STORIA DELLA MUTUA SANITARIA BESNATE. Gabriele Rejna

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1 STORIA DELLA MUTUA SANITARIA BESNATE Gabriele Rejna BESNATE GENNAIO

2 INDICE Introduzione Pag 3 1- Le radici della MSB: il movimento cooperativo Pag 5 e i suoi principi 2- Movimento cooperativo: cenni storici Pag 7 3- Situazione socio-economica in Besnate nei primi Pag 12 decenni del secolo XX 4- Mutua sanitaria ed ospedaliera: dalla nascita alla Pag 15 seconda guerra mondiale 5- Mutua sanitaria ed ospedaliera: dal dopoguerra Pag 23 alla riforma sanitaria del MSB: nascita della cooperativa Pag MSB: gli ultimi 10 anni del secolo Pag La Mutua Sanitaria Besnate entra nel terzo Pag 71 millennio 2

3 Introduzione L ottantesimo di fondazione della Mutua Comunale è l occasione da cui trae spunto questo breve saggio il cui scopo è di ricostruire la storia della società prima che il fluire del tempo ne cancelli totalmente le origini. Come ogni Entità Sociale anche la Mutua Sanitari Besnate ha avuto una propria storia con vicissitudini positive e negative, con momenti di serenità e momenti di preoccupazione, legati ai mutamenti della vita sociale e delle leggi che la regolano Fine ultimo del presente lavoro è, come si è detto, quello di ripercorrere tutti questi momenti partendo dal lontano 1921 fino ai giorni nostri. Si coglie altresì l occasione per rendere omaggio al lavoro di tutti gli amministratori che indistintamente, in tutti questi ottant anni, si sono avvicendati alla guida della Mutua Comunale e che, animati esclusivamente dalla volontà di rendere un servizio alla comunità besnatese, con abnegazione e lungimiranza hanno portato la società ad essere segnalata anche dalla stampa nazionale come un esempio e un valido modello da seguire. Ci si vuole rivolgere anche ai giovani soci per fornire elementi che possano determinare un attaccamento a questa Istituzione in modo da garantire una continuità nel tempo. Gli eventi riportati hanno avuto come fonte i pochi documenti rimasti, la generosa e fattiva collaborazione prestata dagli anziani amministratori e, per quanto concerne gli ultimi 3

4 vent anni i verbali del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale e l esperienza diretta di chi ha vissuto in prima persona gli avvenimenti descritti. 4

5 1. Le radici della MSB: il movimento cooperativo e i suoi principi Fin dalle sue origini la cooperazione si ispira a sette principi fondamentali che rappresentano la sintesi storica del movimento cooperativo stesso: 1. Il principio della porta aperta 2. Il principio della volontarietà 3. Il principio della mutualità 4. Il funzionamento democratico 5. L attività sociale ed educativa 6. Il ristorno 7. Un uomo, un voto Il primo principio è quello della porta aperta a tutti: ciò vuol essere una sorta di incoraggiamento verso nuove adesioni senza che alcun ostacolo possa frapporsi, né l ideologia politica, né la fede religiosa dei soci. Il secondo è quello della Volontarietà: nessuno è costretto ad iscriversi. Ogni adesione è libera e volontaria. 5

6 Quindi il principio della Mutualità: ogni socio porta il suo contributo e gode dei servizi e dei vantaggi di tutti. Nessuno potrà essere oggetto di particolari privilegi.in caso di scioglimento della cooperativa, il patrimonio viene destinato dall assemblea dei soci a scopi assistenziali. Il metodo Democratico è uno dei principi più importanti della cooperazione: tutti i soci hanno il diritto di partecipare alle assemblee e di esprimere pareri sulle attività della cooperativa stessa. Ogni socio dispone di un voto all interno dell assemblea dei soci dove viene eletto il Consiglio di Amministrazione ed il Collegio dei Revisori dei Conti. La cooperazione non è a scopo di lucro, non ha fini di profitto e di speculazione: suo compito primario è quello di offrire ai soci validi prodotti e adeguati servizi. Alla fine di ogni esercizio, l assemblea dei soci esamina i risultati economici della cooperativa. Nel caso ci fossero utili ed eccedenze, accantonata una parte alla riserva, l assemblea decide come utilizzarli, indirizzandosi precipuamente verso un reinvestimento allo scopo di riallargare e migliorare il servizio offerto. Da ultimo, nella società cooperativo ogni socio ha diritto ad un solo voto, qualunque sia la quota sociale versata. Su questi principi è fondata la Mutua Sanitaria Besnate SRL, i cui organi costitutivi sono l Assemblea dei Soci, il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale. Ciascun componente presta la propria opera, mette a disposizione il suo tempo e offre la propria collaborazione a titolo volontario e senza alcuna remunerazione. 6

