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3 in questo numero RomaLive Pubblicazione mensile ANNO 3 n 5 - maggio/giugno 2007 registrazione tribunale di Roma 110/2005 del 24/03/2005 Editore: Sergio Di Mambro Direttore Responsabile: Sergio Di Mambro Consulenti di redazione: Domenico Dell Omo Redazione: Viale degli Eroi di Rodi n. 214 Tel. 06/ Grafica: Fabiana Falconi Fabio Zaccaria Stampa: Ripoli snc editoriale - di Sergio Di Mambro 4 Pontificano veleno e disprezzo all interno 12 6 Cinema: Mio fratello è figlio unico 10 Planet Cinema 11 Cinema: I Fantastici 4 e Silver Surfer 12 Cucina: Acqua, farina e Itineraria: l A.I.D. incontra il Liceo Scientifico Morgagni 15 Hanno collaborato: Valeria De Rentiis, Stefano Ursi, Fabrizio Piciarelli, Fabio Zaccaria, Marta Cecchini, Francesca Colaiocco, Barbara Frascà Musica: Perturbazione in arrivo! 15 Teatro: Sarto per signora 16 Simone De Magistris: un pittore visionario tra Lotto ed El Greco 17 Riletture... Perdersi a Roma 18 Motori: Jaguar C-XF 20 Inchiesta: prostituzione: che fare? (parte prima) 26 Ipost: intervista al Commissario Straordinario Giovanni Ialongo 18 Per la pubblicità su RomaLive e i suoi supplementi, telefonare al numero: oppure inviare una mail all indirizzo La direzione si riserva di valutare i testi pervenuti. Il materiale non verrà restituito. Finito di stampare nel mese di giugno Domenica andiamo per... meteoriti e stelle 29 Wine & Food for life, insieme per l Africa 30 La Regione Informa 10 Libreria Giornali e riviste Ramozzi Clara Via Bravetta, 250 Edicola Giornali di Catenacci Marco Via Silvestri alt.336 Edicola Bartolucci Adriana Via Casetta Mattei, 219 Alva di Casucci G. P.zza R. Pilo Farmacia Benassai Viale dei Quattro Venti 73C distribuzione Edicola Quotidiani e riviste Alviti Armando V.le dei Quattro Venti Edicola Migliaccio Laura Via Donna Olimpia, 218 Edicola Quattro Venti di Tortorici Giulia & C. sas Via dei Quattro Venti, 115 Edicola Pierantoni Paolo Via Portuense, 792 Edicola Grilli Maurizio P.Donna Olimpia

4 editoriale: Pontificano veleno e disprezzo [ a cura di Sergio Di Mambro ] Sempre più spesso i media si occupano di scuo - la, bacchettoni nazionali pontificano sui giovani ed emettono sentenze tali da far accapponare la pelle. La scuola sembra, secondo loro, uno zoo di belve feroci, animali in branco senza dignità, meta, ideali. In realtà la situazione è ben diversa e il degrado sociale è figlio proprio di questi bacchettoni, di un sistema di comunicazione votato al degrado sociale e alla creazione di modelli fatiscenti e accomodanti per le agenzie pubblicitarie. Oggi i giovani sono aggrediti in ogni luogo e in ogni dove: in casa con la televisione e i miti comportamentali che cercano di imporre, all esterno da una società violenta e distruttiva che cerca di annientarli. Loro, spesso soli e indifesi, manifestano il disagio nei modi più plateali e spesso violenti. Mi viene da ridere quando penso ai Kit mi - lanesi o ad altre forme di coercizione, perché di violenza si tratta. La vogliamo dire tutta? I genitori attuali sono figli di un periodo particolare della nostra storia, gli anni 70, 80, 90, in quegli anni una serie di manipolazioni mentali messe in campo dalla politica e dai media, ha fatto strage di giovani, con droga, alcool, ecc. Oggi quei genitori sono i papà, le mamme, che spesso non riescono a nascondere ai loro figli il proprio consumo quotidiano, o le bottiglie giornaliere. Sono spesso i figli a dire ai genitori di smettere, di smettere per loro. Le promesse si perdono nella successive sniffate, spinelli o bottiglie. Purtroppo oggi i giovani sono macelleria sociale e spesso i loro occhi sono spenti e persi nel vuoto, in una solitudine infinita. Il loro grido di dolore, di aiuto, a volte diventa violenza. Mi dispiace dirlo, ma i veri malati sono gli adulti: professori, genitori, sociologi, conduttori televisivi. Del sistema politico non parlo, mi vergogno a pensare cosa, non chi, governa il nostro paese e pretende di creare le linee guida per una società futura migliore. Forse dovremmo lasciare ai giovani la libertà di programmare il futuro, e metterci noi in panchina, visti i disastri che abbiamo fatto e continuiamo a fare. Mi vergogno a pensare che in Italia bambine e bambini vengono violentati e spesso sono in strada a prostituirsi. Mi vergogno quando le inchieste di pedofilia finiscono sempre allo stesso modo: con l assoluzione dei manovali, visto che i mandanti non vengono mai toccati, o sfiorati. Mi vergogno a pensare come nelle più alte sfere si nascondono i macellai dell infanzia. Vorrei ag - giungere che per fortuna non tutti i genitori guardano inerti alla distruzione dell innocenza e spesso sono in prima linea per difendere i propri figli. Spero che aumentino. In questo numero abbiamo cercato di capire perché nel 2007 ci sono ancora ragazze sfruttate sulle strade. A pagina 20 troverete l intervista a Don Oreste Benzi, insieme ad alcune vit - time dello sfruttamento. 4:romalive

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6 Tratto dal romanzo di Antonio Pennacchi "Il fasciocomunista", Mio fratello è figlio unico di Daniele Lucchetti è la storia di Accio Benassi (Elio Germano), ventenne negli anni '60 di Latina (all'epoca Littoria). Fascista dichiarato, giovane incazzato, ribelle, attaccabrighe, goffo, innamorato, illuso e ignorante. Accio si confronta e scontra con la politica degli anni post-fascisti. Insieme a Manrico (Riccardo Scamarcio), fratello maggiore e con un ideale completamente diverso dal suo, crede di sapere ciò che vuole. Nel libro di Pennacchi Accio, che negli anni '50 era un modo per dire [ a cura di Valeria de Rentiis ] "cattivo ragazzo", passa dal fascismo ai centri sociali per delusione. Ruolo importante copre la madre (Angela Finocchiaro) e Mario Nastri (Luca Zingaretti) che cercano d'indirizzare Accio nella giusta direzione. In un'ora e quaranta riuscirete ad entrare nell'atmosfera sessantottina, complici anche le musiche (da "Ma che freddo fa" e "Amore disperato" di Nada a "Riderà" di Little Tony) nono stante il titolo del film sia preso dalla canzone celeberrima di Rino Gaetano del Abbiamo chiesto al regista Daniele Lucchetti di raccontarci qualcosa in più sulla scelta di realizzare questo film. MIO FRATELLO E' FIGLIO UNICO "Perché non ha mai criticato un film senza mai prima vederlo "

