Seminario tecnico - Commissione ICT L affidabilità delle strutture ICT critiche

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1 Seminario tecnico - Commissione ICT L affidabilità delle strutture ICT critiche Parte 2 - Architetture ICT e soluzioni organizzative per BC e DR, standard, normativa banche e PA Lead Auditor ISO componente Commissione Sicurezza ICT

2 Indice degli argomenti: 1. La progettazione delle soluzioni tecniche e organizzative per BC e DR 2. I principali standard internazionali 3. La normativa per gli intermediari finanziari 4. La normativa per le pubbliche ammnistrazioni pag. 2

3 1- La progettazione delle soluzioni tecniche e organizzative pag. 3

4 fasi del processo di BCM (dalla metodologia ABI-Lab) 1- La progettazione delle soluzioni tecniche e organizzative pag. 4

5 analisi dell impatto (BIA) Individuazione dei processi necessari a produrre i beni ed erogare i servizi della organizzazione Valutazione dell impatto nel tempo della indisponibilità del processo Definire i tempi entro i quali ripristinare i diversi processi Individuazione delle risorse ICT (data center, linee TLC, server, storage, applicazioni, personale ICT, ecc.) e dei fornitori terzi di servizi che supportano i processi Definire i requisiti di continuità: ripristino sistemi ICT (Recovery Time Obiective, RTO) salvaguardia dei dati (Recovery Point Obiective, RPO) pag. 5

6 fasi del disastro RPO e RTO Operazioni Normali FUORI USO DEL CED Servizio Ripristinato Dati persi RPO Diagnosi Preparazione Soluz. Recovery Fase di Recovery Ricostruzione dei Dati persi Dati Recuperati! t -1 t 0 t 1 t 2 t 3 RTO RTO ICT pag. 6

7 soluzioni di High Availability (HA) nel sito primario pag. 7

8 in caso di disastro non basta HA: soluzioni di DR DR pag. 8

9 costi soluzioni DR in funzione del RTO RTO pag. 9

10 soluzioni di DR In base ai requisiti RPO/RTO e agli scenari di disastro, si sceglie: la soluzione per l allineamento dei dati: Trasferimento periodico dei supporti Trasferimento on-line periodico Replica asincrona Replica sincrona Il tipo di risorse elaborative nel sito di DR: Cold site Warm site Hot site Clustering geografico il numero di siti (2 o 3), distanza e localizzazione le caratteristiche infrastrutturali del DATA CENTER (antismicità, ridondanza impianti elettrici, condizionamento, ) le caratteristiche della rete TLC (banda disponibile, ridondanza..) pag. 10

11 livelli di soluzioni di DR (Tier) RTO pag. 11

12 trend tecnologici nelle soluzioni di DR Virtualizzazione semplifica la replica e il ripristino dei sistemi con minori tempi e costi Cloud Computing per PMI e piccole amministrazioni soluzioni cloud di DR as a Service Deduplicazione dei dati replica più efficiente dei dati in rete (minore larghezza di banda, tempi e costi minori) pag. 12

13 costo CED in funzione della disponibilità (livelli TIA-942) pag. 13

14 caso a tre siti con campus > 200 Km Replica asincrona Disastro localizzato TIER 6 RPO, RTO = 0 Disastro esteso TIER 4 RPO < 5 min. RTO < 72 ore pag. 14

15 caso a tre siti con sito bunker (1/2) pag. 15

16 caso a tre siti con sito bunker (2/2) pag. 16

17 struttura organizzativa: compiti Predisporre tutte le misure necessarie per ridurre l impatto di un emergenza Mettere a disposizione risorse alternative a quelle non disponibili Governare il sistema durante l emergenza Gestire il rientro alla normalità Comitato di gestione della crisi Gruppo di supporto Gruppo di coordinamento tecnico Gruppo di assistenza agli utenti pag. 17

18 componenti del PIANO BC /DR Piano di DR, per la gestione della situazione di reale emergenza; Piano di Test, per la simulazione periodica del recovery e verifica dell efficacia della soluzione; Piano di Gestione Ordinaria, per la quotidiana manutenzione e controllo della soluzione. pag. 18

