UNA SOLA È LA CITTÀ: LA RESPONSABILITÀ ECCLESIALE E CIVILE DI VITTORIO BACHELET

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1 UNA SOLA È LA CITTÀ: LA RESPONSABILITÀ ECCLESIALE E CIVILE DI VITTORIO BACHELET Tolentino 10 aprile 2007 Relazione di ERNESTO PREZIOSI ʺChi ci separerà dallʹamore di Cristo? Forse la tribolazione, lʹangoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha salvati. (Rm 8,35.37) Testimone credibile ʺLʹeloquenza di questa morte - disse Giovanni Paolo II nella omelia della Messa celebrata in San Pietro il 23 febbraio consiste nella testimonianzaʺ1. Sulla vita di Bachelet sono comparse varie raccolte di scritti 2 e qualche testo biografico 3 e siamo in attesa di una biografia completa. Ciò che stupisce positivamente è che la sua morte, la sua testimonianza ha fatto scuola, ha suscitato domande profonde sul senso stesso della vita, ben oltre i confini del solo mondo cattolico; a volte la morte getta più luce 1 Noi tutti, oggi, abbiamo sentito il bisogno di questo incontro, che è incontro al cospetto di Cristo, col nostro caro Fratello, la cui separazione da noi umanamente così tragica e crudele ha una sua eloquenza particolare, insolita. L eloquenza di questa morte consiste nella testimonianza. Il morto può dare ancora una testimonianza? Sì, la dà mediante ciò che egli era, il modo in cui è vissuto, il come ha operato. La dà anche mediante i vivi: mediante coloro che facevano parte della sua vita. Mediante coloro che ha lasciato orfani. Mediante la Famiglia. Ed ancora, mediante l ambiente al quale apparteneva. Mediante tutti noi. Cfr. "L'Osservatore Romano" del 23 febbraio Si v. M. Casella, Vittorio Bachelet, Ave, Roma Si v. anche la collana in 5 volumetti degli Istituti dell'azione Cattolica Italiana «Vittorio Bachelet» per lo studio dei problemi sociali e politici e «Paolo VI» per la storia dell'azione Cattolica e del movimento cattolico in Italia: Vita e scritti di Vittorio Bachelet: V. Bachelet, Gli ideali che non tramontano. Scritti giovanili, a cura di A. e P. Bachelet, AVE, Roma 1992; V. Bachelet, Il servizio è la gioia. Scritti associativi ed ecclesiali ( ), a cura di M. Casella, Ave, Roma 1992; V. Bachelet, Costituzione e amministrazione. Scritti giuridici, a cura di G. Marongiu e C. Riviello, Ave, Roma 1992; V. Bachelet, La responsabilità della politica. Scritti politici, a cura di R. Bindi e P. Nepi, Ave, Roma 1992; A. Bertani - L. Diliberto, Vittorio Bachelet. Un uomo uscì a seminare, Ave, Roma Cenni biografici in Vittorio Bachelet: servire, curato da G. Martina e A. Monticone, Studium, Un tentativo è anche quello di Bertani e Diliberto citato nella nota precedente.

2 nella testimonianza di un uomo di tante stagioni della vita 4. Per questo la vita e la morte di Vittorio Bachelet si pongono davanti al laicato cristiano come una singolare, luminosa testimonianza laicale. Un riconoscimento alto alla natura laicale cristiana della vita di Vittorio Bachelet venne reso, allʹindomani della morte, da Giovanni Paolo II nella consueta udienza del mercoledì. Il Papa lo ricorda come persona con cui ha collaborato 5 quando, come vescovo di Cracovia, veniva a Roma per partecipare al Pontificium Consilium Pro Laicis di cui Bachelet faceva parte: Non può passare sotto silenzio l orribile, indegno attentato, che è venuto ad aggiungersi alla tragica catena di delitti efferati, che stanno da troppo tempo insanguinando l Italia ( ). Ho avuto occasione di conoscere personalmente il professore Bachelet collaborando con lui nel Pontificio Consiglio per i laici dell anno Ho avuto modo di fare la conoscenza, in tale periodo, della sua famiglia: la Consorte e i figli. Di fronte alla terribile sofferenza che li ha colpiti, depongo oggi nelle loro mani, l espressione della mia viva partecipazione e delle mie sentite condoglianze. In pari tempo esprimo il mio profondo dolore a tutta la Nazione italiana. So infatti di quale statura era questo uomo, che ora è caduto sotto la violenza di mani assassine. Egli è stato vittima dell azione distruttrice del terrorismo: ne sono consapevole 7. E della ʺfecondità della morte di Vittorio Bachelet, nellʹeco dei valori umani e cristiani che si è diffusa, in maniera imprevedibile, attorno alla sua memoriaʺ ha parlato lʹarcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini. Una fecondità che ha confermato il profondo radicamento della vita e della morte del discepolo nella vita e nella morte del Signore. Sono bastate poche parole del figlio, grandi nella loro disarmata lineare semplicità e nella loro assenza di retorica, a far conoscere a tutta la nazione il cristiano Bachelet e lʹimmagine del suo 4 Si v. in proposito, anche le osservazioni di C. Trebeschi, Riflessioni sulla spiritualità di Vittorio Bachelet in Aa.Vv., Vittorio Bachelet uomo della riconciliazione. Atti del seminario tenutosi a Roma il 9 febbraio 1985, AVE, Roma 1986, p. 11 ss: Non meno riduttivo d altra parte sarebbe il rifarsi al suo martirio, inteso come l ultima sua giornata: non tanto perchè l umano rigetto della morte aumenta sì l ammirazione e la venerazione, ma in certo qual modo ne allontana e circoscrive l oggetto, quanto perchè se martire è il testimone, non si può circoscrivere la testimonianza al mero sigillo, nemmeno quando si tratti di un sigillo di sangue, oltre tutto il meno congeniale per la serenità e la mitezza di Vittorio. Singoli atti di eroismo, lo stesso martirio, possono far conseguire una decorazione, possono tutt al più vincere una battaglia: per vincere una guerra ci vuole ben altro. 5 Come è noto la collaborazione con la gerarchia" era la nota distintiva sotto il Pontificato di Pio XI e Pio XII per il laicato di AC. 7 Cit. Il dolore del Papa per l Italia insanguinata, L Osservatore romano, 14 febbraio 1980, p. 1. 2

