TI LASCIO UNA CANZONE. Diario di bordo. Terza ed ultima parte XV MINIFESTIVAL CITTA DI VITERBO. CIVITA RICORDA IL PITTORE PIERO AMMANNATO

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1 TI LASCIO UNA CANZONE. Diario di bordo. Terza ed ultima parte XV MINIFESTIVAL CITTA DI VITERBO. ASPETTARE LA FINE DEL NON E LA FINE DEL MONDO NESSUN COMPENSO PER IL SINDACO DI ORVIETO. CIVITA RICORDA IL PITTORE PIERO AMMANNATO

2 2 Campo de fiori SOMMARIO Editoriale: Non possiamo affondare...3 L intervista: Ti lascio una canzone diario di bordo Curriculum vitae: I Bingol Jazz Quartet...8 Una chitarra... cento canzoni...9 XV Minifestival Città di Viterbo Roma che se n è andata: Francesco Borromini Suonare Suonare: Sergio Paternò A proposito di Campo de fiori e di Giordano Bruno...17 Ecologia e ambiente: Aspettare la fine del La bottega di Mastro Fiore, falegnami da quattro generazioni...19 Cose da ragazzi: Mamma e papà : genitori o amici?...21 La coscienza infelice (in molti casi) è un re senza regno...22 Socializzare cinguettando...23 Nessun compenso per il sindaco di Orvieto...24 Come eravamo: Ricominciare a... ricordare...25 Agostino Paradisi...26 Cinquantesimo per l azienda Sbarra..27 Porta d ingresso nel mondo d arte del Prof. Piero Ammannato a vent anni dalla sua scomparsa...28 Civita ricorda Piero...29 Il Fumetto: Mercenary Pierre...30 Angolo Bon Ton: I piatti...35 Una Fabrica di ricordi: Zio Paolino, la fisarmonica e le stelle...36 La rubrica dei cognomi...37 Per ricordare Silvia Quattrini Ferrelli.38 Nasce la scuola pubblica...39 News Le storie di Max: Domenico Modugno...42 Sport...43 Campo de fiori in arte news...44 Carnevale civitonico I nostri amici...46 Oroscopo...47 Agenda...49 Messaggi Nel cuore...52 Roma com era...53 Album dei ricordi Annunci gratuiti Selezione offerte immobiliari Foto di copertina concessa da STAFF METEO CIVITA CASTELLANA VISITATE LA NOSTRA PAGINA DI FACEBOOK E RICHIEDETECI L AMICIZIA!!!! VI TERREMO AGGIORNATI SULLE TANTISSIME INIZIATIVE E NOVITA CAMPO DE FIORI! LA RIVISTA CHE AMATE DI PIU!!!!! Siamo oltre 2000!!!! Anche tramite il nostro sito I NOSTRI RECAPITI UTILI SEDE OPERATIVA: PIAZZA DELLA LIBERAZIONE, 2 - CIVITA CASTELLANA (VT) TEL/FAX SEDE RAPPRESENTATIVA: : VIALE MAZZINI, ROMA Siate protagonisti della rivista che amate di più!!!

3 Campo de fiori 3 Non possiamo affondare Mentre si perdono continuamente posti di lavoro e si tagliano stipendi e pensioni, tutto continua ad aumentare in maniera indiscriminata e folle; qualcosa non quadra! Ma come si può solo immaginare di poter caricare ancora le famiglie italiane, che oramai da tempo non riescono ad arrivare a fine mese? Ettore Fieramosca avrebbe detto: Vile, tu uccidi un uomo morto! Vediamo invece appalti di opere pubbliche gonfiati, opere pubbliche realizzate e mai utilizzate, decine e decine di enti inutili, emolumenti stratosferici ai super manager, mega stipendi e privilegi all esercito dei politicanti, appannaggi esagerati a calciatori e uomini dello spettacolo Ma la colpa della crisi è degli italiani, di tutti quelli che già non mangiano più, non si divertono più, di quelli ai di Sandro Anselmi quali è stata tolta la soddisfazione di lavorare, di progredire e, non a pochi, la voglia di tirare avanti. Sono troppi oramai i suicidi di coloro che spaventati dalla situazione si sono caricati di responsabilità non proprie, ed hanno lasciato orfani quei figli per i quali avevano sognato un futuro tranquillo e sereno. Come non può rimordere la coscienza a chi sa di possedere e consumare così tanto, mentre tutto il popolo muore letteralmente di fame? Come non vergognarsi della prostrazione dei quei poveri vecchietti costretti a nei supermercati per mangiare? Troppi fatti eclatanti e gravi segnalano il livello raggiunto: mai così basso! Troppe famiglie, oramai, vivono della sola pensione del nonno e né lo Stato, né tanto meno le banche incentivano l occupazione, anzi. Ma come è potuta andare così? E forse colpa dei soliti italiani scansafatiche, od invece della loro stupida irresolutezza, atavica sopportazione? Questi illustri professori non hanno considerato il limite delle nostre possibilità, pretendono risultati, ed anche se tutto va alla deriva ed affonda, insistono nel dire che dovremmo aumentare le nostre capacità, dovremmo rendere di più, sempre di più, e come lo Charlotte di TEMPI MODERNI, arrivare allo sfinimento. Sono pervaso di pessimismo, ma come non esserlo? Tante volte ho spronato i giovani, ma invano. Se ci convinciamo che tutti i problemi li dobbiamo risolvere noi, ne rimarremo inevitabilmente schiacciati. Bisognerebbe, invece, che venissero fatti piani concreti a breve, a medio ed a lungo termine. Solo un oculata ragionevolezza può auspicare uno sviluppo solido e duraturo, ma questa la può avere solo chi ha interesse al bene pubblico, e non chi dal bene pubblico ne trae personale giovamento. Dopo aver corso tanto è ora di fermarsi e considerare ahimè dove siamo arrivati!! Non avere più una meta, un obiettivo, uno scopo è un bel problema! Noi potremo anche studiare, cari professori, ma la vostra lezione non ci è chiara!

4 4 Campo de fiori TI LASCIO UNA CANZONE 2011 Diario di bordo V EDIZIONE Tutto quello che le telecamere non dicono - Terza ed ultima parte Siamo giunti alla fine il 23 Dicembre si è conclusa la nostra avventura nella grande famiglia di Ti Lascio una Canzone e l ultima è stata la puntatona natalizia con Massimo Ranieri, Amedeo Minghi e Ami Stewart i quali hanno cantato le canzoni natalizie di tutto il mondo. Anche molti bimbi nel pubblico intervenuti ad applaudire i fratellini e sorelline cantanti e ballerine cosa che nel corso dei mesi non si era potuto fare in quanto l auditorium era interdetto ai minorenni. Ma torniamo ancora indietro nel tempo per ricordare il vincitore di questa quinta edizione : Stefan Cristian Atirgovitoae, bimbo romeno di 11 anni che con l interpretazione di Profeta non sarò, canzone portata al successo tanti anni fa da Demis Roussos ha incantato il pubblico italiano. Quanti visi tristi e quante lacrime tra i bambini cantanti e le piccole ballerine la trasmissione era al termine ed ognuno doveva ritornare alla propria famiglia ed alla propria vita, ma sicuramente qualcuno di loro sfiorerà nuovamente il successo. Proprio come è accaduto ad Andrea Ascanio (8 anni) che per chi lo incontrava per strada era il bambino della Rai, cosa che a lui dava enormemente fastidio! Ma per tutti l esperienza è stata quella di un grande gioco, e spetterà sicuramente ai genitori indicare la retta via per restare con i piedi per terra I genitori delle bimbe ballerine hanno voluto subito organizzare una pizza celebrativa con tanto di torta offerta dal noto ristorante I Pontefici di Roma, invitando le coreografe Eliana Ghione e Simona Mastrecchia e lo stesso balletto nei giorni precedenti le feste natalizie è stato invitato dai com-

