Guglielmo Cavallo. I papiri di Ercolano come documenti per la storia delle biblioteche e dei libri antichi

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1 1 Guglielmo Cavallo I papiri di Ercolano come documenti per la storia delle biblioteche e dei libri antichi Si parva licet componere magnis, come recita un celebre verso delle Georgiche virgiliane (4, 176), questo contributo vuole porsi in ideale continuità con la mirabile Relazione sui papiri ercolanesi letta da Domenico Comparetti il 17 febbraio 1878 alla Regia Accademia dei Lincei 1. Fin dall epoca della loro scoperta, infatti, i papiri di Ercolano, ritrovati tra il 1752 e il 1754 nel corso dello scavo di una Villa sepolta dall eruzione vesuviana del 79 d. C. e divenuta nota perciò come Villa dei Papiri, sono stati per secoli al centro di grande interesse da parte degli studiosi sia per il loro numero davvero notevole, sia perché restituivano scoperta unica una biblioteca greca e latina dell antichità nel suo insieme e nel suo assetto originario, sia per il loro contenuto, che testimoniava opere greche e alcune anche latine perdute dalla tradizione medievale, in particolare trattati di Epicuro e dei suoi epigoni fino a Filodemo di Gadara. Questi nella Villa visse, compose scritti e forse si circondò di una cerchia colta di letterati e di scolari nel corso di più anni del secolo I a.c. In sostanza ai papiri di Ercolano si deve, man mano che sono stati e vengono tuttora editi o riediti con perfezionate tecniche di lettura, il più di quanto si conosce della filosofia epicurea e del suo impiantarsi nell Italia romana. Soltanto dagli ultimi decenni del secolo scorso, tuttavia, i papiri ercolanesi sono stati studiati molto più di prima e in profondità anche come libri nella loro strutturazione materiale, nella loro qualità grafica, nel loro modo di aggregarsi e conservarsi in una biblioteca, vale a dire sotto l aspetto più specificamente paleografico, bibliologico e biblioteconomico. Allo stato attuale delle conoscenze, sono stati calcolati 1840 papiri, per la più parte frammenti, inventariati e 74 non numerati, ora alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, mentre circa 25 papiri sono conservati altrove 2. Di essi 120 sono latini 3. Si tratta di volumina, rotoli, carbonizzati, ma non vi è coincidenza tra numero di frammenti attuali e numero di rotoli originari giacché più numeri di inventario possono riferirsi a un medesimo volumen, come risulta da svolgimenti e ricostruzioni di rotoli felicemente compiuti, ma d altra parte sotto un medesimo numero di inventario possono trovarsi, datane un erronea sistemazione e conservazione comune, frammenti provenienti da rotoli diversi. Si riescono in linea di massima e con cautela a calcolare in origine, ove si potessero riordinare e ricomporre tutti i frammenti, volumina di cui una sessantina latini e tutti gli altri greci 4. La Villa 1 La relazione è pubblicata in «Mem. Mor. Acc. Lincei», ser. III a, 5 ( ), pp (rist. in D. COMPARETTI, G. DE PETRA, La Villa ercolanese dei Pisoni, i suoi monumenti e la sua biblioteca, Torino 1883, pp ). 2 Si vedano A. TRAVAGLIONE, Catalogo descrittivo dei papiri ercolanesi, Napoli 2008, e la schedarecensione, relativa a tal volume, di G. DEL MASTRO, Il Catalogo descrittivo dei papiri ercolanesi, «Cronache Ercolanesi» 40 (2010), pp E quel che risulta dalla recente indagine di G. DEL MASTRO, Riflessioni sui papiri latini ercolanesi, «Cronache Ercolanesi» 35 (2005), pp Questo numero è avanzato da D. DELATTRE, La Villa des Papyrus et les rouleaux d Herculanum. La Bibliothèque de Philodème, Liège 2006, p. 22, e da G. DEL MASTRO, Filosofi, scribi e

2 2 campana in cui i papiri furono scoperti una villa aristocratica sicuramente attiva nel terzo quarto del secolo I a. C. 5 [tav. 1 e tav. 2] pare appartenesse, secondo l ipotesi più accreditata, a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Cesare e console nel 58 a. C.; meno consenso hanno riscosso altre ipotesi di attribuzione della Villa, tra cui quelle a Lucio Marcio Filippo, console nel 91 a. C., e ad Appio Claudio Pulcro, console nel 54 a. C. La questione rimane comunque aperta. 6 Sicuro è comunque che nella Villa soggiornò e compose un consistente numero di trattati Filodemo di Gadara poiché alcuni volumina conservano brogliacci o prime stesure d autore. Queste le coordinate entro cui si inquadrano la biblioteca e i suoi libri [tav. 3]. Da documenti e relazioni di scavo dell epoca in particolare dalla pianta, tuttora valida per il piano nobile, della struttura architettonica dell edificio dovuta a Karl Weber che a Ercolano diresse i lavori dal 1750 e attraverso notizie reperibili in scritti di eruditi contemporanei, si è tentato di ricostruire fasi di ritrovamento e dislocazione dei papiri all interno della Villa. La migliore messa a punto sulla questione si può considerare quella di Francesca Longo Auricchio e di Mario Capasso del , giacché gli scavi di questi ultimi anni, nonostante risultati di peso su altri versanti, nulla hanno aggiunto circa il ritrovamento di papiri 8. Pur tra glutinatores. I rotoli della Villa di Ercolano, «Quaestio» 11 (2011) (= L. Del Corso, P, Pecere [a cura di], Il libro filosofico. Dall antichità al XXI secolo), pp : 36. Una recente messa a punto della questione si deve a M. CAPASSO, Les papyrus latins d Herculanum. Découverte, consistance, contenu, Liège 2011, pp , il quale pensa a un numero di papiri più alto, circa 1100, compresi quelli andati distrutti, per ignoranza o incuria, al momento stesso della scoperta. 5 Tra le ricerche archeologiche sugli scavi della Villa degli ultimi decenni, citate nella successiva nota 8, si rinvia in particolare a quelle di Maria Paola Guidobaldi e di Domenico Esposito. 6 Una buona e recente discussione sul problema del proprietario della Villa, con ampia bibliografia, si deve a M. CAPASSO, Who lived in the Villa of the Papyri at Herculaneum A Settled Question?, in M. Zarmakoupi (ed.), The Villa of the Papyri at Herculaneum. Archaeology, Reception, and Digital Reconstruction, Berlin New York 2010, pp , ma si veda anche D. SIDER, The Library of the Villa dei Papiri at Herculaneum, Los Angeles 2005, pp F. LONGO AURICCHIO, M. CAPASSO, I rotoli della Villa ercolanese: dislocazione e ritrovamento,«cronache Ercolanesi» 17 (1987), pp , con bibliografia sostanzialmente completa fino a questa data. Si vedano anche i successivi contributi alla questione dovuti allo stesso CAPASSO, Manuale di papirologia ercolanese, Galatina 1991, pp ; ID., I rotoli ercolanesi: da libri a carboni e da carboni a libri, in B. Palme (hrsg. v.), Akten des 23. Internationalen Papirologen Kongresses (Wien, Juli 2001), Wien 2007, pp.73 77; ID., Les papyrus latins d Herculanum cit., pp A. DE SIMONE, F. RUFFO, M. TUCCINARDI, U. CIOFFI, Ercolano La Villa dei Papiri e lo scavo della città, «Cronache Ercolanesi» 28 (1998), pp. 7 59; A. DE SIMONE, F. RUFFO, Ercolano Lo scavo della Villa dei Papiri, «Cronache Ercolanesi» 32 (2002), pp ; IID., Ercolano e la Villa dei Papiri alla luce dei nuovi scavi, «Cronache Ercolanesi» 33 (2003), pp ; M. P. GUIDOBALDI, D. ESPOSITO, Le nuove ricerche archeologiche nella Villa dei Papiri di Ercolano, «Cronache Ercolanesi» 39 (2009), pp ; M. P. GUIDOBALDI, D. ESPOSITO, E. FORMISANO (con una premessa di P. G. Guzzo), L insula I, l insula nord occidentale e la Villa dei Papiri di Ercolano: una sintesi delle conoscenze alla luce delle recenti indagini archeologiche, «Vesuviana» 1 (2009), pp : ; M. P. GUIDOBALDI, D. ESPOSITO, Ercolano. Colori di una città sepolta, San Giovanni Lupatoto 2012, pp Da notare che, a quanto si desume

