Nella vita e a scuola dove, come e perché occore pensare in modo critico?

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1 Nella vita e a scuola dove, come e perché occore pensare in modo critico? martedì 18 novembre 2008 Educare al pensiero critico

2 Nella vita e a scuola perché manca pensiero critico e che effetti produce questa carenza? martedì 18 novembre 2008 Educare al pensiero critico

3 Testo 1 Sulla base della mia esperienza posso affermare che la domanda A che serve la storia? non è affatto banale. Anzi, nonostante il passare degli anni, delle riforme, essa è sempre attuale e ammette risposte tra loro contrastanti. Nel brano scritto da Francesco Senatore veniamo a conoscenza delle due risposte principali, delle due opinioni contrastanti di disciplinaristi e pedagogisti. Per i primi, lo studio della storia verte fondamentalmente sulle conoscenze, passando attraverso l assimilazione di contenuti, che è l unico obiettivo, secondo tale parere. Contrasta questa ide un altra opinione, quella appunto dei pedagogisti, che sostengono invece un che un obiettivo serio non sia affatto conoscere criticamente e perfettamente un determinato periodo storico o argomento, bensì il saper distinguere i molteplici aspetti di un evento e l incidenza in esso dei diversi soggetti storici (individui, gruppi sociali, ) oppure il saper ricostruire le connessioni sincroniche e gli sviluppi diacronici riferiti ad un determinato problema storico studiato. Quindi, possiamo intendere che per i pedagogisti e gli esperti di didattica l enfasi si sposta, nello studio della storia, non sul proprio ambito di interesse, come per gli storici-disciplinaristi, ma sull alunno stesso, al contesto e soprattutto al processo di apprendimento. Ciò significa che il docente deve fare in modo che l alunno scopra da solo la disciplina, costruendo liberamente, autonomamente e quindi attivamente i percorsi di conoscenza che ritiene migliori. In conclusione, l obiettivo da raggiungere nell insegnamento non è il semplice sapere, ma il saper fare, rendendo prioritarie non le conoscenze in sé ma le competenze e le capacità. Ora, desidero analizzare soggettivamente tali tesi e la mia situazione personale. [ ] Dopo aver letto le affermazioni di Francesco Senatore sull insegnamento della storia, sono giunta a diverse conclusioni. [ L uitlità dell insegnamento della storia], in fin dei conti, è vedere il mondo che ci circonda e criticare avvenimenti e condizioni secondo un punto di vista diverso dal solito. Con una mente più aperta, elastica, flessibile è possibile affrontare la vita che ci aspetta con convinzione, in modo sicuro, capaci di superare ostacoli che prima potevano sembrare invalicabili. In conclusione di tutto ciò, ritengo che abbandonare il tradizionale, modulare e statico metodo disciplinare a favore dell insegnamento improntato più a scopo pedagogico non sia un inutile sacrificio, anzi, penso che sia molto utile sotto moltissimi aspetti. A mio parere, un insegnante di storia dovrebbe fondere i due metodi in uno solo, e avere come obiettivo le conoscenze come le capacità e le competenze. Purtroppo, però, come ci dice Francesco Senatore, le ore scolastiche concesse alla materia storia sono troppo poche, e quindi questa integrazione risulta impossibile, o almeno, è possibile solo nel caso in cui venga seguita in modo poco serio e frettoloso. Perciò, penso che la teoria dei pedagogisti sia in fin dei conti la migliore tra le due, però, se un docente davvero non riesce a concepire una prospettiva simile, credo che egli debba infondere come meglio può la sua passione per codesta materia nei suoi studenti, con il metodo con cui ritiene di poter meglio volgere, attirare, catturare l attenzione e l interesse di questi su quella stessa materia, al di là del fatto che essa sia reputata