RICERCHE STORICHE SOMIVIARIO

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1 RICERCHE STORICHE Rivista quadrimestrale dell'istituto per la storia della Resistenza e della guerra di Liberazione in provincia di Reggio Emilia ANNO XXVII N DICEMBRE '93 Direttore Salvatore Fangareggi Direttore Responsabile Sergio Rivi Segretario Antonio Zambonelli Comitato direttivo dell'istituto Massimo Storchi (Presidente); Annibale Alpi, James Malaguti, Vittorio Parenti (Vice Presidenti); Ascanio Bertani; Antonio Canovi; Rossella Cantoni; Fermo Carubbi; Salvatore Fangareggi; Luigi Ferrari; Giovanni Fucili; Sereno Folloni; Sergio Rivi; Osvaldo Salvarani; Antonella Spaggiari Direttore dell'istituto Antonio Zambonelli Comitato di Redazione Anna Appari, Laura Artioli, Renzo Barazzoni, Giorgio Boccolari, Ettore Borghi, Alberto Ferraboschi, Sereno Folloni, Mario Lanzafame, Sergio Marini, Marco Paterlini, Massimo Storchi DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE Via Dante, 11 Telefono e FAX (0522) c.c.p. N Cod. Fisc Prezzo del fascicolo Prezzo del fascicolo doppio Numeri arretrati il doppio Abbonamento annuale Abbonamento sostenitore Abbonamento benemerito L L L L L La collaborazione alla rivista è fatta so lo per invito o previo accordo con la di rezione. Ogni scritto pubblicato impe gna politicamente e scientificamente l'esclusiva responsabilità dell'autore. I manoscritti e le fotografie non si resti tuiscono. Stampa TECNOSTAMPA Via F. Casorati, 15 Tel linee ric. Aut. Editore proprietario Istituto per la Storia della Resistenza e della guerra di Liberazione in provincia di Reggio Emilia cod. fisco Registrazione presso il Tribunale" di Reggio E. n. 220 in data 18 marzo 1967 SOMIVIARIO Messaggi del Presidente della Repubblica e dei Presidenti di Senato e Camera dei Deputati...» MASSIMO STORCHI Presentazione... pago VITTORIOPARENn---- Introduzione...» 11 PAOLO ALATRI Assumendo la Presidenza...» 12 ANTONELLA SPAGGIARI Saluto ai convegnisti...» RELAZIONI FRANCO BOIARDI Gli ebrei reggiani dell'età napoleonica alla 2" Guerra mondiale.... GINO BADINI L'Archivio Bassani dell'università israelitica... Inventario dell'archivio (a cura di GI- NO BADINI... FABIO FORESTI La parlata giudeo-reggiana.... GIULIO BUSI Gli ebrei reggi ani tra Ancien Régime ed Età napoleonica.... GIUSEPPE ANCESCHI A. Balletti e L. Padoa storici dell'ebraismo reggiano.... LAURA ARTIOLI Presenza e contributo della famiglia Franchetti a Reggio Emilia.... WAL TER BARICCHI L'insediamento ebraico e la città... VINCENZA MAUGERI Oggetti rituali e arredi sinagogali della Comunità di Reggio.... GABRIELE FABBRICI Le comunità ebraiche reggiane tra Sette e Ottocento: il caso di Correggio.... ANTONIO PETRUCCI Reggio I professori ebrei.... FRANCESCO BERTI ARNOALDI Assumendo la Presidenza.... ANNA APPARI Tra pedagogia e difesa dei diritti della donna. L'esperienza di Clelia Fano....»»»»»»»»»»»»

2 ALBERTO FERRABOSCHI Le trasformazioni del notabilato. Dalla rappresentanza sociale alla intermediazione politica. Il caso di UIderico Levi...» 207 MARIO LANZAFAME Camillo Grassetti, un democratico dell'ottocento...» 223 ANTONIO ZAMBONELLI Dalle persecuzioni fasciste allo Sterminio...» 239 INTERVENTO LUCIO PARDO Un Iimud per ricordare...» 251

3 GLI EBREI A REGGIO NELL'ETÀ CONTEMPORANEA TRA CULTURA E IMPEGNO CIVILE Convegno di studi storici Sotto l'alto Patronato del Presidente della Repubblica Mercoledì 21, Giovedì 22 Aprile 1993 Sala Convegni della Camera di Commercio Isolato S. Rocco - Piazza della Vittoria Reggio Emilia Comitato d'onore: Seno GIOVANNI SP ADO LINI Presidente del Senato Ono GIORGIO NAPOLITANO Presidente della Camera dei Deputati Dr. SERGIO lavino, Prefetto di Reggio Emilia. Mons. PAOLO GIBERTINI, Vescovo di Reggio e Guastalla. Seno FRANCO BONFERRONI, Ono PIERLUIGI CASTAGNETTI, Ono ELENA MONTECCHI, Dr. FEDERICO CASTELLUCCI, Presidente del Consiglio Regionale. Dr. ENRICO BOSELLI, Presidente Giunta Regionale. ANTONELLA SPAGGIARI, Sindaco di Reggio Emilia. ASCANIO BERTANI, Presidente della Provincia. Dr. RENZO DE BIASE, Presidente del Tribunale. Dr. ELIO BEVILACQUA, Procuratore della Repubblica. Dr. ANGELO TORRICELLI, Questore. Dr. ANTONIO CAPUANO, Intendente di Finanza. Ing. DOMENICO RICCIO, Comandante VV.FF.. Ten Col. ANGELO CALDAROLA, Comandante Polstrada. Ten. Col. GIANFRANCO DI TANa, Comandante G.d.F.. Ten. Col. EMANUELE STICCHI, Comandante gruppo C.C.. Dr. ROMANO ADELGARDI, Provveditore agli Studi. Dott. SERGIO GaVI, Presidente Cons. Provo Scolastico. ENZO MUSI, Presidente Lega Autonomie. Avv. FRANCESCO BERTI ARNOALDI, Presidente Istituto "Parri". Dr. MASSIMO BELLOTTI, Presidente Istituto "Cervi". Hanno contribuito: Provincia e Comune di Reggio Emilia - Tecnostampa - Conazo - Camera di Commercio - Fondazione CdR "P. Manodori" - Conad - Credem - Coopsette - Cooperbanca - CCFR Innotecs - FCR - CGIL CdL Territoriale - CISL provinciale - ANPPIA - ANPI - ALPI - APC - Ass. Piccole Industrie - Federcoop - Comuni di: Correggio, Guastalla, Novellara, Scandiano - Coop. Muratori Reggiolo - Planetario. Coordinamento Scientifico: FRANCO BOIARDI Segreteria: EGIDIO BARALDI, ANTONIO ZAMBONELLI Cura del volume agli Atti: ANTONIO ZAMBONELLI

