Forme e modelli. La fotografia come modo di conoscenza. Noto, Facoltà di Scienze della Formazione, Palazzo Giavanti, 7-9 ottobre 2010

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4 Forme e modelli La fotografia come modo di conoscenza Noto, Facoltà di Scienze della Formazione, Palazzo Giavanti, 7-9 ottobre 2010 Società Italiana per lo Studio della Fotografia (SISF) Facoltà di Scienze della Formazione dell Università degli Studi di Messina Consulta Universitaria Cinema Atti del convegno a cura di Francesco Faeta, Giacomo Daniele Fragapane

5 Finito di stampare nel mese di settembre 2013 da Edas s.a.s. di Domenica Vicidomini & C. via S. Giovanni Bosco, 17, Messina.. Corisco Edizioni. Marchio Editoriale.. Roma-Messina Proprietà artistica e letteraria riservata. È vietata qualsiasi riproduzione totale o parziale ai sensi della L. N. 633 del 22/04/1941, L. N. 159 del 22/05/1993, L. N. 248 del 18/08/00 e successive modificazioni. ISBN: Forme e modelli La fotografia come modo di conoscenza a cura di Francesco Faeta, Giacomo Daniele Fragapane

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7 Forme e modelli. La Fotografia come modo di conoscenza Noto, Facoltà di Scienze della Formazione, Palazzo Giavanti, 7-9 ottobre 2010 Società Italiana per lo Studio della Fotografia (SISF) Facoltà di Scienze della Formazione dell Università degli Studi di Messina Consulta Universitaria Cinema Atti del convegno a cura di Francesco Faeta, Giacomo Daniele Fragapane

8 Indice Francesco Faeta, Antonino Pennisi, Introduzione Giacomo Daniele Fragapane, Nota redazionale I VII 1. La patrimonializzazione della fotografia. Logiche della collezione, archiviazione, valorizzazione Adolfo Mignemi, Dall immagine al documento 1 Gabriele D Autilia, Il romanzo del bravo fotografo. Il fotolibro come strumento di conoscenza visiva: il caso italiano 9 Tiziana Serena, Per una teoria dell archivio fotografico come possibilità necessaria 23 Monica Maffioli, Per un profilo del collezionismo della fotografia del XIX secolo in Italia 41 Maria Francesca Bonetti, Il collezionismo fotografico nelle istituzioni: una necessità o una scelta? 53 Carlo Eligio Mezzetti, La patrimonializzazione della fotografia. Profili giuridici Ontologia e antropologia dell immagine: dai modelli teorici agli usi sociali del mezzo Cristina Grasseni, Dai saperi dello sguardo all ecologia critica della visione 79 Alessia Cervini, Roberto De Gaetano, La scrittura della vita 93 Giovanni Fiorentino, Al tempo di Facebook. Fotografia e identità nella vita quotidiana 105 Federica Villa, Scritture del Sé nella medialità contemporanea La natura della fotografia: modo di conoscenza o processo mentale? Lucia Pizzo Russo, L immagine dell immagine 133

