Famiglia o famiglie? dieci tesi su unioni di fatto, Pacs, gay

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1 Famiglia o famiglie? dieci tesi su unioni di fatto, Pacs, gay

2 Appello alla ragione Da tempo si è fatta vivace anche in Italia la discussione sull'omosessualità, le coppie di fatto, i patti di solidarietà civile, i pretesi diritti di uguaglianza con le persone sposate, dei gay e della persone conviventi non sposate. Si tratta di un dibattito che per alcuni aspetti coinvolge competenze scientifiche di varia natura: biologiche, psicologiche, antropologiche, giuridiche. Non dovrebbe essere banalizzato con la ripetizione di luoghi comuni, manifestazioni istintive o acritiche affermazioni ideologiche. Tuttavia la riflessione non può essere lasciata in esclusiva agli esperti. Tutti devono formarsi idee chiare e divenire capaci di motivarle perché tutti devono con il voto politico fare scelte di persone che sostengono nelle istituzioni l'una o l'altra tesi e si tratta di argomenti capaci di incidere profondamente sulla vita di tutti, particolarmente sulle generazioni future. Inoltre la cultura vive soprattutto nel modo di pensare della gente semplice, quella che va a fare la spesa al supermercato, che va a lavorare in fabbrica o in ufficio, che ha come massima aspirazione il futuro dei propri figli e il benessere della propria famiglia, insomma che non scrive articoli sui giornali, non parla in pubblici consessi, non partecipa a trasmissioni televisive. Questa gente non ha tempo e modo di approfondire i problemi nelle biblioteche, ma è quotidianamente sotto il bombardamento dei grandi mezzi di comunicazione sociale, (film, rappresentazioni televisive, talk show, reality show, notizie di cronaca) che hanno prevalentemente abbracciato una sola tesi e la propagandano con una potenza che, alla fine, determina quella che è stata chiamata una vera e propria colonizzazione dei cervelli. Occorre reagire per restituire alla gente la libertà di pensare con la propria testa ed occorrono costruttori di questa libertà, cioè donne ed uomini capaci di parlare in mezzo alla gente semplice con parole persuasive, ma non banali, argomentate ma non difficili a capirsi, fondate su dati scientificamente solidi, ma espresse in linguaggio divulgativo. Attualmente la cultura della vita, oltre a rivolgere lo sguardo verso l'uomo nelle fasi più deboli dell'esistenza umana, quali sono quelle del nascere e del morire, deve affrontare anche il tema della famiglia. Il valore della vita e quello della famiglia sono strettamente collegati: l'uno spiega e consolida l'altro. In certo modo il fatto che nessuno possa esistere senza essere figlio dimostra che la famiglia indica il senso dell'esistenza umana e peraltro verso ognuno può verificare quanto sia vero che l'uomo non può vivere senza amore e quanto, anche sperimentalmente, la famiglia sia l'ambiente che può favorirne, di regola, nel massimo grado possibile, la crescita in umanità. Questo dossier vuole essere una risposta alle precedenti rapide riflessioni. Vuole essere uno strumento messo in mano a gente semplice. Un argomentario per far chiarezza. PAGINAD U E Dieci tesi 1 a Prima di discutere sulle unioni di fatto e sui gay, bisogna riflettere sul matrimonio. C hi chiede che anche persone dello stesso sesso possano sposarsi o che le convivenze more uxorio (cioè come se fossero sposate e, dunque, determinate cioè da un legame affettivo e sessuale) siano equiparate al matrimonio invoca il principio di eguaglianza: perché - dicono - un uomo che ama un altro uomo o una donna che ama un'altra donna non potrebbero avere gli stessi diritti di un uomo che sposa una donna e viceversa? Perché un uomo e una donna che hanno vissuto gran parte della vita insieme come se fossero stati marito e moglie, assistendosi reciprocamente e magari accudendo insieme ai loro figli dovrebbero trovarsi in una situazione diversa da quelli che si sono sposati? Una cerimonia, una forma esteriore può fare la differenza? Non vi è in questo una inaccettabile discriminazione? Chi è favorevole ai matrimoni gay e alla sostanziale più o meno intensa equiparazione delle coppie di fatto a quelle matrimoniali ha buon gioco in operazioni apologetiche che toccano il lato emotivo. Alla televisione si fanno parlare persone che raccontano la loro sofferenza rappresentandosi come vittime di discriminazione. A ben guardare l'argomento sceglie come punto di partenza l'individuo. E' questo che viene sottoposto alla lente di ingrandimento con i suoi desideri e il suo vissuto particolare. Ma le emozioni possono divenire una mortificazione della ragione, la quale deve allargare lo sguardo sulla complessità dei rapporti, delle conseguenze, delle architetture sociali. Il punto di partenza non può essere solo la condizione dell'individuo. Il principio di eguaglianza è qualcosa di estrema importanza. Quanto alla dignità umana il Presidente della Repubblica è uguale all'ultimo barbone, il premio Nobel al malato di mente, il vincitore delle olimpiadi al disabile in carrozzella. Ma allora perché solo la donna incinta non può essere adibita a lavori gravosi, perché il minore di 18 anni non può stipulare validamente contratti, l'imbianchino non può fare l'idraulico? E' tanto importante il principio di eguaglianza che è consacrato nell'art. 3 della

