Una accolta firme promossa dalla Federazione Cure Palliative

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1 17/11/2014 Giornale di Lecco Pag. 7 (diffusione:10589, tiratura:12238) Una accolta firme promossa dalla Federazione Cure Palliative (miu) Martedì scorso, 11 novembre (San Martino), l'associazione per la cura dei malati in trattamento palliativo (ACMT), in occasione della XV Giornata Nazionale per le Cure Palliative, ha aderito alla campagna di raccolta firme promossa dalla Federazione Cure Palliative e indirizzata al Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin. Lo scopo è quello di esortare le istituzioni affinché le Regioni attuino la legge 38/2010, garantendo a tutti i malati incurabili l'accesso a questa forma di assistenza. Negli ultimi 15 anni le cure palliative si sono affermate come la risposta più efficace alle esigenze dei malati terminali: la legge 38/2010 rappresenta un'eccellenza a livello internazionale, gli hospice sono passati da 5 a 234 e le Unità di cure palliative domiciliari sono 118 in tutto il Paese. Eppure resta ancora molto da fare, perché la scarsa omogeneità nella distribuzione di queste cure impedisce al 70% dei malati di accedere all'assistenza. «È fondamentale il ruolo delle organizzazioni per la sensibilizzazione e la diffusione delle cure palliative a livello locale spiega Francesca Biorcio Mauri, presidente di ACMT - Le iniziative organizzate contribuiscono ad aumentare la consapevolezza dei cittadini rispetto a questo diritto, spesso negato, e a sensibilizzarli rispetto alle politiche regionali in tema di salute». Quanti volessero aderire alla campagna possono farlo accedendo al sito per apporre la propria firma: c'è tempo sino alla fine di dicembre per supportare l'acmt in questa azione di s ensibilizzazione. TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 18/11/2014 8

2 18/11/2014 La Nuova Sardegna - Ed. nazionale Pag. 34 (diffusione:59819, tiratura:72030) Cure palliative, aiuto diverso per i malati Bonnanaro, illustrate in un convegno organizzato dall'associazione "Amici di Gianni Brundu" Cure palliative, aiuto diverso per i malati Cure palliative, aiuto diverso per i malati Bonnanaro, illustrate in un convegno organizzato dall'associazione "Amici di Gianni Brundu" URI. A seguito del forte disagio lamentato dai cittadini che hanno visto recapitare presso le proprie abitazioni e attività commerciali, bollette con importi esorbitanti, l'amministrazione comunale prende in carico il problema e si mobilita per trovare una soluzione. Per questo, appunto, il Comune ha programmato per oggi alle 16 un incontro nella sala consiliare tra Abbanoa, Federconsumatori e i cittadini vessati dalle cosiddette "bollette pazze". (f.c.)bonnanaro "Palliativo", secondo l'accezione comune, è un qualcosa che serve a ben poco, un farmaco che attenua i sintomi di una malattia ma non ne rimuove la causa. Praticamente inutile. Oggi invece il termine ha subito una trasformazione e "palliativo" assume un significato positivo. Le cure palliative sono «procedure che si occupano in maniera attiva di pazienti colpiti da malattie che non rispondono più a trattamenti specifici e la cui diretta evoluzione è la morte». Se ne è parlato in un convegno organizzato dall'associazione Amici di Gianni Brundu, Pro loco e Comune. Dopo la presentazione della presidente della Pro loco, Bastianina Pintori, e il saluto del sindaco Francesco Spanu, ha preso la parola la presidente dell'associazione, Angela Azzori, che ha illustrato gli obiettivi dell'associazione. Questi consistono nella divulgazione delle finalità e dell'utilità delle cure palliative. «Esse - ha spiegato - sono procedure che si occupano di pazienti colpiti da malattie che non rispondono più a trattamenti specifici e la cui diretta evoluzione è la morte. Lo scopo di queste terapie non consiste nell'accelerare o differire la morte, ma nel preservare la migliore qualità della vita». Coloro che se ne occupano hanno anche «il preciso dovere di alleviare il disagio sociale. Aiutare quindi anche la famiglia dell'ammalato a convivere