LA QUALITA DEL TURISMO NEI PARCHI ANALISI SU MARCHI E CERTIFICAZIONI DI QUALITA E LORO APPLICAZIONI NEI PARCHI NAZIONALI

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1 Studio per la fattibilità di un marchio di qualità del turismo nei parchi nazionali LA QUALITA DEL TURISMO NEI PARCHI ANALISI SU MARCHI E CERTIFICAZIONI DI QUALITA E LORO APPLICAZIONI NEI PARCHI NAZIONALI Sintesi a cura di Rita Cannas e Micaela Solinas Roma, 31 dicembre

2 RICONOSCIMENTI La ricerca è stata curata da Micaela Solinas responsabile del settore Ecoturismo e Parchi del CTS e da Rita Cannas coordinatore scientifico, nell ambito della Sezione Ambiente del CTS diretta da Stefano Di Marco. La ricerca è il risultato complessivo dell attività del Gruppo di lavoro composto da Nadia Bravo, Rita Cannas, Laura Olivieri, Micaela Solinas. In particolare le singole parti sono attribuibili ai seguenti autori: Nadia Bravo (cap. 2, 3.2 e 3.3) Rita Cannas (capp. 4 e 5) Laura Olivieri (cap. 1, 3.1) Micaela Solinas (cap. 6). RINGRAZIAMENTI Per la realizzazione della ricerca hanno contribuito: Silvio Carrieri, Massimiliano Proietti, Antonella Scalas per l indagine a testimoni privilegiati; Ines Ardizio, Matteo Balzamo, Silvio Carrieri, Giovanna Dell Uomo, Renato De Michieli Vitturi, Amedeo De Sanctis, Ezia Di Sanzio (e altri soci del GAB del CTS di Castrovillari) Luigia Anna Di Sciullo, Daniela Dondolato, Diego Festa, Alberto Fozzi, Alessandro Guidi, Federica Loddo, Silvio Manna, Pasqualina Marotta, Fabrizio Montarsi (insieme ai volontari del CTS del Campo ricerca delfini all Isola di Capraia) Paola Nicolosi, Alessandra Orecchioni, Cesidio Pandolfi, Alberto Penasa, Daniela Praolini, Massimiliano Proietti, Arianna Quaglio, Simona Reali, Walter Russo, Valeria Tobbia, Alessandro Villa, Michela Zabot per l indagine sulla domanda turistica; Gianluca Fiorito, Assunta Spina per l indagine SWOT; Gianluca Giuliani per l elaborazione statistica dei dati. Hanno inoltre collaborato: Adriano D Andrea, Giacomo D Orazio, Elvira Marano Inoltre il Gruppo di lavoro desidera ringraziare: i partecipanti al Tavolo di consultazione quali i rappresentanti degli Enti di gestione dei Parchi nazionali (la cui collaborazione è stata importante anche per la realizzazione dell indagine sul campo) della Federparchi, dell ENEA, dell APAT, dell INEA e di associazioni ambientaliste (CAI, Legambiente, WWF Italia); gli attori locali -rappresentanti istituzionali, economici e socialiprotagonisti delle circa 230 interviste realizzate; i 6100 turisti dei parchi nazionali che si sono resi disponibili a compilare il questionario. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 2

3 Introduzione MARCHI E FORME DI CERTIFICAZIONE MARCHI E CERTIFICAZIONI APPLICATI AL SETTORE TURISTICO POLITICHE PER LA QUALITA DEL TURISMO NELLE AREE PROTETTE 12 4 MARCHI E CERTIFICAZIONI DI QUALITA NEI PARCHI NAZIONALI L INDAGINE DIRETTA NEI PARCHI NAZIONALI L INDAGINE SUI TURISTI CONCLUSIONI La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 3

4 Introduzione La presente ricerca La qualità del turismo nei parchi. Analisi sui marchi e le certificazioni di qualità e applicazioni nei parchi nazionali è il risultato di un percorso che si origina dall interrogativo se sia opportuno e fattibile istituire un marchio di qualità per il turismo nei parchi nazionali, alla luce di uno scenario globale, di grandi mutamenti derivanti dal rapporto fra uomo e ambiente che stanno avendo forti ripercussioni di portata planetaria, e di uno scenario nazionale dei parchi nazionali, nel quale sono in atto trasformazioni e attività che si ripercuotono nella configurazione dei rispettivi territori e delle comunità insediate. Gli assi portanti sui quali si muove e si articola la ricerca sono due: da un lato, l analisi di processi globali che riguardano politiche e strumenti volti a migliorare il rapporto fra uomo e ambiente, in particolare rispetto al modo con cui si svolgono le attività economiche e nello specifico il turismo; dall altro, l analisi e la lettura interpretativa dei processi che attengono agli ambiti territoriali dei parchi nazionali, nei quali la qualità del turismo, ma prima ancora del territorio, dipende (come a livello planetario) dalle scelte intraprese da tutti gli attori locali, siano essi istituzioni, imprese o cittadini. La qualità del turismo nei parchi, indipendentemente dalla presente ricerca, è dunque un obiettivo di una più ampia politica territoriale che si fonda sui principi della sostenibilità dello sviluppo, per il quale ambiente, società ed economia, componenti fondamentali del territorio, devono trovare un corretto equilibrio. Il contributo di questo studio è invece quello di capire se e in che modo, politiche, strumenti e iniziative attualmente esistenti possono concorrere all ideazione di un percorso che metta insieme le esperienze già in corso, spesso attinenti a singole aree protette, o a singoli contesti, attraverso un marchio o uno schema di riferimento nazionale per la qualità del turismo nei parchi. Fatta questa premessa, com è noto il turismo, negli ultimi anni, sta divenendo una fonte di reddito non trascurabile anche per i parchi naturali. Il quadro è differenziato: vi sono parchi di vecchia istituzione, come il parco nazionale d Abruzzo, che ha raggiunto livelli di fruizione molto alti che sono dipesi probabilmente anche dal ruolo dell istituzione dell area protetta; altri, come il parco nazionale della Val Grande, che sono ancora poco conosciuti, e che per la morfologia del territorio si prestano per un utenza di escursionisti; altri ancora, come ad esempio il parco nazionale dell Arcipelago Toscano, che hanno un elevato sviluppo turistico che prescinde dall istituzione dell area protetta. Un punto di partenza imprescindibile di questa ricerca è proprio la conoscenza delle diverse realtà turistiche che compongono il mosaico della fruizione nei parchi nazionali. Accanto a questo tema, che è sviluppato all interno dello studio, c è un grande dibattito a livello mondiale sulla qualità dell offerta turistica, su che cosa si intenda con questo termine, sulle politiche e gli strumenti adottati da organismi pubblici e privati, per rispondere alle mutate esigenze dei consumatori. Diverse ricerche mostrano infatti come La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 4