3 su unioni di fatto, Pacs e gay 2 a La famiglia è il nucleo fondamentale della società e dello Stato. nostra Costituzione: tutti i cittadini sono uguali senza distinzione etc Ma c'è anche l'art. 29 della Costituzione: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale, fondata sul matrimonio. Fondata sul matrimonio : proprio così è detto. Cioè il matrimonio è il fondamento della famiglia. Perché? Evidentemente il Costituente non ha pensato alla cerimonia, all'abito bianco, ai confetti. Ci deve essere qualcosa di molto più profondo. Dunque, prima di esaminare la condizione degli omosessuali o dei conviventi, bisogna capire che cosa è il matrimonio. Questo è il punto di partenza. Si noti bene: non si parla del matrimonio sacramento, celebrato in chiesa. Si parla del matrimonio come istituto civile. E' singolare che il matrimonio sia stato previsto e regolato dalla legge in tutti i tempi e in tutti i luoghi, quale che fosse l'ambiente culturale e religioso. Perché questa costante storica? Il nostro codice civile circonda il matrimonio con una notevole quantità di regole: sugli impedimenti, le cause di nullità, il regime patrimoniale, la filiazione, le successioni, l'assistenza, lo scioglimento, etc. Molte di queste disposizioni sono inderogabili. I giuristi le chiamano imperative o di ordine pubblico. Ciò significa che il matrimonio non riguarda solo i privati che si sposano, ma tocca interessi pubblici, cioè collettivi. Perché? E' evidente che non basta rivolgere lo sguardo ai desideri e agli interessi privati dei singoli individui. Prima bisogna capire che cosa è il matrimonio e perché entra nel diritto pubblico. Poi viene la discussione sul resto. Q uesta affermazione è talmente evidente e condivisa che sta scritta proprio in questo identico modo e con queste parole nell'art. 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'onu nel 1948, oggi accettata da tutti gli Stati della terra e ripetuta in molti altri documenti internazionali: si trova, infatti, nell'art. 23 del patto sui diritti civili e politici, siglato nel 1966; nell'art. 10 del patto internazionale del 1966 sui diritti economici, sociali e culturali; nell'art. 16 della Carta sociale europea del 1961; in molte Costituzioni nazionali. Nucleo fondamentale significa che senza la famiglia mancano le fondamenta della Società e dello Stato. E' necessario capire perché. Senza la diversità sessuale non ci sarebbero figli e senza la successione delle generazioni non ci sarebbe più storia, futuro. Non ci sarebbero più Stato né società. Ma il dato biologico è ancora poco. E' esperienza comune, oltrechè verità dimostrata da psicologi e sociologi, che la crescita armonica dei bambini, degli adolescenti e dei giovani ha bisogno di un ambiente dove si incontri sicurezza, amore, solidarietà. Il meglio è che ogni figlio faccia esperienza della forza di un padre e della tenerezza di una madre. In questo modo i cittadini del futuro sono assicurati non solo biologicamente, ma anche in quanto buoni cittadini, capaci di fornire un apporto positivo alla società ed allo Stato. Per questo la società e lo Stato hanno un bisogno essenziale di famiglie solide, stabili, unite. Per questo le famiglie sono fondamento della Società e dello Stato. Purtroppo ci sono anche figli orfani e abbandonati e, fortunatamente, non pochi tra loro divengono cittadini ottimi. Purtroppo ci sono anche violenze ed egoismi familiari di cui non pochi figli recano le tracce. Ma nella grande maggioranza dei casi il meglio per ogni nuovo essere umano che viene alla luce è avere un padre e una madre, che si vogliono stabilmente e definitivamente bene e che creino intorno a lui un armonico ambiente di amore. Questo è il meglio anche per lo Stato. Non a caso nell antico diritto romano si legge che la famiglia è seminarium rei publicae, il seminario dello Stato. Già queste rapide, ovvie considerazioni, rendono evidente la differenza decisiva tra le coppie eterosessuali (meglio: normosessuali 1 ) e le coppie omosessuali. Le prime sono in grado di generare ed educare nuovi cittadini; le seconde non lo possono per definizione. Dunque le prime interessano lo Stato, in quanto possono realizzare una finalità di interesse collettivo (pubblico); è comprensibile invece che lo Stato riguardo alle seconde debba tenere un atteggiamento di neutrale indifferenza, perché gli interessi in gioco sono solo privati,non toccano l'interesse collettivo. PAGINAT R E

4 3 a Il matrimonio consiste in una pubblica assunzione di responsabilità verso la società e verso lo Stato. S e la famiglia è fondamento e come tale è indispensabile per lo Stato, l'interesse pubblico investe anche l'atto che costituisce la famiglia. Si ripete: qui non si parla del sacramento, riguardo al quale molte e straordinariamente ricche di umanità sarebbero le considerazioni che si potrebbero fare. Qui si parla solo di matrimonio dal punto di vista dello Stato, cioè in quanto istituto civile. E' evidente l'interesse pubblico che l'uomo e la donna, quando decidono di formare una famiglia, lo facciano con serietà, responsabilità e consapevolezza. Nella modernità questo obiettivo non viene prevalentemente perseguito con strumenti repressivi, ma, piuttosto, con mezzi promozionali. E' interesse pubblico che i figli nascano in costanza di matrimonio. Per questo esiste ancora quella distinzione tra figli legittimi e naturali, che, giustamente, la riforma del diritto di famiglia del 1975 ha reso pressoché totalmente priva di effetti pratici. Per contemperare diversi interessi e per dare giustamente prevalenza agli interessi dei figli (su cui - come un tempo si diceva - non debbono ricadere le colpe dei padri ) la legge non chiama più illegittimi i figli nati fuori dal matrimonio ed ha reso fondamentalmente uguale la posizione di tutti i figli, comunque nati, ma resta la distinzione, che non è solo verbale per qualche secondario effetto. Analogamente l'interesse pubblico è che la coppia sia stabile. Non è questa la sede opportuna per ripetere gli argomenti di natura razionale che potrebbero essere esposti in favore della indissolubilità del vincolo. Basta soltanto sottolineare la essenziale differenza che intercorre tra un impegno reciproco di comunione e solidarietà spirituale, fisica ed economica totali (e cioè per sempre) ed un patto ipotetico in cui l'uomo e la donna, come in un contratto di affitto, si impegnassero a vivere insieme per un anno o per sei mesi, comunque per un tempo definito. La totalità del dono reciproco implica anche una proiezione nel tempo. Ed è indiscutibile che questo, in generale, corrisponde anche all'interesse dei figli e quindi della società e dello Stato. Ciò è tanto vero che il divorzio negli ordinamenti civili è pensato come un evento eccezionale, per quanto grande possa essere la sua frequenza, ed è circondato da filtri e resistenze che mostrano la preferenza pubblica per una continuità del rapporto coniugale e il carattere di rimedio del divorzio, laddove i coniugi per circostanze oggettive o PAGINAQ U A T T R O soggettive, non riescano a mantenere l'originario