CONFERENZA REGIONALE PER LE POLITICHE SOCIALI La Sussidiarietà per uno Sviluppo solidale

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1 REGIONE PUGLIA CONFERENZA REGIONALE PER LE POLITICHE SOCIALI La Sussidiarietà per uno Sviluppo solidale IV COMMISSIONE DI STUDIO Disagio sociale, politiche di inclusione e diritti di cittadinanza Presidente della Commissione: On. Antonio Guidi Sottosegretario alla Sanità Coordinatore Tecnico: dr.ssa Anna Maria Candela Responsabile FORMEZ dei Progetti per il Welfare locale Presenti circa 80 partecipanti Sono intervenuti 17 partecipanti IL DISAGIO SOCIALE E LE POLITICHE DI INCLUSIONE Negli ultimi anni abbiamo tutti assistito ad una evoluzione del fenomeno del disagio sociale, intesa in primis come allargamento dei rischi di esclusione a cui tutti noi siamo esposti nella nostra vita quotidiana. I componenti la Commissione hanno discusso a lungo di un disagio che non si collega più a vecchi stereotipi ma a nuove situazioni derivanti da una grave perdita (la rottura di una famiglia, la perdita di un posto di lavoro, la insufficienza del proprio reddito rispetto al costo della vita, la malattia), che stanno diventando un fatto sempre meno atipico ed a cui occorre fornire risposte differenziate, perché non ci sono più singole categorie stereotipate di bisogni a cui guardare. Tutti noi abbiamo bisogno di inclusione, perché ogni giorno corriamo un rischio di esclusione, perché il disagio e l esclusione non sono più legati solo ad alcune categorie di bisogno o ad alcune condizioni di marginalità. Oggi i rischi di esclusione sono legati alle nuove povertà; alla propria famiglia che cambia, si rompe e si ricostruisce in forme atipiche; alla richiesta di pari opportunità; alle barriere culturali; alle barriere di accesso nel mondo del lavoro; alla

2 accessibilità delle informazioni e dei servizi; all allungamento delle vite per cui anche i soggetti fragili lo sono molto più a lungo e quindi sviluppano bisogni più complessi. Questa concezione più allargata dei rischi di disagio e di esclusione sociale implica prima di tutto un diverso modo del soggetto pubblico il Comune in particolare - di intendere il proprio ruolo di regista di una rete integrata di interventi e servizi sociali, in cui la prima priorità di intervento è proprio connessa alla necessità di rendere accessibili le informazioni ed i i servizi, per consentire a tutti i cittadini di esercitare i propri diritti di cittadinanza e di dare attuazione a quel principio di universalità del diritto di accesso alle prestazioni sociali che costituisce uno dei pilastri della riforma del welfare locale in Italia. Questo approccio è anche quello che sorregge l impostazione data alla programmazione sociale che la Regione Puglia è impegnata in questi mesi a definire, con la adozione del Piano Regionale delle Politiche Sociali. Le politiche di inclusione sociale sono una delle strategie prioritarie del Piano, e tra le priorità per l azione sociale che vengono offerte ai Comuni per la rispettiva programmazione, figurano le seguenti priorità: a) lavorare per l accessibilità della rete dei servizi con una attenzione alle informazioni ed ai servizi di accesso e di orientamento dei cittadini nuova rispetto al passato; b) lavorare in termini di contrasto alle povertà non solo e non tanto nella logica dell emergenza ma in quella della costruzione di progetti personalizzati per offrire opportunità di autonomia al singolo ed al nucleo familiare rispetto ad una situazione di bisogno; c) dotare il territorio di strutture e di servizi per il pronto intervento sociale più adeguati e in grado di fornire risposte non occasionali ma strutturate. IL METODO DI LAVORO: LE PAROLE CHIAVE PARTECIPARE E UNA SFIDA L inclusione sociale degli individui comincia dalla possibilità di partecipare a tutte le fasi di programmazione ed attuazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. La partecipazione è una sfida che va colta ed una opportunità che va pienamente esercitata, perché l occasione che si pone alla Puglia è un occasione storica. La partecipazione deve essere intesa sia in termini di partecipazione istituzionale al percorso di formazione del Paino Sociale di Zona, che in termini di partecipazione reale ai processi di erogazione dei servizi e di controllo della qualità degli stessi. Tra i soggetti che sul territorio devono raccogliere la sfida vi sono prima di tutti gli Amministratori, che oggi sono forse poco consapevoli delle grandi opportunità che ci aspettano e che non possono frustrare le aspettative di partecipazione che si vanno estendendo. Una sfida è anche la contaminazione tra chi decide politicamente delle sfide comuni e chi opera nel sociale.

