PILLAR III INFORMATIVA AL PUBBLICO

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1 PILLAR III INFORMATIVA AL PUBBLICO Situazione al 31 marzo

2 Credito Emiliano Spa Gruppo Bancario Credito Emiliano - Credem Società per Azioni Sede Sociale e Direzione: Via Emilia San Pietro n Reggio Emilia Capitale interamente versato Euro Codice Fiscale Partita IVA Codice ABI 3032 Banca iscritta all'albo delle banche al n.5350 Banca iscritta all'albo dei Gruppi bancari al n.3032 Aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi Tel Telefax Telex BACDIR Switf Code BACRIT22 Sito Internet: 2

3 INDICE INTRODUZIONE 3 Fondi Propri 8 Adeguatezza patrimoniale 21 3

4 INTRODUZIONE Dal 1 gennaio 2014 è entrato in vigore il regolamento (UE) n. 575/2013 ( CRR ) con il quale vengono introdotte nell Unione Europea le regole definite dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria con l articolato insieme di documenti unitariamente denominato Basilea 3 in materia di adeguatezza patrimoniale (Primo pilastro) e informativa al pubblico (Terzo pilastro). Il regolamento (UE) n. 575/2013 e la direttiva 2013/36/UE ( CRD IV ) definiscono il nuovo quadro normativo di riferimento nell Unione Europea per banche e imprese di investimento. Dal 1 gennaio 2014 CRR e CRDIV sono integrati da norme tecniche di regolamentazione o di attuazione approvate dalla Commissione Europea su proposta delle Autorità europee di supervisione ( ESA ), che danno attuazione alla normativa primaria. Con l adozione del regolamento di esecuzione (UE) n. 680/2014 sono state stabilite le norme tecniche di attuazione (Implementing Technical Standards) vincolanti in materia di segnalazioni prudenziali armonizzate delle banche e delle imprese di investimento relative a: fondi propri, rischio di credito e controparte, rischi di mercato, rischio operativo, grandi rischi, rilevazione su perdite ipotecarie, posizione patrimoniale complessiva, monitoraggio liquidità e leva finanziaria. Per dare attuazione e agevolare l applicazione della nuova disciplina comunitaria, nonché al fine di realizzare una complessiva revisione e semplificazione della disciplina di vigilanza delle banche, Banca d Italia ha emanato la Circolare 285 con cui sono state recepite le norme della CRD IV. La circolare indica inoltre le modalità con cui sono state esercitate le discrezionalità nazionali attribuite dalla disciplina comunitaria alle autorità nazionali e delinea un quadro normativo completo, organico, razionale e integrato con le disposizioni comunitarie di diretta applicazione, in modo da agevolarne la fruizione da parte degli operatori. La stessa Banca d Italia ha emanato inoltre le Circolari n. 286 e n. 154 che traducono secondo lo schema matriciale, attualmente adottato nelle segnalazioni di vigilanza, i citati ITS. Tra le principali evoluzioni normative regolamentari dell esercizio 2014, si segnala che il 12 gennaio 2014 il Comitato di Basilea ha proposto una definizione comune dell'indice di leva finanziaria (leverage ratio, la cui informativa al pubblico è prevista a partire dal 1 gennaio 2015), formulata per superare le differenze contabili che avevano finora ostacolato il confronto fra gli indici delle banche di paesi diversi. L'indice di leva finanziaria vuole essere una misura semplice, non basata sul rischio, volta a integrare e rafforzare i coefficienti patrimoniali ponderati per il rischio. La calibrazione definitiva sarà effettuata entro il Sempre il 12 gennaio 2014 il Comitato di Basilea ha pubblicato i Requisiti di informativa pubblica relativamente al Liquidity Coverage Ratio (LCR), la Guida per le autorità di vigilanza sugli indicatori di mercato basati su liquidità e l integrazione alla Disciplina dell LCR (relativamente al trattamento delle eventuali linee di liquidità contrattuali irrevocabili ad uso ristretto). Il 31 marzo 2014 è stato proposto l approccio standard per misurare le counterparty credit risk exposures. Il 10 aprile è stato pubblicato il Documento finale relativo ai requisiti di capitale relativamente alle esposizioni verso controparti centrali. Il 16 aprile sono state diffuse le FAQ relative al Liquidity Coverage Ratio. Il 24 giugno è stato pubblicato un documento consultativo relativamente ai requisiti di disclosure relativi al III Pilastro (il 28 gennaio 2015 è stato pubblicato lo standard finale, relativamente ai requisiti di trasparenza relativamente agli RWA). Relativamente a quest ultimo, le modifiche proposte sono volte a migliorare la comparabilità tra le banche assicurando una maggiore coerenza nel modo di divulgare informazioni relativamente alle esposizioni al rischio. In particolare, il Comitato di Basilea sta rivedendo i suoi obblighi di informazione in due fasi. Il presente documento di 4

