Trent anni nel futuro. Assisi, 18 giugno Relazione introduttiva Giuseppe Guerini

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1 Trent anni nel futuro Assisi, 18 giugno 2015 Relazione introduttiva Giuseppe Guerini Presidente di Federsolidarietà - Confcooperative 1

2 Care cooperatrici e cooperatori, autorità ed ospiti, un grande ringraziamento tutti voi, che siete qui presenti, per aver risposto all invito di Federsolidarietà per tornare ad Assisi, a trent anni dal primo congresso delle cooperative sociali, che lanciarono dalla città di San Francesco un progetto di solidarietà e cooperazione per un utopia possibile. Una promessa che i cooperatori si diedero trent anni fa e che hanno saputo interpretare, praticando l innovazione sociale nella quotidianità con proposte ed atti concreti di solidarietà e speranza: esperienze che hanno dimostrato che le cooperative sociali hanno saputo coniugare solidarietà e spirito imprenditoriale. Introducendo questa due giorni, vorrei richiamare la vostra attenzione sui tre riferimenti principali, intorno ai quali vogliamo sviluppare gli argomenti che affronteremo durante i lavori: legalità, uguaglianza, partecipazione. Tre parole che vogliamo proporvi come orizzonte di senso e di metodo su cui orientare le nostre riflessioni sia quando tratteremo di sviluppo locale, di occupazione, di lavoro di cura e di assistenza, sia quando avanzeremo proposte sul welfare, sulla riforma del terzo settore o il recepimento delle normative europee. Queste due giornate di lavori devono essere un occasione per risaldare un forte legame con la dimensione etica e valoriale e con la scelta di campo di noi cooperatori sociali, che decidiamo di esser imprenditori per gli altri e con gli altri, in modo cooperativo. Di essere dalla parte dei poveri e dei deboli, di esser con loro nella quotidianità. Lo faremo mettendo in pratica il nostro metodo, senza celebrazioni, ma mettendo in evidenza il nostro modo di fare impresa sociale che non può che basarsi sui valori e sul desiderio di condividere un ideale di solidarietà. Abbiamo scelto Assisi ancor prima dei noti fatti di cronaca giudiziaria. Questa scelta oggi appare ancora più opportuna perché i fatti che negli ultimi mesi hanno coinvolto alcune cooperative sociali in comportamenti illegali e mafiosi impongono una seria riflessione. La cronaca, ma non solo, ci impone uno scatto di orgoglio per fare le giuste distinzioni: non possiamo permettere che la nostra storia e le grandi cose che abbiamo realizzato vengano infangate, umiliate ed offese da chi ha tradito la fiducia e la missione delle cooperative sociali. Uno, cento, mille, non importa il numero di coloro che hanno violentato il credo cooperativo e non importa a quale casa appartengano. La nostra risposta dovrà sempre essere uguale: netta e severa: è quella che ha dato il Presidente Gardini nella relazione al consiglio nazionale di Confcooperative dello scorso 29 aprile. Non raccontiamo mai abbastanza la portata eccezionale del contributo che le cooperative sociali hanno dato alla costruzione del welfare; dell innovazione sociale che abbiamo portato nel sistema dei servizi; degli straordinari percorsi di inclusione lavorativa di migliaia di lavoratori svantaggiati. Perché è così che fanno i cooperatori sociali autentici: si rimboccano le maniche e cercano di costruire risposte ai problemi delle persone, concretamente, nella quotidianità, rimanendo vicini alle comunità locali. 2

3 La maggioranza delle nostre imprese sociali cooperative opera con questo metodo e con questa prossimità. Potremmo raccontare migliaia di storie edificanti, portare esempi di buone cooperative sociali, riprendere i dati e le storie di innovazione sociale, le testimonianze di riscatto e di qualificazione di tanti lavoratori. Raccontare le silenziose ed eroiche storie di quotidiano lavoro di cura che cooperatrici e cooperatori assicurano nelle comunità e nei servizi territoriali dove 7 milioni di persone sono sostenute da noi, dai nostri soci, dai nostri lavoratori, dai nostri servizi. Potremmo raccontare tutto questo e rimanere profeti muti perché quei pochi traditori della cooperazione sociale di cui parlano i fatti di cronaca hanno coperto di vergogna, con la loro infamia, anni di lavoro e di sacrifici dei tanti cooperatori onesti e motivati che hanno lavorato e lavorano perché credono che sia possibile davvero realizzare un sistema di democrazia economica fatto di imprese che includono e generano giustizia sociale. Non è bastato essere concentrati sulle buone forme della cooperazione e realizzare opere e progetti importanti di solidarietà e coesione sociale. Non è bastato che negli anni della crisi, in un contesto di erosione dei margini e della redditività, lo sforzo generoso dei soci delle cooperative sociali aderenti a Federsolidarietà sia servito a sostenere occupazione e qualità dei servizi, senza penalizzare gli utenti beneficiari. Per questo non possiamo e non vogliamo fermarci in superficie e limitarci a condannare chi ha sbagliato, senza analizzare a fondo dove, anche noi, magari solo per leggerezza o per ingenuità, abbiamo potuto lasciare spazio a che i valori si deteriorassero, che la spinta al successo economico facesse perdere di vista le motivazioni ideali, che l avidità superasse la solidarietà e l impegno civile. Non ci possiamo fermare alla presa di distanza e neanche accontentarci di escludere o allontanare le cooperative che hanno deragliato. Occorre che alla distinzione del dichiarato segua la distinzione netta ed evidente nei comportamenti delle cooperative e dei cooperatori che vogliono continuare a far parte di Federsolidarietà oggi e dell Alleanza delle Cooperative domani. Perché in fondo è proprio nei comportamenti che risiede la chiave di volta per riportare le cooperative sociali fuori dalla palude in cui rischiano di trascinarci, non solo i corruttori e i corrotti, ma anche quelli che hanno smesso di credere che la cooperazione sociale deve essere anche uno stile di vita. Quindi, la prima distinzione che dobbiamo dimostrare è quella dell autenticità cooperativa, che per le cooperative sociali si deve necessariamente combinare alla coerenza con la funzione di promozione del benessere delle persone e delle comunità. L interesse generale della comunità si genera creando valore condiviso con lavoratori e utenti, con le famiglie e i volontari che vivono nelle comunità locali. Non è quindi semplice creazione di un consenso intorno ad un concetto di solidarietà e buoni sentimenti, o il riconoscerci in un orientamento culturale, etico, politico. Non è neanche la realizzazione di qualche esternalità positiva, che si può ricondurre alla responsabilità sociale. 3