3 Ma la partecipazione deve poter essere una partecipazione consapevole (dei diritti e delle responsabilità che ciascuno esercita nel sistema) da parte di tutti i soggetti del Terzo Settore, della cittadinanza sociale nel senso più ampio, delle associazioni di famiglie, ecc. Individualismo ed autocentrismo sono i nuovi rischi per l esercizio pieno dei diritti di cittadinanza, che portano le persone quasi a rifiutare, come un esercizio troppo complesso, la vita sociale e l esercizio dei diritti di cittadinanza. Occorre investire su una grande crescita culturale degli operatori ma anche dei cittadini, per far capire che ci sono buoni motivi e nuove opportunità per sentirsi cittadini e per esercitare i diritti di cittadinanza: su questo il Piano Regionale deve dare forti indicazioni al territorio. LA QUALITA DEI SERVIZI Il Piano Regionale delle Politiche Sociali deve espressamente chiedere un investimento ai territori in tal senso, sia ai soggetti pubblici che ai soggetti privati, deve fornire i parametri di riferimento per la qualità dei servizi e delle strutture e deve indicare gli strumenti e le metodologie di valutazione continua e aperta della qualità, individuando anche i momenti e gli strumenti per garantire la partecipazione dei cittadini e delle famiglie alla valutazione della qualità dei servizi erogati. ATTENZIONE PER I PERCORSI DI INCLUSIONE Compito irrinunciabile del soggetto pubblico quale regista primario della rete dei servizi sociali che si va a costruire negli ambiti territoriali pugliesi è quello di presidiare il lavoro di costruzione dei percorsi di inclusione che, mediante progetti personalizzati, siano rivolti in modo mirato ai cittadini offrendo prima di tutto opportunità di riscatto, di riduzione della dipendenza e del bisogno, di raggiungimento della autonomia economica, culturale, materiale laddove tutto ciò è possibile. Il soggetto pubblico deve definire il mix di servizi sociali da garantire sul territorio attraverso cui l operatore sociale può costruire progetti personalizzati, lontani dalla logica della risposta in condizioni emergenziali, il soggetto pubblico deve costruire il sistema di regole per l accesso alle prestazioni e per la realizzazione dei servizi e poi deve lasciare che tutti gli attori del sistema concorrano alla attuazione della rete dei servizi. Quando si parla di inclusione sociale non si può più solo guardare alla presenza/assenza su un territorio di un certo servizio, o di una certa prestazione di assistenza economica, o di una certa struttura residenziale o semiresidenziale, ma occorre prestare la massima attenzione alla costruzione dei percorsi attraverso cui l individuo trova il suo riscatto. IL LAVORO DI RETE Riporre attenzione nella costruzione di un percorso di inclusione piuttosto che nella presenza/assenza di un singolo servizio, implica un ruolo centrale del lavoro di rete, capace di integrare istituzioni, figure professionali, risorse formali ed informali, risorse finanziarie, investimenti, ed approcci di intervento.

4 IL SOSTEGNO AL REDDITO NON PIU COME MERO TRASFERIMENTO MONETARIO La centralità del soggetto pubblico nella rete dei servizi e l attenzione ai percorsi piuttosto che alla singola risposta o alla presenza del singolo servizio, devono indurre a ritenere che gli interventi di sostegno al reddito in forma monetaria non possano più essere utilizzati come interventi autoconsistenti e sostitutivi di tutti gli altri servizi che supportano una famiglia o un individuo nel percorso di inclusione sociale. Il rischio sarebbe duplice: dal lato dell utente finale il rischio è di creare solo una nuova dipendenza, dal lato dell amministrazione pubblica il rischio è di pensare di poter in questo modo surrogare l offerta di servizi sociali che sono, invece, irrinunciabili ed insostituibili. Per questo l invito è di sostenere con il Piano Regionale le scelte dei Comuni che vadano nella direzione di intendere gli interventi di sostegno al reddito come strumenti complementari ad un sistema più complesso di servizi, di cui il trasferimento monetario costituisca solo una parte, pure significativa per fissare, ad esempio, l impegno della famiglia ovvero di un altro individuo all interno del nucleo a sostegno dfi un percorso di cura. La Commissione, peraltro, ha riconosciuto il ruolo determinante del sostegno al reddito per incentivare la domiciliarità come risposta a situazione di bisogno per soggetti fragili (minori, anziani, disabili), quando gli stessi trasferimenti monetari siano rivolti, ad esempio, a dare riconoscimento al lavoro di cura all interno della famiglia, che è più spesso lavoro femminile entro le mura domestiche, che un peso determinante assume a complemento delle ore di assistenza domiciliare garantite dal sistema dei servizi. INTEGRAZIONE DELLE RISORSE In relazione alle politiche di intervento per la lotta all esclusione sociale, molta importanza è stata attribuita alla possibilità di integrare le risorse trasferite con i Piani Sociali di Zona e le risorse disponibili con il POR Puglia in particolare per le azioni formative, che siano rivolte sia alla formazione dei nuovi profili professionali del sociale, che alla formazione ed all aggiornamento professionale dei soggetti svantaggiati nell ingresso nel mercato del lavoro, perché possano trovare anche in campo sociale nuovi bacini occupazionali, legati per esempio all assistenza di base che attualmente si caratterizza, a livello nazionale ed a livello regionale, per una forte incidenza del lavoro nero, che non di rado porta con sé scarsa qualità del servizi di assistenza garantito. Un intervento in termini di qualificazione delle badanti o assistenti della famiglia o assistenti di base sarebbe anche il percorso per accrescere la qualità del servizio. LE POLITICHE DI INTERVENTO I componenti della Commissione hanno lavorato anche per l esposizione di alcune esperienze molto significative di organizzazione di servizi socioassistenziali per soggetti fragili o a rischio di esclusione, individuando

