Sommario. - AMMINISTRAZIONE COMUNALE - Parabiago - INDUSTRIA GRAFICA RABOLINI snc Piazza Vittoria 31, Parabiago

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2 Sommario Editoriale pag. 3 La parola del parroco pag. 5 La nostra chiesa prepositurale pag. 6 La nuova copertina pag.11 Don Alessandro Asa pag.13 Ci scrivono pag.19 Fare deserto... pag.20 Apostolato della preghiera pag.22 Educare all affettività pag.23 La Caritas pag.25 Si è spenta Chiara Lubich pag.26 A caccia di artisti pag.27 Manifesto dell A.C. pag.30 Appuntamento in s. Pietro pag.31 Essere padrino o madrina pag.32 Un chierichetto a 4 zampe pag.33 Gianni Bonadei pag.34 Offerte pag.43 Calendario pag.44 Verbale CPP pag.45 Il libro della vita pag.46 Preghiera pag.47 Redazione P.zza Maggiolini Parabiago (MI) Direttore Responsabile don Renato Banfi Comitato di redazione Don Giuseppe Beretta, Giuseppe Bonesini, Lorenzo Asa, Ignazio Minaudo,Gaspare Lanzillotti, Elena Barbieri, Donatella Ghizzoni, Franca Rossi, Emanuela Tognoni, Daniele Pace, Antonietta Provinzano Si ringraziano per la collaborazione: - CATALDI Avv. DANILO - L AMICO LIBRO CONSULENZA ASSICURATIVA INFORTUNISTICA STRADALE Viale Marconi, 58 - Parabiago - BANCA DI LEGNANO Filiale di Parabiago - UN AFFEZIONATA LETTRICE - L.B. 2 Galleria S. Ambrogio, 11 - Parabiago - AMMINISTRAZIONE COMUNALE - Parabiago - INDUSTRIA GRAFICA RABOLINI snc Piazza Vittoria 31, Parabiago

3 Corriamo all incontro con il Risorto Gentilissimi lettori, buona Pasqua! La grande festa mi offre l occasione di rinnovare il mio incontro con Lui. Passeggiavo nel Giardino, tra gli antichi ulivi. Cercavo, non tanto all esterno, quanto piuttosto nel mio animo, il volto di Dio che mi dicevano potessi scorgere nell immagine del Risorto. E se lo avessi incontrato davvero, pensavo, con quale nome l avrei chiamato? Con quale nome si sarebbe presentato? Intuivo che Dio potesse avere molti nomi, di ogni genere, diversi tra di loro a seconda anche della latitudine. Perché l uomo non può non evocarlo, supplicarlo spesso. E chiamarlo con rabbia, a volte, dal profondo del suo smarrimento. Ha tanti nomi Dio, tanti nomi per un solo Dio. All immagine del Risorto, che ancora non avevo incontrato, si sovrapponevano altri volti noti. Dicevo a me stesso: allora Dio lo posso chiamare Luigi, Renato, Giovanna, Elisa, Nino, Bruna. Con i nomi di mia mamma e di mio papà, dei miei amici. Attraverso loro ho conosciuto la vita, ho incontrato la morte. 3

4 Manco forse di rispetto al buon Dio, associando il suo volto a quello delle personeamate e conosciute? Non credo. I nomi di Dio non sono quelli letti sui libri, ma quelli che mi hanno indicato l esistenza di Dio, del Mistero signore della vita. Sono i nomi sentiti sulle labbra di chi mi è caro. I nomi invocati nella gioia e nella pena. Squillano le campane! È festa di Risurrezione. Buona Pasqua, amici! È veramente bello pensare che Gesù è risorto per ognuno di noi, che si manifesta per mezzo nostro agli altri. È gioia grande! Così anche la preghiera diviene corale, non clamorosa, ma intensa e silenziosa. E quando pregate dite: Padre (Abbà) (Lc 11,1-2) E con Matteo evidenziamo la dimensione corale: Padre nostro! (Mt 6,9) Scopro che G.. F. Lampugnani - Risurrezione - Milano l Abbà corale, suggerito dal Vangelo, ha lo stesso ritmo trasmessomi dalla mamma: Ed ora ripetiamo insieme! Anch io ti chiamerò Abbà, babbo, con tanta tenerezza. E nella fraternità della preghiera, incontro la Chiesa, faccio Chiesa! Non prego per, ma con i fratelli per i fratelli. In quel nostro, poi, incontro l altro: un figlio di Dio come me! Ecco, arriva il Risorto. Con lui andiamo incontro al Padre: Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste; e la pace di Dio custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. (Fil 6,6-7) Buona Pasqua, in Cristo Gesù! La Redazione 4

5 La Parola del Parroco Sono stato mandato dal Vescovo a rappresentarlo in questa parrocchia. Spero di non avergli fatto fare brutta figura. Ho cercato di fare, come tutti del resto, del mio meglio. Non che abbia un grande concetto di me stesso, ma so che lo stile di Dio è quello di usare anche delle cose che valgono poco per fare le sue cose. Perché è lui che le fa: noi siamo solo strumenti nelle sue mani. Lui è così bravo da fare miniature anche con ramazze.buona norma è essere sempre se stessi: non fare il di più ed evitare l umiltà pelosa. Abbiamo fatto insieme un pezzo del nostro cammino verso la salvezza. Avrei dovuto fare da guida. Forse, per deformazione mentale, mi viene da pensare alle guide di montagna che conoscono bene il cammino, sanno affrontare le difficoltà impreviste e sanno adattarsi al passo e alle capacità del cliente. Per fortuna, nel nostro campo, la guida è solo Gesù Cristo, l unico maestro, perché spesso io, come guida, non so neanche guidare me stesso. Spero solo di non aver fatto sbagliare la strada a nessuno. Io posso solo dire bene dei miei compagni di cammino. Per qualcuno poi devo dire ottimo per l aiuto che mi è stato dato per fare al meglio la mia parte: senza di loro,il Signore avrebbe dovuto fare gli straordinari con me. Qualche grattacapo c è anche stato, ma chi ne è senza? Alla fine mi rincresce per il grattacapo. Le soddisfazioni però sono state molto di più. 5 Congedo Settembre 93 - verso Pizzo Stella Grazie, Signore! Adesso, per colpa del calendario, la classe di ferro del 31 incomincia ad arrugginirsi: il meccanismo perde qualche colpo e batte un po in testa. S avvicina il tempo della rottamazione. Anche se il mercato non è da superproduzione, tuttavia per chi verrà a sostituirmi, l imbarazzo non è nella scelta: sono infatti tutti migliori perché figli del loro tempo. Noi antenati, nati prima, ora arriviamo buoni ultimi, maglia nera come Malabrocca, adatti a fare numero e a tappare qualche buco. Resta tanta nostalgia dei bei tempi passati che non tornano più. Ma il bello, quello super, ha ancora da venire. E quando verrà, nessuno potrà togliercelo. Adesso vi saluta il leone, l uomo forte della compagnia: Bèèè. Forse questo leone bisogna mandarlo a scuola di dizione! Comunque, tra leoni e pecore, tiriamoci fuori dal giardino zoologico. Don Renato