5 consultazione copre la prima fase e si concentra sulla revisione degli obblighi informativi relativi alle attività di rischio ponderate. Una volta finalizzato, andrà a sostituire il III Pilastro esistente. La seconda fase amplierà la portata, includendo norme che sono attualmente in fase di sviluppo o in fase di revisione, insieme ad obblighi di informativa supplementari per migliorare ulteriormente la comparabilità dei profili di rischio delle banche. Il 7 ottobre 2014 sono state pubblicate le FAQ relative al Leverage Ratio. Il 31 Ottobre è stata definita la regolamentazione relativamente dell'indicatore strutturale di liquidità (Net Stable Funding Ratio, NSFR). L'NSFR costituisce un altro importante elemento di Basilea 3: complementare all'indicatore di breve termine, promuove l'adozione di strutture di finanziamento prudenti da parte delle banche, evitando in particolare che ricorrano eccessivamente alla provvista all'ingrosso a breve termine. Il 9 dicembre 2014 è stato reso noto un documento consultativo relativo agli standard di disclosure dell NSFR. L 11 dicembre 2014 è stata rilasciata la nuova normativa sulle Cartolarizzazioni, che entrerà in vigore nel gennaio Erano state evidenziate infatti diverse carenze nella normativa precedente, tra cui l affidamento meccanico ai rating esterni e la mancanza di sensibilità al rischio. Il Comitato ha affrontato questi problemi. Le revisioni più significative si riferiscono alla gerarchia di approcci (riducendo la dipendenza da rating esterni), ai fattori di rischio utilizzati in ogni approccio e all'ammontare del patrimonio di vigilanza che le banche devono detenere per esposizioni verso cartolarizzazioni. Il 22 dicembre 2014 sono stati pubblicati due documenti di consultazione: uno sui capital floor e una proposta di revisione dell approccio standardizzato per il rischio di credito. Relativamente al primo tema, i floor proposti sostituirebbero quelli transitori ora in vigore basati su Basilea 1. Essi si baseranno sugli approcci standard rivisti per i rischi di credito, di mercato e operativo, che sono attualmente in consultazione. I floor nelle intenzioni del Comitato di Basilea sono tesi a mitigare gli errori di misurazione e di modello derivanti dagli approcci interni, e a migliorare la comparabilità tra le banche dei risultati oltre che ad assicurare che il livello di capitale del sistema bancario non scenda sotto un determinato livello. Relativamente al secondo tema, si vuole rafforzare gli standard di capitale attuali mediante un ridotto ricorso ai rating esterni, una maggiore granularità e sensibilità al rischio, aggiornate calibrazioni di ponderazione del rischio, maggiore comparabilità con l approccio basato sui rating interni (IRB) per quanto riguarda la definizione e il trattamento di esposizioni analoghe e maggiore chiarezza sull'applicazione degli standard. L EBA, che opera per assicurare un livello di regolamentazione e di vigilanza prudenziale efficace e uniforme nel settore bancario europeo (livello EU-28), ha proseguito l attività volta a definire norme tecniche vincolanti e orientamenti con impatto sul settore bancario europeo (principalmente riferiti alla CRD4/CRR, BRRD, DGS, SRM.). Il 7 maggio 2014 Banca d Italia ha pubblicato il 1 Aggiornamento (del 6 maggio 2014) alla Circolare n. 285 del 17 dicembre 2013, introducendo un nuovo Titolo IV Governo societario, controlli interni, gestione dei rischi. Le nuove norme danno attuazione alla direttiva CRD IV, per le parti relative agli assetti di governo societario delle banche, e tengono conto delle indicazioni date dall EBA e dagli altri organismi internazionali, tra cui il Fondo Monetario Internazionale. Il nuovo quadro regolamentare, composto da principi generali e disposizioni di contenuto specifico, è finalizzato a rafforzare gli assetti di governance delle banche italiane. La qualità del governo societario è un fattore determinante per la stabilità, l efficienza e la competitività del sistema bancario. Le norme confermano principi già presenti nelle precedenti disposizioni, tra cui: la chiara distinzione di compiti e poteri tra gli organi societari, l adeguata dialettica interna, l efficacia dei controlli e una composizione degli organi societari coerente con le dimensioni e la complessità delle aziende bancarie. Il 2 aggiornamento del 21 maggio 2014 (sempre della Circolare n. 285) introduce due nuovi capitoli nel Titolo I (Capitolo 2 "Gruppi bancari" e il Capitolo 4 "Albo delle banche e dei gruppi bancari") per recepire le novità (in parte introdotte dalla CRD IV) concernente la vigilanza supplementare dei conglomerati finanziari, specialmente per quanto riguarda il 5

6 trattamento delle società di partecipazione mista. Il 3 aggiornamento del 27 maggio 2014 (Circolare n. 285) riguarda l emanazione delle nuove disposizioni per allineare il regime di vigilanza del Bancoposta alle modifiche intervenute nell ordinamento bancario. Il 4 aggiornamento del 17 giugno 2014 (Circolare n. 285) introduce due nuovi capitoli. Nel primo si recepisce nell ordinamento italiano la disciplina dell informativa al pubblico Stato per Stato introdotta con l art. 89 della CRD IV. Nel secondo, si specifica gli obblighi di comunicazione alla Banca d Italia dell organo con funzione di controllo e del soggetto incaricato della revisione legale dei conti delle banche. Il 5 aggiornamento del 24 giugno 2014 (Circolare n. 285) disciplina le Obbligazioni bancarie garantite, adeguando la disciplina nazionale alle novità introdotte dal Regolamento CRR per quanto riguarda il trattamento prudenziale dei covered bonds nonché i fondi propri e i requisiti prudenziali delle banche. Il 6 aggiornamento del 4 novembre 2014 (Circolare n. 285) recepisce l attribuzione alla BCE di compiti specifici di vigilanza prudenziale sulle banche italiane. Con il 7 aggiornamento del 20 novembre 2014 (Circolare n. 285) si recepiscono le disposizioni della CRD IV in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione. La CRD IV reca disposizioni in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione nelle banche e nei gruppi bancari. Esse hanno il fine di assicurare incentivi corretti all assunzione dei rischi, la sostenibilità dei compensi rispetto alle condizioni patrimoniali e di liquidità, il presidio dei possibili conflitti di interesse, in una prospettiva di sana e prudente gestione. La direttiva contiene disposizioni di principio e prescrizioni puntuali, aventi natura di armonizzazione minima, le quali necessitavano di essere trasposte per tenere conto delle caratteristiche dell ordinamento e degli assetti delle banche a livello nazionale. Il 19 aggiornamento del 15 luglio 2014 della Circolare n. 115 del 7 agosto 1990 (Fascicolo «Istruzioni per la compilazione delle segnalazioni di vigilanza su base consolidata») rivede l intero impianto delle segnalazioni statistiche di vigilanza consolidate, per tenere conto del Regolamento di esecuzione (UE) n. 680/2014. L 8 settembre 2014 la Banca d Italia ha deciso di ampliare la gamma dei prestiti che le banche possono utilizzare a garanzia delle operazioni di finanziamento con l Eurosistema. Le misure introdotte sono finalizzate a incentivare il credito alle piccole e medie imprese e alle famiglie. Il nuovo collaterale faciliterà anche la partecipazione delle banche alle prossime operazioni di rifinanziamento della BCE (TLTRO). Le misure sono conformi alle regole stabilite dal Consiglio direttivo della BCE per lo schema ordinario dell Eurosistema e per quello temporaneo degli Additional Credit Claims (ACC), che ammette la stanziabilità di crediti con caratteristiche di rischio meno stringenti. A gennaio 2015, Banca d Italia ha rivisto Circolare n. 286 del 17 dicembre 2013 ("Istruzioni per la compilazione delle segnalazioni prudenziali per le banche e le società di intermediazione mobiliare") per recepire le innovazioni contenute nell ITS in materia di Asset Encumbrance (Attività Vincolate) al fine di espletare le attività necessarie al soddisfacimento dei nuovi requisiti informativi. Le nuove informazioni richieste consentiranno alla Vigilanza di valutare il fenomeno delle attività vincolate e secured funding (obbligazioni bancarie garantite emesse, derivati OTC, PCT passivi, depositi collateralizzati). Il contenuto della presente Informativa al Pubblico, pubblicata con frequenza almeno annuale, è disciplinato nella Parte 8 del regolamento CCR. Il regolamento ha demandato all EBA (European Bank Authority) l elaborazione di orientamenti in merito alla valutazione della rilevanza e riservatezza delle informazioni in relazione agli obblighi di informativa, oltre che di orientamenti in merito alla necessità di pubblicare con maggiore frequenza, rispetto a quella annuale, le informazioni contenute nell informativa al pubblico. In data 23 dicembre 2014 l EBA ha emanato le proprie linee guida (EBA/GL/2014/14), confermando gli obblighi di pubblicazione dell informativa con cadenza almeno annuale, salvo valutare attraverso indicatori qualitativi e quantitativi la necessità di fornire l informativa con maggiore frequenza. Le informazioni quantitative sono rappresentate in migliaia di euro e, se non diversamente specificato, si riferiscono al perimetro prudenziale del Gruppo Bancario. 6

