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1 Poste italiane spa - spedizione in a. p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, NE/VR settimanale diretto da luigi amicone anno 20 numero luglio ,00

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3 EDITORIALE IL DISCORSO TRALASCIATO DAI GIORNALI Prima di criticare l emotività del Papa leggetevi cosa ha detto in Molise Alcuni amici pensano che Francesco sia un papa con un pensiero non tanto forte, ma fortemente emotivo. A vederlo passare in Molise, dall università alla piazza alla mensa dei poveri, questo richiamo del sentimento di ciascuno è innegabile. Non c è nulla di male: il sentimento fa conoscere. È un inizio. E il sentimento che il Papa provoca è dovuto al fatto che è serio quando guarda ciascuno, come se con ciascuno volesse cominciare un dialogo, in cui lui ha chiaramente da proporre la persona di Gesù, in ogni suo aspetto, persino nelle conseguenze pratiche e politiche. Più di tutto, emerge il fatto che è entusiasta di questo scopo di annuncio. I giornali non lo hanno riportato, ma a Castelpetroso, santuario dove la Madonna è apparsa nel 1888 a due contadine, Francesco ha esposto le sue idee più sentite, utili a giovani e vecchi. Innanzitutto, qualcosa vale se è per sempre. La vita è fatta per cercare amicizie e valori che durino per sempre. Il per sempre non è innanzitutto un dovere etico per cui non si deve divorziare, non si devono avere rapporti sessuali prematrimoniali, non ci si deve drogare, non si deve abbandonare NON SI PUÒ RESISTERE DA SOLI, COME SE L ESSERE felici FOSSE UNA CAPACITÀ PROPRIA. PERChé IL PER SEMPRE SIA POSSIbILE, DIO SI è fatto UOMO la vocazione, non si deve abbandonare la Chiesa. Il fatto è che non conviene. Non conviene perché dice il Papa è la natura del cuore, che «aspira a cose grandi, a valori importanti, ad amicizie profonde, a legami che si irrobustiscono nelle prove della vita anziché spezzarsi. L essere umano aspira ad amare e ad essere amato. Questa è la nostra aspirazione più profonda: amare ed essere amato; e questo, definitivamente». Il Papa oppone questo per sempre alla mentalità dominante, che fa finta di esaltare la libertà, ma intendendola come pura autonomia, in realtà ci deruba «del desiderio di costruire nella vostra vita cose grandi e solide! È questo che vi porta avanti. Non accontentatevi di piccole mete! Aspirate alla felicità, abbiatene il coraggio». Seconda idea. Dopo questo urlo per la felicità il Papa si è fermato e ha detto: «Da soli non possiamo farcela. Di fronte alla pressione degli eventi e delle mode, da soli mai riusciremo a trovare la via giusta, e se anche la trovassimo, non avremmo la forza sufficiente per perseverare, per affrontare le salite e gli ostacoli imprevisti». Nessuno può resistere con un cammino puramente individuale, come se fosse una capacità propria l essere felici. Perché il per sempre sia possibile, Dio si è fatto uomo. È la compagnia di Dio fatto uomo che può rendere felici, una compagnia molto carnale che rende liberi davvero, perdona quando chiediamo perdono perché chi cerca sul serio deve fare, e quindi sbaglia e che deve aiutare a trovare lavoro (a lottare per il lavoro dice il Papa) quando non c è. Per questo il Papa fa pregare insieme la Madonna alla fine, non formalmente. Perché non si capisce niente, se non facendo. Giovanni Maddalena docente all Università del Molise MINUTI L ora dell accidia Castiglioncello, Toscana. L ora più calda di una domenica di luglio, al mare. Il sole filtra discreto tra le fessure delle persiane socchiuse, svelando nella penombra della stanza il lento fluttuare di un pulviscolo d oro. Un cappello di paglia se ne sta abbandonato su un attaccapanni. La tenda chiara si gonfia appena all alito di un debole vento, e subito ricade. Silenzio dai giardini qui intorno: uccelli, e il breve pianto di un bambino. Il mare, laggiù, è una striscia blu zaffiro, piatta nella calura. L ora dell accidia, chiamavano quest ora i monaci medioevali, staccamento dell anima e discioglimento della mente. L ora in cui lo stomaco dopo il pranzo è appagato, il sole a picco stordisce, e per un momento non pare ci sia più niente da desiderare; soddisfatti in ogni bisogno gli uomini cedono alla sonnolenza. Se provo a fissare l orizzonte, quel blu profondo nella luce accecante mi ipnotizza, mi si allarga dentro il torpore. Che cosa strana: nel momento in cui non ho fame, né freddo, e ho invece un morbido letto per riposare, non sono, come sarebbe invece logico, felice. Come una confusa scontentezza addosso. L ora dell accidia, la conoscevano i monaci antichi, l ora pigra in cui non resta che oziare; dubitando quasi che ci sia davvero qualcosa, da cercare. Forse siamo stati fatti per essere sfidati dalla fame e dal freddo e da ogni angustia? Perché solo così non si spegne in noi quell ansia misteriosa, quella inesorabile spinta che ogni giorno ci porta a sperare. Marina Corradi 16 luglio