4 Per una cooperativa sociale creare valore significa: Coinvolgere realmente i lavoratori e non creare disparità di retribuzione troppo grandi tra lavoratori di base e dirigenti; Incoraggiare e favorire la partecipazione delle persone servite, che non dobbiamo trasformare in utenti passivi; Interrogarsi e interrogare partner e committenti sul senso dei servizi a cui concorriamo, ad esempio secondo voi come è possibile perseguire il benessere della comunità e fare promozione umana, gestendo grandi CARA o CIE, se anche la struttura fisica ricorda quella dei campi di detenzione e non quella di luoghi di accoglienza, (sarebbe come pensare che negli anni 70 le cooperative di solidarietà sociale si fossero messe a i manicomi invece di schierarsi con Basaglia per il loro superamento; Si crea valore condiviso quando le nostre cooperative sociali scambiano relazioni con la comunità locale, coinvolgendo volontari, facendo partecipare familiari e utenti nella base sociale e nella governance; Si crea valore quando si evita l autoreferenzialità e si cerca il continuo miglioramento della nostra capacità di rispondere ai bisogni delle persone e delle comunità locali; Si crea valore quando si dimostra di saper conquistare i servizi in appalto perché siamo efficienti e competitivi e soprattutto pretendiamo che siano aggiudicati con regole trasparenti, anche se queste dovessero apparirci difficili. Se si perde un appalto, infatti, si può sempre concorrere dopo qualche anno, ma se si perde la reputazione o se si subisce un deterioramento complessivo della qualità dei sistemi di affidamento, la sconfitta è per sempre! Il valore condiviso si crea anche facendo investimenti concreti nelle comunità locali. Mentre in molti parlano e teorizzano di social investment, nel 2013 le nostre cooperative sociali hanno realizzato investimenti pari a 4,3 miliardi di euro. Questa propensione all investimento, delle cooperative sociali, è cresciuta del 39% nel periodo compreso tra il 2008 e il Quale altro sistema di imprese dimostra questa fiducia e questa propensione all investimento in welfare? Se pensiamo che il volume d affari complessivo delle nostre cooperative sociali si aggira sui 6,4 miliardi di euro, appare evidente che il valore economico che realizziamo è in grandissima parte messo immediatamente in gioco e non viene accumulato. Questo dato dimostra chiaramente che molta enfasi che si sta ponendo, anche nel dibattito sulla riforma del terzo settore, sul tema della finanza di impatto sociale, è costruita su una lettura insufficiente dell imprenditoria sociale italiana. Infatti, non sono le cooperative che hanno bisogno dei fondi di investimento ma che è il sistema della finanza che anela a mettere al sicuro una parte di investimenti nelle imprese sociali. Per questo noi dobbiamo avere l orgoglio e la forza di fare alleanze con partner e investitori, ma non dobbiamo assoggettarci alla cultura omologante della finanza. Questo non significa ignorare o rifuggire gli strumenti della finanza, anzi dobbiamo potenziare e migliorare la nostra capacita di servirci del denaro e dobbiamo enfatizzare la potenzialità che la democrazia economica, che noi possiamo attuare, contribuisce a rendere migliore anche l economia tradizionale. 4

5 Quando diciamo che il welfare sviluppato dalle nostre cooperative sociali è un investimento per il Paese e per i cittadini, lo facciamo sulla base di questi valori e di questi dati. Cresce sempre di più la capacità di investimento delle cooperative sociali, così come cresce e molto la necessità che questi investimenti si possano ulteriormente potenziare; in questi anni di crisi siamo riusciti non solo a mantenere l occupazione, ma anche a incrementare le risposte ai bisogni dei cittadini. Se siamo riusciti a farlo negli anni della crisi e della riduzione delle risorse pubbliche, significa che il metodo della cooperazione sociale è valido. Quando parliamo di creazione di valore condiviso intendiamo anche questo. Dobbiamo però imparare a farlo di più e soprattutto a comunicarlo meglio, consapevoli che fare impresa sociale è qualcosa di più e di diverso della semplice erogazione di interventi sociali. La coerenza tra missione e attività è oggi una priorità per tutti noi, perché siamo convinti che coerenza e legalità abbiano uno stretto legame. Per questo è indispensabile e necessario fare chiarezza, dire con forza da che parte stiamo, perché purtroppo l anelito verso la crescita a prescindere, la tentazione del successo economico, la cultura dei flussi di cassa, la rincorsa a fatturati ed appalti ci ha fatto chiudere un occhio sui valori. Con questo non voglio dire che la crescita dimensionale e il successo siano da rifuggire. Tutt altro. Ma devono crescere attingendo alle sorgenti dei valori cooperativi. In troppi casi abbiamo subìto e accettato il compromesso lasciando che cooperative dai comportamenti non coerenti facessero scorribande sui territori alla conquista di appalti e mercati, a volte persino umiliando le nostre cooperative che sui quei territori faticosamente stavano lavorando su un modello di cooperazione di comunità, perché comunque certe realtà si presentavano come vincenti, le sole capaci di conquistare posizioni di mercato industrializzando processi di erogazione di servizi. La motivazione era che, poiché il mercato si muoveva in quella direzione, occorreva assecondarlo e organizzarsi per non perdere posizioni. Ma, le cooperative non sono nate per assecondare il mercato ma per tentare di migliorarlo, per portarvi una dimensione di umanità e solidarietà! vero. Qualcuno potrebbe obiettare che non si potevano prevedere queste distorsioni, ed è in parte Qualcun altro potrebbe aggiungere che in fondo sono i comportamenti dei singoli che provocano le distorsioni, ed anche questo è vero. Qualche altro ancora che in ogni caso si sarebbero presi quegli spazi e certo non possiamo pensare di fare imprese sociali cooperative, capaci di gestire con efficienza ed efficacia, progetti di welfare o inserimento lavorativo con dimensioni microscopiche, ed anche questo è vero. Ma è altrettanto vero che dobbiamo utilizzare questi argomenti con attenzione e coerenza altrimenti siamo noi stessi i primi a giustificare il gigantismo affarista di certe cooperative, ed a giustificare il tradimento del dettato di legge che riconosce le cooperative sociali. 5

