Fondazione Opera Immacolata Concezione Onlus SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI A CASA COI NONNI. Storie di famiglie allargate... tra le generazioni

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1 SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI Fondazione Opera Immacolata Concezione Onlus A CASA COI NONNI Storie di famiglie allargate... tra le generazioni 1

2 Prima edizione: settembre 2012 ISBN by cleup sc Coop. Libraria Editrice Università di Padova via G. Belzoni 118/3 Padova (t ) Tutti i diritti di traduzione, riproduzione e adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo (comprese le copie fotostatiche e i microfilm) sono riservati. Impaginazione di Cristina Marcato. Grafica di copertina di Massimo Maltauro. 2

3 Indice Presentazioni Ripartire dalla famiglia allargata 9 Angelo Ferro, Presidente Fondazione OIC Onlus Di nonno in nonno, le belle storie della nostra infanzia 12 Antonia Arslan, Presidente della Giuria A casa con i nonni, un antologia di ricordi 14 Luisa Scimemi di San Bonifacio, Presidente emerita Società Dante Alighieri Comitato di Padova Abbiamo bisogno di un nuovo Umanesimo 17 Alessandro Russello, Direttore «Corriere del Veneto» Un nonno non si improvvisa 20 Roberto Papetti, Direttore «Il Gazzettino» Due nonne strordinarie 22 Antonio Ramenghi, Direttore «Il mattino di Padova», «La tribuna di Treviso», «La Nuova di Venezia e Mestre», «Corriere delle Alpi» Anziano, una parola da maneggiare con cura 24 Ario Gervasutti, Direttore «Il Giornale di Vicenza» Verso un epoca di super-nonni 26 Maurizio Cattaneo, Direttore «L Arena» 3

4 La famiglia intergenerazionale paradigma anche per l azienda 28 Fabio Franceschi, Presidente Grafica Veneta SpA Anche noi una famiglia allargata 30 Ambrogio Fassina, Presidente Cleup Racconti & Poesie Nonna e bisnonna 33 Tempi lontani 35 A casa coi nonni 37 Il ricordo dei nonni per le mie sante feste e l amore del mio canto 40 Al nonno (25/1/ /2/2012) 42 Le forti radici della famiglia. Un insegnamento dal passato al futuro 43 Una lunga vita 53 Altri tempi 56 Ricordi di un bambino di ottanta anni 59 Evviva i nonni! 63 Una famiglia di campagna 67 Suona ancora 71 Lui e Lei, due nonni speciali 74 Nell amore uniti 77 Ninna nanna pupa zuccherosa 80 A casa con i nonni 85 Se chiudo gli occhi 87 In casa 89 La mistica ortodossa 93 La mia fragile forte Nonna 95 4

5 La mia famiglia: ieri un alveare, oggi piccole cellette 99 La mia nonna 103 Diario di un amicizia 105 C era una volta Il gioco di una volta 110 Insieme 113 La valigia dei ricordi 116 Nonno d America 120 La Cappella del Nonno 124 Una famiglia matrioska. L incrocio interetnico (e casuale) di quattro generazioni 125 I partecipanti 131 Civitas Vitae, la prima infrastruttura di coesione sociale in Italia 133 I promotori 141 5

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7 Presentazioni 7

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9 Ripartire dalla famiglia allargata Giunto ormai alla quinta edizione, il nostro concorso letterario, superato l abbrivio, si avvia a diventare un appuntamento di tradizione. L allargamento dei partner editoriali dall iniziale «Corriere del Veneto» alle testate Finegil, Athesis e a «Il Gazzettino» è certamente un positivo segno del sempre più ampio coinvolgimento della società veneta, conseguito grazie alla grande sensibilità dei direttori Russello, Ramenghi, Papetti, Gervasutti e Cattaneo e dei loro Editori. Un vero lavoro di squadra che ha visto nella Presidente di Giuria Antonia Arslan un infaticabile motore di iniziativa e promozione, insieme alla casa editrice Cleup, Grafica Veneta e Dante Alighieri nelle varie fasi operative. Un ampliamento dei partner che mi pare felicemente coerente con il tema di quest anno: racconti che parlano di famiglie allargate, un concetto oggi consueto che qui però ci è piaciuto declinare secondo una diversa ma antica prospettiva, che affonda le radici nella tradizione veneta della famiglia, dove spesso si trovavano a convivere sotto il medesimo tetto diverse generazioni, dai neonati fino ai nonni e perfino ai bisnonni. Famiglie che erano dei veri e propri incubatori di società e rapporti sociali; famiglie come contesti in cui l intreccio intergenerazionale e la solidarietà hanno permesso la nascita e il cementarsi di valori e relazioni solide, basate su scambi reali, rifuggendo le deliranti logiche di quella virtualizzazione anche economica che ci ha fatto precipitare in questa durissima crisi. Ritrovare unità e coesione rappresenta quindi la chiave di questi nostri giorni, ripartendo proprio dal nucleo fami- 9

10 liare, prima cellula di civiltà. Una coesione la cui preziosità risulta pienamente compresa solo nel momento in cui viene meno, quando cioè una logica basata su separatezze e specializzazioni (dei mestieri, del numero, della performance, degli ambiti, dei protocolli ecc.) ha spazzato via anni di tessuto sociale intrinsecamente relazionale, sul quale era stato costruito, da tutti, un territorio florido, sano e accogliente. Urge un cambiamento radicale, fondato su coesione sociale, sussidiarietà, intergenerazionalità, ossia sul recupero della capacità collettiva di raggiungere obiettivi comuni, riportando nella prassi quotidiana quelle antiche abitudini di cooperazione e collaborazione oggi paradossalmente matrici di molti successi di intraprese innovative (basti pensare al valore della conoscenza collettiva sviluppato da un iniziativa quale wikipedia) mentre sostanzialmente purtroppo disattese, annegate in egoismi e particolarismi sterili. Un ritorno ai fondamentali che non intende restare a crogiolarsi nel rimpianto del mondo passato ma che invece significa avere fiducia e visione del futuro, operando lungo una prospettiva che è nelle nostre mani, specie quando l impegno dell Io riesce a farsi Noi. In questa logica è cruciale il ruolo dei longevi come risorsa, in quanto portatori di esperienze (hanno superato una guerra mondiale!) e di saperi da trasmettere alle sempre più rassegnate giovani generazioni convinte che la realtà non si possa modificare e riprogettare: i longevi sono qui a dimostrare che le difficoltà si possono, si debbano superare; che il mondo si può, si deve cambiare. E magari anche rapidamente, soprattutto se tutti partecipano, nelle differenze di ruoli e responsabilità, da protagonisti per il Bene Comune. Non è una ripartenza facile, ma è in questa direzione che da anni la Fondazione OIC insieme alla schiera di crescenti sostenitori si è fatta parte attiva, costruendo un percorso che inizia con la storica esperienza di assistenza alle persone longeve per arrivare ad occuparsi di tutte le persone in situazione di fragilità, sia dovuta ad accadimenti esterni (il mondo della disabilità) sia connessa alla fase iniziale della vita (la prima infanzia). 10

