3 I FIORENTINI E LA TECNOLOGIA A ROMA

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1 3 I FIORENTINI E LA TECNOLOGIA A ROMA Testi tratti da: G. D AVANZO, Tecnologia a Roma, I Libri di Emil, Bologna 2011

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3 I FIORENTINI Nel 1918, poco prima della fine della prima guerra mondiale, Filippo Fiorentini ed Armando Taddei, con Carlo Briotti ed altri soci, disponendo della rappresentanza e della licenza di produzione dei trattori, escavatori, gru semoventi ed altri mezzi cingolati da lavoro della Bucyrus Company 97, costituirono la Fiorentini SpA. e per fabbricare questi mezzi realizzarono uno stabilimento sulla via Tiburtina presso gli studi cinematografici De Paolis, circa 500 metri dopo la stazione ferroviaria (l espansione edilizia della Roma d allora si fermava ad almeno un chilometro prima di questo scalo). Con Briotti, amministratore delegato, il soggetto dominante l impresa era Filippo Fiorentini, di famiglia cadorina, pragmatico ed estroverso quanto tenace; dopo la laurea in ingegneria civile ed elettrotecnica, si era dedicato alla libera professione impegnandosi in ricerche sulla meccanizzazione del lavoro edilizio; inoltre, aspetto che nella cosiddetta Città Eterna non guasta mai, era imparentato con due autorevoli cardinali di Curia, Nicola Canali e Federico Tedeschini. L impareggiabile intuito tecnico di Fiorentini si cumulavacon la fantasiosità di Taddei, un abruzzese di Pescina (nella Valle delgiovenco), e con le capacità di Mario Recchi, 98 primo direttore dell ufficio tecnico che, già agli inizi, dei venti dipendenti della società contava dieci ingegneri, periti e disegnatori. Il prezzo d acquisto degli scavatori era molto alto, cosicché per molti anni la Fiorentini si dedicò a produzioni meno complesse, quali verricelli elettrici (in sostituzione di quelli manuali) per cantieri, frantoi spaccapietre e gru a torre. Un contributo decisivo fu apportato da William Steele, un ingegnere americano originariamente della Bucyrus Company, assunto dalla Fiorentini e rimasto a Roma per dodici anni, 97 La Bucyrus Company di South Milwaukee, Wisconsin, era allora la maggiore produttrice mondiale di macchine per movimento terra, che svolsero un ruolo determinante nella costruzione del Canale di Panama; negli Anni Trenta del XX secolo si sarebbe integrata con la britannica Ruston & Homsby di Lincoln. 98 Mario Recchi, azionista al 5% della Fiorentini, era parente di Enrico Recchi, successivamente titolare di una grande impresa edile. 57

4 con funzioni allora sconosciute nelle industrie italiane, di sales technical development: Steele, in bicicletta, girava per i cantieri aperti nel Lazio ed agli ipotetici clienti illustrava le performances delle macchine della Fiorentini e, se necessario, proponeva adattamenti di queste ultime alle specifiche esigenze dei clienti stessi. Sia pure con lentezza, le vendite s avviarono a consuntivi favorevoli anche grazie alla modesta concorrenza, limitata in Italia alla Loro & Masini (Gruppo Feltrinelli) di Milano, e soprattutto alla richiesta di macchine derivante prima dalla realizzazione dal drizzagno del Tevere all Ostiense, necessario per la costruzione della Vasca Navale, e quindi per gli imponenti programmi di lavori pubblici disposti dal governo fascista: dalla ferrovia direttissima Roma - Formia - Napoli, alla conclusione del prosciugamento delle Paludi Pontine ed alle ristrutturazioni urbanistiche di Roma; nel corso di queste ultime s ebbe il più appariscente connubio fra nuovo e vecchio: i cucchiai degli escavatori Bucyrus Fiorentini riversavano tonnellate di calcinacci nei barrocci arcaici carretti a due ruote di grande diametro a traino animale - fatti confluire numerosi da Costantino e Romolo Vaselli dall Abruzzo e massivamente impiegati per trasportare alle discariche le macerie degli edifici abbattuti. Dovette trascorrere qualche anno prima che gli impresari comprendesseroche gli autocarri erano preferibili ai barrocci, non prima checon questi ultimi i Vaselli riuscissero a realizzare le premesse per costituirsi un impero nel pianeta delle costruzioni edili Nato Roma nel 1882, Romolo Vaselli è rimasto come il personaggio di maggiore rilievo del macrocosmo romano degli imprenditori edili del ventesimo secolo. Aveva cominciato a lavorare appena tredicenne nelle cave di pozzolana gestite dal padre, per passare poco dopo a fare il garzone di una drogheria presso Porta Pia. Nel 1904, terminato il servizio militare, fondava assieme al padre Costantino un impresa di trasporti per imprese edili, impiegando i barrocci (carrette ippotrainate a due ruote). Dagli iniziali quindici dipendenti, operanti sotto l attenta vigilanza di Costantino Vaselli in funzione di contabarrocci, già verso il 1930 l impresa, passata dai trasporti alle costruzioni edili, aveva raggiunto a livello nazionale una rilevanza tale che il Re Vittorio Emanuele III concesse a Romolo Vaselli il predicato di conte; successivamente fu nominato cavalie- 58