utile o inutile. Testo 2 In questi mesi le scuole italiane sono impegnate nella «Missione Recupero». Credo che tutti lo sappiano perché se n è parlato molto da dieci anni a questa parte: il recupero fu introdotto dal ministro Berlinguer, fu conservato mirabilmente intatto dal ministro Moratti ed è ora più che mai voluto, sostenuto e moltiplicato dal ministro Fioroni; è quindi un concetto - nonché una legge - che transita beatamente da un governo all altro, di qualsivoglia colore politico esso sia. Credo altresì che tutti non possano che essere d accordo sull opportunità di recuperare gli allievi: per una ragione molto semplice, che la parola recupero è una bellissima parola! Rimanda a nobilissimi sentimenti di umanità e fratellanza. Chi mai potrebbe dire, infatti, che non è bene recuperare - cioè salvare - qualcuno o qualcosa? È bene recuperare relitti in fondo al mare, recuperare fondi e refurtive, recuperare l uso di un arto A maggior ragione, è bene, anzi, benissimo recuperare ragazzi in difficoltà nello studio. Credo però, anche, che nessuno (se non un esigua minoranza) sappia veramente che cosa sia nella sostanza il recupero. E quindi vorrei provare a raccontarlo. Partiamo da un allievo, ad esempio di prima liceo, che prenda quattro di italiano per quattro mesi di fila. Lo chiameremo Giovanni. Giovanni prende quattro perché non sa l analisi logica. Davanti alla frase «Si vedono gabbiani al mare», egli scrive: Si: soggetto vedono: predicato verbale gabbiani: complemento oggetto al mare: complemento di termine. Piccola parentesi: potremmo chiederci perché Giovanni non sa l analisi logica. Forse alle elementari e alle medie la grammatica non va più di moda, l hanno abolita e si son dimenticati di dircelo? Oppure sono i ragazzi che non la studiano, o dimenticano all istante quel che (labilmente) studiano? Nel qual caso, perché mai sono arrivati fino al liceo? Domanda oziosa: c è la scuola dell obbligo. Come potremmo obbligarli ad andare a scuola e nello stesso tempo, solo perché non studiano, cacciarli dalla scuola? Fine della parentesi. Ma non importa: i ragazzi arrivano digiuni di grammatica e noi, buoni buoni, alle superiori gliela insegniamo daccapo, come se nulla fosse mai stato prima. Nessun problema, siamo gente responsabile, ci mancherebbe! martedì 18 novembre 2008 Educare al pensiero critico p. 1

4 Rispieghiamo tutto a Giovanni, dall articolo in poi. Ma Giovanni continua a prendere quattro. Si: soggetto; gabbiani: complemento oggetto. Oibò! Che fare? Ecco che scatta il magico recupero! Ci travestiamo da agenti in missione speciale (calzamaglia blu con R cubitale sul petto e mantello rosso) e recuperiamo Giovanni! In due possibili modi. Modo A: interrompiamo le lezioni del mattino, sospendiamo i programmi e ripetiamo per la centoquarantesima volta che differenza c è tra soggetto e complemento oggetto. Modo B: diciamo a Giovanni di venire al pomeriggio e facciamo a lui e a tutti i Giovanni delle altre classi un corso supplementare. Ottenendo i seguenti risultati: con il modo A, obblighiamo tutti gli altri allievi, anche quelli bravi e studiosi che prendono 10 in grammatica, a ristudiare gli articoli non insegnando loro nulla di nuovo e più difficile; con il modo B, occupiamo il tempo pomeridiano di Giovanni, che egli dovrebbe passare, finalmente!, a studiare. Già, perché è inutile centuplicare le ore di lezione, se poi uno non apre un libro! Il sapere non passa ancora così, via etere, wireless o con altra diavoleria elettronica. Giovanni quindi, dopo la prima dose di recupero, continua a prendere quattro. E siamo ad aprile. Dobbiamo ora iniziare la seconda dose, e poi una terza, una quarta e via così fino ad agosto, fino alla prova finale, detta un tempo «esami di riparazione». Ed è qui che mi nasce la domanda: siamo sicuri che la scuola