SECOXD.l EDIZlO:'iE. lll'cstj.a.t... OQc PARIGI, SCDU DE CORSE. \\\\\\\IIIl \\\\lii1llliiiii II. o _

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1 SCDU DE CORSE \\\\\\\IIIl \\\\lii1llliiiii II o _ SECOXD.l EDIZlO:'iE NOTJBIL~ENTE COa&~TTJ, ~CCaESCI~TJ, El) lll'cstj.a.t... OQc PARIGI,

2 DIÛNÛMACHIA) POEMETTO EROI-CO~nCo.

3 DIÜNÜMACHIA; POEMETTO EROI-CO!\IICO DI SALVADOR VIALE. SECOXDA EDIZIOXE DALLA STAlIPERIA Dl CRAPELET. :XOT.1BILllE~TE COllllETT.J.,.I.CCB.ESClt:TJ,., ED lllt:stil.at... QOQ PARIGJ, PRESSO P. DUFART, LIBRAJO, 18,3.

4 A SUA ECCELLENZA '"'--.-_.. IL SICNOIt C01'iTE CA-RLO ANDREA POZZO DI BORGO, Tenente Generale delle Armate di S. lu. r Imperatore di tntte le Russie, suo ajulante di campo generale, suo.!.mha.sciatore Straordinario, e Plenipotenziario presso S.1\I. Cristianissima. Cavaliere degli ordini di S. Alessandro "Yewsky, di S. Anna, di S. Vladimiro, di 5. Giorgio, dell' Aquila Rossa di Prussia, di S. Carlo m, Re di Spagna, Commendatore dell' ordine di S. Luigi di Francia etc., etc., etc. L'OPERE di spirito più al talento debbono essertjibutate> ch' alla dignità> e al[ opulenza. La fortuna> ed il lustro> ch' in!,,,i risplendono, sono

5 --- -'- il più graruf ejjètto, ed il men dubbio elogw dell altez=.a dei vostro ing~arw, e dife1ukmo da ogni taecia ~ aduuôone childujue v' appella und de' più grantf uomini.1 di cui $' onori la Corsica. Permettete d..utujue.1 ch' zm' oscuro 'VOstro Compatriota tragga dalvostro Mme quasi un raggw della luce, che lo illustra, e ne fi-egi il primo frutto de' subi talenti. Troppo zunile, e scarsa sarebbe invero z: ojferta, se pressa di Vai Mn n' accrescesse alcun poco il valore quel ddce interesse, ch' i rapponi patrj soglion prestare a1le pm picciole case. Sovenle le minuteparticalarità., meglio che gli oggettigrandiasi, 0 presenjo.ti in massa, risvegliarw nell anima it' più grate ri.cordan=~_ Fra le pompe della Corte di Giorgio II, il Duca ~ Argyle brillava digioja allavista ~ un plaid Scozzese, o ~ UM scal=<j montanaro ~ Inverar.r; nè le canzoni marzi.ali di Tirteo, nè le più tenere poesie di Gesner produssero mai l' 1Jetto, che solea destare col ra~es-vaches la conuzmusa dei pastore wiz::ero. Serwnchè, Mve l'utilità. deifine passa giustificare, 0 compensare in un opera la tenuità delrargomento,forse conpiù ragione che non accolse il nepole ~ Urbano VIII la Secchia rapita, e il Presidente di Lamoignon le Lutrin, accetterete Voi la Dionomachia, sebbene a quei due poemi sia tanto inferiore nella scella delf argomemo, quanto lo è pel' avventura nel merito poetico. Forse l' unico merito, di cui possa io vantarmi in questa, come in quai siasi altra mia letteraria fatica, è l' aver'io impreso a lottare co' nwltiplici ostaeoli, ch' un ingûlsto destim oppone in quest' Isola d cuùon degli ameni studj; ed ardisco dire che, se non altro, questo coraggio ha qualche diri.tto al vostro benigno aggradimento. D~"1latevi ~ accogliere in unconquesta tenue t1jèrta i sensi ~ aùa slima, e di rispettosa devowne, con cui mi pre,,"ïo ~ essere. Vostro umiiis UloO ubbi.dsmo seno e compatriol:a S. VIALE.