3 Signore, realizzata in lui, più di quanto non lo avessero fatto dieci anni di presidenza nazionale della maggior associazione di apostolato laicaleʺ8. Lʹalbero e il frutto: la forza di amare genera perdono Il riferimento alle parole del figlio di Bachelet è interessante perché ci offre una strada per conoscere la figura di Vittorio Bachelet: gli alberi infatti si riconoscono anche dai loro frutti. La testimonianza offerta dal figlio Giovanni rimane significativa di una inversione di tendenza nel clima di quegli anni. Durante il rito funebre, alla preghiera dei fedeli Giovanni va al microfono: ʺPreghiamo per i nostri governanti, per il presidente Pertini, per Francesco Cossiga, per i giudici, i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi, nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano a combattere in prima fila per la democrazia con coraggio e con amore; ma preghiamo ancora per coloro che hanno colpito il mio papà, perché senza togliere nulla alla giustizia, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altriʺ9. Parole semplici, ma che rivelano un sentire forte, un senso della vita personale e sociale ʹcentratoʹ in una chiara visione umana e cristiana. Parole che furono anche occasione di confronto fra diverse culture 10. E Vittorio Bachelet si presenta all opinione pubblica come 8 Parole pronunciate a Roma il 12 febbraio 1982 nel secondo anniversario della morte durante una giornata commemorativa promossa dall'azione Cattolica. Il testo, tratto dal registratore, fu dapprima pubblicato su "Segno nel mondo" del 25 febbraio 1982 e poi nel volume "La spiritualità dei laici" edito dall'ave con testi di Agnes, Casella, Costanzo, Di Rovasenda, Monticone, Sassudelli. 9 Su "Avvenire" del giorno 15 febbraio 1980 Giuseppe Lazzati firmava alcune righe dal titolo "Grazie Giovanni", affermando tra l'altro "Ci hai insegnato a pregare per gli assassini di tuo papà, applicando alla lettera l insegnamento evangelico, mentre nelle tue, nelle nostre carni vive si approfondisce la ferita di una separazione che ci impedirà di vedere più il suo servizio, di udire la sua voce ricca di insegnamento per la nostra vita Dire grazie a te è rendere testimonianza a tuo padre di quello che ha significato la sua vita per tutti noi, è manifestare la certezza che egli rimarrà vivo in mezzo a noi". Cfr.r. G. Lazzati, Grazie, Giovanni, "Avvenire", 15 febbraio 1980, p Nel dibattito intervenne anche Franco Rodano, confrontandosi con alcune delle posizioni emerse: il vero motivo dell eco vastissima di commozione e di singolare letizia, suscitata dalle parole umili e spontenee di Giovanni Bachelet. Dinanzi alle spoglie del padre, egli, nel vivo della storia, è venuto rivestendo religiosamente la fede. Ha detto, nel rispettoso riconoscimento della necessaria affermazione di tutte le istanze laiche e statuali, che oltre non contro di esse vi può essere la letizia di fronte alla morte, nella speranza della risurrezione. Rinnovando l antico gesto di Paolo, cittadino romano, ha saputo presentare nello spessore storico della sua vicenda e di quella di tutti soltanto Gesù di Nazareth, crocifisso e risorto. E nei nostri cuori di laici è fiorita contemporaneamente un altra speranza: quella che, forse si poteva finalmente cominciare a liberare la rivoluzione come è indispensabile nell occidente e insomma nei paesi capitalisticamente avanzati da tutti i pesanti residui prettamente fideistici, di ogni possibile utopismo. Cfr. F. Rodano, Logica laica fede e utopia, in Paese sera del 12 marzo

4 un segno di riconciliazione possibile. Di questa percezione, che va ben oltre il solo mondo cattolico, si fece interprete la stampa 11. Dʹaltra parte nessun albero, e quindi nessun frutto, si improvvisa. La formazione cristiana ricevuta in famiglia e nellʹassociazionismo sono le basi di un cammino esemplare per la sua globalità. L Infanzia Vittorio Bachelet, ultimo di nove fratelli, nasce a Roma il 20 febbraio Il ventennio è da poco iniziato; vive così lʹinfanzia e lʹadolescenza in un Italia dove via via le prime violenze fasciste lasciano il passo al nuovo ordine: Mussolini, dopo la marcia su Roma e lʹinvestitura governativa, prende il potere e, a partire proprio dal 1925, va trasformando il fascismo in regime. Vive dunque nell Italia delle grandi manifestazioni ginniche, che si arma e punta a mobilitare gli otto milioni di baionette, che irregimenta i fanciulli e i ragazzi facendo loro indossare una divisa e facendoli marciare con il fucile di legno nel sabato dedicato alla premilitare. Ma è anche l Italia dei dopolavoro, del lento conseguimento di un certo benessere per quel ceto popolare (che aspira ad avere le ʺmille lire al meseʺ, traguardo sicuro della piccola borghesia impiegatizia) che plaude alle grandi bonifiche e alle opere pubbliche; è lʹitalia del conformismo e del sostanziale consenso di gran parte della popolazione al nuovo regime. Qual è la formazione di Vittorio Bachelet? Quale formazione aveva ricevuto in famiglia? Nato a Roma da genitori piemontesi, ultimo di nove fratelli. Il padre Giovanni, era ufficiale e divenne poi generale del genio, ma Vittorio ricordava che nella sua educazione non cʹera stato quasi nulla di militare; e quel ʹquasiʹ veniva semmai dalla sua mamma, Maria Bosio. Nel progetto di Dio, lo sappiamo, la famiglia è la sorgente della vita fisica e spirituale, è il segno dell amore di Dio che accompagna ogni persona. La famiglia è allora la base del suo 11 Si v. la lettera di M. Boffa, Il perdono di Bachelet, La Repubblica, 20 febbraio 1980, p. 8; U. Ronfani, Parlava così Luther King, Il Giorno, 16 febbraio 1980, p. 3; O. D. Trombadori, Il perdono di Bachelet e la risposta al terrorismo, L Unità, 21 febbraio 1980, p. 3. 4