debba diventare un recuperificio? Siamo sicuri che l Italia debba pagare così tanto denaro pubblico perché Giovanni si ostina a non aprire un libro? (ogni ora di recupero è pagata 50 euro e, così a naso, i Giovanni di ogni singola classe si aggirano tra il 30 e il 50 per cento). Ma soprattutto, pensiamo davvero che faccia bene ai ragazzi essere così tanto imboccati, pedinati, inseguiti e perseguitati: in una parola, recuperati? Non dovrebbe esserci un tempo in cui gli insegnanti, dopo avere svolto e risvolto con professionalità e passione gli argomenti del programma, li lascino finalmente soli a rispondere delle loro azioni o non azioni? Non dovremmo esigere che diventino responsabili dei loro insuccessi? Responsabili e liberi, anche di non studiare. Non sarebbe questa un azione nobilmente educativa? Di qui, quattro piccole pulci nell orecchio: e se il recupero fosse una violenza ai ragazzi? E se fosse, da parte nostra, un ignobile ipocrisia, visto che per recuperare 8 anni di totale ignoranza grammaticale (3 anni di medie e 5 di elementari), ci vorrebbero tutte le ore di lezione di almeno 2 anni e non certo le miserabili 15 ore a cui ci impegna il decreto ministeriale? E se, a forza di recuperare, non avessimo più il tempo di fare i programmi? Chi li svolgerebbe, l università? E chi farebbe i programmi universitari, le case di riposo? E se il recupero non fosse che l ennesimo escamotage per autoesentarci dal nostro compito educativo di formare persone responsabili? Fine delle pulci. Siccome caso vuole che ci si trovi in periodo elettorale, mi piacerebbe molto che si parlasse di scuola. Non le solite generiche parole in libertà: riconosciamo alla scuola la sua centralità per la crescita del Paese blablabla. Vorremmo scendere nei dettagli. Vorremmo sapere cosa pensa l un partito e l altro a riguardo del recupero. C è una forza politica, almeno una!, che ritenga il recupero un obbrobrio, e pertanto s impegni a raderlo al suolo? O qualcuno che ci dica che semmai è l analisi logica da radere al suolo? Non so, vedete voi, cari partiti. Testo 3 Il ragazzo del Duemila non è poi così diverso da quello del Novecento. E non è nemmeno così tanto distante dai coetanei dei secoli precedenti. In fondo, le qualità che un futuro leader mondiale dovrebbe avere, erano, sono e probabilmente saranno, grossomodo le stesse. Variate e adattate alla civiltà corrente, ma identiche nel loro significato intrinseco. Innanzitutto, ciò che la società moderna richiede maggiormente ai suoi membri è la capacità di persistere, ovvero perpetrare nelle proprie idee o nei propri intenti o in ciò che si fa, qualora si reputa giusto. Non arrendersi insomma di fronte alle difficoltà, a pareri avversari o delusioni varie. Saper cadere e rialzarsi prontamente per riprendere la scalata! Può trattarsi di persistere nel migliorare sé stessi, come ci insegnano Baldassarre Castiglione e Giovanni della Casa coi loro cortigiani; o Francois Rebelais con l esempio di Gargantua; e ancora Pico della Mirandola, sottolineando l importanza di continuare a cercare la perfezione per tutta la vita. Può trattarsi dei propri valori e ideali come Domenico di Giovanni detto Il Burchiello che ha una filosofia di vita che non abbandonerà mai; o Luigi Pulci grazie a Margutte e al suo credo. O ancora insistere contro la sorte come ci suggerisce Leon Battista Alberti nel trattato Fortuna e Virtù, nel quale dimostra come l uomo non debba mai arrendersi al Destino ma affrontarlo. Per fare ciò, è indispensabile avere coraggio e assumersi rischi responsabili. Coraggio di seguire la propria indole, di esprimere le proprie idee e di sfidare l opinione comune, infrangendo anche qualche tabù, come Pietro Aretino. Coraggio di amare e di vivere, di sfidare la sorte e di andare controcorrente come Alberti e Pico. Ma anche