7 Daniele, come e quando hai scelto di dedicarti a questo progetto? All'inizio è stato complesso capire non tanto come fare il film, quanto individuare le ragioni profonde che mi avevano appassionato nella lettura del romanzo. La risposta a tale questione è nel film. L'aver individuato, in un romanzo lungo e complesso, una possibile linea che mettesse me in relazione profonda con la storia è stata la chiave di avvio del lavoro. Ho cominciato a convincermi che quel personaggio - raccontato da Pennacchi - non era solo un pezzo della sua biografia, ma di una biografia italiana più generale. Di un pezzo di Italia fatta di esclusi, di fratelli minori, di ragazzini di cui nessuno aveva il tempo di occuparsi. Di ragazzi intelligenti che hanno preso la cattiva strada, che hanno obbedito a parole d'ordine efficaci e superficiali solo perché erano alla ricerca di una identità, di un amico che li ascoltasse, di qualcuno con cui condividere il proprio tempo. Questa chiave "umana" e non necessariamente politica mi ha aiutato a trovare una strada personale ed emotivamente "mia" nella costruzione di questa storia. Mio fratello è figlio unico non è un film politico. È un film di esseri umani che amano, soffrono, ridono e fanno anche politica. Il film non prende posizione politicamente: racconta di persone che prendono posizione. Questa credo sia stata la mia chiave. L'elemento umano, affettivo ed emotivo al centro di tutto. Nella sceneggiatura sei tornato a collaborare con Sandro Petraglia e Stefano Rulli. Come è cambiato, se è cambiato, negli anni il vostro modo di lavorare, il linguaggio e le stesse tecniche di scrittura? Con Sandro e Stefano il rapporto è sano e vitale. Ci si contraddice, si discute, ognuno difende le sue posizioni. Diciamo che a loro è assegnato il compito di tenere dritta la barra del timone mentre il mio è quello di supplicarli a divagare, di esplorare di qua e di là, di costringerli a mutare la rotta. La risultante di queste due rotte è il nostro percorso comune. Quando abbiamo cominciato a lavorare a questa storia ho comunicato loro che avevo intenzione di fare un film più reale e autentico di altre volte. In questo sono tato capito, incoraggiato e aiutato a comprendere quando nella scrittura mi stavo allontanando troppo da questa intenzione. Qui siamo dalle parti della commedia che, secondo la migliore tradizione del cinema italiano, tiene d'occhio le evoluzioni civili e sociali del Paese. Ti sembra un genere di commedia destinato a rifiorire o ti appare invece marcato da episodi perlopiù occasionali? Sinceramente non mi sono mai preoccupato di rientrare in un genere e se il film appartiene alla zona commedia lo è perché evidentemente c'è nel mio modo di narrare un tendere spontaneo all'affettuoso ritratto dei personaggi. Non mi sento mai superiore ai miei personaggi, ma ne racconto le ingenuità con sincero rispetto. Altre volte ho fatto film con l'intenzione di essere divertente in maniera quasi sistematica (ad esempio ne La scuola). Stavolta invece il sorriso nasce dall'affetto. Affetto di cui ho bisogno anche per creare empatia con i personaggi e per poterli seguire con interesse, pure quando nel film non si può più ridere, perché la storia si fa più oscura ed emotivamente intensa. Hai messo in primo piano una coppia di attori giovanissimi e già affermati (Germano e Scamarcio) accanto ad altri di grande esperienza (Zingaretti, Finocchiaro, Popolizio, Bo na iu to). Nell'insieme una compagine molto efficace. Che linee guida di recitazione hai indicato per i principali ruoli in sceneggiatura? Come prima cosa, ho chiesto loro di rinunciare a tutti i "trucchi" del mestiere. In questo ho cercato di aiutarli innanzitutto segnalando loro una serie di abitudini recitative che conducono verso il "mestiere" e non verso l'autenticità. Chiarito questo, poi, girando ho cercato di azzerare tutte le classiche cause di attrito, distrazione e blocco che un set naturalmente crea agli attori. Ho eliminato qualsiasi indicazione di posizione e di sguardo. In complicità con l'operatore di macchina e con il direttore della fotografia, ho lasciato loro libertà assoluta di movimento sul set. Ho girato spesso senza provare, chiedendo alla macchina da presa di seguire quello che accadeva sul set come se fosse un evento reale, senza stabilire a priori quale sarebbe stata l'inquadratura. Per mantenere la freschezza che desideravo ho girato spesso con più macchine da presa, cercando di catturare allo stesso tempo campo e controcampo, totale e primo piano, come se stessi girando una cronaca "in diretta". Così gli attori si sono sentiti molto più liberi di dare un contributo, finalmente sciolti dagli obblighi "tecnici" del set. Per mantenere freschezza spesso tra un ciak e l'altro si cambiavano le battute o la dinamica intera della scena. Questo mi ha dato la freschezza che desideravo, e un materiale molto ricco per il montaggio. Insomma, gli attori erano liberi, sì, ma di fare quello che volevo io. Infatti, tutto questo si svolgeva all'interno di un disegno preordinato e discusso in profondità sui singoli personaggi. Ho scelto una strada semplice, che è stata quella di pensare esclusivamente all'efficacia delle scene. Quando mi serviva alludere ad una atmosfera di quegli anni l'ho fatto senza paura di usare canzonette. Quando mi serviva potenziare un'atmosfera emotivamente impegnativa non ho avuto paura di chiedere a Piersanti di spingere sul pedale dell'emozione. Ovviamente tutto ciò moderato dal mio gusto personale. Non amo l'eccesso e rispettare il mio gusto piuttosto che immaginare un ipotetico gusto di un ipotetico pubblico ha guidato le mie scelte non solo nella scelta musicale ma in tutto il lavoro di regia del film. romalive:7

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10 [ a cura di Barbara Frascà ] PLANET CINEMA The Darwin Awards - suicidi accidentali per menti poco evolute regia di Finn Taylor Cast: Joseph Fiennes, Winona Ryder, David Arquette, Chris Penn, Max Perlich, Brad Hunt, Tim Blake Nelson, Julianna Margulies, Juliette Lewis Distribuzione: Moviemax Nel film The Darwin Awards Suicidi accidentali per menti poco evolute, nelle sale dal 1 giugno, il regista Finn Taylor si cimenta in una commedia dark dove la realtà supera la finzione. Il cast è decisamente spettacolare: Joseph Fiennes, Winona Ryder, David Arquette, Chris Penn, Max Perlich, Brad Hunt, Tim Blake Nelson, Julianna Margulies, Juliette Lewis e Alessandro Nivola. I Darwin Awards, che prendono il loro nome dal teorico dell evoluzionismo Charles Darwin, sono dei premi dedicati a quegli individui meno evoluti che si uccidevano accidentalmente nei modi più incredibilmente stupidi e che eliminandosi contribuivano all evoluzione della specie. Nella sceneggiatura di Taylor le storie dei Darwin Awards sono collegate alle vicende di due personaggi opposti. Burrows (Joseph Fiennes) è un poliziotto che soffre di ematofobia (sviene alla sola vista del sangue) e che per questo ha da poco perso il lavoro. Per continuare a pagarsi l affitto, decide di unire il suo talento per la creazione di profili psicologici, all ossessione per i Darwin Awards. A Burrows viene affiancata Siri Taylor (Winona Ryder), un investigatrice che lavora per un agenzia di assicurazioni. I due protagonisti iniziano le loro ricerche per indagare su alcune di queste incredibili leggende urbane, accompagnati da uno studente di regia al quale Burrows permette di riprendere le loro indagini durante il servizio per un documentario sulla polizia. Il cameraman fornisce un punto di vista critico e rappresenta la metafora della realtà odierna, così invasa dai media. L