impegno assunto. Insomma anche in un sistema ferito dal divorzio resta vero che l'interesse collettivo preferisce (per usare una espressione mite) che la famiglia sia costituita in modo saldo e durevole. L'essenza civile del matrimonio, pertanto, non consiste nella forma esterna (la cerimonia, gli atti che si sottoscrivono), ma in una pubblica assunzione di responsabilità verso la collettività. Gli interessi di ciascun coniuge di coabitazione, fedeltà, assistenza, collaborazione, ricordati dall'art. 143 c.c. non hanno come destinatario soltanto l'altro coniuge, ma anche lo Stato. Il matrimonio non riguarda soltanto gli sposi. Se così fosse non sarebbero necessarie forme pubbliche. L'impegno potrebbe essere preso del tutto privatamente. Molti pensano effettivamente che l'autenticità dei sentimenti di affetto reciproco sarebbe meglio dimostrata rifiutando l'orpello delle dichiarazioni formulate, dichiarate e scritte dinanzi a un pubblico ufficiale, ma dimenticano questo aspetto di interesse pubblico del matrimonio. Ad esso è collegata anche l'esigenza di certezze nei rapporti giuridici. E' innegabile. Ma sembra prevalente l'assunzione di responsabilità verso la collettività, che spiega il favore per il matrimonio dell'ordinamento giuridico. 5 a Le persone omosessuali hanno la stessa dignità umana di chiunque altro, ma non possono pretendere di introdurre le loro eventuali convivenze nel concetto e nella disciplina del matrimonio. I gay sostengono che la loro è una condizione come qualsiasi altra, e perciò appartiene alla normalità. Sostenuti dai grandi mezzi di informazione, da importanti lobby internazionali e soprattutto dagli esiti della rivoluzione sessuale, essi rivendicano il diritto ad essere riconosciuti come uguali proclamando il loro orgoglio nei folkloristici gay pride. A livello internazionale essi sono riusciti persino a cambiare le parole per indicare i maschi e le femmine. Gender (letteralmente, in inglese, genere ma con significato diverso dal termine italiano: non più quello di nascita, ma quello prescelto) è il nuovo nome che dovrebbe comprendere i maschi, le femmine, e le persone che, a prescindere dal loro sesso reale, hanno tendenza omosessuali maschili o femminili ovvero che hanno propensioni ambivalenti o che ritengono di sentirsi più a loro agio nell altro sesso. I generi, riguardo al sesso, sarebbero perciò cinque, non più due. Questo modo di vedere è penetrato persino nel progetto di Costituzione europea, dove il principio di eguaglianza è formulato non solo con riferimento alle condizioni economiche, sociali, di lingua, di etnia, di religione etc, ma anche alle tendenze sessuali In due risoluzioni, la prima del 1994 sulla parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità e la seconda del 2000 sul rispetto dei diritti umani nell'unione Europea relativamente al biennio , il Parlamento europeo ha chiesto di riconoscere legalmente la convivenza al di fuori del matrimonio indipendentemente dal sesso. Alcuni Stati (Olanda - Belgio) sembrano andare nella direzione che parifica al matrimonio le unioni omosessuali; altri (Francia, Spagna, Portogallo) prevedono soltanto una registrazione delle unioni e vi collegano elementi parziali di natura patrimoniale e previdenziale. In Italia alcuni comuni, specialmente in Toscana, ma anche altrove, hanno istituito un registro delle unioni civili, comprensive di quelle omosessuali, non imposto né vietato dalle leggi, privo di effetti sostanziali, anche di natura anagrafica, la cui funzione è manifestamente ideologica. Ma in Emilia - Romagna ha suscitato molto scalpore la legge regionale del n. 12, oggi legge regionale n. 24, che, ai fini dell'assegnazione di alloggi di edilizia pubblica, introduce nel concetto di nucleo familiare anche le coppie omosessuali. In Parlamento sono state presentate 14 proposte di leggi alla Camera 2 e ben 6 disegni di legge al Senato 3 sulla convivenza di fatto tra le quali molte collocano esplicitamente anche le coppie omosessuali, che, peraltro rientrano implicitamente anche nelle altre proposte. Per quanto conturbante, il fenomeno è quindi importante e deve essere affrontato con razionalità e alla luce del sole, anche se non vogliamo qui affrontare le cause dell'omosessualità che molti considera-

5 4 a La semplice compagnia delle persone non tocca l'interesse pubblico, può svolgersi nel privato, lo Stato ha il solo compito di garantire la libertà delle persone. D ue o più persone possono vivere insieme per le più svariate ragioni, talora nobilissime: studenti che decidono di occupare lo stesso appartamento per tutto il tempo degli studi universitari; studiosi che decidono di lavorare insieme, magari per l'intera vita, al fine di effettuare ricerche particolarmente utili per la società; poveri che cercano di poter così dividere le spese e di garantirsi una reciproca assistenza; religiosi che vogliono condividere una vita di preghiera e di lavoro. Gli esempi possono moltiplicarsi all'infinito. Naturalmente possono stabilirsi rapporti affettivi di amicizia anche molto intensi. Queste variegate forme di convivenza toccano l'interesse pubblico? Evidentemente no. Esse si costituiscono e si svolgono nell'ambito della libertà. Sono i privati che nell'ambito della loro autonomia decidono e stabiliscono durata e regole della loro convivenza. Lo Stato ha soltanto il compito di garantire la loro libertà. Se qualcuno tentasse di impedire la convivenza con metodi violenti dovrebbe intervenire la forza dello Stato. Questo discorso ha bisogno di qualche precisazione. Se la vita comune ha lo scopo di ottimizzare obiettivi di solidarietà (si pensi a una casa d'accoglienza per disadattati, al lavoro di promozione umana nel Terzo Mondo, a un grande progetto scientifico) lo Stato può e deve sostenere l'azione dei privati, ma non è la eventuale convivenza che in sé costituisce un bene pubblico, ma, piuttosto, il fine per realizzare il quale la compagnia è strumentale. Ma la compagnia può avere anche fini negativi, fino, ad esempio, a divenire strumento di una associazione per delinquere. In tal caso lo Stato interviene per impedirla. Ma la compagnia, anche nella forma di convivenza, appartiene al diritto