5 le sensibilità etiche, ecologiche siano notevolmente cresciute, a partire dagli anni Settanta-Ottanta del 900, fra diversi strati di popolazione civile e nelle componenti sociali ed economiche del mondo industrializzato. Nel turismo, le preferenze dei consumatori si esprimono attraverso le scelte delle destinazioni turistiche, scelte che per alcune tipologie di utenti sono strettamente connesse alla variabile qualità, intesa sotto molteplici vesti: nelle caratteristiche paesaggistiche, storico-culturali dei luoghi, nel servizio turistico diretto (struttura ricettiva) nell accoglienza della comunità ospitante, ecc. Il turismo, a differenza di altre attività economiche, annovera diverse componenti nel suo prodotto che non sempre sono direttamente collegabili alle sole imprese che offrono servizi specifici, ma al territorio. A maggior ragione questo avviene nel caso dei territori dei parchi, nei quali è l insieme delle variabili ambientali, combinate storicamente con le variabili antropiche (cultura; economia; società) ad attrarre turisti e visitatori. La qualità nel turismo è pertanto un concetto che richiede di ricomprendere in sé i vari aspetti, senza limitarsi alla sola natura dei servizi turistici erogati nei parchi nazionali. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 5

6 1 MARCHI E FORME DI CERTIFICAZIONE Sulla scia delle attuali politiche internazionali e nazionali, che inseriscono nelle proprie strategie i principi dello sviluppo sostenibile (Rapporto Bruntland, WCDE, 1987) e si basano sul principio della corresponsabilizzazione degli attori economici e sociali nelle dinamiche di miglioramento ambientale, i marchi di qualità ecologica e le forme di certificazione rappresentano ad oggi uno degli strumenti più diffusi per l attuazione di politiche volte alla sostenibilità. Dalla definizione di marchio data dal nostro Ordinamento giuridico (art.2569 c.c.) si deduce che questo è volto a distinguere i prodotti o servizi su cui è apposto sia in termini di provenienza da una certa impresa (marchio d impresa) che di osservanza, da parte dei produttori/erogatori di servizi, di prescrizioni contenute in un regolamento - definito dal titolare del marchio - che ne disciplina l uso (marchio collettivo). Quest ultima tipologia di marchio introduce il tema della conformità ad una norma: il marchio di conformità è rilasciato da terzi al produttore o erogatore di servizi in seguito all esito favorevole di un processo certificativo, atto a garantire che i prodotti o i servizi soddisfino particolari requisiti 1. In tutti questi casi il marchio serve a differenziare i prodotti o i servizi ed è univocamente correlato alle caratteristiche oggetto di attestazione. Il processo certificativo non necessariamente termina con l attribuzione del marchio di conformità all oggetto della certificazione: in genere, e nei casi indagati ai fini del Rapporto di ricerca, i sistemi di certificazione non prevedono la concessione d uso del marchio quando questo non è riferibile direttamente al prodotto o servizio. La conformità, infatti, può riguardare il prodotto-servizio, il processo o l organizzazione: nei primi due casi il processo di certificazione si conclude con l autorizzazione all uso di un logo sui beni commercializzati, mentre nel terzo caso questo non avviene 2. Nella categoria dei marchi e certificazioni di conformità rientrano le forme di certificazione di sistemi di gestione ambientale e l ecolabelling; schemi che trovano applicazione nelle aree protette e nel turismo ed intendono incentivare comportamenti compatibili con la tutela ambientale. Nel rapporto di ricerca le diverse forme di certificazione sono distinte in base all approccio richiesto per la rispondenza ai requisiti contenuti nella norma: questi possono essere definiti in termini di adeguamenti gestionali richiesti all organizzazione (certificazione di sistema) o in termini di risultati misurabili (certificazione di prodotto) 3. Tra le forme di certificazione volte a garantire la compatibilità ecologica delle produzioni, l Ecolabel (Regolamento CE 1980/2000) assume particolare importanza in virtù del recente allargamento del suo campo di applicazione al settore turistico (Decisione della Commissione UE 287/2003). L adesione al Regolamento da parte del produttore/erogatore di servizi è volontaria e alla fine del processo di certificazione 1 Rientrano in questa categoria i marchi di origine per le produzioni alimentari e vitivinicole. 2 Affinché ci si possa riferire correttamente al concetto di certificazione devono esistere: norme pubbliche e non soggette a variazione a discrezione del detentore del disciplinare; un ente terzo indipendente, chiamato a valutare la conformità alla norma, riconosciuto da un organismo preposto. 3 Poiché si può influire sulle caratteristiche del prodotto/servizio o sul processo sia rispondendo a adeguamenti gestionali sia richiedendo specifiche prestazioni, è difficile tracciare netti confini tra certificazione di prodotto o di processo. Ad esempio la certificazione dei prodotti da agricoltura biologica garantisce le caratteristiche del bene e si basa sul controllo e verifica del processo produttivo; d altro canto le verifiche sui processi produttivi ai fini delle certificazioni ISO non garantiscono alcuna caratteristica del prodotto o servizio. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 6