6 A CHI LEGGE. P~r cm l~ C4gWfl cjo~ t:nju1 gut::rr4.' PI!.TB.. IL poemetto eroi-comico, ch' or notabilmente accresciuto e corretto si riproduce al Pubblico,.. ha commune con tuttigli altri poemi la realtà d'un fatta, che n' é il fondamento e ilsoggetto, e che viene accennato nel ritolo cleu' opera, il quale, per esprimerlo in una sola parola, fu d'uopo traite da! greco.61a: o,~, f'd.z'l, guerra per l' asûw, efl:.marne Dionomadzia. È verissimo ch'in Corsica nel distretto, ossia Cantone di Marana nella settimanasanta dell' anno 18I::! un asino morto trovato a caso nella puhblica strada nel momenta in cui celebravasi una solenne processione, suscito fra due popolosi villaggi una fiera ed ostinata d:iscordia; che da una parte e dall' altra si diede au' armi; che i due popoli si tennero vicendevolmente per più giornî in uno statodi blocco, e postarono sui rispettivi confini sentinelle colla parola; che quel cadavere, creduto disonorante ed infamatorio entro il circllito territoriale de' due paesi) fu più volte portato e riportato da un gran numero di gente armata on in un paese, or nell' altro, ed or gettato presso alla porta della Chiesa di Lucciana, ora impalato sul 1

7 A CHI LEGGE. A CHI LEGGE. 3 campanile della Chiesa dei Borgo; che seguirono d'arobe le parti moite atchihugiate; e che sarehbe senza dubbio succeduta una ~ou:inosaguerra, quai viene in questo poema descritta, se la prudenza dei Maire di LucciananOD avesse affin to1to di mezzo e împerscrutabilmentesotteitatoque1sozzocarcame.ecco in breve la somma de' fani, che poi da! poeta alterati, aocresciuti, e modificati seconda sugaerivao'u la fado 0 tasia 0 esigevano le nuove circostanze e situazioni da lui ~trodotte, empiono ora un poema di otto cantï.. Fra le tante correz.ioni, con cui r autore in quest.'\ nuo~a edizione sopprimendo 0 modificando moiti passi haprocuratodi rimuovere dairanime semplici 0 schive agni occasionedi scandalo, egli non hapotuto appagare la zelo burbero degli ascetici 6no a togliere dal poema l'intervenlo degli esseri soprannatnrali della DOstra religione. Egli non si cura d' ~o>gradirc o disaggradire a coloro i quali bramerehbero ch'ogni nuovaopera fosse serittaingui.sa da poterservire, per d:ir COSI, alla lettura de' refettorj. Ei prega SOltaDto il lettor sana ed impaniale a ben distinguere in lui il poeta da! buoo cattolico; e siccome si distin~ono o sempre questi due caratteri ne' moderni scrittori, che soglion presentarein poemi di gravee seriasille glidei dei Politeismo, COS! distioguerli del pari in colui, ch' in quaiche.occasione faccia intervenire in un poema piacevole gli enti invisibili dei Cristianesimo. S'im- ) puri, se si vuole, a fallo deu' autore la scelta dei O'eo nere e del soggetto di questo poema; ma non gli s'apponga a colpa 1'U50 de' mezz.i neœssa.rj per ben trattarlo. li p.oema epico-comico essendo, duo cosi, una scimieria,.0 ridicoja contraffazione deu' epopea, dey' essere necessariamente soggetto a tutte le regole dei poema eroico, e quindi alla principale fra tutte, che richiede, corn' uno de' principali elementi dell' epica poesia, il Meraviglioso, ed il Grande. Anzinel poema eroi-eomico rendendosi tanto più necessario piprestare agii oggetti una ta! quai mimica sublimità, quanto il poema per la te~uità dei soggetto sarà men' atto ad attirare e fissar perse s.tesso r attenz.ioo'e e r interesse dei lettore, ne consiegue che nella Dion.omachia, forse più ch' in ogni altro precedente poemetto di simil genere, doveva a"ver luogo il machinismo sopraonaturale. Nè questo machinismo poteva certo esser altro infuori di quello ch'offeriva la religione dei tempo e delloco. L'in,tervento degli Dei gia si stantu e screditati dei p~<tanesimo poteva egli essere ragionevoimente applicabile ad un fatto succeduto fra due paesi cattolici, ch'ha per motivo e fondamento una celebrazione di ca~ttolici riti? Do \'easi imitar Tassoni) che fè p.arteggiare Apolline e Bacco a clifesa de' devoti di S. Petronio e di S. Gemignano; e doveansi qui la milionesima volta rifriggere con im~o-ini da Collegio quelle Divinità scolastiche,

