LA GESTIONE DEL RISCHIO NELLE IMPRESE ITALIANE: UN'INDAGINE CONOSCITIVA

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1 LA GESTIONE DEL RISCHIO NELLE IMPRESE ITALIANE: UN'INDAGINE CONOSCITIVA Di fronte alla sempre più crescente necessità delle imprese di dedicare attenzione alla gestione del rischio, nonché alla riconosciuta crucialità delle attività e degli strumenti dediti a tal fine, il Gruppo Assiteca ha promosso la realizzazione di un'indagine diretta ad analizzare il grado di diffusione di questo tema allo scopo di attribuire il Premio La Gestione del Rischio nelle Imprese Italiane: prevenzione, rischi e responsabilità in tema di sicurezza del lavoro. Le principali finalità che hanno mosso l'indagine in esame sono state le seguenti: analizzare il grado di diffusione ed adozione di un metodo di gestione dei rischi aziendali, focalizzando l'attenzione sulle sue modalità di definizione ed articolazione; esaminare la rilevanza assegnata alle varie categorie di rischio e le diverse modalità di gestione degli stessi; verificare la struttura, le funzioni, gli strumenti utilizzati e le modalità di comunicazione in relazione al risk management; osservare le attività realizzate al fine di ottemperare agli obblighi e ai doveri in tema di tutela della salute e sicurezza dei luoghi di lavoro. La tutela della salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro è il focus assegnato al Premio Assiteca per il Ogni anno il Premio Assiteca si concentrerà infatti su uno specifico tema di fondamentale importanza per il panorama aziendale nazionale. Metodologia e analisi del campione Il Comitato Tecnico Scientifico del Premio Assiteca, composto da accademici ed esperti del settore, ha predisposto un questionario di 28 domande afferenti il tema della gestione dei rischi da sottoporre ad un campione selezionato di imprese italiane, rappresentativo delle aziende operanti nel territorio nazionale. Il questionario, strutturato esclusivamente con domande a risposta chiusa, è stato suddiviso nelle quattro seguenti sezioni: 1. informazioni sull'azienda; 2. sistema di gestione dei rischi aziendali; 3. rischi rilevanti e risk management; 4. tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. La prima sezione è stata essenzialmente volta ad ottenere un quadro identificativo dell'azienda: posizione aziendale del compilatore; fatturato e numero di dipendenti; settore merceologico.

2 La seconda sezione si è concentrata sugli aspetti relativi al sistema di gestione dei rischi indagando la formalizzazione o meno dello stesso, le modalità che hanno portato o porteranno a svilupparlo, nonché la responsabilità della supervisione. La terza sezione ha analizzato la rilevanza delle varie tipologie di rischio esaminando le modalità con cui le stesse vengono gestite. Inoltre, ha investigato il sistema di risk management adottato: struttura, personale dedicato, funzioni e strumenti utilizzati. Infine, la quarta ed ultima sezione ha posto l'attenzione sul tema della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, verificando in modo puntuale quanto messo in essere dalle aziende soprattutto oltre ciò che comporta l obbligo di legge. Il campione di aziende al quale è stato sottoposto il questionario è stato selezionato secondo le seguenti caratteristiche: settore di appartenenza: industria (60%); commercio (25%); servizi (15%); area geografica: Nord-Ovest (35%); Nord-Est (25%); Centro (20%); Sud e Isole (20%); fatturato: superiore ai 10 milioni di Euro, suddiviso in piccole e medie imprese (PMI) con fatturato compreso tra 10 e 50 milioni di euro (50%) e in grandi imprese (GI) con fatturato superiore a 50 milioni di euro (50%). Sono state quindi contattate aziende con l obiettivo, raggiunto, di raccogliere 250 questionari compilati. Dai primi dati emersi dal campione può dirsi che la cultura della gestione del rischio sia presente all'interno non solo delle grandi imprese ma anche di quelle di minori dimensioni. L'analisi dimensionale in termini di fatturato mostra, infatti, che la maggior parte delle aziende partecipanti al progetto di ricerca sono PMI (60%). Inoltre, è possibile osservare che la maggior parte delle aziende coinvolte (41%) afferisce alla fascia di fatturato più bassa, mentre per le altre fasce la ripartizione è abbastanza equa. Figura 1 - Composizione delle aziende intervistate in base al fatturato (in milioni di ) Relativamente ai settori merceologici di appartenenza, le percentuali di partecipazione sono piuttosto differenziate: le aziende appartenenti al settore industriale evidenziano una percentuale di partecipazione (62%) in linea con la composizione del campione delle aziende contattate (60%); più elevata (28%) rispetto alla composizione del campione (15%) quella delle aziende di servizi; più esigua (10%) quella delle aziende appartenenti al settore del commercio.

