ce ne sono stati veramente molti, ma tut to questo va in secondo piano nell era della crisi, perché a furia di sentirmelo ripetere

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2 Intro Redazione Matteo Casari Daniele Guasco Simone Madrau Giulio Olivieri Cesare Pezzoni Anna Positano Collaboratori El Pelandro Giacomo Bagni Davide Chicco Diego Curcio Marco Giorcelli Matteo Marsano Carlotta Queirazza Emiliano Russo Paolo Sala Grafica e Impaginazione Matteo Casari Contatti Compost c/o Matteo Casari C.P Genova Pubblicazione NON periodica, amatoriale, destinata alla distribuzione gratuita, fotocopiata in proprio e senza alcuna pretesa di completezza. Questa pubblicazione è una produzione Disorder Drama. Un sincero ringraziamento al collettivo del Laboratorio Sociale Occupato Autogestito Buridda, senza cui non saremmo riusciti ad arrivare qui. Se interessati a collaborare, con parole o disegni, contattateci Arrivederci a CMPST #9 - [ ] 2 CMPST #8[ ] Come introdurre un numero di Compost che per un motivo o per l altro aspet ta di venire pubblicato da sei mesi? Volendo di fatti e av venimenti culturalmente importanti, positivi o negativi, a Genova ce ne sono stati veramente molti, ma tut to questo va in secondo piano nell era della crisi, perché a furia di sentirmelo ripetere anche quando vado a comprare le sigarette o a fare le parole crociate nel silenzio del mio gabinetto, ormai anch io sono stato trascinato in questo incubo in cui non potremo più stare tutto il giorno a parlare al cellulare, non potremo più usare l automobile anche per fare trecento metri, saremo costretti a organizzare le settimane bianche prendendo un albergo con solo due stelle, mentre quelli che si spartivano le torte sono passati a raccogliere anche le briciole (vedi alla voce saccheggio dell università). La domanda allora è: perchè Compost nell era della crisi? Compost cerca di raccontare esperienze culturali legate a Genova in qualche modo, in un settore che è sempre in crisi per un motivo o per l altro, ma che nonostante questo trova il modo di andare avanti. Quindi, di argomenti con cui riempire queste pagine ne abbiamo ancora in abbondanza, storie di persone che, crisi o meno, riescono a proporre la propria musica, i propri libri, la propria espressione ar tistica, spesso con non pochi problemi. Compost continua, magari facendosi attendere un po troppo ma continua, così come continuano ad esserci proposte ed iniziative da conoscere e raccontare. di Daniele Guasco

3 News Le foto della copertina sono di Giulia Repetto - Anche questo numero è stato reso possibile dai contributi avanzati dal Benefit del 24/01/08 al Laboratorio Buridda con Port- Royal, Contesti Scomodi feat. Bobby Soul, Fabio Zuffanti e Hipurforderai, oltrechè dalle offerte raccolte. Disponibile anche un Pay Pal sul sito! Supporta COMPOST! News da - Mike Watt dei Minutemen si è innamorato della musica genovese e nel suo podcast The Watt From Pedro Show ha passato in serie Cartavetro, Japanese Gum, Rice On The Record (alle prese con una cover di Rocktone Rebel) e Varusclis Via San Vincenzo 20r Via Torti 27r Piazza Truogoli di S. Brigida 29r Compravendita Usato Cd, Dvd, Vinile Via San Vincenzo 28r Visita il sito internet aggiornato giornalmente con recensioni, commenti, forum e iniziative! - Mutande, strilla e pestonate gratuite nell album d esordio degli Eat The Rabbit, finalmente uscito per la Que Suerte! Records in coproduzione con Marsiglia. - Esordio, per ora solo live, anche per le She Said What?!. La metà ritmica delle disciolte Starfish vi stupirà per ignoranza. - Da qualche settimana Pernazza impazza anche nei WAM (a.k.a. Wax Anatomical Models). - 2Novembre in tour in tutta Italia per promuovere il nuovo disco. - In attesa del loro album (in uscita tra un anno!) gli esmen regalano dal loro sito il loro primo singolo e vincono il PIVI come miglior video con Sog For Ced. Hobby Comics n. 1 SUPERAMICI 64 pp. b/n ISBN i g r r r zet i c.co m h t t p : / / w w w. g r r r z e t i c. c o m 3 CMPST #8[ ]

4 Cronache Vere Ma non sono diventato una persona, un adulto che avrei disprezzato vent anni fa. E oggi non rifiuto né disprezzo quello che ero e ho fatto allora. E questo è già un bel risultato. Crapping Dogs / Contrattacco / Sybil (...) Intervista con Franco Zaio di Diego Curcio DOPOLAVORO PUNK Franco Zaio, classe 1964 e professione libraio, è quel che si può definire senza timor di retorica un eroe dell underground genovese. Una di quelle persone che hanno lasciato un segno indelebile nella scena musicale di casa nostra e che dopo quasi 30 anni di onorato servizio continuano ancora a suonare e a produrre materiale innovativo. Basti per tutti il recentissimo Last Blues uscito a settembre per Devega, un cd in cui il nostro ha cantato e messo in musica alcune delle più belle poesie di Cesare Pavese. Prima di questo progetto (davvero notevole), però, Franco è stato soprattutto uno dei massimi esponenti del punk e dell hardcore genovese, anche se lui, nella nostra città, c è arrivato quando era già un adolescente. I Crapping Dogs prima e Contrattacco poi (autori anche di una splendida fanzine omonima uscita nel 1984) sono stati due veri e propri punti di riferimento per i punx di Genova (una ristampa del loro materiale sarebbe doverosa). Anche se, da come potremmo vedere da questa chiacchierata, la vicenda artistica di Franco è molto più varia e complessa. Se mi passi un po di cronistoria o di antefatto vorrei partire da come ti ho conosciuto. band e al punk c era molto di più. Ma per Conoscendoti ho scoperto che oltre a quella Avevo letto una tua mini intervista da reduce dei furious years su Rocksound Spe- contatto con questo tipo di musica e quan- ora vorrei iniziare da qui. Come sei entrato in ciale Punk e quando via mail ho chiesto a do è nato tutto? Stefano Gilardino (redattore della rivista) Alle medie ho comprato i 45 giri dei Clash, quale gruppo hardcore degli anni Ottanta Jam e Sex Pistols, e il primo Lp dei Ramones. genovese mi potesse consigliare, senza indugi mi ha parlato dei Crapping Dogs. Il attitudine è cambiata. Mi chiudevo in gara- Da quel momento la mia vita e anche la mia loro batterista lavora da Feltrinelli - mi ha ge con It s alive nel walkman a suonare la detto - si chiama Franco Zaio e da lì, per batteria, ho cominciato così. Poi a 18 anni quel che mi riguarda, è partito tutto quanto. ho conosciuto Marco Menduni che cercava 4 CMPST #8[ ] Franco un batterista per i Crapping Dogs et cetera. Come dicevo prima le tue esperienze musicali sono state molte e continuano tuttora. Hanno avuto come base quasi sempre Genova, anche se tu non sei nato qui e hai vissuto in giro per l Italia. Vediamo se me le ricordo tutte e se mi puoi raccontare a grandi linee la storia di ogni gruppo. Crapping Dogs? Batterista con sbattimento di duplicazione e spedizione cassetta in giro, contatti con le fanzine dell epoca. Due brani su Raptus negazione e superamento, Lp della Meccano Records del 1983 e una cassetta riprodotta

