Approfondimenti e visioni sulle soluzioni Adobe dedicate al digital imaging

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1 PROFES SIONAL PHOTOGRAPHY Approfondimenti e visioni sulle soluzioni Adobe dedicate al digital imaging A cura di Luca Pianigiani

2 Questo libro è stato realizzato per Adobe Systems Italia da Luca Pianigiani/www. jumper.it. Non è possibile la copia o la riproduzione, anche parziale, del contenuto senza autorizzazione dell autore Questo libro non vuole essere un libro di tecnica, ma di stimoli, per approfondire l evoluzione digitale della fotografia in un capitolo nuovo della sua storia. Chi è interessato ad approfondire i vari aspetti trattati, segnaliamo che Adobe collabora con un gruppo di esperti Guru che spesso potete incontrare negli eventi organizzati da Adobe o dai loro partners. Ma anche di seguire le attività on line sul sito: ci saranno novità interessanti. Se siete invece interessati agli aspetti culturali e di tendenza della creatività digitale, date un occhiata e seguite le attività di jumper al link:

3 Introduzione Questa è una pubblicazione un po speciale: la sua finalità è quella di parlare ai fotografi, e quella di mostrare le novità più significative che Adobe ha preparato in questo ultimo periodo e che sono particolarmente legate al loro mondo. Al tempo stesso, non vuole essere un manuale d uso, e nemmeno qualcosa di analogo a ciò che si trova in altre pubblicazioni (riviste, libri, brochure tecniche); pur trattando un tema tecnico, cercheremo di individuare un linguaggio più diretto, più vicino a questa categoria di professionisti, che negli ultimi anni ha dovuto imparare a parlare la lingua di altri (del mondo dell informatica, per esempio), ma non c è nulla come esprimersi tra persone madrelingua : possiamo imparare l inglese alla perfezione, ma quando poi ci troviamo tra italiani a parlare italiano, tutto è più fluido e profondo.

4 Il linguaggio di questa pubblicazione, quindi, è quello di chi ha condiviso con voi il mondo della camera oscura, delle bacinelle e dei trattamenti chimici, dell esposizione della carta bianco e nero nelle stanzette illuminate dalla lampadina rossa; di chi ha caricato come voi centinaia, migliaia di rulli di pellicola, preparato centinaia di chassis per le fotocamere a banco ottico, trepidato come voi in attesa di un clip test in laboratorio per controllare l esposizione, archiviato come voi decine di migliaia di immagini nei plasticoni, cercando una logica coerente (per anno? per soggetto? per lavoro?). La fotografia era tutto questo, ed ora è cambiata, evolvendosi sia dal punto di vista tecnologico che da quello culturale ed espressivo. Al di là di qualche momento di romantica malinconia (quella che i brasiliani chiamano saudade ), possiamo dire con serenità che oggi la fotografia è migliore, rispetto al passato: più pulita, più controllabile, più vicina alle esigenze contemporanee, più veloce, più completa. La sua evoluzione, che non è solo sintetizzabile nel passaggio tra pellicola e sensore, finora (fino a poco tempo fa) è stata una continua rincorsa per raggiungere nel digitale le qualità e le caratteristiche della precedente tecnologia. Ed ora, finalmente, questo approccio ha lasciato spazio ad un atteggiamento più maturo: una volta che la qualità non solo è stata raggiunta, ma anche superata, è stato possibile orientare gli sforzi nell ottimizzazione dei dettagli, delle sfumature, dei particolari, che sono poi la cosa più importante.

