LA MINIERA DI CABERNARDI E IL SETTORE DELLO ZOLFO IN ITALIA FRA FINE 800 E LA METÀ DI QUESTO SECOLO

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ANCONA FACOLTÀ DI ECONOMIA Corso di Laurea in Economia e Commercio LA MINIERA DI CABERNARDI E IL SETTORE DELLO ZOLFO IN ITALIA FRA FINE 800 E LA METÀ DI QUESTO SECOLO Relatore: Chiar.mo Prof. Franco Amatori Tesi di laurea di: Giovanna Leonori Anno Accademico 1996/97 1

2 INDICE LA MINIERA DI CABERNARDI E IL SETTORE DELLO ZOLFO IN ITALIA FRA FINE 800 E LA META DI QUESTO SECOLO INTRODUZIONE CAPITOLO 1 : 90 ANNI DI STORIA 1.1 Le origini della miniera 1.2 La gestione Trezza-Albani 1.3 I primi 16 anni sotto la guida della Montecatini 1.4 Gli anni Seconda Guerra Mondiale e prima fase post bellica 1.6 Gli ultimi anni di vita della miniera CAPITOLO 2 : IL SETTORE 2.1 L industria mineraria: peculiarità e sviluppo 2.2 La legislazione mineraria 2.3 Uso dello zolfo 2.4 Il contesto italiano Confronto tra la Sicilia e l area Marche-Romagna Le miniere di zolfo dell Irpinia e della Calabria 2.5 Il conteso internazionale I due maggiori produttori di zolfo: Stati Uniti e Italia Gli altri Paesi CAPITOLO 3 : I LAVORATORI 3.1 Il lavoro all interno della miniera 3.2 Attività lavorative di superficie 3.3 Infortuni CAPITOLO 4: LA MINIERA E CABERNARDI 2

3 4.1 Sviluppo socio economico 4.2 Problemi ecologici 4.3 Conseguenze della chiusura CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA 3

4 INTRODUZIONE Lo zolfo ha costituito per un lungo periodo la maggiore risorsa mineraria nazionale sia per l entità della produzione che per l impiego di manodopera. L industria solfifera italiana per secoli ha avuto un ruolo fondamentale in campo internazionale, la sola Sicilia, fino al 1912, mantenne il primato mondiale nella produzione ed esportazione di zolfo. Tuttavia l estrazione di questo minerale è avvenuta anche in altre regioni italiane come nelle Marche, in Romagna, in Campania, in Calabria oltre che, seppur limitatamente in Toscana. Dopo la Sicilia, la maggiore industria estrattiva di zolfo si è sviluppata nelle Marche. La storiografia economica non ha mai dedicato particolare attenzione all attività estrattiva e di lavorazione dello zolfo nelle Marche. Eppure produrre zolfo non è stato un fatto marginale nel contesto, prevalentemente agricolo dell economia marchigiana. Basti pensare che la miniera di Cabernardi (sita nel comune di Sassoferrato in provincia di Ancona) e quella di Perticara (in provincia di Pesaro nel Montefeltro) erano di gran lunga le più grandi imprese industriali della regione. Cabernardi, la più produttiva e profonda miniera di zolfo d Italia, nei suoi novant anni di vita ( ), ha garantito la piena occupazione in un comprensorio dove al lavoro in miniera non c era alternativa se non la disoccupazione e l emigrazione. A causa dell esaurimento dei giacimenti ma soprattutto per motivi economici, nelle Marche e nel resto d Italia, l industria solfifera ora non esiste più. Risulta estremamente interessante e utile ricostruire, con il presente lavoro, la storia di un mondo scomparso: quello della miniera di Cabernardi e del settore dello zolfo in Italia fra fine 800 e la metà di questo secolo. Un settore scarsamente conosciuto in Italia e che è stato soprattutto trattato dal punto di vista geologico e mineralogico. Lo scopo di questo studio è quello di analizzare, dal punto di vista economico, sociale e culturale, le caratteristiche peculiari dell industria solfifera sia a livello locale che nazionale ed internazionale. 4

5 Essendo ormai trascorso circa un quarantennio dalla chiusura della miniera, è facile intuire che per reperire il materiale utile alla stesura di questo lavoro è stata necessaria una paziente e laboriosa ricerca. Infatti con la scioglimento delle società concessionarie quasi sempre è andata dispersa o, purtroppo, distrutta gran parte della documentazione tecnica ed amministrativa. Le fonti più continue di notizie sono costituite dalle Relazioni sul Servizio Minerario (con la denominazione, dal 1891, di Rivista del Servizio Minerario) pubblicate annualmente dal Ministero di Agricoltura Industria e Commercio a cura del Corpo delle miniere che riuniscono le informazioni elaborate, distretto per distretto, dagli ingegneri minerari e dai funzionari in forza presso tale organo statale. Mentre per gli anni 50 si è rivelata molto utile la rivista mensile L industria mineraria. Si è cercato di coniugare, a una grande mole di informazioni tecniche, un attenta elaborazione dei dati attraverso il confronto tra fonti di diversa natura: l Archivio Storico Comunale di Sassoferrato, il museo della miniera di zolfo di Cabernardi, le informazioni scientifiche e tecniche pubblicate su riviste specialistiche, articoli comparsi su periodici specializzati in storia locale, contributi di ordine demografico e legislativo. La ricerca si è svolta anche sul piano della fonte orale, raccogliendo, confrontando ed analizzando le testimonianze dei minatori ancora in vita. La tesi è suddivisa in quattro capitoli. Nel primo viene ripercorsa la storia della miniera di Cabernardi: le origini, lo sviluppo, la fine. Nel secondo capitolo si è preso in esame il settore dello zolfo. Sono state confrontate le varie aree produttive a livello locale, nazionale ed internazionale per metterne in evidenza i punti forti e deboli, e per capire quali sono state le cause che hanno portato alla fine dell industria solfifera italiana. Nel terzo capitolo si sono analizzate le attività che si svolgevano nella miniera e le dure e pericolose condizioni di lavoro. Nel quarto capitolo vengono prese in considerazione le conseguenze, dal punto di 5

6 vista economico e sociale e culturale, della nascita, dello sviluppo e della chiusura della miniera per il territorio e la popolazione di Cabernardi. 6

