Viviamo in un mondo dominato dagli

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1 Un Data Center fuori dai canoni usuali A regola d arte Brunella Confortini Il nuovo eni Data Center di Ferrera Erbognone (PV) rovescia tutti i cliché e si propone come una struttura capace di unire funzionalità, massima efficienza energetica e valenza estetica. Grazie a un progetto accuratissimo e a partner d eccellenza, come CMB Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi e Holcim (Italia) Viviamo in un mondo dominato dagli stereotipi? Purtroppo sì e quindi è una grande soddisfazione poterne ogni tanto scardinare qualcuno. Nell immaginario collettivo il Data Center (il centro di elaborazione dati che ospita le apparecchiature ed i servizi di gestione dei dati informatici di un azienda o di un ente) è tipicamente un rettangolo grigio collocato in qualche periferia industriale, un mero contenitore di tecnologia, senza alcuna pretesa estetica e anzi al limite dello squallore, che consuma grandi quantitativi di energia ed è estremamente inquinante. Sfatiamo subito il luogo comune: l Eni Data Center, di cui parleremo nel presente articolo, è esattamente il contrario. Questo polo informatico, situato nei pressi di Ferrera Erbognone (PV) è infatti un esempio di come si possano combinare alla perfezione la funzionalità, la massima efficienza energetica e l estetica. Bastano la volontà di realizzare un opera 102 quarry & construction

2 d eccellenza e una progettazione accurata. La struttura dell Eni Data Center - una superficie lorda di quasi m 2 all interno di un area di circa m 2, è costituita da due corpi perfettamente simmetrici, distanti 20 m tra loro, completamente indipendenti in tutto, al fine di garantire la continuità d esercizio dal punto di vista strutturale e impiantistico. Ognuno dei due corpi, detti trifogli, contiene 3 sale per gli apparati IT, due con dimensione ca 800 m 2 ed una, quella di testa, da circa 1000 m 2, per un totale di m 2 utili IT. Tutto l edificio, tranne la zona centrale che separa i due trifogli, è rinterrato fino alla quota di copertura per realizzare una collina artificiale piantumata. Questa scelta, insieme allo studio specifico della progettazione architettonica degli esterni, che sono fra l altro di un gradevole colore rosso, coglie sia l obiettivo di garantire una miglior protezione di sicurezza (contro eventuali intrusioni/esplosioni), ma ha anche una valenza di sostenibilità ambientale in quanto si realizza un impianto esteticamente bello. La posizione scelta per la nuova costruzione coglie due importanti obiettivi: è un area di proprietà Eni di forte interesse strategico, ma soprattutto assicura la disponibilità della rilevante quota di potenza elettrica richiesta, vista la vicinanza alla Raffineria Eni di Sannazzaro de Burgondi che costituisce la la fonte di alimentazione energetica (ridondata) del Data Center. L immediata prossimità con la Centrale quarry & construction 103