5 Contenuti I temi trattati in questa pubblicazione sono: RAW - finalmente utilizzabile nella pratica Adobe DNG - il negativo Universale Adobe BRIDGE - Il ponte per l immagine (e non solo) HDR - Latitudine di posa infinita Adobe LIGHTROOM - il vostro tavolo luminoso, la vostra camera oscura

6 Il formato RAW consente di coltivare, come queste piantine, le immagini fotografiche. Le scattate oggi, e domani saranno ancora migliori, grazie alle evoluzioni della tecnologia. Il Raw è il seme da piantare, per garantire il migliore futuro al vostro archivio. AdobeBlogbook.indd :51:45

7 Il formato RAW In questi ultimi mesi le disccusioni sul formato RAW e sulle implicazioni (anche politiche!) del suo utilizzo si sono amplificate. Fino a poco tempo fa era abbastanza comune indicare questo formato di file di immagine come la soluzione per l archiviazione delle fotografie digitali di qualità e il tutto finiva lì. Le principali Case produttrici di fotocamere e dorsi digitali hanno adottato questa soluzione, l hanno inserita nel loro software di gestione dello scatto, e basta. In molti usano il formato Raw, altri preferiscono scattare in Tiff o in Jpeg, per abitudine oppure per riuscire ad avere, a parità di scheda di memoria, maggiore autonomia. Finora, gli argomenti succulenti, quelli che hanno creato discussione e polemiche, convegni e libri, riguardavano una problematica molto più terra terra, ovvero: salviamo i files in RGB o in CMYK?. A questa domanda, ci auguriamo si sia data opportuna risposta: la quadricromia (CMYK) fornisce un interpretazione cromatica molto più ristretta dell RGB, e per di più si tratta di un interpretazione specifica per un tipo di stampa; questo significa che se si desidera preservare al massimo le informazioni colore del file originale, lo spazio colore deve essere l RGB (oppure

8 il LAB, ma non vogliamo entrare nelle sfumature di questo argomento, non in questa sede...). Ora l argomento viene spostato molto più alla base della descrizione dell immagine digitale. Non si discute lo spazio colore, ci si domanda se è giusto archiviare un immagine già interpretata dal sistema della fotocamera o del dorso che l ha scattata, oppure se è preferibile archiviare i dati puri dello scatto, precedenti a tale interpretazione. Il formato RAW - di cui si parla da diversi anni, ma che appunto solo ora forse sta raggiungendo un livello di popolarità sufficiente, a causa dei fatti che analizzeremo qui di seguito - propone proprio questo: la prima spremitura dell immagine catturata dal sensore (Ccd o Cmos che sia), tutto quello che è stato registrato, ancora senza alcuna interpretazione. Per non sembrare la pubblicità dell olio di oliva di qualche tempo fa (con scene raccapriccianti delle olive che venivano schiacciate per produrre l olio), usiamo termini leggermente più tecnici: il formato RAW contiene non solo le informazioni-immagine dei suoi pixel, ma anche i metadata dell immagine scattata, che non sono da confondere con i metadata chiamati EXIF (Exchange Image Format) che sono quelle informazioni che vengono lette dai software e che ci dicono quale fotocamera abbiamo utilizzato (modello e numero di serie), la velocità di scatto e l apertura del diaframma, la data e l ora, se abbiamo usato o meno il flash, il numero di cellulare della modella che abbiamo fotografato (naaaa... quello purtroppo non è incluso nei dati EXIF!). I metadati sull immagine contenuti nel formato RAW sono molto più ricchi: includono le informazioni sul sensore, su come è costruito e come lavora il mosaico dei filtri colore che sono posizionati davanti al sensore. Si sa bene che, nella fotografia digitale a scatto unico, i sensori acquisiscono un immagine a tonalità di grigio, che però viene filtrata da una griglia di piccolissimi filtri. Questa fase si chiama demosaicizzazione, traduzione letterale e moderatamente complessa sia da scrivere che dapronunciare (si arrotola la lingua) del termine inglese demosaicing (che a dirla tutta non è che sia più facile e gradevole come termine) ed uno dei punti principali dell azione dell azione possibile grazie al trattamento delle immagini RAW: se nel caso della conversione diretta in fase di salvataggio dell immagine all interno della fotocamera per creare un Tiff o un Jpg i settaggi sono predefiniti e chiusi, nel caso del formato