6 Se vogliamo affrontare nuovi mercati, per i quali è indispensabile un dimensionamento importante, occorre dedicare un attenzione supplementare per consolidare le fonti dell ispirazione cooperativa. Serve che le sorgenti da cui scaturiscono i valori della solidarietà, della giustizia sociale della tensione all eguaglianza, il desiderio di stare vicini ai bisogni anche degli ultimi siano protette. Poiché se lasciamo che le sorgenti vengano inquinate, faremo crescere una cooperativa avvelenata, e di quel veleno potremmo morire tutti. Questo è il tempo delle scelte e della distinzione! La ragione sociale cooperativa sociale non è una patente che ci consente di guidare come e dove vogliamo! Allo stesso modo lo statuto giuridico della mutualità prevalente di diritto non basta affinché essa sia effettivamente praticata e sia vera sostanza nelle cooperative sociali. Occorre una cura costante e intenzionale della motivazione e della pratica cooperativa a partire dalle persone, dai dirigenti. E necessaria una costante pratica di formazione e di educazione dei cooperatori, occorre imparare ad essere ottimi amministratori e dirigenti, mantenendo fede all identità cooperativa, mentre in troppi casi abbiamo pensato che fosse più importante acquisire tecniche e stili manageriali, trascurando la specificità della prassi cooperativa. Proprio perché gran parte del nostro movimento è fatto di cooperative autentiche, fedeli alla missione sociale, che hanno sempre cercato di mettere motivazioni e valori sullo stesso piano del fatturato che possiamo trovarci qui e dire: Noi abbiamo una proposta, noi abbiamo un idea di cooperazione sociale e un modello di sviluppo differente. Dobbiamo mettere in atto uno sforzo educativo diffuso per alimentare la sorgente dei valori di riferimento, per il rafforzamento della dimensione etica dei cooperatori e dei dirigenti cooperativi. Perché, come scrive Tahar Ben Jelloun, La natura crea delle differenze; la società ne fa delle diseguaglianze, la nostra preoccupazione allora è quella di correggere questo rischio, a cominciare dalla nostra stessa cooperativa, da ognuna delle cooperative sociali di Federsolidarietà, che dobbiamo spronare a diventare luoghi che nutrono le sorgenti, alimentano e formano cooperatori che fanno delle differenze uno spunto generativo e non un innesco di diseguaglianza. Si potrebbe dire che i germi di questa peste, erano stati intravisti dai fondatori del nostro movimento che scrivono nel codice dei comportamenti: è necessario che le cooperative si orientino alla ricerca di una dimensione compatibile con la possibilità di sviluppare tra i soci effettive e positive relazioni di conoscenza e di collaborazione e un sistema di rapporti, fondato sulla partecipazione attiva e democratica. E ancora: Il legame organico con la comunità locale ( ) comporta la necessità di sviluppare un azione costante di radicamento, di costruzione di rapporti con i cittadini, con i gruppi sociali e con le istituzioni, finalizzata al perseguimento della promozione umana e all integrazione sociale. Operare queste distinzioni significa anche dire che per noi la legalità deve essere in primo luogo ricerca della coerenza dei comportamenti con la missione e l identità della cooperazione sociale. Una ricerca di coerenza che deve essere agita a cominciare dalla funzione che la stessa legge attribuisce alle cooperative sociali di perseguire l interesse generale della comunità alla promozione umana e all integrazione sociale dei cittadini. 6

7 Chiedere alle cooperative di essere coerenti con questo principio è la prima preoccupazione di Federsolidarietà e di Confcooperative. È necessario che iniziamo a preparare strumenti e dispositivi che mettano le nostre cooperative sociali in condizioni di dimostrare cosa significa esercitare una mutualità allargata e promuovere davvero il benessere nella comunità. Troppe cooperative sociali sono imprese di servizi, il cui solo oggetto di scambio mutualistico è, quando va bene, il lavoro dei soci; quando va male è solo fornitura di mano d opera nel lavoro di cura, troppe volte con scarsa o nulla motivazione e consapevolezza dell essere soci. Quando si creano queste condizioni, più facile è l infiltrazione dei comportamenti distorsivi. Poiché possiamo immaginarci di avere rafforzati i poteri di controllo delle autorità, incrementate le procedure di qualificazione amministrativa, migliorate le azioni di vigilanza, ma se non facciamo crescere la consapevolezza dei soci e delle comunità locali come primi garanti della legalità e della coerenza otterremo risultati deludenti. Quando si incontrano cooperative sociali che non hanno nessuna traccia di mutualità allargata, niente soci volontari, niente soci che rappresentino la comunità locale, niente utenti o fruitori tra i soci, occorre operare una valutazione se queste possono essere cooperative sociali autenticamente coerenti al dettato della legge n. 381 del Ora che sta crescendo il tema della misurazione dell impatto sociale, potrebbe anche essere che qualcuno cominci a chiedere conto, giustamente, di come si attui la mutualità allargata, che dal nostro punto di vista si realizza mettendo in opera azioni concrete di solidarietà sociale; promozione del benessere della comunità; sviluppo dell autonomia e dell emancipazione delle persone che portano bisogni o risorse; partecipazione delle diverse categorie di soci. Democrazia economica ed equità sono la cifra che misura la specificità dell impatto sociale realizzato dalle cooperative. Dobbiamo cercare di sviluppare strumenti e metodi per valutare e misurare in che modo si fa solidarietà sociale, come si promuove il benessere della comunità, come si realizza, attraverso la partecipazione, lo sviluppo dell autonomia e dell emancipazione delle persone servite o incluse. Perché la parola inclusione senza, la partecipazione diventa omologazione o segregazione! Fatta chiarezza su questo sarà più facile anche individuare criteri e riferimenti per tracciare le distinzioni su cosà è la legalità per il terzo settore e per le cooperative. Alcune esperienze interessanti le abbiamo già viste applicare, ricordo il metodo VALORIS per le cooperative di inserimento lavorativo, oppure la ricerca di EURICSE sull impatto sociale realizzato dalle cooperative sociali in provincia di Treviso. Questi strumenti devono diventare di uso comune nelle nostre cooperative, dobbiamo estendere il ricorso al bilancio sociale incoraggiando tutte le cooperative ad adottarlo. Dobbiamo fare in modo che questi strumenti siano metodologicamente e scientificamente fondati, anche per evitare che, come rischia di accadere, la misurazione dell impatto sociale si esaurisca nell assicurare agli investitori che stanno collocando al sicuro i loro impieghi finanziari nel sociale. 7