5 mercianti di Via Candia e Piazza Risorgimento (Municipio XVII) nell ambito di manifestazioni sponsorizzate dalla Circoscrizione attirando molto pubblico. Anche noi genitori porteremo un gran bel ricordo di questa esperienza, in quanto abbiamo visto un impulso positivo per la crescita del carattere dei nostri figli, che, posti di fronte ad una telecamera,sono riusciti a formare una squadra con persone che non conoscevano. Come potremo scordare le chiacchierate con I Cugini di Campagna, le risate con Alessandra Amoroso, i ricordi di Peppino di Capri, la verve di Emma, l istrionità di Margo Mengoni, la signorilità di Massimo Ranieri, la spensieratezza di Umberto Tozzi, la carica di Olivia Newton John, la vitalità di Loredana Bertè, l umanità di Fausto Leali, e dovremmo nominare tutti gli ospiti che hanno data grande prova di carattere prestando parte delle proprie canzoni alle voci dei piccoli interpreti? Come dimenticare l emozione della prima puntata che ogni settimana si riproponeva ed attanagliava più i genitori che i piccoli interpreti? Come rinunciare alla freschezza ed alla vitalità proprie dei bambini che dimostravano Beatrice, Gaia, Giacomo, Ludovica, Gioele e tutti gli altri? Sicuramente dandoci appuntamento al prossimo anno e sperando di ritrovare il balletto di Ti lascio Una Canzone Campo de fiori 5 Andrea, Giorgio e Valerio - I tre Mini Il corpo di ballo della trasmissione Rai con i tanti ospiti e protagonisti di Ti lascio una canzone Angela e Marianna Fontana Simona, l'assistente di studio ed Eddy La gemella Fontana e Giada Borrelli, che giocano in sala prove con due bambine del corpo di ballo Le prove di canto e di ballo...

6 6 Campo de fiori CANZONI FINALISTE : Prima puntata: Parla più piano - Michael Bonanno e Giada Borrelli Seconda puntata: L immensità - Giuseppe Picciallo Terza puntata: La voce del silenzio - Maryam Tancredi (1^ superfinalista dell 11^ puntata) Quarta puntata: Sei nell anima - Luana Frazzitta Quinta puntata: Un amore così grande - Michael Bonanno e Giada Borrelli Ancora prove... quelle dell orchestra diretta dal maestro De Amicis e quelle del corpo di ballo Sesta puntata: Con te partirò - Ludovico Creti e Rebeca Maria Neac u Settima puntata: Profeta non sarò - tefan Cristian At rgovitoae (2^ superfinalista dell 11^ puntata) Ottava puntata: Il canto della terra - Ludovico Creti e Rebeca Maria Neac u Nona puntata: Il mare calmo della sera - Ludovico Creti e Rebeca Maria Neac u Decima puntata: Casa bianca - tefan Cristian At rgovitoae Undicesima puntata: Profeta non sarò - tefan Cristian At rgovitoae (canzone vincitrice) Il vincitore Stefan Cristian Atirgovitoae Gli Stadio Il nostro Sandro Alessi, autore di questi splendidi ed inediti reportage pubblicati sugli ultimi tre numeri della rivista ed alcuni volti noti ospiti delle serate di Ti lascio una canzone :Francesco Facchinetti, Peppino Di Capri, Shel Shapiro, Alessandra Amoroso, e Massimiliano Pani Le piccole del corpo di ballo festeggiano, tutte insieme, il compleanno di Giulia Grande pizzata finale al ristorante I pontefici di Roma, che ha voluto offrire una deliziosa torta, assolutamente meritata!

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8 8 Campo de fiori Curriculum vitae Chiar a Nic olanti La giovane attrice romana Chiara Nicolanti inizia ben presto ad appassionarsi di teatro, ed appena iscrittasi al Liceo Linguistico coglie l occasione per frequentare anche l Athelier Theatrale in lingua francese tenuto dal Theatre Francais de Rome, appassionandosi alla letteratura teatrale francese. Il gioco diventa presto passione e la sua timidezza sul palco viene convertita in interpretazione senza alcuna paura e ciò la porta subito a recitare En attendant Godot di S. Becket e Le Horla di Maupassant, proprio mentre si diplomava presso il Liceo Classico Catullo di Monterotondo. Nel 2007 frequenta il corso di formazione per attori Shakespeare on stage tenuto da Simonetta De Nichilo e Guido D Avino interpretando successivamente lo Shakesperiano Sogno di una notte di mezza estate nel ruolo di Elena. Nel 2009 si diploma presso l Accademia d Arte Drammatica Pietro Scharoff e, dopo aver seguito lezioni di canto e voce con Alessandro Bentivoglio, frequenta gli stages intensivi diretti da Michael Margotta. La vediamo interpretare tra l altro Le Metamorfosi di Ovidio (teatro/danza diretto da Di Clemente, 2008), Visite di condoglianza (regia di Sergio Ammirata, 2009), Yerma di Lorca nel ruolo della protagonista (regia di L.Rendine, 2010) ed il Berretto a Sonagli di Pirandello (regia di M. Amici, 2010), La Zia Sabella da una commedia di Dino Risi (regia di A. Grossi, 2011). Molteplici i cortometraggi girati dal 2009 ad oggi tra cui Enne 23 (regia di A.Battaglini), Victims (regia G.Cash), Tre ragazze da favola (regia C.Guerrisi), Vite di legno (regia Foto di Massimo Bartolozzi F.Tellico), Silent Hill (regia di D.Misischia), Nero Tenebra (regia di A. Conticelli), Condannati a Vita (regia di G. Angioni) e film tra cui Giovani Disponibili (regia R. Camilli), Fatal Noise (regia di P. Virone), Th3 Pit (regia di F. De Masi). Tra le tante cose riesce a ritagliarsi anche una veste di presentatrice (Piazza di Siena Sky Sport Unire Sat). Nel futuro prossimo la potremo seguire nel film Hope per la regia di D. Ciferri in uscita a Marzo 2012 e per il Teatro a fine mese ne L Anniversario di Cechov. Sicuramente un inizio anno promettente per un attrice che vede la giusta fusione tra bellezza e bravura. In bocca al lupo, Chiara! Sandro Alessi