7 viene rilasciato il marchio europeo che garantisce il rispetto, da parte del beneficiario, dei criteri ecologici e prestazionali previsti per il prodotto/servizio. Il sistema di etichettatura è selettivo, in quanto chiede obbligatoriamente il rispetto di alcuni requisiti, ma allo stesso tempo flessibile in quanto il produttore può scegliere, all interno dei criteri opzionali, quelli da adottare per raggiungere il punteggio richiesto per l ottenimento dell Ecolabel. I requisiti sono stabiliti al livello europeo a seguito di studi di mercato e consultazioni; essi sono aggiornati periodicamente per garantire il loro adeguamento a cambiamenti di mercato o tecnologici. Per quanto riguarda il settore turistico l Ecolabel può essere applicato alle attività che offrono, come servizio principale il pernottamento. I criteri previsti (da valutare e verificare) riguardano: - La riduzione dei consumi di risorse/sostanze pericolose e della produzione dei rifiuti; - La comunicazione sia verso il personale interno che verso gli ospiti. La valutazione circa la conformità del richiedente ai criteri è svolta dell Organismo nazionale competente (APAT). Accanto al sistema di etichettatura Ecolabel, basato sull osservanza di prestazioni specifiche sotto il profilo ambientale, esistono al livello europeo ed internazionale altri sistemi che pongono maggiormente l attenzione sugli aspetti organizzativi dell azienda, non richiedendo direttamente specifiche performance ambientali: si tratta della norma ISO e del Regolamento EMAS (761/2001). Pur avendo natura diversa (la prima ha carattere privatistico ed è riconosciuta in tutto il mondo mentre la seconda ha carattere pubblico ed è applicabile in Europa) entrambe le norme hanno un approccio di sistema che richiede, a quanti volontariamente vi vogliono aderire, di adottare un sistema di gestione ambientale (SGA) per tenere sotto controllo gli impatti derivanti dallo svolgimento delle proprie attività. Si tratta di strumenti flessibili e adattabili a qualunque tipo di attività, che si basano su un processo di miglioramento continuo attraverso la ciclica verifica di quanto realizzato nel periodo precedente. Entrambi i sistemi non fissano livelli di prestazione ambientali, ma lasciano che sia l azienda a fissare i propri obiettivi di miglioramento attraverso l analisi della sua attività. Inoltre, non prevedono il rilascio di etichette da apporre sui prodotti. L oggettività della verifica è garantita dalla presenza di enti terzi che nel caso della norma ISO sono accreditati dal Sincert, mentre nel caso dell EMAS, in Italia, dall APAT cui spetta anche la verifica della Dichiarazione Ambientale e la registrazione dell organizzazione nell apposito registro europeo. La maggiore differenza tra i due schemi di certificazione risiede nella presenza, nell EMAS, della Dichiarazione Ambientale convalidata; questa serve a comunicare all esterno le prestazioni ambientali dell organizzazione (da migliorare continuamente). Sotto questo profilo il Regolamento comunitario sembra più attento ai risultati di quanto invece lo sia la norma ISO di cui peraltro recepisce completamente la parte relativa al SGA. Data la loro flessibilità i sistemi di gestione possono essere adottati da qualunque tipo di organizzazione, infatti, relativamente al settore turistico e ai contesti territoriali sono stati sperimentati sia nelle strutture ricettive, sia in territori complessi (Polo turistico di Bibione) e anche dagli Enti Parco, in questi ultimi casi facendo riferimento agli orientamenti della Commissione Europea (Dec. CE 691/2001). Nel caso delle aree protette e relativamente al tema della concessione dell Emblema del Parco, l adozione La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 7

8 di SGA permette di definire gli eventuali beneficiari come Fornitori di Qualità Ambientale del Parco. Le modalità di definizione dei criteri in base ai quali concedere l Emblema derivano dall analisi ambientale del territorio specifico e sono definiti dall Ente in concertazione con gli attori locali 4. Peraltro, adottando un SGA l organizzazione valuta le aree di maggior impatto ambientale e suscettibili di miglioramento. Nel caso degli hotel i miglioramenti possono essere raggiunti sia attraverso risparmio di risorse che, in maggior misura, influendo sui comportamenti dei fornitori e sui clienti. Dalla breve rassegna sui marchi o forme di certificazione esistenti emergono alcuni elementi importanti per l indagine: - Qualunque marchio, atto a garantire la conformità di prodotti/servizi a norme o requisiti specifici, deve dotarsi di un sistema di controlli per essere credibile; - La definizione a priori di criteri oggettivi e rigidi, se da un lato premia i migliori, dall altro esclude quanti non raggiungono i requisiti richiesti e quindi può rivelarsi poco incentivante nei loro confronti. La definizione di criteri da proporre agli operatori di un territorio richiede la concertazione tra ente preposto alla gestione del territorio e i soggetti economici e sociali ivi presenti; - La flessibilità degli schemi basati su adeguamenti gestionali, se da un lato non garantisce immediatamente alcuna prestazione specifica, dall altro, data l ampia autonomia che lasciano nel fissare gli obiettivi di miglioramento, possono incentivare anche i meno virtuosi ad intraprendere un percorso di miglioramento sotto il profilo ambientale; - Qualora il miglioramento degli impatti ambientali non riguardi la singola attività produttiva ma un territorio complesso, occorre un ente di coordinamento ed orientamento; - L integrabilità degli schemi d etichettatura e certificazione descritti prefigura un percorso che, partendo da generici impegni al miglioramento continuo nella gestione degli aspetti ambientali, porti alla definizione di risultati misurabili e monitorabili da migliorare a loro volta fino a giungere alla definizione di traguardi eccellenti in termini di performance. 4 Le modalità per la definizione dei criteri di qualifica dei Fornitori di Qualità Ambientale sono definite dalle linee guida Enea, Sincert, UNI La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 8

9 2 MARCHI E CERTIFICAZIONI APPLICATI AL SETTORE TURISTICO Nel cap. 2 viene affrontata la disamina delle applicazioni dei marchi di qualità al settore del turismo. Analizzando il panorama internazionale si possono suddividere i marchi attualmente presenti in due categorie in funzione del soggetto che viene preso in esame: - marchi applicati alle organizzazioni (strutture ricettive, T.O.): sono marchi volti a incentivare la presa in carico degli aspetti ambientali da parte degli operatori agendo sulle singole strutture; molto spesso queste applicazioni portano a concrete economie di gestione. Allo stato attuale la maggior parte dei marchi presenti sul mercato ricade in questa categoria e in molti casi l applicazione è destinata alle sole strutture ricettive (Alberghi raccomandati da Legambiente, Albergo Verde, Ecotel, Sigillo ecologico del Tirolo, Gites Panda) - marchi applicati a località: destinati a qualificare un territorio nel suo complesso valorizzando gli aspetti ambientali e socio-culturali presenti nell area (Blue Flag, Bandiera Arancione). Alcune etichette attive a livello internazionale prevedono programmi specifici sia per le organizzazioni, sia per le destinazioni (GG 21, CST, NEAP) la cui qualità non si può ridurre esclusivamente alla gestione degli aspetti ambientali da parte delle strutture ricettive, ma interessa un più vasto campo d azione e temi molto differenti (qualità dei servizi, dotazione di infrastrutture, accessibilità ai disabili, gestione delle tematiche sociali, ecc). Se al contrario si analizzano i marchi di qualità in base al tipo di approccio adottato, come nel caso delle certificazioni ambientali esaminate nel primo capitolo, le etichette attualmente attive si possono distinguere in: - marchi di sistema: schemi fondati sul miglioramento graduale della prestazione dell organizzazione senza fare riferimento ad uno standard di performance di base. Questi schemi agiscono sul processo e nell applicazione seguono il modello proposto dalle forme di certificazione ambientali internazionali (ISO 14001, Registrazione EMAS). Il vantaggio di questi schemi è l estrema flessibilità che ne permette l applicazione a diverse realtà. D altro canto il fatto di non definire livelli di prestazione riduce l efficacia del marchio, in quanto risulta difficile per il turista medio capire se la scelta effettuata (struttura o destinazione) è veramente sostenibile (il marchio indica che si è intrapreso un percorso di miglioramento, ma i livelli di prestazione raggiunti non sono dichiarati) (es. Alberghi raccomandati da Legambiente, Gites Panda); - marchi di prodotto: schemi basati sulla definizione di benchmarks che gli aderenti devono raggiungere nelle diverse aree di intervento (conservazione, minimizzazione dei consumi di risorse non rinnovabili, gestione energetica, ecc.). L individuazione di livelli di performance è tesa ad aumentare l efficacia dello strumento favorendo il consumatore nella scelta del prodotto, servizio o destinazione più sostenibile (il marchio garantisce il raggiungimento degli standard minimi richiesti dal sistema). D altra parte queste forme di etichettatura hanno lo svantaggio di limitare il campo d applicazione e di precludere l adesione al programma a tutte quelle realtà (solitamente piccoli operatori e/o strutture) che riscontrano difficoltà a raggiungere gli standard minimi richiesti (es. CST, Bandiera Arancione, GG 21). La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 9