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5 MESSAGGI DI ADESIONE DELLE MASSIME A UTORIT À DELLA REPUBBLICA Quirinale, 29 marzo 1993 MI EST GRADITO COMUNICARLE CHE PRESIDENTE REPUBBLICA VOLENTIERI ACCOGLIENDO DESIDERIO ESPRESSOGLI HABET CONCESSO SUO ALTO PATRONATO AT CONVEGNO STUDI "GLI EBREI A REGGIO EMILIA NELL'ETÀ CONTEMPORANEA, TRA CULTURA E IMPEGNO CIVILE" (.) CORDIALMENTE GAETANO GIFUNI Segretario Generale Presidenza Repubblica Roma, 13 aprile 1993 IMPOSSIBILITATO INTERVENIRE CAUSA PRECEDENTI IMPEGNI AT CONVEGNO STUDI "GLI EBREI A REGGIO EMILIA NELL'ETÀ CONTEMPORANEA, TRA CULTURA E IMPEGNO CIVILE" RIN GRAZIO PER CORTESE INVITO ET ESPRIMO MIA IDEALE ADESIO NE AT MANIFESTAZIONE CON UN MEMORE CORDIALE AUGURA LE PENSIERO. GIOVANNI SPADOLINI Presidente Senato Repubblica Roma, 16 marzo 1993 GENTILE PRESIDENTE, LE COMUNICO CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPU TATI HA ACCOLTO CON PIACERE LA PROPOSTA CORTESEMEN TE RIVOLTAGLI DI ADERIRE AL COMITATO D'ONORE DEL CON VEGNO DI STUDI SU "GLI EBREI A REGGIO EMILIA NELL'ETÀ CONTEMPORANEA, TRA CULTURA E IMPEGNO CIVILE" PRO MOSSO DALL'ISTITUTO PER LA STORIA DELLA RESISTENZA E DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE IN PROVINCIA DI REGGIO EMI LIA NEI GIORNI 14 E 15 APRILE SALUTI CORDIALI DOTT. MAURIZIO MESCHINO Capo della Segreteria del Presidente della Camera dei Deputati

6 6 Bologna, 16 aprile 1993 Ho appreso con sincero interesse del prossimo Convegno di studi su "Gli ebrei a Reggio Emilia nell'età contemporanea. Tra cultura e impegno civile". Ritengo che questa sia una iniziativa assai significativa e, pertanto, come già comunicato per le vie brevi, informo che aderisco con piacere al Comitato d'onore. Non potendo essere presente di persona, desidero inoltre inviare un messaggio per portare il mio saluto ai partecipanti. L'apporto che la comunità ebraica ha fornito nel corso degli anni alla storia e alla cultura del nostro Paese e della nostra Regione non può che costituire un patrimonio prezioso. La ricerca storica ha l'importante compito di contribuire a valorizzarlo e a diffondere nel tessuto sociale la consapevolezza che essa è ormai strettamente intrecciata alle altre. Nella convinzione che la nostra comunità regionale saprà, come ha già dimostrato, reagire ai fenomeni di razzismo e di intolleranza nei confronti della comunità ebraica e di ogni altra realtà sociale e culturale, esprimo l'auspicio ed insieme l'impegno perchè sempre di più si affermino i valori universali della tolleranza e del rispetto delle diversità. Con i più cordiali saluti. FEDERICO CASTELLUCCI Presidente del Consiglio Regionale dell'emilia-romagna

7 7 Un numero monografico, dedicato unicamente agli atti di un convegno, non rientra nella consuetudine di "Ricerche Storiche", che ha sempre privilegiato la tipologia di fascicoli compositi, nella ricerca di un equilibrio tra documentazione e saggistica; e ciò anche se non sono mancate occasioni di particolare rilevanza nei confronti di tematiche di profondo interesse. In questo caso, l'eccezionalità detroccasione rappresentata da un evento culturale della nostra città che ha travalicato i confini provinciali e nazionali, ha consentito il superamento della consuetudine, per un organico compendio delle ricerche e delle idee che il convegno ha proposto al pubblico. Da alcuni millenni, le pulsioni antiebraiche prendono forza e quando paiono sopirsi, periodicamente si risvegliano. Nelle giornate che stiamo vivendo, le avanguardie della dottrina antisemita sono alle porte. Il convegno di Reggio ha offerto documenti, saggi e idee a qualche centinaia di persone. E' giusto che tanto patrimonio resti disponibile per tutti, oggi e nel futuro. Questo fascicolo è divenuto così un volume, che raggiungerà persone, Istituti, biblioteche, in Italia, in Europa, nel mondo, dovunque vi sia necessità di testimonianza su una tematica così attuale; e rappresenterà, mi auguro, l'inizio di una collana saggistica di "Ricerche Storiche". Il Direttore SALVATOREFANGAREGGI