4 settimanale diretto da luigi amicone anno 20 numero luglio ,00 SOMMARIO 08 PRIMALINEA LE TRE VOCAZIONI DI FLANNERY O CONNOR GROTTI NUMERO 28 Poste italiane spa - spedizione in a. p. d.l. 353/03 (conv. l. 46/04) art. 1 comma 1, ne/vr «O Dio, fa che il desiderio di Te viva in me come un cancro». Flannery O Connor raccontata dal suo biografo ufficiale LA SETTIMANA 16 INTERNI UNA GIORNATA IN TRIBUNALE AMICONE 20 ESTERI FUGA DALLO STATO ISLAMICO Minuti Marina Corradi...3 Foglietto Alfredo Mantovano...7 L ascia nel cuore Emanuele Boffi...15 Presa d aria Paolo Togni...38 Mamma Oca Annalena Valenti...39 Acta Martyrum Rodolfo Casadei...44 Sport über alles Fred Perri...46 Cartolina dal Paradiso Pippo Corigliano...47 Mischia ordinata Annalisa Teggi...50 RUBRICHE 26 SOCIETÀ PERIFERIE. KIBBUTZ SASA CALÒ LIVNÉ 30 SOCIETÀ FUNERAL HOME ALL ITALIANA Stili di vita...38 Per Piacere...41 Motorpedia...42 Lettere al direttore...46 Taz&Bao...48 Foto: Agf, Ap/LaPresse; Corbis Reg. del Trib. di Milano n. 332 dell 11/6/1994 settimanale di cronaca, giudizio, libera circolazione di idee Anno 20 N. 28 dal 10 al 16 luglio 2014 DIRETTORE RESPONSABILE: LUIGI AMICONE REDAZIONE: Laura Borselli, Rodolfo Casadei (inviato speciale), Caterina Giojelli, Daniele Guarneri, Pietro Piccinini IN COPERTINA: Foto gentilmente concessa da William Sessions PROGETTO GRAFICO: Enrico Bagnoli, Francesco Camagna UFFICIO GRAFICO: Matteo Cattaneo (Art Director), Davide Viganò FOTOLITO E STAMPA: Elcograf Via Mondadori Verona DISTRIBUZIONE a cura della Press Di Srl SEDE REDAZIONE: Corso Sempione 4, Milano, tel. 02/ , fax 02/ , EDITORE: Tempi Società Cooperativa, Corso Sempione 4, Milano La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 CONCESSIONARIA PER LA PUBBLICITà: Editoriale Tempi Duri Srl tel. 02/ , fax 02/ GESTIONE ABBONAMENTI: Tempi, Corso Sempione Milano, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 tel. 02/ , fax 02/ Abbonamento annuale cartaceo + digitale 60 euro. Abbonamento annuale digitale 42,99 euro. Per abbonarti: GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI: L Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Tempi Società Cooperativa, Corso Sempione, Milano. Le informazioni custodite nell archivio elettronico di Tempi Società Cooperativa verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata e gli allegati, anche pubblicitari, di interesse pubblico (D.LEG. 196/2003 tutela dati personali).

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7 FOGLIETTO LA LEZIONE TEOLOGICA DI OPPIDO MAMERTINA È il mafioso che deve inchinarsi alla Virgo fidelis non il contrario DI ALFREDO MANTOVANO Foto: Ansa Chiamatelo sensum fidei. O semplicemente buon senso: che comunque del senso di fede è solido sostegno. Un po come la natura: se è integra nella sostanza, è la migliore radice del soprannaturale. Non il sindaco né il parroco: ci voleva il maresciallo dei Carabinieri Andrea Marino perché di quanto accadeva da anni a Oppido Mamertina si interessasse l intera nazione. La partita, che coinvolge al tempo stesso religione e civiltà, è quella della strumentalizzazione della fede da parte delle mafie; è lo sforzo Wojtyla E BERGOGLIO HANNO INDICATO COME PROfANAZIONE LE PARTECIPAZIONI al sacro DEI MAFIOSI, DAL MOMENTO CHE ESSI RIDUCONO il sacro e la RELIGIONE a MEZZO PER il DOMINIO CRIMINALE delle mafie di consolidare il proprio consenso fra le popolazioni, appropriandosi dei riti sacri più sentiti. Tante altre volte, in aree del Sud permeate dalla criminalità mafiosa, statue di patroni o della Vergine sono state usate per rendere omaggio a capiclan del luogo. È una partita che san Giovanni Paolo II ha affrontato rompendo ogni velo di ambiguità nella Valle dei Templi, pochi mesi dopo Capaci e via D Amelio; l ordine da lui impartito ai mafiosi «convertitevi!» è coerente con la contrapposizione che lui stesso descriveva fra la civiltà della vita e la civiltà della morte, ed è seguito dall indicazione delle conseguenze: per i «colpevoli ( ) verrà il giudizio di Dio!». L inappellabilità del giudizio di Dio evocato 21 anni fa dal Pontefice della misericordia serviva a rendere chiaro che la mafia non è una mera sommatoria di colpe individuali, ma è una vera struttura di peccato; non un insieme di cadute frutto della debolezza dell uomo, bensì la programmata realizzazione di atti contro l uomo; un porsi contro Dio in modo non occasionale, pianificato e strutturato; un sostituire la propria legge di prevaricazione e di odio alla legge di Dio, con l aggravante di usare la parvenza esteriore della religione. In linea di continuità, quando papa Francesco ricorda che il mafioso è al di fuori della comunione ecclesiale inquadra la presunta religiosità dei mafiosi per ciò che è realmente: la conoscenza della Sacra Scrittura, le raffigurazioni della Vergine e dei santi, i santini nei riti di affiliazione, l inserimento con evidenza alle processioni Bergoglio, dopo Wojtyla, fa comprendere la profanazione di queste partecipazioni al sacro, dal momento che il sacro e la religione sono ridotte dai mafiosi a mezzo funzionale per il dominio criminale. Lo hanno ben colto, all epoca del discorso di Agrigento, sacerdoti come don Pino Puglisi o don Peppe Diana, i quali entrano nel mirino perché propongono Cristo nella sua purezza, impedendone l uso strumentale, ma anche perché i loro colleghi della parrocchia accanto chiudono gli occhi e scendono a patti. E se la ndrangheta proclama lo sciopero della Messa, è perché immagina che pure questo sia un modo per intimidire i preti. Ma oggi il tema diventa nazionale grazie al gesto, tanto semplice quanto coraggioso, di un sottufficiale dell Arma: l esempio di una Italia sana, fatta di lavoro pieno di sacrificio e privo di gratitudine, probabilmente frutto né di studi teologici né di approfondimenti sociologici sui modi con i quali le mafie catturano il consenso delle popolazioni, e neanche in grado di prevedere il pandemonio che sarebbe seguito alla dissociazione dall omaggio blasfemo. Ma al maresciallo è ben chiaro che è il criminale che deve inchinarsi alla Virgo fidelis se lo fa gli giova, e magari avvia un pentimento effettivo, non il contrario. Col rispetto dovuto a teologi e a oratori di professione, la schiena dritta di un comandante di stazione in un luogo sperduto dell entroterra reggino è valsa più di un corso di teologia o di cento vibranti discorsi antimafia. Perché insegna l ovvio: da questa partita nessuno può restare fuori. Rompere la spirale della strumentalizzazione mafiosa della devozione è possibile se lo si fa in tanti: più si è e meno probabile è che si venga colpiti. Pronto il maresciallo Marino a riprendere a scortare a Maronna purché gli inchini li riceva lei, e solo lei. 16 luglio

