RESOCONTO STENOGRAFICO n. 6

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1 XVI LEGISLATURA Giunte e Commissioni RESOCONTO STENOGRAFICO n. 6 N.B. I resoconti stenografici delle sedute di ciascuna indagine conoscitiva seguono una numerazione indipendente. 13ª COMMISSIONE PERMANENTE (Territorio, ambiente, beni ambientali) INDAGINE CONOSCITIVA SULLE PROBLEMATICHE RELATIVE ALLA PRODUZIONE E ALLA GESTIONE DEI RIFIUTI, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AI COSTI POSTI A CARICO DEI CITTADINI, ALLA TRACCIABILITÀ, AL COMPOSTAGGIO, ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA ED ALLA EFFETTIVA DESTINAZIONE AL RECUPERO ED AL RIUSO DEI RIFIUTI O DELLE LORO PORZIONI 20ª seduta: mercoledì 23 luglio 2008 Presidenza del presidente D ALÌ IC 0048 TIPOGRAFIA DEL SENATO (255)

2 2 INDICE Audizione di rappresentanti di CO.RE.VE., Rilegno, Consorzio Italiano Compostatori PRESIDENTE... Pag. 3, 12, 14 e passim DELLA SETA (PD)... 12, 14 * MAZZUCONI (PD) SCOTTI (PdL) * CAVALLI... Pag. 4, 15 * CENTEMERO CREMA... 7, 14, 15 * LUI * NEWMAN... 9 N.B. L asterisco accanto al nome riportato nell indice della seduta indica che gli interventi sono stati rivisti dagli oratori. Sigle dei Gruppi parlamentari: Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; UDC, SVP e Autonomie: UDC-SVP-Aut; Misto: Misto; Misto-MPA- Movimento per l Autonomia: Misto-MPA.

3 3 Intervengono il dottor Vincenzo Cavalli, presidente del CO.RE.VE., accompagnato dal dottor Antonio Lui e dal dottor Dante Benecchi, il dottor Fausto Crema, presidente di Rilegno, accompagnato dal dottor Marco Gasperoni, ed il dottor Massimo Centemero, direttore tecnico del Consorzio Italiano Compostatori, accompagnato dal dottor David Newman. I lavori hanno inizio alle ore 14,40. PROCEDURE INFORMATIVE Audizione di rappresentanti di CO.RE.VE., Rilegno, Consorzio Italiano Compostatori PRESIDENTE. L ordine del giorno reca il seguito dell indagine conoscitiva sulle problematiche relative alla produzione e alla gestione dei rifiuti, con particolare riferimento ai costi posti a carico dei cittadini, alla tracciabilità, al compostaggio, alla raccolta differenziata ed alla effettiva destinazione al recupero ed al riuso dei rifiuti o delle loro porzioni, sospesa nella seduta di ieri. Comunico che, ai sensi dell articolo 33, comma 4, del Regolamento, è stata chiesta l attivazione dell impianto audiovisivo e che la Presidenza del Senato ha già preventivamente fatto conoscere il proprio assenso. Se non ci sono osservazioni, tale forma di pubblicità è dunque adottata per il prosieguo dei lavori. È oggi in programma l audizione di rappresentanti di CO.RE.VE., Rilegno, Consorzio Italiano Compostatori. Sono presenti il dottor Vincenzo Cavalli, presidente del CO.RE.VE., accompagnato dal dottor Antonio Lui e dal dottor Dante Benecchi, il dottor Fausto Crema, presidente di Rilegno, accompagnato dal dottor Marco Gasperoni, ed il dottor Massimo Centemero, direttore tecnico del Consorzio Italiano Compostatori, accompagnato dal dottor David Newman. Quello suddetto è il tema complesso dell indagine conoscitiva che abbiamo avviato come Commissione ambiente del Senato, su cui abbiamo la necessità e oggi l opportunità di ascoltare anche i protagonisti in questo momento della parte viva della vicenda della raccolta differenziata e del riuso attraverso i consorzi che oggi operano in maniera prevalente sul territorio nazionale. Qualcuno di loro ha portato anche del materiale, lo ringraziamo. In ogni caso, ricordo che siamo sempre pronti a riceverne dell altro, con eventuali aggiornamenti, che vogliate trasmetterci, in qualsiasi momento. Cedo ora la parola ai nostri ospiti.