7 Per informazioni più complete sul Terzo Pilastro di Basilea si rinvia ai documenti predisposti al 31 dicembre L informativa al Pubblico è pubblicata sul sito internet Fonte dati contabili: Resoconto intermedio sulla gestione al 31 marzo 2015 già attestato dal Dirigente Preposto alla Redazione dei Documenti Contabili Societari. L informativa al Pubblico è pubblicata sul sito internet 7

8 FONDI PROPRI Dal 1 gennaio 2014 è entrato in vigore il regolamento (UE) n. 575/2013 ( CRR ) con il quale vengono introdotte nell Unione Europea le regole definite dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria con l articolato insieme di documenti unitariamente denominato Basilea 3 in materia di adeguatezza patrimoniale (Primo pilastro) e informativa al pubblico (Terzo pilastro). Il regolamento (UE) n. 575/2013 e la direttiva 2013/36/UE ( CRD IV ) definiscono il nuovo quadro normativo di riferimento nell Unione Europea per banche e imprese di investimento. Dal 1 gennaio CRR e CRDIV sono integrati da norme tecniche di regolamentazione o di attuazione approvate dalla Commissione Europea su proposta delle Autorità europee di supervisione ( ESA ), che danno attuazione alla normativa primaria. Con l adozione del regolamento di esecuzione (UE) n. 680/2014 sono state stabilite le norme tecniche di attuazione (Implementing Technical Standards) vincolanti in materia di segnalazioni prudenziali armonizzate delle banche e delle imprese di investimento relative a: fondi propri, rischio di credito e controparte, rischi di mercato, rischio operativo, grandi rischi, rilevazione su perdite ipotecarie, posizione patrimoniale complessiva, monitoraggio liquidità e leva finanziaria. Inoltre, la Banca d Italia ha emanato le Circolari n. 286 e n. 154 che traducono secondo lo schema matriciale, attualmente adottato nelle segnalazioni di vigilanza, i citati ITS. Il Gruppo ritiene prioritario valutare la propria struttura patrimoniale. Le analisi sono svolte periodicamente all interno dei Comitati di Governance di Gruppo. In particolare, all interno del Comitato Rischi di Gruppo, almeno trimestralmente, viene analizzata la struttura del Patrimonio in termini di assorbimento del capitale e margine disponibile a livello consolidato e anche di apporto allo stesso da parte delle singole società. Il Comitato Rischi di Gruppo, nello specifico, supporta il Consiglio di amministrazione della Capogruppo nella definizione delle strategie e delle metodologie per la gestione dei rischi (di mercato, di credito e operativi) del Gruppo. I membri del Comitato sono nominati dal Consiglio d Amministrazione della Capogruppo, scelti tra componenti del Consiglio di amministrazione stesso e del Top Management. La Segreteria del Comitato è a cura del responsabile della funzione di Risk Management. Le analisi presentate in Comitato Rischi di Gruppo vengono successivamente prodotte al Consiglio d Amministrazione della Capogruppo. Periodicamente, il Comitato Rischi di Gruppo esamina l assorbimento del capitale sia sotto il profilo della Vigilanza (rischio di credito e rischio di mercato) sia sotto il profilo gestionale (rischio di credito, operativo, mercato). Sotto il profilo di Vigilanza l assorbimento viene determinato tenendo in considerazione le attuali regole di segnalazione. Sotto il profilo gestionale l assorbimento viene calcolato con l utilizzo di modelli interni per il rischio di credito e di mercato e l utilizzo di un metodo standard gestionale. I rischi vengono esaminati sia complessivamente che dettagliatamente all interno delle società del Gruppo (analisi dei portafogli specifici). Al 31 marzo 2015 i Fondi Propri sono stati determinati in base alle disposizioni contenute nel Regolamento (UE) n.575/2013 (CRR). In base alle disposizioni dettate dagli articoli 11, paragrafi 2 e 3, e 13, paragrafo 2, del già più volte citato Regolamento CRR, le banche controllate da una società di partecipazione finanziaria madre sono tenute a rispettare i requisiti stabiliti dal predetto regolamento sulla base della situazione consolidata della società di 8