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9 PREFAZIONE Eletto alla Presidenza dell'istituto Storico dopo lo svolgimento del Convegno Gli ebrei a Reggio in età contemporanea considero un grande onore presentare oggi gli atti raccolti in questo fascicolo speciale della nostra rivista HRicerche Storiche". In primo luogo mi corre l'obbligo di rinnovare i ringraziamenti al Presidente della Repubblica per l'alto patronato concesso, nonchè ai Presidenti del Senato e della Camera dei deputati - così come a tutte le altre Personalità - per la loro adesione al Comitato d'onore del Convegno. Credo che i prestigiosi riconoscimenti andati al progetto del Convegno non possano che venire riconfermati Ha cose fatte", per così dire, cioè rileggendo nei testi scritti i contributi di alto livello scientifico che ora vengono consegnati all'attenzione di un pubblico che speriamo sia il più largo possibile. E' questa la prima volta in assoluto che si affronta, per la provincia di Reggio, uno studio dedicato ad esaminare la storia della locale Comunità ebraica dalla prima emancipazione, in età napoleonica, alla anni tragici della seconda guerra mondiale. Ed èforse anche la prima volta che l'argomento Hebrei" viene analizzato su di un arco temporale così ampio in una provincia italiana. Se Auschwitz e lo sterminio, come molti hanno osservato, rappresentano un discrimine nella storia dell'umanità, essi però non possono né debbono costituire la connotazione fondamentale dell'identità ebraica. Esiste certamente, per gli ebrei e non, il dovere di mantenere viva la memoria di Auschwitz, ma altrettanto importante è non disperdere la memoria e la conoscenza di ciò che la Diaspora ebraica ha dato alla civiltà europea ed alle singole realtà locali in cui essa è stata presente. Vorrei anzi dire che, se esiste una civiltà europea, essa è certamente ilfrutto di tre grandi eredità, di tre grandi culture insieme intrecciate: quella classica, quella cristiana e quella ebraica. E poiché la storia è sempre contemporanea, nel senso che noi cerchiamo nel passato anche risposte a problemi del nostro tempo, aggiungo che oggi è più che mai importante capire come una comunità - nel caso specifico quella reggiana - abbia convissuto nei secoli con la diversità ebraica: attraverso quali intese, quali conflitti e in tolleranze, quali ricomposizioni e intrecci. L'incontro fra culture diverse è uno dei temi fondamentali del nostro tempo, e lo sarà anche per gli anni a venire.

10 lo Credo perciò che sia compito proprio di un Istituto come il nostro - per!'intreccio particolare che lo caratterizza tra rigore scientifico e impegno civile - contribuire alla analisi storica dei problemi che oggi si agitano nella società nazionale ed europea. Anche se la storia fatica a svolgere un ruolo attivamente pedagogico, ritengo e riteniamo che essa, mentre può aiutarci a capire le nostre comuni radici, possa altresì - e per ciò stesso - fornirci elementi basilari per le nostre scelte di oggi e di domani. MASSIMO STORCHI Presidente dell'istituto per la storia della Resistenza

11 INTRODUZIONE AL CONVEGNO di Vittorio Parenti Signore e Signori, Vi porgo il saluto dell'istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea di Reggio Emilia e Vi ringrazio della Vostra significativa e lusinghiera presenza a questo nostro Convegno, che abbiamo indetto per corrispondere ai fini istituzionali del nostro Istituto con l'obiettivo di meglio conoscere e divulgare le ragioni che hanno determinato lo svolgersi di una parte del nostro passato allo scopo di averne un orientamento culturale per contribuire a determinare il nostro e l'altrui futuro. Ogni giorno constatiamo, con amarezza, come molti, giovani e non più giovani, ignorino sostanzialmente il recente nostro passato, anche se pure a loro ha consentito di vivere in libertà, per cui poi alcuni di loro stessi, inconsapevolmente, assumono atteggiamenti culturali e comportamentali che inducono alla sottovalutazione del valore della libertà e quindi a favorire l'autoritarismo e la sua connaturata violenza, che sono stati i mezzi della coercizione su molte genti, con le conseguenti rovine e tragedie umane che tutti sanno. Oggi, con questo convegno, cerchiamo di meglio indagare, conoscere e divulgare la terrificante vicenda del popolo ebraico, approfondendo in particolare la comunanza secolare di molti ebrei concittadini, anche illustri e particolarmente meritevoli, delle nostre città della Provincia di Reggio Emilia, per cui assume un significato particolare l'adesione di queste stesse città al convegno medesimo. Ignorare la storia del popolo ebreo e quindi anche delle sue comunità sparse in Italia, condiziona la comprensione degli avvenimenti del nostro passato, poiché questa storia è in gran parte strettamente legata alle vicende del nostro Risorgimento ed alle ultime due guerre mondiali, e perciò al Fascismo ed al Nazismo, persecutori degli ebrei e di tutti gli uomini liberi. L'ignoranza della Storia è quindi generalmente nemica della Libertà. Infatti non sono tanto recondite le ragioni per cui tutti i regimi autoritari, non potendo ignorare tutta la Storia, ne contengono la conoscenza e ne manipolano la sostanza, tanto nella scuola che nella cultura popolare. Se ciò è comprensibile perché funzionale all'autoritarismo di ogni sorta e di ogni tempo, è invece intollerabile, riprovevole e miope che anche in molti regimi ad assetto democratico vi siano molti governi ed amministrazioni poco sensibili alla necessità ed utilità della cultura storica ed in particolare alla Storia contemporanea e locale. Le ragioni di tale atteggiamento non possono che essere o il basso livello culturale di chi esercita il potere o il calcolo di una presunta convenienza politica a non fare cultura storica, per non spiace-

