Fecondazione artificiale eterologa. Trasformazioni semantiche della genitorialità e ricadute giuridiche

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1 Firenze, 17 ottobre Convegno promosso dal MpV Toscana Giovani Fecondazione eterologa: problemi e prospettive Fecondazione artificiale eterologa. Trasformazioni semantiche della genitorialità e ricadute giuridiche Claudio Sartea Non è certo la prima volta che brusche sollecitazioni dell attualità politica o giudiziaria ci costringono a prendere posizione su temi delicati e fondamentali, o ci obbligano a prendere atto della loro vivacissima incidenza nella nostra società e nella nostra cultura. Il caso della fecondazione artificiale eterologa, però, ha qualcosa di speciale: non viene messa in discussione una qualche appendice, magari secondaria, delle nostre tante storie, bensì propriamente il primo capitolo, anzi l introduzione generale al libro della nostra narrazione identitaria, individuale e collettiva. Alla generazione, e dunque alla genitorialità, siamo tutti intimamente e inscindibilmente connessi: la genitorialità surrogata, proposta come soluzione, clinica o psicologica, di difficoltà generative, e sempre di più come vera e propria alternativa riproduttiva, è un tema sconcertante, affascinante ed immensamente problematico per l identità di ognuno. Dallo scorso mese di aprile, a seguito dell abrogazione per sentenza costituzionale 1 del divieto di fecondazione artificiale eterologa contenuto nella legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita (n. 40 del 2004), anche in Italia è divenuto legale il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita in cui a venire uniti (in vivo, nel corpo di una donna con inseminazione, o in vitro, in una provetta con successivo trasferimento in utero dell embrione) sono i gameti di soggetti diversi (in tutto o in parte) da quelli che formano la coppia sterile. Da quel momento, al diritto viene affidato l arduo, per non dire ingrato, compito di dare una veste legale alla finzione: ma non già ad una finzione pietosa, come quella adottiva, bensì per la prima volta ad una finzione intenzionale, che non risolve il problema del bambino ma lo progetta e poi lo mette problematicamente al mondo come figlio legale di individui diversi da quelli di cui è figlio secondo la linea germinale. Approfondendo l enorme carico di criticità cliniche, genetiche, psicologiche, morali che derivano da questo sdoppiamento (e vedremo che il primo tentativo istituzionale effettuato in tal 1 Sentenza Costituzionale n. 162/2014, agevolmente reperibile in internet. 1

2 senso dalle Regioni italiane, non è purtroppo molto promettente), si viene energicamente rimandati al cuore vero del problema, che nell ermeneutica giusfilosofica è schiettamente antropologico e veritativo. La fecondazione artificiale eterologa, per chi non se n era ancora accorto o si ostinava a sottovalutare questi profili, impone una trasformazione radicale: del nostro modo di pensare la generazione (maternità, paternità, triangolo genitori-figlio), del nostro modo di disciplinare il diritto di famiglia (basato ora su finzioni legate all immaginazione, ai desideri e ai sentimenti), dello stesso quadro di riferimento concettuale dell adozione, che da istituto introdotto per dare soluzione ai problemi ereditari (diritto romano antico) o a situazioni di abbandono minorile (adozione odierna), è divenuto banco di prova della famiglia giuridica naturale e perno dell idea postmoderna stessa di famiglia 2. In estrema sintesi, e salvi i necessari approfondimenti antropologici, la svolta è stata determinata dal tentativo (più o meno persuasivo ma operativamente efficace) di costruire un diritto fondamentale alla generazione come completamento del progetto familiare: con il problema, che invero il giudice costituzionale non sembra aver fino in fondo affrontato, di uno spostamento di semantica giuridica della generazione da evento di coppia a decisione individuale che, come immediatamente rimarcato dai sostenitori più accesi della fecondazione artificiale eterologa, riguarda la sfera più intima e intangibile della persona umana 3 (evidentemente considerata nella sua individualità). Al di là della forzatura del discorso sotto il profilo biologico, è chiaro che la sua declinazione in termini di diritti soggettivi magari persino fondamentali impone di per sé lo scivolamento verso la prospettiva individualistica (con buona pace dei riferimenti della sentenza alla salute della coppia, che resta un concetto piuttosto oscuro sia sul piano medico che su quello giuridico): al punto che si possono persino interpretare come aperturistiche le espressioni apparentemente opposte che si trovano nella sentenza costituzionale in riferimento alla surrogazione di maternità 4, che definitivamente svincolerebbe, se venisse abrogato per la medesima via 2 Interessante in argomento il rapporto ufficiale Filiation, origines, parentalité. Le droit face aux nouvelles valeurs de responsabilité générationnelle, che il governo francese ha commissionato ad un gruppo di studiosi presieduto dalla sociologa Irène Théry e che da tempo è stato pubblicato e poi diffuso anche attraverso internet (http://www.justice.gouv.fr/include_htm/etat_des_savoirs/eds_thery-rapport-filiation-origines-parentalite-2014.pdf), ricco di spunti in relazione alla metamorfosi in atto e costruito a partire dalla premessa, data per scontata e comunque acriticamente accettata dall evoluzione sociale, che l asse del diritto comune della famiglia non sarà più il matrimonio ma la filiazione, con la conseguenza che si rende necessaria una riforma: completare per la filiazione l equivalente della metamorfosi che si è già realizzata per la coniugalità. Questo passa principalmente attraverso l adozione e la generazione attraverso donatori terzi, con l obiettivo di istituire per tutti un diritto della filiazione comune e pluralista, capace di incarnare in modo leggibile e coerente i valori essenziali su cui oggi si fondano questi legami (mi avvalgo per la traduzione dal francese degli stralci della presentazione del Rapporto pubblicati su Il Foglio, 16 aprile 2014). 3 Così il Manifesto per il futuro della riproduzione assistita prontamente elaborato dalle associazioni Italia in testa, Politeia, Consulta di Bioetica e VOX e pubblicato dopo il convegno del 17 luglio La tecnica in esame (che va rigorosamente circoscritta alla donazione di gameti e tenuta distinta da ulteriori e diverse metodiche, quali la cosiddetta surrogazione di maternità, espressamente vietata [ ] con prescrizione non censurata e che in nessun modo ed in nessun punto è incisa dalla presente pronuncia, conservando quindi perdurante validità ed 2

3 costituzionale anche il divieto contenuto nell art della legge 40/2004, la nuova filiazione legale da qualunque criterio biologico (non solo germinale ma anche gestazionale). Ed in fondo, applicando coerentemente e fino in fondo i problematici principi utilizzati in pronuncia, non si vede perché negare anche questa possibilità alle coppie in difficoltà generativa. * * * Sul piano operativo può essere di qualche utilità riflettere a partire proprio dal documento contenente le direttive per le Regioni e le Province Autonome, da recepirsi con delibera di Giunta regionale o con diverso specifico provvedimento. Il significato di questo documento, e la sua portata, sono descritti nella Premessa : Considerato che il Governo ha ritenuto di non intervenire con un proprio provvedimento normativo in una materia così delicata per le sue implicazioni etiche lasciando tale competenza al Parlamento, le Regioni e Province Autonome hanno condiviso la responsabilità di fornire direttive operative ed indicazioni cliniche omogenee al fine di rendere immediatamente esigibile un diritto costituzionalmente garantito su tutto il territorio nazionale, dimostrando capacità di governance nazionale. È stato pertanto concordato di definire, in attesa che il Parlamento legiferi in materia, un accordo interregionale che verrà recepito dalle singole Regioni e PP.AA., il quale avrà valenza transitoria, ma che permetterà comunque alle coppie che ne faranno richiesta di poter accedere alla fecondazione eterologa. Le direttive operative ed indicazioni cliniche contenute nel presente documento si