8 Strumenti e metodi di misura del valore sociale sono una chiave importante per operare le giuste distinzioni. E se qualcuno si preoccupa che introdurre strumenti di misurazione e valutazione comporta appesantimenti burocratici, lavoro e impegni aggiuntivi, dobbiamo dire che è meglio essere appesantiti da qualche procedura in più che seppelliti dalla vergogna. Metodi e strumenti di valutazione sono la strada per interrompere la pratica perversa e deleteria delle prassi di emergenza, che sono state e continuano ad essere le autostrade su cui hanno viaggiato i veicoli dei criminali dell affidamento diretto e degli appalti truccati. Dobbiamo per questo lavorare con serietà e impegno sul percorso legislativo per il recepimento delle nuove direttive europee sul mercato pubblico. Il testo approvato dall Unione Europea è molto avanzato ed ha previsioni importanti sulle clausole sociali, sugli appalti riservati per l inserimento lavorativo di persone svantaggiate, sulla responsabilità sociale e ambientale, sulla co-progettazione, sulla specificità del settore dei servizi socio assistenziali con l esclusione esplicita e netta del massimo ribasso che è stata inserita nel disegno di legge in queste ore all esame del Senato. Certo l uso distorto delle convenzioni che si è fatto nelle vicende di mafia capitale non rimarrà senza conseguenze. Ma intanto usiamo e diffondiamo le modalità corretti di uso delle convenzioni, così come indicato nelle Linee Guida AVCP e dalle nostre due pubblicazioni editate con Maggioli. È, quindi, possibile prevedere regole adeguate e specifiche ma attenzione, per esser efficaci, credibili e capaci di tutelare tutti, queste regole debbono essere rigorose e perfino feroci nel individuare le modalità di valutazione della qualità e del merito, nella misurazione degli esiti e dell effettiva funzione sociale realizzata. Anche perché la pigrizia delle burocrazie e l avidità di certi responsabili di stazioni appaltanti di realizzare risparmi per incassare il premio incentivante, sta facendo dire a qualcuno che il solo metro efficace ed imparziale per affidare i servizi e quello del prezzo più basso! Dobbiamo essere noi per primi ad affermare con forza che i sistemi di affidamento speciali per il settore sociale e per gli inserimenti lavorativi non sono delle deroghe di alleggerimento o peggio di aggiramento alle norme ma debbono essere dei dispostivi più efficaci di valutazione degli esiti. Alla fine dobbiamo puntare al fatto che i servizi vengano affidati perché si dimostri di essere competitivi e capaci, non perché c è una procedura derogatoria. Tra gli esiti peggiori e più nefasti che derivano dall allentamento dei principi di legalità vi è certamente quella di incrementare i livelli di disuguaglianza. Come se non ve ne fossero già abbastanza. Papa Francesco non smette di ricordarcelo, non perdiamo questa occasione per essere coerenti. Il tema della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, in questi trent anni è andato sempre più divaricando le distanze tra le persone, tra aree del Paese e tra regioni del mondo. Potremmo trascorrere la prossima ora elencando dati che dimostrano questa constatazione che ciascuno di noi può verificare nella quotidianità, ma ci limitiamo alle evidenze maggiori. 8

9 Basta ricordare che, dal recente rapporto ISTAT, emerge che i 75 italiani più ricchi possiedono il patrimonio di famiglie operaie. Oppure ricordare che negli anni della crisi, mentre il Paese, le imprese e i lavoratori si sono impoveriti, i depositi sui conti correnti bancari italiani sono aumentati del 23% ma contestualmente si sono concentrati, contribuendo a far crescere i grandi patrimoni finanziari a discapito dell economia reale. Anche l OCSE, contrariamente a quanto accadeva in passato, quando indicava la diseguaglianza come uno stimolo alla crescita, in una recente pubblicazione dal titolo Focus on Inequality and Growth ha sottolineato come le crescenti disuguaglianze abbiano inciso negativamente sulla crescita di molte economie negli ultimi trent anni. Oggi, il 10% della popolazione più ricca guadagna oltre 9 volte più del 10% più povero, mentre nell 85 il rapporto era di 7 a 1. Sempre in questa ricerca si dice che l Italia dal 1985 al 2005, a causa delle disuguaglianze crescenti, ha bruciato circa l 8% del PIL e che, in media, i figli delle famiglie povere vedono peggiorare la loro condizione di generazione in generazione. Questi dati ci dicono che non vi è più mobilità sociale e che la meritocrazia, tanto spesso invocata, è un illusione, bloccata da familismo e gabbie reddituali di classe. Anche il Sole 24 Ore, di domenica scorsa, riportava un ampio servizio su come l inclusione sociale e la riduzione delle diseguaglianze sia importante per realizzare innovazione. Tutti d accordo quindi? Parrebbe di si. Ma se da un lato rileviamo che questi dati sono evidenti, rimangono ancora deluse le nostre aspettative sull assunzione di interventi di contrasto alla diseguaglianza che consentano di cambiare verso. Le modalità attraverso cui l Unione Europea sta affrontando il caso Grecia; quello che accade sui rifugiati e richiedenti asilo non fa presagire nulla di buono. La difesa del diritto acquisito all integrazione delle pensioni più elevate è un altro esempio di come siamo sempre pronti a difendere un principio universale, fin che non mette in discussione un privilegio privato. Parrebbe proprio che vi sia una sorta di ineluttabile forza che spinge la diseguaglianza economica a produrre diseguaglianza di diritti che, a sua volta, condanna la diseguaglianza sociale a diventare diseguaglianza politica. Noi pensiamo che le cooperative siano un antidoto a questa ineluttabile forza inerziale della creazione di diseguaglianze, anche se sappiamo che questo è un obbiettivo difficile! Infatti, è tutt altro che semplice essere coerenti in materia di eguaglianza in economia e politica. Se fosse così semplice questa coerenza, all affermazione voi siete il primo e non il terzo settore, sarebbe dovuto conseguire che il nuovo Presidente della Cassa Depositi e Prestiti si potesse selezionare tra i manager di Banca Etica, o tra i dirigenti delle Fondazioni di origine bancaria, mentre, quasi per riflesso condizionato il comportamento concreto ha orientato le selezioni delle nostre istituzioni verso Goldman Sachs. Vale anche per noi tuttavia, questo riflesso incondizionato del comportamento incoerente, quindi occorre dedicare attenzioni specifiche, se vogliamo essere differenti anche nel contrasto alla diseguaglianza. Poiché la diseguaglianza rischia di essere sempre più rilevante, le cooperative sociali debbono essere capaci di arginare questa deriva, ma per farlo serve avere valori solidi e riferimenti che orientino l azione al bene comune, all interesse generale. Cominciando da chi ci è più prossimo. 9