4 4 CAVALLI. Signor Presidente, onorevoli senatori, farò una descrizione abbastanza sintetica perché mettersi a produrre tanti dati non serve a nessuno; però, nei documenti che abbiamo lasciato ci sono tutti i dettagli. Vorrei partire, se è consentito, dalla composizione del CO.RE.VE. (consorzio recupero vetro): ad esso aderiscono le società del settore del vetro cavo, che sono 14, più 18 aziende che fabbricano altre tipologie di imballaggio come le fiale ed i flaconi, cui si aggiungono gli importatori di imballaggi vuoti. All interno del consorzio, quindi, ci sono 74 figure. Prima del CO.RE.VE. si faceva già riciclo del vetro, però con l avvio del nostro consorzio, che è stato varato nel 1997, la quantità raccolta è cresciuta di tonnellate, passando da a Il tasso medio annuale di crescita è del 9,2 per cento fino ad oggi. Nel 2007 abbiamo superato l obiettivo del 60 per cento posto per legge, che avremmo dovuto raggiungere nel Abbiamo, infatti, raggiunto il 60,4 per cento della quantità raccolte rispetto all immesso sul mercato nazionale. Preciso che questa raccolta è stata fatta per il 63 per cento al Nord, per il 19 per cento al Centro e per il 17 per cento nel Mezzogiorno. Le convenzioni realizzate dal CO.RE.VE. sono 4.892, sono cioè tanti i Comuni con cui sono state perfezionate le convenzioni, e la popolazione coinvolta è di circa 38,9 milioni di abitanti, che rappresentano il 67 per cento della popolazione. Nel solo 2007 abbiamo stipulato nuove convenzioni con altri 593 Comuni. Passando agli aspetti finanziari, i Comuni hanno complessivamente incassato nel 2007 corrispettivi per 26 milioni di euro in quanto il CO.- RE.VE. ha deciso di continuare a riconoscere per il vetro ritirato gli importi fissati con un decreto ministeriale. Tenendo conto degli scarti di lavorazione che si formano durante la lavorazione del rottame grezzo per ottenere vetro pronto al forno (che sono circa tonnellate), nel 2007 il CO.RE.VE. ha documentato l avvio al riciclo in vetreria di tonnellate di rifiuti di imballaggio raccolti in Italia, che rappresentano l 81 per cento di tutto il rottame di vetro recuperato. Un iniziativa abbastanza interessante è stata l introduzione di macchinari con lettori ottici che selezionano il vetro negli impianti di pulizia per avviarlo al forno, scartando alcune parti che non possono essere mandate nel vetro come la ceramica, la porcellana e le pietre. Questi ultimi materiali sono lavorati diversamente in quanto vengono micronizzati e lavati per ottenere della sabbia di vetro che viene avviata per l impiego in parte in vetreria e in parte nell industria della ceramica. Tornando alla questione finanziaria, nel 2007 la gestione consortile e la gestione indipendente ha portato ai Comuni e ai loro gestori per la raccolta differenziata del vetro circa 37 milioni di euro. Le imprese del trasporto e del recupero hanno fatturato approssimativamente altri 37 milioni di euro. Il totale complessivo è di 74 milioni di euro, dei quali 24 milioni sono stati corrisposti dal CO.RE.VE. e 50 milioni dalle vetrerie che hanno ritirato, utilizzato e riciclato il rottame. Nella documentazione depositata

5 5 ci sono poi delle specifiche sugli importi relativi al contributo ambientale, al funzionamento del CO.RE.VE. e del CONAI e ai costi legati a riciclo. Una questione molto importante per noi è la procedura di raccolta del vetro perché le industrie vetrarie, che stanno utilizzando già una grossa percentuale di rottame di vetro, potrebbero utilizzarne di più. Si sono attrezzate, strutturate e hanno modificato gli impianti in modo da poter utilizzare quantitativi di vetro ancora maggiori rispetto ad oggi. Cosa ci ostacola in questo? Innanzitutto il tipo di raccolta perché, a volte, il vetro non viene recuperato in maniera razionale: alcune amministrazioni decidono di fare delle raccolte accumulando insieme diversi rifiuti di imballaggio che poi devono essere avviati a impianto di selezione in modo da dividere i vari materiali e avviarli ai consorzi. Questo naturalmente comporta un costo aggiuntivo, ma ciò che preoccupa maggiormente sono le modalità di trasporto: nel trasferimento, materiali molto diversi per peso come il vetro e la plastica vengono messi insieme e per ottimizzare questa fase si procede ad una compattazione, durante la quale, però, il vetro si frantuma e va a interessare alcune porzioni di plastica. A questo punto il materiale non può essere utilizzato né come plastica né come vetro e va a finire in discarica. Questo è il primo problema. Un altro problema è che alcune raccolte danno un materiale che contiene molto impurità, per cui gli impianti di selezione hanno difficoltà a trattarlo e, di conseguenza, i costi sono elevati. Un ulteriore problema è che, per aumentare ancora il riciclo, sarebbe opportuna una divisione per colore, cioè il vetro chiaro da una parte e il vetro colorato da un altra, come fanno già altri Paesi europei che hanno iniziato a recuperare il materiale prima di noi. Non so se ci arriveremo, perché è già difficile avere una raccolta differenziata appropriata, però questo ci aiuterebbe ad utilizzare molto più rottame, soprattutto vetri chiari, che oggi le industrie del vetro sono addirittura costrette ad importare. Di ciò si stanno occupando le industrie vetrarie con sperimentazioni condotte in impianti di selezione: macchine particolari a selezione ottica dividono il vetro colorato da quello bianco. Anche se abbiamo raggiunto gli obiettivi mi sembra importante parlarne, perché la tendenza è quella di riciclare tutto quel che viene raccolto. Ci stiamo dunque organizzando per andare oltre la percentuale prevista dalla legge. Ho fatto una sintesi a braccio della nota scritta che abbiamo predisposto e che lasciamo a disposizione della Commissione. Ho saltato delle pagine, ma quello che vi ho detto è comunque scritto nella documentazione. Gli impieghi alternativi allo smaltimento degli scarti sono quelli che vi ho detto. Occorre aprire una piccola parentesi. Come prevenzione, per ridurre l inquinamento causato dallo scarto di imballaggi, negli ultimi anni si è provveduto a realizzare contenitori più leggeri. Meno vetro nelle bottiglie significa meno vetro nei rifiuti. I contenitori più leggeri funzionano benissimo, danno tutte le garanzie possibili, purché il vetro sia puro. Se ci sono inclusioni di materiali non omogenei con il vetro, il materiale che si ottiene è meno resistente. Le vetrerie se ne accorgono ed eliminano questi contenitori in modo che non finiscano sul mercato, ma l efficienza di pro-