6 Artisticamente parlando LA NOSTRA CHIESA PREPOSITURALE Il prete e la sua chiesa: un rapporto d amore tangibile. Don Renato e la chiesa dei santi Gervaso e Protaso: la soddisfazione di averla resa accogliente e il rammarico di non aver potuto fare molto di più, non per colpa sua o dei parabiaghesi, ma di una certa burocrazia che spesso è capace di incunearsi anche in ambiti che non ti aspetteresti. Ma andiamo per gradi. Dal sagrato, ampio, invitante, amato e frequentato da ragazzi, adulti e pensionati, entriamo nel tempio. La facciata, serenamente accogliente, rimanda a Piermarini che ha fatto il primitivo disegno e al vicario don Cappelletti che realizzò il rivestimento marmoreo. Ecco le bronzee porte: maestose e geniali nello stesso tempo. Al mio arrivo, inizia don Renato, il sacrista più volte mi fece notare che le p o r t e, specialmente q u e l l a dell ingresso principale, mostravano la loro venerabile età e si lamentavano ogniqualvolta era necessaria Notturno della Prepositurale, dal cortile dell Oratorio 6 l apertura trionfale.ho riflettuto a lungo, convinto che, se si deve rifare un opera, occorra prendere tutti i necessari provvedimenti. Ho consultato gli artigiani migliori per consegnare al tempo un manufatto che narri meraviglie per secoli. Ho cercato lo scultore Matteo Ferrari, di cui avevo visto le opere in alcune chiese della zona. Abbiamo trattato e concordato il tema dei rilievi. La Madonna Assunta in alto del portone principale attorniata da alcune scene della sua vita. Sulle porte di destra e di sinistra, sempre della facciata, episodi della vita dei santi Gervaso e Protaso, nostri patroni. I battenti delle entrate laterali, invece, narrano alcuni miracoli di Gesù e la sua Risurrezione. Abbiamo preteso un opera che desse prestigio anche alla grande

7 piazza Maggiolini; abbiamo chiesto che i rilievi risultassero ben pronunciati in modo da essere visti distintamente da lontano. Possiamo dire, senza tema di smentite, che le porte della nostra chiesa sentano l influenza di alcune opere fatte dal grande Manzù. (Vedi le porte di S. Pietro a Roma). Parliamo dei mosaici e un velo di mestizia, mista a un non so che di rammarico, scende sul viso del nostro prevosto, per un opera che avrebbe reso meravigliosa la nostra prepositurale. Un lavoro che avrebbe aperto all arte strade fino ad allora mai tentate, e magari richiamato nel nostro paese visitatori da ogni dove. Avevamo studiato un percorso che accompagnasse il fedele dall entrata fino alla mensa eucaristica. Un percorso che, rifacendosi al viaggio del popolo Ebreo nel deserto, ci conducesse verso il Cristo donatosi a noi sotto le specie del pane e del vino. Dal passaggio del mar Rosso al Figliol Prodigo; dallo stupore che apre il cuore alla fede ad Emmaus, fino alla gloria del Regno. Oggi alcuni di quei mosaici sono esposti sulle pareti delle cappelle laterali alla Mensa eucaristica, ridotti nelle loro dimensioni e nella pezzatura. 7 Ricordo con molto piacere quei giorni, tempi di gioie e speranze. Gioie perché i mosaicisti andavano scoprendo la fattibilità del mosaico a pezzatura grossa, mai sperimentata fino a quel momento, con graniti resistenti e di effetto ritenuto di scarso valore artistico. Essi stessi avevano voluto provare nei tondi della chiesa di S. Michele, ed erano rimasti stupiti per la bellezza di quegli insiemi. L opera si stava dimostrando fattibile e di sicuro effetto, di appagamento artistico ed educativo. Gli accostamenti sfumati rendevano piacevole la rappresentazione. Cresceva l entusiasmo per un lavoro che avrebbe dato lustro alla nostra chiesa. Ma qualcosa non procede secondo il programma! Come pastore di questa comunità, mi pareva, al di là del gusto per l arte e per il bello, di aiutare i fedeli a capire meglio il mistero dell Eucaristia e ad accostarvisi con maggior fervore. Godevo dell efficacia di un percorso che sarebbe divenuto opportunità anche per altri. E, forse, fu proprio questo il motivo per cui l opera non vide la luce, nonostante fosse già stata sponsorizzata. Intervenne la commissione diocesana ed espresse parere negativo, con argomentazioni che mi parvero allora, ma non ho mutato parere neppure oggi, alquanto affrettate e superficiali. Diceva, in un frasario specifico della burocrazia che quando si incunea negli apparati combina sempre seri guai: Non si vede l opportunità di mettere un opera musiva iconografica sotto i piedi della gente! Ma come? I migliori templi hanno mosaici sui pavimenti, fatti con tessere

8 piccoline di marmo, che devono essere protette dall usura del tempo, per non parlare dei palazzi e delle basiliche romaniche (vedasi Aquileia) adornate di splendidi mosaici che ancora resistono a distanza di millenni! La seconda motivazione diceva: I mosaici non sono in armonia con lo stile architettonico della chiesa! E noi contestiamo questo giudizio, perché nessun componente di quella commissione si prese la briga di venire a verificare sul campo le sue affermazioni! Forse l estensore di tale comunicazione non poteva essere più esplicito; altre potrebbero essere le motivazioni. Però se fosse venuto qui avrebbe visto la bellezza dell opera e la grandezza del progetto, affatto cervellotico, ma armonico con il tutto. Ma tant è così va spesso il mondo! Forse si temeva che l opera, alla fine, non avrebbe potuto essere conforme alle attese, dato che non esistevano termini di paragone e che anche i nostri mosaicisti erano, inizialmente, perplessi. Lo stesso architetto Cumana (colui che disegnò, agli inizi di carriera, gli altari del Sacro Cuore e della Madonna, ritornato per rivedere, a distanza di mezzo secolo, l effetto di alcune sue opere giovanili) ebbe a dirmi: Lei non riuscirà a realizzare il progetto, che ritengo eccellente e che sarebbe visitato da cittadini di ogni dove, perché, a mio giudizio, avrebbe un costo eccessivo. E non lo faccia fare a noi, perché non è il nostro lavoro! Andiamo nella chiesa rionale di S. Michele. Nella chiesetta di S. Michele sono state rifatte le quattro vetrate: una sulla facciata, due sulle pareti laterali e l ultima sullo sfondo, sopra l altare. Poi ci sono, sul pavimento, i tondi o medaglioni che raffigurano le virtù teologali, ottenuti in forma sperimentale in vista del lavoro da attuare sul pavimento della prepositurale. È nuova anche la statua dell Arcangelo, opera dello scultore Giuseppe Colombo di Villasanta, posta sul timpano della chiesa. Ricordiamo, ancora con tanta emozione, la grande sorpresa che pervase noi tutti quando stavamo scrostando l affresco posto all esterno della chiesetta. Ai nostri occhi apparve un affresco del cinquecento, addirittura antecedente alla chiesa stessa e, di certo, incuneato sulla parete della chiesa in tempi successivi. L opera è stata ricuperata e posta all interno della chiesa rionale. Il Cristo accogliente in prepositurale. E bello entrare in chiesa e sentirsi accolti dal Cristo risorto che porta ancora, riflessi, i segni della sua passione. Tra quelle braccia, spalancate come sulla