11 In questa logica, con inesorabile concretezza, la Fondazione OIC ha voluto realizzare nel tempo una vera e propria palestra, un laboratorio sociale da mettere a disposizione del territorio veneto, un contesto per esercitarsi e allenarsi, a partire dalle più giovani generazioni, a vivere e crescere in armonia di inclusione, sussidiarietà e solidarietà. Ecco la narrazione del Civitas Vitae (brevemente illustrata nelle pagine finali di questo libro), vera e propria infrastruttura di coesione sociale aperta e vitale perché generata da quell agire donativo che, unendo, riesce sempre a ridare slancio ed energia per progredire. Angelo Ferro Presidente Fondazione OIC Onlus 11

12 Di nonno in nonna, le belle storie della nostra infanzia Quest anno l argomento proposto è stato davvero sentito, e il raccolto abbondante e valido. A casa coi nonni. Storie di famiglie allargate fra le generazioni è un tema molto bello e soprattutto stimolante, che ha parlato al cuore e alla mente di molti. Poco sentimentalismo, molta concretezza e fedeltà di ricordi, che ci hanno messo davanti agli occhi e all immaginazione vividi quadri di ieri e di oggi, famiglione numerose in cui ognuno aveva il suo posto, caratteri scolpiti di personaggi indimenticabili. Ma anche belle storie contemporanee, di padri e madri affaccendatissimi, e di nonni che trovano nella cura dei nipoti una nuova giovinezza. Non è stato facile scegliere i racconti da pubblicare: molti autori si sono espressi con vigore e vivacità, da punti di vista diversi, affascinanti e complementari, che hanno tessuto davanti ai nostri occhi di lettori incantati un panorama ricco e variegato di memorie, di condivisione, di dolori e piccole gioie, di momenti di felicità. Tanti hanno ripercorso con semplicità e precisione le loro storie di vita, le loro memorie famigliari, gli ambienti, gli usi, i riti, la fede semplice della loro infanzia. Altri hanno legato l ieri all oggi, descrivendo vicende, episodi, fatti che dimostrano la sintonia profonda, anche se spesso non evidente o addirittura dissimulata, che ancora lega le generazioni, al di là di ogni apparente contrasto: spesso sul filo di un ironia affettuosa e partecipe. Quasi mi pareva, a volte, di sentire le voci dei nostri antichi: non dissonanti, non cacofoniche, ma armoniosamente legate alla natura, alla terra, al lento inesorabile scorrere del tempo. 12

13 Troviamo allora qui, in questo libretto leggibilissimo e delizioso, nonni saggi e nonni estrosi, gentili nonni taciturni e bonarie nonne generalesse, che reggevano il timone delle loro famiglie in epoche di fame, di tempesta e di guerra; e poi nonne sprint, nonne mistiche e nonne express, di campagna e di città: ma sempre al divertimento si accompagna una sottile nostalgia, pervasa dall onnipresente sensazione che c è molto da imparare, da queste storie. Riannodare il tessuto dello stare insieme con uno scopo, della sopportazione reciproca e della condivisione fraterna; riacquistare il senso del costruire insieme un vivere in cui nessuno è inutile, utilizzando il passato per rendere vivibile il futuro: questa è la scommessa faticosa ma eccitante che questo piccolo libro vuole persuaderci a tentare. Antonia Arslan Presidente della Giuria 13

14 A casa con i nonni, un antologia di ricordi Con la partecipazione della Stampa e di un editoria illuminata, la Fondazione Opera Immacolata Concezione ha avviato un originale processo di alfabetizzazione civile (quasi un surrogato inedito degli esami di riparazione a settembre ) che si rinnova ad ogni equinozio d autunno, grazie alla partecipazione corale di uomini (e donne!) di buona volontà che, sempre più numerosi, affiancano l attività meritoria degli operatori dell OIC. Intitolato A casa con i nonni. Storie di famiglie allargate tra le generazioni, il piccolo volume, allegato oggi ai nostri quotidiani, si presenta come un antologia familiare fatta di ricordi, di abitudini mutuate dai genitori, dedotte dalle testimonianze di nonni e parenti anziani o dalla consuetudine domestica con personaggi autorevoli. E rappresenta una sorgente di documenti spontanei a cui attingere per riconoscere, confrontare e definire la nostra e l altrui identità. È una sommessa epopea che ci racconta come, fin da bambini, apprendiamo dai maggiori di età a rispettare il prossimo, la natura, il mondo che ci circonda; e come sperimentiamo l assurdità tragica della guerra, l emigrazione verso terre lontane, il gusto della libertà, la gioia e il peso di scelte difficili, di promesse, di impegni che durano una vita: come diventare missionari in Africa, medici, maestri, operai come si diventa adulti a propria volta, testimoni di una continuità confidente e familiare. In queste pagine si ritrovano le tradizioni e la cultura di un popolo, attraverso cui si rinnova, quotidianamente, la Storia più vera: nell intimità della famiglia o tra le mura di comunità accoglienti, dove il dolore, le mille peripezie, le fatali disuguaglianze tra gli individui rie- 14

15 scono ad essere assimilate e integrate con fraterna buona volontà in una convivenza pacifica e civile. Oggi una cronaca omologata tende a contrapporre categorie e gruppi sociali, generi e genti di diversa provenienza; la stessa azione politica, se da un lato risulta incapace di istituire un confronto aperto tra le sempre più numerose realtà pubbliche o private in gioco, dall altro induce ad un livellamento culturale che scarta ogni diversità a prima vista antieconomica a favore di una globalizzazione generica, in teoria più conveniente. Con naturale semplicità, questi brevi diari raccolti dall OIC fanno invece emergere dal nostro passato occasioni irripetibili, in cui l esperienza e la saggezza delle generazioni precedenti si fanno guida e traccia esemplare per le generazioni successive, proponendo ai lettori, e non solo ai più giovani, una ri-formazione di base e una visione del mondo che permette di progettare entro coordinate valide in ambiti diversi, gli orizzonti politici del nostro futuro. Il rimedio, ci suggerisce Angelo Ferro economista e imprenditore di successo, saldo nella sua fede profonda e trascinante in Dio e nel prossimo non può che essere naturale. La natura umana ha, infatti, una sua organica funzionalità nel saldare le generazioni l una con l altra, in una logica universale d insieme che ricompone in una continuità politica, oltre che sociale e familiare, la dicotomia tra giovani ed anziani, in realtà artificiale e, a vario scopo, spesso strumentalizzata. E favorisce l evoluzione e il progresso sociale attraverso l accumulo, nella memoria condivisa, di esperienze significative trasmesse dal linguaggio, raccolte dai libri. È nella condivisione dei nostri ricordi che si procede a costruire insieme un mondo solidale e migliore e si diventa artefici del proprio destino. Perché il tempo misurato dai nostri ricordi diverso da quello astronomico, infinitamente lontano, o da quello meccanico prodotto da congegni elettronici diventa il patrimonio inalienabile di ciascuno di noi: è il nostro tempo, scandito dalla nostra personale buona volontà, dal nostro impegno nel commisurarlo con il tempo degli altri. Non è più il tempo della necessità, ma diventa il 15