idea di un occhio invisibile e presente appare, però, in maniera più raffinata nel film The Blair Witch Project di Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez. Joseph Fiennes è un attore molto brillante nelle commedie ed è stato possibile apprezzarlo maggiormente in Shakespeare in love e in Elizabeth diretto da Shekhar Kapur. Winona Ryder è una delle attrici più dotate di Hollywood che conferma nuovamente la sua bravura sul grande schermo. Tra i tanti film, la ricordiamo in Piccole Donne di Gillian Armstrong, in Celebrity di Woody Allen e in Ragazze Interrotte diretto da James Mangold. La band dei Metallica ha accettato di apparire nella pellicola dandole una maggiore carica energetica. Giudizio complessivo: buono. Grindhouse - a prova di morte regia di Quentin Tarantino Cast: Kurt Russell, Rosario Dawson, Rose McGowan, Quentin Tarantino, Vanessa Ferlito, Sydney Tamiia Poitier, Zoe Bell, Jordan Ladd, Omar Doom Distribuzione: Medusa Grindhouse A prova di Morte è il nuovo film diretto da Quentin Tarantino, che dopo il flop americano, cerca rivincite in Europa. In Italia nelle sale da venerdì 1 giugno. Gli incassi statunitensi parlano chiaro: l'accoppiata Tarantino/Rodriguez ha fallito ed è stata costretta a una repentina separazione. Ne è nato così questo Grindhouse A prova di morte (versione allungata del Death Proof che originariamente conviveva con il rodrigueziano Planet Terror). Grindhouse è il termine che indica quelle sale cinematografiche americane che negli anni '60 e '70 proiettavano in sequenza i cosiddetti exploitation film, che a causa di scene di ec cessiva violenza, non trovavano distribuzione nei cinema. Grindhouse è un film horror/splatter diviso in due episodi di 60 minuti l uno. Il secondo sarà diretto da Robert Rodriguez. Austin, Texas. Mike (Kurt Russell), stuntman in pensione segnato da una profonda cicatrice sul volto. È un killer psicopatico e misogino che compie i suoi crimini utilizzando come arma mortale la sua auto truccata. Una sera prende di mira Jungle Julia, una DJ sexy in compagnia delle sue amiche Shanna e Arlene. Quando le ragazze, ormai a notte inoltrata, escono dal locale ubriache, Mike le segue e si va a schiantare contro la loro auto. Julia perde una gamba e muore dissanguata, Arlene viene uccisa dal forte impatto col parafango e Shanna finisce stritolata tra le ruote. L incidente è raccontato al ralenti, con tre diverse soggettive: i tre sguardi delle ragazze che vedono la morte abbattersi su di loro. Un anno dopo la tragedia, Mike è di nuovo per strada, con altre tre ragazze nel mirino, ma questa volta si trova di fronte un trio agguerrito che si vendicherà eliminandolo definitivamente. Il Tarantino cinefilo appassionato dei B-movie ci regala un film in cui si utilizzano i-pod e cellulari, ma i colori, le rigature, gli stessi salti di fotogramma sembrano quelli di una pellicola del 1977 non troppo ben conservata. La colonna sonora è accuratamente selezionata come in tutti i film di Tarantino. Il godimento è elevato.

11 4] di Valeria De Rentiis [ I Fantastici e Silver Surfer Q ualcuno si domanderà per quale motivo in questi ultimi anni c'è stato un proliferare di film presi dal mondo dei fumetti. È nota a tutti la relazione stretta tra cinema e le strisce ma forse in quest'ultimo periodo non si fa più molto uso delle idee. A partire da Spider Man, Super Man, King Kong fino ad arrivare a I Fantastici 4, i nostalgici dei fumetti si sono trovati a dover fare i conti con prodotti che non sempre sono riusciti a soddisfare i veri intenditori. Tecnologia, effetti speciali e mistione di diversi episodi hanno lasciato l amaro in bocca ai lettori più affezionati. I Fantastici 4, dopo il colpo grosso ai botteghini nel 2005 con 330 milioni di dollari incassati, tornano con il nuovo episodio e nuovi personaggi. Ai già noti Mister Fantastic (Ioan Gruffudd), Donna Invisibile (Jessica Alba), Torcia Umana (Chris Evans) e la famigerata Cosa (Michael Chiklis) si aggiunge Silver Surfer, ovviamente nemico dei Quattro. Grazie alla tecnologia e agli effetti speciali della WETA, la stessa de Il Signore degli Anelli e King Kong, il personaggio di Silver è stato interamente creato al computer con la tecnologia CGI e l aiuto dell attore Doug Jones per i movimenti umani. Ma in quest episodio non c è solo la lotta con l araldo intergalattico Surfer: i Quattro dovranno vedersela anche con il Dottor Destino (Julian Mc Mahon) lasciato nel primo episodio. Come non parlare del matrimonio del secolo, quello tra Sue Storm- Donna Invisibile (Alba) e Reed Richards -Mr. Fantastic (Gruffudd), disturbato dai fastidiosi nemici della Terra? Ispirato al celeberrimo matrimonio tra Carlo d Inghilterra e Lady Diana, apparso per la prima volta sul numero 3 della Fantastic Four King Size Annual del 1965, e altrettanto sofferto, sarà interrotto dall arrivo di Silver Surfer, giunto sulla Terra per conquistarla. Volevo che questo film fosse uno di quei rari sequel migliori dell originale, con più emozioni, dramma, umorismo e azione, sostiene Don Payne, sceneggiatore premiato quattro volte con l Emmy Desideravo anche esplorare approfonditamente a che punto si trovano i personaggi nelle loro vite. Sono sicuramente in migliori condizioni economiche, ma devono anche convivere con il lato negativo della celebrità. Sue e Reed stanno facendo progressi e cercano di sposarsi. Ben e Alicia Masters (Kerry Washington nei panni della scultrice non vedente) si godono il fatto di essere una coppia felice, mentre Johnny ha i suoi problemi personali. Così, stanno accadendo delle cose importanti a questi personaggi e nei loro rapporti. Ma io sono emozionato soprattutto per lo spessore che viene aggiunto alla storia grazie a Silver Surfer. E proprio dal quartier generale, il Baxter Building a New York, i nostri Quattro fanno i conti con inseguimenti, lotte, fino al quasi scontato lieto fine. Tim Story, regista di entrambi gli episodi, ha cercato di prendere il più possibile dal fumetto originale, ispirandosi alle edizioni dei Fantastici Quattro e che inglobano sia l episodio di Silver Surfer che quello del Dottor Destino. Creato da Stan Lee e Jack Kirby all inizio dell esplosione della controcultura negli anni sessanta, Silver Surfer è diventato rapidamente un elemento fondamentale della Marvel Comics, apparendo spesso sulle pagine dei Fantastici Quattro e arrivando anche ad avere una sua serie regolare. Silver Surfer, che in realtà si chiama Norrin Radd, è considerato uno degli esseri spaziali più nobili e tormentati dell universo Marvel. La sua tavola può assorbire ed elaborare l energia cosmica presente nell universo. Penso che il fascino di Silver Surfer risieda nel fatto che è un personaggio complesso e tragico, sostiene Don Payne. Ha un distacco dal mondo materiale quasi Zen, ma comunque è in grado di provare compassione. È un eroe, avendo praticamente sacrificato la sua vita decidendo di servire Galactus, in modo da salvare il suo pianeta e la donna che ama. Tuttavia, così facendo, lui provoca anche la distruzione di altri mondi e specie viventi. Quindi, è decisamente un essere molto ambiguo, che guarda al mondo e all umanità attraverso il punto di vista di un emarginato, elemento che le persone trovano affascinante. E dell affascinante Sue Storm cosa ne sarà? Riuscirà a coronare il suo sogno d amore con l impegnatissimo Mr. Fantastic? Jessica Alba, onnipresente nelle recenti pellicole americane ci dice: Nel primo film, cercavo di comprendere quello che succedeva e rimanere più fedele possibile al fumetto ; ora conosco già il personaggio e ho molta più libertà. romalive:11

