PIANO REGIONALE DI SVILUPPO TURISTICO SOSTENIBILE

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1 REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA ASSESSORATO DELLA PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO ASSESSORATO DEL TURISMO, ARTIGIANATO E COMMERCIO PIANO REGIONALE DI SVILUPPO TURISTICO SOSTENIBILE LINEE GUIDA FEBBRAIO 2006

2 PIANO REGIONALE DI SVILUPPO TURISTICO SOSTENIBILE Comitato Scientifico Raffaele Paci (coordinatore) Luigi Crisponi Giancarlo Dall Ara Alessandro Lanza Anil Markandya Francesco Morandi Francesco Muntoni Comitato organizzativo Davide Cao (coordinatore) Luisa Anna Marras Silvia Moi Stefano Renoldi Elisabetta Schirru Gruppo di lavoro Strumenti di analisi del turismo Stefano Usai (coordinatore) Rinaldo Brau Massimo Carboni Manuela Obinu Gruppo di lavoro Strumenti per il turismo sostenibile Giovanni Sistu (coordinatore) Annalisa Cocco Alessio Satta Gruppo di lavoro Politiche di intervento Francesco Morandi (coordinatore) Giancarlo Dall Ara Luca Righi Indice Generale del Piano 1) Linee guida (Febbraio2006) 2) Metodologie per l analisi del mercato turistico e procedure per un osservatorio del turismo in Sardegna 3) Proposta metodologica per la stima della capacità di accoglienza turistica e la costruzione del piano locale per lo sviluppo sostenibile del turismo 4) La riorganizzazione normativa e istituzionale regionale 5) Note di supporto al Piano 6) Documento strategico 2/67

3 PIANO REGIONALE DI SVILUPPO TURISTICO SOSTENIBILE LINEE GUIDA Il Piano Regionale di Sviluppo Turistico Sostenibile (PRSTS) è stato istituito con Deliberazione della Giunta Regionale N. 39/15 del 5/8/2005. Questo documento fa parte dell insieme organico dei lavori che costituiscono il PRSTS, così come riportato nell indice generale in seconda pagina. 3/67

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5 Indice 1. PREMESSA IL TURISMO NEL MEDITERRANEO E IN SARDEGNA IL TURISMO NEL BACINO DEL MEDITERRANEO IL TURISMO IN SARDEGNA SOSTENIBILITÀ COME GUIDA PER LO SVILUPPO TURISTICO LA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA Le criticità della Sardegna LA SOSTENIBILITÀ SOCIALE La pianificazione partecipata Prodotti locali e modalità di partecipazione economica a livello locale Aumentare i benefici e il coinvolgimento locale LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE Le criticità della Sardegna I SISTEMI INFORMATIVI FONTI UFFICIALI FONTI NON UFFICIALI/ ALTRE FONTI DA INDAGINI DIRETTE I MODELLI DI VALUTAZIONE STRATEGICA ANALISI COSTI BENEFICI I MODELLI DI VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI ECONOMICI I modelli di analisi delle interrelazioni settoriali e della spesa turistica I Conti Satellite per il Turismo I MODELLI DI VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI AMBIENTALI La Capacità di Carico come riferimento per la Capacità d Accoglienza La Valutazione Ambientale Strategica LE POLITICHE PER LA SOSTENIBILITÀ LA RIORGANIZZAZIONE NORMATIVA E ISTITUZIONALE REGIONALE GLI INCENTIVI ALLE IMPRESE LA RIQUALIFICAZIONE DEL MERCATO DELLE SECONDE CASE GLI INTERVENTI PER I SISTEMI DI OFFERTA TURISTICA IL PIANO DI MARKETING IL TURISMO E LA GESTIONE DEL TERRITORIO: LA PEREQUAZIONE URBANISTICA POLITICHE FISCALI SULLA DOMANDA /67

6 REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA ASSESSORATO DELLA PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO ASSESSORATO DEL TURISMO, ARTIGIANATO E COMMERCIO 1. PREMESSA Il turismo offre considerevoli possibilità di sviluppo economico in termini di creazione di occupazione, di diversificazione della struttura produttiva, di salvaguardia delle specificità culturali, di tutela e valorizzazione dell ambiente. Tuttavia è sinora mancata in Sardegna una strategia complessiva e pertanto le potenzialità economiche del turismo non sono adeguatamente sviluppate. Il Piano Regionale di Sviluppo Turistico Sostenibile (PRSTS) è finalizzato, in un ottica di lungo periodo, alla soluzione operativa dei problemi che limitano le possibilità di sviluppo turistico della regione e quindi all incremento della competitività di lungo periodo del sistema turistico sardo, attraverso la l individuazione, anche a regime, di una serie di dispositivi di valutazione che supportino il decisore pubblico nelle scelte di governo. Così come il Piano Paesaggistico Regionale (PPR), il PRSTS è uno strumento teorico e operativo imprescindibile per la tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale dell isola, per lo sviluppo sostenibile del territorio e la relativa coesione. Il Piano di Sviluppo Turistico Sostenibile, in coerenza con quello Paesaggistico e secondo una prospettiva di lavoro autonoma ma parallela, prevede l implementazione di metodologie, obiettivi, procedure e organismi per: Finalità del PRSTS Prodotti del PRSTS - Costruire una base informativa integrata con la contabilità turistica in senso stretto (domanda e offerta) attraverso l individuazione di una struttura dedicata alla raccolta, elaborazione e analisi dei dati sul mercato turistico. - Determinare i criteri per la realizzazione di un sistema di contabilità ambientale e per l implementazione di strumenti di valutazione della capacità di accoglienza turistica del territorio, in rapporto alla valutazione di costi e benefici derivanti da interventi turistici sulle risorse naturali.