3 Il Parametro P.U.E. consente anche di ottenere un importante risultato in termini di efficienza energetica, in quanto elimina la quota di dispersioni derivanti dal trasporto su rete elettrica geografica (pari al 5-6%, fonte Autorità per l energia). Il progetto in dettaglio L impianto ospiterà tutti i sistemi centrali di elaborazione, destinati sia all informatica gestionale che alle elaborazioni di simulazione computazionale di HPC: in totale oltre 7000 sistemi, con più di core CPU; l impianto è progettato per ospitare sistemi IT con assorbimenti energetici fino a 30 MW di potenza IT utile, in uno spazio fino a m 2. Poiché il cuore del business Eni è nel settore energia e tra i valori fondanti della sua strategia ci sono l innovazione, l efficienza e l impegno per la sostenibilità, da subito uno dei principali obiettivi del progetto è stato quello della ricerca della massima efficienza energetica dell intero sistema Data Center e non solo dei suoi apparati informatici, individuando soluzioni innovative per raggiungere tale scopo. A differenza di quanto si potrebbe immaginare, un Data Center moderno rappresenta principalmente una sfida in termini L obiettivo del progetto eni Data Center è ottenere un risultato di efficienza energetica di assoluta eccellenza mondiale, raggiungendo un livello di PUE inferiore a 1,2. Il parametro P.U.E. (= Power Usage Effectiveness, secondo al definizione standard di The GreenGrid) indica il rapporto tra il consumo elettrico complessivo di un Data Center (apparati Information technology, condizionatori, ventilatori, UPS, ecc.) ed il consumo dei soli apparati IT. I Data Center standard non efficientati hanno in genere un PUE superiore al valore 3,0; un valore di PUE di 2,0 è un risultato già considerato buono; un valore inferiore al 1,5 è molto aggressivo. Considerando anche che l energia fornita al Green DC proviene da una Centrale a metano e quindi da una combustione a basso contenuto di CO 2, questo risparmio di energia si traduce, a regime, in una riduzione di emissioni di CO 2 di quasi tonnellate di CO 2 annue, dato che spiega senza bisogno di altre parole l attributo Green associato al nuovo Data Center. In un Data Center le principali voci di consumo di energia, oltre ovviamente agli apparati informatici, sono riconducibili alle 3 seguenti categorie: - sistemi di raffreddamento - sistemi di ventilazione - distribuzione elettrica. Nel progetto, per ciascuna categoria di consumo, si è proceduto cercando di individuare le soluzioni più ottimizzanti e innovative, magari anche un po fuori dal coro delle soluzioni standard, per limitare l impatto sui consumi al fine di migliorare il PUE complessivo: l ambizione di scendere al di sotto del valore limite di 1,2, lavorando su miglioramenti dell ordine dei decimali, ha rappresentato la sfida principale del progetto. 104 quarry & construction

4 di energia e non di spazi. Per dimensioni, concentrazione, smaltimento, trasporto, smaltimento termico ed efficienza complessiva, un Data Center presenta alcuni tra i più complessi problemi di gestione dell energia. All insegna dello sviluppo sostenibile ci si è quindi sforzati di ripensare ex novo ogni singolo componente del sistema Data Center con un approccio olistico: considerare ogni singolo componente come parte organica di una più ampia e complessa macchina, un sistema industriale da progettare come un tutt uno, con un fortissimo orientamento al risparmio energetico. La progettazione è partita dall analisi delle caratteristiche attuali e future di quello che è il cuore del sistema, cioè i sistemi informatici, i cui parametri caratteristici di funzionamento (elettrici e ambientali) sono cambiati negli anni e si stanno ulteriormente evolvendo: da risultati di quest analisi si è sviluppato tutto il progetto, sia per la parte architettonica (con il posizionamento ottimale degli spazi, per minimizzare ad es. i percorsi elettrici e dell aria) che per la scelta delle soluzioni impiantistiche. Un altro driver essenziale nella realizzazione di questo progetto, in contrasto con quello dell efficienza, è l ottenimento di un livello elevatissimo di affidabilità dell impianto, il livello Tier IV secondo i criteri internazionali di classificazione dell Uptime Institute. La parola all impresa/cmb Dalla carta al calcestruzzo, dal progetto al cantiere: per capire al meglio l impegno e il lavoro che stanno dietro alla realizzazione di un opera di questo tipo abbiamo incontrato l Ing. Fabio Maria Crispino, Responsabile di Commessa Divisione Lombardia di CMB Società Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi, la realtà imprenditoriale a cui sono stati assegnate le attività di costruzione dell Eni Data Center. CMB si è aggiudicata la commessa nel dicembre 2010, «sia per ragioni economiche ci ha spiegato l Ing. Crispino che per le garanzie tecniche e le capacità produttive dimostrate, aspetti questi ultimi che per un committente serio e rigoroso come Eni sono fondamentali». A febbraio 2011 hanno preso avvio la macchina organizzativa di cantiere e la progettazione costruttiva: il sito era già stato predisposto da Eni attraverso una serie di sbancamenti e livellamenti del suolo. Operativamente i lavori sono iniziati ad aprile/maggio 2011 con il getto delle prime parti di fondazione: il primo edificio dovrebbe essere concluso e consegnato al committente a febbraio 2013; il secondo sarà invece completato entro fine maggio In cantiere il personale CMB conta una decina di elementi dell Ufficio tecnico e una dozzina di operai, fra cui carpentieri, gruisti, mulettisti e addetti logistica. Uno staff importante, per un cantiere che certo non sta lesinando le sfide. «Dal punto di vista progettuale sempre l Ing. Crispino sono due strutture in cemento armato che servono a sostenere e a proteggere l impiantistica interna: costruzioni in apparenza semplici, ma in realtà estremamente all avanguardia sia dal punto di vista della sicurezza che dei consumi. Per non parlare delle tecnologia: questo centro ha una concezione talmente moderna che dovrebbe poter rispondere alle esigenze informatiche di Eni per i prossimi decenni. Questo elevato tasso tecnologico rende estremamente complessa la parte strutturale e quindi, a cascata, ha reso il nostro lavoro molto impegnativo, mettendoci di fronte a numerose sfide. Pur nella Ing. Fabio Maria Crispino, Responsabile di Commessa Divisione Lombardia di CMB quarry & construction 105