7 2. Movimento cooperativo: cenni storici Spesso, parlando di cooperazione, saremmo tentati di demandarne le origini a qualche ragione misteriosa e forse anche poetica, ma, purtroppo, non fu così: la cooperazione nacque dalla miseria e dal bisogno, in difesa delle classi più povere e disagiate, originatesi nella società di fine Settecento quale tributo alla trasformazione e al passaggio da società agricola a industriale. È in Inghilterra, dove la prima rivoluzione industriale aveva portato un profondo sconvolgimento nei ceti produttivi tradizionali, che troviamo i primi esempi di una forma nuova di mutuo soccorso che verrà poi definito come cooperazione. I primi modesti tentativi di cooperazione, sono quelli dei cantieri marittimi di Woolwich e Chatham per la gestione in comune di un mulino( anno 1760) e dei territori di Fenwich per l acquisto di macchinari nell anno 1761 e, poco dopo, nell anno 1769, per l acquisto di derrate alimentari. Agli inizi del 1800 Owen, preoccupato per lo stato di miseria degli operai delle sue filande in Scozia, tenta il primo esperimento di conciliare lo sfruttamento del proletariato con forme di assistenza autogestita dagli operai stessi. La prima vera cooperativa moderna capace di durare nel tempo, nasce a Rochdale, nel Lancashire, nei pressi di Manchester nel 1884: ventotto territori, per difendersi dalla 7

8 concorrenza delle grandi industrie, si uniscono in un associazione di consumo il cui scopo è quello di mettere a disposizione dei soci generi di prima necessità e pareri non speculativi. Merito principale di questa prima cooperativa è quello di aver introdotto un nuovo e più vantaggioso sistema di vendite: non più a prezzo di costo, ma a prezzo di mercato, con una quota di utile commerciale da distribuire a fine anno tra i soci, in proporzione agli acquisti effettuati da ciascuno presso la cooperativa stessa. Questo criterio di ridistribuzione degli utili, detto ristorno, consentì di dare maggior solidità e coesione alla cooperativa rendendola capace di resistere nel tempo. Dal1884 in poi, in Inghilterra, la cooperazione di consumo ha un forte sviluppo e sarà sempre, fino ad oggi il settore trainante ed il modello dominante dell intero sistema cooperativo britannico. In Francia le prime esperienze cooperative si basano sia sulle idee dei socialisti utopici sia sulle iniziative intraprese durante la rivoluzione del 1848 con la creazione di fabbriche pubbliche istituite per garantire lavoro ai ceti popolari. Alla fine del 1849 a Parigi erano ben 255 le cooperative operaie di produzione. Il modello francese è dunque diverso da quello britannico per la mancata presenza in quest ultimo della cooperazione di produzione finalizzata alla garanzia occupazionale dei socioperai e, a volte, sostenuta da politiche pubbliche. L importanza della cooperazione di produzione a base operaia non impedisce però lo sviluppo di quella di consumo e, più tardi della cooperazione agricola e di credito agrario. È in Germania però che il movimento cooperativo esce dalla fase utopistica per fare i primi passi nel campo pratico. Inizia verso il 1850 l opera dei due maggiori pionieri del movimento cooperativo tedesco: Meiman Schultze Delitrsch e Federico Guglielmo Raiffeisen. Il quadro economico e sociale in cui inizia l opera di Schultze e Raiffeisen è quello di profonda crisi del periodo attorno al 1848: le condizioni della popolazione, già precarie, erano state ulteriormente aggravate dai cattivi raccolti agricoli. 8