8 " ch'or ne'l"usi non han più ch' un' esisten7.a metonimica ed allegorica, 0 ch' altro,aiore non banno che quello d'un al1usione 6lo1ogica? Xè poteasi) se Don ischerz.ando., introdurre in un poema scherzevole gli agenti sovrumani della nostra rejigione, senz' alterare il coloritodel1ostile eroi-oomico ; siccomed' altronde non poteansi introduite dignitosameote in un poema di si basso soggetto, senzaneppîùdegradarela lordîgnità. (;00 sti1e irrifiessivo e festetole) il quale non mostrasse nel poeta r aria di parlare avv1satamente e da senno, era forse più adatto d'uno stil sostenuto e contegnoso 3. togliere da! poema ogni apparenza d' irreligiosa ironia. A CHI LEGGE. A CHI LEGGE. 5 n'un altro fallo io dovro scolpare r.utore della. Dionomachia presso le persone d'austera morale; cioè di motteggi3r qualche '\"olta pîù arditamente che nol permetterebbero il rispetto ed i riguardi dovuti ai lettori ~ 0 alla qualità degli oaretti che talor ali "" " avvien di trattare. 1\130 quelb Iihertà, che Favorisee gli slanci deu' imaginazione, e che quindi tanto è necessaria nella poesia, è l'essenziale elemento della poesia piacevole, ove appuoto dee dominare quella fantasia briosa e svolazzante, che si chiama capriccio. Per muovere il riso, convien plccare e soddisfare quella viva curiosità, convien' eccitare queua piace.vole meraviglia, ch' in noidestail contrasto d' un'idea cogli usi, e colle conv-enienze, yale a dir con cio che!uole e dev' essere. li presentare adanque delle scon.v.enienze, delle difformiti. 0 difetti morali, l'emanciparsi dallinguaggio di sogge-..üjn.e, il direspiattellatamente dell~eose chele riserve ed i riguardi ordioarj. non permetterebbon di dire, gliè cio che principalmente ar..-ti.tuice il ridicolo. Se si prin. un poeta. bernesco di questa libertà., purchè non degeneri in impudenu, gli si tarpa il genio. Questa verità si asserva perfino in quella classe d'uomini vili, che. riducono il taleota di banellettare ad una speculazione parasitica. 1Monarchi, per farsi trar delle risate da' buffoni di corte.,. debbon permettere ch: essi infràngano impu.nemente le auliche liturgie, dehbon loro menar buone delle impertinenze, e debbon ridere a spese ~e~ loro venerabilità. Si annoterino tutti i lepidi scriiwri. da Aristofane fino a' dl nostri inclusivamente il Canonico Pulci, il Canonico Berni. r Arcivescovo della Casa, il Yescovo Bandello, Mon.. signor Sergardi) il Curato Rabelais, l'arcidiacono Swiftec. ec. ; e si scorgerà tutti essersi nel motteggiare arrogati il privilegio d' una franca libertà, per non dire d'nna sboccata licenz.a. Leggasi il Ricciaroetto di Monsignor Fortiguerri) evi s' inoontreranno tratto tratto de' motri Plù liberi che neha Dionomachla, la quale pur non è opera d' un Prelato'di mantelletta. Aggiungasi nel caso DOstro che il poeta anche per conformarsi al carattere de' personaaai introdotti 0"

9 6 ha dovuto sovente prest>.r loto quella cert>. lihertà di dire, cbe distingue d' ordinario la vivacità e la œ rer.za. A CRI LEGGE. Rispetto alla descrizione de" caratteri è inutile cb' io qui applicando cio che SOpTa bo bastetolmente dichiarato, osservi che neiretopeje e Delle nioni d Y un poema ridetole non poteansi presentare che caratteri risibili ; e cosi fè perfino 10.scro.poloso autore dei Ldrin ~ il qoale DOD annojo il suo lettore, se non quando si avvisô di frammisc.bia:re in meno a una cinrma di preti pani il modello d'un nom sa"agio e assennato nel Presidente di I.amoignon~ Ciô che qui più import.3 di notare si è, che coi ridîcoli caratteri 1 tratteggiati in tutto il corso dei poema, l'â..utore, il quale quanto lontano pel' posirione e per sistema di vivere da ogni cagion di malel'"olenz.a, altrettanto presso di chi famigliarmente il conosce è alieno per carattere da ogni spirito di malignità, non intese mai di desi"onare e di offender persona. 1 persona"agi, ch' agiscono in questo poema, trattone alcuni subalterni, di cui egli ha espresso il vero nome, e che non ha mai tacciati di veron difetto infamante, son tutti Basti ptt ogni esempio il c:arattere di crapuione, ch' in due tr3tti allusivî del,ô ~ 6 canto viene attribuito 3:1 Yescovo introdouo nel poema. On 1: troppo nota la temperanu Del Tiuo deu' attua.l Vescovo di Corsica, per isgombrare dau' animo di chi loegge ogni sospetto di ~tîï.l personalc:. A CHI LEGGE. 7 ideali, e i. 101'0 caratteri astratti e fittizj, e fol'se a niun' individuo pt'opriamente convenienti, comeché da! poet>. foggiati su1i' idea, cbe gli atean data. di aicun.i reprensibili costumi, moiti tratri in differenti persone da lui raccolti. In somma i caratteri, come i nomi degli attori, son patrj, seuz' esser personali; e r:a utore protesta di neppur conoscere le persone cbe qualche maji"ono commentatore potrebbe stortamente interpretare ater lui hersagliate. Non poehi letton ~OTadirannoe nm'prote:reranno. airautore la fritolezza e meschinitâ. delsoao-euo dei ~~ suo poem.a; e già parmi veder parodiar contro lui da taluni il Ters<> di Petrarea da me applicato ai Mara- nesi: Pero che lien eagion c:he lunga frottdl4! o il verso d'ora7.îo: Essi si meraviglier.umo ch' uno scrittore, qualunque ~Ji siasi, non abbia sdegnato di farsi una lunga e grave occupazioned'un' opera di COStscarso interesse, nella cui lettura essi crederan forse mal' occupati due giorni. Ma il Filosofo, che associando e generalizzando le sue idee, rapprossima e rao'~ao'lia o!?lli titi b b cosa, e chequindi vede sempre nel piccolo l'imagine dei grande, vedrà qui espresse in miniatura le grandi scene di lunghe e sanguinose guerre che ci s' offrono