9 partecipazione finanziaria medesima. Tali disposizioni hanno pertanto reso necessaria la modifica del perimetro di consolidamento del Gruppo ai fini della vigilanza prudenziale, portando a calcolare i ratio patrimoniali a livello di Credemholding, società controllante al 77% di Credem Spa. Tale livello non comporta nel breve differenze di rilievo rispetto alle analoghe rilevazioni misurate sul perimetro che fa capo a Credito Emiliano Spa; presenta invece una più significativa penalizzazione prospettica (vale a dire in sede di applicazione fully phased delle nuove norme), dovuta al trattamento più restrittivo riservato dalle norme vigenti al computo del cosiddetto patrimonio di terzi. PATRIMONIO CONSOLIDATO DEL GRUPPO PRUDENZIALE CREDEMHOLDING - RIPARTIZIONE PER TIPOLOGIA DI IMPRESA Gruppo Bancario Imprese di assicurazione Altre imprese Elisioni e aggiustamenti da consolidamento 31/03/ Capitale (53.408) Sovrapprezzi di emissione Riserve (16.336) Strumenti di capitale Azioni proprie (23) (23) 6. Riserve da valutazione Attività finanziarie disponibili per la vendita Attività materiali Attività immateriali Copertura di investimenti esteri Copertura dei flussi finanziari (27.828) (27.828) - Differenze di cambio Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione - Utili (perdite) attuariali relativi a piani previdenziali a benefici definiti - Quote delle riserve da valutazione relative alle partecipate valutate al patrimonio netto (12.407) (12.407) Leggi speciali di rivalutazione Utile (perdita) (473) Totale (70.217)

10 PATRIMONIO CONSOLIDATO DEL GRUPPO CREDEM - RIPARTIZIONE PER TIPOLOGIA DI IMPRESA Gruppo Bancario Imprese di assicurazione Altre imprese Elisioni e aggiustamenti da consolidamento 31/03/ Capitale (71.600) Sovrapprezzi di emissione Riserve Strumenti di capitale (Azioni proprie) (2.920) (2.920) 6. Riserve da valutazione Attività finanziarie disponibili per la vendita Attività materiali Attività immateriali Copertura di investimenti esteri Copertura dei flussi finanziari (27.828) (27.828) - Differenze di cambio Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione - Utili (perdite) attuariali relativi a piani previdenziali a benefici definiti - Quote delle riserve da valutazione relative alle partecipate valutate al patrimonio netto (12.407) (12.407) Leggi speciali di rivalutazione Utile (perdita) (473) Totale (70.217) Nella tavola sopra riportata sono indicate le componenti del patrimonio netto contabile, sommando quelle del Gruppo con quelle di terzi, ripartite per tipologia di imprese oggetto di consolidamento. Più in dettaglio, nella colonna riferita al Gruppo bancario viene indicato l importo che risulta dal consolidamento delle società appartenenti al Gruppo bancario, al lordo degli effetti economici di transazioni effettuate con altre società incluse nel perimetro di consolidamento; le società controllate, diverse da quelle appartenenti al Gruppo bancario e consolidate integralmente sono qui valorizzate con il metodo del patrimonio netto. Nella colonna Imprese di assicurazione sono riportati gli importi che risultano dal consolidamento, al lordo degli effetti economici derivanti da transazioni effettuate con le società appartenenti al Gruppo bancario. Nelle colonne Elisioni ed Aggiustamenti sono invece indicate le rettifiche necessarie per ottenere il dato rappresentato in bilancio. Al 31 marzo 2015 il capitale sociale della banca, invariato rispetto al 31 dicembre 2014, risulta composto di azioni da nominali 1 Euro per un importo di 332,4 milioni di Euro. Sono presenti azioni proprie in portafoglio, per un controvalore di 2,9 milioni di euro, acquistate nell ambito del programma che ha dato esecuzione alla delibera adottata dall Assemblea Ordinaria del 27 aprile 2012; tale programma ha lo scopo di acquistare azioni di Credito Emiliano ad integrale copertura dei piani di remunerazione basati su strumenti finanziari da destinare alla categoria dei dirigenti con responsabilità strategiche e del personale più rilevante del gruppo bancario. Ai sensi delle norme vigenti, gli estremi del programma sono già stati comunicati al mercato. Nella voce Riserve sono inclusi la riserva legale, la riserva straordinaria, il fondo per rischi bancari presente nel bilancio redatto ai sensi del previgente D.Lgs.87/92 e riclassificato secondo i principi IAS e le differenze negative di consolidamento. 10

11 La riserva legale, costituita a norma di legge, deve essere almeno pari ad un quinto del capitale sociale; essa è stata costituita in passato tramite accantonamenti degli utili netti annuali per almeno un decimo degli stessi. Nel caso in cui la riserva dovesse diminuire, occorre reintegrarla tramite l obbligo di destinarvi un ventesimo dell utile. La riserva statutaria o straordinaria è costituita in base allo statuto dalla destinazione della quota di utile residuale a seguito della distribuzione dell utile alle azioni ordinarie. Le riserve da concentrazione ex L.30 luglio 1990 n. 218 sono state costituite in occasione di operazioni di riorganizzazione o concentrazione effettuate ai sensi della citata legge. Le riserve da consolidamento si sono generate a seguito dell eliminazione del valore contabili delle partecipazioni in contropartita alla corrispondente parte del patrimonio di ciascuna. Le altre riserve comprendono la riserva costituita a fronte del piano di stock option ed altre riserve costituite nel passato a fronte di specifiche disposizioni normative. Infine la voce include gli effetti generati dalla transizione ai principi contabili internazionali. In particolare tra le riserve di utili sono confluiti gli effetti derivanti dal cambiamento dei principi contabili che non prevedono nei prossimi esercizi un conferimento al conto economico. RISERVE DA VALUTAZIONE DELLE ATTIVITÀ FINANZIARIE DISPONIBILI PER LA VENDITA: COMPOSIZIONE Attività/valori Gruppo bancario Riserva positiva Riserva negativa Imprese di assicurazione Riserva positiva Riserva negativa Altre imprese Riserva positiva Riserva negativa Elisioni e aggiustamenti da consolidamento Riserva positiva Riserva negativa Riserva positiva Totale Riserva negativa 1. Titoli di debito Titoli di capitale Quote di O.I.C.R Finanziamenti Totale 31/03/ Totale 31/12/ I Fondi propri e i coefficienti di vigilanza Ambito di applicazione della normativa I fondi propri (ovvero il patrimonio di vigilanza come veniva definito in precedenza) sono pari alla somma del Capitale di classe 1 e del Capitale di classe 2. Il Capitale di classe 1 è pari, a sua volta, alla somma del Capitale primario di classe 1 e del Capitale aggiuntivo di classe 1. Il capitale primario di classe 1 (o Common Equity Tier 1) è costituito dal capitale sociale e relativi sovrapprezzi, dalle riserve di utili, dalle riserve da valutazione positive e negative considerate nel prospetto della redditività complessiva, dalle altre riserve, dai pregressi strumenti di CET1 oggetto di disposizioni transitorie (grandfathering), dai filtri prudenziali e dalla detrazione. I filtri prudenziali consistono in aggiustamenti regolamentari del valore contabile di elementi del Capitale primario di classe 1, mentre le detrazioni rappresentano elementi negativi del Capitale primario di classe 1. Il Capitale aggiuntivo di classe 1 è costituito da elementi positivi e negativi, strumenti di capitale e relativi sovrapprezzi, pregressi strumenti di AT1 oggetto di disposizioni transitorie e detrazioni. Il Capitale di classe 2 è costituito da elementi positivi e negativi, strumenti capitale e prestiti subordinati e relativi sovrapprezzi, rettifiche di valore generiche, eccedenza sulle perdite attese, pregressi strumenti di T2 oggetto di disposizioni transitorie e detrazioni. E previsto un regime transitorio delle disposizioni di vigilanza sui fondi propri che prevede l introduzione graduale di parte della nuova disciplina sui fondi propri e sui 11

