Progetto della CLASSE IV E coordinato da Lorenza Pesacane

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1 LICEO GINNASIO STATALE VITTORIO EMANUELE II Napoli A.S. 2012/2013 Progetto della CLASSE IV E coordinato da Lorenza Pesacane

2 L itinerario della mostra Roma Caput Mundi (10/10/ /03/2013), realizzata e curata da Andrea Giardina e Fabrizio Pesando, si sviluppa tra l Anfiteatro Flavio e i Fori Imperiali. Il progetto assai ambizioso intende esplorare due aspetti peculiari dell impero romano: il dominio e l integrazione, al fine di trasmettere al pubblico una visione altra del mondo romano. Il titolo stesso Roma Capitale del Mondo riprende un concetto utilizzato dagli antichi come metafora di una potenza universale. L impero creato dai Romani fu unico nel suo genere e fu in grado di integrare tra loro vincitori e vinti. In che modo? Con la concessione della cittadinanza romana. Solitamente la si conferiva ad un ristretto gruppo sociale e solo in casi eccezionali ad un intera città. Per godere dello status di cittadino romano, uno straniero doveva arruolarsi nelle file dell esercito e prestare almeno venticinque anni di servizio. Coloro che vi riuscivano, naturalmente pochi, ricevevano una sorta di diploma su lastra bronzea, che sanciva l acquisizione della cittadinanza e che automaticamente si allargava a tutta la sua famiglia discendenti inclusi. Godere dello status di cittadino conferiva molti privilegi tra cui la possibilità di votare e di essere ascoltati dall imperatore in persona. Solo verso la fine del III secolo d.c. l imperatore Caracalla, con un documento passato alla storia come Constitutio Antoniniana, estese la cittadinanza a tutti coloro che risiedevano entro i confini dell impero, ponendo come requisito la conoscenza del latino. A chi nasceva fuori da Roma o dall Italia non solo veniva ugualmente riconosciuto il diritto alla cittadinanza, ma addirittura si poteva aspirate a diventare imperatore come tra gli altri accadde a Marco Ulpio Traiano. Egli era nato nella provincia nota allora con il nome di Hispania (come anche l imperatore Adriano), precisamente nella città di Italica, ma la sua famiglia godeva della cittadinanza romana già da cinque generazioni, per cui era considerato cittadino a tutti gli effetti. Sotto il suo governo, l impero romano raggiunse la massima Busto di Traiano espansione e la sua campagna militare di maggior successo fu quella contro la popolazione dei Daci, che occupavano il territorio che corrisponde all attuale Romania. Questa spedizione si concluse in un trionfo ed è celebrata su un particolare monumento: la Colonna Traiana, sulla quale sono scolpiti gli episodi salienti della campagna. A tal proposito occorre ricordare che gli edifici antichi non erano come li vediamo oggi, ma erano dipinti con colori vivaci, in modo che anche i rilievi posti ad altezze più elevate fossero facilmente visibili agli occhi di chi guardava dal basso, proprio come illustrazioni di uno speciale libro di pietra. Altri imperatori stranieri da ricordare sono Settimio Severo, africano, proveniente da Leptis Magna, Massimino, originario della