7 CAPITOLO PRIMO LA MINIERA DI CABERNARDI: UN PROFILO STORICO 1.1 LE ORIGINI DELLA MINIERA Il bacino solfifero che alimentò l importante centro minerario di Cabernardi-Percozzone forma un ellisse allungata che si estende dal torrente Cesano ( Pergola) fino alla valle del Sentino (Sassoferrato) per una lunghezza totale di otto chilometri. L area mineraria interessa per la massima parte il Comune di Sassoferrato e solo in parte i comuni di Pergola e Arcevia. La scoperta del giacimento di Cabernardi avvenne nel 1870 in maniera del tutto casuale. Esistono due differenti versioni in proposito. Secondo la prima l affioramento di zolfo fu notato per la prima volta durante l aratura di un campo 1, la seconda invece attribuisce il merito del ritrovamento ad un contadino, il quale constatò che una sorgente di acqua non poteva essere utilizzata per abbeverare gli animali in quanto emanava cattivo odore 2. Si rivolse perciò al parroco di Cabernardi Don Tommaso Vitaletti che richiese un intervento di esperti di Arcevia. Nel 1873 i sigg. Bruni e Togni di Arcevia chiesero ed ottennero la concessione di una ricerca denominata Ca Fabbri, Brecciatina, Cabernardi 3. In precedenza a causa degli scarsi affioramenti di superficie della formazione gessosa solfifera nessun tentativo di ricerca era stato svolto. Il sig. Ricchi, associatosi ai due ricercatori, realizzò una discenderia 1 Cfr., AA.VV., La Società Montecatini ed il suo gruppo industriale nel venticinquesimo anno di amministrazione dell Onor. Ing. Guido Donegani, 1935, p Cfr., P. Mattias, G. Crocetti, A. Scicli, Lo zolfo nelle Marche. Giacimenti e vicende, Università degli studi di Camerino, Dipartimento di Scienze della Terra, Scritti e documenti XVI, Roma, 1995, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Relazione sul Servizio Minerario, 1877, p.44 7

8 di 85 metri senza però incontrare il giacimento solfifero così, nel 1875, il Ricchi abbandonò la società cedendo i suoi diritti al sig. Dellamore, fratello del noto scopritore e dirigente delle miniere del Cesenate, il quale preferì intraprendere una nuova discenderia e alla profondità di 10 metri rinvenne un ricco strato di zolfo di circa due metri. Tuttavia l esplorazione che ne seguì mise in evidenza la scomparsa dello strato alla profondità di 18 metri. Dellamore tentò altre ricerche mediante una galleria a 2 chilometri a SO di Cabernardi ed altre sul lembo orientale ma non fu trovato alcun indizio di zolfo. Dopo questi insuccessi la società abbandonò l impresa e la concessione di ricerca venne rilevata nel 1878, da una ditta tedesca, costituita dai sigg. F. Buhl, E. Buhl e A. Deinhard 4. Tra Otto e Novecento molte delle iniziative imprenditoriali più interessanti nelle Marche si devono ad operatori stranieri 5. L Italia era ancora un Paese periferico rispetto all Europa industrializzata e presentava il grave problema di scarsezza di risorse finanziarie. In questa situazione si può ben comprendere come il capitale italiano disponibile venisse maggiormente attratto da investimenti con immobilizzi a più breve termine e minor rischio rispetto all industria estrattiva. Quest ultima, soprattutto nella fase di ricerca, sempre fonte di spese a pieno rischio, era caratterizzata da un elevato grado di aleatorietà per cui veniva lasciato spazio ai capitali stranieri 6. Molto interessati al settore dello zolfo furono in particolare tedeschi, francesi ed inglesi data la scarsa presenza del minerale nei rispettivi Paesi 7. 4 Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Relazione sul Servizio Minerario, 1886, p Cfr., M. Moroni, Il farsi delle maggiori imprese, in S. Anselmi (a cura di), L industria nella provincia di Pesaro e Urbino, 1995, p Cfr., P. Corna Pellegrini, Il progresso tecnologico nell industria mineraria, 1960, p la Società Picard, dal 1838, sfrutta lo zolfo della miniera di Perticara... E. Sori, Dalla manifattura all industria ( ), in S. Anselmi (a cura di), Storia di Italia. Le regioni dall unità a oggi: le Marche, 1987 p nell estrazione e lavorazione dello zolfo si impegnarono alcuni investitori francesi, tanto che nel 1885 si costituisce la società franco-italiana degli zolfi in Pesaro... M. Moroni, Il farsi delle maggiori imprese, cit., p

9 I nuovi imprenditori proseguirono le ricerche negli stessi punti esplorati dal Dellamore (Ca Fabbri, Poggiolo e Casella). A Ca Fabbri si scavò una discenderia di 300 metri diretta verso il centro del bacino e una serie di gallerie e pozzetti. Nonostante le difficoltà incontrate a causa di fratture e faglie si pervenne alla scoperta di un importante giacimento la cui potenza era di 9 e 15 metri rispettivamente alle profondità di 85 e 110 metri 8. Tutti i lavori si svilupparono sempre in terreni asciutti e solo nella galleria più profonda (185 metri) si ebbe un erogazione di acqua salata che causò la sospensione dei lavori. Dopo due mesi l acqua si esaurì, ciò fece presumere che si trattava di un serbatoio di poca importanza. Durante gli scavi furono frequenti le emissioni di gas grisou seguite talvolta da esplosioni. Nel 1883 vi fu un imponente fuoriuscita di gas, di tale intensità e violenza che per più di un mese i lavori in galleria furono interrotti. Ciò poteva indicare, basandosi su esperienza passata, che si trattava di una mineralizzazione particolarmente consistente infatti quando i lavori ripresero portarono alla luce uno strato solfifero della potenza media di 10 metri e per quantitativi di circa tonnellate di minerale 9. La ditta si affrettò a chiedere la dichiarazione di scoperta che venne accordata con D.R. 16/04/1886. Con successivo D.R. 5/09/1888 la concessione della miniera Cabernardi, con un estensione di superficie pari a ettari, venne accordata all Azienda Solfifera Italia (Schwefelgewerkschaft Italia ) con sede a Coblenza (Germania) 10. Tale Società fu appositamente costituita dagli imprenditori F. Buhl, E. Buhl e A. Deinhard. Fino al 1886, i lavoratori che avevano prestato la loro opera nell attività mineraria risultavano mediamente una cinquantina all anno, mentre a partire dal 1887, anno in cui figuravano 96 addetti, il numero crebbe fino a stabilizzarsi intorno a 150 per tutta la decade di fine secolo. 8 Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Relazione sul Servizio Minerario, 1886, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Relazione sul Servizio Minerario, 1883, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Relazione sul Servizio Minerario, 1888, p. 8 9

