Il tarantismo oggi - Figli della pizzica

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1 IL TARANTISMO Secondo la credenza popolare il tarantismo era una malattia provocata dal morso della tarantola (Lycosa tarentula), che si manifestava soprattutto nei mesi estivi (periodo della mietitura) e che provocava uno stato di malessere generale - dolori addominali, stato di catalessi, sudorazioni, palpitazioni - in cui musica, danza e colori rappresentavano gli elementi fondamentali della terapia che consisteva, appunto, in un esorcismo musicale, coreutico e cromatico. Dagli studi di Ernesto De Martino, nel 1959, si evince che, ad alcuni sporadici casi di reale morso della taranta corrisponde una netta maggioranza di casi in cui il morso diventa un pretesto per risolvere traumi, frustrazioni, conflitti familiari, e vicende personali: un amore infelice, la perdita di una persona cara, le crisi legate alla pubertà e condizioni socioeconomiche difficili. La musica è l elemento più importante della terapia; infatti, la tarantata, che giaceva al suolo o sul letto, ascoltandola cominciava a muovere la testa e le gambe, strisciava sul dorso, sembrava impossibilitata a stare in piedi e quindi si manteneva aderente al suolo, identificandosi con la taranta. Successivamente batteva i piedi a tempo di musica come per schiacciare il ragno, compiva svariati giri e movimenti acrobatici, finché, stremata dagli sforzi, crollava a terra.

2 La tarantata si diceva, così, graziata da S. Paolo, veniva condotta presso la cappella del Santo, a Galatina (LE), beveva l acqua sacra del pozzo adiacente ad essa e ripeteva simbolicamente un breve rito coreutico. La figura di S. Paolo all interno del tarantismo è legata alla legenda che narra come S. Paolo un giorno, durante le sue predicazioni in Giudea, si vide circondato da serpi, vipere e bisce, raccolte dai giudei per spaventarlo e per costringerlo a non far sentire la voce di Gesù. Ma S. Paolo, con un segno di croce, fece scappare le brutte bestie che vennero schiacciate dal popolo. Il fenomeno del tarantismo oggi è pressoché scomparso nella sua forma originaria, o si pensa che si sia modificato in altri aspetti, essendo radicalmente mutate le componenti psicologiche, sociali, culturali, economiche e religiose che ne costituivano la base.

3 Il tarantismo oggi - Figli della pizzica La ristampa della celebre opera di De Martino, La terra del rimorso, avvenuta nel febbraio del 1994, e contemporaneamente la pubblicazione della tesi di laurea di inizio Novecento del medico Francesco De Raho, Tarantolismo nella superstizione e nella scienza, sono solo una delle piú evidenti testimonianze della rinnovata partecipazione culturale verso il fenomeno e la sua eziologia. Il pubblico del tarantismo cresce esponenzialmente grazie all attività di gruppi musicali folkloristici, alle fiorenti scuole di tarantella e di pizzica tarantata. Al fianco di fenomeni prevalentemente legati al folklore, mai del tutto scomparsi, si sviluppa da qualche anno a questa parte tutto un variegato sottobosco di artisti che trae ispirazione, riarrangia e propone una versione inedita della tradizionale pizzica-pizzica. Il comune denominatore dei differenti approcci al medesimo fenomeno consiste nella contaminazione sperimentale volta alle più svariate sonorità: primo fra tutti, Eugenio Bennato con il suo progetto Tarantapower, ma anche Pino Zimba e gli Officina Zoè, i Nidi d Arac e Après la Classe. Il tarantismo è quindi uscito dall ambito rurale e contadino, spogliato della funzione catartica, ha operato la sua comparsa nei circuiti commerciali della cultura metropolitana, giungendo inevitabilmente alla mercificazione del patrimonio tradizionale. L emblema assoluto della riuscita commerciale del prodotto salentino ha il volto dei Sud Sound System, il caso più eclatante e in un certo senso paradigmatico di questo movimento. Il Sud Sound System è un gruppo hip-hop/reggae che dai primi anni Novanta calca indistintamente palchi di provincia o metropolitani, proponendo un sound fusion che unisce il cuore della tradizione al ritmo caraibico del reggae. I Sud Sound System rappresentano l esempio più rinomato dell intreccio fra la tradizione e l innovazione musicale: rap, dialetto salentino e ritmi giamaicani si mescolano in un originale patchanka (8) musicale (contemporaneamente portata alla ribalta discografica mondiale dal celebre cantautore franco-spagnolo Manu Chao). Questo suono caratteristico, unito all uso del dialetto e ai riferimenti alla taranta e al tarantismo, ha