10 Come si fa, altrimenti, ad essere generatori di eguaglianza se non si è in grado di assicurare dignità ai propri lavoratori? Noi portiamo la responsabilità di quasi lavoratori, fra questi sono persone svantaggiate nelle cooperative sociali di inserimento lavorativo. In grande parte sono lavoratori trattati con equità e giustizia, ma dobbiamo aumentare la soglia di vigilanza sull applicazione dei contratti e sull equità interna delle retribuzioni. Noi non dovremmo avvallare trattamenti differenziati tra soci lavoratori, con regolamenti che prevedono il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per tutti e un contratto differenziato specifico per i dirigenti. Il nostro CCNL ha dieci livelli di inquadramento; è triste che esistano realtà che si pretendono esser cooperative sociali e che, non trovano sufficienti i 10 livelli di inquadramento e quindi ricorrono al contratto dei dirigenti di industria, arrivando a differenze di retribuzione tra l operatore di base e il dirigente fino dieci volti superiori a quelli dei loro soci lavoratori di base. Eppure ci sono, anche fra le nostri aderenti, e se ve ne fosse qualcuno oggi vi prego appena tornate a casa convocate il C.d.A. e proponete di modificare questi regolamenti. Perché altrimenti l intera credibilità del movimento viene minata, altrimenti finirebbero per essere ipocriti e vuoti i nostri applausi a Papa Francesco lo scorso 28 Febbraio. Questa coerenza è inoltre indispensabile per esser credibili e forti nel pretenderla anche nel percorso di costruzione dell Alleanza delle Cooperative. Le grandi diseguaglianze di cui soffriamo non sono però soltanto economiche, riguardano anche altri aspetti importanti. Sui quali possiamo di dire e fare molto come cooperative. Ne indico tre che trovo esemplari. Il lavoro distribuito in maniera diseguale fra chi lavoro troppo e chi tropo poco, tra chi è fino tropo tutelato e chi non lo è affatto. La conoscenza e il capitale umano e di ricchezza delle dotazioni immateriali. Occorre quindi fare attenzione a non trattare il capitale di conoscenza come il denaro, cioè accumulandolo o trattenendolo a sé. Il capitale di conoscenza cresce se si condivide, se si diffonde, non se si accumula. La grande diseguaglianza nell accesso alle forme di protezione sociale e sanitaria. La povertà, come noto, non porta salute e notoriamente chi è povero di denaro e di conoscenza è curato male o addirittura non arriva ad accedere ai servizi primari. Anche per questo abbiamo voluto investire tante energie per il progetto di Cooperazione Salute e consentire così alle nostre cooperative di proteggere i lavoratori con il welfare integrativo, previsto dal Contratto, ma che non si è riusciti ad implementare. A questo proposito faccio appello a tutte quelle cooperative che nonostante la disponibilità di questo strumento, in modo irresponsabile, privano i loro lavoratori di questa tutela, affinché pongano presto rimedio. Inoltre, sempre più la componente di mercato nei sistemi sanitari rischia di incrementare ulteriormente i divari. Questo è un terreno fondamentale su cui impegnare la cooperazione su un grande progetto per reinventare il mutualismo per la salute dei cittadini, per ampliare l accessibilità alle cure, per creare valori condivisi nel costruire percorsi di cura e benessere. 10