9 Giovanni Lombardo, Nota per uno statuto mimetico dell immagine (pre)fotografica 145 Marina Miraglia, Il dispositivo ottico e la sua funzione eidetica 153 Andrea Pinotti, La diapositiva invertita: breve storia di un errore fecondo 165 Giacomo Daniele Fragapane, Il problema dell inconscio e il sommerso della significazione fotografica 177 Francesco Parisi, Incoscienza inconsapevole Panels. Problemi e prospettive degli studi sulla fotografia in Italia Sauro Lusini, Patrimonio, patrimonializzazione e fotografia contemporanea nell azione dell Archivio Fotografico Toscano 207 Dimitri Brunetti, Il patrimonio fotografico del Piemonte e l intervento della Regione 215 Grazia Fumo, Dall Archivio Fotografico della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia e laguna: tra documentazione, conservazione, archiviazione e restauro 225 Claudia Morgan, La fotografia protagonista e strumento di ricerca. Un progetto del Catalogo integrato dei beni culturali del Comune di Trieste 235 Rosario Petrosino, L esperienza del Didrammo per il recupero e la digitalizzazione del patrimonio fotografico in Campania 243 Elena Correra, Il progetto Napoli/Italia nelle collezioni fotografiche della Cineteca di Bologna 251 Alessandro Bonaccorso, Stefano Branca e Oriana Goti, Il Fondo Fotografico Gaetano Ponte ( ): fotografia e scienza dei vulcani attivi italiani 259 Marina Gnocchi, La scienza a colori: autocromia e ricerca scientifica 267 Sandra Camarda, Giuseppe Sergi e la fotografia antropologica dei sardi 273 Giorgio Longo, Federico De Roberto: Randazzo e la Valle dell Alcantara 279 Paola Pennisi, Dall estetica del truce all estetica dell ascolto : i paradigmi di Raymond Depardon e Diane Arbus per la rappresentazione della follia nel Mandalari 289 Raffaella Biscioni e Cristina Ghirardini, Il maggio delle anime nel Fondo Bellosi-Zaffagnini: immagini e suoni 303

10 Laura Cusano, Accorgimenti. L immagine di una vita 315 Monica Di Barbora, Fotografia e storia di genere 325 Alessia Cerqua e Elio Trusiani, Riflessioni sull utilizzo del linguaggio fotografico nella ricerca urbanistica 331 Roberto Del Grande, Fotografia e immagini che sono arte 343 Emanuele Crescimanno, Fotografare per conoscere: fotogenia e fotografia di oggetti 351 Adriana Scalise, L Attimo: frammento d in-finito, specchio d eternità 357 Simona Pezzano, Uno scambio di sguardi. Gli album fotografici di famiglia in Facebook 363 Giacomo di Foggia, Cinefilia e Rimediazione 375

11 Francesco Faeta, Antonino Pennisi Introduzione Il volume che il lettore ha sotto gli occhi contiene gli atti del Convegno Internazionale di Studi Forme e modelli. La Fotografia come modo di conoscenza, tenutosi a Noto, presso la Facoltà di Scienze della Formazione, nella suggestiva sede di Palazzo Giavanti, dal 7 al 9 ottobre del Si è trattato di un convegno importante, come si potrà constatare dalla lettura di queste pagine, per la rilevanza delle tematiche trattate, per la statura scientifica di molti tra gli intervenuti, per l ampiezza della partecipazione, per l impegno e la franchezza che hanno caratterizzato la discussione. Un convegno che sicuramente ha costituito, per il nostro Paese, una tappa importante per lo studio della Fotografia e del complesso contesto intellettuale, culturale, sociale, che attorno a essa si è andato, nel corso del tempo, dal lontano 1839 a oggi, strutturando. Gli attori istituzionali che hanno dato vita a questa impresa sono stati la Società Italiana per lo Studio della Fotografia (SISF), la Facoltà di Scienze della Formazione dell Università degli Studi di Messina (di cui Noto è sede staccata), la Consulta Italiana Cinema (CUC), tutti e tre interessati, per motivi diversi e convergenti, allo specifico oggetto di studio qui rappresentato. Si è inteso mettere in sinergia associazioni scientifiche che tutelano e promuovono gli studi specifici, con un taglio disciplinare avanzato e con ricchezza di apporti teorici innovativi, con una Facoltà universitaria che ha interessi marcati nel campo della comunicazione, della comunicazione visiva, del cinema, della fotografia (e che ha attivato numerosi insegnamenti lungo tali percorsi disciplinari, con un notevole investimento di risorse), che ha voluto fare chiarezza sulle ragioni complesse del suo interesse e su alcune delle questioni teoriche di fondo che ne sono a monte. Non è consueto che tali istanze s incontrino, particolarmente nel nostro Paese, che convergano in una visione rinnovata del campo disciplinare, che sappiano dialogare anche sul piano operativo. Se il tentativo, a livello istituzionale, è stato quello di far convergere, su un determinato oggetto di studio, enti diversi, sul piano scientifico si I