12 requisiti patrimoniali lungo un periodo generalmente di 4 anni e regole di grandfathering pe la computabilità parziale, con gradale esclusione entro il 2021, dei pregressi strumenti di capitale del patrimonio di base e del patrimonio supplementare che non soddisfano tutti i requisiti prescritti dal Regolamento CRR per gli strumenti patrimoniali del CET1, AT1 e T2. Le scelte sul predetto regime transitorio operate dalla Banca d Italia, in quanto di competenza delle autorità di vigilanza nazionali secondo quanto consentito dal Regolamento CRR, sono contenute dalla circolare 285 del 17 dicembre Per il corrente anno devono essere soddisfatti i seguenti requisiti patrimoniali, espressi in percentuale degli attivi ponderati per il rischio (RWA Risk Weighted Assets): - il capitale primario di classe 1 (o Common Equity Tier 1) deve essere almeno pari al 4,5% degli RWA totali; - il capitale di classe 1 (Tier 1) deve essere almeno pari al 5,5% degli RWA totali; - i fondi propri (pari alla somma del Tier 1 e del Tier 2 capital) devono essere almeno pari all 8% degli RWA totali. Inoltre, le banche hanno l obbligo di detenere una riserva di conservazione del capitale pari al 2,5% degli attivi ponderati per il rischio. Pertanto, i coefficienti patrimoniali minimi richiesti ai Gruppi bancari sono pari al 7% di Common Equity Tier 1, inclusa la riserva di conservazione del capitale, all 8,5% di Tier 1 e al 10,5% del totale fondi propri. La Banca d Italia, in data 17 dicembre 2013, ha emanato la circolare 285 (Disposizioni di vigilanza per le banche), in sostituzione della circolare 263 del 27 dicembre 2006 (Nuove disposizioni di vigilanza), e la circolare 286 (Istruzioni per la compilazione delle segnalazioni prudenziali per le banche e le società di intermediazione mobiliare), in sostituzione della circolare 155 del 18 dicembre 1991 (Istruzioni per la compilazione delle segnalazioni sul patrimonio di vigilanza e sui coefficienti prudenziali). Tali disposizioni consentono, tra l altro, alle banche ed ai gruppi bancari di adottare sistemi interni per la determinazione del requisito patrimoniale per il rischio di credito previo ottenimento di apposita autorizzazione da parte di Banca d Italia, subordinata all accertamento della sussistenza in capo al richiedente di specifici requisiti minimi organizzativi e quantitativi. Il Gruppo Credem ha ottenuto l autorizzazione all utilizzo del metodo IRB, per il segmento Corporate, a partire dalla segnalazione al 30 giugno 2008 per Credem e Credemleasing. In base alle disposizioni dettate dagli articoli 11, paragrafi 2 e 3, e 13, paragrafo 2, del Regolamento CRR, le banche controllate da una società di partecipazione finanziaria madre sono tenute a rispettare i requisiti stabiliti dal predetto regolamento sulla base della situazione consolidata della società di partecipazione finanziaria medesima. Tali disposizioni hanno pertanto reso necessaria la modifica del perimetro di consolidamento del Gruppo ai fini della vigilanza prudenziale, portando a calcolare i ratio patrimoniali a livello di Credemholding, società controllante al 76,87% di Credem Spa. Tale livello non comporta nel breve differenze di rilievo rispetto alle analoghe rilevazioni misurate sul perimetro che fa capo a Credito Emiliano Spa; presenta invece una più significativa penalizzazione prospettica (vale a dire in sede di applicazione fully phased delle nuove norme), dovuta al trattamento più restrittivo riservato dalle norme vigenti al computo del cosiddetto patrimonio di terzi. Nel mese di settembre 2014 la Banca Centrale Europea ha pubblicato la lista dei gruppi europei inizialmente rientranti nelle sue competenze di vigilanza. In riferimento ai criteri dimensionali adottati, la Banca d Italia, con lettera del 19 novembre 2014, ha comunicato che il Gruppo Credem è stato incluso nella lista delle less significant institutions. E peraltro prevedibile, considerando la cadenza annuale di aggiornamento della citata lista e l entità dell attivo del gruppo bancario, una futura modifica nella situazione di vigilanza del gruppo. Non ci sono impedimenti ne sostanziali ne giuridici che ostacolano il rapido trasferimento di risorse patrimoniali o di fondi all interno del gruppo. 12