privato. Ognuno si comporti come crede. Non c'è motivo perché la società debba incoraggiarla o promuoverla. Nell'ambito della loro libertà le persone conviventi possono stabilire contrattualmente, in forma scritta o - secondo i casi - semplicemente verbale, impegni reciproci: come contribuire alle spese; possono fare acquisti e affitti congiuntamente; possono stipulare polizze assicurative a favore dell'altro, etc. Nell'ambito della autonomia rientra anche il potere testamentario: nel rispetto delle quote riservate per legge, la parte disponibile può essere lasciata a chiunque, anche ai conviventi. La conclusione è chiara: il matrimonio appartiene anche alla sfera del diritto pubblico; la compagnia e la convivenza appartengono esclusivamente alla sfera del diritto privato e pertanto può esigere la garanzia della libertà, ma non incoraggiamento, aiuto e sostegno. no non una condizione, ma un disturbo, cioè qualche cosa di anormale, che deve essere curato. Molte sono le domande che lasciamo agli scienziati. E' aumentato il numero delle persone omosessuali? La loro condizione ha non colpevoli origini genetiche oppure dipende da fattori psicologici sopravvenuti? E quali potrebbero essere le cause psicologiche? L'educazione familiare? Il ruolo paterno e materno? L'ambiente dei coetanei? Le suggestioni esemplificanti dei mezzi di comunicazione sociale? Il fissarsi di tendenze che nel periodo dello sviluppo adolescenziale, in sé normalmente disarmonico, non hanno caratteri di anormalità? Paure ed ansie che non hanno consistenza reale, ma che forniscono alla persona una rappresentazione di sé diversa dalla sua realtà? Quale deve essere l'atteggiamento di genitori, educatori e in genere della società rispetto alla persona che ha tendenze omosessuali, o che crede di averle? Non pretendiamo di rispondere a queste domande. Alcune considerazioni appaiono comunque certe, quali che siano le risposte. La prima è che anche le persone con tendenze omosessuali sono portatrici di dignità umana perfettamente uguale agli altri. Perciò è ingiusta ogni discriminazione che riguardi il singolo come tale, sia riguardo al comportamento nei loro confronti (ogni irrisione deve essere condannata), sia nella disciplina dei rapporti intersoggettivi, di lavoro etc. che non toccano la questione del matrimonio. La seconda è che spesso le persone con tendenze omosessuali, reali o presunte, sono spesso persone sofferenti verso le quali è doveroso un atteggiamento di serena accoglienza e di aiuto che rimuove censure, paure, condanne. La terza è che la pretesa di sottrarre l'esercizio della sessualità a qualsiasi valutazione etica è sbagliata. Secondo la tesi fondamentale della rivoluzione sessuale l'unico criterio che giudica la sessualità è il principio del piacere. Questo è inaccettabile sia per le persone normosessuali che per quelle omosessuali. Lo sforzo per condurre una vita casta riguarda tutti, sposati e celibi, omosessuali ed eterosessuali. L'uso della parola peccato con riferimento alle sole propensioni istintuali è del tutto improprio. Il giudizio può riguardare i comportamenti, non le difficoltà che possono addirittura trasformarsi in irtù. Ma è altrettanto necessario affermare con chiarezza che la convivenza omosessuale non può in alcun modo essere assimilata a quella matrimoniale. L'ordinamento giuridico non può considerare di interesse pubblico una convivenza che per definizione non può generare figli. Compemporaneamente la disapprovazione etica dei comportamenti non può determinare proibizioni legali. Non è per nulla in gioco il principio di eguaglianza, ma soltanto la distinzione tra interesse pubblico e interesse privato. Si obietta che il matrimonio può essere celebrato anche da persone anziane del tutto incapaci di generare e che nel diritto civile l' impotentia generandi (incapacità di generare) non è causa autonoma di nullità del matrimonio. Si risponde che sarebbe alquanto oppressivo lo Stato che andasse a verificare se una persona è o no capace di generare. Un tale Stato dovrebbe controllare anche la volontà di generare di persone organicamente feconde. Il dato di fatto che l'ordinamento prende in considerazione è la diversità sessuale maschile e femminile come ontologicamente destinata a garantire la continuità della comunità civile. Perciò valorizza la differenza sessuale e non introduce sindacati inopportuni sulle intenzioni e sulle capacità delle persone. La soddisfazione personale non c'entra. Non si capisce perché lo Stato dovrebbe creare un regime di promozione e protezione per la convivenza di due persone dello stesso sesso qualificata dai rapporti sessuali e non per convivenze gratificanti e capaci di far crescere in umanità caratterizzate non dai gesti sessuali, ma da un impegno di studio, di lavoro e/o, magari di preghiera come avviene in molti casi. Né si capisce perché - una volta imboccata la strada che conduce nell'area dell'interesse pubblico la compagnia in quanto elemento di sviluppo della personalità - ci si debba fermare a considerare le convivenze costituite da due persone e non anche quelle più numerose. PAGINAC I N Q U E

6 6 a Il rapporto genitori-figli è di pubblico interesse e deve essere qualificato di carattere familiare anche quando manca il matrimonio tra i genitori. S i è discusso in questi ultimi anni, soprattutto in ambito europeo ed internazionale, quando si trattava di elaborare documenti sulla famiglia, se il linguaggio doveva usare il singolare ( famiglia ) o il plurale ( famiglie ). Come spesso accade la semantica nasconde l'ideologia: l'uso del plurale vuol fare intendere che quella fondata sul matrimonio è una tipologia di famiglia, ma non è l'unico modello. Le tesi qui esposte partano dalla convinzione che la definizione della famiglia è una sola ed è quella contenuta nell'art. 29 della nostra Costituzione dove si legge che la Repubblica riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Per ragioni di brevità si omette il commento sul carattere naturale della famiglia, salvo segnalare che la naturalità la distingue dalle altre formazioni sociali indicate nell'art. 2, che riconosce i diritti dell'uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. E' da