Parrocchia di Sant'Apollinare in Trento. Inventario dell'archivio storico ( )

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1 Parrocchia di Sant'Apollinare in Trento. Inventario dell'archivio storico ( ) a cura di Cooperativa Koinè Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i beni librari e archivistici 2008

2 Premessa L'ordinamento e l'inventariazione dell'archivio sono stati effettuati per incarico e con la direzione della Soprintendenza per i beni librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento e con la collaborazione dell'archivio diocesano tridentino; la redazione dell'inventario è stata curata da Cinzia Groff, Elena Bertagnolli, Ornella Bolognese e Francesca Tecilla socie della cooperativa Koinè e ultimata nel maggio Relativamente alla descrizione delle singole unità archivistiche sono stati usati i seguenti criteri: - il titolo originale del documento è riportato tra virgolette; - nella trascrizione dei titoli si sono ricondotti all'uso moderno i segni d'interpunzione, i segni diacritici, le lettere maiuscole e minuscole e si sono sciolte le abbreviature, tranne quelle ancora in uso; - le ricostruzioni di titoli, di date ed eventuali altre integrazioni sono state indicate tra parentesi quadre; - di ogni unità archivistica si sono indicati gli estremi cronologici, la definizione archivistica e il numero delle carte. In particolare per i registri: - in presenza di più titoli originali, si è scelto quello più significativo, specificandone la posizione solo se esso non appare all'esterno; - si è riportata, ove presente, la numerazione originaria per carte o per pagine; se assente si è dato il computo delle carte scritte, facendo seguire al numero l'espressione "non numerate" (n.n.); - la numerazione originaria riferita allo specchio formato da due facciate contrapposte viene espressa mediante la locuzione "carte sinistra - destra" (cc. sd); - in presenza di una numerazione non omogenea si è indicato il computo totale delle carte scritte, specificando di seguito, tra parentesi tonde, il tipo di numerazione presente (parziale, varia, imprecisa); - si è indicata tra parentesi la presenza di carte bianche, tranne quelle esistenti in fine registro. Nelle citazioni, l'unità archivistica è individuata dal nome del fondo, dal nome della serie e dal numero che indica la posizione dell'unità all'interno della serie. Ad ogni unità archivistica è inoltre associata una segnatura, scritta nel margine sinistro in alto e applicata sul pezzo, che indica la collocazione fisica del pezzo all'interno della serie. Questa è costituita da una lettera alfabetica maiuscola diversa per ogni fondo, dal numero corrispondente alla serie, dal numero del pezzo in inventario e, eventualmente, dal numero della busta-contenitore. Nella descrizione delle unità archivistiche si è fatto ricorso alle seguenti abbreviazioni: c., cc. carta, carte recto - verso cc. sd carte sinistra - destra, cioè con la numerazione originaria riferita allo specchio formato da due facciate contrapposte ex. exeunte in. ineunte n., nn. numero, numeri n. n. non numerato/e num. orig. numerazione originale p., pp. pagina, pagine tit. dorso titolo dorso tit. int. titolo interno Alla fine dell'inventario si trovano indici relativi a: persone, toponimi, istituzioni e cose notevoli. Ad ogni lemma dell'indice sono associati i numeri che indicano la posizione del lemma stesso nell'inventario; tali numeri sono collocati tra parentesi tonde, accanto alle introduzioni e alle unità archivistiche, in alto a destra. Le voci dell'indice si riferiscono esclusivamente a quanto riportato nel presente inventario, senza ulteriori ricerche e approfondimenti critici. 2

3 SOMMARIO Archivio storico della parrocchia di Sant'Apollinare in Trento, Parrocchia di Sant'Apollinare... 9 A Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, A 1 Registri dei nati e battezzati e dei matrimoni, A 2 Registri dei nati e battezzati, A 3 Registri dei matrimoni, A 4 Registri dei morti, A 5 Registri dei cresimati, A 6 Stati delle anime, [1884] - sec. XX seconda metà...29 A 7 Atti matrimoniali, A 8 Carteggio e atti attinenti all'anagrafe, A 9 Registri degli ammessi all'istruzione religiosa, [1880] A 10 Registri degli avvisi e delle pubblicazioni matrimoniali, A 11 Registri degli avvisi, A 12 Diari delle messe avventizie, A 13 Registri delle messe ordinate, A 14 Registri delle elemosine, A 15 Registri dei legati, A 16 Registri di cassa generale, A 17 Registri pro oratorio, A 18 Registri di amministrazione della Conferenza di San Vincenzo, A 19 Registri degli iscritti ad associazioni e opere pie, A 20 Registri di cronache e memorie, A 21 Protocolli degli esibiti, A 22 Atti d'ufficio, A 23 Carteggio e atti,

4 Confraternita del Santissimo Sacramento B Confraternita del SS. Sacramento di S. Apollinare in Trento, B 1 Registri dei verbali delle riunioni, B 2 Registri degli iscritti, B 3 Registri di cassa, Indici

5 Albero dei soggetti produttori Parrocchia di Sant'Apollinare, Trento, [1212] - Confraternita del Santissimo Sacramento, Parrocchia di Sant'Apollinare, Trento, post