9 Campo de fiori Una chitarra... cento canzoni Il nuovo talent show di Rete Oro condotto dal giovane Alessandro Malatesta di Fabrica di Roma 9 Un chitarra.. cento canzoni. E questo il titolo del nuovo programma televisivo in onda su Rete Oro, al canale 18 del digitale terreste e 926 della piattaforma Sky, condotto dal giovanissimo Alessandro Malatesta di Fabrica di Roma. Si tratta di un varietà sulla falsa riga dei più noti talent show proposti dalle reti nazionali, che non perché venga trasmesso da una emittente privata sarà meno ricco di giovani cantanti, provenienti da tutta Italia, che proporranno cover di brani famosi o pezzi inediti, con la speranza poi di saltare in alto grazie anche a questo primo trampolino di lancio. Otto sono le puntate previste, dove i concorrenti si sfideranno senza esclusione di colpi, sotto l elgida di un conduttore d eccezione, vista la sua giovane età, affiancato con molta probabilità dalle Gemelle Sguizzato, già note per la loro partecipazione al programma Rai Mezzogiorno in famiglia. Alessandro è alla sua prima esperienza televisiva, ma vanta diverse esperienze come presentatore di spettacoli di piazza ed al teatro, soprattutto nella sua cittadina. Ha frequentato la Piccola Accademia Comunicazione e Spettacolo (PACS) di Stefano Jurgens e dopo aver inserito la sua qualifica sul noto e frequentatissimo La pubblicità del programma uscita sul settimanale Vero Tv social network Facebook, è stato contatto dal responsabile di produzione di Una chitarra cento canzoni. Lo studio televisivo da cui andrà in onda il programma, in zona Eur, sarà arricchito dalla presenza di ragazzi immagine che sfoggeranno capi d abbigliamento firmati, oltre da un qualificato corpo di ballo, che danzerà sulle note della sigla inziale e non solo. Tutto sembra essere pronto, manca solo la messa in onda buona fortuna ad Alessandro e buona visione ai nostri lettori Ermelinda Benedetti

10 10 Campo de fiori Domenica 18 Dicembre 2011 la finale al Teatro San Leonardo di Viterbo XV Minifestival Città di Viterbo Beatrice Picciollo, Camilla Longo e Dario Guidi, i tre vincitori. A Marcello Turco e Davide Valeri i premi speciali rispettivamente della stampa, offerto dalla nostra testata giornalistica e dall Associazione Omniarts Dario Guidi, prima classificato della categoria anni I vincitori della XV edizione del Minifestival. Da sx: Pierluigi Alberti, Gabriele Turchetti, Dario Guidi, Beatrice Picciollo, Camilla Longo, il presidente della giuria Alberto Poli, Giada Lai e Paolo Moricoli Finalmente, dopo quattro anni di partecipazione, ho potuto essere personalmente presente al Minifestival Città di Viterbo, giunto alla sua XV edizione, per assegnare il premio stampa offerto dalla nostra rivista. Ventitrè i finalisti, divisi in tre categorie, attentamente selezionati durante le due semifinali di Fabrica di Roma e Bagnoregio, dalla giuria, composta da giornalisti ed esperti del settore musicale, nonché presieduta, anche quest anno, dal giovane tenore Antonio Poli, ex vincitore di una delle edizioni di questa rinomata manifestazione. Ad ospitare la grande sfida, il 18 dicembre 2011, ancora una volta il teatro San Leonardo di Viterbo, gremito di fan dei cantanti in gara e di tanti curiosi. La presentazione dello spettacolo è stata eccezionalmente e per la prima volta affidata a due giovanissimi: Giada Lai e Gabriele Turchetti, che hanno preso, così, il posto degli storici Paolo Moricoli e Pierluigi Beatrice Picciollo, prima classificata della categoria 6-11 anni Camilla Longo, prima classificata della categoria anni Alberti, sempre però pronti ad intromettersi simpaticamente sul palco e creare qualche divertente sketch dei loro. Una edizione, questa, ricca di veri talenti, sia tra i più piccoli che tra i più grandicelli. Non è stato infatti semplice il compito della giuria, sempre un po combattuta nell emettere la sentenza finale, né il nostro. Ecco allora l elenco dei vincitori: Cat anni: 1. Beatrice Piciollo (11 anni, Bagnoregio), con il brano Caruso (L. Dalla); 2. Michela Conti (11 anni, Morlupo), con il brano Sei bellissima (L. Berté ); 3. Emma Ricci (9 anni, Ronciglione), con il brano In punta di piedi (Nathalie). Cat anni: 1.

11 Campo de fiori 11 Camilla Longo (15 anni, Roma), con il brano The climb (M. Cyrus); 2. Eleonora Rita (13 anni, Civita Castellana), con il brano Senza confini (Eramo e Passavanti); 3. Gianmarco Piccini (14 anni, Blera), con il brano Via di qua (M. Ranieri).Cat anni: 1.Dario Guidi (17 anni, Fabrica di Roma), con il brano Il passo silenzioso della neve (V. Giovannini); 2. Miriana Bigi (19 anni, Ronciglione), con il brano Rolling in the deep (Adele); 3. Marcello Turco (16 anni, Cesano di Roma), con il brano La classe degli asini / Mamma mi ci vuol la fidanzata (N. Otto). Ai tre primi classificati della categoria 16-20, oltre all esclusivo trofeo del Mini festival, è andata anche la possibilità di partecipare gratuitamente agli stage estivi del Tuscia in Jazz, ed al vincitore della medesima categoria, l opportunità di incidere un demo in una sala di registrazione professionale. In palio anche il premio speciale dell Associazione Omniarts, rappresentata dei due organizzatori del festival, Palo Moricoli e Pierluigi Alberti, affiancati da Roberto Anesini e Antonello Giovanni Budano, assegnato quest anno a Davide Valeri, 14 anni di Villa San Giovanni in Tuscia, che ha proposto Granelli di sabbia, un brano di sua composizione. Mentre ad aggiudicarsi il nostro premio della stampa è stato Marcello Turco, già classificatosi al secondo posto nella sua categoria, con la motivazione di aver interpretato in modo assai originale e divertente, nonché preciso e pulito al livello di intonazione, un vecchio brano anni Trenta: La classe degli asini. Ermelinda Benedetti consegna il premio della stampa offerto da Campo de fiori a Marcello Turco Lo spettacolo è stato intramezzato dalla partecipazione straordinaria di vecchie glorie del minifestival: Giulia Anesini, Virginia Brunetti e Desirée Giove, nonché dall imitatore Roberto Tazza e dalle ragazze della scuola di danza classica, moderna e hip hop Free Dance, di Claudia Tassi. Anche la solidarietà è stata protagonista Pierluigi Alberti e Paolo Moricoli, storici organizzatori del festival, consegnano il premio speciale dell Associazione Omniarts a Davide Valeri di questa serata. Gli Scout del gruppo Agesci Viterbo 4, infatti, hanno venduto i primi biglietti della campagna di solidarietà di Viterbo con Amore, e l Associazione Semi di pace ha raccolto fondi per Noemi, la sfortunata ragazza di Tarquinia che, a breve, dovrà essere sottoposta ad un delicato e costosissimo intervento chirurgico negli USA. L appuntamento ufficiale, dunque, è per il prossimo anno, sorprese a parte, visto che è stata lanciata l idea di mettere in scena un musical con i giovani talenti del Minifestival. Ermelinda Benedetti Prima il bucato si lavava a mano, poi sono arrivate le prime lavatrici in casa e negli ultimi anni si è diffusa, anche in Italia, la moda, oltre che la comodità, delle lavanderie self service. Il primo a non permettere più di lavare in propri panni in casa, a Civita Castellana, è stato Luigi Manlio nel E che gran scoperta da allora per tutti quelli che l hanno provata! Due sono fondamentalmente le parole chiave: pulizia e risparmio. I prodotti utilizzati, infatti, sono tutti professionali e non in commercio: anallergici, amicrobici e con profumi naturali. Sapone, disinfettante ed ammorbidente, questo il mix perfetto di ogni lavaggio! Ma passiamo al risparmio: è possibile lavare i capi che andrebbero in 3 comuni lavatrici da casa (di 5 kg circa), in una sola volta al costo di soli 7. Ed inoltre, con soli 4 in più, si possono asciugare tutti i capi appena lavati nelle apposite asciugatrici, dalle quali escono così morbidi da non dover essere nemmeno stirati. La lavanderia self service Lava più dispone di due lavatrici da 6 kg e due da 16 kg, oltre che 2 asciugatrici da 16 kg ciascuna. Si può richiedere il sottovuoto per i capi ingombranti da dover mettere via. Il locale climatizzato è attrezzato anche di cambiamonete e mette a disposizione della clientela, in attesa di lava e asciuga, macchinetta del caffè e connessione wifi e vanta un ampio parcheggio esterno. Aperta dalle ore 6:00 del mattino, alle ore 23:00 con orario continuato, la lavanderia non chiude nemmeno nei giorni festivi. Orario continuato dall 6:00 alle 23:00. Anche festivi 3 lavatrici in 1 a soli 7 Piazza Sandro Pertini Civita Castellana (VT) Tel