19 2- I principali standard internazionali pag. 19

20 standard relativi a BC e DR La rilevanza sempre maggiore assunta dalle problematiche relative al processo di gestione della Business Continuity ha portato recentemente alla pubblicazione di alcuni standard specifici: ISO 22301:2012 ( Societal security -- Buisiness continuity management systems Requirements ), deriva in grande parte da BS del 2006 La norma specifica i requisiti per implementare, gestire e migliorare un sistema documentato di Business Continuity Management (BCMS) per preparare l azienda a fronteggiare gli eventi distruttivi quando essi si verificano ISO 22313:2012 ( Societal security. Business continuity management systems. Guidance ) La norma fornisce una guida generale basata su best practices mondiali per la pianificazione, la implementazione, la gestione e il miglioramento costante di un sistema documentato di gestione della Business Continuity. pag. 20

21 standard relativi a BC e DR (ICT) ISO/IEC 27031:2011 ( Information technology Security techniques Guidelines for information and communication technology readiness for business continuity ). La norma del tipo buone pratiche emessa nel 2011 è specificatamente dedicata alle componenti ICT dell organizzazione, ripercorre quanto previsto nella ISO contestualizzandolo all ICT; deriva in grande parte da BS ISO/IEC ( Information technology Security techniques Guidelines for information and communications technology disaster recovery services ); uno standard emesso nel 2008 (del tipo buone pratiche ) che fornisce le indicazioni per progettare, realizzare e gestire i servizi di Disaster Recovery dell ICT pag. 21

22 Standard collegati SICUREZZA ICT ISO/IEC 27001:2013 ( Information technology Security techniques Information security management systems Requirements ) fornisce i requisiti di un sistema di gestione della sicurezza ICT include tra gli obiettivi di controllo la information security continuity ISO/IEC 27002:2013 ( Information technology Security techniques Code of practice for information security management ) standard del tipo buone pratiche GESTIONE SERVIZI ICT ISO/IEC :2011 (Information technology Service Management Part 1: Specification) fornisce i requisiti di un sistema di gestione dei servizi ICT include tra i servizi la gestione della continuità dei servizi ISO/IEC :2012 (Information technology Service Management Part 1: Code of practice) standard del tipo buone pratiche pag. 22

23 principali punti dello standard ISO Contesto della organizzazione Leadership Pianificazione Supporto Business Impact Analysis (BIA): Risk Assessment (RA): Strategia di business continuity Piani di business continuity e DR: Esercitazioni e test valutazione delle prestazioni Miglioramento pag. 23

24 linee guida e Best Practice La Banca d Italia, a partire dal 2004, ha impartito disposizioni che rendono obbligatorio per gli intermediari finanziari la realizzazione di un piano di continuità (Business Continuity Plan BCP) Il piano deve garantire che, anche in caso di incidenti o disastri, i servizi aziendali più importanti continuino a funzionare o siano ripristinati in tempi accettabili. il piano deve essere aggiornato e, almeno annualmente, è soggetto a verifiche e controlli da parte sia di funzioni interne (BC Manager, Compliance, Internal Audit, Collegio Sindacale) sia esterne (Banca d Italia). pag. 24

25 norme che richiedono soluzioni di CO e DR Internazionali (2002) Stati Uniti - Sarbanes-Oxley (SOX): società di capitale quotate negli USA (2006) Europa - EURO-SOX: società di capitale (2001) Europa - Basilea 2 e (2007) Basilea 3: banche Nazionali (2003) Garante per la protezione dei dati personali per tutti i soggetti che trattano dati personali (2004) Banca di Italia per il settore bancario (2010) Codice Amministrazione digitale per la pubblica amministrazione pag. 25

26 3 - La normativa per gli intermediari finanziari pag. 26

27 iniziative BdI e ABI La Banca d Italia, a partire dal 2004, ha impartito disposizioni che rendono obbligatorio per gli intermediari finanziari la realizzazione di un piano di continuità (Business Continuity Plan BCP) Il piano deve garantire che, anche in caso di incidenti o disastri, i servizi aziendali più importanti continuino a funzionare o siano ripristinati in tempi accettabili. il piano deve essere aggiornato e, almeno annualmente, è soggetto a verifiche e controlli da parte sia di funzioni interne (BC Manager, Compliance, Internal Audit, Collegio Sindacale) sia esterne (Banca d Italia). pag. 27