8 La scrittura, la fede, l amicizia. Il biografo ufficiale William Sessions racconta la grande autrice americana che «perseguitava la gioia» e chiedeva per sé un desiderio di Dio «vivo come un cancro» DI LEONE GROTTI Le tre vocazioni di 8 16 luglio 2014

9 LA VIOLENZA DELLA GRAZIA Flannery O Connor 16 luglio

10 Con questo telegramma, il 4 agosto 1964 la madre della grande scrittrice americana, Regina O Connor, informava William Bill Sessions che la figlia era morta a 39 anni, stroncata dal lupus, malattia cronica e autoimmune che colpisce organi e tessuti divorando il corpo dall interno. Sessions, suo amico intimo e professore emerito alla Georgia State University, ricorda ancora bene quel momento: «Ero a New York per finire il mio dottorato con mia moglie e il mio primo figlio. Flannery era in ospedale e a metà luglio era entrata in coma, dal quale non si sarebbe più risvegliata». Ad agosto ricorrerà il 50esimo anniversario della morte della scrittrice e Sessions lo onorerà pubblicando entro la «Flannery è morta ieri». fine dell anno la biografia ufficiale di Flannery O Connor, che gli è stata commissionata dalla famiglia. L opera sarà intitolata Stalking Joy: The Life and Times of Flannery O Connor, dal passaggio di una delle circa 300 lettere che si sono scambiate tra il 1955 e il 1964 la scrittrice e l amica Betty Hester, la misteriosa A. di Sola a presidiare la fortezza: lettere. «Betty la accusava di non essere abbastanza calata nel mondo reale ricorda Bill Sessions e Flannery voleva darle un immagine molto diversa di sé. Le scrisse: Immaginami a perseguitare la gioia con i denti digrignati, e armata da capo a piedi per giunta, visto che si tratta di un impresa assai rischiosa». La Flannery che il professor Sessions racconta a Tempi è «simpatica, volenterosa», sempre disposta a scherzare, una che «sapeva accogliere tutti ma non aveva paura di dire le cose in faccia», motivo per cui era apprezzata dalle tante persone che le scrivevano centinaia di lettere, un autrice sopraffina che cambiò per sempre la letteratura americana e non solo, influenzando scrittori, poeti e cantautori, ma soprattutto una donna che il 23 settembre 1947, a 22 anni, scriveva nel suo diario: «O Dio, fa che io Ti desideri. Per me sarebbe la felicità più grande. Fa che io Ti desideri non solo quando Ti penso ma in ogni momento, fa che questo desiderio si muova dentro di me, che viva dentro di me come un cancro. Come un cancro mi ucciderebbe e questo sarebbe il Compimento». Professor Sessions, lei ha curato l edizione del diario personale di Flannery O Connor, pubblicato nel novembre scorso negli Stati Uniti con il titolo A Prayer Journal. Come l ha scovato? Nel 2002 la famiglia di Flannery mi ha chiesto di scrivere la sua biografia uffi luglio 2014

11 LA VIOLENZA DELLA GRAZIA PRIMALINEA A sinistra, un momento dell incontro fra Pio XII e Flannery O Connor (il volto che spunta dietro la spalla destra del Pontefice). Secondo il professor Sessions, papa Pacelli era per la scrittrice cattolica «la persona più viva che avesse mai visto» DIARIO A PRAYER JOURNAL F. O Connor Farrar, Straus and Giroux William Sessions, professore emerito di Letteratura inglese alla Georgia State University e amico di Flannery O Connor, ha curato il diario di preghiere della grande autrice americana. Entro l anno onorerà il 50esimo anniversario della sua morte (4 agosto 1964) con la biografia Stalking Joy (Perseguitando la gioia) ciale perché la persona che la stava curando era morta. All inizio ho detto di no, perché quello non era il mio campo, io mi occupavo di letteratura rinascimentale. Però ero amico di Flannery e conoscevo bene la famiglia: Regina ha fatto da madrina al mio primo figlio e mi ero già cimentato nel lavoro di una biografia. Ho deciso comunque di dare un occhiata al materiale disponibile e tra le tante carte ho trovato quel diario abbandonato. Ho iniziato a leggerlo e ho pensato subito: è troppo importante, era come se avessi scoperto il forziere dell Isola del tesoro. Doveva essere pubblicato. Non era troppo personale? Molte persone mi hanno accusato con questa argomentazione: sono le sue preghiere, cose private. Ma io sono certo che lei avrebbe voluto così, anche perché la stesura è molto curata, si può riconoscerne la qualità: era già un maestro di scrittura e Flannery compose questo diario in un momento delicato della sua vita. Quale? Il 1946 e il 1947 sono gli anni del trasferimento in Iowa. Bisogna immaginarsi il mondo da cui proveniva: Flannery era nata a Savannah, in Georgia, nel Sud protestante dove la segregazione razziale era una cosa seria. Era cresciuta secondo una rigida educazione cattolica irlandese e questo non le aveva reso la vita facile. C erano infatti tre gruppi, le tre K, che venivano costantemente perseguitati e a volte anche arrestati. Tradotti in termini correnti erano: i neri, gli ebrei e i cattolici. Ma gli ebrei erano trattati molto meglio dei cattolici. Flannery viveva in un ghetto e doveva stare attenta. Qual era invece la realtà dell Iowa? Era un luogo dove tutti erano liberi. Qui Flannery conobbe una nuova filosofia, lesse Kafka per la prima volta, incontrò i maggiori scrittori del tempo. Come si legge nel diario, ogni giorno le sue credenze subivano un assalto e lei ha dovuto riconsiderare e rinnovare i motivi per cui credeva in Dio e amava Dio. In tutto il diario lei chiede essenzialmente tre cose: di essere una brava scrittrice, di essere una mistica e di conoscere la volontà di Dio. Fanno impressione le sue riflessioni sul dolore e sul desiderio di Dio «come un cancro», sapendo che solo quattro anni dopo le sarebbe stato diagnosticato il lupus. Si può dire che sia stata misteriosamente esaudita? Io lascio questa domanda aperta ma penso di sì: Dio ha ascoltato le preghiere di Flannery e l ha esaudita in tutto. È durante la malattia che ha scritto i suoi testi migliori e più famosi. L enorme sofferenza che ha patito l ha avvicinata ancora di più a Dio, perché lei Gli ha offerto completamente la sua malattia. Questo è incredibile, ma è sconvolgente anche il successo che hanno avuto queste preghiere. Il pubblico americano ha apprezzato il diario? Attualmente siamo all ottava ristampa: non so cosa questo voglia dire ma direi che non è male. Mi ha stupito molto che il New Yorker, forse la rivista più famosa e secolarista degli Stati Uniti, abbia recensito il diario, pubblicandone dei brani, e l abbia apprezzato. Non solo. Qui c è un famoso critico liberal, un ebreo, che lo ha definito un «libro magnifico». Attualmente è quarto nella top ten dei libri religiosi più venduti negli Stati Uniti. Significa che le preghiere di Flannery sono in qualche modo universali. In che senso? Queste sono preghiere personali scritte da una donna cresciuta in un ghetto cattolico. Mi colpisce che anche chi non è cristiano o credente apprezzi questo libro. Io non me lo sarei mai aspettato. Nel diario Flannery scrive sempre: O Dio, o Dio, o Dio. C è un riferimento alla Madonna, perché in quel periodo stava recitando una novena, e uno a Cristo, 16 luglio