sottolineare, invece, che la ragione per cui lo Stato considera la famiglia come una entità di rilevanza pubblica (in vista delle generazioni future) esige che proprio la cura e l'educazione dei figli sia obiettivo di pubblico interesse anche a prescindere dal coniugio tra i genitori. Difatti l'art. 30 della Costituzione non lascia questi compiti alla libertà dei privati, ma stabilisce, all'art. 30, che i genitori hanno il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati fuori del matrimonio. Non si può dunque negare che la ragazza madre e i figli che ella tiene con sé costituiscono una famiglia (in questo caso famiglia indica una comunità naturale, sia pure incompleta, tra madre e figlio). L'esistenza di un matrimonio è l'ideale, ma qualora esso non sia stato realizzato bisogna egualmente che i compiti propri e più alti della convivenza matrimoniale siano egualmente svolti per quanto possibile. I diritti di famiglia di cui parla l'art. 29, sono strumenti a servizio dei diritti dell'uomo e la tutela della famiglia non significa affatto che non si debba tener conto anche dei diritti del singolo, senza distruggere la famiglia. Non a caso l'ultimo comma dell'art. 30 stabilisce che la legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La riforma del diritto di famiglia del 1975 ha giustamente equiparato quasi in tutto i figli naturali a quelli legittimi, ma ha lasciato distinzione per non distruggere il meglio che, proprio per i figli, è il matrimonio. Tuttavia la forte tutela dei figli naturali dimostra che l'ordinamento, oltre che al principio di tutela della famiglia fondata sul matrimonio, si ispira anche ad un altro principio molto giusto: quello della tutela dei diritti umani del singolo. In altri termini la protezione della famiglia in quanto fondamentale strumento di bene comune (cioè dei diritti della famiglia, come dice l'art. 29 Cost.) ben può e deve accordarsi con la protezione dei diritti dell'uomo in quanto tale. Nel caso dei figli il diritto individuale umano ad essere mantenuti, istruiti ed educati che è rafforzata dal matrimonio dei genitori per l'impegno di stabile alleanza tra loro e per la struttura complessiva di solida- PAGINAS E I

7 7 a L'adozione dei minori non si fonda sul diritto degli adulti di avere figli, ma sul diritto dei bambini di avere una famiglia. P oiché non poche proposte di legge intendono consentire l'adozione anche a coppie di fatto, anche omosessuali e persino a persone sole, occorre richiamare il principio enunciato in questa 7a tesi, il quale è tanto ovvio e giusto da essere enunciato persino nel titolo della vigente legge sull'adozione (L n. 133, come modificata dalla L n. 25 il diritto del minore ad avere una famiglia ). L'antica idea, risalente al diritto romano, che l'adozione sia un mezzo per dare figli a chi non ne ha è stata capovolta, quanto ai minori, nella cultura moderna e l'ordinamento italiano, a partire da una prima legge del 1967, è all'avanguardia nel mondo in questa direzione. Il presupposto dell'adozione è l'abbandono materiale o morale di un minore da parte dei genitori biologici. Ma il bambino ha diritto ad una famiglia ed ecco, allora, il rimedio dell'adozione. In tale ottica è doveroso che all'adottando sia offerto il meglio per quanto è umanamente prevedibile: una famiglia nella sua pienezza, cioè fondata sul matrimonio ed un padre ed una madre, che possano dare l'apporto delle diverse componenti di mascolinità e di femminilità e che abbiano una età tale da rendere razionalmente prevedibile la disponibilità di energie educative ottimali. Non esiste un diritto di adottare e, conseguentemente, coppie di fatto, singoli e omosessuali non possono invocare il principio di eguaglianza. E' assolutamente prioritario il bene del figlio. Proprio in nome di questo bene possono ammettersi eccezioni, la più importante delle quali si verifica quando non si trovano coppie coniugate che vogliono adottare quel determinato bambino. Ma si tratta di ipotesi marginali del resto già previste dalla legge 4. Le coppie di fatto potrebbero essere ammesse all'adozione solo se vi fosse un gran numero di bambini adottabili e fosse, invece, insufficiente il numero delle coppie coniugate disponibili ad adottare. Ma così non è. Anzi, un gran numero di coppie idonee non ottiene l'adozione perché non ci sono bambini adottabili, per molte ragioni, tra le quali la più drammatica è l'aborto di massa, socialmente accettato e finanziato dallo Stato, senza che l'adozione venga neppure pensata come possibile estrema alternativa alla eliminazione di un figlio. Pertanto la pretesa di inserire un inesistente diritto di adozione come diritto dei singoli, dei gay e della coppie di fatto è umanamente ingiusta e giuridicamente scorretta. rietà tra tutti i membri della famiglia, deve essere affermato singolarmente nei confronti della madre e del padre anche se il matrimonio non c'è stato e persino se il rapporto generante è stato episodico, casuale e, magari contro la fedeltà matrimoniale. Questo principio è importante perché, come si vedrà meglio illustrando la successiva 8a tesi, molte tutele richieste dai conviventi di fatto in nome di un parallelismo con il matrimonio, sono previste o prevedibili in quanto relative ai singoli diritti umani, senza bisogno di deformare o addirittura distruggere l'istituto matrimoniale. 