7 - Individuare strumenti di valutazione l impatto socio-economico e ambientale delle varie forme di turismo. - Definire obiettivi quantitativi (in termini di incidenza sul PIL, sull occupazione e sul miglioramento della vita dei residenti) della politica di sviluppo turistico sostenibile. - Determinare il posizionamento competitivo del prodotto e dell offerta turistica sarda nel mercato globale e individuare i segmenti di domanda più sensibili attraverso il piano di marketing. Lo stretto nesso esistente fra pianificazione paesaggistica e pianificazione turistica rende necessario un coordinamento del Piano Regionale di Sviluppo Turistico Sostenibile con il Piano Paesaggistico Regionale, attualmente in fase di realizzazione. In questo documento vengono indicate le linee guida dell azione del gruppo di lavoro coinvolto nella realizzazione del Piano Regionale di Sviluppo Turistico Sostenibile. Tali linee costituiscono quindi un riferimento di base, in termini di indirizzo, confronto e verifica, dei lavori che verranno effettuati dal gruppo di lavoro. Le linee guida del PRSTS Il documento si articola in due parti: nella prima si fornisce una lettura del contesto competitivo in cui è inserita la Sardegna, con particolare riferimento all area del bacino del Mediterraneo, e si individuano le recenti performance del sistema turistico sardo. In seguito si forniscono alcune indicazioni a livello internazionale sui principi che guidano le politiche per la sostenibilità, che viene declinata in modo più specifico nella sua accezione economica e in quella ambientale. Nella seconda parte si individuano le principali soluzioni proposte per la soluzione delle criticità rilevate. Fra queste, la costituzione di un sistema informativo efficace che supporti le politiche per la sostenibilità, la realizzazione di alcuni modelli di valutazione strategica e le linee guida per le azioni a sostegno del settore da realizzare nel breve periodo. 7/67

8 PARTE 1: IL QUADRO DI RIFERIMENTO E LE CRITICITÀ 8/67

9 2. IL TURISMO NEL MEDITERRANEO E IN SARDEGNA Il comparto turistico rappresenta uno dei settori economici a maggiore capacità di crescita e dunque il possibile volano per un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. Sono numerosi gli esempi a livello internazionale in cui è stato possibile sfruttare il vantaggio competitivo nella produzione di servizi turistici per intraprendere sentieri di crescita e di sviluppo duraturi, in grado di rafforzare nel tempo la capacità di generare nuovo reddito e di qualificare il turismo come settore trainante per l intero sistema economico. Lo scenario turistico internazionale si presenta sempre più articolato e segmentato. Le potenzialità della domanda di turismo sostenibile sono in questo senso elevate; soprattutto in riferimento al bacino del Mediterraneo emerge il crescente interesse per le risorse turisticamente rilevanti di tipo ambientale e socio-culturale da parte di un utenza caratterizzata da una capacità di spesa media e medio-alta. La concezione tradizionale di viaggio risulta sempre meno rilevante sotto l aspetto motivazionale, segnando il passo rispetto a fattispecie molto più vicine alla dimensione del turismo sostenibile, quali la vacanza di scoperta (natura, storia, arte, enogastronomia) e la vacanza ambientale in senso stretto, contraddistinte dall esigenza di entrare in contatto diretto con le popolazioni, la storia, la cultura, l attualità dei luoghi visitati Il turismo nel bacino del Mediterraneo Grazie alla sua posizione geografica favorevole, il suo clima mite, le sue bellezze naturali e architettoniche, il bacino del Mediterraneo è la principale regione turistica del mondo, attraendo il 30% degli arrivi dei turisti internazionali e ricevendo il 28% della spesa turistica totale. Francia, Italia e Spagna sono tra le dieci destinazioni turistiche più importanti al mondo e godono anche di importanti fenomeni di turismo interno (WTO 2004). Il turismo nel bacino del Mediterraneo Dal punto di vista della distribuzione geografica oltre il 90% del turismo è concentrato nei paesi europei del mediterraneo, mentre il restante flusso si distribuisce sulle coste africane (6.4%) e asiatiche (1.3%). In particolare, fra le caratteristiche del turismo nel bacino del Mediterraneo si evidenziano la marcata concentrazione delle presenze turistiche lungo la fascia costiera, la marcata stagionalità, la concentrazione nelle zone nord-occidentali del Mediterraneo (anche se la crescita è più rapida nelle altre regioni), l offerta di 9/67

10 forme di turismo diversificato (svago, affari, culturale, naturale, sportivo, relax, benessere, ecc). Alcune forme di turismo collegate a specifici settori di interesse delle grandi compagnie internazionali hanno registrato un vero e proprio boom per quanto riguarda l offerta e la domanda. Questo è il caso di alcune zone della Spagna e del Portogallo che hanno destinato una consistente parte dell offerta al mercato che ruota attorno al mondo del golf, visto come vettore di un turismo in crescita e non solo come turismo d élite. Sin dalla metà degli anni 90 l occupazione generata dall industria turistica nell area del Mediterraneo è cresciuta in modo generalizzato, con tassi di crescita elevati nei paesi non europei (+45% Turchia) e tassi più bassi in quelli europei (+2.3% nell Unione Europea). L Italia si mostra però in controtendenza con una riduzione dell occupazione turistica pari al 21% dal 1995 al Francia, Spagna e Italia sono tra le dieci destinazioni turistiche più forti al mondo, detenendo rispettivamente quote di mercato pari al 32%, 21% e 18% in termini di arrivi nell area del Mediterraneo. Questi paesi sono inoltre generatori di turismo. Anche il turismo interno gioca un ruolo molto importante in questi paesi, con flussi di popolazione residente che si spostano lungo la fascia costiera nei periodi di vacanza. Le presenze turistiche hanno registrato un forte aumento sempre tra il 1995 e il 1998 in gran parte dei paesi mediterranei ma in particolare in Libano e Turchia, paesi che hanno registrato il maggiore incremento di presenze turistiche, rispettivamente % e %. D altra parte Algeria, Giordania e Siria hanno mostrato una riduzione delle presenze. Nel periodo successivo ( ) le presenze totali sono rimaste stabili nonostante la crisi internazionale. Il risultato si può spiegare con il fatto che si è verificato un bilanciamento tra le presenze dei residenti e presenze di non residenti. Trend arrivi internazionali nel bacino del Mediterraneo, (milioni) milioni di arrivi Fonte: WTO anni 10/67