12 12 Campo de fiori Roma che se n è andata: luoghi, figure, personaggi Francesco Borromini, Cavaliere dell Ordine Supremo del Cristo Fra gli Ordini Equestri Pontifici, onorificenze assegnate dal Papa ai laici per speciali benemerenze acquisite, quello dell Ordine Supremo del Cristo è il più prestigioso in assoluto e tra di Riccardo Consoli i più noti al mondo; le sue origini sono molto antiche risalgono, infatti, all Ordine dei Templari, soppresso da Clemente V, Bertrando de Got, , perché perseguitato dal Re di Francia Filippo il Bello che mirava ad impadronirsi degli immensi beni appartenenti agli stessi Templari. In Portogallo, però, quest Ordine dipendeva direttamente dal Re, per cui, questi riuscì a salvare sia i Templari che le loro ricchezze e, il 3 agosto del 1318, Dionigi I chiese e ottenne, da Giovanni XXII, Giacomo Duèse, , l autorizzazione per ricostituire l Ordine del Tempio con il nome di: Ordine dei Cavalieri di Cristo che, riconosciuto e approvato con Bolla del 14 marzo 1319, riservava soltanto al Papa il diritto di nominare Cavalieri. Nasceva, in tal modo, l attuale Ordine Supremo del Cristo che rimase nettamente distinto da quello Portoghese. Alessandro VI, Rodrigo Borgia, , impresse una svolta di rilievo all Ordine medesimo esonerando i Cavalieri dai voti di: castità, povertà e obbedienza, quindi, l istituzione assunse l attuale valore di Ordine Cavalleresco Onorario; nell anno 1878, poi, Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti, , lo rinnovò ulteriormente adeguandolo alla sua altissima funzione e stabilendo, fra l altro, che l Onorificenza avesse carattere di Ordine Supremo, di gran lunga superiore ad ogni altro. Con Breve del 7 febbraio 1905, Pio X, Giuseppe Sarto, , operò un grande rinnovamento di tutti gli Ordini Cavallereschi Pontifici confermando quello del Cristo come Ordine Supremo tanto che, ancora oggi, la prestigiosa decorazione viene conferita assai raramente essendo riservata a Sovrani, Capi di Stato e personalità di fama mondiale. L Ordine prevede la sola classe di Cavaliere la cui investitura ricorda il grandioso cerimoniale del medioevo. Tra i più celebri Cavalieri dell Ordine Supremo del Cristo va ricordato Francesco Borromini, il più grande maestro del barocco assieme a Gian Lorenzo Bernini; da tempo malato di depressione, sorta con ogni probabilità a seguito dell esonero da parte di Innocenzo X, Giovan Battista Pamphilj, , alla prosecuzione dei lavori della Chiesa di Santa Agnese in Agone a Piazza Navona, il 3 agosto 1667 si suicidava gettandosi sulla propria spada di Cavaliere, restando trafitto. Questo evento si verificava prima che il Borromini portasse a termine la Cappella Falconieri, la più importante della Basilica di San Giovanni dei Fiorentini dove, per sua volontà, venne sepolto nella tomba di famiglia di Carlo Maderno. Per secoli, il suo nome non apparve su quella tomba, come da consuetudine nel caso di suicidio e, soltanto nel 1994, alla base di un pilastro della chiesa, venne posta una lapide con la seguente scrittura a ricordo della memoria del grande architetto e per onorarne la sepoltura. FRANCISCVS BORROMINI TICINENSIS EQVES CHRISTI QVI IMPERITVRAE MEMORIAE ARCHITECTVS DIVINAM ARTIS SVAE VIM AD ROMAM MAGNIFICIS AEDIFICIIS EXORNANDAM VERTIT IN QVIBUS ORATORIVM PHILLIPINVM S. IVO S. AGNES IN AGONE INSTAVRATA LATERANENSIS ARCHIBASI- LICA S. ANDREAS DELLE FRATTE NVNCVPATVM S. CAROLVS IN QVIRINALI AEDES DE PROPADANDA FIDE HOC AVTEM IPSVM TEMPLVM ARA MAXIMA DECORAVIT NON LONGE AB HOC LAPIDE PROPE MORTALES CAROLI MADERNI EXVVIAS PROPINQVI MVNICIPIS ET AEMVLI SVI IN PACE DOMINI QVIESCIT Nato a Bissone, sul lago di Lugano, il 25 settembre 1599, con il nome di Francesco Castelli, da Giovanni Domenico e Anastasia Garovo, assume ben presto il cognome Borromini avente origine da