10 La scoperta dell importante giacimento premiò non solo la perseveranza ma anche l intelligente direzione e l oculata organizzazione del lavoro dei ricercatori che, dopo un decennio di studi ed ingenti spese, riuscirono a localizzare il minerale nonostante una fitta rete di dislocazioni e faglie. La struttura venne potenziata con la costruzione di impianti per la coltivazione della miniera e di un pozzo, denominato pozzo I o Boschetti dal nome del direttore della miniera, che si collegava con diversi livelli di gallerie già in gran parte tracciati 11. Si iniziò la coltivazione al 1 livello di uno strato di 9 metri che produsse solo 33.5 tonnellate di zolfo grezzo, mentre negli anni , durante la gestione Dellamore, si erano ottenute 196 tonnellate di zolfo. Il minerale estratto veniva trattato nei sedici calcaroni presenti all esterno della miniera a cui se ne aggiunsero altri cinque nel Nello stesso anno furono ultimati i lavori di costruzione della raffineria di Bellisio Solfare, di proprietà della stessa Azienda Solfifera Italia, alla quale dovevano essere destinato lo zolfo di Cabernardi. La scelta dell ubicazione della raffineria rispondeva da tre motivi ben precisi. In primo luogo, Bellisio (circa 300 metri s.l.m.) dista solo 4 km in linea d aria da Cabernardi (circa 400 metri s.l.m.). Tale collocazione geografica rendeva più semplice ed economico il trasporto del minerale grezzo. In secondo luogo, a quei tempi la questione della forza motrice aveva una notevole importanza e quindi l ubicazione era stata determinata dalla convenienza di sfruttare l energia idraulica del fiume Cesano che attraversa Bellisio 13.Infine, il terzo motivo era dettato dalla possibilità di collegare la miniera e la raffineria con gli scali commerciali più importanti infatti Bellisio si trovava lungo la ferroviaria secondaria Fabriano - Urbino ultimata nel Durante la 11 Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Relazione sul Servizio Minerario, 1886, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Relazione sul Servizio Minerario, 1889, p Cfr., AA.VV., La Società Montecatini, cit.,p La linea Urbino-Fabriano fu costruita a intero carico dello stato e concessa a una delle più grandi compagnie di quell epoca: la Rete Adriatica. Il progetto iniziale prevedeva un chilometraggio più lungo Fabriano-Sant Arcangelo di Romagna. Tra Sant Arcangelo di Romagna e Urbino è esistita una ferrovia 10

11 costruzione di questo tronco ferroviario le autorità locali si interessarono per ottenere una stazione, non progettata, a Bellisio che fu inserita e realizzata. Nel 1892 la raffineria veniva ingrandita con l aggiunta di 6 storte 15, arrivando così a 24 storte capaci di distillare 24 tonnellate di zolfo al giorno. Sin dal 1890 si era progettata una galleria per facilitare le vie di comunicazione, che partendo dal pozzo I, doveva terminare presso la raffineria di Bellisio. Tale galleria, oltre a costituire una comoda e diretta via con lo stabilimento di Bellisio, avrebbe permesso l investigazione di tutta la parte più profonda del lembo orientale del bacino minerario 16. Tuttavia il progetto non fu mai realizzato, infatti nella Rivista del Servizio Minerario del 1894 si legge: riguardo alla galleria progettata...consta allo scrivente che l esecuzione di tale opera grandiosa fu aggiornata in attesa di una felice soluzione della crisi industriale che ora trattiene qualunque coltivatore da simili imprese dispendiose 17. Una regolare coltivazione del 1 livello della miniera iniziò solo nel Con una produzione di 2732 tonnellate di zolfo grezzo, il nuovo centro produttivo di Cabernardi si profilò subito molto importante per il distretto minerario marchigiano-romagnolo tanto da far superare alle miniere marchigiane per la prima volta la produzione delle miniere romagnole. Nelle Marche, oltre a Cabernardi, erano presenti altre due importanti miniere: Perticara nel Montefeltro e San Lorenzo in Zolfinelli nell Urbinate 18. fantasma: interamente costruita (ponti, gallerie, stazioni etc.) non vide mai il binario. Tra Fermignano Cagli e Pergola non fu ricostruita dopo la guerra. Cfr., P. Galante, A. Minetti, Le ferrovie dell Appennino Centrale in Proposte e ricerche n 20, 1988, pp.260,261, Lo zolfo bruno dei calcaroni doveva essere purificato mediante distillazione servendosi di forni a storte di ghisa. 16 Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1893, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1894, p Le fonti archivistiche e rari lavori a stampa hanno fatto conoscere l esistenza di solfatare attive fin dal secolo 16 a Maiano di Sant Agata ed a Perticara nel Montefeltro e, nel secolo 17, a Rocca Contrada nell Anconitano, a San Lorenzo in Zolfinelli nell Urbinate e a Castellina di Macerata (Feltria) nel Montefeltro. M. Battistelli, L estrazione degli zolfi nelle Marche, in Quaderni di Proposte e ricerche n 20, 1988, p

