COMUNITA EBRAICA DI FIRENZE

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1 COMUNITA EBRAICA DI FIRENZE LE ORIGINI DELLA COMUNITA EBRAICA DI FIRENZE Le origini della comunità ebraica di Firenze sono piuttosto tarde; occorre, infatti, attendere il Quattrocento perché si possano avere notizie di un insediamento stabile di ebrei in città. Nel 1437 viene rilasciata la prima condotta all ebreo prestatore Abramo di Dattilo affinché i poveri di Firenze non fossero rovinati (Arch. Fior. Provvisioni, vol. 121, c. 15b-16a). Così inizia la vita della comunità ebraica fiorentina la cui attività sarà ampiamente documentata nei capitoli delle condotte che fissano le regole del prestito, diritti e doveri degli ebrei prestatori, delle loro famiglie, dei loro soci e dipendenti. I banchi di pegno erano dislocati in varie zone della città, poiché non vi era alcuna costrizione al riguardo, salvo quella di indossare un segno distintivo, generalmente un cerchio giallo cucito sulle vesti, per tutti coloro che non avevano un attività nel banco di prestito (D.Liscia Bemporad). Gli ebrei sono presenti anche nelle attività del commercio di stoffe e più tardi, di pietre preziose; inoltre numerosi e stimati sono i medici. Firenze, culla dell'umanesimo e del Rinascimento, è anche un centro importante di studi ebraici, che influiscono su personalità quali Marsilio Ficino, importante esponente del Neoplatonismo fiorentino, Angelo Poliziano e Giovanni Pico della Mirandola. Gli ebrei vivevano di là d Arno in via dei Giudei (oggi via Ramaglianti) e, fino all ultima guerra, si indovinavano le tracce di una sinagoga al piano terreno del Palazzo tra il Chiasso de Giudei e Borgo San Jacopo. Cosimo I, per compiacere il Papa (dal quale riceverà il titolo di Granduca) e in conformità allo spirito della Controriforma, con decreto del 3 ottobre 1570, impone alla Comunità il divieto di esercitare un Arte e l obbligo di trasferire la residenza in un quartiere ad essa riservata. Il quartiere prescelto era in pieno centro, non lontano da piazza Duomo, abitato in epoca comunale da famiglie nobili, ma oramai degradato. Il Granduca ne acquista la proprietà e i lavori di ristrutturazione, affidati a Bernardo Buontalenti, terminano nel Il Ghetto consisteva in un groviglio di vicoli stretti, tortuosi, che sfociavano in due piazze, congiunte fra loro da un arco: quella della Fonte, centro del cosiddetto Ghetto Vecchio e quella della Fraternità, centro del cosiddetto Ghetto Nuovo (così chiamato a causa di un ampliamento avvenuto nel 1704). Solo nella seconda metà del Settecento, con l arrivo dei Lorena, si apre un processo di miglioramento delle condizioni degli ebrei in Toscana, e progressivamente sono fatti decadere tutti i divieti. Nel 1755 le porte del Ghetto non sono più chiuse al tramonto dalle autorità fiorentine. Nel 1848 il Ghetto è aperto, anche se gli ebrei continueranno ad abitarci. Il Ghetto è evacuato nel 1885, e Piazza del Mercato Vecchio è allargata alle attuali dimensioni di Piazza della Repubblica. Gli ebrei, liberi di abitare in ogni zona della città, hanno già allestito, vicino al Centro, in un palazzo di civile abitazione, in via delle Oche n. 10, due piccole sinagoghe. L oratorio Mattir Assurim in via delle Oche,1911 Le due sinagoghe cessano di funzionare nel 1962, ma già nel 1882, é inaugurato il Tempio Maggiore di via Farini, ancora oggi cuore nevralgico della Comunità ebraica fiorentina.

2 DALLE SCOLE AL TEMPIO DI VIA FARINI Le sinagoghe dei ghetti erano quasi sempre poco appariscenti all'esterno, badando spesso a confonderle con le costruzioni circostanti proprio per evitare atti di violenza e non urtare la suscettibilità del popolo. Si trattava quasi sempre di ambienti piccoli e raccolti, spesso ubicati ai primi piani, del tutto prive di decorazioni all esterno, mentre, quasi per compenso a queste limitazioni, gli interni venivano sontuosamente decorati con magnifici arredi, grazie anche alla benevolenza delle famiglie più ricche della Comunità (soprattutto dal XVI secolo in poi) che legavano così il loro nome all'edificio, come ad esempio la "Scola Luzzato" a Venezia. Le sue tre principali funzioni furono: Beth ha Kenéseth, casa di riunione e preghiera, il luogo in cui ogni ebreo recitava le proprie preghiere o le ascoltava da un chazàn (cantore, officiante), e dove faceva le abluzioni rituali: allo scopo era spesso incorporato nell'edificio un ambiente per il bagno (Miqwéh). [...] Beth Midràsh, casa di studio, dove ci si riuniva per studiare, sotto la guida di un rabbino, la Toràh (Insegnamento), o per decidere nel piccolo tribunale, che talvolta trovava posto in un angusto ambiente, su questioni rituali; tali due funzioni spiegano la presenza di molti ambienti annessi all aula del culto vera e propria; infine la sinagoga ebbe una funzione sociale, divenendo centro della vita quotidiana e spesso commerciale della comunità, per trattarvi affari e praticarvi talora mercato. Gli Ebrei vi erano distinti in corporazioni cioè Scole e, anche quando il termine mutò significato, esso rimase l unico con cui nominare, fino a epoche più tarde, i templi stessi, specialmente in Italia (U. Fortis). Nella chiesa (cristiana) esiste un concetto architettonico basilare continuo, dall epoca romana fino al secolo scorso, che deriva dalla Basilica romana; nelle scole invece è quasi impossibile trovare un tale denominatore comune; ogni gruppo, ogni diaspora, ogni secolo ha le sue caratteristiche, crea una soluzione architettonica; e la somiglianza tra l'una e l'altra è appena percettibile... (D. Cassuto). Con l'emancipazione, si verificano contemporaneamente due processi apparentemente opposti, ma in realtà assai legati tra loro: la spinta verso l assimilazione e quella per la ricerca di una identificazione ebraica. Questo portò quindi, per assimilazione, a concepire la sinagoga come Tempio, sul modello delle chiese cristiane, ma al tempo stesso alla ricerca di una identificazione, o connotazione ebraica di questi nuovi templi, che vennero definiti Israelitici, e per i quali gli architetti avrebbero dovuto ricercare una tipologia e uno stile appropriato. Si era del resto nel periodo dell Eclettismo e dello Storicismo architettonico, per cui la ricerca di uno stile risultava più che naturale agli operatori del tempo che si rivolgevano nella maggioranza dei casi a forme di ispirazione esotica, come il Moresco, l Assiro Babilonese, l Egizio. [ ]Il risultato d insieme, letto nell ottica dell Eclettismo di fine Ottocento è qualcosa di nuovo, che non vuole essere né chiesa, né moschea, ma trova forse la sua diretta ispirazione proprio in alcuni esempi europei di sinagoghe ottocentesche costruite negli anni immediatamente precedenti al progetto fiorentino: primo fra tutti il Tempio Israelitico di Nancy realizzato nel 1861, da cui trasse ispirazione anche A.P. Mdrophe per la sua grande sinagoga di Rue de la Victoire a Parigi (inaugurata nel 1874); entrambi esempi che Treves doveva sicuramente conoscere. Con questo si può dire che il Tempio fiorentino si colloca a pieno titolo nell ambito dello sperimentalismo stilistico e storicistico europeo del periodo, e lo si può in tal modo considerare forse come il meno provinciale degli edifici moderni costruiti nella Firenze di quegli anni (A. Boralevi). IL TEMPIO MAGGIORE DI FIRENZE Della necessità di un Tempio adeguato alla Comunità israelitica fiorentina si inizia a discutere già alla fine del 1847, ma la difficoltà di scegliere e comprare un terreno idoneo, i costi eccessivi dovuti all aumento dei prezzi dei terreni (per l arrivo della capitale), la difficoltà di disporre di una somma sufficiente bloccano per diversi decenni la costruzione di un nuovo tempio. Decisivo, nel 1868, è il testamento del Cav. David Levi, presidente dell Università Israelitica, che lega le sue sostanze alla costruzione di un Tempio monumentale degno di Firenze, premunendosi oltretutto di firmare il compromesso per l acquisto di un terreno. Nel novembre 1870 sono incaricati del progetto gli architetti Falcini, Treves e Micheli. Il Nuovo Tempio di Firenze è inaugurato il 24 ottobre L edificio rientrò nel gruppo di sinagoghe dette dell emancipazione, progettate cioè come costruzioni indipendenti e non più ricavate da ambienti situati in case di civile abitazione, come avveniva nei ghetti (D. Liscia Bemporad e A. Tedeschi Falco).