9 croce, si ritrova la comunità tutta, l umanità per la quale Egli si è fatto uomo. Ricordiamo che l affresco precedente non è stato rimosso o danneggiato, ma solamente ricoperto. Le vetrate delle cappelle. Sono quattro le vetrate, poste sulle pareti di fondo delle cappelle, che fiancheggiano l Altare maggiore. Nella cappella delle confessioni vediamo, in alto, il miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci e, in basso, nel semicerchio, sono raffigurati gli Ebrei che, seppur morsi dal serpente velenoso, si salvavano se guardavano il serpente di bronzo innalzato da Mosé su invito di Dio. Il serpente simboleggia Cristo (et futurae gloriae nobis pignus datur!) che ci salva dall alto della croce. Nell altra cappella, a destra, vediamo, in alto, Gesù che mangia con gli Apostoli sulle rive del lago di Tiberiade, dopo la sua risurrezione, e, in basso, ammiriamo l acqua che sgorga dalla roccia (petra autem erat Christus!) percossa dalla verga del Profeta. È ancora Cristo che ci inonda con la sua grazia nel Battesimo. Sono quattro capolavori nel loro genere! Forza cromatica e maestosità del gesto. Basta spostarsi di qualche centimetro per scoprire riflessi diversi e vedere quasi il precipitare della cascatella, la rotazione del serpente e il guizzare delle fiammelle. Effetti che si ottengono grazie a un lavorio geniale sul vetro grosso e a un martellamento accorto che accentuano il ritmo cromatico della luce. Tali giochi di luce danno l illusione del movimento. Ci sono poi due tondi, sul fondo della chiesa. Raffigurano due angeli offerenti doni all Eterno. Invitano i fedeli che entrano in chiesa a dare lode al Signore e a disporre l animo alla preghiera. E veniamo ai quadri. Sopra le porte d entrata laterali ci sono i quadri che ritraggono i beati cardinali Ferrari e Schuster. Sono gli arcivescovi che hanno consacrato la nostra chiesa nel 1908 e dopo l ampliamento voluto dal prevosto don Balzarini. Sono complementari ai quadri del 500, dipinti dal Carpi, che si trovano sopra gli accessi alle cappelle. C è un quadro che raffigura S. Sebastiano. È posto sulla parete dell altare della Processione, il secondo a sinistra, per chi entra dalla porta principale. È un mio dono alla chiesa madre di Parabiago. 9

10 San Sebastiano ci collega, in un certo qual senso, con le comunità di Villastanza e di San Lorenzo. Ci sono altre opere di pregio nella nostra parrocchia. È stata ristrutturata e ora fa bella mostra di sé nella sala don Carlo Maino, la tela che ricorda la cena di Emmaus. Altre opere, di ridotte dimensioni, sono state ripristinate nel loro primitivo collocamento. Non vogliamo scordare il leggio che vediamo tutti i giorni sui gradini dell altare Maggiore. Invito tutti i nostri parrocchiani poi ad ammirare la preziosa lampada del Santissimo, in argento, che arde notte e giorno, sulla sinistra dell altare stesso. E infine una parola sul sistema di riscaldamento della nostra chiesa. E stato concepito per produrre calore all altezza delle persone senza dispersioni verso l alto. La sorgente di calore è posta sotto il pavimento e dona sensazioni di benessere a tutti coloro che partecipano alle funzioni liturgiche. E efficace e ci permette di poter risparmiare un bel po di combustibile, che, con i tempi che corrono, non va affatto male! La nostra chiesa! Ci gratifica in tutto il suo splendore; siamo convinti che il bello sia un mezzo per avvicinarsi al Signore creatore. Ringraziamo don Renato per le attenzioni profuse verso la nostra casa comune. Gli auguriamo ogni bene nel proseguo della sua permanenza, ancora per poco, tra noi e anche per gli anni a venire. Il Dio che tutto vede ci voglia benedire. 10

11 LA NUOVA COPER OPERTIN TINA Continua la presentazione delle opere che adornano la nostra prepositurale. Oggi ci fermiamo dinanzi al secondo altare, dalla parte del campanile, quello che un tempo era dedicato a San Crispino, patrono dei calzolai. Ammiriamo la tela della Processione che la critica attribuisce, quasi unanimemente, ai fratelli Lampugnani. L opera ha una storia abbastanza singolare, se non addirittura travagliata. Un tempo occupava la parete sinistra della nostra chiesa, dove era stata La processione 11 collocata dal prevosto Crivelli ( ), aiutato dall intraprendente coadiutore don Gerolamo Raffaelli. In occasione dei lavori per la costruzione della cantoria e dell organo che hanno interessato la navata agli inizi del Settecento, venne trasferita nella chiesa di Dio l Sa. Era collocata nella piccola abside, seminascosta dall imponente pala cinquecentesca. In evidente stato di abbandono, rimase in questa chiesa fino al In seguito don Ceriani, che nel frattempo aveva rivisto il suo giudizio sul valore artistico della tela, ne promosse il trasferimento nel grande salone delle Opere parrocchiali. Fu notata dal Palamidese che poté studiarla, dare conto delle condizioni del dipinto e suggerire un adeguato restauro. In tempi recenti, a metà degli anni ottanta, l opera ha trovato collocazione dove ancora oggi si può ammirare in tutta la sua magnificenza. La composizione mostra una netta scansione tra una zona superiore dove è visibile il Cristo in gloria, assiso sulle nuvole, circondato dai santi martiri Gervaso e Protaso, nostri patroni a destra, e dalla Madonna a sinistra. I personaggi

