COSTRUIRE E RAFFORZARE LE RETI DI COOPERAZIONE TRA CARITAS di Padre Francisco Hernández Rojas

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1 Seminario La Cooperazione fraterna tra Chiese nella testimonianza della carità Roma, 3/4 marzo 2005 COSTRUIRE E RAFFORZARE LE RETI DI COOPERAZIONE TRA CARITAS di Padre Francisco Hernández Rojas Introduzione 1. Vorrei cominciare il mio intervento ringraziando Caritas Italiana per l invito a partecipare a questo evento e condividere un punto di vista sull importante tema della Cooperazione Solidale nella nostra rete mondiale. 2. Dalla mia prospettiva questo è un tema che dovrebbe essere completamente connaturale a qualunque organismo della Chiesa, perché è impossibile immaginare un'istituzione della Chiesa che non realizzasse permanentemente le sue azioni in pieno coordinamento, comunione e scambio di risorse e di esperienze, con le istituzioni omologhe presenti in ogni regione e Paese del mondo. 3. Curiosamente però, se siamo dovuti venire a parlare di questo tema, di questa forma d essere, è perché da molto tempo, per diverse ragioni, non abbiamo realizzato la nostra pratica pastorale nella piena direzione di quello che vuole dire comunione ecclesiale. 4. Questo argomento mi dà la ragione per considerare che la cooperazione trova il suo principale fondamento in una visione ecclesiologica, in altre parole, di una Chiesa di comunione e di solidarietà. Se la Chiesa è così, il resto viene di conseguenza. 5. È a partire da questa tesi di lavoro che presento le seguenti riflessioni, svolgendo in primo luogo una breve considerazione della realtà, per poi introdurmi in questa visione ecclesiale, che è a fondamento della cooperazione, e concludere proponendo alcune esigenze pastorali. 1. Una constatazione 1. Stiamo procedendo verso una nuova epoca dove le realizzazioni sono imposte da un sistema economico basato sul mercato, con la conseguente privatizzazione dei servizi e l'affermazione di una cultura fondata sulla competizione: un sistema e una cultura che stanno generando una gran massa di emarginati ed esclusi dal sistema. 2. È necessario che la Chiesa, e con lei tutti i suoi organismi, vivano e sentano l urgenza di aggiornare la scelta preferenziale per i poveri e re-inventare modi di lavorare, in cui possiamo agire essendo solidali tra noi e solidali con gli altri 2. Alcune note ecclesiologiche 1. Alla Chiesa e, più particolarmente, alle diverse Caritas in ogni Paese e in quanto Confederazione, tocca il compito di essere testimonianza d animazione e accompagnare i processi di integrazione. Per rispondere alle tante attese che interrogano e sfidano i nostri organismi Caritas, è importante che tutti i nostri sforzi pastorali aiutino a costruire 1/6

2 «la Chiesa come la casa e la scuola della comunione» (Novo Millennio Ineunte, 43) e che, a partire da ciò, possa essere compagna e serva del cammino.. 2. In questi momenti cruciali della storia, vediamo gli ingenti sforzi che fanno diversi settori sociali per generare processi di convergenza, d integrazione e di cooperazione. A livello socioculturale, è fondamentale la creazione di una mentalità in favore dell integrazione, motivata dalla solidarietà e dalla necessaria interdipendenza delle nostre nazioni. A livello politico, per lo sviluppo di una democrazia realmente partecipativa, è essenziale consentire alla società civile il compito che le compete. A livello economico, serve uno scambio solidale di beni, dove ci sia equilibrio tra importazioni ed esportazioni, si creino posti degni di lavoro e si progettino meccanismi di controllo e di resistenza per modificare gli effetti negativi della globalizzazione economica. A livello morale, è urgente la creazione di un'etica di base, comune, sostenuta da un'educazione ai valori come la trasparenza, la laboriosità, l'austerità, la condivisione e il senso etico-religioso della vita Per queste ragioni è di vitale importanza che a livello ecclesiale scommettiamo sulla creazione e il rafforzamento di strutture che permettano un'autentica collaborazione regionale e zonale. 