Quella mattina del 17 Marzo 2014 Sam si risvegliò e per la prima volta dopo 4 mesi non pensò al suo suicidio.

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1 LA PORTA DI LATO SAM Quella mattina del 17 Marzo 2014 Sam si risvegliò e per la prima volta dopo 4 mesi non pensò al suo suicidio. Nel corso di quegli ultimi mesi trascorsi prevalentemente all interno del suo appartamento del centro di Bologna Sam aveva sognato molte volte Simeone adagiato sulla cima della sua colonna, era certo che questa fosse fatta di pane secco così che l eremita in quei pochi momenti di debolezza fisica avrebbe potuto sfamarsi addentandola a piccoli bocconi. Ed ecco come sopraffatto dalle sue debolezze anche il santo più volonteroso si ritrova a terra tra gli uomini comuni. Ma quella mattina Sam dimenticò quelle immagini surreali per ricomporsi in nuove esperienze terrene. O presunte tali in quanto Sam con i piedi troppo per terra non c era mai stato, aveva studiato il pianoforte dall età di quattro anni e una volta compiuto il suo sedicesimo anno aveva lasciato altri studi per dedicarsi completamente al suo strumento. Alto, castano, illuminato dal fascino misterioso che di sovente adorna gli artisti più talentuosi, Sam aveva un istruzione classica che metteva a disposizione di un repertorio che però niente aveva a che fare con il classico. Affascinato fin da giovane dallo stile e dai testi degli Who e dei Pink Floyd, si era buttato anima e corpo alla composizione di musica e testi con brani rock pieni di vitalità. Con il tempo, insieme al suo fidato batterista, cantante ed amico Domenico erano riusciti a riempire di giovani e meno giovani i piccoli teatri di provincia ed in seguito i club di periferia di mezza Europa. who really I am diceva uno dei testi di Pete Townshend degli Who e Sam era invecchiato cercando la risposta nel tempo che trascorreva con la sua musica. Avevano suonato insieme per quasi 10 anni. Correvano i ragazzi, correvano in tutti i sensi. Erano uniti da un legame insolito. Domenico Tanda era di origine sarda e i due non avevano mai avuto nulla in comune, uno cresciuto nella mondana borghesia industriale dell entroterra emiliano, l altro ai margini della civiltà contadina isolana caratterizzati solo dalla comune passione per la musica, ma anche questa nata e cresciuta in due modi sostanzialmente diversi. Se Sam aveva trascorso intere ore della sua infanzia a studiare gli spartiti dei maestri, Domenico aveva vissuto la sua adolescenza cantando nei locali di Cagliari ed apprendendo da se a battere sui tamburi pastorali. Sam amava le donne quanto il suo pianoforte. Domenico, che al contrario di Sam era grasso e barbuto, ma aveva uno splendido sorriso e un allegria contagiosa, combinazione che lo faceva amare dalle donne di ogni paese che bazzicavano per lavoro. Se Sam si portava a casa una donna diversa ogni sera, Domenico non era da meno. Fu una sera della primavera del 2012 che i due, terminato uno spettacolo in un intimo locale giusto accanto alla torre dell orologio di Praga, guidarono senza freni per un galante appuntamento notturno verso il centro di Vienna. Sam guidava e l amico accanto cantava brani di riding with the king di Clapton per tenerlo sveglio e vigile.

2 Ma the king quella sera aveva un altro volto e non aveva voglia di suonare o cantare. Saper come le cose possono andare a finire non sempre serve ad impedire che accadano. L auto ruotò tre volte su se stessa prima di schiantarsi contro un albero della statale che da Praga porta verso l Austria ed iniziare a capottarsi come un grande sasso lanciato e fatto rotolare sulla strada da un ragazzino giocondo. Perché the king, il re, a volte pare volersi divertire con i suoi burattini terrestri. Domenico morì quella stessa notte. Sam, con il l braccio sinistro appoggiato fuori dal finestrino della vettura percorse almeno cento metri prima che tutto il meccanismo di morte si fermasse. Il suo braccio istintivamente imperniato sull asfalto si era spezzato all altezza del polso e dell omero. Sam si risveglio nell ospedale maggiore di Praga solamente la mattina del giorno seguente. Immobile nel suo letto, con lo sguardo cercò l amico Domenico senza però riuscire a scorgerlo. <We are sorry, your friend has died, his body will be transported this morning to Bologna>. < shine on you crazy diamond, splendi diamante pazzo> per lui fu naturale ripensare ai versi che i Pink Floyd dedicarono a Syd Barret. Sam ripose il capo sul cuscino e chiuse gli occhi. LA VERGINE BERBERA Per qualche minuto pensò ad Azmir. Azmir era una ragazza che viveva a Milano che lui e Domenico avevano conosciuto sul traghetto di ritorno che da Tunisi, dove erano stati per una breve vacanza, li riportava a Civitavecchia. Era talmente bella che fu impossibile non notarla. Discendente di berberi tunisini, la sua carnagione aveva il colore dei datteri maturati al sole del deserto. I suoi occhi profondi avevano vagamente ricambiato lo sguardo di Sam mentre Domenico, da vero amico, si era lasciato fuori dal gioco. Di Azmir Sam ricordò il tatuaggio disegnato sul pube, un leone trafitto da una lancia verticale. Azmir era intimamente completamente depilata ed il disegno si notava chiaro e sensuale. Lei girava per il ponte accarezzando i corrimano con passo rapido e silenzioso, come stesse fuggendo ad un ignoto fantasma, Sam la seguiva con lo sguardo che ogni quattro o cinque passi si incrociava con quello di lei. Ma di Azmir Sam ricordava soprattutto la sua storia. La ragazza, una volta giunta in Italia a Bergamo aveva incominciato la sua nuova vita lasciando le difficoltà di una Tunisia ancora da formare, si era fidanzata con un ragazzo italiano, dopo un solo anno lui la portò a cena dai suoi, quell appartamento al secondo piano di una palazzina di via Paleocapa, arredato con un mobilio ne povero ne lussuoso ed impoverito da un finto camino e da chincaglieria certamente racimolata in qualche grosso shopping center la lasciò con in bocca un gusto di latte andato a male. Aveva pochissimi amici, ma anche quei pochi non le piacevano affatto. Spesso dava di matto alzando la voce e mettendosi a dare calci alle sedie del tavolo di cucina e a tutto ciò che le capitava intorno. <Azmir e quindi?> le aveva chiesto Sam, curioso di conoscere l intera storia.