12 In questa foto, scattata personalmente da William Sessions, si vede Flannery O Connor (in basso a destra, col foulard in testa) davanti alla grotta di Lourdes ma il modo in cui parla di Dio è universale. Lo capiscono e si identificano buddhisti, ebrei, musulmani: lei si rivolge in modo molto diretto a Dio e dice chiaramente che Dio è qualcuno da amare e per cui sacrificarsi, se necessario. Come si riflette questo aspetto nelle sue opere? È importante notare che mentre scriveva il diario, Flannery lavorava a La saggezza nel sangue, che poi sarebbe diventato un classico anche grazie alla trasposizione cinematografica di John Huston. Al centro del libro c è sempre la ricerca di Dio e dell eterno, ma mai in modo esplicito. Lei lavorava così, come dettaglia bene in Nel territorio del diavolo. Mostrava la Grazia che interviene nella vita di ogni uomo e lo faceva in modo molto brusco. Effettivamente i suoi testi sono molto difficili da leggere e comprendere. È vero. Infatti ritengo che le lettere e questo diario siano le prime cose da leggere di Flannery. Solo dopo bisogna affrontare le storie, che forse sono troppo dure, almeno in inglese. Se può consolare, nemmeno la sua famiglia capiva le storie di Flannery. Quando ne parlavo con sua madre, lei mi rispondeva serissima: «Quelli che capiscono, dicono che lei è davvero molto brava». Lo stesso Graham Greene, che non riusciva a cogliere l ironia del suo stile, ne divenne un suo ammiratore dopo aver letto i saggi. Il diario si chiude con queste parole: «Oggi ho dimostrato a me stessa di essere una ghiottona di scotch, biscotti di avena e pensieri erotici. Non c è nient altro da dire di me». È davvero così? Oddio, no. Era davvero golosa ma c è molto altro da dire. Soprattutto, come ho scritto nella biografia, Flannery aveva tre vocazioni: religiosa, alla scrittura e all amicizia. La prima l ha ereditata dal padre, che era a sua volta uno scrittore e morì di lupus quando lei aveva 15 anni. Edward aveva combattuto nella Prima guerra mondiale con l aviazione, in prima linea. Aveva visto molti morti e dopo il ritorno in America commemorava sempre le vittime. Ecco, la commemorazione dei morti è un principio davvero cattolico che influenzò molto Flannery. La sua vocazione religiosa si capisce leggendo il suo diario ma lei è sempre stata molto chiara con me su una cosa: non voleva diventare una suora, non voleva entrare in un monastero ma stare fuori, nel mondo reale, con tutte le sue difficoltà. La vocazione alla scrittura è la più evidente. A cinquant anni dalla morte, qual è l eredità che ha lasciato nella letteratura contemporanea? Flannery era nata per scrivere, era una delle cose che chiedeva a Dio e oggi è un classico della letteratura americana. In Iowa divenne amica di Robert Lowell, grande poeta (due volte premio Pulitzer, ndr), e incontrò gli scrittori più importanti. Tutti noi che conoscevamo Flannery però restammo sconvolti quando alla sua morte Elizabeth Bishop, considerata una dei maggiori poeti americani, che non era affatto religiosa ma scambiava molte lettere con lei, scrisse come necrologio sul New York Review of Books: «Finché la letteratura americana sopravviverà, anche le storie di Flannery O Connor sopravviveranno». Io rimasi scioccato da questa frase grandiosa. E anche Robert Giroux, della casa editrice che l aveva sempre pubblicata (Farrar, Straus and Giroux, ndr), a 93 anni, prima di morire, disse: «Siamo rimasti tutti sorpresi da come la sua reputazione è cresciuta, cresciuta, cresciuta». Nel 1994, il premio Nobel Kenzaburo Oe, scrittore non certo cattolico, ha ringraziato pubblicamente Flannery per i suoi scritti. Anche Cormac McCarthy ha ammesso quanto deve a Flannery. Ma non solo gli scrittori ne hanno parlato così. Chi altro? Bruce Springsteen, per fare un esempio. Ma anche un grande del cinema come Tommy Lee Jones. Lui ha sempre detto ai suoi attori che ci sono solo due libri che non si possono non leggere, e uno di questi è di Flannery O Connor. Questa sua eredità immensa. Per me che la conoscevo bene, è impressionante. E la vocazione all amicizia? Era il suo destino, anche se questa parola oggi è abusata. Era davvero incre luglio 2014