4 convinto alcuni studiosi a esprimere la convinzione di un esplicito legame dei Sud Sound System con la cultura tradizionale salentina, stravolta e decontestualizzata in forme di cultura metropolitana aventi a che fare nulla o quasi nulla con la cultura contadina, della quale pure assorbono stilemi, rubano espressioni, utilizzano frammenti [...] (9). Due etnologi in particolare, George Lapassade e Piero Fumarola, hanno dedicato alla cultura hiphop del Salento uno studio approfondito, Inchiesta sull hip-hop (10). Nel loro saggio cercano di dimostrare una sostanziale identificazione del Sud Sound System con la cultura del tarantismo, una identificazione che d altra parte sembra essere svelata dal termine tarantamuffin, inventato dagli stessi appartenenti del gruppo per definire il loro genere musicale. Lapassade e Fumarola sono convinti del fatto che la cultura salentina si sviluppi e si modifichi secondo due forme: da una parte essa segue il filo della cultura popolare tradizionale legata al rituale del tarantismo, dall altra si mescola con aspetti tipici della socialità metropolitana. Il Sud Sound System rappresenterebbe l anello di congiunzione tra queste due correnti. Tuttavia, per tracciare un quadro aderente al vero, bisogna anche notare che gli stessi Sud Sound System, ai primordi della loro carriera, sembravano quasi rifiutare qualsiasi connessione con il mondo del tarantismo. Il fatto fornisce le basi all opinione di quei detrattori che sostengono l esagerazione (se non l invenzione) del legame che unirebbe il Sud Sound System alla cultura del tarantismo terapeutico, come proposto da Lapassade e Fumarola. Insomma, se il gruppo salentino possa essere ridotto a una originale manifestazione di controcultura metropolitana o se, al contrario, abbia profonde radici nella tradizione della taranta, è ancora questione aperta. Forse per mettere tutti d accordo, per sancire questo legame con il tarantismo spunta la dichiarazione di un componente stesso del gruppo salentino che, in una intervista del 1996, associa il tarantamuffin alla catarsi. Appare questo il vero senso di vicinanza tra la loro musica e il rito del tarantismo: esiste, secondo i Sud Sound System, un suono terapeutico che può servire a liberarsi dei mali interiori e per trasmettere agli altri energie positive. Lo facevano dimenandosi le donne colpite dalla tarantola, che si riscattavano così dalla cultura maschilista e

5 dalle assurde condizioni di lavoro. Aggiungici un po di modernità e avrai il Sud Sound System (11). L esperienza del Sud Sound System rappresenta dunque una tappa fondamentale del fenomeno di recupero-innovazione-contaminazione del patrimonio culturale salentino. Un fenomeno che ha visto i suoi albori, secondo l operatore culturale salentino Vincenzo Santoro, già negli anni Settanta, quando alcune formazioni musicali si sono impegnate in un programma di riproposta della musica popolare. Il più importante e famoso di questi gruppi è il Canzoniere Grecanico Salentino, ancora oggi Canzoniere Grecanico Salentino operante, caratterizzato, ai tempi, da un approccio fortemente politicizzato e da una spiccata aderenza alla tradizione. A questa prima fase è succeduto un periodo di buio assoluto, una sorta di rifiuto per tutto quello che riguardasse la tradizione popolare. Ma verso la fine degli anni Ottanta i tamburelli hanno ripreso a suonare. Giovani formazioni musicali si sono avvicinati alle sonorità tradizionali e hanno preso spunto dall arte di anziani musicisti come Luigi Stifani e Uccio Aloisi, spesso durante cerimonie rituali come la festa di San Rocco a Torrepaduli. Il movimento venuto a formarsi è uscito poi dai confini regionali del Salento: concerti di pizzica-tarantata, mescolata spesso alle moderne sonorità, vengono ora organizzati un po dovunque, approdando nelle piazze, nelle discoteche e nei centri sociali di molte città italiane ed europee. La definitiva consacrazione internazionale del movimento, a livello commerciale e mediatico, è avvenuta forse con la creazione, a partire dal 1997, di una manifestazione chiamata La notte della Taranta, organizzata da un consorzio di nove comuni appartenenti alla cosiddetta Grecìa salentina. Ogni anno, ad agosto, questi maxi-concerti richiamano migliaia di persone che giungono in Salento per assistere ad uno spettacolo di piazza che vede suonare i migliori musicisti salentini assieme a grandi nomi della musica italiana ed internazionale, come il jazzista

