statements 2011 a cura di Ivan Quaroni Milano, 6-17 marzo 2012 Circoloquadro, via Thaon di Revel 21, Milano

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2 statements 2011 a cura di Ivan Quaroni Milano, 6-17 marzo 2012 Circoloquadro, via Thaon di Revel 21, Milano

3 Presentazione di Arianna Beretta Progetto grafico di Massimo Dalla Pola Crediti Gli autori (testi e opere) Nessuna parte di questo catalogo può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l'autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti. Tutti i diritti riservati. Circoloquadro Via Thaon di Revel 21, Milano Statements 2011 Arianna Beretta A nostri animi in tutta la vita, come dissero alcuni dotti, niuno instrumento, niuna arte musica si trova suave quanto il ragionare fatto insieme de cari amici. E vuolsi per satisfare al convito, prendere di ciò che vi s appone con voluttà, e recrearsi insieme con iocundità e pronta festività. E così loderò in ogni cosa secondo e tempi, luogo e faccenda, che vi s adoperi quanto li conseguitin le forze. Leon Battista Alberti La collettiva Statements 2011 è il punto di arrivo del corso ideato e curato da Ivan Quaroni, Manuale per artisti. Tutto quello che un artista deve sapere per entrare nel mondo dell arte contemporanea. Il percorso, che dalle aule dell Accademia di Brera di Milano, si è spostato nello spazio di Circoloquadro, ha come obiettivo quello di aiutare gli artisti a sviluppare una maggiore autoconsapevolezza per poter affrontare l ingresso nel sistema artistico. Grazie alle lezioni di Quaroni, che ha coinvolto nel programma artisti professionisti, critici e galleristi, i partecipanti hanno maturato una conoscenza più approfondita del sistema dell arte e intrapreso un nuovo percorso basato su una percezione più affinata e critica del proprio lavoro, frutto dei continui confronti tra gli attori coinvolti nel progetto che ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Milano. Con questo corso Ivan Quaroni è riuscito non solo a offrire informazioni, consigli e risposte puntuali agli artisti, ma anche a intercettare con grande sensibilità un bisogno diffuso ovvero quello dell incontro e del confronto di chi fa quotidianamente lo stesso lavoro. Lasciando da parte discorsi e teorie relative alla (necessaria) solitudine dell artista nel momento della creazione e della elaborazione dell idea, vale la pena sottolineare invece quanto gli artisti oggi sentano con urgenza la necessità di vedersi e di parlare del proprio lavoro. Forse abbiamo riposto troppa fiducia nella rete, abbiamo creduto molto nel virtuale, nelle connessioni veloci e in tempo reale dove anche l arte e gli artisti viaggiano apparentemente senza barriere giungendo ovunque e raggiungendo chiunque. In realtà manca il corpo. Mancanza che non può essere esaurita durante le inaugurazioni, quando il tempo per la riflessione è ridotto al minimo o è addirittura nullo. Manuale per artisti - che di volta in volta è stato laboratorio, seminario, lezione, incontro, convivialità, confidenza e a volte delusione, disillusione, tormento e discussione ha permesso a una piccola comunità di artisti di scoprire con sorpresa la bellezza del confronto e dello scambio, aprendo così orizzonti inaspettati di riflessione. In poco più di due mesi, nello spazio di Circoloquadro, diciotto artisti hanno costruito relazioni e amicizie preziose per il proprio fare arte; idee e suggestioni hanno permesso a tutti di crescere e, in alcuni casi, di cambiare direzione, accettando con coraggio di mettere in discussione il proprio lavoro. Il clima costruttivo, che ha permeato fin dall inizio il cammino intrapreso dagli artisti presenti in mostra, ha generato incontri fruttuosi con artisti, critici e galleristi che si sono prestati, e messi in gioco personalmente, a confrontarsi con il portato personale dei partecipanti. Per gli artisti, qui presenti, è stato un cammino intenso, denso e arricchente, ma anche difficile, a volte duro perché mettere in discussione il proprio lavoro richiede sacrificio e coraggio. Ciò che rimane è la consapevolezza di avere percorso un importante tratto di strada insieme a colleghi e amici contribuendo ognuno, con la propria sensibilità e umanità, alla crescita del gruppo. Circoloquadro ringrazia Silvia Argiolas, Vanni Cuoghi, Roberto Milani, Michael Rotondi, Giuseppe Veneziano e Igor Zanti.