12 sono librati su nuvole dalle quali si sprigiona la possente luce che mette in risalto ogni particolare del s i n g o l o personaggio. Molto espressivi i volti: l effetto cromatico della luce riflessa evidenzia ed esalta, in un susseguirsi di chiaroscuri, le masse incorporee. La parte superiore è specchio di un mondo spirituale con un chiaro riferimento al classicismo. Abbiamo la netta sensazione di vivere in una dimensione che supera ogni materialità. La zona inferiore che occupa circa tre quarti dell opera, invece, fa riferimento ad un discreto verismo nel paesaggio, nei tessuti e nella trattistica. Viene registrata una solenne processione. Il lungo corteo si snoda per la campagna in direzione di un piccolo centro abitato. I critici si sono sbizzarriti nell interpretazione dell opera e la loro attenzione si è soffermata sulla storicità della processione stessa. Cherubino Mezzanzanica pensa alle processioni che un tempo si facevano per benedire le campagne. Molti critici, e tra questi collochiamo anche il nostro don Marco Ceriani, hanno 12 creduto di vedere un chiaro riferimento alla processione che ogni anno, il 21 febbraio, risaliva da Milano verso Parabiago per ringraziare il Signore, e in modo particolare Sant Ambrogio nella chiesa a lui dedicata, per la vittoria di Azzone Visconti contro Lodrisio, del Si narra, infatti, che durante la battaglia fosse apparso Sant Ambrogio, determinando in tal modo la vittoria di Azzone. Per la cronaca, aggiungiamo che la processione fu soppressa da San Carlo nel Ultimamente è stata avanzata un altra ipotesi. La processione sarebbe un gesto da collegare al ritrovamento della tomba dei santi fratelli Gervaso e Protaso da parte del Vescovo Ambrogio. La tesi è confutata da chi osserva che la processione non si snoda per le vie della città di Milano, ma per un viottolo di campagna, in prossimità di un piccolo paese. Qualunque sia l esatta interpretazione, noi assistiamo ad un gesto liturgico a cui partecipa il Vescovo con tanto di pastorale e mitra, i Canonici e i Priori delle Confraternite e delle Arti. Alla processione partecipa una fiumana di gente che avanza in una campagna piatta e rigogliosa come è quella di Lombardia. Per la cronologia di quest opera si può tenere buona la data del 1641, come sostiene Cherubino Mezzanzanica e appare ormai certa l attribuzione ai fratelli Lampugnani.

13 Il prossimo 7 giugno sarà ordinato sacerdote DON ALESSANDRO ASA un virgulto spunta dalla comunità parrocchiale e viene condotto per mano dalla famiglia! Buon giorno alla famiglia Asa! La possiamo conoscere meglio? Eccoci! Papà Dante, mamma Cristina e i fratelli Lorenzo con la moglie Elena genitori di Letizia e di Gabriele, Daniela, ricercatrice impegnata nella sua professione, Marco che ancora frequenta il liceo Cavalleri e Alessandro. Ognuno opera con responsabilità, a seconda delle proprie attitudini. In casa si respira una discreta serenità e ci sentiamo tutti orgogliosi della scelta vocazionale di Alessandro. I nonni non ci sono più! È vero, purtroppo. Però la loro è stata una presenza significativa, fino a poco tempo fa, sia in famiglia che in parrocchia. Nonno Gennaro ha goduto per la scelta del nipote, lo stesso non si può dire per la nonna Giovanna che ora, ne siamo certi, è con noi e condivide la nostra gioia. 13

14 La Vestizione Lo stesso non si può dire per i miei nonni, aggiunge papà Dante. Il nonno materno faceva parte dello zoccolo duro socialista della fonderia F.Tosi. Quali studi ha fatto Alessandro? Dopo la scuola media, ha frequentato il Liceo Scientifico locale, poi ha scelto la facoltà alla Statale di lingua e letteratura inglese e svedese. A quando risale la comunicazione ufficiale? Alla fine del terzo anno di università e, in quel momento, non ce l aspettavamo. Nessun sintomo era trapelato? Forse avremmo dovuto intuire che qualcosa frullava nel suo animo. C erano state parecchie titubanze al momento della scelta della facoltà, a differenza dei suoi fratelli che avevano da sempre le idee ben chiare. Eravamo ormai a settembre e Alex non si decideva a compilare il modulo. 14 Alessandro sceglie una facoltà umanistica, poteva essere un messaggio indiretto? Non proprio, dato che parecchi professori della scuola media lo avevano indirizzato verso gli studi classici. Ritorniamo al momento della comunicazione ufficiale Alessandro era da poco ritornato da una vacanza in montagna con l Oratorio. Ricordiamo che, in quella occasione, Parabiago non aveva un assistente per l Oratorio e che era stato inviato, per far fronte all emergenza, un prete novello, don Davide Milanesi, con il quale Alessandro ed altri giovani collaborarono attivamente. Fu una bella esperienza. L entusiasmo, la dedizione e le capacità di aggregazione del prete novello hanno impressionato positivamente Alessandro. È nata, in quei mesi, un amicizia vera, che dura tuttora! Quella sera, quindi? Alessandro mi venne appresso e disse: Mamma, devo dirti qualcosa. Ti prego, siediti, perché è una cosa complessa! Colta all improvviso e incuriosita contemporaneamente, ho obbedito. Non capivo la portata di tanta comunicazione. Conosco Alex: non è tipo da scelte avventate. È solito riflettere, elaborare e prevedere le conseguenze delle sue scelte. La comunicazione fu incisiva ed essenziale: Ho deciso: entro in Seminario! Non ricordo, ora, esattamente che cosa passò nella mia mente. In uno stato confusionale, e non so se per la gioia

15 inattesa o per la preoccupazione, balbettai: Ma hai riflettuto bene? Sei convinto di questa tua scelta non facile? Ho toccato gli argomenti più banali: Lo sai, vero? Si tratta di una scelta impegnativa! Nei momenti più difficili potresti trovarti solo, non avere alcun supporto umano! Dubito di essere stata adeguata alla situazione! Mi pareva di aver smarrito ogni punto di riferimento certo, di brancolare nel buio più profondo e che l equilibrio fosse alquanto precario. Ogni certezza, che rende sicuro l agire quotidiano, pareva vacillare. Un unica certezza mi restava. Quella di parlare ascoltando quanto dettava il cuore. Eppure la mamma, nell intimo dei figli, è capace di leggere oltre la realtà Indubbiamente è vero! In quel momento, però, forse inconsciamente, rifiutavo anche ciò che era evidente. Ammiravo l impegno di Alessandro in Oratorio, il suo stare con i ragazzi. Forse mi ero illusa che tutto fosse stato deciso con la scelta della facoltà. Solo più tardi mi sono resa conto che Alessandro aveva fatto un percorso di avvicinamento molto serio e che la scelta, che si s t a v a concretizzando, era stata meditata a lungo e che io non avevo colto i 15 numerosi input che mi aveva mandato in quegli anni. La comunicazione, inattesa per noi, altro non era che il logico sbocco di un processo esistenziale coerente. E papà? Come reagì a siffatta notizia? A papà, quella sera, non dissi nulla. La cosa era grande in sé e occorreva altro tempo perché entrasse nel mio ordine d idee. Dovevo cogliere il momento più propizio e trovare le parole che giungono direttamente al cuore. Forse il vostro più immediato traguardo era stato individuato nella conclusione del corso di studi. Forse sì! Eppure avevo notato, in quei mesi, un certo disamore per lo studio. Si pensava potesse dipendere dalla disarmonica gestione dell Ateneo, che, nella sua quotidiana improvvisazione, rendeva impossibile seguire tutte le lezioni e difficoltosa la stesura del piano di studi. Invece, pur essendo reale la situazione dell Università, evidentemente Alex stava maturando nel suo cuore il