5 Tupelo Twins a pezzi su vari cd-compilation. Da tempo si parla di una riedizione su cd di tutto il materiale (tipo le cose che fanno lovehate80. it e la SOA). Contrattacco? Batterista anche lì. Punk-anarchico tipo Dirt, Crass, Conflict. Lunghi testi in italiano su argomenti molto impegnati tipo guerra, femminismo, nucleare, USA, Chiesa, animalismo. Qualche registrazione dispersa, niente di ufficiale tranne una fanzine molto bella (che tu conosci). Lost? I Lost (1986/1990) erano: Riky (ex Zincoblenda), Putro (ex Crapping Dogs), Luca (ex CD e Beat Machine), il Barba e io. Sono nati dalle ceneri dei Crapping Dogs, all incirca nel 1986, quando avevamo preso un andazzo dark-wave, con la scomparsa dalle scene di Paolo Mileo. Io sono passato dalla batteria alla voce, sostituito da Luca (batterista grandioso). I Lost hanno fatto decine di concerti, alcuni gloriosi topo quelli coi Died Pretty, coi That Petrol Emotion, coi Boohoos, coi Sick Rose, e soprattutto Arezzo Wave 1987, coi CCCP! Avevamo anche inciso un disco coi controcazzi su 24 piste, ma è restato, classico genovese, nei cassetti. Per un breve periodo abbiamo avuto un manager cialtrone, addirittura. Insomma, tutto poi si è risolto in tanti concerti (e sbronze) al Quaalude e al Coccodrillo (a cui sfondai anche il palco con un salto!), e tanto tanto divertimento rock n roll. Non abbiamo fatto carriera un po perché non ce ne fregava niente (ognuno col suo lavoro), un po perché la nostra proposta musicale era troppo eterogenea per essere incanalata commercialmente: alla fine dei concerti facevamo cover di Ramones, Husker Du (Sorry somehow), Stooges, Kinks, Bo Diddley, Garland Jeffreys, Springsteen, Patti Smith, Julian Cope... Facevamo quello che ci piaceva fregandocene delle mode e pure coi testi in inglese! Piacevamo a tutti e a nessuno. Puro rock a 360 gradi, senza compromessi. I pochi soldi dei concerti finivano in birra e cibo. La saletta era nei vicoli pieni di merda, vomito e siringhe usate dietro a via Cairoli. C è stato un momento in cui avevamo la sensazione (ad Arezzo) che stavamo per diventare famosi. Ma ci siamo persi. Lost, appunto. Peccato. Tupelo Twins? I TT erano un grande gruppo di cover che riuscivano a rendere rock n roll qualsiasi canzone. Nati inizialmente come tributo al Re del R n R, Elvis, nato a Tupelo (il suo gemello morì), i TT iniziarono a spaziare fra pezzi di Bo Diddley, Chuck Berry, Beatles, Stones, Animals, Doors, Hendrix, Dylan, Clash, U2, Soft Cell (Tainted love, ovvio)...il tutto nel nome del rock n roll, ossia energia, divertimento, casino, ma con stile. Pi al basso fretless, An alla Fender Keith Richards, Ez alla Gibson free jazz, At all armonica a bocca (nonché imbonitore e idolo delle folle, ogni volta) e io alla voce e batteria in piedi alla Stray Cats. Per un po ci furono anche The Barba (chitarra) e l Orco Infricciatore (basso). Quaalude, Mister Do, Coccodrillo, Alassio, Loano...Ogni concerto si trasformava in una festa, a volte delirante: eravamo una vera party-band (feste di laurea degne di Animal house, travolgenti Louie Louie mixate a Vi- Cronache Vere Facevamo quello che ci piaceva fregandocene delle mode e pure coi testi in inglese! Piacevamo a tutti e a nessuno. Puro rock a 360 gradi, senza compromessi. cious e Wild thing). Solo due pezzi originali: One gin, three beers and my highway e Sunday morning blues, con cui vincemmo un concorso su Videomusic. Cosa rimane? Tanti bei ricordi, e il Rock n roll che, come direbbe il mio amico Wilson, scorre ancora silenziosamente nel sangue e ci fa sentire vivi e migliori, alla faccia del colesterolo e dei fighetti che ci circondano. Pino e gli Abeti? Prima di avere dei figli (avanti Cristo, direi) passavo i capodanni coi vecchi amici in luoghi sperduti e freddi, tipo il Beigua. Ricordo che un anno andammo a dormire col cappotto: non c era il riscaldamento! In questi veglioni tragicomici, veri massacri enogastronomici, si materializzava la leggendaria one night band Pino e gli Abeti: 6 o 7 ubriachi col fez in testa e occhialinasobaffi finti che stupravano classici del rock da party con testi pecorecci Ramoni? Qui entriamo nella leggenda. Nati quasi per scherzo a metà anni Novanta in cucina, mentre mia cognata faceva da mangiare canticchiando le canzoni dei Ramones in zeneize e italiano, sono diventati un culto anche fuori Genova, grazie al 7 pollici split coi Beat-Offs. Abbiamo fatto da spalla ai Mummies e nientemeno che a Dee Dee Ramone. Al secondo figlio ho ceduto le bacchette e il microfono, mia cognata è andata a vivere fissa a Londra, e i fratelli Carraro e l ottimo Francu Ramone hanno proseguito la tradizione. Io suonavo la batteria e cantavo con tanto di parrucca alla Ramones (anche Marky ha la parrucca, sai?). 5 CMPST #8[ ]

6 Cronache Vere Io, comunque, penso di essere punk ancora adesso, almeno dentro! Il punk e i punx hanno cambiato la mia vita, travolgendola, forse rovinandola (non ho studiato né fatto carriera alcuna), ma mi hanno lasciato dentro un serbatoio di energia e cultura a cui attingo spesso. Sybil? I Sybil sono nati da un idea di Mauro Ghirlanda e Sandro Carraro, che all epoca (1996) suonavano in gruppi hardcore e punk-rock genovesi e volevano mettere insieme una band tranquilla alla Smog. Io ero il batteria e scrivevo qualche pezzo. E a completare il quartetto c era Laura Ligabue, la nostra cantante. Il mix di tutti noi era magico e anche punk, nel suo essere così non pretenzioso, immediato, volutamente sgangherato. Con accenni emo-core e indie. Il nome era preso a prestito da quello di una Vj di Mtv, Sybil Buck. Abbiamo registrato un mini-cd ( In a small town ) per Candy Apple e Green Records, ma ci siamo sciolti quasi subito Anticorpi? Sono stati il proseguimento del discorso Lost negli anni 90 con tre musicisti diversi (Luca Nocentini basso, Andrea Frascolla e Luca Pagnotta chitarra, Gino Paciello batteria), solo che suonavo anche la chitarra elettrica, con testi in italiano e cover più classiche (Stones, Doors, Velvet, Steppenwolf). Numerosi concerti, un 7 allegato alla rivista Urlo, brani su alcuni cd-compilation, due demo ben recensiti. Poi lavoro e famiglie hanno preso il sopravvento. E così arriviamo ai dischi come Franco Zaio solista fino al bellissimo cd su Pavese 6 CMPST #8[ ] che merita un bel approfondimento visto che è fresco di stampa e sarà, come spero, uno dei regali di Natale più gettonati. Dopo gli Anticorpi ho continuato a scrivere e a registrarmi da solo le mie canzoni, uno strumento alla volta. Non riuscivo più a suonarle con un gruppo (saletta, concerti), non ne avevo più né il tempo né la voglia. E poi così facendo suonavano proprio come volevo, non dovevo discutere con nessuno. Il primo esperimento solista è una cassetta senza titolo del 1996 (mai uscita su cd), Le canzoni nel cassetto del 2001 è andato anche nei negozi, benché autoprodotto in toto. Stessa sorte doveva capitare a Last blues, ma è giunto alle orecchie della Devega che me lo ha pubblicato, e sta avendo un riscontro impressionante. Ok finita la parte agiografica che ne dici se ci buttiamo sul sentimentale. Nel senso che vorrei chiederti cosa ti ricordi degli anni Ottanta e com era essere un punk a Genova in quel periodo? Non era molto divertente essere punk nei primi anni 80, eri una specie di nemico pubblico, ti davano addosso tutti. Per i fasci eri un freak da sopprimere, per i compagni un nichilista vestito da fascista, per i regolari un insetto schifoso, per i genitori un esaurito/drogato/disperato, per la polizia una specie di terrorista: essere fermati per controlli dalla polizia era una prassi quotidiana, un abitudine pesante. Aggiungi le varie divisioni e incomprensioni fra skin, anarchici, 77, HC Io comunque penso di essere punk ancora adesso, almeno dentro! Il punk e i punx hanno cambiato la mia vita, travolgendola, forse rovinandola (non ho studiato né fatto carriera alcuna), ma mi hanno lasciato dentro un serbatoio di energia e cultura a cui attingo spesso. Una coscienza critica (sarcastica), una visione della vita più libera ed aperta, un estetica, un senso dell umorismo e dell essere in qualche modo sempre di- verso e dalla parte sbagliata. Rimpiango quell energia quella sensazione un po fatua di essere un ribelle-rivoluzionario-antagonista, stemperata negli anni dal cinismo. Ma non sono diventato una persona, un adulto che avrei disprezzato vent anni fa. E oggi non rifiuto né disprezzo quello che ero e ho fatto allora. E questo è già un bel risultato. Hai visto nascere alcuni centri sociali cittadini ed evolversi la scena musicale underground genovese. Segui ancora le band locali, come è cambiata la città sotto questo punto di vista? Da almeno 10 anni (da quando sono papà) esco e bazzico locali e CSA molto poco. Quello che ho notato è che i locali hanno causato la nascita di troppe coverband, spesso tecnicamente bravissime, ma senza creatività propria. Ai miei tempi il livello tecnico strumentale era inferiore ma c era tanta voglia di fare le proprie cose, di essere originali, e c era anche più curiosità live del pubblico. Ora la curiosità viaggia su myspace, più che altro (ma ben venga, per carità, è bellissimo: solo che non è musica dal vivo). Anche se forse il mio è un ragionamento da vecchio rincoglionito nostalgico, chiedo venia. Quali sono i tuoi cinque dischi fondamentali e i cinque libri, visto che lavori in una libreria? Domandona, come si fa?! Ti elenco i libri e i dischi che hanno segnato alcune fasi della mia vita. - Husker Du, Zen Arcade - Ramones, It s Alive - Dream Syndicate, Ghost Stories - The Clash, Sandinista - Joy Division, Closer I libri: - Cesare Pavese, Il Mestiere Di Vivere - Emily Dickinson, Tutte Le Poesie - Sartre, La Nausea

