Colle...ghiamoci. Rivista letteraria on-line della Scuola Secondaria di primo grado Mastai, Istituto Colle La Salle Numero di febbraio-marzo 2015

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1 Colle...ghiamoci Rivista letteraria on-line della Scuola Secondaria di primo grado Mastai, Istituto Colle La Salle Numero di febbraio-marzo 2015

2 1 Sommario Pag. 2 Pag. 3 Pag.4 Pag. 5 Pag. 7 Pag.9 Pag.11 Pag.13 Pag.13 Pag.17 Pag.19 Pag.21 Pag.23 Pag.24 Pag.25 Pag.26 Pag.27 Pag.28 Pag.30 Pag.31 Pag.32 Pag.33 Pag.34 Pag.35 Pag.37 Pag.38 Pag.44 Pag.46 Pag.48 Pag.49 Pag.59 Pag.60 Pag.61 Pag.62 Pag. Editoriale Parte prima: Sritti con fantasia Cos è per me la scittura. D. Brevetto La tempesta di mare. F. Salerno La paura assume varie forme A. Favaretto Una nuova Alba. L. Panella Blade Runner. M. Tarascio Deckard e gli androidi. F. Percario Descrivo un pranzo con il gusto e l olfatto. F. Salerno Sira lo scriba. F. Percario Amicizie sbagliate. E. V. Treggia Un avventura al buio. E. Pischedda Parte seconda: scritti alla Luna Sogno al chiaro di Luna. D. Manosperta Al chiaro di Luna. C. Borfecchia La sofferenza al chiaro di Luna Osservando la Luna. F. Salerno Sognare al chiaro di Luna. E. De Carolis Danzando al chiaro di Luna Miracolo al Chiaro di Luna Lacrime di Luna Parte terza. Scritti mitologici La musica, il ballo e il canto.e. Borzumato Mito mesopotamico. E. De Stefano Giachestolo, l eroe dei bambini A. Maselli Il viaggio di Flora. E. Pischedda Gaius e la musa Letitias. F. Salerno Nadia la ninfa dell acqua. E. Santoro Parte quarta. Scritti Insieme La corsa di Maliuk. Gli alunni di terza A Parte quinta. Scritti qualche anno fa Sognando. L. De Carolis Un piccolo malinteso. L. Urbani Allo specchio. L. Loffredo La ribellione. E. Chen

3 2 Editoriale Care lettrici e cari lettori, eccoci qui a presentare un nuovo numero del nostro periodico letterario. La primavera ormai prossima rende inquieti, ahinoi, i nostri ragazzi, ma allo stesso tempo stimola e affina le loro capacità intellettive e umane. Noi docenti siamo ben felici di non porre limiti alla creatività dei pargoletti (o, in alcuni casi, pargoloni), esortandoli piuttosto ad abbattere gli ostacoli che si frappongono alle loro menti in vista di un traguardo che si collochi progressivamente sempre più in alto. Cosa troverete quindi in questo nutrito ed eterogeneo numero? Originali racconti mitologici, riflessioni sull'attività dello scrivere, narrazioni stimolate da un ascolto musicale o da una visione cinematografica, una storia scritta in forma collettiva da un'intera classe; persino la descrizione di una succulenta cena, competente da un punto di vista squisitamente culinario ma soprattutto ben elaborata a livello letterario. Come ciliegina sulla torta, una breve sezione che oserei definire "vintage", dedicata ad alcuni ex-allievi di cui abbiamo gelosamente serbato delle preziose testimonianze scritte. Un ringraziamento doveroso va rivolto a questi ragazzi, che alleviano la fatica di noi docenti di lettere e del Prof. Rotunno regalandoci un sorriso, sorprendendoci, confortandoci e facendo, talvolta, anche sgorgare una lucida lacrima commossa. Speriamo, nel prossimo futuro, di accogliere una schiera sempre più numerosa e varia di belle penne. Prof. Fabrizio Franceschilli

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5 4 Cosa è per me la scrittura? Per me la scrittura vuol dire vita ; per vivere bene bisogna far capire agli altri come si è dentro, tirare fuori tutte le emozioni e le idee che ti attraversano la mente e chi può farlo meglio della scrittura? Se ognuno di noi scrivesse su un diario, in un quaderno o su un semplice foglio ciò che prova, si sentirebbe meglio, più libero. Per me la scrittura è come uno specchio, riesce a descriverti e rappresentarti per come sei veramente nella realtà e non come ti vedono gli altri a volte riesce a restituire un immagine che neanche tu conosci. In alcuni momenti della vita ci vengono dei dubbi e ci poniamo delle domande a cui non sappiamo dare risposta ma la scrittura spesso è in grado di rispondere a queste domande perché riesce a tirare fuori aspetti e sfumature di cui non ci rendevamo conto o non sapevamo che ci appartenessero. A me piace scrivere più che testi fantastici, mi piace descrivere luoghi, oggetti, persone e animali; l unica cosa che temo è che fra qualche anno, forse, non ci saranno più carta e penna per scrivere, avremo a disposizione solo computer, tablet e altri apparecchi elettronici. Forse mi dovrò abituare a questa nuova realtà ma so già che non sarà la stessa cosa, perché prendere un foglio, impugnare una penna e incominciare a scrivere ciò che si pensa è completamente diverso che accendere un computer e spingere dei tasti. L utilità e velocità del computer non può compensare la sensazione che può scaturire dallo scrivere sulla carta: Solo l inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi - cit. Caparezza Damiana Brevetto, terza B

6 5 La Tempesta di Mare Ciao, sono Vana Gogh, e come ogni pittore amo i colori, soprattutto quelli pastello perché sono caldi e luminosi e sanno suscitare in chi osserva i miei quadri (almeno spero!) sensazioni positive di calma e di serenità. Ma questo quadro che voglio raccontarvi è il primo (e forse l ultimo) di un genere tutto diverso: se fosse un film o un racconto potrei definirlo noir, in cui si rispecchia un momento tenebroso ( nero appunto) della mia vita. Non ricordo se fuori ci fosse il sole o la pioggia, ma dentro avevo la sensazione di una burrascosa tempesta invernale, capace di offuscare luci e colori. E così, quando mi sono trovata di fronte alla tela bianca pronta a ricevere i colori classici di una primavera in fiore o di un romantico chiaro di luna specchiato in un placido mare, ho immerso il pennello nel grigio che, in tutte le sue varianti cromatiche, domina l intera parte superiore del quadro. L azzurro classico del cielo e il giallo luminoso del sole del giorno sono stati vinti dall oscurità di grosse nubi cariche di tempesta che, ostili e minacciose, incombono sulla scena e sembrano dire al mondo sottostante col tono di un gruppo di bulli arroganti: Oggi comandiamo noi!. Addossate una all altra, non hanno contorni netti e definiti, ma si confondono con il mare di nebbia che avvolge l aria, espandendosi in modo indefinito tra i meandri delle altre nubi gonfie e spaventose. Il grigio denso e opprimente del cielo diventa un tutt uno indistinguibile con l orizzonte, creando un atmosfera pesante di tensione e di inquietudine, che sovrasta un mare burrascoso in tempesta, tinto di un verde scuro e opaco, schiarito solo dalla schiuma bianca delle onde che ora si alzano, stagliandosi verso il cielo per mettere in mostra tutta la loro possenza, e ora si abbassano, sommergendosi negli abissi, come se volessero ricaricarsi per poi risalire ancora più in alto. E un mare aperto e profondo, senza coste né scogliere, che sembra impazzito sotto la furia di un ira che si scatena implacabile e violenta, degna di quella che accecò Achille di fronte all oltraggio del prepotente Agamennone. Tra i vortici rabbiosi e infuriati dell acqua si muove una barca sollevata dalla forza delle onde; le sue vele sono gonfie, piene di vento, e circondate dalle nuvole. Ma, quasi per un miracolo, il veliero riesce a tenersi saldamente in equilibrio, senza quasi preoccuparsi dell inclinazione del mare; è come se la forza della natura abbia deciso di sospendere per un piccolo tratto di spazio la sua violenza, spinta forse da un profondo rispetto per quel navigante che, con la sua testardaggine, ha deciso di non tornare in porto, quando tutto intorno lasciava intendere chiaramente che questa era la cosa più sicura e cauta da fare.

7 6 L impeto coraggioso con cui la barca ha deciso di affrontare il mare agitato dalla tempesta è degno di lode e merita di essere premiato, perché esprime la forza che l uomo, nelle situazioni più difficili, è in grado di sprigionare, tenendo testa alle nuvole più prepotenti, alla nebbia più densa, al vento più sferzante. Così il veliero va avanti senza scoraggiarsi, lottando contro le onde e contro il vento, e si avventura al largo, senza conoscere bene il cammino e senza seguire le orme di nessuno, ma senza dubitare della sua capacità di non spezzarsi e di restare a galla. Perché ha la speranza, o forse la certezza, che presto la tempesta finirà e tornerà a splendere il sole. Vorrei dedicare a quel navigante una breve poesia: Navigante ardimentoso, che veleggi nel mare tempestoso, mentre tagli le onde senza timore, sentiamo battere la forza del tuo cuore. Forse tu non sarai saggio, ma al tuo indomito passaggio la natura applaude il tuo coraggio.

8 7 Anche le onde più burrascose chinano la testa rispettose, perché non hai perso mai la speranza e resti in piedi con orgogliosa baldanza. Francesca Salerno, Prima B La paura assume varie forme: può essere una scimmia, un ratto... ma io me la sono immaginata come un orso. Mi ritrovai in una foresta non troppo fitta, di un verde scuro. Nel cielo gli uccelli cinguettavano come se stessero chiacchierando freneticamente... Nel sottobosco le piccole formiche laboriose scappavano dall'affamato formichiere che con la sua lingua appiccicosa ne mangiava dieci alla volta, come un aspirapolvere aspira le piccole particelle di polvere. I lombrichi si sporgevano dal terreno argilloso e bagnato per vedere se fosse notte. Mi

9 8 accorsi di una creatura massiccia, con il corpo ricoperto di uno strato molto folto di color marrone scuro. Artigli affilatissimi come sciabole di pirati, occhi neri come se non avessero mai visto la luce e dei denti lunghi tre centimetri pronti a trafiggere qualsiasi cosa... All'inizio rimase immobile, guardandomi in modo curioso ma poi il suo sguardo si accigliò ed iniziò a corrermi incontro. Scappai, ma purtroppo mi raggiunse e con un balzo mi aggredì. Il suo pelo era morbido come un pelouche, ma il suo alito fetido come l'odore delle fogne. Lo colpii più volte con un ramo e lui, stordito, lasciò la morsa, permettendomi quindi di fuggire. Purtroppo le piante del sottobosco, minuscole e taglienti come piccole palme, ostacolarono la mia corsa: mi laceravano procurandomi piccole ferite a fior di pelle. Si fece notte e la foresta venne avvolta dalle tenebre. Gli animali notturni si svegliarono: i gufi iniziarono a bubolare, i lupi ad ululare e le cicale a frinire. Era un vero e proprio concerto, purtroppo interrotto dal respiro affannato dell'orso che pieno d'ira mi caricò. Scappai ma poi mi fermai perché capii che le paure dovevano essere affrontate. Quando si venne a trovare a pochi centimetri da me, mi scansai; non riuscì a fermarsi e cascò nel burrone. Avevo sconfitto la mia paura. O tu, ragazzo impaurito, la paura non è infinita,

10 9 combattila e vincila. Questo sarà il tuo premio; e come ogni eroe che si rispetti su di te scriveranno un proemio. Alessandro Favaretto, Prima B Una Nuova Alba 20 Maggio 2013: nella caserma della polizia statunitense arrivarono i servizi segreti russi. Rabbia, cattiveria, brutalità, crudeltà: solo questo si vedeva in queste persone. L agente Deckard subì i danni peggiori: Colpito con il manico di un fucile si ritrovò in terra, svenuto, con una pistola puntata alla testa. Proprio mentre il russo lo stava uccidendo, comparve l agente Roy che lo salvò per poi portarlo fuori dall edificio attraversando l acqua accumulata dagli antincendi. Tra i due però ci fu un cortocircuito... E sveglio! E sveglio! Dove sono? Commissario, lei mi può spiegare Sì, Deckard, disse il signor Stimson, tu sei andato in coma cinque anni fa. Durante questo tuo sonno è cresciuta tua figlia, ma sono successe cose molto brutte: Los Angeles, come tutto il mondo, non è più come prima, tutto ciò che si amava ora non c è più, il terrore gira per le strade. Un gruppo di replicanti, ovvero robot con forma e immagine umana, sta distruggendo tutto Poi aprì la tenda, dicendo:

11 10 Guarda tu stesso. La faccia dell agente valeva più di mille parole. Deckard chiese subito di sapere qualcosa su Roy. Il commissario allora disse: Ha i capelli corti e di color biondo platino; uno sguardo freddo e crudele, gli occhi color ghiaccio. Ha guidato gli altri replicanti con le sue carismatiche doti. Intanto a Deckard vennero in mente immagini passate di Roy. Lo stesso giorno, il commissario convocò Deckard nel suo ufficio: Questa sarà la tua missione, la tua ultima missione Se non riuscirai a compierla sarà la fine per tutta la razza umana. I replicanti hanno preso a distruggere i punti fondamentali della nostra esistenza: scuole, ospedali, giornali e musei Hanno in mente di annientare l intelligenza umana. Trovali, fermali!!. Deckard, senza un piano, con la paura della fine, si gettò nell'incarico anima e corpo. Il suo primo pensiero fu però la figlia: Annie aveva solo nove anni, era una ragazzina sveglia, i suoi occhi neri sprizzavano intelligenza e vivacità e lui viveva per lei. Vederla uscire da scuola con lo zaino sulle spalle e i capelli disordinati gli strappò un sorriso e gli donò il coraggio di correre verso il destino. Lungo il viale che costeggiava i giardini dietro la scuola, lo sguardo di Deckard si scontrò con due lame di acciaio: un brivido gli corse lungo la schiena e d improvviso la sua mente fu invasa da terrificanti immagini di mondi infuocati, di esplosioni e di corpi scoppiati, di lacrime e di sangue. Gli occhi di Roy gli trasmettevano terrificanti visioni del passato. Deckard provò a inseguire lo spietato replicante per individuarne gli intenti: il corpo bionico di Roy era capace di prodezze impossibili per un umano, ma Deckard riuscì a tenere il suo passo con la forza della paura. Addentrandosi nel laboratorio di chimica, punto nevralgico della ricerca sull energia, sempre all inseguimento del rivale, il poliziotto si ritrovò spazzato via da una serie di esplosioni in successione; continuò a correre e a salire un piano dopo l altro, lontano dal fuoco, dalle schegge e dal fumo alla ricerca di aria e di Roy. Ecco, entrambi si ritrovarono sulla terrazza: sotto di loro il mondo stava bruciando e il panorama mostrava solo distruzione. Perché, maledetto, maledetti voi tutti, replicanti senza anima. Perché? Gli occhi di Roy, brucianti di ghiaccio, gli si fissarono in volto. Di nuovo una serie di flashback gli aggredi la mente. Roy parlò: Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare, navi da combattimento in fiamme Ho visto raggi B balenare nel buio E tempo di morire In voi umani non c è più nulla da salvare: la vostra anima ha perso l eternità La vostra malvagità ha annientato tutto. Morirete! Moriremo! Deckard poteva leggere nella mente di Roy, vedere i suoi terribili ricordi, ma la sua attenzione fu attratta da un esile figura accerchiata dalle fiamme. L unico pensiero fu quello di salvare l unica cosa per cui valeva la pena vivere. L amore per quella bambina lo spingeva a lottare: si lanciò nel fuoco, dimenticandosi di tutto, anche di Roy e delle sue minacce, ma le travi del palazzo

12 11 crollarono intorno a lui, i muri si sgretolarono, i vetri scoppiarono e raggiungerla sembrò quasi impossibile. Un boato: un onda lo investì. Riaprì gli occhi, era vivo e cercò di vedere quello che aveva dinnanzi a sé: Vide Annie che piangendo accarezzava i capelli, quasi albini, di Roy, pregandolo di non morire. Il replicante la guardava come per imprimere nei suoi gelidi occhi quel dolce viso. Il volto della bambina fu l ultimo che vide. Il replicante morì per salvare quel piccolo umano e l alba di un nuovo giorno si affacciò sulla Terra. Luca Panella, Seconda A Blade Runner Nella Los Angeles del 2019, oscurata da palazzi, macchine spaziali e da una spessa barriera protettiva che permetteva all uomo di respirare, viveva uno scienziato. Era un anziano uomo che per tutta la vita aveva dovuto sottomettere la sua saggezza e le sue conoscenze ai bisogni pratici della vita quotidiana.

13 12 Un giorno, seduto in poltrona davanti alla finestra del suo studio, fermò lo sguardo sulle facce tristi delle persone che, quasi senza una meta precisa, andavano da una parte all altra della città in una corsa contro il tempo, totalmente immerse nei loro doveri. Pensò allora che l uomo meritava una vita libera da ogni impegno, una vita in cui avrebbe potuto fare liberamente ciò che realmente desiderava. Scese allora nel suo laboratorio, quello che per anni aveva trascurato e cominciò a scrivere formule e a proiettare immagini di pezzi metallici associati ad un corpo umano. Alla fine, dopo più di sei mesi di lavoro ininterrotto, creò il suo capolavoro: un robot dalle sembianze umane, capace di lavorare ininterrottamente senza stancarsi mai. Lo presentò alla sua comunità e in breve tempo la città di Los Angeles affidò alle mani di questo robot e di tutti gli altri creati a sua immagine e somiglianza la sua produttività. Tra le creature dello scienziato uno si dimostrò particolarmente intelligente e soprattutto ribelle: il suo nome era Roy, un perfetto robot che non voleva accettare la ragione per cui era stato creato, cioè essere uno schiavo della società umana. Decise allora di parlare con gli altri robots convincendoli del loro valore. Riunitisi in un gruppo, decisero di capovolgere la situazione: cominciarono a usare la loro forza per costringere gli uomini a lavorare schiavizzandoli. Intanto il tempo di Roy stava per esaurirsi e l unica possibilità di prolungare la sua vita era risucchiare l energia vitale di un essere umano. Gli uomini nel frattempo volevano porre fine a questa situazione di schiavitù e, guidati da Deckard (un agente di polizia al suo ultimo incarico), iniziarono ad organizzarsi per lo scontro con i robots. Roy venne a conoscenza di questo complotto e decise pertanto che l uomo a cui avrebbe risucchiato l energia vitale sarebbe stato Deckard, cioè colui che aveva osato mettersi contro le sue leggi. Le due fazioni si incontrarono al centro della città degli angeli: da una parte gli uomini con la loro consolidata idea della superiorità della loro specie, dall altra i robots con la loro forza e la loro rabbia. Lo scontro però non ebbe luogo tra le due fazioni, bensì tra i loro capi: chi fra Deckard e Roy avesse vinto sarebbe stato il governatore supremo e assoluto della città. Roy era molto forte e in grado di evitare anche i colpi mortali delle armi di Deckard. Alla fine l agente disarmato e stremato cadde a terra. Il replicante allora, mentre era in procinto di compiere la mossa finale per appropriarsi definitivamente dell energia vitale del suo nemico, guardandolo negli occhi vide tutto il vissuto di un uomo fragile che aveva dedicato la sua vita in difesa dei più deboli per ottenere giustizia. A quel punto provò un sentimento a lui del tutto sconosciuto: il perdono. Decise inaspettatamente di farsi da parte e di lasciare la città alle persone che da sempre l avevano abitata con il patto

14 13 supremo di una pacifica convivenza tra le due fazioni. Lo sguardo stupito e incredulo di Deckard fu rivolto al robot che, messa da parte la sua rabbia, assunse sembianze del tutto umane per pochi istanti prima di chiudere gli occhi e spegnere per sempre quel meccanismo che lo aveva reso un invincibile robot ma anche un grande uomo. Matteo Tarascio, Seconda A Deckard e gli Androidi La città, cupa e malinconica, era avvolta dalle tenebre. L unico faro in quell oscurità era la luce argentea della luna piena. Le persone sparivano nella fitta nebbia che avvolgeva Los Angeles. Le strade erano quasi deserte e la forte umidità offuscava i vetri delle poche auto presenti. A rendere ancora più desolante la situazione fu la notizia, ormai diffusa da tutte le stazioni radio, di uno scontro tra la polizia e due androidi. Gli androidi erano forse riusciti a fuggire dalla Android Corporation dove il Prof. Carter aveva fatto i suoi esperimenti? Eppure il professore aveva assicurato ai cittadini che il suo tentativo di creare degli androidi dal basso quoziente intellettivo e in grado di svolgere lavori massacranti al posto dell uomo non era andato in porto. Come mai allora due androidi dotati di un intelligenza nettamente superiore a quella dell uomo stavano terrorizzando la città? Il Prof. Carter aveva già ricevuto diverse critiche perché i suoi esperimenti non erano piaciuti affatto. La gente di Los Angeles non si fidava più di lui. I due androidi, RoyH21 e RoxanaH22, furono avvistati dall agente di polizia Deckard e dal suo collega Forder. Roy era molto alto, dotato di grande forza fisica; indossava una tuta bianca e nera attillata ed il suo sguardo trasmetteva terrore perché aveva gli occhi rossi come il fuoco. Anche Roxana era alta e robusta ma i suoi occhi erano di un blu intenso come la notte. Gli androidi avevano già distrutto la fabbrica e provocato numerose vittime. Per la polizia era giunto il momento di fermarli. Il combattimento fra i due detective e gli androidi fu molto cruento e si svolse lungo la ferrovia che collegava Los Angeles con Pasadena. RoyH21 affrontò Deckard mentre RoxanaH22 si scontrò con Forder. I due androidi si spostavano con grande velocità da una parte all altra della ferrovia. Sembrava che volassero per quanto erano agili. I due agenti cercavano di colpirli con le loro armi ma invano: la tuta li proteggeva dagli attacchi esterni. Cerchiamo di resistere fino all arrivo delle pattuglie che stanno venendo in nostro aiuto disse Deckard all amico Forder, che aveva di fronte a sé Roxana. Approfittando di una momentanea debolezza della donna, riuscì a catturarla e a bloccarla sulle rotaie della ferrovia. Roy, accortosi della difficoltà in cui si trovava Roxana, pregò Forder di non ucciderla. Deckard, impietositosi, ordinò al collega di catturarla ma

15 14 non di sopprimerla. Ma questi, il quale aveva intuito che la testa dell androide conteneva il meccanismo che trasmetteva i comandi alla donna, con grande sicurezza e spavalderia, senza ascoltare i consigli di Deckard, puntò la sua arma contro la testa di Roxana e sparò. Questa cadde a terra morente e rivolse il suo ultimo sguardo verso Roy. RoyH21, che provava dei sentimenti verso di lei, si infuriò e, come il leone osserva le sue prede prima di attaccarle, così cominciò a studiare i suoi nemici. Avevano ucciso la sua compagna e la sua intenzione era quella di vendicarla. Ma la sua ira e il suo odio erano diretti principalmente verso Forder, colui che aveva ucciso Roxana. I due agenti erano numericamente più forti, ma Roy non era da meno. Alla vista del treno, l androide cercò di spostare il combattimento sulla ferrovia e spinse entrambi sulle rotaie. Ad un tratto comprese che le sue forze erano ormai giunte al termine perché il Prof. Carter li aveva progettati per avere comunque una breve vita. Visto che il treno si avvicinava sempre di più, Roy prese una decisione immediata: quella di salvare Deckard che era stato più comprensivo e che non aveva manifestato l intenzione di uccidere Roxana. All arrivo del mezzo Roy spinse Deckard fuori dalle rotaie, mentre, avvinghiato a Forder, lasciò che il treno oltrepassasse i loro corpi. Federica Percario, seconda A