6 6 duzione diminuisce in maniera drastica. Le porzioni di materiale scartate dai lettori ottici, che non possono essere avviate a riciclo perché inquinerebbero il vetro, vengono prelevate. Prima andavano in discarica, adesso vengono rilavorate, lavate, micronizzate e conferite all industria della ceramica e, parzialmente, all industria del vetro. Il riciclo del vetro permette di ridurre l attività estrattiva, i consumi energetici e le emissioni. Ormai produrre energia costa sempre più ed il vetro è un materiale energivoro. La sua realizzazione avviene per mezzo di una reazione chimica ad alta temperatura, che, come tutte le reazioni chimiche, assorbe calore. Se, anziché mettere sabbia, carbonato di calcio e carbonato di sodio, mettiamo già del vetro, non abbiamo bisogno di reazione chimica. Quindi più vetro mettiamo, meno necessità c è di reazione e di energia. Si riesce a risparmiare all incirca un 2,5 per cento di energia di reazione ogni 10 per cento di rottame che s inserisce. Il secondo vantaggio è che, non utilizzando materia prima, ma rottame di vetro, si riduce l attività estrattiva e si riducono i trasporti. Inoltre si escludono materiali realizzati con cicli industriali, perché non tutto è naturale. Lo sono il carbonato di calcio e la sabbia, ma non il carbonato di sodio, che si realizza con un sistema industriale che genera CO2 e assorbe calore. Le emissioni di CO2, dovute alla reazione chimica (i carbonati si modificano, si legano tra di loro, formano la struttura vetrosa), diminuiscono molto con l impiego di rottame. Con meno materia prima e più rottami si genera meno anidride carbonica, quindi abbiamo un ulteriore vantaggio. E non è finita. Se riuscissimo ad eliminare il vetro dai rifiuti, elimineremmo il 10 per cento dei rifiuti. In più, utilizzando rottami, l industria risparmia energia ed emette meno gas a effetto serra. Quanto alla tracciabilità, i rifiuti di imballaggio avviati a riciclo in vetreria provengono da due differenti canali. Dalle convenzioni che il CO.RE.VE., assieme alle aziende vetrarie, sottoscrive con i Comuni interessati o con i loro gestori delegati e mediante le quali si approvvigiona dei rifiuti di imballaggio raccolti in modo differenziato sul territorio dei Comuni stessi (questa è la gestione consortile). Poi dal mercato, cui ci si riferisce per i quantitativi dei quali le aziende vetrarie riciclatrici consorziate si approvvigionano spontaneamente, acquistandoli dalle aziende italiane che, con accordi privati, acquisiscono dai Comuni il rottame, lo trattano e lo vendono come «pronto al forno». La gestione consortile nel 2007 ha portato al recupero di tonnellate di rifiuti di imballaggio. Tutto questo è documentato ed è agli atti del CO.RE.VE., in quanto abbiamo l attestazione da parte delle vetrerie dell avvenuto pagamento dei relativi corrispettivi, perché le convenzioni prevedono che si paghi al convenzionato un corrispettivo per ogni tonnellata di vetro, e dai riferimenti dei documenti di trasporto che attestano la consegna in vetreria delle materie prime seconde originatesi dai quantitativi consegnati dai comuni o loro gestori delegati attraverso le convenzioni.

7 7 Nella gestione indipendente si sono invece raccolte tonnellate. Per la verifica della provenienza nazionale e della tipologia da rifiuti di imballaggio, il CO.RE.VE. si avvale di una certa procedura. Tutte le aziende riciclatrici dichiarano al consorzio i quantitativi di vetro «pronto al forno», suddivisi per colore di vetro, acquistati da ciascun fornitore italiano o importati direttamente. Alla comunicazione inviata al CO.RE.VE. le aziende vetrarie allegano le dichiarazioni ad esse rilasciate dai fornitori relative ai quantitativi di vetro «pronto al forno», provenienti dalla raccolta nazionale, sempre suddivisi per colore. L azienda vetraria, per tutti i quantitativi che dichiara di avere acquistato sul mercato, è in possesso delle fatture di acquisto e della documentazione di viaggio che accompagna la merce, un elenco delle quali integra la dichiarazione inviata al consorzio. Quest ultimo accerta quindi la correttezza delle dichiarazioni attraverso ispezioni presso le aziende vetrarie dichiaranti seguendo la procedura messa a punto con il CONAI e con il TUV, che supporta il CONAI nell attività di certificazione. Le vetrerie non riciclano solo vetro che deriva dai rifiuti di imballaggio, ma anche vetro diverso, come il vetro piano delle finestre o i parabrezza delle auto, che viene naturalmente tenuto fuori dalla percentuale. Le vetrerie rappresentano l unico sbocco per questo, altrimenti non si saprebbe cose farne. Noi lo certifichiamo, perché facciamo fare delle verifiche puntuali su tutti gli stabilimenti che riciclano il vetro dal CSA (centro studi ambientali) di Rimini, il quale ci relaziona con dei rapporti sulle percentuali di materiale estraneo all imballaggio che trova nei vari punti. Con questo riusciamo a determinare i quantitativi di riciclo effettivamente inerenti ai rifiuti di imballaggio. CREMA. Desidero innanzi tutto rivolgere un saluto a lei, signor Presidente, e a tutti i senatori presenti; cercherò di essere per quanto possibile breve. Rilegno è il consorzio che recupera il legno su tutto il territorio nazionale. Il legno non è un imballaggio primario: normalmente i nostri sono imballaggi secondari e terziari, per cui la nostra raccolta si è sviluppata principalmente con delle piattaforme private e pubbliche su tutto il territorio nazionale. Ad oggi possiamo contare su circa 318 piattaforme e associati, che sono aziende produttrici di imballaggi, con una raccolta di tonnellate l anno di materiali che sono mandati al riciclo. Riteniamo infatti che, sul piano del recupero, sia assai più idoneo al nostro tipo di materiale, il legno, un riciclo meccanico: mandare il materiale riciclatore per arrivare al pannello truciolare piuttosto che mandarlo a combustione o ad altri usi. Certo, abbiamo anche quelli, ma per esempio il compostaggio occupa una minima quantità del materiale da noi raccolto. Ho fatto questa premessa per evidenziare che oggi il nostro consorzio soffre di alcune difficoltà per quanto riguarda non tanto la raccolta, quanto la fase del riciclo del materiale. Dieci anni fa, quando abbiamo iniziato, non esisteva il riciclo del materiale legnoso, non se ne parlava nemmeno. Poi abbiamo cominciato, in collaborazione con le grandi industrie di rici-