coraggio di ammettere i propri errori e chiedere perdono senza alcuna vergogna, come fece Francois Villon. Non basta essere coraggiosi: bisogna anche compiere delle scelte consapevoli di cosa esse comportino, in modo cioè responsabile, sia che siano giuste, sbagliate o anticonformiste. Francois Villon è consapevole di sbagliare e sa che per questo sarà dannato. Teofilo Folengo sa di scrivere un opera di forte impatto, per Pico e Alberti l uomo deve vivere assumendosi rischi e pericoli che inevitabilmente la vita comporta. Anche l amore è un rischio, a volte mortale, ma indispensabile, come per Angelo Polizzano e Lorenzo il Magnifico. Ovviamente, se già una volta era importante, oggi, in un mondo sempre più vecchio, dove pare che tutto quello che si poteva inventare lo sia già stato fatto, diventa indispensabile creare, innovare e immaginare. L originalità e la fantasia non solo differenziano dalla massa e consentono di emergere tra la folla (sia in campo lavorativo, che privato), ma sono anche un modo salutare per dare sfogo a quei lati repressi della nostra personalità. martedì 18 novembre 2008 Educare al pensiero critico p. 2

5 Così, Angelo Polizzano fantastica su un mondo immaginario; l abate di Rebelais idea una nuova e straordinaria società; Aretino compone un etica per le prostitute e Pico ha una concezione rivoluzionaria di Dio, dell uomo e del senso della sua esistenza; mentre Il Burchiello e Folengo creano stili, storie e linguaggi nuovi. Va di pari passo con questa capacità innovativa l apertura di mente e la flessibilità, perché per poter innovare, si sa, bisogna essere disposti ad accogliere nuove proposte ed ad allargare le proprie vedute, attraverso una costante ricerca della verità, raccogliendo informazioni attraverso tutti i sensi e applicando la conoscenza pregressa a nuove situazioni. Pulci ci insegna ad essere flessibili e tolleranti; Pietro Bembo ci dice che anche in ambito sentimentale è indispensabile essere aperti all amore, e più in generale ai rapporti con le altre persone. Da Folengo impariamo non solo a ricercare l avventura e le novità, ma ad adattarci ad ogni situazione. Infine Rebelais, Aretino e Pico propongono nuovi punti di vista per vedere (e vivere) la vita in modo diverso da tutti gli altri. Così come Bembo, Poliziano e Lorenzo ricercano il sentimento e l essenza dell amore e il Baldus di Teofilo è a caccia di brividi freddi, Castiglione si interroga su cosa sia il bene e il male e su come discernerli, Alberti cerca di capire quanto intervenga effettivamente nella vita la Fortuna e quanto sia invece frutto di una comoda ignoranza, Pico e Aretino ci dicono rispettivamente quale sia lo scopo della vita e cosa vogliamo. Non si potrebbe fare tutto ciò se non si fosse disposti a mettere continuamente in discussione il proprio sapere, che ovviamente va accresciuto, perfezionato e talvolta anche modificato radicalmente nel corso degli anni. Non dimenticando quindi ciò che si ha imparato, captando i segnali esterni del mondo e ricercando una conoscenza sempre nuova. Colui che non è in grado di rinnovarsi o accetta verità preconfezionate da altri, senza ricercarne una propria o senza porsi problemi o peggio pure chi rimane legato a preconcetti e stereotipi, sarà costretto a vivere in un limbo di eterna, beata ma morta immobilità. Nel ricercare questa verità bisogna essere analitici e sistematici. Analizzare i problemi e le domande da porsi in modo accurato e cercare di risolverli, procedendo in modo sistematico come Giovanni della Casa e Baldassarre Castiglione. Essere quindi precisi e accurati, procedere per gradi senza censurare o tralasciare nulla come ci insegnano con la loro cura per i dettagli e grande capacità descrittiva Aretino, Poliziano, Domenico di Giovanni, Folengo, Pulci, Villon, Baldassarre, Rebelais e