dovranno applicare alle strutture pubbliche, a quelle accreditate nonché a quelle private non accreditate. Come si vede, ce n è abbastanza per considerare tale documento come un testo di riferimento importante, non solo sul piano applicativo. Ne emergono infatti, nonostante il taglio eminentemente pratico, numerose sollecitazioni di valore simbolico, che evidenzio di seguito senza pretese di completezza né di ordine espositivo al mero scopo di servirmene come di un canovaccio espositivo dei problemi antropologici e giusfilosofici sottostanti: 1. la definizione di donazione è contenuta nel preambolo del documento: si tratta ovviamente di una nozione chiave, giacché fino all abrogazione costituzionale del divieto di fecondazione artificiale eterologa non si poteva a rigor di legge parlare di donazione di gameti se non versando in re illicita. La donazione di cellule riproduttive da utilizzare nell ambito delle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo è atto volontario, altruista, gratuito, interessato solo al bene della salute riproduttiva di un altra coppia. Non potrà esistere una retribuzione economica per i efficacia), alla luce delle notorie risultanze della scienza medica, non comporta rischi per la salute dei donanti e dei donatari eccedenti la normale alea insita in qualsiasi pratica terapeutica. 3

4 donatori/donatrici, né potrà essere richiesto alla ricevente contributo alcuno per i gameti ricevuti. Non si escludono prosegue il testo forme di incentivazione alla donazione di cellule riproduttive in analogia con quanto previsto per donazione di altre cellule, organi o tessuti. Già in queste parole sono numerosi i punti interessanti. Se il parametro di rettitudine intenzionale della donazione di gameti è la finalità della salute riproduttiva della coppia ricevente, diviene essenziale anche in termini normativi individuare con precisione e rigore siffatto concetto. Il problema è che ciò non è possibile: la salute riproduttiva è, fin da quando fu introdotto nel linguaggio ufficiale dei documenti normativi (durante la Conferenza ONU del Cairo del 1994, su popolazione e sviluppo), un concetto scivoloso per non dire sfuggente, un confuso coacervo di elementi individuali riconducibili volta per volta alla salute sessuale, alla libera autodeterminazione in materia di esercizio della sessualità a prescindere dalle sue normali conseguenze riproduttive (e quindi informazione ed accesso alle tecniche di contraccezione, o di interruzione di gravidanza nei casi di gestazione avviata ma non voluta/programmata), di resistenza sociale alla violenza in materia sessuale, di elementi relativi alla vita di coppia ed alla pianificazione familiare. Con riferimento alle specificità tecniche della fecondazione artificiale eterologa, è chiaro che se salute riproduttiva di un altra coppia è espressione dotata di senso esso non può essere che quello di rendere possibile un agognata esperienza di genitorialità surrogata cui per definizione la coppia non riesce a pervenire per motivi patologici. Il punto fondamentale in materia è allora la sovrapposizione, che si pretende perfetta, tra immagine e desiderio di salute riproduttiva, e sua effettuale realizzazione. Ma la tecnica non ottiene realmente questo risultato: la salute riproduttiva viene donata solo in maniera simbolica, e può persino apparire beffardo parlare di una donazione finalizzata ad essa La metodica di PMA eterologa è eseguibile unicamente quando sia accertata e certificata una patologia che sia causa irreversibile di sterilità o infertilità. L affermazione, tanto netta quanto esplicita, è conseguenza diretta della decisione costituzionale che ha abrogato il divieto di ricorso all eterologa: la Consulta nelle motivazioni pubblicate nello scorso mese di giugno parla ripetutamente delle situazioni di sterilità assoluta ed irreversibile come le uniche che consentono l accesso alla nuova tecnica, che a questa condizione passa dall illiceità penalmente perseguita alla piena liceità (con addirittura il suo inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza ). Il problema è che poche righe dopo questa decisa affermazione, il