16 tempo della libertà, che illumina ogni nostra singola scelta, che ci fa responsabili dei nostri fratelli, della loro e nostra vita in comune. Ecco quanto ci ricorda questo aureo libretto... Buona lettura e un autunno sereno, per tutti. Luisa Scimemi di San Bonifacio Presidente emerita Società Dante Alighieri Comitato di Padova 16

17 Abbiamo bisogno di un nuovo Umanesimo Da genitore e comunicatore, recentemente, mi ha colpito l esito di uno studio che indagava i limiti delle parole e dei linguaggi degli adulti rispetto alla soglia di attenzione dei bambini e degli stessi adolescenti, quantificata tenetevi forte in tredici secondi. Ho quindi pensato a quanto ridotte siano, pur nella media del dato percentuale, le mie chance nei confronti di almeno un paio di generazioni di interlocutori e rafforzato la mia convinzione. In quei mondi si entra, oltre che con la forza dell amore, con un metodo fatto di tecnica seduttiva, di sensibilità affabulatoria, di empatia non solo programatica. E ho pensato che pur trattandosi di doti rare e poco frequentate, tutto il mondo compreso nel rischio del termine adultismo dovrebbe chiedersi se non sia il caso di fare uno sforzo scuola in testa ragionando sulla supremazia dell autorevolezza e della lateralità rispetto al comodo salvacondotto dell autoritarismo. Ma c è un ragionamento rovescio che si impone ed è la soglia di disattenzione immaginabile ma non sondata che hanno le tribù del mondo giovanile e giovanilista nei confronti di quel patrimonio di meraviglie e di esperienza che hanno i cosiddetti longevi, categoria che detterà l agenda di una rivoluzione già in atto ma per il momento in-visibile se non alle avanguardie politiche, sociali ed economiche. Una disattenzione che ha il proprio limite nell esclusiva frequentazione fisica e culturale di un mondo di coetanei che pur nell allargamento e nella trasversalità della platea anagrafica (dai trentenni ai cinquantenni gli stili di vita sono quasi identici) ha portato quasi a termine il processo di sfaldamento che originato e consolidato dal modello economico ha frantumato la famiglia patriarcale nella famiglia mononuclea 17

18 re e in un mondo fatto sempre più di single. Con tutto il bene e tutto il male che ciò ha comportato. Si badi, l esperienza non è quel sostantivo reso quasi neutro se non odioso dal peso dell autorità che arriva dal passato. Il fare esperienza va riscoperto come unità di misura del mettersi in gioco, nel rischiare la vita per non farne morire il senso e le sue forme creative, produttive, culturali. Per capirci, non dobbiamo mandare i giovani in guerra per esperire ciò che è l esperienza della guerra ma il carico di (dis)umanità che singolarmente e collettivamente si è prodotto in un epoca. Potremmo dire ancor più chiaramente la stessa cosa per la manualità, per quella meraviglia dei processi e segreti che stanno dentro il prodotto e la materia ed è l esperienza della scienza, della tecnica, del Pil di un Veneto che ha costruito in modo duro e puro la sua economia. Per questo il costante lavoro di ri-progettazione di una civiltà di valori che sta a cuore all Oic e che quest anno si muove sulla sfida della famiglia allargata e dell intreccio generazionale, punta al massimo del bersaglio quando pone il problema del contesto, della comunità, dell orizzontalità delle parole e delle emozioni, delle microstorie personali che fanno i destini del macro, della reciprocità dell ascolto in una società, spesso, di storie che suonano sorde. La crescita in termini percentuali della generazione anziana (longeva, corregge da anni il lessico l Oic) è destinata a correggere antropologicamente la nostra civiltà e ci regala una sorpresa: è più contemporanea di quanto non lo siano i soggetti deputati a vivere la contemporaneità declinata nelle nuove eventuali esperienze. Contemporanea, ad esempio, con la saggezza della fatica, che non è quella atavica e brutale della civiltà contadina gravata dal giogo di una natura non sempre generosa e da sistemi di potere che la vedevano sottomessa e calpestata ma è la fatica creativa che sottende ad ogni progetto, pulsione, idea, missione, passione. Allora, bisogna rendere non coetanee ma contemporanee le nuove forme di aggregazione, a partire da quelle familiari. Forme nuove e aperte. Che contengano gli affetti e le sfide, le crisi e le ripartenze. Non prigioni, ma contesti, 18

19 come direbbe il professor Angelo Ferro. Anche architettonici e urbani, legati, oltre che alla socialità, alla funzionalità e al welfare, alla nuova geografia economica, culturale e sentimentale. Non la riproposizione peraltro impossibile di modelli patriarcali (peraltro sotto certi aspetti da rimpiangere), ma libere e basiche comunità dove la gerarchia è data da un neoumanesimo che arricchisce le persone portando nella case quel cumulo di esperienze personali e collettive e quella contaminazione di saperi di cui si parlava. Non è uno scherzo da poco. In ballo c è la nascita di una nuova civiltà. Forse più sostenibile. In tutti i sensi. Alessandro Russello Direttore «Corriere del Veneto» 19