10 L analisi più approfondita di alcune forme di etichettatura applicate al settore turistico 5 ha messo in evidenza alcuni elementi che risultano significativi ai fini della ricerca: - il problema dei controlli: risulta essere uno dei temi chiave in molti casi non ancora risolto- della maggior parte dei marchi applicati al settore turistico. In un primo momento gran parte dei programmi basava i controlli su un sistema di autovalutazione; attualmente la tendenza è cambiata in favore di controlli effettuati da terzi -meglio se enti indipendenti- che assicurino il rispetto dei requisiti e degli standard richiesti. La difficoltà è molto spesso legata ai costi richiesti per l introduzione della consulenza di un ente terzo e, nel caso di controlli effettuati dall ente stesso che si certifica, quella di reperire personale qualificato per svolgere tale compito; - il vasto e diversificato campo d applicazione: la definizione di un marchio destinato a soggetti molto differenti tra loro quali strutture ricettive (hotel, villaggi vacanze, aziende agrituristiche, campeggi) T.O., località/destinazioni e applicabile a realtà molto diverse dal punto di vista geografico e amministrativo, determina problemi oggettivi nella definizione dei requisiti richiesti. Questo problema in alcuni casi (es. GG 21) viene ovviato prevedendo dei programmi specifici con standard definiti per ogni singola categoria di riferimento (strutture ricettive, T.O., destinazioni, pacchetti di viaggio, ecc.); - la difficoltà nella gestione dell uso del logo: alcune forme di etichettatura rilasciano l uso del logo già nella prima fase di attuazione del processo, mentre altre lo concedono solo dopo il completamento del percorso. Nel primo caso il sistema rappresenta un vantaggio per i nuovi aderenti ed un probabile stimolo a proseguire nel percorso di miglioramento; allo stesso tempo però si rischia di aumentare la confusione nei confronti del consumatore che riscontra difficoltà nel percepire l effettiva valenza del marchio. Alcune applicazioni (es. GG21) hanno ovviato il problema definendo loghi graficamente differenti per i diversi livelli di applicazione impegno nell intraprendere il programma e raggiungimento degli standard richiesti- ma l analisi dei casi evidenzia che anche questa soluzione non è ottimale in quanto l utente finale, non avendo una conoscenza approfondita del processo, non riesce a cogliere le differenze; - la difficoltà di integrazione tra i marchi di prodotto e quelli di sistema: dall analisi dei casi risulta che un marchio di qualità turistica per garantire la propria efficacia e credibilità dovrebbe basarsi tanto sul processo quanto sulla performance, incoraggiando sia l implementazione di sistemi di gestione ambientale quanto la definizione di specifici obiettivi operativi; - la riconoscibilità del marchio da parte del turista (tema della promozione): una delle maggiori difficoltà delle forme di etichettatura applicate al turismo risulta essere quella di superare la dimensione territoriale del marchio e acquisire forte visibilità in un mercato, che negli ultimi anni, ha visto la proliferazione di molti marchi che hanno contribuito ad aumentare la confusione del turista e la difficoltà nel valutarne l effettiva efficacia; - la sostenibilità del marchio 6 : un marchio di qualità turistica, per contribuire in modo efficace allo sviluppo del turismo sostenibile, dovrebbe agire sulle diverse forme di 5 Nel Rapporto di Ricerca sono stati approfonditi i marchi Green Globe 21 e CST-Certification for Sustainable Tourism-Costa Rica per quanto attiene il campo internazionale, il progetto VISIT attivo a livello europeo e per quanto riguarda il panorama nazionale gli Alberghi raccomandati da Legambiente e il marchio del Touring Club Italiano Bandiera Arancione. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 10

11 sostenibilità e garantire una sostenibilità ambientale attraverso la riduzione degli impatti, una sostenibilità sociale che tenga conto del contesto culturale-locale (salvaguardia delle tipicità, rispetto delle culture locali, accessibilità ai disabili, ecc.) ed una sostenibilità economica che possa garantire la possibilità di utilizzo del marchio anche e soprattutto alle piccole e medie imprese che molto spesso rappresentano la vera realtà dell offerta turistica. Attualmente i marchi presenti sul mercato hanno concentrato maggiormente la loro attenzione sulla sostenibilità ambientale tanto che molte applicazioni possono garantire una gestione ambientale corretta da parte dei soggetti aderenti ma non è detto che essi agiscano in modo concreto per favorire lo sviluppo di un turismo sostenibile in senso lato. - Alcune tematiche derivanti dall analisi dei casi studio trovano conferma della loro importanza e attualità anche nell indagine diretta svolta sul campo, in particolare il tema dei controlli e quello del sistema di promozione del marchio risultano essere i temi nodali sui quali agire in futuro- per garantire l effettiva efficacia ed efficienza di un marchio destinato a qualificare il turismo. L analisi delle applicazioni esistenti evidenzia infine l importanza della creazione di un supporto tecnico nella fase di implementazione del sistema. Alcune forme di etichettatura (es. GG 21, Bandiera Arancione) hanno previsto la creazione di vere e proprie strutture e gruppi di supporto per favorire l adozione dei marchi anche in quelle realtà minori che possono incontrare difficoltà a sviluppare in modo autonomo programmi di lungo periodo (questo elemento è maggiormente presente nel caso dei marchi territoriali). Ai fini della presente ricerca si è riscontrato che, allo stato attuale, non esiste un marchio specifico destinato a qualificare il turismo nell ambito delle aree protette 7. In genere i marchi esistenti non precludono l applicazione in queste realtà (es. Comuni con Bandiera Arancione nel Parco Nazionale del Pollino o tentativo di applicazione del marchio Alberghi raccomandati da Legambiente all interno del Parco Nazionale dell Arcipelago Toscano) ma non essendo destinati a questi ambiti specifici alle volte rischiano di non essere completamente efficaci. L implementazione di queste forme di etichettatura, in particolare di quelle internazionali, può risultare svincolata dalla realtà contingente, poco collegata alle finalità del Parco e alla valorizzazione della realtà locale e molto spesso di difficile applicazione da parte di piccoli operatori quali possono essere quelli presenti in un area protetta (sostenibilità economica del marchio). 6 Il tema della sostenibilità (ambientale, economica e sociale) di un marchio di qualità turistico è affrontato in modo approfondito nel prg del Rapporto di Ricerca. 7 Si esclude il caso dei Gites Panda perché destinato alle sole strutture ricettive, con effettivi limiti nel garantire lo sviluppo del turismo sostenibile in senso lato. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 11