3 Tracia e Tiberio Claudio Druso, nato nella Gallia Cisalpina. Agli albori della loro espansione al di fuori dei confini del Lazio, i Romani sconfissero facilmente le popolazioni italiche, ma si trovarono particolarmente in difficoltà con i Sanniti, le cui schiere non avevano niente da invidiare a quelle romane e che contendevano loro l egemonia sull Italia Centrale e Meridionale. A differenza degli altri nemici italici, marchiati con soprannomi dispregiativi, il Sannita veniva sempre definito Guerrieri sanniti con indosso le insegne belliger, ossia guerriero. Il conflitto con questa popolazione fu molto lungo e viene oggi diviso in tre guerre definite sannitiche. Non furono sempre i Romani ad avere la meglio, anzi proprio dai Sanniti ricevettero la più dura delle sconfitte di tutta la loro storia: quella delle Forche Caudine, dove essi furono accerchiati dai nemici e costretti a passare sotto il giogo disarmati e tra le risate di scherno dell esercito sannita. Dopo questa cocente umiliazione, i Romani riuscirono ad annientarli definitivamente ed estesero il loro dominio sulla Campania e sul tutto il sud d Italia. La città di Pompei, alleata dei Sanniti, venne conquistata nel 310 a.c., ma appena due anni dopo godeva dello status socii, cioè di alleata dei Romani. Anche i Sanniti furono in seguito integrati nella sfera della cittadinanza romana, segno inequivocabile del rispetto dei vincitori verso questa popolazione. Inoltre, da un usanza funebre sannita, che prevedeva il combattimento tra due guerrieri sulla tomba di un condottiero, i Romani presero l idea per sviluppare, poi gli scontri tra gladiatori negli anfiteatri (munera gladiatoria). Oltre alla Ludus Magnus della capitale, altre importanti scuole di gladiatori si trovavano a Capua e a Pompei. Spesso anche gli alleati chiedevano la cittadinanza ai Romani, che non sempre la concedevano. Fu il caso di una loro colonia, Fregellae, importante perché da lì proveniva uno speciale contingente, chiamato Turma Fregellana, cui spettava proteggere il console romano in battaglia. Dunque la città, nell anno 125 a.c., inviò per ben due volte la richiesta di cittadinanza a Roma, che reagì opponendo un netto rifiuto e radendo al suolo la città. Invece Pompeo Strabone, un generale romano, concesse la cittadinanza a 30 cavalieri di Saragozza per aver ricevuto il loro aiuto in guerra. Tuttavia, le richieste si facevano sempre più numerose e pressanti e diedero il via ad una guerra sociale. Infatti, Roma dovette reprimere una rivolta scoppiata ad Ascoli, che chiedeva la cittadinanza e si appoggiò ad alcuni socii, che alla fine ottennero proprio la cittadinanza richiesta dagli alleati ascolani. Simili episodi si verificarono tra il 91 e l 88 a.c., ma fu nell anno 73 a.c. che si ebbe la più grande rivolta della storia romana: schiavi, capeggiati dal gladiatore Spartaco, si ribellarono ai loro padroni. Alla fine, dopo durissime battaglie, la rivolta venne soffocata nel sangue da Crasso e gli schiavi sopravvissuti, circa 5000, furono crocifissi lungo la strada che conduceva da Brindisi a Roma. Dal III al I secolo a. C. la repubblica romana allargò i suoi confini lungo tutto il bacino del Mediterraneo,(che i Romani ribattezzarono mare nostrum il mare che ci appartiene ), scontrandosi però con un altra importante potenza dell epoca: la città di Cartagine. Storicamente il conflitto è ricordato sotto il nome di Guerre Puniche durante le quali i Romani registrarono gravissime perdite

4 umane a causa del valoroso condottiero cartaginese Annibale, ma nonostante ciò riuscirono a vincere, proprio grazie all aiuto dei socii, mentre l esercito nemico era composto essenzialmente da mercenari. Nel 146 a. C. anche la Grecia fu conquistata: ma, Ritratto di Annibale sebbene più potente, Roma si lasciò vincere dalla raffinata cultura greca (come scriverà Orazio: Graecia, capta, Romam cepit) e soprattutto tra le classi più agiate si diffuse il desiderio di vivere alla greca. Il greco divenne la seconda lingua, un po come per noi oggi l inglese, inoltre, i rampolli delle famiglie aristocratiche furono mandati nell oriente ellenizzato per completare la loro formazione e per studiare principalmente la retorica, l arte del parlar bene e la filosofia. Le mete privilegiate erano Atene e Alessandria d Egitto. Anche in campo medico i Greci superavano i Romani e non è un caso se Germanico, un membro della famiglia imperiale, scelse come medico Busto di Ippocrate, padre della medicina personale Melitone, uno schiavo di origine greca. Possiamo dunque affermare che tra queste due civiltà si creò un legame molto forte, ma nonostante ciò in tutta l età imperiale, Roma non fu mai governata da un imperatore di origine greca e questo perché i Romani dissentivano profondamente dalla politica delle poleis. Naturalmente anche la società romana era una società schiavistica, ma i Romani, a differenza dei Greci, non consideravano gli schiavi come oggetti e spesso, in segno di riconoscenza per i servizi resi, erano ben disposti a liberarli. Uno schiavo liberato prendeva il nome di liberto e i suoi figli godevano della cittadinanza romana e avevano la possibilità di intraprendere la carriera politica. Quasi sempre i liberti diventavano molto ricchi e a volte capitava che riuscissero ad arrivare molto in alto nella scala sociale. Ne sono un esempio Pallante, Callisto e Narcisso, liberti che durante la prima età imperiale divennero il braccio destro dell imperatore Claudio. La conquista delle nuove regioni era condotta in modo brutale, ma i Romani rispettarono sempre gli usi e i costumi dei vinti, e a volte assorbirono all interno della propria religione culti stranieri, in nome della pax deorum. Infatti si riteneva che se si fossero venerati tutti gli dei, anche quelli dei nemici, essi avrebbero vegliato sull impero, impedendone la distruzione. Celebrazione di un rito dionisiaco Un esempio di mescolanza religiosa sono i riti dionisiaci (a Roma conosciuti col nome di Baccanali), il culto della dea egizia Iside, introdotta a Roma a partire dal 45 a. C. in seguito alla visita della regina Cleopatra, o quello della dea madre Cibele, originaria dell Asia minore. Di particolare interesse è una legge sul culto di Bacco, in cui erano elencati diverse proibizioni, come il divieto a riunirsi in luoghi pubblici per la celebrazione dei riti, ai quali, qualora si svolgessero, non potevano partecipare più di cinque persone per volta. Nella capitale dell impero si