con la malattia e poi con il lutto». L'articolazione della rete che si prende carico di assistere i malati può essere ricondotta a tre nodi fondamentali: l'abitazione del malato, l'ospedale e l'hospice. Quest'ultimo è una struttura residenziale in cui il malato e la sua famiglia possono trovare un sollievo per un periodo circoscritto e poi fare ritorno a casa. In Sardegna esistono tre hospice: due a Cagliari e uno a Nuoro. «Siamo nati come Associazione - ha concluso Angela Azzori - con l'intento di onorare la memoria di Gianni e allo stesso tempo con l'impegno sociale di esaudire il suo desiderio, espresso nei suoi ultimi giorni "...nessuno deve essere lasciato solo ad affrontare una prova come questa, tutti devono avere la possibilità, come ce l'ho io, di essere assistiti dagli operatori sanitari, dalla propria famiglia e dagli amici"». Sergio Cuccureddu TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 18/11/2014 7

3 19/11/2014 La Stampa - Ed. nazionale Pag. 27 (diffusione:309253, tiratura:418328) MEDICINA / FISIOLOGIA Un pacemaker un po' speciale contro il dolore neuropatico NICLA PANCIERA Può essere descritto come una scossa, una fitta o un bruciore, continuo o intermittente: il dolore neuropatico è una malattia che nasce in seguito a lesioni del sistema nervoso, quando la trasmissione degli stimoli dolorosi smette di funzionare e al cervello giungono segnali ingannevoli di lesione o infiammazione in atto. È innescato da alcune malattie, come herpes zoster, diabete o sclerosi multipla, o essere provocato dalla compressione su una radice nervosa. Un caso su tre, poi, è idiopatico, senza cause note. «Nelle neuropatie non c'è alcuna lesione ai tessuti: gli impulsi che trasmettono l'informazione di un danno originano, per un cortocircuito, direttamente dalle fibre nervose. La diagnosi è complicata e quindi i dati epidemiologici - ne soffrirebbe l'8% degli europei - vanno presi con cautela», spiega il neurofisiologo Michelangelo Buonocore, responsabile del Servizio di Neurofisiopatologia dell'ircss Fondazione Maugeri di Pavia, dove dirige il Laboratorio di Biopsia Cutanea Neurodiagnostica. Il dolore non si vede, non è misurabile e la sua percezione è soggettiva: la sofferenza che procura e la sopportabilità sono determinate dalle sue tre componenti, sensitiva, emozionale e cognitiva, tutte fortemente variabili. Ora, per aggirare la refrattarietà ai farmaci, si può ricorrere alla neurostimolazione spinale: attraverso l'impianto di un «pacemaker del dolore» - spiega Buonocore - «si stimola direttamente la parte posteriore del midollo, là dove decorrono fasci nervosi sensitivi, evitando quindi interferenze con la mobilità». Lo stimolatore attiva le fibre della sensibilità tattile e non quelle dolorifiche, provocando una sorta di formicolio. È un po' come nel caso di un trauma: per attenuare il dolore si strofina la parte colpita, affinché lo stimolo entri in conflitto con quello doloroso e lo attenui. L'uso del «pacemaker» varia nel tempo con l'evolvere della malattia, ma i risultati sono soddisfacenti, sebbene ci siano notevoli differenze individuali. E infatti alla Fondazione Maugeri si impiantano una settantina di stimolatori ogni anno. Se la storia della lotta contro il dolore che non passa è antica quanto l'uomo, ancora oggi, nonostante i successi clinici e il miglioramento della qualità della vita dei pazienti, i meccanismi dell'effetto antalgico dell'elettricità non sono del tutto noti. «L'interpretazione più recente è che la corrente elettrica, che attiva direttamente le fibre nervose (esattamente come succede nel dolore neuropatico), induce un'inibizione di quelle che veicolano il dolore - sottolinea Buonocore -. Come e dove avvenga questo processo, però, non è noto». Purtroppo - conclude lo specialista - «il test della neurostimolazione spinale viene in genere eseguito alla fine di un iter terapeutico insoddisfacente. Ma la terapia va mirata non alla patologia, piuttosto al dolore sotteso. E lenire la sofferenza dev'essere la priorità: di neurofisiologi, antalgologi, immunologi e neurologi». Michelangelo Buonocore Neurofisiologo RUOLO : È RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI NEUROFISIOPATOLOGIA DELL'IRCSS FONDAZIONE MAUGERI DI PAVIA Foto: TETRA IMAGES/CORBIS TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 19/11/2014 5