5 essere credente: l inizio di un cammino che sarebbe continuato lungo gli anni con l ausilio dell associazionismo e che sarebbe tornato alla dimensione familiare con la sua famiglia iniziata nel Tanto che vi è come un intreccio, in Bachelet come in tanti altri protagonisti del mondo cattolico, tra famiglia vista come realtà aperta al mondo e associazione vista anche come prosieguo dello stile familiare, fraterno, amicale. Negli anni trascorsi a Roma, prima del trasferimento provvisorio a Bologna nel 1932, la vita di Vittorio si svolse nella normalità dei giochi, dei primi apprendimenti, nell ambiente di per sé già socializzante di una famiglia numerosa. La prima formazione religiosa è quindi quella ricevuta nell ambiente familiare anche se non manca nella sua esperienza, prima del compimento dei sei anni, il classico servizio quotidiano alla messa mattutina in un convento di suore vicino casa. Nel 1934 entra a far parte dei fanciulli di ACI nell associazione parrocchiale di S. Antonio di Savena a Bologna: si apre la sua esperienza associativa forse non solo casualmente - nella città di uno dei primi fondatori della Società della Gioventù Cattolica - Giovanni Acquaderni - ed entra nel percorso formativo popolare dell associazionismo cattolico che dedicava allora apposite sezioni ai fanciulli e ai ragazzi. Attento e sensibile, scopre già nei primi anni di vita lʹimportanza della Parola di Dio. È lui stesso a raccontarlo in un articolo scritto molti anni più tardi, quando è presidente dellʹac, per una rivista rivolta ai ragazzi. In un articolo del su ʺIl nuovo impegnoʺ13 ricorda la sua infanzia. ʺDa bambino, quando ero malato - ricordava Vittorio Bachelet - i giorni non erano tutti uguali. La domenica, tornando da Messa, la mia mamma si tratteneva un poʹ più a lungo con me per raccontarmi il Vangelo che era stato letto. Mi piacevano soprattutto le parabole. Prima le raccontava e poi me le spiegava con parole semplici e chiare. Una domenica dʹinverno fu la volta della parabola del seminatore: il seminatore uscì a seminare... Quella volta la 12 La data è importante perché ci dice che è un articolo scritto nel momento in cui l ACI rinnovata si dava una nuova struttura per i ragazzi; l ACR nasceva come continuazione di una attenzione educativa costante anche nei rami preunitari dell AC e che si era espressa nelle sezioni minori. Fu importante il contributo di Bachelet alla nascita dell'acr. 13 "Il nuovo impegno", 1 gennaio 1971, ora in V. Bachelet, Il nuovo cammino dell'azione Cattolica, a pag Il volumetto, del 1973, raccoglie brani di articoli e discorsi di Bachelet durante la sua presidenza di ACI, adatti ad illustrare le ragioni e la linea del rinnovamento e dell impegno dell'aci. 5

6 spiegazione mi piacque moltissimo: il seme è la parola di Dio. Cʹè chi non la intende e la Parola viene dispersa. Chi non le consente di mettere radici e si dissecca. Chi lʹaccoglie e la fa crescere un poco in sé, ma poi la lascia soffocare dalle preoccupazioni, dal denaro e dalle altre passioni. E infine chi la custodisce e la fa fruttificare in un cuore buono e con sovrabbondanza di frutti. Mi ricordo - come se fosse ora - di avere detto: ʹcome è bella questa spiegazione!ʹ La mamma mi aveva risposto: ʹsfido io! Eʹ la spiegazione che ha dato proprio Gesù!ʺ. Nel 1938 la famiglia si trasferisce di nuovo a Roma; Vittorio entra a far parte della Congregazione Eucaristica nella Chiesa di S. Claudio, sotto la guida del Cardinale Massimo Massimi. La sua vita spirituale cresce grazie anche alla direzione spirituale e alla frequenza annuale ad un corso di esercizi spirituali 14. E una ricerca spirituale intensa che si confronta spesso con quella dei due fratelli - Adolfo e Paolo - che ormai da qualche tempo hanno scelto di entrare tra i gesuiti 15. Negli anni ʹ30/40 Come molti cattolici resta estraneo all entusiasmo che il regime fascista ha saputo creare negli anni del consenso grazie alla sua naturale mitezza e lʹimpianto intellettuale già precocemente riflessivo nell età della scuola superiore. Sono gli anni che vanno dal 1938 al 1943: lʹitalia, che si è conquistata un impero, è alla vigilia dellʹentrata in guerra: le truppe italiane invadono lʹalbania il 7 aprile Con l iscrizione nel 1943, dopo la maturità classica, alla facoltà di Giurisprudenza di Roma, il percorso formativo di Vittorio ha una nuova sollecitazione. E l incontro con la FUCI, con l esperienza di una riflessione teologica che affianca gli studi universitari secondo il modello messo a punto da Montini e da Righetti 16. L iscrizione al gruppo FUCI avviene attraverso la sorella Francesca. Il fratello di Vittorio, Giorgio, è redattore di Azione Fucina 17 e ben presto anche lui si troverà coinvolto nell attività fucina stringendo un fitto rapporto amicale con il gruppo romano; nella FUCI 14 Cfr. P. Bachelet, Io pongo sempre innanzi a me il Signore, in G. Martina A. Monticone (a cura), Bachelet, cit., p Cfr. C. Lubich, Bachelet, la serenità, cit., p Si v. M.C. Giuntella, Influenze culturali nella riflessione dei movimenti intellettuali negli anni trenta in AA.VV., La FUCI negli anni '30 verso la nuova democrazia, AVE, Roma 1991, pp. 9 ss.. 6

7 conoscerà anche la futura moglie Maria Teresa de Januario, che sposerà il 26 giugno Sull attività del gruppo romano della FUCI sul finire di quegli anni 40 non mancano le testimonianze 19 tra cui ha particolare rilievo quella di Alfredo Carlo Moro (fratello di Aldo che era stato presidente della federazione dal 39 al 42) e che con Bachelet condividerà non poco lavoro nella capitale dichiarata città aperta prima e liberata poi. L attività spesa con passione e capacità nel giornale della FUCI - che nel frattempo ha cambiato testata e si chiama Ricerca - lo porta ad esserne direttore nel Negli scritti di quegli anni 20 e nelle testimonianze si riconosce un giovane che, accanto all attività intellettuale cui si apre, vive una religiosità intesa con semplicità estrema, un senso della bontà quotidiana, un saper vedere tali le cose piccole e relative, che mi fecero comprendere la bellezza e la necessità di una fede vissuta accanto alla fede pensata, cui ero molto, troppo incline 21. Fare sintesi tra fede e ragione secondo quanto già Montini, assistente degli universitari cattolici dal 1925 al 1933, aveva proposto, dilatando i confini della coscienza universitaria 22 e favorendo una corretta ʺprassi culturaleʺ23 che rifuggiva dal privilegiare i temi della ʺriconquista cristianaʺ cara, ad esempio, a padre Gemelli. E lʹintonazione spirituale che sa imprimere don Emilio Guano 24, assistente del Movimento Laureati di AC dal 1955 al 1970, e grande amico di mons. Montini e di mons. Franco Costa, che guiderà le coscienze dei giovani intellettuali cattolici. Per Bachelet poi vi è tutto il filone della spiritualità ignaziana cui si avvicina attraverso i due fratelli e dove ha modo di conoscere e frequentare il famoso Padre Riccardo Lombardi 25 che lo accompagnerà nella scelta del discernimento vocazionale della elezione come chiamerà qualche anno dopo, in una lettera il fratello, la chiamata ad una 17 In questa veste manderà anche una corrispondenza della campagna di Russia che porterà al sequestro del numero del giornale; sull episodio e per il testo dell articolo si veda V. Bachelet, Gli ideali che non tramontano, cit., pp Dal matrimonio nasceranno due figli: Maria Grazia, nata il 13 aprile 1952 e Giovanni, nato il3 maggio Cfr. V. Cappelletti, Il messaggio di una vita, Studium, 76 (1980), n. 1, p. 5; ora in Vittorio Bachelet, cit., p V. Bachelet,, I maestri, i giovani e la storia, cit., pp ; V. Bachelet, Non si entra, "Azione Fucina", 18 (1944), n. 4, p. 3; ora anche in V. Bachelet Gli ideali che non tramontano, cit., pp Cfr. V. Cappelletti, Il messaggio di una vita, Studium, 76 (1980), n. 1, p Cfr. G.B. Montini, Coscienza universitaria, Studium, Roma Si v. R. Moro, Il movimento laureati nella storia della cultura in Aa.Vv., In ascolto della storia. L'itinerario dei "laureati cattolici" , Studium, Roma 1984, pp. 24 ss. 24 Si v. AA.VV., Emilio Guano, Ed. Studium, Roma 1977; AA.VV., Don Guano vescovo teologo, Ed. Studium, Roma