3 La Gestione dei Rischi Aziendali: i risultati della ricerca L'attenzione verso le tematiche della gestione del rischio è notevolmente aumentata negli ultimi anni, data l'esigenza sempre più evidente per le aziende di disporre di un modello di riferimento valido per identificare, misurare e valutare gli eventi incerti che gravano sull'organizzazione. Le aziende di qualsiasi tipologia e dimensione, continuamente esposte a differenti rischi, necessitano di sviluppare e adottare idonei sistemi per il loro governo al fine di gestire il cambiamento e l'incertezza, rafforzare ed accrescere la propria capacità di creare valore per gli stakeholder. Il grado di diffusione della cultura della gestione del rischio nel panorama delle aziende italiane sembra essere elevato. L'analisi dei dati raccolti mostra, infatti, come la maggior parte delle aziende intervistate (79%) dichiari di aver studiato e formalizzato al proprio interno un sistema di gestione dei rischi. Più specificatamente, come è possibile osservare in figura 2, dallo studio emerge che il 55% delle aziende adotta un sistema di gestione dei rischi integrato, ovvero un approccio globale che si applica a tutti i rischi aziendali e a tutte le aree di attività mettendo in essere un processo continuo e pervasivo che interessa l'intera l'organizzazione. Una percentuale minore di aziende (24%), afferma di aver studiato e formalizzato una gestione dei rischi segmentata, considerando dunque solo alcune tipologie di rischi aziendali ed alcune aree di attività senza il coordinamento o la supervisione di un'unica funzione aziendale. Per quanto concerne la parte residuale di risposte (21%) si tratta di aziende che non hanno implementato alcun tipo di sistema formale di gestione dei rischi. Tra queste da notare però che il 13% sta valutando la possibilità di introdurlo in futuro, mentre solo l'8% delle aziende intervistate non ha mai considerato tale possibilità. Figura 2 - Percentuale di utilizzo di metodi diversi per la gestione dei rischi nelle aziende italiane In riferimento alle modalità utilizzate per lo sviluppo e la definizione di idonei ed efficaci sistemi di gestione dei rischi le risposte ottenute si distribuiscono abbastanza equamente fra le diverse possibilità individuate. La maggior parte delle aziende (54%) afferma di aver sviluppato internamente il sistema utilizzato, dividendosi poi in uguale percentuale (27%) tra coloro che non hanno fatto riferimento ad alcun standard o linee guida e coloro che, invece, se ne sono avvalsi. Il restante 46% delle aziende intervistate ha sviluppato il proprio sistema di gestione dei rischi mediante il supporto di consulenti esterni, tra cui il 21% senza riferimenti a standard o linee guida specifici mentre il 25% facendone uso.

4 Infine (figura 3), l'analisi dei dati mostra come la metà delle aziende collaboranti all'indagine dichiarano di affidare la responsabilità della supervisione del sistema di gestione dei rischi al vertice aziendale. Infatti, il 51% di risposte sono state riscontrate in riferimento alla figura del CEO, dell'amministratore Delegato, del Direttore Generale o del Titolare dell'azienda. Minori sono le percentuali per chi afferma che tale responsabilità spetta al CRO - Risk Manager (11%), alla direzione finanziaria (7%), al Responsabile dell'internal Auditing(6%) e alla figura dell'insurance Risk Manager (5%). Tra coloro che indicano come risposta altro, le maggiori specificazioni hanno riguardato il Responsabile di Prevenzione e Protezione (RSPP) e l'affidamento di tale responsabilità a consulenti o personale esterno all'azienda. Figura 3 - Soggetti responsabili della supervisione del sistema di gestione dei rischi Rischi rilevanti e modalità di gestione Un obiettivo del progetto di ricerca ha riguardato, innanzitutto, l'individuazione delle tipologie di rischio ritenute maggiormente rilevanti dalle aziende italiane e, successivamente, le modalità con cui gli stessi vengono gestiti. Relativamente al primo punto, sono state individuate diverse tipologie di rischio per ognuna delle quali era possibile indicare la rilevanza all'interno del proprio business scegliendo fra quattro livelli di importanza diversi, ovvero: estremamente rilevante (ER), rilevante (R), moderatamente rilevante (MR) e per niente rilevante (NR).