6 superfondo Archivio storico della parrocchia di Sant'Apollinare in Trento, (1) registri 56, quaderni 19, buste 9 (sottounità 4), fascicoli 10; metri lineari 4.0 Lingua Latino, Italiano Storia archivistica La documentazione appartenente all'archivio storico della parrocchia di Sant'Apollinare si trovava collocata, al momento del presente riordino, in due armadi di legno posti in una mansarda nel sottotetto della canonica. I registri di uso corrente relativi all'anagrafe erano invece in un armadio di metallo nell'ufficio del parroco posto al primo piano dello stesso edificio. Non è stato possibile capire come fosse strutturato anticamente il materiale documentario poiché mancano notizie. Il primo documento ritrovato che si riferisce all'archivio è del 12 dicembre 1900 (1) sul quale il viceparroco Germano Dalpiaz annota la sostituzione delle coperte "levate dai volumi delle matricole" e il rifacimento della loro legatura per opera del legatore Giuseppe Gerloni di Trento. Dallo stesso documento si evince che in quell'occasione "venne riordinato l'archivio", ma purtroppo non si specificano le modalità di tale intervento. In occasione del presente riordino la maggior parte della documentazione cartacea si trovava raccolta in fascicoli e in mazzetti che conservavano alcune fascette originali riportanti la dicitura "protocollo" o "atti d'ufficio" seguita dall'indicazione dell'anno relativo. La documentazione appartenente a questo nucleo era conservata per anno e raccoglieva quello che generalmente viene prodotto da un ufficio parrocchiale cioè circolari e corrispondenza con autorità ecclesiastiche e civili (Comuni, Congregazione di carità, enti scolastici, Curia), corrispondenza con le curazie sottoposte al controllo della parrocchia, certificati anagrafici, eccetera. Questi fascicoli si trovano ora nella serie "Atti d'ufficio". Oltre a questa parte se ne è individuata un'altra costituita da carteggio e atti risalenti a periodi antecedenti o estrapolati dai mazzetti annuali, probabilmente perché attinenti ad argomenti di particolare interesse. Un esempio al riguardo può essere rappresentato dal materiale documentario raccolto dal parroco don Vittorio Speccher e inserito in buste da lettera con l'indicazione sommaria del contenuto. Don Speccher, molto attento ed interessato alla storia locale tanto da redigere una "cronachetta" (2) sulla base di quanto documentato in archivio, inserì tra questo materiale anche una notevole quantità di articoli ritagliati da giornali, per lo più locali, a testimonianza di avvenimenti importanti e rilevanti per la sua parrocchia. Ora questi fascicoli sono raccolti nella serie "Carteggio e atti". Criteri di ordinamento e inventariazione Come riferimento metodologico generale per l'ordinamento e l'inventariazione dell'archivio storico della parrocchia di S. Apollinare di Trento ci si è attenuti a quanto indicato nelle "Direttive circa i requisiti dei locali, i criteri generali di ordinamento e inventariazione, nonché di organizzazione degli archivi" approvate dalla Giunta provinciale di Trento 6

7 con deliberazione 29 marzo 1993, n. 3692, parte prima, punto 3, che fa riferimento alla C.M. del Ministero dell'interno n. 39/1966, Direzione generale degli Archivi di Stato, "Norme per la pubblicazione degli inventari". Il presente lavoro ha comportato tre momenti principali: la schedatura, l'ordinamento e l'elaborazione finale. In fase iniziale sono stati schedati tutti i pezzi rinvenuti nell'archivio parrocchiale rispettando le unità preesistenti. Per quanto riguarda l'ordinamento poiché non è stato possibile ricostruirne uno preesistente, si sono individuate le varie attività svolte dal parroco e le amministrazioni che nella parrocchia operano sotto la sua diretta o indiretta responsabilità. Le valutazioni, le scelte e le operazioni occorse nel presente lavoro di riordino sono state comunque concertate con il direttore dell'archivio diocesano tridentino e con il referente della Soprintendenza per i beni librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento. Condizioni di accesso In base alle "Intese fra la Giunta provinciale di Trento e l'ordinariato diocesano in materia di archivi degli enti ecclesiastici dipendenti dall'autorità diocesana" la consultazione dei documenti riguarda esclusivamente la documentazione dichiarata di interesse storico. La consultazione di documenti di carattere riservato, relativi a situazioni puramente private di persone, è regolata in termini di legge statale (D. L. 30/6/03 n. 196 "Codice in materia di protezione dei dati personali") richiamata dal "Testo unico provinciale dei Beni Culturali" (L. P. n. 1/2003). Ai titolari degli archivi viene riservato il giudizio sulla consultabilità dei documenti che possono ledere il riserbo dovuto alle persone e comunque solo ad essi, o ad operatori autorizzati, è concessa la facoltà di accedere alla parte relativa all'anagrafe. Inoltre, in base alle suddette "Intese", la consultazione da parte degli studiosi deve comunque avvenire mediante motivata richiesta da inoltrarsi al titolare dell'archivio tramite l'archivio diocesano, il quale dovrà inviare al servizio provinciale competente l'elenco delle autorizzazioni rilasciate. Condizioni di riproduzione La riproduzione (fotoriproduzione, microfilmatura, ecc.) dei documenti conservati nell'archivio parrocchiale è consentita previa autorizzazione da parte del titolare dell'archivio stesso, sentito il parere e avuto il consenso dell'incaricato diocesano per gli archivi parrocchiali. L'Ordinariato consente alla Provincia la microfilmatura dei documenti al fine di costituire copie di sicurezza che saranno conservate presso l'archivio provinciale. Bibliografia CASETTI A., Guida storico-archivistica del Trentino, Trento, 1961 (2) Bibliografia utilizzata per la compilazione della scheda BAZZANELLA G., Manuale d'ufficio per il clero curato, Trento, 1888 (3) COPPOLA G., GRANDI C. (a cura di), La conta delle anime. Popolazioni e registri parrocchiali: questioni (4) di metodo ed esperienze, Bologna, 1989 SPARAPANI L., I libri parrocchiali della diocesi di Trento, IN: La conta delle anime. Popolazioni e registri (5) parrocchiali: questioni di metodo ed esperienze a cura di COPPOLA G. e GRANDI C., Bologna, 1989 Normative Circolare del Ministero dell'interno 25 giugno 1966, n. 39, Norme per la pubblicazione degli inventari (6) Codice di diritto canonico (7) 7

8 Deliberazione della giunta provinciale di Trento 29 marzo 1993 n. 3692, Approvazione delle direttive circa i (8) requisiti dei locali, i criteri generali di ordinamento ed inventariazione, nonché di organizzazione degli archivi (art. 28, comma 2 L.P. 14 febbraio 1992, n. 11) Legge provinciale 17 febbraio 2003, n. 1, Nuove disposizioni in materia di beni culturali. (9) Codice in materia di protezione dei dati personali, D. L. 30 giugno 2003, n. 196 (10) Norme o convenzioni La scheda è stata compilata secondo le regole di descrizione di "Sistema informativo degli archivi storici del Trentino. Manuale-guida per l'inserimento dei dati", Trento, Note (1) Cfr. Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, Atti d'ufficio, b. 2. (2) Cfr. Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, Registri di cronache e memorie, reg. 1. 8