16 15 Descrivo un pranzo con il gusto e l olfatto Sono una vera maga nell' indovinare, perfino a occhi bendati, quale sarà il piatto forte (di regola unico, abbondante e a base di pasta) del pranzo del week-end. E così anche sabato scorso mi è bastato qualche accordo odoroso che si diffondeva dalla cucina per distinguere le note del profumo della specialità di casa Salerno: LA CARBONARA DI SALMONE. In realtà, è tutta questione di allenamento, perché l olfatto funziona un po come i muscoli: più lo alleni e più diventa sensibile. Ho letto che un naso allenato può distinguere fino a diecimila aromi diversi, dando così un bell aiuto alla lingua che riconosce solo quattro o cinque sapori: insomma, per gustare al massimo una pietanza ci vogliono sia naso che bocca buoni! Tornando al piatto che mi attendeva fumante nella sala da pranzo, anche stavolta non mi sbagliavo. Mi sono seduta a tavola e, nonostante non avessi ancora addentato nulla, già pregustavo la delizia della collinetta di rigatoni che avevo davanti: l effluvio inebriante dell intingolo a base di pesce che la cospargeva si spandeva nell aria in giravolte di fumo che arrivavano dirette alle mie narici, facendomi venire la classica acquolina in bocca! Ho annusato intensamente l odore inconfondibile, ma ingentilito dall uovo e dal latte, del salmone affumicato che mi stuzzicava sempre di più l appetito, facendomi ricordare il piacere che provo ogni volta che mangio questa delizia. Ma, come ha detto una volta lo chef Cracco in una puntata di Hell s Kitchen, l olfatto è un desiderio, mentre il gusto è un risultato raggiunto. Dunque non ho resistito, ho rubato un bel rigatone con le dita, l ho portato alla bocca e l ho addentato. Era tiepido al punto giusto cosicché ho potuto percepire la sua superficie scanalata, particolarmente rugosa, quasi grezza (sarà quella marca, Voiello o De Cecco, trafilata al bronzo che compra sempre mia madre) che gli ha permesso di catturare un bel po di condimento, con parti solide e altre fluide. A questo punto, non mi restava altro che masticare per assaporare il boccone fino in fondo; il morso si è serrato sulla consistenza pastosa del rigatone, tenera all esterno ma ancora leggermente dura all interno (cottura al dente perfetta!). Masticavo lentamente per distinguere meglio i vari ingredienti che ormai avevano raggiunto tutte le papille gustative sparse qua e là sulla lingua: al primo impatto, mi è sembrato lievemente sciapo, ma l equilibrio del sale è diventato subito perfetto non appena ha incontrato il gusto saporito del salmone che, sminuzzato a dadini sottili, si è insinuato in abbondanza nell ampia cavità del rigatone. Ho percepito il retrogusto dolce della cipolla bianca, così finemente tritata e imbiondita nell olio che era quasi completamente disciolta. Il tutto era perfettamente amalgamato da una cremina vellutata e fluida che sapeva di uovo sbattuto (ma non di frittata!); il calore della pasta lo aveva leggermente intiepidito e quindi, pur

17 16 essendo semi-crudo, in bocca non era per niente viscido. A rendere il condimento delicato e fluido al punto giusto ci aveva infine pensato il latte, ultimo magico ingrediente che ho percepito. Ormai il rigatone era un semplice bolo, pronto per essere ingoiato e presto seguito dalla collinetta che mi aspettava. Non so se sono riuscita raccontarvi l odore appetitoso e il sapore goloso di questo piatto (che ha fatto da pranzo). A parole non è stato facile descriverli, ma se non avete percepito quanto era buono l unico modo veramente efficace è quello di farvelo assaggiare! Francesca Salerno, Prima B

18 17 Sira lo Scriba Sira stava passeggiando per le ricche bancarelle del mercato quando ad un tratto vide una grande folla dirigersi verso la riva del fiume Nilo. Anche la ragazza decise di accodarsi ad essa. Iniziò a chiedersi il perché di quell insolito gruppo di gente e intuì che stava per arrivare il faraone Sethy I. Sira cercò di superare quelle persone per vederlo. La barca del faraone camminava leggerissima accarezzando l acqua del fiume e creando delle leggere onde. La sua imbarcazione era stupenda e variopinta: rossa come il fuoco, gialla come il sole, blu come la notte. Davanti alla prua era rappresentata la figura dello scarabeo, simbolo della terra d Egitto. Era presente anche un baldacchino per proteggere il faraone dai raggi gialli e luminosi del sole. Una volta arrivato alla riva, tutti si inchinarono in segno di sottomissione. Sira rimase sconvolta da tutto quel lusso e quella bellezza. Sethy I indossava il nemes, dove era disegnato un cobra, un collare d oro e turchese, un gonnellino di lino e il bastone ricurvo del pastore. Il faraone scese dall imbarcazione con il suo seguito. Sira, respirando quell atmosfera, disse: Come vorrei essere una scriba! Era una fanciulla di circa venti anni, coraggiosa, forte e molto determinata. Aveva gli occhi grandi, neri e lo sguardo profondo; i capelli corti e neri, che le circondavano il volto. Una cosa che sapeva fare perfettamente era incidere le tavolette: questa tecnica l aveva imparata dal nonno che la insegnava ai suoi allievi. La ragazza chiese al faraone, appena entrato nella folla, se lei, con vari studi accurati, potesse diventare uno scriba reale. Intervenne il Visir del Basso Egitto il quale le rispose che le donne non potevano diventare scribi reali. Sira insistette dicendo che lei aveva imparato a incidere le tavolette e che era molto brava in quelle tecniche. Ma Sethy I le fece capire che il regolamento della Scuola degli Scribi Reali non poteva essere modificato. Lei allora andò via con una grande tristezza e pensò tra sè e sè: Il mio sogno non si avvererà mai! Intorno a lei c era tutta la grande e rumorosa folla che la accerchiava. Il faraone riuscì a fuggire da tutta quella gente, e andò nel suo palazzo reale, con tutte le sue guardie. La ragazza intanto continuava a comprare le cose che servivano nelle bancarelle intorno. Acquistatele, le portò nella sua casa e le consegnò al padre, il capo famiglia, per sistemarle. Il padre di Sira era una persona molto coraggiosa e adorava sua figlia la quale, per passare il tempo, iniziò a incidere le ultime tavolette che le erano rimaste. Un giorno, il faraone con i suoi soldati decise di fare un uscita in barca lungo il fiume Nilo. Fu una giornata molto piacevole. Al suo ritorno, Sethy I, mentre stava scendendo dalla struttura, per sbaglio scivolò. Stava per cadere nel Nilo, pieno di coccodrilli. Per fortuna, il padre di Sira, che si trovava lì per caso, riuscì ad afferrarlo in tempo e lo salvò. Lo portò alla riva, lo distese e lo aiutò a riprendere fiato, dopo quello spavento. Lui in prima persona e tutte le sue guardie lo ringraziarono dal profondo del cuore. Il faraone disse: Cosa posso fare per lei? Qualsiasi cosa lei mi chiede io la farò. Tutto per avermi salvato la vita. O potente faraone, che governi sull Egitto metti alla prova Sira nel suo scritto

19 18 uomo o donna che sia l importante è l armonia Il padre di Sira rispose: Potente faraone, potresti mettere alla prova Sira, mia figlia, nella scrittura, visto che lei vorrebbe diventare uno scriba reale!. Il faraone annuì e convocò la fanciulla nel suo palazzo. La fanciulla, entratavi, rimase meravigliata dalla bellezza e dal grande sfarzo. Venne chiamato il Grande Maestro della Scuola degli Scribi Reali per giudicare i lavori di scrittura della ragazza, la quale li svolse con grande sicurezza. Il Gran Maestro si stupì della precisione della ragazza: nessun allievo era riuscito a svolgere un lavoro così complicato. Sira venne giudicata in modo molto positivo. Il faraone si complimentò con lei, le assegnò la tavolozza d oro per i grandi meriti raggiunti nella sapiente arte dello scriba e annullò il regolamento di ammissione alla Scuola degli Scribi Reali, inserendo anche le donne. MORALE: Non c è differenza tra maschi e femmine. Entrambi sono in grado di svolgere lavori impegnativi che richiedono passione e concentrazione. Sira è una persona molto coraggiosa che non si ferma davanti a nulla: qualsiasi cosa le accade comunque lei agisce sempre con grande determinazione. Federica Percario, seconda A

20 19 Amicizie Sbagliate Il suo sguardo era accusatorio, come se la colpa fosse solo mia. Sì, lo ammetto, ero stato io a rubare la borsa a quella signora Ma adesso? Cosa avevamo ottenuto? Tanti soldi da non poter sperperare in alcun modo, rimorso e una bella vacanza in gabbia. Perché ha deciso di confessare tutto? Mi piace pensare che non avessi nulla da perdere. - Dai, digli la verità! - e sta zitta, per una buona volta! - Non posso, sono la tua coscienza, ed è mio compito metterti sulla buona strada. Sii sincero, su, che ti costa! e va bene, stavolta hai vinto tu In realtà ciò che dissi fu, appunto, la verità: Avevamo tanti soldi, ma non era quello che volevo. Questo peso che mi tenevo dentro era immenso, e l unica cosa che mi proibiva di esternarlo era la paura. Di chi aveva paura esattamente? Dei miei amici, se così possono definirsi Di uno in particolare, il capo: l Innominato. Lei è a conoscenza del vero nome dell Innominato? Si, e probabilmente sono l unico. Si chiamava Luca. Eravamo molto uniti, fino al giorno della rapina Può raccontarci la storia della vostra amicizia? Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria. Noi eravamo molto amici sin da piccoli; poi arrivò il periodo dell adolescenza e lui iniziò a farsi amicizie sbagliate, a frequentare persone nel giro della droga. Io gli dissi molte volte di smetterla, ma lui non mi ascoltava. Ha iniziato a fare uso di sostanze stupefacenti, nonostante avesse appena 15 anni, e a commettere svariati furti più o meno gravi. Era solito colpire a Via dei Colli, dove si era formato una vera e propria banda nella quale mi invitò ad entrare. Io rifiutai e da quel giorno incominciò a trattarmi come un traditore. E vero che è stato lei a commettere il furto, e non Luca? No. - Sii sincero! - Ancora quella vocina nella testa! Uffa, ma tu sempre qui? E prenditi una vacanza! - Non posso! d accordo In realtà, si. È tutta colpa mia. Perché, se il vostro rapporto era in frantumi da tempo, Luca chiese a lei di compiere il furto? Questo non l ho ancora capito, probabilmente perché ero l unico tanto ingenuo da lasciarmi ingannare Ricordo ancora come fosse ieri che mi telefonò un venerdì sera; era in lacrime e mi implorò di fargli un favore: l indomani sarei dovuto andare davanti ad una gioielleria ad

21 20 aspettarlo, lì mi avrebbe spiegato tutto. Io ero abbastanza confuso, ma acconsentii ingenuamente. Ci racconti cosa avvenne il giorno della rapina. Era sabato sera, e si sa che il sabato sera sono tutti schiavi della polvere, come gli acari. Io ero puntuale davanti alla gioielleria ad aspettarlo. Verso le 22:30 lo vidi arrivare, accompagnato da altre tre losche figure; camminavano, con i pantaloni calanti e la T-shirt larga, con i capelli a ciuffo e masticando la gomma, per Via dei Colli, senza curarsi degli sguardi sprezzanti che gli adulti gli rivolgevano. Una caratteristica dei giovani era vestirsi tutti uguali, non c era la minima libertà di espressione; chi non seguiva il gregge, veniva deriso ed emarginato. Luca aveva già organizzato tutto, a mia insaputa: all arrivo della vittima,loro l avrebbero circondata senza lasciargli via d uscita e a me sarebbe spettato il lavoro sporco; avrei dovuto colpirla dove fa più male, al portafogli. Mi si avvicinò e mi intimò il piano, persuadendomi che saremmo diventati ricchissimi. Io mi feci ingannare dal diavolo tentatore Cosa accadde quando arrivò la polizia? Fuggirono tutti come agnellini impauriti, chi sul motorino, chi a piedi, Luca compreso. Rimasi solo io. Circondato da poliziotti, con la borsa in mano. Nel vedere Luca allontanarsi con assoluta nonchalance, mi scese una lacrima, che mi rigò il volto lasciando una fredda scia sul caldo pelo del mio passamontagna. Successivamente Luca disse un ultima cosa; non ricordo quale fosse, ma so che mi provocò un altra lacrima, la quale scese fino alle mie labbra, bagnandole al centro. Più i poliziotti mi minacciavano con le pistole, più io ero fermamente convinto che ormai non avrei più potuto far nulla. Sarei potuto rimanere lì, in silenzio, a lasciare che l inverno facesse effetto in tempo, che anticipasse gli agenti; esatto, piuttosto che questo, avrei preferito morire. Avrei preferito che la voce del vento fosse stata l ultima cosa che le miei orecchie avrebbero udito, per non dimenticarne il silenzio; che una piccola parte del profumo della vittoria proveniente da chi era riuscito a scappare mi avesse raggiunto, fino a stordirmi; avrei preferito che il sapore del disprezzo fosse stata l ultima cosa da me assaggiata, in modo da essere pronto a tutto, anche a questo; avrei preferito che l ultimo denaro da me toccato fosse stato il prezzo della vergogna, per imparare l umiltà; e che Luca fosse stato l ultima cosa che i miei occhi avrebbero visto, per non dimenticarne la totale freddezza, la quale superava di gran lunga quella dell inverno stesso. Okay, per oggi può bastare con le domande. Andiamo. un secondino mi tirò per un braccio e ci dirigemmo verso la mia fredda e buia cella. Prima di uscire dall enorme salone affollato, diedi un ultimo sguardo a quel gruppo di giornalisti soddisfatti delle mie dichiarazioni. Qualcuno dall ultima fila di sedie mi salutava timidamente, io non indossavo gli occhiali, ma mi sforzai di mettere a fuoco; la vista si appannò nuovamente, per via delle lacrime che mi salivano agli occhi: era Luca. Emma Virginia Treggia, Terza A