13 LA VIOLENZA DELLA GRAZIA PRIMALINEA «Un giorno PARLAvamo della santità, e Mi resi conto che LEI ci aveva RAGIONATO molto. Ecco, io PENso che LEI fosse santa. Non smise MAI di donarsi agli altri» dibile, si capisce leggendo le sue lettere. Le scrivevano tantissime persone e lei rispondeva a tutti: carcerati, teologi, lesbiche. Ricordo bene che scrivere lettere era una delle sue passioni perché per lei era il modo di arrivare al cuore delle persone. Anche Graham Greene rimase sconvolto dalle sue lettere, le riteneva un modello di eccellente teologia. Qual era il suo modo di essere amica? Il migliore dei modi. Mi ha sempre colpito come fosse universale : accoglieva tutti e rispondeva a tutti, anche quando la malattia le causava dolori terribili. Non ripeterò mai abbastanza quanto lei soffrisse per le ossa, la pressione, i genitali, i reni, la vista e perfino l udito. Però continuava a rispondere, e non era certo obbligata. Flannery non giudicava nessuno e penso alle lesbiche che le scrivevano però diceva le cose in faccia a tutti. Ricordo di un amico che ci informava di non volere un matrimonio religioso e lei gli disse: «Il sacramento del matrimonio è l unico matrimonio che conosco». Anche chi non era religioso le scriveva perché aiutava le persone a ritrovare se stesse e offriva se stessa a tutti, liberamente. Come l ha incontrata? Entrambi scrivevamo recensioni sul Georgia Bulletin, piccolo giornale dell arcidiocesi di Atlanta. Non era importante ma aveva un pregio: ti regalavano il libro che recensivi per loro. Allora nessuno aveva molti soldi e quello era un modo per ricevere un libro gratis. In più avevamo amici in comune, come Betty Hester. Così prendemmo contatto e lei mi invitò a mangiare a casa sua. Allora io ero ancora agnostico, non credevo in niente. Che cosa la colpì di lei? Parlavamo molto di teologia, seduti davanti al porticato di casa sua. Io spesso mi stendevo sull amaca. Lei aveva già letto tutto Peguy, Bernanos, Mauriac e sapeva spiegarlo, traducendo quello che leggeva nella vita di tutti i giorni. Quello che mi piaceva di più, però, era la sua simpatia: raccontava storie, scherzava. Parlare con lei era bellissimo. Mi ricordo che affibbiava nomignoli a tutti, anche al vescovo di Savannah, per prenderlo in giro. Lo faceva anche con me. Come? Io sono un cattolico un po noioso. Quando raccontai a Flannery che mi ero convertito e che quando avevo fatto la Prima Comunione avevo immediatamente creduto a tutto, lei scherzò e mimando la tipica gestualità protestante disse: Alleluia, Alleluia. Io risposi che non era andata così, ma sessant anni dopo posso dire che invece aveva ragione lei. Come lavorava Flannery O Connor? Quando le fu diagnosticato il lupus tornò a vivere nella casa di famiglia a Milledgeville. Qui scriveva tutte le mattine due ore, dalle alle , che avesse idee o meno. Passava lì sempre due ore, e se poteva farlo era grazie alla fami- glia: la madre non aveva soldi, il padre morendo non aveva lasciato niente, ma i parenti erano facoltosi, la adoravano e le consentirono sempre di non preoccuparsi del denaro. Sebbene neanche loro capissero niente delle sue opere. Ha detto di avere subito rifiutato di scrivere la biografia di Flannery. Oggi l ha finita. Cosa le ha fatto cambiare idea? Il diario è uno dei motivi. Quando l ho conosciuta non è che le corressi dietro prendendo nota di tutto quello che facesse o dicesse. Non sapevo che sarebbe diventata così importante. Ma poi mi sono convinto che non dovevo permettere che girassero voci incontrollate sulla sua vita. Tutti, al contrario, avevamo bisogno di saperne di più. In un passaggio del diario O Connor scrive: «Nessuno può essere ateo se non chi conosce tutte le cose. Solo Dio è ateo. Il diavolo è il più grande credente e ha le sue ragioni». Cosa significa? Questo è un passaggio meraviglioso e strano. È molto profondo ma racchiude il motivo per cui non tutti capiscono Flannery: lei parla molto del diavolo e della Grazia. Per lei erano cose con cui fare i conti, le aveva sempre in mente. La gente che le scriveva aveva bisogno di questa chiarezza. La gente amava la sua apertura e il suo modo di parlare diretto. Io l ho sempre ammirata per questo. Posso raccontare un ultima cosa? Prego. Un giorno, sempre seduti davanti al suo porticato, stavamo parlando di che cosa significhi essere santi. Mi resi conto che lei ci aveva già pensato e ragionato molto. Ecco, io penso che lei fosse una santa, per me non c è dubbio. Non smise mai di donare se stessa agli altri. n 16 luglio