8 vocazione laicale consapevole: Quando, dopo non poca incertezza ho fatto, con l aiuto e la guida di P. Lombardi la famosa elezione, P. Lombardi mi ha detto che la scelta fatta non diminuiva in niente il mio impegno. E ora che, dopo qualche anno, la mia strada va concretandosi, questi esercizi a Galloro (dove sarei certamente finito in caso diverso.) hanno avuto per me un particolare valore: e spero di non venire meno a quell impegno. Anzi, ti prego di ricordarmelo tutte le volte che sia necessario, e di pregare per me 26. L impegno culturale e politico Negli anni 40, prima su Ricerca e poi su Studium, compaiono articoli occasionali - note, cronache di congressi, commenti ad avvenimenti in cui appare in filigrana lo stile di Bachelet: un approccio ai problemi razionale, logico più ancora che intellettuale; una sensibilità religiosa che sa riportare all essenziale della dinamica interpersonale e del rapporto tra lʹuomo e Dio anche le tematiche più complesse; la disponibilità, verrebbe da dire la naturale propensione al dialogo: con nessuno dei nostri simili scrive nel 1946 in un bell articolo che merita di essere letto per intero abbiamo il diritto di rifiutarci o di essere pigri nel gettare il ponte 27. Come hanno notato nella prefazione ai suoi scritti i fratelli, gli articoli di quegli anni risultano esempi significativi del suo modo di far polemica: chiarezza e fermezza di idee, fortezza di espressione sino all ironia, ma sempre con linguaggio rispettoso, che non scende mai ad insulti, e porta alla verità con la logica stringente degli argomenti 28. A maggior motivo, se si pensa al clima acceso di polemiche di quegli anni. Scriverà ad esempio Bachelet su Ricerca nel maggio 1948, dopo le elezioni di aprile: Non è improbabile che singoli uomini o singole organizzazioni cattoliche - dimentichi che se la separazione dello spirituale dal temporale è un assurdo, la distinzione tra i due campi è basata invece sulla natura umana e come tale non solo è accattata, ma difesa e propugnata dalla Chiesa ritengano per santo zelo, doveroso, dopo la potente affermazione dei cattolici italiani, intervenire direttamente in campi e materie che una elementare prudenza 25 Si veda G. Zizola, Il microfono di Dio, Mondadori, Milano 1990; si v. anche R. Sani, Da De Gasperi a Fanfani. La Civiltà Cattolica e il mondo cattolico italiano nel secondo dopoguerra ( ), Brescia Testo riportato in P. Bachelet, Io pongo sempre innanzi a me il Signore, cit., p V. Bachelet, Il piacere è tutto mio, Ricerca, 15 dicembre 1946, p. 2; per il testo integrale si v. V. Bachelet, Gli ideali che non tramontano, cit., p

9 riserva alle organizzazioni politiche. Ebbene noi riteniamo che anche verso di loro sia doverosa un opera di chiarificazione, al servizio anch essa della Chiesa e della città 29. Anche Bachelet ha chiaro il pericolo comunista, di cui ha avuto una prova quando si è recato a Praga per un congresso internazionale di universitari 30 ma non per questo ritiene che si debba disperare senza tentare una strada di riconciliazione e di pace 31. Ciò è particolarmente riconoscibile in un articolo del 1947 dal titolo paradigmatico Amici di tutti. Scrive: In un momento in cui i fronti, i blocchi, lo stato d animo di guerra insomma, sono all ordine del giorno, noi siamo senza dubbio portati dal corso stesso delle cose, a concepire il cristianesimo, la Chiesa cattolica, come un gigantesco fronte di combattimento che come tutti i fronti divide gli uomini in due schiere: quelli che stanno al di qua e quelli che stanno al di là, gli amici e i nemici. Ora bisogna intendersi: la Chiesa e i fedeli avranno sempre dei nemici, secondo la predizione di Gesù. Ma i nemici dei cattolici hanno senza dubbio una posizione singolare. Nemici in genere sono individui che reciprocamente si vogliono male e si combattono: in sostanza normalmente coincidono la posizione attiva con la posizione passiva di nemico. Per i cattolici, no. Se nemico è colui che non ama, allora è vero senz altro che i cattolici hanno molti tenaci nemici: ma se nemico è colui che non si ama, allora è più vero ancora che i cattolici non hanno nemici. I cattolici combattono, devono combattere il male che è l unica cosa che non possono amare; ma non possono combattere, essere nemici degli uomini, anche quando questi sono al servizio del male, anche quando combattono la verità, la giustizia, la carità, la Chiesa 32. Vittorio Bachelet era uomo ʺpacificoʺ per eccellenza, e cioè un uomo che credeva profondamente nella pace, nelle soluzioni negoziate, con pazienza, in un confronto senza riserve mentali. Riteneva che le contrapposte rigidezze potessero alla lunga sciogliersi in una comprensione fraterna, dopo un contatto umano e uno scambio di franche parole. Le 28 A. e P. Bachelet, Introduzione, cit., p V. Bachelet, Dopo le elezioni, Ricerca, I maggio 1948, p Cfr. A. e P. Bachelet, Introduzione, cit., p Cfr. V. Bachelet, Primavera liberatrice, Ricerca, I aprile 1948, p. 2; ora anche in V. Bachelet, Gli ideale che non tramontano, cit., pp Cfr. V. Bachelet, Amici di tutti, Ricerca, 1 agosto 1947, p. 1; ora anche in ID., Gli ideali che non tramontano, cit., pp

