Lavoratori salvaguardati: una vera emergenza sociale

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1 Lavoratori salvaguardati: una vera emergenza sociale Rita Cavaterra Responsabile Politiche previdenziali Area Welfare Roma, 17 luglio 2013

2 La questione dei lavoratori salvaguardati e da salvaguardare rappresenta una vera e propria emergenza sociale. La manovra Monti Fornero fatta solo per fare cassa ha colpito i diritti di tutti: giovani, donne, lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati ed ha creato un profondo disagio sociale. La manovra iniqua e senza alcuna gradualità ha dato vita al fenomeno dei lavoratori salvaguardati (e/o da salvaguardare): lavoratrici e lavoratori che, senza il necessario periodo transitorio, si sono trovati senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza pensione. La manovra Monti Fornero ha leso uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico: ha rotto il patto sociale che era stato contratto tra lo Stato ed i lavoratori ed ha vanificato il principio costituzionale del legittimo affidamento. La CGIL ha sempre detto e continua a ripetere che il diritto a pensione non può essere una lotteria: il diritto a pensione è un diritto soggettivo perfetto che non può essere ancorato né a vincoli numerici né a vincoli economici. La vicenda dei lavoratori salvaguardati è cominciata male fin dall'inizio:la storia dei numeri è vergognosa. L'INPS disse subito che si trattava di più di persone (cifra alla quale peraltro era arrivata facendo già tutta una serie di operazioni propedeutiche per restringere il numero dei potenziali beneficiari). Ma tale cifra è stata successivamente smentita dal Ministro Fornero che ha anche bacchettato pesantemente l'inps per aver diffuso i dati. Ciò che appare ancora più grave e che ancora oggi non ci siano le cifre ufficiali sui lavoratori salvaguardati e che si continui a cercare di risolvere la questione con successivi provvedimenti parziali senza voler affrontare il problema in maniera strutturale e definitiva. La successione dei provvedimenti fin qui adottati, con le modalità previste dai rispettivi decreti interministeriali ha creato, di fatto, tre distinte platee di lavoratori salvaguardabili senza, peraltro, risolvere complessivamente i problemi aperti, contribuendo anzi ad alimentare una situazione di incertezza e confusione fra i lavoratori coinvolti. Allo stato attuale le tre platee riguardano: a) lavoratori salvaguardati in base al decreto interministeriale del 1 giugno 2012, attuativo della manovra Monti Fornero (legge214/2011); b) lavoratori salvaguardati in base al decreto interministeriale del 8 ottobre 2012, attuativo della legge n 95/ 2012; c) lavoratori salvaguardati dal decreto interministeriale adottato nei giorni scorsi (e non ancora pubblicato sulla G.U.), attuativo della legge 228/2013 (legge di stabilità 2013). Tre decreti con tre platee di beneficiari diverse: un vero e proprio ginepraio, in cui riesce difficile orientarsi anche ai più esperti della materia. 2

