defunto e le interviste con familiari, amici, colleghi, medico ecc. Possono comunque essere evidenziate alcune caratteristiche che possono essere utili nella maggiore comprensione del fenomeno. Ne riportiamo alcune in forma schematica nella Tabella I. Tabella I - Caratteristiche riscontrabili nel tentato suicidio e nel suicidio. Caratteristiche Tentato suicidio Suicidio Genere Prevalentemente donne Prevalentemente uomini Età Prevalentemente giovani II rischio aumenta con l'età Metodo Farmaci, tagli Più violento (colpo di pistola, defenestrazione) Circostanze Possibilità di intervento esterno Precauzioni contro l'intervento Diagnosi frequente Disturbi dell'umore, BPD D. depressivo maggiore, alcolismo, schizofrenia Sentimento dominante Motivazione Depressione con rabbia Cambiare la situazione, grido d'aiuto Depressione con perdita di speranza Morire Ricovero Ricovero veloce Resistenza e rabbia verso i soccorritori Atteggiamento Sollievo, promessa di non rifarlo Dispiacere per essere sopravvissuto Qui di seguito, alcuni dati (Jamison, 1999): - il 53% dei tentativi di suicidio delle donne in età fertile avviene nel periodo premestruale; - la maggior parte degli atti suicidi ha luogo fra le 7 di mattina e le 4 del pomeriggio, in coincidenza del lunedì e a primavera; - in Italia la punta massima di tentati suicidi avviene tra i 1 5 e i 25 anni, oltre i 60 vi è la punta minima di tentativi e massima di suicidi; - nei paesi occidentali il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti (dopo gli incidenti stradali) e nelle prime 10 per gli adulti; - il 5-10% dei suicidi ha luogo negli ospedali psichiatrici. Per quello che riguarda l'italia, gli ultimi dati si riferiscono al 2004 (ISTAT) e sono riportati nella Tabella II. 3

4 Per dati più specifici rimando alla vastissima letteratura in bibliografia. Quello che qui mi pare importante rilevare è la non rarità del fenomeno. Spesso le persone si spaventano alla sola parola suicidio, ma in realtà si tratta di un pensiero non infrequente e tanto meno di per sé folle. Tabella II - Suicidi e tentativi di suicidio (valori assoluti e quozienti per abitanti). Valori assoluti Quozienti per abitanti REGIONI Suicidi Tentativi di suicidio Suicidi Tentativi di suicidio Piemonte ,8 7,9 Valle d'aosta ,3 Lombardia ,7 6,2 Trentino-Alto ,6 9,5 Adige Bolzano ,4 15,5 Trento ,8 3,8 Veneto ,5 6,6 Friuli Venezia ,8 13,3 Giulia Liguria ,2 14,1 Emilia Romagna ,7 8,1 Toscana ,6 7,4 Umbria ,1 8,4 Marche ,5 8,8 Lazio ,3 3,2 Abruzzo ,8 4,8 Molise ,5 5,6 Campania ,6 1,8 Puglia ,2 3,8 Basilicata Calabria ,7 Sicilia ,1 4,5 Sardegna ,9 7,5 Italia ,6 6 Fattori di rischio A lungo gli esperti si sono interrogati su come sarebbe stato possibile prevenire il suicidio andando alla ricerca, nell'ottica di una prevenzione primaria, di quelli che potevano essere i fattori di rischio e nell'ottica di una prevenzione secondaria e terziaria, di come la società poteva farsi carico di un atteggiamento o di comportamenti che riducessero al minimo la possibilità di ripetere il tentativo o che altri potessero farlo. Vediamo più in dettaglio i due filoni di interesse. Uno dei primi autori ad occuparsi dei fattori di rischio, prettamente da un punto di vista sociologico, fu Durkheim (1897) che propose una possibile classificazione dei suicidi suddividendoli in "patologici", di competenza della psichiatria perché compiuti da persone malate e "normali", non causati da 4

5 turbe psichiche quanto dalla mancata integrazione della persona nelle strutture familiari e sociali, dell'emarginazione ambientale, professionale, culturale e socio-politica. In realtà i fattori socio-economici non sono determinanti, ma è necessario valutarli sempre nel senso di una perdita: diventare poveri, essere licenziati, divorziare possono essere eventi di vita che precipitano l'individuo in un malessere che può apparire insolubile a tal punto da desiderare la morte. Inoltre, l'ambiente rurale sembra essere meno rischioso di quello urbano. Tutti questi fattori hanno a che fare con un aumento delle condizioni di isolamento che, come vedremo in seguito, rappresenta uno dei principali e più dolorosi vissuti legati al suicidio. Da un punto di vista fenomenologico, potremmo descrivere la persona ad alto rischio di suicidio come un individuo che, prima di una perdita recente in termini concreti o da lui vissuta come tale, non ha potuto o saputo sviluppare sufficienti capacità di coping a tal punto da avere un funzionamento generale scarso (da un punto di vista pratico o emotivo), uno stile di vita instabile e poche persone veramente intime o alle quali non può ricorrere nei momenti difficili della propria vita. Se si tratta di una persona che già è stata in trattamento psichiatrico o psicologico, questo non è andato a buon fine. Potrebbe trattarsi di un malato cronico da un punto di vista medico, anche se nessuna malattia di per sé provoca il ricorso al suicidio. Se si tratta di un nostro cliente, possiamo valutare il livello di pianificazione del suicidio: ha scelto il metodo ed è veramente letale? Se ha bisogno di un mezzo, può procurarselo? Ha deciso un luogo e un tempo prendendo precauzioni affinché non lo trovino? Ha l'opportunità di fare tutto questo? Ha regalato oggetti personali importanti o ha scritto qualcosa? Questo anche se poche persone lasciano qualcosa di scritto e, generalmente, si tratta prevalentemente di brevi messaggi di istruzioni o, soprattutto negli adolescenti, note che hanno la finalità di discolpare i parenti. Le ragioni che cercano di spiegare il suicidio sono vaghe e generiche. Come possiamo notare, si tratta di indicazioni che possono essere smentite da situazioni che ognuno di noi ha vissuto, personalmente o attraverso la tragedia di altri. I motivi reali del suicidio sono altri e altrove, molto spesso in conoscibili a chi non può o non riesce ad entrare nel mondo dell'altro, un mondo fatto di dolore, ambiguità, vergogna, disperazione, rabbia e ambivalenza che si attorciglia su se stesso fino a confondersi col nulla. Si tratta, infatti, di una descrizione basata su statistiche e come tale ha in sé la probabilità della smentita. Infatti, l'unico fattore veramente determinante rimane l'aver già tentato il suicidio almeno una volta. La persona che ha oltrepassato quel limite invisibile tra la vita e la morte, arrischiandosi a visitarlo, ha già infranto un tabù che ora è più facile ripetere. A lungo si è discusso, e ancora lo si fa, per stabilire se le persone che tentano di suicidarsi o lo fanno veramente sono malati psichici oppure no. Credo si tratti di una questione di poca importanza, dal momento che la sofferenza umana può essere letta attraverso diverse lenti, tra cui quelle spesso reificanti della nosografia psichiatrica. Non tutte le persone che si uccidono sono depresse o psicotiche, nessuno può dire questo. È però interessante vedere le possibili assonanze tra i disturbi psichiatrici e il suicidio. 5

6 I disturbi dell'umore (depressione, sindrome maniaco-depressiva) sono i disturbi più spesso associati al suicidio (circa il 30-70% delle persone che si suicidano). In particolare, i sentimenti più frequenti tra queste persone sono la mancanza di speranza nel futuro (hopelessness) ed il credere che nessuno, tanto meno loro stessi, sarà in grado di aiutarli (helplessness). Per questo essi cercano veramente di porre fine alla propria vita, perché non esiste alcuna possibilità di stare meglio. Per questo, si tratta di tentativi letali e violenti. Un miglioramento della depressione può aumentare il rischio di suicidio: può trattarsi di un falso miglioramento, dovuto in realtà alla paradossale serenità di aver fatto una scelta che metterà fine a tutte le sofferenze. Ma si può trattare anche della consapevolezza che la malattia ha irrimediabilmente rovinato la vita precedente: infatti, i periodi di maggiore rischio sono quelli in cui la persona viene dimessa da un ricovero in particolare dopo il primo episodio depressivo. La schizofrenia (circa il 10% degli schizofrenici si uccide, il 30-40% tenta di farlo) è la seconda patologia per frequenza nei casi di suicidio. Spesso, la spinta delle allucinazioni visive o delle voci che incitano alla morte, porta a mettere in atto comportamenti letali in modi bizzarri, violenti e automutilanti. Non si può parlare pienamente di desiderio di morire, quanto di una compulsione. I disturbi di personalità borderline (5-10% di suicidi, anche se almeno ¾ lo tentano) utilizzano frequentemente il suicidio come mezzo di comunicazione o di controllo sulle persone intime. In questi casi, il suicidio si configura, la maggior parte delle volte, come un agito che non è stato pianificato e che, come tale, ha la funzione di comunicare una complessità di sentimenti che non possono essere percepiti oppure di mantenere vicine le persone care. Raramente è presente il desiderio di morire: i metodi utilizzati non sono fortemente letali, le condizioni permettono il ritrovamento della persona ancora in vita o avvisano loro stessi di ciò che hanno fatto. Un cliente con questa diagnosi, dopo esser stato per due volte rassicurato dalla guardia medica che l'aspirina non l'avrebbe ucciso, sciolse due blister del farmaco nell'acqua, mi telefonò per raccontarmi ciò che aveva appena fatto e andò al pronto soccorso per farsi vedere. "Ho fatto una sciocchezza, ma ha visto che finalmente i miei genitori si sono preoccupati?", ha commentato in seguito. E purtroppo aveva ragione: il suo gesto è stato l'unico in grado di scalfire l'indifferenza del padre e della madre. Di per sé la dipendenza da sostanze non costituisce un fattore predisponente al suicidio, anche se in alcuni casi l'alcol o le droghe possono essere ricercate per il loro effetto disinibente e diminuire la paura legata al mettere in atto condotte suicide. La sola condizione "protettiva" sembra essere la gravidanza e il primo anno dopo il parto, a meno che non ci sia stato un pregresso malessere, anche non diagnosticato, per cui viceversa aumenta il rischio nel periodo post-partum. II secondo filone di intervento tendente alla riduzione del rischio di suicidio riguarda la prevenzione primaria. In questa direzione vanno le direttive di diversi organismi che si occupano di prevenzione del suicidio di cui riportiamo una delle fonti più autorevoli (Swedish National Council for 6