16 grande momento che avrebbe dato una decisa virata alla sua esistenza. Finalmente la comunicazione a papà Dante! Non ho avuto fretta; ho lasciato decantare la notizia nel mio animo. Continuavo a chiedere al Signore perché avesse scelto un figlio della nostra famiglia, pur essendoci, anche nella nostra parrocchia, tanti altri ottimi nuclei familiari. Ho pensato anche alla zia Teresina, che a lungo era vissuta con noi, e che non si era mai stancata di chiedere, nelle sue preghiere, la grazia di un nipote prete! La vedevo sorridere e farmi l occhiolino! Quella notte non chiusi occhio! Pensavo: Vuoi vedere che le preghiere della zia hanno trovato grazia presso il trono dell Altissimo? E al mattino l annuncio! Non esattamente. Ho atteso il ritorno pomeridiano. Signor papà, che cosa ha pensato in quel momento? Ho guardato in faccia Alessandro. Gli ho chiesto se era sicuro della decisione. Poi ho inforcato la bicicletta e ho pedalato, riflettendo, per più di due ore! Ho capito, in quel momento, che qualcuno esigeva il pagamento di un vecchio debito. Di che cosa si tratta? Un debito materiale che non ho mai saldato. Dobbiamo ritornare agli anni in cui, poco più che adolescente, frequentavo l Oratorio feriale a Legnano. Un giorno, dato che non avevo in tasca neppure una lira, l assistente, don Alessandro Tanzi, mi pagò un aranciata. Ho sempre pensato che avrei dovuto 16 sdebitarmi, magari bevendo insieme una birra al bar! Ora collegavo gli avvenimenti. Don Tanzi, o qualcun altro, mi presentava il conto, con gli interessi!!! Ritornato a casa, pretesi da Alessandro che concludesse il corso di studi Alessandro le ha dato retta? Penso proprio di sì! Prima di entrare in Seminario, aveva dato tutti gli esami. La tesi la discuterà all inizio del secondo anno di teologia. Intanto compie un cammino di preparazione: frequenta dei corsi di studio e di spiritualità. In cuor mio, mi auguravo che, nel frattempo, cambiasse idea. Invece? Nel 2002, a settembre, entra in Seminario. Lo accompagniamo a Seveso. Qual è stato il rapporto con Alessandro in questi sei anni? L abbiamo visto sempre sereno. Non sempre entusiasta del regime di vita del Seminario. Non possiamo scordarci che passava da una vita completamente autonoma, comunque sempre responsabile, ad un sistema comunitario dettato da regole ben precise e ad un rapporto con i superiori, seppure tra adulti responsabili, da costruire giorno dopo giorno. Alessandro ha cercato il dialogo con tutti e, pur nella sua riservatezza, ha costruito, mattone su mattone, un percorso che sfocia ora nella serenità della certezza. È stato molto bello anche il rapporto con i compagni del gruppo classe. Insieme hanno sempre affrontato le varie problematiche e ognuno si sentiva responsabile delle scelte di tutti. Ogni decisione veniva discussa, socializzata nel gruppo classe. È successo anche quando

17 Duomo - Ordinazione diaconale qualcuno lasciava. Alessandro mi confidava di essere sereno, perché, tutti insieme, avevano aiutato l amico ad individuare e a fare la scelta migliore. Ora siamo al momento più importante! Ma è anche il più bello. Crescono le palpitazioni. Non sono scomparse del tutto le preoccupazioni. I genitori trepidano sempre quando un figlio prende qualche decisione. Vorremmo il meglio per ognuno dei nostri figli! Ma siamo ricolmi di gioia! Gli siamo vicini e, con serena fiducia, vediamo prendere corpo le scelte fatte in tempi remoti e perfezionate giorno dopo giorno. Con l aiuto di Dio! La scelta è di quelle toste! Non c è dubbio! Ma è anche da invidiare e da proporre. 17 Siamo di fronte a un giovane che dona se stesso ai fratelli, per regalare loro, e con loro al mondo intero, lo spirito di Cristo. Quali sono stati, se ci sono stati, i suoi modelli? Per quanto ne sappiamo noi, don Davide è stata l occasione ultima, ma non per questo meno importante, di un desiderio a lungo coltivato. L entusiasmo del prete novello è stato lievito nel suo cuore. Insieme hanno percorso lunghi segmenti esistenziali. Non si tace di don Marcello che, da quando è giunto tra noi, ha fatto con Alessandro un cammino teologico molto profondo. E gli amici? È stato proficuo il rapporto con molti ragazzi. Ogni oratoriano, in questi anni, ha coltivato un rapporto di amicizia con il seminarista che difficilmente