12 Cabernardi nacque in un periodo in cui l industria dello zolfo italiano stava attraversando una grave crisi per il continuo ribasso dei prezzi che, dopo una breve ripresa nel biennio , toccò il fondo nel triennio Dopo il 1875 l intera economia mondiale cadde in uno stato di profonda depressione; in quasi tutti i Paesi si ebbe una generale contrazione dei prezzi che, pur attraverso oscillazioni, si protrasse fino al L industria solfifera siciliana, che collocava l 80% della sua produzione all estero, subì le vicende dell economia mondiale ancor più degli altri settori dell economia italiana così, mentre dal 1881 al 1886 i prezzi dei prodotti industriali in Italia ricevettero un sensibile incremento, quelli dello zolfo subirono dal 1883 al 1895 un continuo ribasso: la discesa dei prezzi, comune agli Stati Uniti, alla Francia, all Inghilterra, massimi clienti dello zolfo siciliano, colpì parimenti quest ultima merce 20. La riduzione del prezzo delle piriti, verificatosi soprattutto dopo l intensificazione della produzione di quelle spagnole, ebbe un ruolo principale nel determinare la riduzione del prezzo dello zolfo. Salvo quelle pochissime industrie che avevano bisogno di acido solforico purissimo per ottenere l acido citrico e certi prodotti medicinali, tutte le fabbriche di acido solforico in Europa avevano sostituito allo zolfo le piriti. Di conseguenza la diminuita esportazione di zolfo in Europa aveva determinato la formazione di enormi riserve che potevano essere smaltite soltanto a prezzi molto inferiori. Il prezzo dello zolfo grezzo risultò di lire a tonnellata nel periodo , di lire nel decennio successivo e di lire nel periodo , con un minimo di lire nel L andamento della produzione siciliana dal 1876 al 1882 per quanto contrassegnato da forti oscillazioni, rivelò una tendenza all aumento favorendo così la formazione di enormi riserve. Nel periodo la tendenza generale della produzione fu invece alla 19 Cfr., M. Battistelli Gli zolfi di Cabernardi, in A. Antonietti (a cura di), La montagna appenninica in età moderna, in Quaderni di Proposte e ricerche, n 4, 1988b, p Cfr., F. Squarzina, Produzione e commercio dello zolfo in Sicilia, 1963, pp. 79, Ibid. p

13 diminuzione. Nel 1890, ridottesi notevolmente le scorte si verificò un rialzo dei prezzi che si accentuò nell anno successivo passando da lire del 1889 a lire del 1890 e arrivando a lire nel Il rialzo provocò però un aumento di produzione prontamente seguito da forti ribassi di prezzo che si accentuarono dal 1893 al 1895 per il permanere di elevate giacenze nonostante che la produzione e l esportazione si bilanciassero 22. L industria solfifera siciliana, costituendo circa il 90% della produzione nazionale, era di gran lunga la più rilevante per l Italia per cui le variazioni dei prezzi sottostavano alle sue condizioni. Di conseguenza l industria solfifera del distretto marchigiano-romagnolo attraversò un periodo di lunga crisi dovuta principalmente al continuo ribasso dei prezzi dello zolfo e accentuata dall impossibilità di ridurre i costi di produzione per la grande profondità e disposizione dei giacimenti 23. A partire dal 1879 e fino al 1898 si registrò nel distretto una tendenza generale di diminuzione nella produzione. In particolare nel decennio si passò dalle alle tonnellate annue di zolfo grezzo con una diminuzione di circa il 45%. Nel 1888, nonostante la chiusura di numerose miniere del Cesenate e dell Urbinate, la produzione si mantenne di poco inferiore all anno precedente a causa della preferenza che lo zolfo delle Marche e della Romagna incontrava sui mercati interni ed esteri a motivo delle sue qualità intrinseche e dell alto grado di perfezione raggiunto nella lavorazione 24. Alla fine del 1889 con la recrudescenza della malattia della vite per lo straordinario fulmineo sviluppo della peronospera nei vigneti europei le quantità di zolfo ammassate nei magazzini cominciarono a essere smaltite. Cosicché nel 1890 e 1891 quasi tutto lo zolfo prodotto nel distretto marchigiano-romagnolo fu consumato nella solfurazione della vite nelle regioni vinicole della Toscana, del Piemonte 22 Cfr., F. Squarzina, Produzione e commercio, cit., p In quel periodo la profondità media delle miniere siciliane era di 80 metri mentre nelle Marche e in Romagna si arrivava a circa 300 metri. Cfr., R. Gualtieri, La genesi dello zolfo italiano, in L Industria mineraria, 1950, p Cfr., F. Bonelli, Il commercio estero dello stato pontificio nel secolo XIX, in Archivio economico dell unificazione italiana serie I volume XI, fascicolo II. 13

14 e del Lazio 25. Dopo la breve ripresa del l industria dello zolfo italiana peggiorò nel triennio mentre quella del distretto marchigiano-romagnolo si mantenne a livello degli anni passati grazie alla miniera di Cabernardi che mostrò un trend produttivo crescente per tutto l ultimo decennio dell 800. La nuova miniera marchigiana superò senza grosse difficoltà la sfavorevole congiuntura in atto grazie alla ricchezza del giacimento e alla elevata resa in zolfo del minerale. Nel 1895 detta resa era del 17.58%, mentre nelle miniere di Perticara e San Lorenzo in Zolfinelli, insieme, e con gli stessi apparecchi di fusione era del 12.53% e in quelle di Romagna era mediamente dell 11.46%. Nello stesso anno era altissima la produttività del lavoro degli operai che realizzarono 28 tonnellate annue di zolfo pro capite, mentre con pari tecnologie di scavo e di fusione del minerale, nelle sole due altre miniere attive nelle Marche se ne ottennero 8.16 tonnellate e nel cesenate appena Nel 1896 le aumentate richieste del mercato interno per usi agricoli e industriali nonché la costituzione della Società Anglo-sicula per il commercio degli zolfi italiani determinarono un rapido e consistente aumento dei prezzi. Mentre la produzione di zolfi in Italia aumentò del 14% nel distretto marchigiano-romagnolo la ripresa del mercato dello zolfo esercitò una considerevole influenza soltanto nello sviluppo della miniera di Cabernardi. La produzione in detta miniera, che nell anno appena trascorso era poco al di sopra delle 5000 tonnellate di zolfo grezzo, iniziò il suo trend ascendente che la portò in breve tempo a spingersi assai oltre il 50% dell intero prodotto regionale con l impiego di una manodopera da 3 a 5 volte inferiore numericamente a quella utilizzata complessivamente nelle altre 4 miniere attive. A conferma di ciò nel 1897 la produzione della miniera di Cabernardi, la più importante di tutte, salì a più di 8000 tonnellate di zolfo greggio. Il minerale si conserva sempre di una 25 Tali regioni venivano raggiunte per via di terra con trasporti ferroviari dalle stazioni di Ravenna, Faenza, Cesena e Rimini. Altro zolfo andava all estero via mare ma rappresentava appena 1/10 del totale. Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1891, p Cfr., M. Battistelli, Gli zolfi di Cabernardi, cit., p