12 12 re ad alcuna parte sociale, anche se poi il conto ipotizzato non torna mai, perché i nodi culturali non chiariti producono nodi politici difficili e talvolta deflagranti, come accade anche ora, ma non certo per responsabilità di chi ignora, perché i colpevoli sono coloro che potendo e dovendo, per la loro funzione pubblica, non hanno offerto quella istruzione storica che, se divulgata senza malversazioni, è la base della formazione civile e politica. L'Istituto nostro, pur con le sue troppo modeste forze, non può che combattere l'ignoranza della Storia e questo convegno è un contributo a tale scopo. Esso può svolgersi perché vi è stata l'iniziativa del nostro Comitato Scientifico, approvata dal nostro Comitato Direttivo, sostenuta dalla Provincia e dai Comuni reggiani di Reggio Emilia, Correggio, Guastalla, Novellara e Scandiano, oltre che dalla Camera di Commercio, dalla Fondazione Cassa di Risparmio "P. Manodori", dalla banca Credito Emiliano (Credem), dalle Farmacie Comunali Riunite (F.C.R.), dall'associazione delle Piccole Industrie (A.P.I.), dalle associazioni cooperative: Cooperbanca, C.C.F.R.-Innotecs (Consorzio Cooperativo Ferrovie Reggiane), Tecnostampa, CO.NA.ZO. (Consorzio Nazionale Zootecnico), Conad (Consorzio Nazionale Dettaglianti), Coopsette, Coop. Muratori di Reggiolo, Federazione Provinciale delle Cooperative, come dalle Associazioni partigiane: A.N.P.1. (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), A.L.P.1. (Associazione Liberi Partigiani Italiani), A.P.C. (Associazione Par~igiani Cristiani), A.N.P.P. LA. (Associazione Nazionale Perseguita Politici Italiani Antifascisti), dalle organizzazioni sindacali provinciali C.G.I.L. (Confederazione Generale Italiana del Lavoro), C.I.S.L. (Confederazione Italiana Sindacati Liberi), ed incoraggiata dalle autorevoli adesioni al suo Comitato d'onore evidenziate a parte, con alla testa il Seno Giovanni Spadolini, Presidente del Senato, e l'ono Giorgio Napolitano, Presidente della Camera dei Deputati, per di più onorata dall'alto patrocinio dell'ono Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica Italiana, ed infine attuata dall'impegno culturale, organizzativo ed operativo dell'ono Franco Boiardi e di Antonio Zambonelli, Direttore dell'istituto Storico, e di E. Baraldi, con Presidenza delle sedute affidate a maestri di cultura quali il Prof. Paolo Alatri e l' Avv. Francesco Berti Arnoaldi e la partecipazione di ottimi relatori, fra cui alcuni reggiani. Un sincero grazie a tutti con l'augurio che il Convegno sia piacevole e proficuo. * * * Paolo Alatri (assumendo la Presidenza) Negli ultimi tempi si sono tenuti diversi convegni su problemi attinenti al mondo ebraico. Per lo più sono state discusse questioni che riguardavano il periodo relativamente più recente, cioè il periodo della legislazione fascista

13 contro gli ebrei, poi l'ancor più tragico periodo delle persecuzioni vere e proprie, dell'olocausto. In qualche caso però si è trattato di convegni di carattere storico. Per esempio io stesso ho organizzato, poco meno di un anno fa, un convegno che si è tenuto a Roma in una sala di Palazzo Giustiniani, su La questione ebraica dall'illuminismo all'impero , di cui stanno per uscire gli atti. Questo convegno di Reggio Emilia ha una caratteristica peculiare, che non mi pare avere caratterizzato altri convegni di questo genere; cioè quella di studiare approfonditamente una situazione in un'area delimitata, che è appunto quella del Reggiano. E soprattutto con taglio storico. Dico particolarmente "con taglio storico" perché mi pare che forse l'unica relazione che riguardi appunto il periodo più recente sia quella di Antonio Zambonelli; le altre riguardano soprattutto il Sette e l'ottocento; quindi si tratta di un approfondimento storico che serve di base per uno studio dello sviluppo, dell'evoluzione o dell'involuzione anche, diciamo, demografica, delle comunità ebraiche di questa area. Prima di dare la parola ai relatori, desidero dare la parola al Sindaco di Reggio, che ci ha fatto l'onore di partecipare. 13 * * * SALUTO AI CONVEGNISTI di Antonella Spaggiari Signori convenuti, autorità, è con vero piacere e con sincera soddisfazione che Vi porto il saluto dell'amministrazione Comunale e mio personale per questa iniziativa dell'istituto Storico della Resistenza - a cui va il nostro ringraziamento - che è di assoluto rilievo non soltanto regionale, ma nazionale. Iniziativa che meritatamente vede l'adesione delle massime autorità dello Stato, della Regione e della provincia e attraverso questo loro atto vede sottolineata la sua finalità primaria, che è sì quella di meglio conoscere ed approfondire aspetti fondamentali, ma.poco noti, della nostra storia locale, ma soprattutto, attraverso di essi, testimoniare la vitalità di una cultura, di una fede, di una storia individuale e collettiva di uomini che ci parlano ancora della condizione umana degli ebrei e ci rammentano di quante tribolazioni, di quante tristi sciagure, di quanta violenza, di quanta sofferenza si siano dovuti far carico nel corso dei secoli. E' di questi giorni il ricordo della resistenza ebraica del Ghetto di Varsavia durante l'occupazione nazista. Questo fatto tragico ed emblematico per tutto quanto avvenne di terribile e criminale durante la famigerata "soluzione finale" nei lager e nei campi di sterminio, ci obbliga a riflettere nuovamente e