5 trovavano centinaia di comunità religiose, tra cui anche quella ebraica. Gli ebrei risiedevano a Roma ed erano cittadini a tutti gli effetti. Ma sotto il regno di Claudio essi vennero cacciati, perché animati da Cristo. Si verificavano infatti frequenti scontri tra ebrei e i primi cristiani, che spesso degeneravano in vere e proprie risse che turbavano la tranquillità pubblica. Nella società romana erano molto diffuse le adozioni, utilizzate dalle famiglie nobili. Generalmente vi si ricorreva per garantire una successione in linea maschile. Il figlio adottato conservava il proprio nome, ma vi aggiungeva quelli del padre adottivo; così Ottaviano diventa Caio Giulio Cesare Ottaviano. Tra figli adottati e naturali non esisteva alcuna differenza: per esempio Claudio adottò Nerone, che era di un anno e mezzo più grande del suo figlio legittimo, Britannico. Alla morte dell imperatore fu Nerone a succedergli e non il figlio naturale, perché agli occhi della legge era lui il primogenito di Claudio. La visita prosegue dal Colosseo ai Fori Imperiali, raggiungibili agevolmente a Veduta d'insieme dei Fori Imperiali piedi. La parola forum non era presente all inizio nel vocabolario latino, in quanto derivante dal volsco foras che indicava qualcosa situato al di fuori del centro abitato. Questa stranezza si spiega perché alle origini il nucleo abitativo della città era concentrato sul colle Capitolino e la zona del foro era situata fuori le mura. Si trattava di un area paludosa e inospitale. Gli abitanti del colle Capitolino entrarono in conflitto con gli abitanti del Quirinale per il possesso del Campidoglio, che affacciava su un ansa del fiume Tevere. Lo scontro si risolse con un accordo di pace e i tre colli furono uniti, di conseguenza nell area paludosa fu creato il forum come noi lo intendiamo: una grande piazza rettangolare dove ha sede il mercato cittadino. La sistemazione venne attuata dal re etrusco Tarquinio Prisco nel 600 a.c, che fece drenare la zona e avviò la costruzione della Cloaca Massima. Solo a partire dall età imperiale lo spazio del foro venne concepito come una vetrina di monumenti con chiari scopi politico-propagandistici. L ultima volta che il foro ospitò botteghe fu in occasione dei funerali di Cesare. Augusto, primo imperatore e suo figlio adottivo, vi fece costruire un tempio, detto del divo Giulio (Aedes Divi Iulii) per celebrare il suo patrigno. Oggi di questa costruzione ci resta solo il podio, di forma rettangolare con una curva concava, ideata per indicare il luogo esatto dove era stata accesa la pira funebre del dittatore. Nel foro trovano posto due basiliche, che avevano un ruolo di tipo economicogiuridico. La più importante è la Basilica Iulia, fatta costruire da Cesare, che tuttavia non vide mai il termine dei lavori. Vi è poi la più antica, la Basilica Aemilia. Della costruzione originaria non abbiamo molto, poiché nel corso del tempo è stata oggetto di numerosi restauri. Deve la titolazione alla gens Aemilia, che ne promosse il progetto originale. Spostando lo sguardo oltre il tempio del divo Giulio, incrociamo i resti del tempio di Vesta, protettrice del focolare domestico. Al suo interno era custodito un fuoco che non avrebbe mai dovuto spegnersi ed era curato dai sei Vestali, scelte ancora bambine tra le famiglie più importanti di Roma e soggette a voto di castità per tutta la vita. Durante l età repubblicana, però, i costumi si ammorbidirono e ad una Vestale fu