4 works

5 Stefano Albanese (cane celeste) Il Centralino, 2011, penna biro su carta, 33x48 cm Nei miei quadri disegno e dipingo figure, spesso intere, corpi e volti di figure nude o vestite, a volte in piedi e a volte sedute, "ingabbiate" in una struttura di segni che può essere uno sgabello, una panchina o lo sfondo stesso del quadro. Le posizioni di queste figure sono molto statiche, quasi ieratiche, mentre le espressioni dei loro sguardi possono passare dal raccoglimento interiore a una "puntata" decisa e diretta all'osservatore. Uso molto la fotografia come mezzo e non come fine, per dipingere figure che stanno come sospese in una dimensione immaginaria, ma ricca di particolari che riportano al vissuto quotidiano e alla contemporaneità da una parte e a suggestioni letterarie, fantascientifico-esistenziali e decadenti dall'altra. Le figure che dipingo sono spesso degli esseri ibridi: mutazioni genetiche in bilico tra l'uomo e la bestia. Creature dalla sessualità ambigua e aggressiva, che esprimono col corpo una natura felina e inquieta mentre (per esempio) aspettano il tram sedute sulle panchine di una città buia. Oppure altre volte si tratta di vecchi scrittori del passato mummificati ma vestiti di tutto punto, come spettri o Revenants che "occhieggiano" da un mondo grigio e ormai sepolto. Ogni quadro e disegno che realizzo va così a costituire uno dei tanti "tasselli" che compongono il "puzzle" immaginario ma non favolistico del nostro tempo presente con le sue nevrosi e ossessive paure e del nostro tempo passato con le sue ideologie. Queste immagini sono dipinte o disegnate utilizzando dei colori intensi, disgregati in una pennellata gestuale o calibrando il segno in stratificazioni successive che compongono la figura e lo sfondo, in un gioco di chiari e di scuri che riflette l'intensità dell'esistenza. Gironzolare qua e là senza una meta ben precisa, alla continua ricerca di preziose sensazioni che si celano nel quotidiano, invisibili ad occhio nudo. Documentare attimi con la fedele macchina fotografica, compagna di strada, silenziosa ed intima amica, con la quale dialogare con inquadrature luci e profondità. Scrutare il mondo in un mirino. Tornare a casa, riguardare quelle immagini, manipolarle per creare nuove sensazioni o amplificare percezioni, dissolvere o mascherare per invogliare l'immaginazione, attraverso stampe fotografiche, plexiglas, stampe calcografiche, sovrapposizioni di tecnica mista di incisione diretta e indiretta. Sarà poi l'installazione e la composizione a parlare di nuovo, a ricreare nuovi sentimenti e nuove sensazioni. Cecilia Brambilla Cosmo, 2012, stampa su acetato, 50x50x50 cm è nato nel 1974 a Torino, dove vive e lavora è nata nel 1985, vive e lavora Seregno (MB)