12 3 POLITICHE PER LA QUALITA DEL TURISMO NELLE AREE PROTETTE La Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree Protette (Carta) recependo le raccomandazioni dell Agenda 21 e del Quinto Programma d Azione per l Ambiente dell Unione Europea, si presenta come uno strumento specifico per gli enti di gestione delle aree protette che intendono affrontare le complesse relazioni tra turismo e conservazione della natura 8. La Carta si presenta come uno strumento strategico volto ad aiutare i Parchi a definire una strategia di sostenibilità turistica e ad attuarla. I principi (espressi dall Agenda 21) cui la carta si ispira per realizzare la sostenibilità turistica nelle aree protette sono: - il carattere locale dello sviluppo, - la complementarità dell approccio bottom-up e top-down nel governo del territorio, - costituzione di partenariati, equità intergenarazionale e intragenerazionale La Carta rappresenta un patto in base al quale i firmatari s impegnano ad attuare una strategia locale in favore del turismo durevole. Se l Ente parco è il promotore del processo di attuazione dei principi del turismo sostenibile contenuti nella Carta, la loro realizzazione richiede la fattiva collaborazione delle imprese turistiche e dei T.O. la Carta infatti individua in questi soggetti i partners con cui il Parco collabora e chiede anche a loro di realizzare diagnosi, strategie e azioni tenendo conto della specifica attività da loro realizzata. L area protetta, dal momento in cui si candida alla Carta è tenuta a dar vita a forum (in cui raccogliere le idee progettuali e gli obiettivi espressi da tutti i protagonisti coinvolti nel processo) a elaborare la strategia ed il programma di azioni. Dal momento in cui il Parco ottiene il riconoscimento di Charter Park, esso è tenuto, inoltre, a monitorare continuamente i risultati conseguiti e a trasmetterli alla Commissione europea di valutazione. Il percorso d adesione alla Carta richiede la realizzazione delle seguenti fasi: - diagnosi del territorio; - stesura della strategia pluriennale; - redazione del piano di azioni contenente gli impegni concreti da realizzare. La Carta richiede, quindi, che sin dall inizio siano considerate le necessità territoriali e che il Parco lavori poi in partenariato con altri soggetti al fine di stimolare la presa di coscienza collettiva delle peculiarità dell area e riformulare l offerta turistica in termini di una sua maggiore sostenibilità. La strategia che scaturisce dalla Carta ha carattere locale e si traduce nell assunzione di impegni reciproci tra Parco, imprese turistiche e T.O., nella realizzazione di forme di cooperazione tra questi soggetti e conseguente ripartizione delle responsabilità che portano a definire gli impegni di ciascuna tipologia di attore. Questi ultimi sono diversificati a seconda dei soggetti cui si riferiscono sin dalla fase di diagnosi: la Carta 8 Le esperienze italiane di adesione alla Carta si riferiscono al Parco delle Alpi Marittime, che ha partecipato al progetto sin dall inizio come Parco Pilota, ed in seguito il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 12

13 indica, infatti, per Parco imprese e T.O. il loro ruolo specifico, le modalità di adesione, l oggetto e lo scopo della diagnosi che ciascuno è tenuto a realizzare. L adesione alla Carta, nell ambito del tema della qualità del turismo, si configura come uno strumento strategico di base per la sostenibilità; esso può contenere gli elementi necessari a definire le caratteristiche di un marchio di qualità del turismo dell area protetta nell ambito di un processo di miglioramento ambientale, sociale ed economico promosso dal Parco e definito in accordo con gli operatori del turismo. Il processo verso la sostenibilità può sfociare nella definizione di un processo di Agenda 21 Locale 9 (A21L) con cui la Carta condivide i principi generali e gli strumenti operativi. Il processo di A21L appartiene ad una nuova generazione di strumenti di programmazione e governo locale basati sulla partecipazione e sulla corresponsabilità. Essa supera l impostazione normativa e settoriale della pianificazione tradizionale per dar luogo ad un impostazione integrata e collaborativa, con aspetti volontaristici. Secondo questo approccio alle strutture amministrative viene richiesto, non tanto di svolgere funzioni di governo dall alto, quanto di aprire momenti decisionali in cui sia maggiore l interazione tra settore pubblico e attori socio-economici. Proprio per questi motivi l A21L considera le realtà locali (Amministrazioni pubbliche, Comunità montane, Enti parco) come i principali destinatari in quanto soggetti di governo più vicini ai cittadini e ai diversi attori sociali ed economici. L applicazione del processo ai diversi destinatari non è fondata su procedure standard da rispettare ma semplicemente su linee guida consigliate dai principali network internazionali; lo strumento quindi ha il vantaggio di essere molto flessibile ma allo stesso tempo l eventuale successo risulta essere strettamente dipendente dalla realtà contingente (presenza di competenze qualificate, motivazioni del soggetto promotore, collaborazione tra i soggetti interessati, capacità organizzative e di coinvolgimento della comunità locale). Lo sviluppo del processo porta alla redazione del Piano d Azione Locale che deve necessariamente mantenere un impostazione pragmatica e flessibile, cercando di mettere in rete obiettivi e politiche derivanti da strumenti di piano già attivati, ovvero deve tentare di sintetizzare nell ambito di un approccio integrato gli sforzi e le azioni già avviati nei diversi settori d azione. Secondo quanto risulta dall analisi sviluppata nel Rapporto di Ricerca il processo di A21L è riconosciuto dai soggetti pubblici come un valido strumento per garantire uno sviluppo sostenibile del territorio 10. Le criticità del processo possono essere sintetizzate nei seguenti punti: - difficile rapporto tra i tempi di attuazione richiesti dal processo e il ricambio amministrativo dei soggetti promotori; - difficoltà nel rendere concrete le scelte del Piano d Azione; 9 L A21L è definita nel cap.28 del documento internazionale Agenda 21 come un processo multisettoriale e partecipativo per realizzare gli obiettivi dell Agenda 21 a livello locale, attraverso la definizione e l attuazione di un Piano strategico di lungo termine che affronta le problematiche prioritarie di sviluppo sostenibile a livello locale. 10 Ai fini del presente studio si ricorda che l indagine sul campo ha registrato l attivazione di processi di A21L in 5 Parchi nazionali. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 13