13 Campo de fiori 13 Brumino, uno dei soprannomi attribuiti al padre o, secondo diversa interpretazione, in omaggio alla famosa famiglia Borromeo e, in particolare, a San Carlo Borromeo di cui Francesco era devotissimo. Ricevuta una prima formazione dal padre, anche lui architetto, si trasferisce a Milano dove lavora come scalpellino, quindi, ancora giovanissimo, si trasferisce a Roma dove rimarrà fino alla morte; nella città eterna trova ospitalità presso un parente della madre, tale Leone Garovo, capomastro scalpellino alle dipendenze di Carlo Maderno e qui, come scalpellino, ma anche come disegnatore d inferriate, lavora nella fabbrica di San Pietro realizzando la decorazione della Loggia del pilone della Veronica, alcuni volti di Cherubini sopra le Porte della Cappella del Sacramento e lavori vari al Basamento della Pietà di Michelangelo. Morto il Garovo, Francesco eredita una buona somma di denaro con la quale costituisce una Compagnia per il commercio di marmi e pietre, quindi, dopo la scomparsa di Carlo Maderno, suo lontano parente per parte della madre, di cui era stato allievo impegnato come primo assistente in Sant Andrea della Valle, comincia a firmare le opere con il suo nome ma, alla morte del Maderno, le sue aspettative per quanto attiene la nomina di architetto delle fabbriche iniziate da questi, vengono disattese, a tale ruolo, infatti, viene nominato Gian Lorenzo Bernini che lo conferma quale primo assistente delegandogli, di fatto, tutta la progettazione; una collaborazione, questa, che sfocia nella fabbrica di Palazzo Barberini. Ben presto, però, i due artisti entrano in conflitto, troppo evidenti le differenze nel modo di concepire l architettura: Bernini è il simbolo della tradizione Vaticana, Borromini diviene il veicolo delle moderne esigenze di altri ordini religiosi che, sempre più frequentemente, si rivolgono a lui per la differente concezione degli spazi e del luogo Sacro; tuttavia, la rivalità fra i due grandi maestri, si rivela una meravigliosa occasione di confronto e di arricchimento che determina straordinari effetti su tutta l architettura barocca romana. Francesco Borromini ricevere numerose commissioni: la prima riguarda la Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane con annesso Convento, quindi, Palazzo Spada di Via Giulia, il Convento e l Oratorio dei Filippini presso Santa Maria Vallicella; dopo la morte di Urbano VIII, Maffeo Barberini, e l avvento al Soglio Pontificio di Innocenzo X, essendo caduto in disgrazia il Bernini, egli diviene il primo fra gli architetti romani; moltissimi i suoi lavori dei quali ricordiamo: San Giovanni in Laterano, Sant Agnese a Piazza Navona, Sant Ivo alla Sapienza, il Campanile di Sant Andrea delle Fratte, il Palazzo di Propaganda Fide, dove prosegue il lavoro iniziato dal Bernini; la Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane, suo primo grande capolavoro. A ben vedere, il barocco romano può essere riassunto nell aperta rivalità fra i due maggiori architetti dell epoca, furono loro, infatti, a dare il contributo decisivo alla nuova immagine di Roma che, proprio dal barocco, riceve quell aspetto che, ancora oggi, caratterizza maggiormente il suo centro storico. Alla personalità estroversa di Gian Lorenzo Bernini si contrappone quella introversa, ansiosa e irrequieta di Francesco Borromini, il primo è uno dei principali protagonisti della vita artistica romana, architetto preferito da sette Papi riporta enorme successo; personalità vivace e fantasiosa, dotato di grande abilità tecnica, si occupa anche di teatro, per il quale, progetta sorprendenti macchine e spettacolari scenografie, ma il suo nome è legato sopratutto alla Basilica di San Pietro dove lavora per più di quarant anni realizzando, fra l altro, il Baldacchino sulla tomba dell Apostolo e la sistemazione della piazza. E certamente Piazza Barberini il luogo dove si scontrano i diversi stili e le diverse personalità dei due architetti protagonisti del seicento romano, qui si trova Palazzo Barberini, uno dei più importanti esempi di barocco a Roma; iniziato da Carlo Maderno, è completato da Borromini, a cui si devono la scala ellittica e le finestre e da Bernini, autore della stupenda facciata; opera di quest ultimo è anche la Fontana del Tritone al centro della piazza. La carriera di Francesco Borromini è segnata da amarezze e delusioni principalmente dovute all impossibilità di realizzare i suoi progetti secondo la propria visione artistica, ma anche a causa del difficile carattere causa di continui problemi con i committenti; la sua arte, spesso male giudicata dai contemporanei viene ampiamente rivalutata nel corso del tempo e oggi Francesco Borromini è considerato, insieme a Gian Lorenzo Bernini, l artista più rappresentativo. La Chiesa di Sant Ivo alla Sapienza è considerata il suo capolavoro. Nel 1632, divenuto l architetto incaricato della fabbrica, comincia ad occuparsi della Chiesa che doveva sorgere all interno del complesso Universitario e che, in quel momento, era stata prevista a pianta circolare con piccole cappelle, ma Borromini cambia tutto e progetta un complesso dalla geometria assai complessa. I lavori iniziano soltanto nel 1643 e proseguono per oltre vent anni, la prima fase viene realizzata tra il 1643 e il 1655 e, dopo un interruzione, i lavori riprendono nel 1659 con il completamento della Chiesa, la realizzazione della Biblioteca Alessandrina e delle facciate su Piazza Sant Eustachio e Via dei Canestrari, nel 1660 la Chiesa viene consacrata. Sant Ivo alla Sapienza, un tema difficilissimo per Francesco Borromini, condizionato com era dall esistenza del palazzo con annesso cortile che lasciavano un limitato spazio di forma quadrangolare da utilizzare per la costruzione della Chiesa; egli sceglie uno schema triangolare che raddoppia per creare una stella a sei punte che possa occupare tutta la superficie a disposizione. Il risultato, davvero sorprendente! Le mura ricalcano il perimetro della stella, la Cupola, con sottili costolature convergenti verso la Lanterna, poggia sulla trabeazione, lo spazio interno è racchiuso in un involucro con chiaro riferimento al Pantheon, la conclusione più profonda è naturalmente verso l alto con l immagine dello Spirito Santo posta ad altezza smisurata e intoccabile, da ultimo, l effetto della luce che entra, incrociandosi, sia dalla Lanterna che dalle finestre e che sembra rendere le pareti della Chiesa come fossero trasparenti. A coronamento la citata Lanterna, poichè la Chiesa ha funzione di faro per i fedeli, quindi, sul colmo della stessa le fiamme in pietra a indicare il fuoco che illumina il percorso dei cristiani; la Trinità è simboleggiata dal triangolo, la figura di partenza che, combinata con un altro triangolo rovesciato, determina la figura stilizzata di tre api, simbolo di carità, prudenza e laboriosità, ma anche elemento araldico nello Stemma della famiglia Barberini, il cui esponente Urbano VIII commissionò la Chiesa.

