Strategie per un turismo sostenibile Applicazione di una metodologia integrata di valutazione ad un caso studio in Sicilia

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO FACOLTÀ DI INGEGNERIA CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA PER L AMBIENTE ED IL TERRITORIO DIPARTIMENTO DI RICERCHE ENERGETICHE ED AMBIENTALI Strategie per un turismo sostenibile Applicazione di una metodologia integrata di valutazione ad un caso studio in Sicilia Tesi di laurea di: Agata Basile Relatore Prof. Ing. G. Rizzo ANNO ACCADEMICO Correlatori: Dott. Ing. G. Federico Dott. Ing. Lo Coco

2 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO FACOLTÀ DI INGEGNERIA CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA PER L AMBIENTE ED IL TERRITORIO DIPARTIMENTO DI RICERCHE ENERGETICHE ED AMBIENTALI Strategie per un turismo sostenibile Applicazione di una metodologia integrata di valutazione ad un caso studio in Sicilia Tesi di laurea di: Agata Basile Relatore Prof. Ing. G. Rizzo Correlatori: Dott. Ing. G. Federico Dott. Ing. Lo Coco Premessa ANNO ACCADEMICO Note introduttive

3 Lo sviluppo sostenibile del settore turistico è uno degli obiettivi prioritari per una Regione, come la Sicilia, caratterizzata da una tradizionale vocazione in questo campo. La trasformazione turistica nel segno della sostenibilità ambientale va intesa come invito a pianificare lo sviluppo del settore turistico in modo da minimizzare gli effetti negativi sull'ambiente e rendere lo sviluppo stesso duraturo. Alcuni strumenti tecnici che possono risultare utili come sostegno ad una politica di sviluppo sostenibile del settore sono: la Valutazione Strategica Ambientale (V.A.S), le procedure di adozione dei Sistemi di Gestione Ambientale ed i marchi di qualità ecologica, strumenti di cui ci occuperemo più avanti. Nell ambito delle tematiche di pianificazione sostenibile del territorio, lo studio effettuato nella tesi ha come obiettivo quello di creare delle linee guida tipo relative al turismo sostenibile da applicare nelle aree costiere del Mediterraneo. Queste linee guida consentiranno agli amministrazioni locali di fotografare l impatto complessivo che il fenomeno turistico ha sull ambiente mettendone in evidenza gli aspetti critici; dunque, potranno essere uno strumento di supporto alla decisione in materia di gestione e sviluppo locale di un turismo sostenibile. Con l ausilio della metodologia proposta, gli amministratori locali ed i tecnici potranno individuare, analizzare e valutare i punti critici e le potenzialità della propria località, tenendo conto delle aspettative e delle esigenze della popolazione, dei turisti e delle caratteristiche fisiche del proprio territorio. Questo strumento, pertanto, offrirà all amministratore una serie di elementi conoscitivi al fine di delineare un idonea politica di gestione e di sviluppo turistico in un ottica di sostenibilità. In tal senso, oltre a consentire una valutazione della sostenibilità del turismo, le linee guida possono offrire un utile supporto ai privati, operanti nel settore turistico in fase di: Redazione di rapporti ambientali o di stati dell ambiente, utilizzabili ad esempio per l attivazione dei processi di Agenda 21 locale; Valutazione ambientale di politiche, piani, programmi e progetti (VIA e VAS); Definizione dell analisi ambientale iniziale di sistemi di gestione ambientale (Iso14000, Emas). L adozione di uno strumento di gestione ambientale delle zone costiere potrà diventare elemento fondamentale per la riqualificazione del comparto turistico regionale e valorizzare, a livello internazionale, un prodotto turistico Sicilia di qualità anche dal punto di vista delle prestazioni ambientali.

4 In modo particolare, è stato elaborato un modello che è stato applicato alla struttura alberghiera International Golf & Spa Resort Verdura che sorgerà nel territorio di Sciacca.

5 Struttura del documento Nel capitolo 1 viene fatta, sia pure per grandi linee, un analisi delle leggi e dei provvedimenti che sono stati emanati all interno dei diversi contesti politico istituzionali, nell ottica di accrescere e valorizzare il settore turistico. Nel capitolo 2 sono discussi aspetti dell'impatto del turismo sull'ambiente, in particolare, si pone la problematica della sostenibilità del turismo in termini di gestione, valori e metri di giudizio. Nel capitolo 3 viene descritto il progetto scelto come caso studio. Tale progetto prevede la realizzazione nel comune di Sciacca di un complesso alberghiero a cinque stelle, un centro congressi, un centro benessere con piscine e campi sportivi, due campi da golf a 18 buche ed un campo pratica con una club house centrale, e tutte le relative funzioni di supporto e servizi. Viene, altresì, osservato lo sviluppo del turismo golfistico attraverso un analisi della domanda e dell offerta in Italia e le prospettive nel territorio interessato. Nel capitolo 4 vengono presentati i diversi approcci metodologici, ed in particolare la Valutazione Ambientale Strategica, l Impronta Ecologica e il Dashboard, quest ultimo adottato nel presente studio. L'obiettivo è identificare i punti deboli di uno specifico processo turistico e, sulla base di informazioni strutturate, ottimizzare la sostenibilità del turismo. Nel capitolo 5 è discussa l'applicazione del metodo proposto alla realtà dell Hotel Verdura International Golf and Spa Resort di Sciacca. Infine, nel capitolo 6 è offerto il confronto tra la metodologia di valutazione presentata in questo studio e quella dello Studio d Impatto Ambientale, realizzato dall Intertecno S.p.A, società di ingegneria a cui è stata affidata la realizzazione del progetto. CAPITOLO 1 LO STATO DELL ARTE DEI PIANI DI PROGRAMMAZIONE RELATIVI AL SETTORE TURISTICO 1.1 La normativa vigente in materia di turismo: un quadro di sintesi