8 a Molte delle ragioni in base alle quali si pretende la legalizzazione delle coppie di fatto sono già soddisfatte dall'ordinamento vigente in base ai diritti che i cittadini hanno in quanto cittadini senza necessità di stabilire una più o meno intensa parificazione della convivenza di fatto al matrimonio. P er ottenere le legalizzazione delle coppie di fatto si propongono temi che suscitano emozione. Ad esempio domandano: perché una donna che ha vissuto una vita insieme ad un uomo, a cui ha dato amore, assistenza, sostegno economico, se muore il convivente, non deve succedere nel contratto d'affitto da lui stipulato e sarà costretta a rimanere senza casa? Perché il convivente non è considerato erede legittimo dell'altro convivente, così come avviene per i coniugi? Perché se uno dei due finisce in carcere o all'ospedale all'altro non sarebbe consentito il diritto di visita o di dire la sua in materia di cure? Perché la pensione di reversibilità va al coniuge e non al convivente? Perché nel caso di omicidio colposo o doloso di un coniuge il superstite potrebbe chiedere il risarcimento del danno e, invece, il convivente more uxorio non potrebbe? Perché nel matrimonio gli acquisti fatti da uno dei due coniugi finiscono nel patrimonio comune (salvo contraria dichiarazione di volontà) e questo non è previsto nella convivenza? Perché i coniugi sono imperativamente tenuti a contribuire alle spese familiari, mentre un tale dovere non è stabilito dalla legge nelle convivenze? Anche altre domande potrebbero essere formulate. Il giurista potrebbe dare risposte molto articolate e precise. Ma il carattere divulgativo di questo dossier impone di fare poche ed evidenti considerazioni: gran parte delle domande sopra indicate suppongono fatti non veri, come subito PAGINAS E T T E

8 vedremo. Ma preliminarmente si deve ricordare che esiste l'autonomia privata. Ciò significa che i consociati possono darsi regole da sé, senza attenderle dalle istituzioni. Il contratto e il testamento sono tipici strumenti dell'autonomia. Se due conviventi vogliono sentirsi anche giuridicamente obbligati a contribuire al ménage quotidiano facendo cassa comune secondo determinati criteri, magari con una percentuale dei relativi guadagni, basta che lo decidano e magari lo scrivano e lo sottoscrivano su un pezzo di carta. Del resto anche se un obbligo di questo tipo non viene prestabilito, ma, di fatto, l'uno consuma parte delle sue sostanze per lo scopo della vita comune, nel caso di successiva rottura della relazione non può pretendere la restituzione di quanto erogato, perché, dice la giurisprudenza, ha adempiuto ad una obbligazione naturale : non poteva essere obbligato a pagare, ma una volta pagato non può sostenere di aver versato indebitamente 5. Se i conviventi vogliono che un determinato immobile appartenga ad entrambi, basta che entrambi ne divengano acquirenti. Se vogliono la garanzia formale che nel caso di morte di uno dei due il quale è intestatario del contratto di affitto, l'altro non sia cacciato di casa, basta che entrambi stipulino il contratto con il proprietario. Ma, a proposito della abitazione, nel nostro ordinamento giuridico c'è già una intensa protezione del convivente superstite, non in quanto convivente, ma in quanto titolare del diritto umano di abitazione. Infatti l'art. 6 della L. 392/78 sulla disciplina delle locazioni degli immobili urbani, stabilisce, dopo l'intervento integrativo della Corte Costituzionale (n. 404/88) che in caso di morte del conduttore, nel contratto gli succedono non solo il coniuge, gli eredi, i parenti e gli affini con lui conviventi, ma anche il convivente more uxorio. La stessa sentenza ha deciso che nel caso di cessazione della convivenza se vi siano figli naturali l'alloggio può restare al convivente insieme ai figli anche se il conduttore sia altro convivente. In questo caso, con chiarezza, la Corte non ha voluto riconoscere affatto dignità costituzionale alla convivenza, ma solo tutelare il diritto all'abitazione in generale e quello dei figli in modo particolare. Per analoga ragione la Corte (sentenza 559/89) ha stabilito che se l'assegnatario ad un alloggio di edilizia popolare abbandona la residenza attribuitagli, il convivente che sia rimasto nell'alloggio ha diritto a succedergli. Quanto all'eredità: è vero che il convivente non è per ciò stesso erede, ma assolutamente nulla vieta che egli sia nominato tale, come qualsiasi altra persona, mediante testamento, ben si intende, limitatamente alla quota disponibile. Diverso è il ragionamento riguardo alla pensione di reversibilità, che certamente non spetta al convivente more uxorio. La Corte Costituzionale ha detto che la pensione di reversibilità non è un diritto umano fondamentale (Corte Cost. 461/2000) e che la sua attribuzione esige una certezza di rapporto che solo il matrimonio può dare. D'altronde sarebbero immaginabili facili frodi 6 e l'estensione della reversibilità oltre i confini del rapporto di coniugio renderebbe difficile non tener conto anche di altre convivenze diverse da quelle caratterizzate dal rapporto sessuale e tuttavia implicanti una reciproca contribuzione e una reciproca assistenza. Comunque anche nel campo pensionistico l'auto- PAGINAO T T O nomia privata può soddisfare il desiderio dei conviventi mediante polizze assicurative volontarie. Quando la morte del patner è dovuta a fatto illecito penale è riconosciuto il diritto al risarcimento del danno morale (ed anche di quello patrimoniale, se è provato che la convivenza era stabile e costituiva un valido presupposto per una attesa di apporto economico futuro e costante). Peraltro tale diritto al risarcimento non è necessariamente limitato alla categoria more uxorio. Si può così verificare che molte affermazioni di carattere pratico con cui si vorrebbe sostenere la legittimazione delle unioni di fatto non sono vere o comunque non hanno una grande importanza. Possiamo continuare. Per ragioni di umanità ed anche per garantire l'attendibilità della prova, nel processo penale la legge esenta dall'obbligo di deporre come testimone non solo i prossimi congiunti dell'imputato, ma anche il convivente more uxorio, il quale può proporre anche la domanda di grazia in favore del convivente, può avere colloqui con lui se detenuto, è tutelato come il coniuge se viene maltrattato dal convivente ai sensi dell'art. 572 C.P. (maltrattamenti in famiglia). Non è vero che il convivente more uxorio, così come ogni altra persona legata al malato non possa assistere il compagno o la compagna degente in ospedale e non possa esprimere il suo parere nelle cure. La legge sui prelievi e trapianti di organi (n. 91/99) dispone che all'inizio del periodo di osservazione ai fini dell'accertamento della morte, i medici devono fornire informazioni necessarie al coniuge non separato o al convivente more uxorio. Conclusivamente: queste rapidissime nozioni provano l'esattezza della tesi: non c'è bisogno di sciupare il concetto stesso di matrimonio per tutelare molti diritti e interessi degli individui tra loro conviventi.