9 Ente Parrocchia di Sant'Apollinare (11) [1212] - Luoghi Trento Archivi prodotti Fondo Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento Storia La chiesa di Sant'Apollinare si trova nell'antico sobborgo di Trento denominato Piedicastello ubicato sulla destra del fiume Adige ai piedi del Doss Trento, quest'ultimo identificato anche con il toponimo "Verruca". Questa zona ha accolto il primo stanziamento umano stabile della città, composto da popolazioni di origine retica e gallica: lo dimostrano i ritrovamenti archeologici che attestano la presenza di antiche culture umane. La conquista romana cambiò però la situazione: i Romani fondarono infatti la città sulla riva sinistra del fiume da lui protetta e attraversata dalla via Claudia Augusta Padana (1). La popolazione locale, sentendosi più sicura, abbandonò il Verruca che aveva perso importanza strategica per stabilirsi entro la cinta muraria romana. Al tempo delle invasioni barbariche il Verruca accolse nuovamente la popolazione di Trento che tornò a rifugiarvisi abbandonando la città e trasferendo nei pressi del dosso anche le spoglie di san Vigilio conservate nella basilica cittadina. Fu molto probabilmente in questo periodo che si rese necessaria la costruzione di un luogo dove esplicare le pratiche di culto; la titolazione a Sant'Apollinare, primo vescovo di Ravenna, sembra essere infatti appropriata per una chiesa costruita nel corso del VI secolo (2). A mano a mano che la situazione politica venne stabilizzandosi e la popolazione potè lentamente ritornare verso la città, la prima chiesa di Sant'Apollinare perse la sua importanza e assunse funzioni molto più modeste di un tempo anche se a lei sottostava un'ampia zona sulla destra dell'adige nella quale erano comprese a sud Romagnano e Ravina e a nord la piana della Vela. Così, quando nel 1146 il vescovo di Trento Altemanno decise di chiamare in città un ordine benedettino riformato, quello di Vallalta presso Bergamo, pensò di dotarlo oltre che della chiesa e del monastero di San Lorenzo anche dell'amministrazione dei beni di Sant'Apollinare. La situazione doveva essere consolidata prima del 1183, data in cui venne emanata la bolla di papa Lucio III con cui il pontefice prendeva l'abbazia di San Lorenzo sotto la sua protezione, ne confermava la regola benedettina e tutti i possedimenti fra i quali "ecclesiam sancti Apollinaris cum capellis suis et pertinentiis" (3). I Benedettini erano tenuti a mantenere per la cura d'anime un sacerdote che nel 1212 era Ottone "de Sancto Apolenario" (4). Le antichissime origini di parrocchia vengono confermate da un documento dell'11 giugno 1245 nel quale si afferma "quod ecclesia S. Apollinaris est plebs..." nella quale "celebrat baptisterium" e "habet sub se capellas scilicet illam de Romagnano et Ravina" (5). Nel 1235 i monaci benedettini intanto avevano ceduto il loro convento ai domenicani e cominciarono ad approntare a Piedicastello la costruzione di un nuovo monastero, nel quale si installarono nel 1237, e che continuò ad essere chiamato "San Lorenzo". Il complesso era costituito dalla casa dell'abbate (attuale canonica), da un dormitorio, da un refettorio, da un chiostro e da un orto. I monaci iniziarono inoltre la ristrutturazione della chiesa, diventata 9

10 implicitamente la chiesa abbaziale, abbattendo una parete risalente ad epoca romana dalla quale ricavarono le pietre e le lapidi romane che attualmente si trovano nell'edificio. I lavori si protrassero fino agli inizi del XIV secolo. Le vicende politiche del principato videro alla fine del Trecento protagonisti anche i monaci di San Lorenzo che pagarono con la soppressione del monastero il loro appoggio al partito antiaustriaco capeggiato dal vescovo Giorgio Liechtenstein. Infatti il 10 ottobre 1425 il vescovo di Trento Alessandro di Mazovia, succeduto al Liechtenstein, convocato il Capitolo del Duomo, sopprimeva l'abbazia di San Lorenzo e ne devolveva i beni per la fondazione della Prepositura, riservava la nomina dei prepositi al vescovo e procedeva a nominare il canonico Stanislao Dobnowski quale primo preposito (6). Per quanto riguarda Sant'Apollinare, il vescovo disponeva che fossero eletti dal preposito due cappellani per celebrarvi la messa al posto dei monaci. L'anno seguente, il 12 settembre 1426, una bolla di papa Martino V confermava la decisione presa dal vescovo. I monaci si opposero strenuamente ma del monastero, ormai disabitato e in rovina, rimase solo la casa di abitazione dell'abbate trasformata in canonica e sede del preposito. Parroco di Sant'Apollinare era quindi il preposito del Capitolo della Cattedrale, seconda dignità dopo quella del decano, che esercitava la cura d'anime tramite dei sacerdoti detti "vicari". Il rapporto che il titolare intratteneva con i suoi vicari sembra essere basato su una stretta gerarchia: infatti riguardo l'amministrazione della parrocchia "cioè in quei punti che non riguardano l'immediata cura di anime e l'amministrazione dei sacramenti" (7), il vicario non aveva nessuna autorità e non poteva dare esecuzione a nulla "senza prima ottenerne la mente dal suo padrone". Essendo la parrocchia di Piedicastello incorporata alla Prepositura del Capitolo, il mantenimento del vicario, facente le veci del parroco, spettava allo stesso preposito. Sembra però che al sacerdote venisse assegnato un onorario esiguo nonostante le rendite pingui della parrocchia. Oltre allo "stipendio" fornito dal preposito egli percepiva i diritti di stola e il ricavato dalla generosità di alcune persone che, nel corso del tempo, avevano donato parte delle loro proprietà, dietro obblighi missari, a favore del mantenimento del vicario. Uno dei più importanti legati fondati a favore del parroco fu quello istituito da Rocco Castelli da Piedicastello con testamento del 6 giugno Egli ritenendo infatti "assai tenue" (8) la rendita del "pievano o sia rettore d'anime della venerabile parrocchiale di Piedicastello", mise a disposizione alcuni suoi beni con l'obbligo della celebrazione di due messe settimanali presso l'altare privilegiato della Madonna e di altre otto da celebrarsi durante l'anno; dispose inoltre di provvedere all'illuminazione dello stesso altare e alla distribuzione di denaro ai bisognosi di Piedicastello. Altre fondazioni istituite in parrocchia andarono a contribuire alla rendita del parroco come, ad esempio, il legato di Giovanni Broseghin istituito il 14 luglio 1769, quello del conte Carlo Lodron del 6 ottobre 1730, quello di Bartolomeo Rizzi istituito il 3 dicembre 1736, quello di Francesco Vigolin e di Bernardo Zampedri (9). Tornando alle vicende del borgo di Piedicastello nel corso dei secoli, si può notare che le sue condizioni durante il secolo XVI andarono sempre più deteriorandosi fino a trasformarsi in luogo in cui venivano confinati tutti i poveri e i vagabondi della città e più tardi ancora, nel secolo XVII, venne persino ridotto a lazzaretto per gli appestati. Nel 1703, in seguito alla guerra scoppiata tra l'impero austriaco e la Francia, Trento venne assediata e bombardata dall'esercito francese e la zona di Piedicastello venne completamente rasa al suolo. Anche la chiesa di Sant'Apollinare, incendiata, subì in quell'occasione numerosi danni. A questo si aggiunse il fiume Adige che, per mancanza di dighe e per il continuo innalzamento del suo letto, spesso invadeva il pavimento della chiesa. "Durante la stagione delle grandi piogge la casa di Dio si convertiva in una rospaia schifosa, per modo che per mesi interi si dovevano sospendere le sacre funzioni" (10). Nel 1760 il preposito Bartolomeo Passi (11) intraprese i restauri dell'edificio cercando di rimediare alle infiltrazioni dell'adige facendo innalzare il pavimento della chiesa di qualche metro, interrando l'antico portale romanico ed aprendone uno più in alto. In quell'occasione fece aprire nuove finestre e trasportare all'interno, collocandolo su uno dei 10

