ANNO XX - N. 9 SETTEMBRE 2015

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1 ANNO XX - N. 9 SETTEMBRE 2015 Tarì 2 ( 0,50) S.E. REV. MONS. MICHELE PENNISI INSIGNITO DELLA GRAN CROCE DI GRAZIA ECCLESIASTICA DEL SACRO MILITARE ORDINE COSTANTINIANO DI SAN GIORGIO Giovedi 23 luglio il delegato vicario della delegazione Sicilia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio, dott. Antonio di Janni, Cav. di Gr. Cr. di Grazia, accompagnato dal Cav. Carmelo Sammarco, è stato ricevuto da S.E. Rev.ma Mons Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreaele, Priore Costantiniano di Sicilia. Durante l'incontro il delegato vicario ha consegnato la lettera di nomina a Cav. di Gr. Cr. di Grazia Ecclesiastica a Mons Pennisi, concessa da S.A.R il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, Gran Maestro dell Ordine Costantiniano, per la fulgida guida spirituale esercitata sulla delegazione siciliana. L Arcivescovo ha particolarmente gradito e ha inaricato il delegato vicario di porgere i suoi ringraziamenti al Principe Carlo. Al termine dell incontro l Arcivescovo ha chiesto al delegato vicario una collaborazione di assistenza medica con la Caritas Diocesana, che ospita 40 immigrati, presso i locali dell antico Ospizio Balsamo, in accordo con la Prefettura di Palermo e a titolo completamente gratuito. Ai profughi, tra cui anche neonati, è stato garantito vitto e alloggio a carico della Caritas; sono stati assistiti, curati e gli sono stati dati abiti nuovi. La richiesta è stata accolta con entusiasmo e subito è stata attivata una visita medica agli ospiti della struttura. Vincenzo Nuccio

2 PAGINA 2 SETTEMBRE 2015 ASSISTENZA MEDICA DELLA DELEGAZIONE SICILIA AL CENTRO DI ACCOGLIENZA DI MONREALE L Arcivescovo di Monreale ha chiesto alla delegazione Sicilia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio, di cui è il Priore, assistenza sanitaria per gli im- migrati ospitati presso l Ospizio Balsamo. Tra i cavalieri costantiniani ci sono infatti diversi medici che visiteranno settimanalmente la struttura aiutando chi sta male. Ha dato il via all impegno sanitario lo stesso delegato vicario in persona, il dott. Antonio di Janni, che, accompagnato dal cavaliere Carmelo Sammarco e assistito dalla signora Bianca Marchese, responsabile dell accoglienza, ha visitato alcuni degli ospiti, affetti da varie patologie, quali ad esempio bronchite, faringite, dermatiti correlate alla permanenza in condizioni poco

3 SETTEMBRE 2015 PAGINA 3 igieniche (es. nelle barche), problemi psico-fisici legati alla denutrizione. Significativa era inoltre la presenza tra gli ospiti di una donna con diverse ustioni alle gambe per un incidente avvenuto a bordo delle cosiddette carrette del mare. Alcuni degli immigrati maschi lamentavano dolori dovuti a diverse contusioni, frutto degli immani sforzi fatti per portare a termine i viaggi della speranza e delle percosse subìte da parte degli scafisti. La vocazione medica e assistenziale dell Ordine costantiniano trova così piena esplicitazione grazie all operosa e saggia guida di Sua Eccellenza l Arcivescovo di Monreale, che, incarnando in pieno il Suo ruolo di Priore, mette in condizione i cavalieri di rendere tangibile la missione a cui l ordine è votato. Il dramma dell immigrazione è un fatto storico con cui anche l Ordine Co- stantiniano si confronta pressoché quotidianamente. La delegazione Sicilia continua a fare proprio il motto del compianto Cardinale Mario Francesco Pompedda, già Gran Priore dell Ordine: essere, prima che apparire!. Francesco Paolo Guarneri

4 PAGINA 4 SETTEMBRE 2015 VISITA IN SICILIA DEL DELEGATO VICARIO DELLA DELEGAZIONE TOSCANA Nella continuità della collaborazione tra la delegazione Sicilia e Toscana, il delegato vicario di Toscana, comm. Edoardo Puccetti, ha visitato i siti di Palermo della delegazione siciliana. La prima tappa è stata la Basilica costantiniana della Magione, dove ha avuto il piacere di ascoltare il magnifico organo monumentale restaurato dai cavalieri costantiniani, accolto dal parroco e cappellano costantiniano Mons. Gino Lo Galbo. Mons. Salvatore Grimaldi, cappellano costantiniano, ha fatto visitare l altra chiesa costantiniana di S. Nicolò da Tolentino con i preziosi e stupendi quadri di Pietro Novelli. Dopo la visita al sito borbonico dell Orto Botanico di Palermo, il comm. Puccetti, accompagnato dal delegato vicario di Sicilia Antonio di Janni e dai cavalieri Vincenzo Nuccio e Carmelo Sammarco, ha incontrato a Monreale il parroco della cattedrale, don Nicola Gaglio, cappellano costantiniano. E seguita la visita alla chiesa di Maria SS degli Agonizzanti con l annesso locale destinato alla distribuzione dei prodotti per la prima infanzia del progetto Nuove Briciole di Salute. Le due delegazioni assisteranno un bambino di Monreale che per motivi di una grave malattia dovrà essere ricoverato a Firenze il prossimo mese di ottobre. Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio pagherà le spese del viaggio. Antonio di Janni GRAVE LUTTO PER L ECONOMIA SICILIANA Il banchiere Comm. Dott. Nicolò Curella, Presidente della Banca Popolare Sant Angelo, è scomparso nel mese di agosto circondato dall affetto dei suoi familiari. La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo bancario siciliano e anche tra i Cavalieri della Delegazione Sicilia di cui era Commendatore di Merito. I Cavalieri tutti si uniscono al dolore dei familiari.

5 SETTEMBRE 2015 PAGINA 5 PRESA DI POSSESSO DEL PRIMICERIO DELL ARCICONFRATERNITA VATICANA DI SANT ANNA DÉ PARAFRANIERI Il 24 Giugno presso la Chiesa di Santa Caterina della Rota in Roma, si è svolta la cerimonia della presa di possesso dell'ecc.mo Primicerio S.E. Mons. Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia, alla presenza di Fra' Massimo Sansolini, Decano Generale e sediario pontificio. A quest importante appuntamento erano presenti Mons. Vittorio Formenti, responsabile dell Ufficio Comunicazioni dell'arciconfraternita. e il cav. Carmelo Sammarco, fratello di devozione. Una strada tracciata oggi per entusiasmare tutti gli appartenenti verso un impegno che prelude un avvenire di partecipazione personale, di obbedienza al Papa e alla Chiesa. Sarà questa la fedeltà ai punti qualificanti che la Regola dona, soprattutto come espressione di appartenenza alla Casa Pontificia. A Maria Madre della Chiesa e a Sua Madre Anna, così unite al mistero di Cristo, gli appartenenti all Arciconfraternita rivolgono ogni preghiera che sgorga spontaneamente in ognuno di loro, per un rinnovamento umano e religioso che, grazie a quest'incontro, si esprime in un linguaggio rinnovato, forte della guida di un tale Pastore. Giuseppe di Janni

6 PAGINA 6 SETTEMBRE 2015 PELLEGRINA DI BAGNARA CALABRA DA DON FRANCESCO RUFFO II A S.E. AUGUSTO RUFFO DEI PRINCIPI DI SCILLA LA STORIA CONTINUA IRuffo e la Calabria, un amore mai sopito che rievoca fasti di un glorioso passato, gesta di personaggi che hanno scritto la storia del Sud e dell Italia intera, opere, monumenti ed edifici che ancora oggi testimoniano la grandeur di quei tempi. Scilla, Sinopoli, Bagnara Calabra vere e proprie roccaforti di questa nobile famiglia, una famiglia nata dal popolo e al quale popolo tanto ha donato. Oggi, però, si scopre che i Ruffo amarono anche un altro luogo, un piccolo villaggio ai tempi, una frazione del Comune di Bagnara Calabra in epoca moderna. Si tratta di Pellegrina, territorio geograficamente posto al centro fra Bagnara e Sinopoli. Correva l anno 1615 quando il duca di Bagnara don Francesco Ruffo II convolò a nozze con la cugina Imara Ruffo, figlia di don Vincenzo dei principi di Scilla e conte di Sinopoli. Come dono di nozze don Francesco edificò un palazzo ed una piccola cappella gentilizia proprio a Pellegrina, a testimonianza dell unione fra i due rami della famiglia, un unione di territori e di potere. Sul cancello d accesso al palazzo fu apposta la seguente epigrafe, ritrovata almeno apparentemente incompleta: D.O.M. Quam modo dilectae Franciscus IMARAE Rufforum tella delitiusuqe potens Sola maneus peregrina fuit; sed foedere iuncta Franciscae forma nune Peregrina vocor Anno Domini MDCXX Attorno al palazzo e alla cappella gentilizia ( in seguito donata al popolo e trasformata in chiesa economale della SS. Annunziata) oggi rudere, nacque il villaggio di Pellegrina per lo più formato da braccianti dediti alla pastorizia e alla coltivazione del baco da seta( all epoca Pellegrina si presentava come una distesa coltivata a gelsi in quanto fiorente era il mercato della seta nella vicina Seminara). A questo villaggio i Ruffo trasmisero il culto per la SS. Annunziata, donando una tela che ritrae in maniera magistrale la scena evangelica dell Annunzio dell Arcangelo Gabriele alla Madonna. La stessa, anticamente posta sull altare maggiore dell antica chiesa dell Annunziata,è stata di recente ritrovata e restaurata a cura e spese dalla Congrega di Maria SS. Annunziata. La sacra tela, risalente alla metà del 700, risulta incoronata con due diademi, posti uno sul capo dell Arcangelo Gabriele e l altro su quello della Vergine Maria; il primo coevo al quadro e realizzato nella parte centrale in oro zecchino, ripropone i motivi della