8 8 clo, che come sapete sono poste tutte sulle rive del Po (quindi nel Nord d Italia) e con esse abbiamo collaborato, in particolare con due di esse che da sole lavorano il per cento di tutto il materiale che noi raccogliamo. Abbiamo collaborato strettamente, instaurando un sistema che ha funzionato fino a qualche mese fa. Poi improvvisamente il mercato è cambiato: da un rapporto di collaborazione reciproca siamo passati non dico ad una collisione, ma ad una sfida perenne. In sostanza, hanno imparato che, per portare via i rifiuti da Napoli, lo Stato o chi per esso spende un sacco di denaro e ne hanno tratto una conclusione: perché dobbiamo pagare noi il rifiuto? Facciamoci pagare. Così, un ragionamento molto semplice ha portato il mercato ad una situazione di crisi. Noi abbiamo cercato di superarla prendendo la via del recupero attraverso la generazione di energia elettrica, ma sul nostro cammino troviamo degli ostacoli che riteniamo quasi insormontabili, e sono ostacoli legislativi. In primo luogo, il rifiuto legno non può accedere ai certificati verdi; di conseguenza, le centrali che dovessero usare esclusivamente materiale da noi prodotto avrebbero delle difficoltà economiche. In secondo luogo, chi opera in regime semplificato non può destinare il materiale al recupero energetico ma deve necessariamente mandarlo al riciclo. Questo comporta una via obbligata verso i riciclatori e quindi i produttori di pannello e ci crea delle enormi difficoltà ad accedere alle centrali che potrebbero utilizzare il nostro materiale ma non possono farlo a causa di paletti burocratici, chiamiamoli così. Ogni provincia ha le sue interpretazioni, ha idee diverse su come applicare la legge, e ci troviamo veramente in un forte imbarazzo. Abbiamo cercato di superare tale situazione chiedendo innanzi tutto un aumento del contributo ambientale già da dicembre 2007, con il CO- NAI. Quest ultimo però ha le sue difficoltà e la sua prassi, soprattutto con gli utilizzatori, e quindi prima del gennaio 2009 non sarà possibile aumentare il contributo ambientale ed avere i supporti economici necessari per affrontare la situazione in modo più brillante. Devo onestamente ammettere che mi dà molta preoccupazione il fatto di dovere aumentare il contributo ambientale per destinarlo ai riciclatori, i quali, oltre ad avere un beneficio economico, verrebbero anche a disporre di una materia prima del tutto gratuita. Il rapporto che avevamo creato era un rapporto di parità operativa; lo illustro, perché sembrava che potesse funzionare in eterno prima che succedesse quello che è successo. Avevamo stabilito di conferire gratuitamente il materiale raccolto ai riciclatori, nell ambito di una raccolta effettuata nel raggio di chilometri; da parte loro, i riciclatori si accollavano gli oneri di trasporto, prendevano il materiale gratuitamente e lo portavano a destinazione. Questo onere era stato valutato in 26 euro. Lo stesso importo veniva fatto pagare per il materiale raccolto al Sud (che noi siamo obbligati a trasferire alle aziende del Nord), in modo da rendere paritetica la raccolta, e noi ci accollavamo come consorzio gli oneri di trasporto eccedenti. In pratica, se il trasferimento di materiale fosse venuto a costare euro la tonnellata per portarlo su, ad esempio, da Trapani,

9 9 da Lecce o da altra località, a noi, i riciclatori contribuivano solo con 26 euro. Questo sistema ha funzionato benissimo per dieci anni, con soddisfazione per entrambe le parti, e avremmo continuato su questa strada. È subentrato questo modo di impuntarsi da parte delle industrie del riciclo, che hanno in pratica stracciato tutti i contratti conclusi direttamente con le piattaforme e, venendo meno ai patti acquisiti e portati avanti negli anni, si sono voluti far pagare e oggi pretendono molto denaro: si va dai 100 ai euro a camionata posta a casa loro, la qual cosa rende molto difficile lavorare. Noi stiamo superando questo scoglio con due attività ben distinte. Per quanto riguarda il materiale raccolto al Sud, vorremmo destinarlo esclusivamente alle industrie del Sud, che oggi sono purtroppo solo a recupero energetico. Dunque, faremo in modo che il materiale si fermi al Sud e venga combusto per produrre energia elettrica. Per fare ciò, deve essere considerato accessibile ai certificati verdi e non deve più andare incontro ai vincoli che ho descritto in precedenza. Con il Nord pensiamo di fare una politica completamente opposta rispetto a quella portata avanti fino ad oggi: vogliamo diventare noi, Rilegno, i proprietari del materiale per poi eventualmente metterlo all asta. La previsione che io faccio è la seguente: mancando il materiale del Sud, il Nord diventa necessariamente deficitario. Se poi andiamo a togliere le piattaforme gestite direttamente dai proprietari dei pannelli truciolari, se viene meno il supporto economico che noi diamo a queste piattaforme, ecco che il mercato dovrebbe, nell arco di un anno, cambiare completamente fisionomia. Questa è la previsione che faccio. Gradirei sottolineare un altra questione: l attuale situazione si è anche creata perché Svizzera, Germania e Francia portano in Italia treni carichi di materiale legnoso di rifiuto. Non so a che costi ciò avvenga, ma crea una competitività tra produttori di rifiuti che non credo possa essere accettata. NEWMAN. Signor Presidente, a differenza dei nostri colleghi, siamo un consorzio volontario composto da oltre 120 imprese pubbliche e private e non abbiamo il beneficio di nessun tipo di contributo ambientale, né vi è alcuna obbligatorietà a raccogliere in maniera differenziata la frazione organica. Il nostro piccolo consorzio, quindi, vive con i contributi dei suoi associati che nel 2007 tra trattamento e vendita del compost hanno fatturato circa 200 milioni di euro. Dico questo per darvi il senso delle dimensioni. Molto rapidamente vorrei spiegare perché ci occupiamo tanto di rifiuti organici: innanzitutto sono la parte preponderante dei rifiuti (circa il 35 per cento dei nostri rifiuti urbani sono organici). Se questi vengono raccolti, trattati e gestiti bene possono produrre compost un prodotto che, come vedremo, può essere riutilizzato in agricoltura lasciando le altre frazioni, che i nostri colleghi raccolgono, più pulite con l eliminazione della parte putrescente dei rifiuti.