14 14 con rinnovata energia intellettuale e politica sulla cancrena antisemita, sulle sue radici che sembrano tragicamente rinverdirsi, sulle sue manifestazioni ricorrenti, sui problemi che solleva e che riguaràano ognuno di noi. C'è infatti una vecchia domanda che si ripropone ed è quella delle caratteristiche della condizione umana oggi, e di questa condizione fanno parte i fenomeni antisemiti, razzisti, xenofobi. Fenomeni diversi tra loro ma che rimandano tutti al limite dell'intolleranza che alberga in noi stessi come un pericolo sempre incombente. Ecco che riflettere dunque su tutto ciò significa rendersi consapevoli che nessuna causa, nemmeno quella più giusta, può essere combattuta partendo dalla premessa della distruzione fisica o psichica della persona umana. L'antisemitismo ha sempre cercato non solo di cancellare nelle vittime ogni dignità umana ma anche di sopprimere la memoria storica e civile. Ecco perché dobbiamo ricordare con pervicacia e con impegno sociale e politico, se vogliamo che non succeda che uno straniero, un diverso da noi, possa essere considerato un nemico e per ciò stesso iniziare quella china al cui termine c'è illager. Tra pochi giorni si celebrerà il 25 aprile. Una data importante per il nostro Paese e per la sua tradizione democratica. Una data che si chiama "Liberazione". E questa parola è ricca di significati e di implicazioni ma soprattutto ci dice innanzitutto che la democrazia è fondata su valori universali: la libertà, l'eguaglianza, la tolleranza, il rispetto della persona, il confronto di opinioni. Valori che attraversarono l'azione degli ebrei reggiani durante il Risorgimento e durante la Resistenza e che sancirono così la loro appartenenza alla schiera dei difensori della libertà e del rinnovamento del Paese. Questo Convegno si soffermerà su alcuni aspetti importanti dell'attività della comunità ebraica reggiana e sull'attività di singoli personaggi o famiglie ebree che contribuirono non poco alla crescita economica e culturale della città. Dimostrando così l'intreccio profondo con la vita e la storia di questa città, che da sempre ha gelosamente conservato ed intende conservare le sue tradizioni libertarie e tolleranti perché questa è l'unica conservazione che si inserisce a pieno titolo nella sua vocazione progressista.

15 GLI EBREI REGGIANI DALL'ETÀ NAPOLEONICA ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE di Franco Boiardi Avremmo voluto procedere, in queste nostre conversazioni, dal 18 ottobre 1796, giorno nel quale "cadevano i portoni del ghetto di Reggio"!, quasi un anno prima che la medesima operazione avesse luogo anche a Modena, ma risulteranno forse più consistenti di quanto, in prima approssimazione, presumessimo i richiami a momenti più remoti e indubbiamente significativi della presenza degli ebrei nel territorio reggiano. C'è sempre un rischio d'astrazione, del resto, nel partire da un giorno o da un anno e persino da una vicenda d'importanza straordinaria, per avviare un'analisi storica. Eppure, quel giorno segnava emblematicamente, per gli ebrei reggiani, la fine della "età della reclusione" o dell'esclusione: l'inizio di un rivolgimento che destava, alloro interno, punte in parte inattese di sgomento e d'inquietudine. C'era chi temeva, nell'abolizione del ghetto, l'infragilirsi di un sistema comunitario che, lungo i secoli, le istituzioni religiose, le sinagoghe, le associazioni assistenziali, i tribunali rabbinici, avevano in larga misura sorretto, insieme a consuetudini e culture che, adesso, rischiavano di disperdersi. Gli ebrei più benestanti, in effetti, avrebbero cominciato ad abbandonare il ghetto e a trasferirsi in altri quartieri, altri avrebbero potuto aprire nuovi esercizi nella zona commerciale della città, alcuni avrebbero persino tratto vantaggio dalle forniture alle truppe francesi. Molti, in ogni caso, avevano invece esitato ad abbandonare il ghetto, tanto più che non erano più obbligati a rincasare al tramonto. Non era neppure facile togliersi di dosso, da un momento all'altro, né l'abitudine di vivere fianco a fianco, di sentirsi in qualche modo protetti, né la diffidenza per quei diritti ch'erano un portato della rivoluzione francese, che avevano aperto gli animi alla speranza, ma che non apparivano una conquista irreversibile. Le nuove idee non mancavano, in più, di suscitare allarme in chi temeva, non senza ragioni, in quel gran parlare di libertà, il distacco dalle tradizioni e dal rispetto della legge mosaica. Tanto più che nei territori dello Stato estense, si era proceduto a un riconoscimento dall'alto dei diritti d'eguaglianza tra i cittadini, "viventi in società come fratelli", qualunque fosse il "loro sistema religioso", senza il farsi innanzi di alcuna vera presa di coscienza e senza alcun concorso o presa di posizione del mondo culturale. Erano probabilmente in molti, al vertice almeno delle comunità Jc:! L. PADOA, La comunità ebraica di Reggio Emilia, Tecnostampa, Reggio Emilia 1968, p. 17.