7 Suicide Prevention, 1997): - trattamento più efficace dei disturbi mentali, - controllo del possesso delle armi da fuoco, - riduzione della tossicità del gas delle forniture domestiche, - riduzione della tossicità dei gas di scarico delle automobili, - controllo sulla disponibilità delle sostanze tossiche, - minor risalto nei media alle notizie di suicidi. Se il primo posto spetta al trattamento del disagio psicologico, la maggior parte delle azioni mira a diminuire la disponibilità dei principali metodi scelti dalle persone per uccidersi. Si è infatti visto che la disponibilità del mezzo assieme alla percezione della sua letalità sono i principali elementi che guidano la scelta dello stesso. Un ulteriore importante elemento di scelta è dato dalla caratteristica suggestiva che alcuni luogo o maniere di uccidersi hanno sulle persona. Si parla, infatti, di effetto Werther per indicare la concentrazione nello spazio e nel tempo di suicidi simili, soprattutto tra i più giovani. In seguito alla pubblicazione de "I dolori del giovane Werther" ci fu un aumento esponenziale di giovani ragazzi che si uccisero allo stesso modo e vestiti con lo stesso corpetto del protagonista. Per tale motivo anche i media vengono chiamati in causa, spesso inutilmente, nel tentativo di dar loro alcune linee guida (Center for disease control, 1994) per prevenire la possibilità di un contagio emotivo e una reale messa in atto di comportamenti suicidari. Di seguito è elencato ciò che dovrebbe essere evitato. - Spiegare l'evento in modo semplicistico: il suicidio non è mai dovuto ad un'unica causa; ciò che i media riferiscono essere come "il motivo" non è altro che l'evento precipitante. - Riportare notizie di suicidi in modo ripetitivo e eccessivo, proprio per non favorire l'effetto imitazione. - Trattare il suicidio in modo sensazionalistico, fornendo dettagli drammatici attraverso i racconti o le foto. - Riportare descrizioni del suicidio che possano fungere da istruzioni. - Presentare il suicidio come strumento per ottenere determinati fini, al fine di non proporlo come possibile strategia di coping. - Glorificare il suicidio o le persone che vi ricorrono non esaltando il dolore di chi rimane a tal punto da risultare un omaggio a chi si è ucciso. - Concentrarsi sulle caratteristiche positive dell'individuo suicida evitando di menzionare le sue difficoltà: l'idealizzazione favorisce l'emulazione. Alcuni tentativi di comprensione Abbiamo già sottolineato la difficoltà a distinguere tout court la differenza tra suicidio e tentativo di suicidio, soprattutto nelle circostanze in cui la persona riesca veramente a darsi la morte. Tuttavia, esistono alcune caratteristiche che si configurano essere maggiormente presenti nelle persone che davvero desiderano morire da quelle che, pur vedendo nella morte una soluzione attraente, desiderano altro. 7

8 l primo insieme di persone ritroviamo prevalentemente le persone con umore depresso e gli anziani. Questi ultimi soprattutto in seguito alla perdita della funzionalità fisica (anche se è importante risottolineare che non tutti i malati gravi sono a rischio di suicidio) e ai primi periodi del pensionamento. Da un punto di vista psicologico, ritroviamo delle modalità di pensiero prevalentemente di tipo dicotomico (tendenza a pensare per estremi) e una marcata rigidità cognitiva, che può manifestarsi nell'incapacità di pensare a diverse alternative, nell'inclinazione a ruminare su pensieri negativi. Il locus of control ed il locus of evalutation sono prevalentemente esterni, togliendo così ogni potere e valore alla persona, tanto che il suicidio può apparire come l'unico ed ultimo atto autonomo. I sentimenti prevalenti, oltre all'isolamento, al senso di solitudine e alla tristezza, fanno capo alla hopelessness e helplessness che implicano un'assoluta mancanza di fiducia in sé, negli altri, nella vita. Nel secondo insieme di persone ritroviamo prevalentemente gli adolescenti e i disturbi di personalità. In quest'ultimo caso, il suicidio viene considerato un agito, un gesto che esprime un sentimento che non può essere pensato né tanto meno vissuto. Non è presente un reale desiderio di morte, quanto il bisogno di comunicare qualcosa a qualcuno o di risolvere una situazione relazionale impigliata in un empasse. Di conseguenza, possiamo desumere che le abilità di comunicazione, la capacità di tollerare le frustrazioni e l'apertura all'esperienza, in particolare quella emotiva, sono molto limitate. In adolescenza, il suicidio, o meglio il tentato suicidio (molto più frequente in questa fascia d'età che tra tutte le altre) merita un discorso a parte che qui potremo solo sfiorare in tutta la sua complessità. I suicidi tra gli adolescenti rappresentano il 6% di tutti i suicidi e nei paesi occidentali è la seconda causa di morte tra i giovani tra i 14 e i 24 anni. Prima dei 12 anni il suicidio è molto raro: anche se gli studi sono discordanti, possiamo affermare che i bambini hanno un'idea poco realistica della morte (ad esempio fino ai sette anni circa credono si tratti di un evento reversibile); inoltre, la progettazione e la messa in atto del suicidio, sono molto complesse dal punto di vista cognitivo. In questa fascia d'età è importante valutare la presenza di "incidenti" frequenti. Secondo Laufer (1998), nell'adolescenza qualsiasi tentativo di suicidio rappresenta una perdita, anche solo temporanea, di legame con la realtà e perciò va visto come un episodio psicotico acuto, seppur transitorio. Pietropolli Charmet (2004) sostiene che il tentativo di suicidio ha sempre un intento comunicativo, il destinatario del messaggio è criptato ma è importante scoprirlo e spesso si tratta del genitore. Il gesto si ripeterà se non si scopre questa comunicazione e per tale motivo è importante intervenire tempestivamente e intensivamente, già al momento del ricovero al pronto soccorso. Le motivazioni sono le più varie, ma secondo l'autore tre sono gli aspetti caratterizzanti del suicidio in adolescenza, condizioni che creano un terreno favorevole affinché un qualche evento scatenante possa portare poi al tentativo di suicidio. 1. Una scarsa mentalizzazione del corpo come parte integrante di sé e della propria identità, un corpo che può essere ferito, tagliato, violato come se non appartenesse al ragazzo o alla ragazza. Un corpo che, in quanto tale, 8

9 è segno di separazione ma porta in sé il legame inscindibile col padre e la madre e che diviene il terreno su cui si gioca la propria crescita. 2. Una mancata riorganizzazione della personalità in base al processo di separazione-individuazione, che porta l'adolescente ad una incapacità di elaborare il proprio divenire adulto, separato dalle figure genitoriali. 3. Una spiccata fragilità narcisistica che richiama il totalizzante e irrompente sentimento della vergogna a tal punto che l'adolescente, per nascondere il proprio segreto umiliante e destrutturante, preferisce scomparire con l'illusione che lo si possa fare senza morire veramente. La relazione terapeutica «Finché non possiamo scegliere la morte, non possiamo scegliere la vita. Fino a quando non possiamo dire di no alla vita, non le abbiamo neanche realmente detto di sì, ma siamo soltanto stati trasportati dalla sua corrente collettiva.» (Hillmann, 1997, trad. it. p. 51) Nella relazione terapeutica ci si ritrova spesso di fronte ad una separazione fittizia tra gestione della crisi e terapia vera e propria. Mentre la prima sembrerebbe appartenere alla dimensione del fare la seconda afferirebbe alla dimensione dell'essere e dello stare con. Nella realtà della pratica e del rapporto con l'altro, a mio parere, le due dimensioni si compenetrano di volta in volta, a seconda del momento esistenziale del cliente e di ciò che il terapeuta ritiene più opportuno in quel frangente. Possiamo così dire che tale apparente contraddizione può risolversi nella dimensione della relazione lo-tu, così come Buber la descrive e come Rogers la riprende per sottolinearne l'incontro tra due persone. Ancora più in questo tragico istante dell'esistenza umana, non possiamo tirarci indietro dall'essere veramente nella relazione con chi ci sta di fronte in tutta la nostra umanità, oltre che professionalità. Riprendendo le parole di Hillman: «Un segreto può essere condiviso solo tra due persone, non tra una persona e una professione» (Hillman, 1997, trad. it. p.133). Ciò che la persona fa fatica a dire talvolta persino a se stessa, può essere condiviso ed elaborato col terapeuta, disponibile non solo ad ascoltare ma ad essere profondamente in contatto con la totalità del modo di essere del cliente. Ed essere in contatto significa potersi permettere di comprendere anche le ragioni della morte, oltre a quelle della vita. Certo, questo non significa essere passivi nell'attesa che miracolosamente qualcosa cambi, tutt'altro. Ci troviamo di fronte ad una persona e non a un qualche tipo di malattia; abbiamo a che fare, prevalentemente, con esperienze, problemi, sofferenze, paure e assenze di significato. Ciò che il cliente chiede, arrivando nel nostro studio e continuando a frequentarlo, è di condividere la propria sofferenza e abitare lo stesso mondo di esperienze. La qualità della relazione è caratterizzata da un ancora più stretto legame tra terapeuta e cliente. Questo ha come principale conseguenza un aumento del rischio di confusione tra le due personalità e, di conseguenza, la possibilità di un acutizzarsi nel terapeuta dei sentimenti o dei pensieri che poco hanno a che fare col cliente ma ben più con se stesso, la sua storia, i 9

10 suoi valori, i suoi vissuti. In altri termini, possiamo affermare che le tematiche relative al controtransfert hanno in questa fase una rilevanza ancora più significativa. La relazione che così si determina è rischiosa per il terapeuta e i motivi sono molteplici. Cercherò di descriverli qui di seguito. In primo luogo, proprio nella circostanza in cui abbiamo a che fare con la vita o la morte dell'altro, ci troviamo prepotentemente di fronte ad una delle tematiche che spesso (o, forse, potremmo dire sempre) riguardano la motivazione ad intraprendere un qualsiasi tipo di relazione d'aiuto: il desiderio, l'illusione, la speranza di poter "salvare" chi ne ha bisogno. Salvare da cosa? In questo caso fa capolino il supremo salvataggio: quello dalla morte. Il terapeuta può così trovarsi intrappolato nell'illusione di poter salvare il cliente dalla morte o meglio, dal suo desiderio di morire. Quale inganno! Il terapeuta non può prendersi, né accettare se questo gli viene proposto, la responsabilità per la vita del cliente, non può colludere con la fantasia di essere quella madre illimitatamente buona che il cliente non ha avuto e che può far fronte ad ogni problema. Non è questa la soluzione ad un dolore esistenziale che ha le proprie radici nella profondità della storia della persona. Entrare in questo gioco pericoloso, prendere in mano il potere della vita di un altro individuo è quanto più di folle ci possa essere. Noi non abbiamo questo potere. Entrare in questo gioco implica rivestire, di volta in volta, i panni dei tre ruoli di salvatore, vittima e carnefice che appartengono al triangolo perverso delle relazioni. Proverò a spiegare meglio con un esempio. Sapere o sospettare che un cliente possa desiderare di suicidarsi attiva nel terapeuta il desiderio di fargli cambiare idea, può far colludere con l'illusione di essere il possibile salvatore, se non l'unico in grado di farlo, in nome di quella particolare relazione che si è creata tra i due. Metterà allora in atto una serie di variazioni di setting che, inevitabilmente, vanno nella direzione di una maggiore disponibilità in termini emotivi ma anche pratici. Quando il limite personale a tale disponibilità viene superato, altrettanto inevitabilmente il terapeuta inizierà a percepire sentimenti di invasione, frustrazione, impotenza, paura, che facilmente si trasformeranno in rabbia che potrà essere rielaborata ma anche agita nella relazione nei termini di un ritiro di tale apertura. Viceversa, se il limite non è percepito, il terapeuta si potrà sentire vittima di un cliente così difficile ma, al contempo, come potrà essere "cattivo" di fronte al pericolo della morte? Non potrà e, rinunciando al proprio potere, si metterà nelle mani di quello dell'altro, divenendo lui stesso vittima della propria incapacità. Il fallimento dell'illusione di poter salvare l'altro diventa strumento di ferita, ferita narcisistica. Abbiamo parlato di potere e quindi di responsabilità, ma si tratta di una responsabilità verso il cliente e non per lui. Questo significa che il cliente ha una propria responsabilità, un proprio potere: scegliere se togliersi la vita o tentare, assieme al terapeuta, di ritrovare il senso della propria esistenza, le ragioni per continuare a vivere. Il terapeuta, dal canto suo, ha il dovere di agire la propria professionalità che, in questa fase della terapia, possiamo schematicamente racchiudere in tre momenti che si compenetrano l'un l'altro ma che, per ragioni di comprensibilità, descriveremo separatamente: svelare, agire, comprendere 10