4 20/11/ :57 IlFarmacistaOnline.it Sito Web Roma. Si chiude domani il 'Congresso Europeo sulle Cure Palliative Pediatriche - A global Gathering'. Oltre 460 delegati da 54 Paesi I lavori hanno rappresentato l'occasione per migliorare la conoscenza e l'applicazione delle cure palliative, con la missione di riconoscere dignità e rispetto a ogni persona malata, in special modo i bambini, ponendo al centro i loro bisogni e quelli della loro famiglia e non la patologia che li ha colpiti. 20 NOV - Terminerà domani 21 novembre 2014 presso l'auditorium Antonianum di Viale Manzoni, a Roma, il 'Congresso Europeo sulle Cure Palliative Pediatriche - A global Gathering', giunto alla sua seconda edizione. Con oltre 460 delegati provenienti da 54 paesi del mondo, tra i quali Ann Goldmane Katye Foley, guru delle cure pediatriche palliative riconosciuti a livello internazionale, questo secondo Congresso, è nato l'obiettivo di coinvolgere un più vasto numero di professionisti impegnati a vario titolo nell'assistenza di bambini con malattie inguaribili, fonte di sofferenza e che ne minacciano la sopravvivenza e l'aspettativa di vita. Nel complesso è stata l'occasione per migliorare la conoscenza e l'applicazione delle cure palliative, con la missione di riconoscere dignità e rispetto a ogni persona malata - in special modo i bambini - ponendo al centro i loro bisogni e quelli della loro famiglia e non la patologia che li ha colpiti. La Fondazione sostiene che ogni bambino abbia diritto al gioco, all'interazione con i propri coetanei, così come ogni mamma e papà hanno il diritto di vivere la vita anche oltre la malattia dei propri figli. Quando un bambino colpito da una grave malattia è vicino alla fine, realtà questa contro natura e, di fatto, difficile da accettare, la società civile ha il dovere di intervenire per sostenere dal punto di vista medico, psicologico e spirituale il bambino e il suo nucleo familiare. Ecco perché Fondazione Maruzza da anni si impegna a favore dei bambini inguaribili e del loro diritto ad essere adeguatamente assistiti nel percorso della malattia, riuscendo tra l'altro a ottenere la definizione di norme specifiche all'interno della legge 38/2010, relativa al diritto di accesso da parte dei cittadini alle cure palliative. Per Franca Benini, Chairman del Congresso "Il lavoro da fare è ancora molto lungo. E' come percorrere una lunga scala. Guardando verso il basso, vediamo che è stato fatto molto, ma è volgendo il nostro sguardo verso l'alto che ci accorgiamo che la strada è ancora lunga e che molto è ancora da fare. Solo lavorando insieme potremo dare una risposta concreta al problema che, con sfumature diverse, è presente in tutte le realtà del mondo". Silvia Lefebvre D'Ovidio di Fondazione Maruzza infine afferma che "Sia che la vita di un bambino sia lunga un giorno sia che duri svariati anni, è importante che al bambino sia garantita la miglior qualità di vita possibile. Parliamo di qualità di vita, non di morte". TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 21/11/

5 20/11/2014 Corriere della Sera - Milano Pag. 14 (diffusione:619980, tiratura:779916) La lettera di Isabella Bossi Fedrigotti terapia del dolore, L'ODISSEA DEGLI ANZIANI SENZA INFORMAZIONI Annalisa De Nucci Gentile signora, sono un medico e mi occupo di terapia del dolore cronico, vale a dire che curo i pazienti affetti da patologie benigne che causano dolori persistenti e invalidanti. Lavoro all'ospedale Fatebenefratelli e penso che il mio ambulatorio possa essere un osservatorio speciale sugli anziani. La maggior parte dei miei pazienti ha più di 75 anni, arrivano spesso accompagnati dal coniuge, più raramente da badanti o figli e molto spesso soli. Migrano tra un ospedale e l'altro alla ricerca di un sollievo dal loro dolore: è difficile anche solo prendere i mezzi