16 16 ebraiche italiane, a ritenere che in assenza delle autorità militari francesi nessun provvedimento sarebbe intervenuto a far cadere i portoni dei ghetti. Anche se le notizie su quanto era avvenuto in Francia tra il 1789 e il 1791, con gli ebrei finalmente riconosciuti come citoyens'- a tutti gli effetti, avevano cominciato a circolare. Attorno all'albero della libertà innalzato sulle piazze erano caduti "secoli e secoli di segregazione e di discriminazione", l'obbligo di portare l"'ignominioso segno" di riconoscimento di una razza da guardare a vista, evitare, tenere ai margini, colpevolizzare, le antiche e ribadite interdizioni a partecipare alla vita pubblica, i divieti di frequentare scuole e università, di possedere beni immobili e di esercitare le professioni liberali, l'obbligo di abitare, dunque, nel ghetto. Per quanto, "storditi e stupiti" da quel "repentino susseguirsi di fatti e di eventi", che rompevano "la staticità di un'oppressione plurisecolare", l'entusiasmo non riusciva, in molti, a districarsi dalle perplessità e dai timorp. Del resto, anche a Reggio, forse in maggiore misura a Modena, le truppe francesi avevano dovuto far fronte a forme di protesta popolare. Era una condizione resa possibile dalla presenza francese, una parificazione dei diritti elargita praticament~ in clima d'occupazione, logicamente confermata dalla costituzione cispadana, ma ancor priva di radicamenti alla base della società e perciò insicura, semmai da sperimentare e tenere sotto verifica nel corso degli anni. In effetti, l"'ebreo del ghetto", del vicus iudeorum, tenuto in stato d'isolamento in una delimitata area del centro cittadino, il più spesso delle volte sovraffollata e malsana, finiva col sentirsi cucito addosso lo status di straniero. Nel "serraglio degli ebrei" si era consumato, di generazione in generazione, ripetendosi in modo uguale dappertutto, il dramma di una minoranza, di una natio ebraica, distinta e separata, condizionata nei rapporti esterni anche da regole non scritte di distanza sociale: barriere che, da un lato, ne avevano permesso la salvaguardia, per forza di cose, di identità religioso-culturali e di valori di solidarietà e di amicizia, ma che, dall'altro, avevano spezzato qualunque possibilità d'integrazione. In fondo, erano stati gli ebrei, nel Medioevo, a prendere la strada del "ghetto volontario", liberamente, in funzione di tradizioni e pratiche religiose, regole sociali e cinture di protezione che si volevano garantire, anche per tenersi al coperto da angherie, irrisioni e "diaspore" all'interno di un medesimo contesto sociale. Era una sorta di privilegio della separazione quello che si era inseguito, senza proprio presumere che le autorità intervenissero ben presto per farne il luogo di un'emarginazione imposta e, di fatto, di una discriminazione razziale. Non c'era stato pieno accoglimento degli ebrei, né vera espulsione, giacché gli affari economici di molte città ne avrebbero sofferto, ma l'incardinamento nelle diverse realtà locali di comu- 2 J. GODECHOT, La Révolution française et les juifs ( ), in Les Juifs et la Révolution française. Problèmes et aspirations, a cura di B. BLUMENKRANZ e A. SOBOUL, Tolosa 1976; A. PERCHENET, Histoire des juifs de France, Parigi 1988; R. BADINTER, Libres et égaux. L'émancipation des juifs, , Parigi 1989; P. OIRARD, La Révolution française et les juifs, Parigi E. CAPUZZO, La città degli esclusi: spunti sugli ebrei nel ghetto tra antico regime e restaurazione, in "Clio", a. XXVIII, n. 3, luglio-settembre 1993, pp "39.

17 nità religioso-sociali tenute a bada, isolate, prive d'influenza, poste fuori dell'ombrello dei diritti e nelle condizioni, semmai, di andarsene o di svuotarsi via via, senza lasciare neppure un segno. Nel ghetto, liberamente scelto, quindi imposto in modo autoritativo, gli ebrei si sentivano, in qualche modo, al sicuro: la "città degli esclusi" poteva vivere forse con maggiore intensità di relazioni affettive solidali, di provvidenze comuni e di pratiche religiose diffuse (la circoncisione, la benedizione nuziale, i riti funerari, cui s'aggiungevano la cura degli orfani, il sussidio per le vedove, la dote per le fanciulle povere, l'aiuto per gli anziani infermi). Nel ghetto, le forme dell'intervento sociale si praticavano, in complesso, assai meglio di quanto non avvenisse per gli strati più poveri delle popolazioni non appartenenti al vicus-iudeorum, il soccorso volonteroso dei casi d'abbandono. Diventava inevitabilmente pressante il desiderio di nuove esperienze, di evadere, di incamminarsi verso un nuovo destino altrove, di sfuggire a rigide unioni matrimoniali endogamiche. L"'ebreo errante" si era trasformato in una figura costretta a una paralizzante, invincibile stanzialità, al punto da rendere quasi impraticabili persino le relazioni tra una comunità e l'altra; occorrevano permessi speciali, specificamente motivati, per varcare mura e confini delle diverse città, persino per la partecipazione a matrimoni o a funerali. Eppure l'attaccamento alla città d'origine o di residenza, nell" 'età della reclusione", anche per le iniziative delle comunità, ossia delle Universitates hebreorum, si era, nonostante tutto, sempre più consolidato. Le comunità erano via via riuscite a intrattenere rapporti con le autorità locali e ad allargare i collegamenti con la popolazione, mediante l'opportunità di far posto nel tessuto urbano, fuori delle porte del ghetto, a esercizi commerciali, botteghe artigiane, piccole attività industriali, banchi di credito. Col tempo, si erano fatte innanzi condizioni in cui l"'accoglimento" sembrava prevalere sulle spinte all'esclusione. Il giro dei collegamenti con l'esterno si era più distesamente ramificato, e la povertà del ghetto era diventata un po' meno incalzante e senza qualche sollievo. Nel Settecento, il "dramma ebraico", col fiorire dell'illuminismo, si sposta finalmente al centro di una forte denuncia, imperniata sulla questione più generale della parificazione dei diritti. Talune conseguenze non tardano a manifestarsi negli orientamenti delle corti, anche se, beninteso, non dovunque. Con l'editto di Tolleranza del maggio 1781, Giuseppe II limitava l'uso dell'ebraico ai servizi religiosi, imponendo la lingua tedesca nei libri contabili, nei contratti e in ogni atto giuridico, ma consentiva agli ebrei di frequentare tutte le scuole pubbliche e le facoltà universitarie, di potersi applicare all'agricoltura con la presa in affitto di fondi rustici, di professare senza esclusioni arti e mestieri 4 Naturalmente, le medesime disposizioni avrebbero trovato applicazione con separate patenti in tutti i territori dell'impero, investendo, nella situazione italiana, Trieste e Mantova, non anche Milano, città dalla quale gli ebrei erano stati espulsi sin dal A Modena e a Reggio 17 4 M. DEL BIANCO COTROZZI, Tolleranza giuseppina ed illuminismo ebraico. Il caso delle Unite Principesche Contee di Gorizia e Gradisca, in "Nuova rivista storica", a. LXXII, n. 5-6, 1989, pp. 690 e ss.