7 SETTEMBRE 2015 PAGINA 7 corona ducale dei Ruffo di Bagnara mentre il secondo risalente al 1780 circa è realizzato in argento e cesellato a motivi floreali. Altro elemento che testimonia il legame indissolubile fra i Ruffo e Pellegrina è il dono che uno degli esponenti più illustri e potenti del casato fece alla piccola chiesetta della SS. Annunziata. In occasione di una visita presso la cappella di famiglia il Cardinale Fabrizio Ruffo offrì un calice in argento e proprio sul collo, nell innesto della base con il piede, fece incidere l arme dei Ruffo assieme a quello della Real Casa di Borbone di Napoli. L apposizione del doppio stemma era un privilegio di cui potevano godere solo i cardinali e proprio in quel particolare periodo storico il Cardinale Fa- brizio Ruffo, uomo potentissimo in tutto il regno, era stato investito della carica di alter ego del Re per le Calabrie. Tanti, quindi, gli elementi che affermano l esistenza di quel patto d amore di cui Francesco Ruffo II strinse con la sua Peregrina ma che nel corso dei secoli si erano perse le tracce. Si sa però, che l amore vero, va ben oltre i tempi, ben oltre gli uomini, ben oltre le vicissitudini della vita. Ed ecco che quel passato apparentemente sopito riaffiora impetuoso, riscrivendo nuove pagine che rafforzano quel patto primordiale fra il Casato e il Villaggio. Il 04 giugno scorso S.E. Augusto Ruffo in visita ufficiale a Pellegrina per ammirare la tela dell Annunciazione, del cui culto la Confraternita di Maria SS. Annunziata se ne è fatta promotrice e custode nel corso dei secoli, è stato insignito del titolo di Confratello Onorario della congregazione, entrando a pieno titolo nel sodalizio intitolato alla Vergine Annunziata la storia continua Paolo Scordo IL SACRO E IL SIMBOLISMO La potenza del sacro si manifesta attraverso il simbolo, e con esso si identifica, per esprimersi il tutta la sua forza. Fra i più importanti templi della storia dell uomo, partendo da quelli più antichi, fino ad esempi più recenti, si possono annoverare la misteriosa costruzione di Stonehenge in Gran Bretagna, le piramidi maya, edifici sacri di molte località del mondo come India, Birmania, America Latina, Egitto, Perù con il Macchu Picchu. Tuttavia l interesse primario in questo caso si incentra sulle costruzioni cristiane: romaniche e gotiche, come quelle di Chartres, Reims, Vezélay, Amiens, la splendida Abbazia di S.Galgano in Toscana, le cattedrali in stile romanico tedesco come Spira, Hildesheim. Bisogna prestare attenzione alle fasi costruttive dei monumenti, nella loro evoluzione rituale, e in quelli che erano gli accorgimenti e le tecniche nell impostazione dell edificio secondo l orienta- mento, il movimento solare, i punti cardinali. Lo scopo era quello di creare un filo diretto con il divino attraverso una serie di misure e operazioni che offrissero proporzioni armoniche nelle forma architettonica. Ciò si realizza in pieno nelle chiese del Medioevo dove il simbolismo numerico, geometrico, musicale si estrinseca nelle Cattedrali, che assurgono appunto ad immagine del cosmo, riflettendo fedelmente gli archetipi che le hanno ispirate. Assumono così un significato profondo l orientamento, la delimitazione del confine, la lavorazione della pietra e la collocazione di ogni singolo elemento architettonico. Il medesimo itinerario concettuale si sviluppa anche nel simbolismo esterno, dove, nicchie, guglie, ornamenti, non vengono pensati e progettati a caso, ma hanno un preciso significato simbolico che fa parte del contesto globale dell opera. La costruzione di un edificio sacro assume carattere rituale, per creare una visione armonica, che ruota attorno ad un centro, in cui la molteplicità trova una sua sintesi di natura trascendentale. In tal senso linguaggio simbolico tende a spiegare il significato più recondito dell edificio sacro, che nasconde sempre messaggi di carattere universale, indirizzati alla mente e al cuore dell uomo. Per agevolare una maggiore comprensione bisogna percorrere sempre un cammino iniziatico che può dare suggestioni personali di fede ed esperienze mistiche come il pellegrinaggio di Santiago de Compostela, o ancora approfondire l arte e la tecnica della vetrata gotica, le fasi costruttive delle Cattedrali gotiche. Lo studio mirato e analitico di questi monumenti nella loro essenza aiuta l individuo a percepire il messaggio divino che si nasconde in ogni costruzione sacra. Anna Maria Corradini Direttore responsabile: Antonio Di Janni Stampa a cura della Casa Editrice CE.S.T.E.S.S. via Catania, 42/B - Palermo Autorizzazione del Tribunale di Palermo n. 13 del Casa Editrice CE.ST.E.S.S. Centro Studi Economici-Sociali Sicilia via Catania, 42/B - Tel Fax PALERMO -

8 PAGINA 8 SETTEMBRE 2015 La solidarietà non va in vacanza Giornata dedicata alla raccolta alimentare, organizzata giorno 11 luglio u.s., dalla Delegazione Sicilia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio guidata dal Delegato Vicario Cav. Gr. Cr. di Grazia Nobile Antonio Di Janni, svoltasi in collaborazione con l Associazione Nazionale Carabinieri - Sezione di Barcellona Pozzo di Gotto rappresentata dal presidente Giuseppe Calabrese, con i suoi associati: Giuseppe Cattafi, Carmelo Cicero e Giuseppe Reitano. I volontari dell'ordine, nelle persone del Cav. Giuseppe Matranga e dei Benemerenti Antonino Smiroldo, Salvatore Vassallo e Giuseppe Maggio, si sono ritrovati presso un supermercato di Barcellona Pozzo di Gotto, provincia di Messina, dove per l'intera giornata hanno raccolto generi di prima necessità che verranno utilizzati per il progetto Nuove Briciole di Salute dell' Ordine Costantiniano di San Giorgio, che in Sicilia si occupa di beneficenza verso i bambini da 0 a 3 anni delle famiglie bisognose, anche attraverso la distribuzione di generi alimentari. Un'attività che rimarca tra l'altro, come la Delegazione Sicilia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, in questo particolare momento di crisi economico sociale, è quotidianamente im- pegnata con opere benefiche in favore dei meno abbienti ed in sinergia con le diverse Associazioni di volontariato pre- senti sul territorio Siciliano e che hanno a cuore l'aiuto verso il prossimo. Giuseppe Matranga COMPRA SUD. SUD È MEGLIO! Quando facciamo la spesa, leggiamo le etichette e compriamo solo prodotti meridionali. Difendiamo così la nostra economia e la nostra cultura. Combattiamo concretamente la disoccupazione del Sud!

