in cammino... Morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù

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1 Parrocchia SS: Ippolito e Cassiano - Comerio Un avventura di comunione Parrocchia SS. Ippolito e Cassiano - Comerio *** Parrocchia S.Giovanni Ev. - Gavirate Parrocchia S.Giovanni Evangelista - Gavirate in cammino... Pasqua 2011 Evento della Quaresima Li amò sino alla fine I giovani pag. 8 Morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù AAA Profeti cercasi Fino a quando potremo sopportare tanta falsità? di A.Lischetti pag. 12 Ma noi sappiamo davvero amare? di R.Lentà pag. 4

2 Di che cosa parla San Paolo? Ci sembrano discorsi astratti, lontani dalla nostra concretezza. Eppure il peccato di cui parla grava con la sue conseguenze sulla nostra vita. Ci sono dei sintomi, che ci parlano di questa presenza e della sua tragica concretezza. Innanzitutto quellʼinfinità stanchezza, che rende pesante ogni cosa, che noi viviamo. Quanto è difficile trovare una gioia vera e spontanea nella vita, la capacità di commuoversi e di entusiasmarsi per le cose, la capacità di sognare e di fare progetti per il nostro futuro. Di fronte alle cose emergono spesso soltanto le difficoltà, gli aspetti che rendono impossibili le cose che vengono proposte, che le rendono lontane dalla nostra concretezza. Di questa stanchezza fanno parte poi le mille paure che trattengono la vita e la costringono in orizzonti sempre più piccoli: gli unici che sentiamo veramente sicuri. Cʼè la paura dei nostri limiti, e ci sono le paure degli altri: di ciò che ci chiedono e di ciò che non riusciamo a dare, la paura di non essere sufficientemente efficienti, e la paura di perdere la nostra posizione nel gruppo degli amici e nella società. Cʼè soprattutto la paura della morte, che è la sorgente di tutte le altre paure... Cʼè ancora tra le conseguenze del peccato il gelo di una vita, raggelata nei suoi sbagli, irrigidita nella delusione nel risentimento, oppressa dei sensi di colpa, incapace di credere ancora alla novità della vita, alla possibilità del disgelo e di una nuova fioritura... Cʼè infine lʼostilità che subentra là dove si perde il fondamento. Allora tutto sembra ostile, allora si vedono soltanto nemici da cui difendersi, allora ci si sente assediati da ogni parte... Le conseguenze del peccato gravano inevitabilmente anche sulla vita della comunità. Uomini non liberi non possono dar vita delle relazioni libere. Uomini non contenti non possono costruire una comunità lieta. Uomini che vivono nella paura seminano inevitabilmente questa paura in ogni relazione, che vivono. Ci lamentiamo spesso dellʼindifferenza e della incredulità con cui la comunità risponde ai doni della grazia. Ci lamentiamo della rigidità della vita comunitaria, irrigidita attorno ad alcune forme e incapace di sciogliersi e di entusiasmarsi per le nuove strade che il Signore le mette davanti. Ci domandiamo da dove nascono tutte quelle ostilità e quelle contrapposizioni che fanno soffrire e feriscono la vita della comunità. Ebbene tutto questo è risultato del peccato. Il peccato personale incide poi sulla vita della comunità. Il peccato genera morte: la morte del cuore e di tutto ciò che esce dal cuore, comprese le relazioni umane. Non Editoriale a caso dal peccato del primo uomo nasce lʼomicidio di Abele da parte di Caino, nasce la torre di Babele, immagine della incomprensione degli uomini, nasce lʼinfinita storia di violenza e di morte che affligge lʼumanità fino ad oggi. La causa ultima è sempre il peccato. La lontananza dalla sorgente della vita rende estranee tutte le sue espressioni anche più belle, il sospetto nei confronti di Dio e del suo amore rende sospettosi in ogni cosa e fa apparire ostile anche ciò che invece ci è dato come dono. La paura di Dio porta direttamente nelle braccia di quella morte che è la nemica di Dio. Dobbiamo, di fronte a questa situazione, risvegliare il desiderio, il bisogno di alcuni passaggi fondamentali, il bisogno di qualcuno che ci dica che è possibile vivere questi passaggi. Ma non ce lo dica a parole, ma dandoci la possibilità di toccare con mano questa possibilità nella sua esperienza. Eʼ per questo che dobbiamo aggrapparci alla Pasqua di Gesù. Essa ci parla di alcuni passaggi, che sono per noi tanto incredibili, da rinunciare persino a pensarli. Ma non solo ce ne parla, ci dà anche la possibilità, aggrappati a Cristo, di viverli anche noi. Cʼè in innanzitutto il passaggio dalla lontananza ad una presenza carica dʼamore. Egli viene a cercare lʼuomo nel suo peccato e nella sua morte. Muore ed è lì che trova lʼuomo e se lo fa vicino e gli offre il suo amore. Perché Cristo ha dovuto morire? Tra le tante cose che possiamo dire per rispondere a questa domanda cʼè anche che ha dovuto morire perché noi eravamo lì, eravamo morti a causa del nostro peccato e soltanto lì, in questa terribile morte, avrebbe potuto trovarci. E così ci ha dimostrato che lʼamore è più forte della morte, che lʼamore sa compiere il cammino dalla vita alla morte (da ricco che era si fece povero fino alla morte e alla morte di croce), ma soprattutto sa compiere il cammino dalla morte alla vita. 2