testo si contraddice clamorosamente, includendo tra le indicazioni cliniche alla fecondazione eterologa, in ambito 5 Di questo, peraltro, il citato Rapporto francese pare non tener conto quando per esempio afferma che la generazione a tre non ha nulla di offensivo, al contrario: il dono, invece di essere dissimulato come accade oggi, dovrebbe essere valorizzato per il suo altruismo e la sua generosità. La generazione con donatore terzo non può essere assimilata né a una procreazione carnale né a un adozione. Per questo proponiamo di stabilire per essa una modalità sui generis di istituzione della filiazione, basata per tutte le coppie su una dichiarazione comune anticipata di filiazione. 4

5 femminile donne che sanno [basta la loro dichiarazione o occorreranno certificazioni mediche apposite?] di essere affette o portatrici di un significativo difetto genetico o che hanno una storia familiare di una condizione per la quale lo stato di portatore non può essere determinato, ed in ambito maschile, parallelamente, uomini che sanno di essere affetti o portatoti di un significativo difetto genetico o che hanno una storia familiare di una condizione per la quale lo stato di portatore non può essere determinato. Bastano queste indicazioni cliniche per far saltare in aria il quadro teorico introdotto acrobaticamente dalla sentenza costituzionale, e far rientrare dalla finestra il fantasma della selezione genetica che, senza troppa convinzione, era stato cacciato dalla porta. Se anche donne o uomini che non hanno problemi riproduttivi, ma minacciano di trasmettere difetti genetici significativi [non vengono meglio indicati, nonostante le loro gravi conseguenze], possono accedere alle tecniche eterologhe, allora il motivo per cui è stato abrogato il loro divieto non è (solo o principalmente) quello di provvedere in qualche modo alla sterilità della coppia, ma anche quello di ammettere una metodica di controllo genetico del frutto del concepimento. In altre parole, l eugenetica. 3. Tra le regole dedicate alla selezione dei donatori, poi, ve ne sono alcune che meritano qui una riflessione aggiuntiva. Si pensi per esempio all indicazione, tra i soggetti candidabili, di quelli che si stanno sottoponendo ad un trattamento di fecondazione assistita a loro volta (la stessa regola, dettata per i donatori di sesso maschile, viene poi riproposta anche per le donatrici): appare chiaro che questi individui non sono mossi da intenti altruistici finalizzati esclusivamente alla salute riproduttiva di un altra coppia, come si è visto sopra, per la semplice ed umanissima ragione che a spingerli a simile dono è l interesse per la propria salute riproduttiva, in una sorta di scambio incrociato che costituirà probabilmente la maggior fonte di procacciamento di cellule germinali per l eterologa (almeno per i non pochi casi di sterilità idiopatica, e comunque non dipendente da inidoneità assoluta del seme). Suscita curiosità anche l ulteriore indicazione relativa alle metodiche di selezione, ove si consiglia ai selettori di affrontare anche l esistenza di potenziali motivi finanziari o emotivi che possono condizionare la donazione : se non la vogliamo considerare ingenua o naïve, questa indicazione risulta paradossale, specie se la si applica all ambito femminile ed alle significative complessità tecniche del prelievo di ovuli dalle donatrici. In che senso sarebbe dirimente, per procedere nella selezione ed ammettere i candidati alla donazione, verificarne (non viene detto con quali metodiche) le intenzioni profonde, escludere l esistenza di motivi finanziari (ma non avevamo già escluso il carattere non gratuito del gesto?), o addirittura di fattori emotivi condizionanti? Quali fattori emotivi, ed in che misura, condizionerebbero la donazione al punto da sconsigliare la medesima o almeno, se già effettuata, l utilizzo di quei gameti? 5