6 Daniele Campi Martucci Ishtar I / The Great Mother, 2011, stampa digitale su alluminio, 75x50 cm è nato a Genova nel 1977, vive e lavora tra Genova e Pavia Il mio lavoro fotografico prende forma da un personale sentimento di disagio ed inquietudine. Proprio la ricerca di un "altrove" nel quale trovare rifugio per allontanare la realtà mi ha dapprima condotto verso siti industriali dismessi, colonie e manicomi in abbandono, luoghi in cui regnano l'assenza della figura umana, i vuoti e i silenzi, per poi superare il luogo in quanto tale e concentrarmi su una corporeità connotata da un realismo radicale, a tratti disturbante e sgradevole. Attraverso un apparente distacco formale, un forte rigore compositivo e il largo uso del bianco e nero, propongo infatti un'interpretazione della realtà nella quale la decadenza, reale o solo suggerita, diviene un leit-motiv emozionale in grado di condurre verso forme maggiormente astratte di espressione visiva. Le suggestioni oniriche e la delocalizzazione spazio-temporale così generate inducono uno straniamento che non si chiede di comprendere, bensì di provare, andando oltre la contingenza delle esperienze sensibili. La visione dell'immagine contribuisce perciò al superamento razionale della stessa stimolando un coinvolgimento attivo dello spettatore, anche ricorrendo all'integrazione dei singoli scatti con brevi racconti e poesie personali, oppure citazioni letterarie e testi selezionati, insieme ad una traccia musicale. Il lavoro, dunque, per quanto lontano da radicalizzazioni ideologiche o teorizzazioni formali, vede il prevalere dell'idea sull'opera in un richiamo all'arte concettuale, mentre il trionfo dell'inconscio guarda al surrealismo di Breton e Magritte, traendo fondamentale ispirazione dalle visioni fotografiche di Joel-Peter Witkin e dalle esperienze di Gina Pane e Ketty La Rocca nel campo della body-art. Il mio lavoro pittorico si fonda sull'indagine tra il mondo fenomenico, reale e tangibile, e l'essenza dell'universo irreale, intellettivo ed emozionale, catalizzando linguaggi ed espressioni del tessuto umano che si sovrappongono al vivere quotidiano. Mi servo di una tecnica che mescola acrilico, olio e gesso, capace di rendere sovrapposizioni di immagini e significati inusuali, decontestualizzando oggetti ed archetipi dell'iconografia classica e ricollocandoli in veste moderna. Questo mi consente di ricercare nuove correlazioni e realtà inaspettate, anche attraverso l'utilizzo del colore. La gamma cromatica, infatti, è ampia, squillante e ricca di sfaccettature, trasparenti ed accostate, che facilitano la manipolazione del soggetto e della sua rinnovata investitura. L'alluminio diviene un supporto da modellare e valorizzare, in quanto a lucentezza e freddezza, capace di fondersi con le architetture stilizzate e le iconografie tipiche della contemporaneità: il nuovo ambiente resta in bilico tra una realtà suggerita da linee e un luogo onirico, rievocato da icone o personaggi tipici della cultura umana. Arte, quindi, come comunicazione e riflessione sull'oggi. Dal punto di vista teorico e storico, il mio lavoro attinge in egual modo all'arte pop e dada, nello stravolgimento dell'oggetto di uso comune, che assume nuove valenze; alla poetica surrealista e baconiana, nell'indagine di aspetti onirici, interiori, ma, al tempo stesso, globali e scarnificati da qualsiasi intimismo. Anna Caruso Wonderland, 2011, olio su alluminio, 90x90 cm è nata nel 1980, vive e lavora a Treviglio (BG)