3 Tempio maggioredi Firenze (interno) Il Tempio come lo vediamo oggi, è il risultato di un misto di elementi moreschi, romanici e bizantini. Voluto dalla comunità israelitica si può considerare, senza remore, il prodotto meglio riuscito per coerenza e misura formale, largamente accettato dall opinione pubblica e giustamente ritenuto il meno provinciale degli edifici moderni costruiti nella Firenze di quegli anni. In effetti far ricorso a modelli esotici significava, in quel momento, scrollarsi il peso delle troppe soggezioni locali e scegliere, con coraggio, la via verso la modernità del linguaggio architettonico. L originalità del risultato compositivo della Sinagoga, caratterizzato dalla bicromia del paramento esterno, dalle due torri-minareto che serrano lo slancio del grande arcone e il protendersi del portico sul prospetto principale, dimostrava, a chi sapeva comprendere, che l eclettismo era l esperienza da compiere obbligatoriamente per giungere, con gradualità, al rinnovamento formale e contenutistico dell architettura (C. Cresti). La facciata, tripartita nel senso della larghezza e della lunghezza, è ricoperta di blocchi di pietra bianchi e rosa. Il corpo centrale è incorniciato da un ampio arco semicircolare, con decorazioni a incavo, sorreggente le Tavole della Legge. Tre gli ingressi frontali, scanditi da tre archi moreschi; al piano superiore tre finestre a bifore moresche e all ultimo piano un ampia trifora sormontata da un rosone. Tempio Maggiore di Firenze (fregio) La cupola centrale, poggiata su un alto tamburo finestrato, interamente ricoperta di lastre di rame dal caratteristico colore, è l unica cupola in Firenze dall inconfondibile colore verde. I cinque ingressi principali, tre sulla fronte e due laterali, immettono in un lungo atrio rettangolare, con pavimento e pareti fittamente decorati a mosaico e affresco in stile moresco. Sul pavimento, di fronte ai due ingressi laterali, sono scritte le date di inizio e di fine della costruzione del Tempio. Anche le porte in legno di noce sono riccamente decorate con intagli geometrici ed arabeschi. Sulle pareti del vestibolo sono murate le lapidi che ricordano il donatore, David Levi, i tre architetti progettisti e gli altri benefattori, tra i quali il rabbino Margulies. L interno, interamente ornato da Giovanni Panti ad arabeschi un tempo lumeggiati d oro non rispecchia la pianta a croce absidata dell esterno poiché su tre navate, di cui quella centrale, assai ampia, ha volta a botte. Su tre lati colonne, in granito dipinto di marrone per simulare il marmo, con capitelli traforati e dipinti a colori

4 Tempio Maggiore di Firenze (matroneo) vivaci, sostengono il matroneo, chiuso da una cancellata in ferro battuto, interrotta da lampade a forma di candelabro a sette bracci (menorà), i cui modelli furono realizzati da Francesco Morini. (D. Liscia Bemporad e A. Tedeschi Falco). Tempio Maggiore di Firenze (interno) Rialzato su tre scalini, il Presbiterio ospita il podio (tevà), in legno intagliato; addossati alle pareti dell abside, con ricchi motivi ornamentali, sono appoggiati gli scranni degli officianti, dei parnasìm e dei cantori. Ai lati dell abside si aprono due vani, il primo ospita il coro e l altro l organo, oggi non più usato, realizzato dalla ditta Locatelli di Bergamo. L Arca, Hekkàl, affiancata da due coppie di colonne in marmo nero, è completamente coperta da motivi di arabeschi, realizzati in mosaico muranese, opera di Giacomo Dal Medico. La porta in legno dorato con i simboli del tempio e del gran sacerdote, opera di Ferdinando Romanelli, reca ancora i segni delle baionette con le quali le orde fasciste tentarono di scassinarla. Davanti pende una grande lampada perpetua (ner tamìd) il cui modello fu fatto da Francesco Morini. Vetrate colorate, realizzate a Firenze dalla ditta Francini, chiudono le ampie finestre (D. Liscia Bemporad e A. Tedeschi Falco).