3 <sono stata a trovare i miei nonni>- aveva risposto lei < è da troppo tempo che non li vedevo. Rientro in Italia per il lavoro, ma non so ancora se e quanto mi fermerò. Da quando sono nel vostro paese mi sono completamente persa, <tu, di dove sei invece?> <sto in Emilia>- aveva risposto Sam con aria assente. <A dirti il vero nessuno sa che sto rientrando>- continuò lei, <in effetti sono stata indecisa fino all ultimo momento se tornare oppure no. Sam, diminutivo di Samuele vero? E un nome buffo e mi ricorda l opera teatrale di Woody Allen, anche tu porti una maschera per sedurre le donne che incontri?> <Tutti gli uomini portano una maschera, che siano affascinanti come Bogart o degli omuncoli come Allen, non ha importanza, la seduzione richiede una maschera, richiede che l uomo si mostri diverso da come è nella realtà> continuò Sam come a tentar di spiegare la natura umana ad una ragazza che uomini non ne aveva mai conosciuti, quantomeno fisicamente, Azmir infatti era vergine e tale voleva rimanere fino alla sua prima notte di nozze. < siamo maschere anche senza sedurre>- replicò Azmir < se ci togliessimo la pelle, avremmo di fronte uno scenario terrificante. Ma quanti strati ha la nostra maschera umana? Fino a quanto possiamo scendere in profondità per vederci davvero. Sai Sam, da ragazzina odiavo tutti i maschi e quando ne incontravo uno lo prendevo subito a calci senza neppure conoscerlo, ma tu non ti preoccupare quei tempi sono passati, anche se ancora oggi mi è rimasto qualche strascico di quegli atteggiamenti assurdi, poco tempo fa i miei suoceri mi hanno minacciato di sedute psichiatriche. Sai, già in Tunisia, da ragazzina sono stata internata in un ospedale per bambini con problemi psicologici, ci sono rimasta per quasi un anno. Ma perché ti sto raccontando tutto questo, non ci conosciamo nemmeno, sono la stupida di sempre, dovrei tapparmi la bocca una volta per tutte con la sabbia del deserto>. Irritata con se stessa si alzò di scatto per andare a raccogliere i bagagli nella sua cabina. <un giorno mi dirai chi sei>- disse ancora Azmir girandosi per un attimo prima di riprendere la sua camminata verso la scala che la portava al ponte quattro. Una volta arrivati a Civitavecchia l aveva persa di vista e di lei Sam non aveva saputo più nulla. Azmir in Italia lavorava da casa facendo traduzioni per varie società arabe. Usciva di rado e quasi sempre per andare al cinema. Adorava i film comici e spesso, nelle scene che più la esaltavano si trovava a sobbalzare sulla poltrona della sala ridendo come una matta e molestando i vicini di fila che la guardavano schifati scostandosi di lato. IL NOLEGGIATORE DI TANDEM E RIMBAUD Dopo due anni in parte trascorsi a pensare di togliersi la vita Sam, quel 17 Marzo si alzò più tranquillo del solito. La madre gli aveva preparato la colazione, i suoi avevano da poco venduto una villa sui colli imolesi ed acquistato quasi mezzo palazzo a Bologna, lì Sam si era ricavato il suo appartamentino indipendente e da qualche tempo si era messo a lavorare come fonico in uno studio di registrazione non lontano dal centro. Di fatto non aveva necessità di lavorare, l attività di fonico era, in realtà, un modo di tenersi occupato e legato alla musica, la vendita della villa e la tranquilla agiatezza della sua famiglia gli erano sufficienti per vivere più che dignitosamente. Caffè, latte e cereali, Sam uscì di casa e si incamminò verso gli studi di registrazione con fare sbadato e la mente vuota da ogni pensiero. Non era solito alzarsi puntualmente ed ogni giorno marciava con passo deciso per non tardare al lavoro. Quella mattina fu diversa anzi decise di fare una sosta al piccolo parco che era di strada sedendosi tranquillo su una panchina a guardare i cani giocare. Avrebbe voluto pregare, si fermò un istante < come posso pregare qualcuno che non so assolutamente come sia fatto? Dio ha veramente la barba?>

4 <Domenico, dove sei? Dove sei Domenico? Tu si che ce l hai la barba, a te ti conosco, fammi ancora un sorriso. Te la ricordi Azmir? Lo sai che mi ha detto che ti trova un bell uomo? Se vuoi ci dormo io nel sacco a pelo sotto le scale. Me lo saluti Kurt Cobain? Domenico, dì a Kurt che gli voglio bene>. Sam non aveva ancora chiaro se il suo desiderio di morte derivasse dal suo braccio maciullato che lo aveva separato dalla musica o dalla morte di Domenico, che lo aveva separato per sempre dall unica persona che gli voleva veramente bene. <Domenico, dove sei? Non sento il braccio Domenico, non so dove sia, è attaccato al mio corpo, ma non lo sento>. Sam riprese la sua passeggiata verso lo studio, non aveva perso solo i movimenti, ma anche la sensibilità del suo arto probabilmente a causa di un colpo alla testa ricevuto in occasione dell incidente causandogli lesioni neuronali. <Sam, Sam> senti quella voce che lo chiamava da pochi metri di distanza. <Azmir! Ma che ci fai incappucciata con il caldo che fa oggi> <zitto, vieni entriamo in quel caffè>, l insegna sopra la porta riportava la scritta Bellavita. Lei lo prese sottobraccio e con passo frettoloso, ma senza mai perdere quella straordinaria dolcezza che la caratterizzava, lo accompagnò dentro a quel simpatico bar i cui tavolini all aperto si risvegliavano ancora vuoti all ombra di una grande quercia. Due passi all interno e poi lei si fermò d improvviso < vieni> disse sottovoce a Sam < qui vicino c è un noleggiatore di tandem, andiamo a farci un giro>. Lei lo prese per mano e lo accompagnò dal noleggiatore. L uomo, sui sessant anni, indossava dei pantaloni elastici di cotone nero con gamba larga e stretti alla caviglia ed un ampia maglia a maniche lunghe di colore scuro con tre bottoni sul davanti di cui il primo aperto in modo che, sotto la folta barba, faceva intravedere la parte alta del collo. Li aveva osservati avvicinarsi fin dal momento in cui i due avevano varcato la soglia del bar per uscire all aperto. Aveva capelli lunghi e scuri brizzolati dal passare del tempo. <è tunisino, l ho conosciuto solo ieri>- si sentì di dare una spiegazione alla sua improvvisa decisione. <si, ma tu che ci fai qui a Bologna?>- Sam, sempre in preda allo stupore di quell incontro inaspettato, non seppe trattenersi oltre dal porre quella domanda. Il noleggiatore se ne stava in disparte accanto ai suoi tre tandem. <Saliamo, che ti racconto>. I due si voltarono e fecero un passo verso di lui <che colore preferite?> chiese < giallo, rosso o blu?> <quello rosso va bene> rispose Azmir. <quanto chiede?> aggiunse Sam. < oh sono cinque euro l ora, mi pagherete al ritorno in base a quanto tempo state via> Salirono sul tandem e cominciarono a pedalare. <E bello qui, mi ricorda certe zone dei quartieri raffinati di Buenos Aires>. Le piacevoli note di Angie degli Stones uscivano da un altoparlante del parco e facevano da sottofondo alla melodiosa voce di Azmir e