11 1) Svelare «Entrare nella disperazione col cliente. (...) Se la disperazione è profonda le fantasie suicide tendono a diventare il contenuto principale delle sedute. Tuttavia la situazione non è più precaria di quando questi stessi contenuti erano in agguato nel profondo. A questo punto l'analista è costretto a scoprire perché vuole che l'altra persona viva, perché questo individuo è per lui personalmente importante.» (Hillman, 1997, trad. il. p. 70) Nominare una cosa, un sentimento, un evento lo rende reale, così nominare l'idea del suicidio rende reale questa possibilità. E questo può spaventare, ma chi? Chi già ne ha fatto oggetto dei propri pensieri, chi già ha trascorso momenti pieni del senso di morte? Ciò è molto improbabile. Piuttosto potrà spaventare chi dalla morte è spaventato, chi non l'ha mai accolta tra i propri pensieri, chi ne fugge come se essa stessa non facesse parte della vita. Con questo non intendo affermare che per poter stare nel mondo dell'altro, quando questo è colorato dei colori della morte, sia necessario aver pensato al suicidio a propria volta, quanto piuttosto che il terapeuta deve aver avuto in sé lo spazio necessario ad una riflessione che riguardi la morte, il morire e l'umana possibilità di sceglierne eventualmente il tempo e il modo. A quali risultati abbia portato tale riflessione, se di risultati si può parlare, non riguarda il presente articolo. Credo si tratti di entrare nel mondo dei valori che ogni persona, e quindi ogni terapeuta, ha il diritto di proteggere e coltivare assieme al dovere di rendere intelleggibile a se stesso. Il suicidio ci chiama, infatti, ad una resa dei conti con i nostri valori più profondi e intimi. Qual è il valore che noi stessi diamo alla vita? E alla morte? Possiamo ammettere che una persona possa scegliere di darsi la morte? Si tratta davvero di una scelta? Crediamo di essere di fronte ad un gesto folle da contenere comunque? Possiamo permetterci di contattare la disperazione di chi non ha più alcuna speranza e farci toccare dall'angoscia del nulla? Perché questa disperazione significa non aspettarsi più nulla dalla vita, non sperare che qualcosa possa cambiare o possa muoversi da un'immobilità che si prospetta eterna, proprio come eterna è la morte. La volontà è spenta, il vuoto domina ogni pensiero e respiro. Spesso le sedute si riempiono delle fantasie suicide, del come e quando, del dopo. 2) Agire Una volta che sia chiaro quanto veritiera sia l'ipotesi di un possibile tentativo di suicidio, il terapeuta ha il dovere di mettere in atto una serie di comportamenti pratici che possano sostenere il cliente in questo momento della sua vita. Oltre alle norme dell'art.13 del Codice deontologico degli psicologi italiani («Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica del soggetto. Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi.») che richiama un preciso dovere etico, vediamo cosa questo può 11

12 significare nella pratica clinica. Il terapeuta non deve assolutamente ritrovarsi solo nella relazione col cliente. Questo significa, da una parte, ricercare il sostegno di colleghi e supervisori che lo possano aiutare a condividere il peso dell'angoscia di morte, oltre ad avere una più chiara visione dei fatti, non colorata dalle tinte fosche del proprio timore. Dall'altra parte, significa utilizzare tutte le persone e le agenzie disponibili per il cliente: familiari, centri crisi, medico di base, psichiatra. Il consenso del cliente diventa perciò fondamentale e tutto dovrà essere fatto per ottenerlo e poterlo così proteggere, fornendogli il numero più alto possibile di referenti. Nella mia esperienza clinica, si tratta di un momento molto delicato ed importante. Il sostegno esterno alla coppia terapeuta-cliente è assolutamente necessario e tutto dovrà essere fatto per ottenerlo, ma assieme al cliente. Sarà allora necessario prestare particolare attenzione a non dargli l'impressione di volerlo scaricare in un momento così delicato, far passare la certezza che, pur spaventati o preoccupati, siamo disponibili ad esserci ma che siamo anche consapevoli dei nostri limiti e anche noi abbiamo bisogno di aiuto, oltre a lui. Ad esempio, non avremo mai la stessa disponibilità di un pronto soccorso o non potremo essere presenti nella misura in cui lo è un familiare. Non mi è mai capitato che un cliente rifiutasse queste altre opzioni, anche se talvolta è stata necessaria una lunga discussione, i clienti hanno accettato i numeri di telefono che ho potuto fornirgli o che io parlassi coi familiari. Talvolta, di concerto con lo psichiatra, è stato necessario programmare un ricovero: non con lo scopo di spegnere tutto il dolore che caratterizza il periodo suicidano, come polemicamente sottolinea Hillman (1997), ma per tentare di proteggere la persona da un momento fortemente depressivo. Un'ulteriore possibilità che si presenta al terapeuta sono le variazioni di setting. Come già accennato, trattandosi di una situazione di emergenza, è necessario mettere in atto alcune variazioni che vanno nell'ordine di una maggiore apertura, ma non totale. Ad esempio, può essere utile passare da una a due sedute settimanali oppure dare una maggiore disponibilità telefonica. Nella mia esperienza, non si è rivelato utile aumentare il numero di sedute settimanali a più di due né aumentare la durata della seduta stessa: credo che un limite vada mantenuto proprio in funzione di dare contenimento ai vissuti più frammentanti. Ovviamente questi sono solo alcuni esempi tratti dalla pratica clinica, diversi da persona a persona, sia per quello che riguarda il cliente che il terapeuta. Alcuni autori suggeriscono la possibilità di contatti a tempo: il cliente si impegna a non suicidarsi per un determinato periodo di tempo durante il quale potrà lavorare assieme al terapeuta alla ricerca di una buona ragione per non farlo nemmeno in seguito. 3) Comprendere Si tratta dell'ultima e più delicata responsabilità del terapeuta che riguarda più strettamente la dimensione dell'essere e dello stare con. Questo significa per la persona-terapeuta cercare di raggiungere un contatto autentico con la persona-cliente, un contatto profondo fatto di comprensione, attenzione e fiducia. Scopo principale di questo momento diviene il favorire il contatto 12

13 anche del cliente con se stesso. Ritorna più volte la parola contatto perché è proprio questo che manca nella profonda solitudine, esistenziale e non necessariamente relazionale, della persona che ha in mente di togliersi la vita. Questo è vero se si tratta di un adolescente, prigioniero della propria incapacità di separarsi dalle figure genitoriali e impossibilitato ad individuarsi come persona adulta se non nel modo che altri hanno deciso, che sente di essere arrivato al capolinea di una vita che chiede troppo per essere vissuta. Ma è altrettanto vero per la persona depressa, che non vede di fronte a sé un interminabile svolgersi di giorni tutti ugualmente vuoti ed insignificanti, dove solo dolore e nulla fanno rumore. Ed infine, anche nel disturbo borderline di personalità ci troviamo di fronte all'impossibilità di comunicare qualcosa che non ha una forma, una continuità e che è il modo stesso di essere della persona. Il terapeuta può allora usare lo strumento più elementare e complesso, la relazione, per cercare di attenuare questo senso di vuoto, incomunicabilità e incomprensione che devasta l'anima con le sue ferite terribili e invisibili. Rogers (1980), nell'analisi del caso di Ellen West, evidenziò due particolari elementi che descrivono questo senso di solitudine: l'estraniamento da sé e dalle esperienze del proprio organismo, non percepite come degne di fiducia e quindi utilizzabili per la propria esistenza e la mancanza di una relazione in cui poter comunicare l'esperire reale, il Sé autentico. "Guardo a me stessa come ad un essere strano. Ho paura di me stessa. (...) lo grido, ma loro non mi sentono." (Rogers, 1980, trad. it, p.146) Possiamo allora far sì che i nostri clienti, al di là di ciò che decideranno per sé e la propria vita, abbiano di fronte una persona disponibile alla relazione, all'incontro e alla condivisione, così che non debbano sentirsi estranei nel mondo, almeno nella stanza della terapia. «La posizione che deve essere mantenuta è quella di un piede dentro e uno fuori. Entrambi i piedi fuori è non coinvolgimento; entrambi i piedi dentro è inconsapevolezza della responsabilità. Non siamo responsabili gli uni delle vite o delle morti degli altri; la vita e la morte di ogni uomo è sua propria. Ma siamo responsabili per i nostri coinvolgimenti» (Hilmman, 1997, trad. it. p. 64, corsivo mio). Come già affermato in precedenza, ciò che potremo ulteriormente cercare di favorire sarà anche il contatto con altri significativi, sia per non essere noi i soli a sostenere la persona, sia per promuovere nuove forme di comunicazione anche con gli affetti più vicini. In precedenza abbiamo parlato di fiducia. Non si tratta di un'astratta affermazione valoriale, ma di una reale propensione alla vita. Desideriamo veramente che quel cliente viva? Perché? Comprendiamo le ragioni per cui desidera darsi la morte? E comprendiamo le ragioni per cui potrebbe, per lui o lei, valere la pena vivere? La persona che tenta di uccidersi, come abbiamo visto, ha perso tutte le speranze di un possibile cambiamento nella propria esistenza, ma ancora di più ha perso la fiducia del proprio esperire come base dell'esperienza. Ed è proprio qui che noi possiamo far leva per ritrovare, assieme a lui, il senso del proprio vivere: «(...) se non esiste alcun significato del suo vivere, una persona tende a togliersi la vita ed è pronta a farlo anche se tutti i suoi bisogni, sotto ogni aspetto, sono stati soddisfatti» (Frankl, 1973). 13

14 Ad esempio, nel disturbo borderline di personalità sarà utile sostenere il cliente nel tentativo di dare un significato, di stabilire un legame, nel presente, tra le sue azioni (in particolare quelle autodistruttive) e i suoi sentimenti. Il suo agire non è altro che una difesa primaria che tende a non far percepire sentimenti dolorosi e potenzialmente destrutturanti. Ma la consapevolezza è fondamentale per potersi percepire come individui autonomi e responsabili; sarà allora necessario favorire la presa di coscienza e, di nuovo, il senso che nasconde l'agire così da implementare la capacità di gestire gli impulsi. Il terapeuta cercherà di avere un atteggiamento più attivo rispetto al solito: aiutare il cliente a strutturare la propria vita tra una seduta e l'altra, proporre attività alternative, argomenti che possano facilitare le capacità di coping non hanno valore solo per il contenuto, ma anche perché sono utili a sottolineare la presenza del terapeuta, ad ancorare il cliente alla realtà. Tutto questo avviene però all'interno dello schema di riferimento del cliente: entrare con lui nella sua solitudine, accompagnarlo in quella grotta profonda e terrifica così che possa condividere questa parte della sua esistenza. Questo può avvenire attraverso la trasparenza del terapeuta, ma una trasparenza centrata sul cliente e il suo schema di riferimento ("Fuori da lì, da quell'angosciate disperazione, c'è chi tiene a te"). Con una cliente che aveva già tentato due volte il suicidio e che aveva iniziato la terapia durante il ricovero in clinica psichiatrica, ho avuto più volte forte la sensazione che avrei avuto poche possibilità di aiutarla a vivere. Questo è stato vero finché non ho detto a me stessa che questa scelta non dipendeva da me, ma da lei; finché non mi sono sentita libera dalla responsabilità per la sua vita e ho potuto essere, piuttosto, responsabile verso di lei. Questa sottile ma fondamentale differenza, come George De Rita, allora mio supervisore, mi ha aiutato a comprendere, mi ha permesso di chiarire le ragioni di tanto mio interesse e per farlo ho avuto bisogno di tempo, il tempo di fare spazio per lei dentro di me. Non uno spazio asettico e anonimo pronto per "il cliente", ma uno spazio su misura per lei, che avesse le sue forme, i suoi colori e i suoi suoni. Allora ci siamo potute dire questo. T. «Cosa succede in quel momento?». C. «Sono sola». T. «E cosa c'è in questa solitudine?». C. «C è freddo». T. «Allora io sarò lì con te e ti accenderò un fuoco». Davvero avrei voluto poter fare questo per lei e non avevo altro modo di dirlo se non attraverso le sue parole, i suoi sentimenti, i suoi pensieri, il suo mondo, vale a dire il suo schema di riferimento. Forse, le mie parole, avrebbero potuto esserle di compagnia nel momento in cui si sarebbe ritrovata a pensare che valeva la pena farla finita e avrebbero potuto farla sentire meno isolata e sola nel suo dolore. Si sarebbe trattato di parole calde, utili per scaldare il freddo della morte. Questo modo di lavorare, basato sulla costruzione di una trama relazionale e di pensiero che si avvicina alla modalità del sincretismo delirante, è ciò che più richiama l'incomunicabilità della morte, l'unica esperienza che non può essere condivisa. Per questo motivo possiamo 14