5 Tempio Maggiore di Firenze (part.) In fondo alla navata di destra una porta permette l accesso ad un oratorio intitolato al rabbino Samuel Zvi Margulies dove troviamo un arca (aron), in azzurro, proveniente da Monte San Savino. Al centro, sul pavimento, è murata una stella appartenente all oratorio della confraternita Mattìr Assurìm nel ghetto. All esterno del Tempio, a sinistra dalla facciata principale, sono poste due lapidi commemorative con i nomi degli ebrei deportati da Firenze e morti nei campi di concentramento e nelle rappresaglie naziste. Molti ebrei aderirono alla guerra di liberazione partigiana, tra cui dobbiamo ricordare Eugenio Calò, ucciso barbaramente, e molti altri. La liberazione di Firenze, l 11 agosto del 1944, trovò una Comunità completamente distrutta ma che ebbe immediatamente la capacità di reagire. Il grande Tempio, adibito durante l occupazione a deposito di mobili e di piccoli automezzi, era inagibile perché i tedeschi in fuga l avevano minato; per fortuna, solo le bombe poste sul lato sinistro esplosero facendo cadere le colonne che sostenevano il matroneo. Le feste immediatamente dopo la Liberazione furono celebrate in un cinema e successivamente furono utilizzati i due antichi oratori di Via delle Oche. La scuola riaprì, così come si ridette vita a tutte le altre strutture comunitarie. La popolazione si era ulteriormente contratta a causa delle deportazioni, delle conversioni di coloro che dopo la promulgazione delle leggi razziali si erano convertiti al cattolicesimo per aver salva la vita e che poi non erano più ritornati alla religione dei padri, e delle persone che erano emigrate negli Stati Uniti e in Palestina, numero che aumentò ulteriormente dopo la proclamazione dello Stato d Israele nel Attualmente il numero degli ebrei è di circa 800 unità, anche se resta attiva la maggior parte delle organizzazioni. Luogo centrale è ancora il grande Tempio che, nonostante le tante calamità attraversate, non ultima l alluvione del 1966, continua a rimanere il simbolo dell ebraismo fiorentino (D.Liscia Bemporad). Tempio Maggiore di Firenze (part.)

6 IL MUSEO DI ARTE E STORIA EBRAICA Allestito nelle sale al primo e al secondo piano all interno della Sinagoga, si trova il Museo di Arte e Storia Ebraica fondato nel Il Museo offre una lettura della storia della comunità ebraica in Firenze e il suo rapporto con la città attraverso i secoli. Al primo piano, per mezzo di pannelli fotografici (a partire dalla riproduzione della Pianta del Bonsignori per arrivare a immagini del Vecchio Ghetto), si può conoscere una parte importante della città ormai scomparsa dopo le ristrutturazioni ottocentesche. Le vetrine raccolgono arredi utilizzati durante le cerimonie sinagogali delle principali festività e in particolare per l ornamento del Sefer Torà ( rotoli in pergamena in cui è scritto il Pentateuco). Generalmente gli ornamenti consistono in una lunghissima fascia che tiene chiusi i rotoli (hitul), in un mantello che li copre (meil), nei pinnacoli (rimmonìm) che si inseriscono sui puntali dei bastoni (etz haim), in una corona (atarà) che li circonda e in una placca (tass, o Simàn), appesa a lunghe catene, che servono per indicare il numero del rotolo entro l armadio, (aron ha-kodesh), in cui sono risposti. Tra gli oggetti più antichi, una manina indicatrice (yad) utilizzata per seguire senza errori la lettura. Bacile (1661/62), martello (XX sec.) Al secondo piano sono esposti oggetti e arredi di devozione domestica i più significativi per illustrare i momenti fondamentali della vita (nascita, matrimonio, maggiorità religiosa, morte) e delle festività. L ultima sala è dedicata alla storia della Comunità negli ultimi due secoli; documenti fotografici e archivistici presentano la vita degli ebrei fiorentini dalla riacquistata uguaglianza dopo la vita nei ghetti, alle oppressioni a seguito delle leggi razziali, alle deportazioni nei campi di sterminio, fino alla ricostruzione successiva alla guerra. Fanno parte del percorso museale due sale attrezzate una per le proiezioni, con filmati e documentari, l altra dotata di computer collegati con le banche dati dei maggiori musei e centri di ricerca ebraici nel mondo. L ARTE EBRAICA La proibizione espressa nel secondo comandamento di raffigurare immagini umane limitò le espressioni artistiche ebraiche, che furono circoscrittte ai soli oggetti cerimoniali e agli ornamenti interni delle sinagoghe. Inoltre, le autorità e i luoghi in cui gli ebrei abitavano impedirono che gli ebrei stessi si iscrivessero alle corporazioni e quindi esercitassero un mestiere, così che anche gli arredi furono eseguiti da artisti cristiani. Tutte le sinagoghe italiane si arricchirono nel corso dei secoli di arredi e tessuti preziosi. Erano certamente frutto delle abili mani di ricamatrici ebree gli splendidi ricami che ritroviamo in tutte le città italiane, tanto belli da far pensare che fossero professioniste e lavorassero anche per una clientela esterna al ghetto. I tessuti, dunque, rappresentano il patrimonio artistico più cospicuo e interessante dell ebraismo italiano, per diversi motivi: il primo è che la maggior parte degli ebrei erano coinvolti nel commercio di prodotti tessili; il secondo, che i rapporti intercorrenti con i corregionali stanziatisi nei Paesi lungo le coste del Mediterraneo avevano incrementato proprio questo commercio, in particolare a Livorno, dove l esistenza del porto franco favoriva lo scambio e le importazioni di merci.

7 Amuleto per culla, (XVIII sec.) Per quanto riguarda gli arredi d argento, gli artefici copiavano, almeno inizialmente, gli oggetti che erano stati portati dal Paese di origine oppure riproducevano strutture, decorazioni e simboli dettati dai vari committenti utilizzando lo stile che era loro proprio. Tuttavia restano esempi notevolissimi di arte cultuale. I codici miniati, riccamente decorati, indicano un gusto per l immagine e per l ornamentazione ora impensabile. Anche se non erano ebrei gli artisti che li eseguivano, lo erano sicuramente i committenti che esigevano determinate forme e sceglievano l iconografia degli arredi sinagogali. Gli ornamenti cerimoniali venivano generalmente donati dai singoli membri alla comunità. Ogni momento della vita familiare o comunitaria degno di essere solennizzato era un occasione per arricchire il patrimonio pubblico e per dotare la Sinagoga di nuovi ornamenti. (D.Liscia Bemporad) Mappah, Firenze fine XVII sec.