11 tre altari realizzati ex novo, un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino in braccio che si trovava sulla facciata esterna. Nel corso degli anni si approntarono diversi interventi di miglioramento, manutenzione e restauro sia per quanto riguarda l'interno che l'esterno dell'edificio, nonché del campanile che subì nel tempo ben due innalzamenti. Don Vittorio Speccher, nella sua cronachetta redatta tra il 1901 e il 1940, descrive la chiesa con la pianta che forma "un quadrilatero due volte lungo quanto largo" (12) diviso da un arco trionfale a tutto sesto formante due campate pressoché uguali, la nave e il coro. Gli altari settecenteschi sono in stile barocco, quello di sinistra è dedicato alla Madonna, mentre quello di destra a san Giovanni Nepomuceno. L'altare maggiore, dedicato al patrono, è munito di pala dipinta nel 1517 dal pittore tedesco Altdorfer ed affiancato ai suoi lati dalle statue di san Vigilio e di sant'apollinare realizzate nel 1711 dallo scultore bresciano Alessandro Calegari. Nel 1859 venne realizzata una bifora romanica sopra l'altare maggiore, disseppellito l'antico portale romanico e rimesso in opera. Nel 1901 vennero riparati i banchi staccandoli dalle pareti. Don Speccher ricorda ancora che nel 1904 le due statue poste ai lati dell'altare maggiore furono provviste dei pastorali, dei quali erano da tempo privi, realizzati in legno argentato con ricci d'oro. Nel 1907 venne dipinta la nicchia del battistero e munito il fonte battesimale di un nuovo cancello, fu provvista molta biancheria e fatti argentare diversi vecchi candelieri. Altro intervento venne fatto per favorire un miglioramento della qualità dell'ambiente interno, più volte invaso dall'esondazione dell'adige, mediante l'acquisto nel 1910 di un apparato di disinfezione e di deodorazione dell'aria. Nel 1914 si intrapresero i lavori per il rifacimento del tetto di scandole affidandoli alla ditta Giuseppe Gelpi. Il 17 luglio 1921 vennero benedette le nuove campane (13) a sostituzione di quelle fatte togliere nel 1916 dall'autorità militare. Don Speccher dichiara che per anni la parrocchia di Piedicastello rappresentò la "cenerentola" delle parrocchie cittadine e che di questa situazione ne risentiva non solo il sacerdote ma anche la chiesa tanto che i pochi arredi sacri di cui godeva erano stati donati dalla confraternita del Santissimo Sacramento e da quella della Madonna. Per quanto riguarda però la situazione del curato, questa andò lentamente migliorando fino alla legge del 1898 relativa alla sistemizzazione dell'onorario dei curatori d'anime. Ad ottenere i maggiori vantaggi dalla nuova legge fu senza alcun dubbio don Giovanni Battista Inama, preposito dal 1902 al 1908, il quale, nel 1903, presentò una fassione che venne favorevolmente liquidata dal Governo portando finalmente vantaggio sia al vicario che alla chiesa. Nel Novecento il desiderio e la volontà di svincolare la parrocchia dalla Prepositura si fece più pressante, ma si dovette giungere fino al 1966 per avere il parere positivo dell'arcivescovo e del consiglio di amministrazione della Curia aricivescovile; l'11 gennaio 1967 si ottenne anche il consenso del Capitolo (14). Il 7 marzo 1967 un decreto arcivescovile sanciva definitivamente che la parrocchia di Sant'Apollinare era ufficialmente separata dalla Prepositura del Capitolo della Cattedrale. Con decreto del Presidente della Repubblica del 7 febbraio 1969, n. 49 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 74 dd. 22 marzo 1969 la separazione viene riconosciuta anche agli effetti civili "con attribuzione alla chiesa parrocchiale omonima di un complesso immobiliare, stralciato dal patrimonio dell'anzidetto canonicato, consistente nell'edificio sacro, nei piazzali annessi, nel cimitero parrocchiale e nella casa canonica con orto attiguo" (15). La parrocchia di Sant'Apollinare inglobava anche la cura delle anime di Ravina e Romagnano (16); le popolazioni delle due località partecipavano alle processioni del Corpus Domini, del Santo Patrono e intervenivano ad altre sacre funzioni presso la chiesa matrice (17). 11

12 In applicazione della Legge n. 222 del 20 maggio 1985 e dei DD.MM. 21 marzo 1986 e 30 dicembre 1986 nell'ente Parrocchia di Sant'Apollinare con sede a Piedicastello confluirono i beni degli enti Chiesa di Sant'Apollinare e Beneficio parrocchiale di Sant'Apollinare che erano stati soppressi. Con D.M. del 30 dicembre 1986, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 gennaio 1987, la parrocchia di Sant'Apollinare è stata dichiarata persona giuridica (Tribunale di Trento, Registro persone giuridiche, n. 576). ELENCO DEI VICARI PARROCCHIALI DI SANT'APOLLINARE (18) Iosepho Barilino 'novareso' Giovanni Battista Valentini (19) (?) Lazzaro Metello Gregorio Sesino Ferdinado Avancium 1630-fine a. Pietro Calvi 1631-fine a. Pietro Pompeati Andrea Pauleti Giovanni Paolo Parisi 1648-fine a. Martino Paglia Alessandro Ventura Ambrogio de Zentati Giovanni Francesco Plozzoler Felice Ippolito Madernini 1718in. Giovanni Domenico Finardi Francesco Trent Turcati Bartolomeo Ricci Giacomo Antonio Signorini ex. Giovanni Battista Vivaldi ex. Pietro Ignazio Trabolti Pietro Minati Antonio Caracristi Lodovico Giuseppe Martinolli coadiuv. da Giovanni B. Vivaldi, Giorgio Prati e Antonio Conci Domenico Antonio Rigotti Domenico Benigni Giacomo Antonio Gilli Giuseppe Andreolli Giovanni Mattevi Francesco Saverio Battisti Giovanni Battista Andreolli Giovanni Berrera ex. Giovanni Nepomuceno Hartmann Mosè Marinelli da Trento 12