22 21 Un avventura al buio Sono le ore 23:00 ed io, come tutte le volte, dovrei essere a letto. Invece mi trovo, in piena notte, nel bosco. Vi racconto la mia avventura Il 22 luglio, ieri, io e la mia famiglia siamo partiti per l Abruzzo. Avevamo prenotato un albergo vicino a Teramo ed io mi ero ostinata a voler andare nei boschi per una gita di piacere. Ovviamente, mia madre me lo ha proibito ed io ho passato l intero pomeriggio a preparare un piano per uscire di soppiatto dall hotel. La sera successiva ero pronta: sono uscita e mi sono avventurata in questi meravigliosi boschi. Ecco perché mi trovo in questa situazione. Sono in un bosco immenso e sconosciuto, non so dove debba proseguire. Con la torcia accesa, entro in una piccola radura piena di rocce e pendii di erba fresca che, ondeggiando al vento, producono un fruscio. Si possono udire persino molti uccelli che cantano come se volessero formare un coro, tra cui fringuelli e pettirossi. Alzo lo sguardo e vedo un falco: vola intorno alla luna, questa sera tonda, piena e bianca come il latte. Mi siedo ad ammirarla e le mie mani toccano l erba fresca e soffice. Alla fine della radura, trovo una grotta: è ampia con alcune spaccature e crepe (graffi di orsi ed altri animali) ed odora di selvatico, il che crea un sapore amaro, percependolo con il gusto. La parte superiore (della grotta) è coperta da muschio, verde e vellutato. Profuma di erba e rugiada fresca. Controllo se dentro non vi sia qualcuno. Nulla: solo buio pesto ed otto cunicoli che si diramano, come bracci di un candelabro. Ispeziono un ultima volta la radura per vedere se vi sia un animale in agguato, ma non vedo nulla, tranne gli sguardi austeri dei pini e degli abeti. Sto per andarmene, ma inciampo in una radice spuntata nel terreno e cado. La torcia nel frattempo mi scivola e si rompe. La mia caduta finisce all ingresso della grotta. Vi è un oscurità completa che mi crea pesantezza nel cuore, ben presto sostituita dal panico: non vi è modo di uscire perché le pareti sono troppe alte e scivolose!!!! Attendo qualche minuto, nella speranza che qualcuno mi venga a cercare, ma percepisco solo il latrato dei lupi ed il cinguettio degli uccelli. Cercando di trovare un uscita, all improvviso, mi ricordo degli otto cunicoli. Inizio a tastare: pareti dure, stalattiti e stalagmiti da cui cadono gocce d acqua.... Trascorsa mezz ora, sono ancora lì a tastare pareti a casaccio. Un filo di luce entra improvvisamente nella caverna, come a voler squarciare le tenebre. Riesco ad orientarmi e trovo l entrata del primo cunicolo. Percorro un lungo corridoio e, intanto, mi domando: UN FILO DI LUCE? NEL BUIO? CHE STRANO! Attraverso il cunicolo in un totale silenzio, riempito soltanto dal suono prodotto dalle gocce d acqua che cadevano dal muschio e dallo squittire dei topolini. Intanto, persisto ad indagare sul misterioso raggio: era mandato da qualcuno? Giungo alla fine del cunicolo in una stanza completamente oscura. Trovati dei bastoncini sottili, li sfrego; subito si accende un fuoco scoppiettante che dà luce alla stanza : appare circolare, ampia e piena di angoli con mille oggetti, una rete sottile ed intrecciata, una ciotola leccata con salmoni e lische (all interno) Emana odore di mare e mi fa tornare alla memoria i ricordi delle vacanze passate in spiaggia. Sento un miagolio e mi giro: scorgo un gatto con la pelliccia color rame, occhi gialli come fari e una coda

23 22 pelosa; odora di selvatico ed è di sicuro un randagio. Lo accarezzo: il pelo ispido, la coda morbida Che piacevole sensazione! Trascorriamo la notte lì e anche la mattina seguente vola in un lampo. Mangiamo anche i salmoni, dall' odore gustoso e dal sapore ottimo. Il pomeriggio termina lasciando il posto alla sera. All improvviso, mi viene un idea: scrivo un biglietto con calligrafia chiara e sottile: AIUTO, SONO BLOCCATA IN UNA GROTTA. QUESTO GATTO VI CONDURRA NEL LUOGO IN CUI MI TROVO. Il gatto lo afferra fra i denti bianchi ed aguzzi e, con un balzo agile, salta fuori dalla grotta. Trascorsa un ora, ormai senza più speranza, mi vedo apparire ad un tratto qualcuno davanti agli occhi: un uomo alto in compagnia di una donna magra (mia madre). Mi aiutano ad uscire da lì e mi riportano in hotel. Ormai sono passati molti anni. La gatta è entrata a far parte della famiglia ed aspetta un cucciolo. Ogni anno, torniamo in vacanza lì in Abruzzo e, passando davanti alla grotta, ricordo i momenti vissuti e quel misterioso raggio di luce che mi ha aiutato. Elisa Pischedda, Prima B

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25 24 Sogno al chiaro di Luna Lontano dal paese, un uomo solo cammina verso l orizzonte seguendo la via delle stelle fino a poter volare e toccarne una facendola brillare ancora di più, per poi allontanarsi verso la luna. Quando sorge il sole l uomo ritorna gioiosamente a casa, mangia e riparte verso il museo nel quale lavora; corre per non fare tardi, arriva, si mette al suo posto e scrive discorsi per le guide del museo. Dolcemente si stende sulla scrivania prima della fine del turno; ritorna a casa stanco di andare di corsa tutto il giorno, si siede sulla poltrona e pensa insistentemente a quella stella. Poi il piccolo smemorato prepara la cena e finalmente mangia. Terminata la cena, esce nuovamente fuori dal paese e correndo correndo è di nuovo lì; si sdraia impaziente della venuta della notte. Calato il sole, può rilassarsi mentre una mandria di mucche al pascolo sta passando sola e indisturbata. L uomo torna a volare nel suo mondo di stelle incantato per chi ha ancora il cuore e la testa di un bambino o ha sempre avuto quelli di un adulto. Quel mondo pieno dei disegni e delle passioni di ogni persona che non li ha seguiti; si vedevano gli sguardi della gente che aspettava il ritorno di quei sogni meravigliosi senza tregua e senza smettere di sognarli. Si vedeva in lontananza una farfalla che volava sui sogni accendendoli di passione e colori brillanti, senza fermare la sua danza, come una ballerina su un palco: il palco dell immaginazione. Aspettando il sorgere del sole, la farfalla si posa sulla stella toccata dall uomo la sera prima; l uomo non vuole più svegliarsi ma appena si abitua a quello spettacolo, la farfalla scompare e con lei anche i colori. Il sole sta sorgendo, lui corre fino a nascondersi nei sogni macabri delle persone. Scampato all alba, l uomo non trova più la porta che può riportarlo indietro, resta intrappolato nel suo mondo ma è guidato dal suo cuore che lo spinge fino alla porta che avrebbe spezzato il legame tra lui ed il suo mondo perfetto senza fine. Tenta di uscire ma il suo cuore e la sua testa lo costringono a restare a forza. Il mondo perfetto era infinito e lui non ne sarebbe uscito finchè non lo avesse visto tutto, quindi spezza la porta con una mazza di ferro. Restava solo il paradiso che fino al venir della luna avrebbe potuto godersi tutto da solo. Non appena torna la notte, i colori si riaccendono; questa volta arrivano due farfalle che aprono le porte dell immaginazione: si vede in lontananza un cavallo che mangia l erba ed un altro che beve. Quando iniziano a muoversi, escono dalla porta ed iniziano a volare come unicorni. L uomo lentamente abbandona quel meraviglioso mondo, dopo aver guardato la luna con occhi impressionati e meravigliati dallo splendore della sua luce. Tornando al paese, appare più felice di tutti gli altri e porta con sè la gioia dei sogni visti nella mente delle persone, in attesa di interrompere quelle visioni grigie e impenetrabili a favore di colori accesi e splendenti.

26 25 Tutta la gente si dirige di nascosto verso il mondo magico ma nessuno riesce a vederlo finché l uomo non arriva ed inizia a volare per toccare tutte le stelle che avrebbero illuminato la porta; ma non appena entra, viene seguito da tutti gli abitanti sognatori del paese. Vedono finalmente quel paradiso continuando a sognare il loro mondo ma non sanno come comportarsi; il mondo perfetto gli si rivolta contro senza permettergli più di avervi accesso. Ovviamente non esistevano eccezioni per l uomo spaventato da quella forza sopravvalutata del mondo della luna. Continua a sognarlo tutte le notti ed a pensarlo tutti i giorni fino a che le farfalle non avrebbero acceso il suo sogno facendolo avverare di nuovo. Così, la sera successiva, gli animali della luna si sarebbero ricoperti di stelle e sarebbero andati a trovare quell uomo riportandolo nel mondo perfetto. Dalila Manosperta, seconda A Al chiaro di luna La penna di uno scrittore che inizia a scrivere un romanzo. Accarezza il foglio con delicatezza, e lo bacia. Non si sa quali idee gli verranno: fatti brutti, fatti belli. Non si sa, scriverà e basta. Dipinge il foglio di mille parole: una storia felice sta scrivendo, di due innamorati, che si incontrarono ad una fiera di paese per poi perdersi di vista; si incontrarono poi una seconda volta, si diedero un bacio carico di amore e passione, si guardarono intensamente negli occhi che risplendettero di felicità e di gioia. L amore è come una melodia, che ti avvolge nelle sue tenere braccia e ti culla dolcemente, fino a che non ti stancherai; ma, fino a quel momento, lei ti circonderà con il suo calore, rilasserà la tua mente, ti ispirerà con il suo melodioso canto, ti accompagnerà con le sue note melodiose e vellutate nella tua mente; ti farà sognare, immaginare, amare, dipingere, raccontare, vivere la sua melodia, si inchinerà, ti ringrazierà ed infine sparirà Lo scrittore rincorre le parole e la penna corre accanto a loro, le sfiora e le accarezza. Egli ha mille pensieri, si fa trascinare dalle parole, dal loro canto e dal loro apparire. Scrive senza fermarsi, si lascia cullare dal loro canto, scorrono davanti a lui come l acqua di un torrente Si ferma un attimo a pensare, si accorge che il romanzo rispecchia la sua vita, le sue avventure, amori, malinconie, dolori. I romanzi non sono solo un mucchio di pagine rilegate, ma opere d arte; ognuno di essi racconta una storia che viene dal profondo del cuore. Proprio come questo. Caterina Borfecchia., Seconda A