11 2.2. Il turismo in Sardegna A fronte della fase di contrazione che il fenomeno turistico sembra attraversare in ambito internazionale, la Sardegna sperimenta nel corso del 2004 un andamento solo in parte negativo, sostanzialmente in linea con quanto fatto registrare dal settore a livello nazionale. Le dimensioni del turismo in Sardegna Sulla base dei dati rilasciati dall Istituto Nazionale di Statistica, nel corso della stagione si sperimenta un significativo avanzamento degli arrivi complessivi (+2,3% rispetto al +3,9% fatto registrare dal comparto a livello nazionale) a fronte di un leggero arretramento dei pernottamenti quantificabile in un 0,8% rispetto al leggero incremento registrato in ambito nazionale (+0,3%). In termini di segmenti ricettivi, la flessione delle presenze risulta imputabile esclusivamente al comparto extralberghiero (-8,1% regionale, -3,6% in ambito nazionale) considerato che il segmento alberghiero sperimenta un avanzamento dei pernottamenti (+2,6%) al di sopra del dato medio nazionale (+2,1%). Trend presenze in Sardegna per mercato, presenze anni Italiani Stranieri Totale Fonte: elaborazioni su dati ISTAT In ambito regionale ad alimentare la tendenza parzialmente negativa è soprattutto il mercato nazionale, strutturalmente il più significativo; a dispetto delrilevante incremento fatto registrare dalle presenze internazionali (+5,0% rispetto al 1% nazionale), in particolare presso le strutture alberghiere (+8,7%, +3,4% in ambito nazionale), i flussi degli italiani registrano complessivamente una flessione del 2,9% in termini di presenze, concentrata sul segmento complementare (-9,6%) e parzialmente mitigata 11/67

12 dagli incrementi del comparto alberghiero (+1,6% degli arrivi e +0,2% dei pernottamenti); un trend che in parte trova una conferma in ambito nazionale dove i pernottamenti associati al mercato nazionale subiscono una flessione del 0,3%. In maniera speculare si osserva un dato relativo alla permanenza media che continua a mantenersi nettamente al di sopra della media nazionale (4,0 notti nel 2004); sono in particolare le strutture complementari ed il mercato straniero a rilevare la flessione più consistente soprattutto se paragonata all andamento rilevato nel resto della Penisola. Sulla base dei dati forniti dagli enti turistici regionali, sul fronte della stagionalità l estrema concentrazione dei flussi nei mesi estivi continua a contraddistinguere il turismo regionale considerato che nei soli mesi di luglio e agosto si registra il 52% delle presenze complessive a dispetto del 39% a livello nazionale. Si tratta di differenziali che vengono confermati anche da una analisi per comparto dei flussi con quasi la metà delle presenze alberghiere registrate in sole due mensilità. In termini di nazionalità, mentre per i mercati internazionali i differenziali risultano contenuti, nel caso dei flussi nazionali il 58% circa delle presenze registrate si concentra nel periodo in oggetto a differenza di una quota del 44% registrata in ambito nazionale. Con riferimento al grado di utilizzo delle attrezzature, il valore dell indice lordo si attesta sui bassi valori del 2002, nettamente inferiori tanto alla media nazionale che a quella delle regioni del Mezzogiorno. Fra le province, Cagliari, con il 26%, precede Sassari (24% ma con un trend negativo), Nuoro (22%) ed Oristano (20%, anch esso in calo). I primi dati disponibili e le analisi di tipo congiunturale condotte in ambito nazionale rilevano per la stagione 2005 un generalizzato arretramento di tutti i principali indicatori della domanda turistica. Le stime per l estate 2005 indicano infatti una nuova battuta d arresto dopo la leggera ripresa che il comparto sperimenta nel corso del 2004 e a seguito della tendenziale contrazione rilevata durante le stagioni più recenti. Si tratta di un arretramento significativo che viene quantificato in un -4% dei pernottamenti totali e che risulta principalmente imputabile al turismo balneare tradizionale (-5%). Un andamento che peraltro appare in controtendenza rispetto ai principali paesi concorrenti, il che porta una perdita di importanti quote di mercato soprattutto nell ambito del bacino del Mediterraneo ed in particolare nei confronti della Spagna, in costante crescita di presenze. In particolare, sul fronte della domanda interna si consolida la tendenza da parte dei 12/67

13 connazionali ad un contenimento dei costi che conserva pressoché immutato il numero e la durata delle vacanze e che sembra volgere in maniera crescente verso formule d acquisto agili, auto-prodotte e contraddistinte da una significativa contrazione della spesa per il fattore trasporto. Sul fronte regionale, in controtendenza rispetto al dato nazionale, le prime valutazioni confermano le tendenze espansive registrate nelle recenti stagioni, suggerendo un consolidamento dei risultati positivi fatti registrare nei primi anni duemila. L analisi nei differenti contesti territoriali indica una pressoché generalizzata, a volte marcata, tendenza alla contrazione delle presenze nei mesi di bassa stagione soprattutto con riferimento agli ambiti a maggiore vocazione turistica; una flessione che nella maggior parte dei casi viene riassorbita grazie alle variazioni positive registrate in concomitanza dei mesi di punta grazie soprattutto al contributo estremamente positivo della componente straniera, conducendo ad un complessivo incremento dei pernottamenti. Sul fronte dell offerta, nel 2005 la Regione conta su un patrimonio ricettivo costituito da circa esercizi. I posti letto complessivi nel 2004 (i dati al 2005 non sono ancora disponibili) erano , per il 51% espressi dal comparto alberghiero (con un incremento di capacità di circa il 1,6% rispetto al 2003) e per il 96% concentrati sulla fascia costiera della Regione. In particolare il comparto alberghiero, con circa 800 unità nel 2005 ed un numero complessivo di circa posti letto, risulta posizionato su un livello qualitativamente superiore rispetto all industria nazionale e meridionale. Nel 2004 (ancora non sono disponibili i dati disaggregati per il 2005) l 88% dei posti letto è concentrato nelle strutture tra le 3 e le 4 stelle mentre i 5 stelle offrono il 3% della capacità ricettiva isolana rispetto al 1% nazionale e del Mezzogiorno. Rispetto al 2003 emerge un ulteriore innalzamento del livello qualitativo dell offerta regionale, confermato da oltre posti letto addizionali nei quattro stelle. La dimensione media delle strutture ricettive è di circa 113 posti letto ed oltre 46 camere, livelli decisamente superiori alla media nazionale (59 posti letto) e meridionale (84 posti letto). La Regione registra in assoluto il valore più elevato del rapporto numero di posti letto/numero di camere, pari a 2,35 letti per stanza rispetto ai 1,96 nazionali e i 2,10 del Sud d Italia. Nel caso della Sardegna, tali dimensioni si spiegano non solo con la tipologia di prodotto offerto (un turismo marino-balneare che si adatta ai flussi turistici della stagione estiva) ma anche con la precisa volontà politica di sostenere le 13/67