14 14 Campo de fiori di Carlo Cattani Sergio Paternò Musica aperta al traffico! Come tutto ebbe inizio.. Vieste, A.D.2009, luglio. (prima parte/di 2) Mani nelle tasche dei bermuda passeggiavo ( o venivo sospinto, sarebbe il caso di dire!) lungo il centralissimo e commerciale Corso Marinai D Italia di Vieste, la rinomata località marittima pugliese in punta al Gargano: qui d estate,alle nove della sera, l affollamento in strada sfida un mercato delle pulci che si rispetti! Rilassato? Ma quando mai?...un unico pensiero,ben avvitato nel cervello :non perdere mai d occhio la figliolanza in quel fiume umano in piena, multicolore e fragoroso,alternanza di corpi tarchiati, slanciati, flaccidi, anabolizzati, tutti lì per le immancabili vasche o struscio serale.corpi che si oppongono, si evitano per un pelo o si spintonano, e, talvolta, si scusano; tutto è estremamente ravvicinato: l occhio non può evitare di soffermarsi su mises molto poco sofisticate, l orecchio coglie gli umori delle famiglie,delle coppie, dei gruppi di amici e il naso indovina, per alcuni, cosa hanno mangiato a cena,per altri quanto siano parchi (!!) nel consumo di acqua e sapone..insomma come fosse una danza collettiva, ci si incrocia ripetutamente finchè stanchezza non sopraggiunge per la camminata fatta a men che a passo d uomo! Scorrendo lungo questo fiume vivente, sopra il costante vocio indistinto della folla odo delle note di uno strumento e localizzo la loro fonte in corrispondenza di un punto del marciapiede occupato da un folto capannello disposto a semicerchio quasi di fronte all ingresso del municipio. Il suono è piacevole e le note sono fluenti, rotonde colanti! Mi avvicino,col bimbo a mano e mi metto sulle punte per valicare con gli occhi le teste dei numerosi astanti che circondano un ragazzo seduto su di un mini amplificatore,la testa ciondolante e l espressione concentrata,con una chitarra elettrica rossa adagiata sulle ginocchia e suonata quasi alla maniera di una slide guitar con le dita di entrambe le mani a scorrere sulla tastiera con movimenti di percussione e arpeggio: non so come ma mi sovviene l immagine di un restauratore di tappeti, anch egli in posizione china e completamente assorto nel suo lavoro sul proprio prezioso prodotto.. Il mio bimbo è sommerso nella folla, non vede nulla ma tira come un mulo nel senso contrario all esibizione, richiamato da ben altre attrazioni percepite presenti nei paraggi..si consuma, così, un tiro alla fune tra due generazioni! Mantengo, con fatica, la posizione ma, ahimè, le note cessano di lì a poco e il pubblico dopo aver riconosciuto un giusto applauso e degli spiccioli all artista si disperde rapidamente, lasciandomi in bella vista frenato dal figlio a mano. L artista è lì a pochi passi da me a ricomporsi e a scambiare qualche chiacchiera con gli ultimi presenti all esibizione. Scorgo, vicino a lui, alcuni cd e ho solo il tempo di chiedere quello contenente musiche originali, il prezzo e allungare la mano libera per lo scambio commerciale..il resto è avvenuto tutto tramite nell arco di tempo compreso tra l agosto 2009 e il Dunque, comodi, andiamo ad iniziare! Carlo:ciao Sergio, innanzitutto buon anno e grazie per esserti prestato alla lunga maratona di scambi epistolari che ci ha portato a definire questa (per me interessante ed esauriente) lunga intervista :direi di iniziare con le presentazioni Sergio:sono nato a Buenos Aires ovviamente in Argentina, ho 33 anni. Ho vissuto fino ai 28 anni nel mio Paese,poi mi sono spostato in Brasile girando per diverse città, Curitiba-San Paolo, Florianapolis e Porto Alegre;per brevi periodi ho vissuto a Madrid, Praga, Vieste, Bologna, Venezia, Roma, Firenze, e più recentemente, circa tre mesi, a New York. Attualmente sono in Argentina dove sto recuperando la forma dai postumi di un brutto incidente in bicicletta..spero di rimettermi presto on two legs per riprendere.la strada! Carlo: eh già,la strada! Sergio: Ho iniziato a suonare on the road a Buenos Aires che avevo 26 anni: fu in quel di Calle Florida..e un anno dopo ho deciso di allargare gli orizzonti..volevo vivere e conoscere il mondo usando come mezzo di trasporto.la mia chitarra.quindi la mia musica.ho realizzato un mio sogno decidendo di diventare un artista di strada internazionale.spero di continuare a farlo per molto tempo ancora! Carlo: come sei giunto alla tua decisione di. scendere in strada? Sergio: L idea di cominciare a suonare per la strada è nata per diverse ragioni: motivi economici e artistici e non poca pazzia! Non sapevo assolutamente nulla della vita

15 Campo de fiori 15 da artista di strada e ancora meno degli aspetti burocratici legati a permessi e quant altro..tutto questo mi intimoriva! Fin lì non avevo mai guadagnato niente con la musica e neanche ero soddisfatto delle possibilità che il sistema offriva ad un musicista come me.nessuna possibilità!...nessun locale per esibirsi.nessuna entrata economica..era come percorrere una strada senza uscita ma dovevo trovare una soluzione,come dire una questione di vita o morte per il mio fuoco artistico interiore penso che fondamentalmente un artista debba avere quello stimolo che lo motivi a spingersi oltre le avversità e reagire alle insidie portate alla propria arte.così ho imboccato la strada e sono andato a suonare. in compagnia della mia chitarra, le mie paure e le mie illusioni sfidando la sorte.dopo molti anni da quei giorni d iniziazione posso dire che suonare in strada era proprio.la strada giusta per me, la mia vita, il mio destino! Ho suonato,ho avuto il riconoscimento della gente.gente che sulla strada non è il pubblico inteso in senso canonico.come al teatro o in un locale.la gente che ti scorre davanti quando suoni per la strada comincia ad essere il tuo pubblico soltanto quando sei veramente bravo,quando esprimi la tua arte con il cuore,quando sei in grado di trasmettere ciò che c è dentro di te e, soprattutto,quando ciò che è dentro di te è bello e sincero! Insomma, il mio primo giorno da artista di strada ho suonato un ora e mezza e ho guadagnato,in proporzione, quasi più soldi che in tutti i lavori che avevo fatto prima ma la cosa più bella fu la grande sensazione di libertà! Avevo,finalmente, messo alle spalle i fantasmi della vita moderna che cercano di allontanarti dal mondo dell arte insomma sintetizzerei affermando che mi sono buttato sulla strada quasi da suicida e ho trovato la.mia rinascita! Carlo: Come è nato l interesse per la musica? Sergio: avevo circa 14 anni in casa mia c era una chitarra classica apparteneva a mia madre; dopo la separazione dei miei genitori, trascorrevo giorni non proprio felici.avevo pochi interessi per il disagio psicologico di quella situazione.ero annoiato non poco.ho trovato quella chitarra che mai avevo preso in mano e pensato di suonare. Chi immaginava,fino a quel momento, di aver dentro una grande passione per la musica e per la chitarra? Fu, letteralmente, amore al primo incontro.accadde tutto in un giorno.imparai a strimpellare la melodia della nona sinfonia di Beethoven e da allora non riesco ad immaginarmi lontano dalla musica e dalla chitarra! Carlo: La tua prima chitarra? Sergio: come ti dicevo prima,ho iniziato con la chitarra classica di mia madre ;ma la prima chitarra elettrica me l ha regalata una cara amica.elettrica,perché io mi sento un chitarrista elettrico e rossa come il sangue per me la chitarra è proprio come il sangue.vitale! Carlo: sei stato sostenuto in famiglia verso il tuo interesse per la musica? Sergio: Per la maggioranza delle famiglie è difficile sostenere economicamente e moralmente chi vuole fare il musicista,soprattutto per quelle famiglie in cui ci sono problemi economici come la mia e con gli eterni problemi di incomprensione nelle scelte dei ragazzi.voglio dire..nelle vere scelte essere un artista di strada oggigiorno significa letteralmente andare in direzione contraria al mondo e questo fa paura ai genitori ma non è niente di grave, è semplice ignoranza purtroppo, a volte, i genitori si chiedono <come ce la faremo?> invece di chiedersi come si può vivere senza fare ciò che si ama? Oggi, siamo noi, gli artisti di strada, che dobbiamo convincere tutti quanti che siamo sulla.strada giusta, semplicemente la nostra strada! Io ho fatto questo lavoro con i miei genitori, dimostrando loro che la passione e professionalità che metto in strada parlano per me! Carlo: Perché hai scelto di suonare prevalentemente la chitarra con la tecnica del tapping? Sergio: Ho iniziato a suonare usando la tecnica del tapping perché il tapping aveva dentro di sé molto del mio carattere espressivo e me ne sono reso conto quasi subito.e il mio canale comunicativo, qualcosa che mi trasporta.fa dimenticare la chitarra come se si stesse suonando un altro strumento.insomma non la chitarra ma la chitarra è qualcosa di magico e dal punto di vista sonoro è per me un miracolo! Carlo: cosa consiglieresti a chi vuole approcciare questa tecnica? Sergio: il mio modesto consiglio per chi inizia lo studio del tapping con entrambe le mani.è, fondamentalmente, di non considerare questa pratica con prevalente finalità scenica; dentro questa tecnica c è una filosofia chitarristico-musicale da scoprire e da vivere! Per iniziare il tapping ci vuole moltissima conoscenza della chitarra nella maniera tradizionale,per acquisire,sul serio, la filosofia di cui sopra.si devono passare le diverse fasi della chitarra elettrica tradizionale,tutte le varie tecniche,si deve maturare musicalmente perché,diversamente, si rischia di incontrare difficoltà che inducono all abbandono dello studio.un vero peccato,perché c è molto da dire con questa quasi nuova filosofia chitarristico-musicale io la penso e la vivo così! Carlo: parlami dei tuoi studi musicali. Sergio:I o sono autodidatta! I miei grandi maestri sono stati il tempo dedicato, la passione, la caparbietà di imparare sempre e la voglia di esprimere al meglio la mia musica! Penso che tutti i musicisti più o meno siano autodidatti voglio dire che nessuno può mettere le mani nello strumento in tua vece e nessuno può accelerare la tua crescita come musicista ma, per fortuna, esistono i grandi maestri, quelli che ti aiutano a farti vedere la strada che porta alla conoscenza. Io ho tra scorso un periodo di circa 6 mesi con un gran musicista, chitarrista di jazz-fusion,l amico Pablo Florentini, apprendendo da lui fondamentali nozioni di armonia che mi hanno aiutato. Carlo: torniamo sulla strada.come ti organizzi nell affrontare gli spostamenti per le vie del mondo? Sergio: I miei spostamenti come artista di strada sono particolari : mi devo preparare prima perché, generalmente, non conosco le città, i paesi dove ho voglia di andare devo portare le mie cose, la chitarra, l amplificatore a batteria, i dischi da vendere. C è molta adrenalina nel fatto di spostarsi verso un posto che non si conosce e che rappresenta un salto nel buio ma è molto bello andare in un posto e cercare di incontrare il consenso e l affetto della gente del luogo, di conquistarsi la fiducia come persona e come artista è un pensiero romantico.ma anche un lavoro! Ci vuole molta professionalità per essere un artista di strada e vivere di questo lavoro, anche se molta gente crede che per essere un professionista bisogna necessariamente essere laureato o uscire dalla tv c è molta ignoranza,purtroppo in giro! Attraverseremo,di nuovo, la strada con Sergio Paternò sul prossimo numero. - ma andate anche su YOUTUBE Carlo Cattani-gennaio 2012/