13 SCHEMA RELATIVO ALLE CARATTERISTICHE DEGLI STRUMENTI DI CAPITALE - CAPITALE DI CLASSE 2 (TIER 2 T2) - MODELLO SULLE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEGLI STRUMENTI DI CAPITALE 1 Emittente CREDITO EMILIANO CREDITO EMILIANO CREDITO EMILIANO CREDITO EMILIANO CREDITO EMILIANO 2 Identificativo unico (ad es., Identificativo CUSIP, ISIN o Bloomberg per i collocamenti privati) IT IT IT IT XS Legislazione applicabile allo strumento Legislazione italiana: clausole di subordinazione Legislazione italiana: clausole di subordinazione Legislazione italiana: clausole di subordinazione Legislazione italiana: clausole di subordinazione Legislazione italiana: clausole di subordinazione Trattamento regolamentare 4 Disposizioni transitorie del CRR Capitale di classe 2 Capitale di classe 2 Capitale di classe 2 Capitale di classe 2 Capitale di classe 2 5 Disposizioni post transitorie del CRR Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile Capitale di classe Ammissibile a livello di singolo ente/(sub)consolidamento / di singolo ente e di (sub)consolidamento Tipo di strumento (I tipi devono essere specificati per ciascuna giurisdizione) Importo rilevato nel capitale regolamentare (moneta in milioni, alla più recente data di riferimento per la segnalazione) Singolo Ente Singolo Ente Singolo Ente Singolo Ente Singolo Ente Strumento di capitale di classe 2 ex art.62 ed ex art.484 CRR Strumento di capitale di classe 2 ex art.62 ed ex art.484 CRR Strumento di capitale di classe 2 ex art.62 ed ex art.484 CRR Strumento di capitale di classe 2 ex art.62 ed ex art.484 CRR 4,980 11,443 45,016 27, ,00 9 Importo nominale dello strumento 20,000 20,000 60,000 30, ,000 9a Prezzo di emissione ,432 9b Prezzo di rimborso Classificazione contabile Titoli in circolazione - costo ammortizzato Titoli in circolazione - costo ammortizzato Titoli in circolazione - costo ammortizzato Titoli in circolazione - costo ammortizzato 11 Data di emissione originaria 30/06/ /10/ /06/ /12/ /03/ Irredimibile o a scadenza A scadenza A scadenza A scadenza A scadenza A scadenza 13 Data di scadenza originaria 30/06/ /10/ /06/ /12/ /03/ Rimborso anticipato a discrezione dell'emittente soggetto a approvazione preventiva dell'autorità di vigilanza Data del rimborso anticipato facoltativo, date del rimborso anticipato eventuale e Importo del rimborso Date successive di rimborso anticipato, se del caso Sì Sì Sì Sì Sì Previsto un piano di ammortamento che, a partire dal 30/06/2011, rimborsa ogni anno al 20% del nominale fino a scadenza Previsto un piano di ammortamento che, a partire dal 26/10/2011, rimborsa ogni anno al 20% del nominale fino a scadenza Previsto un piano di ammortamento che, a partire dal 30/06/2013, rimborsa ogni anno al 20% del nominale fino a scadenza Previsto un piano di ammortamento che, a partire dal 23/12/2013, rimborsa ogni anno al 20% del nominale fino a scadenza Strumento di capitale di classe 2 ex art.62 Titoli in circolazione - costo ammortizzato Prevista possibilità di rimborso in data 13/03/2020 Pagamento cedole Pagamento cedole Pagamento cedole Pagamento cedole Pagamento cedole 13

14 Cedole/dividendi 17 Dividendi/cedole fissi o variabili Fissi/Variabili Fissi/Variabili Fissi Fissi Fissi/Variabili a 20b Tasso della cedola ed eventuale Indice correlato Presenza di un meccanismo di "dividend stopper Pienamente discrezionale, parzialmente discrezionale o obbligatorio (in termini di tempo) Pienamente discrezionale, parzialmente discrezionale o obbligatorio (in termini di importo) 3,20% per il primo e secondo anno, dal terzo anno Euribor 3 mesi + 50 bp 3,25% per il primo e secondo anno, dal terzo anno Euribor 3 mesi + 50 bp 4,5% 7,05% No No No No No Obbligatorio Obbligatorio Obbligatorio Obbligatorio Obbligatorio Obbligatorio Obbligatorio Obbligatorio Obbligatorio Obbligatorio 3,125% fino al 13/03/2020; dal sesto anno IRS 5Y bps 21 Presenza di "step up" o di altro incentivo al rimborso Sì Sì No No No 22 Non cumulativo o cumulativo Non cumulativo Non cumulativo Non cumulativo Non cumulativo Non cumulativo 23 Convertibile o non convertibile Non convertibile Non convertibile Non convertibile Non convertibile Non convertibile 24 Se convertibile, evento(i) che determina(no) la conversione N/A N/A N/A N/A N/A 25 Se convertibile, in tutto o in parte N/A N/A N/A N/A N/A 26 Se convertibile, tasso di conversione N/A N/A N/A N/A N/A Se convertibile, conversione obbligatoria o facoltativa Se convertibile, precisare il tipo di strumento nel quale la conversione è possibile Se convertibile, precisare 'emittente dello strumento nel quale viene convertito Meccanismi di svalutazione (write down) In caso di meccanismo di svalutazione (write down), evento(i) che la determina(no) In caso di svalutazione (write down), svalutazione totale o parziale N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A No No No No No N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A 33 In caso di svalutazione (write down), svalutazione permanente o temporanea N/A N/A N/A N/A N/A 14

15 In caso di svalutazione (write down) temporanea, descrizione del meccanismo di rivalutazione Posizione nella gerarchia di subordinazione in caso di liquidazione (specificare il tipo di strumento di rango immediatamente superiore (senior) Caratteristiche non conformi degli strumenti che beneficiano delle disposizioni transitorie In caso affermativo, specificare le caratteristiche non conformi N/A N/A N/A N/A N/A Senior Senior Senior Senior Senior Sì Sì Sì Sì No Rimborso anticipato Rimborso anticipato Rimborso anticipato Rimborso anticipato N/A 15