6 4. Un successivo capo Horn delle tecniche eterologhe è costituito dalla scelta delle caratteristiche fenotipiche del donatore, su cui come noto l opinione pubblica si è scatenata all indomani della liberalizzazione delle tecniche. Il ragionamento popolare è, come sempre, molto elementare ma in fondo schietto: se ormai posso avere figli anche non miei attivando metodiche eterologhe, perché vincolarmi alla lotteria delle casualità talora funeste tipiche dell adozione, e non permettermi invece di intervenire nella fase decisionale, quando si tratta di scegliere tra gameti sostanzialmente indifferenti tra di loro, ma potenzialmente molto differenti ai miei occhi? Perché mortificare il comprensibile ed umanissimo desiderio che mio figlio possa in qualche modo assomigliare a me, se con queste tecniche, assai diversamente che nei casi di adozione, l iniziativa è presa ancor prima del concepimento e dunque in un epoca in cui è ancora possibile intervenire con decisioni efficaci sulle caratteristiche fenotipiche e genotipiche del nascituro? Niente da fare, il testo delle Regioni sembra proibirlo senza misericordia: Non è possibile per i pazienti scegliere particolari caratteristiche fenotipiche del donatore, al fine di evitare illegittime selezioni eugenetiche. E pur tuttavia, in considerazione del fatto che la fecondazione eterologa si pone per la coppia come un progetto riproduttivo di genitorialità per mezzo dell ottenimento di una gravidanza (ben diversamente da ciò che accade nell adozione che si configura come un progetto di genitorialità a finalità assistenziali e solidaristiche verso il minore in stato di abbandono), il centro deve ragionevolmente assicurare la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente. Come si configuri, dal punto di vista pratico, questa ragionevole assicurazione, non viene ulteriormente chiarito, lasciando così spazio ad interpretazioni anche molto elastiche dei controlli legittimati dal colore della pelle, su cui si sono sbizzarriti i giornali, fino a caratteristiche fenotipiche molto più sofisticate: anche qui insomma si caccia dalla porta un fantasma a cui subito dopo si spalanca la finestra, con un risultato analogo a quello visto sopra in riferimento alla sterilità assoluta come unica causa di legittimo accesso alle tecniche eterologhe. La verità è che ogniqualvolta si introduce un eccezione la regola a cui si eccepisce perde forza e, nei casi più tragici, perde persino vigenza. 5. La questione dell anonimato dei donatori, anche per la sua enorme capacità evocativa, è un altra delle questioni che hanno richiamato con maggior energia l attenzione dei media. Ferma restando la regola di anonimato di cui all articolo 14 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 191, e successive modificazioni, la donazione deve essere anonima (cioè non deve essere possibile per il donatore risalire alla coppia ricevente e viceversa). I dati clinici del donatore/donatrice potranno essere resi noti al personale sanitario solo in casi straordinari, dietro specifica richiesta e con procedure istituzionalizzate, per eventuali problemi medici della prole, ma in nessun caso alla coppia ricevente. L accessibilità alla informazione sarà gestita informaticamente 6

7 con il controllo di tracciabilità. I donatori/donatrici non hanno diritto di conoscere l identità del soggetto nato per mezzo di queste tecniche e il nato non potrà conoscere l identità del donatore/donatrice. La regola adottata appare nitida quanto atroce: nitida in ordine alle presumibili aspettative del donatore, che nella maggior parte dei casi procederà al dono (ricordiamolo, un dono gratuito e preceduto da numerose seccature cliniche, specialmente per le donatrici), solo a condizione di non assumere nemmeno indirettamente alcuna responsabilità sul prosieguo della storia; atroce perché in sostanza si stabilisce, ancora una volta a tutto vantaggio degli adulti e con netto svantaggio dei minori o dei nascituri, che non sarà possibile al nato conoscere la propria origine biologica e genetica 6 : il che non attiva solamente i (pur notevolissimi) problemi di identificazione clinica e di anamnesi (solo parzialmente aggirabile con la dissociazione tra dati clinici e nominativo dei donatori), ma soprattutto provoca nel nato che ne avesse conoscenza, come forse sarà opportuno o addirittura giusto prevedere almeno al compimento della maggiore età l impossibilità strutturale di risalire alle proprie origini biologiche, accedere cioè alla conoscenza della propria autentica genealogia materiale. 