Geologia, geomorfologia e vini del Parco Nazionale delle Cinque Terre (Liguria, Italia)

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1 SGI 22 V19 Bollettino Boll. Soc. Geol. It., Volume Speciale n. 6 (26), , 15 ff., 2 tabb. Queste bozze, corrette e accompagnate dall allegato preventivo firmato e dal buono d ordine, debbono essere restituite immediatamente alla Segreteria della Società Geologica Italiana c/o Dipartimento di Scienze della Terra Piazzale Aldo Moro, 5 1 ROMA Geologia, geomorfologia e vini del Parco Nazionale delle Cinque Terre (Liguria, Italia) REMO TERRANOVA (*), GIORGIO ZANZUCCHI (**), MASSIMO BERNINI (**), PIERLUIGI BRANDOLINI (*), SILVIA CAMPOBASSO (**), ALDO CLERICI (**), FRANCESCO FACCINI (*), LUIGINA RENZI (*), PAOLO VESCOVI (**) & FABIO ZANZUCCHI (***) RIASSUNTO L area studiata occupa buona parte del Parco Nazionale delle Cinque Terre nella Liguria orientale e comprende la quasi totalità della superficie a vigneti della denominazione DOC delle Cinque Terre (15 ha). Nell area affiorano cinque unità litostratigrafiche, fra le quali la più recente è rappresentata dalle arenarie torbiditiche del Macigno, che ne occupa la maggior parte, e sulla quale appaiono sovrascorse tettonicamente l Unità di Canetolo, costituita da argilliti con intercalazioni di calcari, quindi l Unità di M. Veri, formata da argilliti con calcari palombini e lenti di brecce poligeniche, l Unità ofiolitica del Bracco e l Unità delle Arenarie di M. Gottero. Le coltri detritiche sono state sistemate, fin dal 11, in terrazze sostenute da muri a secco coltivate a vigneti ed anche a uliveti; i muri dei terrazzamenti, nell arco di quasi un millennio, hanno raggiunto uno sviluppo di non meno di 6 km, calcolati su un area di circa 2 ha complessivamente terrazzati. Circa la distribuzione dei vigneti, si è osservato che essi compaiono su terrazze costruite sul Macigno, sull Unità di Canetolo, sull Unità di M. Veri, non sulle serpentiniti e sui gabbri dell Unità del Bracco, mentre compaiono sulle Argille a palombini, a loro associate, e inoltre sugli Scisti Zonati e non sulle soprastanti Arenarie di M.Gottero. I vigneti coltivati sono il Bosco, l Albarola e il Vermentino, da cui vengono prodotte duecento tonnellate di vino all anno, rappresentato dal Bianco secco Cinque Terre DOC e dal famoso dolce Sciacchetrà delle Cinque Terre DOC. In questa sede viene proposto un tipo di progettazione per un esperimento che vuole comprendere il legame fra il sapore dei vini e i siti di provenienza delle uve, con l intento di richiamare l attenzione dei ricercatori e soprattutto dei produttori e degli amministratori locali sulla necessità e utilità di un progetto articolato nel quale siano chiari fin dall inizio obiettivi e finalità. TERMINI CHIAVE: Geolitologia, geomorfologia, terrazze, terroir, vigneti, vini, Cinque Terre, Liguria, Italia. ABSTRACT Geology, geomorphology and wines in the Cinque Terre National Park (Liguria, Italy). The study area occupies a good deal of the National Park (Parco Nazionale delle Cinque Terre) in eastern Liguria and is covered almost completely by vineyards of the famous denomination DOC Cinque Terre (15 ha). The name «Cinque Terre» is from the five villages of Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso al Mare, in the La Spezia province. The landscape is characterized by a narrow strip of coastline that continues for about 15 km, bounded to the Northeast by the drainage divide which, running parallel to the coast and reaching altitudes of 6 to 8 m, separates the park from the Vara Valley (Val di Vara). Seventy percent of the area faces between west and southeast, with strong preference to the southwest. Five tectonic units are present in the area, the most represented being the sandstones of the Macigno. This youngest Tuscan Unit, represented to the southeast by a stratigraphic succession of Oligocene age, crops out along the promontory between La Spezia and Portovenere as part of an overturned limb of a large SW-verging anticline. Three geologic sections (see the geologic map in fig. 1) illustrate the bedding attitudes of the sandstones between Scoglio Ferale to the south-east and Vernazza to the north-west. The Macigno turbiditic sandstones, nearly vertical from Capo Persico to Manarola, are overthrusted by the Canetolo Unit between Manarola and Corniglia, which is mostly made up of claystone intercalated with carbonates, with ages ranging from Late Cretaceous to Eocene. Near Monterosso, the Monte Veri, Bracco, and Monte Gottero Units overlie the Macigno Unit. Extensive blankets of debris are found across the entire area considered, mostly organized as terraces constructed by man over the centuries and are now partly abandoned and demolished by natural agents or overgrown by shrubby vegetation, pines and other Mediterranean woods. Since about 11 A.D., cultivation of grapes and also olives was developed upon these man-made terraces; narrow terraces were sustained by drystone walls that run for a total linear distance of nearly 6 km calculated on an area of ca. 2 ha. The vineyards are only found on the terraces built on the Macigno, Canetolo, and Monte Veri Units, but are absent on the serpentines and gabbros of the Bracco Unit. However, they are found on the associated Argille a palombini. Furthermore, vineyards are also found on the Scisti Zonati but not on the overlying Monte Gottero sandstones. The total natural nitrogen resulted sufficient in the whole area; the natural phosphorous is well represented in the area of Corniglia, and insufficient in the areas of Vernazza, Manarola, Riomaggiore and Campiglia; it is scarce at Monterosso; the potassium oxide resulted barely sufficient in the area of Corniglia and Manarola, while magnesium oxide is uniform across the entire district. All these informations are of great importance for the sake of vineyard planting, but still they give us very general indications on the correlation between terroir and wine; in fact, the tastings performed on the wines currently available on the market, although highlight some vague indications on the connection between soil type and wine flavours, cannot be considered as an ultimate answer to this problem. Thus, a proposal for an experiment is outlined here. The aim is to understand the correlation between type of soil and wine taste in the area of Cinque Terre. We point out the input and output variables to be considered and analyzed. We suggest the method to be used to design the experiments and to analyze the data, and we outline the steps to be accomplished for the definition of the project. KEY WORDS: Geolithology, Geomorphology, Terraces, Terroir, Vineyards, Wines, Cinque Terre, Liguria, Italy. (*) Università degli Studi di Genova, Dipartimento di Scienze dell Antichità, del Medioevo e Geografico-Ambientali, via Balbi Genova, Italia - (**) Università degli Studi di Parma, Dipartimento di Scienze della Terra, Parco Area delle Scienze 157A Parma, Italia - e- mail: (***) Scuola della Vite e del Vino srl, Via del Gallo 28-1 Lucca, INTRODUZIONE I rapporti fra la geologia dei territori e i tipi di vigneti in coltivazione e i vini che ne derivano stanno suscitando, in questi ultimi anni, l interesse degli studiosi e dei produttori in continuo aumento, in quanto le analisi dei sub-