9 Raw è possibile, in un secondo momento, scegliere regolazioni e correzioni più evolute e meglio rispondenti alle esigenze di ogni immagine. Ma non è solo questo: in fase di sviluppo dell immagine Raw (adottate una specie di metafora: il file Raw viene creato e non aperto, e quindi è come se venisse riscattata la scena, il mouse si trasforma in fotocamera digitale), è possibile determinare il bilanciamento del bianco, intepretare la corretta colorimetria, la correzione del gamma, regolare i settaggi delle funzioni di riduzione del rumore, della maschera di contrasto, dell antialiasing. E questo significa avere molte, ma molte più possibilità di trarre il meglio dal file scattato, e di garantire il migliore futuro possibile alle (preziose) immagini che scattate. Il tutto, mantenendo le informazioni tonali della ripresa (12, 14, 16 bit colore) e non riducendo tutto agli 8 bit/colore imposti dai limiti del formato Jpeg. Tutto questo porterebbe a dire: che bello, allora da oggi salviamo tutto in Raw, e non se ne parla più. Si, in prima analisi, è corretto, ma ci sono ancora dei lati da risolvere: sul mercato non esiste un unico formato RAW, ci sono più di un centinaio di interpretazioni. RAW - Immagine latente Si, è proprio da considerare l immagine latente. Ancor più che il negativo digitale il Raw è la versione digitale della pellicola esposta, che ha ricevuto tutte le informazioni che la fotocamera è riuscita a trasmettergli, con molti dati in più: da quelli relativi al tipo di ottica, diaframma, tempo di otturazione, data e ora (più interessanti ai fini della curiosità...) a quelli ben più importanti relativi alla struttura dell immagine stessa (contrasto, saturazione, bilanciamento del bianco, tipo di filtro di mosaicatura del colore ed altro ancora). Questo significa che, mentre il Tiff e il Jpg sono assimilabili, come concetto, ad un immagine scattata su pellicola Polaroid (o comunque un immagine definitiva, non più elaborabile e modificabile in fase di sviluppo, un file Raw non esiste come immagine fino a quando non viene sviluppato, e per certi versi assomiglia come concetto ad un file Postscript, che è la descrizione che viene mandata ad

10 una stampante che la deve interpretare per trasformare dei dati numerici/ matematici in un immagine. Questo, in termini concreti, significa che le nostre immagini dovranno essere custodite nel formato Raw nei nostri archivi, e che deve trattarsi di un archivio fatto con logica, che basa le sue fondamenta anche nelle garanzie di affidabilità degli strumenti usati: hard disk, dvd, sistemi di memoria affidabili, backup frequenti... serve tanto spazio, servono software per archiviare e per recuperare le informazioni, serve un metodo di archiviazione intelligente e non basato sull emotività del momento: non devono esistere più le cartelle sparse dati titolo: Archivio ultime immagini, e neppure: Foto-secondascelta -modella-col-neo-sul-naso. La creatività va usata nelle foto, non nella loro archiviazione. Ma è ovvio che il metodo di archiviazione è solo l inizio di questo workflow che deve essere adottato, una volta decisa la strada del Raw. Se era solo questo, era inutile leggere... Bisogna comprendere che le potenzialità dello sviluppo del Raw non devono essere mentalmente associate alla totale libertà, alla completa anarchia considerando che... tanto dopo si corregge nel programma di Camera Raw. E stato fatto anche in passato agli esordi dell elaborazione digitale dell immagine: in molti si sono adagiati scattando porcherie in fase di ripresa valutando che... tanto poi lo correggo con Photoshop. E vero che il digitale può fare miracoli, ma serve a poco se tutta la sua potenzialità di riduce a correggere errori che si potrebbero facilmente risolvere il ripresa. Il fine - sia dell elaborazione che della gestione dei files Raw - è quella di intervenire per risolvere problemi impossibili da risolvere in ripresa, oppure per raggiungere un livello qualitativo superiore... che alla fine è ciò che conta. 10 Quindi, ben venga il formato RAW che ci permette, in fase di sviluppo, di correggere il bilanciamento del bianco, ma quando scattiamo la fotocamera dovrebbe comunque essere settata sul bilanciamento corretto, in modo che questo dato (contenuto all interno delle informazioni del file delle immagini scattate) possa essere il corretto punto di partenza per eventuali correzioni e modifiche. Si lavora così, non ci si può permettere di fregarsene di tutto, delegando poi agli strumenti tecnologici di mettere una pezza alle nostre