20 Un nonno non si improvvisa Un nonno non si improvvisa: infatti per farne uno ci vogliono anni. Ci sono battute che, nella loro semplicità, hanno la capacità di strappare un sorriso, ma anche di sollecitare una riflessione. È il caso di questo acuto aforisma che porta la firma di un comico televisivo di qualche anno fa: Pino Caruso. Perchè è proprio così: i nonni in una famiglia e nella nostra società non posssono essere solo una presenza per quanto importante. Sono anche e soprattutto un risorsa. Forgiata dal tempo, dall esperienza, dalle gioie e dai dolori. Anzi, tanto più il mondo corre, si sviluppa, cambia e impone o suggerisce nuovi modelli di vita e di comportamento alle nuove generazioni, tanto più il valore di questa risorsa aumenta. E proprio nella sua ragione sociale prima: cioè quella di nonno con la N maiuscola, ossia nella sua relazione con i nipoti. Di cui non può e non deve diventare un genitore di scorta o un semplice difensore. Ma di cui può essere invece, come ha ben scritto Angelo Ferro nell introduzione al volume della quarta edizione di questo bel concorso, un produttivo ed originale motore di ricerca. Un opportunità e insieme uno strumento, non imposto ma messo a disposizione dei propri nipoti per aiutarli, mentre crescono, ad addentrarsi nel mondo. Non solo per capirlo meglio o per affrontarlo con minori difficoltà. Ma, innanzitutto, per conoscerlo anche da angolature diverse. Insomma il nonno come presenza non solo rassicurante, ma anche stimolante. Di chi è capace di dare riposte, ma, nel contempo, di suscitare domande, curiosità, anche dubbi se necessario. Con la naturalezza che solo l esperienza di una vita e le speciali relazioni che si creano dentro una famiglia possono regalare. 20

21 A ben guardare è proprio questo il filo rosso che unisce le esperienze raccontate in questo istruttivo e originale libro: i nonni come valore aggiunto. Come motore di crescita per le nuove generazioni. Un motore ben rodato, naturalmente. Perchè, come si diceva all inizio, un nonno non si improvvisa. Roberto Papetti Direttore «Il Gazzettino» 21

22 Due nonne straordinarie Non sono ancora nonno, anche se per gli anni che porto potrei già esserlo, ma spero prima o poi di diventarlo. Un mestiere che non ho potuto apprendere dai miei nonni maschi che non ho conosciuto perché se ne sono andati, assai giovani, prima che io arrivassi. In compenso ho avuto due nonne straordinarie. Una bella grande e grossa, Teresa: una donnona energica che gestiva in paese il deposito delle biciclette, una sorta di garage per chi arrivava sulle due ruote dove nonna le custodiva per poche ore o per un giorno intero (vien da dire che oggi di questi depositi ce ne sarebbe bisogno come allora e forse più, visti i continui furti di bici). Erano tantissime quelle che arrivavano dalla campagna e dai paesi vicini, da uomo e da donna, e ogni tanto riuscivo a farmi un giretto (la bici all epoca era per noi ancora un lusso), profittando di qualche distrazione della nonna e scegliendomi quelle da donna che riuscivo a guidare meglio stando solo sui pedaii, al sellino non arrivavo ancora. Al rientro poi dovevo schivare con abilità la mano tesa di nonna nella sculacciata. L altra nonna, che si chiamava anche lei Teresa, era piccolina, e fu sempre chiamata Teresina, per distinguerla dall altra. Era la mamma di mio padre, e nonostante la piccola stazza era una donna di una forza, di una tempra e di una fede granitiche. Capace di tirar su cinque figli, tre femmine e due maschi da sola, dopo la morte giovanissima del nonno. Il quale doveva essere davvero un bel tipo. E lo dico perché io sono uguale a lui, tanto uguale che nella visita periodica al cimitero quando andavo a trovarlo, giunto ai trent anni nell epoca in cui portavo i baffi proprio come il nonno nella 22

23 foto della lapide, mi prese un sussulto: in quella foto di marmo mi specchiavo come nello specchio di casa. E mi preoccupai pure: non è che anch io, arrivato a quell età, ero giunto al mio capolinea? Fortunatamente non è stato così. E ho potuto continuare a godere dell affetto, dei rimproveri, dei complimenti per i voti a scuola, e di tutte le altre cose di cui sono capaci le nonne, compresi i mille rosari che Teresina recitava per tutto il parentado. Teresa e Teresina, a differenza dei mariti, se ne sono andate già avanti con gli anni, nonostante le mille difficoltà affrontate nella vita perché oltre a restare vedove assai presto ebbero entrambe la casa distrutta dalla guerra, ma entrambe seppero ricominciare. La mia esperienza di famiglia allargata, seppur solo nella parte femminile, mi ha insegnato molte cose. Ma una soprattutto: la voglia di ricominciare anche dopo le disgrazie, anche dopo gli insuccessi, anche dopo i momenti di sconforto quando tutto ti sembra cadere addosso. Dalle nonne, e poi da mamma e papà, il ritornello che mi sono sentito ripetere spesso era che bisogna combattere le belle battaglie della vita senza mai arrendersi. Da loro ho avuto sempre sostegno e sprone, con quella diversità di toni, di sensibilità e di visione rispetto a quel che sono e fanno i genitori e che completa l educazione famigliare che resta ancora oggi, nonostante le difficoltà, la prima vera grande risorsa della nostra società. Antonio Ramenghi Direttore «il mattino di Padova» «la tribuna di Treviso» «La Nuova di Venezia e Mestre» «Corriere delle Alpi» 23

24 Anziano, una parola da maneggiare con cura Ricordo il giorno in cui scoprii che gli anziani hanno un età. Prima di quel giorno, tutti coloro che erano nati prima di me, anche di un solo anno, erano "più vecchi"; e tanto bastava per catalogarli in una sezione della vita che per un ventottenne era allo stesso tempo ampia e vaga. Quel giorno di autunno del 1990 il caporedattore de «il Giornale», il burbero e minuzioso Michele Sarcina, mi chiamò in tipografia perché voleva parlarmi di un articolo che avevo appena consegnato. Prevedendo rimbrotti (i complimenti, se del caso, erano considerati una perdita di tempo e quindi Michele non mi avrebbe mai convocato per farmeli) mentre scendevo le scale rilessi la copia di quanto avevo scritto, cercando possibili refusi o errori, o mancanze sempre possibili anche in un banale articolo di cronaca. Niente, non c era nulla che saltasse all occhio. «Vieni, vieni», disse Michele con la voce arrochita dalle sigarette che all epoca ammorbavano gli uffici: «Guarda qui cos hai scritto». Lessi a voce alta il punto incriminato: «... l anziana è stata raggiunta dai soccorritori mentre...». «Quanti anni ha la signora?», mi interruppe Michele. «L ho scritto due righe più su: ne ha 79», risposi convinto di aver parato il colpo e pensando che fosse una questione di precisione nei dettagli. «E secondo te è anziana?», mi fulminò il caporedattore. Silenzio imbarazzato da parte mia: evidentemente c era qualcosa che mi sfuggiva, o quantomeno c era qualcosa a cui non avevo mai fatto caso prima. La spiegazione di Michele fu illuminante: «Sappi che in questo giornale vale una regola: può essere definito anziano solo chi ha almeno un anno in più del direttore». Sollevai la 24