10 soluzioni di forza gli erano estranee e soleva lamentarsi di chi poneva i problemi in maniera ʺmanicheaʺ, con tutto il bene da una parte e il male dallʹaltra. Con la stessa logica non amava le soluzioni di forza, anzi, tutto quello che sapeva di forza era completamente estraneo al proprio spirito. Credeva invece ai ʺmezzi umaniʺ, come amava chiamare tutto quel potenziale di incontri, di franche parole, di sincere confessioni che costituiva la ricchezza, spesso trascurata, dellʹazione Cattolica. ʺCome cristiani e come associazione ecclesiale non possediamo né sicurezza né privilegi, ma solo quella libertà che è propria dellʹuomo amato da Dio e lʹimpegno perciò di collaborare a costruire il mondoʺ. Ma fondamento di questa libertà è la carità. Per questo nel discorso con il quale chiudeva, nel settembre del 1973, il suo lungo e oneroso servizio allʹazione Cattolica, riempie numerose cartelle sul tema della carità, cercando di rendere ragione di questa sua predilezione per il metodo della carità che non è, sembra voler avvertire con insistenza, una piega del suo carattere pieno di dolcezza e di benevolenza: ʺIo penso che questo amore non debba essere un nascondere le differenze, che la correzione fraterna è più piena di carità che non il silenzio sprezzante o il mugugno so che, accedendo a ormai vecchie tesi idealiste si pensa che la conflittualità sia regola di vita di ogni comunità. Personalmente non ne sono convintoʺ. Questo è il problema educativo e formativo - spiegava - che è fondamentale per lʹazione Cattolica e cioè rendere le persone capaci di ʺdare dimensione umana e fraterna anche alle più ardite concezioni socialiʺ33. Il suo impegno fu quindi in generale più culturale che politico, o meglio, anche il sentirsi partecipe per le sorti del Paese, amico e solidale con tanti uomini che nella politica svolgevano la loro militanza, si risolveva in un contributo di studio. È tra i relatori nel 1951 al Convegno dei giuristi cattolici 34 che tratta delle funzioni dellʹordinamento dello stato moderno. Gli stava a cuore che lʹamministrazione dello stato risultasse libera dagli incapaci e dalle incrostazioni storiche. Sosteneva che: ʺè soltanto buttando a mare i pesi inutili e deformanti, accumulati per vicende storiche le più varie, che si poteva pensare di aiutare la barca dellʹamministrazione a prendere il largoʺ Cfr. G. Fallani, Credeva con tutto se stesso nella pace e nella giustizia, Avvenire, 14 febbraio G. Marongiu, Il pensiero politico di Vittorio Bachelet, in G. Martina - A. Monticone (a cura), Bachelet, cit., p Ibidem, p

11 Fedele al progetto della prima classe dirigente cattolica del dopoguerra, ʺfu lo studioso di diritto amministrativo che più di ogni altro tentò di legare indissolubilmente lʹamministrazione alla Costituzioneʺ36. Per questi suoi studi, e per la sua competenza, sarà utilizzato a lungo anche per corsi di formazione. Tina Anselmi ad esempio lo ricorda come preparato relatore ai corsi organizzati alla Camilluccia dal Movimento femminile della DC 37. In questa prospettiva di studio che prepara lʹazione politica, Bachelet si segnala anche per una breve esperienza attraverso il ʺCentro di preparazione politico-amministrativaʺ38. Uomo di sintesi tra dimensione religiosa, civile e politica Il 24 novembre 1947 Bachelet si laurea in Giurisprudenza con la votazione di 110 e lode, con una tesi discussa con il prof. Levi Sandri (più tardi Presidente del Consiglio di Stato), su I rapporti fra lo Stato e le organizzazioni sindacali. Il suo legame con il mondo universitario prosegue. Durante lʹanno accademico è assistente volontario presso la cattedra di Diritto Amministrativo della facoltà di Giurisprudenza dellʹuniversità di Roma; dal 1949 al ʹ59 viene quindi confermato nellʹincarico di assistente e svolge attività di ricerca alla scuola del prof. Guido Zanobini. Dal 1956 al 1959 Bachelet è incaricato dellʹinsegnamento di istituzioni di diritto amministrativo presso lʹaccademia e Scuola di applicazione della Guardia di Finanza, nonché incaricato dellʹinsegnamento di Pubblica Amministrazione presso la Scuola di Roma dellʹente Nazionale Scuola Istruzione Servizio Sociale (dal 1956 al 1958). Nella sessione indetta con ordinanza ministeriale del , egli ottiene la libera docenza in Diritto Amministrativo e in Istituzioni di Diritto Pubblico; si iscrive per lʹesercizio presso lʹuniversità di Roma. Dopo aver conseguito la libera docenza, viene chiamato alla cattedra di Diritto amministrativo allʹuniversità di Pavia su proposta del professor Biscaretti, dove rimane dall anno accademico all anno accademico Ibidem, p Si v. anche L. Elia, Servire lo Stato attuando la Costituzione, in "Coscienza", n. 4, 1980, p In una testimonianza da me raccolta il 28 novembre C. Marongiu, Vittorio Bachelet e il suo tempo, in Gli anni della frattura e della riconciliazione A dieci anni dalla morte di Vittorio Bachelet, Roma 1990, p

12 È del 1957 un lavoro dedicato allʹamministrazione pubblica dellʹeconomia 39 ; in quello stesso periodo una serie di studi e di interventi sulle problematiche inerenti la nascita di aziende a partecipazione statale 40. Nel 1961 diviene professore incaricato a Trieste, incaricato di Istituzioni di Diritto Pubblico nella facoltà di Scienze Politiche; nel 1962 risulta ternato nel concorso per la cattedra di Diritto Amministrativo dellʹuniversità di Ferrara ed è chiamato come straordinario di Diritto Amministrativo nellʹuniversità di Trieste, dove diventa professore ordinario nel novembre Tre anni dopo, nel novembre 1968, sarà quindi Ordinario di Scienze dellʹamministrazione nella facoltà di Scienze Politiche della Libera Università Internazionale di Studi Pro Deo di Roma. Unʹattività dedicata in larghissima parte allo studio e allʹinsegnamento, senza entrare nel fitto reticolo di consulenze e collaborazioni, anche perché il suo tempo andava sempre distribuito con la famiglia e gli impegni associativi. Parallelamente alla sua professione era proseguito il suo impegno associativo. Nel 1954 era diventato vicepresidente nazionale del Movimento Laureati di AC e, nel giugno 1959, vicepresidente generale dellʹaci, accanto al Presidente Agostino Mattarello. Sono gli anni in cui si respira l attesa dell evento conciliare che è stato indetto e in Aci si inizia a riflettere sulla necessità di unificare ed essenzializzare i vari rami e strutture. Collabora anche a Civitas, la rivista fondata da Filippo Meda nel 1919 e riedita da Paolo Emilio Taviani nel Durante questa collaborazione alla rivista dal 1950 al di cui diviene anche caporedattore e poi vicedirettore responsabile - ha modo di trattare tematiche civili e sociali. Di notevole rilievo l articolo scritto per la scomparsa di Alcide De Gasperi 41 Allʹimpegno civile e politico Bachelet ha dedicato, come abbiamo visto, una attenzione costante che data dagli anni universitari, come dimostra la ricca produzione di articoli scritti già tra il ʹ44 e il ʹ68 su ʺAzione fucinaʺ e ʺRicercaʺ. 39 V. Bachelet, L'attività di coordinamento nell'amministrazione pubblica dell'economia, Milano Cfr. L. Elia, Servire lo Stato attuando la Costituzione, cit., p V. Bachelet, Quidam de populo, Civitas, 5 (1954) n. 12, pp ; ora anche in ID., La responsabilità della politica. Scritti politici, a cura di R. Bindi e P. Nepi, Roma 1992, pp La rivista ha ripubblicato i testi di Bachelet in un numero monografico: Cfr. Civitas, 33 (1982) n