10 10 È necessario ricordare che se non interveniamo sulla raccolta di rifiuti organici, è impossibile raggiungere alti livelli di raccolta differenziata. Nella documentazione che lasciamo a disposizione della Commissione, ci sono anche delle foto che possono essere utili per coloro che vengono dalle città del Centro Sud e non conoscono la raccolta differenziata della frazione organica. Nel 2007, fra l organica delle cucine e mense e i rifiuti verdi che provengono dalla manutenzione dei giardini pubblici e privati, abbiamo raccolto e trattato circa 3 milioni di tonnellate che sono state avviate in impianti di compostaggio e digestione anaerobica che producono sia compost che energia elettrica. Le foto mostrano alcuni dei più di 100 impianti di dimensioni industriali presenti in Italia. Un grafico con l evoluzione del sistema compostaggio fa vedere come dal 1997 al 2006 questa industria è cresciuta in maniera assai rapida. Oggi sono circa 230 gli impianti di compostaggio di piccole e grandi dimensioni e hanno trattato circa il 10 per cento di rifiuti organici di rifiuti urbani in Italia. Mentre le aziende del CO.RE.VE recuperano e producono vetro, e quelle del Rilegno fanno lo stesso con il legno, noi trattiamo i rifiuti organici e produciamo qualcosa di completamente diverso da ciò che entra nell impianto: il compost, un terriccio per l agricoltura. Qualche slide mostra come si impiega il compost nei vigneti o per l orticoltura: gran parte dei sacchetti di terriccio che compriamo al supermercato contengono compost. Nel 2007, abbiamo prodotto circa 1,5 milioni di tonnellate e il nostro consorzio certifica circa un terzo del quantitativo prodotto con un marchio di qualità. Finora abbiamo discusso del passato, ma ora possiamo occuparci del futuro e chiederci cosa succederà nei prossimi cinque anni. Già oggi 20 milioni di abitanti fanno la raccolta differenziata della frazione organica, ma se le prospettive del decreto legislativo n. 152 del 2006 e del decreto legislativo n. 4 del 2008 vengono confermate, l obiettivo del 65 per cento di raccolta differenziata dei rifiuti urbani nel 2012 fa sì che noi dovremo raccogliere una quantità più che doppia di rifiuto organico (dagli attuali 3 milioni di tonnellate dovremmo arrivare nel 2012 a circa 7 milioni di tonnellate). Ricordiamo che un impianto mediamente tratta circa tonnellate. Allo stato attuale delle cose ci troviamo ad affrontare due emergenze: la prima è che gli impianti non sono sufficienti. Già oggi qualcosa come tonnellate di rifiuto organico viaggia per le strade d Italia cercando collocamento negli impianti di compostaggio; spesso, purtroppo, o finisce oltre frontiera in Svizzera dove viene bruciato o finisce in discarica, vanificando il senso della raccolta differenziata che deve essere strumento a recupero e non fine a se stesso. La prima emergenza consiste, quindi, nella mancanza di circa 100 impianti di compostaggio, da colmare da qui a tre anni per assorbire la frazione organica e le altre parti che verranno dalla raccolta se si vogliono rispettare gli alti obiettivi fissati per legge.

11 11 La seconda emergenza riguarda il fatto che alcune Regioni e Province bloccano la libera circolazione della raccolta differenziata in barba alla normativa. Infatti, l articolo 182, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006 stabilisce che per le frazioni da raccolta differenziata di rifiuti urbani è sempre permessa la libera circolazione sul territorio nazionale. In realtà, ciò non avviene: vi è un atteggiamento ostruzionistico alla libera concorrenza tra impianti che aumenta i costi, mentre i cittadini pagano di conseguenza. Oggi, a causa della mancanza di impianti e degli ostacoli alla libera circolazione delle raccolte, il costo di trattamento è aumentato dal 30 per cento negli ultimi due anni. Passo adesso ad alcune proposte. I rifiuti vengono da un processo industriale e quindi una politica nazionale deve essere industriale, coerente con le politiche europee e lungimirante. Stiamo discutendo dell opportunità di realizzare impianti industriali. Superare l emergenza che abbiamo oggi in Campania e che avremo in molte altre Regioni significa costruire impianti di compostaggio. Proponiamo, quindi, di utilizzare l ecotassa, che spesso finisce nelle casse regionali senza sapere come viene spesa, per fare impianti. Nella documentazione, vi è anche un elenco delle Regioni che presentano una carenza di parco impiantistico. È inoltre necessario stimolare una maggiore concorrenza tra impianti stessi, togliendo vincoli regionali e provinciali alla libera circolazione della raccolta differenziata, come vuole la legge. Bisogna anche assicurare che il materiale che viene trattato negli impianti esca come prodotto utile; ciò si garantisce attraverso il processo di certificazione del prodotto finale. In proposito riteniamo di poter fornire ulteriori garanzie circa il fatto che il rifiuto viene trattato e trasformato tramite il riconoscimento del marchio di qualità, che abbiamo messo in piedi cinque anni fa. Un altra proposta non farà sicuramente piacere al CONAI. Signor Presidente, esiste un nuovo mercato degli imballaggi biodegradabili ottenuti con le cosiddette bioplastiche. Questi possono entrare negli impianti di compostaggio ed essere compostati anziché essere recuperati come materiali. Tali imballaggi devono essere compostati per la loro natura perché altrimenti degradano e spariscono. Sugli stessi oggi si paga ancora un contributo ambientale al CONAI. Per stimolare invece l uso di materiale biodegradabile come gli imballaggi, crediamo che il contributo ambientale CONAI su questi debba essere abolito. Se non vengono introdotte queste novità, la situazione rimane com è e continua l emergenza dei rifiuti che girano senza trovare destinazione, mentre l Europa ci multa perché siamo inadempienti alla direttiva discariche, e così via. In ultimo, tengo a sottolineare l utilità del compost in Italia e ciò è confermato dal fatto che viene venduto completamente e dalla necessità per gli agricoltori di disporre di sostanza organica per i loro suoli. Il compost peraltro è riconosciuto, ai sensi del trattato di Kyoto, come un carbon sink, cioè una fonte di carbonio che viene restituito al suolo, anziché lasciato evaporare in atmosfera.