3 Lʼamore vince ogni indifferenza ed ogni lontananza, crea la prossimità, porta a ritrovare la vicinanza di Dio, ma anche la verità della nostra vita, di noi stessi e degli altri. Gesù compie poi il cammino dalla paura e dallʼangoscia alla fiducia allʼaffidamento. Un cammino che va dal momento in cui nel Getsemani incomincia a provare paura angoscia al momento in cui muore affidando, offrendo al Padre e ai fratelli il suo spirito. La paura è così sconfitta! Anche la morte vissuta nellʼaffidamento, non fa più paura. Gesù ci offre poi la possibilità di passare dalla rigidità alla libertà e alla scioltezza di una vita libera ormai da quelle forme che sono diventate catene. Egli muore solo, spogliato di tutto, libero da ogni forma, e ritrova quella vita nuova che è proprio la vita del risorto, in cui non ci sono più nemmeno le catene dello spazio e del tempo. Muore rifiutato da una religione che era diventata legame e chiusura e risorge come fratello di ogni uomo. Muore povero e rinasce come ricchezza per ogni persona che crede. Infine Gesù nella sua Pasqua passa dallʼostilità allʼospitalità. E richiama che il rifiuto non può vincere. Muore rifiutato ma con le braccia aperte in un abbraccio, che si estende a tutta la terra. Un abbraccio capace di trasformare il rifiuto carico dʼodio dellʼuomo in un abbraccio dʼamore. Sono passaggi importanti per la vita di tutti, che si ripercuotono poi in alcune aperture della vita anche comunitaria. Da questi passaggi dovrebbe nascere innanzitutto una comunità conviviale dove vive la gioia della condivisione, dove lʼesperienza dellʼ abbondanza scioglie ogni paura e ogni dubbio, che ci sia abbastanza grazia per tutti. La Pasqua dovrebbe renderci davvero quella festa e quel banchetto preparato da Dio sul monte, perché tutti coloro, che decidono liberamente di parteciparvi, si trovino accolti e trovino il loro posto custodito. Dovrebbero crollare nella comunità tutte Gesù ci offre la possibilità di passare dalla rigidità alla libertà e alla scioltezza di una vita libera ormai da quelle forme che sono diventate catene 3 Editoriale quelle difese ad oltranza, quelle preoccupazioni fuori misura per salvare il proprio posto, che spingono poi a guardare con sospetto, anziché con gioia e con fiducia, a chi si accosta, magari per la prima volta, alla vita della comunità. Una comunità conviviale è una comunità dove si sperimenta la gioia dellʼessere cristiani, dove la fede non è un si deve, ma un dono e una grazia, dove le relazioni sono buone e non sono avvelenati dalle nostre infinite paure. In secondo luogo dovrebbe nascere da questa Pasqua di Cristo e nostra una comunità aperta allʼospitalità in cui tutto ciò che è altro non dà fastidio ma è considerato una ricchezza provvidenziale per tutti. Una comunità ospitale è una comunità dove le differenze, che spesso dividono gli uomini non hanno più questo triste potere, dove, come dice San Paolo, non cʼè più nè giudeo nè greco, ne né schiavo né libero, né uomo né donna. Certo la differenza allʼinizio fa paura, mette in crisi le nostre sicurezze, ma poi si rivela una grazia grande. Spesso nella chiesa invece si vive arroccati attorno a queste differenze e lʼappartenenza ad una storia anzichè ad unʼaltra, la differenza di condizione sociale e anche lʼesser uomo e donna incidono profondamente nelle relazioni. Una chiesa pasquale è una chiesa libera dove ognuno vive e può dire la sua fede con tutta libertà, dove le differenze non sono più confini ma inviti ad andare oltre, per essere davvero con Gesù. E infine la pasqua dovrebbe renderci una comunità in cui vivono non dei ruoli ma delle persone. Conosciamo tutti le infinite questioni sollevate per difendere i ruoli nella chiesa, questioni che spesso creano situazioni così complicate da essere irrisolvibili. Ci si domanda chi deve comandare, chi deve detenere potere, chi deve prendere le decisioni e come conciliare le diverse figure. Spesso sono soltanto chiacchiere infinite che danno origine a situazioni infeconde. Ma se si abbandonano i ruoli e le figure nella chiesa diventano uomini rivestiti dalla grazia allora il dialogo può essere portato avanti senza preclusioni. Si trovano vie insospettate e impensate di comunione. Si aprono davvero orizzonti nuovi per la vita di tutti. Vogliamo chiedere al Signore, in questa Pasqua, una comunità così. E dobbiamo essere disposti a rimetterci in discussione quando il Signore incomincerà la sua opera in noi e tra di noi. E che la nostra cocciutaggine e cecità non ci mantengano arroccati ai nostri pregiudizi e alle nostre presunzioni! La Pasqua è necessaria perché possiamo tornare ad amare appassionatamente e a credere fino in fondo al cammino che il Signore ci indicherà. Buona Pasqua don Piero

4 Riflessioni Se fossimo sotto la Legge, chi si salverebbe? Chi può dire di essere puro? Chi di noi non si è sentito il figliol prodigo che lascia la Radice, per andare a rincorrere una sete di vita che non porta che alla desolazione? O il fratello che ancora non ha capito niente dellʼamore del Padre e crede di meritarsene i favori offrendogli uno sterile servizio? Chi non si è sentito chiamato in causa quando Gesù chiama i farisei ipocriti, sepolcri imbiancati, che non desiderano in fondo che lʼapprovazione ammirata degli altri? O quando dice che chi avrà chiamato pazzo il fratello è destinato alla Geenna? Chi di noi si sente degno davvero del Regno dei Cieli? Benedetta questa nostra miseria che non ci concede di elevarci in superbia. Questa distanza incommensurabile dalla purezza incommensurabile è attraversata da Lui, che prende su di Sé il nostro male. Da soli non potremmo scontare questo abisso, né basterebbe essere precisi fino al millimetro, come i farisei che pagavano la decima della menta, dellʼanèto e del cumino e non avevano la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Perché Gesù ci chiede lʼuno e lʼaltro, dicendo che queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle (Matteo 23, 23). Ci chiede di aderire alla Legge non come schiavi, ma con amore, perché chi ama naturalmente non desidera fare del male. Ma noi sappiamo davvero amare? Sappiamo comprendere veramente cosa vuol dire farsi da parte, amare in modo disinteressato, non cerchiamo solitamente negli altri una proiezione ai nostri desideri che, delusa, spostiamo altrove? La Bibbia ci svela che per natura siamo Adamo, non illudiamoci di essere di meglio. Non cʼè salvezza che nellʼinnestare il nostro tralcio nella Vite che è Gesù Cristo, perché sia Lui ad amare in noi, Lui a reggere in noi le croci che porteranno a fioritura, Lui a colmare la distanza struggente alla purezza. Ma se da soli non possiamo salvarci Non resta che innestarsi in questo amore gratuito, che continuamente si dà, anche quando non lo sene Lui solo può intonarci al Regno dei Cieli, allora possiamo comunque scegliere di deviare, perderci dietro egoismo ed idolatria (chi non ha come idoli il lavoro, lʼapprovazione incondizionata, la salute, i soldi, il mito dellʼeterna giovinezza, ecc. ecc., di per sé talvolta buoni, ma assolutizzati e quindi fonte di s c h i a - Ma noi sappiamo davvero amare? v i t ù )? San Paolo ci dice di no. Se lo facciamo ci imponiamo un giogo pesante, da cui essere dominati. Proviamo a pensare allʼidolo che rincorriamo di più e a come ci rovina la vita. Se siamo tentati di pensare che è la Chiesa che impone gioghi (Dio ci ha fatto e sa strutturalmente come funzioniamo, per cui ci suggerisce le vie per essere felici, concedendoci sempre libertà), proviamo a pensare a quelli che ci impone il cosiddetto pensiero comune. Dʼaltronde, anche il non peccare è Sua grazia. S. Paolo scrive in Romani 7, 15-18: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. [ ] Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me cʼè il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo. Nel proprio intimo acconsente alla legge di Dio, la fragilità della carne lo porta ogni volta a fare il male. Chi non riconosce in queste parole la propria fragilità, le proprie contraddizioni e miserie? 4 La Legge, che non va comunque trasgredita, per non ricadere sotto il peso del violare la propria natura dove è cosa Sua, è ancora nella dimensione dellʼumano. È presa di consapevolezza della nostra miseria e ci fa comprendere profondamente che da soli non possiamo salvarci. Amore va oltre, è il Suo che si fa pane, opera senza stancarsi, è già lo squadernarsi del divino, è il perdono, la libertà, il ribaltarsi di ogni probabile prospettiva, il canto che si eleva da un matematico pentagramma.