9 Il tentativo di Schultze nel campo sociale è rivolto a combattere la fame: l affitto di un mulino e di un forno con l acquisto in comune del grano. Vivendo in un ambiente urbano comincia anche ad interessarsi delle sorti dei piccoli imprenditori, costituendo una prima società cooperativa tra gli artigiani per l assicurazione contro le malattie e la morte, e, in un secondo tempo, una cooperativa di acquisto di materia prima tra calzolai. Mentre Schultze diffonde la sua opera negli ambienti urbani, Raiffeisen inizia ad operare nelle campagne con una prima cooperativa per l approvvigionamento di pane e patate e con un forno di proprietà dei soci. Tutto ciò, però, non soddisfa lo spirito profondamente cristiano di Raiffeisen: desidero che i lavoratori si elevino, sia dal punto di vista economico che morale, diventando loro stessi gli artefici del miglioramento delle condizioni di vita. Continua quindi a modificare la società da lui fondata ad Heddelsdorf,. Come fondazione caritativa nel1854, fino a trasformarla, nel 1869 in una vera e propria cooperativa di credito. In Italia la storia della cooperazione è parallela alla vicenda economica, sociale, culturale e politica della nazione e la nascita della prima cooperativa a Torino precede di 7 anni la formazione del Regno d Italia. Il movimento cooperativo italiano ha origine in quel Regno di Sardegna che svolge un ruolo trainante nel processo di unificazione nazionale. Il mantenimento dello Statuto Albertino concesso nel 1848 malgrado le spinte interne ed esterne alla Restaurazione, l apertura all Europa, l opera di ammodernamento dell economia promossa con decisione da Cavour: sono tutti elementi che portano un forte rinnovamento del tessuto sociale del Regno, prima di tutto in Piemonte e in Liguria. I ceti operai, che cominciano a formarsi grazie al primo sviluppo industriale moderno, sperimentano con le Società di Mutuo Soccorso, che forniscono assistenza in caso di malattia, disoccupazione, infortunio, gli strumenti di difesa della propria condizione di vita e del proprio futuro. L Italia dell 800 non sceglie dunque uno dei tre modelli offerti dall esperienza della cooperazione europea: né quello inglese dominato dalla cooperazione di consumo, né quello francese della cooperazione operaia di produzione, né quello tedesco dove sono le cooperative 9

10 di credito a svolgere il ruolo principale, ma incorporerà le caratteristiche proprie di tutti e tre i modelli. La prima cooperativa italiana Magazzino di Previdenza sorta a Torino nel 1854 è di consumo, simile a quella inglese di Rochdale, ma nasce per iniziativa dell Associazione Generale degli Operai, una società di mutuo soccorso che già opera da anni in città. A due anni di distanza dal magazzino torinese, nasce nel 1856 l Associazione artistico vetraia di Altare, un piccolo centro in provincia di Savona, che rappresenta la prima cooperativa italiana di produzione e lavoro e che doterà i propri soci di un cassa pensioni e di una società di mutuo soccorso. A fondarla sono 80 artigiani senza lavoro e capitali, decimati da una tremenda epidemia, con la sola ricchezza della memoria della loro arte. Nel 1862 a Varese viene fondata la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Varese che, come tutte le SMS, assume la finalità della difesa della persona del lavoratore, intervenendo per assegnargli sussidi nel periodo di assenza dal lavoro per malattia o per infortunio. I soci versano delle quote prestabilite alla società che utilizza i fondi raccolti per intervenire nei casi previsti dallo statuto: si realizza così il classico principio della mutualità intesa come aiuto reciproco a cui i soci sono tenuti per superare i momenti più difficili della loro esistenza. Qualche anno dopo, nel 1864, Luigi Luzzati, seguendo il modello realizzato da Schultze in Prussica, pone le basi per la costituzione della prima banca cooperativa che nasce ufficialmente a Lodi il 28 marzo. Il 10 ottobre del 1886 si tiene a Milano il primo congresso dei cooperatori italiani che sancisce la nascita della Federazione delle Società Cooperative Italiane, la quale, dopo il 5 congresso cooperativo tenutosi a Sanpierdarena nel 1893 assume la denominazionedi Lega Nazionale delle Cooperative. L ultimo decennio del secolo risulta decisivo per il definitivo consolidamento del movimento cooperativo: l unità nazionale è stata appena raggiunta, il processo di industrializzazione e di sviluppo economico comincia a manifestarsi nelle regioni settentrionali, 10