12 12 PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti per i loro interventi La documentazione che ci hanno consegnato è a disposizione dei membri della Commissione. Lascio ora la parola ai colleghi per eventuali domande. DELLA SETA (PD). Ho una domanda per il dottor Crema e una domanda per il dottor Newman. Dottor Crema, tra le ragioni che frenano gli obiettivi del consorzio, lei ha lamentato il fatto che i rifiuti di legno che danno luogo a recupero energetico non siano ammessi a beneficiare dei certificati verdi. Al di là del giudizio se, dal punto di vista ambientale, questo sia corretto o meno, qual è la situazione in Europa? Negli altri Paesi europei il recupero energetico dei rifiuti di legno beneficia dei certificati verdi o di incentivi alla produzione di energie rinnovabili? Forse mi sbaglio, però mi risulta che questa sia una situazione europea e non italiana. A mio avviso, è anche una situazione giustificata, perché si può pensare tutto il bene possibile del recupero energetico del legno, ma è difficile sostenere che possa essere equiparato e assimilato, sul piano ambientale, ad una fonte energetica rinnovabile. Dottor Newman, questo deficit di impianti, che è il problema principale, soprattutto in alcune parti del nostro Paese, nasce da tante ragioni, ma anche da una pregiudizio sfavorevole, che spesso porta a situazioni paradossali per cui la eventuale nascita di un impianto di compostaggio suscita opposizioni analoghe a quelle che incontrano impianti più complessi e anche più problematici dal punto di vista ambientale come i termovalorizzatori. Vi è la tendenza ad un atteggiamento più responsabile e più informato da parte dell opinione pubblica, soprattutto locale? Si riuscirà a ridurre di intensità le opposizioni nei confronti di tali impianti? MAZZUCONI (PD). Avrei alcune domande comuni e altre invece specifiche per le varie filiere. Abbiamo visto in questi giorni che uno degli elementi portanti delle politiche delle filiera è l accordo ANCI-Conai, attualmente in rinnovo. Chiedo anche a voi, dopo averlo fatto in precedenti audizioni con altri rappresentanti del settore, cosa pensiate debba essere introdotto di innovativo nelle convenzioni che si dovranno approvare. Cosa ritenete possa sostenere la raccolta differenziata e il suo incremento? Un tema importante è quello della qualità. Nelle convenzioni, o in possibili iniziative delle vostre filiere, cosa credete si possa dire o fare, in materia di conformità, rispetto ai rifiuti raccolti? Rispetto alla vostra esposizione e alla documentazione consegnata, potete dire qualcosa di più in materia di tracciabilità del rifiuto una volta che viene raccolto e riutilizzato? Se il circuito è virtuoso, siamo sicuri del percorso, ma, visto che il circuito potrebbe anche non essere tale, la tracciabilità sarebbe un ottimo strumento per far fronte al problema.

13 13 Altra questione di rilievo ora per quanto riguarda il settore del legno, ma in passato anche per quanto riguarda altre filiere è quella dell importazione di materia dall estero a costi più bassi di quelli che i nostri circuiti possono assicurare. Non possiamo certo intervenire dicendo che non si importa dall estero, ma la governance, intendendo tutte le modalità che ineriscono a questo sistema, secondo voi a chi spetta? Chi potrebbe dare indicazioni? Come affrontare la materia, anche con un ragionamento di tipo economico? Ricordo che entra materiale di recupero e non materiale vergine; che entra carta da macero, quando si tratta di carta; che entra rifiuto di legno o già frantumato di legno, quando si tratta di legno. Ripeto, avete qualche idea sul governo del sistema? Lo chiedo perché i problemi stanno venendo fuori. Non si può dire ai cittadini di raccogliere il proprio legno e poi, mi scuso con il presidente di Rilegno, dire loro che forse lo utilizziamo per il recupero energetico. Sono una fanatica della differenziata, ma se finalizziamo tutto al recupero energetico, faccio un sacco nero unico e non se ne parla più. (Commenti del senatore Scotti). Il senatore Scotti è su quella linea, ma io no. Solo dieci anni fa il tema delle importazioni di questi materiali non c era. È un fatto nuovo, sul quale ragionare. In fondo, siamo legislatori e dobbiamo capire se e dove intervenire con qualche norma specifica. Vengo all ultima questione introdotta dal CIC e che riguarda anche tutte le altre filiere. Abbiamo spinto sulla differenziata, senza dare le necessarie spiegazioni ai cittadini, che ragionano per materia. Quanto al vetro, che sia vetro piano, che siano bottiglie, che siano scatoline della crema, per il cittadino sempre vetro è. Quanto alla plastica, che sia il giocattolo del bambino o altro, per il cittadino sempre plastica è. Ci sono dei problemi che, capisco, riguardano il Consorzio nazionale imballaggi, ma come Commissione dobbiamo renderci conto che la raccolta differenziata nell interfaccia con i cittadini non riguarda solo i contenitori e gli imballaggi, ma tante altre materie. Come vedete questa commistione di imballaggi e non imballaggi? Come si arriva a sostenere la differenziata? Probabilmente il CIC ha ragione quando dice che, se abbiamo i bicchieri, i piatti, le posate o i contenitori biodegradabili, non si capisce perché dobbiamo pagarci sopra il contributo ambientale. D altro canto anche quel materiale in qualche modo deve avere una sorta di sostegno perché il cittadino sia invogliato a fare la separazione. SCOTTI (PdL). Ringrazio per le belle relazioni e per la documentazione che avete consegnato. Comincio con una considerazione, che mi ha provocato la senatrice Mazzuconi. Io non sono un maniaco della differenziata. Sono per una raccolta differenziata ragionevole non sto qui a dire le percentuali che sia compatibile con il livello economico. Sono stato per anni nel settore e so che la differenziata ideologica è un errore economico micidiale, che non porta ai benefici che si attendono. La mia domanda è la seguente: visto che in alcuni Stati come la Germania si raccoglie il vetro separatamente, in base al colore, ritenete possibile fare altrettanto in un Paese come l I-