5 Figura 4 - La rilevanza assegnata alle varie tipologie di rischio Il rischio giudicato più rilevante è quello connesso al personale (solo per il 4% dei rispondenti non è rilevante e per circa il 64% dei rispondenti è estremamente rilevante o rilevante ). Anche i rischi connessi ai sistemi informatici, alla corporate governance, quelli assicurativi e operativi sono tenuti in grande considerazione (meno del 10% dei rispondenti dichiara che non sono rilevanti). Sono invece giudicati relativamente meno rilevanti i rischi commerciali, i finanziari, i legali/regolamentari e quelli ambientali (una quota compresa tra il 10% e il 20% dei rispondenti dichiara che non sono rilevanti). Un ulteriore obiettivo dell'indagine ha riguardato l'analisi delle modalità con cui vengono gestiti i rischi nelle aziende intervistate: tutte le tipologie di rischio sono in netta prevalenza gestite attraverso politiche e procedure formalizzate nell'ambito di un sistema integrato (ERM) o di un sistema segmentato (RM) di gestione dei rischi. La gestione da parte di responsabili operativi senza far riferimento a processi standardizzati (OMR) o, addirittura, la non gestione dei rischi in esame o la loro non rilevanza (NR) assumono valori percentuali molto minori rispetto alle altre opzioni. Figura 5 - La gestione delle varie categorie di rischio nelle aziende italiane

6 Il Risk Management nelle aziende italiane Il processo di gestione del rischio deve essere un processo continuo e graduale che permette la comprensione dei potenziali aspetti positivi e negativi dei fattori che possono influenzare l organizzazione, incrementa le probabilità di successo e riduce sia le probabilità di fallimento, sia l incertezza sul raggiungimento degli obiettivi aziendali. L'indagine si è concentrata nell'evidenziare gli strumenti implementati dalle aziende per l'analisi, la stima e la valutazione dei rischi incombenti sul proprio business. Le possibili tecniche a disposizione si dividono in: quantitative (ad es. value at risk; modelli statistici; simulazioni Monte Carlo, ecc.) e semiquantitative e qualitative (come matrici probabilitàimpatto; approccio ALARP, ecc.). Le prime si pongono l'obiettivo di stimare la distribuzione della variabile aleatoria rappresentativa dei rischi aziendali oggetto d'indagine e permettono di utilizzare un criterio razionale a supporto delle decisioni d'impresa. Le tecniche semiquantitative e qualitative, invece, forniscono una descrizione qualitativa o numerica delle possibili frequenze e conseguenze del rischio, senza determinare delle vere e proprie misure di rischio (giudizio qualitativo o semi-quantitativo). Un'adeguata analisi, stima e valutazione dei rischi è però possibile ricorrendo a tutte e tre le diverse tecniche: quelle qualitative e semiquantitative per una selezione delle principali categorie di rischio; quelle quantitative per stimare con maggiore precisione i rischi giudicati maggiormente rilevanti. La maggior parte delle aziende rispondenti (44%) utilizza sia strumenti qualitativi o semiquantitativi sia strumenti quantitativi. Peraltro, è ancora significativa la quota di aziende che dichiara di non utilizzare nessuno strumento particolare (32%) o di utilizzare solo strumenti qualitativi o semiquantitativi (24%). Un ulteriore obiettivo del progetto di ricerca è stato quello di cercare di analizzare come le aziende intervistate hanno definito e realizzato eventuali programmi assicurativi. La metà delle aziende ha affermato di avvalersi della collaborazione sia del proprio personale sia di broker, intermediari e/o consulenti esterni, il 26% dichiara di ricorrere prevalentemente a broker, intermediari e/o consulenti esterni, mentre il 24% dichiara di impiegare in tale operazioni prevalentemente proprio personale dedicato. Figura 6 - Soggetti ai quali le aziende ricorrono per la definizione e la realizzazione di programmi assicurativi

7 In relazione poi ai principali servizi che le aziende si attendono nell'ambito dei programmi assicurativi dalla compagnia o dai broker le risposte fornite si distribuisono in maniera equa tra le diverse opzioni individuate. Figura 7 - I servizi attesi dalle aziende nell'ambito dei programmi assicurativi In particolare, sono il 44% le aziende che si attendono di ottenere dei premi più contenuti ed il 38% coloro che si aspettano un adeguato supporto alla gestione dei rischi assicurativi. A seguire, con percentuali molto vicine tra loro, le aziende che pensano che nell'ambito dei loro servizi assicurativi la compagnia o i broker dovrebbero fornirgli un'adeguata gestione dei sinistri (32%); un'adeguata definizione delle clausole contrattuali della polizza (31%); ed infine un'adeguata gestione amministrativa delle polizze (30%).