13 Saverio Ciola da Levico Sante Facchini da Imola ex. Germano Dalpiaz da Terres Vittorio Speccher da Trento Adelio Frasnelli prima metà - VACANZA Luigi Moresco Carlo Bergamo Albino Pederzolli Renzo Agostini - primo parroco Lionello Corradini Pietro Rattin Condizione giuridica Ente privato Funzioni, occupazioni e attività Il termine "parrocchia" (21) deriva dal greco e indica, dal punto di vista etimologico, una qualsiasi circoscrizione territoriale. Nei primi secoli della cristianità fino al basso medioevo il termine venne adottato per indicare le ripartizioni dei territori diocesani in circoscrizioni minori, fenomeno nato in conseguenza del moltiplicarsi nelle diocesi di nuove chiese sotto la spinta delle crescenti esigenze dei fedeli. La consacrazione definitiva del "sistema parrocchiale" si ebbe con il Concilio di Trento che, sulla base della precedente normativa pontificia e conciliare, dettò una nuova e completa disciplina della struttura della Chiesa. I legislatori del Concilio prescrissero che, per la più efficace tutela della cura delle anime affidate ai vescovi, il "populus fidelium" si dovesse distinguere in parrocchie proprie con confini determinati e che a ciascuna di esse venisse assegnato un sacerdote che vi risiedesse, soltanto dal quale i fedeli potevano ricevere i Sacramenti (Sess. XXIV, cap. 13). Si ordinò così che venissero erette parrocchie in tutti i luoghi in cui esse non esistevano e si stabilirono delle norme per assicurare ai parroci un reddito minimo. Il parroco si impegnava a risiedere nel luogo assegnatogli, ad approfondire la conoscenza della comunità dei fedeli attraverso la compilazione e l'accurata custodia dei libri parrocchiali e a partecipare alle adunanze vicariali.i principi enunciati dal Concilio di Trento e successivamente ribaditi nella normativa pontificia sono stati accolti e sintetizzati nel testo del Codice di diritto canonico del Il can dispone che il territorio di ogni diocesi debba essere diviso in "distinctas partes territoriales", a ciascuna delle quali "sua peculiaris ecclesia cum populo determinato est assignanda suusque peculiaris rector, tamquam proprius eiusdem pastor, est praeficiendus pro necessaria animarum cura". L'istituzione parrocchiale dunque risulta costituita, oltre che dall'elemento territoriale, da altri tre elementi: un determinato "popolo", una peculiare "chiesa" e un "pastor".il Codice di diritto canonico del 1983 ha riconosciuto la personalità giuridica della parrocchia espressamente concepita come "Communitas Christifidelium" (CIC 1983, can ). Tale riforma è stata recepita sia nell'accordo tra Stato e Chiesa (legge 121/1985) sia nelle disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici (legge 222/1985); le diocesi e le parrocchie acquistano la personalità giuridica civile dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero dell'interno che conferisce loro la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto". 13

14 Contesto generale Diocesi di Trento Decanato Trento nord Fonti normative Codice di diritto canonico (12) Legge 20 maggio 1985, n. 222 (13) Decreto Ministeriale 30 dicembre 1986, Conferimento della qualifica di ente ecclesiastico civilmente (14) riconosciuto all'istituto per il sostentamento del clero nella diocesi di Trento ed alle quattrocentocinquantasei parrocchie costituite nella stessa diocesi. Perdita della personalità giuridica civile da parte di millecentonovantuno enti beneficiali e di quattrocentoquarantadue chiese parrocchiali, tutti della sopraddetta diocesi di Trento Fonti archivistiche e bibliografia Fonti d archivio Archivio diocesano tridentino, Atti visitali Archivio diocesanto tridentino, Libro B Bibliografia AMBROSI F., Commentari della storia trentina, Trento, 1985 (15) BERTOLOTTI G., Il parroco ne' suoi rapporti con le leggi dello stato, Roma, 1910 (16) BONELLI B., Monumenta ecclesiae tridentinae, Trento, 1765 (17) COSTA A., La chiesa di Dio che vive in Trento, Trento, 1986 (18) CURZEL E., Le pievi trentine. Trasformazioni e continuità nell'organizzazione territoriale della cura (19) d'anime dalle origini al XIII secolo (studio introduttivo e schede), Bologna, 1999 CURZEL E., I canonici e il Capitolo della cattedrale di Trento dal XII al XV secolo, EDB Bologna, 2001 (20) FAES M., La chiesa di S. Apollinare a Trento, tesi di laurea (relatore prof. Fulvio Zuliani) - Università degli (21) studi di Udine, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a Fonti per la storia del principato e della chiesa tridentina: atti del convegno Trento maggio 1991, (22) Trento, 1995 GIONGO G., La chiesa di S. Apollinare in Trento, IN: Studi trentini di Scienze Storiche, A. 29 (1950), nn. (23) 1-2, pp. [110]-120 LUTTEROTTI A., Il Trentino: il nuovo volto di un'antica terra d'incontro, Bolzano, 1997 (24) RASMO N., S. Apollinare e le origini romane di Trento, Trento, 1966 (25) RIZZI G., Passeggiate trentine. Lezioni popolari sui monumenti principali della città di Trento, Parte I. (26) Monumenti entro la cinta romana, Trento, 1931 TOVAZZI G., Parochiale tridentinum, ed. a cura di Remo Stenico, Trento, Biblioteca PP. Francescani, 1970 (27) Note (1) Cfr. RASMO N., S. Apollinare e le origine romane di Trento, Monauni, Trento, 1966, p. 14 e segg. (2) Ibidem. p. 18. Il santo venne sepolto nella Basilica di Classe edificata nel 549 in suo onore. (3) Documento dell'11 aprile 1183, cfr. Ibidem, p. 92 nota