2 116 R. TERRANOVA ET ALII strati rocciosi, delle condizioni geomorfologiche, dei suoli, dei climi e delle caratteristiche idrologiche degli areali vitivinicoli possono apportare nuovi ed interessanti contributi per le produzioni italiane e straniere. In questo lavoro si è preso in considerazione il settore orientale della Liguria su cui si estende il Parco Nazionale delle Cinque Terre. Il nome Cinque Terre deriva dai centri Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso al Mare, ove da vari secoli le viti sono coltivate sulle terrazze, sostenute da poderosi muri in pietra a secco costruiti su ripidissimi versanti, e dalle quali sono ottenuti vini pregiati quali il Cinque Terre DOC e lo Sciacchetrà Cinque Terre DOC (Denominazione di Origine Controllata). Oggi questo territorio, che fa parte della provincia di La Spezia, è suddiviso nei comuni che fanno capo alle già citate località di Monterosso al Mare, Vernazza e Riomaggiore. In questo lavoro vengono descritte con dettaglio le caratteristiche geologiche e geomorfologiche dell area delle Cinque Terre ed illustrati i lineamenti del paesaggio agrario terrazzato, la distribuzione dei vigneti sulle coltri detritiche dei substrati geologici, mettendo in evidenza i terreni che meglio possono ospitare la coltivazione dell uva. Viene inoltre presentato un progetto di esperimento avente lo scopo di capire le correlazioni fra i tipi di suoli e le caratteristiche organolettiche dei vini prodotti. INQUADRAMENTO GEOLOGICO GENERALE L Appennino è una catena a falde di ricoprimento realizzata in un ampio arco temporale esteso dal Cretacico superiore all Attuale, come conseguenza della convergenza tra la Placca Europea e il promontorio settentrionale (i.e. Adria) della Placca Africana (MERLA, 1951; ABBATE et alii, 1988; PRINCIPI & TREVES, 1984; ELTER et alii, 23). Durante la subduzione si è sviluppato un prisma di accrezione che ha coinvolto lembi ofiolitici e sequenze sedimentarie scollate dal loro substrato, con età comprese tra il Giurassico medio-superiore e l Eocene medio (Liguridi), fino alla completa chiusura oceanica (MARRONI et alii, 22). Le Liguridi costituiscono quindi la porzione più vecchia e più alloctona del prisma orogenico dell Appennino settentrionale che si completa nelle fasi tettoniche post-collisionali, incorporando anche unità tettoniche prodotte dallo scollamento di parte della copertura sedimentaria della placca Adria (i.e. Successione Toscana Metamorfica, Falda Toscana e successioni dell avanfossa oligo-miocenica) (fig. 1). Le Liguridi occupano la posizione più elevata nella pila delle unità tettoniche appenniniche, sovrascorrendo le Subliguridi (i.e. Unità Canetolo), anch esse completamente scollate dal loro substrato che poteva configurarsi come un dominio di litosfera continentale, interposto tra il bacino ligure-piemontese e il dominio Toscano di Adria. Nell area del promontorio occidentale di La Spezia le unità Liguridi e Subliguridi risultano profondamente erose a causa del sollevamento tettonico neogenico e quaternario, mentre sono ben esposte le formazioni della Successione Toscana (i.e. Falda Toscana) che qui risulta deformata in anticlinale rovesciata ad W ed è delimitata ad oriente da un importante faglia normale (i.e. faglia di La Spezia); questa costituisce l elemento più occidentale del sistema estensionale messiniano-pliocenico e ribassa le Liguridi della Val di Vara. La vergenza ad W dell anticlinale delle Cinque Terre, anomala rispetto al senso di rovesciamento generale appenninico, è stata oggetto di diverse interpretazioni (BERNINI, 1991; CARMIGNANI et alii, 1994). La Successione Toscana si sviluppa da depositi continentali del Triassico medio-superiore (i.e. Verrucano), sedimentati sul basamento paleozoico della Placca Adria e sormontati da una potente sequenza carbonatica triassico superiore-oligocenica, dapprima caratterizzata da sedimentazione neritica e, successivamente al Lias, da deposizione pelagica di ambiente anche molto profondo (CIARA- PICA & PASSERI, 1982); chiudono qui la Successione Toscana le arenarie torbiditiche del Macigno, riferibili come età all Oligocene (COSTA et alii, 1992). Lungo il promontorio occidentale di La Spezia, da Capo Persico a Portovenere e anche nelle Isole Palmaria e Tino, affiora con buona continuità il fianco rovesciato dell anticlinale W-vergente di La Spezia e sono esposte tutte le formazioni carbonatiche triassico-oligoceniche della Successione Toscana (ABBATE, 1969). Nella zona delle Cinque Terre invece affiorano le sovrastanti arenarie torbiditiche oligoceniche del Macigno. Queste ultime risultano verticalizzate da Capo Persico a Manarola, in corrispondenza della zona di cerniera della piega di La Spezia, mentre sono sovrascorse dalle Subliguridi (i.e. Unità Canetolo) tra Manarola e Corniglia, in corrispondenza di una struttura sinclinalica che verso W si raccorda ad un anticlinale a piano assiale subverticale, sviluppata da Corniglia a Monterosso e probabilmente relazionata alla più importante anticlinale rovesciata di La Spezia (CAMPOBASSO, 23). Le Subliguridi che affiorano tra Manarola e Corniglia sono costituite prevalentemente da argille con intercalazioni calcaree micritiche e biocalcarenitiche, sormontate da arenarie torbiditiche oligoceniche (PLESI, 1975). A Monterosso affiorano le Liguridi del Supergruppo della Val di Vara (i.e. Unità Bracco e Gottero) qui rappresentate da argille a blocchi calcarei a cui si associano grandi masse di serpentiniti e gabbri. Su queste unità ofiolitiche sovrascorre l Unità Gottero, una potente successione silicoclastica torbiditica di età campaniano-paleocenica che poggia stratigraficamente sulle Argille a palombini (PANDOLFI, 1996). GEOLOGIA E LITOLOGIA DELLE CINQUE TERRE Nel territorio delle Cinque Terre affiorano cinque unità tettoniche che occupano altrettante aree nelle quali i caratteri litologici e tettonici condizionano gli aspetti della geomorfologia, dell ambiente e del paesaggio (ABBA- TE, 1969; TERRANOVA, 1984; CAMPOBASSO, 23). A partire da ponente, una prima area nel settore occidentale del comprensorio è occupata dalle Unità Liguri (Giurassico-Paleocene), costituite anzitutto dalle serpentiniti in facies scagliosa, ben visibili presso il porticciolo turistico di Monterosso al Mare, e da quelle in facies massiccia che seguono appresso procedendo verso la Punta Mesco, e dalle rocce gabbriche in facies massiccia a grana medio-grossa (fig. 1). Sopra le serpentiniti poggiano le Argille a palombini, cui seguono gli Scisti Zonati, costituiti da fitte alternanze di straterelli argillosi grigio-neri con altri siltitici e marnosi grigio-bruni, che insieme ai precedenti formano un lungo affioramento a circa metà del versante, compreso fra le suddette ofioliti sottostanti e le Arenarie di M. Gottero

3 C A R TA G E O L O G I C O - S T R U T T U R A L E D E L L E C I N Q U E T E R R E SCHEMA STRUTTURALE acc DELL'APPENNINO NORD-OCCIDENTALE 7 LEGENDA Castelnovo né Monti 5 h 28 M (Miocene sup.- Pleistocene) 6 74 Unità Epiliguri (Eocene medio- Miocene sup.) Unità Liguri 62 (Giurassicco inf.-medio - Eocene medio) Unità Sub-Liguri cgv 5 (Trias - Miocene inf.) Unità Toscana Metamorfica LA SPEZIA SP Unità Tosco-Umbre Levanto 45 Ma (Cretacico sup.- Oligocene sup.) SA Depositi fluvio-lacustri Depositi alluvionali, costieri e coperture quaternarie s.l. Borgo Val di Taro (Paleozoico - Oligocene) 3 6 Faglie principali Sovrascorrimenti principali M Km Forte dei Marmi 42 LEGENDA M 25 NE 8 68 SEZIONE 1 SW Coperture quaternarie s.l Vernazza M UNITA' GOTTERO Arenarie di M. Gottero UNITA' DI CANETOLO (Campaniano sup.-paleocene inf.) 73 5 (Paleocene - Oligocene sup.) 7 Argilloscisti della Val Lavagna SEZIONE 2 7 (Campaniano superiore) (Cretacico inferiore) 5 (Oligocene sup. - Miocene inf.) San Bernardino 75 Diaspri di M. Alpe Sovrascorrimenti fra le principali unità tettoniche Gabbri Sovrascorrimenti tardivi (Titoniano) Serpentiniti 45 8 SEZIONE 3 Faglia (Giurassico medio) 35 6 SW a b c Giaciture degli strati 8 5 a) diritti; b) rovesci; c) verticali Tracce sezioni geologiche NE M. Verugoli Madonna di Montenegro 5 6 COMPLESSO DI M. VERI UNITA' BRACCO ENE WSW 75 UNITA' TOSCANA Macigno Argille a Palombini (Cretacico superiore) N 7 45 (Giurassico?) 2 Km m Fig. 1 - Carta geologica delle Cinque Terre. Base cartografica regionale in scala 1:25 - Tavolette n , messa a disposizione dalla regione Liguria - autorizzazione n 23/6 del 7/12/26. Geological map of Cinque Terre.