3 3 interpretazioni diverse dei dati archeologici, si può affermare che i papiri furono scoperti in più punti dell edificio se ne possono individuare cinque nella pianta Weber [tav. 4], senza una netta separazione di luoghi di ritrovamento tra libri greci e libri latini, sicché la coesistenza di una biblioteca greca e di una biblioteca latina nella Villa è da intendere nel senso della compresenza di due collezioni librarie, pur se con una certa distinzione biblioteconomica, ma non di due vere e proprie biblioteche disposte in aule distinte come avverrà in seguito, pur se non sempre, nel mondo romano almeno nel caso di biblioteche pubbliche 9. Fondata sulla pianta Weber e su documentazione settecentesca, la ricostruzione tuttora più valida della biblioteca della Villa, correlata alla dislocazione e alle modalità di conservazione dei ritrovamenti, si deve tra il 1940 e il 1941 a Carlo Gallavotti, anche se essa va ripensata sotto qualche aspetto 10. La maggior parte dei papiri greci molte centinaia fu rinvenuta in mucchi nella stanza V. Si trattava di una stanza non ampia, tra i 3 e i 4 metri quadri, con pavimento a mosaico, secondo Gallavotti interamente destinata, piuttosto che a biblioteca di lettura, a deposito di libri, attrezzata com era con scaffali, la cui strutturazione resta incerta armadi di legno nella specie di veri e propri mobili [tav. 5] o anche armadi a muro incassati nelle pareti o semplici nicchie con ripiani 11 e forse fornita anche di un arredo dalle ricerche di Maria Paola Guidobaldi e di Domenico Esposito, la Villa non pare risalire a data anteriore alla metà circa del secolo I a. C. 9 Si rinvia a M. NICHOLLS, Bibliotheca Latina Graecaque: on the Possible Division of Roman Public Libraries by Language, in Y. Perrin, M. de Souza (éd.), Neronia VIII. Bibliothèques, livres et culture écrite dans l empire romain de César à Hadrien. Actes du VIII e Colloque international de la SIEN (Paris, 2 4 octobre 2008), Bruxelles 2010, pp ; in particolare per la Villa dei Papiri si vedano P. RADICIOTTI, Ercolano: papiri latini in una biblioteca greca, «Studi di Egittologia e di Papirologia» 6 (2009), pp , e ultimamente M. CAPASSO, Libri greci e libri latini nella Villa ercolanese dei papiri: un rapporto problematico?, «Scripta» 6 (2013), pp Sul fondamento di questi studi non mi è possibile riprendere la mia opinione espressa in G. CAVALLO, I rotoli di Ercolano come prodotti scritti. Quattro riflessioni, «Scrittura e civiltà» 8 (1984), pp. 5 30: (rist. in G. CAVALLO, Il calamo e il papiro. La scrittura greca dall età ellenistica ai primi secoli di Bisanzio, Firenze 2005, pp : 145) che nella Villa esistesse una biblioteca latina del tutto distinta dalla greca, collocata in altro ambiente domestico. Va tuttavia chiarito che pur in assenza di una bipartizione tra biblioteca greca e biblioteca latina nel senso di una loro collocazione in aule distinte tutto lascia credere a una sistemazione di libri greci e libri latini almeno in capsae o scaffali distinti, anche se in un medesimo ambiente. 10 C. GALLAVOTTI, La custodia dei papiri nella Villa suburbana Ercolanese, «Bollettino del Regio Istituto di Patologia del Libro» 2 (1940), pp ; ID., La libreria di una villa romana ercolanese (nella casa dei papiri), «Bollettino del Regio Istituto di Patologia del Libro» 3 (1941), pp Si veda, sulle tracce di Carlo Gallavotti, anche I. SGOBBO, Statue di oratori attici ad Ercolano dinanzi alla biblioteca della Villa dei papiri, «Rendiconti dell Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli» 47 (1972), pp Un importante testimonianza, per scaffali all incirca della stessa specie, viene dalla casa VI 17 (ins. Occ.) di Pompei, ove si è potuta identificare una biblioteca nella quale a quanto scrive D. ESPOSITO, Filosseno, il Ciclope e Sesto Pompeo. Programmi figurativi e propaganda politica nelle domus dell aristocrazia pompeiana della tarda età repubblicana, «Jahrbuch des deutschen Archäologischen Instituts» 123 (2008), pp : 52 «un armadio a muro era

4 4 centrale che, a detta di Johannes J. Winckelmann, poteva essere un altro scaffale o tavolo per tenervi scritture 12. Sui ripiani i rotoli erano forse disposti a piramide, vale a dire a gruppi posti in numero decrescente dalla base al vertice, con l avvertenza tuttavia che questo era solo uno dei modi possibili. Nella stessa stanza fu ritrovato, inoltre, un fascio di 18 rotoli latini conservati a parte in un qualche involucro o, piuttosto, cassetta cilindrica. Papiri, di cui almeno 22 superstiti, furono trovati anche in due punti del tablinum, un ambiente di dimensioni altrimenti ampie, considerato biblioteca di lettura da Gallavotti, il quale vi volle identificare, per la disposizione di almeno uno dei due gruppi di rotoli, una sorta di teca libraria mobile. E da credere si trattasse, tuttavia, non tanto di una biblioteca vera e propria ma piuttosto, per così dire, di uno spazio di lettura, giacché il leggere nel privato come insegna la storia della lettura può svolgersi in biblioteca o anche in altri ambienti della casa, talvolta magari senza una biblioteca, purché si disponga di alcuni libri su un tavolo o in un solo scaffale. I papiri ritrovati in questo spazio di lettura della Villa erano, come tutto lascia credere, papiri latini, forse molti di più rispetto a quelli recuperati stando alle testimonianze del direttore, a quell epoca, del Museo ercolanese nel Palazzo reale di Portici, Camillo Paderni, e dell erudito del Settecento Giacomo Martorelli: quest ultimo in particolare attesta di averne visti una sessantina 13. Sia nella stanza V sia nel tablinum furono ritrovate, inoltre, tavolette cerate nella specie pare di polittici, ma ne resta ignoto il contenuto. Latine erano forse almeno quelle che si trovavano nel tablinum 14. Altri papiri, rinvenuti sotto il colonnato del peristilio rettangolare affacciato sul giardino e nell ambulacro del peristilio quadrato, quindi fuori pur se nei pressi del tablinum, comunque quasi allo scoperto, impongono una più ampia discussione. Dei papiri ritrovati, almeno 161 da ritenere forse per la più parte greci piuttosto che latini circa 60 erano ammucchiati a terra e i rimanenti distribuiti in cassette di legno rettangolari, di certo due e forse tre, di varia grandezza. Due comunque sono quelle, di diversa grandezza, ricostruite più in dettaglio da Gallavotti sul fondamento delle testimonianze settecentesche di quanto emerso dallo scavo: esse misuravano, l una, cm 28,6 x 17,6 di base e cm 22 di altezza, e l altra, cm 52,9 x 26,4 di base e cm 26,4 di altezza, e ambedue dovevano essere fornite di accessori metallici. Secondo Gallavotti, le casse di papiri ritrovate nei peristili non potevano che «indicare una sistemazione provvisoria, se non addirittura un trasporto in atto» 15. E queste ipotesi di Gallavotti non solo sono state accolte fino ai nostri giorni ma anche variamente locupletate con un certo azzardo: si è pensato, vale a dire, o a una risistemazione dell arredo e degli spazi inserito in una nicchia ricavata nel centro della parete settentrionale; al suo interno erano collocate mensole di legno, nelle quali probabilmente erano stipati i volumina». 12 Citato da GALLAVOTTI, La custodia cit., p. 62; ID., La libreria cit., p Su queste testimonianze si veda soprattutto la messa a punto di LONGO AURICCHIO, CAPASSO, I rotoli della Villa ercolanese cit., p Mi limito a rinviare a M. CAPASSO, Le tavolette della Villa ercolanese dei Papiri, «Cronache Ercolanesi» 20 (1990), pp (rist. in M. CAPASSO, Volumen. Aspetti della tipologia del rotolo librario antico, Napoli 1995, pp ), e a G. DEL MASTRO, Novità sulle tavolette della Villa dei Papiri, «Cronache Ercolanesi» 29 (1999), pp GALLAVOTTI, La custodia cit., pp (ricostruzione delle casse) e 63 (citazione).