10 8 A CHI LEGGE. talora fra le più culte e popolose nazioni per oggetû proponionalmente nulla più rilevanti del1' mua dl liiarana. Il filosofo Tede tutti gli oggetti egua1i, quasi elenndosi al disopra dei litello commune su quel!' altissimo osservatorio, su cui Luciano induce Mercurio a fijosofar con Garante sulle umane bazucole nel SUD dialaga intitolato Gli OS5e1VatbN. Eceo un passo di quel dialogo, che qui occorre molto acconciamente : Dimmi, 0 Mercurio, chi son là quel, combattenti, e perquai ragione con tanta rabhia scambi.evobnente s'uccido/u}p-son qtu:sti Cli Lirgipi, e i Loade1lWni. Ve' colà il prode generale Otriade, cfte semwwoperle tantefiritecolditn intinzo nelsul)sangue segna in sul trq/c<j fiscrizione delsu() trio'!fo? - Olt! quaifa la causa disifiera battaglia?- IndovinaIa.... Quelpezzo diterra su cui ccm/;atterono. - Ok scüxchi.' oltjôrsennati! Parlando non al filologo, ma al 6Josofo, io mi penso che questi non porci differenza alcuna dagli Argivi e Lacedemoni ai Borghigiani e Luccianesi, e da Otriade a Pancotto. DIÛNûMACHIA, POEMETTO EROI-COMICO. CAKTO PRI~O. la canto la civil funesta guerra; _-on già quella, che in Roma orrihi!' arse Pel contrastato imperio della terra, E di sangue latin Farsaglia sparse; Ma un' altra poco meno orrida e insana, Che pel' un asin morto arse in Marana. 1. II. Ode' begli estri eccitatrice Diva, Che i gran fatti col canto eterni fai, Tu l' apollineo' fuoco in sen roi arnva, Né schifare un subjeuo, in cui veclrai, Come di Tasso ne' sublimi carroi, Signoreggiar Religione, ed Arroi.

11 10 DlüNOMACHIA. CANTO 1. Il Ill. VI. Due popoli azzuffo l' asin, ch' io canto; Fu lacerato, ascoso, unto, salato. Diè hriga ad un arcangiolo, ad un Santo, A un Generale in capite> a un Prelato; Cometa poi la coda sua diveune> Bd egli al6n tomba> e pitaffio ottenne. Nobil tempio ha Lucciana, che s' appella Dall' Angiol, che domo l'infernal drago. Borgo ha parrocchia ancor più ricca e hella, E adora sant' Appiano in grand' immago. Adornata di lucido oricalco, Martir glorioso, e santo maniscalco. IV. lifarana> piaggia fertile ed aprica > AlI'ostro di Bastia larga s' estende; E da Mariana (1), alta cittade antica, Opra di Mario illustre, il nome prende> Ch' or pochi appena infra i virgulti e l' erba Delle raine sue vestigj serba. Due le Commune son più insigni e conte, Che adornan questa pieve opima e vasta. Corona il giogo d'un aeuto monte, E l' ampia spiaggia domina> e sovrasta + Sublime il Borgo; e poco indi lonta.na In un eupo vallon giace Lucciana. V. VII. Vien gran turba in sna festa d' ogni banda L'illustre Santo a venerare intesa; Perocch' ei colla chiave (2) alma e ammira.nda Della porta maggior della sua chiesa Da gnidaleschi, scabbia, ulceri e calli Guarisce asini, huoi> muli e cavalli. VIII. Fiere b'a i Borghigiani, e i Luccianesi Gare di maggioranza arsero ognora, Corn' usa in Cirno infra i conno paesi; E venuti anco ail' arme eran talora. Ma> spente ornai l' asprc discordie antiche, Vivcan fra lol'o ambe le genti amichc.