5 le parole che uscivano dalle sue labbra parevano intrecciarsi con il testo di Jagger fino a formare un unica canzone. <Sam>- sussurrò lei < conosci i Ching? In parole povere ci dicono che ogni spillo che si muove in una zona dell universo ha conseguenze in un'altra parte dello stesso universo, sai, può avere importanza anche il passo con cui iniziamo a camminare, destro o sinistro> <capisco Azmir, ma ora dimmi: cosa ci fai qui a Bologna?>. Lei accennò un sorriso e fece rotolare gli occhi come per seguire il profilo degli alberi che passavano lungo il sentiero. <ricordi che ero indecisa se rientrare in Italia o rimanere a Tunisi?> <Certo cherì> - gli piaceva chiamarla con quel nomignolo squisitamente francese ed aveva cominciato a farlo fin dalla loro prima notte sul traghetto. <ebbene in Italia sono tornata, ma non a Bergamo o Milano, sono venuta qui in Emilia, nessuno sa che sono rientrata e tutti pensano che io sia sempre in Tunisia dai miei nonni, mi chiamano, mi mandano mail pensando che io sia dall altra parte del Mediterraneo, è uno dei vantaggi della tecnologia del duemila, puoi far credere di essere chi vuoi senza esserlo e puoi far credere di essere dovunque, stando a soli pochi kilometri di distanza. Devo solo fare un po di attenzione, sai Bologna non è proprio fuori dal mondo. Ma almeno nessuno mi cerca, nessuno viene a suonarmi il campanello e presto eviterò che mi chiamino, ho detto a tutti che spendo troppo con il telefono. Manterrò le mail giusto per non perdere la copertura> - Si intuiva chiaramente quel desiderio di svanire dal mondo. <Ora pensi anche tu che io sia pazza, vero?> Continuando a pedalare Sam le scrutò quegli occhi profondi <è per questo che ti amo> Azmir smosse il volante dando una brusca sterzata al tandem. Man mano che il tempo trascorreva, la loro pedalata si faceva più lenta. <Azmir, tieni, questo è il mio numero, chiamami uno di questi giorni, magari ci rifacciamo un altra pedalata> Lei era ancora più sfuggente ed evasiva di quando sul ponte del traghetto scivolava lungo tutti i corrimano del deck. < stai sempre allo stesso indirizzo che mi avevi lasciato?> chiese lei <no cherì, abbiamo venduto la villa di Imola, ora abito in un appartamento qui vicino, rivediamoci presto> continuò Sam. <ma cosa ti è successo al braccio?>- chiese lei composta e dolcissima <te lo racconterò un altra volta cherì>- <ti fa male?>- continuò lei incurante della sua riluttanza a parlare dell accaduto <raramente, direi piuttosto che mi fa l effetto di esistere e non esistere allo stesso tempo> <ah, come il paradosso del gatto di Shrodinger> disse Azmir con tono vivace < il gatto nella scatola vivo e morto allo stesso tempo, è affascinante>. Ritornarono al punto dove avevano noleggiato il tandem e vi ritrovarono lo stesso uomo.

6 <vieni che ti aiuto a scendere - disse l uomo a Sam. <non importa grazie, riesco da me>. < tenga> l uomo continuò a parlare porgendo un libro a Sam < è un libro che mi è molto caro, glielo voglio regalare, lei mi sembra una brava persona, sono poesie di Verlaine, all interno troverà risposte alle sue domande - <non è che sia il corano vero?> replico Sam < lo sa che Rimbaud e Verlaine erano amici inseparabili, due straordinari geni folli. Verlaine scrisse che gli antichi saggi, validi quanto gli attuali, credettero, ed è ancora poco chiaro, di leggere in cielo le fortune e le disgrazie e che ogni anima fosse legata ad un astro, lei in cosa crede?> <mi ricorda Domenico>- esclamò Sam rivolgendosi ad Azmir - <più magro si, ma me lo ricorda, ha un sorriso simile>. <Iin Tunisia ha ucciso la moglie> - gli disse Azmir - < un momento di improvvisa follia, ha impugnato un coltello e glielo ha ficcato in gola, poi è fuggito verso l Italia> Lei si voltò per dirigersi alla sua moto. <Azmir>- la chiamò facendo un passo come per inseguirla <dimmi Sam> <rientriamo un attimo nel caffè, ho bisogno di un bicchier d acqua>. Non voleva separarsi di nuovo da lei neppure per poche ore. Le cinse la vita con il braccio e l accompagnò dentro, Azmir si lasciò trasportare come fosse posata su un ampia onda marina, girò il capo per un istante dando ancora uno sguardo ai tavolini all aperto e al noleggiatore di tandem. <accidenti, c è fila al banco> <non importa, accompagnami in bagno, berrò un sorso d acqua dal rubinetto>. La prese per mano ed insieme entrarono nello spazio comune delle toilettes, sapeva ciò che lui desiderava, ma non resistette, si fece trascinare nella toilette delle donne senza porre grande resistenza. Una volta dentro Sam la fece voltare e l appoggiò contro il lavabo con il viso riflesso nello specchio che li guardava. Si avvicinò a lei e appoggiò la sua mano sulla fibia della cintura dando un leggero strattone per allentarla. aiutami, abbassati i pantaloni. Azmir si pose le mani sui fianchi ed abbassò i pantaloni fino all altezza delle ginocchia. A quel punto Sam fece altrettanto, lei portò dietro la sua mano destra accarezzando le parti intime ed eccitate di lui. <hai un nuovo tatuaggio!>- Sam parlò forse per raffreddare un momento di eccessiva eccitazione che rischiava di farlo arrivare troppo presto. <due, a dire il vero, oltre alla pantera che vedi ed al leone che già conosci mi sono fatta un pugnale arabo vicino alla caviglia>. Azmir per quanto fosse una ragazza di una dolcezza naturale, sul piano caratteriale non era certo uno zuccherino e i suoi tatuaggi non facevano altro che dimostrarlo. <un giorno ti farò fare un tatuaggio sul braccio sinistro> disse lei dopo essersi voltata e guardandolo dritto negli occhi. <non so, vedremo> <si invece e se provi a resistere ti farò legare>. Si stava facendo tardi e Sam voleva tornare a casa prima di dirigersi verso lo studio. Le aprì la porta e con un gesto la invitò ad uscire per prima. Attese meno di un minuto e la seguì badando bene che altre signore non fossero nei paraggi. <cherì!, perché non hai voluto?> le sussurrò all orecchio - < io sono la vergine folle, lo hai scordato? Non lo abbiamo fatto sul traghetto e tantomeno lo faremo nel cesso di un bar> gridò lei a bassa voce. <allora ci sentiamo> <certo a presto>. Azmir uscì dal caffè con passo agile, si mise a cavallo della sua ducati monster e ripartì in tutta fretta, Sam invece si incamminò incrociando i passi uno dopo l altro. Giunto