15 accostarci più efficacemente al mondo dell'altro grazie all'uso delle metafore, dei paradossi e di tutto ciò che non è razionalizzabile. Stiamo cercando di condividere un'esperienza che non ha parole e non possiamo verbalizzare ciò che non lo è. Al contempo, è principalmente con le parole che possiamo stare con, con-dividere. Allora possiamo richiamarci a quel significato altro che le parole hanno, un significato che si colora di emozioni, sensazioni e ricordi spesso non detti e non dicibili. E coi ricordi, con la memoria di ciò che è stato, possiamo aiutare il cliente a ritrovare la propria storia, a fare i conti con un passato che, deprivandolo di parti di sé reali e fantasmatiche, lo ha portato ad essere ciò che è attualmente. Potrà, forse, elaborare il lutto di ciò che non è stato e fare il funerale non a se stesso ma ai propri desideri e bisogni mai soddisfatti, per poter rinascere ad una nuova vita, più reale e veritiera che nulla ha a che fare con ciò che dovrebbe essere ma con ciò che è. Conclusioni «Rispettiamo la sua capacità e il suo diritto di orientarsi da solo o pensiamo che in fondo la sua vita sarebbe molto meglio guidata da noi?» (Rogers, 1970, p. 83). «Posso essere forte abbastanza, come persona, da essere profondamente rispettoso dei miei sentimenti, dei miei bisogni, così come dei suoi?» (Rogers, 1970, p. 81 ). «Nell'organismo c'è una tendenza fondamentale a realizzare, conservare e sviluppare l'organismo stesso e la sua esperienza vissuta» (Rogers, 1951, trad. it. p. 31 7). Bibliografia AA.VV.,(1989), II suicidio: follia o delirio di libertà?, Paoline, Roma. AA.VV., (1994), Le depressioni giovanili: aspetti clinici, socioculturali, esperienze dei servizi, Atti del convegno S. Ilario d'enza 1/6/94. Aguglia E., Riolo, M., De Vanna, M., (1996), Disturbi d'ansia e tentati suicidi, giornale italiano di suicidologia, 6,1, pp Allen B.P., (1987), Youth Suicide, Adolescence, 22, Amèry J., (1976) Hand an sich legen, Klett, Stuttgard, (trad. it. Levar la mano su di sé, Bollati Borighieri, Torino, 1990). Amodio D., Pomari U., (1988), II suicidio e il tentato suicidio nell'adolescente, Rivista Sperimentale di Freniatria, Vol. CXII, Suppl. n.6, pp Anderson R., (1996), Violenza e suicidio e loro relazioni nell'adolescenza, Frammenti, Rivista di psichiatria, 2, pp Ballerini A.C., (1996), Psicopatologia e suicidio, in: Ballerinini A., Calmieri B., (a cura di) Breviario di psicopatologia, Feltrinelli, Milano. Berman, L.A., Jobes D.A. (1999), Adolescent suicide: assessment and 15

16 intervention, AFA, Washington, D.C. (trad. it. Il suicidio nell'adolescenza, Ma.Ci, Roma, 1999). Bernabei P. et al., (1997), Suicidio e idee di suicidio in età scolare, Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, 64, pp Binswanger L, (1958), The case of Ellen West. In May, R., Angel, E. & Ellenberger H.F. Existence: a new dimension in psychiatry and psychology, Basic books, New York, (trad. it. Il caso Ellen West e altri saggi, Bompiani, Milano, 1973). Blumental S. J., (1990), Youth Suicide: Risk Factors, Assesment and Treatment of Adolescent and Young Adult Suicidai Patients, Psych. Clin. of North America, 13: Borgna E., (2004), Le intermittenze del cuore, Mondatori, Milano. Brent A. D. et al., (1993), Suicide in Adolescents with No Apparent Psychopathology, I. Am. Acad. Child Adolesc.Psychiatry, 32:3, pag , May. Carbone P., (1994), II grande viaggio: considerazioni su adolescenza e suicidio, Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, 61, p Castronuovo A., (2003), Suicidi d'autore, Stampa Alternativa, Milano. Cazzullo, Invernizzi, Vitali (1987), Le condotte suicidane, UTET, Torino. Center for disease contrai, (1994), Suicide contagion and reporting of suicide: reccomandation from a national workshop US department of health and human services. Cohen Y., (1991), Gender identity conflicts in adolescents as motivation for suicide. Adolescence, vol. 26, No 101 pag Spring. Condini A., (1993), I comportamenti suicidali in età evolutiva, Giornale italiano di suicidologia, 3,1, pp.7-8. Condini A., Marinig L, (1994), Le condotte suicidane in adolescenza. XV Congresso Nazionale Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile Atti del congresso, Voi. I, p Ed. La Ginestra-Brescia. Ottobre Crepet P., (1993), Le dimensioni del vuoto, Feltrinelli, Milano. D'Urso C.D., et al., (1993), Problemi metodologici nell'approccio clinico al preadolescente che ha tentato il suicidio, Supplemento al Giornale italiano di suicidologia, 1, pp Davi C., (1992), II suicidio in età evolutiva: alcune riflessioni, Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza Vol. 59, pag De Rienzo C.,(2001), II dolore di amare, Gli specchi Marsilio, Venezia-Padova. De Vanna M., Schenardi C., Filippuzzi L., Aguglia E., (1994), Ruolo della medicina di base nella prevenzione del comportamento suicidario, Giornale italiano di suicidologia, 4,1, pp De Wilde E. J. et al., (1993), The specificity of psychological characteristics of adolescent suicide attempters I. Am. Acad. Child Adolesc. Psychiatry, 32:1, pag 51-59, January. Di Leo D., Magni C., (1987), Disturbi affettivi della terza età, Masson, Milano. Diekstra R.F.W:, De Leo D., (1991), Prevenzione secondaria dei comportamenti suicidari, Giornale italiano di suicidologia, 1, pp Durkheim E., (1897), Le suicide. Étude sociologique, Paris, Alcan (trad. it. Il Suicidio, Utet, Torino, 1969). Festini Cucco W., Cipollone L., (1992), Suicidio e complessità. Punti di vista a 16

17 confronto, Giuffrè, Milano. Firestone R.W., (1997), Suicide and the inner voice, SAGE, Newbury Park. Florenzano F., Crepet P., (1989), Il rifiuto di vivere. Anatomia del suicidio, Editori Riuniti, Milano. Foucault M., (1986), Un piacere così semplice, in: Riza psicosomatica, n 61. Frankl V.E., (1973) Man's search for meaning, New York, Simon and Schuster, (trad. it. L'uomo alla ricerca di un significato, Mursia, Milano, 1975). Fremouw W.J., de Perczel M., Ellis T.E., (1 990), Suicide risk. Assessment and response guidelines, Pergamon Press, New York. Garaventa R., (1 994), Il suicidio nell'età del nichilismo, Franco Angeli, Milano. Glover J.,(1977), Causing death and saving lives, Penguin, Harmondsworth. Hawton K., (1995), Media influences on suicidal behaviour in young people, Crìsis Hendin H., (1982), Psychotherapy and suicide, in "Suicide in America", Norton, New York. Hillmann J., (1997), Suicide and the soul, Spring publications, Woodstock, Connecticut, (trad. it. Il suicidio e l'anima, Astrolabio, Roma, 1 999). Jamison K. R., (1999), Night falls fast, Random house, New York (trad. it. Rapida scende la notte, Longanesi, Milano, 2001). Jeammet P., (1 996), Tentato suicidio nell'adolescenza, in: Seminari sull'adolescenza Area C, Milano. Joyce P., et al., (1995), The prevalence of mental disorders in individuals who suicide and attempt, Br. J. Psychìatry, 167, pp Kienhorst I. C., et al., (1995), Adolescents' Image of their Suicide Attempt,. Am. Acad. Child Adolesc. Psychiatry, 34:5, May. Ladame F., Orlino J., Pawlak C., (1996) Adolescence et suicide, Masson, Paris. Ladame F., (1996), Tentati suicidi in adolescenza e trauma psichico, Imago, 3, 4, pp Laufer M. (a cura di), (1995) The suicidal adolescent, Karnac books, London (trad. it. L'adolescente suicida, Boria, Roma, 1998). Laufer M., Laufer E., (1984), Adolescent breakdown and beyond International universities press, Madison (Adolescenza e breakdown evolutivo, Bollati Boringhieri, Milano 1986). Leming M.R., Dickinson G.E., (1994), Understanding dying, death and bereavement, Harcourt Brace College Publ. Luccallini A. el al., (1993), Fattori di rischio e prevenzione familiare del suicidio nell'adolescente, Supplemento al Giornale italiano di suicidologia, 1, pp Martlunen M. J. et al., (1993), Adolescence and suicide: a review of psychological autopsy studies, European child and adolescent psychiatry, Jan vol 2(1) Miller D., (1992), II suicidio degli adolescenti: eziologia e trattamento, Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, Vol. 59, pag Neva M., (2003), Disagio giovanile e suicidio, Paoline, Roma. Orbach I., (1988), Children who don't want to live, Jossey Bass Wiley, (Irad. it. Bambini che non vogliono vivere, Giunti, Firenze 1991). Pandolfi A.M., (2000), II suicidio. Voglia di vivere, voglia di morire, Franco Angeli, Milano. Pavan L., (a cura di),(1995), Paura della morte e suicidio, Pensiero scientifico 17