9 SETTEMBRE 2015 PAGINA 9 Con la salita al trono di Carlo di Borbone, il vice re conte di Montemar, nel 1734, accolse la richiesta del popolo e dell aristocrazia palermitana e fece innalzare una macchina marmorea in onore del Re. La statua fu collocata nel Piano della Misericordia, oggi piazza Sant Anna. Nello stesso anno fu posta la prima pietra durante una gran festa con mortaretti e giochi di fuoco. Il 22 luglio 1736, al termine dei lavori di costruzione del piedistallo, fu collocata la statua del Re. L inaugurazione avvenne il 25 luglio alla presenza del vice re marchese Pietro de Castro Figueroa. Sui bastioni del palazzo reale, del castello a mare e dei rimanenti bastioni furono sparate diverse salve di cannone. Il monumento molto barocco constava di una base, alla quale si accedeva salendo cinque gradini, sulla quale era posto uno zoccolo di marmo di forma triangolare con tre statue genuflesse verso la LA MACCHINA MARMOREA DI CARLO DI BORBONE DELLE DUE SICILIE statua del Re posta su un piedistallo centrale di stile barocco. Le tre statue genuflesse rappresentavano l Eresia, l Islamismo e lo Scisma d oriente. Queste allegorie rappresentavano il principale nemico del Regno delle Due Sicilie. L artista che scolpì la macchina marmorea fu Lorenzo Marabitti. Nel 1779 la statua di Carlo III fu spostata, per delibera municipale (civica amministrazione), perché dava intralcio all intensa attività commerciale del piano della Misericordia. Fu collocata su un nuovo piedistallo nella Strada Colonna, oggi Foro Italico, vicino alla Porta dei Greci, in simmetria con la statua di Carlo II, vicino il palco della musica. Le tre statue genuflesse furono trasferite a villa Giulia, vicino alla statua del Genio di Palermo scolpito da Ignazio Marabitti, fratello più celebre dell autore della macchina marmorea di Carlo III. In quella circostanza fu cambiato il nome alle tre statue in Rabbia, Ira, e L Eresia. Invidia. Alla fine del 700 la strada Colonna fu abbellita, con alberi e con statue di Filippo V e di Ferdinando III, e fu ribattezzata Foro Borbonico. Durante i moti del 1820 i rivoltosi distrussero tutte le statue del Foro Borbonico. Ironia della sorte della macchiana marmorea originale, oggi restano soltanto le tre statue che raffiguravano i nemici del Re Cattolico di cui invece è andata distrutta la statua. Antonio di Janni L Islam. Lo Scisma Greco.

10 PAGINA 10 SETTEMBRE 2015 CICLOPI E MURA CICLOPICHE IN SICILIA tamente attestata in diversi libri dell Antico Testamento. Questi giganti, nella mitologia greca furono identificati con i Ciclopi. Esiodo, nella Teogonia, cita i nomi di tre Ciclopi: Bronte (leggendario fondatore, dell omonima città siciliana), Sterope e Arge, dicendoli figli delle primigenie divinità Urano (il cielo) e Gea (la terra), gli stessi genitori che successivamente generarono i Titani, anche loro esseri giganteschi. Il poeta, pertanto, attribuisce ad essi natura divina, come figli di divinità maggiori. Il più noto di essi, Polifemo, è detto invece da Omero figlio di Poseidone e della ninfa marina Toosa, una divinità minore figlia di Forcis e Ceto e sorella delle Gorgoni. La sua dimora, una caverna dove viveva, come i suoi consimili, isolato, è tradizionalmente collocata in Sicilia: tale convinzione è avvalorata dalle pietre scagliate in mare dal gigante contro la nave di Ulisse, che potrebbero essere la trasposizione mitologica di proiettili vulcanici, e dalle sue urla, trasfigurazione dei boati delle eruzioni. Una parodia dei questo episodio omerico è il dramma satiresco di Euripide Il Ciclope; Polifemo è citato inoltre nell Idillio XI di Teocrito, in cui appare ingentilito dall amore, e fugacemente da Virgilio nel Libro III dell Eneide. Nelle Metamorfosi di Ovidio, libro XIII è uno dei protagonisti del racconto nel Aci e Galatea Il più noto riferimento alla presenza dei Ciclopi in Sicilia è la descrizione fatta da Omero in Odissea, libro IX, dell incontro tra Ulisse e Polifemo, descritto come un gigantesco pastore monocolo; inoltre la mitologia greca attesta la presenza di Ciclopi all interno del cratere dell Etna come aiutanti nella fucina del divino fabbro Efesto (del mestiere di fabbro dei Ciclopi parla Callimaco nell Inno ad Artemide, dove narra che ad essi si rivolse la dea per farsi forgiare il suo arco). Ma chi erano, in effetti, i Ciclopi? E la loro presenza nel mondo mediterraneo deve considerarsi del tutto leggendaria o è sorretta, almeno parzialmente, da dati di fatto? Che in epoca preistorica la Terra fosse abitata da giganti, è convinzione, pur se a tutt oggi non scientificamente provata, presente in varie culture, ebraica, greca, nordica, indiana: in particolare, la loro esistenza è ripetuquale egli, innamorato respinto dalla ninfa Nereide Galatea, uccide il suo rivale, il bellissimo pastore siciliano Aci, figlio di Fauno e di una ninfa del Simeto, scagliandogli addosso un masso. Dopo questo rapido excursus nel mito greco, ci si chiede su quali basi sia nata la leggenda relativa al loro aspetto, alla loro forza smisurata e alla loro presenza nel mondo mediterraneo, Ulisse e Polifemo, Arnold Böcklin.

11 SETTEMBRE 2015 PAGINA 11 in particolare, per quanto direttamente ci riguarda, in Sicilia. Innanzitutto, quanto al loro aspetto, l asserzione che avessero un solo occhio in mezzo alla fronte sembra doversi riportare al ritrovamento ab antiquo, nell Isola, di crani fossili di elefanti nani, creduti appartenenti a esseri umani di statura gigantesca, nei quali la cavità frontale, in realtà base della proboscide, venne ritenuta l orbita di un unico grande occhio (mentre le cavità dei due occhi, nell elefante, sono ai lati del cranio). La loro forza, posta in relazione con il mestiere di fabbro, era ovviamente ritenuta assai sviluppata in esseri così enormi. Tale caratteristica si coniuga strettamente con la tradizione della loro presenza nelle terre mediter- ranee, che sarebbe attestata dalla presenza in esse, dalla Grecia a Malta, dalla Sicilia alla Sardegna e a varie regioni dell Italia peninsulare (Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania), di costruzioni megalitiche realizzate spostando e sovrapponendo grandi massi che, secondo una diffusa opinione, l uomo preistorico, privo com era di adeguate attrezzature, ben difficilmente avrebbe potuto erigere. La tradizione della loro presenza in Sicilia è ripresa dallo storico greco Tucidide, che menziona i Ciclopi, insieme ai Lestrigoni, come i più antichi abitanti dell Isola, che occupavano le falde del Etna. Il loro ricordo è ancora oggi perpetuato nel nome di Riviera dei Ciclopi dato a una nota zona del Messinese. Da essi prendono altresì il nome le mura ciclopiche, così dette in quanto, secondo Euripide, Strabone e Pausania, sarebbero state costruite dai Ciclopi. Si tratta di strutture megalitiche presenti in varie zone dell Isola, formate da enormi blocchi di pietre poligonali lavorate in modo da incastrarsi tra loro senza bisogno di calce. Tali imponenti costruzioni risalgono in taluni casi all Età del bronzo: il prototipo delle mura di Micene, in Grecia è del 1300 a.c. circa. Le mura ciclopiche di Adrano in Sicilia furono erette originariamente dai Sicani, probabilmente intorno al II millennio a.c, mentre la maggior parte di quelle siciliane è di epoca più recente risalendo al VI-V secolo a.c., ciò che esclude la presunta paternità ciclopica. Citiamo in particolare la cinta muraria della città greca di Tyndaris, tuttora visibile nel Parco Archeologico di Tindari;, le mura ciclopiche di Erice la cui parte inferiore, a blocchi megalitici, risale al periodo fenicio, come dimostrano alcune incisioni in essi delle lettere beth, ain, phe dell'alfabeto punico; le mura megalitiche di Cefalù, databili a non prima del V sec. a.c. Gianfranco Romagnoli Mura di Adrano Maschera di ciclope Erice Tindari