7 Andrea Cereda Sconfini (Lamiera#6), 2009, lamiera e filo di ferro, 50x65 cm circa è nato a Lecco nel 1961, vive e lavora a Robbiate (LC) Sono sempre stato affascinato dai segni che il tempo e i luoghi lasciano sulla materia, sugli oggetti e le persone. Per realizzare le mie sculture (sia da appoggio che da parete) utilizzo lamiere di vecchi bidoni, prese in discarica o trovate in qualche casolare, assemblate, cucite, tenute insieme da saldature "urgenti", come mi piace definirle. Si tratta di un recupero della storia che ogni pezzo porta con sé, una metafora dell'esistenza, dei rapporti umani e del tempo che passa. Le composizioni che ne escono sono la rappresentazione di un equilibrio (assolutamente personale) fra i vari elementi che ne fanno parte. Sono composizione astratte, a volte complesse altre volte più essenziali e leggere capaci di far dimenticare il peso la materia di cui sono fatte. Le mie opere partono dal materiale trovato e si fondano su un'idea estetica e concettuale di base senza però avvalersi di un progetto preciso: tutto può variare nel corso del processo creativo lasciando che siano l'istinto, il momento e perché no, anche l'umore a dettare le regole compositive. Mi è necessario esplorare con assiduità territori ed episodi immaginari e cercare di riprodurli, accostare materiali insoliti ed utilizzare cromatismi per me appaganti. Palette limitata, colori fluorescenti ma opachi, iridescenti e brillanti, croccanti. Forme geometriche pure, da giocare in più varianti di forma o di colore. Riuso, abuso; materiali inaspettati, piccoli scarti addomesticati, imballaggi rivisitati, errori rimediati, recuperi visionari. Mi approprio e accumulo d'impulso oggetti fungibili che per forma o cromia si riveleranno improvvisamente in seguito, materia essenziale, pezzi di un giuoco inventato, squilibri, fuoco, improbabili simmetrie: i più svariati prodotti della mente volatile. Quasi assenza di sfumature, colori primari e caldi in composizioni dimensionate, a volte minimali, oggetti componibili per dare spazio a un gioco ironico, un focus nell'assurdo quotidiano che mi rivelino un senso ed una piccola felicità o, per dirla con Baudrillard (Le strategie fatali), che esercitino per me una fascinazione definitiva, ove l'espressività si fa materia inventiva, dilagante, libera. Luisa Colli Ritratto di M., 2012, tecnica mista, 23 x18 cm è nata nel 1962 a Milano, dove vive e lavora

8 vittorio Comi Nido con semi, 2011, pennarello, semi di festuca ed erbe spontanee su carta, 30x30 cm è nato a Lecco nel 1961, vive e lavora a Missaglia (LC) Scelgo le essenze erbose per le loro caratteristiche estetiche e vegetative. Amo l'erba, apparentemente povera, semplice che, se non curata, reincorporerà la mia opera. Essa cresce, si evolve e ha bisogno di attenzioni e di cure, come ogni essere vivente, per non deperire: acqua, luce, giusta temperatura. Diviene una porzione di vita incorniciata, un essere con una propria storia e un proprio percorso. Appesa a una parete, essa non è immobile perché silenziosamente, con lentezza, i suoi germogli crescono, mutano colore e forma, possono ammalarsi, ingiallire, seccare, morire o vivere. Il mio lavoro riesce veramente se incontra chi, condividendone lo spirito, vuole prendersene cura, instaurando anche un nuovo tipo di rapporto con l'artista, non univoco. Chi possiede un opera di questo tipo, ne segue la crescita e l'evoluzione, in un rapporto diretto e fisico che gli permette di acquisire una nuova sensibilità verso il "vivente". Nella mia ricerca artistica cerco di esprimere, senza far ricorso alla parola o ad installazioni di matrice troppo concettuale, la mia idea di rispetto dell'ambiente. Le mie varie esperienze artistiche di scultura, pittura e installazione confluiscono in queste opere senza la ricerca di una categoria precisa o della riconoscibilità di uno stile. Mi interessa infatti l'immediatezza dell'arte e della sua lettura, prediligo l'aspetto innovativo e a volte spettacolare dell'arte, le geometrie astratte, l'estetica minimale anche figurativa. Nell'approfondire i miei studi sull'erba, due autori mi hanno ispirato nuove riflessioni: Gilles Clement con Elogio delle vagabonde e Richard Mabey, che in Elogio delle erbacce scrive: "Le erbacce sono importanti perché hanno la capacità di riportare in vita terreni abbandonati, maltrattati, distrutti, calpestati. Sono un po' come infermieri, medici e medicine". I loro testi costituiscono una sorta di rivoluzione copernicana del verde, scompigliando la percezione che abbiamo della natura. Affascinato dalle erbacce ho deciso di adottarle per farne delle opere. Un elogio estetico delle erbacce, della loro diversità, attraverso la ricomposizione di fili d'erba che diventano forma, materia, grafica e disegno. Spesso scelgo un luogo in cui la "materia prima" è abbondante e creo i miei lavori con ciò che ho a portata di mano. Sento un'affinità tra queste creature "inutili" e gli esseri umani: sopravvissute nei secoli, diffondendosi tra i continenti, come la "scimmia nuda" non hanno particolari esigenze quanto al posto in cui vivere, si adattano velocemente alle sfide ambientali, usano strategie per aprirsi la strada. Non è quello che facciamo anche noi? L'opera di Stefano Cozzi considera i propri mezzi come strumenti per una nuova organizzazione dello spazio dell'esperienza. Un progressivo allontanamento dall'uso simbolico dei linguaggi visivi lo avvicina alle pratiche del video e dell'installazione, secondo un'astrazione dalle costruzioni narrative tipiche della modernità. Ogni opera segna un momento nella ricerca di condizioni di visibilità: si tratta di periodi di immagini che presentano attitudini, prefigurazioni e desideri che aspettano ai margini della nostra attenzione per farci sapere di noi. Portando notizie sempre nuove, informano lo sguardo e spingono più in là i limiti posti alla possibilità di vedere attraverso il corpo. Stefano Cozzi Mayfly, 2011, HD video, 15:00 min è nato a Milano nel 1989, dove vive e lavora