14 unità di medio-grandi dimensioni attraverso alcune disposizioni legislative orientate al supporto finanziario per l adeguamento e l ampliamento di tali strutture (L.R. 40/93 e L.R. 9/98). Il comparto extralberghiero classificato risulta per lo più costituito da strutture all aria aperta, con il 95% della capacità attribuibile ad unità di categoria medio-alta, sostanzialmente stabili in termini di posti letto offerti rispetto alla stagione precedente. In particolare la ricettività agrituristica si conferma come realtà oramai pienamente radicata sul territorio regionale; con oltre 400 aziende che offrono un servizio di alloggio al 2004 si registra infatti una ricettività di quasi posti letto, con una crescita di circa il 60% nell arco del periodo I Bed & Breakfast sono circa 750 per un totale di circa posti letto, con un incremento superiore al 20% della capacità rispetto alla stagione precedente (circa 600 posti letto). Si tratta di tipologie ricettive che solo parzialmente attenuano l estrema concentrazione delle unità e della relativa capacità sui comuni costieri dell isola. Il fenomeno è altresì pesantemente condizionato dalla numerosità e dalla localizzazione delle case vacanza, alle quali è attribuibile una ricettività di circa quattro volte superiore a quella ufficiale, con tutto ciò che esso discende in relazione a qualità e redditività dell evento turistico. Si stima che la Sardegna risulta al settimo posto nella graduatoria delle regioni con la più elevata incidenza delle seconde case sul totale del patrimonio edilizio costruito (26%) e la provincia di Sassari, in particolare, al 19 posto fra le province italiane (33,2%). 14/67

15 3. SOSTENIBILITÀ COME GUIDA PER LO SVILUPPO TURISTICO Nel 1995 a Lanzarote nelle Canarie ha avuto luogo la prima Conferenza mondiale sul Turismo Sostenibile che ha messo in evidenza la necessità di ripensare le politiche di sviluppo turistico (e le politiche territoriali ad esse associate) e di dotare le località turistiche di strumenti che permettano di coniugare business con qualità ambientale, anche e soprattutto, attraverso il conseguimento di miglioramenti nell'efficienza e nella professionalità della manodopera. Guardando la storia dello sviluppo turistico fino ad oggi i risultati del suo rapporto con l ambiente sono stati in generale di tipo negativo. In particolare il turismo di massa è stato la causa delle problematiche più importanti, occupando spazi, devastando gli ecosistemi naturali e modificando in alcuni casi irrimediabilmente il tessuto sociale della destinazione. A livello internazionale, le problematiche del turismo sostenibile sono state affrontate durante numerosi incontri, i cui risultati sono disponibili nelle diverse Carte che ne costituiscono la sintesi. Si tratta in genere di documenti di indirizzo strategico, in cui vengono rilevati i molteplici aspetti problematici delle varie forme di turismo, e dove vengono acquisiti i principi fondamentali che dovrebbero guidare le azioni di governo del settore. Documenti come la Dichiarazione di Berlino, la Carta di Rimini, la Carta di Quebec sono fra i più importanti esempi di manifestazione della consapevolezza che il turismo è un attività che produce effetti positivi e negativi sulle comunità locali e sui sistemi socio-economici e culturali. Proprio l importanza della cooperazione tra gli attori locali e dello sviluppo di processi partecipati come supporto alle azioni per lo sviluppo sostenibile è un tema ricorrente nei diversi documenti in cui si riconosce alla comunità locale un ruolo decisivo. Come esempio di partecipazione attiva delle comunità ai processi decisionali pubblici, l Agenda 21 propone per il turismo sostenibile le seguenti Azioni per i Governi : strategie nazionali, proibizione in aree ecologicamente o culturalmente sensibili, gestione integrata delle aree costiere, applicazione del principio chi inquina paga, considerazione di opzioni di finanziamento, energia, acqua, il trasferimento dei benefici alle comunità locali, monitoraggio della performance di settore, attenzione al lavoro minorile e al turismo sessuale. La consapevolezza della necessità di dover affrontare i Il internazionale Sostenibilità dibattito sulla 15/67

16 problemi dell ambiente unitamente alla necessità di dover garantire un più equo sviluppo economico e sociale, si è tradotta quindi in impegno a livello internazionale. Questo impegno è motivato dalle opportunità derivanti dal forte movimento di persone e denaro, che se da un lato può generare crescita economica per i paesi destinatari del flusso turistico, creazione di nuove fonti di reddito, miglioramento delle condizioni di vita e sviluppo di scambi culturali tra persone di paesi diversi, dall altro può avere conseguenze negative soprattutto sull ambiente del paese ospitante. I danni ambientali possono avere origine diversa: dall aumento traffico all eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, dall aumento dei rifiuti al sovraccarico dei sistemi infrastrutturali, fino al degrado delle relazioni sociali. Se nel 1992, durante la conferenza delle Nazioni Unite di Rio, l importanza del settore turistico in termini di sviluppo sostenibile era stata sottostimata, dal 1999 è stato votato un programma d azione per lo sviluppo durevole e nel 2002, a Johannesburg, è apparso chiaramente che il settore turistico deve, in misura maggiore rispetto al passato, assumersi delle responsabilità per l ambiente e la qualità della vita delle regioni turistiche. La domanda turistica, infatti, è sempre più orientata verso aree naturali ben conservate e non sature. Le regioni del Mediterraneo si trovano però spesso ad affrontare problemi di saturazione ambientale in particolare in alcune zone costiere. Tale saturazione deriva sia dall eccessivo sfruttamento interno, dal fatto che le risorse marine e costiere sono usate non solo per l attività turistica ma anche per altre attività produttive, tra cui quella industriale, sia per il crescente flusso turistico che sottopone a pressioni in qualche caso eccessive tali aree. Nonostante l attività turistica sia, tra le altre, una delle meno pericolose, contribuisce comunque, in maniera diretta o indiretta, al crescente inquinamento di aria, acqua e terra. Da questi fenomeni può derivare la riluttanza dei residenti ad accettare i turisti. In questo documento si adotta una definizione di sostenibilità che tiene in conto la particolare congiuntura del mercato. Attualmente, nel caso del turismo, la domanda premia la qualità ambientale è una quota importante e crescente della domanda complessiva. La qualità è un fattore competitivo sempre più importante e determina differenziali consistenti nell offerta turistica globale intesa come integrazioni di tutte le componenti del viaggio (attrazioni, ricettività, servizi, trasporti ecc). Un offerta ricettiva che rispetta la qualità ambientale può generare più reddito (e dunque crescita) di quanto Definizioni di sostenibilità nel caso del turismo in Sardegna 16/67