pubblici e arrivare in ospedale quando si è «pieni di artrosi e di dolori», ma anche di amarezza. Spesso la visita esordisce così: cartelletta di visite specialistiche ed esami fatti e il seguente dialogo: «Mi racconti cosa la porta da me, dove ha male?». Risposta: «Mi fa male da tutte le parti, le ginocchia, le spalle, riposo poco e sono andato dall'ortopedico, dal neurologo e dal farmacista, poi il mio medico mi ha mandato qui!». Lasciando da parte il mio scoramento quando mi dicono: «Mi fa male tutto!», credo che questi pazienti abbiano necessità che il nostro servizio sanitario non sa affrontare costringendoli ad inutili calvari di attese, numerosissime visite specialistiche senza fornire adeguata informazione sull'offerta di servizi presenti. Anche raggiungere l'ospedale per i pazienti anziani rappresenta un problema: molti non sono a conoscenza delle risorse disponibili quali, ad esempio, associazioni di volontariato e ambulanze che forniscono il servizio di accompagnamento in ospedale. Non ci si può aspettare che i medici di base gestiscano da soli la complessità clinica e sociale degli anziani, che dovrebbero poter avere accesso a percorsi che prevedano la stretta collaborazione di fisiatri, fisioterapisti, medici di base, geriatri, psicologi, terapeuti del dolore e operatori sociali per progettare percorsi riabilitativi in una rete flessibile che si estenda in modo continuo dal domicilio all'ospedale. Forse il numero di visite diminuirebbe, ma soprattutto con un progetto integrato i nostri anziani starebbero meglio. Lei ha ragione. Ma mi viene il dubbio che, ancora più del dolore, il grande, vero nemico sia la solitudine, l'isolamento che esclude molti anziani dall'accesso alle informazioni sui molteplici, preziosi servizi gratuiti, su base volontaria, che Milano in realtà offre (e a questo proposito le segnalo, per esempio, quello promosso dall'associazione Quartieri Tranquilli assieme al Centro di accoglienza presso la parrocchia di San Marco e il poliambulatorio dei Medici italiani volontari in via Padova). TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 20/11/2014 5

6 20/11/2014 Avvenire - Ed. nazionale Pag. 27 (diffusione:105812, tiratura:151233) il tema «Cure palliative, servono specialisti» Adriana Turriziani, primaria all' hospice Villa Speranza di Roma: il tragico caso di Brittany ci dice che urge una formazione dedicata Francesca Lozito La formazione delle generazioni future di palliativisti. Ovvero di coloro che si prenderanno cura del necessario accompagnamento delle persone che, seppur affette da malattie inguaribili, hanno il diritto di essere assistite con cura e professionalità fino alla fine nel proprio percorso naturale di vita. Per Adriana Turriziani, già presidente della Società italiana di cure palliative, primario dell'hospice Villa Speranza dell'università Cattolica di Roma, questa è la prima esigenza concreta su cui impegnarsi. Individuando una soluzione al più presto. Nel nostro Paese infatti manca una specializzazione post-laurea in cure palliative. Secondo la legge 38 del 2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore sono infatti nove le specializzazioni (tra cui geriatria, oncologia e anestesia) che i medici possono intraprendere per esercitare le cure palliative. Ma a differenza di Paesi come Francia e Gran Bretagna, l'italia non ha un percorso di studi specifico dopo il conseguimento della laurea. «Eppure in nessuna di queste specializzazioni sono previste ore di formazione in cure domiciliari o hospice, o un tirocinio specifico - spiega ancora Turriziani - e nemmeno nel corso di laurea magistrale in medicina». er ovviare a questa carenza Turriziani chiede prima di tutto la piena attuazione, concreta, dell'articolo 8 della legge 38 sulle cure palliative che disegna la formazione del palliativista. Il motivo per tornare a insistere, e con maggior forza che mai, su questa sua battaglia per il riconoscimento delle cure palliative in Italia è la recente, tragica conclusione della vicenda di Brittany Mainard: il suicidio della giovane californiana affetta da