6 Joe Zawinul, l ex batterista dei Police Stewart Copeland, i Radiodervish, Giovanni Lindo Ferretti, fondatore dei CCCP, Raiz, ex cantante degli Almamegretta, Daniele Sepe e moltissimi altri.

7 IL RITMO NEL FENOMENO DEL TARANTISMO I riti della religione e del folklore, nella storia collettiva ci riportano essenzialmente ad un'esperienza estetica, per certi versi simile a quella dei pittori e dei letterati, quasi alla pratica di un'arte primitiva che si avvicina all'antica medicina magica. Con la neutralizzazione della scienza che imprigiona le cose in una catena precostituita di significati privilegiamo il mito come immagine e gesto vivente, vibrazione e ritmo della natura. "Questo gesticolare patetico, questo cinema permanente, questo teatro di ombre che anima in segreto la nostra coscienza.., questo alfabeto di simboli e di riti definiscono una civiltà". (57-L.Benoist) Lo studio sul fenomeno del tarantismo così come ci è pervenuto dalle ricerche di E. De Martino, ha offerto una grossa quantità di materiale per una lettura mitico-culturale delle situazioni malinconiche e di crisi in generale. Le indagini a cui si fa riferimento, vennero condotte nel 1959, nella città pugliese di Galatina in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo dove i tarantati si raccoglievano per ringraziare i Santi dell' avvenuta guarigione dallo stato di avvelenamento attraverso il rituale della danza e della musica. La crisi malinconica, nelle sue varianti profondità, presenta delle analogie con alcuni sintomi dello stato tossico provocato dal morso di latrodectus, uno dei ragni velenosi che ha prestato figura al mostro mitico della taranta. Jervis riporta gli effetti del veleno sul sistema nervoso: "Se i sintomi psichici dominano il quadro, il paziente presenta per breve tempo, una depressione molto marcata dell'umore con angoscie e senso di morte; quindi con il pieno esplodere della sintomatologia egli diviene confuso, agitato, ansiosissimo, a volte allucinato". (58-E.De Martino) L'orizzonte significante della malinconia, presenta sorprendenti somiglianze anche con i costumi e i comportamenti di questo ragno. Il latrodectus costruisce una tela irregolare é molto tenace in cui la vittima resta prigioniera oppure si lascia oscillare nell'aria e si fa trasportare dal vento. (59-E.De Martino) Il mito del morso della taranta sembrava innescarsi su di una crisi reale di latrodectismo, abbastanza consueto nel mondo agricolo del sud, ma nella maggior parte dei, casi veniva fatta 1'ipotesi che insorgesse la crisi dell'avvelenato, come alto grado di realizzazione simbolica. (60-E.De Martino) Il modello del latrodectismo come crisi da controllare ritualmente mediante l'esorcismo della musica, della danza e dei colori, veniva utilizzato in determinati periodi critici dell'esistenza, la fatica del raccolto, la crisi della pubertà, la morte di qualche persona cara, un amore infelice o un matrimonio sfortunato, la condizione di dipendenza della donna, i vari conflitti familiari, la miseria, la fame o le più svariate malattie organiche (61-E. De Martino). Questo mito costituiva "l'occasione per evocare e configurare, per defluire e per risolvere altre forme di avvelenamento simbolico cioè i traumi e le frustrazioni, tutta la varia potenza del negativo che rivissuta nei momenti critici dell' esistenza si traduceva in altrettanti pericoli per l'anima". (62-E.De Martino) Se in virtù di un'analisi culturale il