5 tiamo, che regge il nostro stesso fiato mentre respiriamo. Innestarsi, radicarsi in Lui, amarlo vuol dire fare ciò che Gesù ci chiede: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche lʼaltra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Daʼ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dellʼaltissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio (Luca 6, 27-38). Anche la capacità di fare questo è Sua grazia, è Gesù che ama in noi. Chiediamogliela. Bussiamo alla Sua porta, come banali scocciatori che non sanno far altro che chiedere. Certi che non ci vedrà come tali. Perché ci ama, ci conduce nel deserto delle beatitudini per colmarci di Sé, ci porta disegnati sul palmo della Sua mano, come sigillo sul braccio, sul cuore. Roberta Lentà Riflessioni Trent anni fa, esattamente il 13 maggio Papa Giovanni Paolo II viene colpito da due proiettili sparati dall'attentatore turco Ali Agca, mentre si trova in piazza San Pietro per la rituale benedizione dei fedeli. Il mondo rimane alcuni giorni con il fiato sospeso per le sorti del Pontefice, che riesce comunque a superare l'intervento. Di questo fatto clamoroso tutti parlano ancor oggi e, visto l interesse attuale, è stato chiesto a quattro giornalisti di scrivere un articolo su quel fatto. Due sono stati testimoni diretti e due hanno ascoltato alcuni testimoni. Gli articoli sono poi stati sottoposti a dei critici che dopo averli analizzati, hanno notato che esistevano delle differenze, perciò hanno eseguito elaborati studi e sono arrivati alla conclusione che il fatto non è mai avvenuto. È questa una situazione paradossale? A giudicare da quello che sta avvenendo con i Vangeli sembra proprio di no. Molti critici stanno cercando di separare il Gesù storico da quello della fede e poco alla volta, goccia a goccia, una ipotesi dietro l altra, fanno passare le loro ricostruzioni e le loro opinioni come verità assolute. Così alcuni finiscono persino per dire che Gesù non è mai esistito, ma è stato soltanto un invenzione di san Paolo. Che importa se è evidente che anni fa sia successo qualcosa di straordinario che ha cambiato la storia e ha convinto molta gente, sin dai primi tempi, a donare la propria vita per dare testimonianza a quel Gesù. Ma perché così tanto accanimento contro questa figura se non per togliere valore al suo insegnamento e a quello di quei santi che hanno saputo attualizzarne il messaggio? Sostenere che i fatti raccontati dai Vangeli siano racconti simbolici e non fatti effettivamente avvenuti e le parole riportate non siano mai state effettivamente da Lui pronunciate, toglie autorevolezza all insegnamento evangelico, ne toglie il contenuto religioso, lo riduce a parole al più sagge ma fuori moda, per riuscire poi più facilmente a imporre opinioni e stili di vita alternativi. Ad esempio alcuni mettono in dubbio che sia mai stata posta effettivamente a Gesù la domanda riportata nel Vangelo di Luca: Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli - ed egli disse loro: Padre, sia perché Matteo presenta la preghiera invece così: Voi dunque pregate così: Padre nostro, sia perché il Padre Nostro è diverso nei due Vangeli e sia perché non è riportato in quelli di Marco e Giovanni. Secondo questi critici il Padre Nostro sarebbe una formula messa a punto dai primi cristiani, come mostrerebbe anche la diversa formulazione della Dicachè, un testo attribuito ai Padri apostolici detti così perché hanno conosciuto gli apostoli, e sia per il fatto di non essere mai stato citato nelle lettere apostoliche. Questa preghiera sarebbe, 5

6 Riflessioni Quindi loro stessi si definiscono cronisti e, come tutti quelli che fanno questa professione, sono stati scritti con uno stile dipendente dalla cultura di ciascuno che li ha anche portati a evidenziare alcuni fatti piuttosto di altri ed esporli col proprio stile. Inoltre occorre rammentare che la fede che li animava li ha obbligati a scrivere la loro testimonianza badando a essere estremamente fedeli a Gesù per non tradirlo, mentre la maggior parte dei loro critici non necessariamente ha questa necessità, avendo spesso anche altri interessi. per costoro, tratta, come poi avvenne per l Ave Maria, da parti dell insegnamento di Gesù ma non fu mai detta da Gesù stesso. Se per Giovanni, col suo più tardivo Vangelo scritto quando era già a conoscenza di quelli degli altri evangelisti con l intento di arricchire la conoscenza del messaggio di Gesù, si possa dubitare che fosse stato solo un cronista, se non altro per lo stile teologico di alcuni versetti, per gli altri evangelisti questo è difficile. È lo stesso Luca che così si definisce all inizio del suo vangelo: Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Anche se pure lui ha dovuto fare una sintesi perché, come scrive Giovanni: Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. 6 Ecco perché chiunque può più facilmente pensare che questa famosa domanda non fu fatta una sola volta a Gesù e che più volte Lui avesse pregato con loro con le parole del Padre Nostro ma non con parole sempre identiche imparate a memoria. Non facciamo forse così anche noi con le nostre preghiere personali quando attorno ad un nucleo di base noi variamo le nostre parole per adattarle alle circostanze? Le preghiere fatte col cuore non sono monotone ripetizioni di parole. Ecco perché la tradizione orale ne ha trasmesse più versioni tra loro molto simili, tre delle quali sono arrivate sino a noi. Ma questo è forse sufficiente per dire che quello riportato dagli evangelisti non fosse stato effettivamente detto proprio da Gesù o che questi non fossero stati dei cronisti fedeli? Luciano Folpini