28 le norme di BdI Banca d Italia, Continuità operativa in casi di emergenza, in Bollettino di Vigilanza Numero 7, luglio 2004 in (pagg. 7-13) Banca d Italia, Linee guida per la continuità di servizio delle infrastrutture qualificate dei sistemi di pagamento, 2004, in Banca d Italia, Linee guida per la continuità di servizio dei mercati all ingrosso e dei sistemi di supporto, ottobre 2004, in Banca d Italia, Disposizioni di vigilanza - requisiti particolari per la continuità operativa dei processi a rilevanza sistemica, marzo 2007, in Banca d Italia, Terms of Reference (ToR) per la continuità operativa, 4 dicembre 2007, in Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche (Circ. n. 263 del 27 dicembre 2006) 15 aggiornamento Sistema dei controlli interni, sistema informativo e continuità operativa https://www.bancaditalia.it/vigilanza/normativa/norm_bi/circ-reg/vigprud/agg_15_del_ /263circ_15agg.pdf pag. 28

29 scenari di crisi distruzione o inaccessibilità di strutture nelle quali sono allocate unità operative o apparecchiature critiche; indisponibilità di sistemi informativi critici; indisponibilità di personale essenziale per il funzionamento dei processi aziendali; interruzione del funzionamento delle infrastrutture (tra cui energia elettrica, reti di telecomunicazione, reti interbancarie, mercati finanziari); alterazione dei dati o indisponibilità dei sistemi a seguito di attacchi perpetrati dall'esterno attraverso reti telematiche; pag. 29

30 contenuti principali del piano di CO modalità per: la dichiarazione dello stato di emergenza, l'organizzazione e le procedure da seguire in situazione di crisi, l'iter per la ripresa della normale operatività tempo massimo accettabile di ripartenza di sistemi e processi critici individuazione dei siti alternativi indicazione di spazi e infrastrutture logistiche e di comunicazione adeguate per il personale coinvolto nell'emergenza regole di conservazione delle copie dei documenti importanti (ad es. contratti) in luoghi remoti rispetto ai documenti originali. pag. 30

31 siti di recovery I siti di recovery dei processi a rilevanza sistemica sono situati a congrua distanza dai siti primari in modo da assicurare un elevato grado di indipendenza tra i due insediamenti. In generale, i siti di recovery sono ubicati all esterno dell area metropolitana nella quale sono presenti i siti primari; inoltre, essi utilizzano servizi (telecomunicazioni, energia, acqua, ecc.) distinti da quelli impiegati in produzione. Laddove ciò non avvenga è necessaria una valutazione rigorosa, supportata da pareri di parti terze qualificate (ad es. Protezione Civile, accademici, professionisti) e compiutamente documentata, che il rischio di indisponibilità contemporanea dei siti primari e secondari è trascurabile. pag. 31

32 la normativa sui requisiti sistemici Provvedimento del 20 marzo 2007 Aggiornamento n. 15 luglio 2013 circolare BdI n.236/ Definizione dei criteri per la individuazione dei soggetti coinvolti Banche/gruppi con quote di mercato (FINT) > 5% Rilevanza nei servizi di pagamento/regolamento 2. Elencazione dei processi a rilevanza sistemica da tutelare con misure di continuità rafforzate Sistemi di pagamento Accesso ai mercati rilevanti per la liquidità Servizi di compensazione e regolamento 3. Requisiti particolari aggiuntivi a quelli previsti per la generalità degli intermediari Il tempo di ripartenza per i processi a rilevanza sistemica < 2ore Il tempo di ripristino (comprende tempi di analisi e decisione) per i processi a rilevanza sistemica < 4 ore sono considerate adeguate le soluzioni basate su architetture tecnologiche che effettuino la duplicazione in linea dei dati operativi in modo da eliminare o ridurre al minimo la perdita di informazioni. l intervallo di tempo che intercorre fra il punto di ripristino e il momento dell incidente (RPO) è pari o prossimo a zero. pag. 32