14 - scarsa collaborazione tra i partner interni degli enti promotori; - prevalenza della tematica ambientale-territoriale sugli aspetti economici e sociali; - livelli di partecipazione ancora poco sviluppati e consolidati Per quanto attiene lo specifico del settore turistico la necessità di realizzare processi di A21L nasce dalla constatazione che il fattore turismo, accanto ai tanti effetti positivi (valorizzazione delle località, crescita del reddito, interscambio culturale, allargamento delle visioni, ecc.) può generarne altri negativi sull'ambiente e sulla sostenibilità dello sviluppo. In questo contesto si può affermare che, nel ciclo di vita del prodotto turistico (inteso come prodotto globale creato da una località turistica e come risultato della funzione produttiva di una pluralità di imprese e della loro interazione con l'ambiente naturale, urbano e socioculturale circostante) la qualità ambientale diventa un fattore di ri-posizionamento competitivo dell'offerta turistica ed il processo di A21L diviene uno strumento particolarmente utile per avviare il percorso. Tra gli altri esempi di politiche per la qualità del turismo nelle aree protette è stato affrontato il caso della rete dei parchi naturali regionali francesi, che rappresenta una realtà interessante, dove la gestione del territorio e la tutela dell ambiente appaiono integrate nelle diverse attività di sviluppo dell area. Ai fini del presente studio, è importante rilevare che anche in ambito francese i parchi hanno perseguito, negli ultimi anni, una politica di concessione del proprio logo a prodotti agroalimentari tipici e a servizi turistici. Questo meccanismo permette al prodotto di rafforzare la propria immagine e al Parco di orientare le tecniche di coltivazione, di trasformazione e produzione in due direzioni principali: quella ambientale e quella della tradizione. La necessità di raggiungere un mercato sempre più vasto ha posto l esigenza di creare una rete nazionale, tramite un marchio comune a tutta la Federazione 11, strategia che però si scontra con due ordini di problemi: - la differenziazione dei criteri in base ai quali sono stati concessi i marchi nei rispettivi parchi; - la mancanza di una rete di vendita. L esperienza francese evidenzia come il marchio - in quanto strumento per la qualità - debba qualificarsi come un mezzo e non come fine, inserendosi in un piano strategico di sviluppo che preveda incentivi per le aziende, nonché la messa in campo di risorse umane per la consulenza e il supporto continuo alle imprese. In questo contesto quindi, il marchio non è finalizzato esclusivamente all attestazione della qualità del prodotto ma anche ad accompagnare il percorso di differenziazione e di appartenenza al parco, scelto e intrapreso dall impresa interessata. Nel caso della concessione del logo del Parco a servizi turistici va sottolineato l approccio di sistema adottato da alcuni parchi regionali che attribuiscono il riconoscimento di alberghi ecologici, Hotels au natural, per gli alberghi che rispettano una serie di requisiti comuni che riguardano la gestione dei rifiuti, gli approvvigionamenti, i materiali da costruzione, ecc. 11 La Federazione dei Parchi francesi si configura come tramite tra i Parchi e il Ministero dell Ambiente: essa rappresenta lo strumento tecnico di consulenza presso i singoli Parchi nonché l organismo di definizione dell immagine dell intera rete che si trova a rappresentare. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 14

15 4 MARCHI E CERTIFICAZIONI DI QUALITA NEI PARCHI NAZIONALI Nel corso della ricerca le applicazioni di concessione dell emblema del Parco sono state distinte in tre tipi, a seconda delle architetture di riferimento (natura delle regole; meccanismi di controllo). Il primo tipo, definito sulla base degli scopi prettamente promozionali, non prevede regole che entrano nel merito di chiari criteri oggettivi, dai quali possono discendere effetti sul modo di produrre o di fornire servizi da parte degli operatori locali. In questo caso il Parco concede il proprio emblema a suo insindacabile giudizio e in presenza di generici requisiti di qualità dell attività del richiedente, o di sola inclusione entro i confini dell area protetta, allo scopo di promuovere il tessuto locale (che sotto l egida del Parco, specie se si tratta di un area protetta rinomata, può incrementare le proprie vendite o catturare nuove nicchie di mercato) e di avere un suo ritorno in termini di immagine (ad esempio, stemperando il dissenso presso le popolazioni locali) ed entrate aggiuntive (in genere la concessione è a titolo oneroso). Questo primo tipo di concessione dell emblema, definito di prima generazione, se da un lato non influisce direttamente in processi di miglioramento qualitativo di beni e servizi, dall altro ha il pregio di costituire, talvolta, un primo passo da parte dell Ente Parco verso un approccio collaborativo col proprio tessuto locale. La valutazione che se ne dà in sede di ricerca non ha pertanto connotazioni negative, poiché si riconosce che in determinati momenti storici (aree protette caratterizzate da un approccio protezionista, in assenza di dialogo con le popolazioni locali) o in particolari contesti (aree protette con forti problematiche territoriali, con squilibri nella fruizione turistica o conflittualità del tessuto locale verso l Ente Parco) anche la semplice concessione dell emblema del Parco può rappresentare un primo passaggio verso un ruolo maggiormente propositivo e incisivo da parte dell ente di gestione verso le comunità locali. D altro canto, sarebbe improprio definire questo primo tipo di concessione dell emblema alla stregua di un marchio di qualità 12. Il secondo tipo corrisponde ad un modello di concessione dell emblema associato a disciplinari di qualità e meccanismi di controllo. Il ruolo promozionale non viene meno, ma acquisisce maggiori significati (promozione della sostenibilità, ruolo di sensibilizzazione degli operatori verso l adozione di pratiche a basso impatto ambientale, promozione verso i mercati). In questo caso, non è sufficiente la sola appartenenza territoriale all area protetta per fregiarsi dell emblema del Parco, ma occorre che il destinatario del marchio rispetti determinati criteri e che si sottoponga al controllo per verificare la rispondenza del proprio operato verso i dettami del disciplinare. I criteri previsti nel disciplinare d uso del marchio del Parco possono appartenere, a seconda dei casi, ai due approcci già citati: 12 La concessione dell emblema a scopi prettamente promozionali è stata attuata dai parchi nazionali d Abruzzo, Lazio e Molise, Arcipelago Toscano, Gran Sasso e Monti della Laga; Majella; Monti Sibillini, Gran Paradiso e Vesuvio. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 15