15 (4) Documento dell'8 giugno 1212 che cita tra i presenti all'atto il "presbitero Otone de sancto Apolenario", cfr. Ibidem, p. 92, nota 17. (5) Ibidem, p. 92 nota 20. (6) Cfr. CURZEL E., I canonici e il capitolo della Cattedrale di Trento dal XII al XV secolo, Bologna, 2001, pp (7) Cfr. Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, Carteggio e atti, b. 1. (8) Cfr. copia del testamento in: Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, Registri dei legati, reg. 1, c. 6v. (9) Cfr. "Prospetto di tutte le fondazioni pie della parrocchia" (1846 nov. 19) in Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, Carteggio e atti, fasc. 2. (10) Cfr. RIZZI G., Passeggiate trentine. Lezioni popolari sui monumenti principali della città di Trento. Parte Prima. Monumenti entro la cinta romana, Trento, 1931, pp (11) Figlio del cavaliere Bartolomeo Passi da Pressano, nacque il 26 marzo 1693, venne investito della Prepositura nel 1748, morì il 25 luglio (12) Cfr. Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare, Registri di cronache e memorie, reg. 1. (13) Cfr. Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare, Atti d'ufficio, b. 4. (14) Cfr. Curia arcivescovile di Trento, Ufficio di cancelleria, Piccolo archivio parrocchiale, "Sant'Apollinare". (15) Ibidem. (16) Romagnano fu eretta curazia il 22 dicembre 1711 e parrocchia nel 1919; Ravina fu eretta curazia nel 1794 e parrocchia nel (17) Documentazione relativa alla concessione di maggiore autonomia da parte della chiesa matrice di Sant'Apollinare alle due chiese di Ravina e Romagnano si trovano in: Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare, Carteggio e atti, fasc (18) Il presente elenco è stato compilato consultando i registri di anagrafe presenti in archivio. (19) Sostituito a periodi da Bartolomeo Manuali e poi da Pietro Zanini. (20) Le presenti notizie informative sono da ritenersi generali e non esaustive. Per un approfondimento e una bibliografia articolata si rimanda alla voce corrispondente dell'enciclopedia del diritto, Giuffré, Varese,

16 fondo A Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, (28) registri 51, quaderni 19, buste 9 (sottounità 4), fascicoli 10 Soggetti produttori Parrocchia di Sant'Apollinare, [1212] - (29) Contenuto La documentazione conservata nel fondo è quella tipica presente in tutte le parrocchie, composta prevalentemente dai registri anagrafici e dai relativi atti, da registri di amministrazione, da carteggio e atti vari. Lingua Latino, Italiano Modalità di acquisizione e versamento Il fondo è sempre stato di proprietà dell'ente; in base alla Commissione Beni Culturali del 15 settembre 1993 è stato dichiarato di interesse storico. Incrementi previsti Si prevede il continuo accrescimento della documentazione in quanto l'ente parrocchia è ancora attivo. Esistenza e localizzazione delle copie Presso l'archivio diocesano si trovano microfilmati tutti i registri anagrafici (nati e battezzati, matrimoni, morti) dal Concilio di Trento fino alla fine del 1923, data oltre la quale tali registrazioni e certificazioni diventano di competenza comunale. 16

17 serie A 1 Registri dei nati e battezzati e dei matrimoni, (30) registri 1 Contenuto La serie è costituita da un unico registro sul quale si trovano annotati i battezzati a partire dal 1577 e i matrimoni a partire dal A 1.1 (31) "I. Nati I. Matrimoni " 1577 febbraio settembre 18 Altre denominazioni: "In questo libro si conteneno li nomi et cognomi de li baptizati per mi presbitero Iosepho Barilino novareso (1) capelano in la cura dil signor preposito di la badia di Santo Apolinar di fori di Trento commenzando l'ano sopra schrito et sicut, et circa il fine di questo libro vi è notato anco li matrimoni" (2) pp : registro dei nati e battezzati, 1577 feb set. 18 (3); pp : registro dei matrimoni, 1586 giu. 11; 1592 nov set. 21 (4). latino Registro, carta, legatura in mezza pelle, cc. II, pp. 333 Note (1) forse da Novara. (2) Da "et circa il fine" aggiunta posteriore di altra mano. (3) Una registrazione di battesimo del 19 ottobre 1588 si trova a c. I. (4) Una registrazione di matrimonio del 16 giugno 1603 si trova a p. 227 tra le registrazioni di nascita. 17

18 serie A 2 Registri dei nati e battezzati, (32) registri 11 Contenuto I registri dei battesimi insieme a quelli dei matrimoni furono introdotti nel diritto canonico dal "Decretum de Reformatione Matrimonii" del Concilio di Trento (Sess. XXIV, capp. 1-2). I titoli del "Rituale Romanum" emanato da Paolo V nel 1614 proposero le formule per la corretta stesura degli atti nei singoli libri. Tali normative trovarono applicazione nelle parrocchie della diocesi di Trento in tempi relativamente brevi; infatti i libri dei battezzati vennero compilati costantemente fino all'epoca contemporanea, prima con finalità solo religiose, poi anche civili e anagrafiche. L'autorità politica austriaca si interessò ai libri parrocchiali con la lettera circolare del primo maggio 1781 che li dichiarava documenti pubblici a tutti gli effetti civili. Nella successiva legge imperiale del 20 febbraio 1784 vennero prescritte formule e espressioni linguistiche uniformi per la loro compilazione in modo da "impiegare ogni cura ed attenzione, acciocché per il bene de' nostri sudditi venga data una forma tale a simili registri, per via della quale lo stato ne possa fare l'uso occorrente, e che dalla loro uniformità ne risulti la sicurezza pubblica come oggetto della legge". Dopo la breve parentesi dei domini bavarese e napoleonico, durante i quali le competenze in materia di stato civile furono trasferite ai Comuni (anche se la regolare tenuta dei libri canonici da parte dei parroci non venne mai meno) con il decreto del 21 agosto 1815 la Commissione aulica centrale d'organizzazione restituiva ai curatori d'anime il compito di ufficiali di stato civile che essi mantennero fino al primo gennaio 1924, data dell'impianto dello stato civile presso i Comuni. La serie è formata da undici registri dei nati e battezzati nella parrocchia di Piedicastello a partire dal Le registrazioni dei nati e battezzati dal 1577 al 1610 si trovano in: Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, Registri dei nati e battezzati e dei matrimoni, reg. 1. I primi sei registri della serie sono redatti in lingua latina e in forma discorsiva con la registrazione della data di battesimo, del nome del battezzato, dei suoi genitori, del ministro battezzante e dei padrini. Nei registri che coprono l'arco temporale i battezzati sono registrati in ordine alfabetico per nome, pratica in seguito abbandonata e sostituita con la registrazione in ordine cronologico. A partire dal 1720 circa viene annotata, a fianco delle registrazioni, la località di provenienza del battezzato (Piedicastello, Ravina, Romagnano). Dal 1805 viene introdotto l'uso del registro strutturato a tabella prestampata. Vengono così registrati, secondo le disposizioni governative, le generalità del battezzato, 'il tempo della nascita' completo di anno, mese e giorno, il luogo di nascita, il giorno del battesimo, i nomi dei genitori, del ministro battezzante e dei padrini, compresa la condizione sociale di questi ultimi. Una particolarità da segnalare è che gli illegittimi si trovano generalmente registrati a rovescio costringendo chi legge a capovolgere il registro. 18