18 sarà scordato. Ci sono state occasioni di confidenze e di confronto, di impegno e di verifiche. Qual è stato il rapporto con i fratelli? I fratelli hanno preso coscienza delle scelte di Alessandro quasi contemporaneamente a papà. Inaspettata la scelta vocazionale, percepita comunque da tutti con profondo rispetto. Se l idea di farsi prete può sfiorare ogni adolescente, la decisione finale è specifica del singolo e, per Alessandro, è maturata in un rapporto fiducioso con il Maestro. Conoscendo la serietà di Alex, è stato il commento di uno dei fratelli, sono felice per lui, perché non può che aver fatto la scelta migliore! Nella comunità matura la vocazione! Della quale è determinante la preghiera! Ci sono tante persone che pregano per Alessandro e a loro chiediamo di non smettere mai. Perché, qualche volta, anche noi ci lasciamo trascinare dalle occupazioni della vita che sono tante e coinvolgenti e ci scordiamo dei nostri obblighi nei confronti dell Eterno! E quando un figlio, un giovane fa simili scelte radicali ha bisogno del sostegno di tutti. La meta ormai è dietro l angolo In questi momenti vogliamo che Alessandro senta, accanto a sé, l affetto dei suoi cari che camminano con lui. Sappiamo che con noi trepida la comunità parrocchiale e diocesana, che tante famiglie ci sono accanto ed elevano preci per tutti i ventidue consacrandi. Quale augurio gli fate? Non posso dire se Alessandro sia fortunato, sono certo che è realizzato! Lo scruto come padre. Mi appare sereno ed entusiasta. Aggiungo che la sua scelta di donarsi agli altri mi riempie di gioia. Stando vicino ad Alex, in questi lunghi sei anni, godendo con lui l entusiasmo della quotidiana scoperta, ho modificato anche il mio punto di vista. Avere un figlio che crede, che si sacrifica per dare una mano al Signore, a me che sono vissuto a lungo al margine, mi ha costretto a riflettere! Credevo, un tempo, che il prete parlasse in quel modo perché rientrava nei suoi compiti. Mio figlio, ora, parla allo stesso modo ed è razionalmente convinto di quanto va dicendo e io sono entrato in conflitto con me stesso. Ora, con Alessandro, devo andare più avanti, devo approfondire il senso di scelte tanto importanti e coinvolgenti. Nel frattempo godo.. e di lui ( a fatica intuisco le parole strozzate da un nodo di commozione) sono orgoglioso! Scende tra noi il silenzio. Un silenzio che devasta l anima, che sconvolge. Un silenzio rumoroso, come un uragano. A noi non resta che meditare. 18

19 Ci scrivono Da Patrizio agli amici del Gruppo d Ascolto STIAMO VIVENDO UN ESPERIENZA D AMORE C arissimi, in questi giorni stiamo vivendo l esperienza degli Esercizi Spirituali. La sala meditazioni del Seminario è stata allestita appositamente a due cori per la recita della liturgia delle ore, davanti alla croce di Cristo. Questa sala, a piano terra, un tempo era la farmacia del Seminario. Attraverso una finestra con grata, che possiamo vedere ancora oggi, le persone dall esterno chiedevano l aiuto di un po di cibo e medicinali e, con tutta probabilità, passavano anche i neonati abbandonati. La struttura, in questo punto, sporge rispetto al resto del quadriportico. Attualmente le finestre si affacciano sulle strade trafficate di Seveso. Questo mi ha fatto riflettere sulla diversità tra il mondo degli uomini tanto caotico e il piano celeste di Gesù, Crocifisso e Risorto. È come se volesse affacciarsi nella nostra vita, mentre si abbandona al dolore della Croce per noi. Se all esterno si predica il superfluo, la fretta e l eccitazione, qui tutto è scandito dalla preghiera e dall annuncio della Parola. La Parola viene letta, custodita e meditata durante la giornata. 19 Poi assimilata, custodendo nel cuore alcuni versi che ci hanno particolarmente colpito, sia in senso positivo che negativamente. Perché il Vangelo è anche questo: porsi dinanzi al testo con animo critico e scoprire, dopo poche righe, la soluzione di ogni nostra perplessità. In questi giorni di silenzio si percepiscono l amore, l insegnamento, il distacco da tante situazioni umane, il riposo, l ascolto e la commozione che ancora oggi Gesù suscita nei nostri animi. Trasmettere ad altri l amore di Dio è occasione di conforto, per poter un giorno vivere lietamente tra le sue braccia. Leggere nel nostro cuore è il compito di questa Quaresima, senza lasciarci distrarre dal mondo. Buon cammino di Quaresima a tutti. Un caro saluto a ciascuno di voi e a tutta la comunità parrocchiale che prega per me e per Alessandro Asa, prossimo sacerdote novello. Un abbraccio grande e buona Pasqua a tutti! Patrizio.

20 FARE DESERTO PER UN RADICAMENTO ETERNO Don Alessandro ripercorre le fasi della sua vocazione Scrivendo, oggi, non posso nascondere l emozione. Emozione per una traversata, la mia, che è giunta ormai al suo compimento. Come Mosè ammirava dalla cima del monte Nebo la terra della promessa, così anch io, ormai al termine del cammino seminaristico, scorgo aprirsi innanzi a me il ministero apostolico. Certo è più breve il mio pellegrinare rispetto ai 40 anni del popolo nel deserto: solo nove, sì, ma quando la vita ne conta un numero di 30, si può ben dire che sia già una bella fetta. Come dal monte Nebo, dunque. Risuonano nel cuore le parole stupende che Mosè e, sono parole a testamento, consegna ai suoi fratelli: Ricordati, 20 riporta il capitolo ottavo della grande omelia della steppa, ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant anni nel deserto. E allora ricordare. Ri-cordare significa letteralmente mettere nel cuore per evitare che la nostra storia, ciò che abbiamo vissuto non sia disperso e non svanisca come un sogno al mattino. Un fatto ricordato, conservato nel cuore, resta e, anche a distanza di anni, può essere fatto riaffiorare e compreso magari con una luce nuova: sia esso buono o cattivo. Metti nel cuore dunque i fatti, gli avvenimenti e gli incontri di questi nove anni di cammino, questi nove anni di deserto e preparazione per diventare prete. E questo tempo è stato veramente tempo di deserto. Tempo di sradicamento, anche affettivo, dai luoghi e dalle persone care: costretto a migrare continuamente da casa al seminario e da parrocchia a parrocchia. Sradicamento quindi e non senza fatica. Ma come non riconoscere vere anche per me le parole: Ti ha nutrito di manna a noi sconosciuta. Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato (Dt 8,4). Benedico il dono inatteso di incontri nuovi: amici in seminario che hanno condiviso con me l attraversata e che l hanno arricchita di confronti seri e serrati sul vangelo e sulla vita. Benedico il