25 testa verso due postazioni più in là, e vidi il direttore Indro Montanelli chino come ogni sera sulla bozza della prima pagina che stava prendendo forma: aveva già superato gli ottanta anni, e per altri undici avrebbe rappresentato un faro per chi fa il mestiere di giornalista. Non so se la regola fosse stata imposta da Montanelli stesso, o se fosse un moto spontaneo di rispetto da parte dei suoi "ragazzi". So però che da quel giorno ogni volta che ho scritto la parola "anziano", o ho usato il termine "vecchio", l ho fatto mettendomi nei panni di chi legge e non di chi scrive. E ho capito che tutto, anche l età, è relativo. Si può essere vecchi a vent anni, e giovani a ottanta: conta ciò che si è, ciò che si dà, ciò che si rappresenta. Conta godere il più possibile dell esperienza e della storia che ogni "vecchio" ha accumulato e che è in grado di trasmettere a chi viene dopo. Conta l esempio. Ario Gervasutti Direttore «Il Giornale di Vicenza» 25

26 Verso un epoca di super-nonni Una volta c erano i nonni. Oggi ci sono i «super-nonni». I primi, quelli dell Italia socialmente un po sonnacchiosa del secolo scorso erano ben riconoscibili: dolci con i nipoti e comprensivi anche verso il resto della famiglia. Ma diciamolo: anche un po borbottoni e sovente fuori dal tempo, incapaci di interpretare appieno i cambiamenti della società. A loro toccava qualche ora di piacevole corvè coi nipoti. Punto. Poi in due decenni la società è cambiata. Il finimondo della globalizzazione, i repentini mutamenti sociali, culturali ed economici hanno minato a fondo (non solo nelle metropoli ma anche nei piccoli paesi) il modello di famiglia tradizionale. Infine è arrivata la grande crisi economica che ancor di più ha costretto le famiglie sulla via obbligata del cercar lavoro anche lontano da casa, dei due stipendi per arrivare alla fine del mese, della forsennata e spesso impossibile rincorsa nel coniugare impegni di lavoro con gli affetti e l educazione dei figli. Così in quest Italia in affanno e che sembra aver sacrificato i propri valori nel rincorrere l effimero mito del giovanilismo, del consumo e del successo a tutti i costi, ecco spuntare centrale le figure del super-nonno e della supernonna. Loro del vecchio nonno stile 1900 mantengono la gentilezza dell approccio e la saggezza del consiglio, ma in più devono tener unita la famiglia, sopperire alle assenze, e sostenere anche in senso economico la tribù. Tempo di borbottare non ce n è. Passare il tempo su una bella panchina all ombra? Neanche a parlarne. Trovarsi al bar con gli amici o per il the con le amiche? Ma scherziamo? Vedere nei figli 26

27 il bastone della vecchiaia? Tutto il contrario. I supernonni ormai hanno un agenda più fitta di un manager. Oltre che aprire il portafoglio devono diventare tecnologici per collegarsi via web a nipoti, figli e nuore. Devono conoscere gli orari dell oratorio e dei corsi di nuoto ma anche il fuso orario di Sidney e come funziona Skype. Non solo: i nonni si devono leggere i manuali di psicologia di coppia e di comportamento adolescenziale per tentare di smorzare conflitti domestici e crisi giovanili. Al di là delle battute, in quest Europa che guarda con speranze di progresso al nuovo millennio ci si rende sempre più conto che non si può fare a meno dell esperienza, del conforto e del ruolo attivo della terza età. E che sia una fiaba letta a bassa voce a un nipote o un messaggio sul telefonino ai figli, è dietro quei sorrisi che si scopre, nel caos, un briciolo di serenità. Maurizio Cattaneo Direttore «L Arena» 27

28 La famiglia intergenerazionale paradigma anche per l azienda È sempre un piacere e una sfida essere partner del concorso letterario promosso dalla Fondazione OIC. Negli anni ho visto crescere la partecipazione dei concorrenti ed il recente coinvolgimento di tutti i quotidiani locali veneti è un ulteriore testimonianza positiva. Il tema di quest anno è particolarmente calzante sia con la realtà attuale sia con lo specifico dell azienda e della mia in particolare. Ho sempre pensato che la famiglia, soprattutto se intergenerazionale, sia un asset fondamentale per la società e per il suo sistema economico. Un eccellente paradigma da copiare e adattare anche in contesti produttivi. Come nella famiglia si trasferiscono naturalmente e nel tempo i diversi saperi (dall elementare camminare fino alla complessa etica personale e anche ad alcune competenze specifiche utili nel mondo del lavoro), anche in azienda si dovrebbe riuscire a creare un giusto mix di persone di diversa età, dove l esperienza, la prudenza e l equilibrio del più anziano trova bilanciamento nella naturale innovatività e sperimentalità del più giovane, riuscendo così a realizzare prodotti coerenti con le richieste del mercato. Mai come in questo momento di crisi il ri-porre al centro la famiglia mi pare un passaggio necessario e opportuno per tutti, ma non certo la sua valenza di ente assistenziale quanto per il suo poter essere un trampolino di lancio verso il mondo. Tutte le famiglie prima o poi si trovano ad affrontare diverse sfide (economiche ma anche di rapporti, certo le più difficili da risolvere); solo però le famiglie solide, che riescono a stare unite, facendo tesoro dell esperienza trasmessa dalle persone anziane creando un vero spirito di condivisione ed aiuto, riescono a superare indenni le difficoltà. 28

29 Ho fiducia che questo ripartire dai fondamentali cioè dalla famiglia come cellula base della società possa essere positivamente applicato non solo al mondo dell impresa ma anche all intera comunità di questo Paese: questa, e solo questa, può essere la strada per ripartire. Insieme. Uomini e donne, giovani ed anziani. Fabio Franceschi Presidente Grafica Veneta Spa 29

30 Anche noi... una famiglia allargata Quest anno Cleup compie cinquanta anni. È una bella età per una casa editrice che, nata nel 1962 con il fine di agevolare gli studi universitari e professionali, ha saputo nel tempo mantenere i suoi principi, aderendo in pieno alla sua filosofia: Università e Territorio per Cultura. Non saremmo qui, ancora una volta tra i promotori di questa iniziativa ideata e fortemente voluta dall amico Angelo Ferro, se anche noi, come i tanti nonni che possiamo leggere in questa raccolta, che si raccontano o sono raccontati da figli e nipoti, non avessimo avuto la convinzione che non è mai finito il tempo di progettare e riprogettarsi, perché la vita ci consegna sempre uno spazio per cambiare. E lo spazio per cambiare è nutrito dalla nostra esperienza e da quella maturata in uno scambio aperto e profittevole che solo una famiglia allargata può sostenere e garantire, sia nelle relazioni parentali sia nelle relazioni che si instaurano nell ambito lavorativo, entrambe in continuo mutamento. Di questa evoluzione dovremo saper cogliere l opportunità, specialmente in questo momento storico ed economico, facendo tesoro dell esperienza dei nonni senza tralasciare la voglia di cambiamento e innovazione delle giovani generazioni, consapevoli che la nostra apertura non potrà che essere a beneficio di tutti. Questo libro ne è la testimonianza e l augurio per iniziative future. Ambrogio Fassina Presidente Cleup 30