16 I prestiti emessi prima del 31/12/2011 sono stati oggetto di disposizioni transitorie (grandfathering) in quanto presentano un piano amortising nei primi cinque anni di vita. Nel corso del 1 trimestre 2015 è avvenuta l emissione, mediante private placement, di obbligazioni subordinate per circa 200 milioni di euro. Tale emissione era finalizzata a sostituire analogo aggregato di prestiti emessi in anni precedenti con un piano amortizing che, sulla base di un recente orientamento della vigilanza, non erano più computabili nel capitale di classe 2. FONDI PROPRI - INFORMAZIONI DI NATURA QUANTITATIVA 31/03/ /12/2014 A. Capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 CET1) prima dell applicazione dei filtri prudenziali di cui strumenti di CET1 oggetto di disposizioni transitorie - - B. Filtri prudenziali del CET1 (+/-) C. CET1 al lordo degli elementi da dedurre e degli effetti del regime transitorio (A +/- B) D. Elementi da dedurre dal CET1 ( ) ( ) E. Regime transitorio - Impatto su CET1 (+/-), inclusi gli interessi di minoranza oggetto di disposizioni transitorie F. Totale Capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 CET1) (C D +/-E) G. Capitale aggiuntivo di classe 1 (Additional Tier 1 AT1) al lordo degli elementi da dedurre e degli effetti del regime transitorio (59.758) di cui strumenti di AT1 oggetto di disposizioni transitorie - - H. Elementi da dedurre dall AT1 - - I. Regime transitorio - Impatto su AT1 (+/-), inclusi gli strumenti emessi da filiazioni e inclusi nell'at1 per effetto di disposizioni transitorie L. Totale Capitale aggiuntivo di classe 1 (Additional Tier 1 AT1) (G - H +/- I) (13.705) M. Capitale di classe 2 (Tier 2 T2) al lordo degli elementi da dedurre e degli effetti del regime transitorio di cui strumenti di T2 oggetto di disposizioni transitorie N. Elementi da dedurre dal T2 - - O. Regime transitorio - Impatto su T2 (+/-), inclusi gli strumenti emessi da filiazioni e inclusi nel T2 per effetto di disposizioni transitorie (20.972) P. Totale Capitale di classe 2 (Tier 2 T2) (M - N +/- O) Q. Totale fondi propri (F + L + P) A seguito del provvedimento della Banca d Italia del 18 maggio 2010, che ha modificato il trattamento prudenziale dei titoli di debito dei Paesi dell Unione Europea ai fini del calcolo dei fondi propri delle banche e dei gruppi bancari italiani, il Gruppo Credito Emiliano ha deliberato di esercitare l opzione a) del medesimo provvedimento, neutralizzando sia le plus sia le minus relative, rilevate nelle riserve da valutazione successivamente al 31 dicembre La scelta di tale opzione è applicata al calcolo dei fondi propri dal 30 giugno 2010 e: estesa a tutti i titoli della specie detenuti nel predetto portafoglio; applicata in modo omogeneo da tutte le componenti del gruppo bancario; mantenuta costante nel tempo. Ai sensi della circolare 285 del 17 dicembre 2013, nel mese di gennaio 2014, il Gruppo ha confermato la suddetta facoltà, che resterà in vigore fino a quando la Commissione Europea non avrà adottato un regolamento sulla base del regolamento (CE) 16

17 n.16606/2002 che dovrà approvare l International Financial Reporting Standard in sostituzione del principio contabile IAS39. Le riserve nette sui titoli emessi da Amministrazioni centrali di paesi appartenenti all Unione Europea presentavano, alla data del 31 marzo 2015, un saldo positivo di circa 18,5 milioni di euro. MODELLO TRANSITORIO PER LA PUBBLICAZIONE DELLE INFORMAZIONI SUI FONDI PROPRI Capitale primario di classe 1: strumenti e riserve 31/03/ /12/ Strumenti di capitale e le relative riserve sovrapprezzo azioni di cui: capitale sociale di cui: azioni proprie (23) - di cui: sovrapprezzi di emissione Altre componenti di conto economico complessivo accumulate (e altre riserve, 3 includere gli utili e le perdite non realizzati ai sensi della disciplina contabile applicabile) Interessi di minoranza (importo consentito nel capitale primario di classe 1 5 consolidato) Utili di periodo verificati da persone indipendenti al netto di tutti gli oneri o 5a dividendi prevedibili Capitale primario di classe 1 (CET 1): prima delle rettifiche regolamentari Capitale primario di classe 1 (CET1): rettifiche regolamentari 7 Rettifiche di valore supplementari (importo negativo) (1.376) - 8 Attività immateriali (al netto delle relative passività fiscali) (importo negativo) ( ) ( ) Riserve di valore equo relative agli utili e alle perdite generati dalla copertura 11 dei flussi di cassa Importi negativi risultanti dal calcolo degli importi delle perdite attese (62.993) (53.615) Qualsiasi aumento del patrimonio netto risultante da attività cartolarizzate 13 (importo negativo) Gli utili o le perdite su passività valutati al valore equo dovuti all'evoluzione 14 del merito creditizio (15) (2) Strumenti di capitale primario di classe 1 di soggetti del settore finanziario detenuti dall ente direttamente, indirettamente o sinteticamente, quando l ente 19 ha un investimento significativo in tali soggetti (importo superiore alla soglia del 10% e al netto di posizioni corte ammissibili) (importo negativo) (11.597) a 26b Rettifiche regolamentari applicate al capitale primario di classe 1 in relazione agli importi soggetti a trattamento pre-crr (59.757) Rettifiche regolamentari relative agli utili e alle perdite non realizzati ai sensi degli art. 466 e 468 (19.643) (33.420) di cui:...filtro per utili non realizzati 1 (titoli di debito) (19.400) (27.852) di cui:...filtro per utili non realizzati 2 (titoli di capitale) (243) (5.568) Importo da dedurre o da aggiungere al capitale primario di classe 1 in relazione ai filtri e alle deduzioni aggiuntivi previsti per il trattamento pre-crr 17 (18.483) (69.230) di cui: filtro per utili non realizzati su titoli governativi UE (18.483) (69.230) Deduzioni ammissibili dal capitale aggiuntivo di classe 1 che superano il 27 capitale aggiuntivo di classe 1 dell'ente (importo negativo) - (13.705) Totale delle rettifiche regolamentari al capitale primario di classe 1 28 (CET1) ( ) ( ) 29 Capitale primario di classe 1 (CET1) Capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1): strumenti Capitale di classe 1 ammissibile incluso nel capitale aggiuntivo di classe 1 34 consolidato (compresi gli interessi di minoranza non inclusi nella riga 5) emesso da filiazioni e detenuto da terzi