17 possano fare alternative a più alto impatto, sia nel breve che nel lungo periodo. In Sardegna il prodotto turistico è principalmente basato sulla ricca dotazione di risorse naturali di elevatissima qualità, che costituiscono allo stesso tempo un input della funzione di produzione turistica, come principale attrattore della domanda, ed un elemento della funzione di utilità dei turisticonsumatori. Trattandosi di risorse scarse e difficilmente rinnovabili, per la quale oltre un certo livello di consumo il valore d uso diminuisce a seguito di un deterioramento della qualità, i frequenti fenomeni di sovraffollamento e di congestionamento risultano indesiderabili sia nel breve che nel lungo periodo. Allo stesso tempo il turismo basato sulle risorse naturali si configura come un bene di lusso per il quale il prezzo cresce nel tempo man mano che la risorsa ambientale diventa sempre più scarsa e sempre meno sostituibile; ne discende che non è necessario incrementare la quantità venduta per incrementare il profitto nel tempo. Per questo, nelle attuali condizioni, le strategie per la sostenibilità economica, ambientale, sociale e culturale, possono coincidere verso uno sviluppo sostenibile e duraturo, compatibilmente con la crescita economica di breve periodo. In queste linee guida la sostenibilità per la strategia di sviluppo turistico si declina pertanto nei termini che seguono: Sostenibilità: quando un economia è dotata di risorse naturali che rappresentano la principale attrattiva per i turisti, è sostenibile un percorso di sviluppo che permetta alla risorsa naturale di generare in futuro almeno tanto reddito quanto è capace di generarne oggi " Implicazioni: la sostenibilità ambientale attuale e di lungo periodo deve essere associata alla sostenibilità economica, ossia alla capacità di generare reddito nel presente e nel futuro, tenendo conto di come le preferenze dei turisti (e la loro disponibilità a pagare per l alta qualità ambientale) cambiano nel tempo al crescere del reddito e del livello di istruzione La sostenibilità economica Quando si parla di industria turistica è necessario tenere conto della trasversalità economica del fenomeno e delle molteplici relazioni che intercorrono fra imprese di settori differenti. È possibile individuare due macro categorie principali di imprese che concorrono alla formazione del 17/67

18 prodotto turistico: quelle che operano solo durante i periodi di frequentazione turistica e quelle che operano anche in assenza di frequentazione turistica. La differenza fra le due macro categorie è causata dalla stagionalità della domanda che le imprese fronteggiano. La produzione delle prime è dipendente dalla stagionalità della domanda turistica, quella delle seconde no, in quanto il loro bacino di domanda non è esclusivamente quello turistico. Dato che le imprese ricettive ricadono nel primo tipo di categoria e sono una parte consistente dell insieme delle imprese che concorrono alla formazione del prodotto, l industria turistica nel suo complesso deve fare i conti con la stagionalità della domanda, anche se solo una parte delle imprese che la compongono sono strettamente dipendenti da questo fenomeno che può, oltretutto, assumere diverse connotazioni (ciclicità annuali, mensili, settimanali e addirittura giornaliere). Tutto ciò incide su alcuni problemi di natura economica che determinano l efficienza del settore. La stagionalità ha conseguenze dirette sulla perdita dell offerta in quanto il prodotto turistico non è immagazzinabile, e in quanto tale se non viene venduto non può essere riproposto, per cui il suo valore come scorta è pari a zero. Da ciò deriva che il tasso di profitto netto di un impresa che produce in funzione della stagionalità si riduce drasticamente quando si considera il lasso di tempo che comprende anche il periodo in cui non produce. Le performance economiche sono in questo modo ridotte e l industria turistica stagionale rimane al di sotto delle sue possibilità produttive, determinando un inefficienza nell allocazione delle risorse. Infine, un problema specifico per le imprese ricettive ma che si riflette sulle altre imprese meno legate alla stagionalità è quello del dimensionamento ottimo del capitale e degli impianti di produzione. Infatti, la singola impresa, all atto della decisione sul dimensionamento dell impianto, deve prendere in considerazione le perdite di efficienza determinate dalla stagionalità (seasonality losses). Le imprese, quindi, riscontrano a livello micro delle inefficienze a causa della variabile distribuzione temporale delle fasi di attività e inattività. Il problema, a livello di industria si riflette in un inefficienza complessiva che potrebbe essere limitata grazie a un maggiore coordinamento tra imprese. Se il prodotto turistico è l insieme di più beni e servizi, è necessario un forte coordinamento tra gli attori dell offerta al fine di incrementare l attrattività delle destinazioni, limitare la stagionalità e ridurre le perdite. Tale coordinamento può essere determinato dalle forze di mercato nella misura in cui gli effetti di imitazione dell impresa leader e le tendenze della domanda incentivano gli operatori a coordinarsi per sfruttare le economie di rete in periodi di media e bassa stagione. D altra parte, il settore pubblico può 18/67