8 tarantismo come mito e come rito era un dispositivo di evocazione e di risoluzione di momenti di ansia e depressione, secondo una interpretazione psicopatologica esso era inteso come malattia e processo di guarigione relativo ad un disordine psichico. Dal 600 in poi, la medicina oscillava tra 1'ipotesi di aracnidismo, colpo di sole o disordine psichico: "Epifanio Ferdinando che per primo svolse sistematicamente la tesi secondo la quale il tarantismo era un reale stato tossico derivante dal morso di un aracnide, ricordava come al suo tempo la presenza di casi ostinati negava tale ipotesi, riferendosi a morbo chimerico o a melanconia. Successivamente Tommaso Cornelio sosteneva 1'ipotesi che i tarantati - per qualche particolare indisposizione cadono in un delirio melanconico, persuadendosi secondo il volgare pregiudizio di essere morsi dalla taranta" ( 63-E.De Martino ) Nella prospettiva illustrata da De Martino, il fenomeno del tarantismo si mostra come una elaborazione culturale che realizza nell'individuo un modellamento profondo riguardante il pensiero, gli affetti e il corpo. Esso passa attraverso l'ordine formale del ritmico. In chiave psicomotoria, possiamo affermare che attraverso la correlazione stretta tra fantasia, sequenza muscolare ed emozione, il movimento presente nel rito consente un continuo passaggio da entità cristallizzate e compatte a stati di dissoluzione; un effetto catartico, liberatorio delle emozioni attraverso 1'espansione e la contrazione continua del modello posturale del corpo; un tentativo riequilibratore operante in un ordine psicosomatico. Questa realizzazione simbolica espressa nella ritmicità della danza e della musica permetteva la compensazione alle frustrazioni e ai lutti della vita attraverso un progetto socializzato e disciplinato dalla tradizione culturale. "Maria di Nardo a 18 anni si era innamorata di un giovane, ma per ragioni economiche la famiglia di lui si era opposta al matrimonio, e il giovane 1'aveva lasciata. Maria soffrì molto per questo abbandono, poichè era il suo primo amore: ed ecco che una domenica a mezzogiorno fu morsa dalla taranta e fu costretta a ballare". (64-E.De Martino) La taranta assolve alla sua funzione di simbolo facendo rivivere e sciogliendo le oscure sollecitazioni inconscie che rischiano nei momenti di crisi di sommergere la coscienza nella loro indominabilità. Nel mito la taranta ha diverse grandezze e diversi colori; danza seguendo diverse melodie. Essa ha una tonalità affettiva che si rileva nello stato d'animo e nell'atteggiamento di chi è stato morso: "Vi sono così tarante ballerine e canterine, sensibili alla musica, al canto e alla danza, e vi sono anche tarante tristi e mute che richiedono nenie funebri e altri canti melanconici; vi sono poi tarante tempestose che inducono le loro vittime a far sterminio, o libertine che le stimolano a mimare comportamenti lascivi; e infine tarante dormienti, resistenti a qualsiasi trattamento musicale il simbolo della taranta presta figura all'informe, ritmo e melodia al silenzio minaccioso, colore all'incolore, in una assidua ricerca di passioni articolate e distinte lì dove si alternano l'agitazione senza orizzonte e la depressione che isola e chiude". (65-E.De Martino)

9 Attraverso l'ordine rituale della tradizione coreutica, in un quadro cerimoniale definito, nella ritmicità del tamburello prendono corpo gli impulsi aggressivi od erotici che ricompongono l'agitazione psicomotoria disordinata così come vengono abbandonati sotto la sollecitazione musicale gli stati di inerzia, prostrazione e tedio della malinconia. De Martino constata come fosse diffusa la componente depressiva nel tarantismo e come "spettasse di norma al ritmo della tarantella sciogliere tale componente variamente affiorante". (66-E.De Martino) La tonalità melanconica della taranta è illustrata nel rito di Filomena Cerfignano: "Non era stata morsa da una taranta ballerina, o canterina, o libertina e perciò non ballava, non si sentiva stimolata dai canti gai non si abbandonava a mimiche lascive. Si trattava di una taranta triste e muta che disdegnava il ritmo della tarantella e che induceva nella sua vittima una disposizione d'animo melanconica, al più esprimibile con una lamentazione funebre". (67-E.De Martino)

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