9 10 a Eventuali aggiustamenti legislativi devono comunque tener conto della distinzione tra momento genetico e momento funzionale della convivenza. I n ogni unione, matrimoniale o di fatto, bisogna distinguere l'atto iniziale che la genera ( momento genetico ) dal rapporto che ne deriva e che si prolunga nel tempo ( momento funzionale ). Nessuna norma positiva è eterna, tutte possono essere modificate, purché resti ferma la bussola ad indicare ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Perciò l'ordinamento attualmente vigente potrà avere correzioni e integrazioni. In tal caso bisogna ricordare che riguardo al momento genetico non possono esistere dubbi: solo il matrimonio va incoraggiato (si pensi alle provvidenze abitative etc.) 7. Invece una volta che il rapporto si è consolidato nel tempo con indiscutibili elementi di stabilità ( momento funzionale anche nelle famiglie di fatto - specialmente se vi sono dei figli - possono svilupparsi anche regole che introducono elementi di giustizia con particolare riguardo al piano economico patrimoniale. Unica grave eccezione rispetto a quanto fin qui esposto è l'art. 5 della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Esso consente anche alle coppie eterosessuali di fatto d'accedere alle nuove tecniche di fecondazione artificiale. E' una ferita al matrimonio, perché, come si è visto, esso è una assunzionedi responsabilità in modo speciale in ordine alla generazione dei figli e l'art. 5 ne prescinde proprio riguardo ad una generazione decisa, programmata ed eseguita con la collaborazione delle strutture pubbliche. 9 a La ragione vera, più o meno consapevole, della domanda di pubblico riconoscimento delle unioni di fatto è di natura ideologica e riguarda il matrimonio e la sessualità. N on si può dire che vi sia un problema di legalizzazione delle convivenze di fatto, perché esse già ora non sono vietate dalla legge. La questione riguarda il loro riconoscimento come situazioni meritevoli di una particolare protezione. Ciò è piuttosto singolare se è vero, come è vero, che gran parte degli interessi individuali legati alla convivenza sono già soddisfatti dall'ordinamento e se è vero, come è vero, che l'autonomia privata è libera di scegliere tra relazione matrimoniale e non matrimoniale. In definitiva si vorrebbero i vantaggi del matrimonio senza contrarre matrimonio. Anzi: in certe proposte si vorrebbero solo i vantaggi eliminando i limiti e le responsabilità che discendono dal matrimonio: ad esempio riguardo alla fine dell'unione di fatto, che può avvenire da un giorno all'altro per semplice volontà di una parte senza le dilazioni e fastidi giudiziari della separazione e del divorzio. Paradossalmente proprio il regime divorzista mostra la differenza tra matrimonio e unioni di fatto. Esso suppone la normalità della distinzione dell'originaria assunzione di responsabilità, alla quale sono collegate le protezioni e i sostegni di legge. Con il riconoscimento delle unioni di fatto si vorrebbero i vantaggi senza assumere alcun impegno pubblico. Ma abbiamo visto che la gran parte degli interessi e diritti legati alla convivenza possono essere soddisfatti utilizzando l'autonomia privata o in base a norme che riguardano i cittadini come tali. La stessa autonomia privata può scegliere la situazione di fatto oppure quella matrimoniale. Non si dica che possono esservi ostacoli insormontabili. Essi potrebbero consistere soltanto in un precedente vincolo matrimoniale. Ma il divorzio, purtroppo entrato nel diritto e nel costume, consente di riacquistare lo stato libero in tempi e con fatiche che non sono certo troppo grandi. E allora? E' evidente che le richieste di un pubblico riconoscimento delle unioni di fatto non ha tanto lo scopo di consentire un rifiuto della pubblica assunzione di responsabilità nella convivenza, ma di ottenere qualcosa di più sottile: la valutazione del valore positivo di tale rifiuto e, quindi, ultimamente,la proclamazione della insignificanza etica, prima che giuridica, del matrimonio da considerarsi soltanto banale e insignificante cerimonia, retaggio del passato, una istituzione oscurantista e bigotta. Questa è, appunto, una delle tesi della cosiddetta rivoluzione sessuale. Naturalmente non si vuol dire che quanti chiedono il riconoscimento delle unioni di fatto vogliono fare la rivoluzione sessuale. Probabilmente operano anche altri meccanismi psicologici: il bisogno di non sentirsi diversi, di non sentirsi criticati, di compensare e soffocare le proprie inquietudini con l'avvallo della collettività. In ogni caso è evidente che il confronto più che a livello giuridico si svolge a livello etico. PAGINAN O V E

10 in conclusione... I l bene comune esige che sia confermato fino alle ultime conseguenze l'art. 29 della Costituzione. Il bene comune è il bene di tutti, quindi anche dei singoli, anche di coloro che vivono una sistuazione personale o sociale di difficoltà riguardo al matrimonio. E' di estrema importanza per il futuro della società che il matrimonio conservi il suo vero autentico significato e rappresenti un ideale forte per tutti i cittadini, specialmente per i giovani. L'affiancamento ad esso di altre forme di unione come meritevoli di incoraggiamento e sostegno pubblico ne determinerebbe lo svuotamento. Non sono in gioco la libertà e il pluralismo, perché resta la libertà sei singoli di comportarsi come meglio credono nell'ambito del diritto privato. Proprio il principio di eguaglianza esige che situazioni diverse siano regolate in modo diverso. L'interesse pubblico è diverso dall'interesse privato. Assumere un impegno pubblico con carattere di stabilità, con donazione totale della prorpia esistenza, aperto alla vita, non è la stessa cosa di decidere il modo della propria autorealizzazione con una compagnia di altra persona. Il riconoscimento della uguale dignità di tutte le persone, anche di quelle con tendenze omosessuali o che vivono unioni di fatto, non suppone affatto la distruzione del matrimonio. Su questo punto si discute