4 GEOLOGIA E VINI DELLE CINQUE TERRE 117 Fig. 2 - Carta dell orientazione dei versanti realizzata mediante il GIS GRASS (GRASS DEVELOPMENT TEAM, ; NETELER & MITASOVA, 24) dalla carta topografica alla scala 1:25 con equidistanza delle curve di livello di 25 m. Slope aspect map of the orientation obtained by means of GIS GRASS (GRASS DEVELOPMENT TEAM, ; NETELER & MITASOVA, 24) from the topographic map at scale 1:25 with contour line interval of 25 m. soprastanti; queste ultime sono costituite da potenti bancate di arenaria quarzoso-feldspatica e micacea con sottili interstrati argillitici; talora è segnalata la presenza di conglomerati poligenici alla base delle bancate arenacee. Una seconda area, a levante della precedente, è occupata dagli affioramenti dell Unità di M. Veri (Cretacico sup.), costituita da argille lamellari grigio-nere con lembi e blocchi di calcari palombini ed arenarie fini, e presenza di lenti di brecce ofiolitiche poligeniche e di brecce granitiche, in facies di olistostromi e di olistoliti. Questa unità si estende tra la costa di Monterosso, in corrispondenza di Fegina e della stazione F.S., e il crinale del Colle di Gritta, ed è compresa tra le ofioliti ad W ed il Macigno della serie toscana ad E. Una terza area, la più vasta delle Cinque Terre, è quella posta immediatamente ad E della precedente ed è occupata dal Macigno della serie Toscana (Oligocene-Aquitaniano), che si estende dal borgo medioevale di Monterosso fino all estremità orientale delle Cinque Terre, con una breve interruzione nella zona di Corniglia-Manarola. Nella zona compresa fra Monterosso e Vernazza ed in quella fra Riomaggiore e il Seno di Canneto, compare il Membro delle Arenarie zonate di Riomaggiore (ABBATE, 1969), costituito da sequenze sedimentarie di 1-15 cm di spessore formate da arenarie fini alla base, alle quali seguono argille grigio-nere. Nella zona compresa tra Fossola e la Punta del Persico affiora, invece, la facies delle arenarie torbiditiche a grana media, in spessori variabili da alcuni decimetri a qualche metro, con sottili intercalazioni di argilliti e siltiti. Una quarta area, che si estende dalla costa di Manarola all interno nell alta valle di Vernazza, è interessata dagli affioramenti dell Unità di Canetolo (Paleocene-Oligocene), costituita da argilliti grigio-nere, talora marnose, con intercalazioni di siltiti, calcareniti, arenarie e brecciole calcaree, e comparsa all interno di orizzonti di marne, marne calcaree e calcari a grana fine, che danno una coloritura biancastra inconfondibile agli affioramenti. Questa unità è a contatto tettonico con il Macigno sia sul limite orientale sia su quello occidentale.

5 118 R. TERRANOVA ET ALII Fig. 3 - Carta clivometrica realizzata mediante il GIS GRASS (GRASS DEVELOPMENT TEAM, ; NETELER & MITASOVA, 24) dalla carta topografica alla scala 1:25 con equidistanza delle curve di livello di 25 m. Slope angle map obtained by means of GIS GRASS (GRASS DEVELOPMENT TEAM, ; NETELER & MITASOVA, 24) from the topographic map at scale 1:25 with contour line interval of 25 m. LINEAMENTI DI GEOMORFOLOGIA L assetto geomorfologico è legato alle strutture generate dalla messa in posto della catena appenninica, passata attraverso una deformazione polifasica manifestatasi dapprima con una fase compressiva alla quale è seguita una fase di distensione duttile (CARMIGNANI et alii, 1994). Il territorio delle Cinque Terre si affaccia sul mare a SW ed a S, con uno sviluppo costiero di circa 15 km e s innalza dal livello del mare fino ad un crinale, molto vicino alla linea di costa, le cui sommità oscillano fra 6 e 8 m s.l.m. (fig. 1). Tale andamento comporta la prevalente orientazione dei versanti nei quadranti sudoccidentali; infatti, come evidenziato in fig. 2, le quattro classi da SE a W occupano il 7% dell area, con netta prevalenza (23%) dell orientazione a SW. Le caratteristiche litologico-strutturali determinano la presenza di versanti particolarmente acclivi con il 74% del territorio caratterizzato da una pendenza superiore a 6 (fig. 3). L area è solcata da una lunga serie di corsi d acqua, disposti in direzione antiappenninica, di breve sviluppo, a carattere torrentizio e molto ripidi che convogliano rapidamente al mare le acque ed i materiali litoidi trasportati; fra loro si distinguono per una maggiore estensione, sempre pure limitata, dei loro bacini idrografici il T. Fegina ed il T. Pastanelli a Monterosso, il T. Vernazza che sfocia a Vernazza (è il maggiore bacino delle Cinque Terre) e il T. Riomaggiore sulla cui asta terminale si adagia l abitato del paese (TERRANOVA, 1984). In molti casi vi è una tendenza all approfondimento degli alvei, con conseguenti fenomeni erosivi di fondo e di sponda, e il regime dei corsi d acqua è caratterizzato da portate legate alle precipitazioni ed anche alla presenza delle aree sistemate a terrazze che esercitano una notevole azione di assorbimento delle acque per rilasciarne una parte nei tempi successivi. Vista la grande acclività dei versanti a mare, fra gli agenti modellatori indubbiamente la gravità è quello che ha avuto nel passato, ed ha tutt oggi, il ruolo dominante.