11 Negli ultimi anni è andata crescendo la quota di servizi gestiti nel mercato privato dalle nostre cooperative sociali che si rivolgono in definitiva direttamente alle famiglie e agli utenti dei servizi. Abbiamo ormai raggiunto il 42% dei volumi di attività. Nelle regioni del Nord Italia è superiore al 50%. Le cooperative sociali dimostrano che là dove crescono i bisogni, cresce anche la capacità di rispondervi. Questo dato per altro serve anche per smentire quanti, usando l argomento degli scandali, attaccano le cooperative per dare ulteriori spallate al welfare pubblico che è già fin troppo arretrato. Per essere fedeli alla nostra missione, tuttavia non possiamo limitarci a registrare il dato che cresce la quota di fatturato da spesa privata, occorre a maggior ragione scegliere come vogliamo realizzarlo questo fatturato. Poiché in questo caso la responsabilità della coerenza valoriale e l attenzione ai portatori di bisogno ricade tutta su di noi, se non vogliamo diventare erogatori di prestazioni sociali esclusive per cittadini dal reddito capiente. Per questo abbiamo deciso di partecipare, insieme a Confcooperative, all Alleanza contro la povertà; vorremmo chiedere che ci sia uno sforzo importante da parte delle istituzioni per prendere sul serio questa sfida. Non condividiamo chi banalizza come una formula assistenzialista, per introdurre il reddito di inclusione ; la proposta che l Alleanza ha lanciato si può certamente migliorare, ma ha il grande pregio di cercare, per la prima volta di legare fortemente interventi economici e progettualità sociale e inclusiva, anche con strumenti che permettono di accedere ad opportunità, come l inserimento lavorativo. È vero, le risorse pubbliche sono limitate ma occorre attingere ad una maggiore dose di coraggio politico, perché se quanto abbiamo detto sulla diseguaglianza, sull accumulazione di patrimoni e concentrazione delle rendite è, anche solo in parte, condiviso, occorre agire di conseguenza. È vero che questo è un Paese in cui si pagano troppe tasse, ma è altrettanto vero che se ne pagano troppo poche sulle grandi rendite e sui grandi patrimoni; che ne paghiamo troppe sul lavoro ma se ne potrebbe pagare qualcuna in più sui consumi. La stessa Unione Europea, nelle raccomandazioni sul Programma Nazionale di riforma 2015, inviate lo scorso 13 maggio, formula un autorevole sollecito in tal senso vale a dire in direzione di una razionalizzazione e di un aumento del livello delle aliquote ridotte in materia di Iva. Si potrebbe dunque attuare questa indicazione per introdurre l incremento di un punto dell aliquota dal 4 al 5%, che potrebbe portare un effetto finanziario positivo pari a 783 milioni di euro, che si potrebbero destinare al sostegno di una parte degli interventi a contrasto della povertà. L effetto positivo sul bilancio è evidente, a fronte che esso profila un costo aggiuntivo annuale per le famiglie pari, in media, a circa 13 euro a persona. In sostanza l effetto di aggravio fiscale dell 1% per i cittadini nell acquisto di beni primari sarebbe sopportabile a fronte di una valida motivazione e di interventi reali. Mi rendo conto di fare una proposta che potrebbe essere strumentalizzata e derisa, ma del resto se la politica non ha il coraggio di fare affermazioni contro corrente, se si rincorrono gli umori più biechi e il populismo da piazza mediatica, non possiamo illuderci di promuovere cambiamenti. Proporre interventi sociali con un Debito Pubblico di miliardi di euro fa inorridire qualcuno. Ma è utile anche sapere che la spesa pubblica italiana, pari a circa miliardi di euro, corrisponde a circa il 50,6% della ricchezza prodotta nel Paese e non è, come spesso si dice, più alta che in altri paesi occidentali, certo è meno efficiente ed efficace. 11

12 Ma se pensiamo che i risparmi privati degli italiani superano i miliardi, in buona parte sono piccole somme dei conti correnti delle famiglie, ma una parte importante di questi risparmi privati sono concentrati in poche mani e sono per lo più investiti nel debito pubblico. Pertanto, gran parte della ricchezza più concentrata, continua ad essere meno tassata e a realizzare ulteriori guadagni sugli interessi del debito pubblico. Mentre il reddito prodotto dagli italiani, che è complessivamente che meno di 1/3 del valore dei risparmi, cioè circa miliardi, continua ad essere più tassato della rendita. Forse allora non è proprio così scandaloso pensare di proporre un po più di tassazione dei consumi e un po più di tassazione della rendita, per alleggerire lavoro e sostenere interventi sociali. Oggi abbiamo sul tavolo delle riforme molti provvedimenti che potrebbero essere orientati alla riduzione delle diseguaglianze. Ho già citato il recepimento della direttiva appalti, c è la riforma del lavoro e la riforma del terzo settore. Ma c è soprattutto la delega fiscale sulla quale davvero si potrebbe fare molto. Qualcuno potrebbe criticarci dicendo le solite frasi fatte che le cooperative pagano poche tasse e quindi per noi sarebbe tutto più semplice. Ma è tempo di smentire anche questa mistificazione. Un recente studio di EURICSE, non ancora pubblicato, mette in risalto che se si calcola, per le diverse tipologie di impresa la pressione fiscale complessiva, cioè quanta percentuale del valore prodotto dalle diverse imprese finisce nelle casse dello Stato (Inps e Regioni incluse), emerge che per tutti gli anni dal 2008 al 2013 il gettito prodotto dalle cooperative (tutte non solo le sociali) è superiore di quello prodotto dalle SpA di quasi un punto percentuale: 7,67 contro 6,77 a causa in particolare delle tasse sul costo del lavoro. Il divario risulta ancor più evidente se la pressione fiscale è calcolata sul valore aggiunto di cui le cooperative versano allo Stato il 36,8% contro il 34,6% delle SpA. Nel periodo compreso tra il 2008 e il 2013 le cooperative (tutte) hanno versate alle casse dello Stato 5miliardi475milioni974mila in più, rispetto a quanto avrebbero versato se avessero mantenuto produzione e occupazione ai livelli del Questo dimostra che negli hanno della crisi le cooperative, non hanno sostenuto solo l occupazione, ma hanno sostenuto con denaro caldo le finanze pubbliche. Altro che trattamenti di favore! In questo contesto vogliamo ribadire anche la nostra attenzione e il nostro sostegno al disegno di riforma del terzo settore, perché rappresenta un occasione importante per fare in modo che, mettendosi in connessione con queste altre riforme consenta davvero di realizzare un cambio di paradigma. Occorre che il disegno innovatore sul terzo settore si agganci con le politiche economiche e fiscali e sia il veicolo per rimettere al centro un nuovo umanesimo del contratto sociale, che metta al centro i temi della giustizia sociale e dell equità. Diversamente rimarrà una semplice operazione di facciata. Qualche rischio del resto si intravede, e lo denuncia chiaramente il Prof. Luca Fazzi quando scrive in recente articolo (apparso su Animazione sociale) che: Lo spostamento del dibattito sull innovazione sociale sembra inoltre saltare completamente il tema della riorganizzazione del welfare esistente e della valorizzazione dei risultati fino a oggi conseguiti nel campo del welfare sociale. 12