31 Racconti & Poesie 31

32 32

33 Nonna e bisnonna di Milena Bartolomei C era una volta, iniziavano così le favole che le nonne raccontavano ai nipotini. Ma la mia nonna no: nonna Fanny era speciale: grande lettrice mi raccontava le storie dei romanzi famosi, e appassionata di lirica e cinema adattava trame di film e di opere che poi raccontava a me bambina. Mi piacevano anche le storie della famiglia di nonna Fanny: zii garibaldini (lei era nata nel 1882 proprio quando morì Garibaldi), patrioti mazziniani, ma la storia che più mi piacque fu quella della sua mamma, la bisnonna Rosa, che poi avrei conosciuto perché ospite da noi per un po di tempo. Era figlia unica di un signore di campagna toscana, benestante, notaio e giovanissima si era innamorata di un ragazzo di una famiglia malvista dal padre, che rimasto vedovo con la bimba piccola, si sentiva più che mai responsabile, e a quei tempi poi... I due ragazzi si vedevano di nascosto e con la complicità di una governante addirittura si incontrarono in una casetta di campagna. Le famiglie lo vennero a sapere: il ragazzo fu spedito in un altra città, la piccola Rosa fu chiusa in casa, ormai bollata come donna perduta Di matrimonio non se ne parlava, e chi mai avrebbe preso in moglie una ragazza che si era così compromessa? Ma qualche anno dopo capitò in paese un giovanotto intraprendente e spregiudicato, che sentita la storia si fece avanti. Era un orologiaio con una piccola bottega in un paese vicino e aveva avuto un incarico importante nel circondario: 33

34 regolare gli orologi dei campanili di tutte le chiese, per cui ogni tanto faceva il giro dei paesi. Ambizioso, pensò che potesse essere una buona occasione. Si presentò al notaio e si accordarono: il giovanotto sposava la ragazza e in cambio avrebbe avuto una buona dote, metà al matrimonio, l altra metà come si dice... a babbo morto. I due si sposarono e andarono ad abitare nel paese dell orologiaio, che subito ingrandì la bottega e la fece diventare una bella oreficeria. Ma le cose in famiglia non andavano e peggiorarono ancora di più quando, morto il babbo di Rosa, ci si accorse che il resto del patrimonio era svanito: il vecchio si era illuso che nella sua campagna ci fosse del petrolio o del carbone e si incaponì con scavi facendo addirittura arrivare esperti dall estero e ipotecando tutto quello che aveva. Il marito di Rosa, che poi era il bisnonno Eugenio, si sentì imbrogliato e poco dopo nonostante avessero due bambine, impose alla moglie di andarsene. La poverina, disperata ma non arresa, andò ospite con le bimbe all inizio da una lontana cugina, poi si occupò come governante presso un signore vedovo con due bimbe. La cosa funzionò così bene che i due si innamorarono (non si potevano sposare, nonno Eugenio era vispo e vegeto e visse fin verso i novant anni!) ma si amarono profondamente e vissero felici insieme fino alla morte di lui, per oltre quarant anni, con le bimbe che, diventate grandi, si sposarono tutte felicemente. Rosa e Napoleone (così si chiamava il compagno) ebbero un nugolo di nipoti da una parte e dall altra, che rallegrarono la loro vecchiaia. Era una grande famiglia e ricordarla mi rende felice. C era una volta, ma è ancora nei nostri cuori di bisnipoti. 34

35 Tempi lontani di Maria Grazia Bresolato In tempi lontani, ma forse non troppi, 35 il ricordo è così nitido e pieno di colori e gioie. Ricordo ancora quella poltrona verde, era là che sedeva la mia dolce e cara nonna Gilda, lei era là, e io sulle sue gambe gonfie sedevo, per sentirmi rassicurata, per giocare, e perché lei era così rassicurante. Poi arrivava il nonno Giggio che aveva l aria seria e quanto brontolava il nonno. E poi c era anche la zia Natalina! La mitica! Eh sì! Eravamo una bella famiglia allargata, mamma, papà, io e mio fratello e poi nonno, nonna, e zia Ogni giorno pranzo e cena, eravamo una bella tavolata, tutti avevamo qualcosa da raccontare, storie di vita quotidiana, il nonno poi raccontava sempre di quando fu prigioniero in India per sette anni, e ricordo sempre quando spiegava di come gli inglesi gli avevano insegnato a lavarsi i denti e di quante patate sbucciavano quintali. Tornò a casa che non lo riconoscevano! Nonna Gilda mancò che avevo sei anni, era giovane e un brutto male se la portò via, non lo dimenticherò mai quel periodo. Rimase nonno Giggio e la zia Natalina! Le comiche! Due fratelli che ogni giorno se ne dicevano, diciamo che si sopportavano! La zia Natalina era signorina, ai tempi nostri single ; all epoca, figuriamoci, era da sposare e quindi la zitella di casa. La zia invece era molto più avanti di quanto si pensasse. Tutte le generazioni della mia famiglia hanno condiviso la camera con lei, non avendo figli suoi, da mia nonna prima 35

36 che si sposasse, a mio zio, a due nipoti, e per ultima io. Fino a diciassette anni ricordo quando rientravo la sera, e magari era tardi, entravo piano, e lei con il suo fotoromanzo preferito sulle gambe, occhiali sotto il naso, retina sulla testa per non scompigliarsi riusciva a dirmi sei qui bambin mio e mi dava una caramella, era una seconda mamma, era speciale. Passa il tempo, il nonno nell orto a coltivare l insalata, diventato ormai bisnonno, e la zia che con la sua bicicletta andava ovunque era là con la sedia a rotelle, le gambe l avevano tradita, ma era così bella, la mia zia. Comunque sia riuscivamo a essere una famiglia allargata, e le gran tavolate erano alla domenica ormai, ma che bello! Nonno è mancato cinque anni fa e la zia due anni fa. Un vuoto assoluto, tutto parla di loro, i ricordi sono ovunque, i valori che mi hanno trasferito, un bagaglio di vita vissuta, tutto l amore trasmesso, quello per cui mi ha indirizzato a fare questo lavoro (operatrice) proprio con gli anziani. Un lavoro dove la vita acquista una sua dimensione, dove quando sto con gli anziani, rivedo il mio passato, ma anche presente e futuro e lo dedico a loro, ai miei cari e a quella famiglia allargata che ora è oic. 36