7 In Cammino Fede popolare e tradizioni religiose Tradizioni popolari Noi siamo abituati a vedere le processioni dellʼaddolorata nella più tardiva festa (le prime celebrazioni risalgono al 1692), ma in realtà il suo culto sin dalle origini, e ancor oggi in moltissime località, è di norma collegato alla Settimana Santa il punto centrale di tutta la liturgia cristiana. In questi casi spesso la festa di settembre da luogo solo a celebrazioni liturgiche. Ci sono tanti modi per celebrare in modo comunitario la Passione tra cui certamente ci sono le suggestive ed emozionanti processioni che coinvolgono tutti i partecipanti non lasciando nessuno come spettatore, come invece avviene nelle rappresentazioni sacre. Tra queste è certamente tra le più suggestive quella dellʼentierro del Venerdì Santo, che ancor oggi emoziona anche nella nostra zona sia nella sua forma semplice di Germiniaga, dove dal 1696 è portata in processione per le vie lʼurna di cristallo col simulacro del Cristo morto, e sia in quella antica e spettacolare della vicina Mendrisio, cittadina svizzera appena più grande di Gavirate. Addolorata e settimana santa La storia del culto della Madonna Addolorata, le cui premesse si possono collocare alla fine dellʼxi secolo, con le celebrazioni dei suoi cinque gaudi e cinque dolori, ha inizio il 15 agosto 1233, quando la Madonna apparve a 7 nobili fiorentini della compagnia dei Laudesi, che poi istituirono la compagnia di Maria Addolorata, detta dei Serviti e si ritirarono sul Montesanario. Poi con i Francescani diffusero il suo culto prima in tutta Europa e poi in tutto il mondo, con le immagini, denominate di Nostra Signora dei Dolori o Addolorata o Solidad, che venivano portate in processione nella Settimana Santa. Nel Nord Europa, dove Maria è chiamata: Unsere Liebe Frau, la Nostra amata Signora, il suo culto ha avuto grande sviluppo con Carlo Magno che diffuse soprattutto Vergini severe in trono che poi nel corso del ʻ300 portò alla realizzazione nell'europa centrale delle piccole sculture con la Madonna che sostiene il corpo di Gesù. Queste erano denominate Vesperbild, ossia immagine del tramonto o del vespero e hanno ispirato tutte le Pietà, una delle immagini più frequenti dellʼaddolorata. Nel 1506 la regina Juana regina di Spagna, in occasione delle prematura morte del consorte Felipe I, diede vita alla processione dellʼentierro, con la presenza delle confraternite e della Madonna Addolorata (Soledad). Da allora la processione fu ripetuta nelle processioni penitenziali della Settimana Santa e nei funerali degli imperatori. Nel varesotto il culto della Beata Vergine Maria dei Sette Dolori nella Settimana Santa si diffuse per opera dei serviti arrivati ad Angera nel 1487, nellʼabbandonato convento di santa Caterina, ma anche per lʼinflusso di san Carlo Borromeo ( ), della dominazione spagnola e di fatti straordinari come quello di Roma nel 1546 della Madonna del Pianto e quello del 1678 a Varese del miracolo delle tre stelle. Ancor oggi nellʼantico impero spagnolo il suo culto è ancora molto sentito ed è legato soprattutto alla Settimana Santa. Nel 1636 il sinodo di Milano stabilì le norme per le processioni dellʼentierro per la Lombardia. La processione doveva essere effettuata in reverente silenzio dopo il vespero, prima dellʼave Maria. Ci si doveva inoltre astenere dal portar armi, dallʼesplodere colpi dʼarma da 7 fuoco, non potevano venire allestite scene con figuranti, e non poteva esser eseguita musica, in special modo con strumenti considerati profani. La scomparsa al nord di queste processioni fu dovuta alla soppressione di tutte le processioni del 1786, con la sola esclusione di quella del Corpus Domini, voluta da Giuseppe II, imperatore dʼaustria. A Gavirate Anche a Gavirate divenne popolare il culto della Vergine Addolorata a partire dal 1729 quando fu fondata la Confraternita della Beata Vergine dei Sette Dolori che nel 1733, esattamente 500 anni dopo la fondazione dellʼordine dei Serviti, promosse lʼacquisto della statua della Vergine Addolorata che fu collocata nella cappella dellʼallora Madonna di Loreto. Inoltre nel 1760 è stata autorizzata dallʼarcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, a tenere il Venerdì Santo una processione col simulacro di Cristo deposto e con gli strumenti della passione, chiaro riferimento allʼentierro. Processioni oggi Oggi più che mai stanno riprendendo vigore queste spettacolari processioni anche per motivi turistici, ma anche perché, in un mondo suggestionato dalle immagini, le processioni così ricche di simboli e personaggi sono veramente emozionanti e aiutano realmente a rivivere i fatti alle origini della fede cristiana. In alcune località le processioni sono più dʼuna, in alcuni

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10 casi iniziano prima della domenica delle palme e terminano nel giorno di Pasqua col famoso rito dellʼincontro in piazza tra Maria e Gesù. A Mendrisio sfilano oltre seicento persone, suddivise in gruppi, tutte munite di fanali e lampioni di fogge diverse e dipinti con scene sacre ed emblemi della passione. L'illuminazione elettrica è spenta e nelle antiche strade si diffonde, nel silenzio, la calda luce dei lampioni. Tre corpi di musica intonano brani funebri. Grandi trittici trasparenti sovrastano il percorso della processione e raffigurano episodi del Vangelo e dell'antico Testamento. Il simulacro del Cristo Morto, deposto su di un baldacchino rivestito di velluto, è portato a spalla ed è preceduto dai gruppi delle confraternite con gli strumenti della passione e dei misteri dolorosi, da fanciulle, da due bande, ed è seguito da angioletti con la croce e la sindone, dai fanali dei sette dolori, da una banda, da accoliti col Libro Nero, dai celebranti, dalla Vergine Maria Addolorata, dal Bandierone Nero Comunale e dai fedeli. L'impatto è grande e ogni gaviratese che vi assistesse, non potrebbe non rimpiangere il tempo in cui qualcosa di simile avveniva anche a Gavirate e sognare che possa anche qui tornare a rivivere. Luciano Folpini EVENTO DELLA QUARESIMA 2011 Evento Giovedi 14 aprile alle ore in chiesa a Gavirate e Domenica 17 aprile alle ore a Comerio Decisamente no. Parcheggiati nelle nostre comode situazioni di ogni giorno non siamo abituati a vivere, a cercare, a dire la nostra fede per quello che è veramente. Abbiamo poca voglia di ascoltare le cose che ci riguardano immaginiamo le storie del Vangelo che troppo spesso restano, se va bene, racconti letti la sera prima di dormire ai nostri bimbi. Del messaggio di Gesù prendiamo quello che ci piace di più, che in quel momento particolare ci viene più facile vivere o sentire. La fede non è questo. Ce lo ricorda anche la Chiesa che con i tempi forti ci invita ad impegnarci a guardare con più attenzione, e magari grinta, al centro della nostra scelta cristiana. Alla fine di questa Quaresima abbiamo pensato di proporre alla comunità con i ragazzi dei nostri oratori (sperando che siano sempre di più le persone coinvolte ) un momento di riflessione che ci aiuti ad entrare nella settimana Santa rivivendo insieme alcuni degli ultimi momenti della vita di Gesù. Del Signore abbiamo voluto sottolineare la serietà con la quale ha affrontato tutto quello che si è trovato a vivere, la sua umanità, la grandezza del gesto di affidamento a Dio. I tre momenti ci portano a pensare all amore con il quale si può rispondere a tutto, all angoscia dell accogliere progetti non nostri che ci destabilizzano, al silenzio che ci permette di custodire i due precedenti movimenti che si aprono così alla possibilità di un cambiamento, di una vita nuova. A guidarci, i brani del Vangelo che ricordano i fatti della vita di Gesù. Ad accompagnare la Parola alcuni estratti di lettere e scritti dei monaci benedettini della comunità di Tiberine in Algeria, uomini di Dio rapiti e poi uccisi dopo ripetute minacce, per dire fino in fondo l amore sperimentato nella conoscenza del Signore e delle sue parole. L evento raccoglie diversi spunti di riflessione: alcuni canti preparati da un gruppo di giovani che si sono lanciati in una prima esperienza corale guidati dal maestro Alberto Repossi, il coretto dei bambini delle nostre parrocchie, alcune proiezioni di opere d arte e alcuni ragazzi volonterosi che hanno pensato all allestimento degli ambienti nei vari momenti. Questa la proposta ma perché cimentarsi nella realizzazione di tutto questo? Rileggere l esperienza di Gesù nei testimoni scelti è stato uno stimolo prima di tutto per noi, pensare a come presentarlo a chi sarà con noi nelle serate proposte un affascinante sfida, coinvolgere i più piccoli un occasione di essere protagonisti di proposte che a volte rischiano di sembrare un po lontane e quindi indifferenti. Cercheremo quindi di respirare questo li amò fino alla fine tra le righe dei testi scelti, le voci dei nostri ragazzi, immagini e gesti evocativi traccia di una giovane comunità in cammino. Leda 10