8 PRINCIPALI FESTIVITÀ EBRAICHE Meghillah di Ester (part. inizio sec.xix) Le innumerevoli festività che scandiscono l anno ebraico hanno un ruolo religioso, sociale e normativo; non solo ricordano alla collettività eventi della propria storia o momenti connessi al ciclo agricolo, ma inducono gli ebrei a pregare, riflettere e studiare, sospendendo le normali attività del vivere quotidiano. Capodanno - Rosh ha Shanà L anno ebraico comincia con la prima luna di settembre, quando si celebra il capodanno (Rosh ha Shanà). Il calendario ebraico è lunare, ma ogni tre anni circa si aggiunge il tredicesimo mese, per colmare la differenza con l anno solare e permettere di celebrare le feste nella stagione prescritta. Il giorno comincia al tramonto del sole e termina alla comparsa delle prime tre stelle il giorno successivo Il capodanno prevede, presso le comunità sefardite, una cena rituale dove i vari cibi (i cosi detti bocconi ) rappresentano un augurio di fertilità e prosperità per tutto il popolo ebraico: fichi, zucca, finocchio, porro, bietola, datteri, melagrana, testa d agnello e pesce. Rosh ha Shanà segna anche l inizio di un periodo di dieci giorni, durante i quali gli ebrei devono rendere conto delle proprie azioni di fronte al Signore e riconciliarsi con coloro che hanno offeso, o ai quali abbiano fatto torto. A conclusione di questo periodo vi è la festa del Kippur (espiazione) durante il quale si digiuna dal tramonto del sole fino alla comparsa delle prime tre stelle in cielo del giorno successivo e si implora il perdono divino. Gli ebrei trascorrono la maggior parte del tempo nella sinagoga: prima dell inizio del digiuno vi è l uso, presso alcune famiglie, di approntare una tavola rituale con al centro una focaccia dolce, coperta da una tovaglietta ricamata, un calice pieno di vino e una brocca con un asciugamano per il profeta Elia, che passerà durante la notte, frutti e grano, simbolo di fertilità e di prosperità, e un libro aperto su una pagina in cui vi sia il rituale della festa. Un altra ricorrenza che ha ampio spazio nella ritualità domestica è Purim, la festa delle sorti che cade fra gennaio e marzo e che ricorda la salvezza del popolo ebraico, avvenuta ad opera della regina Ester, dalle minacce messe in atto da Hammàn, consigliere del re di Persia. La narrazione è raccolta in una lunga pergamena (Meghillah Ester), spesso riccamente miniata, sulla quale ciascun ebreo segue la pubblica lettura in Sinagoga. Roma Meghillah di Ester inizio sec XIX. Tra le feste minori che prevedono oggetti in tutte le famiglie ebraiche, vi è Channukkà che cade in dicembre e celebra la vittoriosa rivolta del popolo ebraico contro il dominio dei Seleucidi che volevano imporre la propria cultura ellenica e gli dèi pagani. Per ricordare questo evento e la cerimonia, durata otto giorni, in cui i Tempio di Gerusalemme fu riconsacrato, si accende la lampada a otto lumi, la cui accensione è progressiva: uno in più per ciascun giorno della durata della festa. Vi è poi un nono lume, detto shammasch (servitore) che sostituisce simbolicamente gli altri nell illuminazione della stanza. Sabato (Shabbat) Una delle ricorrenze più importanti è il sabato (Shabbat), l unica festa che è stata espressamente comandata dalla Bibbia (Torah), nel quarto dei Dieci Comandamenti. E imposto un giorno di riposo a tutti i componenti della comunità, oltre che ai servi, agli stranieri e, persino agli animali.

9 Ogni ebreo deve astenersi dal lavorare, dal viaggiare, dal commerciare, dall accendere il fuoco, dal preparare i cibi, ecc, perché tale giorno è consacrato al Signore. Alle norme negative si affiancano quelle positive, con particolare distinzione nel cibo e negli abiti, nello studio e nelle riunioni familiari. Al tramonto del sole del venerdì, la padrona di casa accende le due candele che servono per la sera. Si usano due candelieri oppure una lampada circolare, che contiene olio, con sette beccucci nei quali è inserito uno stoppino. I tre pasti sabbatici vengono preparati in precedenza. La tavola, coperta di preziose tovaglie apparecchiata con il calice per la benedizione del vino (kiddush), che santifica la festa, e con un vassoio che contiene due pani interi a forma di treccia, preferibilmente fatti in casa (challoth) in ricordo della doppia porzione di manna che i figli di Israele raccoglievano il venerdì nel deserto. Il piatto con scritte e simboli riferiti alla festa può essere in ceramica, in porcellana o in argento. I componenti maschi della famiglia possiedono un calice prezioso, spesso d argento, con iscrizioni in ebraico. La fine del Shabbat è segnata dalla recitazione di una formula di separazione (havdalah) del giorno festivo dai giorni feriali. Pasqua (Pesach) Non in tutte le feste il cerimoniale prevede l uso di particolari oggetti. Delle tre grandi ricorrenze liete, che coincidono con i momenti importanti dell anno agricolo, la Pasqua (Pesach) (che ricorda la liberazione dalla schiavitù dall Egitto, Shavuot (in ricordo della consegna delle tavole della Legge al popolo ebraico ) e Sukkot (la festa delle capanne), che ricorda il soggiorno di quaranta anni del popolo ebraico nel deserto dopo che fu liberato dalla schiavitù d Egitto, solo la prima prevede una complessa ritualità. Piatto per Pesach Le prime due sere (in Israele solamente la prima) le famiglie si riuniscono per una cena che comincia con la lettura della Haggadah (letteralmente narrazione ) in cui sono raccolti brani tratti dalla letteratura biblica e post-biblica e in un rituale di preghiera in cui si racconta e si discute secondo un ordine prestabilito (seder) l esodo dall Egitto. Pesach è il simbolo della libertà o delle libertà in tutte le epoche. Il seder è accompagnato da una serie di cibi rituali e memoriali (che ricordano le gioie e i dolori che colpirono il popolo ebraico durante la schiavitù in Egitto e durante l esodo, accomodati su un vassoio o dentro un cesto: il pane azzimo (matza) per ricordare come gli ebrei in fuga non ebbero il tempo di lievitare il pane; il vino, il simbolo di gioia e dei frutti della terra; l erba amara (maror) intinta nell aceto, in ricordo delle sofferenze subite durante la schiavitù; una composta di frutta (haroseth) simbolo della malta usata dagli ebrei schiavi per costruire gli edifici degli egiziani; l uovo, in segno di lutto per i primogeniti egiziani morti a causa di una delle piaghe inviate dal Signore per costringere il Faraone a lasciare liberi gli ebrei, ma anche segno di eternità. Il vassoio è coperto da una tovaglia ricamata. (D. Liscia Bemporad - Sinagoga Museo Ebraico di Firenze, Firenze,2007)