12 Acqua, farina e... Lasagne verdi con stracchino, carciofi e luganega [ a cura di Valeria De Rentiis ] Si avvicina la bella stagione e più che primavera sembra già estate! Vi proponiamo due ricette, un primo che può essere servito come piatto unico e un secondo, magari da sfruttare per la cena. Se pensate che accendere il forno con questo caldo sia eccessivo, potete preparare le lasagne la sera e conge - larle per poi cuocerle magari in un altro giorno. cucchiaio. Aggiungete il latte e con l'aiuto di una frusta mescolate facendo bollire per 3 minuti. Unire infine lo stracchino e scioglierlo con un cucchiaio di legno. Tagliate la luganega a fettine con spessore di mezzo cm. Fate rosolare in padella con un filo di olio extra-vergine. Eliminate successivamente l'olio e il grasso della rosolatura. Pulite i carciofi dalle foglie 5 dl di besciamella 60 g di parmigiano 60 g di burro 1 cucchiaio d'olio extravergine d'oliva sale Pulite gli spinaci e lavateli a lungo sotto l'acqua corrente, lessate in poca acqua salata e scolate ben bene. Strizzate a fondo e sminuzzate a ingredienti: Lasagne Verdi all'uovo (½ kg se fresche oppure 1 confezione) 600g Latte intero 300 g Stracchino 200 g Luganega (salume trentino) 200 g Grana grattugiato 50 g Burro 50 g Olio extravergine di oliva 25 g Farina "00" 4 Carciofi 1 spicchio D'Aglio Fate bollire il latte. Nel frattempo in un tegame sciogliete il burro, unite la farina e cuocete per 3 minuti mescolando continuamente con un dure e dal gambo, tagliateli a fette sottili e saltarli in padella con l'olio caldo, lo spicchio d'aglio intero per circa 3 minuti. A fine cottura unite la luganega. Im bur rate una teglia e riempitela con strati al ter nati di besciamella allo stracchino, carciofi e luganega, una spolverata di Parmigiano Reg giano e Lasagne Verdi all'uovo (vanno benissimo le Emiliane Barilla). Ripetere l'operazione fino ad esaurimento degli ingredienti. Cuo cete in forno a 200 C per 20 minuti circa, sfor nate e lasciate riposare 10 minuti prima di servire. Volete preparare le lasagne tradizionali a casa? Ecco le dosi e la preparazione: 400 g di farina bianca 2 uova 250 g di spinaci pezzettini. Impastate la farina con le uova e gli spinaci, tritate la sfoglia molto sottile e tagliate in rettangoli uguali. Cuocete le lasagne in acqua salata bollente, condita con un cucchiaio d'olio, in modo che le lasagne non si attacchino tra loro. Scolate e stendete ad asciugare una accanto all'altra su un canovaccio. Imburrate una teglia e riempite con strati alternati di lasagne, ragù, formaggio grattugiato e besciamella. Sull'ultimo strato versate un po' di besciamella e del burro in noci. Cuocete il tutto in forno a 160 per circa mezz'ora, finché la superficie sia ben abbrustolita. Servite caldo. Alici al pecorino in crosta di patate Pulire le alici e aprirle a libretto; disporle su una placca da forno e cospargerle al centro di scagliette di pecorino; coprire con lamelle di patate precedentemente sbianchite in acqua bollente salata; condire il tutto con un filo d'olio e infornare per 4 minuti. ingredienti: 6 alici fresche 40 g di pecorino romano 3 patate novelle olio, sale, pepe q.b. 12:romalive

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14 Itineraria L A.I.D. incontra il Liceo Scientifico Morgagni [ a cura di Fabio Nori ] Il 19 aprile a Roma, l Associazione Italiana Dan zatori ha incontrato il liceo scientifico Morgagni, per un evento culturale diverso da quelli che di solito vengono proposti alle scuole: ITINERARIA, per la direzione artistica di Giacomo Molinari, responsabile dell evento la Prof.ssa Adriana Belloni. Uno dei centri di formazione per la danza e lo spettacolo più importanti della capitale e del centro Italia quindi, ha incontrato una scuola superiore di grande tradizione all interno di un quartiere storico di Roma, Monteverde Vecchio, proprio sopra a S. Pietro. È stato un momento emozionante; per la prima volta, a detta dei docenti che li hanno accompagnati, gli studenti si sono trovati a contatto con la danza fatta bene, quella seria, quella che presuppone anni di sacrificio e di studio per essere rappresentata in palcoscenico, quella che dona la gioia di vivere e che entusiasma tutti, anche quelli che non avrebbero mai pensato di accostarsi ad essa. Certo, il nostro può sembrare un discorso di parte, ma è constatato che la danza è una disciplina altamente formèativa, culturalmente ricca ed emotivamente potente, tanto da commuovere ed esaltare, divertire e far pensare. E proprio questi sentimenti ha suscitato lo spettacolo del 19 aprile, in una platea attenta, coinvolta e molto concentrata che è stata, per noi operatori del settore, una vera gioia per gli occhi e per lo spirito; trecento studenti che hanno seguito con attenzione ed entusiasmo, in perfetto silenzio ed esternando con applausi sentiti alla fine di ogni balletto la propria approvazione, hanno suscitato in tutti noi la grande speranza che i giovani di domani sapranno essere pubblico attento e capace di discernere la qualità dalla banalità, l arte dal consumismo. Al termine dello spettacolo, un estemporaneo work shop ha visto più di cento ragazzi cimentarsi in una scatenata jam session di breack dance e hip hop! Le parole di una insegnante in particolare ci hanno colpito ed esprimevano questo concetto: dobbiamo augurarci che gli altri insegnanti in altri istituti si sensibilizzino a questo momento; i nostri ragazzi hanno bisogno di contenuti culturali di questo tipo, che sono perfettamente in grado di comprendere ed apprezzare. Uno studente ha abbracciato la propria insegnante, ringraziandola della giornata così particolarmente stimolante; un alunna, uscendo dalla toilette, alla nostra domanda ha risposto che la scuola dovrebbe organizzare più spesso eventi di questo tipo e non portare i ragazzi a vedere cose che, molto spesso, sono notevolmente al di sotto delle loro aspettative: questo preside è proprio forte! Tutto questo ci inorgoglisce, ma in un certo senso non fa che confermarci che siamo sulla strada giusta e da oltre vent anni ormai, visto che l A.I.D. esiste ed opera nel campo della formazione e della produzione della danza dal GRAZIE dunque al Dirigente Scolastico Prof. Antonio CADONI, ai docenti e agli studenti del Morgagni di Roma per aver condiviso con noi la nostra passione, la nostra vita, il nostro entusiasmo! E alla prossima!