19 svolgere un ruolo di facilitazione dei processi agglomerativi, attraverso la fornitura di servizi comuni, politiche di promozione, azioni normative di supporto per alcuni settori specifici (ad esempio quello dei trasporti), volti a canalizzare maggiori flussi di domanda verso i periodi di media e bassa stagione. L offerta turistica è, come detto, il risultato di attività che ruotano attorno a un articolato insieme di beni e servizi. La sua capacità di rispondere adeguatamente alle richieste del mercato turistico, che tutte le analisi descrivono come sempre più eterogeneo e esigente, dipendono dal livello di coordinamento delle diverse componenti. Non basta quindi che le strutture turistiche si rafforzino quantitativamente e qualitativamente. Si richiede che anche i settori che forniscono beni e servizi all industria turistica in senso stretto (alberghi, ristoranti, trasporti) operino in modo adeguato per soddisfare le esigenze di questo mercato. In presenza di un coordinamento efficiente, il turismo può diventare uno dei settori di traino non solo quantitativo ma anche qualitativo in quanto induce i diversi settori coinvolti alla continua ricerca di soluzioni avanzate, efficienti e per questo competitive. Il turismo è, peraltro, un fenomeno eminentemente locale: il flusso turistico si concentra intorno ad attrattori di una determinata località. La produzione dell industria turistica è costituita da tutto ciò che i turisti consumano, e questo prodotto diventa tale nel momento e nel luogo nei quali viene acquistato dal consumatore-turista. Tuttavia, il momento del consumo turistico e il momento della produzione del bene non sempre coincidono geograficamente. Se per gli attrattori della domanda turistica e ai servizi di base connessi (alloggio, ristorazione), che sono immobili nello spazio, si verifica questa coincidenza, lo stesso non può essere detto rispetto alla produzione di tanti altri beni e servizi che, in virtù dei progressi nei trasporti e nelle comunicazioni, può essere svincolata dal luogo di consumo. Quindi, condizione per cui il settore turistico svolga ruolo di volano dell economia regionale è una maggiore corrispondenza fra luoghi dove sono localizzati gli attrattori, e luoghi dove si svolge la produzione turistica in senso allargato. Affinché questo accada, devono sussistere alcune precondizioni, o si deve intervenire al fine di renderle consistenti: una struttura produttiva interna con capacità produttiva sufficiente e costante nel tempo, con un elevato grado di diversificazione, e un livello elevato di competitività ed efficienza per rappresentare, almeno in parte, una alternativa all offerta proveniente dall esterno del sistema economico locale. Se sussistono queste condizioni il settore turistico può essere estremamente efficace nel promuovere la Integrazione settoriale Turismo come esportazione netta 19/67

20 crescita economica e occupativa di una regione grazie alla sua trasversalità, alla natura labour-intensive della maggior parte dei suoi servizi e al suo elevato grado di apertura sia dal lato dell offerta sia dal lato della domanda. Il turismo, per quanto finora detto, è un settore composito che genera importanti esternalità. La domanda turistica rappresenta, per i singoli imprenditori una fonte atipica di esportazioni, dato che per raggiungere il consumatore-turista non è necessario incorrere nei costi di trasporto e in tutti quegli altri costi cosiddetti di transazione che spesso bisogna sostenere per raggiungere e conquistare i mercati esterni. Il turismo, sotto ques aspetto, avvicina i mercati esterni ai piccoli produttori locali che spesso non hanno le capacità e i mezzi per raggiungerli. Questa vicinanza risulta importante non solo per l impatto sulle grandezze economiche (fatturato, valore aggiunto e occupazione) ma soprattutto perché rende possibile la conoscenza diretta delle caratteristiche della domanda in riferimento alla gamma delle preferenze e, anche se in modo meno consapevole, alla loro differente elasticità rispetto al prezzo e al reddito. Le potenzialità e le performance del turismo dipendono anche da un altro aspetto: la sua concentrazione nel tempo. La forte stagionalità tipica del fenomeno, infatti, rende non costante l uso delle dotazioni di capitale e forza lavoro specializzata, generando al contempo una domanda di beni e servizi intermedi instabile. Un economia debole e parcellizzata soffre questa instabilità e precarietà perché è meno in grado di sostituire, nei periodi di bassa stagione, la domanda esterna con quella locale. A parità di bacino territoriale di domanda, infatti, la domanda locale diminuisce drasticamente in periodi di bassa stagione, a causa dello spopolamento dovuto alla partenza dei turisti. Per compensare quest effetto le imprese che più dipendono dalla domanda turistica dovrebbero cercare di allargare il bacino territoriale di domanda esportando i propri beni in altri mercati, ma questo spesso è difficile, soprattutto per le piccole imprese, a causa dei costi cui si va incontro. Non da ultimo, l aspetto della capacità di spesa dei turisti si rivela strategico per il raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile. Infatti, come mostra lo schema seguente, la spesa effettuata dai turisti impatta a più livelli nel sistema economico, generando una creazione di valore aggiunto che è funzione diretta del numero di presenze e della spesa media pro-capite effettuata. Stagionalità Spesa turistica e impatto economico 20/67

21 spesa media giornaliera per categoria di turisti consumi turistici di beni e servizi importati consumi turistici totali categorie di flussi turistici (presenze) consumi turistici di beni e servizi di produzione interna produzione turistica diretta L effetto moltiplicativo determinato dalle iniezioni di spesa proveniente dai non residenti, può innescare circoli virtuosi di crescita anche in settori che non sono direttamente influenzati dal fenomeno turistico ma che operano a monte della domanda finale e forniscono beni e servizi alle imprese che sono a diretto contatto con il turista. In linea di massima, maggiore sarà l integrazione fra settori produttivi, maggiori saranno i benefici per il territorio e la sua popolazione. Ma l innesco del circolo virtuoso dipende anche dal livello delle spese effettuate: a seconda della spesa che viene effettuata in media dal turista, si possono teoricamente verificare situazioni in cui, a fronte di un incremento delle presenze, le performance economiche a livello di sistema diminuiscono. Questo avviene se, a fronte di un incremento del numero di presenze, la spesa totale cresce meno che proporzionalmente (e la spesa media, quindi, diminuisce). In questo caso l effetto propulsivo del turismo sul sistema economico si riduce, mentre crescono i costi esterni dovuti all incremento di presenze (congestione, riduzione della qualità ambientale etc.). Costruire percorsi di sviluppo che siano economicamente sostenibili presuppone quindi la conoscenza delle variabili che influenzano i livelli di integrazione fra turismo e settori produttivi, la concentrazione dei flussi turistici nel tempo e nello spazio, i livelli di spesa turistica. Dal punto di vista del policy-maker, queste tre dimensioni rappresentano alcune delle leve su cui si può agire per incrementare le performance di un sistema economico in cui il turismo sia uno dei settori trainanti. Nondimeno, rappresentano i criteri attraverso i quali valutare programmi di intervento a differenti livelli, macro e micro-economici. La necessità di un modello di valutazione 21/67