12 è inteso promuovere un deciso e, per molti versi sperimentale, incontro interdisciplinare. Hanno partecipato ai lavori, come è agevole verificare, storici dell arte e della fotografia, conservatori dei musei e delle collezioni specifiche, fotografi, studiosi di scienze sociali, di storia, di scienze cognitive, di semiotica, di arti visive, di cinema, di diritto, ricercatori free-lance, provenienti non soltanto da ogni angolo del nostro Paese, ma anche da Paesi con cui fortemente dialoghiamo, quali la Francia, la Germania, l Inghilterra, gli Stati Uniti, spesso in rappresentanza, gli uni e gli altri, di prestigiose istituzioni culturali e scientifiche. Questa interdisciplinarità, tuttavia, ci preme sottolinearlo, non è mero omaggio alle retoriche contemporanee (che surrogano, assai spesso, l impotenza euristica ed ermeneutica, con una rituale invocazione di apertura interdisciplinare). Essa non è dettata neppure da qualche illuminata, e benevola, disposizione al dialogo e al confronto dei singoli studiosi o delle singole istituzioni. Essa nasce, a nostro avviso, dalla Fotografia stessa. E l oggetto dei nostri studi che, nella sua irrequieta e polimorfa natura, postula un approccio conoscitivo complesso e interrelato, come ormai sempre più spesso viene riconosciuto. È la Fotografia che resta opaca e reclusa in una sterile, quanto ripetitiva, anamnesi di stampo filologico o in una mera esegesi formale, se non la si apre alle complesse interazioni corpo(mente)-mondo di cui è prodotto e che, a sua volta, produce. In questa prospettiva la sfida rappresentata dal convegno è consistita nel ridimensionare ogni forma di ontologismo della Fotografia (con la effe maiuscola), per parlare di fotografie (con la effe minuscola), mettendo a confronto concreti oggetti iconici (ogni volta che ciò è stato possibile), con uomini concreti che fanno cose concrete (per ricordare una nota formula dell antropologia critica recente). È consistita, più ravvicinatamene, nel fare dialogare, davanti all immagine e per il suo tramite, un approccio storico avvertito, con altri, legati alla dimensione sociale, a quella antropologica, a quella semiotica-pragmatica, a quella delle scienze cognitive e della neuroestetica. Questo incontro riteniamo sia stato assai fruttuoso. Abbiamo l impressione, innanzitutto, che esso abbia consentito di analizzare, superando una prospettiva essente ed essenzialistica II