5 linearità non sono edifici civili o industriali: l unica simmetria è che si tratta di due costruzioni uguali e speculari. Nell ambito di ciascuna però variano le quote, gli spazi, gli spessori e le esigenze estetiche del committente. Nel primo edificio ad esempio c era un solaio intermedio per campate in travi prefabbricate e quindi tutti i cementi armati in opera hanno dovuto essere sagomati per accoglierle. È stato poi necessario uno studio accurato delle casserature insieme al fornitore Peri: per ogni membratura (anche i muri contro terra) è stato presentato un progetto che dava conto delle geometrie d incastro in modo da avere delle partizioni regolari. Anche questo un impegno non piccolo. Un altra sfida è stata rappresentata dal fatto che, tranne in alcuni punti dove la facciata è nascosta da coibentazioni, i due edifici sono completamente in calcestruzzo faccia a vista: una lavorazione che crea qualche problema, perché per avere un risultato estetico all altezza il materiale deve essere perfettamente omogeneo e uniforme. E chiunque lavora con il calcestruzzo sa che si tratta di un materiale delicato, la cui resa può essere influenzata da moltissime variabili: miscelazione, tempi di trasporto, caratteristiche atmosferiche, condizioni di messa in opera In questo caso si tratta per di più di un calcestruzzo rosso, con le ulteriori complicanze legate all aggiunta della pigmentazione colorata. Oltre a questa tipologia di lavori, prettamente costruttivi, ci tengo a sottolineare che ci occupiamo anche delle strutture metalliche (i cosiddetti coronamenti : i 6 camini di immissione e espulsione dell aria per il condizionamento dei locali) e dell impiantistica (che da sola costituisce circa il 50% dell intero appalto)». La parola al fornitore di calcestruzzo/holcim La fornitura del calcestruzzo per l Eni Data Center è stata affidata a Holcim, un nome che certo non ha bisogno di presentazioni, trattandosi di uno dei protagonisti mondiali del settore. Abbiamo ripercorso le fasi del lavoro e le caratteristiche dei calcestruzzi richiesti insieme allo staff di Holcim dedicato a questo cantiere: Lorenzo Casini, Tecnologo, Carlo Belloni, Responsabile Area Ovest e Andrea Bertelli, Responsabile Commerciale dell area di Alessandria. «Per seguire quest opera ci ha innanzitutto spiegato Lorenzo Casini abbiamo avuto due persone fisse in can- 106 quarry & construction