5 L ESCAVATORE FB 30 L approssimarsi della guerra italo etiopica ed il manifestarsi delle prime tendenze autarchiche del governo littorio indussero Fiorentini ad avviare una produzione di sistemi di propria progettazione, il primo dei quali - l Fb30 era un escavatore cingolato da 12 tonnellate di peso e cucchiaia da 500 kg. Per la messa a punto dell Fb30 l ufficio tecnico giunse a contare fino a quaranta ingegneri e decine di periti e disegnatori. Fu conseguito, rispetto alla tecnologia Bucyrus, un miglioramento netto, con sfruttamento dei ritrovati tecnologici più avanzati, mirato alle condizioni tipiche del mercato italiano che, fra l altro, richiedeva motori di limitato consumo. La produzione era organizzata secondi criteri di massima razionalizzazione: i motori erano selezionati fra la produzione nazionale (dopo il 1939 furono preferiti i germanici Deutz), le parti fuse venivano prodotte dall Ilva di Porto Marghera e numerosi componenti erano affidati ad altre imprese, il che generò a Roma un vasto indotto. Fu necessario cedere la produzione delle gru a torre, su progetto Fiorentini, alla Sabiem di Bologna. In considerazione del fatto che durante la guerra civile spagnola i carri armati L3 italiani avevano palesato fra l altro il difetto di impantanarsi a causa dei cingoli molto stretti, tecnici del 4 Reggimento Carristi, con sede al Forte Tiburtino (vicino alla Fiorentini), e del menzionato Centro Studi Motorizzazione Militare notarono con interesse che alla Fiorentini erano in costruzione macchine con cingoli larghi fino a cinquanta centimetri, ma ad ogni collaborazione in proposito fu posto il veto sia per intervento dell Ansaldo San Giorgio - Fiat, allora in Italia indiscusso agglomerato esclusivista nella produzione di carri armati, re del lavoro. Nell ambito romano la Vaselli ben presto superò la concorrente di Elia Federici. La costruzione di strade, ponti, aeroporti ed insediamenti abitativi in Etiopia, dopo il 1936, impegnò l impresa Vaselli in misura tale che il governo le concesse il disciplinare per una propria compagnia aerea la Aviotrasporti al servizio dei cantieri. A Roma, oltre all urbanizzazione della zona di Tor Bella Monaca, la Vaselli progettò e costruì il primo tronco della Metropolitana e (1951) lo Stadio Olimpico. Morì nel È anche ricordato come tenace autodidatta, personaggio aperto e generoso nonchè fedele supporter dell A.S.Roma. 59