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15 l ascia nel cuore E adesso «Ci stiamo occupando di turismo, di attività commerciali, non ci stiamo occupando di dove la gente va a scopare. Non è un problema mio, vada dove gli pare» (Rosaria Iardino, consigliere comunale del Pd di Milano) Milano, il labirinto dei diritti lgtb L app gay friendly non è solo sessuofoba. È pure un po omofoba DI EMANUELE BOFFI L assessore al Turismo del Comune di Milano, Franco D Alfonso, e il consigliere Pd Rosaria Iardino sono stati contestati da alcuni omosessuali alla presentazione di Milano gay life. Nell applicazione non hanno segnalato saune e locali di cruising provateci voi a uscire dal labirinto dei diritti lgtb. Dunque, accade questo: il primo luglio la maggioranza di centrodestra della Regione Lombardia approva in consiglio una mozione a favore della famiglia naturale in cui si impegna a trovare una data per una festa ad essa dedicata e a sostenere il Fattore Famiglia. Al momento del voto, la minoranza (Pd, Movimento 5 Stelle e Patto civico) escono dall aula in segno di dissenso. Arcigay di Milano definisce la mozione «intrisa d odio», «pericolosissima» e, in sostanza, «omofoba». Arcigay Milano parla di «festa abominevole», «atto barbaro» e «inaudita rappresaglia ideologica». Già l equazione sei per la famiglia naturale uguale sei omofobo basterebbe a provocare qualche sussulto, ma il giorno dopo l Arcigay aggiunge il carico da novanta: «Boicottiamo la Lombardia. Deve crollare l economia della regione». Quindi a causa di una mozione (una mozione, mica una legge), bisogna boicottare l economia di una regione. In tempi di crisi economica, un idea geniale. Ma fin qui siamo solo a metà della notizia e non ci siamo ancora addentrati nel dedalo lgbt. Bisogna, infatti, aspettare il giorno seguente, quando il Comune di Milano, nella persona dell assessore al Turismo Franco D Alfonso e del consigliere Rosaria Iardino presentano in conferenza stampa l applicazione Milano gay life. Nell occasione dicono anche due parole sull iniziativa regionale. Il primo, l assessore, la ritiene poco utile, la seconda l appoggia e si dice pronta al boicottaggio. Poi presentano l app che ha lo scopo di mostrare il volto «gay friendly della città». Altro che mozione, quindi. Qui, coi soldi dei contribuenti, si è resa disponibile un applicazione accessibile dal sito di un istituzione e in cui si segnalano eventi gay (mostre, concerti, bar, discoteche), ma anche l ubicazione dei distributori di preservativi. Grazie a un video apparso sul sito del Fatto quotidiano abbiamo potuto vedere le rimostranze di alcune personalità del mondo omosessuale milanese che si sono lamentate perché taluni locali non sono stati inseriti nell elenco fornito dall app del Comune. Quali? Quelli dove ci sono le saune e si fa cruising (scambio di coppia e sesso occasionale). «Si tratta di censura», dicono. «È un ipocrisia. In altre città, Madrid, Londra, New York, Helsinki, Parigi questi tipi di locali sono indicati». E poi scandalo! fanno notare che nell app del Comune è segnalata anche l Age, associazione di genitori cattolici, che sull homepage del suo sito riporta il discorso del cardinale Angelo Bagnasco contro la dittatura del gender. «Vi sembra un associazione gay friendly, questa?». È a quel punto che Iardino se ne esce con la frase che abbiamo messo in esergo. «Sapete, io sono una lesbica, sono anziana, manco sapevo cosa fosse il cruising», si schermisce con una punta di pudore. Che meraviglia. Ricapitolando: l assessore del Comune di Milano s inventa un app per ricevere il plauso della comunità lgtb e si ritrova davanti una platea di contestatori che, oltre a voler boicottare la regione (e lui è pur sempre l assessore al turismo del capoluogo, che diavolo), lo contesta dandogli del sessuofobo. Il consigliere Iardino, poi, si ritrova in una posizione ancor più ostica. Da sempre sul fronte più avanzato della difesa e dei diritti lgtb, a Iardino non è bastato ideare l app gay friendly e aderire al boicottaggio contro la «mozione intrisa d odio». Non l è bastato nemmeno essere lesbica. Pure lei s è beccata la sua accusa di «sessuofobia», di «censura», di poca attenzione al mondo cui pure appartiene. Lei, dico, che aveva anche segnalato dove trovare in città la macchinette dei preservativi più vicine (mica per incentivare il turismo sessuale, eh! Turismo e basta). Non solo. D Alfonso e Iardino hanno discriminato i gay proprietari di saune a favore dei gay proprietari di discoteche. E questa è una discriminazione particolarmente grave, perché non riguarda mica corbellerie e scartoffie come genitore 1 e 2. Questa è una discriminazione seria, di quelle che toccano il cuore e il cuore del portafoglio. A questo punto speriamo che in Senato ci mettano una pezza e aggiornino il ddl Scalfarotto. Pure le app gay friendly sono omofobe. 16 luglio

16 INTERNI COME PERSONE INFORMATE SUI FATTI DI LUIGI AMICONE Scene da un tribunale Quale giustizia produce la retorica che veste il magistrato di una funzione salvifica e l esercizio dell obbligo penale? Basta passare un giorno in aula giudiziaria per capire quanti oneri assurdi e pretese inverosimili gravano sulle spalle di pm e giudici luglio 2014 Foto: Agf

17 Come mai nel repertorio dei suoi elettrizzanti tweet Matteo Renzi sfiora appena quel filo che porta dritto al circuito mediatico-giudiziario? Riforma della giustizia in 12 punti. Così ha promesso il nostro ganzo leader. Se ne riparlerà in autunno. Ma intanto che ciofeca di hashtag è per un guascone che prende l Europa con un «se si facesse un selfie sarebbe il ritratto della noia»? Paura di rimanere attaccato al filo, folgorato dal circuito? Sia come sia, può capitare anche al nostro simpatico incantatore di serpenti di ritrovarsi per caso, come è capitato alla canaglia che scrive, dentro l icloud del sistema giudiziario disegnato dalla più bella costituzione del mondo. Grazie a Dio, se sei solo un testimone (ma stai alla larga dai processi a Berlusconi), una volta di difesa, l altra di accusa, puoi stare tranquillo: non corri alcun rischio di finire metamorfizzato in un insetto da espellere dalla società. Certo. Ricoprire ruoli opposti nel giro di qualche giorno, fa un bell effetto. Specie se ti ritrovi rimbalzato tra Roma e Milano. In tribunali di due pianeti diversi. Milano sembra la terapia intensiva Come testi della difesa siamo stati convocati a Milano. Dove a dispetto dell architettura fascista, l amministrazione della giustizia sembra ispirarsi a una efficienza da tecnicalità ospedaliera. Entri al palazzaccio e, al di là dell odore e sudore di carte, la sensazione è quella che puoi aver provato in un reparto di terapia intensiva. Convocazione alle 9 del mattino. Minuti di attesa in compagnia di persone stranamente in angoscia per essere testimoni della difesa. C è un direttore di carcere («perché mi hanno convocato? Cosa ho fatto?») e c è il pannelliano insolente («questi non sanno neanche chi è Beccaria, desolante che se ne siano impipati dell amnistia»). Poi, come una botola, si apre la porticina dell aula dell udienza. L impiegata fa l appello, stila l ordine di comparizione testi, prende nota di eventuali richieste. Arriva il tuo turno. Reciti l orazione secondo verità, declini le generalità, rispondi ad avvocati e pm. Il giudice tace, non tradisce emozioni, ascolta. Incombe un silenzio da sala operatoria. Sbrigata la deposizione, vieni gentilmente accomiatato. «Si può accomodare». E sei messo alla porta con neanche una mosca che vola. Seicento chilometri più a sud è tutta un altra musica. A Roma ci arrivi la sera prima. Pernotti. Non puoi fare altrimenti. L udienza è fissata alla stessa ora, sullo stesso fuso orario della giustizia ambrosiana. Insomma, sono le 9 del mattino e nell aula della cittadella giudiziaria capitolina 16 luglio