7 dinnanzi al palazzo si cercò le chiavi nella tasca destra dei jeans e con la mano tremolante per l energia ancora presente di Azmir, aprì il portone ed entrò nell elegante atrio profumato dagli alberi appena fioriti di rose e gelsomini, arrivò al suo appartamento. Aveva giusto la forza di mettere un vinile di un concerto live di Steve Vai e far suonare il brano John the Revelator. Trascorse un ora ad ascoltare musica fino a quando finalmente si ricordò che non era ancora passato dallo studio <poco male> si disse < chiamerò per dire che arrivo nel primo pomeriggio>. La mattinata trascorse tra le note dell album di Vai ed il pensiero di quell insolita passeggiata. Azmir non era certo una donna banale ogni incontro con lei era come l inizio di un nuovo viaggio. Verso le tredici, dopo un leggero sandwich, buttato giù in fretta e furia, uscì nuovamente e si diresse verso lo studio dove tutto lo staff lo stava attendendo per cominciare le registrazioni di una piccola band locale di Bologna che si dilettava nel comporre propri brani di rock in lingua inglese, ricordavano vagamente i Faith no more de l Album of the year con arrangiamenti originali, una chitarra precisa ed un basso che oltre a seguire i battiti della cassa eseguiva una sorta di melodia in controcanto alla graffiante voce del vocalist. Registrarono fino alle sette, giusto il tempo di fare ancora un salto a casa per una doccia prima di cena. A dire il vero Sam non era riuscito a rimanere concentrato sul suo lavoro. Tra l altro, a parte il pensiero di Azmir, il braccio gli aveva fatto male per tutte quelle ore. Strano, perché il dolore post-trauma gli era passato ormai da tempo. <non ti preoccupare> gli disse Lucia, la sua fisioterapista che aveva appena chiamato al telefono < sarà un po di tensione, accade che a volte partendo dalla base del collo questa si irradi fino agli arti superiori, stenditi e rilassati, vedrai che ti passa>. A casa lui seguì il consiglio della sua fisiatra abbinando al rilassamento alcuni esercizi di respirazione che soleva eseguire fin da giovane per scaricare la tensione dei concerti. Inspirazione contando fino a sei, trattenere il fiato per altri sei secondi ed espirazione lenta, poi altri sei secondi con i polmoni vuoti. E possibile che l esercizio avesse raggiunto il suo scopo, ma di fatto, se è vero che il dolore sparì, è anche vero che il braccio scomparse del tutto. A volte può accadere il contrario, che una persona che perda il suo arto, amputato per un qualsivoglia motivo, continui a sentirlo presente, ma per Sam era esattamente l opposto. Si riprese come assalito da un attacco di panico, si fece la doccia con calma, accarezzandosi accuratamente l arto convalescente come per assicurarsi della sua presenza. Sotto l acqua gli capitava di provare i movimenti della mano senza però ottenere mai alcun risultato apprezzabile. Una volta asciugato si vestì come sapeva sarebbe piaciuto ad Azmir, dopocena sarebbe uscito a fare ancora due passi, quella sera non aveva alcuna voglia di starsene in casa. Indossò dei jeans scuri ben lavati e stirati, una camicia di cotone delicato azzurra lasciata leggermente fuori dai pantaloni. Tirò fuori dall armadio una giacca di pelle nera che gli arrivava a mezza coscia e scarpe sportive, ma eleganti. Una volta vestito si diresse verso la parete dello studio dove stava un bello scaffale in legno di noce colmo di libri. Restò fermo a guardarne il frontespizio per svariati minuti. Aveva una buona collezione, amava leggere anche per ricavarne l ispirazione per i testi delle sue canzoni. Li percorse uno ad uno, Pablo Neruda, la letteratura russa, gli insegnamenti di Juan di Carlos Castaneda e testi più semplici quali la storia del blues, lo zen e l arte della manutenzione della motocicletta. Chissà se Azmir questo libro lo aveva letto, forse avrebbe dovuto metterlo da parte e farle un piccolo regalo in

8 occasione del loro prossimo incontro, sicuramente una motociclista filosofa come lei lo avrebbe apprezzato. Scelse la metamorfosi di Kafka e lo posò sulla scrivania, ma sì due passi con un libro in mano dopocena per fermarsi poi in un tranquillo locale a leggere, questo lo avrebbe certamente distratto ed ulteriormente rilassato. Uscì dalla stanza e si recò in cucina, aprì il frigorifero semivuoto e scelse di farsi una bistecchina saltata in padella, facile e veloce. Pensava al dialogo tra Bogart ed Allen in Provaci ancora Sam, chissà che non fosse vero che la parola rapporto non dovesse più essere utilizzata, forse tutti gli esseri viventi sono collegati da un unico invisibile ed universale legame. Continuò a riflettere mentre tirava fuori dal frigo gli alimenti del suo pasto. Non c è più necessità di selezionare un unico rapporto o peggio ufficializzarne uno, pensò che, a quel punto, forse il vangelo tramite le parole di Gesù non aveva poi tutti i torti nel consigliare ai suoi discepoli: se siete in grado di rimanere soli restatelo. Il problema è stato che i suoi successori sono passati sopra a quel se siete in grado ed ha imposto il celibato a tutti coloro che sceglievano di intraprendere un cammino ecclesiastico. Certo, ma come si poteva essere in grado. La carne cuoceva sul fornello. E quel film dove lo stesso Allen si chiede se è normale voler scopare tutte le donne che incontra e se il presidente degli Stati Uniti fa lo stesso. Ecco, forse quello americano no, ma quello italiano anche se non è presidente. Ma lui cosa voleva da Azmir, solo scoparla? Era il suo fisico che l attraeva? I suoi tatuaggi erotici? Sul tandem le aveva detto di amarla. Si mise la carne nel piatto e cominciò a cenare. Tagliava il cibo con una rotella dentata da pizzaiolo, chiudeva le bottiglie di vino con tappi di plastica facili da aprire con una sola mano. < Dove sei Domenico? Mangiamo un boccone insieme? Dai, una volta ancora, stai cenando in qualche posto nel cielo adesso?> Sam si chiedeva se stesse impazzendo, se forse l attrazione che provava per Azmir fosse proprio un empatia folle, così come il suo attaccamento alla musica dei Nirvana e di Syd Barret dei Floyd. Terminò tutto ciò che aveva sul piatto, indossò la giacca che aveva appena scelto nell armadio, dette un ultima controllata all appartamento ed uscì di casa lasciando tutti i piatti sul tavolo di cucina portando con se il libro di Kafka. Decise di tornare allo stesso caffè del parco, il Bellavita e sedersi ad uno dei tavolini all aperto illuminato da un chiaro lampione e riscaldato da un termo a fungo. I tavolini erano disposti in maniera simile a come li aveva visti la mattina ed anche con le luci del buio l ambiente manteneva l atmosfera dei locali situati giusto di fronte al cimitero monumentale del barrio Recoleta di Buenos Aires. Scelse un tavolo d angolo un po appartato come sapeva avrebbe scelto Azmir, tra l altro ben illuminato dalla luce di uno dei lampioni, sul tavolo di plastica bianca il cameriere aveva messo un elegante tovaglia color bordeaux che, sebbene fosse di carta, risuonava proprio come il tassello mancante di un piacevole puzzle e ben si intonava con la corteccia di cellulosa della quercia. A completare il quadro una candela inserita su un portacandele di plastica argentata a stelo alto. Sam si sedette in maniera che la luce del lampione potesse facilmente illuminare le pagine del suo libro. Superata la metà del racconto kafkiano, come chiunque altro, si chiese quale fosse il significato di quella metamorfosi, trovava sorprendentemente affascinanti e misteriosi i meandri in cui Igor, il protagonista, si andava a ficcare. Igor come Azmir, pur restando dentro casa, riusciva a non farsi vedere. Questo folle protagonista kafkiano gli riuscì subito simpatico e familiare. Sam sempre più immerso nell mistero del racconto quando si sentì accarezzare sulla spalla sinistra. < scusa, posso sedermi al tavolo con te? E quello meglio illuminato ed anche io volevo leggere qualcosa>- Una ragazza, molto carina, con i capelli di un biondo caldo tagliati molto corti, si era avvicinata interrompendo il suo momento di fuga <scusa>- continuò la ragazza- < non ti volevo distrarre>. Sebbene Sam non avesse