6 tiere per i primi sei mesi: un tecnologo e un logista commerciale. Si prevedevano infatti volumi molto importanti ( m 3 al giorno) in tempi ristretti e quindi era necessaria un organizzazione a dir poco ferrea. Una volta rodata l attività tutto è andato a regime e quindi ora è rimasto come figura stabile solo il tecnologo, anche se il logista commerciale passa tutti i giorni a controllare. Inizialmente il calcestruzzo utilizzato in cantiere proveniva da due delle centrali di betonaggio Holcim dell area ovest, Cerniago e Valenza, poi negli ultimi mesi la fornitura è stata concentrata tutta sulla seconda, ferma restando la disponibilità della prima in caso di emergenze. Su un totale di m 3 di calcestruzzo prodotto fino ad ora, circa m 3 sono arrivati da Valenza (il 60% circa) e i restanti da Cerniago. L impianto di Valenza dista 27 km da Ferrera Erbognone, una percorrenza abbastanza lunga, che ci ha messo nell obbligo di mettere a punto con grande attenzione il mix design del calcestruzzo, visto che, come ben si sa, è un materiale che deve essere lavorato entro certe tempistiche, per cui la programmazione deve essere molto precisa». Lorenzo Casini, Tecnologo Holcim Andrea Bertelli, Responsabile Commerciale Holcim dell area di Alessandria Carlo Belloni, Responsabile Area Ovest Holcim Da sinistra: Carlo Belloni, Andrea Bertelli, Roberta Lorusso, Loreno Casini e Fabio Maria Crispino Carlo Belloni, Responsabile Area Ovest si è invece soffermato sulle varie tipologie di calcestruzzo che sono state utilizzate: «All interno dell Eni Data Center abbiamo gettato 3 tipi di cementi diversi: un 32,5 pozzolanico per le fondazioni, un 42,5 per i solai e un 32,5 per le pareti faccia a vista. Per quanto concerne le fondazioni ci si è avvalsi di un calcestruzzo cosiddetto a vasca bianca (una tecnologia da 7 o 8 anni sul mercato) impermeabile, perché la parte più bassa della struttura è sotto falda e si prevede che in futuro possa tro- quarry & construction 107

7 Il calcestruzzo faccia a vista delle pareti esterne dell Eni Data Center è di colore rosso e questo ha costituito un altra criticità, come ci ha ben chiarito Andrea Bertelli, Responsabile Commerciale dell area di Alessandria. Lorenzo Casini continua: «In Italia i pigmenti di questo preciso tipo di rosso voluto dagli architetti non si trovano, se non per le pavimentazioni industriali, e quindi è stato necessario farlo arrivare dalla Germania. Con l ulteriore problematica di doverlo far insacchettare in precisi quantitativi in Spagna (altra operazione che non era possibile fare in Italia): questo, al fine di poter mettere un determinato numero di sacchetti in una quantità prestabilita di calcestruzzo. Il pigmento colorato infatti è idrosolubile e l aggiunta avviene in modo varsi a contatto con l acqua. I solai sono stati realizzati con un RCK25: inizialmente avrebbe dovuto essere un RCK40, ma poi la necessità di velocizzare i tempi ci ha portato a scegliere un tipo di prodotto che potesse essere disarmato in meno tempo. Per cambiare tipologia in corsa abbiamo ovviamente fatto una serie di prove e test preliminari e, una volta constatato che la strada era percorribile, l abbiamo seguita. Per le pareti faccia a vista abbiamo dovuto cercare il modo di far sì che il calcestruzzo fosse il più omogeneo possibile, studiando anche delle soluzioni ad hoc. Ad esempio per i pilastri all interno: essendo alti 12 metri (con base 50 x 50) il calcestruzzo non poteva essere gettato per caduta, perché questo avrebbe comportato un inizio di segregazione. Abbiamo quindi ideato un metodo per aiutare il calcestruzzo nella caduta, con un tubo che andava fino alla base dei pilastri per farlo affluire in maniera uniforme e garantire il buon risultato estetico finale. L obiettivo è stato centrato i pieno, al punto che di primo impatto sembrano quasi pilastri prefabbricati». manuale. Un ulteriore difficoltà è stata rappresentata dal fatto che il calcestruzzo colorato lascia le betoniere sporche di rosso. Bisogna quindi che dopo l utilizzo queste vengano lavate con cura non solo la botte ma anche la canala perché non restino macchie ed evitare così contaminazioni quando si lavora con il tradizionale. A tale fine abbiamo cercato il più possibile di avere betoniere dedicate a questo tipo di prodotto o di programmarne i getti all inizio o alla fine della giornata, tutti ravvicinati fra loro». n 108 quarry & construction

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