13 dell immagine, il fascio di relazioni intellettuali e fattuali che sono al suo interno e al suo intorno. Che abbia consentito poi, cosa non meno importante a nostro avviso, per il tramite della Fotografia, di radicalmente riflettere sui paradigmi conoscitivi dei nostri apparati disciplinari, per affinarne le capacità teoriche ed empiriche, per renderli più vicini a quei processi di approssimazione alla verità che costituiscono il loro aggiornato obiettivo epistemologico. La Fotografia, insomma, ha svolto un eccellente funzione di verifica degli assunti paradigmatici, è stata una sorta di cartina di tornasole rispetto ai nostri dispositivi. Ma, più in dettaglio, quali sono stati gli obbiettivi scientifici che reputiamo siano stati conseguiti? A noi sembra che ci si sia saputi porre, innanzitutto, con umiltà davanti all immagine, sapendone interpretare i segni quale descrizione densa, per dirla con Clifford Geertz, della realtà, con le forti implicazioni conoscitive che ciò comporta. Che si sia riusciti nell operazione di collocare l immagine fotografica di fronte alla varietà dei contesti culturali, che vanno quotidianamente ri-plasmando forme, significati, funzioni sociali del mezzo, alterando oggi sostanzialmente i tratti strutturali di una forma essenzialmente occidentale di rappresentazione e comunicazione. Che si sia tentato con successo di identificare alcuni degli aspetti legati alla fotografia come documento o come oggetto patrimonializzato, sottoponendoli alla verifica interdisciplinare, in modo particolare di un disciplina quale l antropologia sociale che ha fatto della critica al concetto di patrimonio, uno dei suoi argomenti cardine di discussione e verifica. Ci sembra, ancora, che si sia posto in modo congruo il problema dell autenticità dell immagine (non nell improbabile senso positivista del termine, non cioè rispetto al suo referente, nella del tutto fuorviante dialettica tra vero e falso), ma rispetto al concetto di originale, oggi sottoposto a una forte verifica teorica, sia dalla specifica teoria dell immagine sia dai suoi stessi sviluppi tecnologici (un problema che ha molte coincidenze, si noti bene, con quello presente nell antropologia critica contemporanea, che si interroga sull esistenza stessa di un sostrato di originalità nell incontro tra cultura osservata e cultura osservante, mettendole entrambe radicalmente in discussione). Ci sembra, di nuovo, che ci si sia utilmente confrontati con la temporalità che ogni fotografia, prodotto di una macchina manipolatrice III

14 del tempo (come dello spazio), comporta, e che ogni fotografia pone all osservatore, provando a individuare, dentro una superficie apparentemente isotemporale, i giochi di anacronismo e di allocronia. Quei giochi che consentono di svelare il suo uso come strumento di potere, di omologazione, di consenso, e di ricondurre verso una considerazione non pacificata e conformistica dell immagine. Ci sembra si siano affrontati, ulteriormente, i problemi che vengono da una messa in relazione delle teorie cognitive dell immagine (con quella che a qualche studioso è parsa una reiterata istanza ontologista) con le teorie sociali, alla ricerca del difficile varco per la coniugazione del rapporto mente-mondo, cui la fenomenologia, prima ancora delle scienze cognitive e dell antropologia, ha dedicato attenzione. Che ci si sia interrogati, intorno alla valenza estetica della Fotografia, rimeditandola alla luce della radicale negazione che della categoria estetica fa l antropologia dell arte, nella prospettiva delle nuove implicazioni che la neuroestetica ritiene di aver individuato, nell ottica di una riformulazione relativistica degli apparati e dei messaggi iconici. Ci sembra, infine, che si sia affrontato il rapporto fecondo e complesso che le fotografie intrattengono con la memoria, sia essa quella collettiva, sia essa quella individuale; nel presupposto, scaturito dalla riflessione di Maurice Halbwacs, che sia l una sia l altra siano un prodotto sociale e socialmente determinato. Ma anche nel presupposto, che recenti riflessioni legate all antropologia della memoria hanno saputo evidenziare efficacemente, della complessa interrelazione tra pratiche dello sguardo, della rappresentazione e della memoria che ogni istanza sociale, in Occidente come altrove, comporta. E della particolare funzione del corpo, del corpo individuale, con il suo apparato sensorio e, in particolare, visivo, nella saldatura tra aspetti individuali e collettivi delle attività mnestiche. Non di tutte queste direttive teorico-epistemologiche, naturalmente, è traccia in questo volume. Gli interventi al convegno, come si potrà notare, sono stati assai più numerosi di quelli che è stato possibile raccogliere, con una ricchezza di articolazione e una complessità di dibattito di cui qui è solo testimonianza parziale (pur se ampiamente significativa) 1. 1 Al convegno hanno partecipato, come da programma, in qualità di keynote speakers, o presentando relazioni, Luigi Tomassini, Tiziana Serena, Monica Maffioli, Maria Francesca Bonetti, Gabriele D Autilia, Adolfo Mignemi, Carlo Eligio Mezzetti, Ulrich Pohlmann, Barardino Palumbo, IV