16 meccanismi della certificazione di prodotto, che fanno riferimento a determinati standard, col raggiungimento di soglie prefissate (criteri obbligatori) e altre facoltative (modello del parco nazionale dello Stelvio); meccanismi della certificazione di sistema o processo, che identificano un percorso di graduale miglioramento delle proprie prestazioni, senza la richiesta di una soglia minima d ingresso (modello del parco nazionale delle Cinque Terre) La natura dei criteri è variabile da caso a caso ma, in genere, è rivolta a dare risalto alla riduzione degli impatti ambientali (sostenibilità ambientale) e all efficienza gestionale (sostenibilità economica); non sempre contempla la sostenibilità sociale (promozione delle fruizione presso fasce deboli, salvaguardia delle tipicità locali, ecc.). In genere, nell architettura di questo secondo tipo sono previsti controlli, ma per motivi diversi (mancanza di risorse finanziarie e di personale; novità del marchio e necessità di rodare i meccanismi; ecc.) non sono stati attuati in tutti i Parchi. Una parte di essi ha previsto il controllo da parte di un ente terzo, aspetto che conferisce maggiore credibilità al marchio (parco delle Cinque Terre; Foreste Casentinesi M. Falterona e Campigna; Gargano; Pollino). Altri ancora, hanno previsto controlli col proprio personale, come il caso dello Stelvio. Questo aspetto va rimarcato perché la mancanza dei controlli fa venir meno la credibilità del marchio del Parco. Una caratteristica riscontrata in alcuni dei casi di applicazione (parco delle Cinque Terre) è il ruolo di consulenza e accompagnamento svolto dall Ente Parco o suoi incaricati, per seguire più da vicino gli operatori locali nei processi di miglioramento qualitativo delle loro prestazioni. Questa attività, oltre a rappresentare un sostegno pratico, permette di stringere i rapporti fra l Ente e gli operatori, di incrementare la fiducia, variabile essenziale nelle relazioni economiche e sociali fra organizzazioni. Un altro tratto che contraddistingue questo secondo tipo di concessione dell emblema è che tale applicazione si inserisce spesso in un più ampio quadro di politiche sostenibili intraprese dall Ente Parco (Agenda 21; Carta europea del turismo sostenibile; comitati costituiti ad hoc, protocolli d intesa, ecc.); non si tratta dunque di un episodio isolato, ma di un tassello inserito in una cornice più vasta, nella quale i miglioramenti qualitativi dei singoli produttori di beni o erogatori di servizi costituiscono una parte. In generale, questi Parchi si stanno facendo portatori di politiche di conservazione attiva e sviluppo sostenibile con modelli di governance del territorio, con approcci partecipativi, concertativi, coinvolgendo sempre di più i propri attori locali non tanto in una corresponsabilizzazione astratta verso la riduzione degli impatti ambientali, quanto nella presa in carico diretta dei meccanismi atti a diminuire tali impatti, come matrice di sostenibilità. Inoltre, aspetto da sottolineare, gli operatori locali sono chiamati non solo ad attuare processi per la sostenibilità, ma talvolta a decidere le regole. Il terzo tipo di concessione dell emblema, che non è altro che una variante del precedente, fa capo ai Parchi che hanno adottato un sistema di gestione all interno di percorsi certificativi quali ISO , ISO ed EMAS. Questi enti concedono il proprio marchio agli operatori che, all interno di un processo identificato nelle Linee guida ENEA UNI SINCERT, si fregiano della qualifica di fornitori di qualità del La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 16

17 parco, poiché aderiscono alla Politica di qualità dell Ente, portando il loro contributo. L emblema del Parco è una sorta di riconoscimento, di premio, a quanti all interno dell area protetta, si adoperano per raggiungere gli obiettivi di miglioramento qualitativo e ambientale perseguiti dall ente di gestione. Il punto di forza è che, in questo caso, il marchio del parco appoggiandosi ad un sistema di gestione acquista credibilità in quanto si basa su uno strumento trasparente e controllato per gestire il processo. La concessione dell emblema avviene quando il Parco ha svolto tutti i passaggi necessari previsti dalle procedure dello schema e ha creato i forum delle parti interessate (articolati in tavoli specifici a seconda delle tematiche) dai quali sono discesi i criteri per la concessione dell emblema, ovvero della dicitura fornitore di qualità del parco. Rispetto agli altri tipi, questo caso non è stato ancora interpretato appieno, poiché le iniziative di certificazione degli Enti Parco sono un fenomeno recentissimo e non ancora concluso. Fra i parchi nazionali, quello delle Dolomiti Bellunesi ha già ottenuto la certificazione del proprio sistema integrato (qualità-ambiente) e sta conseguendo la Registrazione EMAS. Il parco del Cilento e Vallo di Diano ha recentemente conseguito la certificazione ISO 14001, mentre quello del Circeo ha ancora in corso le procedure sempre per il conseguimento della ISO Facendo riferimento all esperienza del parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, il percorso intrapreso (che si è sostanziato nella redazione di un Carta di qualità del parco, dalla quale sono discesi regole e criteri per l assegnazione dell emblema del Parco) è molto affine al caso identificato nel secondo tipo. Sulla base delle informazioni raccolte, l Ente ha deciso di mantenere il meccanismo della Carta di qualità, adottato come politica di marketing territoriale per la qualità, anche in seguito al conseguimento delle certificazioni, ed è in relazione a questo che concede l uso del proprio emblema. In sostanza, chi è ammesso a usufruire dell emblema del Parco diventa automaticamente fornitore di qualità del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Un aspetto che non è stato ancora chiarito ed è considerato di non poca importanza, riguarda i criteri per la determinazione della qualifica di fornitori di qualità del parco : è sufficiente che un portatore di interessi, ad esempio un operatore del turismo, un ristoratore, contribuisca alla riduzione degli impatti ambientali evitando le porzioni monouso o le bottiglie di plastica e in base a ciò ottenga la qualifica di fornitore di qualità ambientale? In caso affermativo, che valore può avere tale qualifica nell ambito di un mercato di beni e servizi? E sufficiente per un consumatore sapere che tale operatore sta facendo qualcosa per l ambiente? Quali significati e valori può avere la qualifica di fornitore di qualità ambientale per i consumatori? Questi interrogativi non hanno per ora una risposta, poiché le applicazioni delle certificazioni negli Enti Parco sono alle esperienze iniziali e non appaiono sufficientemente esaurienti rispetto alla natura e portata delle regole. In ogni caso, l emblema del Parco, che nel secondo e terzo tipo (almeno in riferimento al caso del parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi di cui si conoscono le prescrizioni) si configura alla stregua di un marchio di qualità, si rivolge a produttori di beni e La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 17

