LA TECNICA DELLA COMUNICAZIONE FACILITATA

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1 LA TECNICA DELLA COMUNICAZIONE FACILITATA La CF è una metodica che apre possibilità comunicative e di relazione nuove. Non è l applicazione di una tecnica, ma rappresenta una modalità di intervento sulle problematiche evolutive del soggetto. E una risorsa che richiede la formulazione di un PROGETTO GLOBALE sul bambino / persona che coinvolga tutti, o il maggior numero possibile dei suoi ambiti di vita : famiglia, scuola, riabilitazione etc. CRITERI DI APPLICAZIONE Il suo utilizzo deve avvenire attraverso l intervento di un équipe esperta nel metodo che provvede a: 1. conoscere il soggetto nelle sue problematiche cliniche globali (neurologiche, psicologiche) 2. valutare le strategie comunicative possedute ed utilizzate 3. valutare l eventuale presenza di un disturbo prassico (attraverso una specifica metodologia) 4. valutare la presenza dei requisiti di base (attraverso una specifica metodologia) 5. formulare un progetto di Comunicazione Facilitata 6. provvedere alla formazione dei facilitatori 7. fornire la supervisione ai facilitatori 8. collaborare alla definizione dei singoli progetti riabilitativi, educativi sociali.

2 GLI STRUMENTI CONDIVISIONE FACILITAZIONE LA CONDIVISIONE AMBIENTAMENTO CONDIVISIONE E SCAMBIO DI ATTENZIONE COLLABORAZIONE LIVELLO DI FACILITAZIONE ALLA PROGRAMMAZIONE ALL ESECUZIONE LA FACILITAZIONE DIRETTA CONTATTO FISICO INDIRETTA START VERBALE DISPOSIZIONE DEL MATERIALE AFFIANCAMENTO O IMITAZIONE ALTRO

3 GESTO FACILITATO DIGITAZIONE INDICAZIONE COMPONENTI SU CUI INTERVIENE LA FACILITAZIONE DIRETTA TREMORI IMPULSIVITA TONO MUSCOLARE (BASSO) COORDINAZIONE OCULO - MANUALE ISOLAMENTO DELL INDICE OBIETTIVO A LUNGO TERMINE E L AUTONOMIA EMOTIVA RIDUZIONE O ATTENUAZIONE DEL SUPPORTO FISICO AVVIO SPONTANEO DELLA COMUNICAZIONE UTILIZZO DI SUPPORTI TECNICI DIVERSI CONTROLLO SUI CONTENUTI

4 FATTORI CHE INFLUENZANO IL LIVELLO DI AUTONOMIA RELAZIONE CON IL FACILITATORE GRAVITA DELLA DISPRASSIA COMPETENZA DEI FACILITATORI NUMERO DEI FACILITATORI FREQUENZA DELL USO AMBIENTI COINVOLTI SUPPORTI TECNICI ADEGUATI SUPPORTI TECNICI 1. ALL INDICAZIONE: FOTOGRAFIE IMMAGINI FIGURE LETTERE PAROLE 2. ALLA DIGITAZIONE: MACCHINA DA SCRIVERE COMPUTER CON TASTIERA TRADIZIONALE O ADATTATA TASTIERA MUTA INDICATORI DI VALIDITA ( dalle linee guida sulla comunicazione facilitata) ERRORI SIMILI DI COMPITAZIONE TEMI ED ARGOMENTI SIMILI CON I VARI FACILITATORI AUTOCORREZIONE AUTONOMA POSSESSO DI STRATEGIE EFFICACI DI PROTESTA

5 CONDIVISIONE DI INFORMAZIONI NON NOTE AL FACILITATORE COMPORTAMENTI CHE CONFERMANO LA SCRITTURA INIZIATIVA AUTONOMA NELLA SCRITTURA ATTENZIONE DURANTE LA SCRITTURA

6 La tecnica della C.F. STRATEGIE INIZIALI Per semplificare e velocizzare l instaurarsi di una relazione facilitato facilitatore e la prosecuzione del metodo in un clima di fiducia, tranquillità e stima reciproca. - Parlare al soggetto esattamente come si parlerebbe ad un soggetto non disabile della stessa età. - Parlare con un tono di voce rassicurante, a basso volume, senza essere troppo direttivi, arroganti o tendenti al rimprovero. - Comunicare al soggetto ogni cambiamento o innovazione o modificazione del metodo per non creare ansia o confusione. - Aiutare inizialmente il soggetto a non commettere errori, tirare via la sua mano da una selezione chiaramente errata (ad esempio se indica per la terza volta una stessa lettera). - Ricordargli in continuazione di focalizzare l attenzione sul compito assegnato (tastiera o altro obiettivo). - Iniziare sempre e solo con domande strutturate, una alla volta, semplici e chiare; il dialogo verrà in seguito, quando si sarà consolidata la relazione ed il metodo. PRINCIPI DI BASE DELLA FACILITAZIONE 1. Sorvegliare il contatto visivo Verificare che il paziente guardi bene il tavolo di lavoro o la tastiera. Lo sviluppo della coordinazione tra l occhio e la mano e l autocontrollo sono essenziali se si vuole ridurre il sostegno.