11 disattenzioni. Quindi... impostare correttamente sulla fotocamera le principali regolazioni di base (anche se modificabili in fase di sviluppo del Raw): 1) Il corretto bilanciamento del bianco; 2) Disattivare invece, se possibile (o tenere al minimo) i settaggi pre impostati della maschera di contrasto (Unsharp Masking), saturazione, contrasto, eccetera. Meglio avere un file il più pulito possibile, sarà sempre possibile (quando, se e nella proporzione necessaria, agire sul software di cattura del file Raw, oppure addirittura successivamente in Photoshop); 3) Esposizione. Il software di cattura del Raw riesce a salvare molte situazioni, aprendo o chiudendo immagini esposte in modo non corretto. Ma, ci ripetiamo, questo non significa che possiamo far finta di nulla: rispetto alla pellicola, il digitale dispone di un potente ed affidabile strumento che è l istogramma, che ci permette di verificare in tempo reale la corretta esposizione dell immagine appena scattata: fatene buon uso, ed in particolare ricordardatevi che i sensori sono meno tolleranti sulle sovraesposizione, sono difficili da recuperare le zone bianche e comunque quelle molto chiare (e, non a caso, proprio questo è terreno di scontro tecnologico e politico tra le varie aziende costruttrici di fotocamere digitali professionali: alcuni algoritmi e alcuni trucchi consentono di ottenere, nelle alte luci, risultati migliori salvando sovraesposizioni impossibili ). Attenzione, quindi, in particolare alle sovraesposizioni, anche se le sottoesposizioni sono da evitare anch esse, nei limiti del possibile... perché ovviamente si perdono dettagli nelle zone d ombra e poi il nemico numero uno è la crescita del rumore; 4) Risoluzione: un archivio Raw richiede, se possibile, di salvare le immagini alla massima risoluzione consentita dalla fotocamera. Come per tutte le fotografie destinate ad un archivio, non è possibile sapere preventivamente il potenziale utilizzo: magari scattiamo una foto destinata ad un quotidiano, e poi, dopo un anno o due, scopriamo che abbiamo lo scatto giusto per una campagna pubblicitaria per un affissione 6x3 metri. Ormai le memorie hanno raggiunto un costo contenuto, non vale la pena rischiare! 11

12 Queste indicazioni di base vogliono far capire il concetto di fondo: un archivio di immagini Raw è prezioso se le immagini che contiene nascono per essere multifunzionali, ed ottimizzabili ogni volta per ogni specifica applicazione. Potremo avere varie versioni della stessa immagine (in Jpg, in Tiff, con forte maschera di contrasto per stampare su una inkjet o in offset, oppure con minore per la stampa su Lambda o per la visione a monitor), ma un unica fonte, originale, ben archiviata e quindi recuperabile, dotata di un settaggio di partenza standard ed ottimizzato. Al resto ci penseranno i programmi per sviluppare il Raw, e qui va detto che il digitale ci regala qualcosa che la tecnica tradizionale di sviluppo ci ha sempre impedito: il miglioramento. Una pellicola sviluppata non potrà mai essere risviluppata se dovesse uscire una chimica migliore. Le nostre immagini latenti Raw miglioreranno con il tempo... come il vino: ad ogni nuova release di software di cattura del Raw sarà possibile recuperare dettagli che in passato non era possibile visualizzare, miglioreranno gli algoritmi, e quindi avremo sempre migliorie: nelle immagini future, ma anche in quelle passate. Ma se dedicheremo questa eccezionale tecnologia solo per sopperire ad errori di base... non andremo lontani. 12