3 Oltre alle platee diverse, sono stati introdotti poi per ogni categoria di beneficiari tanti e tali vincoli da rendere in moltissimi casi il beneficio stesso inesigibile. Come abbiamo sempre detto non si è badato ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, ma si è lavorato per circoscrivere i diritti rispetto ai numeri e alle risorse che erano state individuate. Che la Fornero comunque non avesse capito la drammaticità della questione ed avesse anche del tutto sottovalutato la quantità dei diritti calpestati, lo dimostrano i successivi provvedimenti emanati. I salvaguardati erano solo , poi ce ne sono stati altri , poi se sono aggiunti altri : siamo quindi ormai a quota , ma rispetto al dato iniziale fornito dall'inps ne mancano ancora quasi I vincoli introdotti per ridurre la platea dei beneficiari sono stati così stringenti che rispetto alla prima salvaguardia (65.000) dai dati diffusi dall'inps emerge che sono stati stati salvaguardati solo lavoratori e che solo due categorie hanno superato le soglie previste dal decreto: i lavoratori in mobilità ordinaria ed i lavoratori in esonero dal servizio. Per queste categorie è stato possibile andare oltre il numero previsto visto che per altre categorie ad esempio prosecutori volontari ed esodi individuali o collettivi i numeri dei lavoratori salvaguardati sono stati nettamente inferiori a quelli previsti. Per quanto riguarda i lavoratori con esonero dal servizio è appena il caso di ricordare che si prevedevano 950 salvaguardie e che, a fronte del superamento di tale soglia, il Ministero del lavoro, con nota del 28 novembre 2012,si è inventato che la salvaguardia relativa agli esoneri si applica solo a coloro che si sono avvalsi della legislazione nazionale, mentre non si applica a coloro che si sono avvalsi della legislazione regionale. Interpretazione questa che non ha alcun fondamento giuridico, quindi fatta solo per ridurre la platea dei beneficiari. Tale interpretazione, oggetto di contenzioso, davanti al Tar, oltre a non essere legittimata dal testo della legge 214 del 2011, crea disparità di trattamento tra soggetti che si trovano nella stessa identica situazione. L'operazione sui primi sembrerebbe sostanzialmente finita, anche se ancora non sono state inviate ai lavoratori tutte le lettere di certificazione del diritto alla salvaguardia. Inoltre deve essere portata a compimento da parte dell'inps anche l'operazione relativa al recupero delle lavoratrici e dei lavoratori in mobilità, cessati entro la data del 31 dicembre 2011, che, a causa sia dell'aumento relativo alla speranza di vita sia dell'aumento dell'età previsto per le lavoratrici, perdevano il diritto alla deroga in quanto maturavano il diritto a pensione dopo la fine del periodo di fruizione della mobilità stessa. Per i invece i tempi appaiono ancora lunghi. Sappiamo che esistono problemi di trasmissione degli elenchi dei lavoratori licenziati o da licenziare entro il 31 dicembre 2013 da parte delle aziende al Ministero del lavoro. E' chiaro che se tali elenchi non vengono inviati il Ministero del Lavoro non potrà fare i dovuti controlli e soprattutto non potrà trasmettere nulla all'inps. Sappiamo che ci sono problemi di funzionamento e di ritardi in molte Direzioni territoriali del lavoro, così come ci sono problemi anche in molte sedi INPS. 3

4 Per il decreto sui ci vorrà ancora più tempo, visto che è possibile presentare le domande per il beneficio della salvaguardia sia all'inps (prosecutori volontari, lavoratori in mobilità autorizzati ai versamenti volontari alla data del 4 dicembre 2001) sia alle Direzioni territoriali del lavoro (lavoratori in mobilità ordinaria o in deroga, esodi individuali o collettivi) entro il 25 settembre La terza salvaguardia, come abbiamo già detto, si riferisce ad una platea diversa di soggetti e prevede addirittura che tutti i possibili beneficiari presentino la domanda per ottenere la salvaguardia: un ulteriore complicazione che, a nostro avviso, si poteva evitare almeno per tutti quei lavoratori per i quali poteva essere direttamente l'inps a procedere all'individuazione. La CGIL ritiene che la questione dei lavoratori salvaguardati debba essere affrontata e risolta complessivamente, con un provvedimento di carattere strutturale che riconosca il diritto a pensione per tutti. Non possono esserci soluzioni diverse, altrimenti creeremmo disparità di trattamento tra lavoratori che si trovano in identiche situazioni. E' evidente che c'è un problema di costi e di reperimento delle risorse, ma la situazione deve essere risolta ed i finanziamenti devono essere trovati così come sono stati trovati per tante altre questioni. Il fondo previsto per i lavoratori salvaguardati dalla legge di stabilità del 2013 ha una base di di euro, che se si vogliono risolvere i problemi deve essere necessariamente implementata. Inoltre, a tutt'oggi non è stato ancora né predisposto né emanato il decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri con cui si sarebbe dovuto stabilire come si spendono le risorse del Fondo stesso. Appare poi estremamente grave il fatto che a tutt'oggi non sia stato ancora predisposto il decreto relativo al prolungamento dell'indennità di mobilità per l'anno 2013 per i lavoratori che, a suo tempo, non sono rientrati nella salvaguardia dei relativa alla non applicazione della finestra (di un anno per i lavoratori dipendenti e di diciotto mesi per chi liquida la pensione in una gestione dei lavoratori autonomi) ai fini della decorrenza della pensione. Il ritardo nell'emanazione del decreto è' una vera e propria vergogna: ci sono infatti molte lavoratrici e molti lavoratori che, a causa della mancanza del decreto, si trovano senza alcun sostegno economico, con situazioni drammatiche e disperate (impossibilità di pagare il mutuo o l'affitto, impossibilità di mandare i figli all'università, impossibilità di mantenere dignitosamente la propria famiglia). Lavoratori collocati in mobilità ordinaria. La CGIL chiede che siano salvaguardati tutti i lavoratori interessati da accordi di mobilità governativi e non governativi stipulati entro il 31 dicembre 2011 a 4