18 INTERNI ORDINARIA GIUSTIZIA si i contenuti della quotidiana pila di fascicoli e presentarsi a dibattimento in aula sapendo quello che fa, quello che dice, quello che chiede come sentenza? Quanto alla spicciolata di cause che scorrono sotto i nostri sensi, si comincia da una denuncia per violenza privata, rissa, danni per traumi fisici, psicologici, morali eccetera. La montagna si rivelerà il topolino di una baruffa chiozzotta tra donne. Con tre-quattro equipaggi di volanti intervenuti su segnalazione della titolare di una macelleria che testimoniano cose al limite dell ilarità. A un certo punto spunta il mancato pagamento di una prestazione. «Scusi fa il giudice al poliziotto che genere di prestazioni?». «Beh, pare che una signora non avesse pagato la parrucchiera». «Ah, la parrucchiera. Ma che c entra la macelleria?». «C entra perché l altra signora è l esercente di carni e la rissa è avvenuta proprio davanti al suo negozio». «Ma ci sono stati feriti?», chiede il giudice a un altro poliziotto di una seconda volante presente sulla scena del delitto. «No». «Ah riprende il giudice non ci sono stati feriti Dunque si è trattato di un alterco. È così?». «No interviene il pm è stato infranto un vetro e distrutto un telefono». «Quale vetro e quale telefono?», incalza il giudice. In breve, dopo la sfilata delle volanti, l assenza di feriti e nessun bollettino medico, si viene a sapere che il vetro infranto è in realtà un vetro scheggiato e il telefono di cui nessuno dei testi ricorda la tipologia è un cordless della macellaia che nella concitazione non si è capito per colpa di chi e perché è stanon c è anima viva. Passa un quarto d ora e arriva un tizio che ha l aria del mio pony fornitore di giornali. Ha una sua grazia nella strampalata t-shirt che indossa e nel trasportare una pila di fascicoli che finirà sulla scrivania della corte in un bel tonfo rimbombante per tutta l aula. Verso le 9.30 si appalesano avvocati e altri tizi, seguiti da cai e semproni. In piedi, salutiamo la messa in moto della macchina giudiziaria: entra il giudice monocratico. Breve conciliabolo con il cancelliere. Partono le udienze. E il giudice sale in cattedra. Dirige il traffico delle domande dell avvocatura. Azzittisce chi chiacchiera. Interroga i testi con puntiglio e vivacità oratoria. Giganteggia per autorità e competenza. Si avverte in lui addirittura un tocco di umanità e l acume di non dare per scontato alcun elemento istruttorio. Insomma, ha un impianto da persona non supponente, cerca di capire, entra nei dettagli. Il cordless della macellaia Il problema è quella pila lì. Fascicoli che si affastellano sul suo tavolo senza una apparente logica. Delitti gravi e reati bagatellari sono sullo stesso piano e finiscono nello stesso ingorgo. È sufficiente lo spettacolo di una mattina di udienze romane per avere la fotografia della giustizia italiana. Che in virtù dell obbligo dell azione penale è come un gigante a cui è stato assegnato l impossibile compito di risolvere tutti i conflitti e lenire tutte le disgrazie in seno alla vita di un popolo. E in più con un assurdo peso sulle spalle, gravando sul gigante-magistrato pure la faticaccia di traversare le sabbie mobili del giudizio alla luce abbacinante dei media. Che, inevitabilmente, heideggerianamente, invariabilmente, invece della trasparenza realizzano il rumore e l oscuramento di tutto. Colpisce vedere un pubblico ministero caricato dell intera casistica che passerà al vaglio della corte nel corso di questa giornata di prima estate. Come farà a studiarto raccolto in pezzi a terra. L udienza viene aggiornata a novembre. Sempre con lo stesso pm, ma con un diverso avvocato d ufficio, segue il caso di una donna di colore che ha rubato due camicette in un grande magazzino. Di nuovo, sporta denuncia da parte del direttore del negozio, «anche se la signora si è mostrata collaborativa quando è stata scoperta e fermata dalla guardia privata», il pm non può far altro che rappresentare l obbligo dello Stato a perseguire il reato. Risultato? Sentenza costituzionalmente ineccepibile e umanamente abominevole. La povera incensurata si becca sei mesi di carcere e 800 euro di multa. Notte magica con la brasiliana Segue vicenda notte magica italiana. Una bella, giovanissima e molto ben equipaggiata brasiliana è testimone d accusa e parte lesa in una movimentata avventura notturna avuta con un giovanotto, iniziata in discoteca e finita prima a letto e poi a botte. Due sono le versioni. La bella sostiene che dopo essere stata convinta dal giovanotto a passare la notte con lui in cambio di un regalo (mille euro), già ubriaca di beveroni e dopo essersi fatta convincere a strafarsi anche di cocaina, al settimo rapporto sessuale ha detto basta, sono stanca, non ce la faccio più. Il giovanotto a quel punto, per non sapere né leggere né scrivere, avrebbe preteso la restituzione del regalo e pure le chiavi dell automobile di lei». La bella descrive tutto nei minimi particolari. In estrema sintesi: «Intorno all una di notte il tale mi ha avvi luglio 2014