9 ancora risposto, lei scostò una delle sedie libere, appoggiò il suo libro sul tavolo di fianco alla candela e si sedette. Sam dette una sbirciata alla copertina, La storia del blues nota per nota era il libro che si era portata. Oramai aveva distolto l attenzione dal suo racconto e si era messo immobile con lo sguardo fisso sulla copertina del libro della ragazza. <lo conosci?>- chiese lei < credo di avere qualcosa di simile nella mia libreria> <ah, ti piace il blues>- fece lei con un tono che era una via di mezzo tra una domanda ed un affermazione. <e qual è l artista che prediligi?>- ancora una volta non aveva atteso la sua risposta dandone per scontata l affermazione. <se proprio devo scegliere, cosa che non amo fare, ti direi il lato blues di Gary Moore> oh, chitarra aggressiva, bravo, ottima scelta, io invece adoro il blues di Keb Mo, in particolar modo quello acustico, tu invece cosa stai leggendo? Oh ma forse ti sto disturbando, scusami> < ma no, non ti preoccupare, mi fanno piacere due chiacchiere. Sto leggendo la metamorfosi> < ah certo, di quell autore russo, come si chiama? Tolstoj giusto?> <ma veramente..>. Lei lo interruppe chiedendogli cosa stava bevendo. < un tè verde con cannella>- <cameriere> - fece un cenno con la mano per farlo avvicinare <uno anche per me>. Sam cominciò ad innervosirsi. Quella presenza l annoiava e per di più aveva invaso lo spazio-tempo trascorso la mattina con Azmir. < hai sentito di L wren Scott, la compagna di Mick Jagger che si è tolta la vita? Il mondo oramai è un crogiuolo di folli>. Al tavolo accanto si sedette un signore di mezza età con corti capelli bianchi che, in totale solitudine, li degnò appena di uno sguardo. Si vedeva che era pensieroso. Non triste, solo immerso nei suoi pensieri. <scusa>- disse ad un tratto Sam <devo proprio rispondere ad un sms>. Si alzò educatamente e si allontanò di qualche passo dal tavolo- < lascia pure per il tè, offro io>. Il messaggio era di Azmir, gli chiedeva di chiamarla l indomani nel tardo pomeriggio. Tornò al tavolo. Serena, così si chiamava la bionda ragazza che si era seduta accanto a lui, aveva iniziato una conversazione con il signore del tavolino accanto. <sai>-disse lei appena Sam si mise seduto < il signore mi ha chiesto un consiglio, ma forse tu sei più bravo di me per queste cose >. Come sempre Serena non attese la reazione di Sam e cominciò la spiegazione del caso: <il signore ha un azienda di macchine automatiche in una cittadina verso Ferrara, mi dice che da oltre vent anni la sta portando avanti superando le crisi dei mercati e del lavoro. Ecco mi stava anche confessando che comincia ad essere stanco. Ha pensato di ritirarsi e lasciare l azienda al figlio che ormai ha compiuto diciannove anni. Gliene ha parlato a suo figlio e il ragazzo sai cosa ha fatto?> < cosa Serena, dimmi> < ha fatto i bagagli ed è partito per il Perù, dice che vuol provare l esperienza del Peyote. Sono passati due anni e suo figlio si è stabilito laggiù anzi ha chiesto a suo padre dei soldi per aprire un bed and breakfast per viaggiatori sbandati. Questo simpatico signore non sa cosa fare, ma io non so proprio cosa consigliargli, forse tu che hai girato il mondo gli puoi essere d aiuto>. Sam chiese il conto e si affrettò a pagare. < permettete che faccia io>- disse il distinto signore. Sam non aveva molta voglia di parlare dell argomento, si stava ancora chiedendo perché mai Azmir gli avesse mandato quel messaggio. Pagò ed appoggiò la mano sul bordo della sedia pronto ad alzarsi <si nascondeva nella sua follia>- disse il distinto signore < come dice scusi?> < parlo di Kafka, se legge anche il racconto La tana, si renderà conto che i suoi scritti sono congiunti da quest unico filo conduttore, Kafka era folle e ci vuole dire che lui ci stava bene nella sua follia, ci si nascondeva, non ci si può far nulla, io ho provato con mio figlio, ho cercato di tenerlo nella cosiddetta normalità, ma niente, lui è partito>- < devo andare anch io, la saluto, buona continuazione di serata> disse Sam riprendendo a camminare in posizione semi laterale di modo che pur allontanandosi potesse continuare a seguire l uomo con lo sguardo senza risultare eccessivamente scortese.

10 La notte gli era parsa interminabile. Si era svegliato diverse volte e nel buio osservava il suo braccio sinistro come fosse la zampetta molle di un insetto <Pronto, ciao, grazie di avermi chiamata> -. Il giorno seguente Sam non si era fatto attendere troppo, aveva fatto due passi nel cuore storico di Bologna e dalla cima di una delle sue splendide torri si era messo ad osservare i microscopici passanti che solcavano le vie dei portici. Di fronte a quello spettacolare vuoto che lo separava dalle persone d improvviso si ritrovò a pensare a Simeone ed alla sua colonna. Povero Simeone, scegliere di vivere per anni in pochi metri quadrati per poi ritrovarsi a terra magari accanto ad una come Serena.Ma chissà forse Dio per ringraziarlo e benedirlo l avrebbe fatto discendere seduto accanto ad una ragazza come Azmir. Al telefono entrambi erano rimasti un minuto senza fiatare. <Sam, devo ripartire> disse lei con tono agitato <i miei suoceri, non so come, ma hanno scoperto che sono in Italia, vogliono rimandarmi veramente in Tunisia e farmi rinchiudere in un manicomio del posto. E orribile, tu non hai idea di cosa può accadere in quei posti, gli uomini si scordano del loro amato islam e itirano fuori la lprimordiale natura di bestia, è un incubo, me ne devo andare prima che accada. < ma dove vuoi andare Azmir?>. Lei attese qualche secondo prima di rispondere lasciando Sam in uno stato di feroce ansia <penso che andrò a rivedere Buenos Aires e mi fermerò lì> disse alla fine. Sam non aveva ancora ben compreso ne come ne quando Azmir fosse stata in Argentina. IL TAXISTA DI BUENOS AIRES Anche Sam conosceva bene la metropoli sudamericana grazie al fatto che il suo impresario in un momento in cui i tour europei scarseggiavano gli aveva trovato un ingaggio proprio a Buenos Aires per partecipare come strumentista ad un tour di Pappo, emergente rocker argentino. Di quel viaggio Sam si ricordava bene non solo per la splendida esperienza sudamericana, quella fu anche l unica occasione della sua vita in cui si permise di pagare una donna. Una volta giunto all aeroporto Ezeiza della capitale prese un taxi che lo avrebbe portato in un hotel del centro. Sapeva che lo avrebbero atteso diversi giorni di dure prove e battaglie musicali nei teatri del paese, non avrebbe certamente avuto tempo per se. < senta> chiese al taxista col suo spagnolo appreso da solo leggendo qua e là i testi in lingua originale di Neruda e Castaneda. <mi dica > rispose il taxista col suo classico accento porteño < mi fermo in città solo per pochi giorni e non ho molto tempo per girare, lei conosce una ragazza che possa cenare con me questa sera e rimanere fino a domattina?>. Sam di solito le ragazze se le rimediava facilmente da sé, ma quel lungo viaggio e i duri impegni di lavoro questa volta gli lasciavano davvero poco tempo ed anche se gli amici in procinto di conoscere lo avrebbero certamente portato a divertirsi decise di non perdere tempo e darsi subito da fare. Il taxista fu subito accondiscendente < senta, io conosco una giovane ragazza brasiliana che vive e lavora vicino al centro, facciamo una cosa, io accompagno prima il signore in un ristorante per una buona carne argentina e poi le porto la ragazza. Il signore la guarda, la conosce, se preferisce ci fa due chiacchiere e, se volete, vi mettete d accordo direttamente con lei>. L idea piacque molto a Sam che ringraziò il taxista e una volta giunto in hotel si mise d accordo sull orario per farsi venire a prendere. Il taxista arrivò quasi puntuale alle 21.- < La porto alla Caballeriza, è un ristorante eccellente, carne cotta al momento senza prebollitura come fanno in tanti altri posti, lei si accomodi senza fretta e tra un oretta vedrà entrare la ragazza>. Continuò dicendogli di stare tranquillo e rassicurandolo, elencando le sue doti di bellezza e serietà. <entrerà vestita con un abito