5 5 bibliotecari 16 ipotesi forse fondata sulla circostanza che al momento dell eruzione vulcanica erano in corso nella Villa lavori di restauro 17 o anche al tentativo, mentre l eruzione stessa si profilava o era in atto, di mettere in salvo i volumina ponendoli in casse in tutta fretta per trasportarli altrove 18. Ma niente di tutto questo sol che si conoscano i sistemi antichi di conservazione libraria e gli effetti dell eruzione del Vesuvio. Casse, cassette, cofani, bauletti delle più varie misure nel mondo greco e romano erano utilizzati oltre che per conservarvi monete, suppellettili di valore e altri oggetti preziosi e delicati anche per la custodia di materiali scritti di diversa specie: libri, volumina documentari, tavolette 19. Per queste ultime si pensi già solo alle tavolette cerate relative agli affari di Lucio Cecilio Giocondo rinvenute a Pompei in una cassa 20. Arredi del genere destinati, alla custodia di volumina librari oltre che di altri scritti, si trovano indicati nelle fonti letterarie con termini vari, soprattutto kibotoi in greco e capsae, scrinia, arcae in latino 21. Essi si presentavano in forma diversa: ora rettangolare, come quella delle casse ritrovate nella Villa o la cassetta levi [...] cupresso, «di liscio cipresso» 22, cui allude un verso di Orazio, non a caso chiosato da Porfirione con arca cupressea; ora cilindrica, quali gli scrinia curva menzionati nei Tristia di Ovidio 23 o la scatola di rotoli raffigurata in certa pittura pompeiana e in molta statuaria [tav. 6]; ora ovale, come una cassetta di tavolette rinvenuta a Ercolano 24 ; ora triangolare, come si ha notizia, almeno nel mondo greco, da un iscrizione di Delo per una teca che conteneva i carmi di Alceo 25. Casse e bauletti destinati alla conservazione di libri, inoltre, sono raffigurati nel mondo greco fin dal V 16 CAPASSO, Les papyrus latins d Herculanum cit., p E quanto emerge dalle più recenti ricerche sugli scavi: GUIDOBALDI, ESPOSITO, Le nuove ricerche cit., pp ; GUIDOBALDI, ESPOSITO, FORMISANO, L insula I cit., pp ; GUIDOBALDI, ESPOSITO, Ercolano cit., p E l opinione più diffusa, come risulta dall ampia discussione di CAPASSO, Les papyrus latins cit., pp , il quale se ne distacca e avanza l idea, p. 33, che «la prèsence des rouleaux dans les caisses s explique beaucoup plus vraisemblablement par une situation de réorganisation des meubles et des espaces immédiatement avant l éruption». 19 S. T. A. M. MOLS, Wooden Furniture in Herculaneum. Form, Technique and Function, Amsterdam 1999, p J. ANDREAU, Les affaires de monsieur Jucundus, Rome 1974, p. 14. Su queste modalità di conservazione di papiri documentari e di tavolette in archivi privati si veda anche G. CAMODECA, Gli archivi privati di tabulae ceratae e di papiri documentari. Pompei ed Ercolano: case, ambienti e modalità di conservazione, «Vesuviana» 1 (2009), pp In particolare per il termine kibotos, le sue valenze linguistiche e i suoi sinonimi si veda G. COQUEUGNIOT, Coffre, casier et armoire: la kibôtos et le mobilier des archives et des bibliothèques grecques, «Revue archéologique» 44 (2007), pp ; EAD., Archives et bibliothèques dans le monde grec. Édifices et orgsanisation. V e siècle avant notre ère II e siècle de notre ère, Oxford 2013, pp HOR., Ars 332. Si veda il commento di P. Fedeli, in Q. ORAZIO FLACCO, Le opere, II,4, Le Epistole, L Arte poetica, Roma 1997, p OV., Trist. 1, 1, CAMODECA, Gli archivi privati cit., p IDelos 372 B, l. 30. Si veda D. ANDRIANOU, Late Classical and Hellenistic Furniture and Furnishings in the Epigraphical Record, «Hesperia» 75 (2006), pp : 569.