11 dove un enorme concentrazione di braccianti analfabeti, senza terra e spesso senza lavoro, premono alle porte delle città richiamati dalle grandi opere pubbliche. All inizio del 900 le cooperative si arricchiscono di un altra forma di socialità popolare: le cooperative alimentari e vinicole. Le prime, sorte per consentire alle classi meno abbienti di disporre di esercizi dove acquistare a minor prezzo i beni di prima necessità, le seconde per mettere a disposizione dei lavoratori un luogo in cui passare le poche ore libere. Con l avvento del fascismo molte cooperative vengono chiuse, le altre rigidamente controllate dal regime. Dopo la liberazione si ha un rifiorire delle attività, ma i radicali mutamenti della società italiana a partire dagli anni 60 portano ad una nuova e definitiva crisi nelle funzioni tradizionali delle cooperative e alla nascita di cooperative con differenti scopi sociali, prevalentemente nel settore edilizio e volte a fornire servizi assistenziali e culturali. 11

12 3. Situazione socio-economica in Besnate nei primi decenni del secolo XX All inizio del 900 l economia besnatese rispecchia abbastanza fedelmente il quadro economico del resto della regione. La ditta Mylius offre lavoro a ben 560 operai, addetti ai reparti di filatura e tessitura. C è poi la Tessitura Cooperativa Operaia di Besnate, importante non solo perché ha attuato uno dei primi esperimenti produttivi cooperativistici, ma anche perché è regolata da uno statuto secondo il quale la maggioranza dei membri del Consiglio di Amministrazione deve essere composta da donne. L azienda ha però vita breve e dopo pochi anni sarà rilevata dal direttore tecnico Luigi Marcora. L attività agricola è comunque molto fiorente, ma viene esercitata solo come professione secondaria. Ci sono anche forme di cooperative a sostegno del settore come la Società Mutuo Soccorso per la mortalità del bestiame e la Società La Trebbiatrice, sorta tra gli agricoltori di Arsago, Besnate e Mezzana Superiore per la trebbiatura del grano. Un altra attività importante, già fiorente a fine 800 e che si protrarrà nei primi decenni del 900è l allevamento dei bachi da seta e la relativa coltivazione di gelsi. Sulla collina del Ravellino ci sono anche alcune centinaia di viti il cui vino, a distanza di svariati decenni, è ancora possibile trovare in qualche trattoria di Milano, anche se i dubbi sulla sua autenticità sono più che fondati 12