22 Le criticità della Sardegna Parlare di economia del turismo presuppone una definizione di industria turistica nel senso più ampio del termine. Come ormai costantemente ricordato, il settore turistico è trasversale a molti altri settori di attività economica e incide su numerose altre industrie. In questo documentasi individua l industria turistica come segue: Industria Turistica: è un settore integrato che comprende diversi comparti di attività economica: ricettività, ristorazione, trasporti, attrazioni, artigianato, agroindustria, servizi culturali, servizi accessori, edilizia, ecc. Implicazioni: sia l analisi che il sistema di interventi pubblici devono essere integrati e organici e superare le tradizionali divisioni di competenze tra assessorati e agenzie regionali. L industria turistica della Sardegna esprime un prodotto principalmente basato sull unicità delle proprie risorse naturali e culturali quale fonte di un solido vantaggio competitivo in ambito internazionale. Tuttavia, la Sardegna soffre di due evidenti e consolidate criticità causate dalla prevalenza del modello marino-balneare come prodotto turistico. Tali criticità si manifestano in una doppia concentrazione e nella scarsa integrazione economica con gli altri settori. Per quanto riguarda la prima criticità, è necessario evidenziare che il prodotto marino-balneare causa una concetrazione: - nello spazio, in particolare lungo la fascia costiera sabbiosa, con il 90% dei posti letto alberghieri concentrati nelle zone nord-orientale (La Maddalena, Arzachena, Olbia), in quella nord-occidentale (Alghero, Sassari, Stintino), meridionale (Pula, Cagliari, Villasimius, Muravera) e centro orientale (Orosei e Dorgali). - nel tempo, in concomitanza della stagione estiva, tra giugno e settembre, con un flusso nel 2003 pari all 82 % del dato regionale, in flessione dell 1 % rispetto al precedente anno. Fra le cause di tale doppia concentrazione, oltre alla bassa attrattività della Regione dovuta alla scarsa emersione di prodotti alternativi potenzialmente fruibili anche in bassa stagione, si rileva l inadeguata consistenza e funzionalità degli esercizi ricettivi in grado di accogliere il turismo fuori stagione con elevati livelli di qualità e comfort. Ciò deriva dal fatto che numerose strutture sono prevalentemente stagionali e non attrezzate per un tipo di turismo alternativo a quello marino-balneare. Concentrazione spazio Concentrazione tempo nello nel 22/67

23 Andamento della stagionalità delle presenze, quote % 40,0 35,0 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 gen feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic mesi Fonte: elaborazioni su dati EPT Il turismo isolano è caratterizzato, inoltre, dal rilevante fenomeno delle seconde case che contribuisce in modo consistente a incrementare gli effetti negativi di tale doppia concentrazione sia dal punto di vista ambientale che da quello economico. Le seconde case, sfuggendo alla regolamentazione e al controllo, impediscono un corretto dimensionamento dei servizi delle località su cui insistono, determinando esternalità ambientali negative su vari fronti (congestionamento idricodepurativo, viario etc.). Dal punto di vista economico, si verifica un fenomeno di spiazzamento rispetto alla ricettività classificata, che si trova a dover concorrere nel mercato a condizioni svantaggiose rispetto a questa forma di ricettività non classificata. Le seconde case non registrate, infatti, non incorrono in una serie di costi che invece gravano sulla ricettività classificata, assorbendo una quota rilevante della domanda complessiva soprattutto nei picchi stagionali, determinando altresì un sottoutilizzo del capitale immobiliare nella bassa stagione che vincola il sistema produttivo al di sotto della frontiera delle possibilità produttive. Attualmente il fenomeno delle seconde case non è adeguatamente monitorato e controllato in quanto mancano informazioni sulla reale consistenza e sugli effetti ambientali e di reddito prodotti dal turismo che insiste su di esse, rendendo difficile stabilire azioni di governo che riequilibrino le inefficienze del mercato. La seconda criticità si sostanzia nel ridotto livello di integrazione fra il settore turistico in senso stretto (alberghiero e ristorativo) e altri settori produttivi regionali come l industria agroalimentare e l artigianato. Le cause di tale criticità sono principalmente due, strettamente correlate. La prima si riscontra nel sistema produttivo: i settori tradizionali soffrono di una relativa Le seconde case Integrazione in Sardegna settoriale 23/67

24 debolezza nel garantire con costanza gli standard quantitativi e qualitativi richiesti dal settore alberghiero e ristorativo che spesso importa dall esterno le materie prime necessarie ai propri processi produttivi. La seconda risiede nella bassa capacità di attrarre quote più rilevanti di turismo straniero, che in genere ha una capacità di spesa più elevata di quello italiano ed è più sensibile all acquisto di produzioni locali. Ciò determina un impatto della spesa turistica sull economia locale in misura inferiore a quello riscontrato in altre regioni, in quanto parte di questa spesa è deviata verso altri territori sotto forma di importazioni di beni. Si deve notare che la spesa turistica in Sardegna è bassa relativamente ad altre regioni. Il turista medio spende in Sardegna meno del turista medio che visita l Italia o alcune regioni a forte vocazione turistica. In Sardegna la spesa giornaliera pro capite si attesta infatti intorno ai 56 euro, mentre in altre regioni turisticamente più evolute tale importo è decisamente superiore (ad esempio, nel Veneto il turista spende in media 78 euro al giorno). Questa asimmetria potrebbe essere causata sia da alcune caratteristiche della domanda turistica in Sardegna, in cui la quota di stranieri è più limitata rispetto alla media italiana, sia dalla tradizionale accentuata stagionalità che non permette di praticare prezzi relativamente elevati al di là del picco estivo. Tale limitazione del sistema sardo si riflette anche sul modo in cui i turisti spendono e conseguentemente sul valore aggiunto attivato nei diversi settori di attività economica. Infatti, la capacità del sistema turistico sardo di diffondere la ricchezza generata dai flussi turistici nel resto dell economia sembra ancora relativamente limitata, anche se negli ultimi anni sono stati fatti alcuni passi in avanti nell ampliamento delle possibilità di fruizione del territorio. Il turista che alloggia in alberghi di lusso, oltre ad avere a disposizione un reddito più elevato, trova generalmente in queste strutture tutto ciò che gli occorre ricorrendo marginalmente ad acquisti effettuati all esterno dell albergo. Per contro, l aggregato che sceglie di pernottare in strutture più economiche, e che rappresenta circa il 60% della domanda alberghiera, disperde una quota più rilevante della spesa in settori non legati all hotellerie. Il bilanciamento di queste due componenti di domanda, che passa per l incremento del livello qualitativo dell offerta turistica in senso ampio e non solo nella ricettività, può generare le condizioni per uno sviluppo che integri maggiormente il settore ricettivo e le altre attività produttive, salvaguardando l immagine che il turista percepisce della Sardegna. Questa immagine, cioè di una destinazione che offre prodotti di qualità elevata in ogni stagione, rischia di non trovare Spesa turistica in Sardegna Diffusione degli effetti economici in Sardegna 24/67