11 Chiesa in Italia CONGRESSO EUCARISTICO DI ANCONA Il mistero della fede e il segreto sulla linea Ancona-Fignano Signore da chi andremo? è l espressione biblica scelta per rilegare le tappe, la meditazione e la celebrazione del XXV Congresso Eucaristico Nazionale che si svolgerà ad Ancona dal 4 all 11 settembre Si tratta della confessione che l apostolo Pietro rivolge a Gesù al termine del discorso sul Pane di vita del cap. 6 del Vangelo di Giovanni. Per rimarcare la continuità e insieme la novità dell appuntamento nelle Marche, è inevitabile misurarsi con la proposta del precedente Congresso di Bari che era stato scandito sulla confessione di fede dei martiri di Abitene, che avevano sacrificato la vita sostenendo che Senza la domenica non possiamo vivere. Da Bari ad Ancona ecco la continuità: è l invito a non dare per scontato il nucleo della fede, a tenere aperto il senso del Mistero che si celebra lungo l anno nella pratica della domenica, Giorno del Signore, da custodire anche come Giorno della comunità cristiana, e anche come Giorno dell uomo, di riposo e di festa, di tempo per la famiglia e quale fattore di civiltà. Da Bari ad Ancona ecco la novità: il punto foc a l e d e l Questo è il logo del XXV Congresso Eucaristico che sarà ad Ancona dal 4 all'11 settembre Nel logo sono raffigurati i pesci che rappresentano le anime degli uomini chiamati a essere salvati nelle reti di Dio e dei suoi servi; il mare che nella tradizione giudeo-cristiana è una creatura la cui grandezza è al servizio della divinità; il sole, simbolo della giustizia divina; la patena rappresentata nellʼiconografia dal sole; lʼalba, lʼabito liturgico chiamato alba deve il nome al suo biancore immacolato; la luce che è Cristo; il cerchio che non ha inizio né fine, la terra che ricorda di cosa è stato plasmato lʼuomo e la chiesa che simboleggia la rivelazione. Il tutto naturalmente allʼinterno della scritta XXV Congresso Eucaristico Nazionale Signore da chi andremo? Ancona 4-11 settembre Chiesa in Italia prossimo Congresso di Ancona è racchiuso nel sottotitolo: L Eucaristia per la vita quotidiana. Perché non si tratta soltanto di celebrare la Santa Messa e di ricevere il Sacramento per il proprio beneficio spirituale, occorre invece rimarcare che:«non c'è nulla di autenticamente umano pensieri ed affetti, parole ed opere che non trovi nel sacramento dell'eucaristia la forma adeguata per essere vissuto in pienezza»; infatti, «i fedeli cristiani hanno bisogno di una più profonda comprensione delle relazioni tra l Eucaristia e la vita quotidiana». I testi citati sono di papa Benedetto XVI nell esortazione apostolica Sacramentum caritatis (nn. 71 e 77). In altre parole, forse, anche quando abbiamo un assidua pratica religiosa, noi cattolici italiani corriamo il rischio che essa rimanga rigorosamente circoscritta entro spazi e tempi sacri, escludendo il nostro essere cristiani dai momenti quotidiani del vivere nella famiglia, nel lavoro e professione, nella stessa vita sociale e civile. Ecco l obiettivo posto al cuore del Congresso Eucaristico: scorgere in Gesù la Parola e il pane per la vita quotidiana, la risposta alle proprie inquietudini del cristiano d oggi, che si trova di fronte a scelte difficili, dentro da una molteplicità di messaggi. L uomo ha necessità di pane, di lavoro, di casa, ma l uomo è di più del suo bisogno. È desiderio di vita piena, di relazioni buone e promettenti, di verità, di bellezza e di amicizia. Il Congresso Eucaristico si propone pertanto di mostrare lo stretto nesso che intercorre fra il sacramento dell Eucaristia e cinque ambiti della vita quotidiana: affettività e famiglia, lavoro e festa, fragilità e malattia, tradizione ed educazione, cittadinanza ed immigrazione. Le nostre comunità di Gavirate e Comerio s impegneranno a seguire i lavori del Congresso con la preghiera e, chissà, con una delegazione ad Ancona per prendere parte alle celebrazioni in loco. Un piccolo sogno di chi scrive e del nostro Parroco sarebbe di poter incontrare prima o dopo il Congresso, mons. Adriano Caprioli, vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, Presidente del Comitato Nazionale per i Congressi eucaristici, e anche l arcivescovo di Ancona, mons. Edoardo Menichelli, che è legato misteriosamente a Fignano e alla famiglia Tabacchi da un sottile ma robusto legame di riconoscenza. Sarà lui, se verrà e se vorrà, sciogliere questo piccolo segreto. Marco Vergottini Membro del Comitato per il Congressi eucaristici nazionali 11