15 Perturbazione in arrivo! Li abbiamo conosciuti alla radio con il singolo Un anno in più, estratto dall album Pianissimo fortissimo, e da qualche settimana abbiamo continuato ad apprezzarli con la seconda hit Battiti per un minuto. Sono i Perturbazione, una delle promesse del panorama pop italiano. La loro travagliata storia comincia molti anni fa. La band nasce nel 1988 a Rivoli, un paese nei dintorni di Torino, durante gli anni del liceo, e [ di Francesca Colaiocco ] le prime esibizioni avvengono in occasione dei concerti di fine anno e in alcuni locali della zona. La musica dei primi Perturbazione è molto varia: passano dallo street rock al postrock e al baggy, dal grunge al low-fi, dal britpop al trip-hop e collaborano con numerosi artisti. Nel 1993 registrano il primo demo, Atto ed effetto del perturbare, e l anno successivo entra a far parte della band la violoncellista Elena Diana. Nel 1996 esce il primo singolo, Corridors/A huge mistake, seguito dall album di esordio Waiting to happen, ironico e sperimentale. Con l arrivo di Cristiano Lo Mele (chitarrista e tastierista) il gruppo si assesta: gli altri componenti sono Stefano Milano (basso), Tommaso Cerasuolo (voce) e Gigi Giancursi (chitarra e voce). Seguono il secondo e terzo disco, 36 (un mini album composto da 6 canzoni in italiano) e In circolo nel Da quest ultimo, una raccolta di canzoni ironiche e malinconiche con influenze indiane e sonorità tipiche della musica leggera italiana, viene estratto il primo singolo/video Il senso della vite e nel 2003 Agosto. La loro produzione non è particolarmente regolare e frequente, soprattutto per alcune circostanze (matrimoni, amori, incidenti) che influenzano l operato della band. Il disco In circolo conquista però numerosi consensi: esce la ristampa dei primi due lavori, intitolata Waiting To Happen/36, e i Perturbazione trascorrono oltre un anno a suonare nei posti più disparati. Il successo si ripete nel 2005, quando esce il nuovo album Canzoni allo specchio, preceduto dal singolo Chiedo alla polvere (corredato da ben due video); parte un secondo tour e contemporaneamente il gruppo partecipa a molti progetti, tra cui lo spettacolo teatrale Le città viste dal basso insieme ad altri cantanti. Nell aprile del 2007 arriva poi il disco decisivo: l ultimo capitolo, o forse il primo di una lunga strada finalmente in discesa, della storia dei Perturbazione. [ di Francesca Colaiocco ] Sarto per signora torna in scena al Teatro Parioli Rappresentato per la prima volta nel 1887, Sarto per signora è il primo grande successo dell allora venticinquenne George Feydeau, espressione di quel vaudeville ottocentesco che ha nell intreccio, nell equivoco e nella sorpresa le sue caratteristiche principali, e che può essere considerato il padre del moderno varietà. Tornata in scena al Teatro Parioli di Roma, la commedia in 3 atti dell autore francese ha raccolto numerosi consensi grazie all ironia della sceneggiatura, adattata da Gustavo Verde, e alla professionalità del cast. Il racconto ruota intorno alla figura del dottor Molineaux (interpretato da Gino Rivieccio), novello e infedele marito di Yvonne, che ricorre a ogni tipo di stratagemma pur di coprire la relazione con Susanna, sposata con il generale Anatolio e a sua volta tradita. Ogni personaggio ha la propria particolarità, a cominciare dal minuto cameriere Stefano che introduce il pubblico alle indiscrezioni della vita familiare del medico. Caratteristico anche il ruolo del signor Bassinet, uomo non poco invadente che piano piano emerge come parte integrante dell intreccio narrativo. L opera, molto apprezzata dalla critica fin dalla sua prima rappresentazione, ha continuato nel corso degli anni a divertire il pubblico di mezzo mondo, grazie ad una trama ricca di intrecci e al ritmo incalzante della narrazione. E come ogni commedia che si ri - spetti, anche in questo caso è previsto il lieto fi - ne: gli arcani sono svelati, le coppie si ricompon - gono e l amore trionfa. Partecipazione straordinaria per Luciana Turina, nei panni dell indiscreta suocera del dottor Molineaux. Tra gli attori principali del cast, Vito Cesaro e Antonino Miele, oltre al già citato Gino Rivieccio, eclettico artista con quasi trent an ni di carriera alle spalle. La scenografia, di Romeo Liccardo, è essenziale, ma al contempo arricchita da costumi femminili molto colorati e appariscenti, da lui stesso ideati. Le musiche, di Uccio Sanacore, sono in linea con la vivacità dell opera e fanno da introduzione ad ogni atto. Lo spettacolo è integrato da canzoni e balletti, per la coreografia di Daria Be ne - detti; il disegno e le luci sono curati da Mario Esposito, mentre la regia è di Vito Molinari. romalive:15

16 SIMONE DE MAGISTRIS un pittore visionario tra Lotto e El Greco [ a cura di Rossana Bartolozzi ] Andare per le Marche è un piacere non solo dell occhio ma anche dello spirito. Le dolci colline dalle cui sommità occhieggiano arroccati paesini e turriti castelli, ci fanno venire alla memoria le parole di Giacomo Leopardi che nella sua poetica solitudine diceva...abbraccerete d un sol sguardo la lunga distesa delle innumerevoli colline, incalzatisi le une le altre come onde di mare in tempesta, crestate sui culmini per città, borgate e ville che lietamente vi biancheggiano, dovrete esclamare: Ecco l immagine delle meraviglie della natura, animate dal soffio della civiltà. In questa regione, culla dell arte e della cultura, tra i tanti borghi tranquilli in cui la vita è di altissimo livello e dove ci si può dimenticare degli affanni della città, è situata Caldarola, cittadina posta a ridosso dei monti Sibillini, che secondo la leggenda di antica tradizione medioevale, erano abitati da fate, negromanti e Sibille. Caldarola, detta anche terra di castelli, trae origine del suo nome dalla parola latina Calidarium che forse indicava la stanza delle acque calde che si trovava nelle antiche terme romane. Recentemente, in occasione della riapertura del cinquecentesco palazzo dei Cardinali Pallotta, restaurato a seguito dei danni subiti dal terremoto de 1997, è stata organizzata una mostra del pittore Simone De Magistris, che insieme al Cardinale Pallotta, fu uno dei cittadini che più diede lustro alla città. La mostra che ha come tema Simone De Magistris un pittore visionario tla Lotto e El greco, è stata fortemente voluta dal sindaco Lambertucci e dal curatore Vittorio Sgarbi, ed è stata inaugurata il 4 aprile, riscontrando un immediata risonanza nazionale. La sede espositiva è il Palazzo del Cardinale Pallotta, ora sede del Municipio, ed è previsto un percorso itinerante attraverso i luoghi