6 6 secolo a. C. nella pittura vascolare e in rilievi attici 26, e nel III II secolo a. C. a Roma una cassa o cofano della stessa specie è da ritenere il soracum nel quale un personaggio del Persa di Plauto, il parassita Saturione, custodisce la sua raccolta di libri 27. A Pompei e nella stessa Ercolano, pur se non si conosce a quali materiali fossero destinate, si sono comunque rinvenute casse di legno talora fornite di chiusure e accessori metallici per proteggerne il contenuto da agenti esterni e furti 28 [tav. 7]: una tipologia che ben si attaglia alle casse ritrovate nella Villa. Insomma, a monte dei papiri sistemati in casse e ivi rinvenuti nella domus ercolanese di sicuro non vi è stato né un qualche mirato intento di riorganizzazione dell arredo o degli spazi né, tanto meno, un convulso tentativo di sgombero. Si trattava nel mondo antico di un normale sistema di custodia dei libri esclusivo o insieme a scaffali, soprattutto nel caso di biblioteche opulente utile anche per spostare i volumi da un ambiente a un altro della domus per esigenze di lettura. Restano da discutere, per quanto concerne il ritrovamento delle casse nei peristili, gli effetti dell eruzione del Vesuvio. Quanti si sono occupati dei papiri e della biblioteca di Ercolano hanno sempre insistito sulle devastazioni causate da colate laviche, cenere e lapilli, senza mai attirare l attenzione su un altro fenomeno descritto più di una volta da Plinio nel suo epistolario: scosse telluriche frequenti e a largo raggio tali che le case oscillavano da una parte e dall altra quasi fossero state divelte dalle fondamenta 29. E possibile perciò che le casse di volumina e i papiri ammucchiati a terra ritrovati nel peristilio rettangolare e nell ambulacro del peristilio quadrato fossero stati proiettati fuori del tablinum, nel quale si trovavano, da oscillazioni e crolli della Villa determinati dalle violenti scosse terrestri. Infine, una manciata di 11 papiri ma resta del tutto incerto se greci o latini fu ritrovata nella stanza XVI, un piccolo locale con pavimento a mosaico figurato contiguo al tablinum. Prima di inoltrarsi in un tentativo di ricostruzione della tipologia originaria e della funzione della biblioteca della Villa per formulare o confortare ipotesi accettabili, è il caso di conoscere più da vicino composizione e indole delle collezioni librarie greca e latina e di singoli volumina pur se nei limiti imposti dalla circostanza che molti rotoli, o parti di questi, restano da svolgere, leggere e identificare sotto l aspetto testuale: impresa peraltro tante volte impossibile, datone il miserevole stato di conservazione. Innanzi tutto, la biblioteca della Villa dei Papiri costituisce una realtà complessa dal punto di vista dell origine e della provenienza dei diversi rotoli imponendo una distinzione 26 E. BRÜMMER, Griechische Truhenbehalter, «Jahrbuch des deutschen Archäologischen Instituts» 123 (2008), pp : ; ma si vedano anche M. BELLIER CHAUSSONNIER, Des représentations de bibliothèques en Grèce classique, «Revue des études anciennes» 104 (2002), pp , e L. DEL CORSO, Materiali per una protostoria del libro e delle pratiche di lettura nel mondo greco, «Segno e Testo» 1 (2003), pp. 5 78: PLAUT., Pers MOLS, Wooden Furniture cit., p. 137, cita in particolare la cassa, attualmente conservata a Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv , da Pompei. Essa, assai più capiente delle cassette ricostruite per la Villa di Ercolano base di cm 104 x 63 e altezza di cm 91, era destinata, piuttosto che a libri, a oggetti preziosi, ma formato rettangolare e manifattura in legno e metallo possono dare un idea concreta di come si presentavano in origine, pur se di dimensioni minori, le cassette librarie antiche e in particolare quelle ercolanesi. 29 PLIN., Epist. 6, 16, 15; 6, 20, 3 e 6.

7 7 preliminare tra produzione libraria insistita su Ercolano, in sostanza quella gravitante intorno a Filodemo nel pieno secolo I a. C., e volumina più antichi o più recenti 30. Un analisi delle scritture testimoniate nei papiri greci consente di rilevare che un certo numero di rotoli contenenti opere di maestri dell epicureismo si dimostra risalire fino al III secolo a. C. Da una recente indagine dovuta a George W. Houston risulta che nella Villa si trovavano una quindicina di esemplari del Peri physeos di Epicuro riferibili a un arco di tempo tra il III e il tardo II (o inizio I) secolo a. C., una dozzina di volumina del II a. C. circa con trattati di Demetrio Lacone, e ancora due rotoli, uno del III e l altro del II a. C. contenenti, rispettivamente, testi di Metrodoro di Lampsaco e di Carneisco 31. Né mancavano di questa stessa epoca altri papiri, pur se di incerto contenuto. Degli autori ricordati la biblioteca di Ercolano conteneva anche volumina che, in quanto prodotti nel I secolo a. C. o nel I d. C., sono da considerare a parte nel percorso di formazione della biblioteca ercolanese. Va immediatamente osservato che i volumina più antichi di maestri dell epicureismo, quali Epicuro, Demetrio Lacone, Metrodoro e Carneisco peraltro disomogenei nella manifattura e nelle caratteristiche grafiche sembrano di varia origine e certo non erano stati prodotti né avevano circolato in Italia prima di Filodemo. Non sembra, infatti, che prima dello scorcio del II secolo a. C., o addirittura dell inizio del I, vi sia stata nel mondo romano una penetrazione dell epicureismo tra le élites aristocratiche e colte sì da giustificare un fenomeno come la ricerca, la trascrizione e tanto meno la raccolta di trattati di maestri di quella filosofia 32. Si trattava, dunque, di un fondo librario verosimilmente messo insieme da Filodemo prima della sua venuta in Italia, formato da fondamentali testi di riferimento della dottrina che egli professava, acquisito in vari modi e da più parti. Filodemo proveniva dalla Palestina, da Gadara, e prima del suo approdo in Campania era stato alla scuola di Zenone di Sidone ad Atene, ma qualsiasi ipotesi sull origine dei volumina più antichi resterebbe aleatoria. Così come assai incerte sono destinate a restare ipotesi sui modi in cui i diversi volumina furono acquisiti: antiquariato librario? eredità di maestri? Comunque stiano le cose, quel che interessa qui rilevare è che il primo nucleo della biblioteca della Villa dei papiri pare costituito da quella che dovette essere la collezione di libri personale di Filodemo e che questi, almeno in gran parte o forse anche del tutto, aveva portato con sé dal mondo greco orientale al momento della sua venuta in Italia. 30 Mi limito a rinviare a G. CAVALLO, Libri scritture scribi a Ercolano, Napoli 1983, pp G. W. HOUSTON, The non Philodemus Book Collection in the Villa of the Papyri, in J. König, K. Oikonomopoulou, G. Woolf (ed.), Ancient Libraries, Cambridge 2013, pp L indagine di Houston è sostanzialmente fondata sulle diverse datazioni dei rotoli ercolanesi proposte da CAVALLO, Libri cit., pp Negli anni centrali del II secolo a. C. si ebbe già, è vero, una fase di diffusione dell epicureismo a Roma, ma la dottrina fu recepita verosimilmente attraverso una certa propaganda piuttosto che mediante una pratica libraria dei testi solo al livello popolare e soprattutto tra i giovani, come ha rilevato M. GIGANTE, Ricerche filodemee, Napoli , pp Si veda anche ultimamente D. SEDLEY, Epicureanism in Roman Republic, in J. Warren (ed.), The Cambridge Companion to Epicureanism, Cambridge 2009, pp