18 Capitale primario di classe 1: strumenti e riserve 31/03/ /12/ Capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1): prima delle rettifiche regolamentari a Capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1): rettifiche regolamentari - - Rettifiche regolamentari applicate al capitale aggiuntivo di classe 1 in relazione agli importi soggetti a trattamento pre-crr e trattamenti transitori, soggetti a eliminazione progressiva ai sensi del regolamento (UE) n. 575/2013 (ossia importi residui CRR) - - Importi residui dedotti dal capitale aggiuntivo di classe 1 in relazione alla deduzione del capitale primario di classe 1 durante il periodo transitorio ai sensi dell'art. 472 del regolamento (UE) n. 575/2013 (18.898) (21.446) Importo da dedurre o da aggiungere al capitale aggiuntivo di classe 1 in 41c relazione ai filtri e alle deduzioni aggiuntivi previsti per il trattamento pre-crr Totale delle rettifiche regolamentari al capitale aggiuntivo di classe 1 43 (AT1) (18.898) (7.741) 44 Capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1) Capitale di classe 1 (T1 = CET1 + AT1) Capitale di classe 2 (T2): strumenti e accantonamenti Strumenti di capitale e le relative riserve sovrapprezzo azioni Importo degli elementi ammissibili di cui all articolo 484, paragrafo 5, e le 47 relative riserve sovrapprezzo azioni, soggetti a eliminazione progressiva dal capitale di classe di cui: strumenti emessi da filiazioni soggetti a eliminazione progressiva - - Rettifiche di valore su crediti (eccedenza rispetto alle perdite attese - excess 50 reserve) Capitale di classe 2 (T2) prima delle rettifiche regolamentari c Capitale di classe 2 (T2): rettifiche regolamentari Rettifiche regolamentari applicate al capitale di classe 2 in relazione agli importi soggetti a trattamento pre-crr e trattamenti transitori, soggetti a eliminazione progressiva ai sensi del regolamento (UE) n. 575/2013 (ossia importi residui CRR) (20.972) Importo da dedurre dal o da aggiungere al capitale di classe 2 in relazione ai filtri e alle deduzioni aggiuntivi previsti per il trattamento pre-crr di cui: eventuale filtro per utili non realizzati (titoli di debito) di cui: eventuale filtro per utili non realizzati (titoli di capitale) Totale delle rettifiche regolamentari al capitale di classe 2 (T2) (20.972) Capitale di classe 2 (T2) Capitale totale (TC = T1 + T2) Capitale primario di classe 1 (in % dell'importo dell'esposizione al 61 rischio) 11,01 11,12 62 Capitale di classe 1 (in % dell'importo dell'esposizione al rischio) 11,04 11,12 63 Capitale totale (in % dell'importo dell'esposizione al rischio) 12,78 11,77 Ai sensi del regolamento (UE) n.575/2013 (CRR), art.26, comma 2, la quota dell utile netto del 1 trimestre, al netto della quota destinabile ai dividendi, non è stata inserita nel calcolo dei Fondi Propri in quanto il Resoconto Intermedio sulla Gestione al 31 marzo 2015 non è stato assoggettato a revisione contabile. Il predetto regolamento prevede che per alcune rettifiche regolamentari vengano applicate specifiche franchigie calcolate, con modalità differenti, sul Common Equity (CET1). Per gli investimenti significativi nel capitale di entità bancarie, finanziarie e assicurative, che sono al di fuori del perimetro di consolidamento normativo e per le DTA è prevista una prima soglia del 10% del CET1, calcolato prima del superamento della già citata soglia; è poi prevista un ulteriore soglia calcolata sul 15% del CET1 (dal 2018 tale soglia sarà del 17,65%). 18

19 Gli importi al di sotto delle soglie che non sono stati dedotti vengono ponderati secondo la normativa vigente. Le indicazioni sui coefficienti patrimoniali evidenziano il Common Equity Tier 1 ratio Pashed-in all 11,01% (Fully Phashed 10,23%), il Tier 1 Capital ratio Pashed-in all 11,04% (Fully Phashed 10,58%), e il Total capital ratio Phashed-in al 12,78% (Fully Pashed 12,28%). Tutti gli indicatori non prevedono la contabilizzazione della quota di Utile del Periodo computabile con il quale passerebbero rispettivamente a 11,31%, 11,34% e 13,07%. E inoltre opportuno osservare che l effetto congiunto di ulteriori livelli di patrimonializzazione richiesti, relativi sia a disposizioni di vigilanza afferenti la specifica situazione del gruppo sia ad indicazioni delle autorità europee riferite ai partecipanti al Comprehensive Assessment del 2014, rendono necessario per il gruppo un CET1 capital ratio pari al 8%. 19

20 RICONCILIAZIONE TRA PATRIMONIO CONTABILE E FONDI PROPRI Categorie / Valori 31/03/ /12/2014 Patrimonio netto consolidato Credem Holding Rettifica riserve da valutazione imprese di assicurazione (44.921) (6.888) Utile del periodo non computato (84.041) - Dividendi da distribuire ai soci- quota Gruppo - (28.838) Dividendi da distribuire ai soci- quota Terzi - (11.409) Quota patrimonio di terzi non computabile (64.260) (32.034) A. Capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 CET1) prima dell applicazione dei filtri prudenziali di cui strumenti di CET1 oggetto di disposizioni transitorie - - B. Filtri prudenziali del CET1 (+/-) C. CET1 al lordo degli elementi da dedurre e degli effetti del regime transitorio (A +/- B) D. Elementi da dedurre dal CET1 ( ) ( ) E. Regime transitorio - Impatto su CET1 (+/-), inclusi gli interessi di minoranza oggetto di disposizioni transitorie F. Totale Capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 CET1) (C D +/-E) G. Capitale aggiuntivo di classe 1 (Additional Tier 1 AT1) al lordo degli elementi da dedurre e degli effetti del regime transitorio (59.758) di cui strumenti di AT1 oggetto di disposizioni transitorie - - H. Elementi da dedurre dall AT1 - - I. Regime transitorio - Impatto su AT1 (+/-), inclusi gli strumenti emessi da filiazioni e inclusi nell'at1 per effetto di disposizioni transitorie L. Totale Capitale aggiuntivo di classe 1 (Additional Tier 1 AT1) (G - H +/- I) (13.705) M. Capitale di classe 2 (Tier 2 T2) al lordo degli elementi da dedurre e degli effetti del regime transitorio di cui strumenti di T2 oggetto di disposizioni transitorie N. Elementi da dedurre dal T2 - - O. Regime transitorio - Impatto su T2 (+/-), inclusi gli strumenti emessi da filiazioni e inclusi nel T2 per effetto di disposizioni transitorie (20.972) P. Totale Capitale di classe 2 (Tier 2 T2) (M - N +/- O) Q. Totale fondi propri (F + L + P)

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