5 possibili aree di miglioramento e di arricchimento dei contenuti del Piano regionale delle Politiche Sociali. I gruppi sociali e le aree di bisogno su cui si è più lavorato sono le seguenti: i disabili gravi ed i disabili psichici, le persone sottoposte a misure cautelari da parte dell Autorità giudiziaria, la devianza minorile e la dispersione scolastica. Le proposte inerenti le politiche di intervento sono state le seguenti. IL DISAGIO DEGLI ADULTI (disabili e disabili psichici) Nuove strutture comunitarie semiresidenziali e residenziali per garantire una dimensione di socialità agli individui disabili e con problemi psichici ed un aiuto reale alle famiglie, ad integrazione della cura entro le mura domestiche che già viene garantita dalle stesse. Proposta di dare maggiore rileivo a strutture anche di tipo ambulatoriale e strutture a ciclo diurno per fornire assistenza a soggetti con fragilità psichiche, senza allontanare l individuo dalla dimensione familiare ed affettiva che è così importante nel percorso di cura: ma questo implica una maggiore integrazione tra le struttutrre sociali e la rete della sanità territoriale che da tutti i presenti è stata riconosciuta ancora come troppo debole sul territorio pugliese, nonostante quanto sancito dal Piano santiario regionale; I servizi del dopo di noi e la valorizzazione delle risorse delle famiglie di adulti disabili, che si auto-organizzano e stanno dando vita in Puglia a buone pratiche che devono poter trovare riconoscimento e garanzia di continuità nei Piani Sociali di Zona Opportunità reali di inserimento lavorativo di soggetti disabili, di adulti sottoposti a misure cautelari o a provvedimenti giudiziari, di persone in condizioni di povertà. Applicazione reale della legge sull inserimento lavorativo dei disabili (L. 68/1999) IL SERVIZIO CIVILE NELLA RETE DEI SERVIZI Risorsa fondamentale che deve essere valorizzata ed essere parte integrante delle nuove programmazioni sociali SERVIZI DI PROSSIMITA Necessari servizi di prossimità per rendere flessibile l offerta dei servizi, rispondente ai bisogni più complessi dell individuo e del nucleo familiare e per andare più vicini al bisogno, senza aspettare che questo di manifesti in domanda di servizi, che non sempre può essere consapevole ADULTI SOTTOPOSTI A MISURE CAUTELARI ANCHE ALL ESTERNO DELLE STRUTTURE PENITENZIARIE Occorre introdurre nel Piano una maggiore attenzione per la costruzione sul territorio di nuovi servizi per l assistenza ad adulti sottoposti a misure cautelari quando non abbiano il supporto familiare, per esempio quando abbiano la possibilità di scontare la pena con misure più leggere della detenzione in carcere;

6 Necessari i servizi per migliorare l assistenza sociosanitaria in carcere; Necessarie politiche mirate a favorire il reinserimento sociale e lavorativo per gli individui che escono da un regime carcerario e devono poter avere opportunità di inclusione sociale. MINORI DETENUTI Il Piano è carente per quanto riguarda le possibilità di offrire servizi per la devianza minorile che già si sia manifestata, cioè indirizzata a quei minori che si siano già resi protagonisti di episodi di microcriminalità o altri delitti, e per la costruzione di percorsi di reinserimento che comincino già delle strutture penitenziarie, che per essere superate nei termini delle istituzioni chiuse devono poter essere supportate da nuovi servizi; Per incidere sui fenomeni di devianza minorile è necessario fare investimenti che non comincino nel carcere, ma molto prima, dalla offerta di servizi per l infanzia, alla costruzione di una rete intorno ai casi di dispersione scolastica, alla definizione di percorsi mirati per minori che vivono in contesti familiari degradati ed a rischio di devianza. UNA PREOCCUPAZIONE I tempi con cui la Giunta Regionale intende realizzare la convergenza tra Piano Sociale e Piano Sanitario Regionale Gli operatori che hanno partecipato alla IV Commissione hanno espresso all unanimità una preoccupazione rispetto al piano temporale di attuazione della integrazione sociosanitaria intesa come convergenza del Piano sanitario e del Piano Sociale in un unico Piano Sociosanitario Regionale e come possibile costituzione di un unico Fondo Sociosanitario. La preoccupazione non riguarda, ovviamente, l auspicio della integrazione sociosanitaria, quanto piuttosto la considerazione che se unificati in tempi brevi i due Piani, non vi sarà stato il tempo sufficiente per dare forza alla rete dei servizi sociali e soprattutto alla rete dei servizi leggeri, in grado veramente di rappresentare delle alternative per le persone con fragilità, rispetto alle soluzioni residenziali e semiresidenziali, della cui presenza è invece caratterizzato il sistema di offerta sociosanitario.

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