8 8 Nella Villa ercolanese Filodemo intorno al quale è da credere si raccogliesse una cerchia di letterati e seguaci della dottrina epicurea 33 scrisse certamente parte dei suoi trattati, forse anche i più, ma non tutti giacché è possibile che alcuni di essi siano stati da lui composti per intero o in parte prima del suo soggiorno nella Villa di Ercolano, da riferire a un periodo tra la metà circa del I secolo a. C. e una data di sicuro posteriore al 40 34, pur se non si può dire di quanto. Da ammettere comunque è la composizione a Ercolano di quelle opere di cui i papiri conservano brogliacci o stesure provvisorie. Un vero e proprio brogliaccio, infatti, deve essere ritenuto P. Herc. 1021, contenente di Filodemo la Historia (o Index) Academicorum: oltre che una manifattura anomala e una scrittura assai trasandata, vi si incontrano, infatti, sezioni di testo di non ancora definita collocazione, come si ricava da segni che indicano parti da traslocare, o anche passi espunti o aggiunti o corretti, per non dire di altre incongruenze testuali e bibliologiche. L indole di brogliaccio d autore di P. Herc risulta certa quando lo si confronti con l edizione definitiva della Historia (o Index) Academicorum quale si è conservata e si rivela sotto ogni aspetto in P. Herc Un buon numero di volumina contenenti i trattati di Filodemo sono stati indagati, spesso più volte e sotto diversi aspetti, e ove possibile ricostruiti. I dati bibliologici, paleografici e testuali che essi presentano, se correttamente interpretati, possono quindi orientare nel comprenderne ordine e funzione all interno della biblioteca della Villa e della cerchia che intorno a questa gravitava. Iniziamo con il considerare la strutturazione materiale dei rotoli ercolanesi, in particolare di quelli filodemei, i quali si mantengono in un certo standard, a parte alcune eccezioni che si cercherà di spiegare. L altezza oscilla tra cm e cm 23 24, con la riserva che il processo di disidratazione dei papiri, in quanto carbonizzati, può averne alterato un po le misure verso il basso 36. Per quanto concerne l estensione dei rotoli in lunghezza, la più corrente rilevata corrisponde a quella più comoda per la fisiologia della lettura antica di un volumen, m circa, con oscillazioni non molto marcate verso cifre un po più alte o un po più basse [tav. 8]. La norma più seguita nella produzione libraria all interno della Villa fa corrispondere un volumen a ciascun libro, sia che questo costituisca 33 M. GIGANTE, La brigata virgiliana a Ercolano, in M. GIGANTE, Virgilio e gli Augustei, Napoli 1990, pp. 7 22; ID., Virgilio e i suoi amici tra Napoli e Ercolano, «Atti e Memorie dell Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere ed Arti» N. S. 59 (1991), pp (rist. in M. GIGANTE, Altre ricerche filodemee, pp ); ID., Virgilio all ombra del Vesuvio, «Cronache Ercolanesi» 31 (2001), pp Filodemo era sicuramente attivo nel 40 a. C., e quindi la sua scomparsa va posta più tardi di tale anno: si veda F. LONGO AURICCHIO, Filodemo e i nani di Antonio: valore di una testimonianza, «Cronache Ercolanesi» 43 (2013), pp : Sulle tracce di un mio pionieristico contributo sui P. Herc e P. Herc. 164 CAVALLO, I rotoli di Ercolano cit., pp (rist. in CAVALLO, Il calamo e il papiro cit., pp , il rapporto tra i due papiri, brogliaccio/edizione definitiva, è stato sviluppato ulteriormente nel volume di K. GAISER, Philodems Academica. Die Berichte über Platon und Alte Akademie in zwei herkulanensischen Papyri, Stuttgart Bad Cannstatt 1988, pp , e in alcuni contributi di Tiziano Dorandi compendiati e citati in T. DORANDI, Nell officina dei classici. Come lavoravano gli autori antichi, Roma 2007, pp M. CAPASSO, I rotoli ercolanesi: da libri a carboni e da carboni a libri, in B. Palme (hrsg.), Akten des 23. Internationalen Papyrologen Kongresses (Wien, Juli 2001), Wien 2007, pp : 77.

9 9 una trattazione completa, sia che faccia parte di un opera in più libri. E tuttavia, nel caso di libri troppo lunghi, come quelli di certi trattati di Filodemo, il libro risulta suddiviso in due tomi, vale a dire materialmente in due volumina, come si ricava da note di manifattura conservatesi nei papiri stessi. Ma vi sono eccezioni: ad esempio il libro I del De poematis di Filodemo, P. Herc. 1074A + altri frammenti, era contenuto in un rotolo di m 16 circa 37, da riconsiderare tuttavia nel senso di una maggiore estensione, e il De pietate dello stesso Filodemo, P. Herc. 1428, misurava m 23 circa, tanto che si è pensato ma resta un ipotesi aleatoria mancando qualsiasi prova oggettiva che in origine fosse suddiviso in due tomi 38. Si tratta di esemplari ineccepibili sotto il profilo bibliologico e della correttezza testuale; il rotolo del De poematis in particolare mostra una scrittura di alto livello calligrafico [tav. 9]. Altri casi, sempre relativi a trattati di Filodemo, richiedono una spiegazione più articolata e implicano, ancora una volta, la figura stessa di quest ultimo come autore. Del V libro del De poematis la collezione ercolanese conserva due copie, l una da ritenere contenuta in un unico volumen, P. Herc 1425, l altra testimoniata da P. Herc nel quale una nota di manifattura o, detta con termine tecnico, subscriptio fa riferimento a una ripartizione in due tomi, vale a dire in due volumina, trattandosi di un libro molto esteso pur se concepito come unico. A quanto ha osservato Gianluca Del Mastro, P. Herc. 1425, inquinato da errori, correzioni, schizzi di inchiostro, irregolarità grafiche e di manifattura, deve essere ritenuto, se non un primo brogliaccio, almeno una stesura ancora provvisoria, contenuta in un rotolo di lunghezza tale che il libro, nell edizione definitiva, fu spartito in due tomi di estensione standard, dei quali il secondo è testimoniato in P. Herc. 1538, molto corretto sotto il profilo testuale e vergato in una scrittura assai accurata [tav. 10 e tav. 11]. Il medesimo rapporto stesura provvisoria/esemplare definitivo Del Mastro ha potuto istituire tra P. Herc e P. Herc contenenti il libro IV del De rhetorica: il primo ne reca il lungo testo in un unico rotolo scritto in modo scorretto, frettoloso, peraltro in una scrittura sgraziata e non priva di qualche elemento corsivo; l altro costituisce invece, come attesta ancora una volta una subscriptio, il primo tomo di una edizione, corretta e piuttosto elegante, suddivisa in due tomi 39. Sembra insomma che, nel caso di libri filodemei molto lunghi, non si tenesse in alcun conto l estensione del volumen quando si trattava di stesure provvisorie, e che invece non si superassero i limiti standard nell allestimento di edizioni definitive. Sul fondamento di queste osservazioni vorrei formulare qualche ipotesi. Non si può escludere che la produzione libraria ercolanese si svolgesse su tre livelli: 1) volumina con stesure provvisorie che esulavano dalla lunghezza standard e nei quali erano riversati e raccolti materiali in via di composizione senza controllare l estensione dei rotoli stessi poiché scritti a fini autoriali ma non per essere consultati o letti abitualmente; 2) volumina maneggevoli e di buona qualità per la lettura e lo studio dei testi all interno della cerchia filodemea, prodotti in misure all incirca standard per mantenere le quali libri troppo lunghi, pur unitari per contenuto, erano suddivisi in due tomi; 3) volumina di speciale lunghezza, 37 R. Janko (ed.), Philodemus On Poems Book One, Oxford 2000, pp D. Obbink (ed.), Philodemus On Piety, I, Critical Text with Commentary, Oxford 1996, pp ; E. PUGLIA, Note bibliologiche e sticometriche, «Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik» 119 (1997), pp : G. DEL MASTRO, Mega biblion. Galeno e la lunghezza dei libri (Peri alypias 28), in D. Manetti (ed.), Studi sul De indolentia di Galeno, Pisa Roma 2012, pp : 39.