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17 Campo de fiori A proposito di Campo de fiori e di Girdano Bruno C era una volta una piazza... Tra le piazze storiche di Roma, la sola che non ospita chiese. Fino al 1350 era un grande prato fiorito, e da allora Paolo Balzamo le è rimasto il nome: Campo de fiori. Proprio per questa sua assenza di chiese, Campo de fiori fu scelto a teatro per le esecuzioni capitali degli eretici, rigorosamente arsi vivi. Nello Stato Pontificio vigevano vari tipi di esecuzioni capitali, normalmente effettuate a Piazza del Popolo o a Castel sant Angelo. Le più pietose erano la decapitazione con mannaia (riservata agli altolocati), e l impiccagione (normalmente per gli stranieri). Ai condannati meno abbienti e più efferati era riservato lo squartamento (taglio in quattro), con esposizione dei tocchi fino a putrefazione, la mazzarella (colpi di bastone alla Incisione di Piazza Campo de fiori, con i capannoni utilizzati per il mercato nel schiena ed alla testa fino alla frantumazione delle stesse), e la ruota (al condannato venivano spezzate in più punti braccia e gambre, in modo da attorcigliarle e fissarle ad una grossa ruota di carro, poi issata su un palo ed esposta fino alla fine). Solo nel 1816, tornato il papa a Roma, si affermò l uso della moderna ghigliottina. (Per i curiosi: la pena di morte venne cancellata dai canoni vaticani solo il 12 febbraio 2001!) C era una volta una statua, anzi due... La Repubblica Romana, dopo aver cacciato Pio IX, proclamato la libertà di culto, esteso il voto alle donne, abolito la pena di morte e la tortura, nel 1948 eresse a Campo de Fiori, luogo del martirio, una statua al filosofo. Dopo pochi mesi però i cannoni francesi affogarono in un bagno di sangue la troppo moderna Repubblica e il Papa rientrò trionfante nal Sacro Seggio, e quindi, fino al 20 settembre 1870 (ma chi ricorda la data della breccia di Porta Pia?), niente più libertà di culto, niente più istruzione per il popolo, condanne a morte a go-go, divieto di vaccinazione, rapimenti di bimbi ebrei ecc., ma soprattutto niente C era una volta un frate... intelligentissimo, ma con un caratteraccio inverosimile, la cui fama, oltre che di teologo, di mago ed astrologo si diffuse in tutta Europa, e venne per questo chiamato ad insegnare nelle principali corti. Era famoso per la memoria (sapeva ripetere a memoria ogni libro che aveva letto) e scrisse molte opere, tra l altro affermando che la terra non è al centro dell Universo, che le stelle sono solo dei soli lontanissimi e che l uomo non è solo, ma esistono infiniti mondi abitati. Ribelle di natura, condi- più statua di Giordano Bruno, frettolosamente rimossa e frantumata. Solo 18 anni dopo, a furor di popolo, venne inaugurata una nuova statua bronzea, che ancora possiamo vedere, scura, possente, col libro del sapere in mano ed il volto severo incappucciato e severamente volto in direzione della basilica di San Pietro. Passò la belle é poque, venne il nuovo secolo, venne la guerra, e venne anche il fascismo. E col fascismo il Concordato. Tra le clausole irrinunciabili di Pio XI c era anche l abbattimento della statua di Bruno, ma il solo annuncio della cosa fece quasi traballare il regime, e così Mussolini dovette dire in parlamento (13 maggio 1929): Giordano Bruno resta lì dov è!. C era una volta (e c è ancora) una rivista... Che ha deciso di dare libera voce a tutte le opinioni, di non rincorrere solo il lucro, di essere parola della gente, e per questo si richiama proprio a quella bella piazza, alla fine di Via dei Giubbonari che tanto sta a cuore al vise (contestandone però parecchie) le tesi del protestante Calvino. Tanta intelligenza e sapienza (associata al caratteraccio) lo portarono presto nella braccia ben poco amorevoli dell inquisizione. Così Giordano Bruno, che ebbe la forza di dire al suo inquisitore Roberto Bellarmino: Voi che pronunciate questa sentenza avete più paura di me che la subisco, il 17 febbraio del 1600 conobbe i morsi del fuoco, dopo otto anni di torture, divenendo simbolo della libertà di pensiero. Da allora il suo nome fu legato a quella piazza. Brutto scacco per il Papa. Però per curiosa coincidenza l anno successivo avvenne la canonizzazionelampo proprio di quel Cardinale R o b e r t o Bellarmino che aveva condannato il filosofo al rogo e Galileo Galilei all abiura. Mysterium fidei! popolo di Roma, ma anche a tutta la gente che non vuole gabbie al proprio pensiero. E quella che state leggendo: la vostra Campo de Fiori Un caldo abbraccio a tutti e alla prossima