12 12 DIONOlllACHlA. IX. Già fea dei giorno arobe le parti eguati Raggiando il sole in sul monton di Frisso; E già il terza volgea dei di ferati Saeri a Gesù pel' l'uomo in croce affisso; Giorno, che al sud d' ltalia. un caso strano Predisse l' Almanacco di Milano. Del Redentore effigïar 10 scempio Quel giorno in chiesa o"ni Communa suole.' 0, ~ il di seguente in processione (3) il tempio Del paese vicin visita, e cole; Anzi quell' anno in santa settimana Doppia intimo processïon Marana. X. XI. TI suol, che il verno aprico inaridio, D' ogni cnltor la speme avea deiusa-, E innanzi al giorno, in cui l' estinto Iddiô Con visita solenoe adorar s' usa, Pel' chieder pioggia quella gente e questa Devota pompa a celebrar s' appresta CANTO 1. XII. 1!lIaranesi con pietà concorde Quell' annuo rito a raddoppiare intenti Vede, e pel' rabbia arobe le man si morde ( TI gran nemico dell' umane genti. n Tem' ei ch' al ciel contriti alzin gli smardi E che non sian più ~4) bindoli, e bngiardi. XIII. ", L'inferne Podestà chiama al suo trono. Rimbombaron d' Abisso i ciechi orrori Della tartarea tromba al ranco suono, E tutti s' adunàr gli abitatori Dei cupi regui dell' eteroo pianto. Pel resto vedi Tasso al quarto canto. XIV. Tartarei numi, incomincio Satanno, Pari alle imprese mie son le sventure. 10 rei guerra dei Cielo al gran tiranno, E fui cacciato in queste bol"e OSCare Fei l'uman germe a lui rihelle, " e nllo,' ' E con sua morte il ricompro l'uom-dio.

13 DIONOlllACHlA. xv. Ma cbe? tuttor, della ua morte a schemo, Più cbe di Cristo è regno mio la terra, Onde a ribocco io popolo l' lnferno. E or cbe regna nel mondo empiezza e guerra, 1 vil pievnccia a me ribelle fia, E Marana sarà concorde e pia? CANTO 1. XVIII. Bi con rapido vol gi!,-"to a Marana Entro in corpo d'un asino ammalato, Ch' allor lungo la strada di Lucciana Fioco ansando traea 1; ultimo fiato. Gli è tutto scbianze, e roso infino all' osso Ila gangrenosi guidalescbi ba il dosso. XVI. Anzi celehrerà concordemente TI mistero, cbe l' uom dei ciel fa erede, E i Luccianesi processionalmente Spiegberan 10 stendardo, in cui si yede ( Abi rimembranza orribile e crudele! ) Scbiacciarmi la collottola llicbele? XVII. Chi fia di voi, che mie vendette imprenda, E sturbi tal pietà, rompa tal pace? 10, risponde Astarot, di guerra orrenda Fra i Maranesi accendero la face. Disse; applause Satàn; lieto A motte Fuori shuco della tartarea notte. XIX. Cronica rogna marcida e scbifosa Già piagato il consunse, e d'anni grave. Ob s'a tempo accorrea la prodigiosa Di Sant' Appian yeterinaria cbiave. Da morte ella il somar salvato avria, E Marana da guerra atroce e ria. xx. Si scontorcea l'indemoniato ciuco, Come agitato da terrihil colica, o corn' uom, cui travaglia il mal caduco. Quel parossismo, e convulsion diabolica, Dopo lunga agonia, morto 10 sdraja A un canto della via s' una callaja.