Giovanni della Casa. E una volta giunti a delle conclusioni, comunicarle in modo chiaro, diretto e comprensibile per tutti, onde evitare fraintendimenti come fanno Giovanni della Casa, Baldassarre, Boiardo, Folengo e Il Burchiello. Altra dote importante è quella di saper gestire l impulsività, controllare gli istinti e agire con diplomazia. Essere umili e rispettosi e capaci di lavorare a contatto con gli altri per migliorare e migliorarsi, ma senza sottomettersi a nessuno o sacrificare i propri ideali per questi. Questo è fondamentalmente un problema dei giorni nostri, di tutta quella gente che sempre più stressata da milioni di problemi, reprime i piccoli torti subiti fino a che non esplode in atti di pura pazzia trasformandosi da persone qualunque a bestie brutali capaci di inaudite barbarie anche verso coloro che amano di più. Come pure quelli che si lasciano andare ai più bassi istinti animaleschi senza curarsi di star infrangendo tutte le norme morali e con l unico interesse di appagare il proprio piacere. Caduta dei valori, mancanza dei grandi ideali per cui morire e costruzione di una morale fasulla e contorta, sono i grandi mali che affliggono i giovani d oggi. Meno gravi, ma pur sempre importanti, sono la perdita del rispetto per chi ci circonda a favore di sé stessi e l egoismo e il menefreghismo gravissimi che ne conseguono. Impossibile non accorgersi che siamo circondati da persone: esseri umani come noi, con i loro guai, debolezze e imperfezioni, ma anche ciascuno con doti e qualità uniche. Nessun uomo è un isola è il titolo di un libro del nostri tempi che ci spiega come il rapporti tra uomini siano indispensabili: nessuno è un universo a se stante, nessuno può permettersi di rimanere isolato dal resto del mondo, perché tutti facciano parte di esso. E proprio per questo tutti meritiamo lo stesso riguardo e rispetto. Non perché siamo dei, come osannavano gli autori di una volta, ma proprio in quanto uomini. Gli altri esistono: possiamo fingere che non contino, ma ci sono. Volenti o nolenti, dobbiamo fare i conti con loro, quindi tanto vale mantenersi in buoni rapporti, collaborare e cercare di capire cosa essi provano, perché si potrebbe magari correre il rischio di scoprire che, infondo, non sono poi così tanto lontani da noi! Infine la lezione più importante di tutte, quella ribadita più o meno da tutti gli autori del Rinascimento, anche se in modi diversi, è credere in sé stessi. Credere nella forza della ragione che può e deve coordinare i sentimenti e non soffocarli, che ci permette di raggiungere la verità e di compiere le scelte giuste, di formulare dei giudizi compiuti e maturi, non sono concetti fermi al 500, ma valgono tutt oggi. Anzi proprio adesso, in un mondo di lustrini e colori, di gente potente che cerca di schiacciarci senza scrupolo, in quella gabbia d orata che è la società d oggi, credere in sé e saper prendere le cose un po alla leggera, con per così dire humour, è l unico modo per essere davvero liberi, affrontare e superare (in un modo o nell altro ma superare) le difficoltà che la Fortuna ci pone dinnanzi! Testo 4 Washington, National Cathedral, tempio religioso degli Anglosassoni, bianchi, episcopaliani d America. L attenzione mediatica di tutto il mondo è rivolta verso un uomo, con in testa il turbante nero dei successori di Maometto. Si tratta di Seyyed Mohammed Khatami, quinto presidente della Repubblica Islamica Iraniana. Nel suo discorso, appena terminato tra gli applausi dei sostenitori e le grida degli intolleranti, ha criticato la modernizzazione frutto del Rinascimento, ma ha anche invocato il dialogo tra Oriente ed Occidente. Prende la parola dopo di lui l illustre italianista Amedeo Quondam La voce dell illustre studioso rimbomba nella cattedrale, martedì 18 novembre 2008 Educare al pensiero critico p. 3