12 PAGINA 12 SETTEMBRE 2015 PARIGI VAL BENE UNA TESTA Enrico IV di Borbone, detto Enrico il Grande (le grand) (Pau, 13 dicembre 1553 Parigi, 14 maggio 1610), è stato re di Francia, primo della dinastia Borbone. Egli é noto a molti per la sua conversione dalla fede ugonotta a quella cattolica, essendo questa condizione necessaria (anche se non sufficiente) per accaparrarsi il Regno di Francia. Figlio di Antonio di Borbone e della regina Giovanna III di Navarra, nel 1572 ereditò la corona di Navarra dalla madre, divenendo Enrico III di Navarra. Nel 1589 subentrò a Enrico III di Francia, essendo erede presuntivo per la morte del duca d'angiò, aprendosi la strada per Parigi solo nel 1594, dopo aver commesso abiura, divenendo il primo monarca del ramo Borbone della dinastia dei Capetingi ad assurgere al trono. Tutto ciò a seguito della cosiddetta guerra dei tre Enrichi, combattuta e vinta contro Enrico III, legittimo titolare del regno, ma privo di successori, e Enrico di Guisa, guida della fazione cattolica. Enrico di Navarra infatti ottenne il Regno dapprima mediante la morte di Enrico di Guisa, ucciso assieme ad altri Guisa per ordine del monarca Enrico III, timoroso del loro potere crescente. Poi, nell'aprile 1589, il re s'incontrò con Enrico di Borbone e i due strinsero un'alleanza contro la Lega Santa, capitanata dal Papa Sisto V e formata dalla nobiltà cattolica francese che mai avrebbe tollerato una Maestà protestante. In maggio la vittoria delle forze realiste e riformate contro quelle cattoliche precedette la scomunica di Enrico III da parte di Sisto V. Quando, però, Enrico III, ultimo membro del ramo dei Valois-Angoulême, morì assassinato da un giovane domenicano, Jacques Clement, senza lasciare un erede diretto, per individuare il legittimo pretenden- te alla corona di Francia secondo la legge salica si dovette risalire a Luigi IX, il Santo. Attraverso il figlio cadetto di quest'ultimo, Roberto di Clermont, si discese fino ad Enrico III di Navarra che, divenendo re di Francia, assunse il nome Enrico IV. Egli fu, come detto, il primo re francese della dinastia borbonica. Enrico si convertì al cattolicesimo il 25 luglio 1593, nella Basilica di Saint-Denis, per poter spezzare definitivamente l'unità della Lega, ancora tenace nell'opporglisi alla ricerca di candidati alternativi. In quell'occasione si dice abbia pronunciato la famosa frase: «Parigi val bene una messa». Il suo Regno fu tutto sommato un buon Regno per i francesi, contraddistinto in particolare dalla prima applicazione del concetto di tolleranza religiosa. Egli pose fine alle Guerre di religione, iniziate diversi anni prima (1562) tra cattolici ed ugonotti, nell'aprile 1598, emettendo il cosiddetto Editto di Nantes, primo esempio su vasta scala di norma di tolleranza religiosa con il quale, a certe condizioni e con certi limiti anche territoriali, veniva concessa la libertà di culto in tutto il territorio francese. Ma il marchio di re protestante non venne mai cancellato. Il 14 maggio 1610, un fanatico cattolico di nome François Ravaillac, invasato dalle teorie del legittimo tirannicidio (in precedenza, il sovrano era scampato a un tentativo di assassinio eseguito da Jean Châtel il 27 dicembre 1594), lo colpì a morte mentre si recava in carrozza all'arsenale della Bastiglia. Il corpo venne imbalsamato e sepolto nella Basilica di Saint-Denis. Durante le ubriacature riformiste della rivoluzione francese, nel 1793, la tomba fu aperta e ne venne asportata la testa, di cui si persero le tracce fino ai primi anni del XXI secolo. Nel 2008 un cranio, che si presumeva appartenere al corpo perduto di Enrico IV, riemerse a seguito di un'indagine condotta da due giornalisti francesi. I cronisti vennero a conoscenza del possessore della mummia tramite una lettera spedita da quest'ultimo allo storico francese Jean- Pierre Babelon, biografo di Enrico IV. La testa, che era stata acquistata dall'uomo (un pensionato parigino) presso un rigattiere parigino (tale Joseph-Émile Bourdais, che l'aveva acquistata a un'asta nel 1919 per 3 franchi) diversi decenni prima, fu così consegnata agli studiosi per essere esaminata. Il cranio venne con tutta evidenza staccato dal corpo nel corso del saccheggio delle tombe dei re, custodite nella basilica di Saint-Denis, decretato con provvedimento della Convenzione nazionale il 1º agosto del Il corpo, dopo essere stato esumato, fu gettato in una fossa comune ed è in questa circostanza che la testa potrebbe essere stata acquisita, forse dal conservatore museale Alexandre Lenoir, che fu presente a Saint-Denis. Un team di scienziati francesi, guidati dal medico legale Philippe Charlier, pervenne all'autenticazione del te- schio tramite l'incrocio tra dati antropologici e storici. Il raffronto computerizzato tra la tomografia assiale della testa e i ritratti più fedeli del sovrano, tra i quali una maschera di cera, conservata nella Biblioteca Sainte- Geneviève, presumibilmente il calco del viso più vicino all'originale impresso dopo la morte del sovrano, consentì di pervenire all'identificazione osteo-archeologica del teschio. I risultati dell'indagine di Charlier, condotti nel 2010, furono resi pubblici sul British Medical Journal, evidenziando la perfetta coincidenza tra il cranio e lo stampo del viso, così come con il ritratto marmoreo conservato nel Castello di Pau, ritenute tra le più fedeli attestazioni del reale aspetto del monarca. Questi esiti hanno trovato una conferma nella datazione al carbonio 14, che ha collocato il reperto in un arco di tempo tra la fine del XV secolo e la metà del XVII. Il riconoscimento è stato possibile inoltre grazie all'identificazione di una lesione ossea sopra il labbro superiore sinistro. La testa di Enrico IV è «in un buono stato di conservazione, con capelli e barba», sottolinea lo studio del «British Medical Journal», rivelando poi che il cranio

13 SETTEMBRE 2015 PAGINA 13 ha un colore dorato chiaro, «con gli occhi parzialmente chiusi e la bocca aperta». L analisi del cranio ha fatto emergere diversi tratti distintivi: una piccola macchia scura di undici millimetri di lunghezza appena sopra la narice destra, un foro nel lobo destro praticato per appendere un orecchino, come era di moda alla corte dei Valois, e una lesione ossea sopra il labbro superiore sinistro inferta al sovrano da Jean Chatel nel tentativo di omicidio nel Nel 2012 un ulteriore studio condotto dall'istituto di bio- logia evolutiva di Barcellona parrebbe aver confermato questi risultati ricorrendo alla comparazione genetica tra il DNAdella mummia e quello presuntivo del sangue di Luigi XVI. Nel 2013 dunque era tutto pronto per ricomporre il sepolcro del sovrano presso la vecchia tomba nella Basilica di Saint Denis. L'utilizzo del predicato verbale al passato é d'obbligo...la questione non é del tutta archiviata come apparentemente sembra. Altri storici, genetisti e paleopatologi (in particolare uno studio pubblicato sull European Journal of Human Genetics), hanno infatti smentito queste ricostruzioni. In particolare i genetsisti dell Università di Lovanio, nelle Fiandre, hanno effettuato nuovi test genetici su tre discendenti della famiglia Borbone (di cui due francesi). E risultato che i tre cugini presentano lo stesso profilo di DNA ma che questo non corrisponde a quello prelevato sulla presunta testa del sovrano. Non c è corrispondenza neanche con il DNA prelevato da un altro campione di sangue che dovrebbe appartenere a Luigi XVI. Il DNA prelevato all epoca corrispondeva infatti a quello attribuito a Luigi XVI, trovato su un fazzoletto che sarebbe stato bagnato nel sangue del re ghigliottinato. Tale corrispondenza non é stata riscontrata su un secondo campione. Il caso della testa mummificata di Enrico IV che nel frattempo continuerà ad essere conservata nella cassaforte di una banca, piuttosto che nel Pantheon dei re resta dunque aperto. Francesco Paolo Guarneri STORIA DEI MESI DELL ANNO Ai tempi di Romolo, primo re di Roma, l anno fu diviso in 10 mesi. Il primo mese fu dedicato a Marte, dio della guerra, marzo, il secondo a Venere, dea dell amore, aprile, il terzo ai vecchi, maggio, il quarto ai giovani, giugno, dopo avremo quintilis, sexilis, september, october, november e december. Numa Pompilio istituì l anno solare diviso in dodici mesi aggiungendo ianuarius, in onore del dio Giano bifronte, che guarda la fine e l inizio di un nuovo anno, il trionfo della luce sulle tenebre, e februarius dedicato ai morti. Numa Pompilio aggiunse così 51 giorni ai 304 del calendario di Romolo formando un anno lunare di 355 giorni. Gennaio aveva 29 giorni, febbraio 28 giorni, marzo 31 giorni, 29 aprile, 31 maggio, 29 giugno, 31 quintile, 29 sestile e settembre, 31 a ottobre e 29 novembre e dicembre. In età imperiale quintile fu dedicato a Giulio Cesare e assunse il nome di iulius e sestile quello dell imperatore Augusto con il nome appunto di augustus. Secondo Giunio Gracano la riforma del calendario fu fatta da Tarquinio Prisco. Secondo Plutarco Numa Pompilio ebbe il merito di capire la discrepanza tra anno solare, 365 giorni, e anno lunare, 355. Il re creò un mese di Calendario romano 22 giorni, Mercedinus o Mercedonius, che ogni due anni veniva aggiunto al anno lunare così da armonizzarlo con quello solare. Nel secondo mese, febbraio, dedicato ai morti, si svolgevano i riti della purificazione. I termini ferum e februare sono di derivazione sabina e significano mezzi di purificazione e purificare. Gli ingredienti della purificazione erano il farro tostato e i grani di sale che venivano presi dal Rex sacrorum, vicino alla casa del pontefice massimo, e a quella del flamen Dialis. La moglie del flamen Dialis svolgeva funzioni liturgiche parallele a quelle del marito a cui era legata da vincoli indissolubili. Ovidio riporta che questi riti di purificazione del corpo erano antichissimi già dal tempo degli avi barbuti, infatti fino al 300 a.c. portare la barba lunga era un costume tipico dei romani appunto nel 300 a.c. arrivarono i primi barbieri dalla Sicilia. Si narra che il primo romano a radersi la barba fosse stato Scipione l Africano. Le calende erano sacre a Giunone, le idi a Giove, le none prive di tutela, sono le componenti strutturali di ogni mese. Il nome kalendae è connesso con il termine calare, proclamare, convocare i pontefici annunziavano al popolo se le none sarebbero cadute il 5 o 7 del mese. In occasione delle none gli aitati e le campagne andavano in città per sapere alrex sacrifculus come erano distribuiti i giorni votati agli dei e quelli profani (la prima affissione pubblica di una lista dei giorni utili per la legis actio, lista sottratta all arbitrio dei pontefici, risale al 304 a.c. Incerta l origine di idi, forse deriva da un termine etrusco sabino, ma non è certo. Le calende, le none e le Idi sono dies religiosi interdetti anche alla celebrazione di matrimoni, da non confondere coi nefasti in cui è vietata l aministrazione della giustizia. Antonio di Janni