8 Tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro: i risultati della ricerca Il Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, conosciuto come Testo Unico in materia di Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (TUSL), in attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, ha riformato, riunito ed armonizzato, anche abrogandole, le disposizioni dettate dalle numerose normative in materia succedutesi nell'arco di quasi sessant'anni, al fine di adeguare il corpus normativo all'evolversi della tecnica e del sistema di organizzazione del lavoro. Data l'importanza di tale testo normativo, l'indagine conoscitiva ha fatto riferimento ad esso indagando ciò che le aziende italiane hanno attuato in ottemperanza ai numerosi oneri a loro carico. In prima battuta l'interesse della ricerca si è focalizzato sulla rilevanza del rischio d'infortuni in considerazione della tipologia di attività svolta. Ciò che è emerso evidenzia che per più della metà delle aziende intervistate il rischio di incidenti sul lavoro è da considerarsi basso (53%), anche se una percentuale non trascurabile di rispondenti lo indica come rilevante (28%), rafforzata dal numero di coloro per i quali tale rischio risulta essere estremamente rilavente (7%). Infine, sono il 13% coloro che dichiarano un rischio infortuni trascurabile. Figura 8 - La rilevanza del rischio d'infortuni per le aziende intervistate in considerazione dell attività svolta. Nonostante il D.lgs. 81/08 abbia introdotto una serie di obblighi documentali e operativi accrescendo i doveri normativi a carico di tutte le aziende, la maggioranza di queste lo ritiene essere un reale contributo alla prevenzione degli infortuni sul lavoro (70%). I risultati emersi individuano come pochi rispondenti considerino il TUSL un documento di modesta utilità reale (10%), oppure pensino che lo stesso comporti un impegno economico ed organizzativo sproporzionato e richieda una documentazione e una burocrazia eccessiva (20%). L'interesse dell'indagine nei confronti della disciplina emanata dal D.lgs. 81/08 nasce soprattutto dalla forte rilevanza assegnata al processo di gestione del rischio all'interno di tale documento. Di tale processo è il datore di lavoro ad essere designato dalla norma come soggetto responsabile, potendo però delegare alcune funzioni nel rispetto dei limiti e delle condizioni indicate dall'art. 16 del D.lgs. 81/08, ad eccezione di due funzioni (art. 17), ovvero: la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR); e la designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi (RSPP). La redazione del Documento di Valutazione dei Rischi è percepita come positiva da quasi la totalità delle aziende partecipanti alla ricerca: il 58% delle aziende ritiene che il DVR sia un

9 documento indispensabile per migliorare la sicurezza sul lavoro e il 31% lo considera capace di formalizzare le attività di prevenzione rendendole comprensibili a tutti i livelli organizzativi. Solo l'11% dei rispondenti pensa che sia troppo complesso, ponderoso e poco utile. Figura 9 - Il parere delle aziende intervistate sul Documento di Valutazione dei Rischi In riferimento alla designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione il Testo Unico prevede la possibilità di nomina di soggetti interni, esterni o lo svolgimento diretto dei compiti propri derivanti da tale servizio da parte del titolare stesso (artt. 31 e 34). In ciascun caso è necessario che tali soggetti siano in possesso di capacità e requisiti professionali adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e di quelli relativi alle attività lavorative (art. 32). Nella maggioranza delle aziende partecipanti all'indagine conoscitiva la carica di RSPP è ricoperta o dal datore di lavoro o da un dipendente interno all'azienda (47%). Solo nel 23% dei casi tale responsabilità è affidata a consulenti esterni. Il 29% delle aziende dichiara che la nomina del soggetto affidatario è avvenuta formalmente. Figura 10 - Soggetti Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione nelle aziende intervistate Sempre in riferimento al Servizio di Prevenzione e Protezione il D.lgs. 81/08 prevede l'effettuazione di una riunione, almeno una volta all'anno, sulla prevenzione e la protezione rischi. La quasi totalità delle aziende (90%) ritiene sia un'ottima opportunità per lo sviluppo

10 della sicurezza aziendale. La sua bassa utilità viene indicata solo dal 10% delle aziende, percentuale che aumenta, anche se in minima misura, per le aziende di minori dimensioni le cui più scarse risorse rendono a volte più oneroso l'adempimento agli obblighi normativi. Figura 11 - Parere sulla riunione annuale di prevenzione e protezione rischi Un ulteriore compito dell RSPP è quello di programmare momenti di formazione del personale e provvedere alla diffusione delle informazioni. Il TU non specifica le modalità tramite cui divulgare le informazioni richieste, lasciando perciò libertà di scelta in tal senso. Le aziende intervistate dichiarano di comunicare tutte le informazioni soprattutto mediante formazione d'aula (44%), con una percentuale molto bassa tra chi la realizza tramite la distribuzione di un opuscolo informativo (8%). Inoltre, nel 44% dei casi la formazione e l'informazione vengono regolarmente effettuate sia nel caso di variazioni intervenute nel testo legislativo, sia nel caso di inserimento di nuovo personale. Figura 12 - Le modalità di informazione ai lavoratori Successivamente l'indagine si è concentrata sull'utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuali: l'87% delle aziende rispondenti utilizza al proprio interno dispositivi di protezione individuali e la maggior parte li considera un reale contributo alla sicurezza sul lavoro.