13 RAW in pratica: Adobe Camera Raw Queste videate mostrano Adobe Camera Raw, all interno di Adobe Photoshop CS2. Si tratta di un vero e proprio motore per sviluppare le immagini scattate in Raw, definendone tutti i parametri che possono essere valutati direttamente dall anteprima. Una volta impostati tutti i valori (che possono essere salvati, per applicarli ad altre immagini o ad altre sessioni di lavoro, è possibile salvare il file nel formato desiderato. Un dettaglio importante: tutte le modifiche vengono applicate in una sola azione sull immagine, ottimizzando non solo la produttività, ma anche la qualità dell immagine (meno manipolazioni vengono fatte sui pixel e meglio è...) 13

14 Proteggere il bene più prezioso. Per garantirgli un futuro sicuro. 14

15 Negativo Digitale Diciamocelo: fino a poco tempo fa, lo scatto in digitale - tanto utile, dalla qualità sempre crescente ed ormai punto di riferimento assoluto per tutte le attività fotografiche professionali - aveva un limite. Forse era un limite psicologico, ma la psiche in questo mestiere è tutt altro che di secondaria importanza. L assenza di quello che può essere definito un originale, la matrice di tutto il nostro lavoro creativo (e di sudore... la fotografia non è sempre solo espressione creativa e mentale, a volte si fa proprio fatica!) non esiste più. Del nostro file digitale - che può essere copiato a piacimento, che può essere preso e salvato, magari violentandolo con compresssioni estreme, con ridimensionamenti distruttivi - perdiamo totalmente il controllo, non come una volta, quando il negativo rimaneva a noi, nascosto e protetto in un cassetto, nella cassaforte, sotto il materasso. Il negativo ci dava la sicurezza di un valore potenziale: non sempre questo valore si poteva manifestare in senso pratico (accadeva solo quando qualcuno ci veniva a chiedere qualche copia, anche a distanza di anni), ma spesso era proprio così: molti, con l uso successivo dei loro negativi, ci hanno comprato la casa, la moto ed anche la lavastoviglie per la moglie (oppure il televisore nuovo per vedere le partite di calcio per il marito... e basta con questa visione maschilista della professione del fotografo, ci sono eccellenti fotografe donne!). 15

16 Ma, in definitiva, il negativo non era visto solo sotto forma di ritorno commerciale, della necessità di dover passare dal fotografo autore delle immagini per averne delle copie. C era, e c è, qualcosa di più importante: una possessività della propria opera. La fotografia nasce come arte riproducibile (e proprio per questo a lungo è stata considerata un arte minore; l arte con la A maiuscola nasce come opera unica, secondo i baroni del settore); pertanto, chi detiene la matrice originale, ne possiede il bene, o perlomeno la sua essenza. Quello che vogliamo dire è che il valore del negativo andava (e va) oltre il suo potenziale sfruttamento commerciale, nessun fotografo si separerebbe da nessun suo negativo, parte del suo sangue, del suo cuore, della sua anima. Inoltre, il negativo garantiva una continuità, una durata nel tempo, un futuro. Il digitale sembrava non permetterci un recupero di questo negativo : un file scattato e salvato sulla scheda di memoria della fotocamera viene copiato sull hard disk, una sua copia a bassa risoluzione viene inviata al cliente, un inquadratura parziale viene mandata al laboratorio via ftp per una stampa di una mostra, una versione convertita in CMYK viene salvata su un cd e consegnata ad una rivista per la stampa offset, un altra versione serve per la stampa su un quotidiano, e quindi è in bianco e nero. Tante versioni, tante interpretazioni della stessa immagine, e nessuna di queste può essere giudicata l originale. Una bella scocciatura. Ma ecco arrivare il formato Raw, di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente: un formato completo, che contiene tutto - ma proprio tutto - quello che il sensore ha catturato, e ancora di più: ogni più minimo dettaglio dello scatto viene memorizzato all interno dei dati del file. Un vero negativo latente, da sviluppare (ogni volta partendo da tutti i dati originali), permettendoci, quindi, di rivivere l esperienza del punto di partenza, della matrice originale, del vero scatto, che possiamo proteggere, custodire e trasportare verso il futuro. 16 Ehm... ecco... il problema nasce proprio qui: il file Raw ha tutte queste qualità, ma ha un limite: che non è un formato universale, nasce in relazione diretta con la fotocamera che l ha generato, di fatto ne è il figlio legittimo. Questo significa che, al contrario del negativo al quale eravamo abituati, il Raw non può garantirci un futuro; potrebbe, ma non è sicuro al 100%: ogni Raw parla la sua