18 fornitori di servizi e rappresenta uno strumento che da solo non può influire sulla qualità complessiva del territorio. Infatti, a differenza di altri contesti, la qualità dei parchi non è un concetto che può essere relegato alle modalità operative dei soli fornitori di beni e servizi, ma riguarda il complesso degli attori che vi operano; in più la qualità del territorio del parco è percepita, dal suo fruitore, come attrattività dei luoghi (risorse naturali e paesaggistiche) come modo di accogliere e ospitare l altro, come modo di vivere peculiare e diverso dal proprio. Vi sono dunque componenti della qualità del territorio di un parco che hanno molteplici sfumature, non tutte direttamente riconducibili nell architettura di uno schema di qualità come un marchio. Tuttavia, un marchio può comunque, se costruito con determinati criteri, incidere per far sì che quelle specificità proprie del territorio diventino elementi di distinzione in grado di esercitare una forte capacità attrattiva nel potenziale fruitore/consumatore e di svolgere un ruolo positivo nell acquisizione di vantaggi competitivi per le organizzazioni economiche locali. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 18

19 5 L INDAGINE DIRETTA NEI PARCHI NAZIONALI Le indicazioni su quale o quali tipi di marchio o di schema certificativo stiano incontrando il favore dei parchi, degli operatori locali e dei consumatori, sono stati fra gli obiettivi e i risultati dell analisi territoriale. Il marchio del Parco è lo strumento che rivela maggiore appeal fra gli operatori locali del turismo: fra tutti gli strumenti intrapresi è certamente quello che riscuote maggiori adesioni per una serie di ragioni: gli operatori possono essere coinvolti nella definizione delle regole (ad esempio, parco delle Cinque Terre); il marchio di qualità del Parco è in genere costruito in virtù dell esigenza di rappresentare le specificità locali e non di appiattire le peculiarità; costituisce frequentemente uno strumento di promozione d area delle singole offerte, sotto l egida dell Ente Parco, soggetto deputato alla conservazione e allo sviluppo di un territorio; può prevedere un meccanismo di consulenza e di accompagnamento per facilitare l applicazione; i costi quando previsti appaiono accessibili (il marchio può essere concesso sia a titolo gratuito, sia oneroso). La certificazione di sistema/processo, scarsamente diffusa in termini quantitativi, è stata scelta quasi esclusivamente da organizzazioni turistiche di un certo tipo, quali: strutture ricettive e villaggi turistici di dimensioni medio-grandi, aventi clientela straniera, spesso localizzati sulla costa o su aree al alta fruizione turistica non necessariamente connessa all esistenza dell area protetta; T.O. aventi rapporti strategici con altri intermediari/fornitori o rivolti a clientela straniera. La certificazione, come risulta da alcune interviste svolte nel corso della ricerca sul campo, è stata scelta più per finalità interne all organizzazione (razionalizzazione e controllo dei processi aziendali; aumento dell efficienza; ecc.) e per esigenze di mercati di intermediari che non come strumento finalizzato in primis a catturare nuovi clienti. La preferenza verso il marchio del Parco ha anche una sua precisa ragion d essere legata alle caratteristiche delle imprese e organizzazioni turistiche locali quali ad esempio, la piccola dimensione (in termini di addetti e di fatturato) l organizzazione interna (gestione famigliare con ruoli multipli) il tipo di mercato di riferimento (prevalentemente di bacino locale/nazionale) ecc. Il Parco si configura per tali organizzazioni come un soggetto che fa sistema, che aggrega, che fa promozione territoriale. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 19

20 Sulla base dei risultati della ricerca sul campo, secondo gli attori locali intervistati, la certificazione di sistema o processo (ISO, EMAS) sembra riscuotere un successo limitato, mentre faticano a filtrare altri marchi di tipo internazionale (GG21) o comunitario (Ecolabel) perché questi schemi: - non fanno risaltare le specificità aziendali in relazione alla connessione col territorio 13 ; - non agiscono come sistema locale, ad esempio come circuito promozionale d area; - nel caso della certificazione di sistema o processo, questa non è spendibile in termini commerciali per aumentare l attrattività del consumatore, come un marchio di prodotto, visibile al consumatore attraverso il logo apposto nelle confezioni o presso le strutture che offrono servizi; - sempre nel caso della certificazione di sistema o processo questa ha un costo alto per la tipologia delle organizzazioni presenti nei parchi, ed è poco conosciuta. Questo risultato dell indagine non va confuso col valore che possono avere le esperienze citate nel Rapporto di ricerca rispetto al panorama internazionale delle applicazioni ISO e EMAS, su cui questo lavoro non è entrato nel merito. Il dato di fatto è che risultano poche applicazioni nel comparto turistico e che queste hanno interessato organizzazioni che hanno scelto la strategia della certificazione per esigenze proprie, indipendentemente dalla loro collocazione in aree protette. Il marchio del Parco si configura più come etichetta di qualità di un territorio, che non del singolo operatore. Questa caratterizzazione è rimarcata poiché nelle applicazioni dei sistemi di certificazione sia della qualità, sia ambientale alle organizzazioni produttive avviene il contrario, nel senso che la qualità attiene alla singola organizzazione, è definita sulla base delle sue specificità e dei suoi obiettivi di miglioramento. I benefici che derivano dall implementazione dei sistemi di gestione possono avere effetti sull ambiente circostante, ma non è scontato che siano determinanti, né prioritari. In una semplificazione, la certificazione pone al centro la qualità della singola organizzazione (tranne il caso delle applicazioni ad Enti Parco, nelle quali si tiene conto dei fornitori locali, e della frontiera ancora sperimentale delle certificazioni territoriali) pur producendo effetti sull ambiente circostante; il marchio del Parco, pur riferito a singoli produttori e fornitori, pone al centro la qualità del territorio. Nell indagine sugli attori locali, svolta con uno strumento quali-quantitativo di misurazione delle risposte, sono emerse altre valutazioni circa la percezione della qualità e del grado di efficacia degli strumenti intrapresi a livello locale. La diffusione dei marchi e delle certificazioni, così come il loro grado di efficacia, sono percepite come un punto di debolezza del sistema turistico da parte dell insieme degli 13 Si pensi, ad esempio, che ben 64 dei 132 prodotti con denominazioni DOP/IGP interessano i parchi nazionali, per una percentuale pari al 48% del totale, come risulta da una recente indagine realizzata per il Ministero dell Ambiente dall INEA (2003) con la collaborazione di Federparchi e Legambiente. La qualità del turismo nei parchi (Sintesi) 20

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