14 PAGINA 14 SETTEMBRE 2015 GUNUNG-PADANG La piramide più antica del mondo? Per lungo tempo si è pensato che le strutture più antiche sulla terra fossero le piramidi egizie o gli enormi muri piramidali delle terrazze della Mesoamerica, ma di esse poco o nulla si sa, né quando né da chi siano state costruite. Con il ritrovamento in Turchia, sopra una collina, di una costruzione a forma di tempietto a Gobekli Tepe, molte teorie archeologiche sono state smentite perché il sito è stato datato al a.c., rivelandosi più vecchio di 4000 anni rispetto alle strutture più antiche già conosciute. Ma una recente campagna di scavi sta dimostrando che la piramide di Gunung Padang in Indonesia è stata edificata prima. Il sito, situato a 885 metri sul livello del mare sopra una collina, fu descritto per la prima volta nel 1914 dal naturalista olandese Van de Oudheidkundige Dienst. Esso presenta una serie di terrazze, delle mura di mantenimento in pietra, è coperto da enormi pietre rettangolari di origine vulcanica e, in base a diverse tecniche di datazione, è stato edificato almeno 5000 anni a.c.e forse anche prima. Dalle prime analisi la piramide sembra essere del 5000 a C., come altre costruzioni esistenti in Asia e in Europa; la datazione radiometrica e le prove geoelettriche del 2012 hanno confermato tale data, ma presto si è compreso che Gunung-Pandang non sorge sopra una collina naturale perché all interno di essa sono state trovate camere, pozzi, terrazze e altre strutture, il tutto sepolto da secoli di sedimentazione naturale. Si è allora forato il terreno con carotaggi per stabilire una data precisa circa la loro edificazione, ma il lavoro è stato molto difficile e anche pericoloso perché la gente del posto non voleva che fosse violato quel luogo ritenuto sacro da millenni dove, secondo una leggenda, il loro re Siliwangi voleva costruire un palazzo in una notte. Tuttavia la ricerca è proseguita analizzando dei campioni che hanno fatto capire come la struttura fosse più vecchia, più grande e più profonda di quello che sembrava in principio. Con le analisi radiometriche al carbonio, la data di costruzione del sito dal 5000 anni a. C., è stata spostata dal al 23 mila anni a.c. e, se i risutati saranno confermati, la struttura al momento è la costruzione più antica esistente sulla Terra. D. H. Natawidjaja dell Istituto di Scienze dell Indonesia, coordinatore della ricerca sul sito, ha affermato: In base alla posizione orizzontale delle colonne di andesite e dal loro allineamento, possiamo concludere che esse non sono di origine naturale. La sua ipotesi è

15 SETTEMBRE 2015 PAGINA 15 finora sconosciuta e che sia forse quella della leggendaria Atlantide, descritta da Platone. AIcuni critici però continuano a dubitare sull esattezza della datazione, affermando che non vi sono elementi certi per collegare il sito o la regione con la città perduta di Atlantide, e non danno valore alle nuove prove che dimostrano l esistenza di una civiltà molto antica ed avanzata, anche se non tutto è stato scoperto su Gunung Padang, Gobekli Tepe e altri siti megalitici del mondo. Fino a pochi anni fa, si credeva che le più antiche costruzioni realizzate dall uomo si trovassero nella pianura mesopotamica, culla della prima civiltà, ma questa teoria ha avuto una prima smentita con la scoperta del sito di Göbekli Tepe, in Anatolia, datato al a.c, e quindi più antico di ben cinque millenni prima della fioritura sustata convalidata anche dal gruppo archeologico dell Università indonesiana, guidata dal dottor Ali Akbar, il quale ha confermato che nel basamento del Monte Padang si trovano strutture costruite dall uomo. Inoltre negli scavi sono stati rinvenuti materiali di riempimento tra le colonne e cemento, composto da ferro e silicio, utilizzato per riparare una colonna spezzata. Anche lo stesso tipo di materiale è stato trovato a 15 metri di profondità sui gradini del porticato superiore. Per il geologo un simile composto prevede una buona conoscenza della metallurgia da parte di chi a suo tempo ha elevato la costruzione, perché per estrarre il ferro è necessario frantumare le rocce ferrose e sottoporle ad elevatissime temperature. Anche la sabbia al quarzo, recuperata tra gli spazi vuoti delle colonne è stata datata con il carbonio in un range temporale tra il 13 mila e il 20 mila a.c., ed ha confermato la nascita del sito ad almeno anni a. C.; Il geologo D. Natawidjajai sostiene che il sito ha più di anni di età, che La prova geofisica è inequivocabile, e che Gunung Padang non è una collina naturale, ma una piramide costruita dall uomo e le sue origini risalgono a molto prima della fine dell ultima era glaciale. L enorme lavoro, fat- to anche nei livelli più profondi, testimonia le sofisticate abilità dispiegate per costruire questo sito. Posso solo concludere che questa è l opera di una civiltà perduta e avanzatissima. La ricerca ha portato lo studioso alla conclusione che quella civiltà perduta è l avanzata civiltà dell ultima era glaciale descritta da Platone, nei dialoghi Timeo e Crizia, per le analogie, le corrispondenze temporali; se la datazione è corretta, gran parte del sito di Gunung Padang è stato costruita durante l ultima era glaciale, quando prima dello scioglimento dei ghiacci l Indonesia e il Sud-Est Asiatico erano molto diversi da quelli attuali, con livelli di acqua i fino 120 metri più basso. Natawidjaja, insieme al giornalista scrittore Hancock, crede che, in quel periodo, nella regione ci sia stata una civiltà avanzata mera; altre sorprese possono esserci ancora e cambiare la storia dell uomo. Ma Natawidjaja persevera nella convinzione che la collina è una piramide, alta circa 100 metri, edificata in diversi periodi nel corso dei millenni da almeno tre diverse culture concludendo: Questo sito può significare un grande passo avanti nella conoscenza della nostra storia, dimostrando l esistenza di una civiltà che aveva la sua culla in Indonesia, distrutta da un grande cataclisma migliaia di anni fa. Non è impossibile pensare che qui si sia sviluppata una cultura avanzata quanto quella egizia, o molto più antica. il geologo così, con il sostegno del presidente indonesiano, convinto della scoperta eccezionale, continua le ricerche sul sito considerato di importanza nazionale. Carla Amirante