14 14 talia, dove siamo abituati a buttare tutto insieme e a non andare troppo per il sottile? Inoltre, visto che ormai si deve entrare nell ottica della raccolta differenziata e di una certa attenzione, vorrei chiedere se vi è un vero vantaggio dal punto di vista delle emissioni di CO2 e del risparmio energetico e se in questo modo si potrebbe raggiungere un aumento di quel 60 per cento che si era stabilito per il Un altra piccola considerazione: più biomassa del legno non so cosa ci sia. Secondo me ha un potere calorico di calorie per chilogrammo, a seconda del tipo di legno, quindi sarei molto favorevole all incentivo cui faceva riferimento il presidente del consorzio, tenendo presente almeno così mi risulta che in vari Stati africani non danno più ai produttori di olio italiani materie prime come soia, arachidi e girasole perché per questi prodotti vi è concorrenza (salvo il caso, per certi Stati africani, dell utilizzo a fini alimentari al loro interno) con la richiesta di biomasse per le centrali elettriche: a mio avviso, è un vero delitto. In ogni caso, se questo è ciò che avviene, a maggior ragione dovrebbe avvenire per il legno. CREMA. Prima di tutto vorrei rispondere per quanto riguarda l Europa. Non so se l Europa preveda o meno degli incentivi, ma credo di sì, perché la normativa italiana vigente, se c è un accordo di programma tra le parti interessate, consente di accedervi. Ma cosa vuol dire un accordo di programma: prendere i riciclatori, che oggi hanno il coltello dalla parte del manico, e tutti gli altri soggetti interessati, metterli attorno ad un tavolo e raggiungere un accordo? Impossibile. Questo è uno dei vincoli. DELLA SETA (PD). Mi scusi se la interrompo: quello che succede in Italia da questo punto di vista fa poco testo perché, come lei sa, per anni in Italia i certificati verdi sono stati dati anche ai rifiuti indifferenziati. CREMA. Anche agli scarti di lavorazione del petrolio, se non erro. PRESIDENTE. Ma noi siamo qui per trovare spunti anche per migliorare le normative vigenti laddove occorre. CENTEMERO. Vorrei far notare, tra l altro, che ci scontriamo quotidianamente con il problema della localizzazione degli impianti di compostaggio. In realtà, sono impianti che trattano sostanze organiche al cento per cento: è un po come avere in una determinata zona una porcilaia o una stalla di vacche da latte; dal punto di vista dell impatto, siamo in un situazione molto simile a quella di un allevamento zootecnico. Comunque, le cose sono un po cambiate negli ultimi dieci anni: lo dico con cognizione di causa, perché anche noi ci siamo confrontati con questa realtà. Ho partecipato a tante manifestazioni, a tanti comitati di lotta, contro le localizzazioni delle piattaforme ecologiche.

15 15 Sul fronte delle novità, segnalo in particolare tre aspetti. In primo luogo, gli impianti adesso sono tutti chiusi, dall inizio alla fine, dalla ricezione fino all uscita del compost, vagliature comprese. Quindi, dal punto di vista tecnologico, il sistema si è industrializzato ad un punto tale che vi è la possibilità, e io dico la necessità assoluta, di chiudere tutto il ciclo produttivo. In secondo luogo, sta prendendo piede il metodo della digestione anaerobica ed il suo accoppiamento con la produzione di energia e del compostaggio come fase di finissaggio; quindi, anche lì, avviene tutto al chiuso. In terzo luogo, a testimonianza della crescita del settore, le certificazioni ISO EMAS stanno chiaramente aumentando. Anche nella normativa vigente sono previsti incentivi alle certificazioni, e questo loro diffondersi sta dando una mano, in termini di trasparenza, nei confronti della popolazione che vive vicino agli impianti. CREMA. Vorrei rispondere ora alla senatrice Mazzuconi, che ha fatto alcune domande circostanziate. Il consorzio Rilegno fin dalla prima stesura dell accordo ANCI-CONAI non si è limitato ai soli imballaggi ma ha aperto la raccolta a tutto il materiale legnoso. Quindi, fino ad oggi, abbiamo raccolto dagli ingombranti ai mobili vecchi, a tutti gli oggetti di legno che venivano portati nelle nostre piattaforme sia private che pubbliche (le cosiddette isole ecologiche). Oggi ci vediamo costretti a fare un passo indietro perché non siamo più in grado economicamente di sostenere questo tipo di raccolta: solo i produttori di imballaggi, infatti, pagano il contributo ambientale. Dato che prima vi era collaborazione con i riciclatori, quindi con i produttori di pannello, la cosa era possibile; oggi non è più possibile e le nuove disposizioni che andremo a dare sono proprio quelle di differenziare e di raccogliere esclusivamente gli imballaggi, che del resto è la competenza che la legge ci impone. Mi dispiace molto, è un passo indietro; avrei voluto che Rilegno diventasse la filiera di tutto il legno, coinvolgendo mobilieri, segherie, produttori di pannelli: purtroppo non è possibile. Di conseguenza, dobbiamo fare il conto delle nostre forze economiche e ritornare a raccogliere esclusivamente quello che ci compete. CAVALLI. Innanzi tutto, per quanto riguarda l accordo ANCI-CO- NAI, ci stiamo vedendo molte volte in questi giorni con l ANCI (anche questa mattina abbiamo avuto un incontro, presso la sede del CONAI) per cercare di raggiungere un accordo che vorremmo perfezionare entro la fine dell anno. Ci sono evidentemente delle difficoltà, che sono quelle che finora ci hanno fermato; la difficoltà maggiore è quella della qualità del materiale raccolto. Ci siamo fermati, a suo tempo, di fronte ad un allegato tecnico che prescriveva i capitolati di accettazione del materiale conferito; non siamo riusciti ad andare avanti, ci proviamo ancora adesso, nell intento di procedere. Dovrebbe aiutarci, per quanto riguarda la qualità, il sistema di raccolta che stiamo cercando di mettere a punto con