5 prescindere dalla data di collocamento in mobilità. La CGIL fa presente, poi, che molte lavoratrici e molti lavoratori hanno accettato di andare in mobilità sapendo che alla fine della mobilità stessa avrebbero dovuto versare pochi mesi di contribuzione volontaria per raggiungere il diritto a pensione. La nuova normativa, che non prevede alcuna gradualità, comporta per questi lavoratori il pagamento dei versamenti volontari per periodi di tempo molto più lunghi o, in assenza di risorse economiche, la necessità di attendere senza lavoro e senza alcun sostegno economico l'età prevista per il diritto alla pensione di vecchiaia, requisito che si può raggiungere anche dopo 10 anni. La salvaguardia prevista nel decreto sui per i lavoratori in mobilità autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 4 dicembre 2011 risolve ben pochi casi, visto che sono tantissimi i lavoratori che, consigliati dallo stesso INPS, non hanno presentato subito la domanda di autorizzazione ai versamenti volontari, tenuto conto che, comunque, avrebbero potuto versare solo dopo la fine dell'indennità di mobilità. Certo quando sono stati dati quei consigli nessuno poteva immaginare che sul nostro sistema previdenziale sarebbe crollata la scure della Fornero ma, proprio in presenza di una legge iniqua e senza alcuna transitorietà, è necessario trovare soluzione anche a questo problema, altrimenti sarebbero solo i lavoratori a pagare e ciò non è assolutamente giusto. La CGIL chiede, pertanto, di eliminare il vincolo della maturazione del diritto a pensione durante il periodo di fruizione della mobilità, prevedendo un periodo di almeno due anni dalla fine della mobilità stessa per la maturazione del diritto a pensione. La CGIL chiede, infine, che per tutti i lavoratori derogati, non venga applicato né l'aumento relativo alla speranza di vita né l'aumento relativo all'età pensionabile delle donne. Ricordiamo che, al momento attuale, la questione è stata risolta solo per le lavoratrici ed i lavoratori in mobilità cessati dal rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011, mentre per tutti coloro che sono cessati successivamente a tale data gli aumenti in questione si applicano. Lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione Per i prosecutori volontari la legge 214 del 2011 prevedeva un unico requisito: essere stati autorizzati ai versamenti volontari alla data del 4 dicembre Purtroppo sia il primo decreto applicativo, sia le leggi successive ed i relativi decreti attuativi hanno previsto, invece, clausole estremamente rigide per ridurre drasticamente la platea dei beneficiari: -almeno un contributo accreditato o accreditabile alla data del 6 dicembre 2011 (tutti i decreti); -perfezionamento della decorrenza della pensione entro il 6 dicembre