15 ricchezza eccezionale sicché, anche da questo lato, l industria del Azienda Solfifera Italia attinge alimento per una vita rigogliosa come del resto lo prova il suo assurgere in pochi anni in un grado eminente fra le molte altre congeneri della stessa regione continentale adriatica La gestione Trezza-Albani Al termine della severa crisi economica e bancaria ( ) e in particolare dello stato di profonda depressione in cui si venne a trovare l industria solfifera italiana nell ultimo ventennio dell 800 che aveva portato al fallimento di numerose società estrattive, le migliorate condizioni economiche favorirono una complessa riorganizzazione e concentrazione delle imprese. Con la comparsa di medi e grandi gruppi industriali italiani nell età del decollo ( ) questi presero il sopravvento sulle iniziative straniere 28 così nel 1899 la ditta Cav. Luigi Trezza di Bologna, in commercio Miniere Solfuree Trezza- Romagna, rilevò la concessione del centro minerario di Cabernardi dalla Società tedesca Azienda Solfifera Italia. La ditta Trezza aveva già acquistato nel 1892 le miniere della Società Generale Zolfi e della Cesena Sulphur Company entrambe fallite nel Avendo acquistato nel 1899 anche le miniere appartenenti alla Società Miniere Zolfuree di Romagna, posta in liquidazione dal 1896, la ditta Trezza era diventata proprietaria di quasi tutte le principali miniere di zolfo del distretto marchigiano-romagnolo possedendo ben Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1897, p Cfr., E. Sori, op. cit., p La Cesena Sulphur Company possedeva le seguenti miniere: Boratella I, Borello- Tana, Polenta, Ca di Guido e Montecodrizzo. Mentre alla Società Generale Zolfi apparteneva la sola miniera di Boratella II. Cfr., S. Lillotti (a cura di), La Miniera tra documento storia e racconto rappresentazione e conservazione, 1989, p

16 concessioni 30. Il passaggio di proprietà implicò anche un aumento di lavoratori nella miniera. Già nel 1900 gli addetti erano circa 200, raggiunsero quota 300 solo 2 anni dopo e successivamente il numero si mantenne su quest ultimo livello fino alla I Guerra Mondiale. A Cabernardi, i nuovi imprenditori dettero forte impulso alla coltivazione: nel 1899 era già attivo il quarto livello e la produzione aveva raggiunto 8970 tonnellate di zolfo fuso con l impiego di soli 157 minatori, ciò testimoniava l elevato rendimento della più ricca e promettente miniera del distretto 31. Per il trasporto del minerale furono costruiti nel 1901 dei piccoli piani inclinati fra i cantieri e le gallerie prolungandoli fino ai livelli dei superiori piani di lavorazione che si succedevano ad ogni 25 metri di altezza cosicché mentre prima era possibile solo il trasporto del minerale con carriole a mano, ora invece ogni cantiere era munito di rotaie che permettevano ai vagoncini di arrivare dalle gallerie di carreggiatura sino ai sovrastanti cantieri di lavoro 32. Interessanti ricerche vennero condotte nel 1902 e nel 1903 a sud di Cabernardi per risolvere i complessi problemi che presentava l andamento stratigrafico di questo importante bacino, rintracciando lo strato solfifero dopo che era stato interrotto al quinto livello da una grande faglia e permettendo quindi al pozzo I di raggiungere il settimo livello 33. Nel 1904 la ditta Trezza si fuse con la Società Miniere Solfuree Albani e assunse la denominazione di Società Anonima Miniere Solfuree Trezza-Albani-Romagna. Quest ultima, in seguito alla fusione, venne in possesso delle miniere denominate San 30 Sette delle quali risultavano nel 1899 produttive (Cabernardi, Perticara, Marazzana, Boratella I, Boratella II, Ca di Guido e Busca) e 4 in via di preparazione e di esplorazione (Percozzone, Luzzena Formignano, Polenta e Borello-Tana). Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1899, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1899, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1901, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1902, p. 27 e 1903, p

17 Lorenzo in Zolfinelli, Cavallino, Gallo, Schieti e Morcia situate in provincia di Pesaro nonché delle raffinerie e i molini di Pesaro e Cesena appartenute alla Soc. Albani 34. La nuova Società concentrò i suoi sforzi nella promettente miniera di Cabernardi. Ad affiancare l unico pozzo ne venne costruito, nel 1904, un secondo (chiamato in seguito pozzo Donegani) soddisfacendo così l esigenza di introdurre i materiali di riempimento attraverso una via che non fosse più la vecchia discenderia fino ad allora utilizzata, non più adatta a questo compito per l aumentata profondità delle lavorazioni 35. Sempre nel 1904 fu introdotta per la prima volta l energia elettrica che inizialmente servì ad alimentare un ventilatore installato alla bocca di una galleria per il riflusso dell aria. Il suo più utile impiego lo trovò però due anni più tardi quando, per ovviare alle difficoltà dei trasporti, si realizzò una teleferica che, con una portata di 50 tonnellate e uno sviluppo di 3450 metri, collegava la miniera con la raffineria e con la stazione ferroviaria di Bellisio-Solfare 36. Ciò costituiva un notevole progresso economico e pratico in quanto, per raggiungere detta località, fino ad allora erano stati utilizzati lenti mezzi di trasporto a traino animale lungo un percorso di circa 6 km di strade male agevoli. Lo zolfo estratto veniva fuso in immediata prossimità del pozzo per mezzo di calcaroni e forni Gill, colato in stampi dove si formavano i cosiddetti pani inviati alla raffineria. Solo una piccolissima parte era lasciata grezza, mentre lo zolfo raffinato nella vicina Bellisio raggiungeva per ferrovia il porto di Ancona. I mercati più serviti erano quelli italiani; in essi il raffinato veniva acquistato per usi agricoli, massimamente quale 34 Casa Albani (casa nobiliare dell 800) era un gigantesco aggregato esteso in tutta la provincia di Pesaro che comprendeva miniere e raffinerie di zolfo, opifici meccanici, molini, fabbriche di maioliche e ceramiche, cartiere, fornaci da laterizi e da gesso e gualchiere. Cfr., E. Sori, op. cit., p Nel 1884 aveva costituito la Società anonima Miniere Solfuree Albani alla quale parteciparono, con quote più che rilevanti, capitali extra regionali apportati dal Credito Lombardo e dalla Banca di Credito Italiana (11000 azioni su 25000). Cfr., P. Sabbatucci Severini, L evoluzione industriale nella provincia di Pesaro e Urbino, in Anselmi S. (a cura di) L industria nella provincia di Pesaro e Urbino, 1995, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1904, p Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1906, p