6 GEOLOGIA E VINI DELLE CINQUE TERRE 119 Numerosi sono, fra piccoli e vasti, i fenomeni franosi attivi ubicati in tutte le formazioni geologiche affioranti nell area: sul versante orientale del Promontorio del Mesco; nel tratto tra Vernazza e San Bernardino; la grande frana storica del Vallone di Guvano e quella di Rodalabia ad E di Corniglia, contenuta dai manufatti ferroviari; sul versante soprastante la spiaggia di Corniglia; sulla Via dell Amore e le molteplici frane presenti al Seno di Canneto, a Campi, a Fossola, a Monesteroli, a Schiara ed a Persico (TERRANOVA, 1984). Si tratta in genere di movimenti franosi di crollo con distacchi di blocchi di dimensioni variabili, nei quali sono spesso coinvolte le terrazze soprastanti coltivate o in abbandono. Altro importante agente modellatore è il mare che con le mareggiate da SE (Scirocco) e da SW (Libeccio) esercita una fortissima azione erosiva al piede dei versanti su tutta la costa delle Cinque Terre, ove ha creato una falesia viva continua con altezze variabili da 5 a 25 m, agendo sui substrati rocciosi presenti e talora sugli accumuli di frana o di falda depositatisi alla base dei pendii. I depositi litorali sono sempre di dimensioni modeste, alimentati in misura molto ridotta dai brevi corsi d acqua in occasione delle precipitazioni più intense e prolungate, ma più spesso dai materiali provenienti per gravità dalla degradazione degli affioramenti rocciosi presenti sui versanti retrostanti. IL PAESAGGIO AGRARIO TERRAZZATO Fig. 4 - Veduta panoramica dei versanti terrazzati coltivati a vigneti durante l estate (Foto Terranova R.). Summer view of terraced slopes with vineyards (photo Terranova R.). Le aree terrazzate delle Cinque Terre (fig. 4, fig. 5) costituiscono un comprensorio territoriale che si estende dal Promontorio del Mesco, ad W, fino alla punta del Persico, ad E, innalzandosi dalla battigia fino alla quota media di 35-4 m, con punte fino a 5 m ed oltre, iniziando spesso in basso dal ciglio delle falesie e dei canaloni, o dalla testa di frane e paleofrane (TERRANOVA, 1984; 1987; 1989). Dai rilevamenti effettuati sul terreno e dalla interpretazione delle foto aeree, si è potuto valutare che le aree interessate dagli interventi antropici per la costruzione delle terrazze, effettuati nei vari periodi storici, assommano a circa 2 km 2, e cioè al % dei territori dei tre comuni di Monterosso, Vernazza e Riomaggiore (TERRANOVA, 1989). Volendo valutare l estensione dei muri a secco nel territorio terrazzato, si è potuto verificare che un ettaro costituito da terrazze di ampiezza media 3-4 m possiede uno sviluppo lineare di muri di circa 3,3-3,5 km, mentre sui versanti più acclivi, come quello soprastante lo Spiaggione di Corniglia, ove le terrazze presentano ampiezze di circa 1,5-2 m, lo sviluppo dei muri in un ettaro può raggiungere anche 5-6 km (TERRANOVA, 1997) (fig. 9a). Secondo stime effettuate dallo stesso Autore citato vi sarebbero mediamente 42 m 3 di muri a secco per ettaro e tenuto conto che la superficie terrazzata nei secoli ammonta a circa 2 ha, ne deriverebbe un volume complessivo di materiale lapideo impiegato di circa 8.4. m 3. Al censimento del 1987 i territori dei comuni di Monterosso, Vernazza e Riomaggiore rivelano una frazione piuttosto bassa ancora intensamente coltivata: 371,39 ha destinati a vigneti, 174,42 ha ad uliveti e 59,68 ha a seminativi. Attualmente il Corpo Forestale dello Stato di Volastra informa che l area destinata a vigneti, nell area del Parco Nazionale delle Cinque Terre, ammonta complessivamente a circa 26 ha, ossia un ordine di grandezza inferiore a quella originale terrazzata. Il confronto di questi dati sulla viticoltura con quelli del 1929 (712 ha), del 1951 (597 ha), del 1976 (413 ha) mostra chiaramente un progressivo abbandono delle aree terrazzate da parte delle popolazioni locali, le quali, non potendo sopravvivere solamente con i prodotti dei vigneti e degli uliveti, hanno cercato impieghi nelle industrie di La Spezia, nelle attività delle FF.SS. lungo la linea Genova-Roma e più recentemente nel turismo, che ha avuto negli ultimi decenni un enorme sviluppo soprattutto a Monterosso (TERRANOVA, 25). Le carte delle figg. 6 e 7, costruite relativamente ai territori dei comuni di Riomaggiore e di Vernazza (quello di Monterosso non è stato considerato perché le terrazze sono quasi totalmente abbandonate), mostrano l estensione delle colture e lo stato di conservazione delle terrazze; inoltre la fig. 8 mostra il confronto fra lo stato di conservazione dei versanti e la produttività (BRANDOLINI et alii, 22; BRAN- DOLINI et alii, 23a; 23b; BRANDOLINI et alii, 25). L abbandono delle terrazze ha favorito in primo luogo l avanzamento dall alto delle coperture a pineta e il progredire della macchia mediterranea nelle parti più basse e mediane dei versanti; inoltre, in parecchi punti, le acque piovane e di scorrimento superficiale, non più controllate e disciplinate, hanno dato luogo a diffusi dissesti geomorfologici con conseguenti estesi movimenti franosi, come per esempio sul pendio sottostante a Volastra e sul versante di Persico (TERRANOVA, 1984; 1989; 1994; BRANDOLINI & TERRANOVA, 1996; BRANDOLINI et alii, 22) (fig. 9b). DISTRIBUZIONE DEI VIGNETI SULLE COLTRI DEI SUBSTRATI ROCCIOSI Le terrazze sostenute dai muri a secco si estendono su aree del comprensorio ben legate alla natura litologica delle formazioni geologiche presenti (TERRANOVA, 1984; 1989). Procedendo da ponente verso levante si può osservare che una lunga area a terrazze è ubicata sul versante orientale del Promontorio del Mesco, al di sopra dei substrati costituiti dalle Argille a palombini e dagli Scisti zo-

7 12 R. TERRANOVA ET ALII Fig. 5 - Esempi di versanti terrazzati nell area di studio. Dall alto a sinistra, in senso orario: aspetto invernale delle terrazze coltivate a vigneto; particolare di un muro in conci di arenarie Macigno; anfiteatro terrazzato soprastante l abitato di Manarola; lo stesso visto frontalmente e sullo sfondo una parte dei versanti degradati soprastanti allo spiaggione di Corniglia (Foto Terranova R.). Examples of terraced slopes in the study area. From top left, clockwise: winter view of terraces with vineyards; dry stone wall made of sandstone ashlars; terraced amphitheater over the village of Manarola; front view of the same amphitheater and in the background a partial view of the slopes overlooking Corniglia beach (all photos by Terranova R.). nati, compresi tra le Ofioliti geometricamente sottostanti e le Arenarie di M. Gottero soprastanti. Le due formazioni argillose hanno dato luogo nel tempo ad estese e potenti coltri di materiali eluviali e colluviali, a prevalente componente argillosa e siltosa e talora leggermente marnosa, che sono state sistemate in terrazze sostenute da muri a secco, destinate alla coltivazione dei vigneti, ove i muri sono costituiti da conci di calcari palombini e di arenarie quarzose, da scaglie di argillite e da blocchi di arenarie provenienti dalle soprastanti Arenarie di M. Gottero (fig. 1 e fig. 6). L affioramento di queste ultime non ospita terrazze in quanto il litotipo dominante, e cioè l arenaria quarzosofeldspatica e micacea, si presenta in generale massiccia e molto tenace, ed in ogni caso ha generato coltri sottili di materiali quarzosi e feldspatici prive di componenti argillose e marnose, inadatte alle coltivazioni di vigneti, mentre vi dominano le coperture di pinete con sottobosco talora molto fitto. Le ofioliti affioranti nella porzione bassa del versante sono rappresentate da serpentiniti e gabbri, i quali, a seguito dei processi di alterazione e frantumazione del- Fig. 6 - Carta delle colture sulle terrazze nei territori dei comuni di Riomaggiore e Vernazza: 1) oliveti; 2) vigneti; 3) altro. Map of the cultivated terraces in the municipalities of Riomaggiore and Vernazza: 1) olive trees; 2) vineyards; 3) other. Fig. 7 - Carta dello stato di conservazione delle aree terrazzate nei territori dei comuni di Riomaggiore e Vernazza: 1) terrazze in buono stato; 2) terrazze in cattivo stato; 3) terrazze distrutte. Map of the state of conservation of the terraces in the municipalities of Riomaggiore and Vernazza: 1) terraces in good condition; 2) terraces in bad condition; 3) destroyed terraces. Fig. 8 - Carta di sintesi tra stato di conservazione e produttività delle terrazze coltivate a vigneto nei territori dei comuni di Riomaggiore e Vernazza: 1) vigneti su terrazze in buono stato produttivi; 2) vigneti su terrazze in buono stato non produttivi; 3) vigneti su terrazze in cattivo stato produttivi; 4) vigneti su terrazze in cattivo stato non produttivi; 5) vigneti su terrazze distrutte non produttivi. Map of the state of conservation and productivity of the terraces with vineyards in the municipalities of Riomaggiore and Vernazza: 1) productive vineyards on terraces in good conditions; 2) non-productive vineyards on terraces in good conditons; 3) productive vineyards on terraces in bad conditions; 4) non-productive vineyards on terraces in bad conditons; 5) non-productive vineyards on destroyed terraces.