13 Sulla spinta di quanto succede in altre località italiane, vengono intrapresi i lavori per il prosciugamento e la definitiva bonifica dell area della Lagozza per conquistare nuovi terreni da adibire a lavori agricoli. È di questo periodo la creazione della Cooperativa di consumo a capitale illimitato Circolo Cooperativo Vittorio Emanuele III il cui scopo è di produrre, acquistare e rivendere ai soci a prezzi controllati, generi alimentari e di uso domestico; ad essa si affianca la costruzione del forno comunale per la produzione domestica del pane al Cantone di Sotto, nell attuale via De Amicis. Le condizioni economiche e sociali esistenti in Besnate alla vigilia della fondazione della Mutua sono ben evidenti nella relazione stilata nel 1919 dall Ufficio del Lavoro della Provincia di Milano che riportiamo di seguito: Posta e Telegrafo esistono in Besnate. Il Comune è dotato sia di strade comunali che consorziali e provinciali in buon numero e in buono stato. È in progetto una nuova strada vicinale per dare lavoro ai disoccupati. Altitudine m. 293, clima salubre. Abitanti nell ultimo censimento: 2040 Cascine sparse n.9 Malattie infettive infantili: morbillo Non esiste pellagra né malaria. I terreni si dividono nettamente in tre tipi: aratorio moronato (pertiche 1690 circa), prativo (pertiche 1480 circa), boschivo (pertiche 2600 circa). Non esistono grandi proprietà, anzi, oggigiorno non esistono che piccoli proprietari. Lo sviluppo della meccanica agricola è nullo. Esistono industrie tessili con due stabilimenti:stabilimento di tessitura e filatura Mylius, dotato di tutti i moderni sistemi di aerazione, con attiva sorveglianza sanitaria; Stabilimento di tessitura Castiglioni C. (ex Tornitura Cooperativa Operaia di Besnate). Non vi è lavoro notturno e la mortalità delle operaie è minima. 13

14 Il tipo di contratto di lavoro agrario è ad affittanza, ma oggi di grandi proprietari non ne esistono, avendo quasi tutti i contadini comprato le loro terre. Il contratto di lavoro industriale è di tipo comune. Si osservano scrupolosamente gli interventi legislativi c he regolano il lavoro delle donne e dei fanciulli. L orario è di 10 ore, col sabato inglese e col riposo festivo. L ultimo sciopero risale al Esiste emigrazione temporanea. Pauperismo nullo. Niente urbanesimo Non si fanno in paese fiere e mercati. È questa la testimonianza di una vita dura, ma semplice che cerca, con i pochi mezzi a disposizione, di crescere e di avanzare nella via del progresso per offrire ai propri figli un futuro migliore 14

15 4. MUTUA SANITARIA ED OSPEDALIERA Dalla nascita alla 2^ Guerra Mondiale Nei cento anni di Legislazione sociale, il settore della sanità è caratterizzato da tre fasi fondamentali. La prima fase è quella del grande sviluppo della mutualità volontaria, organizzata dai lavoratori, a carico degli stessi, per affrontare l evento malattia. Sono questi interventi di minima, riservati ai soci delle Casse Mutue, di tipo indiretto che prevedevano il risarcimento. L evoluzione porterà all estensione delle Casse Mutue a gestione paritetica dove il datore di lavoro e il lavoratore contribuiscono in misura uguale a finanziare la Cassa stessa. La seconda fase è relativa all obbligatorietà dell assicurazione per la malattia, basata sul concetto riparatorio dell intervento, dalla possibilità di avere una copertura solo previa iscrizione ad una Mutua, dalla molteplicità degli Enti mutualistici, dalle differenze significative dei trattamenti offerti. Anche in questa fase, a parte i poveri, assistiti dai comuni, milioni di cittadini non hanno sistemi di copertura sanitaria. La terza fase, invece, è quella del diritto alla salute, dal carattere universale della sanità, dall importanza della razionalizzazione degli interventi per la prevenzione, per la cura e per la riabilitazione. Per fare una rapida panoramica sulle origini e sull evoluzione del sistema sanitario, si può dire che fino al 1850 è la beneficenza che si prende carico dei problemi delle malattie dei 15