19 Foto: Ap/LaPresse l obbligo dell azione penale REnde la giustizia come un gigante a cui è assegnato l impossibile compito di risolvere tutti i conflitti e lenire tutte le disgrazie in seno alla vita di un popolo cinato in discoteca e mi ha offerto il regalo in cambio della notte insieme. Saremo arrivati a casa mia alle tre, alle sei mi ha menata, è scesa la mia amica, gli ha spruzzato lo spray al peperoncino, lui è scappato, poi però mi ha chiesto scusa e mi ha restituito il regalo e le chiavi. Mi chiedeva di perdonarlo perché stava fuori di testa ( ho moglie e figlio, diceva), poi la polizia se l è portato via e io sono andata con la mia amica al pronto soccorso. Perdevo sangue dal naso. Avevo paura». Domanda il giudice: «E al pronto soccorso cosa le hanno detto? Dico, le hanno riscontrato ferite? Ha detto di essere stata presa a calci in faccia, è così?». «Sì, è così, ma il naso non era rotto e il medico mi ha dato una settimana di riposo». Versione della bestia (presunta). Ammette la nottata folle. Ma smentisce che abbia preso a calci la bella («che sennò cor peso che c ho a sdrumavo»), la circostanza dei sette rapporti sessuali («ecche so Tarzan?!»), l ora del fattaccio («ma quali tre de mattina, sarò arivato a e cinque»). Poi si rivolge al pubblico forse cercando gli occhi della bella: «Aò, ma se stavo nudo sur letto, strafatto, t ho visto che me rubbavi nei pantaloni». Ma non fa in tempo a finire la frase che il giudice lo richiama: «Scusi, forse non ha capito, deve rivolgersi alla corte, non all uditorio». Il ragazzotto cerca di biascicare una replica e il giudice stavolta si incazza: «E non mi dia sulla voce! Si limiti a rispondere alle domande! Ha capito?». L imputato si stremisce e tace. «Le ho chiesto se ha capito. Ha capito?» «Sì, sì, signor giudice, me scusi». Ed è come un pallone sgonfio che per un po risponde solo a monosillabi. «Sì, no, no, sì, sì, sì». Ma toccato sul soldo arriva la scarica di adrenalina: «Eh no, giudice, ma quali mill euri! So arivato da lei a e cinque: e che je davo, mill euri pe du ore? J avrò dato trescento mannò, che dico, saranno stati duscento ar massimo. Poi quann ho visto a mano nfilata nella tasca dei pantaloni nun c ho visto più: aò, j ho detto, ma che stai affà?! E j ho dato no schiaffo. E l ammetto: pure no spintone, ma carci no». «Prosegua», fa il giudice un po scettico. «E che je devo dì? So passato prima da un amico a prenne i sordi». «Ma scusi, non aveva già con sé i mille euro del regalo?». «Vabbè, mica potevo annà ngiro senza sordi». «Ah, in giro senza soldi, dice lei», ironizza il giudice. «Sì vabbè, c avevo questi mille, che poi duscento l ho dati a lei, ma poi dar mio amico ne ho presi artri cinque-seicento e». «Dunque, dopo che alla signorina ha restituito il regalo, aveva con sé altri cinque-seicento euro. Soldi che le servivano per cosa?». «Ma quali sordi? Quella nun m ha ridato niente, so scese queste cor peperoncino, nun c ho capito più niente, è arrivata a polizia e m ha portato ar gabbio». «Ci sta dicendo che i soldi li ha lasciati nell appartamento della signorina?». «Embè, io quelli nun l ho più rivisti, là li ho lasciati, che tra peperoncino e strafatto di alcol e cocaina com ero nun c ho capito più niente». L udienza viene aggiornata al L automobile sparita nel nulla Causa quarta e testimone d accusa un istruttrice di polizia. Il caso riguarda un automobilista fermato senza Rc auto. Seguiva verbale di sequestro dell auto, apposizione dei sigilli, intervento del carro attrezzi, trasferimento del veicolo medesimo presso un box indicato dal proprietario dell auto. Fatto avvenuto nel «L anno seguente prosegue il teste della polizia nel corso di un sopralluogo constatiamo che all indirizzo indicato non c è alcun box e neanche il veicolo». Ennesimo obbligo di legge, scattano denuncia e processo a carico del proprietario. Processo che si attorciglia su carte, verbali, carri attrezzi e su chi ha firmato cosa e per conto di chi. La sostanza è che l auto è sparita. Il pm conclude la sua breve requisitoria con una richiesta di assoluzione perché «non sappiamo dove è stato portato il veicolo, il box non è mai esistito, il bene è scomparso». Camera di consiglio: l imputato è assolto. Siamo solo a metà mattina. Sotto i nostri occhi scorre la povera Italia. E potrebbe essere chiunque incappi in un colpo di testa, una disgrazia, nell irruzione del male o del burocratese. C è il marito che picchia la moglie un giorno sì e l altro pure. C è la vertenza per danni patrimoniali tra soci di una srl. Una per diffamazione a mezzo stampa e un altra che non inizia nemmeno causa vizio di notifica. La giornata del giudice, del cancelliere, degli avvocati, dei testi e degli imputati, non è ancora finita quando lasciamo l aula. Roma ci ha riconciliati con la legge. Roma non è il porto delle nebbie. Roma è la luce abbagliante sulla guida a fari spenti nella notte della giustizia italiana. n 16 luglio

20 ESTERI FUGA DALLO STATO ISLAMICO Il califfo ci ha portato via tutto Così l avanzata dell armata terrorista di Al Baghdadi sta cancellando il poco che resta della minoranza cristiana in Iraq. Per la prima volta in sedici secoli nelle chiese di Mosul non si celebrano più Messe DI FRANCESCO AMICONE

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