8 GEOLOGIA E VINI DELLE CINQUE TERRE 121 M. Malpertuso 815 m 1. M. S.Croce 622 m VERNAZZA Mad.na di Reggio S. Bernardino M. Gaginara 772 m Fig. 6 M. Marvede 679 m M. Capri 786 m M. Malpertuso 815 m Porciano VERNAZZA M. S.Croce 622 m Mad.na di Reggio S. Bernardino M. Gaginara 772 m CORNIGLIA Volastra MANAROLA Fig. 7 M. Marvede 679 m M. Capri 786 m RIOMAGGIORE Groppo Mad.na di Montenegro M. Grosso 5 m M. Verrugoli 698 m M. Fraschi 527 m M. Malpertuso 815 m Porciano Campi CORNIGLIA M. S.Croce 622 m Volastra Groppo M. Grosso 5 m VERNAZZA Mad.na di Reggio S. Bernardino M. Gaginara 772 m Fig. 8 M. Marvede 679 m M. Capri 786 m MANAROLA RIOMAGGIORE Mad.na di Montenegro M. Verrugoli 698 m M. Fraschi 527 m Porciano Campi 1. CORNIGLIA Volastra Groppo M. Grosso 5 m 2. MANAROLA M. Verrugoli 698 m RIOMAGGIORE Mad.na di Montenegro Campi M. Fraschi 527 m 1 2 km Figg

9 122 R. TERRANOVA ET ALII In corrispondenza dell abitato di Monterosso, ad E delle rocce ofiolitiche, affiora l Unità di M. Veri, sulla quale sono state costruite terrazze con continuità, mediante l utilizzazione delle vaste e spesso potenti coltri di materiali eluviali e colluviali derivati dalla profonda degradazione delle Argille con calcari e tracce, in condizioni del tutto simili a quelle già descritte per la lunga area di terrazze pure giacenti sulle Argille a palombini del versante orientale del Promontorio del Mesco. Ad E dell Unità di M. Veri iniziano gli affioramenti del Macigno della Serie Toscana, i quali si estendono fino all estremità orientale del territorio delle Cinque Terre, salvo un area compresa fra la costa di Corniglia-Manarola ed il crinale spartiacque, nella quale affiora l Unità di Canetolo. Le componenti siltoso-argillose di questa facies del Macigno sono abbondantemente rappresentate nelle estese e potenti coltri di materiali sciolti eluviali e colluviali, nelle falde detritiche e negli accumuli di frana che nei secoli sono state rimosse, trasportate, accumulate e sistemate in terrazze, con genesi di terreni agrari idonei alle coltivazioni dei vigneti, sostenute da muri a secco costruiti con conci di arenaria fine nei quali si intercalano spezzoni di siltite e di argillite scistosa. Le terrazze sostenute dai muri a secco sono costituite da terreno con un alta percentuale di sabbie fini, quindi molto poroso ed aerato, per cui è facilitato il drenaggio delle acque di precipitazione e di scorrimento superficiale. Le terrazze costruite sul Macigno sono state adibite in gran parte alla viticoltura, spesso con grandiose esposizioni come sui versanti tra S. Bernardino e Vernazza, su quelli di Volastra e su quelli tra Manarola e Riomaggiore; in misura decisamente inferiore sono state utilizzate per la coltivazione degli uliveti, come per esempio sul versante costiero tra Monterosso e Vernazza (fig. 9a). L Unità di Canetolo, costituita da argilliti con intercalazioni di marne, calcari ed arenarie, affiora su un area compresa tra la costa di Corniglia-Manarola e la media valle di Vernazza, sulla quale compaiono terrazze con continuità, costruite con i materiali detritici, eluviali e colluviali, e tratti anche dagli accumuli di falda e di frana, sostenute da muri a secco costruiti con conci di calcare, arenaria e scaglie di marne ed argillite (fig. 1). Fig. 9 - a) Veduta aerea dei versanti terrazzati coltivati a vigneti (da C.G.R.A. - Regione Liguria); b) Versanti terrazzati in abbandono in fase di dissesto geomorfologico (Foto Brandolini P.). a) Aerial view of the terraced slopes cultivated with vineyards (from C.G.R.A. - Regione Liguria); b) Abandoned terraced slopes affected by geomorphological instability (photo Brandolini P.). la roccia, hanno dato luogo a coltri discontinue di blocchi e scaglie di serpentiniti ed a veri e propri sabbioni grossolani costituiti dai plagioclasi e dai pirosseni delle rocce gabbriche; si tratta di coltri di materiali aridi, privi di componenti argillose, siltose e marnose, che non possono ospitare coltivazioni a vigneti ed hanno fornito larga ospitalità a rivestimenti di pinete con rado sottobosco. Si vuole sottolineare che il confine vegetazionale tra la zona a terrazze sopra descritta e le due aree a pinete soprastanti e sottostanti è molto netto e quasi ovunque coincide con il limite geologico delle formazioni indicate. CENNI SUI TIPI DI SUOLI FREGONI et alii (1977), con l allestimento della «Carta nutritiva dei vigneti delle Cinque Terre», sulla base dei risultati delle analisi del terreno, delle diagnostiche fogliari, degli accertamenti dei consumi e delle perdite degli elementi, hanno individuato la situazione nutritiva dei vigneti delle Cinque Terre, la cui conoscenza è fondamentale per gli interventi di correzione sul terreno, per le metodologie di concimazione e per il miglioramento quantitativo e qualitativo della viticoltura. L azoto naturale totale è risultato sufficiente in tutte le zone, il fosforo naturale ben presente nell area di Corniglia, insufficiente nelle aree di Vernazza, Manarola, Riomaggiore e Campiglia, scarso a Monterosso; l ossido di potassio naturale è risultato appena sufficiente nelle aree di Corniglia e Manarola, mentre l ossido di magnesio naturale è uniforme su tutto il comprensorio. Le analisi d identificazione e classificazione delle terre non hanno mostrato grandi differenze fra le varie

10 GEOLOGIA E VINI DELLE CINQUE TERRE 123 aree investigate: i terreni presentano una dominante frazione a grana grossa (ghiaia e sabbia), il limo varia tra 2,5% a Campiglia e 27,1% a Vernazza, mentre l argilla mostra valori fra 14% e 16%, con termini particolarmente bassi nelle aree sabbiose come Campiglia, Manarola e Riomaggiore. Adottando la classificazione del Sistema Unificato (U.S.C.S.) i terreni appartengono prevalentemente alle classi GC e SC, in subordine ai tipi GM e SM. Dagli stessi ricercatori sono state effettuate indagini sui contenuti delle foglie, sui consumi degli elementi nutritivi, analizzando campioni di uva, tralci delle potature e foglie alla caduta, ed inoltre sulle perdite di elementi dovute al dilavamento ed ai fenomeni capaci di ridurre la capacità di assorbimento da parte delle radici delle piante. Le sostanze organiche sono presenti in abbondanza nei terreni di Corniglia, mediamente in quelli di Riomaggiore, Manarola e Vernazza, sufficienti in quelli di Monterosso e Campiglia. Dalle analisi fogliari è risultato che la nutrizione globale basata sulla presenza di azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio è piuttosto povera a causa dei valori molto