16 16 l ANCI, anche se mi dicono che è molto difficile perché i Comuni nell esercizio della loro autonomia possono realizzare il tipo di raccolta che vogliono. Noi stiamo cercando di fare in modo che l ANCI faccia leva sui Comuni per dettare delle linee guida, quanto meno, per tutto quello che oggi viene istallato ex novo, per ottenere una raccolta differenziata più razionale, efficiente ed economica. Per quanto attiene alle importazioni dall estero e la raccolta separata del vetro sulla base del colore, lascio la parola al vice presidente del CO.- RE.VE., che è anche il Presidente di ASSOVETRO. LUI. Mi sembra che le domande poste siano assai importanti e per questo vorrei chiarire alcuni elementi. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, sono pienamente d accordo: dobbiamo fare cose intelligenti e non solo di principio. Sottolineo peraltro che esistono modelli che funzionano e quindi qualche volta, piuttosto che inventare modelli nuovi, dovremmo utilmente riferirci a quelli esistenti. Naturalmente, lo dico per inciso, dobbiamo stare anche attenti a non fare di tutta l erba un fascio. Non voglio difendere il vetro perché noi siamo bravi: è il vetro che ha certe caratteristiche, e noi lo lavoriamo. Non dobbiamo inventare impianti nuovi: gli stessi impianti che producono contenitori di vetro con le materie prime possono usare tranquillamente il rottame senza modificare alcunché. Non è cosa da poco, è una possibilità importante legata al tipo di materiale e che va tenuta presente. Tornando ai modelli, in Italia ci sono modelli che funzionano, se applicati, perché non è vero che i modelli di raccolta sono tutti uguali in tutte le nostre amministrazioni, ci sono situazioni diverse. Un altro vantaggio che abbiamo in Italia è che gli impianti industriali di produzione del vetro sono abbastanza distribuiti a livello del nostro territorio e non sono tutti concentrati, ad esempio, al Nord, come succede in altri casi: ci sono impianti a Napoli, a Bari, nel Lazio, in Lombardia e nel Veneto, e questo è un indubbio vantaggio se noi riusciamo a coglierlo. Per quanto riguarda le importazioni, faccio presente che da tempo importiamo rottame di vetro pronto al forno. Non si tratta di bottiglie raccolte dalle campane, ma di rottame preselezionato e preparato che è pronto per andare in vetreria ed essere buttato all interno del forno. Ho detto ciò per rispondere alla sua domanda; non so se questa è la questione, ma questo è il modo in cui funzionano le importazioni di rottame di vetro. Per quanto riguarda il colore, richiamo i modelli che in Germania ma non solo lì funzionano grazie anche ad un certo tipo di educazione che, a mio parere, è importante. Vorrei porre alla vostra attenzione questo aspetto. Siccome condividiamo tutti il fatto che la raccolta e il riutilizzo siano un obbligo e un obiettivo per sfruttare i rifiuti a fini energetici, credo che ogni attore debba fare la sua parte. L industria deve fare la sua. Quello che stiamo facendo è verificare quanto da un punto di vista tecnologico oggi è possibile come ha detto il Presidente riselezionare per colore. Vi dico, infatti, una cosa che può sorprendere qualcuno: i forni che producono vetro colorato utilizzano l per cento di rottame di

17 17 vetro; mentre i forni che producono vetro bianco al massimo arrivano al 20 per cento; ciò vuol dire che compiamo degli sprechi. Sulla raccolta differenziata una questione che è già stata toccata, ma che voglio sottolineare, è che dobbiamo condurla in maniera intelligente per fare in modo, sempre tenendo conto della materia, che ne finisca in discarica il meno possibile. Ciò significa che dobbiamo educare gli attori. Avevo già citato l industria, cui bisogna aggiungere, secondo me, le amministrazioni. Credo, inoltre, che sia utile lo stiamo facendo con le scuole insegnare ai ragazzi e alle scuole cosa vuol dire fare la raccolta differenziata, quali tipi di materiale differenziare e come deve essere fatta. Questo tipo di iniziative sono degli investimenti di cui raccoglieremo i frutti più avanti, ma che consolidano le cose. Questo lo dobbiamo fare altrimenti non troveremo una soluzione definitiva. Non credo sia un grosso sacrificio per una famiglia raccogliere un certo prodotto, e lo diventa molto meno se queste persone capiscono e sanno a cosa il loro comportamento è finalizzato e, soprattutto, se ciò si traduce per loro in un risparmio. Infatti, se riusciamo ad aumentare la competitività, si otterrà un vantaggio per tutti. PRESIDENTE. Ricordo ai cortesi ospiti che in qualsiasi momento possono produrre ulteriori memorie, documenti e anche avanzare proposte di modifica normativa che possano aiutare a superare alcune problematicità del settore. Ringraziando gli ospiti per il loro contributo, esprimo l auspicio di poterli incontrare nuovamente, anche perché sono materie che tratteremo con una certa frequenza nel corso di questa legislatura. Dichiaro conclusa l audizione odierna. Rinvio il seguito dell indagine conoscitiva ad altra seduta. I lavori terminano alle ore 15,40. Licenziato per la stampa dall Ufficio dei Resoconti

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