9 Pietro Di Lecce Another fucking Marilyn, 2011, acrilico, smalto e pennarello su tela 150x120 cm è nato nel 1980 a Milano, dove vive e lavora Ogni lavoro inizia con uno studio di natura ideologica, in maniera del tutto personale elaboro concetti che vorrei fossero presi in considerazione da più individui di una società, quest'ultima a mio parere sempre di più globalizzata e priva di ideologie proprie, o semplicemente cerco di trovare verità non dette da istituzioni che interagiscono tutti giorni con le nostre vite. Pongo quindi come principio fondamentale che giustifica il mio operare artistico, la denuncia d'ingiustizie che colpiscono la mia sensibilità, non passa però in secondo piano la voglia di far mettere in discussione i valori dell'interlocutore con le istituzioni e con se stesso. Gli argomenti che tratto a volte rispecchiano gli eventi del mondo che influenzano le nostre vite, in maniera descrittiva, come promemoria della storia, per me stesso e per le generazioni future. Nei miei lavori sono spesso citate figure tipiche della pop art, utilizzate non come rappresentanti del consumismo, ma semplicemente diventano icone stufe di quel tipo di immagine a loro attribuita, sono ora i rappresentanti del cambiamento fatto dagli anni cinquanta sino ad oggi, negli anni della crisi mondiale e della rivincita economica dell'oriente. Il supporto maggiormente utilizzato è la tela ultimamente sto sperimentando altri materiali su cui dipingere come il telone in pvc. Utilizzo colori forti, quasi sempre puri e lucenti, tipici della pop art (prediligo gli smalti e l'acrilico) metto in contrasto la materia dei miei lavori con le tematiche sociali, questa fusione di elementi mi ha portato a chiamare la mia prima serie di lavori SOCIAL POP. Il ruolo e la condizione della donna nella società, l'influenza della cultura e delle religioni, l'attribuzione imposta nel corso dei secoli circa la sua dualità (sacra/demoniaca), affascina il mio pensiero che, in nome del rispetto per l'individuo, si sofferma ad elaborare per poi interpretare quegli attimi esistenziali che caratterizzano, subordinano e impongono inconsciamente modelli prigionieri del proprio essere. Analizzo il concetto trasformandolo in simboli, con l'ausilio della provocazione e dell'ironia, per proporlo in progetti, là dove viene sviscerato quasi ossessivamente e ripetutamente in più opere. Ogni progetto è preceduto da una lunga serie di autoscatti, dove io, modella di me stessa mi trasformo, travestendomi con scrupolosa attenzione per meglio incarnare e raffigurare il concetto. E così i progetti diventano brevi racconti, flashback di un inconscio che prende coscienza e consapevolezza attraverso le tele, dove i colori dell'olio forti e accesi sottolineano la mia forma espressiva, così come forti e provocatorie le donne che dipingo, ne esaltano la grande dignità che le contraddistingue. Nasce intorno al 2010 la necessità di valorizzare maggiormente l'essenza della donna, portandomi a distinguerne l'anima, estrapolando dall'immagine tutti quegli elementi che anima non hanno, per proporli con un gioco di grafica a sottolineare nel contesto dell'opera la scissione tra spirito e materia. Susy Manzo Eucharist (depressed) Avarizia, 2011, olio su tela, 120x80 cm è nata nel 1963, vive e lavora a Cusano Milanino (MI)