7 - Nietzsche, Al Di Là Del Bene E Del Male - Pessoa, Il Libro Dell Inquietudine Questa, invece, la chiedo per me. Scusate l uso privatistico della fanzina, ma mi puoi raccontare qualcosa del concerto degli Husker Du dell 87 che io mi sono perso per evidenti ragioni anagrafiche (avevo 5 anni )? Torino, Big Club. Viaggio in auto con Warehouse uscito da poco. Prima del concerto andai a trovare il leggendario Giulio Tedeschi, vecchio amico, nella sede (una specie di garage!) della Toast records. Gli Husker mi lasciarono a bocca aperta per violenza e incisività, uscii sotto shock acustico, dopo una Reoccurring Dreams apocalittica. Unica nota negativa: Bob e Grant non si guardavano neanche in faccia, erano furiosi, la tensione sul palco era palpabile. A parte il bassista che saltava come un grillo. A fine concerto venne fuori a fare le foto-ricordo coi fans solo lui, gli altri due erano belli cotti, mi sa. Gli Husker univano in uno stile personale e travolgente i Ramones e Patti Smith, i Buzzcocks e i Sonic Youth, i Beatles e i Black Flag, insomma sono stati uno dei miei massimi. Oltre alla musica la tua produzione spazia anche in campo letterario. Come è partita l idea del Fu Mattia Bazar (il libro sugli strafalcioni di commessi e clienti delle librerie)? Campo letterario è una parola esagerata: mi sono limitato a passare a un agente letterario le chicche sentite sul lavoro, che raccolgo continuamente da anni. Ora sta per uscire il sequel: Il buio oltre le seppie, sempre edizioni Orme. Epperò ti confesso che un ambizione letteraria in effetti la covo, travolta/sommersa dalla quotidianità. Chissà che prima o poi non esca un libro davvero mio. Un mio racconto lo trovate su RI/DWLA/ZAIOIl%20mio%20primo%20giorno %20di%20scuola.pdf E la tua attività di blogger (http://zaio.blogspot.com/)? E una mia valvola di sfogo, confessione, espressione. Non ha alcuna ambizione giornalistica né letteraria, è un po diario, un po guestbook, un po block notes. Lo faccio soprattutto per me, anche se i commenti mi divertono, e mi fa piacere vedere nello stat che mi leggono un centinaio di persone ogni giorno, mica male. Ho anche un myspace musicale, quasi una necessità, oltre che una fonte di contatti e aggiornamento, una figata. Avercelo avuto negli anni 80! Non mi interessano per niente invece facebook o il myspace personale. Ultima domanda molto classica: progetti futuri? A dichiararli mi metto nei guai pubblicamente perché sono molti e chissà quando li realizzerò, tra famiglia e lavoro. Già per il disco di Pavese ho impiegato anni! Vabbè, per Compost mi sputtano ed elenco random cosa c è in pentola (a bagnomaria), ma non garantisco tempistiche: disco su Antonia Pozzi (se ho il permesso degli editori) / disco su Emily Dickinson (possibilmente con Sybil o Anais) / disco di pezzi miei (parole e musica) / romanzo fintoautobiografico / pamphlet su libri, librai e mondo editoriale / pamphlet su Genova e i genovesi visti da un genovese acquisito / disco su Tim Burton e le sue filastrocche bislacche (previo permesso ed.) / disco su Joy Division tradotti in italiano e acustici. Questi sono solo i progetti artistici, anzi: dopolavoristici. Perché prima/davanti a queste quisquilie ci sono i figli, la moglie, il lavoro, la sussistenza economica. Ne riparliamo fra qualche anno, ok? I miei colleghi mi chiedono: ma dove lo trovi il tempo?! Io dico: c è chi fa le partite di calcetto, chi va in palestra, chi si riposa. Io scrivo e strimpello, quando ho del tempo libero, tutto lì. Cronache Vere Che strana città, Genova. Questa è la vetrata della mia fermata della metropolitana (Dinegro). Già, perchè si da il caso che a Genova la metro sia allo stesso livello sul porto: quella che si vede tutta deformata è la sagoma di un traghetto che mi potrebbe portare nella mia amata Sardegna. O chissà dove. Due caratteristiche essenziali della genovesità: una struttura urbana in verticale anzichè in orizzontale, e l avere sempre negli occhi e nella testa quella idea un po visionaria di un mare, di un altrove, di uno spazio libero. Moltissimi genovesi dicono Non potrei vivere in una città senza mare. Avere quella visuale fa parte della loro impostazione mentale. Aggiungete un forte vento costante, l attitudine al lamento vittimista e sarcastico (il famoso mugugno) e capirete che in questa città sono tutti un po matti, anche solo per adattarsi all ambiente. dal blog di Franco Trovate ancora info e la possibilità di commentare e scrivere a Franco su 7 CMPST #8[ ]

8 Cronache Vere Sul finire degli anni 90 c era un bel fermento, si respirava un atmosfera stimolante e frizzante. Non c era il demenziale sovraffollamento di oggi. Numero6 / Laghisecchi / Nome / Prisoner Intervista con Michele Bitossi di Simone Madrau VERTICALIZZO E BADO Michele Bitossi non è certo persona che abbia bisogno di presentazioni. E se mai ne avesse, bastano due nomi a far dire aaah ma AL SODO sì : Laghisecchi e Numero6. Compost ripercorre l ascesa del nostro, dai concerti al Palace alle pagine di Pitchfork attraverso il turbine di personaggi e comprimari più o meno celebri legati a filo doppio alle sue vicende. Piccolissimi pezzi in un mosaico sempre più importante, che nemmeno l impegno di una famiglia sembra poter limitare. una reunion. Chi vivrà aveva apprezzato il nostro lavoro. Con Andrea (Tarick1), Giorgio e Pietro si è anche parlato di vedrà... Ti racconto una storia. Era la seconda metà degli anni 90, andavo in classe in quarta o quinta liceo a Recco e di cosa succedesse a Genova non sapevo nulla. Ricordo a malapena un video dei Blindosbarra su VideoMusic. Però seguivo molto da vicino il rock indipendente, anche italiano. Era un periodo che ero in questo giro di sei o sette persone dove c era un grande spaccio di cassettine, ciascuno comprava un cd e lo copiava agli altri. Poi un giorno, tra un Rosemary Plexiglas e un Lungo I Bordi, qualcuno in qualche discorso fece sbucare il nome Laghisecchi. Aggiungendo: sono di Genova. Inevitabilmente rimasi incuriosito ma non riuscii mai a mettere le mani sopra a quel materiale. Cosa mi sono perso? Beh, ti sei perso due album in cui una band di sciammannati poco più che ventenni cercava, a mio avviso con qualche successo, una via italiana al suono che band come Pavement, Built To spill, Grandaddy, Sebadoh e altri stavano sviluppando ormai da qualche tem- 8 CMPST #8[ ] po. Dopo un ep autoprodotto nel 1995, che per quanto ingenuo e assai limitato da molti punti di vista ci ha permesso di arrivare al primo contratto discografico, abbiamo realizzato Radical Kitsch nel 1998 e Très Bien: Piano B nel Soprattutto il primo ha ricevuto un accoglienza lusinghiera da parte dei media e del pubblico, che si è dimostrato decisamente recettivo e interessato al progetto. Pensa che abbiamo anche venduto un buon numero di dischi! Si parla di altri tempi. Sul finire degli anni 90 c era un bel fermento, si respirava un atmosfera stimolante e frizzante. Non c era il demenziale sovraffollamento di oggi. Era una dimensione ideale per scrivere, produrre, suonare cose nuove. Hai citato due album di Scisma e Massimo Volume molto importanti ed estremamente rappresentativi di quel momento magico. Quanto ai Laghi si tratta di un avventura che ricordo con enorme affetto. Ci siamo divertiti alla grande e, cosa significativa, ricevo ancora adesso numerosi attestati di stima di gente che ci seguiva e Parliamo di questioni molto venali. A quanto ho capito vendevate più dischi allora, dove appunto per fare le cassettine qualcuno doveva comprare l originale, a dispetto di ora in cui comunque l annosa questione file-sharing, da un lato una croce per le vendite dei dischi, contribuisce paradossalmente anche alla visibilità di un gruppo indipendente. Pensare di arrivare a campare con queste cose in quel momento aveva più senso rispetto all oggi? In parte ti ho già risposto prima. In effetti parliamo di 10 anni fa ma sembrano molti più a causa della velocità con cui la tecnologia ha bruciato le tappe. Allora c era sicuramente maggiore meritocrazia e selezione: se volevi farti produrre un disco in qualche modo dovevi meritartelo, convincendo pienamente l etichetta (indie o major) di turno. Non essendo per niente sviluppato il concetto di home-recording i costi di produzione erano decisamente più alti rispetto ad oggi e, fatalmente, c era molta più