15 Qualche concisa parola di ringraziamento, da ultimo. A tutti coloro che sono intervenuti, innanzitutto, portando il loro contributo di conoscenza e discussione, e a quelli che, rispondendo alla chiamata dei curatori di questo volume, hanno inviato la propria relazione o comunicazione. A Luigi Tomassini (presidente della SISF), Francesco Casetti e, poi, Gianni Canova (presidenti della CUC), che hanno avuto responsabilità intellettuali e operative nella messa a punto delle intense giornate netine. Ai giovani studenti e ricercatori della Facoltà di Scienze della Formazione, per il concreto e premuroso supporto logistico assicurato. A Giacomo Daniele Fragapane che, assieme a uno degli scriventi, ha curato la redazione degli atti, facendosi carico, con tenacia e passione, di tutti i problemi concreti che via via emergevano. Un ringraziamento va anche al CUMO di Noto che ha messo a disposizione personale, fondi e competenze organizzative di ottimo livello, che hanno permesso la realizzazione del convegno. Non è costume, naturalmente, che ci si auto-ringrazi. Ma consentiteci una trasgressione cha vuole essere soltanto testimonianza della fiducia nel progetto realizzato, ricordando che a esso abbiamo contribuito anche noi che scriviamo, con applicazione costante e con un apporto intellettuale e fattuale convinto. Messina, 20 ottobre 2013 Francesco Faeta, Enrico Pozzi, Giordana Charuty, Cristina Grasseni, Giovanni Fiorentino, Cosimo Chiarelli, Joëlle Beurier, Philippe Dubois, Francesco Casetti, Antonino Pennisi, Lucia Pizzo Russo, Andrea Pinotti, Giovanni Lombardo, Marina Miraglia, Francesco Parisi, Roberta Castoldi, David Freedberg, Roberto De Gaetano, Alessia Cervini, Carmelo Marabello, Federica Villa, Nicoletta Leonardi, Giacomo Daniele Fragapane, Francesco Casetti. Hanno diretto il dibattito, presentato e discusso materiali nella sezione dei panels: Maria Antonella Fusco, Dimitri Brunetti, Claudia Morgan, Grazia Fumo, Rosario Petrosino, Cinzia Nanni, Chiara Dall Olio, Alessia Cerqua, Elio Trusiani, Francesca Giraldi, Roberto Del Grande, Adriana Scalise, Emanuele Crescimanno, Franco Marineo, Laura Cusano, Raffaella Biscioni, Cristina Ghirardini, Sandra Camarda, Monica Di Barbora, Roberta Valtorta, Sauro Lusini, Francesca Fabiani, Simona Pezzano, Giacomo Coggiola, Lorenzo Donghi, Giacomo Di Foggia, Giorgio Longo, Elena Correra, Cesare Colombo, Marina Gnocchi, Tiziana Macaluso, Paola Pennisi, Alessandro Bonaccorso, Stefano Branca. V