18 18 Campo de fiori Ecologia e Ambiente Aspettare la fine del 2012 non è la fine del mondo Lo scopo del calendario Maya era quello di raccordare le azioni degli uomini con tutto il movimento dell universo di Giovanni Francola Stando alle previsioni dei Maya sembrerebbe che il cammino o percorso dell uomo che si sviluppa e muta dentro un ciclo che inizia e che poi finisce, sia arrivato ad un punto chiamato Katun (cioè gli ultimi venti anni) un tempo questo molto importante in quanto considerato il tempo della conclusione di un ciclo, la fine di un epoca. Il tempo del non tempo lo consideravano i Maya, quello spazio crepuscolare in cui non è giorno e non è notte. Questo dovrebbe concludersi appunto il 21 dicembre del Credo che su questa data sia stato detto di tutto e di più: chi sostiene scenari apocalittici, chi non crede affatto all avvicinarsi di un grande cambiamento per l umanità, chi invece assume atteggiamenti di paura solo al pensiero che tale data sia così prossima. Ognuno è libero di credere a ciò che vuole, certo è che il calendario dei Maya redatto da sacerdoti in veste di scienziati, filosofi e astronomi, è talmente preciso, che l eclissi solare dell 11 agosto 1999 si è verificata con 33 secondi di ritardo rispetto al tempo previsto dai Maya, considerando che questa previsione sia stata fatta intorno al 3000 a.c, lascia davvero un grande stupore. Nel calendario Maya, ciascun ciclo del lungo computo temporale corrisponde ad un era del mondo, in poche parole, il nostro attuale ciclo in corso ha avuto inizio il 6 settembre del 3114 avanti Cristo ed è molto vicino al termine, iniziando appunto il nuovo ciclo, una nuova era, La nostra era, iniziata il 6 Settembre 3114 a. C., terminerà il 21 Dicembre Si chuiderà un ciclo, secondo il caledario Maya, e se aprirà un altro. esattamente il 22 dicembre del Sabato 21 dicembre sarà dunque, l ultimo giorno del vecchio ciclo, ed è per questo motivo forse che si respira una forte preoccupazione!!! Ma quale era lo scopo principale del calendario? Sembrerebbe che non era quello di stabilire con precisione le profezie ma di raccordare le azioni degli uomini con tutto il movimento dell universo, l azione doveva fondersi e armonizzare con l equilibrio universale, o meglio sincronizzarsi con i ritmi cosmici. L equilibrio era alla base di ogni decisione e azione. Al contrario di quello che sta avvenendo nella nostra epoca moderna e industrializzata, dove si Calendario Maya sta vivendo un momento storico pervaso da paure, da odio, da schiavitù psicologica, da tante altre situazioni negative e insostenibili, che ci hanno portato ad un punto dove tutto è il contrario di tutto, dove le azioni dell uomo sono spesso senza senso, non si ha più una precisa concezione del tempo, anzi si ha la netta sensazione che il tempo si sia accelerato, come se volesse condurci ad un determinato punto, da cui ripartire per ritornare uomini pensanti e consapevoli. Non c è dubbio che l uomo dovrà rivoluzionare se stesso, il proprio pensiero, raccordarsi di nuovo al quel ritmo cosmico per poi acquisire una nuova coscienza collettiva. Per anni abbiamo trasformato la nostra Madre Terra in un campo minato, disseminata di bombe e centrali atomiche, armi chimiche, alimenti altrettanto chimici, abbiamo mercificato e stuprato interi territori, disboscato immense aree, polmoni naturali del nostro pianeta, abbiamo succhiato alla Terra petrolio, gas, minerali di ogni genere, inquinando aria e acqua, trasformando la vita in un grande luna park della frenesia ; ora è comprensibile che per una ragione qualsiasi, tutto questo può esplodere, è una circostanza reale quindi pensare che i cicli prima o poi si chiudono. Non resta che aspettare la fine del 2012 da non confondere con la fine del mondo.

19 Campo de fiori 19 La bottega di Mastro Fiore, falegnami da quattro generazioni di Ermelinda Benedetti Anna Pinardi, Fiorino Dionisi, Luigi, Fiore, Decimina, Andreina e Leonida sezionano un grosso albero appena tagliato Temistocle, Roberto e Fiorino, con Luigi, Andreina e Decimina ancora alle prese con la lavorazione del tronco di un albero abbattuto Piazza dell Angeloccio. Roberto e Temistocle Pinardi nella prima falegnameria di famiglia. L artistica bacheca realizzata da Mastro Fiore, che raccoglie le foto storiche e gli stemmi delle famiglie congiunte Pinardi e Dionisi. Quando si dice avere il mestiere nel sangue! Ma perché lo si ha? Perché nel DNA, oltre ai caratteri genetici, nella famiglia Pinardi si è trasmessa anche la passione per la lavorazione del legno. Essi, infatti, sono falegnami da quattro generazioni! Certo i modi di lavorazione del legno sono nettamente cambiati, ma la dedizione è rimasta senza dubbio la stessa. Tutto ebbe inizio nel 1882 con Fiorino Pinardi, che in un piccolo locale di Piazza dell Angeloccio, nel centro storico di Civita Castellana, all epoca cuore pulsante della vita cittadina, metteva a disposizione il suo mestiere per la riparazione di tini, bòtti, carretti e ruote di carretti, mobili, seggiole e quant altro aveva a che fare con il legno (che a quei tempi non era poco), per non parlare poi della realizzazione ex novo di porte e finestre, bare, giocattoli per i bambini e tutto l occorrente per l arredamento della nuova casa di giovani sposi. All epoca con il legno si realizzava praticamente tutto e l importanza e la considerazione di un falegname era senz altro molto alta. Si servivano tutte le fasce sociali e si potevano costruire carri agricoli per la campagna e carrozze e landò per la città. Sorprendente era la perizia necessaria: per costruire le ruote dei mezzi, bisognava essere falegname, ferraio e fine carpentiere! E per fare tutto ciò Fiorino aveva bisogno anche di molto legname che andava a procurarsi direttamente nei boschi circostanti (a meno che non venisse personalmente fornito da chi commissionava il lavoro), tagliando a mano gli alberi, lavorando i tronchi e lasciando stagionare le tavole, con l aiuto dei suoi due figli Roberto e Temistocle, che imparavano, così, il mestiere. La bottega veniva ben presto rinforzata dalla presenza di Fiore, figlio di Roberto, che dimostrava già attitudine e passione per il lavoro di famiglia e, fin da ragazzo entra a far parte, a pieno titolo, della squadra. Nel frattempo la bottega, visto l espandersi della cittadina al di là del Ponte Clementino, sia per questioni di spazio che di comodità, si trasferisce nel Quartiere Guadamello, in Via della Repubblica, di fronte alla storica fontanella, mentre il giovane Fiore resta con il nonno Fiorino nella bottega di Piazza di Massa. Mastro Fiore ricorda con nostalgia e tenerezza questo periodo. continua sul prossimo numero...

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