18 antiparassitario della vite, e industriali, per lo più per essere utilizzato nelle fabbriche di acido solforico, di perfosfati e di polveri piriche. Nella raffineria di Bellisio parte dello zolfo raffinato, mediante particolari lavorazioni, dava luogo a qualità superiori oppure, con l aggiunta di altre sostanze venivano creati prodotti speciali quali: lo zolfo ventilato, ramato o acido. Questi ultimi, preparati con tanta cura da presentarsi in uno stato di estrema finezza, riscuotevano particolare favore presso le varie regioni vinicole italiane ed estere dove venivano quotati in maniera superiore agli altri prodotti consimili permettendo, di conseguenza, alla società produttrice di poter fissare il prezzo di vendita con una certa indipendenza rispetto alle oscillazioni del valore dello zolfo 37. Per quanto riguarda la quantità di zolfo grezzo prodotta da Cabernardi sotto la gestione Trezza-Albani, i dati statistici indicano dal 1899 fino al 1914 un trend generalmente in ascesa nonostante alcune oscillazioni. Stessa cosa può dirsi per la produzione complessiva del distretto marchigiano-romagnolo. 37 Cfr., G. Testoni, Alcune notizie sugli zolfi italiani, 1913, p

19 Il calo produttivo di Cabernardi nel 1901 fu causato dalla sospensione di tutti i lavori nel terzo livello della miniera a causa di un incendio verificatosi al principio dell anno 38. Dal 1902 la produzione continuò a crescere sino a superare le tonnellate nel 1905: ben poca cosa rispetto alla produzione nazionale di cui rappresentava solo il 2.2% ma un risultato di rilievo se rapportato alla produzione complessiva delle 13 miniere marchigiane e 38 Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1901, p

20 romagnole in attività, che non eguagliava per sole 300 tonnellate. La diminuzione sensibile nella produzione di Cabernardi nel 1906 dipese soprattutto da uno sciopero che la costrinse per 2 mesi all inattività e solo in misura minore dalla nuova crisi dell industria solfifera italiana. Infatti, mentre diminuivano notevolmente le esportazioni di zolfo italiano negli Stati Uniti e in Francia, la domanda interna era in aumento e continuava a prediligere i prodotti delle raffinerie marchigiane e romagnole. Il ristagno produttivo dell anno seguente fu invece conseguenza, seppur indiretta, del peggioramento della crisi derivante dalla cessata esportazione negli Stati Uniti. Tale Nazione, una tra le più importanti importatrici del minerale italiano, aveva scoperto importanti giacimenti di zolfo nel Texas e nella Louisiana. Nel 1904 vi fu la prima esportazione di zolfo americano in Europa infrangendo il monopolio siciliano. Di conseguenza i prezzi scesero a 95 lire nel 1907 e la produzione siciliana diminuì 39. In queste condizioni la Società Trezza-Albani era restia ad aumentare la produzione in quanto temeva che la Sicilia si orientasse maggiormente verso il mercato interno. Infatti, anche se lo zolfo siciliano era di minor qualità rispetto a quello dell area marchigiana-romagnola, la coltivazione in quest ultima, per la particolare conformazione geologica implicava una spesa quasi doppia rispetto alla Sicilia. Negli anni successivi la produzione di Cabernardi e del distretto marchigiano-romagnolo, al contrario dell andamento della produzione siciliana e quindi nazionale, dopo la contrazione del 1909 dovuta a un interruzione dei lavori a Cabernardi, aumentò progressivamente fino al Ciò confermava l esistenza per le Marche e la Romagna di una nicchia di mercato grazie alle produzioni speciali destinate all agricoltura 40. Dal 1915 e per tutta la durata della Prima Guerra Mondiale, a causa della scarsità di manodopera maschile, si registrò 39 F. Squarzina, Produzione e commercio, cit., p Basti pensare che mentre il valore medio unitario dello zolfo grezzo si mantenne fra un minimo di lire 95 nel 1909 e un massimo di lire 97 nel 1914, il valore medio unitario del raffinato e di quello macinato fu rispettivamente di lire 110 e 140.(Valori tratti da Rivista del Servizio Minerario per gli anni considerati). 20

21 un inversione di tendenza sia nella produzione del distretto che, in particolare, nella miniera di Cabernardi dove nel 1917 furono sospesi i lavori di ricerca della vicina miniera di Percozzone per poter impiegare tutto il personale nell estrazione dello zolfo I PRIMI 16 ANNI SOTTO LA GUIDA DELLA MONTECATINI Nel 1917 la Montecatini, Società Generale per L Industria Mineraria, assunse il controllo del gruppo minerario Cabernardi-Percozzone e di tutte le altre miniere e raffinerie appartenenti alla Società Anonima Miniere Solfuree Trezza-Albani-Romagna 42. Nonostante la ricchezza dei giacimenti di zolfo posseduti dalla Società Anonima Miniere Solfuree Trezza-Albani-Romagna che avrebbe potuto assicurare all azienda un brillante avvenire, gli eredi dei Trezza e degli Albani vendettero la maggioranza delle azioni alla Società Montecatini a prezzi fallimentari. Questo affare così disastroso per i venditori si può probabilmente attribuire, in parte, all incapacità dei nuovi rappresentanti della Società che non erano degli attenti imprenditori come i loro padri, ed in parte all abilità dei dirigenti della Montecatini 43. Non bisogna dimenticare che a capo della Montecatini vi era già l ing. Guido Donegani, uomo di statura non comune e con uno spiccato senso degli affari. Nel 1917 la Società Montecatini aveva anche acquistato la quasi totalità della Società Mineraria Siciliana e una larga partecipazione alla Società Solfifera Siciliana. In tal modo la Montecatini, la quale rivelava la tendenza propria delle grandi imprese minerarie moderne ad attenuare l alea insita nell esercizio di questa industria con una molteplicità di esercizi 41 Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1917, p Oltre alle miniere di Cabernardi e Percozzone la Società Anonima Miniere Solfuree Trezza-Albani-Romagna possedeva quelle del Cesenate (Formignano e Busca) quelle del Montefeltro (Perticara e Marazzana) e le raffinerie di Bellisio Solfare, Cesena e Pesaro. 43 Cfr., P. Mattias, G. Crocetti, A. Scigli, op. cit., p