16 PAGINA 16 SETTEMBRE 2015 LA LUNA É ABITATA? I Seleniti nella letteratura fantastica Nel sistema tolemaico, il cosmo era suddiviso in una serie di sfere concentriche, di cui la terra occupava quella centrale e, tutt intorno ad essa, si estendevano otto sfere, corrispondenti ai sette pianeti e, l ultima, alle stelle fisse. La Luna, immediatamente contigua alla sfera della Terra, era considerata un pianeta, come d altronde anche il Sole. Fin dall antichità ci fu chi suppose che la Luna fosse un pianeta abitato, raggiungibile in modi più o meno fantasiosi: tra questi, sia pure a scopo satirico, lo scrittore Luciano di Samosata (120 ca. 180/192). L interesse per la Luna si rinfocolò sul finire del Cinquecento con le osservazioni astronomiche di Keplero e Galilei. Riprese quindi vigore il filone dei racconti fantastici sulla Luna, che è poi giunto attraverso la letteratura fantascientifica fino ai giorni nostri, perlomeno finché lo sbarco di uomini sul nostro satellite non ha tolto fascino all argomento, confinandolo nell arido campo della scienza. Essenzialmente, la letteratura fantastica sulla Luna si sviluppa attraverso tre filoni: il viaggio, l incontro con esseri extraterrestri, la colonizzazione. Qui interessa il tema dell incontro: vedere cioè, attraverso testi letterari di valore diverso ma mai scarso, come sono stati immaginati i Seleniti. Torniamo al già citato Luciano con la sua opera in due libri Una storia vera. Dopo un fortunoso approdo della sua nave sulla Luna, fino alla quale l aveva sollevata un enorme onda di una tempesta marina, il protagonista incontra il re del luogo, Endimione, un uomo che, rapito dalla Terra, era stato portato sulla Luna, della quale era poi divenuto sovrano. Il suo esercito, con il quale intraprende una guerra vittoriosa contro il regno del Sole, è formato da centomila guerrieri, di cui ottantamila uomini cavalcanti ippogrifi, e ventimila a cavallo sugli Erbalati, «uccelli grandissimi che invece di penne sono ricoperti di foglie e hanno le ali simili a foglie di lattuga»; inoltre erano venuti in aiuto dall Orsa trentamila Pulciarcieri, che cavalcavano pulci grandi ciascuna quanto dodici elefanti, e cinquantamila Corriventi, fantaccini che volano senz ali facendo gonfiare dal vento le loro lunghe gonnelle. Del Cinquecento è il poema di LodovicoAriosto L Orlando furioso, nel cui canto XXIVAstolfo, sul carro di Elia, va sulla Luna a riprendere il senno di Orlando, diventato folle per la delusione d amore datagli da Angelica. Mentre si parla delle città lunari, scarse sono le descrizioni dei Seleniti: si citano soltanto ninfe dei boschi e «serpi con faccia di donzella». Nel Seicento, troviamo il romanzo L autre monde ou les Ètats et empire de la lune, dello scrittore e filosofo Savinien Cyrano de Bergerac ( ), pubblicato postumo nel Il protagonista, dopo un primo fallito tentativo di sollevarsi mediante l evaporazione di gocce di rugiada contenute in ampolle che ha assicurato alla sua cintura, giunge sulla Luna grazie alla spinta di razzi bengala. Qui si incontra con i Seleniti, che hanno una larga dentatura e un lungo naso, cosicché quando vogliono sapere l ora aprono la bocca ed espongono al sole il naso, che funziona come lo gnomone di una meridiana segnando l ora con la sua ombra sui denti. Nonostante le sue disavventure (scambiato per uno struzzo, viene messo in gabbia), descrive la Luna come un paese ideale, in cui i versi delle poesie valgono come moneta. Di un secolo più tardi è il libro umoristico Baron Munchausen s Narrative of his Marvellous Travels and Campaigns in Russia, noto anche come The surprising adventures of Baron Munchausen. Pubblicato a Londra nel 1785 da Rudolf Erich Raspe riprende una serie di storie accresciutesi nel

17 SETTEMBRE 2015 PAGINA 17 scuro e dall'aspetto triste. Guardano la Terra per purificarsi. Sulla parte opposta, invece, ci sono abitanti che hanno veri e propri corpi, ma strutturati diversamente da quelli degli uomini terrestri al fine di resistere al terribile freddo e all'insopportabile calore. Hanno una vita fortemente interiore e meditativa, vivono in caverne sotterranee oppure in grotte e spelonche entro le montagne e si cibano di piante da radici, come ad esempio patate, rape, carote, che vengono seminate all'alba e si maturano alla fine del "giorno", ossia il ciclo lunare di quattordici giorni. I Seleniti sono alti poco più' di sessanta centimetri e assomigliano alquanto agli abitanti che, sulla terra, vivono nelle regioni polari artiche. Il maschio è più robusto della femmina, quanto un uomo terrestre lo e' rispetto a un fanciullo detempo e raccolte da un autore anonimo nel 1781, tutte ispirate ad un personaggio realmente vissuto, Karl Friederich Hieronimus ( ), militare e famoso spaccone; un edizione del 1862 fu illustrata da Gustave Doré. Dopo un primo viaggio per recuperare una scure d argento che aveva lanciato contro i Turchi ed era finita sulla Luna, che raggiunge arrampicandosi su una pianta di fava cresciuta in un minuto fino a quell altezza, il Barone effettua un secondo viaggio per conoscerne gli abitanti. Trova uomini di enorme grossezza che cavalcavano su avvoltoi con tre teste: essi, narra, si servono di enormi ravanelli come giavellotti e hanno per scudi teste di funghi. Gli uomini nascono dagli alberi che producono noci dai malli durissimi: gettandoli in acqua bollente, si aprono e ne escono creature vive. Quando invecchiano, si sciolgono nell aria e svaporano. Hanno un solo dito per mano e portano la testa sotto il braccio destro: i notabili, quando viaggiano, spediscono soltanto le loro teste. Si servono del ventre come di un sacco e possono levarsi gli occhi e porli sulla punta delle dita. Vi è un gran commercio di occhi. In conclusione, la letteratura fantastica classica non sembra prendere troppo sul serio i Seleniti, come invece faranno, più tardi, vari autori di fantascienza. Antesignano di questi ultimi è lo scrittore inglese Herbert George Wells, che nel suo romanzo del 1901 I primi uomini sulla Luna (The First Men in the Moon) immagina che due amici, grazie all invenzione di uno di essi, lo scienziato Cavor, di una sostanza chiamata cavorite in grado di vincere la gravità, costruiscono con essa una navicella e riescono a giungere sulla luna, scoprendo che il satellite è abitato grazie ad un atmosfera respirabile, ma più rarefatta di quella terrestre. I seleniti sono descritti come abitanti in caverne sotterranee intercomunicanti per difendersi dall escursione termica della superficie; hanno un corpo umanoide ma più fragile, con una testa simile a quella degli insetti, senza naso e orecchie, con occhi sporgenti sui lati e un collo snodato in tre punti. La società lunare è divisa in classi, a cui i seleniti vengono assegnati dall'infanzia: l educazione è tesa a far sviluppare al massimo in un individuo l'abilità che più gli è utile per il suo lavoro e a reprimere severamente ogni inclinazione diversa. In conseguenza, conformemente al principio l uso sviluppa l'organo, ogni individuo sviluppa al massimo le parti del corpo e le aree del cervello che sono utili al suo compito nella società, mentre le altre rimangono atrofizzate. La classe aristocratica è costituita da intellettuali che, grazie all assenza di scatola cranica, hanno potuto sviluppare un cervello enorme: la massima autorità della luna è il Gran Lunare, dal corpo atrofizzato e con un cervello di quattro o cinque metri, su cui vengono periodicamente versati liquidi rinfrescanti. Terminiamo questa breve rassegna facendo un passo indietro in direzione di un diverso genere letterario, per incontrare un singolare mistico austriaco, Jakob Lorber ( ), autore del libro La Luna. Vi si sostiene che la Luna sia abitata: gli abitanti del satellite che si trovano sulla parte sempre rivolta al nostro pianeta, sono le anime dei fanatici materialisti vissuti sulla Terra. Hanno una specie di corpo di una consistenza molto vaporosa, sì da apparire quasi del tutto trasparente, sono piccoli di statura, di colore grigio cenne. Per tale ragione i maschi sono di una tenerezza estrema con le loro donne, e le portano a cavalcioni sulle spalle. La donna partorisce solo due volte in tutta la sua vita: una di giorno generando quattro maschi, e una di notte generando quattro femmine. Sono dotati di una seconda vista e vengono istruiti a conoscere Dio. Gianfranco Romagnoli In occasione della dichiarazione dei redditi contribuisci con il 5 x mille scrivendo il Codice Fiscale del CE.ST.E.S.S-Onlus Il CE.ST.E.S.S.-Onlus (Centro Studi Economici Sociali Sicilia) si occupa di beneficenza. Ha supportato la costruzione dell ospedale S. Giorgio ad Hoima in Uganda per la Delegazione Sicilia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio, ha restaurato l organo monumentale della Basilica Costantiniana la Magione a Palermo e contribuisce attivamente alla distribuzione di generi alimentari per i poveri in collaborazione con le parrocchie. Ha contribuito anche con l Arcidiocesi di Palermo per l edificazioni di nuove chiese. AIUTACI AD AIUTARE CHI SOFFRE