16 Giacomo Daniele Fragapane Nota redazionale La revisione dei contributi raccolti in questi atti ha reso necessario il confronto con norme redazionali e bibliografiche attinenti a distinti, e talvolta difformi dal punto di vista formale e terminologico, campi disciplinari oltre che, naturalmente, con diversi stili di scrittura e differenti modalità di esporre ipotesi scientifiche, tracciare percorsi storico-critici, presentare case studies ecc. Gli scritti illustrano innanzitutto una casistica piuttosto sfaccettata di possibili porte d accesso alla fotografia (a differenti usi della fotografia e storie di fotografie) in quanto forma di conoscenza, terreno di ricerca e di elaborazione intellettuale. La fotografia può assumervi, di volta in volta, il ruolo di oggetto empirico da interpretare, strumento d analisi di un particolare contesto territoriale o antropologico, pratica socialmente determinata, tecnica, campo linguistico o forma estetica dai tratti distintivi. In qualche caso è intesa semplicemente come termine di confronto rispetto ad altre forme iconiche e mediali. I testi chiamano in causa molteplici tradizioni critiche e fanno riferimento a fonti e corpora di immagini assai diversi per provenienza storico-geografica, dimensioni, diffusione, destinazione d uso. Presentano inoltre diverse modalità di interrogare gli archivi e concepire la stessa nozione di archivio fotografico. L intreccio tra queste voci riflette i molteplici regimi discorsivi e modi di produzione della fotografia, storica e contemporanea e forse, leggendo tra le righe, anche alcuni conflitti, contraddizioni o polarità della attuale cultura fotografica italiana. Tale complessità di orizzonti e prospettive nozione centrale nelle attuali teorie fotografiche, la cui pregnanza e urgenza qui si manifesta, per così dire, in parallasse, man mano che ci si addentra nei diversi contributi ha reso necessario un certo margine di omologazione nella cura dei testi, e talvolta (sebbene ci si sia imposto di ridurre il più possibile simili interventi), nella stessa terminologia correlata ai diversi problemi storici, filologici, tecnologici della fotografia. Ciò vale ad esempio per quanto riguarda l uso frequente di talune nozioni tradizionalmente associate ai processi VII

17 della riproducibilità tecnica, dove si riscontrano, in base ai diversi contesti storici e disciplinari, o alle modalità di articolare il discorso critico, varianti lessicali o relative alle fonti. In questi casi, laddove si è reso necessario un intervento per uniformare i contributi, si è tenuto conto in via preliminare della coerenza interna al testo; laddove sono emerse difformità nell uso di termini tecnici e categorie critiche, si è privilegiata l accezione più comune nella letteratura storica e teorica sulla fotografia. La struttura del volume nasce dall esigenza di preservare, per quanto possibile, un rapporto tra l architettura concettuale del convegno, ossia la logica, l idea di fotografia alla base della sua articolazione, e il numero di interventi pervenuti (sedici su ventidue per le sessioni principali, venti su ventotto per i panels) 1. Si è dovuto rimontare, in base a presupposti di ordine sia storico sia teorico-metodologico, un insieme eterogeneo, come si è detto, e parziale, seppure largamente rappresentativo. In questa operazione, si è tentato perlopiù di far emergere alcune linee di continuità tra territori a prima vista distanti, alla luce delle intenzioni e delle stesse prospettive ermeneutiche discusse nei giorni del convegno linee di continuità spesso meglio individuabili, in prospettiva sinottica, negli impliciti rapporti tra ipotesi di ricerca e paradigmi teorici sottesi, che nelle dirette correlazioni tra i diversi temi e oggetti testuali trattati dai relatori. Da tale riflessione sono derivati un nuovo ordine di presentazione degli interventi e una diversa scansione delle sezioni e dei capitoli del presente volume: articolazione che semplifica con esiti dei quali i curatori si assumono la responsabilità quella del convegno, impossibile da riproporre in questa sede a causa della sproporzione tra i contributi pervenuti per ciascuna sessione e, in taluni casi, di variazioni, integrazioni 1 Nell ambito del convegno, le relazioni erano articolate in quattro sessioni autonome: La patrimonializzazione della fotografia. Logiche della collezione, archiviazione, valorizzazione, introdotta da Luigi Tomassini e presieduta da Marina Miraglia; Ontologia e antropologia dell immagine: dai modelli teorici agli usi sociali del mezzo, introdotta da Francesco Faeta e presieduta da Bernardino Palumbo; La natura della fotografia: modo di conoscenza o processo mentale?, introdotta da Antonino Pennisi e presieduta da Francesco Casetti; Autobiografia e autoritratto: sperimentazione di approcci semiotico-pragmatici, introdotta da Vincenzo Trione e presieduta da Luigi Russo. I panels, invece, raggruppavano sotto un titolo comune Problemi e prospettive degli studi sulla fotografia in Italia sei sessioni parallele: Italie/Italia 150 anni. Paesaggi, città, arte nell immaginario fotografico e nella memoria d archivio, coordinata da Maria Antonella Fusco; Intersezioni fotografiche, coordinata da Carmelo Marabello; Linguaggi fotografici e paesaggi antropologici, coordinata da Bernardino Palumbo; Italie/Italia. Scenari contemporanei, coordinata da Roberta Valtorta; Il medium rimediato, coordinata da Giovanni Fiorentino; Applicazioni e orizzonti scientifici della fotografia, coordinata da Giacomo Daniele Fragapane. VIII