27 26 La sofferenza al chiaro di luna La sinfonia mi sta facendo riflettere e mi dice di ricordare la Shoah. Questa melodia così cattiva e cupa mi fa immaginare le urla delle donne che soffrivano per i figli sottratti alle loro calde braccia. Questi piangevano rinchiusi dentro sé stessi e trasportati sui treni con forza senza la consapevolezza di cosa stesse succedendo. Penso ai malati, che hanno patito ancora di più, vedendo confermato il loro destino. Ma ora si ringiovanisce la melodia, facendomi immaginare i festeggiamenti e le cene di lusso riservate alle SS che tenevano sotto braccio le mogli vestite di abiti pieni di diamanti, che con la luce risplendono come i cristalli Swarovski, e con i cappelli colorati abbelliti con grandi piume. Adesso tuttavia si incupisce di nuovo l atmosfera: mi viene in mente quando le SS facevano svestire i detenuti togliendogli tutti i beni e anche dei semplici oggettini; il momento in cui gli sottraevano l identità, quando gli tagliavano i capelli; e i pianti che si nascondevano sotto quelli delle donne; i passi degli stivali delle guardie che sfioravano i nudi piedi degli ebrei; il terrore che questi provavano quando gli passavano davanti chiamandoli per nome. Penso alle donne che lavoravano nelle fabbriche dei tessuti perché se commettevano qualche errore nel lavoro venivano picchiate. Ora invece rifletto su quelle giornate intere passate in piedi per testare la propria resistenza. Immagino il loro respiro così affannato, pesante e impaurito, l amore che c era e l impegno che profondevano per continuare a vivere. Ripenso ai momenti in cui i bambini dimostravano la loro ingenuità cogliendo i rari momenti liberi, giocando tra di loro. Tutto questo mi ha fatto meditare molto sul mio rapporto con la musica. Grazie ad essa riesco a pensare alle cose che mi rimangono impresse nel cuore. Serena Toti, Seconda A

28 27 Osservando la luna Ho corso tutto il giorno tra sport e studio; finalmente è sera, anzi fuori è già scuro e credo che sia iniziata la notte. Vado in giardino per rilassarmi all aria fresca anche se con un po di timore e mi accorgo che tutto è avvolto da una luce soffusa, fioca, ma sufficiente per allontanare il buio nero corvino della notte, che mi fa così paura. Alzo gli occhi all insù e nel cielo limpido vedo la luna, colorata di un pallido giallo; sta lì silenziosa, ma non è sola perché tutto intorno brillano le stelle che, come tante lucciole, le fanno compagnia. Mi sento pervasa da un senso di pace e di tranquillità e penso a come sia diverso il sole e le sensazioni che mi trasmette. Certamente sono parenti, Fratello e Sorella diceva San Francesco: tutte e due sono rotondi e vivono in cielo, dandosi il cambio per illuminare la terra. Eppure sotto tanti aspetti non si assomigliano affatto: il sole è il Re degli astri e il simbolo di forza; accompagna le nostre giornate indaffarate trasmettendo tutto il calore e l energia necessari per vivere. La Luna invece è più discreta e anche un po volubile (lunatica direi!), può variare aspetto in base al suo umore: piena, a tre quarti, a metà, fino a diventare sottile sottile. La sua luce è timida e a volte può perfino arrossire. Arriva quando ormai la giornata è finita e ci sentiamo più stanchi. Sono questi i momenti in cui capita più spesso che ci fermiamo un po a pensare a quello che abbiamo fatto o a quello che faremo o vorremmo fare il giorno dopo o dopo ancora. Proprio come stasera. E arrivata in punta di piedi e sta lì serena a consolarmi, ad ascoltare, nel silenzio, i miei pensieri e magari a guadare i miei sogni quando fra un po andrò a dormire, come in

29 28 TV. Ho letto su un libro un antica leggenda che racconta che ogni sera una Luna-fanciulla raccoglie tutti i sogni e i ricordi che abbiamo dimenticato in un calice d'argento e poi ogni mattina prima di scomparire li riporta sulla Terra nelle gocce di rugiada. Proprio perché è la protagonista dei paesaggi notturni la Luna ha mi fa pensare anche all amore e all atmosfera romantica e magica che sa creare quando si specchia nel mare (quale innamorato non ha immaginato un bacio al chiaro di luna ) con l abilità di una vera fata. La sua magia è tale che la scienza ci insegna che è lei a regolare le maree e ho sentito dire che può anche influenzare le nascite dei bambini e i periodi di semina e di raccolto, e anche che alla sua luce si svegliano persino i lupi mannari (ma spero che accada solo nella fantasia!). Questa magia ha ispirato tanti poeti e anche io voglio dedicarle una piccola poesia: Cara Luna, piena di magia, mi porti quiete e non malinconia; se ci sei tu mi sento più sicura e questo buio mi fa meno paura. Lanterna della notte, che insieme alle tue stelle tutte le cose sai rendere più belle, colme di luce morbida e fatata, accompagni dolcemente ogni serenata. Un giorno vorrei venire lassù e sdraiarmi con te su quel grande lenzuolo blu. Francesca Salerno, Prima A Sognare al chiaro di luna Ero al chiaro di luna, pensando a ciò che mi circondava. Ad un tratto vidi una stella cometa: ebbi l'impressione che quello potesse essere solo un sogno e che non mi sarei più svegliato. Osservavo la grande luna sulla spiaggia; volevo andar via, ma ogni volta che mi alzavo la guardavo e mi sedevo di nuovo. Non riuscivo neanche a respirare, come se la luna mi chiamasse. Mi trasmetteva delle emozioni molto forti. Per far qualcosa mi misi a suonare una sinfonia per lei con la mia arpa. La luna era la mia vita dopo la morte della mia famiglia, non riuscivo più ad allontanarmi da lei. Mi faceva provare sentimenti mai vissuti, con la sua bellezza. Non potevo credere che fosse così

30 29 lontana, perché a me sembrava vicina. Non riuscivo più a suonare, riuscivo solo ad ammirarla. Mi rendeva felice, sebbene in parte fossi ancora triste per la morte dei miei due figli e di Priscilla, mia moglie. Grazie a quel corpo celeste riuscii a riprendere coraggio per continuare la mia vita da musicista, anche se mi mancavano i loro visi, i loro sorrisi e i bei momenti trascorsi insieme. Mi alzai e mi misi a camminare lungo la spiaggia, mentre sentivo l infrangersi dalle onde sulla sabbia in riva al mare. Davanti a me si parò un sasso, di cui tuttavia non mi accorsi; inciampai battendo la testa e svenni. Quando mi svegliai mi trovai nel paradiso, accerchiato da angeli bianchi con una corona d oro. Mi alzai e mi misi a cercare la mia famiglia: la trovai tutta riunita a giocare con un cane defunto. Li abbracciai, felice di rivederli. Sulla terra rimase solo la mia arpa. Eleonora De Carolis, Seconda A

31 30 Danzando al chiaro di Luna Due giovani, distesi sull erba, assaporano gli ultimi raggi di sole. Con stupore, notano che dagli alberi escono delle note dolci e delicate che li avvolgono completamente. I due ragazzi timidamente avvicinano le loro mani e cominciano a danzare, accarezzando il prato verde e lasciandosi trasportare dal suono della musica, che li conduce in un mondo incantato e meraviglioso. Una scalinata trasparente fa da palcoscenico al loro ballo. Cercano di seguire il suono della musica, che li porta in fondo alla scala dove vi è una porta che emana una luce aurea. Attraversano il passaggio magico ed entrano in un mondo fatato. Una pioggia di polvere dorata trasforma i loro vestiti in meravigliosi abiti da ballo. Quella musica così emozionante penetra in loro: chiudono gli occhi ed immaginano alberi con foglie d oro, soffici tappeti con fiori-gioiello, un lago scintillante attraversato da una barca dorata con la prua a forma di cigno. La fanciulla danza leggiadra da una pietra all altra. Da ogni pietra che tocca con le sue fragili scarpette escono soavi note della dolce melodia. Le sua giravolte sono molto aggraziate e i suoi saltini sembrano quelli di un cerbiatto. Il ragazzo accompagna la fanciulla sorreggendola nei suoi movimenti, con fermezza e forza fisica. Per loro la danza è tutto e potrebbero ballare all infinito senza stancarsi mai. Sembrano delle libellule che con le loro ali danzano e volteggiano senza toccare il terreno. Ma la notte si avvicina e la luna, con la sua luce argentea, fa da cornice all incantevole paesaggio. È un chiaro di luna bellissimo: i due giovani sono soli immersi nella natura con il profumo degli alberi e dei fiori che li abbracciano. Sembra che la luna chiami a sé le stelle, a proteggere i due ragazzi e a fargli compagnia. Continuano a danzare tra magia e realtà vicino alla sorgente di una fiume e la fanciulla con la sua grazia e delicatezza appare come una ninfa mitologica che vive nei boschi. Ma ad un tratto l incantesimo svanisce e vengono trasportati nella realtà: ai loro piedi un tappeto di fiori bagnati dall umidità della notte. Nei loro cuori rimarrà per sempre quel momento magico dedicato alla danza che li ha fatti volare in un atmosfera magica. Chissà, forse un giorno un altra melodia aprirà un altro mondo magico davanti ai loro occhi. Federica Percario, Seconda A

32 31 Miracolo al chiaro di luna Oggi, 29 ottobre, rivedrò te, mia piccola bambina. Tutti lì a fissarmi, mentre piangevo per la tua scomparsa, mentre disperata cercavo di ritrovarti nei miei sogni, mentre ti cercavo nel profondo del mio cuore. Sono stata per anni a immaginarci in una vita felice: tu ed io abbracciate sul divano a mangiare popcorn e a guardare film strappalacrime. Ma niente: il telefono rosa, che a te piaceva tanto, non squillava mai. Tutti i giorni a cercare di essere felice, ma proprio quando riuscivo a stare calma, arrivava un profondo dolore che mi tramortiva. La notte del 25 luglio io e te soli in una spiaggia isolata; tu avevi solo 5 anni, eri piccola, docile. Quando ti avvicinasti a me dicendomi : Ti voglio bene io scoppiai a piangere e ti iniziai a stringere così forte che tu mi sussurrasti con quella vocina innocente: Basta piangere, andiamo a fare il bagno. Ci buttammo ed io, come una stupida, mi dimenticai di togliermi le scarpe e a quel punto scoppiammo a ridere. Uscimmo perché l acqua era gelata e di un blu così scuro che mi misi paura. Scappammo in macchina, salendo in fretta e in furia. Arrivati a casa, ci addormentammo subito sul lettone degli ospiti. Tu avevi un viso d angelo, dormivi beata senza problemi. Quella giornata di luglio è il ricordo più bello che conservo di te, della tua bellissima voce, dei tuoi occhi verdi e delle tue labbra rosso fuoco. Ho colto per te quel fiore che tu amavi tanto, La bella di notte", quella di un blu cobalto bellissimo. Ormai da 8 anni non ti vedo; finalmente è arrivato il 29 ottobre, giorno in cui ti rivedrò. Era una notte al chiaro di luna, quando io, te e tuo padre ci recammo in quel parco che a te piaceva tanto, che ti faceva impazzire. Ti portammo alle macchinette a scontro, dove tu estasiata per la gioia iniziasti a scontrarti con tutto quello che vedevi davanti ai tuoi bellissimi occhi. Ad un tratto non vidi tuo padre, e, presa dalla paura, iniziai a cercarlo non ricordandomi di te. Lo sapevo che prima o poi sarebbe successo Tuo padre faceva parte dei servizi segreti: era una spia. Un lavoro importante ma allo stesso tempo rischioso; lo faceva per mantenere la famiglia, perché non c erano più soldi. Dopo ritornai a cercarti ma eri scomparsa; e lì, su quella macchinina rossa, c era solo la tua borsetta rosa, quella che tu adoravi tanto. Chiamai subito la polizia che tardò ad arrivare. Spiegai ai poliziotti tutto quello che era successo; loro all inizio non mi credettero, poi si sforzarono di farlo. Ma ora non voglio rovinare il trucco che ho elaborato per questa giornata speciale. Sono le 16:00 e davanti alla mia casa ci sono moltissimi bambini che escono da scuola. Chiudo il portone di legno e salgo in macchina. Nel fare questo ripenso alla morte di mio marito che è stato decapitato. Con l'automobile mi fermo davanti al distretto di polizia, faccio un respiro profondo ed entro. Aspetto un ora,due ed ecco,proprio quando stavo per andarmene, vedo il comandante del distretto entrare con mia figlia. sì, proprio lei; si vede che è cresciuta, è bellissima. Sono rimasta a bocca aperta. Ha sempre quegli occhioni da cerbiatto, viene e mi abbraccia. Non stavo piangendo, ma ridendo dalla gioia e dallo stupore. Il mio tesoro è ritornato: ti voglio bene, bambina mia! Silvia Russo, Seconda A

33 32 Lacrime di luna Sento come una spina nel cuore, guardo fuori per lenire il malore. Nessuna voce, nessun colore, solo un pallido, muto chiarore, senza luce di stella a far compagnia. Notte di solitaria malinconia. I tuoi modi son spenti stasera, la tua mano smunta e leggera scivola silenziosa dentro al buio che avvolge ogni cosa. Una lacrima sfugge, come scheggia d opale, traccia sopita di un recondito male. Resta con me a cullar quest affanno, a carezzare lieve il mio viso. Chiuderò gli occhi con il tuo sonno: domani arriverà con passi di sorriso. Francesca Salerno, Prima B.