7 2. Sorvegliare ciò che il paziente batte Fare sapere al paziente che non si comprende il suo messaggio. Se egli batte una serie di consonanti senza vocali, incoraggiarlo a cancellare e a ricominciare ad iniziare dall ultima parola comprensibile. Alcuni soggetti battono delle stupidaggini se essi non sono sicuri di ciò che vogliono dire: è possibile che le domande poste non siano sufficientemente chiare o la conversazione non abbastanza strutturata. 3. Tirare la mano indietro Alcuni problemi motori correnti non necessitano che vi si rimedi spingendo in avanti la mano, al contrario numerosi soggetti sono aiutati se si fornisce una resistenza tirando la loro mano indietro o rallentando il movimento. L abitudine di tirare indietro la mano o di fornire una resistenza riduce il rischio d indurre la risposta del facilitato. 4. Ridurre il sostegno L obiettivo del trattamento con la comunicazione facilitata è di rendere il paziente autonomo: Bisogna rivedere frequentemente l importanza dell aiuto fornito. Questa deve sempre essere ridotta al minimo necessario in modo che il paziente lavori con successo. 5. Non interpretare in maniera eccessiva Occorre essere molto attenti al fatto che il senso che viene dato ad una catena di consonanti senza vocali o ad una serie di nomi senza verbo è un interpretazione. 6. Non credere a tutto ciò che il paziente dice I soggetti che abbisognano di facilitazione sono portati a volte come tutte le persone ad esagerare, inventare o mentire. Un affermazione improbabile di per se stessa non diviene esatta dal fatto che essa è battuta.

8 VERSO L AUTONOMIA: PROGRESSIONE NELLA FACILITAZIONE Quando la comunicazione con la facilitazione al polso diventa sciolta e si consolida il ritmo facilitato-facilitatore, si potrà procedere agli altri livelli sempre condividendo e concordando il passaggio con il soggetto. Progressione: POLSO AVAMBRACCIO GOMITO BRACCIO SPALLA CAPELLI o GAMBA Per ogni passaggio vi sono più livelli: mano, dita, dito, maggiore e minore pressione. COMUNICAZIONE FACILITATA

9 FORMAZIONE PRATICA FACILITAZIONE AL POLSO 1 passaggio: Immagini 1.A) Scelta multipla con immagini (allenamento) Si richiede verbalmente d indicare un immagine tra tre. 1.B) Particolari d immagine Si richiede verbalmente d indicare un particolare presente nell immagine proposta. 2 passaggio: Parole 2.A) S inserisce la parola Viene proposta un immagine e si richiede d indicare tra tre parole scritte su cartoncini quale delle tre è corrispondente alla figura. 2.B) Composizione di parole e frasi Si presenta la parola composta, la si scompone e si richiede di ricomporla, stesso procedimento con la frase, a difficoltà crescente, partendo da frasi semplici e brevi. ** Si propongono questi esercizi didattici cambiando immagini e parole finché il soggetto dimostra di accettare di buon grado la facilitazione, d indicare facilitato con maggior precisione e dimostra di saper leggere.

10 3 passaggio: Scrittura Tastiera muta, macchina da scrivere, computer 3.A) Domande strutturate relative ad immagini proposte Cos è raffigurato nella fotografia? Le immagini proposte saranno sempre più complesse e le domande più generali fino ad arrivare ad una conversazione più spontanea e personale. Ti piace ciò che è raffigurato nell immagine? 3.B) Comunicazione spontanea La vera comunicazione spontanea avviene solo se e quando il soggetto inizia di sua volontà a parlare di sé. Ogni nostra forzatura si rivelerebbe invasiva e comprometterebbe una conversazione spontanea e piacevole. CARATTERISTICHE della FACILITAZIONE

11 1) E un contatto che deve essere inizialmente prossimale alla parte del corpo da utilizzare, per poi applicarlo nelle parti sempre più distali. 2) Questo fattore dà maggior stabilità al movimento, per cui più ci si allontana dalla parte corporea coinvolta nell azione, maggiori sono le difficoltà a orientare il gesto. 3) Segnala al bambino la parte principale del corpo che deve utilizzare e crea maggior attenzione al compito. 4) Agisce da start prevalentemente nei contesti di ansia, mentre è meno necessaria questa funzione in un contesto strutturato. 5) E efficace nelle prassie ideomotorie semplici e complesse perché migliora la direzione del movimento nel raggiungere l obiettivo. 6) Favorisce la comunicazione scritta, ed è utile nelle difficoltà di organizzazione dei movimenti finalizzati. 7) L esercizio migliora il disturbo, tuttavia maggiore è la complessità del compito (scrittura), maggiore è il tempo richiesto per raggiungere un autonomia. 8) Riduce l ansia derivata dalla prestazione. 9) Ha una funzione di scambio e di condivisione con gli altri e con la realtà.

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