22 dello stesso prodotto, assumeva il controllo del 50% della produzione italiana di zolfo 44. La Montecatini si assicurava così l accesso diretto ad un importante fonte di materie prime che veniva ad integrare la fornitura delle piriti toscane nella produzione di acido solforico per l industria chimica 45. Inoltre lo stato di guerra aveva accresciuto la necessità di zolfo a causa dell enorme bisogno di esplosivi. Il primo problema che la nuova gestione dovette affrontare a Cabernardi era la scarsità di manodopera maschile che era stata la causa della caduta di produzione da tonnellate del 1914 a 9508 tonnellate del 1918, anno in cui si ebbe la necessità di impiegare 200 prigionieri di guerra e 60 donne. Con la smobilitazione dell esercito il problema non era ancora risolto. Nella Rivista del Servizio Minerario del 1919 si legge infatti che la produzione di Cabernardi fu ostacolata in principio dell anno dalla deficienza di manodopera e per la stessa ragione si dovettero sospendere i lavori nella miniera Percozzone. Inoltre per rendere possibile il necessario aumento di manodopera la Montecatini stava costruendo un villaggio operaio. Dall inizio del 1919 e fino al 1922 si presentava, come del resto in tutta Italia, un ben più grave problema: le rivendicazioni operaie per l aumento delle mercedi. Durante la guerra i prezzi erano saliti precipitosamente a causa della forte inflazione (dalle 97 lire del 1914 raggiunsero le 420 lire nel 1918) ma le società esercenti ottennero buoni guadagni perché gli operai, lavorando sotto la dura legge militare e la minaccia della revoca degli esoneri, si dovevano accontentare di salari strettamente commisurati al costo della vita. A Cabernardi il 24 gennaio 1919 gli operai, ormai svincolati dalla soggezione alla legge militare, organizzati nella locale Unione Professionale del Lavoro, presentarono una domanda di aumento dei salari nella misura del 35% per alcune categorie e del 25% per tutte le altre. Dopo lunghe 44 A. Damiano, Guido Donegani, 1957, pp. 43, Nel 1913 era entrata nel mondo della chimica compiendo il primo passo verso l integrazione verticale della produzione con la partecipazione alla Società per lo sviluppo dei superfosfati e prodotti chimici italiani. L acido solforico è il punto di partenza per ottenere numerosi prodotti chimici come concimi ed esplosivi. Cfr., V. De Michele, A. Ostroman, L attività estrattiva della Montecatini dal 1888 al 1938, p

23 trattative e senza alcuno sciopero si giunse ad un concordato sulle nuove tariffe per le paghe e i cottimi con decorrenza 1 maggio e venne concessa la giornata lavorativa di 8 ore. L anno seguente con l accentuarsi della svalutazione ci furono 15 giorni di ostruzionismo in seguito ai quali si stabilì un aumento salariale generale del 25%. Pochi mesi dopo, con uno sciopero di 25 giorni, gli operai ottennero un aumento del 20% rispetto al precedente accordo e il riconoscimento delle Commissioni Interne. Il 31 agosto 1921 in conseguenza della denuncia da parte della Montecatini dei concordati vigenti per la crisi che si stava manifestando nell industria solfifera, si concordò una riduzione dell indennità caroviveri del 23%. Due mesi dopo tutti gli operai entrarono in sciopero per ottenere l abolizione del concordato; l astensione dal lavoro si concluse il 23 novembre con il raggiungimento di un accordo che, oltre ad annullare il concordato del 31 agosto, aumenta del 6% tale indennità. Dopo un primo sciopero in aprile del 1922, terminato con la precisa applicazione di concordati allora vigenti, ne seguì un secondo a luglio al quale la Montecatini rispose duramente; dapprima con una serrata e in seguito con il licenziamento di tutto il personale. Il 20 agosto riaprì la miniera con una nuova assunzione del personale e con nuove condizioni di lavoro tra cui una riduzione del salario del 20%. Nonostante i numerosi scioperi, dal 1919 al 1921, la produzione della miniera continuò a crescere e raggiunse nuovamente gli elevati livelli ottenuti prima della guerra. Tabella 1.2 Produzione di zolfo grezzo dal 1919 al Fonte: Ministero di Agricoltura Industria e Commercio Rivista del Servizio Minerario, per gli anni considerati Anno Produzione Zolfo grezzo (tonnellate) di Cabernardi-Percozzone N di operai

24 Nel 1922 si registrò invece una leggera diminuzione dovuta in parte alla difficile situazione creatasi tra i lavoratori e la Società Montecatini ed in parte all acuta crisi in cui l industria solfifera italiana si venne a trovare per la schiacciante concorrenza americana che aveva sottratto alla Sicilia i principali e tradizionali Paesi consumatori di zolfo. Il decennio fu caratterizzato da un notevole miglioramento delle condizioni generali nel mercato dello zolfo. Aumentarono le esportazioni verso i Paesi dell Europa orientale dato che quelli occidentali erano stati conquistati dagli Stati Uniti. A livello nazionale un forte impulso alla produzione fu stimolato principalmente dallo sviluppo dell industria chimica. Già dal 1919 lo zolfo e l acido solforico da esso ottenuto iniziarono ad essere impiegati in misura crescente per prodotti chimici per le industrie con conseguente aumento della loro domanda anche per produzioni al di fuori dei fertilizzanti e degli anticrittogamici 46. Questi ultimi continuarono comunque ad avere una fondamentale importanza dal momento che le tonnellate di zolfo raffinato, prodotte dalla Montecatini nel 1921, rappresentarono quasi la totalità dello zolfo impiegato in agricoltura e che il 54% della popolazione italiana viveva grazie all agricoltura 47. Le miniere marchigiane furono in grado di rispondere prontamente alle richieste del mercato e videro in 10 anni triplicare la loro produzione. 46 Cfr., A. Damiano, op. cit., p Ibid., pp.55,62. 24