6 L analisi delle politiche per il turismo sostenibile presuppone lo studio delle leggi e dei provvedimenti che sono stati emanati all interno dei diversi contesti politico-istituzionali, nell ottica di accrescere e valorizzare il settore turistico. A tale scopo, si rende indispensabile ripercorrere, sia pure per grandi linee, l iter normativo avviato dallo Stato a partire dagli ultimi anni, con un attenzione particolare al rapporto tra le competenze tra Stato e Regioni. Il processo di riforma dei rapporti tra Stato e Regioni, attraverso il quale nel corso degli anni lo Stato ha cercato di trasferire alle Regioni le funzioni amministrative statali relative all incentivazione del settore, raggiunge la fase più significativa con la L.59 del 1997 (definita legge Bassanini 1 ). L obiettivo principale della suddetta legge è stato quello di avviare un vasto programma di decentramento delle funzioni dello Stato. Attraverso questa norma si è avuta, infatti, una modifica radicale nella distribuzione dei poteri, delle funzioni, e dei compiti amministrativi fra le amministrazioni statale, regionale e locale. L elemento di novità è l aver riconosciuto nell attività turistica una tipica attività industriale capace di contribuire allo sviluppo di un economia come qualsiasi altra attività produttiva. L art. 43 recita le funzioni amministrative relative alla materia turismo ed industria alberghiera [ ] concernono ogni attività pubblica o privata attinente al turismo. Appare, quindi, acquisito il ruolo assolutamente protagonista delle Regioni e province autonome in materia di turismo. Ruolo che negli ultimi anni è stato peraltro sancito nei fatti, dal momento che leggi e programmi promozionali emanati dalle Regioni vengono ormai recepiti dallo Stato, senza osservazioni di merito. Resta tuttavia indiscussa l utilità di un comportamento il più possibile coordinato se non addirittura omogeneo, da parte delle Regioni su determinati temi, pur nel rispetto delle relative diversità. In particolare, si ravvisa la necessità di un coordinamento nelle politiche di marketing e di comunicazione, di una maggiore aggregazione interregionale tra imprese. Dopo un lungo iter parlamentare, nel 2001 viene emanata la nuova legge quadro n.135, finalizzata a ridefinire gli strumenti normativi della politica del turismo. La legge contiene alcuni aspetti interessanti: Riconosce formalmente il ruolo strategico del turismo non soltanto per lo sviluppo economico e occupazionale del Paese, ma anche per la crescita culturale e sociale della persona e della collettività. Ruolo che è collegato alla tutela e valorizzazione delle risorse ambientali, beni culturali e tradizioni locali. Stabilisce una serie di principi che disciplinano il sistema turistico, da cui si evince una diversa maniera di intendere lo sviluppo dell offerta turistica, fortemente condizionato dall elemento territorio.

7 La massima espressione del principio di valorizzazione delle vocazioni territoriali è presente all art. 5 della legge quadro, dove si definiscono i Sistemi turistici locali (Stl). L obiettivo principale degli Stl è quello di incrementare l efficienza e la competitività delle destinazioni turistiche, attraverso il potenziamento dell offerta turistica e assicurando il coordinamento delle attività e delle attrattive presenti in un territorio, secondo una logica che collega il prodotto al territorio stesso. Lo strumento di identificazione dei Stl è costituito dal progetto di sviluppo, che prevede la riqualificazione delle imprese turistiche, la valorizzazione dell immagine del territorio, l attuazione di interventi intersettoriali ed infrastrutturali necessari alla qualificazione dell offerta turistica, il sostegno di attività e processi di aggregazione tra le imprese turistiche, il potenziamento dell identità locale, della cultura e della qualità dell accoglienza. Si tratta dunque di un piano strategico sul quale concordano enti locali, imprese ed associazioni interessate al settore. E anche vero che sui criteri di identificazione e definizione dei Stl, a tutt oggi, non esistono idee chiare e gli stessi provvedimenti delle regioni non appaiono omogenei. In particolare non esiste un indirizzo univoco sul grado di omogeneità della vocazione turistica di un area, sul collegamento tra le risorse locali (naturalistiche, culturali, ecc.), sulla cooperazione interaziendale, e di tipo pubblico-privato, necessaria per promuovere e sostenere lo sviluppo. Il dato certo è che, secondo la legge n.135, la priorità deve essere data alle proposte progettuali provenienti dal basso, ossia dagli enti locali e/o dai soggetti privati che conoscono a fondo il territorio e sono in grado di favorire un reale sviluppo. I Stl rispondono alla duplice esigenza di favorire la formazione di una cultura di governo locale del turismo e di contribuire alla creazione di nuove sinergie tra soggetti pubblici e privati. Nell ottica di adeguare la normativa alle mutate esigenze del settore turistico ed ai nuovi principi di decentramento amministrativo e finanziario della Bassanini1, la L 135/2001 riconosce definitivamente alle Regioni la competenza esclusiva in materia di legislazione turistica. Spetta allo Stato la definizione, in accordo con le Regioni, dei principi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico. La presenza delle Regioni è prevista in due momenti: nella fase della definizione dei principi per lo sviluppo del turismo ed in quella della scelta delle relative lineeguida. In definitiva, la nuova legge attribuisce alle Regioni più ampi poteri di legiferare in materia di turismo, pur nel rispetto di principi generali fissati dallo Stato. Un elemento fondamentale del sistema turistico è certamente l informazione, attraverso cui è possibile venire a conoscenza di un prodotto turistico. Senza l informazione, infatti, un potenziale turista non potrà mai scegliere una località e usufruire delle sue risorse. A questo scopo, la legge

8 135/2001 ha previsto delle politiche che riguardano l attività d intermediazione degli agenti di viaggio e dei tour operator, ai quali spetta il compito di agevolare i canali distributivi dei prodotti turistici e creare mercati efficienti, dove più facilmente compratori e venditori possono incontrarsi. Assieme alle politiche d informazione e intermediazione, le organizzazioni turistiche o gli uffici turistici svolgono tutta una serie di attività di comunicazione e di promozione, finalizzata ad accrescere l interesse di quanti potrebbero acquistare il loro prodotto turistico. Benché innovativa sotto certi profili, nella sostanza la L 135/2001 non prevede interventi strutturali di un certo rilievo, né manifesta la presenza di un progetto unitario che tenga conto delle diverse esigenze legate al territorio e alla complessità degli aspetti che fanno capo al settore turistico.