17 lingua, e questo non è un fatto negativo (scusate l uso inadeguato del termine negativo ): non è un motivo di stupidità da parte delle aziende che producono fotocamere, ma una necessità di ottimizzazione. Per ottenere il migliore dei risultati, è proprio necessario che harware e software dialoghino a modo loro, senza interferenze. Una volta scattata l immagine, un software proprietario (un driver oppure un software vero e proprio, che a volte viene anche fatto pagare una cifra rilevante) interpreta e sviluppa l immagine scattata, interpretando correttamente i dati del file raw figlioccio della fotocamera della stessa Casa. Quello che non si può sapere è se domani quel sofware verrà reso disponibile per il vostro nuovo sistema operativo, per il vostro computer (se non dovesse essere più supportato per un problema qualsiasi, sarebbero dolori: non potreste cambiare computer, rischio il non poter più leggere i vostri negativi ). Se qualche azienda produttrice di fotocamere dovesse interrompere la produzione (può capitare, no?) cosa succederebbe a tutte le immagini scattate fino a questo momento? Mancherebbero i presupposti per garantire agli utenti una fruizione futura delle immagini contenute in meravigliosi files non più interpretabili. Orrore! Dobbiamo pensare al futuro con maggiori sicurezze di quelle attuali. Già ci sono quelli che non attendono altro che poter denigrare il digitale, non possiamo dar loro un arma così grave per controbattere tutto quello che di buono il digitale ci propone, ma al tempo stesso non si può pensare di arroccarsi nelle vecchie posizioni, senza seguire le tendenze più evolute: molti fotografi, dubbiosi sul futuro del formato Raw (che è invece l unico, vero, giusto formato per lo scatto e per l archiviazione dell immagine) rimangono fermi al Tiff o, peggio ancora, al distruttivo Jpeg. Quello che serve, invece, è fare in modo che il formato Raw possa garantirci sia futuro che una possibilità di dialogo con tutti coloro che meritano di ricevere e decodificare il nostro negativo. Con questo approccio ha lavorato Adobe, proponendo il formato universale DNG. La filosofia del DNG, di fatto, è semplice: quello di essere uno standard aperto per chi usa qualsiasi formato Raw. Che significa? Che il DNG è un formato pubblico, non proprietario, che è quindi di tutti, e che racchiude tutti i dati del formato Raw, ma dona a questo l universalità. E infatti possibile scaricare gratuitamente dal sito di Adobe il DNG Converter, un software gratuito per poter convertire in DNG qualsiasi file Raw 17

18 proveniente da oltre 90 modelli di fotocamere digitali (e sempre in crescita, il dato è del gennaio 2006): entra un file proprietario, e ne esce un file DNG che può essere letto ed interpretato da chiunque, e che sarà sempre interpretabile perché si tratta di un formato che è stato adottato da tantissime aziende leader del settore, e che in ogni caso sarà sempre più sviluppato da Adobe e da terze parti, in quanto libero. Fino all altro ieri, quindi, non c era la possibilità di avere un Negativo digitale, da ieri era possibile con il formato Raw ma con tante incognite e, da oggi, il workflow corretto per disporre di un archivio di negativi digitali a prova di futuro è il seguente: 1) scegliete la fotocamere digitale che desiderate, scattate in formato Raw e salvate queste immagini nel formato Raw origiale della macchina; 2) convertite l immagine Raw in DNG, usando l Adobe DNG Converter (gratuito, disponibile sia per Mac che per Windows), oppure Camera Raw, che trovate all interno di Photoshop CS2, oppure con Adobe Lightroom di cui parleremo più avanti; 3) Potete ora dormire sonni tranquilli: le vostre immagini hanno ritrovato la loro condizione ideale di originali universali, per oggi e per il futuro. 18