10 MOMENTI FONDAMENTALI DELLA VITA EBRAICA La ritualità familiare ha un grande rilievo nella religione ebraica. Molti dei 613 precetti (mitzvoth), che ciascun ebreo è obbligato a seguire, sono messi in pratica nella vita quotidiana. Alcuni riti riguardano i momenti significativi della vita. La nascita - La circoncisione (milah) La nascita di un bambino è sempre un momento di gioia ma anche di preoccupazione; soprattutto in epoche più lontane, quando la mortalità infantile era molto alta, si era affermato l uso di appendere sopra la culla un amuleto, che poteva essere un astuccio d argento detto shaddaj (Onnipotente) con all interno una preghiera scritta su una piccola pergamena. A otto giorni dalla nascita i maschi sono circoncisi, in ricordo del patto fra il Signore e Abramo. A seguito di questo atto il bambino entra a far parte della collettività ebraica e la cerimonia è celebrata con la partecipazione della comunità intera. La circoncisione (milah) è eseguita da un circoncisore (mohel), che ha avuto una preparazione apposita sia dal punto di vista chirurgico, sia rituale. Il bambino è tenuto sulla ginocchia da un parente o da un amico scelto dai genitori (sandak). Alla fine della cerimonia viene imposto il nome al bambino. Le bambine ricevono il nome dopo trenta giorni dalla nascita in occasione della presentazione al Tempio. (Il rispetto della data -otto giorni dalla nascita- della cerimonia della circoncisione è così importante che viene compiuta anche se il giorno stabilito cade di sabato o di Kippur.) Maggiorità religiosa - Bar mitzvah Una settimana dopo il compimento del tredicesimo anno i maschi diventano adulti a tutti gli effetti, momento che è celebrato da una solenne cerimonia (Bar mitzvah), in cui i ragazzi leggono pubblicamente nella sinagoga un brano della Thorah, il Pentateuco. Da questo momento hanno la responsabilità, i diritti e doveri che competono ai componenti della Comunità, sono parte attiva del minyam, ovvero il numero minimo di dieci uomini ebrei adulti, davanti ai quali è possibile recitare alcune preghiere e leggere pubblicamente la Thorah, hanno l obbligo di indossare i filatteri (tefillin) e di adempiere alle mitzvoth, cioè ai precetti che regolano la vita ebraica. Solamente nel corso del Novecento per le bambine è invalsa una cerimonia analoga, (Bath mitzuvat) ma meno significativa, dal momento che le donne non hanno alcun ruolo nella celebrazione delle pubbliche preghiere. Il matrimonio - Nissuin Il matrimonio ebraico si divide in due parti: il fidanzamento (kiddushin), in cui si stabilisce un impegno tra le due parti e il matrimonio (nissuin), a seguito del quale comincia la coabitazione. Il patto tra marito e moglie è sancito mediante un documento detto ketubbah, firmato dagli sposi e dai testimoni, nel quale si stabilisce la dote, divisa in due parti: quella di valore inferiore, generalmente un anello, è consegnata alla sposa; quella più cospicua è versata al momento di un eventuale divorzio (ghet) o in caso di vedovanza. Attualmente le due fasi dell unione matrimoniale sono riunite in un unica cerimonia che avviene normalmente all interno della sinagoga (ma può svolgersi anche altrove), sotto un baldacchino (chuppah), che simboleggia la stanza nuziale. Dopo la benedizione sopra un calice di vino, simbolo di gioia, e dopo aver ringraziato il Signore, lo sposo infila l anello nel dito indice della mano destra della sposa. Successivamente, lo sposo copre la sposa con il manto di preghiera (talled), che in passato ella stessa ricamava secondo l usanza. Il rabbino dopo aver letto un altra volta la ketubba, la consegna alla sposa che, a sua volta, la lascerà in custodia alla propria madre. Dopo una nuova benedizione del vino e dopo aver cantato le sette benedizioni (berachoth), gli sposi devono un sorso dallo stesso bicchiere che lo sposo rompe in ricordo della distruzione del Tempio di Gerusalemme, la cui memoria non può mai essere abbandonata, neppure nei momenti lieti. (D. Liscia Bemporad - Sinagoga Museo Ebraico di Firenze, Firenze,2007)

11 Contratto matrimoniale La morte Il concetto ebraico del rispetto dei morti esige che vengano sepolti al più presto e nel modo più austero possibile. Dopo aver sepolto il parente, viene effettuata una lacerazione su un indumento dei congiunti più stretti (figli, coniuge, genitori, fratelli) e da quel momento essi debbono attenersi alle regole di lutto strettissimo per una settimana. Tale periodo è detto "shivà". Durante la shivà i congiunti rimangono in casa, seduti su bassi sgabelli o in terra, e ricevono i visitatori che vengono a porgere le condoglianze. Alla shivà seguono gli "sheloshim", un periodo di trenta giorni in cui, pur riprendendo le occupazioni normali, si osservano alcuni particolari riti e preghiere e ci si astiene da qualsiasi divertimento. Le regole per il lutto divengono con il passare del tempo meno rigide e l'ebraismo prescrive che, per quanto il dolore per la perdita di una persona cara sia indelebile, chi ha subìto un lutto deve tornare a una vita normale. Infatti nel Deuteronomio è scritto ed ho posto di fronte a te il bene ed il male, la morte e la vita, e tu sceglierai la vita (da UCEI- Unione Comunità Ebraiche Italiane).

12 GLOSSARIO Meghillah di Ester, (inizio XIX sec.) Aliyà Letteralmente salita. Con questo termine si intende l immigrazione ebraica in Israele. Amidà La parte essenziale della preghiera quotidiana. Consta di diciannove benedizioni e si recita in piedi, rivolti verso le vestigia del Santuario di Gerusalemme. Arón, Arón ha-kodesh "Armadio sacro". È l'armadio posto sulla parete orientale della sinagoga, volta verso Gerusalemme. Vi sono custoditi i rotoli della Torà, rivestiti dei loro ornamenti. Ashkenaziti Ebrei provenienti, direttamente o indirettamente, dalla Germania, caratterizzati da un'autonoma tradizione culturale, spesso dall'uso della lingua yiddish e da una particolare pronuncia dell'ebraico. Bar-mitzvà "Figlio del precetto". L'osservanza delle leggi ebraiche diventa obbligatoria per il maschio che ha raggiunto la maggiore età a tredici anni. Da questo momento in poi egli conterà nel quorum degli uomini adulti, necessario per la recitazione pubblica delle preghiere. Con lo stesso nome si designa la cerimonia solenne con la quale il giovane viene chiamato per la prima volta alla lettura della Torà. Il suo equivalente femminile è bat-mitzvà: questa cerimonia si celebra a dodici anni ed ha acquistato una certa solennità solo nelle ultime generazioni. Berakhà Benedizione. La berakhà accompagna e sottolinea molte azioni della vita quotidiana. Esistono benedizioni specifiche per i diversi cibi che si mangiano e per le azioni che si compiono. Besamim "Profumi". Spezie profumate adoperate durante la cerimonia che distingue i giorni festivi e il sabato da quelli feriali (Havdalà). Bet ha-mikdash Il santuario che si trovava a Gerusalemme, centro spirituale del popolo ebraico. Fatto erigere dal Re Salomone (circa nel 1000 A.E.V.) venne distrutto una prima volta dai Babilonesi nel 586 A.E.V., poi ricostruito e quindi nuovamente distrutto dai Romani nel 70 E.V. Bet ha Keneset "Sinagoga". Luogo di riunione, studio e preghiera. Vi si conservano i rotoli manoscritti della Torà, in uno speciale armadio, l'arón ha-kodesh. Calendario ebraico E basato su mesi di 28 o 29 giorni, mesi lunari e corretto, secondo regole complesse con l aggiunta, in certi anni, di un tredicesimo mese, in modo da far coincidere sempre le principali festività con i cicli stagionali. I mesi, a partire da Capodanno, che cade al principio dell autunno, sono: Tishrì, Chesvan, Kislev, Tevet,