4. Se afferriamo, attraverso una spiritualità della comunione, «con lo sguardo del cuore, il mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce deve essere riconoscibile nel volto dei fratelli che stanno al nostro fianco con una capacità di sentire il fratello per la fede nell'unità profonda del Corpo Mistico e, pertanto, come uno che mi appartiene, per sapere condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e servire le sue necessità, per offrirgli una vera e profonda amicizia una capacità di vedere innanzitutto quello che c'è nell'altro, per accoglierlo e stimarlo in positivo, come dono di Dio» (Novo Millennio Ineunte, 43). 5. Perciò gli spazi di comunione che continuiamo a creare devono essere coltivati ed ampliati giorno per giorno. La teologia e la spiritualità della comunione suppongono l'ascolto reciproco ed efficace tra tutti i membri della famiglia Caritas, mantenendoci uniti in tutto quello che è essenziale e spingendoci a confluire in ciò che è opinabile verso opzioni ponderate e condivise (cfr. Novo Millennio Ineunte, 45). Ricordandoci che «l'unità della Chiesa non è uniformità ma integrazione organica delle legittime diversità» (Novo Millennio Ineunte, 46). Questa spiritualità deve dare anima a tutta la struttura istituzionale della cooperazione solidale, per assumere e portare a termine le esigenze, gli atteggiamenti e i compiti che ci chiedono gli uomini impoveriti e le donne impoverite. Questo sarà possibile nella misura in cui ci riempiamo di fiducia ed apertura per rispondere pienamente alla dignità e alla responsabilità d'ogni membro della Confederazione (cfr. Novo Millennio Ineunte, 45). 6. Se vogliamo configurarci con Cristo, nel circolo dell'amore della santa Trinità, e se vogliamo che l'incontro con Lui sia genuino, allora esso deve essere anche ecclesiale. Essere come Gesù Cristo è necessariamente essere una persona in comunione, un agente attivo di solidarietà. Questo è il fondamento più profondo della spiritualità della Chiesa che sperimentiamo pienamente nella celebrazione liturgica, che è sempre memoria e presenza, comunione ed invio. 1 Documento di Santo Domingo, 200 2/6

3 7. Il Sinodo dell'america insiste che l'incontro con Gesù Cristo deve essere primariamente un percorso verso la conversione, che ci porti ad accogliere e a costruire una Chiesa-Comunione, una Chiesa-Solidale, tanto nel suo essere come nel suo operare. Ed è precisamente ciò sui cui, qui di seguito, ci proponiamo di riflettere Una Chiesa comunione (Cfr. Ecclesia in America 33-51) 1. «Davanti ad un mondo frantumato e desideroso d unità è necessario proclamare con gioia e fede ferma che Dio è comunione ( ) e che chiama tutti gli uomini a che condividano la stessa comunione trinitaria» (Cfr. Ecclesia in America 33.1). 2. Questo significa costruire una Chiesa aperta ad ogni persona ed ogni popolo, decisa a stabilire i legami più profondi dell'amore con tutti e con tutte. Una Chiesa-comunione che inventi forme nuove di stabilire legami fraterni tra le Chiese del Nord e del Centro e del Sud, corresponsabile nella missione evangelizzatrice, e che condivida le risorse umane e materiali necessarie per portarla a termine. 3. Una Chiesa che possa definire meglio il suo essere diocesano di Chiesa particolare, e aprirsi in tutta la sua la ricchezza e diversità ad altre comunità e movimenti ecclesiali, sociali e popolari, con i quali si articola la sua missione, per rendere possibile un mondo alternativo. 