6 sia a quanto ebbe ad essere vociferato per una sorta di presunta tiepidezza nei confronti del potere da parte di Filippo Fiorentini, non antifascista, ma di certo scevro di natura e restio ad ostentazioni di fede littoria diversamente da quasi tutti gli altri imprenditori romani. Comunque nel 1938 alla Fiorentini S.p.A. fu assegnato il Premio Dux, ambito riconoscimento alle migliori industrie del paese, però molto meno della visita allo stabilimento che Mussolini dovette sorbirsi nel ventennio di quasi tutte, grandi e piccole, le entità industriali della capitale, esclusa la Fiorentini. Agli Fb30, dei quali il primo era stata acquistato a Roma dall impresa Busala, fecero seguito altre macchine di crescenti prestazioni e complessità costruttiva, destinate anche all esportazione in Francia ed ai grandi lavori avviati in Etiopia. La prevedibile richiesta di macchine per movimento terra, risultante dall annuncio governativo circa la costruzione del complesso dell E.42 (successivamente Eur) originariamente destinato ad ospitare 97 l esposizione universale del 1942, impose un allargamento della produzione il che, in considerazione del fatto che lo stabilimento romano con oltre 800 dipendenti era giunto alla saturazione, indusse Filippo Fiorentini ad acquistare a Fabriano l edificio già di una fabbrica d aratri (di proprietà delle Cartiere Dilani). Qui fu organizzata una produzione, complementare a quella di Roma, che si estendeva dagli escavatori su cingoli di piccole dimensioni fino a quelli di 100 tonnellate di peso, betoniere, frantoi fino a cm di bocca, gru mobili a torre, magli vibranti per selezione di inerti. Se lo scoppio della seconda guerra mondiale provocò il rinvio dei lavori all Eur, l attività alla Fiorentini non diminuì dovendo soddisfare le richieste militari per mezzi cingolati destinati al Genio e per grandi gru mobili, in grado d essere spostate in appropriati ricoveri, destinate ai principali porti in sostituzione di quelle fisse originali distrutte dai bombardamenti aerei. Le disgrazie che stravolsero Roma negli otto mesi successivi all 8 settembre 1943 ed all inizio del controllo dell Italia centro settentrionale da parte delle truppe germaniche, non risparmiarono la comunità della Fiorentini, decimata per effetto del bombardamento dell aviazione degli S.U. del 3 marzo Lo stabilimento riportò danni ed una bomba, penetrata nel rifugio ove s era messo a riparo il personale, provocò la morte di 117 dipendenti, fra i quali anche componenti della famiglia Fiorentini. Stravolto dal pensiero di non avere progettato in 60

7 modo ottimale il rifugio antiaereo, poco tempo dopo Filippo Fiorentini morì, seguito dopo qualche settimana dalla moglie. La maggiore espressione tecnologica ed industriale di Roma era annientata ma, come vedremo, non finita. LA PARABOLA DEI FIORENTINI Alle gravi condizioni generatesi per padroni e dipendenti dello stabilimento Fiorentini dopo il bombardamento del 3 marzo 1944, s aggiunse la caccia all uomo da parte delle autorità tedesche occupanti con l intento di trasferire in Alta Italia le attività produttive d interesse bellico. Per sottrarsi alla cattura l ingegnere Giuseppe Fiorentini, l allora ventisettenne erede di Filippo Fiorentini e nuovo leader dell azienda, fu costretto alla pari di numerosi altri personaggi illustri e non a chiedere asilo in Vaticano, ove i cardinali Canali e Tedeschini, suoi parenti, lo sistemarono assieme ai componenti del Russicum, un pontificio collegio di religiosi fuorusciti russi, la cui fede anticomunista non aveva convinto il colonnello Herbert Kappler, comandante della polizia tedesca di Roma: l edificio del Russicum, ubicato presso Santa Maria Maggiore, divenne una caserma germanica ed ai monaci fu concesso di riparare in Vaticano ove, per far trascorrere in qualche modo il tempo anche ai rifugiati, furono organizzati corsi di lingua russa. Cosicché alcuni mesi dopo l entrata delle truppe angloamericane a Roma, Giuseppe Fiorentini si presentò nell ufficio dell addetto commerciale sovietico a via Simeto, accolto con incuriosita perplessità per questo signore, dal russo quasi fluente, elegantemente vestito, sceso da un auto (con autista) di lusso. Per Giuseppe Fiorentini la visita a via Simeto era stata preceduta da lunghe riflessioni, giunte alla convinzione che, nel nuovo scenario mondiale dominato anche per le macchine di movimento terra dagli S.U., la Fiorentini avrebbe potuto sopravvivere alla condizione che la produzione dalle dodici macchine l anno d anteguerra fosse passata ad almeno cento, che fosse stato possibile abbassare il prezzo d acquisto rispetto ai mezzi americani, che fossero state messe a punto macchine con performances superiori a quelli made negli S.U. e che fosse stata localizzata una favorevole area di mercato. Quanto a quest ultima, sfogliando un atlante era possibile constatare che un sesto della terraferma del pianeta 61