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35 34 La musica, il ballo, il canto Dopo la vicenda del vaso di Pandora, il leggendario contenitore di tutti i mali che si riversarono nel mondo dopo la sua apertura, la terra diventò crudele e colma di violenze. Euforico (questo è il nome del nostro eroe) fu l unico a conservare ancora dentro di sè la speranza. Alto, biondo, occhi scuri ed una grinta da far invidia a chiunque, Euforico rispecchiava a pieno titolo il suo nome! Egli viveva nell isola di Creta con suo padre Cautta e sua madre Giselle, i quali erano maligni e prepotenti, l uno nei confronti dell altra. Per questo motivo il dio Actuta (dio dell aria), chiese a Euforico di trovare qualcosa che riuscisse a riportare pace tra le popolazioni del mondo. La prima cosa che ad Euforico venne in mente fu la musica, quale elemento puro e capace di donare gioia e serenità a tutta la collettività. Ma aspettate un momento Come poteva la musica riunire lo spirito delle genti? Spinto da Actuta, Euforico cominciò a muovere il suo corpo, ad ascoltare ogni singola nota che il suo cuore gli dettava seguendo una melodia che gli veniva dall anima. Inizialmente, fu ispirato da piccoli movimenti delle gambe, timidi accenni che non potevano certo identificarsi con un vero e proprio ballo! Poi, trascinato da quella melodia che gli era innata, continuò a muoversi, facendo passi sempre più significativi, fingendo inoltre di avere accanto a sé una partner immaginaria. Solo dopo aver avuto questa brillante idea, andò nella sua città e invitò tutta la popolazione a ballare con lui. Purtroppo, però, la gente non capì da subito le intenzioni del nostro eroe e reagì a queste sue performances allontanandolo e schernendolo senza tregua. La folla inferocita lo fermò con l intento di ucciderlo, ma Euforico, nonostante lo spavento, tenne duro e come reazione cominciò a intonare un canto melodioso: Sentite amore nell aria, sentite amore nell aria, rimanete uniti e fidatevi del vostro cuore!! Oh oh oh, respirate amore nell aria, cantate con me e fidatevi del vostro istinto Oh oh oh!

36 35 A quel punto, la gente smise di aggredirlo e rimase paralizzata da quelle bellissime parole. Euforico fu assalito da un energia interiore che nemmeno lui in quel momento riuscì a controllare e il corpo prese il sopravvento sulla mente e sulla ragione. Le sue braccia iniziarono a volteggiare nell aria e le sue gambe erano incontrollabili. I passi di danza, che l aitante uomo eseguiva, attirarono altra gente intorno a sé; tutti cominciarono a lasciargli quello spazio di cui aveva bisogno per manifestare tutto se stesso. Accorsero uomini, donne e bambini, tutti incantati dai suoi movimenti inarrestabili. I bambini in particolare cercarono di imitarlo come potevano, coinvolgendo a loro volta i padri e le madri che gli erano accanto. Nulla poteva più trattenere quel pubblico improvvisato ed attento dall' imitare ogni movimento del corpo fatto da Euforico. Da quel momento in poi, nonostante fosse impossibile fermare il male che circondava le persone, la musica e il ballo di Euforico riuscirono a portare gioia e speranza nei cuori della gente. Pandelena Elena Borzumato, Prima B Mito Mesopotamico Lo scriba Esseridat era appena entrata nella stanza sacra del Dio Amal, quando, inginocchiatasi davanti all altare, iniziò a pregare. Intorno a lei fiaccole lucenti illuminavano, nella penombra, le statue dorate delle divinità. Essa osservava con curiosità le sue mani, esili e scure, e attendeva il responso divino. Dopo quella notte la sua vita non era stata più la stessa: ripensava a quel sogno strano in cui il dio RAHHL l aveva presa per mano e le aveva mostrato paesaggi sconosciuti. Poi le aveva detto: Donna, nelle tue mani è il destino del tuo popolo. Ormai era quasi giorno e la luce del sole illuminava l ingresso e il colonnato del tempio. Esseridat però, aspettando la voce del Dio, si era addormentata. I lunghi capelli neri erano raccolti dietro la nuca con fermagli preziosi e la sua tunica era arricchita con collane e amuleti. Ad un tratto un volo di uccelli la fece svegliare e le fece aprire gli occhi. Era già tardi ed il re sacerdote la attendeva al Palazzo Reale. Lei era stata scelta come sacerdotessa per presiedere ai riti di passaggio dei più giovani della tribù all età adulta. Era un onore per lei, donna, raccontare la storia del suo popolo e partecipare ai riti sacri. Esseridat, giunta di fronte al re, gli baciò i piedi e le mani e attese in silenzio le sue parole. Nobile sacerdotessa, figlia del sacerdote Sheridart e di Casserthia, ti affido il compito di lasciare al mondo la testimonianza del nostro popolo. La nostra fine è vicina: presto i fiumi della vita, il Tigri e l Eufrate, diventeranno per noi fiumi della morte. Allora Esseridat cavalcò fino al bosco, si sedette su una pietra e si mise a piangere. Ma il fruscio del vento le portò vicino il Ka di suo padre. Figlia mia", le disse, "non sei sola: io ti aiuterò e ti darò la Forza, il Coraggio e l Amore.

37 36 Nulla era perduto: tra le montagne, il suo popolo avrebbe potuto trovare una via di salvezza. Non c era molto tempo, alla piena dei fiumi mancavano ormai pochi giorni. Esseridat prese della terra rossastra e se ne cosparse il viso. E di nuovo il Dio le apparve e le disse: Donna, nelle tue mani è il destino del tuo popolo. Bisognava costruire degli argini potenti attorno alle sponde dei due fiumi e convincere tutti a lasciare le proprie abitazioni e a trovare rifugio sui monti, intorno alla Ziqqurat sacra del Dio Amal. Come poteva una donna sola salvare un popolo intero? Tornò dal re e gli rivolse queste parole: Possente e meraviglioso sovrano, custode del tuo popolo, io parlo al tuo cuore, alla tua forza e al tuo coraggio, e ti chiedo di seguire i miei consigli, perché è in essi che il Dio parla. E in quell istante la sua persona venne avvolta da una luce abbagliante: il dio Amal era su di Lei. Il re rimase a guardare sbalordito e credette alle sue parole. Poi ordinò al suo popolo di fare quello che era stato detto e tutti ubbidirono. Giunse il giorno della piena dei Grandi Fiumi, ma la gente era al sicuro nei pressi della Ziqqurat. L acqua distrusse ogni luogo, sommerse i villaggi e portò via alberi e animali. Quando i fiumi ritornarono nel loro letto, gli uomini offrirono sacrifici agli Dei, ringraziandoli di essere ancora vivi. Allora Esseridat prese della terra rossastra e se ne cosparse il viso. Da quella terra sarebbero nati altri villaggi e da questi villaggi città e la storia del suo popolo non sarebbe finita. Quella stessa notte iniziò a scrivere il Libro della Rinascita, che ancora oggi è conservato e protetto in un luogo sacro e misterioso della Mesopotamia Proserpina Emanuela De Stefano, Prima B

38 37 Giachestolo, l eroe dei bambini In un isola del Mediterraneo, poco conosciuta agli uomini, Nirland, viveva, in perfetta armonia con la popolazione, uno straordinario eroe: Giachestolo, soprannominato l Eroe Buono. Giachestolo aveva la fortuna di avere un padre che era una forza della natura, il dio Vento, e questo gli consentiva di non avere mai problemi di tifoni o di altre intemperie sull isola. La madre, Selen, era una donna unica al mondo per la sua bellezza: Giachestolo aveva preso da lei la corporatura esile, il volto ovale con il naso perfetto e la carnagione chiara. Aveva una forza smisurata, nonostante la sua corporatura, ed il grande potere di trasformare il suo corpo in esseri superiori a qualsiasi creatura sulla terra ed invincibili. Il suo carattere gentile e l animo sensibile lo portavano ad emozionarsi davanti alle suppliche della gente. Amava in particolar modo i bambini; adorava in loro l animo gentile, sano e puro che purtroppo il divenire adulti porta un po a perdere. I loro occhi innocenti sprigionavano gioia verso la vita, verso l amore e verso gli altri; con tutto ciò che rappresentavano, erano profondamente odiati da Mostricum, un essere cattivo e spregevole. Per Giachestolo, Mostricum era il più grande problema: la sua cattiveria ed il suo potere avrebbero potuto distruggere quella luce positiva e quella energia che gli occhi dei bambini riuscivano a trasmettere e di conseguenza gettare il mondo nella tristezza e nel buio. Giachestolo sapeva che Mostricum, con il potere di rendere cieche le persone, avrebbe fatto di tutto per distruggere quegli occhi. Mostricum, rispetto a Giachestolo, aveva una corporatura tozza come il padre, il dio Ochirus; la sua carnagione era scura come quella della madre, la ninfa velenosa di Monu Velas. Il suo volto aveva un aspetto equino; il suo carattere, odioso, invidioso e vendicativo, non gli permetteva di avere amici e il suo sguardo, dotato di una luce accecante, portava per sempre nel buio le persone. Un giorno, mentre Giachestolo allenava il suo corpo, un bambino gli si avvicinò piangendo disperatamente. L eroe intuì subito cosa fosse accaduto dal tipo di pianto e ne ebbe la conferma guardando il bimbo sul volto: i suoi occhi non c erano più! Al loro posto due fori scuri che sembravano non avere fine. Questo era troppo! Mostricum non meritava di vivere. Chiamò i suoi fedeli amici, il cavallo bianco Alan e il cane nero Bladi, e partì alla ricerca di Mostricum. Il Vento, suo padre, lo sollevò e gli diede la possibilità di volare alla ricerca dell essere malvagio da distruggere. In lontananza vide delle luci, come due fari, che provenivano da un isola: quelle che gli occhi malefici di Mostricum sprigionavano. Suo padre, Vento, delicatamente lo adagiò in una parte dell isola riparata e lì avvenne la trasformazione di Giachestolo: dal suo corpo cominciarono ad uscire tanti tentacoli, come quelli di un polipo. I suoi occhi furono ricoperti da una membrana sottile, impossibile da penetrare. Al termine dei tentacoli, delle tenaglie taglienti si aprivano e chiudevano ripetutamente. Del ragazzo esile e delicato non era rimasto più nulla.

39 38 Grazie all olfatto del cane Bladi, giunse nella radura dove riposava Mostricum e lì nel buio lo assalì, colpendolo ripetutamente con le sue affilate tenaglie ed avvolgendolo fino a stritolarlo, con i suoi tentacoli. Mostricum non avrebbe più potuto fare del male a nessuno. Vittorioso, Giachestolo tornò nella sua isola felice, dove tutti i bimbi accorsero per abbracciarlo e ringraziarlo di avere, una volta per tutte, ucciso un essere così malvagio. Quella sera una grande festa fu organizzata in onore dell eroe dei bambini con sacrifici di animali, danze e cibo a volontà per tutti. Dea Alis Alice Maselli, Prima B Il Viaggio di Flora Vi era un tempo in cui esisteva il Bosco delle ninfe, situato nell isola di Fysi, circondata dal mare limpido e cristallino sul quale si rifletteva solo lo scintillio del sole. Sulla superficie, volavano bassi i gabbiani e le pulcinella di mare che riempivano l aria con i loro stridii. Le onde si infrangevano su una piccola striscia di sabbia, dove si potevano trovare conchiglie dai riflessi rosati e violacei. Dietro la spiaggia, c era una piccola collina punteggiata da fiori splendidi e da molte farfalle che volavano posandosi su di essi. Vicino a questa collina si disegnava un paesaggio stupendo: un bosco di alberi molto fitti, animali e piante di ogni genere. In questo bosco vivevano degli esseri che proteggevano la natura: le ninfe. Una di esse, FLORA, era la figlia del re Fysi, che governava su tutta l isola, e di Demetra, la dea del raccolto, sorella di Zeus. Ogni giorno Flora andava ad esplorare il suo regno con la sua amica FIORE.