13 Accanto a scritti pastorali e culturali possiamo trovare scritti più propriamente politici come quelli su Civitas apparsi tra il 1950 e il 1960, per non parlare della produzione strettamente giuridica. Lʹimpegno culturale per Bachelet, come è stato notato, privilegiava la ʺfatica intellettuale della comprensione delle posizioni altrui, prima di esprimere giudizi negativi, di opposizione o di condannaʺ, fatica a cui ʺsi sottopose prestissimo, discepolo di una pedagogia dellʹascolto, di una politica dellʹintelligenza, piuttosto che attore di un volontariato attivistico e spesso polemico per una conquista superficiale e di breve respiroʺ42. Questo certo fu per scelta, ma anche per una sua naturale predisposizione di carattere. Tutta lʹopera intellettuale di Bachelet pare tenere conto di un valore di libertà e di democrazia (non a caso nel 1948 scrive un quaderno di Ricerca su La democrazia universitaria); una posizione che passava per il rispetto e la volontà di comprendere gli altrui punti di vista: ʺin fondo la curiosità di comprendere ogni altro gruppo e ogni altra persona - diceva Karl Mannheim, - è il fondamento scientifico della libertàʺ. Ecco perché ʺnello stile di Bachelet studente universitario e giovane docente già si esprime lʹapplicazione di un metodo che risponde alle ispirazioni della scuola montiniana e che a lui e ai gruppi della Fuci e del Movimento laureati venivano trasmesse nellʹincontro quotidiano con educatori del livello spirituale di Guano e Costa, per non citare che due nomi eminenti tra gli altriʺ43. Volendo dare uno sguardo dʹinsieme che ci fornisca il significato della vasta produzione e delle scelte culturali di questʹuomo, potremmo dire con Leopoldo Elia: ʺIl senso di queste scelte sta in una risposta allʹinvito che emergeva dalla Costituente e dal periodo successivo alla Costituzione ai cattolici democratici impegnati, cioè lʹinvito, sottolineato soprattutto da Dossetti e poi da Moro, a non avere paura dello Stato, a servire lo Stato con la coscienza che ormai non bastava, come dice Vittorio in un suo scritto, la cospirazione delle autonomie degli operatori economici di per sé a creare gli equilibri, ma che questi equilibri dovevano essere in qualche modo indirizzati, guidati dallʹintervento politico dello Stato. E, allora, è per rispondere a questa chiamata che appunto Vittorio ha studiato 42 R. Pietrobelli, Vittorio Bachelet, un uomo di Dio che ha creduto nelle istituzioni, in 'Vita e Pensiero', n. 6, VI, 1980, p Cit. in ibidem, p

14 particolarmente lʹintervento dello Stato nellʹeconomia, i modi di questo intervento e i mezzi più idonei per realizzarlo. Il suo lavoro molto importante: Lʹattività di coordinamento nellʹamministrazione pubblica dellʹeconomia, vuole essere una prima risposta a questo invito a superare il timore agostiniano, per lo Stato terreno, per la dimensione statuale, per non temere che lo Stato soffochi la società come era nel timore storico dei cattolici, perché ormai lo Stato era comunque un operatore, un creatore e un modellatore di rapporti sociali e quindi lʹimportante era che questo intervento avvenisse bene, avvenisse efficacemente, avvenisse senza soffocare le autonomie. Eʹ un lavoro di grande impegno, che ha meritato recensioni e riconoscimenti di alto valoreʺ. Sullo sfondo vi è la consapevolezza di appartenere a tutte e due le città: quella celeste e quella terrena. Cesare Trebeschi, durante una commemorazione nel , per rivendicare il valore civile della parresia di Bachelet, applicando alla vita di Vittorio il commento alla pagina evangelica, quando il sinedrio processa Pietro e Giovanni dopo il miracolo della guarigione dello storpio, afferma: Ebbene, come si difendono gli apostoli C era, dietro, quasi un assicurazione: Non affannatevi a pensare cosa direte o in quale modo parlerete quando vi prenderanno e vi processeranno: non siete voi che parlate, ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Gli uomini del sinedrio allibiscono stupefatti, non tanto per la difesa del merito, quanto per la parresia di Pietro e Giovanni 45. Trebeschi ricorda come, proprio perché carica di significati, la parola greca non è facilmente traducibile in italiano, e in effetti mentre in latino è resa come constantia e in altro passo come fiducia, i traduttori italiani parlano di volta in volta di ardire, di coraggio, di franchezza, termini che non sono del tutto sinonimi. ʺNel suo nascere, parresia ha una precisa valenza politica: la libertà del privato cittadinoʺ; in altri termini era intesa con riferimento alle facoltà connesse con il diritto di cittadinanza, ma aveva bisogno di una libertà assoluta per esercitare i suoi diritti, assurgendo a dignità di grande virtù morale, ma a patto di mettersi al servizio della verità. Per la sua formazione familiare e culturale e per la sua spiritualità - concludeva Trebeschi - Vittorio era e si sentiva cittadino delle due 44 C. Trebeschi, La spiritualità di Vittorio Bachelet in Aa.Vv., Vittorio Bachelet uomo della riconciliazione, Atti del seminario tenutosi a Roma il 9 febbraio 1985, AVE, Roma 1986, pp. 11 ss. 45 Ibidem. 14