18 18 non era invece accaduto nulla, mentre nei territori del granducato lorenese, soprattutto a Firenze, non sì era tardato a mettere in campo risolutivi adeguamenti. A Reggio si era dovuto attendere il 18 ottobre 1796, l'indomani, cioè, della cacciata del duca, in presenza delle truppe francesi, dopo che l'uguaglianza dei diritti era entrata fin dal 28 settembre 1791 nell'ordinamento costituzionale francese. Dall"'età della reclusione" si era così passati quasi insperabilmente all'''età dell'emancipazione". Forse il solo Moisè Beniamino Foà, finanziere e libraio in relazioni di collaborazione e di stima con gli ambienti della corte estense, era riuscito già da un po' di anni, in particolare dal 1775, a godere di diritti di cittadinanza negati agli altri. Tra i principali esponenti del mondo ebraico reggiano, agli imbocchi dell"'età dell'emancipazione", figuravano, oltre a Foà, Anania Coen, Giacobbe Rabbeno e Leon Forti. Era Foà, in ogni caso, a ricoprire, fin dall'inizio di quei giorni, un ruolo di grande autorevolezza, come nel caso di Moisè Formiggini a Modena. Indubbiamente, una grande ventata di libertà scuoteva da qualche anno l'europa, ma con l'avanzare degli eserciti francesi, nel 1796, era diventata così intensa da far posto, in breve, a solide e importanti esperienze democratico-repubblicane. Le comunità ebraiche guardavano con evidente interesse e "senso di liberazione" a quanto avveniva, predisponendosi, all'occorrenza, ad assunzioni di responsabilità; quella reggiana era pronta a fare la sua parte e lo farà senza esitazioni e su posizioni sicuramente non marginali, costituite emblematicamente dalla presenza e dal contributo di Moisè Beniamino Foà ai comizi di Lione del gennaio 1802 e di Iacopo Carmi all'assemblea degli israeliti di Parigi e al Gran Sinedrio del , anche se le fasi di transito di Napoleone dal consolato all'impero avevano sempre più attenuato le speranze in un corso politico che non costringesse a uniformazioni intorno al potere costituito, a restrizioni dei principi di libertà e convogliamenti entro strutture istituzionali con procedure e finalità lesive, almeno in parte, di tradizioni religiose. Alla fine del Settecento, gli ebrei reggiani erano quasi il sette per cento della popolazione residente entro le mura: un insieme tutt'altro che trascurabile, presente in modo crescente nei commerci e pronto a farsi spazio nel campo delle professioni liberali. Sarebbe stata la Restaurazione a determinare un rapido ritorno al passato. L"'età dell'emancipazione" si era esaurita, dunque, in vent'anni. Sull'esistenza degli ebrei, la ricaduta di divieti e interdizioni riproduceva quasi all'improvviso i disagi della diversità imposta, col ritorno della chiusura notturna del ghetto e altre restrizioni. Le peggiori condizioni dell"'età della reclusione" erano state ben presto raggiunte nello Stato pontificio e nel Regno di Sardegna6, mentre nel granducato di Toscana e nel 5 I deputati emiliano-romagnoli ai Comizi di Lione, a cura di F. BOIARDI, Analisi, Bologna 1989; Napoleone e gli ebrei. Atti dell'assemblea degli Israeliti di Parigi e dei verbali del Gran Sinedrio, con lettere di Iacopo Carmi introdotte da Andrea Balletti ( ), a cura di D. GALLIN GANI, Analisi, Bologna R. SEGRE, Gli ebrei piemontesi nell'età dell'assolutismo, in: MINISTERO DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI. UFFICIO CENTRALE PER I BENI ARCHIVISTICI, Italia iudaica. Gli ebrei in Italia dalla segregazione all'emancipazione, Roma 1989.