19 DNG in pratica: Adobe DNG Converter Come si può leggere in questa pubblicazione, sia con Adobe Photoshop che con Adobe LightRoom è possibile salvare direttamente in formato DNG. Ma è disponibile anche gratuitamente un applicativo Stand Alone gratuito sia per Windows che per Apple OSX che permette di convertire files unici oppure intere cartelle in batch. Una bella comodità, che amplia la flessibilità e l opportunità di adottare il DNG come formato di base per l archiviazione di tutte le vostre fotografie. 19

20 Meravigliose, le autostrade digitali, ma servono anche i ponti. Perché senza collegamenti, le strade non si incontrano mai... 20

21 Un ponte sull eternità Scusate la citazione, viene da uno dei libri di Richard Bach che preferisco. Adobe Bridge è un grande programma, ed è anche interessante il fatto che non si paga... è incluso nella Adobe Creative Suite Cs2, e non esiste in versione stand alone. La sua utilità è quella di integrarsi nel flusso di lavoro dei vari applicativi Adobe, non solo Photoshop quindi, ma anche Illustrator, Indesign e così via. Di recente, il suo utilizzo nella specifica settorialità dello studio fotografico sembrerebbe perdere un po di importanza, almeno da quando è stato lanciato Adobe Lightroom (ancora in beta), ma nella realtà si tratta di due strumenti diversi, anche se alcune caratteristiche risultano analoghe. Adobe Bridge consente di navigare in tutti i files di lavorazione, di vedere in modo veloce le anteprime di tutti i files realizzati con la Creative Suite, consente di effettuare ricerche rapide tramite i metadati proprio su tutto (anche, pensate, su un colore Pantone usato in un impaginato), impostare le preferenze del colore per fare in modo che tutti i progetti utilizzino le stesse logiche di visualizzazione e gestione cromatica, permette di aprire più versioni di un file e tenere traccia con Version Cue CS2. Insomma, Adobe Bridge è un sistema di gestione totale del nostro lavoro, un ambiente che unisce e consente di sfruttare al massimo le integrazioni tra i vari applicativi. Quasi - senza dire un eresia - un sistema operativo per chi lavora con la creatività. 21

22 Per le funzioni dedicate ai fotografi, Adobe Bridge consente di catalogare facilmente le immagini, di fare lavorazioni in batch mentre voi fate altro ed essendo un applicazione indipendente vi consente di eseguire una serie di operazioni tipiche di Photoshop mentre voi usate Photoshop per fare altro: per esempio - come abbiamo visto nel capitolo precedente - la possibilità di convertire file Raw in DNG, senza utilizzare Camera Raw (la componente di gestione dei files Raw all interno di Photoshop) e quindi mentre Adobe Bridge macina, noi possiamo scontornare, correggere, elaborare files con Photoshop. Adobe Bridge ci aiuta anche a vedere con maggiore limpidezza sia il nostro flusso di lavoro, sia ad imparare un po ad usare una logica coerente nell organizzazione generale. Un ottimo insegnante di vita digitale... da conoscere ed apprezzare. 22

23 Adobe Bridge in pratica L Adobe Creative Suite CS2 è un vero e proprio ambiente di lavoro, che trova nell applicativo Adobe Bridge il punto di incontro e di interazione tra le varie lavorazioni. Per i fotografi si tratta di un tavolo luminoso che permette di guardare, come delle diapositive, non solo le immagini, ma anche tutti i documenti e tutti gli elementi grafici, consente di organizzare il lavoro, di selezionare e di archiviare con logica e coerenza. Un ponte che ci fa controllare i fiumi di bit quotidiani. 23