4. Su di un altro livello, la Chiesa-comunione ha ricevuto un forte impulso in America Latina e Caraibi con la creazione e l esistenza di esperienze di cooperazione solidale tra il Nord e il Sud, tra il Sud e il Sud. Siamo grati per questi sforzi, per i frutti del lavoro di cooperazione e speriamo che, con l'appoggio di tutti, continui ad essere uno strumento efficace e di testimonianza della nostra missione pastorale. 5. Per continuare a costruire questi spazi di cooperazione solidale, segni della comunione ecclesiale, siamo chiamati alla carità nella verità, nel rispetto e nella tolleranza, abolendo definitivamente i pregiudizi e i conflitti a causa della cultura, della realtà sociale ed ecclesiale. Dobbiamo lottare contro ogni discriminazione o persecuzione contro le persone, da parte delle diverse Caritas di ciascuno dei nostri Paesi. È davvero tanto quello che possiamo fare in comune, nell ambito della preghiera, della riflessione teologica e nel lavoro condiviso per la giustizia e la pace. 6. Questa Chiesa-comunione è quella che ci porta fino al punto che la nostra esperienza di cooperazione sia solidale. Perché è proprio questa la chiave per giungere ad una Chiesa solidale Una Chiesa solidale (Cfr. Ecclesia in America 52 65) 1. Il Sinodo della Chiesa in America ci invita anche a costruire una Chiesa solidale, frutto maturo dell'incontro vitale con Gesù Cristo che ci introduce nel mistero della sua solidarietà con l'umanità poiché «essendo ricco si fece povero, per arricchirci con la sua povertà» (Cfr. 2 Cor 8, 9). Questa Chiesa solidale fonda la sua attività sulla condiscendenza che ha avuto il Padre con noi, inviandoci il suo proprio Figlio perché abbiamo la vita, e vita in abbondanza (cfr. Gv 10, 10). La sua migliore espressione si trova nella Parabola del Buon Samaritano che risponde magistralmente alla domanda sul prossimo. È lo stesso Dio che si è fatto prossimo dell'umanità affinché tutti noi scopriamo il cammino della compassione! «Se così ci hai amati Dio Va e fa anche tu altrettanto! (cfr. 1Gv 4,10; Lc 10,25-37)». 3/6

4 2. La Chiesa aspira ad instaurare pienamente nel mondo una ecologia umana. Ad aiutare in altre parole nella gestazione di una società che sia totalmente favorevole alla vita degli esseri umani uomini e donne - ed alla loro inalienabile dignità. Per questo motivo si interessa della loro vita integrale, che include la salute, l'educazione, la pace, il loro diritto di dare culto a Dio con piena libertà. Si interessa dei diritti umani, della difesa della vita, della promozione della donna, ecc. 3. In questo spirito ecclesiale in America Latina e Caraibi vogliamo una Caritas mossa dall'amore e dalla com-passione, che non consideri come estranee le gioie e, tanto meno, le tristezze della gente di questo tempo. La sua priorità nell'amore si dirige verso i poveri e gli esclusi. L'atteggiamento della Caritas nella Chiesa «deve includere l'assistenza, la promozione, la liberazione e l'accettazione fraterna. La Chiesa pretende che non ci siano emarginati in assoluto» (cfr. Ecclesia in America 58.1). 4. È qui dove siamo chiamati a generare una nuova fratellanza, una nuova solidarietà, una Chiesa, una Caritas. Per questa ragione dobbiamo evitare di cadere in nazionalismi gretti o in pregiudizi di qualunque genere. Rinunciare alle segregazioni, all'intolleranza e al pregiudizio: che venga Gesù Cristo vivo, davanti al quale «non c'è più né ebreo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna. Uniti a Cristo Gesù tutti voi siete uno» (Cfr. Gal 3, 38). 