8 era sotto la sovranità dell allora Urss; qui Stalin aveva imposto che l industria dei mezzi cingolati dedicasse la propria capacità interamente alla produzione di carri armati s era ai prodromi della guerra fredda ignorando le esigenze della ricostruzione delle aree del paese devastate dalla guerra. Dopo la visita di Giuseppe Fiorentini a via Simeto, l addetto commerciale sovietico visitò lo stabilimento al Tiburtino, con i danni provocati dal bombardamento ancora visibili, ove il direttore tecnico, Recchi, presentò l escavatore Fiorentini, dotato di un nuovo sistema sinergizzato di comandi pneumatici, con prezzo d acquisto inferiore a quello dei Caterpillar americani e prestazioni equivalenti. Furono scattate fotografie, venne richiesta la documentazione tecnica, alcuni tecnici russi provarono a fondo la macchina e, dopo alcune settimane nei primi mesi del 1946, Fiorentini fu convocato a Mosca per essere ricevuto dal responsabile del commercio estero, il già allora famoso Anastas Mikojan, il quale gli consegnò un ordine per quaranta macchine in prova. Per la Fiorentini fu l inizio di un era di prosperità. I quaranta scavatori furono imbarcati su un piroscafo francese a Napoli e scaricati ad Odessa. Poi i russi fecero tutto da soli, non vollero personale italiano per addestramento e pagarono puntualmente per il tramite di una banca americana, ma rimasero perplessi quando vennero a sapere che la Fiorentini era finanziata dal Banco di Roma, notoriamente allora con partecipazione del Vaticano, a quei tempi apparentemente in prima linea nello schieramento anticomunista mondiale. 35 Superato questo malinteso, il buon risultato delle macchine in prova fruttò da parte di Mosca un ulteriore ordine per cento scavatori, la cui produzione impose l abbandono dello stabilimento nelle vicinanze della stazione Tiburtina e la costruzione, presso il Forte Tiburtino, di un complesso su un area, all epoca ancora dedicata al pascolo, di 62 mila metri quadrati (dinanzi ai 10 mila della vecchia sede), realizzazione (completata nei primi Anni Cinquanta del XX secolo) per la quale fu concesso da 35 Era allora un periodo di aspra guerra fredda e la fornitura di trattori Fiorentini all Unione Sovietica, a Washington al Dipartimento di Stato era stata vista con sospetto, ma la proposta di sanzioni non ebbe seguito essendo anche i fabbricanti di escavatori americani interessati ai mercati degli stati dell Europa Orientale. 62

9 un grande istituto di credito immobiliare un mutuo di tre miliardi di lire. Per fronteggiare la concorrenza sempre più aggressiva, soprattutto da parte delle germaniche Demag, fu necessario potenziare l ufficio tecnico, la cui attività consentì, mantenendo prezzi competitivi, un costante sviluppo delle prestazioni delle macchine in produzione, giunta ad oltre cento scavatori l anno (all incirca 50% all Urss, 35% al mercato italiano, 15% all esportazione europea), mentre il numero dei dipendenti superava i mille. Ma verso il 1963 qualcosa cominciò a cambiare. Giuseppe Fiorentini ed i suoi più vicini collaboratori ebbero la sensazione che il rifiuto di entrare in partecipazione con un grande gruppo motoristico del Nord oppure con l industria parastatale suscitasse attorno alla società una crescente ostilità, manifestata sopratutto dal rigetto dei ricorsi contro l imposizione fiscale (allora vigente) del 52% sul capitale investito e la non inclusione del nuovo stabilimento nelle aree ad industrializzazione agevolata. Qualcosa stava cambiando anche nell Urss, ove era stato dato avvio alla produzione di macchine per movimento terra. Nel Iveco Vigili del Fuoco con AutoGru da 25 tonnellate allestimento Nuova Fiorentini. 63

10 1975 giunse l ultimo ordine da Mosca: quaranta autogrù, in condizioni di operare a Nord del Circolo Polare Artico a temperature inferiori ai 40 gradi sotto lo zero, che l ufficio tecnico Fiorentini riuscì a mettere a punto con soddisfazione del cliente. Poi la caduta: l istituto di credito non accolse la richiesta di dilazione per una delle ultime rate del mutuo ed avviò le procedure di rivalsa, impossessandosi dello stabilimento che, dopo pochi mesi di lavoro per fornire parti di ricambio, fu chiuso e demolito. Il cinquantennale bagaglio tecnologico si disperse. Invano Fiorentini ed i suoi collaboratori avevano sperato in un patrocinio in extremis del ministro democristiano, visto come il patrocinatore delle attività produttive laziali. Là ove era stato il grande stabilimento per macchine complesse ha fatto scempio la speculazione edilizia, il tutto appena attenuato da un viale a quattro corsie dedicato meritoriamente a Filippo Fiorentini. Dopo il fallimento dell'industria Fiorentini, la GEPI cercò di farla rivivere, con la ragione sociale Nuova Fiorentini, ma in pochi anni accumulò moltissimi debiti, e non riuscì a progettare nuove macchine. Alla fine si dovette arrendere e dopo aver liquidato tutti i dipendenti. Ora su quei terreni si ergono grandi palazzi di uffici. Roma ha perso quel know- how per sempre? 64

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