6 consentito di sposarsi dopo aver prestato trent anni di servizio. Sullo sfondo si staglia il tempio dedicato all imperatore Antonino Pio e alla sua consorte Faustina, oggi trasformato nella Tempio di Antonino Pio e di Faustina chiesa di san Lorenzo in Miranda, risalente al VII o XI secolo d.c. Dell antico edificio restano il podio, le otto colonne della facciata principale e parte della trabeazione. I capitelli delle colonne corinzie, invece che con foglie d acanto sono decorati con spighe di grano e permettono di accostare Faustina alla dea Cerere. Ella aveva usato parte dei suoi fondi personali per procurare una dote anche alle ragazze povere di Roma, entrando nella memoria collettiva come una sorta di madre nutrice, proprio come Cerere. Per percorre il foro ci si sposta su una strada nota col nome di Via Sacra, poiché ai tempi della monarchia il re la percorreva per recarsi al comizio o al santuario del dio Vulcano. In seguito venne usata per i trionfi dei generali vittoriosi e proprio in fondo a questa via è innalzato un Arco di Settimio Severo arco di trionfo, dedicato all imperatore Settimio Severo e costruito per ricordare la strepitosa vittoria riportata sulla popolazione dei Parti. A Roma non era affatto semplice per un generale andare in trionfo, in quanto vi erano dei requisiti da rispettare: il nemico doveva essere stato sconfitto per la prima volta e occorreva aver ucciso minimo circa 5000 soldati. Come alternativa era possibile farsi effigiare in una statua equestre, come nel caso dell imperatore Marco Aurelio. L ultimo, ma non per questo meno importante, edificio del foro è la Curia Iulia, dove si riuniva il Senato. La prima Curia sorgeva leggermente più in alto di quella visibile attualmente ed è oggi inglobata nelle fondamenta della chiesa dedicata ai santi Luca e Interno della Curia Iulia Martino. All esterno la Curia si presenta spoglia, ma sappiamo che in epoca imperiale era rivestita di lastre di marmo bianco fino ai due metri di altezza. La porta che vi dà accesso è un calco in bronzo dell originale, fatta dello stesso materiale e oggi conservata nella chiesa di san Giovanni in Laterano. Oltre a quella della Curia, ci sono pervenute altre due porte dall antichità romana: quella del Pantheon e quella del tempio del divo Romolo (Quirino). Durante il medioevo l edificio fu utilizzato per scopi religiosi, ma in tempi meno remoti è stato riportato alla sua originaria funzione. La Curia è una stanza di forma quadrangolare alta circa 27 metri, altezza necessaria affinché l acustica fosse perfetta. I senatori che qui si riunivano erano circa 150 e ognuno aveva il proprio supsellium, un sedile in legno pieghevole con braccioli rivestiti di velluto. Sul centro della parete di fondo era presente una statua della dea Vittoria (Nike per i Greci) e qui avevano posto i due consoli. Proprio in questa stanza l imperatore Claudio tenne nel 48 d.c. un discorso per convincere i

7 senatori a far entrare in Curia anche i loro colleghi provenienti dalla Gallia. La mostra si conclude con le copie delle pareti di una tomba etrusca, detta François (gli originali sono di proprietà privata), che richiamano l Iliade e raffigurano i Greci nell atto di sgozzare i Troiani. Gli Etruschi sono identificabili nei Greci, i Romani nei Troiani. Infatti essi si consideravano discendenti di quel popolo tramite Enea, giunto nel Lazio in seguito alla distruzione di Troia. Il mito lo vuole figlio della dea Venere, da cui la gens Iulia e quindi gli imperatori giulio-claudi che vantavano tale discendere divina. E uesto andava a sottolineare che era scritto nella volontà degli dei che Roma diventasse la capitale che avrebbe dominato vincitori e vinti e che avrebbe creato un impero che nessuno avrebbe mai più eguagliato.

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