6 seguita da quella affannata del traduttore. La platea applaude in segno di approvazione. Nonostante molti non credano nelle idee del presidente iraniano, non si può negare il grande coraggio che ha dimostrato nell esprimerle. «Egregi signori, innanzitutto vorrei ringraziare il presidente Khatami, che venendo in questa Cattedrale ha messo a rischio la sua credibilità ed incolumità. Nel suo discorso ho potuto cogliere chiari segnali riformisti, che spero possano aprire una strada nella diplomazia internazionale. Presidente, personalmente ritengo importanti questi segnali di apertura. Vorrei ringraziarla per il contributo che sta dando alla difficile situazione da noi tutti involontariamente vissuta. Signor Khatami, ho potuto anche notare come lei abbia criticato la modernizzazione imposta dal Rinascimento, da lei ritenuto colpevole di aver deviato dagli originali obiettivi, imponendo la ragione sull uomo. Quando ho sentito la parola Rinascimento, un brivido mi ha percorso la schiena. Vede, il Rinascimento è stato un movimento che nacque e si sviluppò in Italia. Noi italiani ne siamo sempre andati fieri, perché segna il passaggio da un epoca buia alla rinascita della cultura. Quando lei ha avanzato questa critica, il mio debole orgoglio nazionale si è risvegliato. Inoltre, la sua accusa ha messo in cattiva luce una pietra miliare della letteratura italiana, che è l oggetto dei miei studi, e soprattutto la mia passione. È come se lei avesse deriso la donna che amo: mi sento in dovere di difenderla a spada tratta. Lei ha affermato che il Rinascimento è colpevole di aver imposto la ragione sull uomo, aprendo la strada ai mali di colonialismo, individualismo e collettivismo. Vorrei citarle Pico della Mirandola, un grande umanista, la cui Oratio de hominis dignitate viene considerata il manifesto del Rinascimento. In essa Pico afferma che l uomo è una creatura libera, capace di conoscere la realtà e dominarla. L uomo, secondo il suo arbitrio, ricevuto da Dio, ha la facoltà di decidere sulla natura degli altri esseri. Pico non afferma che la ragione si debba imporre sull uomo, anzi ritenuto completamente libero. Dio ha dato all uomo la ragione come mezzo per decidere sulla sua natura, ed imporsi su quella degli esseri inferiori. L uomo, secondo Pico, è completamente libero: può decidere se degenerare negli esseri inferiori o elevarsi a quelli superiori. La ragione è il solo strumento che gli permette di giungere a questa condizione. Lei, presidente, ha frainteso il discorso di Pico: la ragione è da intendersi come uno strumento nelle mani dell uomo, non il contrario. Signor Khatami, forse lei è stato spinto a trarre queste accuse dopo aver letto degli autori più provocatori, quali Luigi Pulci o François Rabelais. Entrambi trasmettono dei valori sovvertiti, rispetto alla morale comune, ma sottoponendoli ad una più attenta analisi, il giudizio può essere ribaltato. In realtà, il materialismo di Margutte è una sottile satira della società di quel tempo, e mostra la tolleranza che esisteva nei confronti di questo sempre contestato genere letterario, che spesso suscita l ira dei protagonisti. Il Rinascimento ha il merito di aver affermato il principio della tolleranza, che ancora oggi spesso viene a mancare. Presidente, non vedo però che effetti possa aver avuto il principio di tolleranza nella divisione fra Occidente ed Oriente. La tolleranza teorizzata nel Rinascimento può solo aiutare questi due mondi, che viaggiano su diverse lunghezze d onda. Passando invece a Rabelais, nella sua opera principale Gargantua e Pantagruele, ho colto spunti che ritengo di essenziale importanza per la nostra società. Quando si discutono le regole necessarie per reggere l Abbazia di Thélème, viene espressa una massima di eterna validità: «Come potrei governare altrui, io