21 dono dei tanti ragazzi e ragazze, di uomini e donne che il Signore ha posto sul mio cammino di seminarista: ecco la manna inaspettata di ogni giorno, per sei anni. Ora che lo sradicamento giunge alla conclusione, ora che ho finalmente un luogo e una comunità dove stare, ora che intravvedo la meta del ministero presbiterale, è d obbligo ricordare l in principio di quel cammino che mi ha condotto fin qui. E l in principio è sempre all insegna di una presenza: per me il volto sorridente di don Davide, il viso dell amico che mi è stato vicino nei momenti di passaggio e i volti dei ragazzi di catechismo di terza media che avevo accompagnato in vacanza. Correva l estate 1999 e, mentre le radio trasmettevano Scar Tissue e Viva Forever, partivo per una meta da cui sarei tornato cambiato. Forse è vero che i vent anni sono il tempo della crisi: quando affiorano le domande, le difficoltà, quando uno comincia a fare discernimento di se stesso ed i nodi cominciano a venire al pettine. La crisi però è quel momento in cui qualcosa crolla delle strutture che avevi edificato a protezione della tua vita e ti rimetti in gioco pronto anche a trovare una nuova verità di te stesso. Ricordo come in quei giorni, piccoli e grandi questioni si affollavano nella mente e nel cuore e mi parevano pesare sulle spalle mentre salivamo lungo il sentiero dell ultima gita. Era una bella giornata di luglio e, due 21 giorni prima, ci aveva raggiunto don Davide per condividere con noi gli ultimi momenti. Fu sua l idea di andare ai 2000 metri del lago del Truzzo. Ricordo la messa, i ragazzi mandati a bagnare i piedi in acqua mentre mi confessavo. La sua bocca che si apriva a sorriso, aprì anche una possibilità nuova nella mia vita. Quando scesi dal monte ne ero certo: avevo incontrato il Dio che tante volte era apparso ai padri sul monte e li aveva inviati. Lo avevo incontrato e mi invitava a seguirlo. Erano circa le quattro del pomeriggio. Presi contatto con il seminario che frequentai in modo anonimo e saltuario per un periodo di tre anni e intanto conclusi l università. Di quel periodo mi colpì l ultimo anno. In quei mesi si assommarono tutta una serie di impegni, esami, attività ma ormai ero risoluto a cominciare il tempo del seminario e ancora mi sorprende il pensiero di come riuscii a fare tutto. Credo sia questa la forza prodigiosa dello Spirito: ti volgi indietro e,

22 con stupore, ti domandi se sei proprio tu e come hai realizzato quello che ti pareva impossibile. I sei anni successivi sono stati anni arricchenti e significativi per gli incontri fatti, per la bellezza di tante ore di esegesi e teologia, per le esperienze in carcere ed in Terra santa, per le amicizie importanti. Ma la grazia di quell in principio, la possibilità di poter tornare, con il ricordo, al giorno della mia vocazione, è da sempre possibilità di nuove ripartenze e stimolo a non lasciarmi incatenare dall abitudine. Oggi vivo l esperienza di giorni bagnati dalla benedizione di un Dio che tesse fili in una parrocchia alla periferia nord di Milano. Grazie alle nuove strategie diocesane di immissione dei preti novelli, già da quest anno posso svolgere il mio ministero diaconale in quella che, per i prossimi tre anni almeno, resterà la mia comunità. In essa posso gioire per la bella fraternità con i miei confratelli nel sacerdozio e per la comunione vera Generale Missionaria Dei Vescovi e intensa con la gente che frequenta l oratorio e la parrocchia. A San Giovanni Battista alla Bicocca, in Milano, dal prossimo anno sarò responsabile della pastorale giovanile e mi occuperò attivamente dell oratorio, ma non solo. La parrocchia, tanto diversa dalle nostre di paese, non è ricca né di mezzi né di strutture ma lo è certamente di relazioni, di storie, dei volti che la attraversano ogni giorno anche solo per andare nella vicina università.parlando con un anziano parroco di Milano a consegna mi donava le parole che a lui aveva detto il Cardinal Martini quando l aveva chiamato a Milano: Non dovrai costruire edifici, non ce ne sarebbe neppure lo spazio, ciò che conta è costruire relazioni. Questo, allora, il mio impegno per i prossimi anni: legare in relazione profonda i volti, che benedicono le mie giornate, al Dio che dal monte si è degnato di chiamarmi al suo servizio. Don Alessandro APOSTOLATO DELLA PREGHIERA APRILE La nostra vita proclami che la risurrezione è sorgente di speranza e di pace. Per una formazione sempre migliore dei presbiteri delle giovani Chiese. Liberati da ogni forma di paura e di tristezza. Generale Missionaria Dei Vescovi MAGGIO Tutte le espressioni della cultura promuovano la persona umana. La Vergine Maria guidi con affetto materno i missionari. Maria ci aiuti a sentirci 18 parte della Chiesa, viva nella storia. 22

23 Convegno Ecclesiale di Verona EDUCARE ALL AFFETTIVITÀ, EDUCARE L AFFETTIVITÀ Continuiamo il resoconto dei lavori del secondo Convegno ecclesiale nazionale tenutosi a Verona nel settembre 2006: dopo la problematica della cittadinanza, illustrata nello scorso numero, ecco quanto emerso in tema di affettività. I lavori del Convegno Nazionale Ecclesiale di Verona hanno affrontato in modo approfondito il tema dell affettività, intesa come modo di vivere le relazioni interpersonali. L esigenza di affrontare questa delicata tematica nasce dalla preoccupante banalizzazione che negli ultimi tempi, in modo sempre più accentuato, connota i rapporti interpersonali e le relazioni sociali. Banalizzazione tanto più grave se si considera quanto decisiva sia per il corretto ed armonioso sviluppo della personalità umana la rete di relazioni che ciascuno di noi costruisce o cui ciascuno di noi è chiamato a partecipare nell arco della propria vita. L analisi effettuata durante il Convegno ha in primo luogo cercato di individuare cause ed origini della banalizzzazione della vita affettiva. Tali cause sono state individuate principalmente nella perdita dell orizzonte escatologico che caratterizza l epoca contemporanea, dove tutto è vissuto ed orientato dal qui ed ora senza che si riesca - né forse si voglia inserire l agire umano nel contesto di una Storia più ampia con un senso ed un fine ultimi. Inoltre, la Speranza cristiana è stata sostituita da un equivoco sentimento, 23 certamente più attraente perché meno impegnativo, di ottimismo non in grado di orientare eticamente l agire umano. L origine di questo smarrimento è da ricercare nelle ripercussioni che l individualismo tipico della nostra epoca ha anche a livello di relazioni interpersonali: in questa ottica la relazione non è più esperienza che necessariamente coinvolge due o più