16 bisognosi. Nel 1870 si sviluppano i primi embrioni della sanità pubblica: viene presentato il primo progetto completo di Codice Sanitario; il medico condotto passa ad essere ufficiale governativo ma, non gode di alcun potere né decisionale né operativo. Ancora una volta, i destini della sanità pubblica sono affidati alle mani dei potenti locali, da un lato, e insabbiati nella burocrazia di Prefettura e Sottoprefettura, dall altro. E solo nel 1888 che, la nuova legge, promulgata dal Parlamento con il titolo di Sulla tutela della igiene e della sanità pubblica, si creano gli strumenti necessari per una gestione corretta della sanità. A livello centrale viene istituita la Direzione Generale di Sanità quale organismo armonizzatore tra potere esecutivo e sapere scientifico, tra esigenze amministrative e necessità igienico-sanitarie. A livello intermedio si crea la figura del Medico Provinciale, prevista quale unità di collegamento tra centro e periferia; a livello periferico operano i medici comunali nella posizione di Ufficiali dello Stato, capillarmente operanti su tutto il territorio nazionale. Si tratta di una legge organica che, pur non priva di pecche, appare in grado di permeare di scienza applicata le istituzioni pubbliche e in grado di legare queste ultime alla vita quotidiana dei cittadini. Si istituisce, così, l assistenza legale ai poveri e la figura del medico condotto viene istituzionalizzata; ma saranno, ancora una volta, le Società di Mutuo Soccorso a giocare un ruolo importante nel promuovere e sollecitare interventi per coprire, in qualche modo, il lavoratore caduto in malattia.. L insufficienza dell assistenza erogata dalle casse mutue, dovuta all irrisorietà del contributo posto a carico del socio, fa ricercare, ben presto, soluzioni più organiche così che i sindacati più avanzati incominciano a chiedere l assicurazione obbligatoria per la malattia. Nel 1902 la Camera e nel 1903 il Senato, approvano un ordine del giorno per l introduzione dell Assicurazione malattia obbligatoria; purtroppo, però, i risultati sono deludenti così come lo saranno anche quelli ottenuti dalle Commissioni ministeriali del 1907 e

17 Saranno solo i sindacati, con interventi forti e determinati, a proporre il rafforzamento delle Casse aziendali e interaziendali richiedendo un contributo anche da parte del datore di lavoro. La mutualità sindacale, a contribuzione paritetica, 50% a carico del lavoratore e 50% a carico del datore di lavoro avrà un grande sviluppo. Questa è costituita da un organismo centrale con unità periferiche: il danno fisico del mutuato viene risarcito con il rimborso parziale di tutte le spese siano esse dovute a cure mediche generiche, specialistiche, farmaceutiche o ospedaliere. Spesso, l assistenza viene integrata con prestazioni dirette di medici fiduciari e attrezzature di proprietà delle mutue o di strutture convenzionate con le mutue stesse. Il panorama delle casse, numericamente sempre più rilevante, è limitato ai lavoratori dipendenti e articolato per settori produttivi. Sono, ancora, privi di qualsiasi tutela i lavoratori autonomi, i coltivatori diretti, gli artigiani, i commercianti, i disoccupati, i pensionati e i loro familiari. Accanto alle malattie modellate sulla miseria contadina, cominciano a sorgere anche quelle modellate sul progresso industriale. Il concetto di malattia del lavoro non può prescindere dalle categorie sociali della miseria e del progresso: la miseria debilita la forza lavoro; il progresso esige un super lavoro debilitante così che, malattia professionale è sinonimo di malattia sociale. Medici sociali sono quelli che ritengono che la salute dei ceti popolari non sia più da correlarsi solo alla gestione istituzionalizzata dei poveri da parte dei medici condotti o all assistenza sanitaria ai bisognosi da parte dei medici apostoli: un semplice corollario pratico degli enunciati filosofico-filantropici di miglioramento umano illuminato e progressivo e di rigenerazione degli infelici oppressi dalle scorrettezze della natura. Per questi medici la difesa della salute del popolo era il caso particolare di una giustizia sociale più generale. In questo ambiente socio-culturale ed economico si svilupperà quella mutualità sanitaria che, nata nel tardo Ottocento dalle iniziative spontanee e dalle premesse volontaristiche proprie del mutuo soccorso e della solidarietà operaia, si 17