11 corto nero, vi riconoscerete certamente. Una volta accompagnato alla porta il taxista rimontò sul suo mezzo e si riavviò per andare a prendere la ragazza. Sam si accomodò in un bel tavolo in fondo alla sala. Il ristorante era piacevolissimo, all ingresso una vetrata faceva intravedere un braciere su cui cuocevano alcuni capretti, una volta dentro, sulla sua destra un ampio banco dietro cui stava un aitante ragazzo attento alla cottura delle varie carni, poi una grande sala colma di tavoli adornati da bianche tovaglie di cui almeno la metà erano già apparecchiati. <speriamo che almeno stasera non mi chiami nessuno> - pensò infastidito dall idea che già quella sera stessa, dopo un viaggio di dodici ore, già qualcuno lo potesse chiamare per fissare gli appuntamenti di lavoro del giorno successivo. Una volta seduto il primo cameriere si fece attendere un bel po prima di dedicargli attenzione, ma si fece perdonare servendolo con un delizioso tipico antipasto argentino. Sam ordinò un taglio di carne cotto a punto accompagnato da papas a la francesa ed una bottiglia di vino rosso locale. Accanto a lui non vi erano molti i tavoli occupati, era la fine di Novembre e in diversi, sia gente del posto che turisti avevano già lasciato la città per andare verso le località balneari della costa atlantica o a godersi il fresco delle montagne pre-andine. Durante la cena Sam teneva sott occhio la porta d entrata, attento ad ogni donna che ne varcava la soglia. Dopo un ora esatta da quando si era accomodato al tavolo a varcare la soglia fu una splendida ragazza vestita con un abito corto completamente nero. Avrà avuto circa venticinque anni, pelle chiara e bellissimi capelli mossi scuri che le scendevano fino al fondo della schiena, la ragazza dette un accurato sguardo alla sala e poi si diresse verso il suo tavolo. < Il signor Sam?> <si, prego siediti, ma non mi chiamare signor, Sam è sufficiente>. Sam aveva oramai terminato la sua cena - < gradisci un dolce?>. Dopo aver gentilmente rifiutato l offerta ordinarono due caffè. < come ti chiami?> chiese Sam prima che i caffè arrivassero - < Jaqueline>. Non era molto alta, ma aveva due mani bellissime con lunghe dita ben curate. Parlarono a lungo - < e così sei un musicista, io non ho mai conosciuto un italiano>. La ragazza parlava una lingua mista tra il portoghese ed il castigliano. Arrivarono i due caffè. < cosa fai dopo?> - gli chiese Jaqueline tra un sorso e l altro. < ti va di mostrarmi il tuo hotel?>. Sam era confuso, la ragazza pareva quasi timida, non aveva certo il fare di una professionista, si aspettava una conturbante modella brasiliana e invece si era visto comparire donna spregiudicata si, ma dall aspetto acqua e sapone con i modi di una tranquilla ragazza di città. < pensavo di fare un salto da qualche parte prima, sai, vedere un po la città> - < ma sarai stanco morto, avrai tempo per la città, andiamo invece a rilassarci da te> - < quanto mi costerebbe>. Lei rispose che questo era un dettaglio e che lui avrebbe potuto proporre il prezzo che riteneva adeguato. Non ci volle molto perché i due trovassero un accordo. < chiamo Rogelio> - <chi scusa?> - <Rogelio, il taxista che ha accompagnato te e me, così ci porta al tuo hotel>. Jaqueline ripose il cellulare nella borsetta e dopo meno di dieci minuti Rogelio comparve all interno del ristorante per scortarli al suo taxi. < tutto bene signor Sam?>. Li portò davanti al suo hotel, uscì per aprire le portiere dell auto e si congedò con una stretta di mano a Sam e un bacio sulla guancia di Jaqueline. I due entrarono, Sam precedeva la ragazza di un paio di metri. Fece un cenno di saluto al portiere. <signore, mi scusi ma anche la signorina si deve registrare se vuole salire>. Jaqueline rassicurò Sam dicendogli che non c erano problemi e si recò al desk della reception per lasciare un documento e registrarsi, questa volta fu lui ad attendere paziente pochi metri dietro la ragazza, ne approfittò per guardarsela tutta anche dalla prospettiva posteriore e bisogna dire che anche quel lato non tradì le attese che il lato frontale aveva fatto intravedere. Lei passò svariato tempo al bancone per sbrigare le pratiche, cosa che non faceva che accrescere l eccitazione di Sam. Dall alto della torre di Bologna Sam si rammentò come con due braccia ben attive era in grado di fare l amore in decine di posizioni differenti e la fantasia per trovarle non gli mancava di certo.