un tumore cerebrale ha spinto Adriana Turriziani a chiedersi se non stiamo correndo il rischio di far passare una cultura della morte come unica scelta per porre fine alle sofferenze: «Ogni giorno noi palliativisti incontriamo le storie di tante famiglie che vengono da un percorso complesso - racconta -. Occorre accostarsi a tutto questo con scienza e umanità». Ecco perché è necessaria un'accurata formazione specifica. Forse non tutti sanno che negli ultimi anni la tendenza è di anticipare il momento della presa in carico del malato cronico da parte del medico palliativista: «Non si parla più solo di cure di fine vita: le cure palliative stanno diventando per il malato sempre più precoci. Per fare questo abbiamo dovuto intraprendere un importantissimo lavoro con i medici di medicina generale». ll'interno della Società europea di cure palliative (Eapc) sta girando un questionario online in cui si chiede agli operatori specializzati quali sono i loro orientamenti in merito all'eutanasia e al suicidio assistito. La consultazione terminerà lunedì prossimo. È un modo per interrogare la comunità scientifica all'indomani dell'eclatante caso di cronaca di Brittany, anche se sondaggi di questo tipo si prestano anche a interpretazioni strumentali. Al Gemelli, per potenziare il fronte della formazione, proprio Adriana Turriziani ha iniziato con i medici della sua équipe un percorso di approfondimento sul tema della sofferenza insopportabile con un approccio multidisciplinare: antropologico, filosofico, clinico e giuridico: «Credo infatti che la testimonianza non basti più, serve la formazione tempestiva. Altrimenti medici e infermieri non saranno mai sensibilizzati sull'approccio palliativo». n questi giorni la Federazione delle cure palliative, che raccoglie le associazioni di volontariato impegnate nell'ambito dell'assistenza sanitaria specializzata, sta promuovendo una petizione che chiede proprio la piena attuazione della legge 38. Una gestione lungimirante e saggia della sanità consiglierebbe di attivarsi ora, per evitare di fare i conti presto o tardi anche da noi con i frutti avvelenati della «cultura dello scarto». TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 20/11/2014 9

7 21/11/2014 La Gazzetta di Parma Pag. 31 (diffusione:42090, tiratura:51160) CONVEGNO ORGANIZZATO DAL CENTRO CURE PROGRESSIVE «CORUZZI» Malattia e dolore, come cambiano le cure palliative LANGHIRANO II Nei giorni scorsi al centro culturale di Langhirano si è svolto il convegno dal titolo «La gestione del dolore globale», realizzato dal centro cure progressive «Coruzzi», servizio gestito dall ' Azienda sociale Sud-Est, in collaborazione con l ' Azienda Usl distrettuale. L ' iniziativa va ad inserirsi all ' interno delle attività previste dalle norme applicative della legge che regola il diritto all ' ac cesso e all ' erogazione delle cure palliative, ed è il secondo appuntamento dopo quello dell ' anno scorso, in cui era stato trattato il tema della comunicazione come strumento terapeutico nel fine vita. La scelta del giorno non è stata casuale dal momento che proprio San Martino è il patrono delle cure palliative. Dopo il saluto di benvenuto da parte dell ' assessore ai Servizi Sociali del Comune di Langhirano Daniela Conti ha preso la parola il direttore generale dell ' Asp azienda sociale Sud-Est Stefania Miodini, che ha sottolineato l ' importanza ed il valore dell ' iniziativa. Entrando nel vivo del convegno, coordinato dal responsabile sanitario del centro, Giampaolo Bacchini, il tema è stato sviluppato secondo una prospettiva multidisciplinare grazie ai contributi di Maurizio Leccabue medico del servizio di terapia antalgica dell ' Azienda ospedaliero universitaria di Parma, che ha trattato il tema del «Paziente con dolore cronico» secondo il punto di vista anestesiologico. Carlo Pruneti, responsabile dell ' unità di Psicologia Clinica presso il dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell ' Università degli studi di Parma, ha arricchito la tematica mettendo in evidenza gli aspetti psicofisiologici ed affettivo-emozionali