18 editore, Roma. Pavan L., Banon D., (1996), Trauma, vulnerabilità, crisi, Bollati Boringhieri, Milano. Pavan L., De Leo, (1988), II suicidio nel mondo contemporaneo, Liviana, Torino. Pelanda E., (2003), Il tentativo di suicidio in adolescenza, Franco Angeli, Milano. Pielropolli Charmel C., (2004), Crisis center, Franco Angeli, Milano. Pommereau X.., (1996) L'adolescent suicidare, Dunol, Paris. Richman, J., (1978), Symbiosis, empathy, suicidai behavior and the family, Suicide and Life Threatening Behavior, 8, Richman, J., (1979), Family therapy of allempled suicide, Family Process, 18, Rigon C., Poggioli D.G., (1997), Suicidio e tentato suicidio nell'infanzia e nell'adolescenza. Commenti alla più recente letteratura, Imago vol. IV, n.2 pag Rocco P.L., Amigoni A., (1993), II ruolo del medico di base nella prevenzione del suicidio, Supplemento al Giornale Italiano dì Suicidologia, 1, pp Rogers C.R., (1980), A way of being, Houghton Mifflin Company, Boston, (trad. il. Un modo di essere, Martinelli, Firenze, 1983). Rogers C.R., (1951), Client centered therapy, Houghton Mifflin Company, Boston, (Trad. il. Terapia centrata sul cliente, La Nuova Italia, Roma, 1997). Rogers C.R., (1961), On becoming a person, Houghton Mifflin Company, Boston, (trad. it. La terapia centrata sul cliente, Martinelli, Firenze, 1970). Rosenlhal P.A., Rosenlhal S., (1984), Suicidal Behaviors by Preschool Children, Am I Psychiatry, 141, (4), Salvini A. e al., (1996), Suicidio adolescenziale, Franco Angeli, Milano. Scocco P., De Leo D., (1995), Patologia psichiatrica e comportamenti suicidari, Giornale italiano di suicidologia, 5, pp Shaffer D. et al., (1988), Prevention teenage suicide: a critical review, J. Am. Acad. Child Adolesc. Psychiatry, 27: Spirito A. et al., (1989), Attempt suicide in adolescence: a review and critique of the literature, Clin. Psychol. rev., 9: Stimolo A., (2002), Comportamenti suicidari e psicoterapia, in: Da Persona a Persona, novembre. Swedish National Council for Suicide Prevention, (1997), Support in suicidal crises: the Swedish national program to develop suicide prevention, Crisis, 18, 65-72, p.71. Tatarelli M., (1994), II suicidio, II Pensiero scientifico, Roma. Torre E. et al., (1993), Interpretazione delle condotte suicidarie. Svelamento e prevenzione, Supplemento al Giornale italiano di suicidologia, 1, pp Tyano S., (1996), II concetto di morte in adolescenza, Imago, 4, WHO, (1968), Prevention of suicide, Public health paper n

PRIMO VOLUME: DIVENTARE GENITORI

PRIMO VOLUME: DIVENTARE GENITORI PRIMO VOLUME: DIVENTARE GENITORI Il concepimento, la gravidanza, il primo anno: la formazione di un legame profondo e le difficoltà del percorso a cura di Emanuela Quagliata e Marguerite Reid Presentazione

Dettagli

Bambini e Lutto Farra, 24 febbraio 2013

Bambini e Lutto Farra, 24 febbraio 2013 Bambini e Lutto Farra, 24 febbraio 2013 Obiettivi: - informare su quelle che sono le reazioni più tipiche dei bambini alla morte di una persona cara - dare alcune indicazioni pratiche - suggerire alcuni

Dettagli

Informazioni per utenti e familiari

Informazioni per utenti e familiari LA DEPRESSIONE MAGGIORE Informazioni per utenti e familiari In questa dispensa parleremo di depressione e dei problemi che può dare nella vita di una persona. Nella vita, è comune attraversare periodi

Dettagli

Alcolismo: anche la famiglia e gli amici sono coinvolti

Alcolismo: anche la famiglia e gli amici sono coinvolti Alcolismo: anche la famiglia e gli amici sono coinvolti Informazioni e consigli per chi vive accanto ad una persona con problemi di alcol L alcolismo è una malattia che colpisce anche il contesto famigliare

Dettagli

Progetto per la realizzazione di Corsi di Parent Training sul Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività ADHD

Progetto per la realizzazione di Corsi di Parent Training sul Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività ADHD Progetto per la realizzazione di Corsi di Parent Training sul Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività ADHD Progetto AIFA Onlus /AIDAI Onlus A cura di: Consiglio Direttivo, AIFA Onlus Erica Menotti,

Dettagli

nostre «certezze» sul fatto che senza di lui non potremo mai più essere felici, che durano fino a una nuova... relazione!) continueremo a infilarci

nostre «certezze» sul fatto che senza di lui non potremo mai più essere felici, che durano fino a una nuova... relazione!) continueremo a infilarci Pensieri. Perché? Cara dottoressa, credo di avere un problema. O forse sono io il problema... La mia storia? Stavo con un ragazzo che due settimane fa mi ha lasciata per la terza volta, solo pochi mesi

Dettagli

STUDIO LINK LAB SUICIDI PER MOTIVI ECONOMICI: DALL INIZIO DELL ANNO 119 I CASI.

STUDIO LINK LAB SUICIDI PER MOTIVI ECONOMICI: DALL INIZIO DELL ANNO 119 I CASI. STUDIO LINK LAB SUICIDI PER MOTIVI ECONOMICI: DALL INIZIO DELL ANNO 9 I CASI. I DATI RELATIVI A SETTEMBRE E OTTOBRE RAPPRESENTANO UN NUOVO GRIDO DI ALLARME. UN SUICIDA SU DUE E IMPRENDITORE. PREOCCUPANTE

Dettagli

Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile Ravenna 11/03/2015

Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile Ravenna 11/03/2015 Maria-Grazia Bacchini Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile Ravenna 11/03/2015 I diritti dei bambini e la Convenzione di New York 20 novembre 1989 ratificata in Italia il 27 maggio 1991 definisce

Dettagli

PROGETTARE LA MEDITAZIONE NELLE SCUOLE, NELLE COMUNITÁ E NEI CENTRI DI AGGREGAZIONE, PER BAMBINI E ADOLESCENTI, INSEGNANTI ED EDUCATORI

PROGETTARE LA MEDITAZIONE NELLE SCUOLE, NELLE COMUNITÁ E NEI CENTRI DI AGGREGAZIONE, PER BAMBINI E ADOLESCENTI, INSEGNANTI ED EDUCATORI PROGETTARE LA MEDITAZIONE NELLE SCUOLE, NELLE COMUNITÁ E NEI CENTRI DI AGGREGAZIONE, PER BAMBINI E ADOLESCENTI, INSEGNANTI ED EDUCATORI Cos è la meditazione e a cosa serve nel processo educativo La meditazione

Dettagli

Infermieristica della salute mentale. Corso di Laurea in infermieristica A.A. 2014/2015 Dr. Gianfranco Preiti

Infermieristica della salute mentale. Corso di Laurea in infermieristica A.A. 2014/2015 Dr. Gianfranco Preiti Infermieristica della salute mentale Corso di Laurea in infermieristica A.A. 2014/2015 Dr. Gianfranco Preiti Le competenze dell infermiere in psichiatria e all interno dell equipe multi professionale La

Dettagli

Progettazione di un percorso di cura per i giovani che accedono al Pronto Soccorso per tentativi di suicidio.

Progettazione di un percorso di cura per i giovani che accedono al Pronto Soccorso per tentativi di suicidio. Progettazione di un percorso di cura per i giovani che accedono al Pronto Soccorso per tentativi di suicidio. Letteratura Alcuni studi, citati da Rigoni e Poggioli 1 nel loro articolo sui tentati suicidi

Dettagli

Luce dai buchi neri. Tenuto da GIANNI FRANCESETTI. 12 novembre 2011 presso Associazione Italiana Gestalt Analitica - Roma

Luce dai buchi neri. Tenuto da GIANNI FRANCESETTI. 12 novembre 2011 presso Associazione Italiana Gestalt Analitica - Roma * SEMINARIO TEORICO-PRATICO Luce dai buchi neri Tenuto da GIANNI FRANCESETTI 12 novembre 2011 presso Associazione Italiana Gestalt Analitica - Roma Depressione quale?..nella letteratura del 900 troviamo

Dettagli

Giovedì 15 Marzo 2012

Giovedì 15 Marzo 2012 Giovedì 15 Marzo 2012 L ESPERIENZA DEL MORIRE COME AIUTARE I BAMBINI AD AFFRONTARE LA PERDITA DI UNA PERSONA CARA SILVIA VARANI Psicoterapeuta Fondazione ANT Italia Onlus Fratelli, a un tempo stesso, Amore

Dettagli

I GRUPPI DI AUTO MUTUO AIUTO

I GRUPPI DI AUTO MUTUO AIUTO I GRUPPI DI AUTO MUTUO AIUTO Origine Nel 1908 il filosofo, zoologo russo Kropotkin, diceva: esiste in natura la legge del mutuo aiuto, che, in un' ottica di lotta per la sopravvivenza e di evoluzione della

Dettagli

AUTO MUTUO AIUTO cos è?

AUTO MUTUO AIUTO cos è? AUTO MUTUO AIUTO cos è? L Auto Mutuo Aiuto è un processo, un modo di trattare i problemi concreti che ciascuno si trova a fronteggiare nella propria vita: malattie, separazioni, lutti, disturbi alimentari,

Dettagli

PROGETTO SOSTEGNO PSICOLOGICO scuola aquilana continua a volare. per le scuole primarie e secondarie

PROGETTO SOSTEGNO PSICOLOGICO scuola aquilana continua a volare. per le scuole primarie e secondarie PROGETTO SOSTEGNO PSICOLOGICO scuola aquilana continua a volare. per le scuole primarie e secondarie Premessa Il trauma non cessa con il cessare della violenza esterna ma continua imperterrito nel mondo

Dettagli

Proposta per un Nuovo Stile di Vita.

Proposta per un Nuovo Stile di Vita. UNA BUONA NOTIZIA. I L M O N D O S I P U ò C A M B I A R E Proposta per un Nuovo Stile di Vita. Noi giovani abbiamo tra le mani le potenzialità per cambiare questo mondo oppresso da ingiustizie, abusi,

Dettagli

Emanuele Bartolozzi Una guida per affrontare il disturbo

Emanuele Bartolozzi Una guida per affrontare il disturbo Emanuele Bartolozzi Una guida per affrontare il disturbo L attacco di panico sembra essere per il malato una duplice condanna: da un lato i sintomi che imperversano, dall altro quasi la ferma certezza

Dettagli

ALLA RICERCA DELLE PROPRIE ORIGINI

ALLA RICERCA DELLE PROPRIE ORIGINI Relazione Incontro del 15 ottobre 2015 ALLA RICERCA DELLE PROPRIE ORIGINI Relatore: Dott. Marco Chistolini Psicologo, psicoterapeuta e formatore Il tema centrale della ricerca è il rapporto con la storia

Dettagli

XXV Convegno Nazionale, Torino, gennaio febbraio 1998. Guido Maura 1

XXV Convegno Nazionale, Torino, gennaio febbraio 1998. Guido Maura 1 XXV Convegno Nazionale, Torino, gennaio febbraio 1998 Telefono amico e le contraddizioni della società della comunicazione Guido Maura 1 Telefono Amico, come altri servizi dedicati a favorire contatti

Dettagli

Gioco d Azzardo Patologico (GAP): anche la famiglia e gli amici sono coinvolti

Gioco d Azzardo Patologico (GAP): anche la famiglia e gli amici sono coinvolti Gioco d Azzardo Patologico (GAP): anche la famiglia e gli amici sono coinvolti Informazioni e consigli per chi vive accanto ad una persona con problemi di gioco d azzardo patologico Testo redatto sulla

Dettagli

Depressione e adolescenza di S. Di Salvo, S. Cavalitto e A. Martinetto

Depressione e adolescenza di S. Di Salvo, S. Cavalitto e A. Martinetto Associazione per la Ricerca sulla Depressione C.so G. Marconi 2 10125 Torino Tel. 011-6699584 Sito: www.depressione-ansia.it Depressione e adolescenza di S. Di Salvo, S. Cavalitto e A. Martinetto Nella

Dettagli

Presentazione di Giorgio Nardone Presentazione di Giovanni Poles Presentazione di Ines Testoni

Presentazione di Giorgio Nardone Presentazione di Giovanni Poles Presentazione di Ines Testoni Indice Presentazione di Giorgio Nardone XIX Presentazione di Giovanni Poles XXI Presentazione di Ines Testoni Emozioni senza via d uscita XXIII XXVII Parte teorica Capitolo 1 Lutto e perdita: dalle definizioni

Dettagli

Filosofia e psicologia. Gnoseologia, casualità, genere umano. Il genere umano Il metodo. L'identità umana. - Milano : Cortina Editore, 2002 291 p.