13 Per questo crediamo che le citate riforme unite alla riforma costituzionale varata dal Governo, rendano sempre più necessario anche un rilancio qualificante della legge 328 del 2000, rinforzando quel disegno di sussidiarietà e responsabilità che informa quella legge che rimane l unico provvedimento organico sul welfare adottato dall unità d Italia in avanti. Noi continuiamo a pensare che il sistema di welfare sia una leva di sviluppo ed in particolare possa essere organizzato e gestito, in forma cooperativa per agire in una logica di sviluppo locale di progresso economico più equo ed inclusivo. Se non possiamo influenzare la finanza globale, possiamo tuttavia agire concretamente per rispondere ad una crescente domanda di equità e giustizia sociale da realizzare nelle nostre comunità locali. È, infatti, ancora molto significativo il peso che la reputazione e le relazioni sociali hanno nella realizzazione di processi di cura e assistenza. Conta ancora molto la capacità che molte cooperative sociali hanno avuto e hanno nel fornire risposte adattate, volta per volta, alle esigenze ed ai problemi delle persone che sono necessariamente legate alla specificità delle comunità e dei territori in cui le persone vivono e le cooperative sociali operano. Ma vediamo che gli interventi di un sistema di prestazioni di servizi di cura e assistenza sono sempre più spesso spinte verso forme di erogazione standardizzate, così che modalità virtuose di regolazione dei mercati, come gli accreditamenti, anziché valorizzare la qualità e la specificità finiscono per premiare l omologazione. Il nostro modello di sviluppo vuole cercare invece un modo per reinventare il mutualismo ed orientarlo allo sviluppo locale aggiornando le risposte che dobbiamo trovare nei nostri metodi di riferimento: il prendersi cura, il coltivare l attività d impresa e l economia creando cultura; metterci in gioco usando il capitale sociale più di quello finanziario, il patrimonio culturale più di quello immobiliare, le competenze relazionali e sociali più di quelle tecniche. Si deve rafforzare la competitività migliorando contemporaneamente le condizioni economiche e le condizioni sociali delle comunità in cui operiamo, realizzando progetti e interventi per il welfare e l inserimento lavorativo, con la convinzione che fare imprese per la protezione sociale e la salute in forma cooperativa, non può esaurirsi nel erogare servizi e prestazioni a costi vantaggiosi. Per altro occorrerebbe cominciare a chiedersi: vantaggiosi per chi? Reinventare il mutualismo cercando di creare valore condiviso, significa prestare grande attenzione ai risultati realizzati, impegnandoci per individuare degli indicatori di valore che siano evidenti e comunicabili, ma soprattutto ai quali sia possibili dare un valore economico e culturale, che non significa quanto si è speso per fare un determinato servizio ma quale valore economico ha ottenuto la comunità locale dal servizio realizzato dalla cooperativa sociale. Dobbiamo lavorare affinché le nostre imprese sociali realizzino un economia cooperativa della conoscenza, un mutualismo del capitale umano per creare valore condiviso generando cultura della solidarietà organizzata e democrazia economica. Perseguire equità e giustizia sociale, distribuire equamente le risorse, condividere le responsabilità, creare lavoro, coinvolgere nella partecipazione socializzando compiti e informazioni porta più facilmente allo sviluppo integrato di un sistema. 13

14 Applicare il metodo cooperativo nelle collaborazioni tra imprese, per lo sviluppo del contesto in cui si opera, spesso ricco di altre cooperative, imprese ordinarie, associazioni ed enti che dobbiamo saper coinvolgere nei nostri progetti di welfare e di sviluppo locale. Questo deve essere l orientamento strategico utile a far valere la nostra differenza e capacità di creare valore sociale aggiunto. Ci sentiamo interrogati dall esigenza di trovare nuove forme di protezione sociale sostenibili ma capaci di umanesimo economico. Noi cooperatori vogliamo esserci e reinventare il metodo cooperativo, realizzando progetti e interventi per il welfare e l inserimento lavorativo, per innovare le nostre imprese di protezione sociale, in un mondo che cambia. La cooperazione sociale ha anticipato i bisogni, sperimentato risposte innovative, ha inventato un mercato là dove prima nessuno si era immaginato potesse esservi valore economico. Abbiamo creato una cultura dell impresa che intraprende a partire dalla solidarietà e organizzato la sussidiarietà nel lavoro di cura. Nella stagione iniziale della cooperazione sociale ad interrogare le sorgenti che motivavano il desiderio di agire erano le persone con disabilità, le persone segregate negli ospedali psichiatrici e negli istituti, gli emarginati, poi sono stati gli anziani e i minori. Certo rimane molto da fare per assicurare i servizi a questi cittadini, ma le cooperative sociali hanno saputo dare una svolta qualitativa importante per assicurare dignità alla cura. Oggi siamo interrogati in forme diverse da altre discriminazione. I giovani i cui percorsi di accesso a lavoro, istruzione e formazione, salute e benessere, vedono crescere il divario tra chi ha molto e chi ha poco o niente. Gli immigrati, senza il cui apporto crollerebbe il lavoro di cura in Italia, che continuiamo a vedere solo come emergenza e non come un processo umano ed economico che prende origine dalla diseguaglianza nel mondo. Su questo tema siamo rimasti anche noi intrappolati perché dobbiamo dirci onestamente che oltre l accoglienza, non abbiamo saputo proporre molto di più. I disoccupati e i lavoratori a bassissimo reddito: purtroppo non riusciamo a farci promotori di un idea forte, abbiamo ottime esperienze e testimonianze, ma cosa possiamo fare in più per chi non ha lavoro? Ma soprattutto, che progettualità mettiamo in campo a fronte del fatto che con i sistemi previdenziali attuali, chi lavora in modo saltuario e discontinuo, o comunque chi lavora a basso reddito, è irrimediabilmente condannato ad essere povero domani? Dobbiamo anche interrogarci sul fatto che seppure abbiamo il merito di dare lavoro a tantissime donne, non riusciamo a cambiare la condizione che espone maggiormente le donne al rischio povertà e disoccupazione. Buona parte del lavoro di cura oggi è fatto da giovani donne straniere, a volte con una buona scolarità, ma non riconosciuta formalmente, che lavorano a bassa intensità. Suona come una beffa che buona parte del sistema che produce benessere sia esposto ad un rischio di diseguaglianza così grande. 14