che non saprei governare me stesso?». In questo passo è racchiusa una grande verità. Potemmo addebitare la colpa della divisione fra Occidente ed Oriente solo alla sua negazione. Signor Khatami, questo è il Rinascimento, non una deviazione dagli originali obiettivi, bensì un tentativo di elevare la nostra condizione con il ricorso della ragione. Come è possibile che rappresenti la causa della divisione tra Occidente ed Oriente? Vorrei continuare parlando di François Villon, il poeta maledetto. Si tratta di uno scrittore dal temperamento goliardico ed impulsivo, che divenne un delinquente condannato all impiccagione. Innanzitutto, possiamo notare che, seppur fosse un delinquente, ha avuto la facoltà di dedicarsi alla poesia. Fu un insolito poeta, e l elemento più chiamato in causa nelle sue poesie è Dio. Presidente, non si stupisce che in un poeta maledetto del Rinascimento, da lei criticato per aver imposto la ragione sull uomo, sia presente una forte religiosità? Come può questo aver diviso l Occidente dall Oriente? Posizione diversa, ma comunque contrastante con le sue idee, è quella di Pietro Bembo, cardinale e grammatico di chiara fama. Anche il Bembo sostiene che l uomo è una creatura libera, avendo la possibilità di definire la sua essenza. Però, secondo Monsignor Bembo, la via che permette all uomo di raggiungere un livello superiore, è l amore verso le cose terrene. Presidente, vorrei puntualizzare che, analogamente alla ragione, non è l amore che si impone sull uomo, bensì è un mezzo a sua disposizione. Signor Khatami, il Rinascimento è stato un epoca che ha segnato lo sviluppo della nostra mentalità, ma sono convinto che questo cambiamento sia stato in positivo. Lei lo ha rimproverato di aver deviato dagli originali obiettivi, ma non chiarendo quali essi siano. Io credo che l obiettivo da perseguire sia migliorare sé stessi. Il Rinascimento ha affermato che l uomo è una creatura libera, responsabile del suo successo e colpevole dell insuccesso. Il Rinascimento ha, però, riconosciuto all uomo degli strumenti, il cui utilizzo permette di elevare la nostra condizione. Essi sono la ragione e l amore. L uomo, essendo libero, ha la facoltà di scegliere se ricorrere o no a questi strumenti, e cosi facendo aumenta o diminuisce la distanza che lo separa dall obiettivo, cioè l elevarsi ad un essenza superiore. Signor Khatami, la ragione non devia dagli originali obiettivi, ma è il mezzo attraverso cui è possibile raggiungerli, e così sfiorare il nostro unico limite, se di limite si può parlare: la perfezione». martedì 18 novembre 2008 Educare al pensiero critico p. 4

7 Rubrica olistica per valutare il pensiero critico 4 Fa in modo consistente tutto o quasi tutto ciò che segue: Interpreta con accuratezza l evidenza, le affermazioni, i grafici, le questioni, etc. Identifica i pro e i contro degli argomenti salienti (ragioni e affermazioni). Analizza in modo profondo e valuta i maggiori punti di vista alternativi. Trae conclusioni dimostrate, giudiziose, non fallaci. Giustifica i risultati e le procedure chiave, spiega presupposizioni e ragioni. Con imparzialità segue la ragione e l evidenza là dove esse conducono. 3 Fa la maggior parte o molto di ciò che segue: Interpreta con accuratezza l evidenza, le affermazioni, i grafici, le questioni, etc. Identifica i pro e i contro degli argomenti rilevanti (ragioni e affermazioni). Offre analisi e valutazioni dei punti di vista alternativi ovvi. Trae conclusioni dimostrate, giudiziose, non fallaci. Giustifica alcuni risultati o procedure, spiega le ragioni. Con imparzialità segue la ragione e l evidenza là dove esse conducono. 