37 A casa coi nonni di Sandra Conte È una giornata di pioggia sono con i miei nipotini non possiamo uscire D un tratto «Dai nonna!» mi chiede Mher, «raccontaci una delle tue storielle!». «Va bene, ragazzi, datemi l INPUT!» L input è una parola magica per noi: significa che dal mio subconscio affioreranno ricordi e sentito-dire sulla mia famiglia; io li racconto ai nipoti, arricchendoli ogni volta di piccole varianti, per attirare la loro attenzione! Per Hakob, appassionato di aerei, l input è: nonno Dodipilota. Per Mher, che è un tipo scherzoso, l input è: topoindiano. Per Yuri e Thomas, i due più piccoli, l input è: nonno Dodi in Argentina. Comincio con l accontentare Mher (gli altri tre però brontolano ) Anni fa, eravamo in India, nei pressi di Calcutta, che è una città poverissima, dove molte persone non hanno una casa e sono costrette a vivere per strada; dovete sapere, cari ragazzi, che il nonno e io, abbiamo dormito in un albergo, a dir poco, primitivo e come se non bastasse, di notte abbiamo sentito un rumore sospetto Cosa sarà? accendiamo la luce non vediamo nulla di strano o forse sì il pacchetto di crackers sul tavolino è un po spostato e rosicchiato TOPI?! il nonno si prepara con una ciabatta in mano spegniamo la luce di nuovo quel rumoretto strano il nonno Dodi non ci pensa due volte 37

38 va dritto al tavolino e dà una ciabattata in testa al topone! Quello sviene e appiattito su di un foglio di giornale, lo portiamo alla Reception siamo molto arrabbiati io e il nonno! «Lo sapete che questa bestiaccia era in camera nostra?» chiediamo L indiano, con faccia sconsolata (fa l indiano!), comincia a fare il massaggio cardiaco al topo! il topo si riprende e se ne va felice! voi sapete perché in India può succedere questo? Perché lì rispettano tutti gli animali: c è perfino un tempio dove portano da mangiare i topi! Questo finale è risaputo, ma ancora una volta, Yuri, esperto di animali, ne rimane entusiasta ed esclama: «Quando sarò grande, andrò in India a studiare le PANTEGA- NE: lì devono essere proprio interessanti!» Rimango, tra il perplesso e il trasognato, a prefigurarmelo, quando la vocina-peperina di Thomas mi richiama alla realtà: «E la nostra?» «La vostra, cosa?» «La nostra storia?!» I due piccoli reclamano il loro turno, così passo al racconto dedicato a loro «Tanti anni fa, il nonno Dodi col suo papà (il vostro bisnonno Paolo) e alcuni amici viaggiavano nella PAMPA, diretti a Bariloche, quando nel bel mezzo di questa landa deserta, scoprono che il radiatore della jeep è a secco! di acqua in giro non ce n è, e allora? Allora decidono di fare tutti la PIPÌ nel radiatore! lezione di sopravviv». Non faccio in tempo a finire la frase, che Hakob, con aria da vittima (come al solito!) dice che lo trascuro, che non gli ho ancora raccontato di Dodi-pilota così per l ennesima volta racconto che: «Tanto tempo fa (non erano ancora nati i vostri genitori), il nonno Dodi era in volo verso l aeroporto di Udine. Non era ancora molto esperto (aveva appena iniziato un corso di addestramento per piloti, come studente universitario) e volava volava senza riuscire a trovare la meta a un certo punto si accorge di non avere più carburante: che fifa! 38

39 All improvviso dall alto vede una pista, allora scende in picchiata in questo piccolo aeroporto della Provvidenza per fare rifornimento! Qui, non sono abituati ad avere tanto traffico: guardano perplessi questo aereo caduto dal cielo, ma alla fine gli fanno il pieno. Il nonno decolla, ma si accorge subito che il motore non risponde : sembra in avaria l aereo sta per precipitare! Lui mantiene la calma fa un atterraggio di fortuna in un campo di frumento (l aereo è di quelli leggeri, monoposto) e sapete perché l aereo non volava più? perché, per sbaglio, gli avevano fatto un pieno di ACQUA!» Guardo Hakob: quante volte l ha sentita questa storia?! E non si stanca mai di ascoltarla! Mentre parlo, torna il sole e i ragazzi vanno fuori, contenti, a giocare; invece io rimango in casa a riflettere: mi domando come mai i miei nipoti gettonino soprattutto questi aneddoti, anche se gliene ho raccontati molti altri. A me da piccola, ad esempio, piaceva tanto la storiella della nonna Amalia, che non trovava più la dentiera: tutta la famiglia fu costretta a recitare i SEQUERI, finché un giorno, miracolosamente, la dentiera riapparve! Rifletto anche su di un altra cosa: penso che essere nonna sia più semplice che essere mamma: essere mamma è un esperienza entusiasmante, ma secondo me, tutte le mamme, se vedono i figli in difficoltà, si chiedono se avrebbero potuto fare di meglio e di più per loro Con i nipoti, invece sei più serena: non vuoi a tutti i costi indirizzarli e guidare la loro vita ma forse, sono solo i pensieri di una nonna all antica 39

40 Il ricordo dei nonni per le mie sante feste e l amore del mio canto di Oliva Dal Bo Ricordo con piacere gli anni giovanili trascorsi a casa con i miei genitori, zii e nonni. La nostra era una famiglia allargata che comprendeva più generazioni, unendo parenti diversi. Vivevamo in una casa grande con otto camere matrimoniali e altrettante stanze. C era la stalla con venti bestie, quattro buoi da tiro, vitelli e un gran numero di vacche; tenevamo un gregge di pecore dalle quali si ricavavano la lana e il latte da cui la nonna faceva il formaggio casalingo, una vera specialità! Avevamo pure molti animali da cortile, i polli, le anatre, i conigli, i tacchini, le oche e persino quattro maiali. Trascorrevo molto tempo con i miei nonni, che erano dei contadini. Sicuramente erano delle persone speciali. La nonna era la padrona di casa, guidava la famiglia in molte cose. Faceva da mangiare, le spese varie occorrenti, ci accompagnava a dottrina e in chiesa, invitava tutti i parenti preparando grandi pranzi nei giorni di festa. La ricordo come una brava donna di casa, alle quattro di pomeriggio ci assicurava sempre una merenda sostanziosa fatta di pane o polenta con formaggio oppure un fico secco per tutti i bambini. Il nonno era molto buono, amava molto i nipoti ed era il capo della stalla. Al mattino si alzava alle prime ore dell alba e sistemava le bestie nella stalla, dopodichè lavorava nei campi. In particolare ci tengo a raccontare un esperienza molto bella condivisa con i nonni. Si tratta della mia prima Santa Comunione e della mia Santa Cresima. Per queste grandi feste la zia mi prestava il vestito bianco con il velo che io indossavo sentendomi una regina. Poi ricordo le funzioni re- 40