9 Michele - foto di Anna Positano ponderatezza, ragionamento, attenzione di adesso. Non parliamo poi del file-sharing, che come sanno anche le pietre ha rivoluzionato tutto e ha riscritto le regole del gioco. Quanto alle vendite: certamente si vendevano più dischi, e tutta una serie di contingenze alimentava la fiducia che si potesse fare della musica il proprio lavoro. Rimanendo su toni internettiani, e se proprio vogliamo parlare di scena di allora, sei d accordo con quanti affermano che tale definizione avesse più senso in quel periodo, dove l assenza del web 2.0 rendeva più autentici i rapporti tra i gruppi, le persone, le associazioni e i locali che animavano la città? Che mazzo ti sei fatto, in termini di comunicazione, per far arrivare i Laghisecchi dalla saletta al buon livello di popolarità che avevate raggiunto? Tocchi un tasto per me piuttosto nevralgico e significativo. Oggi viviamo un momento stranissimo, a tratti assurdo e inquietante a proposito dei rapporti interpersonali, e non mi riferisco solo al campo musicale, che comunque per varie ragioni può tranquillamente essere preso a paradigma di tante altre sfere che implicano i contatti tra le persone. Ogni giorno la gente tende a evitarsi o a mandarsi affanculo nella vita reale per poi diventare disponibilissima, affabile, brillante dietro una tastiera e un monitor, per interminabili sessioni su Facebook. È agghiacciante. Senza internet c erano miliardi di opportunità in meno, questo è certo. Esistevano però contatti e rapporti più autentici e sentiti fra individui. Ricordo con affetto e orgoglio gli anni 90 quando organizzavo con altri serate incredibili al circolo Giustiniani, al Palace di Quarto e in altri posti ancora. I concerti Laghisecchi-Age. Regnava una passione sconfinata e le soddisfazioni arrivavano sia in termini di risposta del pubblico che (incredibile a dirsi) sul versante economico. Mi sono sicuramente dato da fare molto per promuovere i miei progetti. Lo faccio da sempre e sempre lo farò, almeno fino a quando crederò in ciò che faccio e a prescindere da etichette e uffici stampa. Chi era Michele in quel periodo? Come ti senti cambiato umanamente ed artisticamente da allora ad oggi? Ero un poco più che ventenne alle prese con la Facoltà di Lettere Moderne (poi terminata con non poca forza di volontà) che dedicava molto del suo tempo alla scrittura di canzoni, a tentativi più o meno sensati di produzione delle stesse, a suonarle con i suoi amici, a organizzare concerti, serate danzanti, pazzeggiare parecchio. Sento di essere molto cambiato Cronache Vere Sento di essere molto cambiato e trovo che ciò sia assolutamente nell ordine delle cose. e trovo che ciò sia assolutamente nell ordine delle cose. Proprio in questi giorni sto scrivendo un testo di un brano nuovo che parla del fatto che alcuni dei miei amici conducono praticamente la stessa identica vita di anni fa; fanno le stesse cose. Alcune le condivido, altre proprio non le capisco: nel dubbio mi faccio i cazzi miei e, se mai, ne parlo in una canzone. Io sono diventato papà di un bambino splendido di un anno e mezzo. Ho priorità diverse da quelle di un tempo, mi piace passare del tempo con lui e con la mia ragazza, scrivere, cose così. Artisticamente spero di aver sviluppato il mio songwriting in una direzione più matura e consapevole. Una cosa che noto con soddisfazione è che, belle o brutte che siano, riesco a scrivere pezzi più diretti, semplici, d impatto. Un tempo ero intimorito dalla semplicità che confondevo pericolosamente con la banalità, impelagandomi in prolissità disastrose e parlandomi addosso. Tocco una questione magari spinosa, magari no. In quasi due anni che frequento i locali genovesi non ricordo concerti dei Numero6. Se ci sono stati comunque sono stati decisamente pochi. Di mezzo c è il problema di cui si parlava a suo tempo con Ex-Otago (ovvero quello sacrosanto per cui un gruppo si trova a chiedersi: se il nostro cachet cresce e in tutta Italia suoniamo a una cifra tot perchè dobbiamo suonare gratis o a meno solo perchè siamo di Genova? )? O ci sono altre questioni di mezzo? In effetti l ultimo concerto dei Numero6 a Genova risale a circa un anno e mezzo fa. In linea di massima non ho alcun problema concettuale a suonare nella ma città, anzi. Diciamo tranquillamente che il pubblico di Genova non ha mai appoggiato e sostenuto davvero le realtà locali, cosa che al contrario accade regolarmente in tantissime altre città, grandi, 9 CMPST #8[ ]

10 Cronache Vere Il fatto di regalare un disco gratuitamente on line è ormai qualcosa di piuttosto ordinario. medie e piccole. Gli stimoli a esibirsi qui non sono quindi immensi. Detto questo i Numero6 dopo il tour di Dovessi mai svegliarmi hanno deciso che i prossimi concerti sarebbero avvenuti dopo il prossimo album. Non erano quindi previste esibizioni live di supporto all ultimo ep, uscito nel maggio scorso. Ci stiamo prendendo quindi una lunga pausa (riprenderemo a suonare dal vivo non prima dell estate 2009) anche perché la band si sta riassestando dopo alcuni cambi di organico. Detto questo la questione cachet per quanto ci riguarda andrà intesa in senso lato, e non solamente in relazione a Genova: d ora in poi o verremo pagati quello che riteniamo il giusto per la nostra prestazione lavorativa o ce ne staremo a casa a fare altro. Capisco e condivido pienamente, per altro, il punto di vista degli amici Ex-Otago: anche noi ci siamo trovati in situazioni del genere, sgradevoli e imbarazzanti. Non bastasse ciò, e premesso che la mia memoria visiva è terrificante, non ricordo di avervi mai visto ai concerti altrui qui a Genova (sempre limitandomi ovviamente alle ultime due stagioni). Non frequento molto il Milk, magari siete passati di lì - ma Buridda niente, e Checkmate ancora meno. Ok, siete gente impegnata che fa video e tour in giro per l Italia. Poi? Famiglia? Rispondo a titolo personale perché non amo farmi troppo i cazzi degli altri... In effetti negli ultimi due anni ho frequentato poco e niente le serate indie genovesi nei locali che citi. Questo per una serie di ragioni tra cui la più importante è, come ti ho accennato, che sono diventato papà. La cosa, puoi immaginare, mi ha totalmente rivoluzionato la vita. Esco molto meno di prima la sera perché preferisco stare con mio figlio; quando lo faccio frequento i concerti solo quando c è qualcosa che realmente mi 10 CMPST #8[ ] Numero6 Truogoli di Santa Brigida - foto di Anna Positano interessa, diversamente uso il tempo libero che ho per suonare, scrivere, stare con i miei amici. Detto questo al Milk ci sono stato proprio 3 giorni fa a vedere gli esmen, un gruppo genovese a mio avviso validissimo, a cui ho anche dato una mano nella promozione del singolo Who Cares?. Numero6 è un progetto che lega a sè nomi piuttosto noti nell ambiente. Sono coinvolgimenti ben noti a chi vi segue e anche a chi non vi segue da vicino, ma credo siano in pochi a sapere come tu e queste persone siate entrati in contatto ed è su questo punto che vorrei farti soffermare: quali storie, quali incroci più o meno casuali vi hanno portato prima a incontrarvi e poi a decidere una collaborazione? Partiamo da una mia conoscenza: Filippo Quaglia (Q, intervistato sullo scorso numero di Compost, NdSimo). Con Filippo ci conosciamo ormai da parecchi anni. E prima di tutto un carissimo amico, con cui mi trovo perfettamente a mio agio. Abbiamo iniziato a collaborare in occasione del progetto messo in piedi insieme a Enrico Brizzi. Filippo di fatto non fa parte ufficialmente dei Numero6 ma gravita attivamente intorno aila band e ad altri nostri progetti portando ottime idee e buon umore. Altro amico, ma più di vecchia data (Compost#1, NdSimo): Lorenzo Vignolo.