legati alla percezione, alla definizione e al trattamento del dolore. L ' intervento della dottoressa Tanzi, medico palliativista presso il Centro cure progressive, ha approfondito le caratteristiche e le modalità di costruzione degli interventi clinici di palliazione. La giornata ha visto inoltre gli interventi della professoressa Taralli, professore ordinario alla Scuola di Giurisprudenza dell ' Università di Bologna, e della dottoressa De Panfilis, dottoranda di ricerca in filosofia ed etica. Il loro intervento ha lanciato numerosi spunti di riflessione sulla cornice legislativa ed etica legata alle decisioni nel fine vita ma ancor più in generale alle decisioni in campo medico e di cura della persona. u TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 21/11/

8 21/11/2014 Vero Salute - N.12 - dicembre 2014 Pag. 84 BUONO A SAPERSI Quando il dolore è sottostimato en il 70 per cento dei medici 'palliativisti e il 79 per cento degli infermieri palliativisti dichiara che il dolore episodico intenso o breakthrough cancer pain (BTcP), viene sottostimato. Inoltre, secondo gli specialisti, il 46 per cento dei pazienti a cui viene diagnosticato il BTcP e il 33 secondo gli infermieri, non accetta di essere trattato farmacologicamente. Sono questi i dati emersi dall'indagine condotta da Doxapharma sul BTcP presentata al XXI congresso nazionale della Società Italiana Cure Palliative, che si è tenuto ad Arezzo, con il supporto incondizionato di Teva Italia. TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 24/11/

9 21/11/2014 Settegiorni - Sud Milano Pag. 57 IMPORTANTE RICONOSCIMENTO Regione Lombardia ha inserito il Dipartimento nel quattro centri «hub» lombardi Garbagnate al top per le cure palliative e la terapia del dolore RIPRODUZIONE RISERVATA Il dottor Michele Sofia GARBAGNATE MILANESE (tur) Un altro importante riconoscimento per il Dipartimento Interaziendale per le Cure palliative e per la Terapia del dolore che interessa tutto il territorio dell'asl Milano 1, comprese le Aziende Ospedaliere di Garbagnate, Legnano e la clinica San Carlo di Paderno. Grazie al lavoro svolto quotidianamente da questo «centro», la Regione Lombardia ha inserito il Dipartimento nei quattro centri «hub» lombardi, con funzioni di coordinamento della rete regionale di terapia del dolore. L'ide ntifi cazione di questi quattro centri, (Azienda Ospedaliera «Salvini» di Garbagnate, Ospedale di Niguarda, Azienda Ospedaliera Macchi di Varese e Fondazione Maugeri di Pavia), si è basata sulla valutazione del possesso di requisiti organizzativi e quali-quantitaivi precedentemente individuati dal Gruppo di approfondimento tecnico (Gat). Il dottor Michele Sofia, direttore di questo Dipartimento interaziendale, ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto affermando che il riconoscimento: «E' la conferma, una volta di più, di essere eccellenza nel panorama regionale e nazionale, grazie anche al grande lavoro svolto in questi ultimi anni da parte di tutti gli operatori. La lungimiranza e l'attenzione delle attuali direzioni strategiche dell'azienda Salvini e di chi ha posto le basi organizzative affinchè questa struttura crescesse in competenza ed operatività, ha consentito il raggiungimento di questo importante obiettivo di cui ne beneficeranno in primo luogo tutti quei pazienti che quotidianamente si confrontano e lottano contro la s offerenza». Soddisfazione per il riconoscimento è stata espressa anche dal direttore generale de ll'azienda Ospedaliera «Salvini» Ermenegildo Malatag liati e dai direttori sanitario Tiziana Caldarulo e amministrativo L oredana Luz zi. TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 21/11/

10 23/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Ed. nazionale Pag. 13 (diffusione:165207, tiratura:206221) Diritti della persona con dolore Ecco la Carta europea degli over 65 Un europeo su 5 soffre di dolore cronico. Una Carta europea dei diritti dei cittadini over 65 è stata sottoscritta da organizzazioni di pazienti e anziani e consegnata al ministro della Salute Lorenzin TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 24/11/