bassi di calcio. Le perdite di elementi dei terreni sono legate alla struttura fisica, alla pendenza dei versanti ed al fatto che i terreni esaminati sono molto sciolti, ricchi di scheletro e pertanto soggetti al dilavamento degli elementi, per cui si spiegano le notevoli differenze riscontrate nei contenuti di elementi nelle diagnostiche fogliari e nelle analisi chimiche dei terreni. Fig. 1 - Sezioni di versanti: a) terrazze coltivate a vigneto costruite sull Unità di Canetolo; b) terrazze costruite sulle testate degli strati verticali del Macigno; c) terrazze costruite sul Macigno in strati a reggipoggio. Geological cross-sections: a) terraces cultivated with vineyards built on the Canetolo Unit; b) terraces built on the vertical beds of Macigno; c) terraces built on Macigno beds dipping opposite to the slope. I VIGNETI E I VINI I vigneti delle Cinque Terre sono distribuiti in maniera pressoché omogenea lungo tutta l area costiera, ma la maggior parte si trova sui versanti a monte di Corniglia e Manarola, che per la caratteristica forma arcuata offrono praticamente tutte le esposizioni, escluso il N. L altitudine dei vigneti, coltivati a terrazze, varia fra 4 e 5 m sul livello del mare, con pendenze comprese fra 2 e 7. Il suolo presente all interno delle terrazze è costituito per la maggior parte da terre autoctone, ma vi è una significativa componente di terre e sabbia che i contadini usavano trasportare dalle spiagge per completare il riempimento delle terrazze. Le viti sono alte non più di 1,5 m da terra e sono allevate con il sistema tradizionale a pergola, per cui gran parte dei lavori devono essere eseguiti chinati sul terreno (fig. 11). Negli ultimi dieci anni la pergola è stata parzialmente abbandonata e sostituita con il più razionale sistema guyot o con l antico metodo mediterraneo detto alberello (fig. 12): il sistema di allevamento ad alberello, pur non essendo molto razionale dal punto di vista della lavorazione, non solo è più naturale ma è risultato ottimale nel proteggere i grappoli. I vigneti registrati nella denominazione d origine Cinque Terre coprono appena 15 ha, il che rende quest area una delle denominazioni più piccole del mondo: la produzione si attesta intorno a 2. hl di vino all anno (per confronto una piccola denominazione come Montalcino produce circa 11. hl all anno). Circa il 97,5% del vino prodotto è il bianco secco Cinque Terre, il resto è costituito dal famoso Sciacchetrà delle Cinque Terre. LE VARIETÀ Per produrre i vini DOC delle Cinque Terre sono usati solo vitigni di uve bianche: Bosco, Albarola e Vermentino. La varietà Bosco (introdotta intorno agli anni 1 del secolo scorso) costituisce circa il 6% dei vigneti, il resto è coltivato ad Albarola e Vermentino. Il Bosco è una varietà vigorosa che può produrre fino a tre grappoli per germoglio. I grappoli pesano attorno a Fig Agricoltore al lavoro alle pergole dei vigneti (foto Zanzucchi F.). Farmer at work in the pergola vineyards (photo Zanzucchi F.).

11 124 R. TERRANOVA ET ALII A differenza del Bosco e dell Albarola, che sono coltivate esclusivamente in Liguria, il Vermentino è diffuso in tutta l area mediterranea. Di medio vigore e periodo di maturazione medio, genera fino a due grappoli per germoglio di peso variabile fra 2 e 3 gr. (CALÒ et alii, 21). I VINI I vini a denominazione di origine controllata nell area delle Cinque Terre sono il Bianco Cinque Terre DOC e lo Sciacchetrà Cinque Terre DOC (TERRANOVA, 1989; CITA et alii, 21). Il bianco secco Cinque Terre DOC è un vino dal colore giallo più o meno marcato, che mostra note di erbe secche, erba tagliata, nocciola e mandorla; in bocca è fresco e sapido con una caratteristica nota salmastra in chiusura. Lo Sciacchetrà Cinque Terre DOC è un superbo vino dolce, ottenuto da uve appassite; mostra note di miele, albicocche secche, datteri, uva passa, tabacco dolce, noci e mandorle. In bocca è potente, avvolgente, cremoso, con una persistenza praticamente infinita. Il Consorzio di tutela dei vini delle Cinque Terre ha inserito nel disciplinare di produzione la possibilità di indicare in etichetta tre sottozone e precisamente Costa de Campu, Costa de Sera, Costa dà Posa, rispettivamente località Campo, località Serra e località Posa, nel comune di Riomaggiore: dagli assaggi fatti sui vini presenti sul mercato che riportano tali sottozone in etichetta, sono state trovate solo differenze occasionali che non possono essere considerate sistematiche e dunque non possono dare indicazioni significative circa la correlazione terroir-vino. LA CORRELAZIONE TERROIR-VINO: PROPOSTA DI ESPERI- MENTO Fig Schizzi di coltivazione di vigneti ad alberello e guyot. Drawings of bush and guyot training system gr. Tende a dare vini facilmente soggetti ad ossidazione, ma se allevata sui suoli asciutti, con esposizione ottimale alla luce, con buona gestione della parete fogliare e produzione contenuta entro un grappolo per germoglio, può dare vini freschi e sapidi e di notevole complessità. L Albarola è una varietà di medio vigore, di maturazione precoce-media; produce tipicamente due grappoli per germoglio, di circa 25-3 gr. Va coltivata nelle zone più fresche ed arieggiate giacché la buccia è molto sottile e il grappolo molto compatto, quindi facilmente soggetto a oidio e marciume. Nelle estati eccessivamente calde, nel periodo della maturazione zuccherina, tende a perdere la naturale acidità piuttosto bruscamente, quindi è usualmente piantata nelle zone più elevate. Il vocabolo terroir, ormai largamente utilizzato fra i produttori di vino e gli appassionati, prende origine nell industria agroalimentare francese come legame tra viticoltura e produzione di vino. Successivamente il concetto di terroir si è esteso ad altri mercati sempre in stretta relazione con l ambiente, come per esempio nell olivicoltura e nell attività casearia. Il termine terroir comprende tutte le caratteristiche dello spazio fisico, come la natura litologica del substrato, l evoluzione del suolo soprastante, la morfologia del versante interessato dall attività agricola e il clima locale (BIANCOTTI, 23). Allo stato attuale non esistono lavori sistematici che mettano in correlazione il sapore del vino al terroir. Le uniche informazioni raccolte attraverso interviste mirate con i produttori dell area delle Cinque Terre forniscono due macro-indicazioni (DE BATTÉ, com. pers.): 1) i vigneti con esposizione nel quadrante E e con suoli magri e più ricchi in sabbia tendono a dare vini con mineralità e sapidità più marcate; 2) quelli più ricchi in sostanza organica e in limo tendono a esprimere vini più pieni e fruttati. Sfortunatamente queste conclusioni non costituiscono nulla di nuovo per il viticoltore esperto e forniscono solo indicazioni generiche e non una correlazione suolo-vino. L assaggio dei vini presenti sul mercato non fornisce indicazioni precise in quanto entrano in gioco troppe variabili non controllate: tecniche viticole e di vinificazione diverse, assenza di indicazioni esatte circa i vigneti di