6. Non molto più convincente, e strettamente connessa alle criticità della questione dell anonimato, è poi la soluzione adottata per il consenso informato per donatori/donatrici : È essenziale per il/la donatore/donatrice firmare un consenso informato, che dovrebbe includere un fermo diniego di non avere nessun conosciuto fattore di rischio per malattie sessualmente trasmissibili e malattie genetiche. È necessario che il/la donatore/donatrice riconosca nel consenso informato la sua responsabilità di notificare al programma di donazione eventuali cambiamenti nel suo stato di salute o di fattori di rischio. Il/la donatore/donatrice deve anche specificare se accetta che i suoi gameti vengano utilizzati anche a scopo di ricerca, se non più utilizzabili per ulteriori donazioni. L affermata essenzialità, immediatamente smussata dal ricorso al verbo al condizionale ( dovrebbe avere ), sembra investire la questione della trasmissione di patologie: ma come si pensa di risolvere eventuali tragiche conseguenze in materia? È chiaro che l esistenza conosciuta o no di patologie geneticamente trasmissibili, può influenzare le scelte riproduttive di una coppia non sterile: com è chiaro che, quando la coppia decide di correre il rischio, se ne assumerà tutte le conseguenze (a parte la scappatoia dell aborto o della selezione genetica embrionale). Ma in questi casi, in cui ad introdurre la patologia nella riproduzione della coppia è un soggetto terzo, che 6 Diversa sul punto la soluzione affacciata nel Rapporto francese: Noi distinguiamo l accesso alle origini delle persone nate da procreazione assistita e l accesso alle origini delle persone nate da parto anonimo, adottate o sotto tutela. Le questioni poste non sono le stesse e sono oggetto di differenti capitoli. Ma in entrambi i casi noi proponiamo che sia istituito un vero diritto di accesso alle origini a partire dalla maggiore età, ben precisando che un diritto alla comunicazione dell identità non è un diritto all incontro. 7

8 abbiamo deciso debba rimanere anonimo ed ha firmato (fraudolentemente? Inconsapevolmente?) un consenso informato in cui fallacemente negava di poter trasmettere patologie genetiche (e su quale base? Occorreranno certificazioni apposite?), in che termini si articolerebbe un eventuale attribuzione di responsabilità? Sarebbe allora legittimo risalire geneticamente alla fonte (e come?), per addossargli i costi dell assistenza sanitaria? O addirittura la responsabilità genitoriale, contra legem ma con evidente ristoro economico, magari anche psicologico della sfortunata coppia committente? Su questo aspetto, così irto di difficoltà umane e legali, c è un ulteriore ripresa nel paragrafo dedicato a tracciabilità ed eventi avversi : ove si stabilisce che se il donatore è risultato essere il portatore della malattia ereditaria, tutti i destinatari dei gameti donati devono essere messi al corrente. Pare chiaro che, anche in ordine a queste sfortunate evenienze, la soluzione del testo in esame lascia insoddisfatti, e non chiarisce fonte e misura della eventuale responsabilità del donatore. 7. Un ultimo profilo che ai nostri fini è interessante rimarcare, riguarda il paragrafo dedicato al numero di donazioni : anche questo, punto di immenso valore simbolico, come tutti bene intendono. Le cellule riproduttive di un medesimo donatore afferma il documento non potranno determinare più di dieci nascite. Tale limite può essere derogato esclusivamente nei casi in cui una coppia, che abbia già avuto un figlio tramite procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, intenda sottoporsi nuovamente a tale pratica utilizzando le cellule riproduttive del medesimo donatore. Il Centro PMA che utilizza i gameti dei donatori/donatrici deve registrare i dati della gravidanza ottenuta (positività beta-hcg, gravidanza clinica in evoluzione), la successiva nascita, eventuali aborti ed eventuali malformazioni del neonato. Qualora la gravidanza non dovesse portare alla nascita di un feto vivo, la procedura