9 1.2 L organizzazione pubblica del settore turistico e gli strumenti della programmazione territoriale nella regione Sicilia La pianificazione del settore turistico in Sicilia non è affidata ad un unica struttura pubblica, ma presenta una forma molto frammentata. L organizzazione pubblica vede, infatti, una ripartizione di competenze tra l Assessorato Regionale del Turismo, delle Comunicazioni e dei Trasporti - con funzioni d indirizzo, coordinamento ed attuazione della politica regionale in materia di turismo - e le nove Aziende autonome provinciali per l incremento turistico (Aapit). Quest ultime, sovrintendono ad ogni attività turistica, svolgono attività di promozione e propaganda delle risorse turistiche locali, con funzioni di assistenza ed accoglienza dei turisti: attività che, in qualche caso, presentano delle sovrapposizioni con i ruoli e le funzioni delle Aziende autonome di soggiorno e turismo (Aast). Le Aast, infatti, per quanto risultino teoricamente soppresse (dalla L. 217/83 e dalla legge finanziaria regionale del 1999, che ne ha disposto la trasformazione in società per azioni), ancora oggi, in Sicilia, continuano ad operare: preposte anch esse allo sviluppo locale, hanno il compito di incrementare i movimenti turistici, promuovere manifestazioni, spettacoli ed iniziative di interesse turistico. Attualmente risultano tutte (in numero 20) commissariate, con notevole perdita di efficienza. E necessario precisare che, attraverso la legge quadro regionale Norme per lo sviluppo turistico della Sicilia, approvata dal Parlamento siciliano il 4 agosto 2005, le Aapit sono state soppresse. Le competenze già proprie delle Aapit, nonché la vigilanza sulle imprese turistiche operanti nel territorio, sono state assegnate alle province regionali. All interno della stessa legge regionale, è prevista l istituzione dei sistemi turistici locali (Stl). Le finalità di costituzione richiamano quelle indicate nella legge nazionale n.135 del 2001 (descritta nel paragrafo precedente). Tra le più significative, va sottolineato l obiettivo di migliorare la capacità di accoglienza, informazione e assistenza turistica dei territori interessati, attuare investimenti intersettoriali e infrastrutturali per la qualificazione ed il potenziamento dell offerta turistica locale, promuovere la cooperazione interaziendale e di tipo pubblico-privato, ricorrere anche al marketing telematico, sostenere la commercializzazione dei prodotti turistici locali e favorire il coordinamento con l Osservatorio turistico regionale. La nascita dei Stl favorirà il passaggio ad un sistema dinamico, in cui è prevista la promozione di iniziative concrete da parte di soggetti attivi sul territorio, organizzati in consorzi o in società miste, cui aderiscono comuni, province e privati (come associazioni di categorie, tour operator, albergatori, ecc), nell intento di svolgere un attività di promozione turistica univoca. Lo stesso scioglimento delle Aziende autonome provinciali per l incremento turistico, previsto nella legge, rientra all interno di un disegno coerente

10 di sviluppo del territorio che attribuisce ai Stl una funzione di notevole peso strategico. L obiettivo è, infatti, la creazione di una struttura più snella e non l eliminazione di organismi per farne altri. Completano il quadro degli operatori pubblici del turismo della regione Sicilia, gli Assessorati comunali al turismo, sport, tempo libero e spettacolo e le Pro Loco, associazioni a carattere privatistico, ma previste dalle leggi regionali perché svolgono attività di valorizzazione dell area di competenza. Non c è dubbio che questa eccessiva frammentazione dell apparato organizzativo costituisca un aspetto negativo per la funzionalità degli organi territoriali del sistema turistico. L avere affidato, in modo non concordato, la gestione del territorio a diversi soggetti pubblici (Aast, Aapit, Comuni, Province, Pro Loco) assieme agli operatori privati (associazioni di categoria e operatori turistici, in genere) ha comportato effetti a volte dispersivi, a volte di sovrapposizioni di iniziative assolutamente improduttive. Rispetto all attuale frammentazione, è auspicabile, dunque, la presenza di un unica struttura che elabori un progetto globale di sviluppo, voluto dagli attori locali e finalizzato alla valorizzazione delle risorse del luogo, più o meno destinate alla produzione turistica, e dell insieme degli altri attori coinvolti o da coinvolgere nel piano di sviluppo. La nuova strategia di intervento della Regione Siciliana fa riferimento all approccio integrato, che più facilmente collega le politiche settoriali alle specificità di un area territoriale. Il Piano Operativo Regionale, POR , rappresenta il quadro di riferimento per tutte le azioni di sviluppo programmate, relative sia a progetti che coinvolgono più comunità locali quanto a progetti autonomi. Una delle priorità del POR è lo sviluppo del settore turistico, anche se non esiste un riferimento diretto al turismo, eccetto per alcune misure attuative, finalizzate alla promozione turistica (misura 4.18), al potenziamento e riqualificazione dell offerta turistica (misura 4.19) ed alle infrastrutture turistiche di interesse regionale (misura 4.20). In altre misure, invece, il riferimento al turismo è indiretto, come nel caso delle misure dell asse 1- che mirano a creare opportunità di crescita e di sviluppo sostenibile, assicurando la fruibilità delle risorse naturali- e di quelle dell asse 2, che prevedono il recupero e la fruizione del patrimonio culturale ed ambientale, la sistemazione e divulgazione delle conoscenze, la gestione innovativa assieme alla fruizione del patrimonio culturale e la formazione mirata. Vanno tenute presenti, infine, le misure dell asse 6, relative ad interventi per infrastrutture, che influenzano, sia pure indirettamente lo sviluppo del settore turistico. Gli obiettivi che si vogliono perseguire attraverso l insieme delle misure citate, riassunte nella tabella seguente, sono da un lato la destagionalizzazione della domanda, mantenendo un elevata qualificazione del prodotto e facendo riferimento a particolari segmenti di mercato ad alto valore aggiunto, dall altro