non di una questione religiosa, ma di un aspetto fondamentale della civiltà, se è vero che, come laicamente è stato ripetutamente scritto negli atti più solenni della modernità che la famiglia è il nucleo fondamentale della società e dello Stato. note 1 Il termine eterosessuale, anche se è entrato nell'uso comune come contrapposto a omosessuale, è parola di Antilingua. In realtà sarebbe molto meglio usare, a questo fine, l'espressione normosessuale, normosessualità. Eterosessuale, infatti, è una parola costruita appositamente per legittimare l'omosessualità e porla sullo stesso piano della sessualità normale. Va considerato che nella parola sesso (sexus, in latino) è contenuta in radice (sec-) il concetto si secare, dividere, tagliare. L'Adamo primigenio del racconto biblico, era un essere umano ancora indiviso e non sessuato, comprendendo entrambe le sessualità maschile e femminile. Allorché da Adamo (nome di genere e non di persona, che significa terrestre, da adamà, terra in ebraico) fu tratta la donna, il maschio si distinse dalla femmina. Nel concetto di sesso è dunque contenuta l'idea di alterità : il maschio rimanda alla femmina e viceversa e i due altri ricompongono la loro unità originaria nell'incontro coniugale ("una caro", una sola carne), unità che è di per sé stessa feconda. L'idea di omosessualità ( omo significa uguale) è nata quando ci si è dovuti riferire all'assurdo logico e naturale di una sessualità che si completava nel medesimo sesso. Quando gli omosessuali hanno voluto ottenere una sostanziale parità di condizione nella loro differenza, hanno dovuto inventare due parole: prima l'inglese gay, che cerca di esprimere simpatia (gay = gaio, giocoso, allegro); poi eterosessuale, che è parola con tutta evidenza derivata direttamente non da sesso, ma da omosesso/omosessuale. Eterosessuale è, in sostanza, una tautologia, vale a dire una una ripetizione dello stesso concetto, che si potrebbe meglio rendere con alteroalterità e, costituisce un tentativo di mettere sullo stesso piano due varianti della sessualità da considerare equipollenti. Accettando di definire eterosessualità ciò che è soltanto normale sessualità, si accetta e si ratifica la legittimità etica dell'omosessualità. E così con un gioco di parole si cambiano la morale e la cultura (cfr: P. G. Liverani, La società multicaotica con PAGINAD I E C I

11 Il dizionario dell'antilingua, Ares, Milano, 2005, pag. 353 sg). Nel testo è usata talora anche il termine eterosessuale perché, prutroppo è ormai entrata nell uso comune, tanto da essere utilizzata anche nell articolato della legge 40/2005 sulla procreazione medicalmente assistita 2 PDL 795 (Belillo ed altri Disciplina dei patti di convivenza); PDL 1232 (Pecoraio Scanio ed altri: norme sulle unioni civili); PDL 1610 (Soda: disciplina dell'unione affettiva ); PDL 2982 (Grillini ed altri: Istituzione del registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e possibilità per le persone dello stesso sesso di accedere all'istituto del matrimonio); PDL 3296 (Grillini ed altri: Disciplina del patto civile di solidarietà e delle unioni di fatto ); PDL 3308 (Titti De Simone : norme in materia di unione registrata, di unione civile, di convivenza di fatto, di adozione e di eguaglianza giuridica tra coniugi); PDL 3893 (Grillini ed altri: disciplina dell'unione affettiva); PDL 4334 (Rivolta ed altri: Disciplina del patto civile di solidarietà ); PDL 4399 (Mussolini - Turco: Disciplina della convivenza familiare); PDL 4405 (Mussolini: Disciplina della convivenza familiare e norme in materia di filiazione e successione ); PDL 4442 (Buemi: Disciplina delle unioni di fatto); PDL 4478 (Belillo ed altri: Modifiche alla legge n. 184 concernenti l'adozione dei minori da parte delle persone singole e delle coppie stabilmente conviventi). PDL n (Chiara Moroni: Istituzione del patto civile di solidarietà e disciplina delle famiglie di fatto ); PDL n (Iniziativa della Regione Toscana: Disciplina delle unioni di fatto ); PDL n (Strano: Modifiche al Codice Civile concernenti l'introduzione del patto civile di solidarietà ) Tutte queste proposte sono attualmente in discussione presso la Commissione Giustizia della Camera. 3 DDL:n. 47 (Cortiana: Disciplina delle unioni civili); DDL n. 305 (Malabarba: Disciplina delle unioni civili); D.D.L. n (Malabarba, Sodano: Norme in materia di unioni registrate, unioni civili, comunità di fatto, di adozione e di uguaglianza giuridica tra coniugi ); DDL n (Viscardini: Disciplina delle unioni di fatto ; DDL n (Garino Angius: Disciplina del patto di solidarietà e unioni di fatto ); DDL n soltanto annunciato e non ancora depositato (Cossiga: Conversione da coppie di fatto in matrimoni civili ). 4 L'art. 6 della legge 184/83 stabilisce che i limiti previsti in via generale dalla legge possono essere derogati quando il Tribunale per i minorenni accerti che dalla mancata adozione derivi un danno grave e non altrimenti evitabile per il minore. La Corte Costituzionale è intervenuta più volte sull'argomento ripetendo la formula che nell'adozione bisogna valutare esclusivamente l'interesse del minore, non quindi quello degli adulti. 5 Per i coniugi l'art. 143 c.c. impone un obbligo di contribuzione giuridicamente coercibile. Ciò non vale per i conviventi. Ma per questi ultimisi ritiene applicabile l'art c.c. secondo cui Non è ammessa la ripetizione di quanto spontaneamente prestato in esecuzione di doveri morali o sociali. 6 Si può, al limite pensare a due amici/amiche, due pensionati, un amico pensionato e uno no che si fingono gay per avere la pensione di reversibilità. 7 Ad esempio sarebbe ingiusto nei concorsi per ottenere l'assegnazione di un alloggio di edilizia popolare attribuire un punteggio per una convivenza di fatto appena iniziata o decisa, mentre è giusto nel caso di matrimonio appena celebrato o di imminente celebrazione. Si pensi anche ai prestiti agevolati per l'acquisto o l'affitto di case. PAGINAU N D I C I

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