12 GEOLOGIA E VINI DELLE CINQUE TERRE 125 provenienza delle uve e soprattutto il fatto che i vini sono il risultato di assemblaggi delle tre varietà autoctone, in proporzioni diverse a seconda del produttore. La Carta Nutritiva dei Vigneti delle Cinque Terre (FREGONI et alii, 1977) costituisce al momento la più approfondita caratterizzazione dei suoli delle Cinque Terre, e sebbene non dia indicazioni circa la correlazione terroir - profilo sensoriale del vino, deve necessariamente essere il punto di partenza per la progettazione di qualunque esperimento che voglia comprendere il legame fra il sapore del vino e il sito di provenienza delle uve. precipitazioni (mm) precipitazioni (mm) temperatura min ( C) temperatura max ( C) temperatura media ( C) temperature ( C) PROPOSTA DI ESPERIMENTO PER INDIVIDUARE UNA CORRELAZIONE FRA TERROIR E PROFILO SENSORIALE DEL VINO In questa sede si propone una progettazione per un esperimento mirato a comprendere il legame fra il sapore del vino ed il sito di provenienza delle uve. DEFINIZIONE DELL OBIETTIVO DELL ESPERIMENTO Si tratta di verificare l esistenza di una relazione fra profilo sensoriale del vino e zona di provenienza delle uve all interno della DOC Cinque Terre, per ciascuna delle varietà utilizzate (Albarola, Bosco e Vermentino). DEFINIZIONE DELLE VARIABILI DI INPUT Tipo di suolo, condizioni climatiche, altitudine, esposizione (altre variabili possono essere prese in considerazione ma ciò deve essere il risultato di un lavoro di coordinamento fra agronomi, enologi, geologi e statistici). La variabile suolo è in realtà un macro-parametro caratterizzato da fattori fisici, chimici e climatici: Fattori fisici: granulometria, scheletro, sostanza organica, profondità, pietrosità superficiale, aspetti superficiali (colore e aspetto del suolo), substrato, parent material, regime di umidità, regime di temperatura, friabilità, umidità, densità. Fattori chimici: ph, azoto totale, C/N, CaCO 3 totale, CaCO 3 attivo, potassio scambiabile, fosforo assimilabile, calcio scambiabile, magnesio scambiabile, indice di potere clorosante, Mg/K, Ca/Mg, capacità di scambio cationico, conducibilità elettrica, P, Fe, Mn, Zn. Elementi climatici: temperatura (indice di Winkler), luminosità, piovosità, ventosità (fig. 13). DEFINIZIONE DELLE VARIABILI DI OUTPUT Si avranno due tipi di output: analitico (ph, acidi, estratto secco, ceneri, ecc.) e sensoriale (profilo sensoriale, profilo attitudinale, qualità complessiva). Tutti i parametri sensoriali sono valutati da un panel di degustatori in cieca, ovvero in modo tale che nessuno dei degustatori conosca la provenienza del campione. Inoltre ogni degustatore dovrà esprimere il suo giudizio almeno due volte in due tempi diversi senza conoscere la sequenza dei campioni, al fine di eliminare la variabilità intrinseca alla misura (fig. 14). INDIVIDUAZIONE DEI PLOT Sulla base della caratterizzazione dei suoli, si possono individuare delle tipologie di suoli (non meno di 3 e non 1 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno più di 5) che siano omogenei rispetto alle variabili fisiche e chimiche misurate. Una volta selezionate si dovrà assicurare che per ogni tipologia di suolo esistano almeno due esposizioni (e.g.: una nel quadrante E e una nel quadrante W) e due altitudini (e.g.: fra 5 e 15 m e fra 3 e 4 m). Si chiamerà plot ciascuna delle porzioni di terreno univocamente determinate dalla tipologia di suolo, dall altitudine e dall esposizione. Sarà necessario assicurare che non esistano differenze significative di luminosità, piovosità e ventosità fra i vari plot; nel caso una differenza dovesse esistere, sarà necessario inserire nella matrice degli esperimenti la relativa variabile di input. DEFINIZIONE DEL PIANO DEGLI ESPERIMENTI Attraverso le tecniche del Design of Experiment (DOE) (BOX et alii, 1978; MONTGOMERY, 1991) si sceglierà la matrice dell esperimento più adatta. A titolo di esempio se si volesse ridurre al minimo gli sforzi individuando solo tre variabili di input (tipologia di suolo, altitudine ed esposizione), utilizzando un Full Factorial Design parametrico (che permette di non confondere i fattori principali e le interazioni e di stimare con errori calcolabili gli effetti dovuti ai fattori principali e alle interazioni) il numero di vigneti sperimentali da impiantare sarebbe 8 (tab. 1). Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre Fig Diagramma climatico per l area di studio (Stazione di Vernazza, periodo ). Weather diagram for the study area (Weather station of Vernazza, time interval of ). TABELLA 1 Esempio di matrice a tre variabili di input. Example of matrix with three input variables. Vigneto Tipo di Suolo Altitudine Esposizione 1 A 1 E 2 A 1 W 3 A 3 E 4 A 3 W 5 B 1 E 6 B 1 W 7 B 3 E 8 B 3 W -1-2

13 126 R. TERRANOVA ET ALII Il DOE permette anche di effettuare esperimenti meno dispendiosi riducendo il numero di prove sperimentali. In questo caso però potrebbero esserci degli effetti di confusione. Per esempio con il seguente esperimento si confonde la variabile esposizione con l interazione fra le variabili suolo e altitudine (tab. 2). TABELLA 2 Esperimento in cui si ottengono effetti di confusione riducendo il numero di prove sperimentali. Wrong effects obtained in an experiment where the number of experimental tests are reduced. Vigneto Tipo di Suolo Altitudine Esposizione 1 A 1 E 6 B 1 W 4 A 3 W 7 B 3 E In ogni vigneto dovranno essere presenti le tre varietà oggetto dello studio, che andranno vinificate separatamente. Naturalmente questo esperimento andrebbe replicato per almeno tre vendemmie, per annullare gli effetti dovuti alle differenze climatiche dell annata. Inoltre la prima vendemmia utile per iniziare le microvinificazioni sarà la terza dopo l impianto dei vigneti, il che fornisce un indicazione sulle tempistiche necessarie (fig. 15). È evidente che un esperimento di questo tipo non può essere condotto su vigneti già esistenti, in quanto sarebbe difficile trovare plots che soddisfino le condizioni sperimentali