11 la riqualificazione dell offerta, sviluppando sistemi di offerta integrata del territorio attraverso la valorizzazione delle risorse archeologiche, storiche e culturali, e il potenziamento degli impianti alberghieri ed extralberghieri, con una particolare attenzione agli interventi finalizzati alla riduzione degli impatti ambientali. Misura 1.11 Misura 1.13 Misura 2.01 Misura 2.02 Misura 2.03 Misura 2.04 Misura 4.18 Misura 4.19 Misura 4.20 Misura 6.01 Misura 6.02 Misura 6.03 Misura 6.04 Sistemi territoriali integrati ad alta naturalità Sviluppo imprenditoriale del territorio della rete ecologica Recupero e la fruizione del patrimonio culturale ed ambientale Sistemazione e divulgazione delle conoscenze Gestione innovativa e fruizione del patrimonio culturale Formazione mirata e strumenti per la cooperazione Promozione turistica Potenziamento e riqualificazione dell offerta turistica Infrastrutture turistiche di interesse regionale Infrastrutture turistiche di interesse regionale Miglioramento del servizio delle linee ferroviarie Potenziamento infrastrutture portuali, servizi e logistica Riqualificazione e creazione di poli aeroportuali TABELLA 1.1 LE MISURE DI FINANZIAMENTO PER IL TURISMO PREVISTE DAL POR SICILIA All interno del POR e del relativo Complemento di Programmazione (CdP), suo strumento attuativo, si trovano i Progetti integrati territoriali (Pit). Articolati in diverse componenti progettuali collegate tra loro e contestualizzate rispetto alle potenzialità ed ai bisogni del territorio di riferimento, i Pit costituiscono una sorta di progetto unitario diretto al raggiungimento di uno o più obiettivi mutuati dal Quadro Comunitario di Sostegno(QCS). I Pit approvati in Sicilia sono 27 e, benché apparentemente facciano riferimento a più settori produttivi, in realtà l obiettivo dello sviluppo turistico del territorio appare nella quasi totalità dei progetti, anche se integrato marginalmente con lo sviluppo degli altri settori (agroalimentare, zootecnia, artigianato). Nonostante tutto, i Pit non contribuiscono alla definizione dell immagine turistica delle diverse località, ma promuovono una alquanto generica attività di investimento, nel settore turistico.

12 Tra gli strumenti di programmazione territoriale rientrano i Patti Territoriali, tra privati, enti locali, imprese, associazioni imprenditoriali e di categoria, finalizzati ad identificare obiettivi di sviluppo condivisibili e ad attuare un programma di interventi produttivi ed infrastrutturali, tra loro integrati; i Contratti d Area, che mirano ad interventi di ristrutturazione e riconversione delle aree di crisi industriale; i Contratti di Programma, pensati nell ottica di stimolare l interesse di operatori esterni o di sistemi d impresa a localizzarsi in aree svantaggiate. Resta, comunque, che in quasi tutte le tipologie di strumenti citati, le attività turistiche ricoprono un ruolo di primaria importanza, anche quando l obiettivo del progetto appare di natura diversa. Tuttavia, anche in questi casi i risultati non sono del tutto soddisfacenti. Il modello della programmazione negoziata, pur mostrando aspetti innovativi di un certo rilievo, forse presenta meccanismi troppo complessi. Va comunque tenuto presente che, con molta probabilità, nel futuro gli strumenti di programmazione territoriale dovranno essere rivisti, alla luce dell art. 5 della legge quadro 135/2001 che prevede l istituzione dei Sistemi turistici locali. Chiudono l analisi degli strumenti di programmazione i Piani Regionali di propaganda turistica, elaborati annualmente dall Assessorato turismo della Regione Siciliana, in esecuzione delle linee-guida, come previsto dalla legge 135/2001. I Piani Regionali di propaganda turistica si definiscono piani di prodotto poiché, nell ottica della crescita sostenibile del sistema turistico dell isola, si propongono come obiettivo principale la qualificazione e la diversificazione del prodotto turistico, assieme alla destagionalizzazione dell offerta turistica stessa. I Piani Regionali, in quanto strumento di programmazione turistica della Regione Siciliana, si prefiggono lo scopo di coordinare le iniziative pubbliche e private, traducendole in progetti. In realtà sebbene l Assessorato Turismo ogni anno presenti un proprio Piano, in Sicilia manca un piano turistico regionale unitario, come già evidenziato in premessa. Da quest analisi, sia pure sommaria, se ne deduce che la programmazione turistica è affidata ad una pluralità di Piani, tutti piuttosto vaghi nei contenuti e nelle strategie previste, non consentendo in questo modo una diversa maturazione delle problematiche che riguardano il settore turistico e delle relative azioni strategiche. 1.3 Le regioni Obiettivo 1 e la Sicilia

13 L Unione europea promuove lo sviluppo armonioso, equilibrato e duraturo delle attività economiche, lo sviluppo dell occupazione e delle risorse umane, la tutela e il miglioramento dell ambiente, l eliminazione delle ineguaglianze e la promozione della parità tra uomini e donne. Questo principio generale di coesione economica e sociale è contenuto nel Trattato di Amsterdam (articolo 158) e nell articolo 1 del Regolamento generale sui Fondi Strutturali (regolamento CE n.1260 del 1999). I Fondi Strutturali sono delle linee di finanziamento messe a disposizione dall Unione Europea per ridurre gli squilibri di natura economica e sociale esistenti nel territorio comunitario. Ciascun fondo può finanziare solo alcuni tipi di progetto. Attualmente, i fondi sono quattro: F.E.S.R. Fondo Europeo di Sviluppo Regionale che finanzia le attività infrastrutturali; F.E.O.GA. Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia la cui sezione Orientamento sostiene gli interventi a finalità strutturale in agricoltura; F.S.E. Fondo Sociale Europeo che finanzia interventi sulle risorse umane; S.F.O.P. Strumento Finanziario di Orientamento della Pesca che finanzia le attività a carattere strutturale per la pesca. Gli interventi della politica di coesione economica e sociale sono programmati su base pluriennale rispetto a tutte le regioni degli Stati membri, con una focalizzazione su quelle meno avanzate, per favorirne l adeguamento strutturale. La fase d attuazione dei fondi avviene in via strategica tramite il Quadro Comunitario di Sostegno (Q.C.S.), ossia un documento che definisce gli indirizzi e le priorità d'azione dei Fondi, ed in via operativa tramite Programmi Operativi Regionali (P.O.R.) a titolarità di ciascuna Regione e tramite Programmi Operativi Nazionali (P.O.N.) a titolarità di alcune Amministrazioni centrali. Ogni programma operativo è suddiviso in più assi prioritari che hanno il compito di attuare le strategie di sviluppo prescelte. Ogni asse prioritario si suddivide in misure, che sono dettagliate nel Complemento di Programmazione. Con la riforma dei Fondi Strutturali, gli obiettivi prioritari dell azione europea sono stati ridotti a tre (dai sei del periodo di programmazione ): Obiettivo 1: Promuovere lo sviluppo e l adeguamento strutturale delle regioni che presentano ritardi nello sviluppo; Obiettivo 2:

14 Favorire la riconversione economica e sociale delle zone con difficoltà strutturali; Obiettivo 3: Favorire l adeguamento e l ammodernamento delle politiche e dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione. Le regioni Obiettivo 1 (cfr. fig.1.1) sono quelle il cui sviluppo è in ritardo e sono così definite in quanto il loro PIL pro-capite risulta inferiore al 75% della media comunitaria o in quanto esistono motivi particolari per applicare questo obiettivo. Le zone Obiettivo 1 hanno una popolazione di circa 80 milioni di abitanti e rappresentano il 20% dell intera popolazione comunitaria. FIGURA 1.1 LE REGIONI OBIETTIVO 1 Per quanto riguarda l Italia, le regioni che rientrano nell obiettivo 1 sono la Basilicata, la Calabria, la Campania, la Puglia, la Sardegna e la Sicilia. A queste si aggiunge il Molise in sostegno transitorio o phasing out. I problemi delle regioni svantaggiate hanno radici profonde e necessitano di soluzioni strutturali. Alcune delle regioni europee soffrono del loro isolamento geografico, mentre tutte presentano, seppure in misura diversa, i seguenti problemi:

15 La carenza di infrastrutture di base nei settori quali i trasporti, le telecomunicazioni, l'energia, l'acqua e la protezione dell'ambiente; La scarsa qualificazione del personale ed i ritardi nella ricerca e nello sviluppo tecnologico; L'inadeguatezza dei mercati finanziari locali rispetto alle esigenze delle PMI in materia di credito. Si tratta di problemi che compromettono le possibilità di sviluppo di queste regioni all'interno del Mercato Unico ed ostacolano la costruzione europea. Per porvi rimedio la Comunità europea ha stabilito alcune priorità economiche e sociali. Si privilegia il recupero del ritardo nei seguenti settori: Investimenti diretti nel processo produttivo per creare occupazione duratura; Infrastrutture essenziali per lo sviluppo economico, comprese quelle previste dalle reti trans-europee (trasporti, telecomunicazioni, energia) e quelle relative alla tutela dell'ambiente; Servizi vari per le PMI (consulenza, insediamento, ingegneria finanziaria) per valorizzare il potenziale locale e regionale; Ricerca e sviluppo; Investimenti nelle infrastrutture scolastiche e sanitarie; Formazione professionale compresi i settori dell'insegnamento, la ricerca e l'amministrazione; Incentivi a favore dell'occupazione; Misure varie di sviluppo rurale (adeguamento delle strutture agricole, turismo, patrimonio rurale, etichette di qualità). CAPITOLO 2 LA COMPATIBILITÀ AMBIENTALE DEL SETTORE TURISTICO

16 2.1 Il concetto di sostenibilità applicato al settore turistico Analogamente allo sviluppo sostenibile, progenitore diretto, possiamo definire sostenibile un turismo capace di durare nel tempo mantenendo i suoi valori quali-quantitativi, cioè suscettibile di far coincidere, nel breve e nel lungo periodo, le aspettative dei residenti con quelle dei turisti senza diminuire il livello qualitativo dell'esperienza turistica e senza danneggiare i valori ambientali del territorio interessato dal fenomeno. (Centro VIA Italia, ). E, cioè, quel turismo che, nel fornire utilità alle generazioni presenti non compromette la possibilità di ottenere utilità dal turismo per le generazioni future. Il problema della sostenibilità in questo settore si pone dal momento che il turismo genera il consumo di risorse non riproducibili (si pensi al patrimonio monumentale ed architettonico) e di risorse soggette al problema della capacità di carico (carrying capacity). Il concetto della capacità di carico teoricamente chiaro, ma di difficile applicazione pratica all'ambiente turistico complessivo, è preso a prestito dalla dinamica delle popolazioni ove la carrying capacity indica il numero di organismi viventi che possono vivere permanentemente in un'area determinata. Applicata al campo del turismo, la capacità portante turistica è uno strumento gestionale molto meno definito. In realtà, sotto questo termine si cela, sovente, un compromesso tra il desiderio di minimizzare i danni all'ambiente, inteso come risorsa, e quello di massimizzarne l'impiego. In conclusione, la carrying capacity turistica non è affatto un metro neutrale e indipendente, capace di dettare norme assolute di comportamento. Il suo eventuale impiego, pertanto, deve essere accompagnato da molte cautele, ricordando sempre che si tratta di un difficile bilancio (per lo più soggettivo) tra variabili esprimibili in termini quantitativi (inquinamento, economica ecc.) e altre che tali non sono (paesaggio, auto-realizzazione, ecc..). L eccessivo utilizzo del patrimonio ambientale e culturale, legato all espansione del fenomeno turistico degli ultimi decenni, non è quindi privo di effetti ambientali, soprattutto perché tale espansione è avvenuta senza essere governata e senza nemmeno essere percepita come una possibile fonte di impatti ambientali negativi, venendo anzi concepita come alternativa soft allo sviluppo industriale.