33 4- La normativa per la pubblica amministrazione pag. 33

34 prima dell obbligo introdotto dall art.50 bis del nuovo CAD (2010) Iniziative prevalentemente limitate alle organizzazioni più critiche e complesse quali ad es. Ministero Finanze, Istituti previdenziali e assicurativi attenzione soprattutto alle soluzioni tecniche 2005 istituzione del Centro di competenza sulla continuità operativa presso CNIPA 2006 Linee guida alla continuità operativa nella PA Quaderno CNIPA n La Continuità operativa nella PA: Casi di studio Quaderno n. 35 (MEF/Sogei, Min. P.I., Min. Trasporti, Istituti Previdenziali e assicurativi, CSI Piemonte) pag. 34

35 continuità Operativa Nuovo Codice dell Amministrazione Digitale (CAD) l articolo 50-bis (Continuità operativa) Dlgs , n In relazione ai nuovi scenari di rischio, alla crescente complessità dell attività istituzionale caratterizzata da un intenso utilizzo della tecnologia dell informazione, le pubbliche amministrazioni predispongono i piani di emergenza in grado di assicurare la continuità delle operazioni indispensabili per il servizio e il ritorno alla normale operatività. 2. Il Ministro per la pubblica amministrazione e l innovazione assicura l omogeneità delle soluzioni di continuità operativa definite dalle diverse Amministrazioni e ne informa con cadenza almeno annuale il Parlamento. pag. 35

36 continuità Operativa Nuovo Codice dell Amministrazione Digitale (CAD) (segue) 3.A tali fini, le pubbliche amministrazioni definiscono : a) il piano di continuità operativa: fissa gli obiettivi e i principi da perseguire, descrive le procedure per la gestione della continuità operativa, anche affidate a soggetti esterni. Il piano tiene conto delle potenziali criticità relative a risorse umane, strutturali, tecnologiche e contiene idonee misure preventive. Le amministrazioni pubbliche verificano la funzionalità del piano di continuità operativa con cadenza biennale; b) il piano di disaster recovery: stabilisce le misure tecniche e organizzative per garantire il funzionamento dei centri di elaborazione dati e delle procedure informatiche rilevanti in siti alternativi a quelli di produzione. DigitPA, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, definisce le linee guida per le soluzioni tecniche idonee a garantire la salvaguardia dei dati e delle applicazioni informatiche, verifica annualmente il costante aggiornamento dei piani di disaster recovery delle amministrazioni interessate e ne informa annualmente il Ministro per la pubblica amministrazione e l innovazione. 4. I piani di cui al comma 3 sono adottati da ciascuna amministrazione sulla base di appositi e dettagliati studi di fattibilità tecnica; su tali studi è obbligatoriamente acquisito il parere di DigitPA. pag. 36

37 Ruoli e funzioni per attuazione art. 50-bis del CAD AGID : Emette le Linee Guida (LG) prima versione novembre 2011 seconda versione settembre 2013 PP.AA.: Implementano le soluzioni e predi-spongono i piani di CO e di DR sulla base dello SFT e del parere di AGID; Verificano con cadenza biennale la funzionalità del Piano di CO ; Garantiscono la manutenzione della soluzione e informando AGID Inviano a AGID annualmente l aggiornamento del piano di DR PP.AA*. : Predispongono e sottopongono al parere di AID studi di fattibilità tecnica (SFT), (ad oggi oltre 1050) AGID: emette pareri su SFT (ad oggi oltre 900) AGID: verifica annualmente i aggiornamento dei piani di DR * PAC e PAL (Regioni, Province, Comuni, ASL e AO, Università, Istituti scolastici, Camere Commercio, Società controllate Il Ministro assicura l omogeneità delle soluzioni informando con cadenza annuale il Parlamento pag. 37