11 Con Lorenzo la collaborazione risale al 2003, anno in cui girammo il nostro primo videoclip serio, ossia La Stabilità, che poi ebbe una fortuna mediatica enorme rispetto alle aspettative. Da lì abbiamo realizzato insieme a lui altre quattro volte lavorando sempre in sintonia e con grande voglia di condividere la creatività per fare dei video che ci rappresentassero davvero e non fossero semplicemente un mero esercizio di stile. Noi siamo impegnati da sempre nella scrittura e nella realizzazione di nostri video, di cui spesso siamo anche produttori esecutivi. Da poco tempo, fra l altro, abbiamo iniziato a fare video anche per altri artisti. In quest ottica devo dire che con Lorenzo ci siamo sempre trovati bene, sia per quanto concerne gli aspetti creativi che per quelli più meramente organizzativi. Procedo. Enrico Veronese. Beh, Enver è un mio caro amico. Lo considero uno dei più grandi appassionati di musica indie che ci siano in Italia. E una persona pura, sincera e vera fino in fondo, senza mezzi termini, a costo di risultare antipatico. Gli voglio un sacco di bene e gli sono molto riconoscente per l appoggio che ci ha dato fin dall inizio e che ci continua a dare. Lui di fatto è un agitatore della scena indie italiana. Quando sposa un progetto lo supporta in tutto e per tutto con una passione e una tenacia incredibili. Penso, per esempio, alla spinta che ha dato agli Offllaga Disco Pax degli inizi. Di Enrico in Enrico: Brizzi. Anche lui un carissimo amico, oltre che uno scrittore che da sempre apprezzo. Lo avevamo contattato per partecipare a Dovessi mai svegliarmi insieme agli altri autori che ci hanno regalato uno scritto inedito da pubblicare sul booklet del cd. In quell occasione non ha potuto partecipare. Mi ha poi telefonato un giorno di circa due anni fa coprendomi di complimenti per il disco. A quel punto ho colto la palla al balzo chiededendogli un testo per un inedito: lui ha accettato e, nel giro di 3 giorni, mi ha spedito via mail le liriche di Navi Stanche Di Burrasca. Da lì è nata una collaborazione che ci ha portato a realizzare Il Pellegrino Dalle braccia D Inchiostrro: Reading In Concerto Per Viandanti Del XXI Secolo, un disco di canzoni inedite con testi tratti da quello che ormai è il suo penultimo romanzo in cui noi suoniamo e cantiamo e lui declama; a mio avviso tale disco, che uscirà nel corso del 2009, stupirà molti. Nel frattempo abbiamo fatto insieme a lui tantissime date dal vivo riscuotendo un successo davvero incoraggiante. E infine, immancabile, Will Oldham. Beh, io sono da sempre un suo fan. Lo considero un grande songwriter e amo il tuo timbro vocale. Un giorno mi è saltato in mente di provare a contattarlo per proporgli una collaborazione con noi; nella fattispecie mi sarebbe piaciuto da matti sentirlo cantare in una nostra canzone. Gli ho scritto e, dopo qualche giorno, mi ha risposto dicendo che avrebbe lavorato volentieri con noi a patto di poter cantare in italiano. La cosa sulle prime mi ha lasciato un tantino perplesso. Poi ho realizzato che potenzialmente poteva trattarsi di una straordinaria figata. Quando mi è arrivato a casa il cd con le sue tracce vocali ho avuto la piena conferma di questa sensazione. E stato commovente ascoltare Bonnie Prince Billy cantare e interpretare Da Piccolissimi Pezzi. Fra l altro si è confrontato con un testo pieno di parole particolari e complicate. Questo featuring ci inorgoglisce tantissimo e ci ha permesso di fare capolino con il nostro ultimo ep (in cui è presente il pezzo cantato da Will) in importanti siti web e radio stranieri. A proposito: aneddoti su Pitchfork? Sapevi che vi avrebbero recensito? In caso negativo, quale è stata la reazione dei Numero6 quando avete aperto quella pagina? In effetti sapevo che sarebbe uscito qualcosa perché un loro giornalista mi ha scritto Numero 6 Cronache Vere chiedendomi il permesso (figurati un po! ;) ) di pubblicare un articolo a proposito dell ep e, in particolare, relativamente alla collaborazione con Will Oldham. Ho ovviamente acconsentito. Quando poi ho visto la recensione su quella che da molti è considerata una vera e propria bibbia della musica indie mondiale mi sono abbastanza emozionato. E stata un uscita piuttosto importante: i download dell ep hanno subito un impennata impressionante da tutto il mondo perché su Pitchfork capitano ogni giorno centinaia di migliaia di navigatori. Una grande soddisfazione per noi, senza alcun dubbio. L ep in questione, Quando Arriva La Gente Si Sente Meglio, è uscito, ed è tuttora, in download gratuito da : una scelta motivata da qualcosa in particolare o la semplice voglia di fare un regalo al vostro pubblico? La situazione del mercato discografico è ormai precipitata. Dischi non se ne vendono più. Si continuano a fare perché il supporto continua a essere ancora un biglietto da visita fisico importante da presentare ai media oltre che un gadget da provare a piazzare ai concerti. Il fatto di regalare un disco gratuitamente on line è ormai qualcosa di piuttosto ordinario; casi eclatanti come quello dei Radiohead hanno provocato un vero e proprio terremoto. Nel nostro piccolo abbiamo optato per questa so- 11 CMPST #8[ ]

12 Cronache Vere luzione al fine di testarla. I risultati dell operazione sono ad oggi davvero sorprendenti: si parla di più di 8000 download. Accade talvolta che ascoltando un testo ci ritrovi un pezzetto di vita vissuta. Con i Numero6 mi è capitato ascoltando Automatici. Mi sono allora chiesto quale fosse la storia dietro a quel testo, quella che l ha ispirata. E ora lo chiedo a te, a patto che questo non ti costringa a scendere troppo nel personale. Ho scritto quel testo partendo da una situazione effettivamente personale. Ho poi provato a dare alle liriche un taglio universale, dato che si parla di un qualcosa che a mio avviso accade piuttosto spesso nelle dinamiche di coppia. Sono contento che ti sia riconosciuto in quel testo. È successo in effetti a parecchia altra gente che, facendomelo notare, mi ha riempito di gioia. Rimanendo su Dovessi Mai Svegliarmi: in Verso Casa dichiari che ne hai abbastanza di sti trenta stronzi che si osservano tra loro, senza mai 12 CMPST #8[ ] rivolgere uno sguardo a chi per sbaglio questa sera sta sudando sopra il palco. Una presa di posizione tosta, ma indiscutibilmente sacrosanta. Il dito era puntato su un generico pubblico indie oppure, venendo tu da Genova, ti riferivi anche solo minimamente al pubblico locale, tradizionalmente freddino sul piano della partecipazione fisica? Guarda, ho scritto di getto il testo di quella canzone una notte, intorno alle 3. Ero appena rincasato. Ne venivo da uno dei locali genovesi che hai citato prima in cui si era svolto un grande concerto di una grande band. Nel corso della serata ho notato una serie di cose che puntualmente capitano in queste situazioni. Mi riferisco in particolare all atteggiamento di certo pubblico di area indie, che si pone spesso in maniera del tutto irritante e che farebbe bene a farsi un esame di coscienza. Devo dirti che parecchio dello scazzo che ho maturato nei confronti delle esibizioni live dipende, oltre che dalle situazioni tecniche piuttosto demenziali che si trovano in giro, dall atteggiamento distruttivo di certa gente. In quella canzone parlo di Genova e, di conseguenza, del pubblico locale. Inevitabile la domanda su quello che succederà adesso. Filippo mi accennava la scorsa stagione che l album nuovo dei Numero6 è in cantiere ma che tu stavi ancora scrivendo. Ora che sono passati alcuni mesi, ti senti di poter anticipare qualcosa di più in merito? Nuove collaborazioni, qualche svolta in mente a livello di suono? Attualmente sono impegnato in un progetto parallelo piuttosto misterioso (i Nome, NdSimo) che pare stia funzionando bene. Per ora è uscito un singolo, poi ne uscirà un altro e si sta progettando l album. Le nuove canzoni dei Numero6 stanno venendo fuori. Non abbiamo fretta, ci prenderemo tutto il tempo di cui abbiamo bisogno per fare le cose bene e, soprattutto, esattamente come vogliamo. Collaborazioni immagino ce ne saranno; ho già qualche idea Diciamo tranquillamente che il pubblico di Genova non ha mai appoggiato e sos tenu to dav vero le real - tà locali, cosa che al con - trario accade regolarmen - te in tantissime altre città, grandi, medie e piccole. ma preferisco non anticipare niente. Per quanto riguarda il suono avrei voglia di fare un album veloce, frizzante e rumoroso, per cui uscirà certamente un disco acustico. In questi casi l imprevedibilità e all ordine del giorno. In ogni caso sono dell idea che, al giorno d oggi, prima di buttare fuori un album bisogna pensarci molto bene. Con tutte le uscite che ci sono il rischio di bruciarlo è sempre dietro l angolo. Credo sia opportuno gestire oculatamente le uscite, magari centellinandole e cercando di creare attenzione progressivamente attorno a un progetto. In questo senso editare dei singoli non è male. Per finire: all inizio dell intervista ti ho mentito. Ho un altro ricordo dei Laghisecchi. Se ti dico Help!, Red Ronnie e TMC2 provi ribrezzo, nostalgia o fai spallucce? Red Ronnie e i suoi programmi, discutibilissimi quanto si vuole per una miriade di ragioni, rimangono di fatto gli ultimi in cui progetti più o meno emergenti avevano a disposizione uno spazio per presentare le loro canzoni, dal vivo, in televisione. Attualmente non mi risulta che esistano situazioni di questo tipo. Aggiungo anche che i frangenti in cui andammo ospiti a Help! coincidono con un periodo della mia vita molto sbarazzino, per cui li ricordo con molto piacere. Più info su Michele andate su