5. È necessario svegliare in tutte le Caritas la coscienza della corresponsabilità nella vita e nella missione della Chiesa. Così saremo più disposti ad offrire i nostri talenti ed i nostri beni al servizio dell'unica missione: la costruzione del Regno di Dio. 6. L'azione della Caritas è molteplice, arrivando agli «impoveriti e agli emarginati d ogni genere» (Cfr. Ecclesia in America 58.1). Questa azione è segno storico della scelta preferenziale per i poveri. «Dio ascolta il clamore dei poveri (Sl 34,2) e noi Caritas nella Chiesa dobbiamo stare attenti al clamore dei più bisognosi. Ascoltando la loro voce, dobbiamo vivere con i poveri e condividere i loro dolori ( ) Dobbiamo, infine, testimoniare, attraverso il nostro stile di vita, che le nostre priorità, le nostre parole e le nostre azioni sono in comunione e in solidarietà con loro» (cfr. Ecclesia in America 58.3). 7. Il sistema di mercato imperante ha una concezione economicista della persona, «considera i guadagni e le leggi del mercato come dati in pratica assoluti, in detrimento di un autentico rispetto delle persone e dei popoli». La logica di questo sistema normalmente è invocata sotto forma di quadro ideologico che giustifica «alcuni atteggiamenti e modi di operare nel campo sociale e politico che causano l emarginazione dei più deboli» (Cfr. Ecclesia in America 57.2). Non deve essere così tra noi, Caritas. Dobbiamo essere una sola famiglia capace di lavorare, nel nome della fede in Gesù Cristo, per la trasformazione delle realtà terrene (Cfr. Ecclesia in America 54.1). 3. Rafforzare la cooperazione solidale: alcune esigenze 3.1. Apprezzare e rispettare il pluralismo: la spiritualità del dialogo 1. La diversità e la pluralità sono l'espressione di un Dio che ci ha creati liberi, a sua immagine e somiglianza. Per tale ragione, rispettare ed accogliere chi è differente è accogliere il proprio Dio, sempre nuovo e sorprendente. 2. Questo implica di sapere convivere col conflitto, nel frutto dell'incontro tra le diversità che possono uscire arricchite da una relazione dialogica. La tolleranza che è il rispetto dell'altro, si rivela attualmente come un valore evangelico rilevante, che la modernità ha 4/6

5 portato alla luce del giorno. Accettare l'altro, tale quale egli è, non è essere d accordo; è punto di partenza per un vero dialogo mediato dalla verità. Così emerge un'autentica spiritualità dal dialogo Innovare ed innovarsi: una mentalità di cambiamento 3. Il dinamismo della storia e la velocità dei cambiamenti, dovuti ai sorprendenti sviluppi tecnici, esigono dai cristiani non solamente un cambiamento di mentalità, bensì una mentalità di cambiamento. Il cambiamento della mentalità non è solamente un modo diverso di pensare a livello intellettuale, è bensì «una revisione del proprio modo di agire alla luce dei criteri evangelici» 2. La mentalità del cambiamento vuol dire stare in un processo di conversione permanente, poiché questo rinnovamento costante è un impegno che abbraccia tutta la vita 3. Non possiamo continuare incentrati sui nostri stili di vita, dobbiamo guardare agli altri e cooperare con loro, sapendo che non agiamo unilateralmente senza entrare in relazione con coloro che stanno nella situazione, gettati al bordo della strada 3.3. Imparare dagli altri: un'altra forma di testimoniare la fede 4. I cristiani condividono lo stesso destino dell'umanità. Per tale motivo, dialogo e disposizione ad imparare dagli altri sono anche testimonianza della fede Discernere insieme, mai da soli: umili davanti alla Verità 5. È certo che la verità non coincide sempre col criterio della maggioranza; ma è anche certo che l'isolamento ci fa più propensi all'errore. Cercare la migliore risposta alle sfide di oggi non è un compito solitario bensì un compito solidale. Un compito che implica il dibattito, il confronto delle ipotesi, l'umiltà; e, soprattutto, l'onestà intellettuale. Non hanno oramai più rilevanza, nel mondo d oggi, gli argomenti d autorità, l argomento della forza: c è bisogno della forza dell'argomento. 