18 configura sempre più come un complesso di istituzioni, strutture e funzioni finalizzate a dare ai cittadini assicurazioni di assistenza in caso di malattia. Nel 1919, negli ambienti parlamentari si scriveva che: Le Casse Mutue devono, fin dall inizio, organizzarsi in modo da evitare il baratro del fallimento; ma, affinché questa opera gigantesca e mirabile possa compiersi, occorre che le classi lavoratrici vedano in esse una conquista che è nata dalla loro forza politica e, nel medesimo tempo, la classe medica deve vedervi un grande elemento di elevazione umana. Nei primi anni che seguiranno la fine della Grande Guerra, l economia besnatese era basicamente legata all attività contadina e la maggior parte della popolazione priva di qualsiasi forma assistenziale. E in questo ambiente che nel 1920 nasce l idea di un associazione volontaria di mutuo soccorso che, dopo un periodo di sperimentazione, comincia ad operare, a tutti gli effetti. E l anno 1921, così come viene riportato in un documento ufficiale del Comune di Besnate datato 25 Febbraio 1923 e indirizzato al Viceprefetto di Gallarate. Purtroppo lo Statuto originario è andato perduto ma, scorporando le aggiunte introdotte nel 1952, possiamo ricostruirlo con ragionevole certezza, almeno nelle sue parti essenziali. Costituzione della Mutua Articolo 1 Addì 1 Gennaio 1921, in Besnate, è stata costituita la Mutua Sanitaria e Ospedaliera. Indole e scopi della Mutua Articolo 2 La Mutua persegue lo scopo d offrire e permettere alle famiglie associate, con modesto contributo annuale sociale, le maggiori assistenze curative domiciliari ed ambulatorie per tutte le forme di malattie, limitando quelle ospitaliere a quelle di forma acuta. 18

19 Rappresentanza della Mutua Articolo 3 La Mutua svolge la sua attività assistenziale attraverso un Consiglio di Amministrazione composto da sette membri e tre Revisori eletti dall Assemblea; durano in carica due anni con sostituzione di tre membri per il primo esercizio e di quattro per il secondo; e possono essere rieletti. Dovrà pure avere un Segretario la cui nomina è di competenza del Presidente, su parere del Consiglio. Al Segretario verrà corrisposta una gratifica deliberata annualmente dal Consiglio. Assemblea Articolo 4 L assemblea dei Soci, sarà convocata in via ordinaria almeno una volta all anno dal Consiglio d Amministrazione. Spetta all Assemblea l approvazione dei bilanci preventivi e consuntivi, eleggere i membri del Consiglio ed i Revisori e approvare gli eventuali emendamenti allo statuto. L Assemblea potrà essere convocata in via straordinaria dal Consiglio e da almeno un decimo dei Soci. Iscrizione Articolo 5 Nella Mutua sono accolti tutti i cittadini per i quali è fatto obbligo di essere effettivamente residenti nel Comune. All atto dell iscrizione il Socio verserà alla segreteria la quota fissata dal Consiglio d Amministrazione e ritirerà la tessera e lo Statuto. Da questa data ha diritto all assistenza medica. Articolo 6 La quota annua stabilita dal Consiglio d Amministrazione ed approvata dall Assemblea ordinaria è il contributo dei Soci sul quale si impernia tutto il buon funzionamento amministrativo; e sarà 19

20 versata alla segreteria secondo le modalità che il Consiglio riterrà più opportune nell interesse dei Soci e della Mutua. Assistenza medica ed ospedaliera Articolo 7 Il Socio che tiene aggiornate le quote di pagamento ha diritto: Alle cure medico chirurgiche domiciliari ed ambulatorie; All assistenza del medico durante la gravidanza, il parto ed al puerperio; Al ricovero e cura ospitaliera per le malattie di forma acuta, per le quali non sia possibile l assistenza domiciliare, con un massimo di trenta giorni di degenza e che siano riconosciute dal medico fiduciario; Al ricovero, cure ed atto operatorio per le malattie acute di forma chirurgica con degenza massima di trenta giorni. Per tutte le malattie dipendenti da ubriachezza recidiva, liti; e per malattie dolosamente procurate, il Socio non ha diritto all assistenza, come pure per le malattie tubercolari croniche e le veneree Cure speciali per forme acute Articolo 8 Le cure speciali per forme acute devono essere richieste tramite della Mutua e possono venire autorizzate unicamente in seguito a disposizioni del Consiglio d Amministrazione. La Mutua effettuerà il rimborso subordinato alla presentazione del conto regolarmente quietanzato e corredato del certificato del medico fiduciario; contribuendo all onere con un massimo della retta praticata dall Ospedale di Circolo di Gallarate e per un massimo di trenta giorni.. 20