in cui operò il pittore. Simone De Magistris, figlio d arte, nacque nel 1538 a Caldarola. Per un breve periodo frequentò la bottega di Lorenzo Lotto, pittore sublime, forse di carattere difficile, che finì la sua travagliata vita proprio a Loreto. Simone operò in pieno clima di controriforma, che a seguito del concilio di Trento del 1563 aveva codificato le regole a cui dovevano attenersi gli artisti, nell intento programmato di rendere i dogmi della chiesa fruibili dai fedeli e contrastare le terribili accuse di Lutero che portarono la Chiesa ad una definitiva scissione. Malgrado Simone operasse in questo clima restrittivo, riuscì con la genialità che gli fu propria, a conciliare le esigenze della committenza con il suo stile definito visionario. Continuamente raffinandosi nella sua qualità pittorica, elaborò le sue opere in piena tendenza manieristica, da cui però non si fece mai totalmente coinvolgere, rimanendo aderente alla sua tematica visionaria, innamorato della coloristica veneta, morbida e seducente. Nella mostra sono presenti numerose opere di Simone ma anche di artisti di fama conclamata come Federico Zuccari, Pellegrino Tibaldi, che operava una scansione degli spazi di assoluta originalità, El Greco, a cui è stato affiancato per la sua tematica di forte introspezione mistica, Schiaminossi, un visionario per eccellenza, e tanti altri, dove gli stilemi codificati vengono ripetutamente infranti. Nella grande pala Calvario in cui Simone fu affiancato dal fratello Giovanni Francesco, le tre Marie sono concepite in un assoluto illusionismo ottico che pur prefigurando chiari agganci raffaelleschi, si stagliano precise e compatte, con cromia lunare, contro una costruzione scenica di grande impatto prospettico. Sono evidenti anche i riferimenti a Daniele da Volterra, anch egli grande pittore visionario, Lorenzo Lotto è presente nella mostra con alcuni ritratti severi e composti secondo il suo stile, e con una Sacra Conversazione in cui la mano del grande maestro si rivela nella magia del colore e nella sapiente distribuzione delle masse. La mostra risulta un contenitore di autentiche opere d arte, spesso di squisita fattura, e ci permette di fare la conoscenza di tanti artisti che pur non essendo mai assurti alla fama, sono tuttavia di notevole livello. Caldarola - Palazzo dei Cardinali Pallotta 5 aprile - 30 settembre :romalive

17 Riletture... Roberto Carvelli, Perdersi a Roma, Edizioni Interculturali [ di Fabio Zaccaria ] Una serie di punti di vista su quello che la normalità nasconde, ecco cosa potete aspettarvi da questo Perdersi a Roma, una guida insolita e sentimentale alla città eterna, come recita il sottotitolo del libro. Roberto Carvelli si rivolge alle diverse voci letterarie di Roma, che come piccoli osservatori geografici raccontano la loro città. Si spazia quindi dal Ghetto ebraico del poeta Valerio Magrelli, alle visioni di Sandro Veronesi, dalle cronache in vespa di Marco Lodoli alle periferie di Erri De Luca. In un continuo girovagare che tocca il Nord di Christian Raimo e l Est di Mario De - siati, solo per citarne alcuni... Un libro che nasce da conversazioni con i tanti scrittori coinvolti, interviste agli artisti sui loro quartieri, la loro città, svelata attraverso il proprio prisma interpretativo, in un costante viaggiare dove l itinerario è dettato dal sentimento, dalle emozioni, da racconti evocativi e aneddoti che nelle guide ufficiali non hanno mai trovato e mai troiveranno spazio sufficente. Cogliere l enorme bagaglio di diversità di una Roma dalle millenarie geometrie ridefinite oggi dal suo Grande Raccordo Anulare e dalla sua Tangenziale, giri di asfalto che hanno un ascesa pericolosamente religiosa per una città così cristiana, così pagana, come sottolinea Roberto Cotroneo. Non si canta qui la Roma imponente dal glorioso passato, dei Colossei e delle storiche piazze, dei maestosi simboli della cristianità e degli archi di trionfo, ma si scopre la poesia di una città annidata nei piccoli bar agli angoli delle strade, col loro carico quotidiano di chiacchiere, nelle periferie spruzzate di sparuto verde, con qualche anziano a passeggio che ha sempre da raccontarti una vita. Si và oltre la cinta del G.R.A., e ci si addentra fino ai celebri Castelli Romani, per poi tornare, in un continuo andirivieni, ad imboccare la via Cristoforo Colombo, che mette a mollo le ossa nell acqua salata di Ostia, una specie di Rimini trapiantata sul litorale romano. Il tono dei racconti-intervista è sempre gradevole, dettagliatissimo nei vividi ricordi di chi narra le sue storie di un rapporto con la città non sempre facile, poiché molti provengono da altre realtà del Nord o del Sud Italia. Carvelli riesce a conferire a un testo di per sé programmaticamente discontinuo e disarticolato una struttura unitaria, che pure ha nei cambi repentini di punti di vista il suo lato migliore, sempre volto, ovviamente, alla citta eterna, eterna non tanto perché non cade, ma perché sopporta la rovina. E sulla rovina, che contempla e custodisce amorosamente [...] costruisce continua e sempre nuova bellezza. Il libro, oltre ad essere coadiuvato da illustrazioni essenziali ed eleganti, è farcito di citazioni letterarie di grandi autori del passato, più o meno prossimo, e raccomandiamo di fare le vostre annotazioni nelle pagine a ciò dedicate poste in fondo al volume, magari passeggiando per soddisfare una curiosità che la lettura ha prodotto. Ultima precisazione: le pagina appena menzionate hanno un titolo azzeccatissimo: dove mi sono perso. romalive:17

18 JAGUAR C-XF Il futuro del giaguaro [ a cura di Eleonora Lilli ] Linee lunghe e tese che aggiungono eleganza all idea di sportività, grinta e mu - scoli pronti allo scatto. È il concept C-Xf del la Jaguar, una creatura del centro sti le Jaguar voluto da Ian Callum e messo in essere da Julian Thompson. Design da berlina, styling da coupè, la C-Xf è una concept che si fa ricordare. Colpisce col suo aspetto avvenieristico e poi seduce grazie all ele - ganza dei suoi interni. Nell abitacolo infatti non si sale, ma piuttosto si scende. Chi guida infatti si inserisce tra il volante a tre razze in lega e pelle e i sedili, in un atmosfera sobria ma dettagliata. I finestrini appaiono come sottilissimi spicchi di cristallo mentre la linea di cintura, molto alta, fa sì che, una volta seduti, ci si ritrovi il margine superiore della porta all altezza delle spalle, quasi come in una monoposto di F1. Questo accade per via della posizione molto bassa dei sedili, che permette però di avere uno spazio inaspettato sopra la testa. La C-Xf insomma è molto comoda, soprattutto