12 Cose di questo mondo Questoni di questo mondo In tempi normali i profeti, così tragici, così eccessivi procurano un certo fastidio, risultano pressoché incomprensibili, paiono bizzarri. Alzano troppo la voce, disturbano la tranquillità di tutti, puntano il dito accusatore e, come invasati, giudicano e condannano comportamenti ritenuti assolutamente accettabili, preannunciano l'apocalisse, mentre ammoniscono che la loro sarebbe l ultima chiamata, prima della fine rovinosa di tutto. Bene, dei profeti, oggi, si sente la mancanza. Saranno scomodi e forse impertinenti, ma chi altri, se non loro, potrebbe dare una scrollata alla menzogna imperante? Fino a quando potremo sopportare tanta falsità? Ci sono persone perbenino che ripetono ossessivamente la vita, la vita!, ma si limitano a combattere aborto ed eutanasia e a salvaguardare la nascita e la morte (per carità, va fatto), ma dimenticano (volutamente?) gli anni, e dunque le esistenze e i più gravi problemi sociali, che stanno in mezzo tra l origine e la fine dell esistenza, da noi solo una sessantina di milioni di persone e solo qualche miliardo di uomini sul pianeta [molti dei quali ridotti in schiavitù e alla fame]. Fanno finta di non vedere, di non sentire, di non sapere. Delle loro misere vite, checceffrega. Sono tanti quelli che stimano dei valori eterni l amicizia, l amore, il rispetto, l ospitalità e, poi, con la stessa (ottusa) sicurezza definiscono gli immigrati topi da fogna (non era questa la propaganda hitleriana contro gli ebrei?) e si rallegrano quando un barcone stracolmo di donne e di bambini africani affonda nelle freddi acque del Mediterraneo e chiudono ogni discorso umanitario invocando pattugliamenti lungo le nostre coste con cani affamati, scagliando un paio di insulti e un ordine sprezzante : Tornatevene al vostro paese! Che strano, non riusciamo a ricordare neanche un nascosto versetto biblico che possa essere tradotto con Föra di ball! L ira è un erbaccia, l odio è l albero, diceva Sant Agostino. Se poi qualche ingenuo (Papa compreso) richiama alla coerenza di vita, alla congruenza tra valori e comportamenti viene definito bieco moralista. Sarà. Di questi tempi capita sovente di sentire parole provenienti da un disco rotto, che fanno così: Ciascuno fa quel che vuole a casa sua. Un conto è la morale privata, un conto è quella pubblica., perché si dice - quel che conta non è conoscere l affidabilità di una persona, ma quanto quell uomo o quella donna ha saputo dare alla comunità. Ah sì? E perché allora non ci affidiamo a un chirurgo competente e preparato, ma incline a sbronzarsi o a fumarsi qualcosina, certo a casa sua? E perché non mettiamo i nostri figli in mano a un insegnante capace, ma noto per qualche sordido vizietto, certo a casa sua? E perché non facciamo amministrare i nostri beni da un commercialista che s è fatto la galera, certo per problemi personali? E poi, è una ben strana (anti)morale: vale solo per i potenti, loro invece d essere d esempio, stanno al di là della morale, anzi difendono orgogliosamente la loro vita abietta. E quelli che osano lamentarsene, minimo si beccano del comunista, o del fazioso, che poi è uguale. Del resto un mare di cattolici, invece di rivelare almeno un lieve disagio, applaude e giustifica, beh, magari in cambio di qualcosa, già la vita, la vita, la vita, beh, ma non solo No, non può essere stato mio figlio, E poi non era l unico, è stato tirato dentro dagli altri. E comunque è stato sicuramente provocato. Così risponde il genitore medio quando la scuola convoca la famiglia per informarla di qualche malefatta compiuta dal figlio/a. Prima ancora di conoscere i dettagli del fattaccio che ha visto protagonista il piccolo Attila, mamma e papà hanno già trovato come tirarsene fuori. Loro, in realtà, mentre spudoratamente riaccusano e minacciano col viso torvo e alzando anche la voce, conoscono bene la verità, perché tra le mura domestiche il bambinello lascia continuamente i segni brutali della sua presenza. Già, che schifo, però questa è la prassi. Anzi, nel pomeriggio quando la tenera fiera rincasa, si provvede a fargli trovare un regalino, un videogioco, per esempio, così sta buono. Che genitori modello, che bambino fortunato. Così, tanti grandi allevano i loro figli. Che ne sarà di loro? E quando quelli diventeranno, a loro volta, adulti, che società avremo? Avanti, allora, con i profeti. È forse l ultima spiaggia. Questa volta non ci interessa vedere contro chi i profeti si lanceranno (siamo un po tutti colpevoli, a grado diverso) e neppure cosa predicheranno (ci pare di saperlo). Ma, per favore, che facciano presto e che siano spietati. Angela Lischetti 12