14 16 DIOKO~lACHIA. XXI. La J.in"aua atra e schiiunosa in fuori sporta, Stravolti gli occhi ha l' orrida carcassa; Con denti di"arignati, e hocca storta Sem!>ra far le boccacce a' ognun che passa; E mostra a gambe larghe, e a pancia in sue TI deretan colle adjacenze sue. CANTO 1. XXIV. Quinci rïarse il civil' o<110 vecchio; Quinci ha origin la guerra maranese:l Simile a quella, che in ltalia un secchio, E una bagaseia in tutta Grecia accese. Oh ria. cagion d' ogui sventura e maie, Più che il cavai di Troja asin fatale! Ij XXII. In quel punto scendea dalla collina Dei Borghigian schierati il sacro coro; E, procedendo giù per l'erta china, Giunto era al luccianese territoro. Là in schemevole oscena positura Trovaro in strada quella bestia impura. XXV. Cosi grau fuoco d' improviso nasee, Che spinto da ventosa austral procella Prati, messi, foreste avido pasce, E incenerisce poi ville e castella; E cagiona talor tanto stermino Acceso ai rai dei sol (5) stronzo vaccino. XXIII. E come usa in quel di ch' ogni villaggio Nel territorio suo sgombri le strade Delle devote squadre al pio passaggio; TI reo demonio i Borghigian persuade Che si sozza carogna in via di tesa Lascio Lucciana in lor dileggio et olresa. XXVI. Dell' empia guerra incitator primiero Fu Tonin sagrestano, e porta-croce. Che la sucida bestia in sul sentiero Si distenda supina, ad alta voce Grida a' compagni, e butta u'ato a terra La croce, e il miccio per le gambe afrelta.

15 .8 DIONOMACHIA. XXVII. Tutti a gara fra lor fanciulli e vecchi, Con quel furor, che il demone in lor spira, Ghermiscono il somar; chi per gli orecchi, Chi per li piè, chi per la coda il tira; E accïo maggior riceva onta ed oltraggio La squadra Lnccianese in suo passaggio, CANTO 1. XXX. Pria l' ondeggiante insegna il banderajo Spi,%a, ove appar picca e hilancia avente San l\1ichele, che sembra un carbonajo; SI brutto, che poteasi facilmente, Se l' nn non era sopra, e l'altro abbasso, Sbagliar tra San l\1ichele, e Satanasso. '9 XX'III. XXXL Âttraversaro a mezza via supino L' asino inverecondo, e in processione Compiuto a San Michele il lor camino, TI sepolcro adol"àr, che in mostra espone Appiè d'un Cristo, in mesero e in sottane Due Marie, che parevano befane. XXIX. Ratti al Borgo tornàr. Di San Michele 1 Confratelli intanto in oroin folto Insaccati in stoppose ispide tele, Nudi le piante, incappncciati il volto, Difilati procedono in due schiere, l\1iagolando nn storpiato Miserere. L'Alfiere è l\1ichelaçcio, nom d'alta audacia, Cattabrighe terribile e gagliardo; Ha quindeci processi in contmnacia, E me' tratta il fucil che 10 stendardo; Ma pur gode portar l' inse~a santa Dell' Angiol prode cul. gran nome ei vanta. XXXII. Siegnon tutti i Fratei con ceree luci. Ne dirigon la marcia or presta, or lenta, E n' appajan le coppie astati duci. Primeggia Orlando Broda, che sostenta Un crocion cosi grosso e sulisurato, Che avrebbe il Cirenéo certo allentato.

16 '0 DIONUMACHIA. XXXIII. Poi con Pier PisciaUetto a sé compa"ano Spesso alternando il peso, Anton Coglietta Porta un Cristo massiccio di casta"ano, Che pareva tagliato cou' accetta. Bi di portare il Cristo ha ognor piacere; Dnde per beffa 1l nominàr Cristiere. ",XXXIV. Siegue il Massajo deua Compagnia, E il Sagrestan maggior, Pieron dei Grillo, Che le lamentazion di Geremia Sapea cantar in elafa col trillo; Poi gli altri Sagrestan Bi o-io, e Macario, E Andrea Boccadifomo an nario. xxxv. Infra L~Uo il contralto, e Totto il basso, Succede FritteUone Intonatore : Indi, spaccaudo gravemeute il passa, Vien con torcia quadruplice il Prïore, Ch' ha cappa di Cambraja da sei fra7u:hi, E un bel cordon con due pendagli ai fianchi. CANTO 1. XXXVI. Ei già contava il Dono prïorato. Giampier Mostarda, mastro falegname, Sottoprïor gli procedea dallato. Tardo per un cantar di hudellame Bellicone il Plevan chiudea la squadra In cotta riccia, e in grau beitetta quadra. XXXVII. Questi era un prete d' ignoranza pieno). Che dormiva, e beveva a tutte l'ore, E consecrav.a a calice ripieno; Infingardo COS!, ch' a l\lonsignore Addimandar v:olea la permissione D' ir suu' asina in cotta a processione... XXXVIII. Va schierata COS! la squadra pia, Se non ch' OgnUD si shanda, e si dispaja Per queiy angusta " e discoscesa via; Tal ch' arrivato alla fatal callaja Di venti passi già 10 stendardiere Avea precorse le seguaci schiere.