13 Shevat, Adar (cui si aggiunge eventualmente il tredicesimo mese, Adar Shenì, Adar secondo), Nissan, Yar, Sivan, Tammuz, Av, Elul. Challà La challà è un pane speciale a forma di treccia che si usa consumare il sabato. Chanukkà Consacrazione, inaugurazione. È una festa autunnale, di istituzione rabbinica post-biblica. Ricorda la rivolta giudaica sotto la guida dei fratelli Maccabei, contro l'oppressione siro-ellenistica. È caratterizzata dall'accensione della lampada a nove lumi che, in Italia, viene chiamata con lo stesso nome della festa. Charoseth E' il nome di una sorta di marmellata dolce e compatta che appartiene alla simbologia della cena pasquale, in quanto rappresenta la malta adoperata dagli ebrei, schiavi in Egitto, per costruire gli edifici dei Faraoni. Chassidim Sono chiamati così gli aderenti al movimento detto, appunto, chassidismo, un movimento di massa, sorto nell'europa orientale nella metà del XVIII secolo, che tradusse in forme popolari la mistica della Kabbalà. Ha prodotto una ricchissima letteratura che però in Italia non è ancora completamente conosciuta ed apprezzata. Diaspora Tutte le zone del mondo fuori da Israele, in particolare le zone in cui si dispersero gli ebrei dopo la distruzione del Tempio e l esilio forzato a cui furono costretti. Ghemarà Letteralmente significa "completamento" del testo della Mishnà. Spesso viene usata come sinonimo di Talmud. Haggadà "Narrazione". Si chiama così il testo antologico, composto da brani di letteratura biblica e post-biblica, composizioni poetiche, salmi e rituali di preghiera, che si legge durante il seder, la cerimonia pasquale che si svolge in una gioiosa atmosfera familiare e che è centrata sulla cena tradizionale. Il testo viene stampato con commenti, traduzioni e illustrazioni artistiche. Halakhà Deriva dalla radice ebraica che significa "procedere", "andare", ed è la normativa ebraica. Si deduce dai testi della tradizione ebraica. Hallel Gruppo di salmi, composti dal Re David, usati nella preghiera ebraica in occasione di feste, come lode speciale a Dio. Havdalà "Distinzione, separazione". Si chiama così la breve cerimonia con la quale dopo il calare del sole hanno termine le festività e il Sabato. Israele Altro nome del patriarca Giacobbe, da cui deriva il nome dello Stato ebraico e il termine israelita per ebreo. Kabbalà "Tradizione ricevuta". In senso stretto designa la tradizione mistica di origine medievale che ha inizio nel secolo XIII nella Francia meridionale e in Spagna. La filosofia mistica è sempre stata appannaggio di pochi studiosi. Kaddish E' un'esaltazione di Dio e un'implorazione per la redenzione del popolo ebraico. Si presenta in forme varie: viene recitato dal cantore in sinagoga in momenti prestabiliti della preghiera, ma anche da persone in lutto o da coloro che celebrano un anniversario funebre. Kasher Idoneo. Il termine si riferisce a tutto ciò che corrisponde alle norme di vita ebraica come stabilite dalla tradizione. In particolare si riferisce alla preparazione degli alimenti e delle bevande per i quali vigono norme molto rigorose. È nota anche la pronuncia ashkenazita, kòsher. Ketubà (anche Ketubbà) (pl.ketubòt). Scrittura, contratto matrimoniale. La pergamena sulla quale è redatto il contratto spesso è riccamente decorata con disegni e simboli. Kibbutz Villaggio rurale a conduzione collettivistica. Il primi kibbutzim (pl. di kibbutz) furono fondati in Israele nel Kiddush

14 Consacrazione della festa che si recita su un calice di vino e segna l'inizio del sabato e delle feste. Kippà Piccolo copricapo rotondo che gli Ebrei usano portare per non presentarsi mai a testa nuda al cospetto del Signore, in segno di rispetto. Per questo motivo gli Ebrei pregano solo a capo coperto. Lulav L'insieme di rami di diverse specie e di un cedro che viene usato durante Sukkot. Maghen David "Scudo di Davide". Si chiama così la stella a sei punte che è diventata un simbolo dell'ebraismo e dello Stato d'israele. Mappah Rettangolo di stoffa da porre sulla pergamena nell intervallo della lettura tra un brano e l altro del Sefer Torà. Matzot Azzime. Pani schiacciati non lievitati e senza sale che vengono consumati dagli Ebrei durante i giorni di Pesach, quando sono vietati tutti i cibi lievitati. Meil "Manto". Il manto con il quale si avvolge il rotolo della Torà. Nella tradizione sefardita, e soprattutto nordafricana, si usa al suo posto un grande astuccio in legno, detto "tik". Menorà Lampada a sette bracci di antichissima tradizione. Già descritta nella Torà appartiene agli arredi del Santuario come si vede dal rilievo dell'arco di Tito in Roma. Oggi è un puro oggetto simbolico che fa parte dello stemma dello Stato d'israele. Midrash Designa un tipo di letteratura rabbinica di tipo omiletico e esegetico. Milà (o Brit Milà, patto della circoncisione) Circoncisione. È obbligatorio per ogni ebreo circoncidere i propri figli maschi all'ottavo giorno dalla nascita. Si tratta di un adempimento di tale importanza che può essere eseguito persino di sabato. Il circoncisore è chiamato mohel. Mishnà Opera in sei libri compilata per iscritto in Palestina nella metà del II secolo dell'era Volgare e che comprende le norme essenziali della tradizione orale per quanto riguarda il diritto civile, penale, matrimoniale, le regole del culto sinagogale e del Santuario, ecc. Scritta quasi totalmente in ebraico. Mitzvà Norma comandata. Le Mitzwot sono i 613 precetti che gli Ebrei sono tenuti ad osservare. Omer Antica misura di cereali. Il termine si riferisce alla quantità di orzo del prodotto novello che, falciato il 16 del mese di Nissan e offerto al Santuario, permette di far uso del raccolto. Da questo momento si conteggiano sette settimane che conducono a Shavuot. Parashà Brano settimanale di lettura della Torà. Parochet Tenda ornamentale generalmente realizzata in tessuto pregiato posta davanti all'arón ha-kodesh. Pesach (passaggio) La prima delle ricorrenze liete è Pesach (Pasqua) festa delle azzime o della primavera, che segna l'inizio della buona stagione e la raccolta dei prodotti agricoli più importanti che anticamente venivano portati in pellegrinaggio al Santuario di Gerusalemme. Pesach commemora un grande avvenimento: la liberazione dalla schiavitù egizia. Durante questa festa, che dura otto giorni, ci si astiene dal mangiare ogni cibo lievitato o fermentato o che possa essere stato a contatto con sostanza lievitata e si mangia pane azzimo in ricordo della fretta con cui gli ebrei lasciarono l'egitto. Purim "Sorti". È il nome di una festa stabilita in ricordo di una minacciata persecuzione degli ebrei sotto l'impero persiano, poi sventata grazie al provvido intervento della regina Ester. È una ricorrenza gioiosa nella quale si usa uscire in maschera. In Sinagoga viene letto il rotolo di Ester. Rosh ha-shanà "Capodanno ebraico". Si festeggia all'inizio del mese di Tishrì (inizio dell autunno).