15 città, del tempo e dell eterno 46. Vittorio Bachelet, con la sua semplicità, ma anche con la sua consapevole parresia, vivendo la duplice cittadinanza, il proprio duplice servizio, ha saputo portare una credibile, e perciò efficace testimonianza. Ciò che Bachelet intende per impegno politico ci viene chiarito da una intervista a ʺCittà nuovaʺ (10 gennaio 1969) che può esser illuminante: ʺSe per impegno politico si intende fare il galoppino elettorale di qualcuno o di qualche gruppo, lʹazione Cattolica non pensa davvero che questo sia il suo compito. Se invece è lʹaiuto e lʹinvito rispettoso a riferire il proprio impegno e la propria azione alle grandi matrici della ispirazione cristiana, a realizzare lʹunità tra fede, vita e azione e ad assumere con coerenza le proprie responsabilità, allora si tratta di quel compito di formazione delle coscienze che ci è proprioʺ. Quando Benigno Zaccagnini 47, posto alla guida della DC in una stagione già segnata da una crisi di notevole portata, gli offrì, non senza insistenze, la possibilità di essere eletto dal parlamento come membro del Consiglio superiore della magistratura, Bachelet veniva da una breve esperienza politica amministrativa: era stato per pochi mesi consigliere comunale a Roma 48, nella Giunta Argan. Per candidarsi al Consiglio comunale si era dimesso dalla Commissione preparatoria del primo Convegno ecclesiale su Evangelizzazione e promozione umana nel quale era stato coinvolto con Giuseppe Lazzati, padre Sorge ed altri, sotto la regia di mons. Bartoletti. Si trovò a presiedere il delicato organismo di autogoverno della magistratura in una fase delicata e segnata da tensioni politiche ed ideologiche che attraversavano il Consiglio stesso 49. All interno del Consiglio Bachelet svolse una riconosciuta opera di tessitura fra le varie anime che lo componevano 50 per mantenere lo spirito unitario e garantire, allo stesso tempo, l autorevolezza. Ciò si vide in particolare in occasione del processo di Torino alle 46 Ibidem, p Si v. C. Belci, Zaccagnini, Morcelliana, Brescia 1990; Aa.Vv., "Speciale Zac", in "Settantasei", mensile di politica e cultura, a. I, n. 2, dicembre La presenza di Bachelet nella città di Roma era sempre stata attenta alla situazione sociale; in molti lo ricordano attivo nella preparazione del famoso convegno sui mali di Roma. 49 F. Mastropaolo, Vittorio Bachelet vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, in G. Martina - A. Monticone, Vittorio Bachelet, cit., pp. 55 ss. 50 Si v. L. Scotti, La capacità di dialogo come virtù civile, p

16 BR 51 e in occasione del rapimento, prima, e dell uccisione, poi, di Aldo Moro. Ha scritto Pietro Barcellona: ʺricordo i giorni tremendi della lunga prigionia di Aldo Moro, e la sofferenza partecipe di Vittorio Bachelet, il suo tragico timore di un esito mortale; e tuttavia la sua sicurezza: bisognava difendere ad ogni costo i principi dello Stato di dirittoʺ52. Di Moro, Bachelet terrà una sentita commemorazione durante la seduta del Consiglio del 17 maggio 78, richiamando i valori che ne avevano ispirato l azione in un disegno capace di tessere ʺuna convivenza civile più umana e più serena che sappia accogliere e ordinare in un disegno di giustizia la tumultuosa crescita della nostra societàʺ53. Di fronte a voci che si alzavano per chiedere misure eccezionali e la stessa pena di morte, Bachelet preferì sempre rifarsi alla certezza del diritto e alla valorizzazione piena di tutti gli istituti della democrazia capaci di motivare e garantire una pacifica convivenza 54. All indomani della morte di Bachelet, Vittore Branca ne aveva ricordato le ultime dichiarazioni alla stampa: solo le forze morali possono avere la meglio sulla violenza, la tirannia, il fanatismo, il terrore. E ci sono tante forze morali a tutti i livelli, che oggi operano e si impegnano: è questa la nostra speranza 55. Uomo stimato Una chiave di lettura di Bachelet è nella stima, nel riconoscimento unanime che gli veniva rivolto. Come nel caso della testimonianza offerta alla presidenza dellʹaci, ricevuta allʹindomani del rito funebre, da Sandro Pertini, quando il Presidente della Repubblica, confidò che ʺVittorio Bachelet nel Consiglio superiore della magistratura aveva sempre cercato lʹunione, ma non attraverso dei compromessi ma secondo veritàʺ56. Oppure nella testimonianza resa da un magistrato ad un mese dalla morte di Bachelet per il quale ʺla sua professione era tanta parte della sua vita e dei suoi pensieri era la strada attraverso cui era arrivato ad essere uomo di istruzione e di umanitàʺ continua Beria 51 F. Mastropaolo, Vittorio Bachelet vicepresidente, cit., pp P. Barcellona, Come sapeva dirigere il Consiglio, "L'Unità", 13 febbraio 1980, p In memoria di Aldo Moro, in V. Bachelet, La responsabilità della politica, cit., p F. Mastropaolo, Vittorio Bachelet vicepresidente, cit., p Cit. in ibidem, pp

17 dʹargentine, ʺcontrariamente alla tradizionale propensione cattolica, a dare primazia alla società civile rispetto al sistema politico-statuale, Bachelet riteneva che i due termini non potessero essere ritenuti distinti; non per motivi ideologici, ma perché ʺprofessionalmenteʺ vedeva che nelle società moderne, società civile e sistema politico, economia ed intervento dello Stato, affari e politica, realtà quotidiana e istituzioni, sono sempre continuamente intrecciati e vanno quindi unitariamente capiti e gestiti 57. In questo senso rappresentava un carisma nuovo, rispetto ai consueti schemi contrapposti del primato della politica e/o della società civile: il carisma di una nuova sintesi, capace di uscire da tali antichi e presunti primati per governare insieme, nelle istituzioni, la politica e la realtà sociale. In questo senso- ha scritto ancora Pietrobelli - il suo notevole successo come pacificatore ed unificatore dellʹordine giudiziario è stato la prova del grande livello della sua cultura istituzionale e politicaʺ. In sintesi, la testimonianza resa da questʹuomo è frutto di una ʺdimensione spirituale unitaria della sua persona, maturata in un lungo tirocinioʺ, che ʺha costruito una testimonianza, mai riduttiva mai sopraffatoria, una testimonianza insieme religiosa e civile, ecclesiale e politica, che egli ha fatto esprimere in ogni ambiente una ininterrotta fedeltà a Cristo e contestualmente un servizio libero alle istituzioni civili-democratiche perché fossero giuste e operassero giustiziaʺ58. Non va infatti dimenticato, che per accostare il credente ad un servizio vero della città dellʹuomo, esistono e sono necessari anni di formazione, momenti di fatica, di sofferenza, tanto studio - di cui adesso diremo - e, perché no? aiuto fondamentale della famiglia e delle altre agenzie educative come la scuola e l associazionismo. I testimoni non si improvvisano, ma sono il risultato di scelte personali, forti e radicali, e di un ʺambienteʺ favorevole. Bachelet: quale cultura Per questo, anche se brevemente, dobbiamo accennare allʹimportanza che nella vita di questʹuomo ha avuto la dimensione culturale. Possiamo affrontare l argomento sotto più di un aspetto. R. Pietrobelli, Vittorio Bachelet..., cit., p Ibidem, p Ibidem, p