18 e aggiustamenti di rotta intervenuti nel lungo periodo di preparazione ed elaborazione degli atti. In particolare, risulta forse penalizzata la ricchezza di apporti disciplinari dei panels, originariamente suddivisi in sessioni e qui invece raccolti nella seconda parte del volume. L articolazione di quest ultima ha seguito le medesime logiche della prima, ma si è scelto, per i motivi già detti e per evitare ridondanze, di non riproporre una suddivisione in capitoli. Il lavoro di impostazione teorica del volume sopra ricordato è stato concordato e verificato assieme, passo passo, dai due curatori; il lavoro materiale di revisione dei testi, collazione, adeguamento, editing finale, da chi firma questa nota. Roma, 20 ottobre 2013 IX

19 La patrimonializzazione della fotografia. Logiche della collezione, archiviazione, valorizzazione

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21 Adolfo Mignemi Dall immagine al documento Esistono molte collezioni e pochissimi archivi. Uno sguardo anche distratto alle numerose raccolte di immagini costituitesi un po in ogni dove ci pone di fronte a questa singolare constatazione. La questione, come cercheremo di evidenziare, è di fondamentale rilevanza nell analisi del passaggio dall immagine al documento visivo, soprattutto in relazione allo sforzo di costruire un corretto rapporto tra le fotografie e le esigenze scientifiche degli studiosi che ritengono utile, se non indispensabile, ricorrere ad esse nell analisi, scientificamente documentata, della realtà. Inoltre essa è rilevante ed altresì non più procrastinabile, poiché riguarda nella sostanza tutta la produzione di immagini realizzata attraverso mezzi meccanici (fotografia, cinema, immagini digitali) indipendentemente dalle peculiarità linguistiche. La descrizione di un immagine, l identificazione del suo autore, la datazione delle sue diverse edizioni, l analisi del suo supporto sono sicuramente indispensabili per consentire il passaggio dall immagine al documento, ma non per dare ad esso la necessaria compiutezza di fonte. Se poniamo al centro della nostra riflessione in particolare la produzione di immagini fisse, possiamo rilevare come non sia certo casuale che il primo approccio alla catalogazione di questo tipo di materiali sia avvenuto passando attraverso la descrizione della singola fotografia alla stregua della descrizione di un opera d arte i cui caratteri di unicità sono però ben diversi da quelli peculiari di un documento. La fotografia oggi soffre di questo approccio che, introducendo criteri di analisi prioritariamente formale, finisce per costruire inutili e discutibili gerarchie: inutili in quanto tendono a separare rigidamente i documenti fotografici in base alla natura della produzione dell immagine e senza porre quasi attenzione alla sua fruizione; discutibili in ragione dell inevitabile mutare del gusto. 1