17 Le ragioni per cui si è avuta la sottostima delle dimensioni dell'inquinamento turistico sono state diverse, quali: il carattere non plateale dei suoi effetti più deleteri (la lenta corrosione delle strutture sociali autoctone); la difficoltà psicologica di ammettere che l'uomo ludens possa essere altrettanto devastante dell uomo faber ; l'assuefazione causata dalla ubiquitaria distribuzione del fenomeno. Va anche ricordato che l'inquinamento turistico, al pari di quello industriale, non si ripartisce equamente né sul territorio né sulla popolazione, il che costituisce un'ulteriore giustificazione dell'esistenza di percezioni diverse del fenomeno che ne ostacolano la soluzione. Questa caratteristica spiega perché l'inquinamento turistico, al pari di quello agricolo ugualmente diffuso, sia più difficile da combattere di quello a carattere puntuale dell'industria; infatti, a differenza di questo, richiede politiche e strumenti di controllo non solo tecnici ma anche sociali. Inoltre, le retroazioni negative del turismo si scaricano molto più rapidamente sull agente inquinante che nel caso dell industria. Va dunque sottolineato che, ciò malgrado, il sistema turistico, per quanto riguarda l internalizzazione culturale e pratica del problema della tutela dell ambiente, è decisamente in arretrato rispetto al sistema industriale il quale, sia pure con riluttanza, ha accettato da tempo che i beni ambientali non sono liberi ma hanno un costo di cui si deve tenere conto nell economia della produzione. Non così il sistema turistico, per cui folklore e paesaggio, materie prime alla base del suo sviluppo, sono considerati beni liberi sfruttabili a piacimento, senza vincoli, senza corrispettivi e senza responsabilità. I singoli aspetti del degrado dell'ambiente turistico (biologico, fisico, economico, ecc) sono definibili e misurabili, con maggiore o minore oggettività e completezza a seconda degli argomenti e delle circostanze. Non altrettanto si può dire della definizione e della misura del degrado complessivo, problema molto più complicato che costituisce un risvolto della misura della qualità della vita. Entrano in gioco, infatti, problemi di metodo e di sostanza quali: La difficoltà, se non l'impossibilità, di sommare variabili di tipo fondamentalmente diverso; Il carattere soggettivo di molte variabili che, pertanto, vengono percepite in modo differente dai diversi attori; La mancanza di criteri di giudizio assoluti, esterni all'uomo e universalmente condivisi, atti a valutare le situazioni ambientali (tipico è il caso del cosiddetto equilibrio ottimale di un ecosistema, un concetto praticamente non quantificabile di cui, tuttavia, se ne parla molto).

18 Altre problematiche sono di importanza fondamentale per la sostenibilità del turismo: la carenza di personale qualificata per talune mansioni, soprattutto per via delle condizioni di lavoro; lo sviluppo del trasporto e i suoi effetti sui flussi, la qualità del servizio, l'uso delle risorse naturali; la crescente tendenza alla concentrazione, che rafforza l'integrazione verticale dei servizi del turismo. L ambivalente relazione tra turismo e ambiente si estrinseca attraverso i rapporti tra la popolazione locale, i turisti ed il paesaggio. Gli impatti ambientali del turismo, alcuni dei quali sostanzialmente irreversibili, derivano dal rapporto quantitativo e qualitativo tra questi tre soggetti e possono essere così sintetizzati: variazione stagionale della popolazione residente, approvvigionamento idrico potabile, acque reflue e sistema di depurazione, occupazione di suolo per alloggi e servizi, realizzazione di infrastrutture (in genere in aree sensibili) per il tempo libero, traffico veicolare, rifiuti, trasporto e inquinamento atmosferico, rumore, fornitura dell energia elettrica, presenza umana in ambienti naturali delicati. In particolare, il problema principale del turismo ricreativo è il suo essere concentrato in periodi dell'anno specifici e ristretti, determinati dal clima e al ritmo culturale e socioeconomico della vita quotidiana. Ne risulta una saturazione stagionale dell'infrastruttura di trasporto, delle strutture turistiche e della capacità delle destinazioni. L'attività fuori stagione lascia parzialmente inutilizzata la capacità delle infrastrutture e delle imprese, richiede personale numeroso, ma non offre un'occupazione continuata; spesso le condizioni di lavoro sono mediocri, con effetti negativi sui livelli di qualificazione, sulla qualità del servizio e sulla competitività. A sua volta, questo genera difficoltà nell'attrarre e nel mantenere forze di lavoro nel turismo e difficoltà per le imprese e gli occupati del settore del turismo. Sebbene il turismo europeo abbia in passato ridotto il suo carattere prevalentemente stagionale, i problemi restano molto gravi. Inoltre lo sviluppo turistico ha alterato, in alcuni casi in maniera irreversibile, la linea di costa e i sistemi dunali, e ancora oggi la domanda turistica determina una forte pressione sull uso del suolo, per nuove edificazioni e creazione di infrastrutture stradali e portuali. Nelle aree montane, ad esempio, le infrastrutture sciistiche hanno un forte impatto sulla stabilità dei suoli e hanno condotto ad estesi tagli forestali.

19 Anche la realizzazione di piste ciclabili e percorsi nelle aree naturali più sensibili non è senza rischi ambientali, e la stessa valorizzazione turistica di alcune aree interne (con la realizzazione di complessi residenziali) può sovrapporsi (e sostituire) piuttosto che integrarsi alle attività agricole e forestali tradizionali. Inoltre, nelle località in cui la maggior parte dei visitatori è giornaliera, gli spostamenti in auto creano problemi di congestione e sovraffollamento, problemi che per la gestione di pochi momenti di picco turistico spingono alla realizzazione di pesanti infrastrutture stradali e di parcheggio. Per quanto riguarda gli impatti ambientali legati ad un turismo più stanziale, a carico di strutture ricettive come alberghi, ristoranti, campeggi ecc, nei periodi di massimo afflusso si assiste a picchi nei consumi d acqua, energia elettrica, combustibili per il riscaldamento (ad esempio in località montane) e nella produzione di una maggiore quantità d acque di scarico. Il consumo d acqua nel settore turistico riferito alle strutture alberghiere italiane risulta, infatti, pari a 120 milioni di mc/anno. In figura 2.1 viene evidenziato come i consumi idrici legati all attività alberghiera siano doppi rispetto a quelli del settore domestico. Per consentire il confronto tra i consumi nelle strutture ricettive e nell edilizia domestica, sono stati considerati i consumi imputabili alle sole attività di pernottamento e ristorazione svolte nelle strutture ricettive.