Filosofia e psicologia. Gnoseologia, casualità, genere umano. Il genere umano Il metodo. L'identità umana. - Milano : Cortina Editore, 2002 291 p. CATALOGO FILOSOFIA E PSICOLOGIA Filosofia e psicologia. Gnoseologia, casualità, genere umano. Il genere umano Il metodo. L'identità umana. - Milano : Cortina Editore, 2002 291 p. Il metodo. La natura della

Dettagli

TINA LETTIERI Facilitatore di gruppo

TINA LETTIERI Facilitatore di gruppo TINA LETTIERI Facilitatore di gruppo Sono costituiti da persone e/o famiglie che condividono un problema e che si incontrano per assicurarsi reciproca assistenza e sostegno, per superare una situazione

Dettagli

La persona tra trauma e risorse Sportello di ascolto e sostegno psicologico

La persona tra trauma e risorse Sportello di ascolto e sostegno psicologico 1 La persona tra trauma e risorse Sportello di ascolto e sostegno psicologico Progetto per il sostegno e il rinserimento nella vita di relazione Equipe Multidisciplinare di I livello Sede di Roma Centro

Dettagli

Health Care Proxy (delega per assistenza sanitaria) Nomina del proprio fiduciario per la salute nel New York State

Health Care Proxy (delega per assistenza sanitaria) Nomina del proprio fiduciario per la salute nel New York State 1 Health Care Proxy (delega per assistenza sanitaria) Nomina del proprio fiduciario per la salute nel New York State La New York Health Care Proxy Law vi permette di nominare una persona di fiducia, ad

Dettagli

Sostegno psicologico alla donna con tumore al seno

Sostegno psicologico alla donna con tumore al seno Sostegno psicologico alla donna con tumore al seno Dott.ssa Simona Di Giovanni Psicologa Psicoterapeuta familiare Convegno 9 giugno 2012 Tivoli Indice argomenti Reazioni e vissuti alla diagnosi di tumore

Dettagli

Associazione non profit La mela e il seme

Associazione non profit La mela e il seme Associazione non profit La mela e il seme per l educazione di bambini e ragazzi al ben-essere e per la prevenzione del disagio giovanile CRESCERE PER AIUTARE A CRESCERE Un percorso in sostegno alla genitorialità

Dettagli

ELEMENTI DI PSICOLOGIA DELL EMERGENZA

ELEMENTI DI PSICOLOGIA DELL EMERGENZA ELEMENTI DI PSICOLOGIA DELL EMERGENZA I fattori di rischio e di protezione del volontario A cura degli Psicologi CPPAVPC Ed. 2013 1 DDL 4449 del 2 febbraio 2000 L istituzione del ruolo dello psicologo

Dettagli

Il bambino con ADHD a scuola

Il bambino con ADHD a scuola Teramo 20-04-2010 Dott.ssa Adriana Sigismondi ADHD Caratteristiche DISATTENZIONE IMPULSIVITA IPERATTIVITA 1 1 ATTENZIONE I bambini con un disturbo di attenzione manifestano problemi in compiti che richiedono

Dettagli

Gruppi di auto mutuo aiuto per donne sole: cosa sono e come funzionano

Gruppi di auto mutuo aiuto per donne sole: cosa sono e come funzionano Gruppi di auto mutuo aiuto per donne sole: cosa sono e come funzionano Conducono l incontro: la dott.ssa Monica Tessarolo (psicologa psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo comportamentale, criminologa,

Dettagli

PROBLEMATICHE COMPORTAMENTAMENTALI NEL BAMBINO IN AFFIDO. M. Pincherle

PROBLEMATICHE COMPORTAMENTAMENTALI NEL BAMBINO IN AFFIDO. M. Pincherle PROBLEMATICHE COMPORTAMENTAMENTALI NEL BAMBINO IN AFFIDO M. Pincherle IMPORTANZA DELL AMBIENTE DI VITA E DELLE ESPERIENZE 1 Importanza di una buona relazione di attaccamento con la figura materna Concetto

Dettagli

PROGETTO DI APPRENDIMENTO

PROGETTO DI APPRENDIMENTO PROGETTO DI APPRENDIMENTO IN AMBITO CLINICO PROBLEMA PRIORITARIO DI SALUTE SALUTE MENTALE Settembre 2006 Il percorso di apprendimento in ambito clinico relativo al problema prioritario di salute malattia

Dettagli

IL RUOLO DEL CAREGIVER. Manuela Rebellato Responsabile Counselling : OaD, UVA, Continuità Assistenziale CHI SONO?

IL RUOLO DEL CAREGIVER. Manuela Rebellato Responsabile Counselling : OaD, UVA, Continuità Assistenziale CHI SONO? IL RUOLO DEL CAREGIVER Manuela Rebellato Responsabile Counselling : OaD, UVA, Continuità Assistenziale CHI SONO? Per i pazienti un sostegno indispensabile Per i Medici un riferimento Per le Istituzioni

Dettagli

Gli obiettivi di piano per le demenze. «Il sostegno psicologico ai caregivers e ai pazienti affetti da demenza»

Gli obiettivi di piano per le demenze. «Il sostegno psicologico ai caregivers e ai pazienti affetti da demenza» Gli obiettivi di piano per le demenze Centro Regionale di Neurogenetica «Il sostegno psicologico ai caregivers e ai pazienti affetti da demenza» Maria Mirabelli psicologa-psicoterapeuta Centro Regionale

Dettagli

Sento le voci Ricerca e Studio sulle allucinazioni uditive Cristina Contini Enrico Molinari Maria Quarato Alessandro Salvini

Sento le voci Ricerca e Studio sulle allucinazioni uditive Cristina Contini Enrico Molinari Maria Quarato Alessandro Salvini Sento le voci Ricerca e Studio sulle allucinazioni uditive Cristina Contini Enrico Molinari Maria Quarato Alessandro Salvini QUESTIONARIO CONOSCITIVO SUL FENOMENO DELL UDIRE VOCI Se lei ha, o ha avuto,

Dettagli

EDUCARE È COSA DEL CUORE Educare figli adolescenti: sfida o percorso di crescita condiviso? Educare alle emozioni e all'affettività

EDUCARE È COSA DEL CUORE Educare figli adolescenti: sfida o percorso di crescita condiviso? Educare alle emozioni e all'affettività EDUCARE È COSA DEL CUORE Educare figli adolescenti: sfida o percorso di crescita condiviso? Educare alle emozioni e all'affettività Stili educativi riferiti alle emozioni Di fronte alle emozioni, alla

Dettagli

Come ti immagini gi insegnanti?

Come ti immagini gi insegnanti? a Come ti immagini gi insegnanti? Quello dell insegnante è un ruolo complesso, in cui entrano in gioco diverse caratteristiche della persona che lo esercita e della posizione che l insegnante occupa nella

Dettagli

Codice Deontologico del Volontario adottato dalla Federazione Cure Palliative

Codice Deontologico del Volontario adottato dalla Federazione Cure Palliative Art.5. Agisce senza fini di lucro anche indiretto e non accetta regali o favori, se non di modico valore. ASSOCIAZIONE VOLONTARI ASSISTENZA PAZIENTI ONCOLOGICI Codice Deontologico del Volontario adottato

Dettagli

Insegna al tuo bambino la Regola del Quinonsitocca.

Insegna al tuo bambino la Regola del Quinonsitocca. 1. Insegna al tuo bambino la Regola del Quinonsitocca. Circa un bambino su cinque è vittima di varie forme di abuso o di violenza sessuale. Non permettere che accada al tuo bambino. Insegna al tuo bambino

Dettagli

LA PATERNITÀ NASCE COL NEONATO?

LA PATERNITÀ NASCE COL NEONATO? LA PATERNITÀ NASCE COL NEONATO? Convegno IRIS Non c è 2 senza 3 - Milano, 8 febbraio 2010 Alberto Pellai, Medico PhD, Psicoterapeuta dell Età Evolutiva Dipartimento di Sanità Pubblica Facoltà di Medicina

Dettagli

Offerte lavoro psicologi: consigli per trovare lavoro in psicologia Pag. 1 di 5 Stefano Sirri, Psico-Pratika N 16

Offerte lavoro psicologi: consigli per trovare lavoro in psicologia Pag. 1 di 5 Stefano Sirri, Psico-Pratika N 16 Offerte lavoro psicologi: consigli per trovare lavoro in psicologia Pag. 1 di 5 OFFERTE LAVORO PSICOLOGI: Consigli per trovare lavoro in psicologia Trovare lavoro come psicologi non è sempre semplice.

Dettagli

Un percorso formativo per supportare il confronto tra insegnanti e bambini adottati

Un percorso formativo per supportare il confronto tra insegnanti e bambini adottati Un percorso formativo per supportare il confronto tra insegnanti e bambini adottati Il presente Percorso Formativo è riconosciuto dal CSA di Bologna Scuola Elementare M. Longhena (BO) 14-22 2006 Premessa

Dettagli

ADOZIONE E ADOLESCENZA: LA TEMPESTA DOPO LA QUIETE. Gli imprevisti e le opportunità dell'essere genitori di un adolescente adottivo

ADOZIONE E ADOLESCENZA: LA TEMPESTA DOPO LA QUIETE. Gli imprevisti e le opportunità dell'essere genitori di un adolescente adottivo ADOZIONE E ADOLESCENZA: LA TEMPESTA DOPO LA QUIETE Gli imprevisti e le opportunità dell'essere genitori di un adolescente adottivo «La crisi adolescenziale non lo è più di quanto non lo sia il parto; è

Dettagli

la comunicazione della diagnosi al malato di Alzheimer

la comunicazione della diagnosi al malato di Alzheimer Gruppo di studio SIGG LA CURA NELLA FASE TERMINALE DELLA VITA la comunicazione della diagnosi al malato di Alzheimer evelina bianchi Firenze 53 Congresso nazionale SIGG 2008 Firenze 53 congresso SIGG evelina

Dettagli

La depressione maggiore è un disturbo mentale che si manifesta con: uno stato d animo di profondo dolore o tristezza

La depressione maggiore è un disturbo mentale che si manifesta con: uno stato d animo di profondo dolore o tristezza La depressione maggiore è un disturbo mentale che si manifesta con: uno stato d animo di profondo dolore o tristezza mancanza di energia e di voglia di fare le cose Materiale a cura di: L. Magliano, A.