15 Abbiamo più volte formulato proposte sul tema delle assistenti familiari, chiedendo un assunzione di responsabilità da parte dello Stato che aiuti le famiglie ad uscire dalla solitudine della cura agli anziani, tra le soluzioni possibili, quella più efficace potrebbe essere la leva fiscale attraverso le detrazioni. Serve intervenire sulla detraibilità delle spese sostenute per il lavoro privato di cura, oltre ad agevolare le famiglie, potrebbe essere uno strumento per recuperare alla fiscalità le retribuzioni sommerse, favorendo inoltre la regolarizzazione dei rapporti di lavoro. Qualcosa sembra muoversi nella giusta direzione ad esempio nella recente legge approvata dalla Regione Lombardia. Ma diventa sempre più evidente l esigenza di un intervento complessivo di livello nazionale. Più in generale lo stiamo provando a fare, realizzando strumenti e progetti che aiutino le cooperative sociali a farsi carico di questi nuovi compiti. La dimensione e le caratteristiche delle cooperative sociali ci consentono di poter agire sui livelli locali, e se ogni cooperativa sociale smettesse di pensarsi soltanto come un erogatore di prestazioni di servizio sociale, assistenziale, ma come hanno fatto già diverse cooperative, iniziando ad immaginare la propria missione come una missione economica complessiva per lo sviluppo della comunità locale in cui operano, si potrebbe fare davvero un salto di qualità significativo, e soprattutto passare dall essere imprese che curano il disagio a imprese che promuovono il benessere. In questi anni abbiamo lavorato molto sugli strumenti imprenditoriali, sui progetti di sviluppo, sulla promozione delle reti e delle filiere, è importante continuare a farlo, sia come Federsolidarietà che più in generale anche come Confederazione. Crediamo che la cooperazione sociale possa immaginarsi e riscoprirsi per il futuro in molti ruoli nuovi ed in alcuni rinnovati. La cooperazione sociale non è più, ma forse non lo era nemmeno alle origini, il soggetto che deve derivare esclusivamente dalle fonti finanziarie pubbliche il sostegno al suo operato. Crediamo che, pur non snaturandosi nei comportamenti virtuosi, possa e debba poter stare sul mercato, sul mercato privato, e che possa anche farlo bene. Con questo proposito abbiamo sviluppato il protocollo di collaborazione con la Fondazione Altagamma, da cui sono nati i contatti che portano al progetto sui disturbi dell apprendimento che coniuga innovazione tecnologica e innovazione sociale e la sperimentazione tra la nostra agricoltura sociale e Caffè UP. Vogliamo andare avanti su questo piano, provando a costruire opportunità di sistema, dove tutti possono entrare e misurarsi e soprattutto stimolare anche i livelli territoriali a fare altrettanto anche con altre reti d impresa. Crediamo anche che la cooperazione sociale possa essere un agente di sviluppo locale, ovvero un attore di cambiamento sociale ed economico nei territori e nelle comunità. Anche in tal caso il vero valore non sono i trasferimenti monetari ma le tante risorse umane, culturali, territoriali, ambientali di quelle stesse comunità che serviamo e sosteniamo. Abbiamo anche lavorato in sinergia con il Dipartimento Sviluppo di Confcooperative per tradurre in pratica cooperativa il protocollo firmato con Garanzia Giovani, perché vogliamo che nelle nostre cooperative i giovani di questo Paese possano vedere una concreta occasione di crescita e non un rischio di manipolazione o sfruttamento. Anche in tal caso dobbiamo e possiamo fare di più. Non dobbiamo dimenticare che la cooperazione sociale nasce anche come risposta occupazionale, che per noi è una finalità sia dentro le cooperative già nate sia tra le cooperative con nuove start-up. 15

16 Negli ultimi 6 anni è nata ogni giorno una nuova start-up di giovani che si mettono in proprio scommettendo sul proprio futuro. In questi trent anni le cooperative sociali hanno inventato tante risposte di assistenza sociale e sociosanitaria, hanno sostenuto le fragilità sapendo stare sulle frontiere esistenziali più esposte. Oggi nuove forme di fragilità e di domanda sociale si fanno avanti, spesso riguardano famiglie e persone normali, perché i bisogni sociali non sono più, da tempo, esclusiva dei poveri. Altre progettualità potremo realizzare in futuro, come ad esempio sulla risposta integrata di welfare delle famiglie, sul Dopo di noi, su cui abbiamo avviato una prima attività di ricerca in collaborazione con l UNITALSI. Cerchiamo di agire con lo spirito di servizio che ci sta guidano in questo percorso e che ci ha consentito di crescere in questi anni nella capacità di essere rispondenti alle attese di rappresentanza delle cooperative sociali. Per agire bene su questi campi occorre lavorare molto sul coinvolgimento diretto delle famiglie perché capita a volte di incontrare genitori di persone con disabilità che vogliono pensare a progetti per il Dopo di noi ma non vogliono farlo con cooperative di professionisti dell assistenza che li facciano sentire utenti. Queste persone chiedono partecipazione e riconoscimento e le cooperative sociali autentiche, che non vogliano essere solo fornitori di prestazioni, debbono saper interpretare queste aspettative. Resta sullo sfondo il grandissimo tema dell accoglienza e dell immigrazione. E una questione da far tremare i polsi e molto condizionata dalle emergenze. Sappiamo di essere una parte piccola dentro uno scenario politico e sociale europeo ed italiano, ma non possiamo pensare di non dover dire la nostra per questo motivo. Dovremo fare la nostra parte, avanzare proposte di miglioramento sulle politiche per l accoglienza e l inclusione di rifugiati e migranti. Dovremo anche dire che le esperienze più autenticamente cooperative sono quelle che hanno saputo coniugare i progetti di solidarietà con la promozione del territorio e non le operazioni predatorie di chi ha fatto dei campi profughi un vergognoso affare. Questa deve essere un occasione per fermarci a riflettere su di noi, per rilanciare la nostra azione e dobbiamo farlo coniugando ed enfatizzando i valori e l azione, l ideale e la pratica concreta, i propositi con i comportamenti. Spesso ripetiamo che dobbiamo essere capaci di generare un umanesimo dell economia e dell impresa. Dobbiamo dire che non ci basta più l impresa sociale dobbiamo lavorare per un nuovo umanesimo economico. Nel 1748 Montesquieu in L Esprit des lois, scriveva: L'amour de la démocratie est celui de l'égalité, e noi aggiungiamo oggi che la democrazia economica e l inclusione sociale, che le cooperative sociali vogliono continuare a promuovere, sono la via per perseguire questo amore per la democrazia e l uguaglianza. Ripartiamo da Assisi fedeli all identità per perseguire equità e giustizia sociale e impegnarci ad essere imprenditori sociali liberi e responsabili, capaci di generare futuro e solidarietà. 16

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