19 A 2.1 "II. Nati II. Matrimoni " 1611 marzo marzo 16; 1615 maggio settembre 28 Sul registro si trovano unicamente registrazioni di battesimi e non di matrimoni. latino Registro, carta, legatura in mezza pelle, cc. 1, (33) A 2.2 "III. Nati " 1638 ottobre dicembre 27 latino Registro, carta, legatura in mezza pelle, cc. 81 (bianche alcune cc.), con indice alfabetico a rubrica all'inizio n.n. (34) A 2.3 (35) "IV. Nati " 1657 gennaio maggio 12 Le registrazioni sono in ordine per lettera dell'alfabeto e in qualche caso non in perfetto ordine cronologico. latino Registro, carta, legatura in mezza tela, cc. 40 (1)-105; 127 (2)-160 (bianche le cc. 87, 106), con indice alfabetico a rubrica alle cc Note (1) La cartulazione coeva parte da c. 40. (2) Dopo la c. 105 c'è una carta bianca, poi la cartulazione riparte, per errore, dalla c. 127: non ci sono lacune nelle registrazioni. A 2.4 (36) "V. Nati " 1672 giugno aprile 11 Altre denominazioni: "Liber baptizatorum parochialis ecclesiae Sancti Apollinaris reverendissimae prepositurae Tridenti" (tit. int.) Registrazioni in ordine per lettera d'alfabeto. Alla fine: copia di un accordo del 1 maggio 1673 tra due privati con loro impegno a versare un importo all'altare di S. Brigida nella chiesa di Romagnano qualora non rispettassero i patti, 1673 mag. 21. latino Registro, carta, legatura in mezza tela, cc. 220 (bianche diverse cc.; mancano alcune cc.), con indice alfabetico a rubrica all'inizio n.n. (1) Note (1) Tra le lettere H e I dell'indice: altro indice a rubrica di dimensioni inferiori di un registro non identificato. 19

20 A 2.5 (37) "VI. Nati " 1712 maggio ottobre 7 Altre denominazioni: "In hunc librum baptisati inscribantur iuxta formam praescriptam ad finem ritualis romani" (tit. int.) All'inizio: annotazione relativa alla donazione del registro da parte del conte Carlo Ferdinando Lodron, 1712 feb. 13; a c. 140: dichiarazione da parte di testimoni di un battesimo impartito nel gennaio 1721 del quale era stata omessa la registrazione, 1754 apr. 13. latino Registro, carta, legatura in mezza pelle, cc. 140, con indice alfabetico a rubrica all'inizio n.n. A 2.6 (38) "VII. Nati Ravina " 1746 gennaio gennaio 1 cc : registro dei nati e battezzati di Piedicastello e località annesse alla cura d'anime, 1746 gen gen. 1; cc : registro dei battezzati di Ravina, 1795 gen dic. 18. A c. 139: annotazione che rimanda alla c. 217 dove si trovano le registrazioni dei nati di Ravina; a c. 216: annotazione di un accordo tra il preposito Giovanni Giacomo Pizzini e la comunità di Ravina relativo alla comunicazione alla cura di Piedicastello dei battezzati a Ravina, 1797 gen. 2; a c. 380: "Nomina expositorum spurium", tre registrazioni di esposti, 1746 giu gen. 7. latino Registro, carta, legatura in mezza tela, cc. 160; (bianche le cc , , , , ; mancano le cc ), con indice alfabetico per nome all'inizio n.n. e indice alfabetico a rubrica per cognome alle cc A 2.7 (39) "VIII. Nati di qui e di Ravina " 1805 gennaio novembre 5 cc. sd 1-46: registro dei nati e battezzati di Piedicastello, 1805 gen nov. 5; cc. sd 35-75: registro dei nati e battezzati di Ravina, 1805 gen lug. 26. A c. 36, incollato: riconoscimento di un illegittimo, 1820 mar. 21. Registro, carta, legatura in mezza pelle, cc. sd 46; 35-75, con indice alfabetico a rubrica n.n. all'inizio per le lettere A-L e alla fine per le lettere M-Z A 2.8 (40) "IX. Nati " 1822 novembre dicembre 25; 1871 agosto agosto 20 (1) A c. 26, incollata: ricevuta relativa all'accoglienza presso l'ospizio delle Laste di Trento di un neonato rinvenuto accanto al muro della chiesa di S. Apollinare, 1833 apr. 13. Registro, carta, legatura in mezza pelle, cc. sd 129, con indice alfabetico a rubrica all'inizio n.n. Note (1) Si tratta di tre registrazioni che sono state trasportate sul registro seguente. 20

21 A 2.9 (41) "X. Nati " 1871 gennaio gennaio 3; 1904 gennaio aprile 10 (1) A c. 112: annotazione di don Vittorio Speccher relativa al suo predecessore don Germano Dalpiaz nominato canonico della Cattedrale. Registro, carta, legatura in mezza pelle, cc. sd 135, con indice alfabetico a rubrica all'inizio n.n. Note (1) Queste ultime registrazioni sono cassate e riportate sul registro seguente. A "XI. Nati inclusive" 1904 gennaio maggio 23 A c. 58, incollato: atto di abiura e conseguente conversione alla religione cattolica, 1911 mag. 14. Registro, carta, legatura in mezza pelle, cc. sd 162, con indice alfabetico a rubrica n.n. (42) A 2.11 "XII. Registro battezzati (Liber renatorum) " 1929 dicembre dicembre 26 Registro, carta, legatura in mezza tela, cc. sd 195, con indice alfabetico a rubrica alla fine n.n. (43) 21