25 corrispondenza a seconda del periodo, in quanto la differenza fra alta e bassa stagione è ancora sensibile, sia in termini di prezzo che di offerta La sostenibilità sociale Lo sviluppo delle attività turistiche comporta impatti rilevanti anche sulle strutture sociali. Tali impatti possono determinare esternalità che fino ad oggi sono state difficilmente misurabili e i cui effetti si rendono visibili soprattutto nel medio-lungo periodo, quando le dinamiche di sviluppo turistico innescano disequilibri di varia natura nella struttura sociale, rispetto a una situazione di equilibrio più o meno consolidato precedente a tale sviluppo. Questo comporta numerose difficoltà nello sviluppo di modelli standardizzati di valutazione degli impatti sociali, mentre numerose sono le indicazioni empiriche utili per realizzare percorsi turistici innovativi con forti caratteri di sostenibilità sociale. Nella concezione tradizionale di sviluppo turistico, infatti, la popolazione locale non ha mai avuto un ruolo decisionale. Quando una comunità si trova a vivere in un area che viene dichiarata turistica, essa viene invasa, spesso senza che vi sia alcuna forma di compensazione. Anche le comunità che vivono vicino alle aree turistiche possono trovarsi svantaggiate, per il fatto di utilizzare queste aree per le loro attività economiche (agricoltura, pesca, ecc.) e improvvisamente non avere più la possibilità di farle. La moderna concezione di sviluppo turistico sostenibile ha fatto della partecipazione locale una questione prioritaria, sia per ragioni etiche sia come strategia per ottenere una maggior qualità percepita dai turisti rispetto alla destinazione visitata. In sostanza, ci sono due tipi di partecipazione locale: il primo è politico, e consiste nel fatto che la popolazione locale debba avere voce in capitolo rispetto al processo decisionale che riguarda lo sviluppo turistico ( empowerment ); il secondo è di natura più economica, e comporta che la popolazione locale debba trarre beneficio dallo sviluppo turistico o almeno debba essere compensata per inevitabili restrizioni d uso La pianificazione partecipata In linea teorica, la popolazione locale dovrebbe condurre da sé l intero processo di pianificazione, prendere le proprie decisioni e realizzarle indipendentemente. In realtà questo ideale incorre in numerosi problemi, in particolare per quel che riguarda lo sviluppo del turismo, che è complesso ed impegnativo, e richiede capacità che in genere non tutta la popolazione possiede. 25/67

26 Generalmente però c è anche bisogno di un consistente supporto esterno e/o di investimenti per sviluppare un prodotto turistico durevole che arrechi benefici alla popolazione locale. Questo approccio, comunque, rischia di far perdere il controllo locale durante il processo di sviluppo. Potrebbe anche esserci il rischio che comunità che non hanno esperienza divengano vulnerabili ad un eccessivo sviluppo. Per non limitare la partecipazione locale nella pianificazione turistica alle decisioni politiche essenziali (vogliamo il turismo o no? Come vogliamo essere coinvolti?) e ad una passiva acquisizione di benefici (ad esempio con una riduzione delle tasse comunali) è necessario creare un percorso di acquisizione e scambio di informazioni affinché la popolazione abbia gli strumenti conoscitivi per comprendere e valutare i processi di sviluppo che potrebbero investire il proprio territorio. Le metodologie che negli ultimi anni hanno dato risultati più proficui da un punto di vista applicativo sono gli studi realizzati con metodologie orientate a definire un problema con l obiettivo di risolverlo 1, quali la percezioni degli impatti, la tecnica Delphi e la Capacità di Carico turistica. L utilità di queste metodologie, inoltre, risulta particolarmente efficace laddove viene integrata agli strumenti di pianificazione e gestione territoriale utilizzati in ambito europeo ed internazionale quale l Agenda Prodotti locali e modalità di partecipazione economica a livello locale La partecipazione della comunità locali nel turismo può essere basata sulla destinazione turistica stessa o su attrattive culturali peculiari presenti nelle aree al di fuori della destinazione turistica. Generalmente la destinazione turistica in sé rappresenta il motivo principale per il quale i turisti visitano il luogo, ma dato che molti turisti sono anche interessati a imparare e sperimentare le culture rurali, tradizionali, i prodotti supplementari possono essere sviluppati considerando le attrattive culturali. Ci sono diversi tipi di partecipazione economica locale nello sviluppo delle attività turistiche, che vanno dalla ricezione passiva dei benefici (senza alcun coinvolgimento diretto nel turismo) a imprese indipendenti gestite dalla comunità. Vi sono vantaggi e svantaggi per ognuna di queste soluzioni. Il tipo di coinvolgimento più adatto dipende dalla particolare situazione (specie dalle capacità locali). Molto spesso la combinazione di diverse possibilità è la scelta più indicata. 1 Costa, 1993, in Stoppa (a cura di), 1993,Territorio, ambiente e nuovi bisogni sociali, Napoli, Liguori. 26/67

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