6. La ricerca della verità, in forma analitica e scientifica, esige uno sforzo interdisciplinare e multidisciplinare: vale a dire, uno sforzo collettivo, di collaborazione e servizio nell'umiltà. Evitare il dibattito è rinchiudersi in una falsa o antiquata concezione o formulazione della verità; è perdere l'opportunità di avanzare, di autosuperarsi; in sintesi, di essere più efficaci nel mondo. 7. A partire da questi atteggiamenti abbiamo di fronte la grande sfida di rafforzare la nostra spiritualità e la nostra capacità di servizio, e di aprire nuovi campi di partecipazione con le Caritas delle altre regioni, per la costruzione di una società più giusta e fraterna. In questo schema, noi Caritas abbiamo molti contributi da dare, ed è la Chiesa intera che ha molto da dare, a partire dalla sua realtà istituzionale. Per questa ragione, bisogna risvegliare, incoraggiare e sottolineare l'obbligo della partecipazione nei diversi sforzi di cooperazione solidale. Noi siamo sale della terra, luce del mondo e fermento nella massa. E manchiamo gravemente quando, per negligenza, disinteresse o semplice comodità, non assumiamo la vocazione alla quale stiamo chiamati come membri di una stessa famiglia di Caritas Internationalis. 2 Ecclesia in America, Ecclesia in America, 28. 5/6

6 4. Per rafforzare la cooperazione solidale: alcune caratteristiche 1. Al XV Congresso delle Caritas dell America Latina e dei Caraibi e al II Incontro Continentale delle Pastorali Sociali-Caritas, realizzato a Città del Messico dal 19 al 24 marzo 2003, tutti noi partecipanti abbiamo definito una serie di caratteristiche per la Cooperazione Solidale, in uno sforzo per rifletterla ed interiorizzarla. 2. Le caratteristiche qui indicate mi sembrano molto preziose perché sorgono dall'esperienza della zona dell'america Centrale, Messico e Panama, e in qualche modo ora tutti le stiamo maturando e assimilando. 3. In quell occasione noi dicevamo che ogni esperienza di cooperazione solidale deve avere le seguenti condizioni: modellarsi sul principio della reciprocità e dello scambio vicendevole; modellarsi a partire dalla realtà dei rispettivi popoli dove le culture siano rispettate; essere un modello che rispetti i principi della Dottrina Sociale della Chiesa, tra cui la solidarietà, la sussidiarietà, il valore della persona; essere un modello di cooperazione che non crea dipendenze; essere un modello che non debiliti la struttura sociale esistente per realizzare mete di sviluppo; essere un modello che favorisca il protagonismo degli impoveriti; essere un modello che favorisca l acquisizione di capacità, il che significa un modello creativo (com è Dio stesso, un Dio vivo e che invita ad adattamenti continui). 5. Per concludere Il presente sforzo non ha la pretesa di dare una parola definitiva ma una proposta di lavoro. Proposta che, unita al già meraviglioso sforzo di Caritas Internationalis, possa suggerire a tutta la Confederazione un manuale su questo tema; un manuale che ci aiuti a rafforzare questo stile di vita, questa forma di essere Chiesa. Per tale motivo credo che questa metodologia di lavoro sia vitale: non solo perché ci potenzia come organizzazione, ma soprattutto perché ci avvicina molto di più alla forma d essere e di agire che è del Signore Gesù e del suo corpo, la Chiesa. Questa presentazione è una cornice di riferimento, ma spetta alle Caritas fare la storia. Roma, 4 marzo P. Francisco Hernández Rojas, Segretario Esecutivo delle Caritas di America Latina e Caraibi Direttore di Pastorale Sociale Caritas Costa Rica 6/6

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