se si considera che la versione di serie disporrà di quasi 4 cm in più in altezza. Tra gli altri elementi che verranno riconfermati spiccano le forme originali a goccia delle superfici vetrate laterali, i montanti del tetto estremamente inclinati e le maniglie d apertura delle porte a scomparsa. Parlando d interni, secondo la chief designer, Adriana Blunt, Jaguar ha reinventato l utilizzo di materiali comuni come pelle o legno e l esempio più appariscente di questa dichiarazione d intenti è costituito dall uso di una nuova pelle di alta qualità, trattata e stampata in modo da riprodurre in tutto e per tutto l aspetto della fibra di carbonio, uno stratagemma che ha permesso di mantenere l immagine di prestigio del materiale sintetico riprendendone volutamente la lucentezza. Oltre a questa sono stati utilizzati anche inserti di legno di pioppo, trattato però con un particolare procedimento a fuoco che ne ha scurito il colore mettendone in evidenza le venature e rendendolo liscio e lucido come la seta. La tonalità scura che predomina nell abitacolo ha inoltre la funzione di mettere in risalto i comandi della trasmissione posti sul tunnel centrale, la fascia orizzontale della plancia e i tre elementi circolari prominenti degli strumenti, tutti autentici oggetti di design realizzati in alluminio. Sul volante spiccano i due grandi bilancieri, studiati per cambiare nel più autentico stile sportivo, da gara. Tuttavia, chi preferisce rilassarsi alla guida può farlo con un semplice gesto, basta impostare il comando Drive direttamente dalla console dei comandi posta sul tunnel centrale. In basso, tra pedali e poggiapiedi, si trova un autentico giacimento di alluminio, mentre la chiave di avviamento non è prevista e basta fare una leggera pressione su un piccolo pulsante rosso sul tunnel per accendere il motore. La combinazione tra il potentissimo V8 da 420 cavalli abbinato ad una pressione un po maggiore del dovuto sul sensibilissimo pedale dell acceleratore provoca, poi, un boato sorprendente. L isolamento del motore di fatto è inesistente, mentre lo scarico sembra lavorare come una cassa di risonanza. La C-Xf è una concept car che vuole mostrare a tutti l orientamento futuro della Jaguar, un futuro che tra poco si potrà vedere correre sull asfalto con l entrata in produzione della serie Xf. Così Jaguar cercherà di farsi perdonare per aver passato gli ultimi 25 anni a riproporre sempre le stesse linee. 18:romalive

19 King Crimson note storiche [ di Fabio Zaccaria ] In tempi in cui la psichedelia e l uso delle droghe imperavano nell ambito della musica, mister Robert Fripp ebbe il coraggio di ipotizzare che anche nel Rock era possibile usare la testa, ovvero creare partendo da un presupposto non solo puramente emotivo, bensì razionale. Su queste basi inizia, nel lontano ottobre del 1969, l esperienza dei King Crimson, ancora oggi una delle band più significative del panorama musicale contemporaneo, e capace di spostare continuamente in avanti i limiti della ricerca musicale. In the court of the crimson King, il primo disco dato alle stampe dopo gli esperimenti di Fripp con i fratelli Giles, segnò l inizio dell era progressive-rock. Improvvisazioni dal tono jazzistico, tensioni futuriste, si fondono in un amalgama unico, figlio di un ensemble di musicisti straordinari (Lake, McDonald, Giles, ecc...) guidati da Fripp, la cui originalità chitarristica inizia a emergere con prepotenza. In the wake of poseidon esce meno di un anno dopo, tentando vistosamente di riallacciarsi, per struttura e andamento, al disco precedente, e riuscendo ancora a dar vita a momenti musicalmente straordinari, che mancano però di un elemento fondamentale: l originalità del primo lavoro. Il terzo album, Lizard vede la luce già nel dicembre del 1970, ed è la bizzarra prova di un organico ampiamente rimaneggiato a causa di tensioni interne, che porteranno al progressivo allontanamento del sin qui autore dei testi Peter Sinfield dal leader del gruppo, sempre più deciso a rifuggire dalla dimensione fiabesca privilegiando uno sguardo più diretto sul mondo circostante, sui cambiamenti che lo agitano. Gli hippies cominciano a cedere il passo ai loschi figuri muniti di polvere bianca, e la crisi dei tempi comincia a soffiare sul collo di chi ha la sensibilità di indagare il mondo circostante, Islands, del dicembre 1971, a suo modo metabolizza queste inquietudini, mostrando anche i King Crim son in una delle performances meno convincenti della loro storia, rappresentando la chiusura della prima fase del camaleontico Re Cre misi. Il gruppo si scioglie, ma solo per iniziare una nuova e ancor più straordinaria incarnazione: quella im - perniata at torno all organico composto dal bas - sista/cantante John Wetton, dall ex Yes Bill Bru - ford alla batteria, e dal violinista Da vid Cross. Inizia ad affiorare quel senso di tensione geometrica che d ora in poi sarà l autentico marchio di fabbrica del chitarrismo di Fripp, ormai proiettato verso le sperimentazioni so nore che di lì a breve lo porteranno a mettere a punto i clebri Fripper tro nics, as soluta avanguardia per l epoca. Lark s tongues in aspic, Starless and bible black, e il capolavoro assoluto Red, prendono vita tra il marzo 1973 e l ottobre Non è esagerato definire l ascolto di questa musica come una delle esperienze ancor oggi più moderne che il Rock possa offrire, tanta è la perfezione e il nitore scaturente da un perfetto equilibrio di capacità tecnica e ispirazione. Ma una nuova crisi scuote l irrequieta personalità del leader, e ancora una volta il gruppo, per sua volontà, cessa di esistere. C è l esigenza di definire nuove vi attraverso le quali esprimere quella disciplina che è ormai considerata nerbo non solo della mu sica dei Crimson, ma un vero e proprio stile di vita. Quell elemento ordinante che ha portato uno dei più scarsi talenti chitarristici e musicali esistenti (così Fripp racconta i suoi esordi alla chitarra) a perfezionare una delle tecniche attualmente più straordinarie, originali e ammirate che il mondo delle sei corde possa oggi ricordare. In bilico tra mille collaborazioni con persoanggi storici del mondo musicale del tempo (Bowie, Gabriel, Eno, Talking Heads), Fripp fa risorgere la sua creatura sotto una veste ancora una volta innovativa, aprendo la terza stagione del Re Cremisi: organizzata ancora attorno alle ritmiche di Bruford, ora coadiuvato da Adrian Belew alla voce e chitarra, e Tony Levin allo stick e al basso, col solito Fripp a fungere da minimo comun denominatore tra le parti, catalizzatore di un energia straordi na ria - men te aggressiva. Proprio Belew (ad