13 Credimi, quando passo adesso da Cornigliano e vedo la nuova skyline mi fa ancora effetto: un reset della memoria. Nolider / Bumaye / Bazooka Intervista con Giuseppe Caroleo di Matteo Casari AMMAZZALO! Spesso parliamo con persone che hanno fatto del gran casino anni e anni prima che noi arrivassimo anche solo a formalizzare l idea di musica indipendente. In questo numero, dalla gestazione lunga e laboriosa, mi sono scavato e scelto la possibilità di scambiare qualche domanda con uno di quelli che vedevo da sotto il palco anche io. Gli anni 90, la loro seconda parte, è un territorio in cui molte delle dinamiche dei decenni precedenti sono andate a farsi benedire, sulla scorta di un miraggio di farcela, come chi arrivava al giro del Consorzio Produttori piuttosto che a chi si mescolava al fermento nazionale più o meno già video-attivo. Si parla dello stesso decennio in cui, però, le meccaniche negative contro cui diamo testate giornalmente, in questa città, si sono consolidate e hanno messo radici tali da risultare inattaccabili. In quello squarcio di fine millennio si inserirono i Nolider e il giro di gruppi quivi citati. In qualche maniera non godettero delle gioie del tutto è possibile, pur credendoci, ma furono le prime vittime sacrificali di questi ultimi anni. Così Giuseppe si è letteralmente forgiato una nuova ragione sociale, Bumaye, che sta producendo materiale di design al confine con l arte. E, finalmente, ha trovato il tempo per dedicarsi un po alla musica col progetto Bazooka. Nolider, un disco solo Ornitorinco del era in studio con noi quei giorni, poi 1999 uscito per Devega. Che fine avete succede che dieci anni di band li senti sulla schiena, hai aspettative che ti fatto? Nolider... Nel 99 stavamo registrando quello che doveva essere il secon- 4 birre medie, non vedevo evoluzione, consumano, non vuoi più suonare per do disco, all epoca lavoravo in Polonia, navi, piattaforme petrolifere, Leo inizia ad ammalarsi, io sentivo di ma dove cazzo andiamo così? Poi Leo non Produzioni aver più granchè da dire davanti a un microfono, e ho mollato il gruppo. Andrea Cussotti, Antonio Bordino e Danilo Rolle fortunatamente stanno bene e gli auguro il meglio. Non eravate metal, non eravate noise, non eravate hiphop... Cosa diavolo cercavate di fare? Oggi il crossover come genere musicale è codificato digerito e fuorimoda...c era più rock nell aria, a mezzogiorno vedevi i video dei Nirvana e dei R.A.T.M., e vedevi gente in giro con tshirt dei Primus o dei Fugazi, provavamo a dire la nostra, e cercando di copiare quelli bravi uscivano cose alla fine personali. Dieci anni soltanto dalla registrazione del disco ma le cose sono cambiate radicalmente a livello globale. Quanto era difficile arrivare al cd? Voi foste gli unici di quel giro a produrre qualcosa in pù della cassettina di ordinanza. La preproduzione con Vittorio Dellacasa, ci aprì le porte del giro grosso, il disco fu registrato da Carlo U.Rossi, nei suoi Transeuropa studio di Torino, sacrifici e salvadanai rotti. Mille copie vendute, ma senza una distribuzione seria anche il disco più bello è come non farlo. 13 CMPST #8[ ]

14 Produzioni Sul gasometro di Cornigliano L anno scorso avete fatto un concerto al Milk, nessuna voglia di tornare? Il concerto al Milk era un omaggio a Leo, a cinque anni dalla sua scomparsa. È stato emozionante, è stato bellissimo rivedere gli altri, fare gli stupidi in sala prove, improvvisare cose nuove: Si dai! Allora ci rivediamo! Minchia si! Hai sentito che pezzone che è uscito? Dai! La settimana prossima... Poi vince la vita che stai vivendo, il lavoro, il divano, il telecomando, gli altri progetti... Forse è stato bello così, senza programmi. Spesso su myspace mi chiedono dei Nolider, voglio fare la paginetta nostalgica con il video di quel concerto... Della scena cittadina più pestona attuale segui nessuno? In homepage ho un pezzo dei 2novembre e nel lettore mp3 gli Stalker... Quest estate li ho visti suonare entram- Mille copie vendute, ma senza una distribuzione seria anche il disco più bello è come non farlo. 14 CMPST #8[ ] bi a villa Serra: i primi li ho trovati maturi, belli pastosi, caldi e rumorosi, meritano più attenzione di quella che hanno, gli Stalker hanno scatenato l apocalisse, fuori dal tendone il diluvio, felpe con i cappucci che ondeggiano, un suono enorme e preciso, marziale, un performer come Alberto Fascetta è un bene cittadino da tutelare, alta scuola H.C. Compagni di viaggio di quel periodo? i Bluma? i Voyeur? Che aria tirava? Anche loro si sono cibati dell illusione di quei momenti, dove sembrava possibile per tutti poter fare i musicisti per davvero. Leonardo Montaruli. Di Leo su Compost non abbiamo mai parlato. Manca a chi lo conosceva appena, posso immaginarmi a chi lo frequentava. L artista Leonardo Montaruli son sicuro che avrebbe fatto parlare di sè: un grande illustratore, un b-boy con un flow invidiabile, aveva stile da vendere e una testa fresca, aveva le antenne tese. L amico Leo, posso solo dire che mi manca di brutto, solo oggi riesco ad avere quel minimo di distacco tecnico che mi permette di scriverne. Ho in cantiere una specie di romanzo, che si intitolerà Leo, è questo che siamo, la frase è rubata al grande Emidio Clementi. Ci sono io che gli racconto cos è successo in questi anni, proprio come farei se mi spuntasse davanti, al bar, in fila per un concerto, alla fermata della metro di Brin. il tipo di dialogo e confronto che mi manca. Bumaye / Anello Con i Topi Muschiati per certi versi ti sei ibridato recentemente... Ho sentito su myspace il progetto Bazooka con Q. Solo un divertissement o ci prenderai gusto? Avete intenzione di proporlo anche live? Bazooka ci stà piacendo sempre di più, con Q abbiamo un approccio talmente facile che evitiamo tutte le menate da progetto musicale, zero stress...non puzziamo di saletta, lavoriamo nel suo studio casalingo bello e profumato. Vantaggi del elettronica. C è fiducia e stima reciproca, non ce lo aspettavamo, ma inizia ad esserci l interesse di alcune etichette, vedremo. Circa il live stiamo cercando di costruirlo, penso che in primavera si farà qualcosa.

15 Bumaye / Giuseppe Oggi ti occupi prevalentemente di design e delle tue collezioni di anelli, personali e riconoscibilissimi, nonchè diffusissimi a livello cittadino. Riesci ad uscire da Genova con questo progetto? Com è nata la questione gioielli fatti di lavoro? Il progetto Bumaye nasce a seguito del vuoto creativo del dopo Nolider. Facevo(e faccio) il carpentiere, lavoravo il ferro e ho provato a guardare dei tubi in maniera diversa: i primi pezzi sono nati in Polonia per ammortizzare il terrore che avevo durante le C era più rock nell aria, a mezzogiorno vedevi i video dei Nirvana e dei R.A.T.M. tempeste nel Baltico, Poi pian piano è diventato il mio modo di raccontare i vari immaginari che mi girano in testa, fino a produrre pezzi per l arredamento e vari elementi di interior design. Il 13 dicembre presenterò presso Violabox (via Trebisonda 56) la nuova collezione Scars. Posso dirti che è dura, che ho grandi soddisfazioni ma grande precarietà, dall America arrivano un sacco di Wow! Great work!, ma con i complimenti ci riempi l ego, non la pancia... È sempre una vita da stuntman per chi sceglie di vivere con la propria espressione... Dunque cicatrici... Non riesco più a trovare l intervista che ti feci giusto nel 99 per Marstyle: pare che internet l abbia fagocitata e distrutta. Ma mi ricordo che finimmo a parlare di boiler da barca. Tra i tanti lavori che hai fatto, hai operato a lungo sui Gasometri di Cornigliano, ormai dismessi e in demolizione. Cosa pensi di tutte le trasformazioni urbane che abbiamo visto in atto in città negli ultimi vent anni? Che vista dai 107 m di altezza del Gasometro grande! metri cubi di gas! Abbiam fatto la guardia ad un arma di distruzione di massa! Avendo lavorato in quella specie di penitenziario che è l Ilva, quel luogo l ho soprattutto odiato, ma credimi, quando passo adesso da Cornigliano e vedo la nuova skyline mi fa ancora effetto, un reset Nolider / Antonio Produzioni della memoria, dove mi trovo? Speravo in interventi che mantenessero almeno il ricordo dell epopea industriale di Genova.Il fatto è che ciò che altrove si chiama archeologia industriale qui è solo ferro vecchio, da spianare per far posto a pile di container, poi mettiamo due panchine per i vecchi e un bel discount... Chi come me ha lavorato in quel luogo e ha vissuto questa trasformazione è paragonabile ad un esploratore che viene spedito indietro nel tempo, mezz ora prima dell estinzione dei dinosauri. Più info sulle at ti - vità di Giuseppe su h t t p : / / w w w. m y s p a c e. com/ bazookasound h t t p : / / w w w. m y s p a c e. com/ bumayedesign h t t p : // w w w. b u m a y e.et s y. com ht tp://w w w.bumaye.it 15 CMPST #8[ ]