24 14 La fotografia è fatta di luce, di ombre, di contrasti. Troppi per la pellicola, ma non troppi per i pixel... 24

25 16 bit / HDR Uno dei problemi principali in fase di ripresa è quello della latitudine di esposizione (della pellicola, ma anche dei sensori). In pratica - ma è ovvio a tutti - uno scatto fotografico riesce a riprodurre correttamente solo una limitata gamma di tonalità, dalla più chiara alla più scura. Oltre questo range, tutto diventa privo di dettaglio riprodotto: o tutto bianco, oppure tutto nero, ed è nelle mani del sistema di esposizione (automatico, programmato o manuale) scegliere il migliore equilibrio che consenta di catturare più dettagli possibili. La tecnica fotografica consente di ovviare in vari modi a questo problema: si può usate l approccio di Ansel Adams e del suo sistema zonale - perfetto sul bianco e nero, più difficile da applicare sul colore, oppure quando possibile si opera modificando i contrasti e l illuminazione (in studio si può, all esterno è più complesso). Di solito, si finisce, quando possibile, col fare varie esposizioni e montarle in Adobe Photoshop. Beh, certo... mica è una cosa semplice, e specialmente non è veloce. Si può lavorare con le curve, con le selezioni e con mille altri trucchi e tecniche che gli esperti dei programmi di fotoritocco conoscono bene. Di sicuro, però, non si tratta di una cosa facile, perché si parla di 25

26 luce, non di oggetti: la luce che entra da una finestra può essere schiarita, ma il suo effetto influenza la stanza e tutto quello che illumina... non basta fare una maschera ai vetri (rettangolari regolari, possibilmente) della finestra, ci vuole più sforzo per ottenere un buon risultato, e tutti sappiamo che sforzo significa tempo, dedizione, soldi (si... il tempo è denaro, è bene ricordarselo). Per questo abbiamo trovato davvero interessante la funzione HDR di Photoshop CS2. Cosa fa? Esattamente quello che chiunque abbia avuto il problema descritto sopra: fondere insieme, in modo automatico, immagini che sono state esposte in modo differente, e tirare fuori un immagine che è la loro sintesi intelligente. E, ancor di più, poter scegliere con dei semplici accorgimenti quali zone privilegiare (ombre, altre luci, toni medi). Quello che, giustamente, segnalano gli sviluppatori è che l effetto è quello di una funzione in grado di incrementare il Dynamic range delle immagini, come se ci regalasse qualche (anche tanti, fino a 11) step di latitudine di esposizione. Quello che deve fare il fotografo è realizzare - ovviamente su stativo e ovviamente modificando l esposizione agendo sul tempo e non con il diaframma, altrimenti le immagini non combaceranno più, quando si fonderanno insieme - vari scatti della stessa scena, a differenti settaggi di esposizione (+2, +1, 0, -1, -2, per esempio), anche in modo automatico con le fotocamere che consentono la funzione di bracketing. E poi si aprono le varie immagini con la funzione HDR di Adobe Photoshop CS2 e... miracolosamente si crea una nuova immagine che miscela le densità e ci propone un mix che, in certi casi, ha del miracoloso. Ci sono situazioni davvero complesse che si possono risolvere come se fosse... un gioco da ragazzi, ma dietro questo gioco c è una tecnica raffinata, che opera a 16-bit/colore. 26 Vorremmo aggiungere un dettaglio che ci è venuto in mente: anni fa abbiamo intervistato sulla nostra rivista (cartacea) Jump un fotografo giapponese che lavora a New York e che si chiama Shu Akashi, e che usava la tecnica delle esposizioni multiple per creare delle immagini meravigliose. Ve lo segnaliamo perché, come qualsiasi strumento tecnico, c è un lato tutto da scoprire e che richiede fantasia, creatività, estro. Perché non ipotizzare, oltre all uso per il quale

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