11 23/11/2014 Unione Sarda Pag. 14 (diffusione:68332, tiratura:81580) Correre insieme in città per sensibilizzare la gente Manifestazione "Karalis 30" a febbraio 2015 "Karalis 30, corriamo insieme liberi dal dolore". Una bella corsa per rivendicare il diritto a dire no alla sofferenza inutile. L'ha organizzata l'associazione "Insieme contro il dolore" per il prossimo 15 febbraio 2015, a Cagliari. Quindi, chi ha gambe buone e un briciolo di sensibilità sociale inizi a prepararsi, perché si possono fare solo 4 chilometri di passeggiata, ma sono previsti anche percorsi competitivi di 10 e 30 chilometri con traguardo nel campo "Riccardo Santoru" (Coni). Promotore della manifestazione, Sergio Mameli ( nella foto ), l'infaticabile direttore del Centro per la terapia del dolore dell'ospedale Businco (che dicono buon maratoneta), impegnato nel sensibilizzare la gente all'importante problema: anche una corsa può schiudere nuovi orizzonti sul mondo della sofferenza. Una recente ricerca ha evidenziato che appena il 30 per cento della popolazione è informata sull'argomento. Pochi sanno dell'esistenza di una legge che delinea una strategia contro la sofferenza. «Legge - spiega Mameli - che impone di monitorare il dolore negli ospedali, quinto segno vitale, come la temperatura, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, la respirazione. E l'intensità del dolore dovrebbe essere riportata nella cartella clinica, insieme alla terapia praticata, la risposta analgesica e la soddisfazione del paziente». La corsa del 15 febbraio sarà un'occasione per parlare, in un contesto sportivo, del diritto a non soffrire. Tutti possono partecipare, in particolare le associazioni di atleti e pazienti. ( l. s. ) RIPRODUZIONE RISERVATA TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 24/11/

12 23/11/2014 Unione Sarda Pag. 14 (diffusione:68332, tiratura:81580) CAGLIARI BUSINCO DI. I CENTRO AL TERAPIA DEL DOLORE Il diritto a non soffrire Il dolore cronico colpisce in Sardegna circa mila persone Il dottor Sergio Mameli guida un reparto che ha solo 6 posti letto l dolore cronico è una malattia, non un sintomo. Parola di Sergio Mameli, 60 anni, direttore del reparto di Terapia del dolore all'ospedale Businco di Cagliari. Che chiarisce subito un equivoco: «Non bisogna confondere la terapia del dolore con le cure palliative, riservate ai pazienti con modeste aspettative di vita». Il dolore cronico nasce invece da una malattia degenerativa, che col passare del tempo crea invalidità. Può essere anche una forma di mal di schiena, che si aggrava sino a provocare nel paziente una perdita del ruolo familiare e sociale. Con isolamento, depressione, inabilità al lavoro ed enormi costi sociali, legati alle giornate di inattività e alle spese sanitarie nella ricerca della cura giusta. Altissima l'incidenza. Secondo una ricerca condotta a livello europeo, il dolore cronico colpisce il per cento della popolazione. In Italia, un paziente su 4, pari a 16 milioni di persone; in Sardegna da 3 a 400 mila. «Forse nessun'altra patologia ha un'incidenza così grave. Eppure, la legge n. 38 del 2010 è ancora largamente inapplicata. Non esiste infatti una rete coordinata di presidi regionali». Il reparto del Businco può contare su 4 medici, 7 infermieri e 6 posti letto. Numeri insufficienti, rispetto alle richieste, per un centro che, ovviamente, dà la precedenza ai malati oncologici. E la lista d'attesa si allunga. Mesi su mesi, con frustrazione per medici e pazienti. Così la regola è tentare l'arrembaggio, nella speranza di conquistare un posto a bordo «ma noi decidiamo solo in base alla gravità del paziente» Dietro la pressante domanda, c'è anche la buona qualità dell'assistenza nel praticare la cosiddetta Medicina del dolore (Mameli la chiama Algologia): «Eseguiamo la diagnosi e la terapia, utilizzando tutte le strategie farmacologiche e chirurgiche, con i relativi interventi, dai nervi periferici al midollo spinale». Che significa neurochirurgia. Fra le operazioni di terapia antalgica, il top