18 Nella sua biografia, lo abbiamo sentito, emerge più volte ed è legato alle scelte della vita. Vi è in lui un ricerca prima, e la scelta poi di una prospettiva vocazionale, anche a proposito dello studio, dellʹattività intellettuale verso cui si sente portato; lo studio allora è un modo per rispondere alla domanda di Dio, per mettere a frutto i talenti che da lui abbiamo ricevuto. Questa dimensione vocazionale è propria dei credenti consapevoli ed è una caratteristica costante, fin dal suo sorgere, dellʹassociazionismo cattolico che, attraverso le sue proposte formative, punta a rendere attivo e protagonista il laicato, come le pietre vive del tempio spirituale di cui parla la lettera di Pietro. Questa dimensione vocazionale la si ritrova anche nella fede che percorre la strada della ragione, della riflessione, dell approfondimento catechistico e teologico. Un secondo aspetto è quello della cultura e dello studio legato alla professione: una professione intellettuale per cui la cultura non è qualcosa di necessario che si acquisisce una volta per tutte, ma un continuum che qualifica (dà la qualità) la professionalità appunto. Nella professione Bachelet è stimato unanimamente; non smette di studiare; dà sempre del tempo agli studenti per ascoltarli e guidarli. E allo stesso tempo coltiva una fede pensata attraverso la partecipazione alla dimensione dell associazionismo intellettuale: Fuci e Movimento Laureati di Ac. Un terzo aspetto, infine, è quello per cui la cultura, lo studio, sono visti come opportunità e strumenti per leggere i segni dei tempi ed essere in modo diverso nel mondo, attento a leggere e a proporre soluzioni ai problemi. Come non vedere aderente alla figura di Bachelet il bel brano che Paolo VI mette sullʹevangelii Nuntiandi: «Questi segni dei tempi dovrebbero trovarci all erta. Tacitamente o con grida, ma sempre con forza, ci domandano: Credete veramente a quello che annunziate? Vivete quello che credete? Predicate veramente quello che vivete? La testimonianza della vita è divenuta più che mai una condizione essenziale per l efficacia profonda della predicazione. Per questo motivo, eccoci responsabili, fino ad un certo punto, della riuscita del Vangelo che proclamiamo» (Evangelii Nuntiandi, n. 76). Ecco, questi tre aspetti sono presenti nella vita di Bachelet e si può dire che fonda su di essi la strada della politica come carità e servizio. 18

19 La spiritualità Vi è poi la cultura che incarna i valori che la fede ispira, e qui è quasi obbligato parlare, per la sua vita e la sua morte, di cultura di pace, di Bachelet uomo mite, mansueto, capace di contagiare l ambiente che lo circondava. Gesù, nel discorso sulle beatitudini, dice: Beati i mansueti, perchè possederanno la terra (Mt 5,4; Cfr.r. anche Sal 36,11) e propone se stesso come esempio: Imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29). La violenza va respinta sempre.non c è neppure lecita difesa; ricordate ciò che dice nel Getsemani a chi colpisce un servo del sommo sacerdote venuto a catturarlo: Riponi la tua spada al suo posto (Mt 26,51-54; Lc 22,49-51). Cristo si presenta, secondo la parola del profeta, come la pecorella condotta al macello, l agnello che sotto la mano del tosatore non emette lamento e non apre bocca, colui che dall oppressione e da un iniquo giudizio è tolto di mezzo (Is 53,7-8). A queste parole s ispira la spiritualità di Bachelet: Una spiritualità essenziale, centrata sulla fede in Dio, nutrita di Scrittura, materiata di speranza... una spiritualità che spingeva Bachelet anzitutto ad ascoltare, ad essere disponibile a Dio e ad essere attento alle sorgenti nascoste delle cose, a movimenti profondi e quasi impercettibili dell umanità 59, una spiritualità che si esprimeva nel sereno e totale abbandono alla volontà del Padre, nella vita semplice e ricca di affetti non solo per la famiglia e gli amici, ma per chiunque incontrasse, nella noncuranza di ogni interesse mondano e tuttavia nell impegno costante e sempre discreto a servire gli uomini nel nome di Dio, dovunque fosse chiamato 60. Fulvio Mastropaolo in una personale testimonianza scrive che Nel Consiglio Superiore, nel periodo in cui ho potuto collaborare alla sua opera, rarissime erano in pubblico le parole che facessero esplicito riferimento alla sua fede. Non era rispetto umano! Quante volte chiedeva preghiere persino a me, anche in presenza di persone non praticanti! Era la scelta, invece, di una testimonianza discreta, spoglia da esplicitazioni che potessero sembrare tentativo di proselitismo e riuscissero perciò urtati. Una testimonianza coerente alle sue più intime convinzioni, che si esprimeva nella lealtà, nella disponibilità agli altri, nelle opere e che veniva così almeno rispettata e capita, se non accolta. Ricordo che 59 M. Ivaldo, Spiritualità essenziale, in Avvenire, 14 febbraio S. Cotta, Nella mansuetudine era la sua forza, in Avvenire, 14 febbraio

20 durante un convegno, indetto dalla Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri dell Università di Firenze, il 16 aprile 1978, nel parlare a me e ad alcuni colleghi della sua esperienza nel Consiglio superiore della magistratura, il prof. Antonio La Pergola, ora giudice costituzionale, osservò: Lo stile di Bachelet traduce nei fatti e nei comportamenti il più puro spirito evangelico 61. Una spiritualità che dalla forza interiore sapeva trasfondersi nei comportamenti, nellʹatteggiamento, nello stile di fondo: lasciar trasparire il Vangelo. Famiglia esemplare Nel venticinquesimo anniversario di nozze dei genitori Giovanni scelse, come lettura per la celebrazione eucaristica lo Shemà Israel, il brano del Deuteronomio che offre la sintesi della fede ebraica ed è allo stesso tempo il mandato a trasmetterla alle generazioni future 62. È il segno di quella capacità immediata, naturale si direbbe, di trasmettere la fede di generazione in generazione, che iniziava e si confermava già a partire dalla famiglia, che anche per questo diventava ricchezza. Le testimonianze sono unanimi nel dire che, insieme alla moglie, seppe costruire passo dopo passo, mattone dopo mattone, la sua famiglia. Don Pino Scabini, che con Bachelet ha avuto una lunga consuetudine negli anni dell Azione Cattolica, parla di una pace costruita sul mutuo rispetto e sulla reciproca dedizione 64. È il caso di riandare con la mente ad una delle risposte offerte dal figlio Giovanni nella famosa intervista di Bruno Vespa il quale gli chiese: ʺChe tipo di educazione ha dato tuo padre a te, a tua sorella, una educazione soltanto di tipo religioso, di tipo etico, o anche una educazione di tipo civile? ʺDirei - fu la risposta di Giovanni - che è stata unʹeducazione integrale. Eʹ difficile dire quale sia stato anche il contributo di papà e quello di mamma, perché era proprio una unione perfetta, tanto che per noi figli a volte è difficile la scelta del nostro futuro di fronte 61 F. Mastropaolo, Vittorio Bachelet vicepresidente del CSM, in G. Martina - A. Monticone (a cura di), Vittorio Bachelet. Servire, Roma 1981, p Cfr. P. Bachelet, Io pongo sempre innanzi a me il Signore, cit., p P. Scabini, Vittorio Bachelet, Un Vangelo per noi, in N. Ciola (a cura), Temi di pastorale e catechesi, Roma 1984, p

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