10 10 talora anche di qualità più elevata, destinati non a pratiche intensive e immediate di lettura, perché disagevoli da maneggiare, ma piuttosto alla conservazione bibliotecaria, senza escludere tuttavia che nel corso del tempo e in particolari circostanze essi potessero essere letti o consultati o ricopiati. I rotoli con trattati di Filodemo di più estesa lunghezza sembra siano da ritenere dunque, e paradossalmente, quelli sia del più basso livello, le stesure provvisorie, sia del più alto livello, le copie destinate alla ordinata depositio in scaffali o capsae e alla conservazione. I volumina della Villa riferibili all età di Filodemo non sono solo quelli contenenti i suoi trattati, giacché si continuò a locupletare la biblioteca con opere degli antichi maestri dell epicureismo e con qualche trattato stoico 40, facendone eseguire trascrizioni da volumina più antichi già presenti nella collezione ercolanese o forse anche acquisendone esemplari dall esterno. In ogni caso, che almeno per l allestimento dei volumina filodemei, almeno al tempo dell autore, vi fosse una produzione libraria tutta interna a quel microcosmo di fructus e otium che era la Villa dei Papiri non par dubbio: si trattava, in sostanza, di una manifattura di libri, anche altrimenti testimoniata in quel torno di tempo, che rientrava tra le attività accessorie di un sistema di produzione di tipo schiavistico. Basti richiamare quanto scrive Cornelio Nepote riferendosi ad Attico, l amico di Cicerone: erant in ea [sc. familia] pueri litteratissimi, anagnostae optimi et plurimi librarii 41. E da credere che all interno della Villa vi fosse un team analogo, addetto sia a mettere per iscritto i trattati di Filodemo, dai brogliacci alle copie definitive, sia talvolta alla trascrizione di altre opere. Certi interessi intellettuali nella Villa dovettero protrarsi anche dopo la scomparsa di Filodemo 42. Vi sono, infatti, volumina che mostrano scritture difficilmente riferibili a una data anteriore al tardo I a. C. rivelando talora, anzi, caratteristiche che riportano al I d. C. Né mancano, inoltre, rotoli che presentano segni di un più tardo restauro da assegnare allo stesso periodo. A parte i soliti trattati filodemei, questi volumina contengono oltre a qualche testo stoico, in particolare Crisippo ancora una volta opere di maestri dell epicureismo, quali lo stesso Epicuro in quattro copie, Colote in due, Demetrio Lacone in due, Metrodoro e Polistrato in una ciascuno e, di particolare interesse, Zenone Sidonio, il quale fu il vero e proprio maestro di Filodemo ad Atene e che nella biblioteca ercolanese è attestato in una copia 43. Su quest ultimo volumen, P. Herc. 1533, va richiamata particolare attenzione anche perché è vergato in una scrittura semicorsiva, dunque non professionale 44, ed è altresì riferibile piuttosto al I secolo d. C. pur se non si possono del tutto escludere gli ultimi anni del I a. C.: sembra perciò che il volumen sia stato trascritto da un esemplare più antico a uso proprio da un più tardo lettore. Nel caso di queste più tarde acquisizioni si trattò, forse, non tanto di un programmato incremento bibliotecario ma piuttosto e sempre a fini di interessi filosofici sia di una sorta di renovatio librorum per sostituire esemplari ormai usurati, soprattutto rotoli 40 Sui trattati stoici attestati nei papiri di Ercolano si rinvia ai lavori di L. MARRONE, Testi stoici ercolanesi e Testi stoici ercolanesi II, «Cronache Ercolanesi» 17 (1987) e 18 (1988), risp. pp e NEP., Att. 13, G. DEL MASTRO, Papiri ercolanesi vergati da più mani, «Segno e Testo» 8 (2010), pp. 3 65: HOUSTON, The non Philodemus Book Collection cit., pp Lettura e studio del papiro si devono a K. KLEVE, G. DEL MASTRO, PHerc 1533: Zenone Sidonio A Cratero, «Cronache Ercolanesi» 30 (2000), pp

11 11 che risalivano al III II secolo a. C., sia di una qualche attività di copia individuale. Una considerazione che si impone e sulla quale si dovrà ancora riflettere è che, allo stato delle conoscenze attuali, dei rotoli contenenti opere di epicurei vissuti e fioriti prima di Filodemo i più sembrano doversi assegnare a una data o anteriore, perché introdotti dall Oriente greco, o posteriore ai decenni in cui questi soggiornò a Ercolano, quasi che l attività libraria della Villa in quel periodo, concentrata com era sulla produzione ed edizione di testi filodemei, fosse stata rivolta solo di rado alla copia di trattati epicurei più antichi. Infine, la presenza, in molti casi, di più volumina contenenti un medesimo testo è da ritenere dovuta, nel caso di Filodemo, soprattutto ai diversi momenti di avanzamento nella composizione e nella sistemazione editoriale definitiva dei suoi trattati (brogliacci, stesure provvisorie, edizioni da lettura immediata o da conservazione bibliotecaria), mentre, in particolare per le opere dei maestri della filosofia epicurea, poteva talvolta soddisfare, forse anche, certe esigenze filologiche di confronto tra edizioni diverse o anche servire a letture e pratiche di studio simultanee all interno della cerchia che, attratta dalla dottrina di Epicuro e del suo epigono Filodemo, frequentava la Villa non solo negli anni di presenza di quest ultimo ma anche, come tutto lascia credere, più tardi. Quando si passa a considerare la collezione di libri latini, questa si dimostra di ben più difficile valutazione non solo per il numero relativamente scarso di papiri, ma soprattutto per il maggior degrado in cui essi versano e, di conseguenza, per l assai minore possibilità di leggerne e conoscerne il contenuto 45. Le eccezioni sono poche. Spicca, si sa, il cosiddetto Carmen de bello Actiaco, P. Herc. 817, di autore incerto i nomi più accreditati sono quelli di Rabirio e di Vario 46, forse da assegnare a un momento non lontano dal bellum del 31 a. C. tra Antonio e Ottaviano [tav. 12]. Le opinioni di quanti si sono occupati del testo si dimostrano discordanti nell interpretarne i dati, sicché dal contenuto non si riesce a risolvere la questione. L opinione più diffusa è che il carme, forse in due libri volumina, sia stato composto in età augustea. La scrittura in cui il papiro è vergato, una capitale latina piuttosto fluida e connotata da una certa instabilità di tracciati, conforta una datazione al I secolo a. C., ma la cautela è d obbligo 47. Da scartare, comunque, mi sembrano attribuzioni del Carmen quali pure sono state proposte all epoca di Nerone o dei Flavi 48. In altri due papiri latini sono state identificate delle orazioni. In P. Herc la terminologia adoperata riporta a una oratio in senatu habita ante principem, e poiché vi compare, al vocativo, AUGUSTE, il papiro va ritenuto 45 Una buona introduzione ai papiri latini di Ercolano è offerta da CAPASSO, Les papyrus latins d Herculanum cit., ove è riportata e opportunamente discussa la bibliografia precedente. 46 Ampio panorama delle diverse posizioni in CAPASSO, Les papyrus latins d Herculanum cit., pp Tra i contributi dedicati alla capitale libraria latina mi limito a segnalare quelli di G. PETRONIO NICOLAJ, Osservazioni sul canone della capitale libraria romana fra I e III secolo, in Miscellanea in memoria di Giorgio Cencetti, Torino 1973, pp (rist. in G. NICOLAJ, Storie di documenti, storie di libri. Quarant anni di studi, ricerche e vagabondaggi nell età antica e medievale, a cura di C. Mantegna, Dietikon Zürich 2013, pp ), e di P. RADICIOTTI, Osservazioni paleografiche sui papiri latini di Ercolano, «Scrittura e Civiltà» 22 (1998), pp Nuove prospettive apre ultimamente il contributo in via di pubblicazione di P. FIORETTI, Sulla genesi della capitale romana rustica, «Segno e Testo» 12 (2014). 48 Autore ed epoca di composizione del Carmen de bello Actiaco sono discussi da CAPASSO, Les papyrus latins d Herculanum cit., pp