38 Le soluzioni di DR nelle linee guida : backup dati e conservazione presso un altro sito con spazi attrezzati per accogliere risorse elaborative in caso di disastro, con garanzia della disponibilità di risorsa di elaborazione in emergenza Tier 1 Tier 2 Bassa Media Alta Network Critica soluzione simile a quella di Tier 1 ma le risorse elaborative, già presenti, possono essere disponibili in tempi più brevi Tier 3 Tier 4 Tier 3: soluzione simile a quella di Tier 2 ma il trasferimento dei dati tra il sito primario e quello di DR avviene attraverso un collegamento di rete tra i due siti. Tier 5 Tier 6 CRITICITÀ : la soluzione prevede che le risorse elaborative, garantite coerenti con quelle del centro primario, siano sempre disponibili, permettendo la ripartenza delle funzionalità in tempi rapidi : la soluzione è analoga a quella del Tier4, con la differenza che l aggiornamento finale dei dati avviene solo quando entrambi i siti hanno eseguito e completato i rispettivi aggiornamenti. : la soluzione prevede che nel sito di DR le risorse elaborative, oltre ad essere sempre attive, siano funzionalmente speculari a quelle del sito primario, rendendo così possibile ripristinare l operatività dell IT in tempi molto rapidi

39 normativa in materia di razionalizzazione dei CED della PA D.L. 18 Ottobre 2012 n.179 convertito nella legge 221/12, Art. 33 septies: Consolidamento dei siti e delle infrastrutture digitali del paese L Agenzia per l Italia Digitale elabora le linee guida, basate sulle principali metriche di efficienza internazionalmente riconosciute, finalizzate alla definizione di un piano triennale di razionalizzazione dei CED delle PP.AA. Il Piano di razionalizzazione dovrà: portare alla diffusione di standard comuni di interoperabilità a crescenti livelli di efficienza e di sicurezza a una più rapida erogazione dei servizi ai cittadini e alle imprese Entro il 30 Settembre 2013, AGID trasmette al Presidente del Consiglio dei Ministri dopo una consultazione pubblica : I risultati del censimento effettuato Le linee guida per la razionalizzazione dell infrastruttura digitale della PA Entro i successivi novanta giorni, il Governo, adotta il piano triennale di razionalizzazione dei CED delle pubbliche amministrazioni di cui al comma 1, aggiornato annualmente Ricognizione dei CED della PP.AA Elaborazione e trasmissione alla PCM delle linee guida Decreto di Adozione del Piano triennale pag. 39

40 risultati del censimento 986 CED Censiti In assenza di interventi di razionalizzazione, i CED delle Regioni non sono in grado di ospitare tutto il fabbisogno pubblico dei propri territori La distribuzione geografica CED evidenzia una eccessiva frammentazione pag. 40

41 l infrastruttura nei CED delle PA L adeguamento puntuale di tutti i CED censiti è ovviamente diseconomico, è urgente procedere al piano di razionalizzazione per la conservazione efficiente e sicura dei dati pubblici. pag. 41

42 le Linee Guida: direttrici di intervento Il processo di razionalizzazione richiede che i CED della PA rispondano a requisiti: 1) Infrastrutturali: caratteristiche minime Data Center TIER III secondo lo standard TIA-942 2) Relativi all ICT, Hardware e Software (% virtualizzazione, aggiornamento tecnologico HW e SW, NAS e SAN, connessioni FO) 3) miglioramento delle caratteristiche infrastrutturali IT e di tipo energetico da raggiungere nel corso dei tre anni del piano (PUE < 1,6) pag. 42

43 il Piano Triennale di Razionalizzazione: obiettivi finalizzato a razionalizzazione e consolidamento dei CED della PA verso i nuovi Data Center conformi almeno al TIER III secondo lo standard TIA-942 La razionalizzazione, il consolidamento, il risparmio energetico e la scalabilità delle infrastrutture informatiche prevedono 3 step fondamentali: 1) Razionalizzazione degli spazi 2) Razionalizzazione degli apparati 3) Razionalizzazione degli applicativi Il Piano Triennale si pone l obiettivo di completare i primi due punti e verifica la conformità degli applicativi in uso, rispetto al Cloud PAC: Individuazione di alcuni poli nazionali per il consolidamento di CED, razionalizzazione e migrazione PAL: in ogni regione consolidamento e migrazione in uno o più siti dell infrastruttura IT di tutto il relativo territorio pag. 43

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