18 PAGINA 18 SETTEMBRE 2015 Formazione alla fede e alla vita cristiana/32 A cura di Mons. Gaetano Tulipano già Direttore della Scuola Teologica S. Luca Evangelista della Arcidiocesi di Palermo PER NOI UOMINI E PER LA NOSTRA SALVEZZA DISCESE DAL CIELO, E PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO SI E INCARNATO NEL SENO DELLA VERGINE MARIA E SI E FATTO UOMO Quest evento dell Incarnazione del Figlio di Dio, chiamato dall apostolo il grande Mistero della pietà (1Tm 3,16), non è da intendere come se Gesù Cristo fosse metà divino e metà umano, né che sia la combinazione di un miscuglio divino e umano, ma come una vera e reale incarnazione in cui, l unigenito Figlio di Dio, avendo assunto la forma umana, è divenuto veramente e realmente uomo, rimanendo veramente e realmente Dio. Questa è la vera interpretazione dell Incarnazione del Figlio di Dio venuto nella carne, predicata e insegnata dagli apostoli sin dal principio (1Gv 4,2-3;2Gv 7) ai credenti delle varie comunità cristiane. La fede in Cristo Gesù, nella sua divina Incarnazione, insegnata e fissata nella regola della fede e celebrata nella liturgia, sin dal II secolo iniziò a essere sottoposta a una prima riflessione teologica dai Padri della Chiesa, a causa dell insorgere delle prime eresie. Pertanto adesso, dopo aver considerato l apporto del Padri Apostolici ed Apologetici, vedremo sinteticamente il contributo del Padri dei primi sette Concili Ecumenici che, dal IV all VIII secolo, con l aiuto dello Spirito Santo, hanno dovuto indagare profondamente l intelligenza delle Sacre Scritture per ricevere rivelazione e sapienza di questo mistero unico e singolare della fede cristiana per custodirlo, proteggerlo, illustrarlo e argomentarlo rettamente ai membri fedeli della Chiesa e difenderlo dagli eretici che lo negavano o lo interpretavano e lo diffondevano in maniera errata e non conforme al dato rivelato. I PADRI APOSTOLICI Sul finire del primo secolo e all inizio del secondo, durante il periodo dei Padri Apostolici, sorsero le prime eresie sia in ambiente giudaico-cristiano sia in quello ellenista. I primi negavano la divinità di Gesù, gli altri la sua umanità. Infatti, nel contesto giudaico-cristiano di rigida fede monoteista, il solo Dio riconosciuto tale era Jahvè, per cui Gesù non poteva essere il Figlio di Dio. Costoro, dunque, avversavano la divinità di Gesù, lo consideravano unicamente o un angelo, oppure un profeta o un messia prescelto e adottato da Dio e unto dal suo Spirito per l opera che gli aveva affidato. Fu il sorgere dell eresia adozionista avviata dagli ebioniti, seguita dagli elcasaiti e da altri eretici. Nel contesto cristiano ellenista, dove si pensava con categorie dualiste di materia e di spirito, per alcuni era inconcepibile, scandalosa e indegna del Figlio di Dio l Incarnazione, il suo divenire carne. Pertanto non era da accogliere la verità della sua vera umanità. Sorse così l eresia docetista che riteneva apparente l umanità di Gesù. Per i Padri Apostolici l eresia ebionista e docetista andava contro la vera identità di Gesù e inficiava la sua opera salvifica I PADRI APOLOGISTI Nel II e III secolo, in difesa della persona del Cristo Lògos, rivelato nel prologo di Giovanni, nel suo rapporto con Dio, il Padre, con il mondo creato e con gli uomini e per la loro salvezza, i Padri Apologisti dovettero contrastare con le eresie dello gnosticismo e del modalismo; eresie nate in un periodo in cui la Chiesa era impegnata nella sua fase organizzativa e che, come quelle precedenti, attentavano al mistero dell Incarnazione. Lo gnosticismo fu un movimento religioso sincretista precristiano, la cui dottrina fu accolta nell ambiente cristiano dando origine a una eresia velenosa e pericolosa per la vera fede nel Cristo Lògos. Tale eresia proponeva innanzitutto una visione dualista del mondo diviso in due dimensioni: superiore e inferiore. Quello superiore era suddiviso in tre ordini: il primo era abitato da un Dio santo, buono, il Padre, l Essere Assoluto, Invisibile, Trascendente, Inaccessibile che non poteva comunicare con la realtà creata perché, questo mondo materiale, non gli apparteneva perchè non era stato creato da lui. Il secondo ordine era abitato dal Demiurgo, un anti Dio, il Creatore del mondo materiale, il principio del male, il datore della Legge. Il terzo ordine era abitato da tutti gli altri Esseri celesti, generati per emanazione dal primo Dio e da lui inferiori e dipendenti. Tra costoro eccelleva il Cristo preesistente, chiamato il Lògos di Dio. (continua)

19 SETTEMBRE 2015 PAGINA 19 BREVE STORIA DELLA SICILIA di Michele Antonino Crociata 8ª Puntata e della Sicilia orientale Messina cadde nell 843. Nell 848 fu presa Ragusa, vinta soprattutto dalla carestia. Caddero successivamente Caltavuturo, Butera, Noto, Scicli, Troina ecc. Siracusa fu conquistata al termine di un assedio davvero implacabile che comportò, fra l altro, il massacro di cinquemila abitanti e la riduzione in schiavitù dei sopravvissuti. Fra le vittime ci fu anche il vescovo Teodoro. Il tiranno Ibrahim, in particolare, fu tra i più crudeli. Fra l altro egli in persona determinò il martirio di quattro siracusani: Giovanni, Andrea, Pietro ed Antonio. Resi schiavi dopo l espugnazione della città e condotti in Africa, egli fece di tutto per farli diventare musulmani fino a credere di esserci riuscito ed affidò loro alcune responsabilità nei pubblici uffici. Essi, però, erano rimasti cristiani e clandestinamente praticavano con fervore la fede cattolica. Scoperti e denunziati, furono da lui condannati a crudelissimi tormenti. Pietro ed Antonio, totalmente denudati e legati ai piedi, vennero ripetutamente e spietatamente battuti con verghe in tutte le parti del corpo. Quindi, scortati da molti soldati e sanguinanti, furono condotti in giro per tutta la città sopra un asino, mentre essi pregavano e lodavano Gesù. Messi in carcere, ebbero le mani, le braccia, i piedi e le gambe spezzati. Accesi, poi, dei carboni, da un fabbro ferraio con tenaglie roventi furono ulteriormente sacrificati ed infine fatti morire. Andrea fu, a sua volta, decapitato ed il suo corpo bruciato con i corpi degli altri due. Giovanni ebbe una lancia trafitta nel petto e, mentre il martire levava gli occhi al cielo in preghiera, Ibrahim lo finì con un altro colpo che gli spaccò la testa. A causa della resistenza autoctona, pertanto, gli occupanti impiegarono ben 137 anni per impadronirsi della Sicilia intera. Taormina fu conquistata nel 902 e durante il saccheggio fu ucciso anche il vescovo Procopio. L ultima città espugnata fu Rometta (Messina). L assedio di Rometta Si trattava di una città fornita di mura alte e resistenti e, pertanto, per lungo tempo fu inespugnabile. Ma anche i suoi abitanti erano persone assai risolute e decise a tutto pur di non arrendersi agli assalitori musulmani. I conquistatori, allora, disperando di prendere Rometta per assalto, pensarono di ridurla alla fame. Si fermarono, quindi, attorno alle mura della città e, rafforzate le loro trincee, vi rimasero quasi un anno. Verso la metà di Ottobre dell anno 964 arrivarono in soccorso di Rometta una flotta da Costantinopoli ed un esercito bizantino (in tutto uomini), che riuscì ad occupare Messina. Mentre i bizantini cercavano di occupare con la flotta la costa settentrionale dell isola sino a Termini Imerese, il loro esercito di terra, guidato da Manuele Foca, marciò in soccorso di Rometta. All alba del 24 Ottobre ci fu lo scontro con i saraceni. Al rumore di questa battaglia, allora, i cittadini di Rometta scesero anch essi ad attaccare il nemico nella valle, ma quest ultimo riuscì a ricacciarli dentro le mura della loro città. Verso mezzogiorno, però, i musulmani riuscirono a mettere in fuga i bizantini e ne fecero orrenda strage. Fra i morti ci fu anche Manuele Foca. Più di diecimila furono i morti e pochissimi riuscirono a salvarsi scappando. Ma gli eroi di Rometta tennero fermo anche dopo la sconfitta bizantina, anche se la mancanza di cibo provocava fra loro moltissimi decessi, soprattutto fra vecchi, donne e bambini. Era già entrato l anno 965 ed i superstiti insistevano nel combattere, ma a Maggio gli assalitori riuscirono ad appoggiare le scale alle mura, entrarono in città e fu una strage impressionante. Gli uomini furono tutti passati a fil di spada, le donne ed i bambini furono ridotti in schiavitù e la città fu spietatamente saccheggiata. A Rometta si erano rifugiati anche molti profughi cristiani delle varie parti della Sicilia. Lo sterminio nel Vallo di Mazara Nell anno 940 furono sterminati quasi tutti i cristiani del Vallo di Mazara e i borghi, le campagne e i castelli devastati. Con il ferro e con la fame, dunque, i saraceni furono spietati anche contro i siciliani dell Ovest. I luoghi e le proprietà private vennero, poi, interamente occupati dai saraceni civili, che i conquistatori fecero appositamente venire dall Africa settentrionale. Quasi tutta la parte occidentale della Sicilia, da loro denominata, appunto, Vallo di Mazara, fu in tal modo abitata di preferenza dai musulmani, essendo la terra siciliana più vicina all Africa, loro terra di provenienza, ed essendo stata anche la prima ad essere conquistata. I vinti, del resto, almeno quelli sopravvissuti, per non morire si erano trasferiti in maggioranza più a Est e tanti addirittura erano riusciti ad approdare in Calabria. Molti di quelli rimasti, costretti a pesanti tassazioni suppletive in quanto cristiani, per non morire di fame e di vessazioni si fecero musulmani. I rimanenti cristiani, piccola minoranza, continuarono, tuttavia, a vivere in clandestinità o in semiclandestinità con i loro vescovi e preti. Quando, a partire dal 1060/ 61, cominciarono ad arrivare i Normanni, infatti, essi trovarono a Palermo il vescovo Nicodemo nella chiesetta di Santa Domenica fuori città ed in luogo solitario. In età saracena, quindi, rimasero in Sicilia cristiani e chiese, ma in numero assai sparuto ed in grande decadenza. Riuscirono a sopravvivere anche alcuni monasteri, nei quali, pur in mezzo a notevoli restrizioni, furono presenti ed operanti santi monaci come Leoluca da Corleone, Saba, Cristoforo e Macario da Collesano e Vitale da Castronovo. Fine di Eufemio La sorte di Eufemio fu davvero miseranda. Due anni dopo lo sbarco saraceno, fu tradito da due suoi amici d infanzia, che gli si presentarono ad Enna dicendogli di volerlo riconoscere re di Sicilia. Lo abbracciarono e, mentre uno gli teneva affettuosamente la testa avvinta fra le proprie braccia, l altro lo colpì con la spada alla nuca. L emirato I saraceni, impadronitisi dell isola, confiscarono ogni cosa, suddivisero tutto fra di loro e solo in piccola parte lasciarono alcune terre in affitto o in enfiteusi ai siciliani. In Sicilia fu così costituito un emirato arabo, che suddivise amministrativamente l isola in tre