12 Quella fu una notte di grande passione e non solo. Sam adorava il modo di godere di lei e la tenerezza con cui gli accarezzava il viso. La mattina si svegliarono tardi e scesero a far colazione che la sala era già colma di gente, per la maggior parte turisti stranieri, europei e nord americani. < questa settimana avremo degli spettacoli qui in città> - le disse Sam - <ma il prossimo fine settimana ci sposteremo a Pinamar sulla costa, vuoi venire con me? Ti pagherò bene> - < non è per i soldi> rispose lei - < io faccio la parrucchiera ed in questo periodo abbiamo molto lavoro, sai è pieno di turisti>. Lei gli promise di pensarci, gli dette il numero di telefono dicendogli di chiamarla stasera, avrebbe fatto il possibile per liberarsi e seguirlo sulla costa. La sera, poco prima di uscire per cena Sam si sedette sul sofà della sua camera pronto a chiamarla. < ma che sto facendo, è una ragazza splendida si, ma mi sono abbassato al punto di pagare per stare con una donna>. I castelli hanno grandi portoni ed eleganti stanze da visitare, ma poi ci si perde senza neppure rendersene conto. Attese pochi minuti ancora e la chiamò. A dire il vero sentiva il cuore battergli con forza, si sentiva un vizioso idiota è vero, ma al tempo stesso sperava in una risposta positiva della ragazza immaginando di comporre un meraviglioso week end di romanticismo e sesso. In fin dei conti che differenza c è tra il comporre una canzone e lo scrivere una relazione come quella che stava abbozzando, arte, fantasia e capacità di amare in entrambi i casi, energia che scorre senza freni, sangue che circola. <pronto Jaqueline, todo bien?> - < hola Sam, tengo muy buenas noticias, puedo salir a la costa con tigo>. Sam comprese perfettamente quelle parole. Dopo qualche istante di silenzioso stupore Sam continuo: <bien, como hacemos?> - <Rogelio el taxista pasarà a buscarme a mi sabado a las nueve de la mañana y luego pasamos por tu hotel para ir a la costa, està bien?> - Jaqueline gli confermava che il taxista sarebbe passato prima a prendere lei e poi insieme sarebbero venuti all hotel di Sam per dirigersi tutti insieme verso il litorale. <Perfecto>. Quando in tarda serata ricevette la telefonata del manager locale per l organizzazione del tour Sam si affrettò a comunicargli che per le date nei locali lungo la costa, per gli alloggi lui si sarebbe mosso in maniera indipendente così da aver l occasione di vedere le bellezze del posto. Per fortuna non ci furono problemi. Il giorno dopo si incontrò con i membri della band per iniziare le prove. Sam era bravo, gli ci volle davvero poco per entrare in sintonia con quella nuova musica e con gli artisti. Due giorni dopo avevano già la prima data in un bel teatro ubicato nel quartiere San Telmo di Buenos Aires. Norberto Anibal Napolitano, conosciuto come Pappo era un cantante chitarrista decisamente fuori dal comune. Dopo alcune esperienze musicali vissute come chitarrista in diversi gruppi argentini si era imposto come solista componendo brani rock con testi in castigliano, per i suoi tour soleva accompagnarsi a musicisti di qualità che sapessero intendere la sua musica. Pappo era un personaggio fantastico e tutto l underground porteño lo adorava, ancora resiste un dipinto in un vecchio edificio del barrio norte che lo raffigura con in mano la sua chitarra. Sam e Pappo, accompagnati da basso elettrico e da un bravo batterista che sostenevano la parte ritmica del gruppo si intendevano alla perfezione e i concerti del rocker riscossero un enorme successo. Suonarono per tutta la settimana. Pappo sapeva essere un frontman dallo straordinario appeal e sul palco era instancabile ed inarrestabile. Sam ne era l alter ego, la mano sinistra sosteneva basso e batteria arricchendoli ulteriormente mentre la destra si alternava a Pappo con assoli di pianoforte ad ottave. Il venerdì sera era l ultima data prevista nella capitale e la band si esibì in uno spazio all aperto allestito nei pressi dell osservatorio dei parchi del quartiere Palermo davanti ad una folla di cinquemila persone. Sam era in grande spolvero e Pappo si portava dietro tutta la sua argentinidad. Cominciarono a suonare presto

13 e per quanto il concerto dovesse terminare non oltre le dieci della sera, fu solo verso la mezzanotte che gli addetti cominciarono a smontare la strumentazione dal palco. Il mattino successivo Sam si alzò molto tardi e dopo la consueta abbondante colazione si vestì pronto ad attendere il taxi e il suo gioiello. Jaqueline accompagnata dal taxista arrivò un paio d ore più tardi. Indossava dei jeans blue chiaro ed un semplice paio di scarpe da tennis, i capelli erano ancora in parte bagnati dalla doccia mattutina, si notava che seppur curata, si era preparata con una certa fretta per non tardare all appuntamento, cosa che non le aveva dato modo di asciugarsi per bene. Lo fecero chiamare nella sua camera, Sam era pronto e scese velocemente. Accanto a Jaqueline stava il taxista. Rogelio era un uomo come tanti altri, capelli molto corti, anche leggermente stempiato, un po di pancetta, vestito sempre in modo spartano come poi lo era qualsiasi taxista di Buenos Aires. < buon giorno signor Sam, todo bien? Como le han ido los conciertos esta semana?> -Rogelio, sempre cortese, gli aveva chiesto come erano andati i concerti della settimana - <tutto bene, gracias Rogelio, hacia donde vamos? - < lei ha gli spettacoli a Pinamar e Mar del Plata vero? Abbiamo riservato una cabaña in un luogo ancora molto naturale, si chiama Mar de las Pampas, siamo certi che le piacerà>. Parlava al plurale come se lui e Jaqueline avessero fatto le cose insieme. Sam salutò il tipo della reception con un arrivederci al lunedì successivo. Rogelio aprì la portiera posteriore del taxi e fece salire prima Jaqueline e quindi Sam. Mar de las Pampas, dove erano diretti era un luogo creato da non molto, l idea era stata quella di far nascere un paese ai bordi della spiaggia mantenendo il più possibile lo stato naturale del posto. Erano stati piantati pini marittimi e create dune di sabbia per proteggerlo dalle raffiche di vento oceaniche. Le costruzioni, a differenza di posti come Pinamar o Mar del Plata, erano tutte basse e molte erano cabañas di legno, costruite su piccoli lotti raggiungibili solo su sentieri sterrati. La cabaña riservata a loro era giusto a pochi passi dalla spiaggia e dalle finestre del ultimo piano, seppur non molto alto, si poteva apprezzare una suggestiva vista dell oceano. Rogelio arrestò il taxi giusto di fronte alla porta d entrata, uscì e di nuovo si congedò da Sam con una stretta di mano e dopo aver baciato Jaqueline sulla guancia disse senza fretta : < torno a riprendervi lunedì mattina>. Risalì sulla vettura e con calma si riavviò per tornare a Buenos Aires. Jaqueline e Sam passarono il piccolo giardino ed entrarono nell abitazione curiosi più che mai di vedere come fosse fatta all interno. All entrata li accoglieva una grande sala ben ammobiliata dove stava un divano rivestito con un tessuto a tinte floreali accostato alla parete in modo che guardasse un camino fabbricato in mattoni pronto per i prossimi inverni. Una rampa di scale portava ad una balconata in legno chiaro che sovrastava l intera sala. Anche le tre camere da letto e il bagno erano al piano superiore. Scelsero quella che aveva il letto più grande e che in coincidenza aveva la finestra che con la miglior vista sull oceano. Trascorsero il sabato pomeriggio a girare a piedi per il paese. Le vie erano ancora tutte sterrate. Nel centro una serie di localini, qualche negozietto ed una cioccolateria che più tardi scopersero essere famosa in tutta la costa, sonnecchiavano in attesa della piena stagione turistica. Sam si scordò del tutto che quella passeggiata romantica la stava pagando in euro e Jaqueline si dimenticò completamento che di fatto stava lavorando. Ogni tanto uno scorcio d oceano appariva tra i rami dei pini. A Novembre la temperatura sulla costa argentina è straordinariamente piacevole e questo incanto non poteva che riempire di serenità e di piacevole tranquillità i cuori dei due giovani. Sam camminava respirando profondamente per scaricare quel poco di tensione emotiva che gli era rimasta dopo gli spettacoli dei giorni scorsi, Jaqueline era particolarmente silenziosa, apriva principalmente per descrivere bellezze che aveva lasciato nella sua terra natale e rapportarle alla bellezza della natura che li stava circondando. Non accennava quasi mai alla sua nuova vita argentina. Solo per un attimo si fece sfuggire :< sono stata sposata> - disse a bocca mezza chiusa - < ma abbiamo divorziato>. A volte si tenevano per mano, ma più spesso lei lo prendeva sottobraccio e si faceva guidare. Ad un certo punto Sam deviò dal cammino e si fermò sotto uno degli alberi della pineta, prese dolcemente Jaqueline per i fianchi e ne posò la schiena contro il tronco, scrutò tutti i dettagli del suo viso come per stamparseli ben bene nella mente e con un minimo di esitazione avvicino le sue labbra a quelle di lei baciandola come comunemente si bacerebbe la propria ragazza a seguito di un profondo rapporto. Ma Sam non era un uomo comune. Sulla cima della torre di Bologna, appoggiato al parapetto e con il vuoto davanti si rammentò di quel bacio, della serata e della notte trascorsi con Jaqueline. Lei fu ancora più fantastica della prima notte in albergo, aveva terminato il rapporto facendogli un meraviglioso