12 12 posteriore al gennaio del 27 a. C., data in cui a Ottaviano fu conferito il titolo di Augustus. Vi si leggono, inoltre, il nome CAES[A]RE e una subscriptio in cui si distinguono attualmente solo un paio di lettere da ritenere relative all autore dell oratio: L, seguita da un punto, e M, ma qualsiasi integrazione sarebbe arbitraria. Infine, in P. Herc si è voluta identificare un oratio iudiciaria, della quale restano sconosciuti autore e data 49. La scrittura del papiro, al pari di quella di P. Herc. 1067, si mostra di qualità più accurata e formale rispetto a quella del de bello Actiaco, ma sembra riportare sempre a età augustea. Tentativi di individuare stadi evolutivi della scrittura e conseguenti, più circoscritte precisazioni cronologiche all interno dei papiri latini ercolanesi restano discutibili non solo perché si richiede una conoscenza più critica e più ampia dei materiali, ma soprattutto per le soluzioni grafiche diverse in una stessa epoca che la capitale latina come risulta anche altrimenti presenta nonostante la sua struttura normativa di fondo 50. Altri papiri restano di contenuto estremamente incerto 51 ; in particolare, le identificazioni di autori quali Ennio, Cecilio Stazio, Lucrezio sono destituite di qualsiasi fondamento L identificazione dei testi contenuti in P. Herc e P. Herc si deve a F. COSTABILE, Opere di oratoria politica e giudiziaria nella biblioteca della Villa dei Papiri: i PHerc. latini 1067 e 1475, in Atti del XVII Congresso Internazionale di Papirologia, II, Napoli 1984, pp Costabile, per uno strano equivoco, dice di aver letto in P. Herc una subscriptio distinguendovi le lettere, sparse, L., MA, queste ultime peraltro visibili a stento, e T, e quindi integrava tali lettere come L(UCI) MA[NLI TORQUA]T[I, attribuendo l oratio giudiziaria del papiro a Lucio Manlio Torquato, aristocratico assai erudito, con simpatie per la dottrina epicurea, pretore nel 49 e morto nel 46 a. C. E invece ultimamente G. DEL MASTRO, Riflessioni sui papiri latini ercolanesi, «Cronache Ercolanesi» 35 (2005), pp : , ha rilevato che la subscriptio, di cui attualmente si riescono a vedere solo le lettere L. e M, si legge non in P. Herc ma in P. Herc Ne consegue che l oratio politica in quest ultimo contenuta, in quanto pronunciata non prima del gennaio del 27 a. C., non può essere attribuita a Lucio Manlio Torquato quale autore giacché scomparso da poco meno di una ventina d anni. Il problema del modo in cui le lettere L. e M siano da integrare rimane dunque aperto. In ultima analisi restano per ora sconosciuti l autore sia dell oratio giudiziaria sia di quella politica. 50 Una classificazione delle scritture latine ercolanesi, fondata su stadi evolutivi, è stata tentata da K. KLEVE, An Approach to the Latin Papyri from Herculaneum, in Storia, poesia e pensiero nel mondo antico. Studi in onore di Marcello Gigante, Napoli 1994, pp ; ma si veda quanto scrivono, di contro, P. RADICIOTTI, Per Knut Kleve. Riflessioni sulla paleografia, «Papyrologica Lupiensia» 17 (2008), pp ; ID., Ercolano cit., p. 113; S. AMMIRATI, Per una storia del libro latino antico: i papiri latini di contenuto letterario dal I sec. a. C. al I ex II in d. C., «Scripta» 3 (2010), pp : Un quadro riassuntivo è reperibile in HOUSTON, The non Philodemus Book Collection cit., pp Le identificazioni si devono, in diverse e successive sedi, a K. KLEVE, Lucretius in Herculaneum, «Cronache Ercolanesi» 19 (1989), pp. 5 27; ID., Ennius in Herculaneum, ib. 20 (1990), pp. 5 16; ID., How to Read an Illegible Papyrus. Towards an Edition of PHerc. 78, Caecilius Statius, Obolostates sive Faenerator, ib. 26 (1996), pp. 5 14; ID., Lucretius and Philodemus, in K. A. Algra, M. H. Koenen, P. H. Schrijvers (eds.), Lucretius and His Intellectual Background, Amsterdam 1997, pp ; ID., Lucretius Book II in P. Herc. 395, in Palme (hrsg.), Akten cit., pp A parte certi facili entusiasmi suscitati dalle letture di Kleve, tra i contributi a queste favorevoli si vedano almeno W. SUERBAUM, Zum Umfang der Bücher in

13 13 La specie di collezione di libri latini della Villa si può meglio chiarire tenendo conto, da una parte, della forte sproporzione tra molte centinaia di volumina greci e un numero di latini che resterebbe comunque scarso anche se, alla sessantina che si possono ricostruire, altri si ritenesse di doverne aggiungere tra dispersi, distrutti o non identificati; e d altra parte riflettendo sulla profonda differenza biblioteconomica tra le due collezioni: omogenea la greca, eterogenea, almeno per quanto finora si è potuto constatare, la latina 53. La biblioteca di Ercolano era, infatti, nella sua concezione, nel suo impianto, nel suo accrescimento una biblioteca specialistica di contenuto filosofico ed epicureo, in sostanza la biblioteca di Filodemo, dei suoi ospiti patroni, seguaci, scolari, epigoni della dottrina di Epicuro. La collezione latina, invece, doveva essere composta di libri, per così dire, moderni, che rispondevano a interessi vari e del momento: il che vale di certo almeno per scritti di carattere oratorio e storico come quelli ricordati. Questi libri furono acquisiti forse anche saltuariamente nel corso di un lungo arco di tempo, dalla tarda repubblica fino ad almeno l età giulio claudia, ma in ogni caso senza un idea organica o un piano mirato e preciso. Non si può dire se tra quei vari interessi ve ne siano stati anche per qualche grande autore di età repubblicana o imperiale, ma è da dubitarne. In ogni caso la relativa esiguità dei libri latini è destinata a rimanere tale, e sembra quindi doversi escludere che dagli scavi possa emergere una qualche nuova e clamorosa scoperta. E difficile dire se la produzione di libri latini fu tutta interna alla Villa, come si deve ammettere per quelli greci dell epoca di Filodemo, o se siano stati acquisiti sul mercato librario. Né si può escludere ed è forse l ipotesi più probabile per l epoca tra tarda repubblica e primo impero che opere nuove si diffondessero entro una certa fascia di lettori mediante esemplari prodotti comunque privatamente ma che, come una der archaischen Lateinischen Dichtung: Naevius, Ennius, Lukrez und Livius Andronicus auf Papyrus Rollen, «Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik» 92 (1992), pp ; ID., Der Pyrrhos Krieg in Ennius Annales VI im Lichte der ersten Ennius Papyri aus Herculaneum, «Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik» 106 (1995), pp ; M. GIGANTE, Philodème entre Catulle et Lucrèce, in A. Monet (éd.), Le Jardin Romain. Épicureisme et poésie à Rome. Mélanges offerts à Mayotte Bollack, Lille 2003, pp ; ID., Ennio tra Ercolano e Pozzuoli, «Rudiae» 6 (1994) (= Ennio tra Rudiae e Roma. Atti del Convegno Nazionale A.I.C.C. [Lecce, Novembre 1994]), pp ; D. OBBINK, Lukretius and the Herculaneum Library, in S. Gillespie, P. Herdie (edd.), The Cambridge Companion to Lucretius, Cambridge 2007, pp ; G. CAROSI, Cecilio Stazio e il PHerc. 78: Obolostates sive Faenerator, Bologna 2007 (tesi di dottorato). E invece mettono fortemente in dubbio o vanificano le identificazioni di Kleve almeno per Lucrezio i contributi, che ritengo convincenti, di P. RADICIOTTI, Della genuinità e delle opere tràdite da alcuni antichi papiri latini, «Scrittura e civiltà» 24 (2000), pp ; M. CAPASSO, Filodemo e Lucrezio: due intellettuali nel patriai tempus iniquum, in Monet (éd.), Le Jardin Romain cit., pp ; B. BEER, Lukrez in Herculanum? Beitrag zu einer Edition von PHerc. 395, «Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik» 168 (2009), pp ; AMMIRATI, Per una storia cit., pp ; ancora CAPASSO, Les papyrus latins d Herculanum cit., pp , con ampia discussione. Mi sembra, tuttavia, che anche per Ennio e Cecilio Stazio la questione delle identificazioni di Kleve debba ormai essere definitivamente chiusa come infondata sia per i tempi e i modi dello stesso costituirsi della biblioteca della Villa sia per l inaffidabilità delle letture proposte. 53 RADICIOTTI, Ercolano cit., pp