è rappresentato dalla Cordotomia cervicale. Si esegue quando il dolore violento e improvviso, scatenato da un movimento o da un carico, non può essere fronteggiato con nessun altro metodo. Riguarda soprattutto il paziente oncologico, nel quale sono interessate grosse articolazioni, con dolore toracico ogni volta che respira, o quello che presenta ulcere cutanee non medicabili senza sofferenze atroci. «Eseguiamo l'intervento per via percutanea (senza tagliare) inserendo un ago introduttore, attraverso il quale passa un elettrodo che va a interrompere la via del dolore a livello del midollo spinale». È considerata la metodica più avanzata. In Italia, si esegue solo a Cagliari e in un centro di Tortona. Dello stesso livello la Stimolazione midollare, «attraverso interventi neurolesivi, cioè di distruzione di strutture nervose, oppure di neuromodulazione (elettrica o farmacologica) interveniamo sul midollo spinale con impulsi elettrici o farmaci che immettiamo direttamente nel canale midollare, in corrispondenza dei centri del dolore». L'immissione avviene attraverso una pompa innestata sotto la pelle, collegata con un tubicino al midollo spinale. «Questo ci consente di usare dosaggi di farmaci sino a 300 volte inferiori a quelli che si assumono per via orale, ma soprattutto di ottenere maggiore efficacia e minori effetti collaterali». Non sempre la lotta contro il male si conclude con una vittoria: «Succede quando intervengono fenomeni di plasticità neuronale. Cioè se il dolore, non controllato per lungo tempo, manda continui stimoli e interessa i centri nervosi, che finiscono per esserne influenzati. Come se, in qualche modo, acquisissero il meccanismo del dolore». Ma si può vivere tante ore a contatto della sofferenza senza essere coinvolti? «Se ti fai coinvolgere non puoi essere d'aiuto». Ma voi, chi vi aiuta? «Nessuno». Lucio Salis RIPRODUZIONE RISERVATA TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 24/11/

13 23/11/2014 Unione Sarda Pag. 14 (diffusione:68332, tiratura:81580) La n.38 del marzo 2010 Una bella legge che nell'isola resta inapplicata na bella legge quella del 10 marzo 2010 (n. 38) che garantisce il diritto dei cittadini alla terapia del dolore. Appena 12 articoli, 7 paginette nelle quali è articolata la strategia contro la sofferenza. Ci sono le cure palliative e la terapia del dolore, da prestare attraverso reti di presìdi nel territorio, l'"ospedale senza dolore", l'obbligo di riportare il livello di sofferenza nella cartella clinica e le campagne di informazione. Non manca il monitoraggio ministeriale sull'applicazione delle terapie. C'è proprio tutto, peccato che, almeno in Sardegna, la legge sia largamente inapplicata. Almeno secondo Sergio Mameli, direttore del reparto di Terapia del dolore all'ospedale Businco di Cagliari. Intanto, proprio al Businco non è stato istituito il "Comitato dell'ospedale senza dolore". Una delibera regionale ha designato il presidio di via Yenner come Centro di riferimento e ha individuato una rete di 7 reparti distribuiti nel territorio: Policlinico universitario di Cagliari, ospedali di Iglesias, Lanusei, Nuoro, Oristano, Tempio, Sassari, «ma non esiste alcun collegamento organico, se non a livello amichevole, tra i responsabili. Fare Rete - spiega Mameli - significa che il paziente, da qualunque parte arrivi, deve contare su un percorso diagnostico-terapeutico garantito e condiviso fra i componenti delle strutture. Quindi, ci vuole formazione di base nei centri e personale destinato solo alla terapia. Per tutto l'anno. Senza chiusure estive per garantire l'operatività delle sale operatorie». Manca, per ora, anche il coinvolgimento dei medici di famiglia «se non a titolo personale. La legge prevede la formazione dei medici come primo punto di riferimento per i pazienti. Ho presentato un progetto alla Regione. Se verrà realizzato, altri corsi saranno poi organizzati dalle associazioni di categoria. Attendo una risposta». ( l.s. ) RIPRODUZIONE RISERVATA TERAPIA DEL DOLORE - Rassegna Stampa 24/11/

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