10 Simona Meo Così animale, 2011, foto analogica su carta fotografica, 70x50 cm Così animale "L'impotenza anima la volontà a non desistere", un paradosso che spinge a confrontarmi con questa realtà cruda. Anime innocenti lasciate a dannare, dimenticate da chi vuole dimenticarsene. I loro occhi supplicano una carezza, la loro coda manifesta la riconoscenza... e a noi rimane sempre e solo la nostra angosciante impotenza nel non salvarli tutti. Scatti fotografici che fanno parte di un progetto, dedicato a quelli che sono i protagonisti, ormai da anni della mia "altra vita": un mondo parallelo dove non esiste bugia, inganno o tradimento, ma dove persiste fedeltà, riconoscenza, attesa. Una sana e incantevole forma di amore.... Nel 2004 cambio modo di dipingere e comincio a occuparmi di video art, i miei quadri diventano riflessioni sul vuoto perché ne sono affascinata inoltre le mie opere precedenti non appaiono più congrue col mio modo attuale di vedere le cose. Le primissime tematiche dei miei filmati risultano provocatorie, mentre le nuove riguardano gli elementi della natura e l'unione con essa in senso mistico, da un altro punto di vista nei miei lavori non succede niente, il nulla per me è "essenza profonda del divino" ma non intendo fare filosofia. Nel corso del 2006 cambio corso di studi passando dall'accademia di belle arti alla sezione di arti visive dell'università IUAV di Venezia. Nel 2008 comincio a occuparmi anche di installazioni e performance art. Per le mie installazioni d'arte utilizzo materiali semplici, oppure del cibo. Le performances che realizzo sono spesso statiche, calate in una dimensione intersecata con il reale dove non c'è finzione. I performers interpreti dei miei lavori vivono in una dimensione diversa da quella del pubblico, distanti mentalmente e fisicamente vicini, il tempo non è importante, quindi ogni mia performance può essere guardata anche solo per un secondo, come una scena di vita casuale che ci si presenta innanzi. La percezione sensoriale è tenuta in grande considerazione, vista udito olfatto e sensazione tattile del fruitore dell' opera sono sempre stimolati. Voglio rompere l'imene del mondo... Verena Princi Volitional Rapport, 2011, video, 1:30 min è nata nel 1982, vive e lavora a Milano è nata nel 1978, vive e lavora tra Gorizia e Venezia