19 Lombardo-Veneto avrebbero ancora prevalso condizioni meno vessatorie di convivenza 7 Nel ducato estense era risultata impraticabile la strada di quel ritorno al passato che si sarebbe invece voluto intraprendere sbrigativamente. Il periodo napoleonico era bastato a rendere la presenza del mondo ebraico in grado di resistere, per la solidità raggiunta, a provvedimenti d'emarginazione, nonostante l'adozione di serie misure restrittive. Di là, come nel resto del paese, agiranno in modo indubbiamente pesante le "Interdizioni israelitiche" (di cui darà conto Carlo Cattaneo fin dal 1837), ma, in pari tempo, cominciava il cammino, arduo e a scansioni diverse, ma ricco di segni e testimonianze importanti, verso la "seconda emancipazione": punto d'arrivo di un lungo processo, non più databile da una vicenda straordinaria o da un giorno emblematico, come quel 18 ottobre 1796 reggiano. La necessità di ridare agli ebrei italiani dignità di uomini liberi si rifaceva innanzi, col concorso di pensatori politici e uomini d'azione, nel corso del processo risorgimentale, mentre la partecipazione del mondo ebraico alle vicende nazionali e alle lotte per l'unità si faceva più ampia e più intensa. Cadeva via via l'impalcatura autoritaria e oscurantista della Restaurazione e la causa dell'emancipazione degli ebrei si correlava strettamente a quella dell'indipendenza e del riassetto unitario dell'italia. Ma si era camminato a lungo su percorsi impervi. Il codice civile estense del 26 aprile 1771, che conteneva severe norme discriminatorie nei confronti degli ebrei, era stato richiamato in vigore con un provvedimento del 28 agosto In base alle sue disposizioni, gli ebrei dovevano abitare "dentro il recinto del luogo loro destinato", chiuso "con portoni" e non potevano pernottare fuori di esso se non nel caso di "fiere, mercati e viaggi", con appositi permessi. "Il portinaio cristiano" aveva "l'obbligazione di chiudere i portoni al tramontar del sole". Le finestre che si aprivano fuori del ghetto dovevano avere l'inferriata, così da non permettere uscite clandestine. Era fatto divieto agli ebrei di tenere scuole per insegnare a "leggere, far conti, cantare, suonare e ballare" senza un"'espressa licenza delle autorità". Gli ebrei non potevano uscire dal ghetto e persino trattenersi alle finestre dal mezzogiorno di giovedì al mezzogiorno di sabato della settimana santa. Dal compimento dei 12 anni, gli ebrei dovevano portare, come segno di riconoscimento, "un nastro di color rosso alto un dito". Era fatto divieto di avere botteghe fuori del ghetto. La comunità doveva ornare la parte esterna del ghetto "in occasione di processioni, od altre funzioni pubbliche, per le quali i cristiani ornassero le strade". Entro un anno, gli ebrei che dimorassero fuori del ghetto dovevano ritornarvi. Solo chi potesse attestare la legittima proprietà di un edificio poteva continuare ad abitarlo o a darlo in affitto. Erano state alleggerite alcune disposizioni di carattere pesantemente restrittivo con alcuni emendamenti, ma la sostanza delle prescrizioni del codice civile del 26 aprile 1771 era rimasta. Le "interdizioni" verranno quindi in parte rimosse con un decreto del 13 luglio 1816, ma si dovrà attendere il decreto sovrano 25 ottobre 1851 e il nuovo codice civile estense, 19 7 A. FOA, Gli ebrei d'europa. Dalla peste nera alla emancipazione, XIV-XVIII, Roma-Bari 1992.

20 20 approvato in pari data ed entrato in vigore il l febbraio 1852, per ottenere autorizzazione per lo sviluppo di iniziative economiche e produttive fuori del ghetto con l'aggiunta tuttavia che nel caso del passaggio alla religione cristiana di un figlio di famiglia ebraica, si sarebbe subito estinta la patria potestà dei genitori naturali. Condizioni molto migliori per gli ebrei si consolidavano frattanto nel granducato di Toscana, nel Lombardo-Veneto ed anche nel vicino granducato di Parma, dove l'eguaglianza dei diritti politici era stata introdotta il 28 marzo 1848, pur cadendo con la sconfitta delle truppe piemontesi e con l'annullamento degli atti del governo provvisorio, imposto pochi mesi dopo, il 21 agosto 1848, da Carlo II di Borbone 8 La parificazione degli ebrei nei territori del vecchio ducato estense avveniva con decreto del 14 giugno 1859, prima della conclusiva decretazione di settembre da parte del dittatore Luigi Carlo Farini. C'era voluto, in pratica, quasi mezzo secolo per ritornare agli imbocchi di una nuova "età dell'emancipazione", anche se lo Statuto albertino considerava la religione cattolica apostolica romana come la sola religione dello stato e quella ebraica una religione "tollerata". In ogni caso, tutti i cittadini del regno godevano adesso dei medesimi diritti civili e politici e dovevano considerarsi ammissibili alle cariche civili e militari. Lungo il cammino di questa conquista, gli ebrei non erano certo rimasti in situazione d'attesa 9 Nel corso dei moti del 1831, per restare a pochi esempi, si erano distinti, nella formazione militare guidata dal generale Carlo Zucchi, i reggiani Marco Almansi e Abramo e Giacobbe Levi, i novellaresi Guglielmo e Giuseppe Segre, l'avvocato scandianese Felice Resignani, che sarà poi costretto a esercitare la professione a Marsiglia. Marco Almansi troverà rifugio a Parigi, mentre sarebbero riparati in Francia anche Ottavio e Prospero Modena. Guglielmo Segre, a Marsiglia, figurerà tra i più assidui frequentatori di Mazzini. Ruoli di notevole importanza avevano ricoperto nelle vicende del 1859 l'ingegnere Fortunato Modena e, con incarichi militari, Cesare Modena. Eugenio Ravà, appartenente a una famiglia di autentici patrioti, era tra gli ufficiali della spedizione dei Mille. Alle vicende militari del 1866 avevano partecipato complessivamente 174 volontari ebrei, dei quali 44 erano reggiani. Tra di loro si erano meritati menzioni speciali Riccardo Tedeschi, il musicista Augusto Liuzzi e il quarto figlio del rabbino Jacob Levi. Emilio Cividali era rimasto ferito a una gamba a Custoza; Eugenio Almansi veniva proposto per una medaglia al valor militare. Nelle offerte per soccorrere i feriti, il barone Raimondo Franchetti, che nel 1861 aveva offerto mille lire sottoscrivendo l'iniziativa per un monumento al conte di Cavour all'indomani della sua morte, aveva dato una notevole prova di generosità. Leopoldo Ravà era rimasto gravemente ferito a Mentana. Tradotto a Roma, 8 R. DE FELICE, Per una storia del problema ebraico in Italia alla fine del XVIII secolo e all'inizio del XIX. La prima emancipazione ( ), in "Movimento operaio", a. VII, n. 5, settembre-ottobre 1955, pp ; G. FUBINI, La condizione giuridica dell'ebraismo italiano. Dal periodo napoleonico alla Repubblica, La nuova Italia, Firenze G. BEDARIDA, Gli ebrei e il Risorgimento italiano, Roma 1961; A. MILANO, Storia degli ebrei d'italia, Einaudi, Torino 1963.

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