21 Doveri dell associato Articolo 9 La quota annuale uguale per tutti i Soci,dovrà essere versata nella segreteria entro il termine fissato dal Consiglio, i pagamenti effettuati in ritardo sono gravati di multa. Trascorso il termine prescritto per il versamento del contributo sociale, l iscritto perde ogni diritto e su proposta del Consiglio può essere ritenuto dimissionario. Il Socio è obbligato in caso di ricovero all Ospedale, di darne avviso al Segretario, ritirare il biglietto di ricovero e segnare la data in cui viene dimesso dal luogo di cura. Il Socio deve in qualunque circostanza usufruire dell Assistenza medica con preciso senso di dovere, mantenendosi sempre disciplinato alle norme dello Statuto. Disposizioni finali Articolo 10 In caso di scioglimento della Mutua, il Consiglio d Amministrazione deciderà sulla distribuzione dei fondi eventualmente disponibili destinandoli sempre ad opere di pubblica assistenza. Il Consiglio qualora le riserve sociali non siano a sufficienza per coprire eventuali disavanzi d esercizio, ha facoltà di richiedere ai Soci il versamento di una quota supplementare. I Soci riconoscono implicitamente tutti gli articoli del presente Statuto ed è facoltà del Consiglio di proporre all Assemblea tutte le modifiche ritenute del caso nell interesse della Mutua. La Mutua sorta nel 1921 ha come presidente il Sig. Ambrogio Macchi ed è esclusivamente agricola, riservata ai soli contadini che possono così usufruire di un servizio medico sia ambulatoriale che a domicilio e, in casi gravi, di un ricovero ospedaliero, interventi inclusi, per la durata massima annuale di trenta giorni. Piccoli artigiani e commercianti restano comunque esclusi e occorreranno altri cinque anni e il buon funzionamento della Mutua stessa perché ne possano entrare a far parte. 21

22 E di questo periodo (1926), sempre sotto la presidenza di A. Macchi, la regola non scritta ma sempre applicata, fino agli inizi degli anni settanta, di estendere a quaranta giorni anno la copertura ospedaliera per casi gravi non guaribili nel normale periodo di trenta giorni previsto dall Articolo 7 dello Statuto. Questa estensione, straordinaria, veniva concessa dal Consiglio su richiesta dell Ospedale di Circolo di Gallarate e dopo aver ricevuto parere favorevole del medico condotto fiduciario. Parallelamente alle Mutue nascono gli ospedali moderni, lo sviluppo della scienza medica si accompagna, da un lato, alle nuove scoperte scientifiche quali microscopio, stetoscopio, analisi chimiche dei liquidi biologici, ecc, e dall altro, alla nascita di tecnici super specializzati che si concentrano negli ospedali. Per questi motivi, l ospedale che era stato nelle epoche passate essenzialmente un luogo di isolamento, controllo e beneficenza verso le classi più povere, si trasforma lentamente in una istituzione pubblica alla quale cominciano ad affluire anche quelle classi ricche che, fino ad allora, erano state curate esclusivamente a domicilio dai loro medici personali, ormai ridotti a figure arcaiche e un po patetiche. Dal 1926 alla seconda Guerra Mondiale, la Mutua continua a svolgere la sua attività sempre sotto la presidenza di A. Macchi e senza ulteriori cambiamenti. Caratteristica principale è la ricerca del bene dei suoi assistiti conservando costantemente le proprie distanze da qualsiasi schieramento politico; prerogativa che le permette di passare indenne il periodo fascista dimostratosi fatale per altre organizzazioni similari. 22

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