17 22 DIO~O'llACH[A. CANTO XXXIX. XLII. Dalla sacra visiera ombrato il viso, E a salmeggiare intento egli non vede ulla via queli' intoppo; onde improviso, Scalzo com' era, inciampica do un piede nll' asino eb a terra il le cadere, E gl' interruppe a mezzo il MISerere. XL Addietro ancor con fiero urto ""a\iardo " " Diede impeto al cadente il reo demone. L'orto, e 10 scontro lui colio stendardo Precipitàr su\l' asino boccone. Tal cieca sirte spinto da Garbino Riverso abbatte alto-velato pino. XLI. Si rompe l' asta a mezzo, 'e il destro (6) ciglio Con scheggia acuta a :llichelaccio fende, Che fa di largo sangne il suol vermiglio. Tu cadi, 0 illustre Al6er; nè ri difende La tua pietade (7),0 il gonfalon, che porri, Delduce deu' angeliche coorti. La processiou, che siegne a passo lento, Lungi vide cader l'alta bandiera, E a un tempo deu' Al6ere udi il lamento. Si scompiglio la hipartita schiera, Ed un tnmulto romoroso insorse ; Ognun s'alzo il cappuccio, e al grido accorse; XLIII. Evide (abi vista!) lacerato il viso Su quel sozzo auimal l' Al6er disteso, E San Thebel di polve e sangne intriso. Muto e d'alto stupore ognun compreso A spettacol resto trano cotanto. Son morto! ajuto! quei gridava intantoo XLIV. Lo mzàr, 10 bendaro; e chi s' ardià, Grida la Confraternita fremente, A gambe larghe attraversarci in via Un rognoso somar? Liberamente Passàr pur dianzi i Borghigiaui, e poi Si vergognoso inciampo incontriam noi?

18 DlONOMACHIA. XL,_ I.Borghigiani il traversàr qui apposta, Grido Pieron : li vid' io da lontano Alla callaja qui far lunga sosta; E poi l'asino stesso è horghigiano. Gli è il Bajon di ~Iengaccio, s'io ben scerno. QuaI duhbio v' ba che vien da 101' 10 scherno? XL,L Alto un freidir di cento voci e cento -TnmnItuoso ndissi a questo dire. Lieto Astarot del ben sortito intento Colla face infernale attizza l'ire. Fngge pietade in bando, e viapiù 6ero Si raccende nei cor l' odio primiero. E gi~ CAKTO I. XLVIII. pronti il seguièno i più feroci; E forse allor tra l' nua e l' altra schiera Battaglia d' aste, torce, uffizj, e croci Sariasi vista sanguinosa e 6era. Ma il Prïor, l\1ichelaccio affrena e an-esta, Che pur bestemmia, e di gridar non resta. XLIX. No, per Dio santo, non andr:, impnuito L'affronta reo; n' ho rjcordevol segno, l'ïé occorre già ch' io me la leghi al dito. Bellicone rattien suo cieca sdegno, E 10 esorta a soffrir quella cascata In penitenza delle sue peccata. XLVII. Tal, per opra di Palla, al Santo in riva Vibrato a l\ienelao dardo leale Mosse a tnmnito la grand' oste argiva, E la tenzon rinnovello fatale. La procession nemica immantinente Vuoll' Al6ere inseguir d'ira furente. Gesù, dicea, da sgherri atroci e fieri Sofferse in pace in questi di per noi Crudi tonnenti, e infami vituperj; E tu per amor suo solfrir non puoi, Senza giurare inimistade e guerra, Una hattuta di mostaccio in terra? L.