24 persone, ma più semplicemente e molto più limitatamente, è esperienza che riguarda solo il singolo individuo che asseconda l onda delle proprie emozioni e che deve dare conto ad esse sole e non anche ad una persona altra da sé. Relazioni e affettività (intese come insieme di sentimenti ed emozioni che guidano e determinano l incontro) perdono così tutti gli aspetti di responsabilità che ne costituiscono la dimensione etica e ne determinano la rilevanza sociale. In ogni relazione vi è infatti un aspetto emozionale (che è soddisfazione di un bisogno primario dell uomo) ed un aspetto valoriale che dà senso all esperienza al di là del contingente aspetto emozionale. È pertanto necessario agire sulla volontà, senza lasciarsi trascinare, né lasciar governare le relazioni, dagli aspetti emotivi, per bilanciare le due componenti (aspetto emozionale ed aspetto etico) e consentire così che la vita affettiva che connota le relazioni assolva al compito di responsabilità sociale che le è proprio. Così nelle relazioni di fratellanza, di amicizia e di coppia l aspetto emotivo di abbandono all altro deve essere accompagnato dal rispetto per l altro e dall impegno per la tenuta del legame, così come nelle relazioni tra genitori e figli l aspetto propriamente affettivo deve accompagnarsi al compito educativo. Nella società contemporanea la costruzione delle relazioni soffre di uno sbilanciamento degli aspetti emotivi a danno di quelli etici: tale sbilanciamento ha cause e ragioni molteplici. La già 24 ricordata spiccata tendenza all individualismo causa un analfabetismo affettivo che rende incapaci di assumersi impegni di lunga durata o caratterizzati dal per sempre e ciò sia a livello di relazioni interpersonali sia a livello di relazioni comunitarie sempre più limitate a meri formalismi. Tale analfabetismo affettivo trova terreno fertile nelle nuove frontiere delle relazioni virtuali e si alimenta delle difficoltà legate ai problemi relazionali che accompagnano i fenomeni migratori e dei problemi sociali determinati dalla precarietà che accompagna le esperienze lavorative di molti giovani e non solo. In questo contesto gli uomini di buona volontà che si riconoscono nel messaggio cristiano sono chiamati a sviluppare una pastorale unitaria che accompagni la persona in tutte la fasi della sua crescita e non solo in occasione delle tappe dell iniziazione cristiana. Oggi più che mai è urgente mettere in pratica una pastorale che sappia far emergere i valori e che sia in grado di valorizzare la famiglia, quale nucleo essenziale della società coinvolgendola come soggetto attivo nella costruzione di una società migliore. Proprio perché destinatari di tale pastorale sono gli individui e le realtà sociali con i loro problemi concreti e quotidiane difficoltà, è necessario che si operi a livello parrocchiale con una tensione alla missionarietà che sia in grado di andare incontro alle situazioni problematiche. (continua)

25 LA CARITAS La Caritas, così come oggi si attua, nasce dal cuore di Paolo VI nel 1971, per dare vita a indicazioni conciliari e, in particolare, come espressione del cuore di Paolo VI che intendeva dare il via al grande progetto universale della civiltà dell amore. Con alcune citazioni proviamo ad entrare nelle intenzioni e nel cuore di papa Montini. Nel 1978, parlando ai giovani di Azione Cattolica il papa disse: Cari ragazzi, solamente pochi giorni fa abbiamo celebrato la solennità di Pentecoste, cioè la festa dello Spirito Santo ( ). E voi tutti sapete quanto abbia bisogno di rinnovamento questo nostro tempo, così contrassegnato da atti di violenza disumana, i quali sono tristi segni di decadimento e generatori di morte. Ebbene, che cosa potete fare voi per ringiovanire questa società? ( ) Ecco ciò che S. Paolo ci dice: Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, generosità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé ( ) Noi ci accontentiamo ora di illustrare brevemente i primi tre doni dello Spirito Santo, che sono fondamentali. Anzitutto l amore: di esso possiamo ben dire che non è solo una virtù tra le altre, ma che racchiude in sé la somma intera di tutto 25 ciò che compone la novità cristiana. Infatti, noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Questa è la testimonianza di cui il mondo ha assolutamente necessità. Il nostro scopo è di costruire una civiltà dell amore ; ma ricordate bene che nessuno può costruire un mondo di amore senza l amore stesso, il quale è nel contempo il fine e il mezzo, e quindi la sostanza unica del vivere umano a dimensione cristiana. Anche Giovanni Paolo II, durante l inaugurazione del Centro Paolo VI di Brescia, ribadiva questa intenzione del suo predecessore e il suo amore all uomo, all umanità: Paolo VI fu un dono del Signore anche all umanità. Capì l uomo del nostro tempo e lo amò di un amore soprannaturale, guardandolo cioè con gli

26 occhi misericordiosi di Cristo. Aprendo la quarta sessione, dopo aver definito il Concilio un atto solenne d amore per l umanità, proseguiva: Ancora e soprattutto amore; amore agli uomini d oggi, quali sono, dove sono, a tutti. La sua intelligenza e cultura gli diedero un senso acuto della grandezza e della miseria dell uomo in una situazione contraddittoria come quella della nostra generazione; ma la sua fede e carità gli ispirarono quella civiltà dell amore senza la quale, oggi come non mai, l umanità difficilmente potrà trovare la soluzione ai problemi che la turbano profondamente. Capì l uomo, perché l amò con l amore di Cristo. Servì l uomo, perché gli indicò la verità di Cristo in tutta la sua pienezza. Queste citazioni ci dimostrano da quale sorgente è nata l istituzione della Caritas, il cuore di un papa innamorato di Gesù Cristo e dell uomo. E ci rivela anche lo sfondo, l orizzonte sul quale si staglia la Caritas, un orizzonte vasto quanto l uomo, creato dall amore di Dio, redento dal sangue di Cristo, guidato dalla luce dello Spirito.La carità è essere presente nel mondo e con gli uomini a partire dal territorio che concretamente e quotidianamente abitiamo. S. Tommaso da Celano, primo biografo di S. Francesco, dice che quando Francesco d Assisi chiese : Dove vuoi che io faccia, o Signore? il Signore gli rispose: Ritorna alla tua terra natale, ritorna al mondo per essere testimone della resurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo (Lumen gentium n. 38, Gaudium et spes n. 40). Scriveva Camus: Bisogna incontrare l amore prima di aver incontrato la morale. (La nostra riflessione continua ) Don Giuseppe SI E SPENTA CHIARA LUBICH Il card. Tarcisio Bertone ha presieduto, nella basilica di san Paolo fuori le Mura, i funerali di Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari che abbraccia campi molteplici di evangelizzazione ed è impegnato nel dialogo ecumenico e interreligioso. Il papa Benedetto XVI ha esaltato l intrepida fede di Chiara, l ha definita mite messaggera di speranza e di fede e ha aggiunto: Ha svolto un grande servizio alla Chiesa: un servizio silenzioso e incisivo, in sintonia con il magistero della Chiesa. E ha concluso: Il Dio della speranza accolga l anima di questa nostra sorella, conforti e sostenga l impegno di quanti ne raccolgono il testamento spirituale! Sulla bara abbiamo visto tre garofani rossi a ricordare quelli che Chiara comprò per portarli al Crocifisso, dopo aver pronunciato il suo sì a Cristo, il 7 dicembre 1943, il giorno in cui iniziò la sua avventura spirituale. Lacrime e applausi da tutto il mondo per l ultimo saluto alla fondatrice dei Focolari che sapeva trasmettere la vera felicità. La sua vita è stato un canto all amore di Dio. 26

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