16 Esperimenti Ci siamo trovati e secondo me abbiamo subito iniziato a fare delle belle cose di ricerca, ed è quello che cerchiamo di continuare a fare. St.Ride / Mongoholi Nasi / Uomi Intervista con Maurizio Gusmerini e Edoardo Grandi di Daniele Guasco TERRITORI (NON) COMUNI Non è facile intervistare gli St.Ride, del resto si tratta di una esperienza di musica sperimentale made in Genova tanto conosciuta e rispettata fuori dai confini cittadini quando oscura e poco conosciuta nei suoi contorni esterni ai contenuti dei loro dischi e dei loro concerti. Conoscerli meglio anche come persone è una novità, ed è stato anche un incontro molto piacevole condito da fatti strani come un telefono staccato da anni che inizia a squillare in una scena da film horror giapponese a metà intervista nel loro splendido studio di registrazione. Ecco quindi il resoconto dell incontro con uno dei progetti più prolifici ma anche meno conosciuti dell attuale panorama musicale genovese. Partirei chiedendovi cosa c è stato per voi artisticamente prima degli St.ride. Progettando questo articolo constatavo come non ci fossero notizie su di voi in ambito musicale precedenti al cosa facevate quindi prima di iniziare questo progetto? Maurizio: Io sono sempre stato un accanito ascoltatore e ho iniziato a fare musica proprio con gli St.Ride. In precedenza ho solo svolto un po di attività come dj, nell ultimo periodo dello Psycho, poi al Lucrezia ed in seguito al Buscavida. Edoardo: Io invece pur non suonando avevo già lo studio, quindi per me la musica era un lavoro prima di tutto. Avevamo 16 CMPST #8[ ] registrato un po di gente, magari aiutando, ma come musicista vero e proprio prima degli St.Ride avevo fatto veramente poco e niente. Con lui ci siamo trovati e secondo me abbiamo subito iniziato a fare delle belle cose di ricerca, ed è quello che cerchiamo di continuare a fare. Quindi possiamo dire che gli St.Ride nascono come progetto vergine, immune da esperienze precedenti? M.: Si certamente, io non avevo mai suonato nulla prima di iniziare questo progetto. È una partenza da zero che è nata da una voglia di fare. Edo aveva già la sua professionalità per lo studio, aveva lavorato anche per delle installazioni. E.: Si, ma molti anni fa, materiale per delle installazioni, colonne sonore, lavoretti sporadici però, quello a cui tengo però sono le cose che faccio adesso con lui. Poi lavorando in studio principalmente lavori per gli altri, non per te stesso e per la tua espressione. Andando invece a parlare in maniera diretta del progetto St.Ride partirei da questo concetto di confraternita su cui insistete molto sul vostro sito. M.: Il concetto di confraternita nacque come scherzo, ma neanche troppo. L idea di gruppo tradizionale, o comunque dei ragazzini che si mettono insieme per beccare della figa suonando, per noi era proprio fuori portata come cosa. Diciamo che abbiamo accentuato molto per avere un contesto in cui non prenderci troppo sul serio, per evitare anche la retorica o un certo tipo di supponenza. Quindi ci piaceva questo concetto di confraternita di cui possono far parte un tot di persone, esistenti o meno, anche perché non ci piace metterci sugli scudi o raccontare

17 È molto difficile trovare un modo per definire come io e lui riusciamo a interagire, è un tipo di rapporto artistico in continua evoluzione. noi stessi, l importante è che poi la musica parli per noi. L intenzione è e resta buttare giù qualcosa che possa essere interessante, non troppo scontato, e da questo nasce anche l idea della confraternita, dare un idea delle cose che facciamo senza farle cadere dall alto. Il progetto St.Ride infatti pur partendo da voi due mi sembra infatti molto aperto come progetto. M.: Abbiamo effettuato delle collaborazioni con altri musicisti (tra cui vorrei citare Dubmaster Spillus, una persona adorabile, con cui c è un amicizia di lunga data), ma non hanno avuto ulteriori sviluppi, anche se non è detto che in futuro non riproveremo. Secondo me St.Ride siamo e rimaniamo io e Edo, è già abbastanza difficile per noi due sintonizzarci e trovare un campo su cui andarsi a confrontare. Le collaborazioni sono stati dei tentativi dettati anche dalla voglia di relazionarci di più con l esterno e per provare approcci diversi con la materia, che però alla fine ci hanno mostrato che i risultati più coerenti con le nostre intenzioni li otteniamo al meglio quando ci confrontiamo solo noi due. È molto difficile trovare un modo per definire come io e lui riusciamo a interagire, è un tipo di rapporto artistico in continua evoluzione. E.: Io ho iniziato a suonare con lui perché musicalmente era molto anarchico. In studio venivano soprattutto giovani per imparare e per avere un punto di riferimento per creare qualcosa di buono anche tecnicamente; il mio socio è un insegnante di musica per cui la maggior parte dei gruppi che entravano qua dentro venivano a cercare la precisione del basso che entra con la cassa, la voce giusta, clichè già conosciuti. Poi mi sono trovato con lui in una situazione in cui ero l alieno quando dicevo frasi del tipo Questa cosa non può tenere, non è nei canoni giusti, mentre Maurizio riusciva a dare l irrazionale alle cose che facevamo. Allora ci siamo lasciati andare, lui veniva un po verso le mie idee mentre io mi spostavo molto verso di lui, diciamo che lo scambio non è stato pari, io ho fatto una fatica notevole ad abbandonare certi concetti musicali, così come lui ha fatto altrettanta fatica per riuscire a inventarsi alcune cose. Sicuramente la nostra fortuna è avere lo studio a disposizione che ci permette di provare molto spesso, per cui riusciamo a scambiarci tanti dati. Pur essendo però due personalità tanto diverse il risultato finale riesce ad essere ben amalgamato. M. Questo proprio grazie allo sforzo di entrambi di andare verso l altro, o comunque di trovare un territorio comune di dialogo. Maurizio (foto di Anna Positano) Esperimenti Passando a parlare dei vostri dischi, partendo dall esordio pubblicato da Snowdonia si possono notare molti cambiamenti dal punto di vista sonoro. Ad esempio Carne al fuoco è un disco molto rumoroso, pieno di fischi e feedback, mentre Se sto qui nevica è già più vicino a un idea di melodia, più elettronico. Si tratta di un evoluzione oppure sono i volti diversi del progetto St.Ride? M.: Non so dirti se si tratta di un evoluzione perché la nostra musica non segue una precisa direzione di crescita, nel senso che man mano che portiamo avanti il nostro lavoro, che impariamo delle cose, arriviamo a un confronto che ci porta sempre più in là in quella che è la nostra capacità di dialogare attraverso la musica. Non cerchiamo un percorso che parta da un punto ed arrivi ad un altro, si tratta piuttosto di sguardi diversi. Carne al fuoco è un disco live quindi deriva da una moltitudine di spunti pensati per essere suonati dal vivo, mentre Se sto qui nevica è nato in studio, è un lavoro più meditato. E.: In Se sto qui nevica c è stata una maggior ricerca verso la musicalità, anche spaziando tra possibili generi, un tentativo di avvicinarci a nostro modo a qualcosa di più ascoltabile, ma si tratta comunque di una tappa. Si può quindi dire che pur nella loro diversità ci sia una linea rintracciabile che 17 CMPST #8[ ]

18 Esperimenti unisce tutti questi album? M.: Direi di si, anche se non ti so dire quale. E.: Effettivamente c è, particolarmente nei primi due o tre lavori, poi abbiamo preso preso una strada più live, più immediata, meno meditata. Il disco su Snowdonia mi piace ancora adesso, ma lo trovo meno personale delle cose che abbiamo fatto in seguito, St.ride sucks ad esempio è molto rumoroso ma non abbiamo cercato di condirlo con ritmiche come quelle che componevamo agli esordi. M.: Nei nostri primi lavori ci dedicavamo a un elettronica vicina al loop e a un certo tipo di ripetitività, col tempo abbiamo cercato di slegarci da quest ottica che trovavamo un po limitante per i nostri obbiettivi, abbandonare il loop, il sample per dirigerci verso una costruzione più libera dei brani. Io ho imparato a usare qualche strumento. Ma quindi mancando una direzione unitaria, se qualcuno che non ha mai ascoltato i vostri brani vi chiedesse che musica fate cosa rispondereste? Io vi trovo molto indefinibili come gruppo, anche parlando di avanguardie musicali. M.: Questa è una cosa a cui teniamo molto, portare avanti il nostro discorso personale e non essere legati a nessun tipo di genere che renderebbe limitante il nostro lavoro. Quello che ci interessa è tirare fuori le nostre urgenze, ciò che peschiamo dalla nostra nostra visione del mondo, nella nostra vita. Questa è una cosa a cui teniamo molto, portare avanti il nostro discorso personale e non essere legati a nessun tipo di genere che renderebbe limitante il nostro lavoro. 18 CMPST #8[ ] Maurizio e Edo - Live In Buridda 2007 (foto di Anna Positano - theredbird.org) Passiamo alla vostra dimensione live. Dal mio punto di vista la prima volta che vi avevo sentito dal vivo non mi eravate piaciuti niente, vi avevo trovato freddissimi. Invece la seconda volta eravate già più vicini al pubblico, più legati a chi avevate davanti e vi ascoltava. Come affrontate i vostri concerti e come si è evoluto il vostro rapporto con il palco? E.: Adesso Maurizio ha anche la chitarra, mentre prima suonava solamente con dei lettori cd. M.: Si, usavo dei lettori cd anche per la difficoltà di ricreare certi suoni dal vivo. La chitarra mi permette di avere anche un approccio più fisico al concerto. Poi non è che suoniamo tantissimo dal vivo, agli esordi faceva molto l inesperienza, a questo aggiungi che siamo genovesi e che l approccio freddo fa parte proprio del nostro modo di porci rispetto al pubblico. Inoltre credo che facendo elettronica come la facevamo noi si creava una sorta di scollamento percettivo, mentre suonando una strumento, chi ascolta vede quello che sto facendo e quindi si crea una percezione migliore che può portare a un miglioramento del dialogo con chi ascolta. Ho notato anche una notevole distanza tra quello che suonate su disco e quello che suonate dal vivo.