oggi ancora membro dei Crimson), merita forse un attenzione particolare per ciò che riguarda l apporto al sound della band. Perfetto contraltare alla ieraticità geometrica di Fripp, la sua indole americana, a tratti istrionica, e il suo chitarrismo selvaggio e tecnicissimo, consentono di aprire la strada ad intrecci musicali che possono allungare lo sguardo fin verso il lontano oriente, dando maggior respiro a intuizioni che nella precedente fase erano appena accennate. Discipline, Beat e Three of a perfect pair vengono realizzati dalla nuova formazione tra il 1981 e il 1984, segnando una delle più fertili stagioni creative del gruppo, ormai proteso verso un affermazione internazionale che a tratti (Sleep less o Matte Kudasai) si concede anche il lusso di strizzare l occhio alla Hit Parade. L evoluzione e la ricerca sembrano non arrestarsi mai, e Fripp decide che è arrivato il momento di ridefinire totalmente l approccio al suo strumento, inventando un nuovo tipo di accordatura (New standard tuning) che gli consente di esplorare ancor più a fondo, da differenti prospettive, quello che la musica Rock moderna ha ancora da dire. Thrak è un capitolo anomalo della discografia Crimsoniana: uscito nel 1994 e figlio di un organico di ben sei elementi (Mastelloto- Bruford, alle percussioni e batteria, Fripp e Belew alle chitarre, Levin al basso con l aggiunta dello straordinario Trey Gunn alla Warr Guitar), sembra quasi esser vittima della troppa bravura dei musicisti che lo suonano: affiora per la prima volta un senso di noia, di deja vu, e alcune composizioni appaiono davvero banali e scontate. Legittima flessione creativa, si potrà pensare, visti i trascorsi e la non più giovane età degli artisti coinvolti. Eppure nel 2000 ascoltiamo con un certo stupore un ennesimo cambio di direzione, The Construktion of light porta con sé in germe alcuni semi di una nuova maturazione che si concretizzerà a breve: la forza d urto dei suoni, sempre più vicini ai lancinanti rumori d una modernità forgiata nelle fucine di una acciaieria, riescono ad adattarsi alle tensioni dei testi cantati da Belew. La maturazione di quest ultima fase avverrà con The power to believe, del 2003, nel quale i King Crimson dànno prova di una vitalità creativa invidiabile: con il livello tecnico dei brani che si fa sempre più irragiungibile, Fripp è ormai l icona di se stesso, gelido come pochi durante le esibizioni dal vivo, in cui affida senza esitazioni il contatto col pubblico alla sfrontatezza di Belew, restandosene nascosto dietro l incredibile torre di effetti grazie ai quali dà vita a suoni alieni. I Soundscapes saranno diretta derivazione dalla già citata tecnica dei Frippertronics, entrambe basate sul concetto di loop ma differenti in quanto ad esecuzione. Dare al Rock, musica emotiva per antonomasia, un principio ordinatore basato sul raziocinio ma che ne lasci intatta la forza primigena, è possibile, i King Crimson lo dimostrano ancor oggi. romalive:19

20 PROSTITUZIONE: che fare? Don Benzi: l orrore della prostituzione minorile non scalfisce la politica Moloch [ a cura di Sergio Di Mambro e Fabrizio Piciarelli ] Ho incontrato Don Benzi a Roma in una calda Domenica di Aprile, l intervista è avvenuta per strada su un piccolo marciapiede con dietro un boschetto e da sfondo un cielo dipinto con i colo ri celesti e piccole nuvole bianche. Non l avevo mai incontrato ma ero affascinato da questo prete che ha votato la sua vita a sostenere, aiutare le persone più in difficoltà, quelli che spesso vengono considerati rifiuti umani o quelli di cui spesso ci si vergogna, perché diversi. Questa figura sempre sorridente che solca i cieli alla ricerca della sofferenza per portare sollievo. Pur avendo superato gli ottanta anni continua ad avvicinare e ad aiutare quelle persone che sembrano non avere più speranza. In questa intervista parleremo soprattutto di prostituzione, ma non solo, riportava indietro una per noi, e noi facevamo festa intorno a lui non tanto per quello che ci dava ma per l amore che ci univa. Una sera tardò a venire perché pioveva. Noi non potemmo andargli incontro e lo aspettammo. Quando arrivò, ci raccontò cosa era successo e cioè, il greto del ruscello quando pioveva si gonfiava molto e quel giorno una macchina su tale greto si era impantanata. (Siamo nel 1933, le macchine le avevano solo i grandi proprietari terrieri). Lui si fermò e chiese al proprietario della macchina se avesse bisogno di aiuto. Gli rispose di sì, e così riuscirono a scaval care la parte di terreno fangoso e a liberare la macchina. A questo punto mio padre ci disse delle cose che io non ho potuto mai dimenticare, speci ficamente che gli in quanto mi incuriosisce e affascina il Don Benzi uomo e quindi capire dove, quando e come, ha trovato tanto entusiasmo, fede e amore per il prossimo. Don Benzi, quale insegnamento ha tratto dalla sua infanzia, ci vuole raccontare in particolare qualche aneddoto? Durante una sera in cui pioveva a casa eravamo abituati ad incontrare a papà che tornava a casa dal lavoro, quando lavorava. Lui ci portava indietro quello che la mattina aveva portato come pranzo. Infatti lui delle due uova sode ne aveva dato 2 di mancia a cui lui non aveva dato molta importanza, e poi ha detto con un tono che che è entrato dentro di me: e mi ha dato anche la mano!. Avevo otto anni e sono rimasto impressionato e ho portato questa frase sempre dentro di me. Ho meditato a lungo e a 16, 17 anni ho capito mio padre. Il mio papà apparteneva a quella fascia enorme di gente che crede talmente di non valer nulla che quasi chiede scusa di esistere. Da quel momento io dissi: «non li abbandonerò mai». Tornando al periodo attuale questa fascia di persone esiste ancora, e se così fosse, vanno individuati tra quelli ai margini della società, diversamente abili, prostitute? Tutte le persone che non ce la fanno a difendersì, vengono trattate tutte come uno strumento di cui ci si serve, o come di un occasione di cui ci si approfitta, o come un ingombro da far fuori crudelmente. La stragrande maggioranza della gente si sente una cosa, non più una persona. Di qui la nostra redenzione, stare accanto al povero vuol dire prima di tutto chiedergli scusa, perdono, solo per il fatto che è povero. Non siamo dei benefattori, siamo solo dei peccatori. Allora di fronte alle masse di più di ragazze in Italia lasciate per strada a prostituirsi, di cui una buona parte sono tutte minorenni, è l orrore più grande che ci sia. Padre, all inizio della sua attività pastorale, c è stata qualche esperienza vissuta che le 20:romalive

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