11 Figura 13 - Utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuali La riduzione dei rischi d'infortunio avviene, soprattutto, tramite il corretto utilizzo delle ordinarie attrezzature da lavoro, che devono essere conformi ai dispositivi di legge, idonee ai fini della salute e sicurezza e, ovviamente, adeguate al lavoro da svolgere. Notevole importanza assume anche la loro manutenzione; su questo aspetto le aziende intervistate mostrano una forte attenzione: in maggioranza dichiarano che la manutenzione degli ambienti, delle attrezzature e degli impianti di lavoro debba essere formalizzata ed effettuata sulla base di una attenta pianificazione (60%); il 37% ne dichiara la necessaria regolarità, mentre solo il 3% ritiene sia sufficiente effettuarla a fronte di incovenienti. Figura 14 - La manutenzione degli ambienti, attrezzature e degli impianti: l'importanza assegnata dalle aziende intervistate

12 Conclusioni Il progetto di ricerca messo in essere ha permesso di sottolineare alcuni degli aspetti caratterizzanti le imprese operanti nel nostro territorio in relazione alle nuove esigenze in tema di gestione del rischio. In particolare, l'analisi dei dati ha evidenziato una particolare attenzione al tema oggetto di studio da parte di aziende di varie dimensioni e tipologia, afferenti in misura maggiore al settore industriale e a quello dei servizi. Pertanto sembra che tutte le aziende, senza nessuna distinzione, siano molto attive nel campo della gestione dei rischi, forse anche a causa della crisi attuale che ha fatto emergere con forza l'importanza di una gestione proattiva degli stessi, ovvero capace di considerare anticipatamente potenziali eventi dannosi al fine di poterli trasformare in opportunità di creazione di valore. Altro dato positivo sembra pervenire dal sistema di gestione dei rischi utilizzato dalle aziende intervistate il quale risulta essere, per oltre la metà delle aziende collaboranti, di tipo integrato, cioè legato a tutti gli aspetti dell'attività d'impresa e capace di considerare tutti i rischi attraverso il coordinamento e la supervisione di un'unica funzione aziendale. Ulteriormente, lo studio effettuato pare indicare una rilevanza molto elevata per le diverse tipologie di rischio che le aziende devono affrontare nello svolgimento della propria attività. Infatti, tutti i differenti rischi individuati nel questionario sottoposto all'attenzione delle aziende componenti il campione hanno ottenuto la qualifica di rischi estremamente rilevanti o rilevanti. Questo potrebbe indicare un atteggiamento di particolare attenzione da parte delle organizzazioni agli eventi incerti che quotidianamente insidiano il loro operato. Atteggiamento attento che si traduce poi nell'adozione di procedure gestionali per lo più di tipo formalizzato e nell'utilizzo di strumenti sia qualitativi o semiquantitativi sia quantitativi, in modo da attuare un idoneo ed efficace processo di analisi, stima e valutazione dei rischi. Tale attenzione all'attiva gestione dei rischi aziendali si riflette positivamente anche sul tema della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. La maggioranza delle aziende intervistate, infatti, sembra evidenziare un atteggiamento positivo nei confronti degli obblighi di compliance derivanti dalla normativa di riferimento (il D.lgs.81/08). Con più precisione, ciò che emerge è che nonostante i gravosi oneri a carico delle aziende in tema di salute e sicurezza dei lavoratori, quest'ultime sfruttano l'obbligo di adempienza per sviluppare e perfezionare l'intero processo di risk mangement al fine di perseguire, da un lato, l'obiettivo della complessiva salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, e, dall'altro, per ridurre o eliminare, ove possibile, tutti gli altri potenziali rischi che incombono sulla loro sfera di attività. Per concludere è quindi possibile affermare che i risultati dell'indagine evidenziano una particolare attenzione da parte delle aziende italiane al tema della gestione dei rischi, denotando un livello di cultura del governo degli stessi abbastanza confortante. Esse, infatti, sembrano cercare di cogliere anticipatamente tutte le mutevolezze dell'ambiente nel quale vivono ed operano, considerando in modo positivo le incertezze legate al business di riferimento al fine di tramutarle in opportunità di successo.

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