Dettagli

Il ricorso alle cure odontoiatriche e la salute dei denti in Italia Anno 2005

Il ricorso alle cure odontoiatriche e la salute dei denti in Italia Anno 2005 9 dicembre 2008 Il ricorso alle cure odontoiatriche e la salute dei denti in Italia Anno 2005 Con l indagine multiscopo Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari l Istat raccoglie informazioni

Dettagli

STRESS ACUTO E QUALITA DI VITA A DISTANZA

STRESS ACUTO E QUALITA DI VITA A DISTANZA ASSOCIAZIONE ReintrAs Trauma, Onlus Associazione italiana per l assistenza e il reintegro socio-lavorativo delle vittime di incidenti stradali e sul lavoro Via Pasquale Galluppi, 8-00136 Roma Tel. 06.39910668

Dettagli

Crisi economica e suicidi in italia

Crisi economica e suicidi in italia a cura del dottor Roberto ciavoni Sociologo Crisi economica e suicidi in italia Crisi e suicidio nel mondo del lavoro Parlarne senza Tabù è la prima forma Di Prevenzione Crisi economica e suicidi in italia

Dettagli

LA PATOLOGIA DEL SE NEI DISTURBI DI PERSONALITA. Dr.ssa Anita Casadei Ph.D

LA PATOLOGIA DEL SE NEI DISTURBI DI PERSONALITA. Dr.ssa Anita Casadei Ph.D LA PATOLOGIA DEL SE NEI DISTURBI DI PERSONALITA Dr.ssa Anita Casadei Ph.D L istanza psichica del Sé è il cardine centrale della teoria di Kohut, u Quale totalità psichica che si sviluppa e si consolida

Dettagli

Logopedia in musica e. canzoni

Logopedia in musica e. canzoni Logopedia in musica e canzoni Un Lavoro di Gruppo, Giugno 2013 INTRODUZIONE Siamo un gruppo di persone, chi ricoverato in Degenza e chi in Day Hospital, del Presidio Ausiliatrice-don Gnocchi di Torino

Dettagli

Violenza sui minori: i professionisti si interrogano

Violenza sui minori: i professionisti si interrogano Violenza sui minori: i professionisti si interrogano Focus territoriale Modalità di intervento a favore di minori vittime di violenza: come gli psicologi del Servizio Psicologico della Azienda Sanitaria

Dettagli

Conoscersi è l esperienza tonificante per liberare le proprie potenzialità ed indirizzarsi verso un futuro migliore

Conoscersi è l esperienza tonificante per liberare le proprie potenzialità ed indirizzarsi verso un futuro migliore Area IL VALORE DI UN TEST L equipe orientamento del Centro Studi Evolution propone una serie di di concreta utilità e dall alto valore scientifico. Una valutazione oggettiva è alla base di ogni serio e

Dettagli

SUGGERIMENTI DI ATTIVAZIONE

SUGGERIMENTI DI ATTIVAZIONE SUGGERIMENTI DI ATTIVAZIONE Documento di sintesi del Progetto Pilota AttivaMente Questo documento rappresenta un punto di arrivo di un progetto pilota interreg chiamato AttivaMente. AttivaMente è una delle

Dettagli

Progetto di educazione alla salute e di promozione del benessere

Progetto di educazione alla salute e di promozione del benessere Progetto di educazione alla salute e di promozione del benessere Rivolto agli studenti della scuola secondaria di primo grado PREMESSE L educazione affettiva e relazionale dei giovani d oggi pone, a quanti

Dettagli

Indice 1 IL FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO LIMITE ------------------------------------------------------------------- 3

Indice 1 IL FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO LIMITE ------------------------------------------------------------------- 3 LEZIONE: IL FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO LIMITE (PRIMA PARTE) PROF. RENZO VIANELLO Indice 1 IL FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO LIMITE ------------------------------------------------------------------- 3 2 di

Dettagli

Associazione Nardone-Watzlawick PROBLEM VERSUS SOLUTION ONLUS

Associazione Nardone-Watzlawick PROBLEM VERSUS SOLUTION ONLUS Associazione Nardone-Watzlawick PROBLEM VERSUS SOLUTION ONLUS PROPOSTA DI ATTIVAZIONE SPORTELLO DI ASCOLTO/SOSTEGNO GENITORI Soggetto proponente: Associazione Nardone - Watzlawick Problem versus Solution

Dettagli

1. Si conferma elevata la quota di italiani sovrappeso e obesi, problema in crescita anche al Nord

1. Si conferma elevata la quota di italiani sovrappeso e obesi, problema in crescita anche al Nord GLI STILI DI VITA DEL BEL PAESE RESTANO IL TALLONE D ACHILLE DELLA NOSTRA SALUTE 1. Si conferma elevata la quota di italiani sovrappeso e obesi, problema in crescita anche al Nord Si conferma elevata la

Dettagli

GLI EFFETTI DELL ADOZIONE SUL SISTEMA dei SERVI SOCIO-SANITARI Una ricerca sugli esiti adottivi nel territorio dell Ulss 5 ovest-vicentino

GLI EFFETTI DELL ADOZIONE SUL SISTEMA dei SERVI SOCIO-SANITARI Una ricerca sugli esiti adottivi nel territorio dell Ulss 5 ovest-vicentino GLI EFFETTI DELL ADOZIONE SUL SISTEMA dei SERVI SOCIO-SANITARI Una ricerca sugli esiti adottivi nel territorio dell Ulss 5 ovest-vicentino Pianezzola Giulia In questi ultimi anni le adozioni nazionali

Dettagli

Attacchi di panico : cosa ci dicono della contemporaneità

Attacchi di panico : cosa ci dicono della contemporaneità S Novarese Attacchi di panico : cosa ci dicono della contemporaneità Gli attacchi di panico sono in aumento, lo dicono le statistiche e ne riceviamo echi nei nostri studi. Anche altri fenomeni patologici

Dettagli

domenica 24 febbraio 13 Farra, 24 febbraio 2013

domenica 24 febbraio 13 Farra, 24 febbraio 2013 Farra, 24 febbraio 2013 informare su quelle che sono le reazioni più tipiche dei bambini alla morte di una persona cara dare alcune indicazioni pratiche suggerire alcuni percorsi Quali sono le reazioni

Dettagli

Uscire dalla violenza si può. Centro Antiviolenza. Thamaia. Guida per le donne che subiscono violenza

Uscire dalla violenza si può. Centro Antiviolenza. Thamaia. Guida per le donne che subiscono violenza Uscire dalla violenza si può Centro Antiviolenza Thamaia Guida per le donne che subiscono violenza SUCCEDE ANCHE A TE? Ti dice continuamente che è tutto suo perchè è lui che guadagna i soldi? Devi giustificare

Dettagli

COLLANA VITAE. A Maria per quel dieci che ha portato a qualcosa di buono

COLLANA VITAE. A Maria per quel dieci che ha portato a qualcosa di buono COLLANA VITAE A Maria per quel dieci che ha portato a qualcosa di buono Serena Milano HO SCELTO DI GUARIRE Un viaggio dal Cancro alla Rinascita attraverso le chiavi della Metamedicina, della Psicologia,

Dettagli

Progetto Rischi psicosociali tra gli insegnanti FATTORI DI RISCHIO EMERSI DAI FOCUS GROUP

Progetto Rischi psicosociali tra gli insegnanti FATTORI DI RISCHIO EMERSI DAI FOCUS GROUP Progetto Rischi psicosociali tra gli insegnanti FATTORI DI RISCHIO EMERSI DAI FOCUS GROUP Nell ambito del progetto Rischi psicosociali tra gli insegnanti si è proceduto alla realizzazione di quattro focus

Dettagli

OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA FAMIGLIA

OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA FAMIGLIA Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Comune di Bologna OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA FAMIGLIA SINTESI DELLA RICERCA SU: Le famiglie povere nelle regioni italiane. Aspetti oggettivi e soggettivi

Dettagli

DBT SKILLS TRAINING ABILITÀ DI REGOLAZIONE EMOZIONALE

DBT SKILLS TRAINING ABILITÀ DI REGOLAZIONE EMOZIONALE DBT SKILLS TRAINING ABILITÀ DI REGOLAZIONE EMOZIONALE Maria Elena Ridolfi Regolazione emozionale: obiettivi COMPRENDERE LE EMOZIONI RIDURRE LA VULNERABILITA EMOZIONALE RIDURRE LA SOFFERENZA EMOZIONALE

Dettagli

Scuola Media di Serravalle. Progetto FILO DIRETTO. con se stessi e gli altri

Scuola Media di Serravalle. Progetto FILO DIRETTO. con se stessi e gli altri Scuola Media di Serravalle Maggi Marco Con su len t e edu ca t i vo Esper t o i n pr ocessi for m a t i vi I st r u tt or e Met od o Gor d on Progetto FILO DIRETTO con se stessi e gli altri Proposte di

Dettagli

Il Volontariato Ospedaliero: un indagine conoscitiva

Il Volontariato Ospedaliero: un indagine conoscitiva Il Volontariato Ospedaliero: un indagine conoscitiva Raffaele Crescenzo abstract Il Volontariato Ospedaliero ha raggiunto una maggiore consapevolezza della propria identità e delle proprie funzioni e una

Dettagli

LA VINCOLATA LIBERTA DEL VOLONTARIO

LA VINCOLATA LIBERTA DEL VOLONTARIO LA VINCOLATA LIBERTA DEL VOLONTARIO di Lorenzo Sartini 1. Quali necessità nell azione del volontario? Ciò che contraddistingue le associazioni di volontariato fra le altre organizzazioni che agiscono per

Dettagli

ricerca di relazioni sociali e affettive fuori dalla famiglia, con i coetanei; è

ricerca di relazioni sociali e affettive fuori dalla famiglia, con i coetanei; è L adolescenza è una fase di sviluppo che copre approssimativamente il periodo che va dagli 11 ai 22 anni. La parola pubertà è spesso utilizzata per denotare manifestazioni fisiche dello sviluppo sessuale.

Dettagli

BAMBINI E ADULTI CON AUTISMO: LA RELAZIONE CON IL SOCCORRITORE IN SITUAZIONI DI EMERGENZA. Odette Copat Fondazione Bambini e Autismo ONLUS

BAMBINI E ADULTI CON AUTISMO: LA RELAZIONE CON IL SOCCORRITORE IN SITUAZIONI DI EMERGENZA. Odette Copat Fondazione Bambini e Autismo ONLUS Soccorso e persone con esigenze speciali: esperienze a confronto. Roma, 11 dicembre 2014 33170 Italy PN BAMBINI E ADULTI CON AUTISMO: LA RELAZIONE CON IL SOCCORRITORE IN SITUAZIONI DI EMERGENZA Odette

Dettagli

INNOCENTI EVASIONI Il lavoro minorile

INNOCENTI EVASIONI Il lavoro minorile INNOCENTI EVASIONI Il lavoro minorile Novembre 2011 Nel primo incontro di questo giornalino ognuno di noi ha proposto la sua definizione di lavoro minorile e ha raccontato la sua esperienza. personale.