40 39 In quel bosco tutto era pace e serenità, quando, un brutto giorno, una tempesta devastò l isola. Gli abitanti fuggirono e chiesero aiuto a Zeus. Arrivati sull Olimpo, Demetra disse al suo popolo di rimanere con Apollo, il Dio del Sole, mentre lei sarebbe entrata nel tempio con la sua famiglia. Esso era sovrastato di colonne altissime e in un angolo si poteva scorgere il Carro di Apollo. il quale confidò a Demetra che Zeus li stava aspettando per comunicare loro una cosa molto importante. 4 Nei corridoi era tutto un brulichio di dei che si affrettavano a sbrigare i loro compiti quotidiani. Demetra e la sua famiglia arrivarono finalmente nella Sala del trono dove in cima ad una lunga scala d oro li aspettava Zeus seduto vicino a sua moglie Era. Appena vide sua sorella, Zeus l abbracciò e la ringraziò per essersi recata nel suo tempio. Dopodiché disse: Ho da dirvi una cosa importantissima. Poco fa, abbiamo ricevuto questa lettera da Perla, la figlia di Medusa! Vuole distruggere l Olimpo e dominare sulla Terra. Tutti si ammutolirono e, dopo un lungo silenzio, Flora fu la prima a parlare: Poco fa una tempesta ha distrutto il nostro bosco. Pensi che sia stata lei?? Zeus rispose: Credo che tra i due fatti ci sia un collegamento. Ad ogni modo dobbiamo fermarla. Ma chi sarà così coraggioso per arrivare fino all Isola degli inferi? Flora rispose: Potrei partire io! Demetra la guardò e disse: Cosa? Tu? No, no non te lo permetterò! Dopo vari litigi, giunsero ad una conclusione e Zeus disse: Va bene, puoi andare, a patto che ti accompagni qualcuno. Ti darò tutto ciò che ti occorre e ti aspetterò sull Olimpo domani con il tuo accompagnatore. Era, a quel punto, intervenne: Zeus caro, non hanno più una casa! Permettimi di ospitarli qui all Olimpo, assieme al loro popolo, fino a quando sulla loro isola non tornerà quel meraviglioso paesaggio di pace e serenità. Zeus accettò e ordinò di far preparare le loro dimore. Flora, intanto, era andata a chiedere alla sua amica Fiore se aveva piacere di partire con lei. L amica entusiasta della proposta accettò. Flora, allora, andò a riferire la bella notizia a Zeus, che esterefatto disse: Va bene, partite pure, ma prima voglio regalarvi due cose. Seguimi! La prima è una spada e il secondo è Dasaki. Chi?? domandò Flora. Dasaki è il cavallo alato

41 40 della natura rispose Zeus. Negli occhi di Flora apparve un luccichio che esprimeva tutta la sua gioia e riconoscenza. Raggiunsero le stalle e si fermarono davanti alla terza recinzione dove, all interno, vi era un cavallo che ruminava paglia e fieno. Aveva il manto nero e una bellissima criniera verde. Flora nel vedere quella meraviglia disse: E bellissimo!! Ma c è un problema cosa cavalcherà la mia amica Fiore? E Zeus rispose: Nessun problema, c è una altro cavallo della natura, Roz. Seguimi. Questa volta si fermarono davanti alla decima recinzione e stavolta all interno c era una cavallina di color rosa con una criniera color pesca. Flora disse: Fiore sarà contentissima!!! Ora li sello. Terminata questa operazione Zeus esortò Flora a portarli fuori e a consegnare Roz alla sua amica. Fiore, quando vide il suo bellissimo cavallo, rimase a bocca aperta e chiese: E bellissimo!!!chi te lo ha dato? Zeus rispose Flora. Come si chiama? Roz, ed è una femmina! Consegnato il cavallo, Flora tornò da Zeus: Zio, come riusciremo a sconfiggere Perla?? Esiste una pozione, un rimedio.. Non so, ma puoi chiedere a Efesto, il fabbro che vive nella prima casa ai piedi dell Olimpo. Grazie di queste preziose informazioni. Flora raggiunse nuovamente Fiore e in sella ai loro cavalli arrivarono alla casa di Efesto. Era una piccola officina situata nel bel mezzo di un bosco di betulle e appena bussarono alla porta venne ad accoglierle Efesto. Era un vecchio fabbro, zoppo e sordo, che teneva sempre in mano uno strano corno. Chi siete? Siamo Fiore e Flora, la figlia di Fysi e Demetra. Ah, sì!! Zeus mi ha sempre parlato di te e finalmente ti conosco. Come posso esserti utile? O Efesto, lo zio Zeus mi ha mandato da te perché conosci il modo per poter sconfiggere Perla. Credo di conoscerne uno, che serve proprio a combattere la cattiveria! La pozione della Bontà!. Incuriosita Flora disse: Come si prepara? Servono sette ingredienti speciali. Leggete qui! E consegnò loro un foglietto su cui c era scritto: 5 specie di serpenti; 1 litro di acqua dei morti; 6 varietà di frutti particolari; 5 litri di acqua di mare; Cera d ambra; Ali di gorgone; Piume di tre cavalli della natura che non appartengano a Dasaki: aria, acqua e fuoco. Flora allora disse: Non sarà una ricerca facile!! Dove troveremo tutte queste cose? Efesto intervenne: Qualche suggerimento ve lo posso dare, ma per il resto dovete chiedere a Zeus. Dunque le 5 varietà di serpenti potete trovarli sull isola Serpentina, l acqua dei morti negli inferi e le sei varietà di frutti sull isola Eea, dalla maga Circe. Perla, invece, è nascosta sull isola di Triscele. Grazie, divino Efesto. Le due amiche partirono verso l Olimpo e riferirono a Zeus quanto appreso da Efesto. Il Dio disse: HMMM, Ah sì. Credo di sapere dove si trova il resto della ricetta magica. l acqua dei mari potete trovarla nel Golfo di Scilla e Cariddi, la cera nell isola dei Ciclopi, le ali di gorgone a Cnosso e le piume dei cavalli della natura in tre luoghi: inferno, oceano e paradiso. Grazie, zio Zeus! Vi auguro buon viaggio! E ora andate e portate a termine la vostra missione. Flora e Fiore uscirono dalla sala del trono e mentre decidevano il

42 41 luogo da dove iniziare il loro viaggio capirono che avevano bisogno di una mappa. Andarono da Apollo che gliela consegnò. Iniziarono a consultarla e Fiore disse: Dunque, il primo ingrediente sono le cinque specie di serpenti e per raggiungere la loro isola ci occorre un giorno. Perciò partiamo subito! Aspetta! rispose Flora. L acqua, il cibo per affrontare il viaggio dove li troveremo? Chiediamo a mio padre. Andarono da Fysi che disse loro: Mie care, vi consegno questa borraccia e questo paniere magico. Quando avrete bisogno di rifocillarvi si riempiranno da soli. E dove dormiremo? Ha anche delle tende?? aggiunge timorosa Fiore. Certo! Eccole! Grazie. Misero tutto in una bisaccia e partirono. Buona Fortuna! dissero gli dei in coro, sventolando dei fazzoletti bianchi. In quel momento, iniziò il viaggio di Fiore e Flora.. Appena si allontanarono dall Olimpo, videro sotto di loro scorrere il paesaggio, finchè non giunsero all oceano. Era vasto e di un blu molto intenso. Sfrecciarono nell aria in sella ai loro cavalli mentre il vento scompigliava i loro capelli. Alla sera, si addormentarono sotto un cielo pieno di stelle e quando si svegliarono il giorno dopo, apparve ai loro occhi: l ISOLA SERPENTINA. Il mare era tumultuoso e le onde si infrangevano su una scogliera rocciosa. Tutto il paesaggio era brullo, qualche erba secca e, più in là, intravidero una fitta foresta. Si poteva sentire il sibilo di milioni e milioni di serpenti. Flora e Fiore scesero dai loro cavalli, li nascosero in una caverna ed iniziarono a scalare la scogliera. Arrivate in cima, Fiore disse: Da che parte andiamo? e Flora rispose: Credo da quella parte! indicando la foresta che si trovarono davanti a loro. Ma come riusciremo a catturare le cinque specie di serpenti? Facile! Useremo la spada che ci ha dato in dono lo zio Zeus! Buona Idea!!! aggiunse Fiore. Ma abbiamo un problema!!! Il suolo sarà pieno di bisce!!! Non preoccuparti!!! Ho portato con me due paia di stivali. Li indosseremo e attraverseremo tutto il prato disse Flora per rassicurare l amica. E così fecero. Ma al di là del prato, trovarono a terra uno strano piatto. Che cosa sarà? chiese Fiore. Vediamo sul foglio di Efesto Dunque.E un oracolo!!! Dobbiamo offrire come tributo alla Dea dei serpenti una biscia tagliata. Vai tu!!! Io ho troppa paura!!! Flora si addentrò e subito, con la spada donatale da Zeus, riuscì ad infilzare una biscia nera. La depose in quello strano piatto che improvvisamente si ruppe e formò una scritta: SIATE LE BENVENUTE NELLA FORESTA!!! Titubanti e anche impaurite, entrarono nel fitto bosco dove furono immediatamente colpite da un odore di fresco e dal forte sibilo dei serpenti. Infilzarono una anaconda, un boa e un serpente corallo. Poi Fiore disse: Non c è più niente qui, proseguiamo più avanti! Videro un fiumiciattolo e, nascosto tra le canne, le ninfe infilzarono un mamba nero e un cobra. Missione compiuta! gridarono contemporaneamente. Flora aggiunse: Efesto mi ha detto che dobbiamo trovare un altra uscita. E come? chiese Fiore. Io mi arrampico su quell albero e vediamo cosa trovo. Dalla cima dell albero Flora urlò: L ho trovata!!! E un canale alla fine del fiumiciattolo. Quindi dobbiamo tuffarci? Sì!! Senza riflettere le due ninfe si tuffarono; l acqua era fredda, ma la corrente le portò velocemente lontane. Fiore, ad un certo punto, disse: Una cascata!!! AIUTOOOOOOO!!!!!!. Fecero una discesa pericolosissima e giunsero al canaletto. Aggrappandosi ad una roccia, uscirono dall acqua, si asciugarono ed iniziarono a