14 14 serie di cerchi concentrici sempre più larghi, talvolta potevano dar luogo ad altre copie per doni, scambi, richieste 54. Dopo aver indagato la strutturazione materiale e il contenuto dei volumina greci, tante volte ricostruiti negli assetti originari, cercando in particolare di individuarne carattere e funzione, e aver rilevato qualche stralcio dell indole dei volumina latini, si può provare ad assegnare un ordine ai diversi libri nel contesto bibliotecario della Villa. La depositio librorum, dove era concentrato il corpo fondamentale della collezione greca, era costituita dalla stanza V: qui è da credere si conservassero brogliacci e stesure provvisorie di Filodemo, evidentemente archiviate per così dire, e di certo vi erano depositate, talora in più copie, le edizioni definitive dei suoi trattati, oltre ovviamente alle opere degli autori epicurei del passato, dallo stesso Epicuro fino a quelli fioriti fino a circa il tardo II secolo a. C. Non è del tutto infondato ritenere, pur se resta solo un ipotesi, che le tavolette conservate nella stessa stanza contenessero brogliacci filodemei, giacché supporti scrittori di tal genere erano comunemente adoperati proprio per raccogliervi materiali provvisori 55. E ancora, la presenza di una capsa contenente 18 rotoli latini qualsiasi ne fosse il contenuto, eterogeneo o attinente a una stessa opera in più libri o a un medesimo genere letterario può comunque spiegarsi ove si pensi che si trattasse di rotoli destinati, al momento della depositio nella stanza V, non alla lettura immediata ma alla semplice conservazione, peraltro tenuti separati non a caso dalla collezione greca mediante l isolamento in una apposita custodia 56. Lo spazio di lettura più frequentato era costituito, evidentemente, dal tablinum: qui si trovavano in qualche scaffale i rotoli latini con scritti che rispondevano a certi interessi coltivati nella Villa, ma qui pure, in capsae di diversa capienza proiettate nei due peristili nel corso dell eruzione vi si conservavano, o vi erano di volta in volta trasportati dalla stanza V, quei rotoli greci di tipo standard, sempre e comunque di contenuto filosofico, destinati alla lettura e alla consultazione. Le tavolette, forse latine, che erano nello stesso tablinum possono aver contenuto testi di carattere giuridico o documentario da tenere sotto mano. Infine, i pochi papiri rinvenuti nella stanza XVI è probabile siano da inquadrare nella funzione che la stanza può aver assunto fin dai tempi di Filodemo: quella di studiolo, di laboratorio nel quale è da credere che il filosofo componesse e dettasse i suoi trattati, sorvegliandone stesure provvisorie ed edizioni definitive a stretto contatto con il team di tecnici del libro, scribi e correttori che si alternavano al suo servizio. Né si può escludere che, anche dopo la scomparsa di Filodemo, quello studiolo continuasse a essere il luogo raccolto di lettura o di meditazione filosofica all interno della Villa. A conclusione di questo discorso si impone una riflessione su quello che forse è il significato più profondo della biblioteca della Villa dei Papiri, ponendosi questa come sintesi di più modelli. Essa riproduceva, almeno in parte, il modello di scuola filosofica ellenistica sia in certe soluzioni architettoniche peristilio e grande giardino, sia nelle pratiche di scrittura 54 Su questo fenomeno si veda R. J. STARR, The Circulation of Literary Texts in the Roman World, «The Classical Quarterly» N. S. 37 (1987), pp DORANDI, Nell officina dei classici cit., p Una riconsiderazione delle fonti settecentesche e i recenti contributi, qui ricordati, sui papiri latini ercolanesi mi inducono a rinunciare all ipotesi da me avanzata in CAVALLO, I rotoli di Ercolano cit., pp (rist. cit., p. 145) che i 18 rotoli contenuti in una capsa o involucro rinvenuti nella stanza V fossero greci e non latini.

15 15 e di conservazione dei libri tutte interne alla scuola stessa: nella Villa si ripeteva, infatti, sotto forma di nostalgico revival, che la presenza di Filodemo rendeva più concreto e attuale, quello che era stato il Giardino ateniese di Epicuro 57. Ma la biblioteca ercolanese restituisce anche il modello della biblioteca privata come segno di un vivere aristocratico e colto in villa luogo della nascita stessa del privato in età repubblicana che si rifletteva nella rappresentazione del sociale. Si tratta, inoltre, di una biblioteca non più solo greca come quelle formatesi grazie ai bottini di guerra, ma che ormai comprendeva, accanto a una collezione greca preponderante, anche libri latini: un nuovo ordine dei libri che prima anticipa e poi accompagna il normale impianto delle biblioteche pubbliche romane e che in queste sfocia, pur se non sempre, nella collocazione di libri greci e libri latini in aule separate. E ancora, è una biblioteca di otium dedito alla lettura di scritti contemporanei, e magari di non alto livello letterario. Del resto in età augustea testimone Orazio il populus era preso da una sola passione: scrivere 58. Cospicua, dunque, doveva essere nel mondo romano la circolazione di una letteratura di qualità non alta o d occasione: ancor prima di Orazio, ne fanno cenno Catullo per la poesia 59 e Cicerone per la historia 60. Infine, è una biblioteca d autore, come quella, nella stessa epoca, di altri autori latini: penso, ancora una volta, soprattutto a Cicerone. Ma mentre la biblioteca di quest ultimo si rivela indirettamente e solo a squarci nelle pieghe del suo epistolario, quella di Filodemo ed è la sola si dispiega direttamente in tutta la gamma di quel che doveva essere già nel mondo antico una raccolta di materiali d autore: brogliacci, stesure provvisorie, esemplari definitivi dei propri scritti accanto a opere di riferimento da leggere e utilizzare, restituendo così il rapporto continuo e tormentato dell autore con il suo testo.* 57 Suggestioni in tal senso vengono dal lavoro di G. SAURON, Templa serena, in La villa dei Papiri, Napoli 1983, pp HOR., Epist. 2, 1, CAT CIC., De fin. 5, 52. * Il testo ha tratto profitto dalla lettura di Lucio Del Corso e di Paolo Fioretti, che ringrazio sinceramente. Speciale gratitudine devo a Francesca Longo Auricchio e a Gianluca Del Mastro per suggerimenti di particolare rilievo e integrazioni bibliografiche.

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