Dettagli

Il Quotidiano in Classe. Classe III sez. B

Il Quotidiano in Classe. Classe III sez. B Il Quotidiano in Classe Classe III sez. B Report degli articoli pubblicati Dagli studenti sul HYPERLINK "iloquotidiano.it" Ilquotidianoinclasse.it Allestimento di Lorenzo Testa Supervisione di Chiara Marra

Dettagli

Tabelle descrittive al tempo zero. Tabella 1. Dati socio-demografici e clinici dei pazienti

Tabelle descrittive al tempo zero. Tabella 1. Dati socio-demografici e clinici dei pazienti Tabelle relative ai pazienti con depressione maggiore e ai loro familiari adulti e minori che hanno partecipato allo studio e sono stati rivalutati a sei mesi - dati preliminari a conclusione dello studio

Dettagli

Vittime minori. LA VIOLENZA ASSISTITA vittime «minori» Dr.ssa Iria Barbiè, psicologa psicoterapeuta

Vittime minori. LA VIOLENZA ASSISTITA vittime «minori» Dr.ssa Iria Barbiè, psicologa psicoterapeuta Vittime minori LA VIOLENZA ASSISTITA vittime «minori» Dr.ssa Iria Barbiè, psicologa psicoterapeuta Migliaia di bambini assistono in casa a scene di violenza domestica: questa è una delle esperienze più

Dettagli

INDICATORI DI ABUSO SESSUALE E MALTRATTAMENTO. Rose Galante, Centro di Terapia Relazionale 095.221178 www.psicoterapiactr.it

INDICATORI DI ABUSO SESSUALE E MALTRATTAMENTO. Rose Galante, Centro di Terapia Relazionale 095.221178 www.psicoterapiactr.it Indicatori fisici Lividi, ustioni, lacerazioni, fratture Ritardo o arresto della crescita Lesioni traumatiche dell apparato genitale ed anale Denutrizione Aspetto gravemente sofferente Abbigliamento inadeguato

Dettagli

Funerali senza dio - capitolo 6. Richard Brown & Jane Wynne Willson

Funerali senza dio - capitolo 6. Richard Brown & Jane Wynne Willson Funerali senza dio - capitolo 6 Richard Brown & Jane Wynne Willson Edizioni Omnilog 2010 6. Stesura della cerimonia Questo capitolo presenta un modello per preparare il testo di un funerale laico, e spiega

Dettagli

ISTITUTO DI TERAPIA FAMILIARE DI BOLOGNA Direttore: Tullia Toscani e.mail: info@itfb.it - sito internet: www.itfb.it

ISTITUTO DI TERAPIA FAMILIARE DI BOLOGNA Direttore: Tullia Toscani e.mail: info@itfb.it - sito internet: www.itfb.it Firenze, 17 Novembre 2012 presso Istituto Terapia Familiare di Firenze TRAUMA PSICOLOGICO: CONOSCE DI BASE DELLA PSICOTRAUMATOLOGIA PER IL TERAPEUTA FAMILIARE TULLIA TOSCANI Psicologo clinico e psicoterapeuta

Dettagli

QUESTIONARIO DI EFFICACIA DELL INCONTRO. La valutazione dovrà essere espressa in scala da 1 (per niente) a 5 (pienamente).

QUESTIONARIO DI EFFICACIA DELL INCONTRO. La valutazione dovrà essere espressa in scala da 1 (per niente) a 5 (pienamente). QUESTIONARIO DI EFFICACIA DELL INCONTRO Gentile genitore, le sottoponiamo il presente questionario anonimo al termine dell incontro a cui ha partecipato. La valutazione da lei espressa ci aiuterà a capire

Dettagli

Il mister, la squadra, i genitori, la società. Mister Roberto Babini descrive il suo ruolo e le sue competenze.

Il mister, la squadra, i genitori, la società. Mister Roberto Babini descrive il suo ruolo e le sue competenze. Il mister, la squadra, i genitori, la società. Mister Roberto Babini descrive il suo ruolo e le sue competenze. Roberto Babini (Allenatore di base con Diploma B UEFA) svolge da 13 anni l attività di allenatore.

Dettagli

LA DEPRESSIONE NEGLI ANZIANI

LA DEPRESSIONE NEGLI ANZIANI LA DEPRESSIONE NEGLI ANZIANI Che cos è la depressione? Tutti noi ci possiamo sentire tristi a volte, tuttavia la depressione è una cosa seria. La malattia della depressione a volte denominata Depressione

Dettagli

Bastianoni P., Panizza P. (2013). Un sguardo al cielo. Elaborare il lutto. Carocci Editore, Roma.

Bastianoni P., Panizza P. (2013). Un sguardo al cielo. Elaborare il lutto. Carocci Editore, Roma. Aggiornamento 21.03.15 Andolfi M. D Elia A. (2007). Le perdite e le risorse della famiglia. Raffaello Cortina Editore, Milano. Il volume si rivolge principalmente ai professionisti che lavorano con le

Dettagli

QUARTO VOLUME: GENITORI ADOTTIVI

QUARTO VOLUME: GENITORI ADOTTIVI QUARTO VOLUME: GENITORI ADOTTIVI L esperienza del bambino, gli aspetti giuridici, il padre adottivo: costruire i nuovi legami familiari a cura di Fiamma Buranelli, Patrizia Gatti e Emanuela Quagliata Presentazione

Dettagli

CONVERSAZIONE CLINICA. Classe VA

CONVERSAZIONE CLINICA. Classe VA CONVERSAZIONE CLINICA Classe VA 1) Che cosa ti fa venire in mente la parola ''volontariato''? -Una persona che aiuta qualcuno in difficoltà. (Vittoria) -Una persona che si offre per aiutare e stare con

Dettagli

La psicologia dell emergenza

La psicologia dell emergenza Strategie di intervento e prevenzione La psicologia dell emergenza Nuovi scenari mondiali vedono svilupparsi guerre dove non sono coinvolti non solo gli eserciti ma anche e soprattutto civili, oppure attentati

Dettagli

L importante è... ...evitare gli eccessi. Guida al gioco. ...divertirsi responsabilmente!...prevenire il gioco minorile!

L importante è... ...evitare gli eccessi. Guida al gioco. ...divertirsi responsabilmente!...prevenire il gioco minorile! L importante è......evitare gli eccessi...divertirsi responsabilmente!...prevenire il gioco minorile! Guida al gioco RESPONSABILE RISERVATO AL RICEVITORE aams aams aams Per diffondere il gioco responsabile,

Dettagli

IMPARARE A DIRSI ADDIO

IMPARARE A DIRSI ADDIO IMPARARE A DIRSI ADDIO Quando la vita volge al termine: guida per familiari, operatori sanitari, volontari Se avete paura, leggete questo libro. Questo libro parla di un argomento proibito. Parla di una

Dettagli

La Valutazione dell Attaccamento

La Valutazione dell Attaccamento La Valutazione dell Attaccamento La Strange Situation L Adult Attachment Interview La I.A.L. (Intervista sull Attaccamento in età di Latenza) La Strange Situation La S.S. è una modalità osservativa che

Dettagli

L EMPATIA E LA RELAZIONE EMPATICA

L EMPATIA E LA RELAZIONE EMPATICA L EMPATIA E LA RELAZIONE EMPATICA (a cura di Sandra Camuffo) MODULO I: COACHING ESSENTIALS Roma, 7-8 Marzo, 5 Aprile 2014 DEFINIRE L EMPATIA Le definizioni dell empatia coniate dagli studiosi e dai ricercatori

Dettagli

Scuola dell Infanzia Ai caduti, Sozzago (NO) Programmazione didattica A.S. 2013-2014

Scuola dell Infanzia Ai caduti, Sozzago (NO) Programmazione didattica A.S. 2013-2014 Scuola dell Infanzia Ai caduti, Sozzago (NO) Programmazione didattica A.S. 2013-2014 PREMESSA Il progetto annuale è stato definito secondo il modello di programmazione per sfondo integratore. Il GIRO D

Dettagli

Perticone Rosalvo. Dirigente Psicologo Azienda USL3 Pistoia Toscana. r.perticone@usl3.toscana.it

Perticone Rosalvo. Dirigente Psicologo Azienda USL3 Pistoia Toscana. r.perticone@usl3.toscana.it C U R R I C U L U M V I T A E INFORMAZIONI PERSONALI Nome Perticone Rosalvo Data di nascita 15 Settembre 1954 Qualifica Amministrazione Dirigente Psicologo Azienda USL3 Pistoia Toscana Incarico attuale

Dettagli

SOMMARIO. I vari tipi di bugie e i motivi per cui si mente 7. I gesti spontanei che tradiscono chi sta mentendo 49

SOMMARIO. I vari tipi di bugie e i motivi per cui si mente 7. I gesti spontanei che tradiscono chi sta mentendo 49 SOMMARIO CAPITOLO 1 I vari tipi di bugie e i motivi per cui si mente 7 CAPITOLO 2 Il volto è la maschera rivelatrice 21 CAPITOLO 3 I gesti spontanei che tradiscono chi sta mentendo 49 CAPITOLO 4 Le parole

Dettagli

Consigli per assistere la Persona con Demenza

Consigli per assistere la Persona con Demenza Ospedale San Lorenzo Valdagno Dipartimento Medicina Interna Unità Operativa di Lungodegenza Responsabile dr. Marcello Mari Consigli per assistere la Persona con Demenza Strumenti per qualificare le cure

Dettagli

I REDDITI E IL MERCATO DEL LAVORO NEL FRIULI VENEZIA GIULIA

I REDDITI E IL MERCATO DEL LAVORO NEL FRIULI VENEZIA GIULIA I REDDITI E IL MERCATO DEL LAVORO NEL FRIULI VENEZIA GIULIA Contributo di Laura Chies Esperta dell Agenzia e Dises - Università di Trieste e di Chiara Donati e Ilaria Silvestri Servizio statistica e affari

Dettagli

[Digitare il testo] Pagina 1

[Digitare il testo] Pagina 1 [Digitare il testo] Pagina 1 Il concetto di gruppo si sviluppa a partire dal 1895 con Gustave Le Bon e la Psicologia delle folle, in cui i gruppi vengono considerati come forme pericolose ed irrazionali;

Dettagli

Il Servizio sanitario nazionale: quale sistema, quale governance, quali prospettive per il bisogno e la risposta assistenziale.

Il Servizio sanitario nazionale: quale sistema, quale governance, quali prospettive per il bisogno e la risposta assistenziale. Il Servizio sanitario nazionale: quale sistema, quale governance, quali prospettive per il bisogno e la risposta assistenziale Davide Croce A che punto siamo? 2015: -4 miliardi? La spending review nella

Dettagli

Terzocentro di psicoterapia Cognitiva (Roma) Disturbo Bipolare. Dal sito : http://www.terzocentro.it

Terzocentro di psicoterapia Cognitiva (Roma) Disturbo Bipolare. Dal sito : http://www.terzocentro.it Dal sito : Terzocentro di psicoterapia Cognitiva (Roma) http://www.terzocentro.it Disturbo Bipolare Che cos è il disturbo bipolare Il disturbo bipolare, anche conosciuto come malattia maniaco depressiva

Dettagli

ITER LEGISLATIVO DELLA PSICOTERAPIA NEL SSN: UN ESPERIENZA DI TUTELA DEGLI AMBITI PROFESSIONALI DEL MEDICO

ITER LEGISLATIVO DELLA PSICOTERAPIA NEL SSN: UN ESPERIENZA DI TUTELA DEGLI AMBITI PROFESSIONALI DEL MEDICO ITER LEGISLATIVO DELLA PSICOTERAPIA NEL SSN: UN ESPERIENZA DI TUTELA DEGLI AMBITI PROFESSIONALI DEL MEDICO Con il termine psicoterapia si intende "una terapia caratterizzata dall'uso di procedure psicologiche,

Dettagli

RUOLO E PROBLEMATICHE DEL CAREGIVER

RUOLO E PROBLEMATICHE DEL CAREGIVER RUOLO E PROBLEMATICHE DEL CAREGIVER CONVEGNO La Malattia di Alzheimer: gli aspetti clinici e l alleanza terapeutica Sabrina Spaggiari Centro Delegato Disturbi Cognitivi Distretto Sud/Est Lunedì, 24 settembre

Dettagli