non va considerata tra le dieci nascite consentite. Come si vede, la scelta delle Regioni si orienta verso la fissazione di un limite (il che non è del tutto coerente con l affermata analogia di questo tipo di donazioni rispetto a donazioni di tessuti e cellule non germinali: divergenza piuttosto significativa e, forse, persino rivelativa), e questo limite viene fissato in dieci nascite, senza distinguere tra semi di uomini e semi di donne, e senza specificare se la singola nascita possa includere un numero di gameti originariamente donati superiore ad uno (cosa che comunque si lascia supporre, ma implica allora un notevole aumento del numero di gameti donati si pensi al caso degli ovuli). Inoltre, il limite massimo non include i casi in cui non si arrivi al risultato finale, come suol dirsi, di un bambino in braccio : il che, tenuto conto delle percentuali di successo delle tecniche che ancora si attestano sul 25%, implica che per giungere a dieci nascite si possa legittimamente superare ampiamente il numero delle nascite attese 8

9 (pur non essendo nemmeno molto chiaro se il calcolo debba farsi a priori o possa farsi anche a posteriori, e secondo quali criteri e fonti informative). In più, come ammette espressamente il documento in esame, se la coppia committente rimanesse soddisfatta del primo prodotto e desiderasse ripetere l esperienza positiva, anche nel caso che il donatore abbia già raggiunto le dieci nascite con suoi gameti si potrà comunque procedere all utilizzo dei suoi semi. In tutto questo, vengono altresì ampiamente permesse le registrazioni, da parte del Centro di PMA, di tutti i dati di efficienza, compresa la presenza di eventuali malformazioni (perché? per additare il donatore problematico e sconsigliarlo alle coppie interessate all eterologa che si rivolgono al centro? Per avvisare il donatore? E come, se rimase a suo tempo opportunamente anonimo? Per configurare possibili responsabilità civili? Per radiarlo dagli elenchi dei donatori locali, o comunque smettere di utilizzare i suoi gameti, allo scopo di non danneggiare la reputazione del Centro?). * * * Dopo questa rapida perlustrazione dei problemi, almeno alcuni, sollevati dalla fecondazione artificiale eterologa, e l analisi critica delle soluzioni affacciate o anche solo tentate dal documento delle Regioni, penso si possa essere d accordo sul fatto che con la sentenza è cominciata una nuova fase della regolamentazione delle tecniche di fecondazione artificiale: una fase diversa da quella inaugurata dalla legge 40/2004 in misura enormemente superiore, sul piano anche simbolico, rispetto a quanto molti avevano immaginato. Prima ancora di affrontarne le complicazioni operative, pertanto, è opportuno o forse proprio doveroso farsi carico di un adeguata riflessione circa le trasformazioni semantiche che questa nuova fase comporta. Alle persone che pensano 7 (vale a dire, quelle che oltre a farsi sollecitare emozionalmente o travolgere psicologicamente dagli eventi, rivendicano un residuale diritto di elaborarli intellettualmente, di reperirne il senso, le cause, la giustificazione quando esistono), resta il compito più interessante: quello di valutare criticamente queste metamorfosi, comprenderne il portato in termini di bene e di male, di giusto ed ingiusto, ed orientare lo sviluppo delle culture e delle società in cui esse avvengono. La riflessione accademica, l apporto dei filosofi e dei giuristi, continuano pertanto ad essere elementi decisivi di libertà e di liberazione autentica, e quindi di vero progresso. 7 Nonostante l apparente accoglienza generale della sentenza costituzionale, già cominciano a farsi notare segnali di ripensamento critico provenienti da orientamenti anche piuttosto distanti tra di loro: spigolando nella stampa nazionale, mi limito a citare l articolo perplesso di G. Belardelli (Fecondazione eterologa. La tecnoscienza non sostituisca l etica), in Corriere della Sera, 25 settembre 2014, p. 33, e l intervento dal titolo programmatico di M. Politi, L eterologa nasce da una finzione, in Il Fatto Quotidiano, 9 settembre 2014, p

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