2 Fa la maggior parte o molto di ciò che segue: Interpreta male l evidenza, le affermazioni, i grafici, le questioni, etc. Dimentica di identificare contro-argomenti forti e rilevanti. Ignora o valuta superficialmente punti di vista alternativi ovvi. Trae conclusioni non dimostrate o fallaci. Giustifica pochi risultati o procedure, raramente spiega le ragioni. Senza riguardo per l evidenza o le ragioni, mantiene o difende opinioni basate su interesse personale o preconcetti. Con imparzialità segue la ragione e l evidenza là dove esse conducono. 1 Fa in modo consistente tutto o quasi tutto ciò che segue: Offre interpretazioni viziate da preconcetti dell evidenza, di affermazioni, grafici, questioni, informazioni, o dei punti di vista degli altri. Dimentica di identificare o liquida frettolosamente contro-argomenti forti e rilevanti. Ignora o valuta superficialmente punti di vista alternativi ovvi. Argomenta usando ragioni fallaci o irrilevanti, affermazioni non dimostrate. Non giustifica risultati o procedure, né spiega le ragioni. Senza riguardo per l evidenza o le ragioni, mantiene o difende opinioni basate su interesse personale o preconcetti. Dimostra chiusura di mentalità o ostilità alla ragione. 1994, Peter A. Facione, Noreen C. Facione, and The California Academic Press 2008, traduzione di

8 Insegnare e apprendere come trasmissione di informazioni Punto di vista trasmissivo versus Costruzione sociale della conoscenza Punto di vista costruttivista sociale La conoscenza è costituita da un corpo fisso di informazioni trasmesse agli studenti dall insegnante o dal testo. I testi e gli insegnanti sono le fonti autorevoli di conoscenza esperta alle quali gli studenti fanno riferimento. L insegnante ha la responsabilità di gestire l apprendimento degli studenti offrendo informazioni e guidando gli studenti attraverso attività e assegnazione di compiti. L insegnante spiega, controlla l apprendimento, e giudica la correttezza delle risposte degli studenti. Gli studenti memorizzano o riproducono ciò che è stato spiegato o modellato. Le attività esaltano la riproduzione di modelli o applicazioni che richiedono di eseguire algoritmi passo dopo passo. Gli studenti lavorano per lo più da soli, mettendo in pratica ciò che è stato loro trasmesso allo scopo di prepararsi a competere per ricompense riproducendolo su richiesta. La conoscenza è il punto finale di uno sviluppo di interpretazioni costruite tramite la discussione. L autorità per la conoscenza costruita risiede nelle ragioni e nell evidenza portate a suo sostegno dagli studenti come anche dai testi o dall insegnante; tutti hanno una competenza per contribuirvi. L insegnante e gli studenti condividono la responsabilità di iniziare e guidare gli sforzi di apprendimento. L insegnante agisce come leader che pone interrogativi, cerca chiarificazioni, promuove il dialogo, aiuta il gruppo a riconoscere aree di consenso e di continuo disaccordo. Il discorso esalta la discussione riflessiva di reti di conoscenza interconnessa; gli interrogativi sono più divergenti ma pensati per sviluppare una comprensione di idee significative che ancorano queste reti; la tensione è sulla sollecitazione della riflessione degli studenti. Le attività esaltano le applicazioni a problemi autentici e a problemi che richiedono una riflessione di alto livello. Gli studenti collaborano agendo come una comunità che apprende, che costruisce comprensioni condivise attraverso il dialogo prolungato. da: T. L. Good, & J. E. Brophy (1997). Looking in classrooms. New York: Longman, 7 th ed.

9 Mappa a bolle (descrivere) Mappa a bolle doppia (descrivere e confrontare) Argomento Categoria Categoria Categoria Mappa di flusso (mettere in sequenza) Mappa ad albero (classificare e raggruppare) Mappa ponte (collegare e confrontare) Mappa cerchio (definire un idea in un contesto) Mappa a bretella (collegare il tutto alla parte) Mappa di flusso multipla (causa ed effetto)

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