20 FIGURA 2.2 CONSUMI IDRICI GIORNALIERI NEL SETTORE DOMESTICO E NEGLI ALBERGHI Analogamente, il consumo di energia elettrica complessivo nelle strutture alberghiere italiane è di milioni di MJ/anno e risulta pari a quattro volte quello civile, come mostrato in figura 2.2. FIGURA 3.2 CONSUMI GIORNALIERI DI ENERGIA ELETTRICA NEL SETTORE DOMESTICO E NEGLI ALBERGHI L analisi delle buone pratiche esistenti in materia di miglioramento ambientale nel settore alberghiero permette di ipotizzare che con un risparmio nei consumi idrici e nei consumi energetici rispettivamente del 10% si otterrebbe un risparmio pari a 12 milioni di mc/anno di risorsa idrica e di circa milioni di MJ/anno di energia elettrica. Anche la struttura della ricettività turistica ha in molti casi aggravato gli impatti del turismo. La crescita della fruizione turistica, infatti, non è stata sempre accompagnata da un adeguata

21 crescita della ricettività alberghiera, e in alcune aree si è imperniata soprattutto su residenze private, miniappartamenti, seconde case. Secondo uno studio dell Agenzia Europea per l Ambiente, sotto il profilo dell uso del suolo, per una presenza giornaliera in una seconda casa è necessario 160 volte il suolo occupato per una presenza in un hotel da 80 posti letto e 40 volte il suolo occupato per una presenza in un miniappartamento. Il nostro Paese risulta una delle mete preferite dal turismo internazionale, sia per fatturato che per numero di arrivi e presenze: nel 2002 si collocava, infatti, al 4 posto nella classifica mondiale. Analisi economiche di lungo periodo indicano il turismo quale prima industria del XXI secolo, ed uno dei primi tre settori nell economia globale, trovandosi sempre in maggiore interazione con altre attività: trasporti, agro industria, energia, etc. Pur apprezzandone gli impatti positivi sul sistema socioeconomico italiano (valorizzazione delle località, crescita del reddito, interscambio culturale, allargamento delle visioni, ecc.), tali previsioni comporteranno, effetti di segno negativo sull'ambiente e sulla sostenibilità dello sviluppo. E necessario precisare che, nonostante l immagine pervasivamente attraversata dai flussi turistici, il 49% delle presenze è assorbito da quattro regioni: il Veneto (oltre il 50% a Venezia), il Trentino-Alto Adige, l Emilia Romagna (il 43% a Rimini) e la Toscana. In tutto il meridione, isole comprese, le presenze turistiche ammontano al 20% del totale nazionale. Anche sotto il profilo della distribuzione temporale, la fruizione resta molto concentrata nei mesi estivi (il 52% dei periodi di ferie viene "utilizzato" in agosto e il 21% in luglio) e nelle località marine, dove l 80% delle presenze si registra, ovviamente, nel solo periodo estivo. In molte delle aree costiere del paese la pressione turistica raggiunge livelli eccezionalmente elevati, fino alle oltre 1500 persone al giorno per chilometro di costa nel periodo estivo dell Emilia Romagna. Il problema della ricettività turistica è sentito soprattutto nelle regioni meridionali, dove anche la crescita dell abusivismo edilizio è in parte consistente e trainata proprio dalla realizzazione di seconde case, in parte per uso privato e in parte destinate all affitto.

22 Per completare l analisi del concetto di turismo sostenibile è necessario fare riferimento alla sostenibilità sociale del turismo, al fatto cioè che gli incrementi di flussi turistici siano meno compatibili con la stabilità sociale nei Paesi mete. Il sorgere del turismo ha richiesto e determinato, in casi estremi, lo sradicamento delle popolazione autoctone dal territorio o dalle attività economiche cui erano dedite. In modo meno radicale, i flussi turistici mutano, comunque, i comportamenti delle popolazioni autoctone; ciò per via della apertura di contatti, di fenomeni di imitazione nel consumo, di preferenze, aspettative e desideri mutati in seguito all arrivo dei flussi turistici. Se è vero che questo mutamento sociale non è necessariamente un male (si pensi all enorme sviluppo economico che ne è alla base), è altrettanto vero che spesso esso è una tra le cause di degrado ambientale (netta riduzione delle attività agricole tradizionali, speculazione dei più importanti siti di richiamo turistico). In definitiva, se gli schemi di consumo e di produzione sono incompatibili con la sostenibilità, il turismo può avere effetti negativi, anche se è spesso visto come un motore di rinnovamento e di sviluppo. Tuttavia, poiché una parte sempre maggiore del prodotto turismo è attualmente basato sulla qualità ambientale, culturale e sociale, il settore corre il rischio di consumare la propria base di risorse generatrice di reddito, divenendo economicamente e socialmente insostenibile. Paradossalmente il turismo può distruggere il turismo. Nel delicato rapporto tra turismo, ambiente ed economia può, infatti, innescarsi un circolo perverso: l attrazione esercitata da molte località sui turisti può portare ad un eccesso di turismo, l eccesso di turismo può portare al degrado dell ambiente, il degrado dell ambiente porta inevitabilmente alla perdita di flussi turistici. Infatti, basti pensare ai danni economici provocati dalla mucillaggine sulle coste dell Adriatico per comprendere che un turismo che coniughi economia ed ambiente è una reale necessità per tutti gli operatori del settore. Per questi motivi occorre programmare uno sviluppo sostenibile, e quindi rendere il turismo un elemento di valorizzazione e non di consumo della qualità ambientale e culturale dei territori. Diventa assolutamente opportuno che le attività ad esso afferenti inizino a ragionare concependo la variabile ambientale come una risorsa finita e non illimitata. La soluzione ai problemi menzionati può essere perseguita con diversi strumenti di politica economica. Auspicalbilmente, una pianificazione per il turismo sostenibile, ossia una pianificazione con un orizzonte temporale sufficientemente lungo, dovrebbe assumere come obiettivo da massimizzare non già il profitto corrente, ma il valore attuale dei flussi di profitto presenti e futuri. A tal fine, porzioni significative dei profitti presenti devono essere re-investiti nella salvaguardia del patrimonio soggetto a sfruttamento. Programmi di formazione professionale e di istruzione delle popolazioni residenti sono una componente essenziale.