14 massaggio sulle spalle. Sam si rammentò dell odore dell olio di gelsomino, lo stesso che riempiva l aria della Tunisia. I due si svegliarono quella domenica mattina senza che alcun rumore si udisse al di fuori della cabaña se non quello del vago andirivieni delle onde oceaniche. Guardarono fuori dalla finestra ed insieme decisero di andare a farsi una passeggiata sull immensa spiaggia. Anche quella domenica era una giornata splendida e piena di sole, ma Jaqueline si era svegliata insolitamente di cattivo umore. Durante la loro camminata in direzione della spiaggia Jaqueline si mostrò ancor più silenziosa del giorno precedente. Misero i piedi nella sabbia e si andarono a sedere su un gruppo di rocce non troppo distanti. < Jaqueline>- Sam decise di rompere quel silenzio - < noi non ci conosciamo bene, ma intuisco che questo silenzio non sia un fatto normale per te, sembri triste>. In effetti Jaqueline aveva l aria di una persona afflitta da un qualche tipo di problema, rideva a fatica anche alle spiritose battute umoristiche di Sam e pareva che nulla fosse in grado di migliorarle l umore. - < forse ti sei pentita di essere venuta qui con me> - < ma no Sam, cosa dici, stiamo benissimo>. Jaqueline era sincera, ma mentre parlava teneva lo sguardo verso l oceano come a voler trasportare una parte della sua mente nelle profondità dell acqua. Sam, dall alto della sua torre bolognese si ricordava perfettamente ogni momento di quella mattinata. Si rammentò di come, con molta pazienza e dopo diverse ore trascorse tra parole e baci, fosse riuscito a farsi dire quello che stava accadendo. < aspetta, devo rispondere al telefono> aveva detto Jaqueline alzandosi e dirigendosi verso la riva. Dopo qualche breve minuto di conversazione era tornata alle rocce dove si erano seduti quasi sconvolta mentre con difficoltà cercava di riporre il telefono nella borsa da spiaggia. < questi maledetti cellulari!> disse una volta giunta a pochi passi da Sam. Si era seduta di nuovo, a quel punto lui l aveva accarezzata sulla guancia scostandole lievemente i capelli che in parte le stavano coprendo il viso. < Azmir> ripensò lui in cima alla torre - < se ne va a Buenos Aires quella matta>. < Jaqueline, mi devi dire cosa sta succedendo> le aveva chiesto Sam - < hai presente Rogelio?> - < chi, il taxista? Certo, perché?> - < vedi Sam, non è vero che sono divorziata, ecco, Rogelio è mio marito>- < ma cosa stai dicendo>- Sam non voleva essere rude in un momento che capiva essere molto delicato, eppure non riuscì a trattenere la reazione per la sorpresa. < tu conosci Pappo vero?> - continuò lei - < certo, ci ho suonato insieme tutta la settimana e ci suonerò anche le prossime cinque qui sulla costa> - < ecco Sam, io ho avuto una relazione con Pappo, solo una storia di sesso, nessun coinvolgimento sentimentale, ma sai com è> - < no, come è Jaqueline raccontami> - < Rogelio, mio marito l ha scoperto e fin qui tutto sembrerebbe una banale storia di un tradimento venuto alla luce> - <e invece?> Sam l aveva abbracciata cercando di incoraggiarla a continuare il racconto - < invece una volta scoperta, mio marito anziché reagire come chiunque altro cioè con insulti oppure violenza, ecco lui è rimasto morbosamente eccitato dal fatto, ha voluto che gli raccontassi i dettagli dei nostri incontri erotici, ogni singolo dettaglio intimo e più era piccante e più lui si eccitava>. < ok, ma che c entra con noi ora tutto questo, perché sei così triste in questi giorni?> - < vedi Sam, la storia non è finita lì, Rogelio si era talmente eccitato per la mia avventura con Pappo che ha voluto che si ripetesse una e due e più volte> - < ma che significa?> - < significa che lui ha voluto che noi ci incontrassimo, al telefono prima era lui> - < e cosa voleva?> chiese ancora Sam - < vedi, con Pappo tutto si era fermato sul piano del sesso, come doveva essere con te e così forse è stato la prima notte in albergo>. Sam ascoltava senza interromperla, ma mostrando di comprendere e non disapprovare tutta la storia. < con te Sam è diverso, Rogelio non si aspettava questo fine settimana ed ha capito che la nostra non è una storia di solo sesso, prima mi ha chiamata, vuole venire a riprenderci oggi pomeriggio. Ho provato a spiegargli che tu devi lavorare qui, ma non ne vuole sapere, quando gli ho risposto che non era possibile è andato su tutte le furie e lì si che ha cominciato ad insultarmi>. A quel punto squillò il cellulare di Sam. < ma dove diavolo sei!>. Era Pappo, lo cercava per invitarlo a cenare insieme e stabilire la scaletta del prossimo show. Leggere in cielo le fortune e le disgrazie, aveva scritto Verlaine. Dall alto della torre Sam ora ricordava perché aveva trascorso tanto tempo a programmare il suo suicidio, esiste un filo che unisce tutti gli esseri che attraversa lo spazio ed anche il tempo. < Sam, che ci fai lì!> - <Domenico! Che ci fai tu qui! Ma non eri.> - <morto? No Sam, quegli stupidi dell ospedale mi hanno creduto tale, ma avevo solo perso

15 conoscenza> - < ieri ho incontrato Azmir, mi ha detto di essere preoccupata per te e così sono andato in giro a cercarti ed io so quali sono i posti dove ami stare, forse più che Sam avresti dovuto chiamarti Sim, diminutivo di Simeone, a te piace startene in alto e so che non hai nessuna voglia di scendere giù tra gli esseri umani. A parte Azmir, Sam, ricorda che lei ti ama molto di più di quanto tu possa amare lei, la nostra vergine berbera, folle quanto quella di Rimbaud, ma anche folle d amore. <Domenico, allora Kurt Cobain non me lo hai potuto salutare, non lo sai se adesso è caldo e calmo dentro> < no Sam non te l ho potuto salutare, mi dispiace, e tu? Ho saputo che non puoi più suonare> - < si, ne ho sofferto molto, ma ora non ha più importanza, sai Domenico, la follia non entra mai dalla porta principale, la sua via è sempre quella di una porta laterale e dalla stessa porta la dobbiamo far uscire, è vero non suono più, ma il mio braccio martoriato è la sua porta d uscita>. < dunque non dobbiamo preoccuparci per te> - disse Domenico aprendo quel sempre suo meraviglioso sorriso. <vieni Domenico, andiamo da me ad ascoltarci un CD di Pappo>.

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