19 In certi ambienti però c è, effettivamente, una eccessiva puzza sotto il naso, quando non l idea di avere il tesoro in tasca. M: Quello che suoniamo su disco è spesso irriproducibile. All inizio ci interessava relativamente questo fattore, mentre adesso sentiamo l esigenza di creare musica suonandola live. Al momento registriamo direttamente quello che suoniamo, magari sovraregistrando altre tracce successivamente, mentre prima svolgevamo un lavoro di costruzione che che non era replicabile dal vivo; in questa nuova maniera si evita quello scollamento che c era tra concerto e disco. Già il prossimo disco che verrà pubblicato da Setola Di Maiale andrà in questa direzione. Hai già accennato alla vostra genovesità. Genova come città quanto influenza il vostro approccio alla musica? M.: Genova ci influenza al mille per mille. Noi siamo genovesi con tutti i difetti dei genovesi, facciamo una musica scoscesa, frastagliata, come il nostro territorio e come il nostro carattere. Non potrebbe uscire diversamente, spigolosa. Non possiamo evitare di essere quello che siamo. Invece dal punto di vista della musica a Genova, cosa ne pensate del suo stato attuale? M.: Se devo essere sincero non ho preferenze per qualche gruppo genovese in particolare. Anche se c è tanta buona volontà, secondo me ci sono poi troppi prodotti derivativi, strettamente di genere, trovo che ci siano poche idee realmente fresche. Personalmente preferisco chi rischia, magari facendo delle cose brutte cercando la sua strada, rispetto a chi si adagia sulle cose, magari ben fatte, ma precotte. Quando faccio il vostro nome parlando con musicisti d avanguardia o comunque legati alla sperimentazione, questi apprezzano sempre tantissimo il vostro lavoro. Cosa ne pensate delle avanguardie italiane? Io le vedo come molto produttive, ma da un lato chiuse un po troppo in se stesse, dall altro giustamente lontane da un pubblico che non sarebbe ricettivo a certe proposte. M.: Anche quando ci si dedica a certe musiche si cerca un riscontro per quello che stai facendo, poi però è facile che il ritorno di pubblico sia scarso. In parte è una conseguenza della poca disponibilità all ascolto nei confronti di musiche considerate, secondo me a torto, difficili. In più ritengo che la musica in genere non ha più il ruolo importante che aveva fino a qualche tempo fa, non è più il mezzo con cui si veicolano le emergenze, nè un media ritenuto degno di più di tante riflessioni, raramente si va oltre ad un approccio di un consumo stile patatine fritte. Credo però che la poca attenzione del pubblico sia un segnale che vada tenuto in seria considerazione, e dovrebbe indurci a fare delle analisi sull effettiva attuale capacità di comunicazione della scena. Pensando al mondo dell avanguardia mi viene prima di tutto da ridere ripensando al pezzo degli Skiantos (Largo All Avanguardia), che dovrebbe indurci tutti a prenderci un po meno sul serio (anche se, guardandoci intorno, i segnali che arrivano dal sociale non sono molto allegri). Per quello che riguarda i gruppi, a partire dagli Starfuckers /Sinistri, che secondo me sono un gruppo di livello mondiale, passando per i Vonneuman, i Jealousy Party, gli Anatrofobia, gli A Spirale e arrivando fino a musicisti come gli Harshcore o a quello che fa Malagnino, o la scena romana, di cose interessanti ce n è tantissime. In certi ambienti però c è Maurizio (foto di Anna Positano) Esperimenti effettivamente una eccessiva puzza sotto il naso quando non l idea di avere il tesoro in tasca. Per finire con un ultima domanda, se nei vostri album la musica, i rumori, la fanno da protagonisti, nei titoli dei brani c è una grande attenzione alle singole parole, tanto che spesso vanno a descrivere sia come sonorità che come immagini la canzone a cui danno il nome. M.: In realtà non è stata una cosa immediata, nel primo disco non avevamo ancora sviluppato questo tipo di idea. In conseguenza del fatto che non usiamo parole cantate, è nata l esigenza di concentrare il senso e il ruolo di un testo all interni dei titoli, che possono nascere da una ricerca o da un idea che scaturisce dal brano stesso. Hanno sempre una stretta relazione con il pezzo, anche se non sempre è direttamente consequenziale. E un fattore per noi molto importante perché aumenta la nostra possibilità di comunicare e di creare un interazione o un cortocircuito con l ascoltatore. Più info sula confraternita su h t t p : // w w w. m y s p a c e.c o m / stpuntoride 19 CMPST #8[ ]

20 Produzioni Io sono uno che crede che il dj, chi fa il dj di professione, sia il cuscinetto che sta tra l underground e la massa, io ho sempre pensato questo. Cioè, tu sei colui che mette a conoscenza. Costreet rec - Ory J Intervista con Orazio Bongiovanni di Emiliano Russo COSTRETTI A EMERGERE #1 Succedono per caso ma non senza logica, le cose. Per caso, registrando l account su un magazine on line e scorrendo la lista degli utenti, ritrovo l amico Orazio, in arte Ory J aka Punknown (www.oryj.it). Che oltre ai saluti mi linka alla sua nuova netlabel e m invita ad ascoltare le releases, scaricabili gratuitamente. Sorpresa: Costreetrec si presenta in modo superbo (www.costreetrec.com), da far invidia al sito della celeberrima M-nus. E le releases? Sono tre, tutte dannatamente buone. Nasce l esigenza di rivederci e magari fare una bella chiacchierata per impreziosire Compost, come Mat in tempi non sospetti mi aveva già invitato a fare. Logicamente. Dicevamo: Genova non esiste. Ma forse guardiamo le cose dall angolo sbagliato: a Genova, semplicemente, le vie della visibilità sono scarsamente conosciute e frequentate. Secondo me, rispetto ad una città come Milano, dove sembra di trovare di tutto, dove generi e trends sono presenti al completo, qui a Genova la stagnazione è vera solo in superficie: c è un vero e proprio sottobosco di pulsioni artistiche underground, che alla fine però restano sepolte. Non emergono. Ma la cosa incredibile è che Genova in realtà pullula di queste cose, come non ho visto da nessun altra parte. Ma magari qui si avvantaggiano situazioni molto meno interessanti, che arrivano ad una sovraesposizione immeritata. 20 CMPST #8[ ] Genova pullula di queste pulsioni artistiche, quindi. In numero superiore perfino alla succitata metropoli meneghina, ma manca la forza per consacrarle, al momento del dunque non trovano sbocchi. Altrove però paiono esserci, tra quanti operano nello stesso settore, antenne molto più concrete e attente, e non appena qualcosa di valido si agita sotto la superficie non esitano a farsi sotto. Come testimonia il manifesto di pagina 23: Londra un anno fa, il club Aquarium, una serata di culto con artisti del roster Cocoon, della Kompakt, della Border Community e tra questi, tra i nomi a caratteri più grandi, quello di Ory! A questo punto, urge sapere com è andata. E successo che dopo la mia release sull etichetta di Berlino, la Autist, ho avuto un sacco Premessa solo per quest episodio: per gli aficionados della techno, vera e propria comunità trasversale di ravers instancabili e clubbers impenitenti che si ritrovano ovunque, e senza premeditazione, ogni qual volta ha senso esserci, in Italia, nel resto d Europa, dal Club to Club al Sonar, da sperduti resort in Cornovaglia ai club di Berlino, Genova semplicemente non esiste. Dopo l età d oro, la prima metà degli anni 90, le rotte per un buon technoparty transitano sempre più al largo dalla nostra città. Ultimamente qualche segnale di risveglio c è, promettenti ma ancora flebili vagiti: sono orgogliosi tentativi di spezzare l automarginalità, ma anche gli inerziali frutti di una seconda ondata di scene, esplose su scala globale sull onda del successo della minimal, una marea di tale portata da non poter restare tagliati fuori. Qualcosa doveva muoversi per forza, insomma. Ma nonostante le increspature le nostre acque restano sempre troppo sta-

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