43 42 preparare ciò che avevano conquistato secondo le indicazioni della pozione di Efesto. Tagliarono i serpenti e li nascosero in una sacca. Poi Flora disse: Ora partiamo per gli inferi. Quanto ci impiegheremo ad arrivare??? chiese Fiore. Due ore rispose Flora. Allora, muoviamoci!!!!" la esortò l amica. Chiamarono i loro cavalli, salirono in sella e partirono. Giunsero nel bosco degli incubi; gli alberi dotati di rami taglienti erano avvolti da una leggera foschia, e di lì a poco raggiunsero il regno degli inferi. Era una profonda caverna con tre zone. Entrarono nella prima: un corridoio buio dove galleggiavano le anime dai volti tristi; poi passarono alla seconda: un fiume di lava con un ponte di corda sospeso. Fiore disse: Flora, ma questo ponte è sicuro?? Non lo so!!! rispose Flora. Lo attraversarono senza problemi, riuscendo così ad accedere alla terza zona: un grande lago pieno di morti. C erano delle lunghe scale di roccia ed in cima due troni, su cui sedevano Ade e Persefone. Erano due vecchi dagli occhi rossi. Vedendo le due ninfe Ade disse: Chi siete? Siamo Flora e Fiore ed avremmo bisogno di un litro di acqua dei morti. Ade aggiunse: Per avere quanto vi occorre dovrete superare tre prove. La prima è Cerbero, la seconda sono le Arpie e la terza è Salamandra. Tutto si svolgerà nella quarta zona. Seguitemi! Entrarono in una stanza enorme dove in un angolo quasi nascosto vi era Cerbero, un cane a tre teste. Alla vista di quel mostro, Flora esordì: Divino Ade, cosa mangia questo mostro? Ossa di Drago. Se riuscirete a domarlo, vincerete. Allora Flora aprì il paniere, ricevuto in dono da Fysi, trovò le ossa di drago che prontamente lanciò contro Cerbero. Il mostro, alla vista del suo cibo preferito, rimase immobile nell angolo più oscuro della stanza. Ade si voltò verso le due ninfe e le invitò a seguirlo; era giunto il momento di affrontare la seconda prova. Si trovarono davanti, questa volta, le Arpie, donne con ali di aquila. Flora anche questa volta domandò cosa mangiassero ed Ade prontamente rispose: Sangue. Allora Flora aprì nuovamente il paniere dove trovò una grossissima coppa di sangue che anche questa volta lanciò verso le donne. Come Cerbero, le donne si avventarono su quanto lanciato da Flora e scomparvero. Ade, allora, disse: Terza ed ultima prova: la salamandra. Siamo pronte!!! rispose Flora. Se riuscirete a superare anche questa prova, come promesso vi consegnerò il litro di acqua di morto. Davanti a loro si presentò una salamandra enorme, una creatura simile ad un serpente gigantesco ed anche questa volta Flora chiese di cosa si nutrisse quell essere così mostruoso. Ade rispose: Uova di rospo. Flora per la terza volta aprì il suo paniere e lanciò una consistente manciata di uova di rospo piccole e lucide. Ade, sorpreso dalla bravura delle due ninfe, si arrese e disse: Avete vinto. Ecco quanto da voi chiesto, ma attente: ora cercate un altra uscita. Flora e Fiore riuscirono ad uscire e fuori ad attenderle vi erano Dakasi e Roz. In sella ai loro cavalli alati, si misero di nuovo in viaggio per raggiungere l isola di Eea che distava circa cinque ore di volo. Eccola apparire: splendeva come un aurora e lì tutto era proprio come sull isola di Fysi. Atterrarono su una caletta bianca e Fiore chiese: La ricetta di Efesto dice che tipo di frutti dobbiamo trovare? Si rispose Flora, Frutto del Drago, Mirtillo Siberiano, Banana Montana, Mini Kiwi e Mapo. Cosa? Lo so, non sai cosa sono. Beh, nemmeno io, ma andiamo a cercarli!!. Si incamminarono e, dopo qualche ora, trovarono il Frutto del Drago, un frutto dalla buccia rossa e la polpa dolce; il Mirtillo Siberiano, frutto blu scuro; la Banana Montana, frutto con buccia sottile e polpa cremosa; il Mini Kiwi, frutto piccolo

44 43 piccolo e dal colore verde intenso; il Mapo, un agrume dalla buccia arancio acceso. Fiore disse: Questi frutti sono bellissimi!! E stavolta è stato tutto molto facile!!! Rispose Flora: Già. Allora mettiamoci subito in viaggio verso il Golfo di Scilla e Cariddi, per raggiungerlo occorrono circa cinque giorni. Cosa?? Eh già!!! Dopo cinque giorni e cinque notti, finalmente giunsero a destinazione, approdarono in un golfo con acque scure e tumultuose dove regnavano Scilla e Cariddi. Scilla era un mostro con sei teste di cane mentre Cariddi era una lampreda che formava gorghi di continuo. Flora, in sella al suo Dakasi, sfiorò quasi l acqua; Scilla ne uscì e allora Flora prontamente le tagliò la testa. Cariddi, per vendicare la sua amica, si avventò contro Flora che non si fece sorprendere e, con la spada dello zio Zeus, gli tagliò il petto. Presero l acqua del mare e si allontanarono velocemente per raggiungere l isola dei Ciclopi. Qui trovarono un paesaggio brullo e triste, con caverne disabitate e colme di ossa di pecora. Entrarono nella grotta di Polifemo, il Ciclope. Qui c erano mucchi di pelli di pecora e numerosi vasi dalla forma allungata. Da una porta, sbucò il Dio Pan per metà fauno e metà uomo che chiese: Cosa volete? E Fiore rispose: Cerchiamo la cera d ambra. Sì. Ma chi siete? Io sono Fiore e lei è Flora. Vi darò quello che cercate, solo se ascolterete la mia storia. Un tempo io ero un giovane e bla, bla bla, bla bla, bla bla, bla bla, bla bla, bla bla, bla bla, bla bla, bla bla, bla bla, bla " Due ore dopo, il racconto finì e vedendo che le due ninfe lo avevano ascoltato attentamente, le premiò consegnando loro la cera d ambra che cercavano. Grazie, O Dio Pan! Flora e Fiore ripresero il loro viaggio e giunsero in poco tempo sull isola di Cnosso, fermandosi presso il Palazzo del Re Minosse. Tutto era in silenzio e si sentiva solo il rumore di uno schiavo che macinava olive nei campi. Entrarono nel Palazzo, nella sala del Trono, nel magazzino, e in tutte le stanze del palazzo che risultarono vuote. Controllarono i campi e chiesero allo schiavo dove potessero trovare le ali di gorgone. Lo schiavo indicò loro il labirinto che era difeso da un essere che russava tremendamente. Fiore e Flora si avviarono e tra mille curve e svolte arrivarono finalmente al centro del labirinto, dove vi erano due esseri che russavano davvero tanto. Erano Steno e sua sorella Euriale che rappresentavano la perversione. Dormivano una sull altra ignare delle due ninfe che, quatte quatte, tagliarono loro le grosse ali dorate. Uscirono velocemente dal labirinto, ringraziarono lo schiavo e dopo aver riposto le ali nella sacca insieme a tutti gli altri ingredienti, ripresero il loro viaggio verso l inferno. Era una terra infuocata, abitata da esseri orrendi. Subito si diressero da Fotià, il cavallo alato del fuoco, che aveva uno splendido manto nero e una splendida criniera di fuoco. Sedeva su un trono che emanava vapore ed ubbidiente alla due ninfe si fece strappare una delle sue piume di colore rosso sangue che emanava bagliori arancioni e gialli. Proseguirono verso il regno Oceanico nel blu intenso delle acque con coralli e mille pesci colorati. In quel regno marino, dominava il cavallo acquatico Thalassa: aveva una criniera di spuma bianca e un manto azzurro come le acque del suo regno. Anche lui ubbidiente si fece strappare una delle sue piume, azzurre come il cielo, che emettevano piccole bollicine trasparenti. Riposta anche la seconda piuma, ormai la loro missione era giunta quasi al termine: mancava solo la piuma del cavallo del regno del Paradiso. Qui trovarono un regno di pace situato tra nuvole bianche come la panna. Dominava Pegaso, il cavallo

45 44 Alato di Perseo, dal manto bianco e la criniera dorata. Si ripetè nuovamente ciò che era avvenuto prima con i suoi fratelli. Questa volta però la piuma era candida come la neve ed emanava bagliori lucenti. Pegaso augurò alle due ninfe buona fortuna, concedendo loro di fermarsi lì per la preparazione della loro pozione. Presero la sacca contenente tutti gli ingredienti che faticosamente erano riuscite a conquistare ed iniziarono il lavoro. Li unirono, li fecero bollire in un ampolla e subito dopo la pozione assunse un colore argentato. Pegaso regalò loro uno scudo, e si raccomandò: Non guardate mai Perla, proteggetevi con questo scudo e gettate la vostra pozione su di lei. Fiore e Flora lo ringraziarono e partirono verso l isola di Triscele. Era molto simile a quella Serpentina, e una volta nascosti i loro cavalli, si misero alla ricerca di Perla. Seguirono il consiglio di Pegaso, e coprendosi il volto con lo scudo si incamminarono. Finalmente incontrarono Perla: era una bellissima ninfa degli inferi, con i capelli neri e gli occhi viola. Perla non fu sorpresa di vederle, come se le stesse aspettando. Iniziarono a combattere; Perla sembrava avere una forza e una resistenza fisica maggiori di quelle di Flora e Fiore. Ma improvvisamente Fiore approfittò di una distrazione di Perla e le gettò la pozione che con tanta fatica erano riuscite a preparare. Si sollevò un fumo dai mille colori e non appena esso svanì si accorsero che Perla era svanita assieme a tutto quel fumo. La missione era compiuta!!! Stanche ma felici, salirono in sella ai propri cavalli e fecero ritorno all Olimpo. Qui vennero accolte da mille festeggiamenti in loro onore e soprattutto l isola di Fysi era magicamente tornata splendida e rigogliosa come un tempo. Zeus accolse le due ninfe nel suo tempio e dopo essersi complimentato per il loro coraggio,la loro forza e la loro perseveranza si raccomandò di conservare sempre il grande significato di questo viaggio: IL POTERE NON SI CONQUISTA MAI CON LA FORZA E LA CATTIVERIA!! Pegaso Elisa Pischedda, Prima B Gaius e la Musa Laetitias Dall alto della sua sontuosa dimora, sulla sommità del monte divino, Zeus guardava il mondo dei mortali e un impeto d ira avvampò dentro di lui. Ripensò ai tempi lontani, quando, assiso sul trono maestoso, aveva ammirato, soddisfatto, insieme agli altri undici olimpi, la sua creatura che aveva fatto plasmare dal fango a loro immagine e poi animare con il fuoco divino, perché potesse regnare sulla terra nel bene e nella giustizia. Aveva già punito una volta tutta la stirpe, ma quel duro castigo era stato ormai dimenticato: dovunque posasse lo sguardo, da levante a ponente, vedeva lotte, violenze e distruzioni. Gli uomini avevano nuovamente dimenticato gli dei e adoravano solo potere, ricchezze, avidità. Presto proveranno a scalare l Olimpo, pensò infuriato.

46 45 Ma qualcosa trattenne la sua mano già pronta a scagliare il fulmine distruttore contro gli uomini traditori. Un barlume di umana pietà Il suo pensiero andò al giovane e valoroso Gaius. Tutto suo padre, amava ripetere Zeus tra sé e sé. Perché nessuno sapeva che anche lui era suo figlio (Era stavolta non lo avrebbe perdonato!). Gaius era nato dall unione con Kalè, la più leggiadra delle donne mortali; dalla madre aveva ereditato l incantevole bellezza con i folti capelli colore del grano, e soprattutto un animo sensibile e pio, mentre la forza e l eccezionale coraggio, come anche l intelligenza e la saggezza, erano l impronta del padre. E così decise di riporre in lui quel granello di fiducia che ancora gli era rimasta per il genere umano. Quella notte Gaius ebbe un sogno: una grande carestia aveva seminato morte e distruzione; restava solo una terra desolata, popolata di pallidi fantasmi che vagavano lamentosi. Un presagio, un monito celeste? Con l animo inquieto, decise di pregare la potenza celeste e di chiedere aiuto all oracolo di Zeus nel bosco delle querce sacre di Didona. Inginocchiato sui gradini del tempio, chiese: Oh Zeus, tu che conosci il passato e il futuro, questa sarà la nostra fine? So che dinanzi al volere del Fato siamo come invisibili gocce nell oceano sconfinato. Come potrò mai impedire la rovina della nostra specie? Il responso sussurrato dal dio nel fruscio delle foglie fu Ricorda che l oceano non è altro che una moltitudine di gocce. Gaius rimuginò per giorni su quelle oscure parole finché tutto fu chiaro: come le gocce d acqua insieme formano un oceano di immane potenza, così anche gli uomini uniti avrebbero sprigionato una forza mille e mille volte maggiore di quella di ognuno. Senza indugio convocò il consiglio dei saggi e con un po di timore portò il messaggio di Zeus. In pochi ne furono scossi; molti pensarono: E solo un giovane visionario e non diedero peso alle sue parole. Già erano pronti a tornare alle loro più degne faccende, quando un feroce ruggito ammutolì tutti. Provarono a fuggire, ma orami era troppo tardi: le fauci del felino affamato erano pronte a sbranare le sue prede. Gaius con un balzo repentino e la spada levata attirò a sé la belva, per ingaggiare con essa un duello mortale corpo a corpo. Il gesto d immenso coraggio di quel giovane pronto al sacrificio intenerì la pietra dura che aveva preso posto nel cuore dei saggi del consiglio. Nessuno si sottrasse alla sfida; un nuvolo di frecce e lance si scagliò contro la belva che si accasciò a terra morente.

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