richieste; inoltre le diverse età dei vigneti e le diverse tecniche viticole utilizzate dai viticoltori introdurrebbero variabilità difficilmente controllabili a livello di analisi dei dati. PROGETTAZIONE E IMPIANTO DEI VIGNETI SPERIMENTALI Su ogni plot andranno inserite almeno 1 piante per ogni varietà, per assicurare un quantitativo sufficiente di uve per le vinificazioni. I vigneti sperimentali dovranno essere omogenei: stesso sistema di allevamento (per ogni varietà) e stessa densità. I cloni e i porta-innesto dovranno essere scelti in modo da assicurare uno sviluppo regolare delle piante, e comunque dovranno essere ottimali per ogni plot. DEFINIZIONE DI MASSIMA DELLE TECNICHE COLTURALI E DEI PROTOCOLLI DI VINIFICAZIONE In questa fase dovranno essere definite in linea di massima le tecniche colturali e i protocolli di vinificazione al fine di programmare adeguatamente le risorse tecnologiche e umane. Fig Esempi di profili sensoriali (A e B) e di profilo attitudinale (C). Examples of sensory profiles (A and B) and aptitude profile (C). di fermentazione e del sistema di controllo della temperatura. In questa fase si dovrà individuare una cantina disponibile o decidere se costruirne una ex-novo. ALLOCAZIONE DEGLI SPAZI DI CANTINA E TECNOLOGIA ENOLOGICA In base al numero di microvinificazioni previste dall esperimento si stabiliranno quante vasche di fermentazione e affinamento saranno necessarie e di conseguenza si potrà calcolare lo spazio di cantina richiesto. In particolare bisognerà stabilire le caratteristiche delle vasche ALLOCAZIONE DELLE RISORSE UMANE Il numero di operatori, le loro funzioni e le ore/uomo necessarie saranno determinate dalle seguenti variabili: numero dei vigneti sperimentali; numero di determinazioni analitiche necessarie per caratterizzare i suoli;

14 GEOLOGIA E VINI DELLE CINQUE TERRE 127 Definizione Variabili di Output Progettazione dei vigneti Definizione Obbiettivo Esperimento Definizione di massima degli spazi di cantina Individuazione dei terreni per i vigneti sperimentali (plot) Definizione di massima delle tecniche colturali Definizione di massima delle risorse umane Definizione Variabili di Input Definizione piano degli esperimenti Definizione di massima delle tecniche di vinificazione Analisi dei costi e pianofinanziario Fig Metodologia di analisi sulla proposta di esperimento per individuare una correlazione fra terroir e profilo sensoriale del vino. Flow diagram for the design of an experiment aimed to evaluate a correlation between terroir and wine s sensory profile. numero di determinazioni analitiche necessarie per monitorare vigneti e vinificazioni; tecniche di coltivazione e di vinificazione. Gli studi condotti hanno evidenziato alcuni importanti aspetti e relazioni tra geologia, geomorfologia e vini delle Cinque Terre: le peculiari caratteristiche climatiche, unitamente alle condizioni di esposizione e di acclività dei versanti, all assetto geomorfologico, alla natura litologica del substrato ed alla tipologia dei suoli soprastanti hanno determinato il complesso di condizioni appropriate (terroir) per lo sviluppo dei vigneti e quindi della produzione di vini, che presentano anche singolari caratteristiche organolettiche. Questa proposta non vuole essere una risposta definitiva al problema della correlazione fra terroir e sapore del vino. In questo senso si spiegano le indicazioni volutamente generali date relativamente alla progettazione dell esperimento. Piuttosto intende richiamare l attenzione dei ricercatori, dei produttori e degli amministratori locali sulla necessità di un progetto articolato in cui siano chiari dall inizio obiettivi e finalità. L assaggio dei vini presenti sul mercato non fornisce indicazioni precise sulla correlazione terroir-vino in quanto entrano in gioco troppe variabili non controllate: tecniche viticole e di vinificazione diverse, assenza di indicazioni esatte circa i vigneti di provenienza delle uve e soprattutto il fatto che i vini sono il risultato di assemblaggi delle tre varietà autoctone, in proporzioni diverse a seconda del produttore. La scelta delle variabili di input e di output e il modo in cui sono misurate è naturalmente oggetto di discussione fra agronomi, enologi e geologi; la matrice degli esperimenti e il metodo di analisi dei dati sono invece definiti dalle tecniche statistiche di progetto degli esperimenti e di analisi dei risultati sperimentali, e dovranno essere comunque oggetto di una approfondita riflessione da parte degli statistici in collaborazione con agronomi, geologi ed enologi. Coloro che vorranno intraprendere un esperimento di questo tipo dovranno mettere in conto una eventuale risposta nulla, ossia di non trovare correlazione alcuna fra tipo di suolo e profilo sensoriale dei vini. Tuttavia chiunque abbia un minimo di esperienza di degustazione dei vini sa che questo risultato è altamente improbabile. I tempi legati a un progetto del genere sono piuttosto lunghi: i primi dati saranno disponibili dopo 3 anni dall impianto dei vigneti, in quanto la pianta ha bisogno di almeno 3 cicli vegetativi prima di arrivare a produrre frutto. Naturalmente i vini prodotti potranno essere imbottigliati e inviati alla commercializzazione e i vigneti appositamente impiantati per l esperimento potranno continuare a produrre per il mercato: in sostanza oltre ad ottenere informazioni molto accurate sui suoli e sulla correlazione fra tipologia dei suoli e profilo sensoriale dei vini, non andrà sprecata una goccia di vino. ANALISI DEI COSTI E PIANO FINANZIARIO È utile analizzare i costi di produzione e le necessità finanziarie, che assieme all analisi dei tempi di esecuzione permetterà di sviluppare un Business Plan, strumento fondamentale sia per la gestione dei lavori sia per il reperimento di risorse finanziarie. CONCLUSIONI RINGRAZIAMENTI Si ringrazia vivamente il Presidente Bonanini F. del Parco Nazionale delle Cinque Terre per l incoraggiamento ricevuto e per il contributo finanziario erogato. Un particolare ringraziamento va alla Cooperativa Agricoltura delle Cinque Terre - Riomaggiore per le importanti notizie e dati sui vini ed al Corpo Forestale dello Stato, Coordinamento Territoriale Ambiente di Volastra per la collaborazione. Si ringrazia inoltre la C.G.R.A. di Parma che ha consentito l utilizzo di foto aeree degli anni 1972 e 24. OPERE CITATE ABBATE E. (1969) - Geologia delle Cinque Terre e dell entroterra di Levanto (Liguria orientale). Mem. Soc. Geol. 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