15 Rosh ha-shanah è il primo dei due giorni penitenziali, ricorre all inizio del mese di Tishrì,(inizio dell autunno), ed è la solennità dedicata alla commemorazione della creazione e della sovranità di Dio sul mondo. In questo giorno si suona lo "shofar" (corno di caprino o ovino in ricordo dell'animale sacrificato in luogo di Isacco) per risvegliare gli animi alla penitenza. Sefarditi Spagnoli Ebrei provenienti dalla penisola iberica dalla quale furono cacciati dall'inquisizione dopo il Presentano tradizioni culturali proprie e conservano abbastanza l'uso dell'antico castigliano che chiamano "ladino" o "ispaniolit". Seder Ordine. Si riferisce in particolare modo all'ordine della cena della sera pasquale nella quale si succedono una serie di preghiere e di salmi. Sefer Torà Libro della legge. Si denomina così il rotolo, manoscritto con inchiostro speciale e da speciali amanuensi, dei primi cinque libri della Bibbia o Pentateuco. Conservato nell'arón ha-kodesh, avvolto nel meil, il manto che nella tradizione sefardita può essere sostituito da un astuccio di legno, detto tik, adorno dell'atarà, la corona a che simboleggia la regalità della legge divina e i rimmonim, i puntali che ornano i rotoli della Torà. Viene adoperato nella lettura pubblica dei sabati e delle feste. Shadday Nome con il quale viene chiamato Dio in alcuni passi biblici. Si designano con lo stesso nome alcuni oggetti portafortuna che vengono appesi al collo o sulle culle dei bambini. Shavuot "Pentecoste". È la festa del raccolto dei cereali e celebra il dono della Torà. Ricorre 50 giorni dopo Pesach. Shemà "Ascolta". È la più famosa preghiera ebraica che comincia con le parole "Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo". Recitata al mattino, alla sera e prima di coricarsi questa preghiera si compone di tre passi della Torà. Shofar Corno di montone, usato come buccina, il cui suono caratteristico chiama a raccolta il popolo. Viene usato nelle grandi solennità e in particolare nelle festività penitenziali di principio d'anno. Sukkot Una delle feste di pellegrinaggio che ricorre al principio dell'autunno ed è caratterizzata dalla costruzione delle relative capanne, in ricordo delle abitazioni precarie nelle quali avevano alloggiato gli Ebrei durante le loro migrazioni quarantennali nel deserto. È fatto obbligo costruire ogni anno, nella festività omonima, una capanna, abitarla per quanto possibile e poi demolirla. Tallit "Mantello". Nella pronuncia ebraico-italiano si dice talled. Manto quadrangolare fornito, ai quattro angoli, dei fiocchi prescritti dal Deuteronomio. Lo indossano gli uomini nella preghiera mattutina e in particolari occasioni solenni. È costume dei più osservanti quello di indossare sotto ai vestiti un piccolo tallit che si chiama "tallit katan". Talmud Imponente opera che comprende la Mishnà e la Gemarà. Presente in due redazioni, quella babilonese e quella palestinese o di Gerusalemme. Per secoli oggetto di attento studio da parte degli Ebrei e di irragionevole odio da parte dei loro persecutori, fu più volte condannato al rogo. Tefillin "Filatteri". Sono due astucci di cuoio che si pongono l'uno sulla fronte e l'altro sul braccio sinistro dove si fissa con apposite cinghiette, pure di cuoio, tutti i giorni non festivi. In entrambe le scatolette sono contenute piccole pergamene su cui sono scritti alcuni versetti della Torà. Tevà "Pulpito". Tribuna da cui si legge la Torà. La Tevà (anche chiamata Bimà), e l'arón sono i principali elementi costitutivi della Sinagoga. Torà "Insegnamento, Legge". Si designa specificamente con questo nome il Pentateuco, o cinque libri di Mosè, i primi cinque libri della Bibbia. La tradizione ha chiamato questi libri la Torà scritta, per distinguerla da quella orale che comprende le tradizioni e i commenti applicativi dei Maestri. Con il tempo anche latorà orale è stata

16 posta per iscritto, soprattutto nella Mishnà. I cinque libri che compongono il Pentateuco sono Bereshit (Genesi), Shemot (Esodo), Vaykrà (Levitico), Bamidbar (Numeri), Devarim (Deuteronomio). Tu-bisc vat (Il capodanno degli alberi). Gli elementi che caratterizzano le feste ebraiche sono la storia, la spiritualità e la natura con i suoi ritmi stagionali. Tu-bisc vat cade tra gennaio e febbraio ed è la festa della piantagione, della rinascita della terra. Yom Kippur (Il giorno dell espiazione). In questa ricorrenza che ha inizio dieci giorni dopo Rosh ha- Shanà viene osservato il digiuno assoluto di venticinque ore, senza bere e senza mangiare, dal tramonto ad un ora dopo il tramonto successivo. Durante questo periodo, come per Rosh ha-shanà si indossano abiti bianchi. Glossario a cura di Sira Fatucci (La traslitterazione adottata per i termini ebraici non è scientifica)