20 PAGINA 20 SETTEMBRE 2015 valli: val di Mazara, Val di Noto e Val Demone. Attraverso l uso della violenza fu anche intrapresa una capillare islamizzazione dei siciliani. Quasi tutte le chiese, come già scrtto, furono trasformate in moschee ed alla minoranza cattolica rimasta fu imposta una particolare tassa per il culto chiamata gèzia o testatico (quante teste, tanti tributi all interno della stessa famiglia). Questo sopruso strozzò in pratica le superstiti famiglie cristiane, in genere numerose, riducendole all elemosina e costringendo molte di esse ad abbandonare la fede cattolica a vantaggio di quella musulmana e così potere almeno sopravvivere. Quando, infine, la presenza cattolica fu ridotta al lumicino, i saraceni diventarono tolleranti. Molti, però, furono i tentativi di resistenza antimusulmana. La ribellione meglio organizzata fu quella capeggiata da frate Elia da Enna, che nell 882 riuscì addirittura a battere gli arabi a Caltavuturo (Palermo), ma poi fu sconfitto. La Sicilia negli anni dell emirato L epoca cosiddetta araba della storia della Sicilia fu caratterizzata anche da un progresso nella coltivazione intensiva dei campi. Furono, fra l altro, avviati alcuni processi di canalizzazione delle acque ( gebbie ), di coltura degli agrumi, dei frutteti, delle piante aromatiche e medicinali, della canna da zucchero. Furono altresì costruite fuori città alcune ville bellissime dove i magnati saraceni amavano spesso soggiornare. Prosperarono anche la pastorizia e i commerci marittimi. Venne meno, però, l allevamento dei maiali e di molti altri animali, sostituito dall allevamento delle capre. In quegli anni, inoltre, fu provocata la desertificazione di molte terre interne, fu abolita la viticoltura e, conseguentemente, sparì del tutto l uso di bevande alcoliche, compreso il vino da tavola. In ambito culturale gli arabi favorirono la letteratura, la giurisprudenza, la medicina, l astronomia, la geografia, la matematica, l ottica e, solo in piccola parte, l architettura. Scultura e pittura, al contrario, scomparvero quasi del tutto. Tentativo di riconquista bizantina Nel 1025 la riconquista bizantina fu progettata dall imperatore Basilio II e tentata poco dopo dal generale Giorgio Maniace. Il medesimo tentativo fu successivamente effettuato da Stefano, fratello dell imperatore Michele IV, in collaborazione con lo stesso Maniace. Riconquistate Messina e Siracusa, l impresa, però, non fu portata a termine ed essi dovettero ritirarsi nel continente. Fine dell emirato arabo L emirato arabo fu innanzitutto indebolito dalle lotte intestine tra i vari capi e capetti locali, chiamati Kaìd. Fu, infine, sopraffatto dalla conquista normanna iniziata nel 1060/ 61. SECONDA PARTE DALL ETÀ NORMANNA ALLE SOGLIE DEL SEC. XX I Normanni Capitolo I Il regno degli Altavilla La costituzione del regno normanno in Sicilia porta il nome di due grandi uomini, padre e figlio, ambedue di nome Ruggero ed appartenenti alla famiglia Altavilla proveniente dalla Normandia. Il padre, conosciuto come il Gran Conte, creò le premesse di un regno destinato a vera gloria; il figlio, divenuto Re di Sicilia con il nome di Ruggero II, fu il vero e degno continuatore dell opera del padre. Grazie a loro, infatti, i saraceni furono ricacciati in Africa settentrionale, da dove erano giunti, e fu istituita e consolidata una monarchia sotto ogni punto di vista splendida e possente che, oltre alla Sicilia, comprendeva anche l intera Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania e Calabria). Sotto i Normanni e grazie anche al mandato ricevuto dal papa, che aveva nominato Legato Apostolico il re di Sicilia, conferendogli con ciò la giurisdizione diretta sulla Chiesa fu intrapresa la rievangelizzazione dell isola, fu costituito un vero e proprio Stato con caratteristiche moderne e fu, infine, data vita al primo vero parlamento della storia in età cristiana (anno 1130). Anche il concetto, ancor oggi vivente, di Nazione Sicilia si deve effettivamente alla creazione di questo regno. La tolleranza Il regno degli Altavilla, appunto perché cristiano, non fu esclusivo bensì inclusivo delle diversità etniche e religiose. Sotto i normanni, infatti, i musulmani rimasti in Sicilia godettero di piena libertà di culto ed anche gli ebrei vissero in regime di tolleranza. Musulmani ed ebrei, anzi, furono accolti persino a palazzo reale, assumendo con i cristiani diversi incarichi di rilievo e di prestigio. L espansione del potere normanno Il regno normanno riuscì ad estendersi anche su molte terre non italiane ed, in particolare, a Sud conquistò la Tunisia e, ad oriente, invase l Acarnaia, l Etolia e la Boezia. Prese anche Tebe e Corinto e si spinse sino ai Dardanelli, costringendo ad un trattato di pace (1152) l imperatore bizantino. In breve, cioè, il Regno di Sicilia diventò quasi un impero. Ruggero II morì sessantenne il 26 Febbraio Cultura ed arte Nel regno normanno la lingua ufficiale fu il francese, ma furono molto coltivati anche il latino, il greco, l arabo e l ebraico. La corte diventò presto un grande centro di espansione degli studi ed in essa trovarono ospitalità e promozione artisti e dotti di varie etnie e religioni senza discriminazione alcuna fra cristiani e non cristiani. Fu questo il tempo in cui sorsero, oltre al palazzo reale, le bellissime cattedrali di Palermo, Monreale e Cefalù e a Palermo, in particolare, la chiesa della Martorana, il castello della Zisa, nonché il noto stile architettonico denominato arabo-normanno. Questo stile fu detto arabo, in quanto vi lavorarono anche alcuni architetti arabi; fu normanno, in quanto promosso dagli Altavilla e finanziato dal loro governo. Dopo Ruggero II Morto Ruggero II, cinse la corona, dal 1154 al 1166, il figlio Guglielmo I, soprannominato il Malo, e, dopo di lui, fu re Guglielmo II ( ), detto il Buono. Quest ultimo, privo di eredi maschi, promosse il matrimonio della principessa Costanza d Altavilla, figlia di Ruggero II, con il principe tedesco Enrico VI, figlio dell imperatore Federico Barbarossa; ma, dopo la sua morte, la successione fu tormentata da sanguinose lotte fra parenti. Regnarono, infatti, il normanno Tancredi d Altavilla, conte di Lecce, dal 1189 al 1194 e, dopo di lui, brevissimamente e solo formalmente, il figlio piccolino Guglielmo III (1194) sotto la reggenza della madre. Enrico VI, infatti, e Costanza riuscirono a sedere presto sul trono di Sicilia. Enrico, però, morì dopo soli tre anni e per un anno rimase reggente la moglie in attesa della maggiore età del figlio Federico. Costanza, tuttavia, morì prima del previsto (1198), quando ancora Federico era bambino. Il papa, allora, ne assunse la tutela. (continua)

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