13 Vita della Comunità Vita della Comunità Un avventura di comunione Eʼ già passato, ormai, q u a l c h e anno da quando il nostro card. Dionigi Tettamanzi spiegava il vero significato della comunità pastorale. Anche allʼinterno della consulta giovanile e dei consigli pastorali parrocchiali si è sempre parlato e discusso di questo tema. Molte persone, ancora oggi, sono confuse da quello che accade allʼinterno delle loro parrocchie e non sanno spesso trovare una spiegazione positiva al cambiamento che la Chiesa sta vivendo. In questo articolo si vuole riflettere e dare chiarezza allʼobiettivo che anche Comerio e Gavirate raggiungeranno con il tempo ovvero: La comunità Pastorale. Per Comunità Pastorale si intende non unʼinsieme di parrocchie ma, bensì, una comunione di parrocchie unite tra loro dallo spirito della fede e dal coraggio di annunciare anche oggi, in questo mondo spesso indifferente e individualista, la parola di Dio. La comunità pastorale ha lʼimportante compito di mantenere viva ogni singola parrocchia testimoniando la vicinanza della chiesa nei momenti decisivi della vita: la nascita con il Battesimo, la crescita con lʼoratorio, le decisioni: il matrimonio, la sofferenza e la morte. Questo, però, è possibile solo mettendo da parte lʼindividualismo e costruendo, invece, una comunione vera fatta di stima reciproca, aiuto e dialogo. Alcuni pensano che questo cambiamento possa portare ad una dominanza di alcune parrocchie su altre e vedere, quindi, nel vicino di casa non un amico ma, un nemico dal quale difendersi; al contrario, invece, tutti allʼinterno della comunità pastorale possono collaborare affinchè ogni parrocchia abbia una vita bella e sia cioè una Chiesa tra le case vicina alla vita della gente. Un esempio concreto è stata la costituzione di un unico consiglio pastorale di Comerio e Gavirate per seguire insieme la strada verso una comunione nella fede. Da qui sono nate molte iniziative positive come ad esempio: gli incontri mensili tra le catechiste, la catechesi per gli adulti e per i giovani e gli incontri domenicali nei due oratori. Eʼ, perciò, controproducente limitarsi a dire che la comunità pastorale abbia portato solo alla cancellazione delle messe nei due paesi senza sottolineare che, ogni domenica, allʼentrata della chiesa e possibile ritirare un volantino ricco di proposte, iniziative e ancora più importante Parrocchia SS. Ippolito e Cassiano - Comerio *** Parrocchia S.Giovanni Ev. - Gavirate di momenti di preghiera. Molte sono le difficoltà e molte ce ne saranno nel formare la nuova comunità pastorale ma questo non deve scoraggiare la volontà di ognuno di noi nel testimoniare, compiendo qualche sforzo in più, la parola di Dio. Paolo Leoni Dal 22 novembre data della morte del nostro Parroco Don Augusto, che per 35 anni ha guidato fino all ultimo i suoi parrocchiani nel cammino di fede, celebrando la Santa Messa, nonostante la sofferenza fisica che, specie nell ultimo periodo, ne indeboliva lo spirito - la comunità di Comerio, da un momento di smarrimento iniziale si è vista catapultata in una nuova realtà fatta di cambiamenti, di rinunce, ma anche di arricchimenti sia dal punto di vita spirituale che da quello umano. Il sentore che da un momento all altro si sarebbe dovuti transitare nella realtà della Comunità Pastorale era già nell aria, anche se era vista come una possibilità non proprio vicina. Il rapido passaggio causato da una dipartita improvvisa ha colto alle spalle un po tutti noi abituati alla figura di un Parroco sempre presente. Non siamo ancora in clima di Comunità Pastorale visto che il cantiere del decanato di Besozzo è ancora aperto, ma sicuramente la prima solida pietra è stata già collocata. A decorrere dal 23 novembre 2010 è stato nominato Amministratore Parrocchiale, mantenendo anche i precedenti incarichi, Don Piero VISCONTI, Parroco di Gavirate, determinando così un effettiva unità tra le due parrocchie. Compito sicuramente non facile da svolgere anche in considerazione degli innumerevoli impegni comunitari da rispettare e garantire, ma, guidato dal Signore, Don Piero ha già fatto un grande e graditissimo lavoro. Non ancora da tutti è stata ben recepita la situazione attuale, con particolare riferimento alle persone anziane e a chi era abituato a partecipare ad alcune Sante Messe, attualmente soppresse per ovvie ragioni. L oratorio ha aumentato le attività dando anche la possibilità di organizzare incontri congiunti per bambini, ragazzi e adulti. Giova sottolineare anche che qualche mese prima della morte di Don Augusto, la comunità di Comerio ha visto anche la perdita, per trasferimento ad altra sede, delle tre Suore Francescane della Scuola Materna, ulteriore mancanza di ricchezza spirituale, anche perché impegnate costantemente nelle varie attività religiose. Un sentito ringraziamento a tutti i parroci che - a vario titolo - si alternano per garantire le funzioni religiose e che assicurano costante vicinanza con nostro Signore Gesù Cristo. Grazie Gesù, grazie! Mimmo 13

14 Gruppo Catechesi familiare Ma Milano è solo la città delle banche, della borsa, della moda e dellʼhappy hour? O forse, piuttosto, cela (e davvero molto bene) un suo fascino artistico, una storia antica e prestigiosa, una tradizione religiosa secolare? Ebbene, è proprio così, però bisogna essere curiosi, non fermarsi alle apparenze, scovare con pazienza, dietro la Milano da bere, una Milano ritrovata. Eʼ quello che abbiamo fatto noi, Gruppo Catechesi Famiglie in un bel sabato di marzo dal sole terso e luminoso e con una temperaturina tiepida e primaverile (anche questo tanto per sfatare lo stereotipo milanese della giornata umida e grigia!) Naturalmente il nostro punto di partenza in loco, dopo il tragitto dʼobbligo Gavirate-Lampugnano, non poteva che essere la romanica Basilica Martirum, meglio nota come santʼambrogio, sempre suggestiva col suo atrio porticato e la solida facciata a capanna, così legata al modello del casale padano. La vera scoperta però, un poʼ per tutti (ed eravamo parecchi tra adulti e bambini di tutte le età), è stata certamente la chiesa di san Maurizio, non solo perché da poco riaperta al pubblico, dopo il recente restauro, per cui molti di noi non lʼavevano mai visitata, ma perché si è dimostrata allʼaltezza della sua fama, per nulla usurpata, di Cappella Sistina lombarda, tutta affrescata comʼè su ogni parete (compreso un suggestivo tramezzo, che la divide nel senso della larghezza e che separava nel ʻ500 e fino alla fine del ʻ700 le monache dai fedeli) dal grande Bernardino Luini e dai figli, tutti lombardi naturalmente! Con passo di marcia da gruppo vacanze ci siamo diretti, senza privarci tuttavia di una fantastica colazione in una delle più note pasticcerie del capoluogo, a visitare un altro gioiello: la bramantesca san Satiro, dove naturalmente il gioco illusionistico-prospettico del finto coro ha letteralmente incantato i bambini, che non credevano ai loro occhi (neppure molti adulti, in realtà!). Il Duomo però ci aspettava, o meglio lʼarciprete monsignor Luigi Manganini, che ci ha accolto con grande ospitalità, per un momento di preghiera comunitaria, in occasione del IV Centenario della Canonizzazione di san Carlo, guidandoci poi nei sotterranei dalla Cattedrale Metropolitana, alla riscoperta delle antiche tracce paleocristiane del Battistero di san Giovanni e di santa Tecla: un vero viaggio a ritroso nel tempo, oltre che nello spazio di quei pochi gradini. Dopo il pranzo spartano a un self-service (e chi pensa a mangiare di fronte a tali nutrimenti per lo spirito!), ci siamo incamminati per le strade di una città allegra e vivace, già pronta a vivere un week-end di shopping e relax, favorito dalla incipiente bella stagione. Con un colpo di fortuna, siamo riusciti a bypassare una lunga coda di visitatori e ci siamo intruffolati nel salotto di don Lisander, al secolo Alessandro Manzoni. Finalmente, lʼultima meta, la basilica di san Simpliciano, con una guida dʼeccezione, il teologo don Giuseppe Angelini, che nella magnifica cripta dellʼaustera chiesa sbarocchizzata e recuperata alla sua sobria fisionomia Vita della Comunità antica, ha condotto per noi una bella riflessione sul vangelo della Samaritana (Giovanni, cap. 4). I bimbi a quel punto erano tutti stanchi e un poʼ spenti per i ritmi intensi della bella gita, ma si sono subito rivitalizzati con un cono gelato in via Solferino. Il motto della nostra missione recitava: «Faremo bottino» di immagini, colori, parole e suggestioni. Fatto. Missione compiuta. Alla prossima. Rita De Santis 14