41 ligiose, con la comunione alle sei del mattino. Ero accompagnata dalla mamma e dal papà, amici e conoscenti del mio paese, Fontanelle, però ci recavamo tutti a piedi nella frazione di Vallonto, più vicina a casa mia. Le sante messe erano cantate, meravigliose e tutte noi bambine eravamo vestite di bianco, il colore della purezza e della luminosità, con vestiti nuovi o prestati da parenti. I miei nonni venivano a seguire le celebrazioni in chiesa e poi ricordo che parecchi giorni prima si preoccupavano di preparare al meglio i pranzi dove io ero la festeggiata, prediligendo la minestra con la carne bollita delle nostre bestie come primo, invece la carne bollita contornata da patate o radicchio del nostro orto come secondo. In quegli anni non ci si poteva permettere dolci o frutta, anche se la mia madrina come regalo comprava dei buffolà, pasticcini deliziosi, rendendomi felicissima; erano le prime e uniche occasioni dove potevo assaggiare un dolce! Per la Santa Cresima i miei nonni ci tenevano molto a preparare il pranzo per festeggiare grandiosamente la mia giornata e tutti gli invitati potevano gustare i nostri animali, allevati in casa con tanto impegno e fatica. Ero una ragazza felicissima, avevo la passione del canto e della musica, cantavo dal mattino fino a sera. A dieci anni andavo a pascolo con le pecorelle del nonno e perciò ero sempre in mezzo ai prati dove si spargeva ovunque la mia bella voce. La cosa più bella che mi sento di consigliare alle nuove generazioni è il poter stare fuori all aria aperta, in mezzo alla natura e circondarsi di cose semplici e belle che danno allegria come il mio canto, che non mancava mai e che mi circondava di calore e affetto unendomi a tutte le persone che mi conoscevano e riconoscevano per l usignolo che canta com erano soliti chiamarmi. 41

42 Al nonno ( ) di Giacomo Dalla Pietà Le tue sorelle: la Virginia, Nice, la tua mamma ricordi e, zio, i nipoti; una Venezia povera; remoti tempi chiamarli, ormai, a noi s addice. Eppure forse non così infelice età; di tenerezza e affetti vuoti certo i cuori non erano; mal noti forse malizia e doppiezza. Felice mi appari mentre con mesto trasporto ne parli, e sei in quel tempo più che in questo, a tuo agio, sempre in quel passato assorto. Albeggia sul canale il sole. Eretto, come già da ragazzo, molto presto la gondola ora guidi, e ridi schietto. 42

43 Le forti radici della famiglia Un insegnamento dal passato al futuro di Matilde Esposito Introduzione Mi chiamo Matilde Esposito, ho undici anni e ho la grande fortuna di essere cresciuta in una famiglia che unisce, dal lato del mio nonno materno, quattro generazioni assieme a partire dalla mia e quella di mio fratello Manuele, fino a quella del mio bisnonno Evaristo. In questo racconto vorrei rendervi partecipi di quanto conosco dei miei antenati e di quanto mi arricchisca vivere a casa con i nonni per gran parte della mia giornata e insieme unire il meglio delle nostre quattro generazioni tra loro a confronto... In queste pagine sarà la storia della famiglia Ugarelli a fare la parte predominante, perché sono molte le informazioni in mio possesso, anche grazie ai racconti del mio bisnonno fonte di memorie antiche e racconti su come si viveva ai tempi della guerra, della fame, quando lui aveva la mia età e ancora prima, come quando mi racconta ritagli di vita che a lui stesso sono stati raccontati da parenti più vecchi. Il materiale usato per raccontarvi di me, l ho ottenuto dal mio nonno materno Renato che ha cercato per anni (e continua a cercare) i parenti dispersi in giro per il mondo e che ha sempre desiderato lasciare a mio fratello e a me l eredità delle nostre origini. 43

44 Le origini della famiglia Ugarelli Di racconto in racconto, ancora oggi, l origine della famiglia Ugarelli non è molto chiara, sembra però che il capostipite (Ulisse) fosse figlio illegittimo di un uomo molto importante che lo abbandonò appena nato. Il piccolo Ulisse fu dato all istituto degli Esposti di Venezia (la Pietà di Venezia), dove gli fu assegnato il cognome Ugarelli. Il bambino fu dato in affidamento a una famiglia che viveva sul monte Telva (600 m) nella frazione di Zermen del comune di Feltre (Bl), ed è lì che ancora il mio bisnonno vive, ma il percorso che ci ha riportati lì non è stato semplice. Il piccolo Ulisse, che risulta iscritto all anagrafe come figlio d ignoti, si sposò con Maria Elisabetta Cappelin ed ebbero una figlia e due figli maschi, che, per le condizioni di povertà di quel territorio, emigrarono giovani nel Sud America: Giovanni, nato nel 1859, emigrò in Venezuela con due figli, ma tutti e tre dopo ritornarono in Italia, e Ambrogio, nato nel 1870, emigrò prima in Venezuela e poi in Perù, dove è morto nel 1942, dando origine alla famiglia degli Ugarelli del Perù. Il nonno mi ha raccontato che io appartengo al ramo di Giovanni, del quale non si sa molto perché è morto giovane (a quarantasette anni). Si è sposato con Margherita Cassol (detta Pina) e hanno avuto sette figli di cui due morti, ancora bambini, perché, dice il nonno, a quei tempi la sopravvivenza era la sfida più grande e comune per i bambini appena nati, non come ora che il cibo bisogna nascondercelo per non ingrassare. Uno di quei sette figli era il mio trisnonno Valentino. Mio nonno sa poco della storia del suo bisnonno Giovanni, che non hanno conosciuto né lui né il suo papà, ma ha conosciuto bene la bisnonna nonna Pina (morta nel 1949) e di lei ricorda qualche caratteristica: era una donna forte, coraggiosa capace di vivere da sola in montagna, con cinque figli da crescere grazie a un po di agricoltura e vendita dei prodotti della terra. Il nonno ricorda, che era maniaca per 44

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