11 Arianna Raimondi Anima fragile, 2011, pigmenti cosmetici e stampa su resina, 40x40 cm è nata nel 1974, vive e lavora a Milano Una ricerca che parla di fragilità e durezze, di contrasti tra i materiali che si stratificano l'un l'altro. I volti nudi vengono avvolti da uno strato di trucco che fa da protezione e da prigione. Mondo parallelo di infinite stratificazioni, le foto truccate provano ad incorniciare momenti di malinconia portatile. Tutto è pelle. Quando lavoro senza vedere è per smuovere i limiti di un autocontrollo esasperato. Avendo un deficit della vista di nove diottrie a occhio, lavoro con la materia senza veramente vedere quello che accade sulla tela. Ed è un modo di sapere che alla fine c'è una sorpresa. Non immagino mai quello che le mani hanno fatto. I colori sono sciolti sulla cera, tutto scivola, una tinta sopra l'altra per far pensare come vede uno che non percepisce altro che nebbia. Ma senza sapere quale. Era il 1969, piena Guerra Fredda quando negli Stati Uniti nacque Arpanet, una nuova tecnologia ad uso militare. Negli anni '70 Arpanet venne resa accessibile al circuito universitario e rinominata Internet. Nel 1983, grazie all'avvento del personal computer, Internet raggiunse il pubblico civile diventando la rete globale che oggi collega tutta la Terra e le migliaia di persone connesse. Alla rete e ai suoi utenti si rivolge l'attenzione della mia ricerca. Con cognizione di causa dalla mia cyberpostazione individuo palcoscenici, osservo attori, leggo sceneggiature e interpreto scenografie. Mi soffermo laddove l'attività dell'utente suggerisce riflessioni che varcano il senso di un utilizzo quotidiano e sistematico della rete. Elaboro connessioni e correlazioni tra umanesimo e tecnologia che trasferisco su plexiglas, carta e tela, esprimendomi con segno, scrittura e luce. A volte mi avvalgo di lavorazioni speciali quali serigrafia e laser. L'esito finale viene collocato nella serie di riferimento: X-MAILER, racconti di viaggio di una mail, logs, tracce di dialoghi tra mondo reale e virtuale che si completano e convivono percorrendo binari paralleli. FLAG, la spunta, simbolo dell'autodeterminazione, opzioni di scelta che si incontrano e dividono sulla rete come nella vita. UNDERNET, sottorete, segni e trame che emergono da una stesura monocromatica di colore vivo e intenso. NETSCAPES, flussi di dati, paesaggi della rete, nuova serie che verrà presentata in mostra personale a Lodi nel maggio Grazia Ribaudo Undernet, 2008, tecnica mista su tela, 80x80 cm è nata nel 1975, vive e lavora tra Limido Comasco (CO) e Bovisio Masciago (MB)

12 Andrea SANTE Taddei Untitled, 2012, collage su catone telato, 30x40 cm è nato nel 1974, vive e lavora a Mantova La contemporaneità è un paesaggio fatto di frammenti, un collage eclettico nel quale confluiscono istanze di una realtà altrettanto complessa. L'informazione, i media odierni ben rappresentano tutto questo, quell'agglomerato fluttuante d'indizi, immagini, detriti di comunicazione che li costituiscono. I lavori che presento si ispirano alla vetrinizzazione del reale, ai rapporti sociali, a come ci viene presentata la realtà. Dalle immagini scelte estrapolo i frammenti che colpiscono la mia attenzione, per colore, soggetto, contesto e le assemblo tramite la tecnica del collage, tecnica che si presta ad infinite possibilità. Durante il processo di ricostruzione si aprono nuovi innesti, nuovi dialoghi lasciandomi guidare, a volte, dal lavoro stesso. Il titolo è un suggerimento, a volte completa la comprensione dell'opera, ma sostanzialmente il senso dell'opera è aperta e si mette in relazione con chi guarda, cercando di risvegliare un senso critico su ciò che lo circonda. Sposo con estrema umiltà il suggerimento di Louise Bourgeois quando scrive che le parole di un artista vanno sempre prese con cautela... La curiosità e il piacere di usare i materiali mi spinge a cercare e studiare diverse tecniche, ritenute le più adeguate per svelare l'idea madre dei progetti. Il filo d'arianna che collega tutto il mio lavoro è la documentazione e l'esperienza di un viaggio. I soggetti dei miei quadri sono astrazioni di paesaggi, labirinti, mappe in cui dell'uomo non rimane altro che una lontana traccia. L'inanimato si anima e svela percorsi che quotidianamente costruisco e de-costruisco, lungo una via fatta di luce, crepe, ombre e pennellate. Strutturalmente persiste una forte relazione tra l'energica espressione cromatica e la costruzione delle forme sospese nello spazio: il vuoto è fondamentale nella composizione dei miei segni. Tecnicamente l'attenzione si concentra sulla stratificazione, sul corpo e sul ritmo cromatico. Nelle installazioni prediligo materiali tessili e mix di pittura e pizzo. Il filo diventa il segno pittorico, a volte decido di ricamare altre di distruggere il ricamo con punti imprecisi e nodosi, oppure di usare la macchina per confezionare prodotti pseudo competitivi in un mercato possibile. Affascinata dall'elemento surreale e il rapporto giocoso insito culturalmente nei pupazzi e nei giochi di pezza, rievoco questo clima bizzarro in un'espressione al limite tra l'elegante e il kitsch. Ho maturato in questi anni un'interessante pratica, frutto della collaborazione con l'artista Maria Carmela Milano che ci vede impegnate "in azioni" di knitting art. Esperienze in cui il pubblico è sia fruitore che protagonista. FEDERICA TERRACINA città invivibili / unlivable cities, 2012, acrilico su tela, 70x70 cm è nata a Orvieto nel 1983, vive e lavora tra Roma e Parigi