15 Vita di Comunità Giovedì 7 Aprile il Gruppo 3^ Età delle Parrocchie di Gavirate e Comerio, ha effettuato una giornata di spiritualità presso il Santuario della SS. Pietà di Cannobio, in preparazione della Pasqua. Don Piero ci ha guidati nel momento della riflessione, commentando il testo del Vangelo che riguarda lʼapparizione di Gesù Risorto a Maria di Magdala, Gesù si rivela alla Maddalena chiamandola per nome. In quel preciso istante la donna lo riconosce, torna a sperare, diventa testimone entusiasta della Resurrezione di Gesù e sua fedele discepola per sempre. Gesù chiama per nome anche ciascuno di noi, ci invita a seguirlo giorno per giorno, nella vita concreta, con semplicità e fidandoci di Lui. Per noi della 3^ età, che abbiamo già percorso un significativo tratto della nostra esistenza, Gesù ci invita a non volgerci indietro, a non provare nostalgia per il passato, ma a guardare avanti con speranza perché Cristo è la nostra Speranza. 15 La storia del santuario ci è stata illustrata dal rettore, con una conferenza che ha preceduto la visita guidata all'interno della Chiesa. All'inizio ci fu un evento miracoloso accaduto nei giorni 8, 9, 10 e 28 gennaio 1522, poi ancora nei successivi 4 e 27 febbraio, quando un dipinto su pergamena di piccole dimensioni (cm 27,5x30) raffigurante Cristo in Pietà tra Maria e Giovanni Evangelista, grondò lacrime e sangue alla presenza di testimoni e quando dallo stesso dipinto si staccò una costola sanguinante, proporzionata alle dimensioni dell'opera. L'icona della Santa Pietà era montata su una tavoletta lignea ed era collocata in una saletta al piano superiore dell'abitazione del nobile Tommaso Zaccheo, affacciata sul lungolago fra altre case signorili. A partire dal 1524 furono ristrutturate le stanze superiori di casa Zaccheo, cedute poi alla Confraternita della Devozione e si ottenne un unico oratorio, dotandolo di un atrio antistante il lago mediante un prolungamento terrazzato sorretto da un portico e raggiungibile da due scale laterali. Dal 1575 al 1614, con il sostegno economico degli abitanti del borgo e dei devoti, fu eretta e completata la struttura muraria dell'attuale edificio, voluto da S.Carlo che ne affidò il progetto a Tibaldi. Il piccolo dipinto su pergamena raffigurante Cristo in Pietà è custodito entro una nicchia ricavata al centro dell'altare maggiore del santuario, al di sotto della tavola di Gaudenzio Ferrari. Anteriormente un vetro di antica fattura protegge e ne consente la visione. La Sacra Costa fu invece collocata nella Chiesa parrocchiale di S.Vittore, dove si trova ancora conservata nel reliquiario donato nel 1605 dal cardinal Federico Borromeo e ogni anno il 27 febbraio viene portata al santuario con una solenne fiaccolata. Le stoffe intrise di gocce di sangue sono racchiuse nell'urna posta sotto la mensa dell'altare maggiore del santuario. L'analisi eseguita nel 1922 da padre Agostino Gemelli vi accertò la presenza si sangue umano. La nostra giornata di spiritualità si è conclusa con la Celebrazione Eucaristica Il gruppo della 3^ età

16 Una storia Eʼ bella e forte nellʼiconografia cristiana lʼimmagine del Cristo che risorge, che tende verso il cielo al quale sembra invitarci,che trionfa,che ci irradia di luce. Eʼ Lui la nostra Pasqua,passaggio dalla morte alla vita, dal buio del peccato,allo splendore della grazia. Cerco sempre nel nostro quotidiano i segni di questa Pasqua. Ne ho trovato uno significativo in una serata di qualche tempo fa allʼauditorium della Whirpool dove ho conosciuto i ricercatori del laboratorio Stefano Verri che opera a Monza in supporto dellʼazienda ospedaliera San Gerardo. Questo laboratorio è nato da un grande dolore e da un immenso amore, quello dei genitori di Stefano, mancato alcuni anni fa da una grave forma di leucemia che, con determinazione e grande generosità, hanno operato, perché ad altri fossero date le opportunità negate al loro ragazzo. Nel giro di pochi anni, partendo da un presepe di cioccolato con cui il signor Emilio Verri, si è presentato alla Whirpool, è nata questa splendida realtà, alimentata dalla generosità di una lunga catena umana. Sono rimasta profondamente colpita dalla professionalità di quei ricercatori, ma più ancora dalla loro passione, dalla loro semplicità, dal loro tono senza enfasi. Quei giovani medici hanno raccontato (ed io dentro vi ho letto la fatica e la gioia della fatica) il loro lavoro di ricerca ed anche i primi importanti risultati. Ci hanno introdotti in un mondo complesso mediandolo con la semplicità del loro linguaggio e con lʼatteggiamento di chi presta un servizio. Ci hanno regalato un momento di grande emozione. Ed io a quallʼauditorium ci ero arrivata un poʼ casualmente, seguendo quel presepe di cioccolato del signor Verri che mi aveva fatto sentire un piccolissimo anello di una lunga catena di solidarietà e di amore nella quale ero entrata per una triste disavventura capitata ad amici. A Martino, tenero cucciolo di Carlo e Cristina un giorno fu diagnosticato la terribile malattia, una forma di leucemia fino a due anni addietro incurabile. Grazie alla ricerca Martino ce lʼha fatta! Un miracolo? Sì quello dellʼamore, della generosità, quello di una realtà che non appare, che,però opera però in maniera sommersa,ma comunque capillare, tenace, coraggiosa, alla quale ciascuno di noi può contribuire, magari anche acquistando un presepe di cioccolato a Natale o un uovo di cioccolato a Pasqua! Vita di Comunità Il progetto dellʼoratorio sta facendo il suo iter. La Curia di Milano ha dato il suo parere positivo per la realizzazione dei lavori di ristrutturazione dello stabile dellʼoratorio. Ora si sta preparando il progetto definitivo da sottoporre al parere definitivo della curia stessa e dellʼamministrazione. Ci vorrà ancora un poʼ di tempo, ma ci sono concrete speranze che il sogno veda la sua realizzazione. Intanto contempliamo alcune immagini di come potrebbe diventare... 16

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