19 6 DIOKOl\IACHIA. LI. Perdona, 0 fratel caro, e il dl rispetta Sacro alla morte dei figlinol di Dio. Ln rispetto, quei disse; anzi vendetta Di chi 10 profano prender vogl' io. E quai s' udi maggior profaoazione, Ch' opporre un cinccio ad una processione? CANTO 1. LIV. 10 non vo' fare a' Borghigian gran male; Vo' in bara questo morto borghigiano Por dentro la sua chiesa parrocchiale : E fortuna, ch' io sono un buon ('Tistiano; Se no, per fare a' Borghigiani offesa, Nel Sepolcro il porrei ch' alz"ro in chièsa. Ll\. E che dito della caduta fiera, Ond' il viso hattei hoccou riverso, E si trouco la parrocchial handiera? Ah! pel vessillo dei mio sangne asperso 10 giuro (e la man stese, alzato il braccio) Vendicar san.michele, e Michelaccio. LV. Si parla lifichelaccio : ad una voce, Festosi viva alto iterando, acclama La rïottosa gioventù feroce. Ma Bellicone a lor s' oppone, e selama Tutto infiammato di sacro furore : Uua carogna in casa dei Sjgnore? LIlI. Communale è l' affronto; i Borghigiani Oltraggiarono in noi tutto il paese. Vendichiam dnnque, 0 prodi paesani, Se non l' Onor divino, il luccianese; E, se cio par peccato a Bellicone, Ci neghi a Pasqua pur l' assoluzione. LVI. Deh! nel nome di Dio, nou commettete Si orribile esecrando sacrilegio. E a lui Pieron : lasciate fare, 0 prete: Chi sa? Forse anch' a voi fatto è 10 spregio. Con quest' asino, a voi, don Bellicone, Forse si fé rnaligna allusïone.

20 DlONOMACHIA. CANTO 1. LVII. lli il Prior d'ire addietro dà comando. Addietro, allor con,00 furibonde Gli astiferi esclam:.r, r aste squassando; Addietro, il grido uni,ersal ru.-ponde. A un tratto in,er Lucciana a quelle voci Rivolti fur cristi, bandiere, e croci. Lnn. A Lucciana tomàr pieni di sdegno; _-è oziosa dorme in :llicbelaccio l' ira : Ei si appresta a compir l' empio disegno, Che il tentator d' inferno al cuor gl' ispira, E sei garzon di vaglia, e d' ardimento Pronti sceglie a tentar qua1sia cimento. LIX. Aspetta ch' atro il vel la notte spanda, E tutto all' uopo egli ordina e di pone; Di schioppi, e stili arma la fida banda : Egli tesso, accollato i un trombone, Con sordo lunte in man, 10 stuol seguace Precede, ove Bajone estinto giace. LX. Prese il somar l' intrepida coorte, E alla chiesa il porto di ant' Appiano. Con grirnaldelli aprlr le sacre porte; E primo :llicbelaccio (oh ardir profano! ) In sacristia la feral barn prende, E tohe all' ara sei candele accende. LXI. Chi ti trattenne, 0 :liartire heato, In quella notte ne' regni celesti, Che il sacro tempio tuû contarnjoato Da' rei profanator non difendesti, Quando sei cere toite a tua sant' ara Circondaro un somal' disteso in barn? LXII. TI misfatto sacrilego compièro Quegli empi, e via partir, richiuso il tempio. Nefandezza inudita! al mondo intero Non v' ha d' asin ne' templi un altra esempio. Soli, tal mostro aver veduto io scorgo, Lampsaco (8) in Asia, ed in Europa il Borgo.

21 30 DIO NO ilid.chia. LXIII. L'ombre de' mor ô, le cui frali spoglie In quella barn ehber fwlèhre onore.' E ch' ora il tempio in ca.,.e. tombe accoglie, Prese al tetro spettacolo da OITore, Gemito dieron doloro 0 e fioco.' E ahhandonaro il profanato loco. FI~E DEL C!STO PRIMO. NOTE. (1) MARIO dedusse in COTsica nna Colooia di Romani fondatrice dell 7 antica città di l\iarian:a, le cui ro'ç"ine danno oggi il Dome :d Cantone corrottamente chiam:llo JUaraoa. (2) ln!.\larana da: più superstixiosi dei volga viene attrihuita alla chia.e deua Chiesa di Sant' Appiano la virtù di S.3.D:lre i quadrupedi domesrici. (3) Kei viuaggi di Corsica il Giovedi Santo le Confratt'mite d'agni parrocchia, per rito usuale, vanna in processione a far vicende"olmente.isita, e adornione al Santo Sepolcro della porroccbia,icioa. (4) L'autore si è protestato lealmente ch' egli ha detta cio soltanto per Soire la seslina con uua barzelletta. In Marana non vi sono nê piô bindoli, né più bugiardi ch' altrove. (5) Lo stereo vaccino secco è si accensihile, che serve a un bisogno ai pastori, inyece d' esea. (6) V'è realmente in Lucciana un Miehelaccio, uomo coraggioso come qui si descrive; il quale ha una notabile difformità sotto un sopracciglio. (7)...,Yu" '.. p!.rima> P.mho.> LAkMun p~tas, nec ApoUiltis in/u.za ttt:r;it. Ytac. ~=id. L. u. (8) Ne' Tempi. di Lampsaeo, antica citti della Bitinia, ove adoravasi Priapo, l' asino era la bestia sacra destinat3 per le immolazioni.

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