6 (decreto sui ); -perfezionamento della decorrenza della pensione entro il 6 gennaio 2015 (decreti sui e ); -non aver prestato alcuna attività lavorativa successivamente all'autorizzazione (decreti sui e sui ). A tal riguardo si sottolinea che anche la percezione di un solo voucher fa perdere il diritto alla deroga! -aver svolto qualsiasi attività lavorativa, purché non si tratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ed abbiano percepito, successivamente al 4 dicembre 2011, un reddito annuo lordo complessivo riferito a tali attività non superiore a 7500 euro (decreto sui ).(N.B. Con messaggio n del 2 agosto 2013 l'inps ha precisato che per i prosecutori volontari la salvaguardia prevista dal terzo decreto (10130) è possibile anche se abbiano svolto qualsiasi attività lavorativa, a prescindere da qualsiasi reddito, dopo l'autorizzazione ai versamenti volontari ed entro il 4 dicembre L'Istituto ha precisato poi che la salvaguardia è possibile anche se dopo il 4 dicembre 2011 abbiano svolto qualsiasi attività lavorativa a condizione però che abbiano conseguito, successivamente a tale data, un reddito annuo lordo complessivo riferito a tali attività non superiore a 7500 euro. E' da rilevare che l'istituto ha dato un'interpretazione più ampia rispetto al testo del decreto stesso non prevedendo alcuna limitazione neanche per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato.) LA CGIL chiede che per i prosecutori volontari siano eliminate tutte le condizioni che non erano previste nella legge 214 del Lavoratori con accordi individuali o collettivi di esodo LA CGIL chiede che ai fini della salvaguardia faccia fede la sola firma dell accordo entro il 31 dicembre 2011 senza alcun riferimento alla data di cessazione dal servizio. La CGIL inoltre chiede che il termine in cui devono essere maturati i requisiti si riferisca solo al diritto a pensione e non anche alla decorrenza della pensione stessa. Anche per questi lavoratori,poi, è stato posto un ulteriore vincolo: -quello di non aver prestato alcuna attività lavorativa dopo la cessazione del rapporto di lavoro (decreto sui e sui ), - quello di aver prestato,successivamente al 30 giugno 2012,qualsiasi attività lavorativa, purché non si tratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, e di aver percepito per tali attività un reddito annuo lordo complessivo non superiore a 7500 euro (decreto sui 10130). (N.B. Con messaggio n del 6

7 2 agosto 2013 l'inps ha precisato che i lavoratori possono beneficiare della salvaguardia anche se abbiano svolto qualsiasi attività lavorativa, a prescindere da qualsiasi reddito, successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro ed entro il 30 giugno L'Istituto ha precisato poi che la salvaguardia è possibile anche se i lavoratori, successivamente al 30 giugno 2012, abbiano svolto qualsiasi attività lavorativa a condizione però che per tali periodi di attività abbiano percepito un reddito annuo lordo complessivo non superiore ai 7500 euro. Anche in questo caso non si fa alcun riferimento alle limitazioni imposte nel decreto sui rapporti di lavoro a tempo indeterminato.) Devono essere inclusi nella deroga, anche i lavoratori che hanno un accordo individuale di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 414 del codice di procedura civile. Si tratta di lavoratori licenziati, che hanno impugnato il licenziamento e che, nella fase dell'azione giudiziaria, hanno deciso di accettare l'esodo. Esonerati dal servizio La CGIL chiede che vengano inclusi nella deroga gli esonerati dal servizio con accordi fatti a livello regionale. Lavoratori in congedo straordinario per assistere familiari disabilità grave con LA CGIL chiede che vengano inclusi nella salvaguardia i lavoratori in congedo straordinario per assistere il coniuge o i genitori con disabilità grave. Lavoratori con risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro. Nelle tre salvaguardie finora previste non è stata prevista alcuna deroga per i lavoratori con risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro. Si tratta dei lavoratori più fragili e meno tutelati, che non riescono a trovare una nuova occupazione pur iscrivendosi alle liste di mobilità e che, magari, hanno finito da tempo l'indennità di disoccupazione. Senza lavoro, senza ammortizzatori sociali, senza pensione. La CGIL chiede di tenere conto di queste drammatiche situazioni, inserendole nelle deroghe. (N.B. Il decreto legge 102 del 31 agosto 2013 prevede all'articolo 11, una nuova salvaguardia. Si tratta di lavoratori che hanno cessato il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011 in ragione della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro medesimo. Per l'accesso al 7

8 beneficio devono sussistere comunque anche le seguenti condizioni: la data di cessazione del rapporto di lavoro si deve collocare tra il 1 gennaio 2009 e il 31 dicembre 2011; nel caso il lavoratore abbia successivamente alla cessazione ripreso l'attività lavorativa (purché non a tempo indeterminato) deve aver percepito un reddito annuo lordo complessivo non superiore a 7500 euro;deve maturare il diritto e la decorrenza della pensione, in base ai requisiti previgenti la manovra Fornero, entro il 6 gennaio Il beneficio è riconosciuto nel limite di 6500 soggetti e le relative risorse sono state calcolate per ogni anno - dal 2014 al con riferimento a questo limite.) 8

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