13 Gloria Vanni "è un bicchiere?", , collage a tecnica mista, 60x135x5,6 cm è nata a Genova nel 1957, vive e lavora Milano Ishtar I / The Great Mother, 2011, fotografia digitale (stampa diretta su alluminio), 75x50 cm Collageamodomio. Sono progetti materici, concettuali e visivi che hanno l'obiettivo di condividere il mio lavoro su più piani: la lettura, la vista, il tatto, l'udito. Collage come laboratorio di sperimentazione. Come testimonianza del mio essere giornalista ed evoluzione del mio percorso artistico, dove suggestioni surrealiste e dadaiste mi hanno portato verso la poesia visiva. Ho l'esigenza di ricercare nuovi linguaggi, capaci di trasmettere memoria e proporre interrogativi, con ironia, leggerezza, profondità. Con parole e immagini ritagliate dai giornali e/o create/lavorate al computer, assemblate tra colori acrilici e materie, protette da colle, resine e vernici. Parole riciclate per assumere significati e temporalità diversi. Protagoniste di progetti analitici ieri, sintetici oggi. Passaggi di una ricerca dove la scritturapittura si confronta e dialoga con la materia. Sostanze naturali capaci di creare forme e rugosità affinché il logico diventi fisico e le tele assumano volumetrie di scambio e di reciprocità, diventando spazi da toccare e da condividere. Ciò che mi spinge a creare è la voglia di trasmettere a più individui possibili la bellezza che incontro nella quotidianità. Oggetti antichi, persone particolari, fotografie di sconosciuti, sono spunti ideali per realizzare fotografie, video e sculture. Mi piace che ci sia sempre un po' d'ironia nelle cose che faccio, penso possa avvicinare, incuriosire chi si soffermerà ad osservare è un ironia mista a malinconia che crea una sorta d'inquietudine. Le sculture sono la rielaborazione di ricordi personali, la riproduzione plastica di fotografie, storie tratte da album di famiglia acquistati ai mercatini dell'antiquariato. Cerco di ridare un valore a quelle immagini abbandonate trasformandole in piccoli "monumenti" che nascendo da un modello bidimensionale, spesso malandato per via del tempo, acquistano una particolare tridimensionalità, quasi "piatta" diventando una specie di "action figures" di eroi inesistenti. I video, le fotografie, sono pensati come opera unica oppure possono accompagnare la scultura narrando una storia legata al personaggio rappresentato dove il tema della memoria e dello "strano" si fondono in visioni oniriche. Serena Zanardi Somewhere #1, 2011, terracotta dipinta con tempera, cenere, ruggine e carbone, 14x62x31 cm è nata nel 1978 a Genova, dove vive e lavora

14 Stampato in 1000 esemplari in occasione della mostra STATEMENTS 2011 a cura di Ivan Quaroni Milano, 6-17 marzo 2012 martedì > sabato > Circoloquadro via Thaon di Revel 21, Milano tel

15 Stefano Albanese (Cane Celeste) Cecilia Brambilla Daniele Campi Martucci Anna Caruso Andrea Cereda Luisa Colli Vittorio Comi Stefano Cozzi Pietro Di Lecce Susy Manzo Simona Meo Verena Princi Arianna Raimondi Grazia Ribaudo Andrea sante Taddei Federica Terracina Gloria Vanni Serena Zanardi a cura di Ivan Quaroni

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