17 COMUNITA ISLAMICA FIRENZE E TOSCANA LE ORIGINI RECENTI DELLA COMUNITA ISLAMICA DI FIRENZE La storia della Comunità Islamica in Toscana, diversamente dalle altre regioni d'italia, vedi le isole e il sud dell'italia, è recente. Negli anni sessanta e settanta le associazioni studentesche islamiche sono state le prime organizzazioni a riunire i credenti di fede islamica. Negli anni ottanta, con l'aumento degli immigrati, prevalentemente nord africani e del Sud-Est asiatico, si sono istituiti dei centri culturali che, oltre ad essere luoghi di ritrovo, sono stati utilizzati come luoghi di culto anche se per brevi periodi della settimana. Negli anni novanta, la presenza dei musulmani in Italia e in Toscana è notevolmente cresciuta raggiungendo quote intorno al 5% della popolazione totale: gli islamici non erano più studenti o operai, ma interi nuclei familiari. Ciò ha reso necessario l'apertura di luoghi totalmente dediti alle funzioni religiose: luoghi dove pregare, celebrare matrimoni e funerali, festeggiare festività religiose e organizzare incontri culturali. Attualmente in Toscana ci sono venti sedi adibite a luoghi di culto islamico, di cui due nelle città di Firenze. Dato che le spese di gestione ricadono ora totalmente sulle offerte dei fedeli, i luoghi di culto islamici sono dei locali presi in affitto possibilmente in un luogo facilmente raggiungibile a tutti. L'aspetto esterno dei locali non è pertanto quello di una vera moschea con cupole e minareti. L'organizzazione interna è invece quella tipica delle Moschee. C'è la sala delle preghiere, divisa in due parti: una per gli uomini e una per le donne, e c è il luogo dove vengono effettuate le abluzioni. Una parte della moschea è adibita a biblioteca, sala per le riunioni e per le conferenze e ad uffici amministrativi. La moschea è aperta tutto li giorno per permettere ai fedeli di fare le cinque preghiere giornaliere ed è la sede di ritrovo per la preghiera più importante della settimana, quella del venerdì. Le preghiere delle due grandi festività annuali quella che chiude il mese del Ramadan (mese del digiuno) e quella del Eid Al-Kabir (festa del pellegrinaggio e del sacrificio di Abramo) vengono invece celebrati in luoghi spaziosi in grado di accogliere diverse migliaia di fedeli. La Comunità è gestita da un Consiglio di Saggi e da un direttivo eletto ogni tre anni da tutti i fedeli.

18 BREVE CRONOLOGIA Mimbar, Medina - Moschea del Profeta Nell'anno 609 ha inizio alla Mecca la predicazione del profeta Muhammad. Nell'anno 622, per ordine di Allaah, il Profeta si trasferisce a Yathrib, che assume il nome di Medina. Nell'anno 632, il Profeta muore e ha inizio il Califfato dei Califfi ben guidati. Dopo la morte del Profeta e dei primi Califfi ben guidati, l'islam conosce un'espansione straordinaria, nel giro di 100 anni si diffonde in tutto il mondo e getta le fondamenta di una civiltà le cui tracce sono ancora ben visibili nell'architettura, nella scienza, nell'arte, nell'astronomia, nella filosofia e nella letteratura. Bussola cerca Mecca, Istambul 1808/ 09 Astrolabio

19 Dall'anno 632 all'anno 659 la Comunità Islamica è governata da quattro Compagni Eccellenti del Profeta. I Califfi ben guidati sono, nell'ordine, Abu Bakr ( ), 'Umar ( ), 'Uthman ( ) e 'Ali ( ). Nell'anno 659, alla morte del Califfo `Ali, il governo del Califfato passa nelle mani di Moawia Bin Abu Sufyan, il quale trasferisce la capitale da Medina a Damasco e fonda la dinastia degli Omayyadi. Nell'anno 750 il Califfo Omayade viene spodestato e nel governo del Califfato subentra la dinastia degli Abbasidi, fondata da Abu-l-Abbàs al-saffàh, il quale trasferisce la capitale da Damasco a Baghdad. II Califfato della dinastia abbaside dura fino al 1517, anno in cui le insegne califfali vengono cedute dal Califfo abbaside, al-mutawàkkil, al Sultano Selim I della dinastia dei Turchi OttomanI. La capitale del Califfato, che era passata da Baghdàd al Cairo, nell'anno 1517, viene trasferita a Istanbul. Dopo un governo di circa settecento anni, la dinastia degli Ottomani cessa di esistere nel 1924, anno in cui l'ultimo Sultano, Abdu-I-Magìd, viene deposto dall'assemblea Nazionale turca, la quale decreta l'abolizione del Califfato. Le strutture architettoniche di cui si doterà l'islam sono estremamente funzionali. La prima in assoluto è la Moschea. Cordova, interno Moschea

20 MASJID - MOSCHEA (luogo dove si effettua la prosternazione) La Moschea è un edificio in cui si svolgono le pratiche religiose dell'islam e specialmente la preghiera congregazionale. Fu lo stesso Muhammad a fondare la prima moschea a Medina. Dalla sua primitiva forma, quella di ampio cortile recintato, con piccole costruzioni in legno addossate al muro, tra cui quelle poste verso la Mecca destinate al culto e le altre ad abitazione, ben presto la moschea, oltre ad essere sede di attività religiosa, diventa anche centro della vita sociale, politica e militare della comunità musulmana. Mausoleo di Fatima al-masuma, Qom, Iran Nei primi tempi dell'espansione islamica, la pianta schematica di una moschea consta di un grande cortile di forma rettangolare, in cui, al centro, sorgono una fontana e uno spazio semplice o multiplo, coperto con un tetto o con una caratteristica serie di cupolette. Sul lato del rettangolo perpendicolare alla direzione in cui si trova la Mecca c'è una nicchia, chiamata in arabo Al-Mihrab, che indica la direzione verso la quale il musulmano prega (al-qiblah). Alla destra della "nicchia direzionale" (Al-Mihrab), rialzato dal pavimento, c'è un elemento di arredo della moschea, chiamato Al-Minbar, e costituito da una scala che porta ad un podio con un sedile, da cui il predicatore della preghiera congregazionale del venerdì fa la predica ai fedeli (la predica si chiama al-khutbah). Ogni moschea, poi, ha una o più torri erroneamente conosciute in italiano come minareti, parola che deriva dall'arabo manaar, che significa faro. La mi'dhana, che deriva da adhaan, è una torre, più alta della moschea, ed è il luogo da dove viene effettuato l'adhaan, la chiamata alla preghiera cinque volte al giorno. Anche tale costruzione ha diverse forme a seconda dello stile, epoca ed architettura. In tempi successivi la moschea si caratterizza in forma di grande sala delle preghiere, ricoperta a tetto, a volta, a cupola. vaso-lampada da Moschea

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