22 Adolfo Mignemi È una vicenda per certi versi non nuova nella storia dei documenti. Alla scienza archivistica infatti si è giunti attraverso la costruzione della diplomatica e l esegesi documentale del periodo rinascimentale. Fu un percorso approdato, con non poca fatica, all applicazione del metodo storico nel secolo XVIII, ma divenuto scienza, ovvero sistema di metodi e di regole, non subito, bensì dopo non poco tempo. Crediamo quindi si debba guardare con estrema attenzione a tale esperienza, che mostra avere molti elementi in comune con quella odierna della fotografia sia per evitare di ripeterne gli errori (si pensi alla contrapposizione tra l ordinamento per materia, o secondo il principio della pertinenza, e la ricostruzione dell ordine originario, ovvero l ordinamento secondo il principio di provenienza o metodo storico) sia per consentire alla fotografia di entrare a pieno titolo nell universo delle fonti documentali. In termini molto schematici tenteremo di indicare alcune possibili tappe ed alcuni elementi che possono essere considerati acquisiti dalla riflessione scientifica. Il percorso dall immagine al documento fotografico è articolato, lontano dal semplice schema che rappresenta l idea, rielaborata progressivamente, diventare materialmente opera. La produzione dell immagine, ovvero l impiego di un complesso sistema tecnologico (l apparecchio, la camera ) da parte del fotografo in un determinato luogo/tempo, non è il progetto di un documento, ma una realtà documentale a cui si dovrà/potrà dare una materialità propria autonoma che, a sua volta, è al centro della problematica relativa all uso dell immagine. È indispensabile ragionare intorno a queste peculiarità del procedimento fotografico perché lì è la chiave interpretativa della formazione del documento: produzione ed uso dell immagine fotografica. L uso dell immagine può avvenire in tempi assai diversi dal momento della sua produzione e con modalità differenti di volta in volta. Il ricorso a mezzi e tecnologie, inoltre, può essere illimitato e determinante in tutte queste fasi. Torneremo più avanti su tali questioni. Nel contesto dei lavori di questo convegno interessa mettere a fuoco alcune problematiche generali 2

23 Dall immagine al documento legate alla patrimonializzazione della fotografia, nell ambito della ricerca storica generale e dello studio delle vicende del mezzo fotografico, al suo passare appunto dalla condizione di immagine a quella di documento vero e proprio, ed a ciò che meglio può garantire tale status. Dobbiamo quindi ritornare alla constatazione iniziale: esistono molte collezioni e pochissimi archivi fotografici. Che cosa intendiamo per archivio? Nulla più dell istituzione chiamata «a mettere al sicuro, raccogliere, classificare, conservare, custodire e rendere accessibili i documenti che avendo perduto la loro antica utilità quotidiana e considerati perciò superflui negli uffici e nei depositi meritano d essere preservati» 1 : l «universitas rerum, diversa dalla somma dei documenti che la compongono» 2. L elenco delle funzioni attribuite all archivio non è pleonastico: l archivio non è tale se non è ordinato, ed è in tale ordinamento che il singolo documento trova la sua pienezza, il suo valore d uso. Introduciamo questa ulteriore categoria, nei termini di una semplice parentesi aperta e subito chiusa, in quanto la fotografia si propone come una tipologia di documento che nasce con un proprio contenuto economico che spesso continua a mantenere anche allorché entra in una collezione o in un archivio (come sfruttamento di diritti), a differenza di quanto accade per gli oggetti preziosi che entrano a far parte di una collezione o di un museo (per i quali permane il valore di scambio, ma cessa il valore d uso). Dire archivio, però, significa dire archivistica e archivisti. E per archivistica si deve intendere la «disciplina storica in sé (ordinamento), e non semplicemente ausiliaria della storia (compilazione dei mezzi di ricerca)» 3. Per archivisti ovviamente si intende dire formazione altamente qualificata di personale. Vorremmo approfondire questi due aspetti ricorrendo ad 1 K. Pomian, Collezione, in Enciclopedia Einaudi. 3: Città-Cosmologie, Einaudi, Torino 1978, p E. Lodolini, Storia dell Arechivistica italiana. Dal mondo antico alla metà del secolo XX, Franco Angeli, Milano 2001, pp. 247 e ss. 3 P. Carucci, Le fonti archivistiche. Ordinamento e conservazione, La Nuova Italia, Roma 1989, p

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