22 serie A 3 Registri dei matrimoni, (44) registri 6 Contenuto I registri dei matrimoni, insieme a quelli dei battesimi, furono introdotti nel diritto canonico dal "Decretum de Reformatione Matrimonii" del Concilio di Trento (Sess. XXIV, capp. 1-2). I titoli del "Rituale Romanum" emanato da Paolo V nel 1614 proposero le formule per la corretta stesura degli atti nei singoli libri. Tali normative trovarono applicazione nelle parrocchie della diocesi di Trento in tempi relativamente brevi; i libri dei matrimoni infatti vennero compilati costantemente fino all'epoca contemporanea, prima con finalità solo religiose, poi anche civili ed anagrafiche. L'autorità politica austriaca si interessò ai libri parrocchiali con la lettera circolare del primo maggio 1781 che li dichiarava documenti pubblici a tutti gli effetti civili. Nella successiva legge imperiale del 20 febbraio 1784 vennero prescritte formule e espressioni linguistiche uniformi per la loro compilazione e si ordinò di "impiegare ogni cura ed attenzione, acciocché per il bene de' nostri sudditi venga data una forma tale a simili registri, per via della quale lo stato ne possa fare l'uso occorrente, e che dalla loro uniformità ne risulti la sicurezza pubblica come oggetto della legge". Dopo la breve parentesi dei domini bavarese e napoleonico, durante i quali le competenze in materia di stato civile furono trasferite ai Comuni (anche se la regolare tenuta dei libri canonici da parte dei parroci non venne mai meno) con la legge imperiale del 20 aprile 1815 ed il decreto del 21 agosto 1815 della Commissione aulica centrale d'organizzazione veniva restituito ai curatori d'anime il compito di ufficiali di stato civile che essi mantennero fino al primo gennaio 1924, data dell'impianto dello stato civile presso i Comuni. Se durante la dominazione austriaca il matrimonio celebrato in chiesa aveva validità civile e al parroco veniva richiesta un'attenzione particolare nella produzione degli atti necessari per la celebrazione e la registrazione del sacramento (Cfr. Codice civile austriaco, 80), negli anni tra l'annessione al Regno d'italia e il Concordato del 1929 stipulato tra la Santa Sede e l'autorità politica, i riti civile e religioso venivano celebrati separatamente. Con la legge n. 847 del 27 maggio 1929 lo Stato riconobbe la validità civile del matrimonio celebrato secondo le norme di diritto canonico ed il curatore d'anime è tenuto alla notificazione dell'avvenuta celebrazione al Comune, per la sua trascrizione nei registri anagrafici. La serie è formata da sei registri dei matrimoni celebrati nella chiesa di Sant'Apollinare a partire dal Le registrazioni dei matrimoni dal 1586 al 1609 si trovano in: Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, Registri dei nati e battezzati e dei matrimoni, reg. 1. Mancano le registrazioni dal 1610 al 1629 nonostante vi sia traccia della loro presenza, in passato, nel titolo riportato sul primo registro dei nati e battezzati (1). I primi due registri sono redatti in lingua latina e in forma discorsiva, con l'indicazione della data del matrimonio, dei nomi degli sposi, del ministro celebrante e dei testimoni. Si nota un particolare disordine nelle registrazioni presenti sul primo registro le quali non sono in ordine cronologico. Molto probabilmente si era tentato di annotare i matrimoni in ordine alfabetico creando in questo modo degli spazi vuoti tra una lettera e l'altra, spazi riempiti in un secondo momento dai parroci che nel tempo si susseguirono. A partire dal 1805 vengono utilizzati registri a tabella prestampata che riporta, secondo le norme governative, la data del matrimonio, le generalità degli sposi, del ministro celebrante, dei testimoni e la condizione sociale di questi ultimi. Su questi registri si trovano anche i matrimoni celebrati a Ravina e 22

23 Romagnano dai curati muniti di delega del parroco. L'ultimo registro, infine, è compilato secondo la formulazione entrata in vigore con le nuove norme concordatarie. Note (1) Cfr. Ufficio parrocchiale di Sant'Apollinare in Trento, Registri dei nati e battezzati, reg. 1. A 3.1 (45) "III. IV. Matrimoni " 1630 febbraio gennaio 13; 1720 maggio maggio 14 cc. 1-74/g: registro dei matrimoni, 1639 feb apr. 29, 1706 gen. 13, 1720 mag mag. 14; cc (1): registro dei matrimoni, 1630 feb ott. 24, 1647 mag set. 1. latino Registro, carta, legatura in mezza tela, cc. 90 (mancano le cc. 4-5), formato da due registri di diverse dimensioni cuciti insieme, con indice alfabetico a rubrica relativo ad entrambi i registri all'inizio n.n. Note (1) Quasi sicuramente mutilo delle cc che vengono segnalate nell'indice. A 3.2 (46) "V. Matrimoni " 1710 novembre dicembre 18 Altre denominazioni: "In hunc librum denuntiationes et matrimonia inscribantur iuxta formam praescriptam ad finem ritualis romani" (tit. int.) All'inizio: annotazione relativa alla donazione del registro da parte del conte Carlo Ferdinando Lodron, 1712 feb. 13. latino Registro, carta, legatura in mezza tela, cc. 128, con indici alfabetici a rubrica n.n. all'inizio, per nome dello sposo, e alla fine, per cognome (1) Note (1) Si legge, all'inizio del registro: "NB. in hoc libro tantum nomina virorum esse notata in alfabeto... ab anno 1795 alfabetus a cognomine conscribitur, non a nomine". A 3.3 (47) "VI. Matrimoni " 1805 gennaio novembre 27 cc. sd 23, 79: registro dei matrimoni celebrati a Piedicastello, 1805 feb nov. 27; cc. sd (1): registro dei matrimoni celebrati a Ravina e in località Pissavacca, 1805 apr set. 24; cc. sd 67-78: registro dei matrimoni celebrati a Romagnano, 1805 gen lug. 15. A c. 75: certificazione del comune di Aldeno attestante la conformità delle registrazioni di Romagnano con quelle presenti sui registri di stato civile, 1815 nov. 6. Registro, carta, legatura in mezza tela, cc. sd 79 (bianche le cc. sd 40-66), con indice alfabetico a rubrica n.n. all'inizio relativo alle lettere A-L e alla fine relativo alle lettere M-Z Note (1) Con rimando ad una registrazione pertinente a c. 16, 1823 set

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