25 Tabella 1.3 Produzione di zolfo grezzo dal 1923 al Fonte: Ministero di Agricoltura Industria e Commercio Rivista del Servizio Minerario, per gli anni considerati Anno Produzione di Zolfo N operai di Produzione del Produzione zolfo grezzo (tonnellate) Cabernardi- distretto grezzo in Italia Cabernardi-Percozzone Percozzone marchigiano- (tonnellate). romagnolo (t.) In particolare, il gruppo minerario Cabernardi-Percozzone registrò un incremento produttivo continuo eccezion fatta per il 1931 a causa di un incendio di vaste proporzioni 48. La produzione, che nel 1923 era di tonnellate di zolfo grezzo, nel 1933 oltrepassò le tonnellate, accrescendo così l importanza di questa miniera rispetto sia al distretto a cui apparteneva che all intera produzione nazionale. Nonostante il trend ascendente di quest ultima, la miniera di Cabernardi riuscì ad aumentare la sua quota relativa di produzione nazionale che passò dal 7.5% del 1923 al 14% del La crescente intensità 48 Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1931, p

26 estrattiva permise l assorbimento di tutta la manodopera disponibile. Nella miniera di Cabernardi si dovette assumere personale dalla Sicilia e dalla Sardegna dato che gli operai della zona erano già stati tutti impiegati limitando fortemente il fenomeno migratorio e la disoccupazione. Gli ottimi risultati ottenuti si dovevano solo in parte alla positiva congiuntura in atto mentre erano da attribuirsi in massima parte al grado di efficienza raggiunto dalla miniera dopo la tenace e costosa opera di valorizzazione. Terminata la guerra la Società Montecatini aveva dato inizio ad un vasto programma di ammodernamento degli impianti, di riordinamento delle coltivazioni danneggiate dagli affrettati e disordinati lavori del periodo bellico, di ampliamento delle esplorazioni e di sfruttamento più razionale 49. Il primo intervento di rilievo era stato l introduzione nel 1918 della perforazione meccanica ad aria compressa in sostituzione parziale del piccone e della barramina 50. Nel 1919 le due miniere di Cabernardi e Percozzone facenti parte dello stesso bacino solfifero, per la prima volta vennero messe in comunicazione per mezzo di un piano inclinato che partendo dal 7 livello della miniera di Cabernardi raggiungeva il 6 livello dell adiacente Percozzone 51. Per quanto riguarda la miniera di Percozzone, le prime ricerche di cui si ha documentazione sicura furono svolte nel 1874 e cioè prima ancora di Cabernardi dalla ditta tedesca, costituita dai Sigg. F. Buhl, E. Buhl e A. Deinhard che aveva rilevato alcuni permessi all estremità nord-ovest del bacino 8 km a nord di Sassoferrato. I lavori scoprirono un limitato lembo del giacimento presso la località Vigne 250 metri, ad ovest di 49 <<Anche in questo campo è tutta una rivoluzione tecnica quella che è stata da noi compiuta, essa ci ha permesso di triplicare la nostra produzione del 1920 sino a farle raggiungere il terzo di quella totale italiana(gli altri due terzi sono dati dalla Sicilia, la terra tradizionale degli zolfi), e di aprire per la prima volta (dal 1925 in poi) al prodotto marchigiano-romagnolo il mercato di esportazioni. Il che ci è stato possibile solo attraverso il rilievo e la partecipazione a raffinerie francesi, delle quali ci siamo serviti per avviare in Francia oltre 200 mila quintali annui di zolfi greggi>> Lettera di commiato di Guido Donegani ai lavoratori ed agli azionisti della Montecatini, in A. Damiano, op. cit., p Asta di ferro, assai pesante e manovrata a braccia, utilizzata per fare fori nella roccia ad uso delle mine. 51 Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, 1919, p

27 Percozzone e nella località Cantarino, 750 metri a sud-est di Percozzone, contenente uno strato mineralizzato di circa 3 metri Ciò permise la dichiarazione di scoperta e di conseguenza la concessione mineraria venne accordata con D.R. 6 giugno Negli anni dal 1876 al 1885 si ebbe una produzione di circa 800 tonnellate ; in questo periodo furono scavati circa 1200 metri di gallerie distribuite su tre livelli con brevi tratti di discenderie e con pozzetti di collegamento 53. Dal 1885 la miniera rimase inattiva per lunghi anni poiché la Società era incerta nell affrontare ricerche profonde assai onerose. Solo più tardi negli ultimi anni della gestione della Società Trezza-Albani fu scavato un pozzo per l estrazione in una zona più a sud dei lavori precedenti. All epoca della cessione della miniera alla Società Montecatini (1917), Percozzone era totalmente inattiva e nessun mezzo di fusione era stato costruito. La Montecatini, dopo aver fatto eseguire molti sopralluoghi da esperti, arrivò alla conclusione che la miniera poteva essere opportunamente valorizzata perché le precedenti ricerche non erano state esaurienti. I risultati apparvero anzi tali da decidere di creare a Percozzone una vera miniera indipendente dotata all esterno di servizi meccanici e di sistemi di sicurezza affinché il lavoro potesse svolgersi nelle migliori condizioni possibili. Infatti la produzione, iniziata nel 1921 con sole 1568 tonnellate di zolfo fuso, raggiunse nove anni dopo le tonnellate moltiplicando per dieci la quantità iniziale 54. Tra i lavori di attrezzamento ed organizzazione eseguiti per consolidare l efficienza della miniera, si ricordano: la sostituzione del vecchio argano a vapore del pozzo di estrazione con un argano elettrico, l installazione un potente impianto per la produzione di aria compressa, opportuni accorgimenti per l areazione indipendente delle vie di uscita degli operai in caso di incendi e in particolare l apertura di 52 E probabile che la dichiarazione di scoperta della miniera abbia stimolato la ricerca di altri giacimenti nelle aree circostanti; infatti, osservando i dati forniti dagli annali relativi l attività mineraria, molte altre località emergono a testimonianza di richieste, rinnovi, proroghe di permessi di ricerca. Tra la fine degli anni settanta e la meta degli ottanta ( dell 800) vi è un consistente numero di aree interessate all indagine: Cabernardi, Ca Fabri, San Paolo, Casale, Casettone, S. Stefano, S. Giovanni, Palazzo ed altre ancora. 53 Cfr., Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, Rivista del Servizio Minerario, per gli anni considerati. 54 Cfr., AA.VV. La Società Montecatini, cit., p

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