23 Egualmente essenziali sono i programmi di informazione e di educazione per i turisti, che rappresentano elementi necessari per una fruizione consapevole e responsabile dei beni materiali ed immateriali che si vanno a visitare. Infine, il coinvolgimento delle popolazioni autoctone nei processi decisionali riguardanti la politica di sviluppo turistico è di stretta necessità per garantire la sostenibilità nella vendita del prodotto turistico. Ciò rende più consapevoli del trade-off fra massimizzazione degli introiti presenti e possibilità dei profitti futuri. Soluzioni che coinvolgano più parti interessate (ossia forme di collaborazione tra autorità ed enti pubblici, il settore privato e le sue imprese e altri gruppi di interesse, quali le unioni sindacali e le organizzazioni non governative) offrono la possibilità di far avanzare il settore e di superare la mancanza di coesione tra le parti. Tuttavia, è difficile cambiare il modo tradizionale di prendere decisioni e di gestire isolatamente il settore. Occorre, quindi, sviluppare processi trasparenti in cui intervengano più parti, organizzati in reti funzionali. La strategia del turismo sostenibile deve in primo luogo identificare, sistematizzare e realizzare azioni specifiche e buone pratiche da sviluppare nei settori pubblico e privato. Si possono distinguere i seguenti settori fondamentali: Sensibilizzazione dei consumatori; Cooperazione e reti con l'intervento di più parti; Integrazione di gestione e politica ad ogni livello; Formazione di capacità, buone pratiche e impegno delle parti per la sostenibilità; Monitoraggio e resoconti con l'intervento di più parti. L'informazione in materia di turismo sostenibile, gli strumenti politici e le buone pratiche devono essere ulteriormente sviluppati. In particolare, è urgente la necessità di: tecniche di analisi attendibili della capacità di carico, meccanismi di facile impiego per valutazioni sulla sostenibilità per imprese, amministrazioni pubbliche e istituzioni finanziatrici. sistemi integrati di monitoraggio statistico e indicatori che forniscano informazioni utili per gestire l'offerta e la domanda di turismo. In conclusione, nonostante l etichetta accattivante, il turismo sostenibile non è un fenomeno che si auto-genera; al contrario, sono necessari interventi di varia natura per garantirne l affermarsi. Sotto questo profilo, è rilevante segnalare come siano state siglate intese (ad esempio, la Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle aree protette, il Decalogo del turista responsabile, la Convenzione di Cartagena ) alle quali Enti pubblici e privati di destinazioni turistiche, o altri soggetti operanti nei mercati dei beni e servizi turistici aderiscono volontariamente. In altri casi, si adottano certificazioni di qualità che dovrebbero garantire l osservanza di standard e prassi coerenti con la sostenibilità dello sviluppo turistico.

24 La sostenibilità garantisce la crescita duratura dello sviluppo del mercato turistico. Infatti, solo uno sviluppo ecologicamente sopportabile a lungo termine, economicamente vitale, è garanzia di benessere e arricchimento per le comunità locali. L'offerta turistica stessa qualificata va ben oltre la produzione turistica legata alla ricettività alberghiera, e delle attività di settore strettamente connesse a questa, ma comprende l'integrazione con risorse naturali, culturali ed artistiche.

25 2.2 La politica europea sul turismo sostenibile L Europa è la regione turistica maggiormente visitata nel mondo e registra, in assoluto, la densità di turismo più elevata. L'Omt (Organizzazione mondiale del turismo) ha affermato che per il 2000 ci sono stati 700 milioni di arrivi nel mondo e ha previsto 1 miliardo di arrivi nel Nel Mediterraneo, secondo l'agenzia Europea per l'ambiente, nel 1990 ci sono stati 135 milioni di turisti e ipotizza che nel 2025 si raggiunga un numero che va da 235 a 353 milioni. Si prevede che il volume delle attività turistiche in Europa raddoppi entro il 2025 e che l'europa resti uno dei principali mercati del turismo di altre parti del mondo. Nell'Unione Europea le attività turistiche interessano oltre 2 milioni di imprese, che rappresentano 7,7 milioni di posti lavoro, cifra che sembra destinata ad aumentare del 15% circa nei prossimi dieci anni. Nel 2001 l'industria del turismo ha rappresentato circa il 5% del PIL dell'unione, cifra che passa a più del 12% quando si prende in considerazione l'economia del turismo in senso più ampio. Circa il 99% delle imprese europee del settore del turismo sono PMI, anche se alcune grandi società hanno in mano una proporzione significativa del mercato, soprattutto a livello internazionale. Già nel lontano 1972, quando la Comunità Europea cominciò ad occuparsi della protezione dell'ambiente, gli Stati membri hanno dichiarato: L'espansione economica non è un fine a se stante, ma deve tradursi in un miglioramento della qualità e del tenore di vita. La Commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo ha emesso, nel 1987, la Relazione Brundtland che afferma che le attività umane dovrebbero attenersi ad un modello di sviluppo che sostenga il loro progresso per un futuro lontano. In tale contesto, lo sviluppo sostenibile è stato definito come uno sviluppo che soddisfa le esigenze del presente senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare le proprie esigenze. Un impulso alla politica ambientale comunitaria è stato fornito anche dall Atto Unico Europeo del giugno del 1987, con il quale nella parte terza del Trattato istitutivo della CEE è stato inserito il Titolo VII Ambiente che all art. 130R indica gli obiettivi dell azione comunitaria in tale materia (salvaguardia, protezione e miglioramento della qualità dell'ambiente; contributo alla protezione della salute umana; garanzie per un utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali) e conclude dicendo che L azione della Comunità è fondata sul principio dell azione preventiva e della correzione, anzitutto alla fonte, dei danni causati all ambiente, nonché sul principio Chi inquina paga. La consapevolezza delle pressioni ambientali generate dalle attività turistiche si è gradualmente affermata nel corso degli anni novanta: il trattato sull'unione Europea, firmato a Maastricht, il 7 febbraio 1992, pone come obiettivo prioritario (art. 2) la promozione di una crescita sostenibile e rispettosa dell'ambiente e specifica gli obiettivi ed i principi guida di detta

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